Dr. BIL e Mr. PIL I due volti della società raccontati d due papà.

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Stili di vita concorrenti: Sobrietà e consumismo a confronto. Il Benessere Interno Lordo (BIL) contro il Prodotto Interno Lordo (PIL). la rivoluzione quotidiana per salvare il futuro dei nostri figli.

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Dr. BIL e Mr. PIL I due volti della società raccontati d due papà.

  1. 1. Roberto Lorusso - Nello De Padova - Maurizio Stero IDPLBII. & IVIRLÀPÌÌ. l DUE VOLTI DELLA socnzrA RACCONTATI DA DUE PAPA CARI GENITORI QUESTA È LA RIVOLUZIONE QUOTIDIANA PER SALVARE IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI DIEEVIARSICO LIBRI
  2. 2. Ci sono situazioni alle quali spesso non diamo il giusto peso perché non consideriamo le conseguenze positive e negative derivanti dai nostri comportamenti in tali situazioni. Nelle seguenti pagine sono considerati alcuni comportamenti familiari che possono avere origine da come gli sposi immaginano il proprio futuro oppure dagli accadimenti che consentono una maturazione ed un cambiamento di stile di vita. Questo album speriamo possa essere uno di quegli accadimenti. Cari genitori non limitatevi a lasciare ai vostri figli il piacere di colorare le vignette, state accanto a loro, leggete i testi, spiegate le situazioni in esse rappresentate e approfittatene per riflettere insieme, aiutandovi con il contenuto delle ultime pagine (a voi espressamente dedicate). Attraverso la mappa che trovate al centro dell'album potrete verificare come i comportamenti quotidiani siano tra loro concatenati e quali conseguenze hanno sul benessere di ciascuno di noi e della comunità.
  3. 3. IL MIO PAPA E PARTITO COL PIEDE GIUSTO
  4. 4. Ognuno di noi, preso singolar- mente, è artefice del proprio or- dine o disordine, della propria conservazione o distruzione. Prendiamo di mira noi stessi e la nostra attuale condizione; indirizzia- mo lo sguardo e la vo- lontà su di noi. Stiamo pensando alla nostra vita migliore o peggio- re? Ci scopriamo ge- nerosi o egoisti? Siamo concentrati su| |’essere o sullavere? Chi vive la temperanza non eccede mai, evita le esagerazio- ni e possiede misura ed equilibrio. Qil
  5. 5. A SCUOLA VADO A PIEDI MA CON LA BICI MI DIVERTO DI PIÙ
  6. 6. Inquiniamo con polveri sottili e ripa- riamo con l'uso di filtri nei sistemi di condizionamento; anche quel- li delle auto, per incentivare il loro utilizzo e scorrazzare tranquilli in città e creare nuovo inquinamento, l-l con buona pace dei lattanti che nei loro carrozzini si trova- no proprio all'altez- ul‘ za dei tubi di scap- pamento. A questo ripariamo con una bella mascherina . ——= —-————- sulla bocca dei bambini che così si preparano per bene a quando — in là con gli anni - saranno costretti ad andare in giro con la bombo- la dell'ossigeno a tracolla per dare una mano alloro polmoni ben intrisi di catrame.
  7. 7. A CASA PRODUCIAMO POCHI RIFIUTI
  8. 8. Un giovane papà appena ha saputo che a sua figlia, alla mensa dell'asilo, davano ogni giorno un sacchetto con posate, bicchiere e tovagliolo tutto rigorosa- mente “usa e getta“ le ha regalato un astuccio da "pic-nic" con- tenente tutto il necessario, pretendendo che le edu- catrici le insegnassero il suo corretto uso. La piccola ha rapida- mente imparato che è suo compito, tor- nata a casa, lavare il tutto e riporlo in cartella per il giorno dopo.
  9. 9. DALUASSENZA DI VITA DI FAMIGLIA AD UNA COMU SVILUPPO E IL BENESSERE DEI PROPRI MEMBRI E DELLA SOCIETÀ L'amore tra marito e moglie viene tutti i giomi compromesso dalle suddette forme di intempeianza (merci e lavoro) e dalle massicce dosi di egoismo assunte con la frequentazione del consumismo La logica delI'egocentrismo e deliautoaffermazione hanno spodestato la logica dell'amore e della solidarietà Owiamente con queste premesse i coniugi sono disposti a mettere al mondo al mas- simo un figlio. Ed owiamente appena possibile, cioè appena nato, sono già pronti a lasciarlo nelle mani di qualcun altro, che nel caso migliore sono | nonni e nei meno peggio qualche baby sitter di famiglia o di fiducia Certo se lo lasciano all'asilo nido è meglio perché aumenta il PIL A questo punto è giusto chiederci: chi si preoccuperà di educare questo figlio? Quali valori sociali avrà appreso se non quello della solitudine e dell'abbandono che hanno caratterizzato la sua vita sin dai primi mesi? E la solidarietà? E la fortezza? Nulla di tutto ciò, perché tutto gli è dovuto, tut- to gli viene fornito senza alcuno sforzo: i genitori, che credono alla crescita del PIL, pagano loro sostituti (scuola a tempo pieno, connessioni veloci a internet, abbonamenti a TV satellitari, ecc. ) che altro non sono che merce. E mettere al mondo un secondo figlio’? Neanche a parlarne, non c'è tempo per crescere il primo e quasi ci manca anche quello per stare insieme con il coniugel È certo che molti di noi non fanno fatica a ricordare come ogni persona è riconosciuta, accolta e rispettata nella sua dignità, grazie all'amore tra ciascun membro della famiglia È dall'amore che nascono quei rapporti vissuti all'insegna della gratuità, la quale ben presto si trasforma nella capa- cità di accogliere, di rendersi disponibile in forma disinteressata, di fornire un servizio generoso, di vivere una profonda solidarietà Purtroppo, dice Madre Teresa di Calcutta, "oggi tanti giovani stanno per strada perché sentono la mancanza dell'amore e della felicità familiari Hanno fame d'amore, ma sono lasciati a se stessi perché i loro genitori sono troppo occupati" a far crescere il PIL. Il nostro nuovo dio, il consumismo, che ci induce al "super-lavoro", alla "carriera-lavoro", al "doppio- Iavoro", quindi alla doppia fatica (fisica e psicologica), ci ha fatto ridurre il tempo dedicato alla vita familiare. Colpa ne hanno anche lo Stato, isindacati, le associazioni datoriali, che nulla fanno per promuove leggi e politiche del lavoro che favoriscano la vita familiare. La vita di famiglia e Il lavoro sono strettamente legati e si influenzano reciprocamente e significati- vamente in vano modo. Le situazioni di disoccupazione e le diverse forme e condizioni "non buone" di lavoro hanno ripercussioni materiali e morali sulle famiglie e, cosi come le crisi tra coniugi e le tensioni familiari, influiscono negativamente sulla produttività dei lavoratori È tanto difficile capirlo’? Favorire una buona vita familiare significa avere persone più serene, più motivate. Che cosa aspettano i manager a realizzare strutture organizzative e processi di produ- zione che favoriscano la vita familiare? La famiglia, che nasce dal matrimonio (civile o religioso) tra un uomo ed una donna e che si fonda su| I'intima comunione di vita e d'amore dei coniugi, possiede una sua specifica e originaria dimen- sione sociale, in quanto luogo primario di relazioni interpersonali La famiglia, prima e vitale cellula della società, e l'istituzione prototipo di ogni ordinamento sociale, palestra di vita dove acquisire tutte le "soft-competence" occorrenti al lavoro moderno. In questa palestra gli istruttori, gli allenatori, gli educaton, sono i genitori che devono avere iltempo è per svolgere tale compito senza delegarlo alle “merci” esposte in televisione. TV che è anch'essa merce davanti alla quale vengono lasciati ifigli quando igenitori sono impegnati in un duro lavoro che gli consentirà di guadagnare più soldi per comperare una nuova e tecnologica televisione (o tante televisioni, una per ogni stanza), che educherà i loro figli a chiedere ai genitori aitn‘ soldi per nuove merci (giocattoli, videogiochi, internet, ecc) E se i figli, per effetto di questi “nuovi educatori", hanno bisogno del medico e dei farmaci per curare la loro "solitudine" va bene queste spese fanno crescere il PIL Mediante l'opera educativa dei genitori, la famiglia forma l'uomo alla pienezza della sua dignità se- condo tutte le sue dimensioni, compresa quella sociale Perché la famiglia costituisce "una comuni- tà di amore e di solidarietà che e in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e Il benessere dei propri membri e della società". I figli sono aiutati in famiglia a crescere nell'amore, nella libertà e nella responsabilità, premesse indispensabili per l'assunzione di qualsiasi compito nel mondo del lavoro e nella società. La qualità dei lavoratori del futuro (quelli dell'era virtuale) e assicuiata purché, in età scolare — con le parole e la testimonianza dei genitori — siano stati educati al dialogo, all'incontro, alla socialità, alla legalità, al sacrificio, allo studio, a svolgere i servizi di casa, alla solidarietà Tutto questo fa crescere il BIL La nostra società — che è orientata prevalentemente, se non esclusivamente, da criteri di efficienza e produttività, e con il PIL come indicatore di benessere — pone in serie difficoltà le famiglie che si sforzano di costruire ogni giorno una rete di rapporti interpersonali, interni ed esterni. Ci troviamo di fronte ad una società che si vuole auto distruggere perché non si accorge che senza queste fa- miglie (che sono una prima e insostituibile scuola di socialità, nonchévalido esempio e stimolo per più ampi rapporti comunitari) distrugge se stessa. Lo Stato e gli Enti Locali, nelle loro relazioni con la famiglia, si comportano ormai come si compor- terebbe una impresa, ignorano il principio di sussidiarietà e sottraggono alla famiglia quei compiti che essa può svolgere bene, da sola o insieme ad altre famiglie Perché? Ma è semplice. questi compiti realizzati da terzi fanno aumentare il PIL. Ci vuole molto a ricordare che la prima economia (dal greco olxog [oikos], ‘casa' e voiiog [nomos], ‘norma’, cioè "amministrazione della casa") è nata dal lavoro domestico? E che la casa é stata per lungo tempo, e ancora — in molti luoghi — continua ad essere, unità di produzione e centro di vita? Come vengono considerati e valutati i beni ed i servizi prodotti in famiglia e tra le famiglie? Sono PIL? La solidarietà che i genitori, i nonrii, ifigli, i parenti, gli amici di famiglia, si scambiano donan- dosi gratuitamente tempo e servizi, è vita economica? Si; è vita economica nel senso originario del termine non in quello deformato dalla logica consumistica imposta dal mercato. È vita economica della condivisione e della solidarietà tra le generazioni È economia del BIL. Per questo motivo non è possibile sostenere l'idea che si possa affidare al solo mercato la fornitu- ra — sotto forma di merci — di tutte le categorie di prodotti e servizi Chi lo afferma ha una visione riduttiva della persona e della societa. Vi sono esigenze umane da soddisfare, molto importanti, per le quali c'è bisogno di beni che, "per loro natura, non sono né possono essere semplici merci" , beni non negoziabili secondo la regola dello "scambio di equivalenti" e la logica del contratto, tipiche del mercato. E il lavoro di un genitore finalizzato e dedicato al servizio della qualità della vita di una famiglia vale di meno o di più di quello di un manager impegnato nel "super-iavoro”? Per chi ci governa non vale nulla; perciò il lavoro della casalinga (manager della famiglia) non viene retribuito o detratto per
  10. 10. un valore equo nella dichiarazione dei redditi del coniuge. Quindi, anche in questo caso, vince la logica di mercato se produco e scambio con transazioni monetarie prodotti e servizi, va bene; se contribuisco alla crescita delle persone (futuri buoni cittadini), non sono neanche da considerare È meglio retribuire e premiare con il successo professionale un genitore magistrato che mette in galera (PIL) i figli che lui ed altri genitori non hanno avuto il tempo di educare perché presi dalla “carriera-lavoro", o pagare e gratificare un genitore che educa i figli che non affolleranno (BI L) le nostre carceri? Per lo Stato — purtroppo per noi — è meglio detassare i costi di colf, baby sitter, badanti, ecc e disporre di “non genitori” (o genitori assenti, deboli, permissivi su tutto, incapaci di definire regole. di dare orientamento), i quali fanno crescere il PIL, piuttosto che disporre di genitori che contribui- scono al bene (BIL) della Nazione DALUASSENZA DI PARTECIPAZIONE ALLA VITA SOCIALE ALLA CAPACITÀ DI DONARE GRATUITAMENTE In primo luogo occorre "convincere i politici di professione che la democrazia e la partecipazione non sono un prezzo da pagare ma ll sale della terra, perché solo le popolazioni nella loro varietà possiedono le risorse e le energie necessarie a risolvere I loro problemi“ ln secondo luogo, se non si è capaci di pensare che molti beni e servizi debbano essere autopro- dotti, risulta dfficile pensare al principio di sussidiarietà, Sappiamo bene che difendere il principio di sussidiarietà significa farcrescere la responsabilità dei cittadini nel loro “essere parte" attiva della realtà politica e sociale del Paese Per cui e bene che quanti rivestono il ruolo di politici si impegnino a proteggere i cittadini dagli abusi del mercato (pubblico o privato) e ad aiutare I singoli individui a sviluppare l loro compiti in autonomia Questo ruolo dei politici e degli amministratori locali è necessario perché ogni persona, famiglia o aggregazione sociale che dispone di qualcosa di originale da offrire lo possa mettere a disposizio- ne della comunità (BIL). Per far crescere il BIL è necessario vivere, anche e contemporaneamente, il principio della soli- darietà Purtroppo noi siamo troppo impegnati ad indebitarci (anche lo Stato fa lo stesso) con banche e società finanziarie per acquistare merci per il nostro soddisfacimento e non abbiamo il tempo per pensare agli altri. Comunque, poco importa, una cosa buona la facciamo: il nostro indebitamento (ipoteca sui futuri guadagni) fa aumentare il PILIII Per molti il termine ‘solidarietà’ non fa più parte del vocabolario, ma per altri esso esprime (nell'in- sieme dei legami che uniscono gli uomini e l gruppi sociali tra loro) lo spazio offerto alla propria libertà di prowedere al bene comune. “Solo cosi si potrà diffondere una idea di ricchezza non più fatta di cemento, asfalto, plastiche, oggetti, ma di servizi, informazione, produzioni limitate in peso ma alte in valore. ln una società di questo tipo il soddisfacimento dei bisogni collettivi — ambiente, salute, cultura, informazione — sarà il fulcro di un nuovo stile di vita e di nuove possibilità di occupazione, così come lo sono stati nel passato l'automobile, gli elettrodomestici, la casam Esiste già una domanda immensa di questi beni collettivi che, se soddisfatta, può garantire molto lavoro e altamente professionalizzato: penso al risanamento ambientale del terntorio ad una nuova mobilità collettiva. ..". Il desiderio di vivere la solidarietà nasce dalla consapevolezza che si è debitori verso la società in cui si vive Si e debitori di quelle condizioni che ci consentono di vivere bene e di tutto quel patri- monio che è costituito dalla cultura, dalla conoscenza scientifica e tecnologica, dai beni materiali e immateriali, in poche parole da tutto quel patrimonio che l'umanità ha prodotto. Purtroppo il pensare egoistico non permette di ncordare a noi stessi che tale debito va estinto con il nostro agire sociale (anche se fa crescere il BIL e rion fa crescere il PIL), con il nostro impegno nelle diverseorganizzazioni di volontariato, nelle associazioni che promuovono la ricerca ed in tutte quelle forme di servizio e di attenzione a quanti sono nel dubbio, nella solitudine o nellabbandono; a quanti vivono nella povertà e nel| 'indigenza, agli orfani, agli handicappati, ai malati, agli anziani, a chi è nel lutto. Altre significative fonne di solidarietà sono quelle dell'accoglienza, de| l'affidamento o della adozione e della comunicazione, quando riesce a dare voce alle situazioni di disagio presso le istituzioni. affinché intervengano secondo le loro specifiche finalità. DAL“TUTTO PER ME" AL BENE COMU Le cose che ognuno di noi legittimamente possiede sono da considerare esclusivamente proprie o possono essere messe a disposizione ed essere utili anche agli altri? Ci è mai passato per la testa che potremmo agire in modo da non perseguire solo il vantaggio personale e familiare, ma anche il bene comune? Se per “bene comune" intendiamo l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, a noi ed alla collettività, di raggiungere rapidamente il migliore ben-essere, perché non ci impegniamo a chiedere alle imprese di produrre prodotti e servizi che non ci danneggiano? Per il raggiungimento del bene comune è necessario limpegno di tutti: dai cittadini, ai politici agli imprenditon, ecc. Nessuno è escluso Tutti devono collaborare secondo le proprie capacità ed l propri mezzi. Il bene comune non si può raggiungere se tra i soggetti che lo devono realizzare ci sono furbi con visioni alquanto riduttrve che portano vantaggi di parte È vero invece che il raggiungimento del bene comune fa bene a tutti ed in primo luogo a chi si è prodigato per attuarlo. Il successo dei furbi dura poco, e purtroppo danneggia molti Le imprese che pensano di essere furbe durano poco; fanno molti guadagni nel breve e poi fal- Iiscono Anche i politici che fanno i furbi durano poco. Fanno molto consenso nel breve ma poi falliscono. Il breve e il PIL Carta nei mimi della ramigiia, Prmmbnia Giovanili Paolo If, Letf eric Csrilesrmus aniiiis, 40 Giovanna Ricovair- giugno 2005 Massimo Serafini- giugno 2006 ius-sic»
  11. 11. ISBN 978—88—B9979—5 7—O 9 788889 979570 NELLO DE PADOVA Consulente di organizzazioni pubbliche e private per l'in- novazione tecnologica e di processo. È componente del Comitato Tecnico Scientifico del Movimento per la Decre- scita Felice. Collabora con scuole ed università in percorsi di educazione alla sostenibilità Sposato con due figli BENESSERE INTERNO LORDO ROBERTO LORUQQO Bilosofolmprienditore per l'innovazione e l'apprendimento continuo, è esperto in Pianificazione Strategica verso la Soste- nibilità Presidente del Club Unesco di Bari Sposato con cinque figli WWWBILOSOFIAJT MAURIZIO STERO Esperto di informatica illustratore autodidatta, haco| laboratoaIlarea- Iizzazione di album didattici sul tema della sostenibilità Sposato con una figlia

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