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Contabilizzazione 1

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Contabilizzazione 1

  1. 1. Le opportunità dell’efficienza di Roberto Colombo, Direttore Generale di Brunata Italia L’articolo 9 della Direttiva 2012/27/UE, ripreso fedelmente in Italia dal Decreto Legislativo 102, fissa al 31 dicembre 2016 il termine ultimo per l’installazione di valvole termostatiche e ripartitori di calore. Entro questa data, quindi, la contabilizzazione individuale dovrà già essere implementata in tutti gli edifici con riscaldamento centralizzato Con questo articolo inizia una serie di approfondimenti dedicata alla contabilizzazione indi- viduale del calore e alla termoregolazione. Prima di entrare nel dettaglio tecnico dei compo- nenti e dell’impianto nel suo complesso è opportuno fare una breve panoramica del quadro legislativo nazionale ed europeo, in modo da comprendere quali siano gli atti che regolano il tema della contabilizzazione. Innanzitutto va detto che ridurre il consumo di energia e prevenirne gli sprechi è ormai da molti anni un obiettivo prioritario dell’Unione Europea, per rispettare gli impegni assunti nel quadro del proto- collo di Kyoto sui cambiamenti climatici. Le possibilità di riduzione esistenti sono notevoli, in particolare nei settori a elevato consumo di energia come l’edilizia, le industrie manifatturiere, la conversione dell’e- nergia e i trasporti. Nel 2006 l’UE si è impegnata ufficialmente a ridurre del 20% il consumo annuo di energia primaria entro il 2020. Anche se sembra un concetto scontato, è utile ricordare la definizione di efficienza energetica. In maniera semplificata si può usare la definizione data dal Decreto legislativo 115/08: è il rapporto tra la prestazione fornita da un sistema (in termini di rendimento, servizi o energia) e l’immissione di energia in ingresso. L’efficienza energetica viene espressa con un numero da 0 a 1 oppure in percentuale. In un sistema chiuso, che si tratti di un impianto di riscaldamento o di un condominio nel suo complesso, oltre all’energia necessaria per il processo (per esempio quella necessaria a riscaldare un ambiente) occorre tenere conto delle perdite. L’Energy Efficiency Plan dell’Unione Europea (del 2011) rientra nel disegno della riduzione del 20% del consumo annuo di energia. Questo Piano mira a: • promuovere un’economia che rispetti le risorse del pianeta; • implementare un sistema energetico meno basato sul carbone; • migliorare l’indipendenza energetica dell’Unione; • rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento dell’energia. Le aree di intervento principali del piano sono le seguenti: • Ridurre il consumo di energia negli edifici, dato che questo settore, da solo, è responsabile del 40% del consumo finale di energia in Europa. • Consentire risparmi per il consumatore, garantendo non solo l’accesso a pro- dotti più efficienti (caldaie, computer ecc.) ma anche promuovendo soluzioni tecnologiche che forniscano in tempo reale al consumatore tutte le informa- zioni inerenti i suoi consumi energetici (smart metering e monitoraggio via internet dei consumi). • Sviluppare un’industria europea competitiva, dotata di infrastrutture e mac- chinari moderni. • Valorizzare la cogenerazione. • Migliorare l’efficienza nei trasporti. • Adottare forme di finanziamento a livello nazionale ed europeo. Il concetto basilare di efficienza energetica Il decreto italiano rende obbligatorio l’utilizzo della normativa tecnica UNI 10200, che fornisce il sistema di calcolo per consumi volontari e involontari per ciascun utente del sistema di climatizzazione invernale Normativa Normativa 76
  2. 2. • Allargare il campo di azione dei piani energetici nazionali per favorire siner- gie tra i vari Paesi, in modo da sfruttare potenziali risparmi lungo tutta la catena energetica. La Direttiva 2012/27/UE e i potenziali finanziamenti Il 25 ottobre 2012 il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, divenuta l’atto legislativo più rilevante su questo tema per tutti i Paesi dell’Unione, che hanno poi dovuto recepirne i contenuti entro il primo semestre del 2014. Questa Direttiva innanzitutto afferma con forza che l’U- nione Europea si trova di fronte a sfide senza precedenti, determinate da una grande dipendenza dalle importazioni di energia, dalla scarsità di risorse energetiche, dalla necessità di limitare i cambiamenti climatici e di superare la crisi economica. Pertanto il Parlamento e il Consiglio ritengono che l’efficienza energetica costituisca un valido strumento per affrontare tali sfide. Migliorare l’efficienza energetica contribuisce a migliorare la sicurezza di approvvigionamento dell’Unio- ne, riducendo il consumo di energia primaria e diminuendo le importazioni di energia. Non solo: l’efficienza energeticacontribuiscearidurreleemissionidigasserrae,diconseguenza,icambiamenticlimatici. Come già evidenziato, le conclusioni del Consiglio del 10 giugno 2011 sul piano di efficienza ener- getica hanno sottolineato che gli immobili rappresentano ben il 40% del consumo finale di energia dell’U- nione. Pertanto, afferma la Direttiva, al fine di cogliere le opportunità di crescita e occupazione nei settori qualificati del commercio e dell’edilizia, nonché nella produzione di prodotti edili e nelle attività profes- sionali (come l’architettura, la consulenza e l’ingegneria) gli Stati membri devono mettere a punto una strategia a lungo termine che vada al di là del 2020, per mobilizzare gli investimenti nella ristrutturazione di edifici residenziali e commerciali e quindi migliorare la prestazione energetica del parco immobiliare. L’Unione è convinta che gli investimenti nell’efficienza energetica possano contribuire alla cresci- ta economica, all’occupazione, all’innovazione e alla riduzione della precarietà energetica delle famiglie, contribuendo pertanto in modo positivo alla coesione economica, sociale e territoriale. Anche il tema dei finanziamenti è fortemente rimarcato dal consiglio europeo, convinto che gli Stati membri debbano incoraggiare il ricorso a strumenti di finanziamento per promuovere gli obiettivi della direttiva, anche ricorrendo a contributi finanziari o ad ammende per il mancato rispetto delle disposizioni della 27/2012 e avvalendosi di meccanismi di finanziamento innovativi (per esempio garanzie di credito per il capitale privato, garanzie di credito per incoraggiare i contratti di rendimento energetico, sovven- zioni, crediti agevolati e linee di credito dedicate, sistemi di finanziamento da parte di terzi) che riducano i rischi dei progetti di efficienza energetica e consentano ristrutturazioni efficaci in termini di costi anche per le famiglie a basso o medio reddito. Nell’idea dell’Unione, gli strumenti di finanziamento dovrebbero anche mettere a disposizione le risorse necessarie per sostenere programmi di formazione e certificazione allo scopo di aumentare le com- petenze in materia di efficienza energetica, per sviluppare programmi per promuovere l’efficienza in tutte le abitazioni, per incoraggiare i proprietari degli immobili a rendere le loro proprietà quanto più efficienti possibile sotto il profilo energetico. Per concretiz- zare l’obiettivo di migliorare la prestazione energetica degli edifici degli enti pubblici do- vrebbero essere utilizzati gli strumenti finanziari dell’Unione disponibili e meccanismi di finanziamento innovativi. A tale riguardo gli Stati membri possono usare le entrate derivanti dalle assegnazioni annuali di emissioni a norma della decisione n. 406/2009/ CE per lo sviluppo di tali meccanismi su base volontaria. Per concludere l’argomento dei finanziamenti è opportuno citare lo strumento noto con l’acronimo ELENA: European Local Energy Assistance. Questo meccanismo è stato varato dalla Commissione euro- pea di concerto con la Banca europea nel 2009 per offrire un sostegno tecnico ed economico agli enti locali per circa un miliardo di euro, con l’obiettivo di mettere in atto progetti nei settori dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili e dei trasporti urbani sostenibili. La contabilizzazione del calore Nella Direttiva Europea 27/2012, la contabilizzazione del calore è trattata all’articolo 9 (“Misurazione”): “Gli Stati membri provvedono affinché, nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile, finanziariamen- te ragionevole e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali, i clienti finali di energia elettrica, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua calda per uso domestico, ricevano a prezzi concorrenziali contatori individuali che riflettano con precisione il loro consumo effettivo.” E ancora: “Nei condomini e negli edifici polifunzionali, riforniti da una fonte di riscaldamento/raffreddamento centrale o da una rete di teleriscaldamento o da una fonte centrale che alimenta una pluralità di edifici, sono inoltre installati contatori individuali per misurare il consumo di calore o raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità, se tecnicamente possibile ed efficiente in termini di costi. Nei casi in cui l’uso di contatori individuali non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, per misurare il riscalda- mento, sono usati contabilizzatori di calore individuali (detti ripartitori dei costi del calore) per misurare il consumo di calore a ciascun radiatore”. In sostanza, la direttiva obbliga l’utilizzo della contabilizzazio- ne diretta (cioè l’installazione di contacalorie all’ingresso di ogni unità abitativa) nel caso in cui questo intervento sia tecnicamente possibile, per esempio negli edifici di nuova costruzione. Nel caso invece di condomìni con riscaldamento centralizzato di tipo verticale si parla di contabilizzazione indiretta, cioè con installazione di ripartitori di calore e valvole termostatiche su ogni radiatore. L’Italia ha recepito la Direttiva Europea nel mese di luglio 2014 mediante il Decreto Legislativo n. 102. Questo atto riprende in maniera molto fedele i concetti principali della Direttiva, tanto che l’articolo 9 del decreto risulta quasi essere una copia dello stesso articolo della 2012/27/UE. Il decreto italiano però entra nel dettaglio anche del meccanismo della ripartizione delle spese, rendendo obbligatorio l’utilizzo della normativa tecnica UNI 10200, che fornisce il sistema di calcolo per consumi volontari e involontari per ciascun utente del sistema di climatizzazione invernale. Il decreto 102/14 mette fine a un lungo periodo di incertezza in merito alla data da intendersi quale termine ultimo per l’installazione di valvole termostatiche e ripartitori di calore. Questa scadenza è ora fissata al 31.12.2016 ma occorre fare chiarezza: l’obbligo di adeguamento degli impianti non decorre dal 1° gennaio 2017. Entro quella data, infatti, la contabilizzazione individuale dovrà già essere stata implemen- tata in tutti gli edifici. L’obbligatorietà decorre dal momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto (avvenuta a luglio), nonostante l’applicazione delle sanzioni sia stata sospesa fino al 31.12.2016. Proprio di sanzioni parla l’articolo 16 del decreto: per il singolo utente e per il condominio che non si adeguano per tempo, è prevista una sanzione che potrebbe risultare più salata dell’investimento ne- cessario per l’installazione dei dispositivi di contabilizzazione. Recita, infatti, il comma 7: “Nei casi di cui all’articolo 9, comma 5, il condominio e i clienti finali che acquistano energia per un edificio polifunzionale che non provvedono a installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per Per il singolo utente e per il condominio che non si adeguano per tempo, è prevista una sanzione che potrebbe risultare più salata dell’investimento necessario per l’installazione dei dispositivi di contabilizzazione Normativa Normativa 98
  3. 3. misurare il consumo di calore in corrispondenza di ciascun radiatore posto all’interno dell’unità immobi- liare sono soggetti, ciascuno, alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2500 euro”. E sono previste sanzioni anche per i condomìni che non applicano la norma UNI 10200 come meccanismo di ripartizione delle spese: “E’ soggetto a una sanzione amministrativa da 500 a 2500 euro il condominio alimentato dal teleriscaldamento o da sistemi comuni di riscaldamento o raffreddamento che non ripartisce le spese in conformità alle disposizioni di cui all’articolo 9”. E c’è poco da sperare nelle tanto amate proroghe, utilizzate troppo spesso nel nostro Paese. Il decre- to del nostro Governo altro non fa che recepire una direttiva comunitaria, pertanto l’Unione ne farà valere i termini con tutti i suoi poteri. Si legge infatti nelle premesse della Direttiva 2012/27/UE: “Poiché l’obiet- tivo della presente direttiva, vale a dire raggiungere l’obiettivo di efficienza energetica dell’Unione pari al 20% entro il 2020, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri senza l’adozione di ulteriori misure di efficienza energetica e può essere conseguito meglio a livello di Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato sull’Unione europea”. A onor del vero va detto che, sempre in ritardo su tutto rispetto agli altri Paesi occidentali, in ma- teria di risparmio energetico invece l’Italia si è mossa già oltre due decenni fa. Tutti ricordano, infatti, la Legge 10 del gennaio 1991, studiata per razionalizzare l’uso dell’energia per il riscaldamento. La Legge 10 diverrà una pietra miliare grazie ai contenuti innovativi di cui conviene ricordare i principali: suddi- visione dell’Italia in zone climatiche, obbligo di una relazione tecnica per tutte le abitazioni redatta da un tecnico professionista, valutazione del bilancio energetico invernale di un edificio, necessità di incentivare il risparmio energetico facendo pagare il riscaldamento sulla base dei consumi effettivi. Inoltre, la 10/91 e i successivi decreti attuativi disciplinano il calcolo del fabbisogno energetico e del rendimento degli impian- ti di riscaldamento, ponendo un’enfasi particolare sulla necessità di ridurre le dispersioni dell’involucro edilizio modificandone l’isolamento. L’efficienza energetica non è una moda! Gli italiani hanno ancora ben impressa nella memoria l’estate pazza del 2014, almeno dal punto di vista climatico. E l’autunno è stato altrettanto anomalo, con numerosi eventi anche tragici. Le opinioni e i pareri degli esperti sulle cause sono spesso discordanti: c’è chi usa termini catastrofici e chi minimizza parlando di cicli naturali che si ripetono fin da quando è nato il mondo. Su una cosa però tutti sembrano essere d’accordo: il global warming (riscaldamento globale) ha subìto un’accelerazione più marcata negli ultimi decenni ed è logico collegare questa accelerazione all’attività dell’uomo. Del resto, se è vero che il clima di un anno preso da solo non fa testo, l’analisi storica del trend su svariati decenni è invece molto più significativa. Come dimostrano i grafici a sinistra, mentre la temperatura media a Milano aumentava di oltre 3 gradi dal 1973 a oggi, la piovosità è andata progressivamente aumentando, da circa 800 mm di media negli anni ’70 a oltre 1.300 mm dopo il 2010. E a chi ha sofferto il mancato arrivo dell’estate 2014 diamo anche un dato sorprendente: nei primi sette mesi dell’anno (gennaio-luglio 2014) la piovosità a Milano è stata di circa 1.450 mm, cioè quasi al pari di tutto il 2013 (che aveva visto una piovosità di 1.550 mm). Ecco perché l’efficienza energetica non è una moda: introdurre sistemi intelligenti di regolazione e di misurazione del riscaldamento fa bene alle tasche dei cittadini non solo in termini di bolletta. Pensiamo, per esempio, ai costi enormi sostenuti dai governi per le emergenze in caso di esondazioni dei fiumi, senza dimenticare i costi in termini di perdita di vite umane. Normativa 10

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