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News SSL 04 2017

Il Notiziario Mamò in materia di Lavoro e Sicurezza sul Lavoro. Per Aziende e Consumatori Intelligenti.

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News 04/SSL/2017
Lunedì, 23 gennaio 2017
Le disfunzioni organizzative: stress lavoro-correlato, mobbing, burnout.
Le disfunzioni organizzative che possono creare fenomeni di disadattamento e
reazioni di stress da cui possono derivare malattie collegate alla professione. Stress
lavoro-correlato, mobbing, burnout.
Gli studi confermano che numerose sono le situazioni che denotano uno stato
patologico dell’ambiente di lavoro – sia pubblico che privato – con inevitabili
conseguenze soprattutto per i lavoratori, ma con ricadute anche per i datori di
lavoro.
La flessibilità esasperata, propria dell’attuale contesto lavorativo, ha come logica
conseguenza l’affacciarsi prepotente di malattie di natura psico-sociale.
Risulta fondamentale porre sempre di più l’accento sul concetto di Salute, che
come definito dall’OMS nel 1948 è “uno stato di completo benessere fisico, mentale
e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia”.
Per salute quindi non intendiamo uno ‘stato’ ma una condizione dinamica di
equilibrio, fondata sulla capacità del soggetto di interagire con l'ambiente
adattandosi al continuo modificarsi della realtà circostante.
Nel mondo del lavoro esistono, accanto a fattori di rischio specifici, responsabili di
malattie professionali, numerosi altri agenti capaci di turbare lo stato di salute
dell’individuo e dell’intera Organizzazione, creando fenomeni di disadattamento e
reazioni di stress, da cui possono derivare malattie, non specifiche, ma certamente
collegate alla professione.
Andiamo ad individuarne uno per uno.
Lo stress legato all’attività lavorativa si manifesta quando le richieste dell’ambiente
di lavoro superano la capacità del lavoratore di affrontarle. Lo stress legato al lavoro
rappresenta la seconda malattia professionale più diffusa nell’Unione Europea dopo
il mal di schiena. In Europa ne è affetto un lavoratore su quattro; le donne risultano
essere più colpite, ma per entrambi i sessi lo stress può rappresentare un problema in
tutti i settori e a tutti i livelli di organizzazione.
Lo stress legato all’attività lavorativa può essere provocato da rischi psicosociali,
quali la progettazione, l’organizzazione e la gestione del lavoro, nonché da
problemi come le vessazioni e la violenza sul lavoro, ma anche da rischi fisici come
la rumorosità e la temperatura.
È dimostrato che lo stress, riducendo la capacità di elaborazione mentale, induca
ad errori umani di vario tipo: errori a livello d’intenzione, a causa di stanchezza non è
eseguita una procedura; errori per improprietà esecutive, mancanza di
coordinamento nella priorità tra le azioni; errori a livello di controllo, per cui si
manifesterà un deficit di memoria nella sequenza delle operazioni da compiere.
L’operatore stressato rende meno, può commettere errori, è più esposto ad infortuni,
è più conflittuale, teme l’innovazione e può entrare nell’area di rischio
psicosomatico. Tale situazione si ripercuote inevitabilmente sull’intera organizzazione
con effetti negativi: riduzione della produttività e della qualità del lavoro, aumento
della conflittualità, diminuzione del senso di appartenenza, mancato rispetto delle
regole o irrigidimento per il loro rispetto, elevato assenteismo e turn over, clima di
insoddisfazione, ricerca continua di capri espiatori, aumento degli infortuni.
Collegato allo stress lavoro-correlato ma avente una propria specificità, il mobbing
non è una malattia, ma ne può essere la causa. Il termine mobbing deriva dal verbo
inglese to mob, ovvero perseguire, ed è un’azione che si verifica nei branchi di
alcune specie animali che vogliono escludere un membro e si coalizzano contro di
esso.
È fenomeno estremamente diffuso nei luoghi di lavoro, nonostante ciò non esiste
ancora una specifica normativa che ne indichi le modalità di valutazione, né le
conseguenze nel caso in cui un lavoratore presenti regolare denuncia. La
definizione della sentenza n. 3875/09 della Corte di cassazione definisce il mobbing:
“Una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e
protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che
si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere
forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la
mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo
equilibrio psichico e del complesso della sua personalità”.
Nel mondo del lavoro il mobbing può essere verticale o orizzontale: nel primo caso
le vessazioni vengono da un superiore (datore di lavoro o dirigente) nel secondo da
un collega.
Secondo il modello di Heinz Leymann le fasi del mobbing sono 4:
- Conflitto quotidiano: quotidianamente si verificano conflitti, nascosti da
un’apparente normalità.
- Inizio del mobbing: la vittima viene attaccata dal punto di vista psicologico, delle
relazioni sociali, della comunicazione, della professione e della salute.
- Abusi: trasferimenti, richiami ingiustificati, demansionamento.
- Esclusione: la vittima si esclude dal mondo del lavoro o viene esclusa a causa di
malattie psicosomatiche, sintomi ossessivi, dimissioni, prepensionamento o
licenziamento.
Secondo il metodo Ege (2002) devono verificarsi 7 condizioni affinché si possa
parlare di mobbing sul posto di lavoro:
- ambiente: il conflitto deve verificarsi sul posto di lavoro;
- frequenza: il conflitto deve reiterarsi almeno alcune volte al mese;
- durata: il conflitto deve durare da almeno sei mesi;
- tipo di azioni: il conflitto deve comprendere diverse tipologie di attacco
(isolamento sistematico, cambiamento delle mansioni, lesioni della reputazione
professionale e privata, violenza o minacce);
- dislivello tra antagonisti: la vittima deve trovarsi in condizione di inferiorità;
- andamento a fasi successive: il conflitto deve essere sempre in crescendo e deve
aver raggiunto la 2^ fase del modello di Leymann;
- intento persecutorio: il conflitto deve tendere alla provocazione di sofferenze che
hanno lo scopo di indurre la vittima ad adottare un certo comportamento, ad
esempio dare le dimissioni.
Per ciò che riguarda la sicurezza sul lavoro, nel Testo Unico non ci sono specifiche
indicazioni che riguardano indicazioni e procedure per la valutazione del mobbing,
che, però, viene considerato sicuramente una delle cause di stress lavoro correlato
e come tale deve essere tenuto in considerazione dal datore di lavoro nella
valutazione dei rischi.
Ai fini della tutela della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro, la rilevazione dei livelli
di stress lavoro-correlato diventa ulteriormente fondamentale per prevenire
l'insorgenza di un’altra disfunzione organizzativa, la sindrome del burnout.
Il Burnout si riferisce alle "helping profession", ovvero tutte quelle professioni (medici,
psicologi, psicoterapeuti, operatori socio-assistenziali, infermieri, insegnanti) in cui la
relazione con l'altro è la parte fondamentale del lavoro, che oltre a richiedere
competenze tecniche si caratterizza per un forte coinvolgimento emotivo del
lavoratore con il proprio “cliente”.
Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro personale e quello
della persona aiutata. Per questo duplice aspetto che le caratterizza, le professioni
d’aiuto sono considerate “categoria professionale a rischio”: nella persona che
svolge questi tipi di professioni, infatti, si mobilitano alcune dinamiche che se non
sono rese consapevoli rischiano in alcuni casi di intrappolare il lavoratore.
Dinamiche come queste se non gestite, possono alla lunga condurre a una
sindrome definita “ sindrome del burnout” (letteralmente bruciarsi).
Secondo Cherniss (1980) il burnout è il culmine di un processo stressogeno che si
articola in tre fasi:
- Percezione della situazione stressante: il soggetto sente un disagio che è causato
dalla differenza tra risorse personali e richieste ambientali;
- Emotività negativa: il soggetto sperimenta un disagio emotivo caratterizzato da
tensione e ansia;
- Coping: il soggetto di fronte ad una situazione stressante evita il problema
attraverso il disimpegno e il distacco emotivo;
Questo processo stressogeno coinvolge non solo il lavoratore come individuo, ma
anche l’azienda e la sua struttura organizzativa.
Per concludere se da un lato la valutazione dello stress lavoro correlato è un obbligo
normativo, che va ad inserirsi nel Documento di valutazione di tutti i rischi per la
Sicurezza, non si può dire lo stesso del mobbing e del burnout.
Per quest’ultimi sono previste azioni di prevenzione e monitoraggio che scaturiscono
dall’unico strumento, riconosciuto al livello legislativo, che consente di individuare
fattori ascrivibili a tali disfunzioni: la valutazione dello stress lavoro correlato.
Un’organizzazione che “fa” sicurezza creando una vera e propria cultura, attraverso
processi continui di auto apprendimento, è una realtà che non solo, supera la mera
ottemperanza alla norma, ma fa del benessere organizzativo un valore
aziendale. (Articolo di Massimo Servadio, Psicologo del Lavoro e delle
Organizzazioni)
Fonte: puntosicuro.it
In GU gli importi 2016 del Fondo sostegno famiglie vittime gravi infortuni sul lavoro.
ROMA – Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro.
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.12 del 16 gennaio 2017 il Decreto 3 novembre
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Info: GU 16 gennaio 2017 Decreto 3 novembre 2016
Fonte: quotidianosicurezza.it
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ROMA – Credito imposta Pmi del Mezzogiorno. Il Ministero dello Sviluppo Economico
annuncia che con decreto direttoriale del 4 gennaio 2017 sono state definite le
modalità per l’accesso al credito istituito dalla Legge di stabilità 2016 su risorse del
Pon Imprese e Competitività 2014-202, concesso per acquisto di beni strumentali
nuovi destinati a strutture produttive.
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è concesso alle imprese delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia,
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autorizzazione da parte dell’Agenzia delle entrate e devono rispettare i seguenti
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• esclusione delle sole attività economiche del settore agricoltura, silvicoltura e
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entrate attraverso l’applicativo online Software di compilazione – Richiesta per la
fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nel mezzogiorno, istituito
dall’articolo 1, commi da 98 a 108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
Nel decreto del 4 gennaio 2017 sono definiti tutti i criteri di eleggibilità dei progetti,
gli adempimenti successivi alla sottoscrizione del provvedimento, le verifiche
sull’utilizzo delle risorse, controlli e verifiche. (Articolo di Corrado De Paolis)
Info: Ministero Sviluppo Economico credito imposta Mezzogiorno
Fonte: quotidianosicurezza.it
Allerta batterie per tutti gli RSPP
Alcune batterie di smartphone, in certe circostanze possono esplodere, con
conseguenze sulle persone e sull’ambiente, come ad esempio l’innesco di principi
di incendio. Ecco lo stato dell’arte su questo argomento.
Una delle maggiori fabbriche mondiali di smartphone è stata costretta a ritirare dal
mercato un nuovo modello, ampiamente pubblicizzato, in quanto sono state
registrate, in breve tempo, numerose esplosioni delle batterie agli ioni di litio,
installate all’interno dell’apparecchio.
Queste batterie oggi sono praticamente di uso universale in apparati portatili, in
quanto hanno un costo relativamente contenuto e una grande autonomia, unita
ad un peso contenuto. Le continue richieste di energia degli apparati portatili fanno
sì che oggi il pacco batterie sia fortemente sollecitato, aumentando la possibilità
che la batteria diventi un rischio per la sicurezza, a livello personale e al livello
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News SSL 04 2017

  • 1. News 04/SSL/2017 Lunedì, 23 gennaio 2017 Le disfunzioni organizzative: stress lavoro-correlato, mobbing, burnout. Le disfunzioni organizzative che possono creare fenomeni di disadattamento e reazioni di stress da cui possono derivare malattie collegate alla professione. Stress lavoro-correlato, mobbing, burnout. Gli studi confermano che numerose sono le situazioni che denotano uno stato patologico dell’ambiente di lavoro – sia pubblico che privato – con inevitabili conseguenze soprattutto per i lavoratori, ma con ricadute anche per i datori di lavoro. La flessibilità esasperata, propria dell’attuale contesto lavorativo, ha come logica conseguenza l’affacciarsi prepotente di malattie di natura psico-sociale. Risulta fondamentale porre sempre di più l’accento sul concetto di Salute, che come definito dall’OMS nel 1948 è “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia”. Per salute quindi non intendiamo uno ‘stato’ ma una condizione dinamica di equilibrio, fondata sulla capacità del soggetto di interagire con l'ambiente adattandosi al continuo modificarsi della realtà circostante. Nel mondo del lavoro esistono, accanto a fattori di rischio specifici, responsabili di malattie professionali, numerosi altri agenti capaci di turbare lo stato di salute dell’individuo e dell’intera Organizzazione, creando fenomeni di disadattamento e reazioni di stress, da cui possono derivare malattie, non specifiche, ma certamente collegate alla professione. Andiamo ad individuarne uno per uno. Lo stress legato all’attività lavorativa si manifesta quando le richieste dell’ambiente di lavoro superano la capacità del lavoratore di affrontarle. Lo stress legato al lavoro rappresenta la seconda malattia professionale più diffusa nell’Unione Europea dopo il mal di schiena. In Europa ne è affetto un lavoratore su quattro; le donne risultano
  • 2. essere più colpite, ma per entrambi i sessi lo stress può rappresentare un problema in tutti i settori e a tutti i livelli di organizzazione. Lo stress legato all’attività lavorativa può essere provocato da rischi psicosociali, quali la progettazione, l’organizzazione e la gestione del lavoro, nonché da problemi come le vessazioni e la violenza sul lavoro, ma anche da rischi fisici come la rumorosità e la temperatura. È dimostrato che lo stress, riducendo la capacità di elaborazione mentale, induca ad errori umani di vario tipo: errori a livello d’intenzione, a causa di stanchezza non è eseguita una procedura; errori per improprietà esecutive, mancanza di coordinamento nella priorità tra le azioni; errori a livello di controllo, per cui si manifesterà un deficit di memoria nella sequenza delle operazioni da compiere. L’operatore stressato rende meno, può commettere errori, è più esposto ad infortuni, è più conflittuale, teme l’innovazione e può entrare nell’area di rischio psicosomatico. Tale situazione si ripercuote inevitabilmente sull’intera organizzazione con effetti negativi: riduzione della produttività e della qualità del lavoro, aumento della conflittualità, diminuzione del senso di appartenenza, mancato rispetto delle regole o irrigidimento per il loro rispetto, elevato assenteismo e turn over, clima di insoddisfazione, ricerca continua di capri espiatori, aumento degli infortuni. Collegato allo stress lavoro-correlato ma avente una propria specificità, il mobbing non è una malattia, ma ne può essere la causa. Il termine mobbing deriva dal verbo inglese to mob, ovvero perseguire, ed è un’azione che si verifica nei branchi di alcune specie animali che vogliono escludere un membro e si coalizzano contro di esso. È fenomeno estremamente diffuso nei luoghi di lavoro, nonostante ciò non esiste ancora una specifica normativa che ne indichi le modalità di valutazione, né le conseguenze nel caso in cui un lavoratore presenti regolare denuncia. La definizione della sentenza n. 3875/09 della Corte di cassazione definisce il mobbing: “Una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo
  • 3. equilibrio psichico e del complesso della sua personalità”. Nel mondo del lavoro il mobbing può essere verticale o orizzontale: nel primo caso le vessazioni vengono da un superiore (datore di lavoro o dirigente) nel secondo da un collega. Secondo il modello di Heinz Leymann le fasi del mobbing sono 4: - Conflitto quotidiano: quotidianamente si verificano conflitti, nascosti da un’apparente normalità. - Inizio del mobbing: la vittima viene attaccata dal punto di vista psicologico, delle relazioni sociali, della comunicazione, della professione e della salute. - Abusi: trasferimenti, richiami ingiustificati, demansionamento. - Esclusione: la vittima si esclude dal mondo del lavoro o viene esclusa a causa di malattie psicosomatiche, sintomi ossessivi, dimissioni, prepensionamento o licenziamento. Secondo il metodo Ege (2002) devono verificarsi 7 condizioni affinché si possa parlare di mobbing sul posto di lavoro: - ambiente: il conflitto deve verificarsi sul posto di lavoro; - frequenza: il conflitto deve reiterarsi almeno alcune volte al mese; - durata: il conflitto deve durare da almeno sei mesi; - tipo di azioni: il conflitto deve comprendere diverse tipologie di attacco (isolamento sistematico, cambiamento delle mansioni, lesioni della reputazione professionale e privata, violenza o minacce); - dislivello tra antagonisti: la vittima deve trovarsi in condizione di inferiorità; - andamento a fasi successive: il conflitto deve essere sempre in crescendo e deve aver raggiunto la 2^ fase del modello di Leymann; - intento persecutorio: il conflitto deve tendere alla provocazione di sofferenze che hanno lo scopo di indurre la vittima ad adottare un certo comportamento, ad esempio dare le dimissioni. Per ciò che riguarda la sicurezza sul lavoro, nel Testo Unico non ci sono specifiche indicazioni che riguardano indicazioni e procedure per la valutazione del mobbing, che, però, viene considerato sicuramente una delle cause di stress lavoro correlato e come tale deve essere tenuto in considerazione dal datore di lavoro nella valutazione dei rischi.
  • 4. Ai fini della tutela della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro, la rilevazione dei livelli di stress lavoro-correlato diventa ulteriormente fondamentale per prevenire l'insorgenza di un’altra disfunzione organizzativa, la sindrome del burnout. Il Burnout si riferisce alle "helping profession", ovvero tutte quelle professioni (medici, psicologi, psicoterapeuti, operatori socio-assistenziali, infermieri, insegnanti) in cui la relazione con l'altro è la parte fondamentale del lavoro, che oltre a richiedere competenze tecniche si caratterizza per un forte coinvolgimento emotivo del lavoratore con il proprio “cliente”. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro personale e quello della persona aiutata. Per questo duplice aspetto che le caratterizza, le professioni d’aiuto sono considerate “categoria professionale a rischio”: nella persona che svolge questi tipi di professioni, infatti, si mobilitano alcune dinamiche che se non sono rese consapevoli rischiano in alcuni casi di intrappolare il lavoratore. Dinamiche come queste se non gestite, possono alla lunga condurre a una sindrome definita “ sindrome del burnout” (letteralmente bruciarsi). Secondo Cherniss (1980) il burnout è il culmine di un processo stressogeno che si articola in tre fasi: - Percezione della situazione stressante: il soggetto sente un disagio che è causato dalla differenza tra risorse personali e richieste ambientali; - Emotività negativa: il soggetto sperimenta un disagio emotivo caratterizzato da tensione e ansia; - Coping: il soggetto di fronte ad una situazione stressante evita il problema attraverso il disimpegno e il distacco emotivo; Questo processo stressogeno coinvolge non solo il lavoratore come individuo, ma anche l’azienda e la sua struttura organizzativa. Per concludere se da un lato la valutazione dello stress lavoro correlato è un obbligo normativo, che va ad inserirsi nel Documento di valutazione di tutti i rischi per la Sicurezza, non si può dire lo stesso del mobbing e del burnout. Per quest’ultimi sono previste azioni di prevenzione e monitoraggio che scaturiscono
  • 5. dall’unico strumento, riconosciuto al livello legislativo, che consente di individuare fattori ascrivibili a tali disfunzioni: la valutazione dello stress lavoro correlato. Un’organizzazione che “fa” sicurezza creando una vera e propria cultura, attraverso processi continui di auto apprendimento, è una realtà che non solo, supera la mera ottemperanza alla norma, ma fa del benessere organizzativo un valore aziendale. (Articolo di Massimo Servadio, Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni) Fonte: puntosicuro.it In GU gli importi 2016 del Fondo sostegno famiglie vittime gravi infortuni sul lavoro. ROMA – Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.12 del 16 gennaio 2017 il Decreto 3 novembre 2016 del Ministero del Lavoro che determina gli importi per il 2016. Riportate in dettaglio le cifre per delle quattro tipologie A, B, C, D, in relazione agli eventi che si sono verificati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2016. Info: GU 16 gennaio 2017 Decreto 3 novembre 2016 Fonte: quotidianosicurezza.it Credito di imposta per le Pmi del Mezzogiorno, le modalità di accesso. ROMA – Credito imposta Pmi del Mezzogiorno. Il Ministero dello Sviluppo Economico annuncia che con decreto direttoriale del 4 gennaio 2017 sono state definite le modalità per l’accesso al credito istituito dalla Legge di stabilità 2016 su risorse del Pon Imprese e Competitività 2014-202, concesso per acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive. Il credito le cui risorse sono state assegnate dal Decreto ministeriale del 29 luglio 2016 è concesso alle imprese delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna. Le Pmi di tali regioni che intendono usufruirne devono avere ricevuto apposita autorizzazione da parte dell’Agenzia delle entrate e devono rispettare i seguenti requisiti:
  • 6. • “ammontare minimo dell’investimento (500 mila euro); • esclusione delle sole attività economiche del settore agricoltura, silvicoltura e pesca; • localizzazione nelle regioni meno sviluppate o in quelle in transizione; • riconducibilità degli investimenti agli ambiti applicativi della Strategia nazionale di specializzazione intelligente”. Le domande di accesso al beneficio devono essere presentate all’Agenzia delle entrate attraverso l’applicativo online Software di compilazione – Richiesta per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nel mezzogiorno, istituito dall’articolo 1, commi da 98 a 108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Nel decreto del 4 gennaio 2017 sono definiti tutti i criteri di eleggibilità dei progetti, gli adempimenti successivi alla sottoscrizione del provvedimento, le verifiche sull’utilizzo delle risorse, controlli e verifiche. (Articolo di Corrado De Paolis) Info: Ministero Sviluppo Economico credito imposta Mezzogiorno Fonte: quotidianosicurezza.it Allerta batterie per tutti gli RSPP Alcune batterie di smartphone, in certe circostanze possono esplodere, con conseguenze sulle persone e sull’ambiente, come ad esempio l’innesco di principi di incendio. Ecco lo stato dell’arte su questo argomento. Una delle maggiori fabbriche mondiali di smartphone è stata costretta a ritirare dal mercato un nuovo modello, ampiamente pubblicizzato, in quanto sono state registrate, in breve tempo, numerose esplosioni delle batterie agli ioni di litio, installate all’interno dell’apparecchio. Queste batterie oggi sono praticamente di uso universale in apparati portatili, in quanto hanno un costo relativamente contenuto e una grande autonomia, unita ad un peso contenuto. Le continue richieste di energia degli apparati portatili fanno sì che oggi il pacco batterie sia fortemente sollecitato, aumentando la possibilità che la batteria diventi un rischio per la sicurezza, a livello personale e al livello dell’ambiente. I fabbricanti di queste batterie hanno cercato di mettere sotto controllo il rischio di esplosione, in genere causato da un eccessivo aumento della pressione all’interno
  • 7. della batteria, a sua volta causata da un sovraccarico termico, conseguente ad una carica eccessiva, oppure una scarica rapida. Gli accorgimenti presi sono numerosi, e vanno da dispositivi di scarico automatico dei gas in pressione, a dispositivi con coefficienti positivi di temperatura, sino a fusibili termici. Spesso la batteria è dotata anche di un microcircuito protettivo, che impedisce il sovraccarico, una scarica troppo rapida ed un flusso eccessivo di corrente. Durante la messa a punto dei prototipi, gli esperti hanno rilevato più volte un rigonfiamento anomalo della batteria, causato da un’eccessiva produzione di gas all’interno. Un’esplosione può avvenire quando la batteria si gonfia, l’involucro si frattura, l’ossigeno entra all’interno della batteria attraverso la rottura e l’elevata temperatura interna diventa causa di incendio. Una raccomandazione generale, che tutti i responsabili del servizio prevenzione e protezione dovrebbero diffondere ai dipendenti, che utilizzano sistematicamente smartphone ed apparati similari, spesso collegati a caricabatterie che sono disponibili sul posto di lavoro, è quella di tenere sempre sotto controllo l’apparato in fase di ricarica. Da evitare in modo assoluto di lasciare l’apparato in ricarica tutta la notte, senza alcun controllo visivo, perché il verificarsi di uno dei fenomeni sopra illustrati potrebbe portare alla creazione di un principio d’incendio all’interno dell’insediamento. I lettori sono ormai al corrente del fatto che il trasporto di queste batterie, in grandi quantità, su aerei di linea, è fortemente condizionato da regole, che sono state messe a punto niente meno che dalle Nazioni Unite, per ridurre al massimo i rischi legati al trasporto aereo di batterie agli ioni di litio. È oggi disponibile un manuale delle prove e dei criteri di controllo di queste batterie, pubblicato appunto dalle Nazioni Unite, che si inquadra nell’ambito delle raccomandazioni per il trasporto di merci pericolose. La sesta edizione riveduta di questo manuale è stata pubblicata nel 2015, con la parte 3, sezione 38.3, specificamente indirizzata al trasporto di batterie agli ioni di litio. Questo manuale impone tutt’una serie di rigidi parametri di prova sulle batterie, che
  • 8. comprendono ad esempio, la simulazione del comportamento in alta quota, test di natura termica e vibratoria, prove d’urto, cortocircuiti esterni, prove di sovraccarico da parte dell’alimentatore e prove di scarica accelerata. Una interessante caratteristica delle prescrizioni di questo manuale è che se una batteria fallisce una qualunque delle sequenze di prova previste, il test deve ricominciare da capo. È ben vero che potrebbe sembrare eccessivo divulgare fra i lavoratori un messaggio afferente alla sicurezza delle batterie agli ioni di litio, ma l’esperienza purtroppo ha più volte dimostrato che la prudenza non è mai troppa, quando si tratta di prevenire o mitigare i rischi che, in forma diretta o indiretta, potrebbero coinvolgere i lavoratori e l’ambiente in cui operano. (Articolo di Adalberto Biasotti) Fonte: puntosicuro.it Legge Bilancio 2017 e regime previdenziale, le novità per i lavori usuranti. ROMA – Lavori usuranti, lavoratori precoci, regime sperimentale donna. Questi alcuni degli argomenti affrontanti dall’Inps in una serie di schede nelle quali riassume le novità in materia previdenziale introdotte dalla Legge di Bilancio 2017. L’elenco completo degli argomenti trattati riporta: • Abolizione Penalizzazioni; • APE Sociale – Anticipo pensionistico; • APE Volontaria – Anticipo finanziario a garanzia pensionistica; • Beneficio per i lavoratori precoci; • Beneficio per addetti a lavori usuranti; • Cumulo di periodi assicurativi; • Quattordicesima; • Regime sperimentale donna (c.d. opzione donna). Per quanto riguarda ad esempio la pensione per i lavori usuranti, la scheda informa su cosa sia e a chi si rivolge tale possibilità, il dettaglio delle mansioni che vengono considerate usuranti, i requisiti per l’accesso al beneficio, i requisiti dal 2016 al 2026, decorrenza e mancata applicazione delle finestre mobili. Come si ottiene. “Per ottenere la pensione anticipata con i requisiti agevolati, è necessario che venga riconosciuto il beneficio per lavoratori addetti ad attività
  • 9. lavorative particolarmente faticose e pesanti. La domanda di accesso al beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate all’Inps territorialmente competente: 1. entro il 1º marzo 2017 qualora i requisiti agevolati siano maturati nel corso del 2017; 2. entro il 1º maggio dell’anno precedente a quello di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1º gennaio 2018 (ad esempio: se i requisiti saranno maturati nel 2018 la domanda deve essere presentata entro il 1° maggio 2017)”. (Articolo di Corrado De Paolis) Info: Inps, novità Legge Bilancio 2017 in materia previdenziale Fonte: quotidianosicurezza.it
  • 10. lavorative particolarmente faticose e pesanti. La domanda di accesso al beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate all’Inps territorialmente competente: 1. entro il 1º marzo 2017 qualora i requisiti agevolati siano maturati nel corso del 2017; 2. entro il 1º maggio dell’anno precedente a quello di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1º gennaio 2018 (ad esempio: se i requisiti saranno maturati nel 2018 la domanda deve essere presentata entro il 1° maggio 2017)”. (Articolo di Corrado De Paolis) Info: Inps, novità Legge Bilancio 2017 in materia previdenziale Fonte: quotidianosicurezza.it