News A 34 2016

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Il Notiziario Mamò in materia di Ambiente. Per Aziende e Consumatori Intelligenti.

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News A 34 2016

  1. 1. News 34/A/2016 Lunedì, 22 Agosto 2016 Ecolabel Ue, aggiornati criteri ecologici per computer e tablet La Commissione Europea ha aggiornato a decorrere dal 10 ottobre 2016 i criteri ecologici per l’assegnazione del marchio Ecolabel Ue per personal computer, notebook e tablet. I nuovi criteri ecologici da rispettare per poter assegnare il marchio Ecolabel Ue ai computer sono contenuti nella Decisione 10 agosto 2016 n. 2016/1371/Ue. Il provvedimento si è reso necessario sia per unificare in un unico atto i criteri ecologici per i personal computer e i computer portatili, in precedenza contenuti in atti diversi, sia per dettare regole specifiche anche per novità tecnologiche quali i tablet e i computer portatili “tutto in uno” (“all-in-one”). I nuovi criteri si applicano dal 10 ottobre 2016, ed entro tale data il marchio Ecolabel può essere richiesto anche ai sensi delle decisioni 2011/330/Ue e 2011/337/Ue che sono state abrogate dalla decisione 2016/1371/Ue. I marchi Ecolabel assegnati ai computer, notebook e tablet ai sensi delle decisioni del 2011 sono utilizzabili fino al 10 agosto 2017. (Articolo di Francesco Petrucci) Fonte: reteambiente.it Albo gestori, nuova modulistica per transfrontalieri. Approvato il nuovo modello per la domanda di variazione dell’iscrizione all’Albo gestori ambientali da parte delle imprese che effettuano il solo esercizio dei trasporti transfrontalieri (categoria 6). La nuova modulistica è allegata alla deliberazione 13 luglio 2016, n.4, approvata lo stesso giorno della delibera 3/2016 con cui il Comitato nazionale dell’Albo ha dettato i nuovi criteri, requisiti e modalità per l’iscrizione all’Albo nella categoria 6. In base a quanto stabilito dal regolamento dell’Albo gestori (Dm 120/2014), le imprese e gli enti sono tenuti a comunicare alle Sezioni competenti ogni atto o fatto che comporti modifica dell’iscrizione all’Albo entro trenta giorni dal suo verificarsi. Oltre al nuovo modello per la domanda di variazione dell’iscrizione, la deliberazione
  2. 2. 4/2016 contiene anche il modello aggiornato di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che le imprese devono allegare alla comunicazione nel caso di variazione per incremento della dotazione dei veicoli. (Articolo di Alessandro Geremei) Fonte: reteambiente.it Residui vegetali, dal 25 agosto in vigore ampliamento deroghe a regime rifiuti Sono in vigore dal 25 agosto 2016 le modifiche al Dlgs. 152/2006 (Codice ambientale) che ampliano il novero dei residui vegetali esclusi dal regime dei rifiuti. La legge 28 luglio 2016 n. 154 (cosiddetto “Collegato Agricoltura”) oltre a dettare misure a tutto campo per rilanciare la competitività del settore agricolo, riscrive la lettera f) del comma 1 dell’articolo 185 del Dlgs. 152/2006. Sono esclusi dalla disciplina dei rifiuti paglia, sfalci e potature da aree verdi, come giardini, parchi e aree cimiteriali o da attività agricole e agro-industriali (articolo 184, comma 2, lettera e) e comma 3, lettera a), nonché ogni altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso ma solo se destinati alle normali pratiche agricole e zootecniche o utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche fuori del luogo di produzione o con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana. Altre novità del provvedimento la ridefinizione dal 2017 del contributo al Conoe (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti) ex articolo 233, Dlgs. 152/2006 e semplificazioni per l’adesione da parte di imprese agricole ai consorzi e sistemi per la raccolta dei rifiuti previsti dalla Parte IV del Dlgs 152/2006. Infine modifiche alla legge 221/2015: per potere utilizzare gli shopper biodegradabili come ammendanti occorrerà il via libera Ue (completamento procedura di notifica). (Articolo di Francesco Petrucci) Fonte: reteambiente.it Raee, al via gli incentivi per nuove tecnologie di recupero. Sono efficaci dal 27 agosto 2016 le regole dettate dal Ministero dell’ambiente per favorire lo sviluppo di nuove tecnologie per il trattamento e riciclaggio dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). Col Dm 25 luglio 2016 il Dicastero ambientale, ai sensi dell’articolo 19 del Dlgs.
  3. 3. 49/2014, ha fissato le regole per l’attribuzione di contributi economici per sviluppare soluzioni tecniche economiche e ambientali volte a: massimizzare la quantità di materia recuperabile e riciclabile in uscita dagli impianti di recupero, riciclaggio e trattamento dei Raee, ottimizzare il consumo energetico dei processi di recupero, riciclo e trattamento o ridurre il numero delle fasi. Altri interventi possono riguardare la riduzione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Possono partecipare all’accesso ai contributi tutti i soggetti pubblici e privati della “filiera Raee”. L’avviso pubblico per l’attribuzione dei contributi economici è approvato con decreto del MinAmbiente e pubblicato sul sito del Ministero. Sarà la Direzione generale per i rifiuti del Dicastero ambientale a valutare i progetti presentati e attribuire i benefici economici. (Articolo di Francesco Petrucci) Fonte: reteambiente.it Fertilizzanti, Italia aggiorna disciplina Il 12 agosto 2016 sono entrate in vigore le modifiche alla disciplina in materia di fertilizzanti che inseriscono nuovi prodotti tra i concimi nazionali e correttivi e dettano nuove tolleranze. Le novità sono stabilite dal Dm 28 giugno 2016 e passano dalla modifica e dalla integrazione degli allegati al Dlgs 75/2010 di riordino della disciplina in materia di fertilizzanti. Di rilievo l’introduzione del “separato solido del digestato essiccato di bovino e suino miscelato a ceneri pesanti di combustione di biomasse legnose vergini” tra i concimi organici NP dell’allegato 1 (concimi nazionali), l’aggiunta del “gesso di defecazione da fanghi” nell’allegato 3 (correttivi) e la nuova specifica per il tipo “estratto umico di leonardite” inserita nell’allegato 6 (prodotti ad azione specifica). Con riferimento agli ammendanti (allegato 2), si segnala anche la legge 154/2016 la quale stabilisce che le recenti novità stabilite dalla legge 221/2015 (cd. Green Economy) ai fini dell’ulizzabilità dei rifiuti in plastica compostabile certificata ai fini della produzione di ammendante compostato misto, “si applicano previo esperimento della procedura di comunicazione” della nuova regola tecnica alla Commissione Ue. (Articolo di Alessandro Geremei) Fonte: reteambiente.it
  4. 4. Oltre il 25% della produzione di elettricità Ue arriva dal carbone: 280 le centrali. Nelle regioni carbonifere sono ancora 240mila i lavoratori diretti occupati. Serve un piano di sostegno alla transizione: il parere del Cese In alcuni Stati Ue le risorse interne di carbone e lignite rivestono una funzione importante per l’elettricità e il riscaldamento, ma le regioni in cui viene attualmente estratto il carbone devono prepararsi alla graduale eliminazione di questo che è il più inquinante di tutti i combustibili fossilio. Per una transizione energetica verso un’economia a basse emissioni, il Comitato economico e sociale europeo (Cese) raccomanda l’adozione del «Piano di sostegno alla transizione per le comunità e le regioni che dipendono dalla produzione di carbone», e lo fa con il parere sul tema: «Le risorse interne di carbone nella transizione energetica dell’Ue». Per centinaia di anni il carbone è stato al centro degli sviluppi industriali e sociali in Europa e nel resto del mondo. Basti pensare al Trattato che istituisce l’Uo o meglio la Comunità europea del carbone e dell’acciaio: la stessa Ue è stata creata per mettere in comune le risorse della produzione di carbone e acciaio dei primi sei Stati membri fondatori. Sebbene attualmente oltre un quarto dell’elettricità dell’Ue è ancora prodotto da 280 centrali elettriche a carbone situate in 22 paesi diversi, le attuali preoccupazioni per la protezione ambientale, i cambiamenti climatici e la salute umana hanno dato luogo a una serie di approcci politici e sociali che mettono in discussione la necessità di continuare a utilizzare il carbone e altri combustibili fossili per la produzione di energia elettrica e termica. Mentre l’idea di eliminare gradualmente il carbone dal mix energetico sembra generalmente accettata negli Stati membri che non sfruttano le risorse interne di carbone, altrettanto non vale per le regioni carbonifere, dove il settore del carbone occupa 240.000 lavoratori diretti. Tenendo conto dei posti di lavoro nell’industria delle attrezzature estrattive e nella catena di approvvigionamento, nonché dei posti di lavoro indiretti, l’industria supporta quasi un milione di posti di lavoro, molti dei quali in regioni con scarse opportunità occupazionali alternative. Sono sei gli Stati membri che estraggono carbon fossile: Repubblica ceca, Germania, Polonia, Romania, Spagna e Regno Unito. Sono invece dieci gli Stati membri che sfruttano la lignite come combustibile competitivo per la produzione di energia: Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna.
  5. 5. Tuttavia, l’industria del carbone deve tenere conto della transizione energetica in corso, del passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e, in particolare, dell’obiettivo della decarbonizzazione, facendo ricorso a tutte le misure e tecniche disponibili per promuovere un uso del carbone meno dannoso e più efficiente: a tale proposito vanno menzionati diversi strumenti utili e comprovati: l’incremento dell’efficienza, la flessibilità e la cogenerazione, ma ciò non toglie che per limitare il riscaldamento globale entro i +2°C così come stabilito dall’Accordo di Parigi, la grande maggioranza delle riserve di carbone deve rimanere nel sottosuolo, non sfruttata. Nonostante tutto, il graduale abbandono dell’uso del carbone per scopi energetici non deve provocare la stagnazione nelle regioni dove viene estratto il carbone. Alla luce del loro potenziale economico e sociale, tali regioni devono essere coinvolte nell’attuazione della politica energetica e climatica dell’Ue. Lo sviluppo sostenibile in queste aree deve essere realizzato mediante la garanzia di dialoghi politici, civili e sociali che devono assicurare l’elaborazione di piani per la transizione a livello nazionale, settoriale e di impresa. Quindi tali aree devono essere incluse in una programmazione futura che copra due generazioni, ossia un periodo di 25-50 anni. Al fine di preservare la sicurezza energetica, un’industria competitiva, la protezione ambientale, il rispetto degli obblighi in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e la coesione sociale nelle regioni in cui viene estratto il carbone, il Cese raccomanda di adottare un «Piano di sostegno alla transizione per le comunità e le regioni che dipendono dalla produzione di carbone». Un Piano inteso ad affrontare i problemi di ristrutturazione dell’industria carboniera nel corso della transizione energetica, in modo che le regioni in cui viene estratto il carbone possano adeguarsi ai cambiamenti. Un Piano che potrebbe essere elaborato da un gruppo consultivo in cooperazione con la Commissione europea e il Parlamento europeo. I membri del gruppo consultivo dovrebbero essere rappresentanti delle regioni minerarie, dei sindacati, delle Ong, del settore R&S e dell’industria del carbone. Un Piano, infine, che dovrebbe fondarsi su tre elementi: dialoghi politici, civili e sociali; investimenti economici, sociali e ambientali; investimenti in istruzione, formazione, ricerca e sviluppo, innovazione e cultura. (Articolo di Eleonora Santucci) Fonte: greenreport.it
  6. 6. Rifiuti radioattivi, ok Ue a piani di smaltimento di centrali nucleari in Germania e Svezia. Per l’Ue i tre piani di smaltimento dei rifiuti radioattivi delle due centrali tedesche di Philippsburg KKP-1, Neckarwestheim GKN-1 e di quella svedese di Barsebäck non comportano – né in condizioni operative normali, né in caso di incidente del tipo e dell’entità previsti nei dati generali – una contaminazione radioattiva, rilevante sotto il profilo sanitario, delle acque, del suolo o dell’aria di un altro Stato membro (Francia e Danimarca), tenuto conto delle disposizioni stabilite dalle nuove norme fondamentali di sicurezza. Per questo emette parere favorevole e gli autorizza. Per quanto riguarda la centrali nucleari tedesce – la Philippsburg KKP-1, che dista dalla Francia 35 km e la Neckarwestheim GKN-1 che dista sempre dalla Francia 69 Km – durante le normali operazioni di disattivazione e smantellamento della centrale gli scarichi di effluenti radioattivi liquidi e gassosi non comportano un’esposizione rilevante sotto il profilo sanitario. Così come non lo determinano, sempre sotto il profilo sanitario i rilasci non programmati di effluenti radioattivi, a seguito di incidenti del tipo e dell’entità previsti nei dati generali. Inoltre i rifiuti radioattivi solidi sono temporaneamente immagazzinati sul posto, in attesa di essere trasferiti in centri di trattamento o smaltimento autorizzati situati in Germania. Mentre i rifiuti solidi non radioattivi e i materiali residui che soddisfano i livelli di esenzione sono esonerati dal controllo regolamentare per lo smaltimento come rifiuti convenzionali o per il loro reimpiego o riciclo. Ciò avviene anche per i rifiuti solidi della centrale nucleare di Barsebäck in Svezia, la quale dista dalla Danimarca 20 km. I rifiuti radioattivi solidi, invece sono temporaneamente immagazzinati in situ in attesa di essere trasferiti negli impianti di trattamento o smaltimento situati in Svezia. Durante le normali operazioni di smantellamento degli elementi interni dei reattori della centrale nucleare di Barsebäck e dal funzionamento dell’impianto di stoccaggio in situ degli elementi smantellati di detti reattori, gli scarichi di effluenti radioattivi liquidi e gassosi non comportano un’esposizione rilevante sotto il profilo sanitario per la popolazione danese. E in caso di rilasci non programmati di effluenti radioattivi, a seguito di incidenti del tipo e dell’entità previsti nei dati generali, le dosi cui le popolazioni di altri Stati membri potrebbero essere esposte non sarebbero rilevanti sotto il profilo sanitario. (Articolo di Eleonora Santucci) Fonte: greenreport.it
  7. 7. Rifiuti radioattivi, ok Ue a piani di smaltimento di centrali nucleari in Germania e Svezia. Per l’Ue i tre piani di smaltimento dei rifiuti radioattivi delle due centrali tedesche di Philippsburg KKP-1, Neckarwestheim GKN-1 e di quella svedese di Barsebäck non comportano – né in condizioni operative normali, né in caso di incidente del tipo e dell’entità previsti nei dati generali – una contaminazione radioattiva, rilevante sotto il profilo sanitario, delle acque, del suolo o dell’aria di un altro Stato membro (Francia e Danimarca), tenuto conto delle disposizioni stabilite dalle nuove norme fondamentali di sicurezza. Per questo emette parere favorevole e gli autorizza. Per quanto riguarda la centrali nucleari tedesce – la Philippsburg KKP-1, che dista dalla Francia 35 km e la Neckarwestheim GKN-1 che dista sempre dalla Francia 69 Km – durante le normali operazioni di disattivazione e smantellamento della centrale gli scarichi di effluenti radioattivi liquidi e gassosi non comportano un’esposizione rilevante sotto il profilo sanitario. Così come non lo determinano, sempre sotto il profilo sanitario i rilasci non programmati di effluenti radioattivi, a seguito di incidenti del tipo e dell’entità previsti nei dati generali. Inoltre i rifiuti radioattivi solidi sono temporaneamente immagazzinati sul posto, in attesa di essere trasferiti in centri di trattamento o smaltimento autorizzati situati in Germania. Mentre i rifiuti solidi non radioattivi e i materiali residui che soddisfano i livelli di esenzione sono esonerati dal controllo regolamentare per lo smaltimento come rifiuti convenzionali o per il loro reimpiego o riciclo. Ciò avviene anche per i rifiuti solidi della centrale nucleare di Barsebäck in Svezia, la quale dista dalla Danimarca 20 km. I rifiuti radioattivi solidi, invece sono temporaneamente immagazzinati in situ in attesa di essere trasferiti negli impianti di trattamento o smaltimento situati in Svezia. Durante le normali operazioni di smantellamento degli elementi interni dei reattori della centrale nucleare di Barsebäck e dal funzionamento dell’impianto di stoccaggio in situ degli elementi smantellati di detti reattori, gli scarichi di effluenti radioattivi liquidi e gassosi non comportano un’esposizione rilevante sotto il profilo sanitario per la popolazione danese. E in caso di rilasci non programmati di effluenti radioattivi, a seguito di incidenti del tipo e dell’entità previsti nei dati generali, le dosi cui le popolazioni di altri Stati membri potrebbero essere esposte non sarebbero rilevanti sotto il profilo sanitario. (Articolo di Eleonora Santucci) Fonte: greenreport.it

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