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Bullismo e cyberbullismo

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Presentazione fatta agli alunni dell'ISSS Firpo-Buonarroti di Genova, in occasione della giornata contro il cyberbullismo 2016

Published in: Education
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Bullismo e cyberbullismo

  1. 1. ©2016 - Roberto Bisceglia
  2. 2. Bullismo
  3. 3. Bullismo  Il bullismo è una azione di sopraffazione nei confronti di qualcuno scelto per diversi motivi; può essere suddiviso in:  Bullismo diretto: quando l’azione comporta lesioni personali, minaccie, insulti, distruzione di oggetti personali, apprezzamenti razzistici, etc. E’ la forma più presente tra i maschi.  Bullismo indiretto: diffusione di pettegolezzi, esclusione dal gruppo sociale (es. dalla classe, dalla squadra), emarginazione. E’ la forma più presente tra le femmine.  Bullismo di iniziazione: forme di «nonnismo», ovvero azioni «di coraggio» atte a consentire l’inserimento in un gruppo (es. rubare qualcosa, rigare la macchina di un docente, danneggiare qualcosa a scuola, etc.).
  4. 4. Bullismo  Vittime di atti di bullismo fisico, ed anche di cyberbullismo, sono di norma ragazzi che per qualche motivo sono considerati «diversi» dal gruppo sociale di riferimento.  In particolare sono vittime i ragazzi/e timidi/e, che non si integrano subito nel gruppo sociale, i gay, gli stranieri, coloro che provengono da zone considerate problematiche (es, periferie estreme), dalle campagne, chi ha qualche disabilità. Al contrario possono essere vittime, a causa dell’invidia del gruppo sociale, anche ragazzi/e particolarmente belli o eleganti, provenienti da famiglie facoltose, particolarmente bravi a scuola.
  5. 5. Bullismo  Il bullo (o la bulla) sono, di norma, individui aggressivi e maleducati anche nei confronti degli adulti. Non rispettano le regole, ad esempio ritardano spesso a scuola, non svolgono i compiti, hanno risultati scolastici scarsi, ma possiedono anche una discreta personalità che li porta ad essere rispettati ed a volte anche imitati.  Nel gruppo sociale il bulla/a tende ad emergere nel gruppo sociale non per aspetti positivi, ma per quelli negativi legati alle sopraffazioni che opera.
  6. 6. Bullismo  Il bullo/a di norma è un codardo in quanto sceglie accuratamente la vittima tra le più indifese e se posto sotto accusa dimostra una grande abilità nel tentare di cambiare le carte in tavola, cercando di farsi passare lui per vittima. La codardia porta il bullo/a non agire da solo in prima persona, ma insieme ad altri che ne condividano le azioni sia al fine di creare un mini-gruppo che soggioghi con la paura il gruppo sociale, sia per avere una specie di giustificazione del tipo: «non ero io solo…lo fanno tutti…»
  7. 7. Bullismo  Il bullo o la bulla non agiscono quasi mai di nascosto, ma apertamente nel contesto sociale, in quanto lo scopo preminente non è tanto il danneggiare la vittima, ma mostrare la propria supremazia, acquistando così una sorta di status sociale e rispetto, mediato dalla paura, all’interno del gruppo.
  8. 8. Cyberbullismo
  9. 9. Il cyberbullismo
  10. 10. Il cyberbullismo  E’ una forma di bullismo perpetrato attraverso la Rete, per lo più con i social networks e i sistemi di messaggistica.  Nella pratica, molto spesso, si sviluppa con la pubblicazione di commenti negativi, con il mettere in cattiva luce la reputazione di un coetaneo inventando situazioni scabrose o, semplicemente evidenziando eventuali caratteristiche come disvalori (es. è brutto/a, puzza, veste male, vive in un brutto posto, è stupido, non ha successo con le ragazze/con i ragazzi, è ancora vergine, etc.).  Possibili, se non frequenti, messaggi atti a terrorizzare (es. se ti incontro ti ammazzo, ti taglio le gomme del motorino, etc.) o per invitare a farsi da parte (es. non farti più vedere, sparisci, ammazzati, torna al tuo paese, etc.). In questo caso si può parlare di «cyberstalking».
  11. 11. Il cyberbullismo  Il cyberbullismo molto spesso è connesso al bullismo vero e proprio, nel senso che, ad esempio, atti di sopraffazione che avvengono a scuola, in un gruppo, in un ambiente sportivo o ricreativo, sono ripresi da smartphone ed i video inseriti in Rete al fine di arrecare ulteriore danno alla vittima.  Spesso la ripresa di un atto di bullismo fisico è fatta non dal persecutore, ma da altre persone presenti al momento. Costoro credono che il loro gesto sia molto meno grave dell’atto stesso, mentre la divulgazione in Rete può avere conseguenze psicologiche ancora maggiori per la vittima.
  12. 12. Il cyberbullismo  Secondo informazioni della Polizia delle Comunicazioni ed una indagine fatta tra adolescenti dell’Emilia, risulta che i fenomeni di bullismo e cyberbullismo sono diffusi:
  13. 13. Il cyberbullismo
  14. 14. Il cyberbullismo
  15. 15. La storia di Amanda Todd  Amanda era una ragazza canadese nata nel 1996. Una vita normale, felice e come, tanti adolescenti, «connessa». All’età di quasi 14 anni conosce su Facebook un ragazzo (almeno, lei credeva che lo fosse). Dopo qualche tempo lui la convince a mostrare il seno in webcam. Dopo di questo il ragazzo la ricatta chiedendole molto di più; Amanda rifiuta e chiude la comunicazione.  Dopo qualche giorno un poliziotto suona alla sua porta e le comunica che una sua foto in topless gira in Internet e, soprattutto, è stata inviata a tutti i suoi conoscenti.  Da questo momento i suoi amici, compagni di scuola, vicini incominciano a trattarla come una poco di buono.
  16. 16. La storia di Amanda Todd  Amanda entra in depressione, viene ricoverata in ospedale ed il padre decide di trasferirsi in altra città.  Nella nuova città e nella nuova scuola Amanda inizia ad ambientarsi. Nuovi amici, conoscenze, la vita sembra riprendere quando ecco che il ricattatore si fa vivo creando su Facebook un falso profilo con le sue foto in topless.  I compagni e i vicini anche lì incominciano a denigrarla ed Amanda rientra in depressione.  Cambia nuovamente città, ma anche lì le sue disavventure continuano. Lo cyberstalker continua a trovarla e a pubblicare le sue foto.
  17. 17. La storia di Amanda Todd  Amanda tenta una prima volta il suicidio bevendo della varichina. Viene salvata all’ultimo momento.  Tornata a casa dall’ospedale trova dei messaggi di sconosciuti che la invitano a riprovarci, anzi qualcuno le suggerisce quali sostanze ingerire per suicidarsi.  Amanda va a vivere con la madre in un’altra città, ma anche lì lo cyberstalker la raggiunge ed inizia la sua attività diffamatoria.  Nonostante gli aiuti psicologici, Amanda non ce la fa e
  18. 18. La storia di Amanda Todd  Nonostante gli aiuti psicologici, Amanda non ce la fa e il 10 ottobre 2012 alla sera viene trovata impiccata in casa.  Un mese prima di suicidarsi Amanda pubblicò su Youtube un video nel quale faceva scorrere dei fogli di carta sui cui era scritta la sua storia.  Lo cyperstalker non è mai stato rintracciato, anche se recentemente un pedofilo olandese è stato arrestato per altre attività e sospettato di essere lui l’aguzzino di Amanda. Sviluppi successivi sembra abbiano escluso il suo coinvolgimento.
  19. 19. La storia di Amanda Todd
  20. 20. La storia di Amanda Todd
  21. 21. La storia di Amanda Todd
  22. 22. La difesa dal cyberbullismo  La difesa dagli atti di cyberbullismo passa unicamente attraverso il non nascondere quanto accade, denunciando la cosa prima ai genitori, agli insegnanti se nel contesto scolastico e, successivamente, alla Polizia delle Comunicazioni.  A seguito di una denuncia la Polizia può intraprendere azioni di ricerca per risalire al o ai responsabili, cosa assolutamente possibile, mettendo così termine alla violenza.  I responsabili di atti di cyberbullismo possono essere incriminati e giudicati ai sensi del Decreto Legge 14 agosto 2013, n.93. Se i fatti avvengono in ambito scolastico possono essere presi severi provvedimenti disciplinari.
  23. 23. Lo stalking
  24. 24. Lo stalking  Termine anglosassone entrato ormai nell’uso comune, che è riferito ad una molestia fatta a livello fisico, come , ad esempio, pedinare ripetutamente una persona, rivolgerle minacce, molestarla in altri modi, telefonarle ripetutamente, etc.  L’individuo molestante, è detto «stalker» e le sue azioni possono essere determinate da diversi motivi, ad esempio:  Risentimento ed odio verso la vittima (es. a seguito di separazione, divorzio, o anche ad un semplice rifiuto).  Corteggiamento insistente anche a seguito di un diniego.  Predazione sessuale: tentativo di ottenere favori sessuali in cambio della cessazione della molestia.  Motivi legati alla carriera lavorativa (es. risentimento verso qualcuno che è stato scelto per un incarico importante).
  25. 25. Il cyberstalking
  26. 26. Il cyberstalking  Cyberstalking è il termine che identifica una molestia o minaccia continua verso una persona effettuata utilizzando le tecnologie di comunicazione.  Rientrano in questa definizione, ad esempio:  Invio di ripetuti ed insistenti messaggi (SMS, Whatsapp,Skype..)  Messaggi od email minacciose.  Utilizzo dei social network per molestare o minacciare una persona.  Utilizzo di false identità o furto di identità al fine di nuocere alla vittima.  Pedinamenti informatici al fine di conoscere fatti personali della vittima al fine di utilizzarli nelle minacce.
  27. 27. Il cyberstalking  Pur essendo più complesso riuscire ad identificare il responsabile delle minacce o delle molestie, una indagine da parte della Polizia delle comunicazioni può facilmente essere in grado di farlo.  Infatti il cyberstalking e lo stalking in sé, sono considerati reati penali con sanzioni che vanno dall’ammonizione da parte del Questore, all’allontanamento del persecutore o al divieto di avvicinarsi o di contattare la vittima, fino alla carcerazione da 6 mesi a 4 anni nei casi più gravi e reiterati, aumentabili quando la vittima è il coniuge o un minore (L.38/2009)
  28. 28. Fine ©2016 Roberto Bisceglia

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