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LA PORTA DEI
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	 “D. Dorotea Acquaviva ex Adriae ducibus, Cupersani Comitessa
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privilegi, mentre a Castellana fece edificare il convento di S. Maria della
Vetrana. Consolidò gli ottimi rapporti con ...
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Noicattaro. la porta dei 100 occhi (2)

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Uno dei capitoli del libro "La leggenda della porta dei 100 occhi"

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Noicattaro. la porta dei 100 occhi (2)

  1. 1. LA PORTA DEI 100 OCCHI
  2. 2. 97 “D. Dorotea Acquaviva ex Adriae ducibus, Cupersani Comitessa portam hanc extrui, ingressum ampliari, atrium operiri ac columnis ornari curavit. Cal. Septembris A.D. MDCCX.” Sul fregio del portale del castello di Conversano sono scolpite nella pietra queste parole che ricordano come la contessa Dorotea, dopo la morte del marito a Nisida, ancora giovanissima, abbia continuato a governare per quasi 20 anni amministrando bene il feudo, rinnovando il patrimonio edilizio e fondando nuove chiese. Infatti il castello di Conversano subì negli anni di Dorotea una radicale trasformazione: costruzione del nuovo ingresso e suo ampliamento, ristrutturazione dell’atrio con le belle colonne ancora ben visibili . Il governo della duchessa cercò di smussare alcuni aspetti radicali della politica del marito, e per ingra- ziarsi le autorità ecclesiastiche, fece togliere il baldacchino ba- ronale ottenendo così la riaper- tura della cattedrale di Conver- sano ai fedeli. Il nuovo corso voluto da Doro- tea portò benefici ristabilendo relazioni positive con il potere centrale di Napoli: la duchessa ottenne dal vicerè il disseque- stro dei beni della casa e degli ori di famiglia e la proroga del pagamento di vecchie pendenze fiscali del conte deceduto. La politica illuminata della con- tessa creò una rete di ottimi rap- porti all’interno dei territori feu- dali: donna Dorotea confermò per la città di Noci immunità e Conversano: Pinacoteca del castello, la porta dei 100 occhi.
  3. 3. 98 privilegi, mentre a Castellana fece edificare il convento di S. Maria della Vetrana. Consolidò gli ottimi rapporti con la famiglia Carafa di Noja. Infatti il 3 novembre del 1695, in occasione della cerimonia di insediamento della nuova badessa di S. Benedetto, Isabella della famiglia Acquaviva, donna Dorotea invitò il duca Carlo Carafa di Noja con i suoi familiari, e tra questi era presente don Ridolfo Carafa, che godeva di una fama di grande ribaldo. Adesso è opportuno parlare di questo nobile nojano per capire gli sviluppi dei fatti. Don Ridolfo, parente del duca nojano, dopo la scomparsa del conte Giulio Acquaviva, non ebbe in provincia di Bari avversari per continuare traffici illeciti ed angherie nei confronti delle popolazioni. Divenne in breve tempo, con la complicità di un manipolo di masnadieri, il vero arbitro della città di Bari e potente in provincia, controllando le esportazioni di olio e grano. Alcune relazioni del tempo descrivono don Ridolfo come una “spina e perturbatore della pubblica pace di cui sbarazzarsi il più presto possibile”. Per questo il responsabile del vicerè in provincia di Bari, per controllare la situazione e portare pace, inviò uno Conversano: Pinacoteca del castello, la porta dei 100 occhi, particolari dello spioncino e della maniglia.
  4. 4. 99 squadrone di armati nella città di Noja, mantenuto a spese del duca Carlo Carafa. Dopo questo breve riferimento, cosa succede a Conversano nel monastero di S. Benedetto, mentre si sta insediando la nuova badessa donna Isabella Tommasa dei conti Acquaviva? “È successo in questi giorni un gravissimo eccesso nella città di Conversano. Il sig. don Ridolfo Carafa, della casa di Noja, ha rapito dal monastero di San Benedetto di Conversano, con il suo consenso, donna Dorotea Acquaviva, monaca professa, sorella carnale del conte Giulio… Questa fuga è stata fatta attraverso un’apertura nel muro del convento, corrispondente nella bottega di un falegname, corrotto dal Carafa con promesse e regali.” Così un giornalista napoletano dell’epoca, Domenico Confuorto, descrive lo scandaloso rapimento della professa Dorotea, al secolo Vita Modesta, avvenuto negli ultimi giorni di maggio del 1697. Molti malignarono sulle vere intenzioni del “rapimento” affermando che il Carafa in questo modo agiva per vendicare l’onta di Norimberga. Ma va detto che il “gravissimo eccesso” cadeva dopo 25 anni dall’assalto al palazzo ducale di Noja. Allora la verità forse è un’altra: si trattò di una vera fuga d’amore a conclusione di un rapporto iniziato molto tempo prima nelle rituali frequentazioni tra le due famiglie. Le fonti del tempo dicono che relazione non era vista bene dagli Acquaviva sia per la cattiva fama di don Ridolfo sia per l’età della nobildonna conversanese, più giovane di vent’anni. E per le forti pressioni familiari la nobile Dorotea fu costretta ad abbandonare la via del cuore e obbligata ad entrare nel convento delle monache cistercensi di S. Benedetto, a Conversano. Nel convento, il cosiddetto “monstrum Apuliae” governato dalle potenti badesse mitrate fin dal 1266, trovavano anche collocazione ragazze Conversano: la serratura della porta.
  5. 5. 100 di famiglie nobili e benestanti di Terra di Bari non sempre votate alla clausura per personale convinzione, bensì costrette a quella scelta per salvaguardare l’integrità del patrimonio familiare a favore dei figli maschi, per evitare matrimoni compromettenti, per nascondere relazioni inconfessabili. Le novizie che manifestavano il loro disappunto per la vita conventuale venivano isolate e chiuse nella cella di rigore, controllate e spiate attraverso la misteriosa porta dei cento occhi: occhi senza volto che scrutavano l’ombra dell’anima. La porta, rinvenuta nel monastero e restaurata nel 2014, è conservata oggi nella Pinacoteca del castello di Conversano: è così chiamata perché su una facciata è raffigurata una giovane donna seminuda, la mano destra impugna un lungo coltello insanguinato mentre il braccio sinistro sostiene un panno macchiato di sangue. La ragazza è completamente ricoperta da occhi aperti, tutti uguali, e si pensa possa simboleggiare la novizia che per liberarsi dai peccati uccide la belva della lussuria e della libidine. Alla base della porta, nel cartiglio, si legge in latino “Qui potest capere capiat”, chi può comprendere, comprenda. Due serrature con chiavi diverse garantivano il totale isolamento. Sul lato destro della porta, in alto, è praticato un foro per spiare l’interno della cella che si trova al primo piano del convento, detta “stanza dei cento occhi”. Proprio questi ultimi particolari non lasciano spazio all’immaginazione e all’interpretazione simbolica: si intuiscono il clima di severo controllo presente nel convento e le punizioni inflitte alle novizie ribelli. Si ha il presagio di comportamenti violentemente crudeli nei confronti di chi non accettava le regole. Dopo questa divagazione storica e ritornando allaConversano: Pinacoteca del castello, la porta dei 100 occhi.
  6. 6. 101 vicenda narrata, si deve riferire di una leggenda popolare che racconta della cella delle punizioni in cui la monaca Dorotea veniva segregata, scrutata e controllata attraverso lo spioncino della porta dei cento occhi per impedire ogni tentativo di comunicazione con il suo amato Ridolfo. Suor Dorotea Acquaviva tuttavia non aveva rinunciato alla sua aspirazione di libertà e al suo profondo sentimento e, nonostante il rigido controllo della badessa Isabella Tommasa, trovò il modo per mantenere la tresca con il nobile nojano tanto da organizzare un meticoloso piano di fuga che si concretizzò in una notte di maggio. Il giornalista napoletano Confuorto così raccontò i particolari dell’avventurosa fuga dal convento “si dice per certo la fuga dal monastero essere stata di notte in un calesse, avendo la monaca indossato l’abito di maschio e, essendo la mattina presto giunti a Polignano, si imbarcarono. Prima di imbarcarsi, avendo chiamato il parroco di quella città, si sposarono clandestinamente a San Vito con le parole vis et volo, dicendo la monaca di non essere mai stata professa perché costretta con il coltello alla gola dai fratelli a entrare nel convento…. Dopo la cerimonia privata, ove siano andati non si sa di certo, volendo alcuni che siano andati tra i protestanti in Germania. Altri dicono che essendosi imbarcati a San Vito, si sono diretti a Ragusa, in Dalmazia. Altri affermano che sono nascosti in Italia, sperando di ottenere la dispensa dal Papa per potersi sposare. La monaca, da molto tempo prima, aveva fatto istanza a Roma per l’annullamento della professione, asserendo che l’aveva fatto a forza…” Conversano: la porta dei 100 occhi, frase pronunciata da Gesù Cristo nel Vangelo di Matteo.
  7. 7. 102 Il peccaminoso comportamento della professa Dorotea non fu assolutamente condiviso dalla sua famiglia, né da meno furono i Carafa di Noja che, temendo nuove guerre con i vicini di Conversano, fecero un manifesto nel regno promettendo di pagare diecimila scudi per avere la testa del sacrilego congiunto Rodolfo. Il vicerè a Napoli ebbe a preoccuparsi molto, memore dei duelli e delle tensioni tra le due famiglie. Per ovviare a questo nuovo caso dagli imprevedibili sviluppi, a Conversano la contessa Dorotea, cognata della ex monaca, pregò il vescovo Brancaccio di partire per Roma per supplicare il papa Innocenzo XII a voler concedere la dispensa matrimoniale. Finalmente, dopo tante preghiere, nel mese di luglio del 1698 la Chiesa invalidò la professione monacale di Dorotea, confermando il matrimonio con il nobile nojano don Ridolfo. I due novelli sposi, non avendo più da temere dai poteri costituiti, si trasferirono a Roma. Nel regno di Napoli il vicerè tirò un sospiro di sollievo e le due famiglie, a Noja e Conversano, rinfoderarono spade e pugnali.

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