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La PESC dell'Unione Europea: un'introduzione

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Con la nomina del'italiana Federica Mogherini ad Alto Rappresentante, ultimamente si è parlato molto della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) dell'Ue. In questa presentazione spieghiamo brevemente cos'è la PESC, qual è la sua storia, e quali le maggiori sfide che essa dovrà affrontare nei prossimi anni.

Published in: News & Politics
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La PESC dell'Unione Europea: un'introduzione

  1. 1. La PESC dell’Unione Europea: un’introduzione di Fabio Cassanelli 1 Ottobre 2014
  2. 2. Introduzione Il 6 ottobre scorso il Ministro degli Affari Esteri italiano Federica Mogherini, ha affrontato un’audizione al Parlamento Europeo per essere confermata nel ruolo di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (PESC). In caso di conferma, il suo nuovo incarico inizierà dal 1 novembre. Ma che cosa è esattamente la PESC, e a cosa serve l’Alto Rappresentante? Lo vediamo in questa presentazione. 2
  3. 3. Le origini La PESC nasce nel 1992 come “secondo pilastro” del Trattato di Maastricht. Nella sua prima formulazione tuttavia, rimane un elemento poco rilevante per l’Europa e il suo ruolo geopolitico. È per questo che dopo cinque anni si arriva ad un ampliamento delle competenze della PESC. Il Trattato di Amsterdam, firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel 1999, crea la figura dell’Alto Rappresentante (AR), che diventa il “volto” della politica estera europea. Con la nuova riforma, la UE può anche partecipare ad azioni di pace in ambito internazionale. Lo spagnolo Javier Solana, Alto Rappresentante dal 1999 al 2009. 3
  4. 4. La PESC oggi •L’Alto Rappresentante diventa di diritto vicepresidente della Commissione Europea •Nasce il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), un apparato diplomatico che dal 2010 sostiene l’azione dell’AR. Ad oggi vi sono impiegate 1.100 persone, per lo più provenienti dall’ex personale diplomatico della Commissione e del Consiglio. •L’AR è supportato da un Comitato Politico di Sicurezza (CPS), un Comando Militare dell’Unione Europea (CMUE) e dallo Stato Maggiore dell’Unione Europea (SMUE). Dieci anni dopo la firma del Trattato di Amsterdam si arriva a quello di Lisbona, il quale entra in vigore nel 2009. La struttura a pilastri ereditata da Maastricht viene superata e la PESC diviene sempre più centrale nell’azione europea. Vediamo come: 4
  5. 5. I limiti della PESC post-Lisbona In questo nuovo contesto istituzionale, la britannica Catherine Ashton assume nel 2009 il ruolo di AR. Tuttavia, pur nel ruolo rafforzato della PESC, emergono da subito i seguenti limiti: •La PESC è ancora controllata, per la gran parte, dagli Stati membri. Il Consiglio Affari Esteri (CAE) che riunisce i ministri degli esteri dei vari Stati rimane ad oggi responsabile dell’azione esterna della UE sia nella sua definizione che nella sua attuazione. •La Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), uno dei settori più importanti di applicazione della PESC, è ancora in fase embrionale. Esiste un Centro Operazioni a Bruxelles che comanda un battaglione di circa 2.000 soldati e cinque sedi operative. Possono essere effettuate operazioni peace-keeping europee, ma la difesa dell’Europa è ancora delegata alla NATO. 5
  6. 6. La candidatura di Federica Mogherini A seguito delle elezioni europee del maggio 2014, il Parlamento Europeo ha dato mandato al lussemburghese Jean-Claude Juncker di formare la nuova Commissione. L’Italia ha proposto il suo Ministro degli Esteri Federica Mogherini per il ruolo di Alto Rappresentante. Cosa manca alla PESC per diventare uno strumento veramente efficace per il coordinamento della politica estera europea? Come superare i limiti attuali? 6
  7. 7. Sfide future per la PESC •Superare l’attuale metodo intergovernativo. Indebolire i veti che i governi europei esercitano in sede di Consiglio e dare all’AR la responsabilità per la definizione della politica estera europea. •Unione della difesa ed Esercito europeo. Una politica estera veramente unitaria non può che coniugarsi con un maggiore coordinamento nella difesa europea. Alcuni studi hanno evidenziato che un esercito unico aumenterebbe l’efficienza e ridurrebbe i costi della difesa europea, e permetterebbe alla UE di contare di più nella NATO e nello scacchiere geopolitico globale. •Potenziare il Servizio Europeo per l’Azione Esterna. La sola Italia ha oggi 319 uffici diplomatici in tutto il mondo. Considerando che nella UE vi sono 28 Stati, con altre centinaia di rappresentanze, è facile vedere come una politica estera comune possa razionalizzare e migliorare l’efficienza di un servizio diplomatico europeo. 7
  8. 8. La Politica estera e di sicurezza comune secondo il glossario della UE Mission letter per Federica Mogherini da parte di Jean Claude Juncker Servizio Europeo per l’Azione Esterna Consiglio Affari Esteri Sito della Nato 8 Per saperne di più
  9. 9. Grazie! Si ringrazia Andrea Locatelli (Università Cattolica di Milano) per i commenti ricevuti. 9 9

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