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  1. 1. Medicina legale e diritto del lavoro: definizione di mobbing. Cosimo Loré scienze-forensi.it Il fenomeno del mobbing è così diffuso nel mondo del lavoro ed anche in ambito di vita privata da meritare a pieno titolo l'inserimento tra le malattie sociali (the social illnesses) alla stregua di altre patologie la cui insorgenza ed incidenza sono fortemente correlate con situazioni ambientali e rapporti interpersonali, quali le affezioni cardiovascolari e neoplastiche, gli infortuni domestici, stradali e lavorativi, le dipendenze da tabacco, alcool e altre sostanze stupefacenti e psicotrope, le patologie infettive e professionali, la prostituzione. Propedeutico ad ogni altro approccio è quindi lo studio epidemiologico e medico-sociale preliminare ad ogni ulteriore analisi criminologico-vittimologica utile ad una adeguata definizione scientifica e precisa valutazione clinica sul piano medico-legale. In effetti, nel più recente ed autorevole Trattato di medicina legale e scienze affini diretto da Giusto Giusti per i tipi di Cedam, al capitolo su Stress e sforzo Fabio Buzzi, a proposito di condizioni di insoddisfazione e di frustrazione nel contesto professionale e di conflitti con i colleghi e i superiori, introduce tra le fattispecie di interesse teorico-pratico medico-legale il mobbing per indicare la sistematica persecuzione di un lavoratore da parte di superiori o colleghi con serie conseguenze sul piano psico-somatico. Il tema di pertinenza squisitamente medico-legale comune ad ognuna delle prefigurate analisi risulta in sostanza la tutela del diritto alla salute che nel fenomeno in oggetto si dimostra violata per la sussistenza di condizioni di sofferenza cronica strutturatesi in forma di alterazioni peggiorative permanenti della integrità psico-fisica del lavoratore perseguitato continuativamente da uno (in genere il superiore: mobbing verticale) o più soggetti (i colleghi: mobbing orizzontale).
  2. 2. Evidente la necessità di un altro elemento di stima peculiarmente medico-legale: il nesso di causalità che deve legare la causa (molestie, atteggiamenti indifferenti, comportamenti aggressivi, diffamazioni e ingiurie, boicottaggi e dispetti) agli effetti espressi dalla tipica catena di eventi: fastidio, sospetto, emarginazione, diminuzione del prestigio, senso di colpa, perdita di stima, stress prolungato, sofferenza morale, somatizzazione organica. Non secondario appare il contributo del medico legale imprescindibile ogniqualvolta si debba procedere alla valutazione del danno alla persona (con accezione più moderna: danno biologico), in questa fattispecie particolarmente impegnativo e complesso sì da richiedere interventi peritali interdisciplinari a cominciare dal parere di esperti di psicologia, sociologia, medicina del lavoro ed ergonomia. Prioritaria e assai discrezionale si presenta in tali casi la formulazione della delicata diagnosi differenziale tra fisiologiche difficoltà nell'inserimento e nella progressione in ambito lavorativo (l'oscillazione inevitabile tra disadattamento e adattamento, tra strain e coping, alla ricerca di un sopportabile se non soddisfacente equilibrio) e situazioni di reale patologia sociale con obiettivi segni di correlato danno biologico. Altra ipotesi da valutare è l'analoga condizione di riduzione della capacità lavorativa accompagnata da comparsa di quadri morbosi rappresentata dal cosiddetto burn out in cui si può arrivare alla estinzione di ogni abilità attitudinale del lavoratore a seguito di attività eccezionalmente faticose o frustranti o di ambienti eccessivamente sfavorevoli (assistenza a tossicodipendenti, disabili gravi, malati terminali e infetti o su scenari di miseria, epidemia, guerra). Riferimenti bibliografici. Si rimanda all’indice bibliografico dell’opera di Harald Ege, La valutazione peritale del danno da mobbing, Milano, Giuffrè, 2002 In rete si segnala l’ampia accurata analisi reperibile all’indirizzo http://dirittolavoro.altervista.org/link3.html (lì 27 novembre 2004)

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