Le associazioni (e i pazienti) definiscono le priorità di ricerca

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Schieppati, Corso Partecipasalute 2008 modulo D

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Le associazioni (e i pazienti) definiscono le priorità di ricerca

  1. 1. Le associazioni (e i pazienti) definiscono le priorità della ricerca: uno scenario possibile in Italia? Arrigo Schieppati Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare Aldo e Cele Daccò
  2. 3. OBITUARIES Lorenzo Odone, 30, Subject of Film About His Disease May 31, 2008
  3. 5. <ul><li>Il Progetto Mielina è stato lanciato nel 1989 con l’obiettivo di sostenere la ricerca per trovare una cura per le malattie nervose dette diemielinizzanti, come la leucodistrodia o la sclerosi multipla. </li></ul><ul><li>Il Progetto Mielina è stato lanciato da Augusto Odone, un ex funzionario della Banca Mondiale, e da sua moglie. </li></ul><ul><li>Loro figlio, Lorenzo, soffriva di Adrenoleucodistrofia (ADL) </li></ul>
  4. 6. Adrenoleucodistrofia <ul><li>E’ una malattia genetica cosiddetta X linked </li></ul><ul><li>La mutazione determina un difetto enzimatico che conduce all’accumulo di acidi grassi a lunga catena (VLCFA) nei tessuti </li></ul><ul><li>Colpisce i bambini dai 5 ai 7 anni </li></ul><ul><li>Provoca deficit cognitivo, progressiva demielinizzazione del sistema nervoso centrale, riduzione dell'acuità visiva, sordità centrale, un'atassia cerebrale, un'emiplegia, convulsioni e demenza. </li></ul><ul><li>Esita in uno stato neurodegenerativo o alla morte entro pochi anni. </li></ul>
  5. 7. Dieta Biosintesi VLCFA
  6. 8. Dieta Biosintesi ADL VLCFA
  7. 9. Dieta Biosintesi VLCFA ADL
  8. 10. Michaela and Augusto Odone si sono rifiutati di accettare che non ci fosse terapia per il loro ragazzo. Studiando la letteratura e valutando le ipotesi pubblicate, pensarono che somministrando una miscela composta con dei grassi ( glyceryl trioleato e glyceryl trierucato) si sarebbe potuto abbassare la concentrazione degli VLCFA
  9. 11. Dieta Biosintesi VLCFA ADL
  10. 12. La miscela fu chiamata l’olio di Lorenzo. I genitori riuscirono a convincere il Prof. Hugo Moser a sperimentare la loro miscela in un gruppo di pazienti con ADL
  11. 13. Se non fosse stata per l’ insistenza degli Odone, la ADL avrebbe continuato a condividere la sotre delle malattie rare: poca ricerca, nessun trattamento disponibile o in studio, scarsissima conoscenza della malattia da parte del pubblico, solitudine dei pazienti.
  12. 15. <ul><ul><ul><li>Putting Drug Development In Patients’ Hands </li></ul></ul></ul>Jay M. Tenenbaum became a multimillionaire in the Internet boom of the late 1990s Dr. Tenenbaum learned in 1998 that he had melanoma, the most serious kind of skin cancer. Frustrated with his treatment options, Dr. Tenenbaum began investigating other potential therapies. He found dozens of patient-advocacy organizations dedicated to melanoma that raised money and supported scientific research.
  13. 16. They “all had good ideas,” he says, “but no one had put the different pieces together in the right way that would let them make progress in finding a drug in the lifetime of a patient.”
  14. 18. Che cosa fa CollabRx <ul><li>Punta ad espandere la ricerca finanziata dai pazienti mettendo insieme individui o piccoli gruppi e fornendo loro gli strumenti idonei </li></ul><ul><li>Ad ogni cliente/paziente CollabRx affianca uno specialista che sviluppa una strategia di ricerca, interpreta i risultati, e guida gli sviluppi potenziali del prodotto </li></ul>
  15. 19. La chiamano VIRTUAL BIOTECHNOLOGY!
  16. 22. A Kathy Giusti diagnosticarono un mieloma multiplo nel 1996. Aveva 37 anni, era madre di due bambini, e all’apice della sua carriera di dirigente di un industria farmaceutica. All’epoca la terapia del mieloma era in una fase stagnante: poche cure veramente efficaci, nessuna nuova all’orizzonte, scarso interesse per studiare la malattia
  17. 23. The mission of the MMRF is to urgently and aggressively fund research that will lead to the development of new treatments for multiple myeloma.
  18. 24. As the world's number-one funder of multiple myeloma research, the MMRF has raised over $102 million to fund 70 laboratories worldwide.
  19. 25. Achievements of MMFR <ul><li>4 new treatments approved in 4 years alone when it usually takes nearly 10 years to bring a single treatment to market. </li></ul><ul><li>10 clinical trials of novel and combination treatments </li></ul><ul><li>30 MMRF-supported compounds now in pre-clinical studies and clinical trials </li></ul>
  20. 27. La MMRF ha inoltre istituito una banca di campioni biologici, che ad oggi ha raccolto più di 800 campioni di midollo osseo di pazienti con mieloma multiplo, e ha lanciato il progetto Multiple Myeloma Genomic Initiative
  21. 28. Nel campo delle malattie rare sono ormai numerose le iniziative sostenute dalle associazioni di pazienti, o da loro promosse, per creare banche di materiale biologico
  22. 30. A Elisabeth Grubeisich diagnosticarono un tumore del seno nel 1994. Dopo che il primo ciclo di cura sembrava aver scofitto il tumore, nel 1998 scoprì che era tornato, e c’erano pure delle metastasi. La nuova chemioterapia le causò un sacco di problemi, e la sua qualità di vita divenne pessima
  23. 31. Poi seppe che a St. Louis stavano iniziando uno studio con un nuovo trattamento: trapianto di midollo e terapia con un vaccino, il TriAb Dopo un anno dal trattamento, Elizabeth stava molto meglio, e continuava a stare molto bene, con le sue iniezioni mensili di TriAb
  24. 32. Un giorno ricevette una telefonata dal suo medico La ditta che stava studiando il TriAb aveva sospeso lo studio. I risultati preliminari erano tali da non giustificare l’investimento
  25. 34. Nei mesi successivi, Elizabeth ha cercato in tutti i modi di ottenere che lo studio continuasse Poi ha raccimolato tutte le fiale di TriAb rimaste nei centri che avevano partecipato allo studio Ha cercato di convincere lo scopritore del TriAb a proseguire le ricerche
  26. 35. Nel Settembre 2004 Elizabeth aveva ormai solo poche fiale di TriAb. Ne usava una ogni due mesi, per farle durare più a lungo. Spero solo che l’anno prossimo, di questi tempi, starò bene come sono stata negli ultimi 4 anni” Elizabeth è morta a St.Louis nel 2005
  27. 36. Queste che abbiamo raccontato sono storie - forse “estreme”, certo - di successi e di fallimenti Hanno una cosa in comune: chi è ammalato può diventare protagonista e non solo spettatore della propria storia di malattia
  28. 37. Dall’esperienza personale può nascere <ul><li>Un’idea da sviluppare in una ricerca </li></ul><ul><li>La spinta a tentare strade nuove per risolvere i problemi </li></ul><ul><li>La capacità di trovare grandi risorse da mettere a disposizione della ricerca, per risolvere i problemi in tempi rapidi </li></ul><ul><li>La forza per combattere contro gli ostacoli che l’interesse ed il profitto frappongono alla scoperta di nuove cure </li></ul>
  29. 38. E’ possibile che queste storie capitino anche da noi? Faremo qualche riflessione a partire dalle malattie rare...
  30. 39. Gli Orfani della Sanità <ul><li>Le malattie rare sono migliaia e in complesso colpiscono milioni di persone </li></ul><ul><li>Queste malattie sono </li></ul><ul><ul><li>poco conosciute </li></ul></ul><ul><ul><li>poco studiate </li></ul></ul><ul><ul><li>spesso male curate </li></ul></ul><ul><li>sono definite anche gli ORFANI DELLA SANITA’ </li></ul>
  31. 40. I diritti dei pazienti <ul><li>Sono però “orfani” che hanno diritto: </li></ul><ul><ul><li>a diagnosi accurate e tempestive </li></ul></ul><ul><ul><li>ad una assistenza medica continuativa </li></ul></ul><ul><ul><li>ad un adeguato supporto socio-assistenziale </li></ul></ul><ul><li>... e che si faccia la ricerca anche per loro </li></ul>
  32. 41. Le malattie rare sono difficile da studiare <ul><li>Spesso non ci sono modelli animali per gli studi sperimentali </li></ul><ul><li>I pazienti sono spesso sparsi in una grande area (l’Italia, l’Europa, il Mondo!) e dunque difficili da raggiungere </li></ul><ul><li>Ci vuole perciò più tempo e fatica per ottenere dei risultati, e di conseguenza per ottenere dei finanziamenti per la ricerca </li></ul>
  33. 42. Le malattie rare sono una sfida per la ricerca <ul><li>I ricercatori dunque sono attratti di più da malattie più facili da studiare </li></ul><ul><li>Eppure talvolta lo studio di malattie rare ha aiutato a capire meglio malattie molto comuni </li></ul><ul><li>E chi scopre la causa o il gene di una malattia rara, diventa famoso per sempre... </li></ul>
  34. 44. Nata nel 1983, NORD è stata la prima federazione delle associazioni di malattie rare Ha avuto un ruolo determinante nella approvazione della legge americana sui farmaci orfani Oggi riunisce centinaia di associazioni in America (ne ha recensite più di 2000!)
  35. 45. Mission Statement <ul><li>NORD is unique federation of voluntary health organizations dedicated to </li></ul><ul><ul><li>helping people with rare &quot;orphan&quot; diseases </li></ul></ul><ul><ul><li>assisting the organizations that serve them </li></ul></ul><ul><ul><li>working to the identification, treatment, and cure of rare disorders through programs of education, advocacy, research, and service </li></ul></ul>
  36. 47. EURORDIS è un’alleanza di associazioni di pazienti e di persone attive nel campo delle malattie rare E’ guidata dai pazienti ed è dedicata a migliorare la qualità della vita di tutte le persone affette da malattie rare in Europa. Fondata nel 1997, EURORDIS è sostenuta dai suoi membri e dall’Associazione Francese Distrofia Muscolare (AFM), dalla Commissione Europea, da fondazioni private e dall’industria sanitaria
  37. 48. EURORDIS <ul><li>Rappresenta </li></ul><ul><ul><li>340 ASSOCIAZIONI FEDERATE </li></ul></ul><ul><ul><li>38 PAESI ASSOCIATI </li></ul></ul><ul><ul><li>1200 MALATTIE RARE </li></ul></ul><ul><ul><li>30 MILIONI DI CITTADINI EUROPEI </li></ul></ul>
  38. 49. Aree prioritarie di lavoro <ul><li>Costruire la comunità: stabilire una rete di associazioni dei pazienti e sostenerle </li></ul><ul><li>La voce dei pazienti: sostegno e maggiore consapevolezza </li></ul><ul><li>Salute pubblica e politica sanitaria, sviluppo terapeutico e ricerca </li></ul><ul><li>Finanziamento e organizzazione </li></ul>
  39. 50. Sviluppo terapeutico e ricerca <ul><li>Contributo alla designazione di oltre 350 farmaci orfani (COMP) </li></ul><ul><li>Contributo alla trasparenza e alla qualità dell’informazione sui farmaci </li></ul><ul><li>Creazione di una rete europea di Centri Risorse Biologiche per le malattie rare (EuroBioBank) </li></ul><ul><li>Partecipazione al reperimento di fondi europei da destinare a progetti di ricerca sulle malattie rare </li></ul>
  40. 51. Incontri <ul><li>Accesso del paziente all’uso compassionevole </li></ul><ul><li>Metodologie alternative nelle sperimentazioni cliniche </li></ul><ul><li>Rapporti tra gli sponsor e le associazioni dei pazienti nelle sperimentazioni cliniche sulle malattie rare </li></ul>
  41. 52. <ul><li>UNIAMO Onlus - Federazione Italiana Malattie Rare - nasce nel 1999 grazie ad un gruppo di associazioni con lo scopo di creare un organismo di riferimento nazionale e di coordinamento delle associazioni locali di pazienti e familiari </li></ul><ul><li>Scopo essenziale di UNIAMO è difendere i diritti e migliorare la qualità di vita di tutte le persone affette da malattie rare </li></ul>
  42. 53. <ul><li>Progetto DADO MAGICO </li></ul><ul><ul><li>empowerment, formazione legislativa sanitaria-sociosanitaria e sociale </li></ul></ul><ul><li>Progetto FANTASIA </li></ul><ul><ul><li>dibattito e confronto scientifico sul tema delle malattie rare </li></ul></ul><ul><li>Progetto POLLICINO </li></ul><ul><li>Progetto CAPOIRA </li></ul>
  43. 54. Eppure, tuttavia...
  44. 55. Un piccolo sondaggio personale... <ul><li>Abbiamo contattato per email circa 100 associazioni di pazienti con malattie rare a cui abbiamo chiesto poche, semplici domande </li></ul>
  45. 56. <ul><li>1. La sua Associazione ha ufficialmente promosso progetti di ricerca di base ? </li></ul><ul><li>2. Se ha risposto SI, A. in collaborazione con istituti di ricerca accademici B. in collaborazione con industrie private C. Presso propri laboratori </li></ul><ul><li>3. La sua Associazione ha ufficialmente promosso progetti di ricerca clinica (studi epidemiologici, studi di patogenesi, interventi farmacologici, ecc) </li></ul><ul><li>4. Se ha risposto SI A. In collaborazione con istituti di ricerca accademici B. In collaborazione con industrie private 5. Se ha risposto NO alle domande 1 e 3, ritiene comunque che la sua Associazione potrebbe farlo in futuro se ne avesse l'opportunità? </li></ul>
  46. 57. <ul><li>Al questionario hanno risposto 20 assocazioni (20% del campione) </li></ul><ul><li>Nel 90% dei casi, le associazioni non hanno mai promosso direttamente ricerche sperimentali o cliniche </li></ul><ul><li>Le due associazione che hanno risposto positivamente avevano promosso la ricerca con istituzioni accademiche. </li></ul>
  47. 58. Alla domanda: ritiene comunque che la sua Associazione potrebbe farlo in futuro se ne avesse l'opportunità? Tutte hanno risposto: SI
  48. 59. Un’indagine molto più seria...
  49. 60. Risultati <ul><li>Sono state contattate </li></ul><ul><ul><li>147 associazioni, 58 hanno risposto (=40%) </li></ul></ul><ul><li>Ritengono che la ricerca non risponda a quesiti rilevanti per i pazienti </li></ul><ul><ul><li>44% </li></ul></ul><ul><li>Ritengono che la ricerca non abbia dato risultati rilevanti per i pazienti </li></ul><ul><ul><li>44% </li></ul></ul><ul><li>Ritengono che molte aree di ricerca siano da considerare “orfane” per la mancanza di interesse </li></ul><ul><ul><li>59% </li></ul></ul>
  50. 61. Aree orfane di ricerca, secondo le associazioni <ul><li>Aspetti psicosociali e assistenziali </li></ul><ul><li>Studi di epidemiologia e sui fattori di rischio </li></ul><ul><li>Terapia </li></ul>
  51. 62. Una conclusione interessante <ul><li>“ Tutte le associazioni sottolineano la necessità di essere più vicini al malato. I risultati dell’indagine smentiscono l’idea diffusa che i pazienti e loro associazioni richiedano soprattutto nuove terapie, in particolare farmaci, e in generale «tecnologia»: la maggior parte delle priorità di ricerca indicate riguarda aspetti pratici di gestione della malattia, fattori psicosociali ed emotivi.” </li></ul>
  52. 63. Siamo solo all’inizio di un modo nuovo di considerare la ricerca e c’è la possibilità di cominciare un percorso che coinvolga tutte le persone interessate
  53. 64. Se ci proiettiamo in una dimensione europea possiamo trarre vantaggio dall’esperienza di altri e fare più rapidamente la strada che sta davanti

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