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I quattro trendsLe risorseGli e-bookIl Web 2.0Gli spazi                   2
Parte primaLe risorse              3
La realtà di InternetInternet è un contenitore di informazioni da cui èimpossibile prescinderetuttavia, è proprio l’immens...
La soluzione per eccellenza?        qual è la chiave del suo successo?senza dubbio il suo famoso “algoritmo di ricerca”   ...
La ricerca con Googlecom’è noto, il criterio adottato da Google perdefinire il “ranking” di una paginaè basato sul grado d...
La ricerca con Googletuttavia ben presto si è capito che questo nonpoteva essere l’unico criterio impiegato da Googleper i...
L’algoritmo di ricerca di Googleil “punteggio” ottenuto da una risorsa in seguitoad una ricerca con Google è dato da:    u...
1. Utilizzo di parole chiaveparole chiave nel tag del titoloparole chiave nei tag degli headerparole chiave nel testo del ...
2. Importanza del dominiostoria della registrazioneetà del dominioimportanza dei link che puntano al dominiorilevanza del ...
3. Punteggio dei link in entrataetà dei linkqualità dei domini che mandano il linkqualità delle pagine che mandano il link...
4. Dati degli utentistoria della percentuale dei click effettuati sullapagina nei risultati dei motori di ricercatempo spe...
5. Qualità del contenutodati rilevati per le ricerche e le pagine più popolaridati forniti da valutatori interni di Google...
La ricerca con Googletutto bene, dunque?per le nostre ricerche possiamo affidarci con fiduciaalla potenza di calcolo di Go...
La ricerca con Googlesiamo proprio sicuri che con Google si ottenga tuttociò che è disponibile su Internet?siamo proprio s...
Google Booksprogetto (attivo fino a circa un mese fa...)per cui molti milioni di libri sono stati digitalizzati emessi a d...
Google ScholarGoogle Books si rivolge alle monografiementre la maggior parte dell’informazione scientificaè veicolata dai ...
Google ScholarGoogle Scholar infatti indicizza non solo librima anche articoli di riviste liberamente disponibiliin rete o...
I “competitors” di Googleper quanto raffinati, i criteri di ricerca di Google sonocomunque soggetti a numerose criticheogg...
Wolfram Alphaè un “motore computazionale di conoscenza”che interpreta le parole chiave inserite dall’utente epropone diret...
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http://www18.wolframalpha.com/input/?i=semiconductors                                                        22
Trovemotore di ricerca realizzato dalla National Library ofAustralia, http://trove.nla.gov.au/dà accesso a oltre 90 milion...
Troveil sito è suddiviso in otto grandi categorie:   libri, giornali, riviste, articoli   immagini e foto   giornali austr...
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Scientific Commonsprogetto dell’Università di St. Gallen (Svizzera)l’obiettivo è permettere l’accesso a pubblicazioniscien...
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Oltre i motori di ricercaGoogle e i suoi “derivati”, così come i nuovi motoridi ricerca, sono strumenti molto importanti p...
Problemi del webproblemi legati al linguaggio naturale:   polisemia (termini con più significati)   sinonimia (diversi ter...
Il web profondooltre al web “di superficie”, ossia quello visibile ericercabile attraverso i motori di ricercaesiste un “w...
Il web profondo1. il sito è protetto da password (ad esempio un   periodico elettronico non accessibile   gratuitamente)2....
Possibili soluzioni1) trovare una serie di criteri per “forzare” il web   profondo2) perfezionare la tecnologia e rendere ...
Possibili soluzionitutte queste possibilità sono state sviluppate neglianni più recentiin particolare, l’idea di migliorar...
I metadatisi tratta, com’è noto, di un criterio assai simile aquello della descrizione bibliograficama diversamente dalla ...
Un esempio di metadati                         37
Tipi di metadatiin realtà, esistono almeno tre categorie di metadati:1. metadati descrittivi: hanno il compito di facilita...
Metadati descrittivifra i molti set di metadati predisposti per ladescrizione delle risorse di Internetsi è imposto (in pa...
I quindici elementi del Dublin Core simple1. Title            Titolo della risorsa2. Subject          Parole chiave o term...
Una pagina XML con metadati                              ._   41
Web semanticoil termine “Semantic Web” è stato proposto per laprima volta nel 2001 da Tim Berners Leeda allora il termine ...
Web semanticoin tal modo saranno possibili ricerche molto piùevolute delle attualied altre operazioni specialistiche come ...
Web semanticocon il web semantico invece è possibile recuperaredocumenti esprimendo query complesse:  ad esempio, partendo...
Web semanticotale possibilità è radicalmente diversadall’interrogazione effettuata con un motore diricerca   attraverso il...
Problemi del web semanticoma quanto tempo e quanto denaro occorrono per“mappare” in questo modo tutto il web?“purtroppo mo...
Problemi del web semantico“l’estrazione delle descrizioni potrebbe infatti essereparzialmente automatizzata, partendo comu...
Parte seconda Gli e-book                48
Piccola bibliografia per immagini                                    49
Piccola bibliografia per immagini                                    50
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Piccola bibliografia per immagini                                    54
http://www.youtube.com/watch?v=gxzZtk0w1tk&feature=youtu.be                                                              55
Che cos’è un libro?un libro è un oggetto che, da almeno due millenni, èrimasto sostanzialmente immutato, identificandosi d...
La rivoluzione del codice                            57
La rivoluzione del codicepresenta caratteristiche così vantaggiose daassicurarne il successo rispetto alle precedenti form...
Il rotolo            59
Il codice            60
L’uso delle mani                   61
L’avvento della stampa                         62
Il libro a stampail libro a stampa è l’erede del manoscritto    di cui rafforza le caratteristiche (leggibilità,    compre...
Che cos’è un libro?sia l’oggetto fisico     sia il suo contenuto                                                64
Il libro come oggetto fisico              l’e-book                               65
L’e-book come contenuto                   e come oggettomonografie in formato digitale   e-book reader                    ...
L’e-book reader  vantaggi:     grande capacità di memoria, portabilità, connettività,     ipertestualità...  problemi tecn...
Libro a stampa vs. e-bookvisione “deterministica”    gli e-book possono anche non possedere tutte le    caratteristiche di...
L’e-book oggi                             sembra aver superato (dopo                             oltre 30 anni) le diffico...
L’e-book oggi/Kindledimensioni: 19,1 x 13,5 cm x1,8 cm di spessorepeso: 292 grschermo monocromatico da 6pollici, 600x800 r...
Una “killer application”?             tecnologia dell’inchiostro             elettronico (E-ink)             garantisce un...
Cosa leggere con Kindle?Amazon rende disponibili oltre 400.000 libri(prevalentemente in lingua inglese), ma anche quotidia...
La guerra degli e-bookmarzo 2009: la Sony stringe unaccordo con Google perdistribuire, attraverso i suoilettori di e-book,...
La guerra degli e-books27 gennaio 2010:   18,5 cm di larghezza e                   24,1 cm di altezzal’iPad (Apple)       ...
iPad vs. Kindle1) aspetti tecnici:    schermo multi-touch, già noto    a milioni di utenti di iPod e    iPhone    ma retro...
Non solo “reader”ma oltre a leggere monografie in formato digitale,a cosa può servire un “tablet” come l’iPad?scopriamolo ...
Una giornata con l’iPad                          77
Una giornata con l’iPad                          78
Una giornata con l’iPad                          79
Che cos’è un libro?       avvento tardivo ma assai       impetuoso degli e-book       (secondo Jeff Bezos, CEO della      ...
La “filiera” editoriale                          ←→                             81
Leggere con gli e-book/1          come cambiano le modalità di          lettura e le qualità percettuali          della le...
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E le biblioteche?         biblioteche accademiche:            ampio utilizzo di            monografie digitali         bib...
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Il digital lending    ↓→                         88
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Parte terzaIl Web 2.0              90
Web 2.0nel 2005 Tim O’Reilly e Dale Doughertyenunciano il concetto di Web 2.0lo stesso anno Tim O’Reilly pubblica l’artico...
Web 2.0tuttavia già negli anni precedenti sono comparsi unaserie di strumenti che contribuiranno notevolmenteallo sviluppo...
Web 2.0come si può intuire, l’idea trainante del Web 2.0 èquella di condivisione, di partecipazionee ciò è agevolato dalle...
Caratteristiche del Web 2.0“intelligenza collettiva” (possibilità di confronto e dielaborazione che derivano da un numero ...
Library 2.0termine coniato nel 2005 da Michael Casey peresprimere l’applicazione e l’uso del Web 2.0 inbibliotecaLibrary 2...
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La biblioteca come conversazioneil documento si basa sull’assunto secondo cui “laconoscenza si crea tramite la conversazio...
La biblioteca come conversazioneanalisi sviluppata alla luce della “teoria dellaconversazione” del cibernetico e psicologo...
La teoria della conversazioneattraverso una serie di “interazioni ricorsive”chiamate “conversazioni”queste differenze si r...
La teoria della conversazione                                100
La biblioteca come conversazionein base a ciò, gli autori del documento sulle Retipartecipative scrivono:   “La gente conv...
La biblioteca come conversazioneconclusione quanto meno discutibiledifatti, non è così assiomatico che i libri e gli altri...
La biblioteca come conversazionela teoria della conversazione di Pask sembra insommaridursi a un quotidiano “scambio comun...
La biblioteca come conversazioneè una conclusione che non solo riduce di molto laportata della teoria di Paskma sminuisce ...
Il Web 2.0 in biblioteca• una volta fatte queste osservazioni, possiamo  esaminare i vantaggi del Web 2.0 nelle bibliotech...
Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni1. blogi blog sono uno dei principali strumenti che hannodeterminato il successo del W...
Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni2. microbloggingil più noto servizio dimicroblogging è Twitterconsente l’invio e laric...
Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni3. servizi di social bookmarking e social referencingpiattaforme che permettono di con...
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Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni4. Facebookmolte biblioteche hanno una pagina su Facebookalcune di esse, soprattutto i...
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Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni5. social opac: cataloghi integrati e “partecipativi”   inserimento delle copertine de...
Parte quarta Gli spazi               116
La biblioteca come luogodibattito sulla dimensione fisica delle biblioteche   la biblioteca come luogodopo il tumultuoso a...
L’idea di third placeRay Oldenburg (metà anni Ottanta)un third place è ogni ambiente sociale diverso dallacasa e dal lavor...
La biblioteca pubblica come third placedimensione sociale dellapublic library:  espressione di una  comunità locale  luogo...
Gli Idea Storeoggi questa visione sembra essere incarnata dagli IdeaStorenuova concezione della biblioteca pubblicavolta a...
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Gli Idea Storele biblioteche pubbliche insomma dovrebbero esserecollocate in contesti che garantiscono un’offerta piùampia...
Gli Idea Storequeste analisi hanno portato alla realizzazione di unaserie di Idea Stores in luoghi ritenuti idoneicon l’ob...
Gli Idea Store come luogo terzoma quello che più è interessante è che  gli Idea Stores si propongono come luoghi dove  le ...
Gli Idea Store come luogo terzo                                  125
Whitechapel Idea Store   126
Whitechapel Idea Store“si configura come una biblioteca territoriale, uncentro di formazione, ricerca e scambio sociale ec...
Whitechapel Idea Store“il Whitechapel Idea Store èanche uno spazio sociale e diincontroin cui è rappresentata lamolteplici...
La biblioteca accademicase è plausibile che la biblioteca pubblica venga aconfigurarsi come un luogo terzoè possibile cons...
La biblioteca accademicail 16 novembre 2001: Scott Carlson, The desertedlibraryfa sua la preoccupazione dei bibliotecari p...
La biblioteca accademica1. richiesta (finora trascurata) di spazi comuni, di   maggiore “socialità” che viene dagli utenti...
Rapporto spazi/apprendimentobuilt pedagogy (Torin Monahan)“rappresentazione architettonica delle filosofieeducative”   la ...
La biblioteca accademicanon solo una compagine volta ad erogare serviziinformativima un luogo in cui si concentrano le esi...
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L’Information Commonsuna risposta sembra venire dagli InformationCommons“commons”: risorsa di uso o possesso comune, cheè ...
L’Information Commonsstretta integrazione tra le funzioni bibliotecarie e leattività di apprendimento“spazio concettuale, ...
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L’Information Commonsstraordinario successo dovuto alla capacità disoddisfare le esigenze degli utentivolte alla richiesta...
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L’Information Commonsle biblioteche accrescono il proprio appealcontinuum nell’erogazione dei servizi:   le tradizionali a...
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ENTRY        150
NEWSPAPER LOUNGE            151
CAFE       152
PRINT AREA             153
LAPTOP BENCH               154
EXPRESSTERMINALS            155
L’Information Commonsrisposta alle istanze di socialità degli utenti:   nuova concezione degli spazi   presenza di arredam...
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Quattro trends per le biblioteche nel web 2000

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Michele Santoro
Quattro trends per le biblioteche nel web 2000
Potenza, 28 aprile 2011

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Quattro trends per le biblioteche nel web 2000

  1. 1. Università della Basilicata – Biblioteca Interdipartimentale di Ateneo Potenza, 28 aprile 2011 Michele Santoro Quattro trends per le biblioteche nel web 2000Michele SantoroCoordinamento delle biblioteche dell’Area Scientifico-tecnicaUniversità di Bolognae-mail: michele.santoro@unibo.it 1
  2. 2. I quattro trendsLe risorseGli e-bookIl Web 2.0Gli spazi 2
  3. 3. Parte primaLe risorse 3
  4. 4. La realtà di InternetInternet è un contenitore di informazioni da cui èimpossibile prescinderetuttavia, è proprio l’immensa mole di informazionidisponibili in rete che provoca i problemi maggiori information overload data deluge 4
  5. 5. La soluzione per eccellenza? qual è la chiave del suo successo?senza dubbio il suo famoso “algoritmo di ricerca” 5
  6. 6. La ricerca con Googlecom’è noto, il criterio adottato da Google perdefinire il “ranking” di una paginaè basato sul grado di “popolarità” della paginastessaossia sul numero di legami (links) che essa riceveda parte di altre pagine più una pagina è linkata, più è conosciuta e quindi (si suppone), più è importante e utile 6
  7. 7. La ricerca con Googletuttavia ben presto si è capito che questo nonpoteva essere l’unico criterio impiegato da Googleper indicizzare le pagine webe offrirle all’utente in un preciso ordine diimportanza così sono stati individuati gli elementi che compongono il famoso (anche se tuttora “segreto”) algoritmo di ricerca di Google in base a queste analisi si è quindi compreso che 7
  8. 8. L’algoritmo di ricerca di Googleil “punteggio” ottenuto da una risorsa in seguitoad una ricerca con Google è dato da: utilizzo delle parole chiave (0.3) + importanza del dominio (0.25) + link in ingresso (0.25) + dati degli utenti (0.1) + qualità del contenuto (0.1) + altre variabili (spinte manuali; penalizzazioni automatiche e manuali, etc.) 8
  9. 9. 1. Utilizzo di parole chiaveparole chiave nel tag del titoloparole chiave nei tag degli headerparole chiave nel testo del documentoparole chiave nei link interni che puntano allapaginaparole chiave nel nome di dominio e/onell’indirizzo della pagina (URL) 9
  10. 10. 2. Importanza del dominiostoria della registrazioneetà del dominioimportanza dei link che puntano al dominiorilevanza del dominio sull’argomento basata suilink in entrata ed in uscitautilizzo storico e reattività dei link verso il dominio 10
  11. 11. 3. Punteggio dei link in entrataetà dei linkqualità dei domini che mandano il linkqualità delle pagine che mandano il linktesto dei linkvalutazione della quantità e del peso dei linkrilevanza sull’argomento delle pagine e dei siti chemandano i link 11
  12. 12. 4. Dati degli utentistoria della percentuale dei click effettuati sullapagina nei risultati dei motori di ricercatempo speso dagli utenti sulla paginanumero di ricerche per URL o per nome deldominiostoria delle visite e degli utilizzi dell’URL o delnome del dominio, da parte degli utenti, cheGoogle può monitorare 12
  13. 13. 5. Qualità del contenutodati rilevati per le ricerche e le pagine più popolaridati forniti da valutatori interni di Googlealgoritmi automatizzati per valutare il testo (qualità,leggibilità, etc.) ._ 13
  14. 14. La ricerca con Googletutto bene, dunque?per le nostre ricerche possiamo affidarci con fiduciaalla potenza di calcolo di Google ed alla razionalitàdel suo algoritmo?non esattamente...proviamo a porci qualche domanda: 14
  15. 15. La ricerca con Googlesiamo proprio sicuri che con Google si ottenga tuttociò che è disponibile su Internet?siamo proprio sicuri che ciò che troviamo conGoogle su un certo argomento sia davvero tutto ciòche esiste su quell’argomento?siamo proprio sicuri che le soluzioni offerte daGoogle siano autorevoli, cioè adeguate ai fini di unaseria ricerca bibliotecaria? lo stesso Google ha compreso la necessità di strumenti di ricerca più specifici dando vita a Google Books e Google Scholar 15
  16. 16. Google Booksprogetto (attivo fino a circa un mese fa...)per cui molti milioni di libri sono stati digitalizzati emessi a disposizione gratuitamentefonte ricchissima e utilissima a fini scientifici la ricerca avviene per parola chiave ma, il più delle volte, non è possibile né la stampa né il downloading delle paginehttp://books.google.it/ 16
  17. 17. Google ScholarGoogle Books si rivolge alle monografiementre la maggior parte dell’informazione scientificaè veicolata dai periodiciper questo Google ha creato Google Scholar, unmotore di ricerca specifico che esplora le diversetipologie di letteratura scientifica 17
  18. 18. Google ScholarGoogle Scholar infatti indicizza non solo librima anche articoli di riviste liberamente disponibiliin rete o concessi a Google da autori o editorialtri articoli sono invece accessibili sulla base dideterminati requisiti 18
  19. 19. I “competitors” di Googleper quanto raffinati, i criteri di ricerca di Google sonocomunque soggetti a numerose criticheoggi sono comparsi nuovi strumenti che si presentanocome più “intelligenti” e semanticamente affidabili fra questi, segnaliamo il motore di ricerca “computazionale” Wolphram Alpha il nuovissimo sistema Trove, elaborato dalla National Library of Australia il motore di ricerca per risorse accademiche Scientific Commons 19
  20. 20. Wolfram Alphaè un “motore computazionale di conoscenza”che interpreta le parole chiave inserite dall’utente epropone direttamente una risposta, invece che offrireuna lista di collegamenti ad altri siti webè un software molto sofisticato, che elabora deiprecisi input sia in linguaggio matematico chein linguaggio naturale, fornendo una rispostadettagliata alla domandail modo in cui si pone la domanda dunque puòinfluenzare l’efficacia della risposta 20
  21. 21. 21
  22. 22. http://www18.wolframalpha.com/input/?i=semiconductors 22
  23. 23. Trovemotore di ricerca realizzato dalla National Library ofAustralia, http://trove.nla.gov.au/dà accesso a oltre 90 milioni di documenti inizialmente i dati provenivano solo da fonti australiane poi sono state incluse numerose fonti “esterne”a differenza di Google, che fornisce un elenco di sitiweb a seconda della rilevanzaTrove visualizza i link ai documenti individuati 23
  24. 24. Troveil sito è suddiviso in otto grandi categorie: libri, giornali, riviste, articoli immagini e foto giornali australiani (1803 - 1954) diari, lettere, archivi mappe musica, suoni e video siti web archiviati dal 1996 a oggi persone e organizzazionila ricerca può essere effettuata: in modalità separata, all’interno di ogni categoria o in modalità “globale”, e successivamente filtrata (ad esempio per articolo, libro, rivista…) 24
  25. 25. 25
  26. 26. 26
  27. 27. Scientific Commonsprogetto dell’Università di St. Gallen (Svizzera)l’obiettivo è permettere l’accesso a pubblicazioniscientifiche gratuite distribuite dalle università e daicentri di ricerca di tutto il mondoindicizza circa 10 milioni di pubblicazionigrazie al motore di ricerca, che rende facile lanavigazione all’interno dell’enorme databaseè possibile trovare informazioni e link allepubblicazioni su qualsiasi argomento scientifico 27
  28. 28. 28
  29. 29. 29
  30. 30. Oltre i motori di ricercaGoogle e i suoi “derivati”, così come i nuovi motoridi ricerca, sono strumenti molto importanti per ilreperimento dell’informazione essi infatti rendono disponibile un patrimonio conoscitivo enorme ma… la ricerca sul web continua ad essere ancora problematica 30
  31. 31. Problemi del webproblemi legati al linguaggio naturale: polisemia (termini con più significati) sinonimia (diversi termini con lo stesso significato)integrazione di informazioni provenienti da più fontiassenza di “macchine intelligenti”cioè in grado di comprendere le informazionistrutturate in maniera differente e di “ragionarcisopra” 31
  32. 32. Il web profondooltre al web “di superficie”, ossia quello visibile ericercabile attraverso i motori di ricercaesiste un “web profondo”, che risulterebbe esseremolto più grande (da 400 a 550 volte) rispetto aquello di superficie deep web: parte del web che non è accessibile ai motori di ricerca per due motivi principali: 32
  33. 33. Il web profondo1. il sito è protetto da password (ad esempio un periodico elettronico non accessibile gratuitamente)2. il contenuto informativo del sito è raggiungibile solo attraverso una ricerca interattiva in una base di dati (esempio tipico: gli opac!) studi recenti affermano che il web profondo è il più consultato (ha il 50% del traffico in più) cresce più velocemente ed è di qualità più elevata 33
  34. 34. Possibili soluzioni1) trovare una serie di criteri per “forzare” il web profondo2) perfezionare la tecnologia e rendere le macchine più intelligenti3) migliorare gli algoritmi di ricerca dei motori4) accrescere la “significatività” delle parole utilizzate per le ricerche 34
  35. 35. Possibili soluzionitutte queste possibilità sono state sviluppate neglianni più recentiin particolare, l’idea di migliorare i criteri direcupero per termini significativi ha trovato unasua realizzazione attraverso l’impiego dei metadatiche permettono di descrivere le risorse elettroniche,i testi e i documenti multimedialirendendo meno caotico l’ambiente digitalee consentendo un più efficace recuperodell’informazione ricercata 35
  36. 36. I metadatisi tratta, com’è noto, di un criterio assai simile aquello della descrizione bibliograficama diversamente dalla catalogazione tradizionaleche dà vita a prodotti “esterni” ai documenti descritti(e cioè schede catalografiche o record bibliografici)i metadati sono inclusi nella stessa risorsa chedescrivono 36
  37. 37. Un esempio di metadati 37
  38. 38. Tipi di metadatiin realtà, esistono almeno tre categorie di metadati:1. metadati descrittivi: hanno il compito di facilitare l’identificazione e l’accesso alla risorsa2. metadati amministrativi: volti a supportare la gestione della risorsa attraverso la presenza di informazioni appropriate, ad es. la definizione del formato dei file, il riconoscimento dei diritti, etc.3. metadati strutturali: diretti a fornire specifiche informazioni sulla composizione e l’organizzazione delle risorse digitali 38
  39. 39. Metadati descrittivifra i molti set di metadati predisposti per ladescrizione delle risorse di Internetsi è imposto (in particolare nel mondo bibliotecario)il modello Dublin Coresviluppato a partire dal Metadata Workshop delmarzo 1995 tenutosi presso la sede dell’OCLC aDublin (Ohio)e sponsorizzato da Online Computer Library Center(OCLC) e dal National Center for SupercomputingApplications (NCSA) 39
  40. 40. I quindici elementi del Dublin Core simple1. Title Titolo della risorsa2. Subject Parole chiave o termini tratti da un vocabolario controllato3. Description Descrizione o abstract4. Creator Persona o organizzazione primariamente responsabile del contenuto intellettuale della risorsa5. Publisher Editore6. Contributor Autore di ulteriore contributo al contenuto intellettuale della risorsa7. Date Data associata con la creazione o la disponibilità della risorsa8. Type Genere della risorsa (home page, articolo, tesi, data set, etc.)9. Format Normalmente di tipo MIME (ad es. text/html)10. Identifier URL, DOI, ISBN, ISSN, URN o altro identificatore11. Source Risorsa da cui deriva la risorsa descritta12. Language Lingua della risorsa13. Relation Identificatore di una seconda risorsa e sue relazioni con la risorsa descritta14. Coverage Caratteristiche spazio-temporali della risorsa15. Rights Condizioni di copyright della risorsa 40
  41. 41. Una pagina XML con metadati ._ 41
  42. 42. Web semanticoil termine “Semantic Web” è stato proposto per laprima volta nel 2001 da Tim Berners Leeda allora il termine è stato associato all’idea di unweb nel quale agiscano “agenti intelligenti”ossia applicazioni in grado di comprendere ilsignificato dei documenti presenti sulla rete quindi guidare l’utente direttamente verso l’informazione ricercata o sostituirsi a lui nello svolgimento di alcune operazioni 42
  43. 43. Web semanticoin tal modo saranno possibili ricerche molto piùevolute delle attualied altre operazioni specialistiche come lacostruzione di reti di relazioni e connessioni tradocumentisecondo logiche più elaborate rispetto a quellabasata sui semplici link ipertestualidifatti, è vero che il web è un insieme di testicollegati tra loroma questi collegamenti sono “deboli”, nel senso chesono troppo generici e vaghi 43
  44. 44. Web semanticocon il web semantico invece è possibile recuperaredocumenti esprimendo query complesse: ad esempio, partendo da concetti semplici, si può raffinare la ricerca esprimendo vere e proprie asserzioni composte da un soggetto, un predicato e un oggetto si può quindi fare una richiesta del tipo: aziende (soggetto) che hanno come servizio (predicato) la fornitura di scarpe (oggetto) 44
  45. 45. Web semanticotale possibilità è radicalmente diversadall’interrogazione effettuata con un motore diricerca attraverso il quale si possono indicare i tre concetti di azienda, di servizio e di scarpe ma non si può esprimere in nessun modo il legame esistente fra essi e da ciò derivano tutte le imprecisioni tipiche dei motori di ricerca 45
  46. 46. Problemi del web semanticoma quanto tempo e quanto denaro occorrono per“mappare” in questo modo tutto il web?“purtroppo molte delle persone coinvolte in questoprogetto tendono a sottovalutare l’estremadifficoltà insita nella creazione e manutenzionedegli opportuni metadati, sia che essa vengaeffettuata da umani sia che venga realizzata dacomputer” (Metitieri-Ridi) 46
  47. 47. Problemi del web semantico“l’estrazione delle descrizioni potrebbe infatti essereparzialmente automatizzata, partendo comunque dalleinformazioni inserite dagli autori stessi nelle paginescritte in XML, ma risulterebbe poco accurata,oppure potrebbe essere completamente manuale, daparte di catalogatori esperti, ma con costi (fino a 50euro per record) e tempi che rendono impossibilepensare a qualcosa di più di progetti limitati eriguardanti biblioteche e musei o enti accademici e diricerca” (Metitieri-Ridi)._ ._ 47
  48. 48. Parte seconda Gli e-book 48
  49. 49. Piccola bibliografia per immagini 49
  50. 50. Piccola bibliografia per immagini 50
  51. 51. Piccola bibliografia per immagini 51
  52. 52. Piccola bibliografia per immagini 52
  53. 53. Piccola bibliografia per immagini 53
  54. 54. Piccola bibliografia per immagini 54
  55. 55. http://www.youtube.com/watch?v=gxzZtk0w1tk&feature=youtu.be 55
  56. 56. Che cos’è un libro?un libro è un oggetto che, da almeno due millenni, èrimasto sostanzialmente immutato, identificandosi difatto con le forme del codice manoscritto 56
  57. 57. La rivoluzione del codice 57
  58. 58. La rivoluzione del codicepresenta caratteristiche così vantaggiose daassicurarne il successo rispetto alle precedenti formedi trasmissione delle conoscenze (G. Cavallo): “capienza e tipologia delle pagine del codice” possibilità di “collocare una quantità di testo assai più estesa di quella che può contenere un rotolo” capacità di “riunire in un unico libro- contentenitore una serie di unità testuali organiche”, dando vita a “un mutamento profondo nella nozione sia di libro sia di lettura” 58
  59. 59. Il rotolo 59
  60. 60. Il codice 60
  61. 61. L’uso delle mani 61
  62. 62. L’avvento della stampa 62
  63. 63. Il libro a stampail libro a stampa è l’erede del manoscritto di cui rafforza le caratteristiche (leggibilità, comprensibilità, capacità di memorizzazione, maneggevolezza, trasportabilità) con in più il fondamentale requisito della riproducibilità in serie dei testiil libro è un prodotto ergonomicamente perfetto perché è in grado di realizzare la miglior integrazione possibile con le persone e l’ambiente e quindi di garantire il maggior rendimento possibile nel suo utilizzo 63
  64. 64. Che cos’è un libro?sia l’oggetto fisico sia il suo contenuto 64
  65. 65. Il libro come oggetto fisico l’e-book 65
  66. 66. L’e-book come contenuto e come oggettomonografie in formato digitale e-book reader 66
  67. 67. L’e-book reader vantaggi: grande capacità di memoria, portabilità, connettività, ipertestualità... problemi tecnici: insufficiente grado di risoluzione degli schermi, retroilluminazione… problemi legati alle strategie di commercializzazione: utilizzo di hardware e software proprietari volti a decodificare in modo esclusivo documenti presenti in forma protetta sulla rete→ una lunga gestazione… 67
  68. 68. Libro a stampa vs. e-bookvisione “deterministica” gli e-book possono anche non possedere tutte le caratteristiche di leggibilità che hanno fatto il successo del libro cartaceo ma la tecnologia ha comunque in sé i requisiti per superare ogni difficoltà visione “nostalgica” “il libro è come la ruota. Una volta inventato, non si può fare di più” (Umberto Eco)“rassicurante ecumenismo” anche se l’e-book finisse per imporsi, non sostituirà mai il libro cartaceo ma si affiancherà ad esso 68
  69. 69. L’e-book oggi sembra aver superato (dopo oltre 30 anni) le difficoltà di lettura da schermo dà la possibilità di scaricare migliaia di libri da Internet presenta requisiti di duttilità e amichevolezza analoghi a quelli che hanno determinato il successo dei telefoni cellulariKindle (Amazon.com) 69
  70. 70. L’e-book oggi/Kindledimensioni: 19,1 x 13,5 cm x1,8 cm di spessorepeso: 292 grschermo monocromatico da 6pollici, 600x800 ris. a 167 ppicapacità di memoria: 2 Gigatotali, di cui 1,4 disponibili perl’utente (=1.500 volumi)autonomia: da 4 giorni a 2settimanecosto: 189 $a oggi venduti 11 milioni diesemplari (41,5% del comparto) 70
  71. 71. Una “killer application”? tecnologia dell’inchiostro elettronico (E-ink) garantisce un’alta leggibilità del tutto analoga a quella della stampa su carta: lo schermo non è retroilluminato si legge ottimamente da tutte le angolazioni non affatica la vista 71
  72. 72. Cosa leggere con Kindle?Amazon rende disponibili oltre 400.000 libri(prevalentemente in lingua inglese), ma anche quotidiani eriviste internazionali, blog, etc. ↓ ← 72
  73. 73. La guerra degli e-bookmarzo 2009: la Sony stringe unaccordo con Google perdistribuire, attraverso i suoilettori di e-book, oltre mezzomilione di volumi dei circa settemilioni presenti su GoogleBookstesti liberi da copyright,pubblicati prima del 1923, chepossono essere letti in formatoePub, un formato elettronicoaperto 73
  74. 74. La guerra degli e-books27 gennaio 2010: 18,5 cm di larghezza e 24,1 cm di altezzal’iPad (Apple) peso: 601 grammi schermo a colori multi- touch da 9,7 pollici costo: 499 $ obiettivo: creare una “terza via” dell’informatica a metà fra i computer portatili e i telefoni cellulari evoluti 74
  75. 75. iPad vs. Kindle1) aspetti tecnici: schermo multi-touch, già noto a milioni di utenti di iPod e iPhone ma retroilluminato…2) strategie commerciali: una volta uscito l’iPad, molti editori hanno abbandonato lo store di Amazon forti perdite in borsa per Amazon, che ora cerca soluzioni alternative 75
  76. 76. Non solo “reader”ma oltre a leggere monografie in formato digitale,a cosa può servire un “tablet” come l’iPad?scopriamolo seguendo la giornata di Luca, 40anni, architetto che usa un tablet durante tutta lagiornata, a casa come al lavoroil tablet può infatti sostituire il pc portatile intantissime occasionioffrendo un’alternativa più leggera e praticaanche se ugualmente versatile 76
  77. 77. Una giornata con l’iPad 77
  78. 78. Una giornata con l’iPad 78
  79. 79. Una giornata con l’iPad 79
  80. 80. Che cos’è un libro? avvento tardivo ma assai impetuoso degli e-book (secondo Jeff Bezos, CEO della Amazon, nel 2010 le vendite di libri digitali del proprio store hanno superato quelle dei libri in formato cartaceo) siamo di fronte alla svolta così tanto attesa e temuta? quali conseguenze comporta dal punto di vista psicologico, culturale, economico, sociale? quali impatti avrà sulla “filiera” editoriale? 80
  81. 81. La “filiera” editoriale ←→ 81
  82. 82. Leggere con gli e-book/1 come cambiano le modalità di lettura e le qualità percettuali della lettura stessa? l’e-book va incontro ai bisogni delle nuove generazioni di lettori/utenti della rete? skimming: scorrimento “orizzontale” di una grande quantità di risorse e non più consultazione approfondita (“verticale”) di poche risorse importanti 82
  83. 83. Leggere con gli e-book/2l’e-book è in grado disoddisfare le esigenze deilettori più esperti econsapevoli? lettore “polilogico” ossia quel lettore che, anche grazie alla rete, persegue molteplici strategie cognitive di comprensione e di approccio alla conoscenza 83
  84. 84. E le biblioteche? biblioteche accademiche: ampio utilizzo di monografie digitali biblioteche pubbliche: interesse anche per gli e- book reader acquistati e dati in prestito agli utenti (con esiti alterni) di recente si sta affermando il prestito di libri in formato digitale 84
  85. 85. 85
  86. 86. 86
  87. 87. 87
  88. 88. Il digital lending ↓→ 88
  89. 89. Il digital lending ._ . 89 ._
  90. 90. Parte terzaIl Web 2.0 90
  91. 91. Web 2.0nel 2005 Tim O’Reilly e Dale Doughertyenunciano il concetto di Web 2.0lo stesso anno Tim O’Reilly pubblica l’articoloWhat is Web 2.0 (trad. it.http://www.bitmama.it/articles/14-Cos-Web-2-0)(su questi argomenti cfr. Rossana Morriello, Web2.0: la rivoluzione siamo noi, “Biblioteche oggi”,28, aprile 2010). 91
  92. 92. Web 2.0tuttavia già negli anni precedenti sono comparsi unaserie di strumenti che contribuiranno notevolmenteallo sviluppo del Web 2.0: 1998: nascono Google; Intermix (che poi diventerà MySpace); Open Diary (la prima piattaforma gratuita per i blog) 2000: nasce Napster, piattaforma per lo scambio “peer-to-peer” di file musicali, chiusa nel 2001 2001-2003: nascono Wikipedia; Rize (il primo social network); Skype; Del.icio.us; Flickr 2004: nasce Facebook 92
  93. 93. Web 2.0come si può intuire, l’idea trainante del Web 2.0 èquella di condivisione, di partecipazionee ciò è agevolato dalle tecnologie: il web diventa una “piattaforma” di gestione le risorse cioè vengono utilizzate direttamente su una piattaforma web, e non sono più legate al computer sul quale opera l’utente la parte tecnologica non è gestita dall’utente, che deve solo inserire i contenuti (modalità cloud- computing) 93
  94. 94. Caratteristiche del Web 2.0“intelligenza collettiva” (possibilità di confronto e dielaborazione che derivano da un numero così vastodi persone)possibilità per chiunque di creare contenuti e dirielaborare i contenuti altrui (i contenuti sono “usergenerated”)presenza di piattaforme, servizi e strumenti gratuiti,semplici e amichevolidiffusione di una cultura “aperta”: open source, openapplications, open data, open content... 94
  95. 95. Library 2.0termine coniato nel 2005 da Michael Casey peresprimere l’applicazione e l’uso del Web 2.0 inbibliotecaLibrary 2.0: siamo di fronte, come vogliono alcuni,ad un cambiamento epocale, a una vera e propriacesura con il passato?iniziale periodo di entusiasmo per la possibile svoltaapportata dalle tecnologie del Web 2.0il principale documento teorico sulla Library 2.0 èLe reti partecipative: la biblioteca comeconversazione 95
  96. 96. 96
  97. 97. La biblioteca come conversazioneil documento si basa sull’assunto secondo cui “laconoscenza si crea tramite la conversazione”: poiché “le biblioteche sono nel business della conversazione” esse sono profondamente coinvolte nei processi di diffusione e trasferimento di conoscenza 97
  98. 98. La biblioteca come conversazioneanalisi sviluppata alla luce della “teoria dellaconversazione” del cibernetico e psicologo ingleseGordon Paskche elabora un modello per spiegare la “costruzione diconoscenza” knowingesso descrive le interazioni fra due o più “sistemicognitivi”: questi intraprendono un dialogo su un determinato concetto per cui diventa possibile individuare le differenze sul modo in cui ciascun sistema “comprende” tale concetto 98
  99. 99. La teoria della conversazioneattraverso una serie di “interazioni ricorsive”chiamate “conversazioni”queste differenze si riducono fino a trovare un“accordo su una comprensione”un “residuo” di questa interazione entra a far parte diuna “raccolta pubblicamente disponibile diconoscenza”che può dar vita a importanti applicazioni quali retisemantiche e altre forme di rappresentazione dellaconoscenza 99
  100. 100. La teoria della conversazione 100
  101. 101. La biblioteca come conversazionein base a ciò, gli autori del documento sulle Retipartecipative scrivono: “La gente conversa, le organizzazioni conversano, gli stati conversano, le società conversano. Il risultato di queste conversazioni […] sono libri, video, ed artefatti che documentano, espandono o risultano dalle conversazioni” 101
  102. 102. La biblioteca come conversazioneconclusione quanto meno discutibiledifatti, non è così assiomatico che i libri e gli altrimateriali documentari siano necessariamente prodottidi conversazioni ad es., secondo la teoria del Mondo 3 di Popper, i libri e gli altri artefatti sono “contenuti oggettivi”, “oggetti possibili del pensiero”, veri e propri contenitori di conoscenza in senso oggettivo e dunque in grado di esistere anche indipendentemente da conversazioni o analoghe fenomenologie interattive 102
  103. 103. La biblioteca come conversazionela teoria della conversazione di Pask sembra insommaridursi a un quotidiano “scambio comunicativo” più omeno basato sugli artefattia cui la biblioteca parteciperebbe creando un“ambiente informativo ottimale”difatti, affermano gli autori, “concentrarsi sulleconversazioni potrebbe mettere la comunitàbibliotecaria nelle condizioni di identificare meglio leconversazioni ‘importanti’ e dimostrare, attraverso leproprie funzioni, i contributi diretti a questeconversazioni” 103
  104. 104. La biblioteca come conversazioneè una conclusione che non solo riduce di molto laportata della teoria di Paskma sminuisce - relegandolo a una mera possibilità -il ruolo delle bibliotecheda sempre rivolto alla individuazione (attraverso leacquisizioni e la gestione delle raccolte), allaelaborazione (tramite la catalogazione el’indicizzazione) ed alla diffusione (mediante laconsultazione, il prestito e il reference) delleconoscenze 104
  105. 105. Il Web 2.0 in biblioteca• una volta fatte queste osservazioni, possiamo esaminare i vantaggi del Web 2.0 nelle biblioteche: a) il Web 2.0 trova la sua migliore applicazione nei servizi rivolti direttamente agli utenti b) dà vita a nuove modalità, più semplici e amichevoli, attraverso cui gli utenti possono entrare in relazione con la biblioteca e i suoi servizi c) crea un nuovo modo di comunicare e di condividere le informazioni bibliografiche d) favorisce un coinvolgimento diretto degli utenti attraverso i social media 105
  106. 106. Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni1. blogi blog sono uno dei principali strumenti che hannodeterminato il successo del Web 2.0nell’ambito delle biblioteche, essi offrono agli utentila possibilità di comunicare con i bibliotecaried esprimere direttamente le proprie esigenze edopinionicfr. Juliana Mazzocchi, Blog di biblioteche italiane:repertorio di blog di biblioteche italiane rivoltiall’utenza, http://www.burioni.it/forum/mazzoc-blog.htm 106
  107. 107. Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni2. microbloggingil più noto servizio dimicroblogging è Twitterconsente l’invio e laricezione di messaggi(anche tramite cellulare)non più lunghi di 140caratterimolto usato nellebiblioteche anglo-americane 107
  108. 108. Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni3. servizi di social bookmarking e social referencingpiattaforme che permettono di condividerebookmark, pagine web o riferimenti bibliograficimolto utili in biblioteca per completare una ricercatra i servizi di social bookmarking il più conosciuto èDelicious, mentre fra i siti di social referencing i piùimportanti sono Connotea e CiteULikecfr. Barbara Fiorentini, Il Social bookmarking nelservizio di reference,http://spbo.unibo.it/bibliotime/num-xi-1/fiorenti.htm 108
  109. 109. 109
  110. 110. ↓ 110
  111. 111. Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni4. Facebookmolte biblioteche hanno una pagina su Facebookalcune di esse, soprattutto in area anglosassone, danno lapossibilità di accedere al catalogo, alle banche dati e alleraccolte di periodici elettronicie di comunicare tramite chat con il bibliotecarioil quale in tal modo potrà fornire un efficace servizio direferencecfr. Maria Cassella, Comunicare con gli utenti:Facebook nella biblioteca accademica, “B.O.”, 6, 2010 111
  112. 112. 112
  113. 113. 113
  114. 114. 114
  115. 115. Web 2.0 in biblioteca - Applicazioni5. social opac: cataloghi integrati e “partecipativi” inserimento delle copertine dei libri possibilità per gli utenti di aggiungere commenti e tag suggerimenti per gli utenti (“se ti piace questo documento forse ti interessa anche…”) segnalazioni delle novità possibilità di condividere fra più utenti le informazioni bibliografiche cfr. A. Marchitelli – T. Piazzini, OPAC, SOPAC e social networking: cataloghi di biblioteca 2.0?, http://www.bibliotecheoggi.it/2008/20080208201.pdf 115
  116. 116. Parte quarta Gli spazi 116
  117. 117. La biblioteca come luogodibattito sulla dimensione fisica delle biblioteche la biblioteca come luogodopo il tumultuoso avvento del digitaletema sviluppato sia da un punto di vistaarchitettonico che sociologico e culturaleed esteso a diverse tipologie bibliotecariema uno degli aspetti più interessantisembra essere legato al solo ambito della bibliotecapubblica: la biblioteca come “luogo terzo” 117
  118. 118. L’idea di third placeRay Oldenburg (metà anni Ottanta)un third place è ogni ambiente sociale diverso dallacasa e dal lavoroambienti confortevoli, accoglienti, accessibilidove è possibile socializzare e incontrare persone coninteressi analoghi ai propriluoghi di svago ma anche di discussione intellettuale edi costruzione di nuovi idealichi li frequenta prova sentimenti di forte attaccamentoverso di essi 118
  119. 119. La biblioteca pubblica come third placedimensione sociale dellapublic library: espressione di una comunità locale luogo di condivisione di eventi, pratiche ed esperienze e non solo centro di distribuzione di documenti 119
  120. 120. Gli Idea Storeoggi questa visione sembra essere incarnata dagli IdeaStorenuova concezione della biblioteca pubblicavolta a sostituire l’immagine tradizionale - e ormai indeclino - con servizi più moderni ed attraentiutilizzando il linguaggio architettonico delle strutturecommercialicfr. Anna Galluzzi, Gli Idea Store di Londra,http://spbo.unibo.it/bibliotime/num-xi-2/galluzzi.htm;Anna Galluzzi, Gli Idea Store dieci anni dopo,http://www.bibliotecheoggi.it/content/n20110100701.pdf 120
  121. 121. Gli Idea Storeiniziativa del Tower Hamlets Borough di Londra,nata in seguito ad una indagine di mercatoche ha evidenziato come le biblioteche si trovavanodi solito nei posti sbagliati: vecchie scuole, aree residenziali al di fuori dei percorsi commerciali, zone prive di parcheggi e di attrattiveil 61% degli intervistati ha affermato cheutilizzerebbe maggiormente i servizi dellebiblioteche, se queste fossero collocate in aree chefrequenta per altri motivi, in particolare commerciali121
  122. 122. Gli Idea Storele biblioteche pubbliche insomma dovrebbero esserecollocate in contesti che garantiscono un’offerta piùampia di servizi ad esempio vicino alle principali stazioni dei mezzi pubblici, ai centri commerciali, ai luoghi di ristorazione, etc.difatti le aree commerciali sono quelle in cui la gentetrascorre preferibilmente il proprio tempo libero(utilizzandole quindi non solo per le loro funzionispecifiche)e che spesso corrispondono alle zone della città meglioservite dai mezzi pubblici 122
  123. 123. Gli Idea Storequeste analisi hanno portato alla realizzazione di unaserie di Idea Stores in luoghi ritenuti idoneicon l’obiettivo di sfruttare le sinergie fra le attivitàbibliotecarie e le esigenze di formazione degliindividui (il cosiddetto lifelong learning)dando così vita anche ad attività formative perdiverse fasce di pubblico 123
  124. 124. Gli Idea Store come luogo terzoma quello che più è interessante è che gli Idea Stores si propongono come luoghi dove le persone possano incontrarsi e godere della compagnia reciproca giocando un ruolo sociale significativo e contribuendo ad accrescere la qualità della vita delle persone all’interno del quartieredunque un vero e proprio third place 124
  125. 125. Gli Idea Store come luogo terzo 125
  126. 126. Whitechapel Idea Store 126
  127. 127. Whitechapel Idea Store“si configura come una biblioteca territoriale, uncentro di formazione, ricerca e scambio sociale eculturale, uno spazio aperto per le idee, una zona dicontatto tra saperiesso inoltre riempie di significato il termine ‘store’,che da un lato evoca il negozio dell’angolo, unastruttura finalizzata a un’offerta commercialedall’altro appare come un luogo di deposito, diconservazione e preservazioneracchiudendo dunque in un’unica struttura concezionidiverse della biblioteca” (A. Galluzzi) 127
  128. 128. Whitechapel Idea Store“il Whitechapel Idea Store èanche uno spazio sociale e diincontroin cui è rappresentata lamolteplicità delle identitàurbane, con i suoi caratterimultietnici e multiculturali” 128
  129. 129. La biblioteca accademicase è plausibile che la biblioteca pubblica venga aconfigurarsi come un luogo terzoè possibile considerare anche la bibliotecaaccademica come un third place?per rispondere a questa domanda occorre uscire daiconfini nazionalie verificare quanto accade in area anglosassone esoprattutto negli Stati Unitiper questo proponiamo un percorso che ha una suaprecisa data d’inizio... 129
  130. 130. La biblioteca accademicail 16 novembre 2001: Scott Carlson, The desertedlibraryfa sua la preoccupazione dei bibliotecari per ladiminuzione delle presenze da parte degli studenti diffusione delle risorse elettroniche utilizzo di altri ambienti (sale comuni, coffee shop, librerie...) usati come luoghi di incontro e di socializzazione e capaci di soddisfare le esigenze di studio e di apprendimento degli studenti 130
  131. 131. La biblioteca accademica1. richiesta (finora trascurata) di spazi comuni, di maggiore “socialità” che viene dagli utenti2. cambiamento nel paradigma pedagogico: vantaggi derivanti dallo studio di gruppo e da forme collaborative di apprendimento maggior coinvolgimento degli studenti ruolo di assistenza dei docenti nuova visione degli spazi 131
  132. 132. Rapporto spazi/apprendimentobuilt pedagogy (Torin Monahan)“rappresentazione architettonica delle filosofieeducative” la disposizione spaziale di ambienti e attrezzature influisce sull’apprendimento perché può favorire o meno la dinamicità, il movimento e lo scambio comunicativo necessità di ambienti “aperti”, cioè finalizzati “a far sì che gli individui si approprino di uno spazio per i loro bisogni” (T. Monahan) 132
  133. 133. La biblioteca accademicanon solo una compagine volta ad erogare serviziinformativima un luogo in cui si concentrano le esigenze diconoscenza e di apprendimento degli utentigli spazi non devono essere legati soltanto a unavisione “funzionale” della bibliotecama essere capaci di venire incontro ai bisogni disocialità degli utentie di rispondere ai nuovi criteri di apprendimento 133
  134. 134. Biblioteche e apprendimentoScott Bennett, “bibliotecario emerito” di Yale:il ruolo chiave per le biblioteche accademiche è di“sostenere l’apprendimento collaborativo”le biblioteche sono riuscite a rispondere a questasfida?sono state in grado di progettare spazi focalizzati siasulle nuove modalità di apprendimentoche sulle richieste di ambienti comuni che vengonodagli utenti? 134
  135. 135. L’Information Commonsuna risposta sembra venire dagli InformationCommons“commons”: risorsa di uso o possesso comune, cheè libera e può essere utilizzata da chiunquespazio civico aperto e condiviso di una comunitàla piazza, il mercatoo qualsiasi ambiente in cui i membri della comunitàpossono incontrarsiDonald Beagle → Information Commons: spazi eservizi in comune 135
  136. 136. L’Information Commonsstretta integrazione tra le funzioni bibliotecarie e leattività di apprendimento“spazio concettuale, fisico e didattico” in grado dioffrire un “continuum di erogazione del servizio inun ambiente digitale integrato” (D. Beagle)gli elementi fondamentali delle bibliotecheaccademiche (tecnologie digitali, attività di gruppo,ruolo chiave dell’apprendimento)confluiscono insieme per creare un’entità del tuttonuova 136
  137. 137. 137
  138. 138. 138
  139. 139. 139
  140. 140. L’Information Commonsstraordinario successo dovuto alla capacità disoddisfare le esigenze degli utentivolte alla richiesta di spazi comuni ed orientate alleattività di gruppoorganizzazione degli spazi del tutto diversa da quelladelle biblioteche tradizionali, caratterizzate da ambienti per lo studio individuale mancanza di mobilità e di scambio comunicativo 140
  141. 141. 141
  142. 142. 142
  143. 143. 143
  144. 144. 144
  145. 145. 145
  146. 146. 146
  147. 147. 147
  148. 148. L’Information Commonsle biblioteche accrescono il proprio appealcontinuum nell’erogazione dei servizi: le tradizionali attività bibliotecarie più altre strutture di serviziofunzioni bibliotecariefunzioni tecnologiche Informationfunzioni del centro di scrittura Commonscontinuum dei servizi = one stop shopping 148
  149. 149. 149
  150. 150. ENTRY 150
  151. 151. NEWSPAPER LOUNGE 151
  152. 152. CAFE 152
  153. 153. PRINT AREA 153
  154. 154. LAPTOP BENCH 154
  155. 155. EXPRESSTERMINALS 155
  156. 156. L’Information Commonsrisposta alle istanze di socialità degli utenti: nuova concezione degli spazi presenza di arredamenti confortevoli disponibilità di attrezzature di supporto atmosfera di accoglienza e di accessibilità creazione di un senso del luogo l’Information Commons come un vero e proprio third place 156
  157. 157. Biblioteche e apprendimentol’apprendimento come fulcro intorno a cui ruotanole attività bibliotecarietrasformare l’Information Commons mettendo alcentro il ruolo dell’apprendimentoi bibliotecari devono “pensare più come educatorie meno come fornitori di servizie adottare fino in fondo la missiondell’apprendimento, e non essere solo di supportoa esso” (S. Bennett) nuove funzioni per le biblioteche nuovo ruolo per i bibliotecari 157
  158. 158. Il Learning Commonscollegamento fra le attività dell’InformationCommons e le “iniziative di apprendimentopromosse da altre unità accademiche” (D. Beagle)molti Information Commons sono ancora library-centricin altri casi essi ampliano le loro funzioni fino aincludere le attività di supporto all’apprendimentoda Information Commons a Learning Commons 158
  159. 159. Il Learning Commonspunto di vista organizzativo: stretta condivisione fra servizi di natura diversapunto di vista bibliotecario: profondo cambiamento le biblioteche accademiche devono far proprie funzioni appartenenti ad altre sfere del mondo universitario 159
  160. 160. 160
  161. 161. Il Learning Commonsfondato sul coinvolgimento delle unità accademichepreposte all’apprendimentola differenza fondamentale fra un InformationCommons e un Learning Commons è che “il primosupporta la mission dell’istituzione, mentre ilsecondo la realizza”spazi “centrati sulle persone”non “che cosa dovrebbe esserci in uno spazio”ma “che cosa dovrebbe accadere in questo spazio!” ._ ._ 161
  162. 162. Michele SantoroQuattro trends per le biblioteche nel web 2000 Grazie per l’attenzione! 162

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