Lapprendere Tramite Il Fare 2007 N04 04 Maura Di Mauro

643 views

Published on

Article

0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
643
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
10
Actions
Shares
0
Downloads
9
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Lapprendere Tramite Il Fare 2007 N04 04 Maura Di Mauro

  1. 1. Learning News Dicembre 2007, N.4Il mestiere come arte.Lapprendere tramite il fare.di Maura Di Mauro *Conservare lo spirito dell’infanziadentro di sé per tutta la vitavuol dire conservarela curiosità di conoscere,il piacere di capire,la voglia di comunicare. Bruno MunariPremessaQuestanno ho avuto il piacere di partecipare ad una serie di mostre econferenze organizzate in onore del centenario della nascita di BrunoMunari – eclettico artista e designer di origine milanese -. Più volte hoascoltato Alberto Munari (il figlio di Bruno Munari) raccontare della vita disuo padre, dei suoi incontri, dei suoi scopi. Tali racconti, così come leopere di Munari padre e gli scritti di Munari figlio, mi hanno moltoappassionata, e mi hanno dato l’opportunità di riflettere, in questarticolo,sulla visione del mestiere come arte, e sulle modalità di apprendimento edi sviluppo professionale centrate sullazione e sulla riflessione, e sullapartecipazione alle attività e alle pratiche delle arti e dei mestieri.Se, come Bruno Munari, si condivide una concezione dellarte in sensoampio, si comprende come lo scopo di democratizzazione dellartedellartista sia congruente con le funzioni della formazione, sia quandolaccento è sulla dimensione funzionalista della formazione -per colmare igap prestazionali o per ottimizzare le competenze professionali degliindividui e delle organizzazioni - sia quando laccento è invece sulladimensione più psicologica o umanistica - in cui lintenzionalità ed ildesiderio di sviluppo e di autorealizzazione della persona è preminente -11. Le arti come mestieri, e il mestiere come arte* Consulente – formatrice free-lance, collaboratrice a progetto con il Dipartimento di Sociologia e dellaRicerca Sociale, Università degli Studi di Milano-Bicocca. e-mail: maura.dimauro@libero.it1 Alessandrini G. [2005], Manuale per lesperto dei processi formativi. Carocci.
  2. 2. Uno sguardo alletimologia del concetto di arte ci fa comprendere come ilsignificato di questo termine si estenda oltre quello di “opera darte”, o diproduzione di “opere adeguate ai canoni estetici del bello”.Se per gli antichi greci l’arte o la tèkhne presupponeva la maestria in unprocesso di produzione qualsiasi, per i latini lars era il "metodo pratico",la "tecnica", unito a una connotazione di valore e di bellezza degli oggettiprodotti.Nel medioevo i mercanti e le principali categorie di professioni artigiani siraggrupparono nelle arti, o corporazioni di arti e mestieri: si trattava diassociazioni istituite per regolamentare e tutelare le attività degliappartenenti a categorie professionali (esistono tuttoggi, se pur condiverso nome). In quellepoca lartista era lartefice, ovvero colui che nelsuo mestiere sapeva fare qualcosa meglio degli altri, per le sueconoscenze e le sue capacità esclusive, per il suo contributo unico edirripetibile, l’eccellenza dei suoi canoni di produzione.Vediamo come laccezione più ampia di arte – condivisa da BrunoMunari - includa ogni attività produttiva e generativa delluomo checonduce a forme performative e creative di espressione estetica: ancheun mestiere, una professione. Il lavoro è del resto generativo perdefinizione, proprio perchè, attraverso lutilizzo dellenergia, del sapere,delle capacità, dellintelligenza delluomo, si produce qualcosa. Inoltre, losvolgimento di attività professionali o specializzate si fondanosullosservanza di regole, tecniche e saperi, acquisiti sia teoricamenteche attraverso lesperienza. L’estetica diviene un frame, un modelloideale per il fare, e una cornice di interpretazione per l’azione pratica; lariflessione sullazione può infatti condurre al perfezionamento dei proprigesti e allestetica dellatto creativo.La metafora del mestiere come arte porta a riflettere sulla scelta di unarte - o di un mestiere -, e sullapprendimento di unarte, quindi sullemodalità di formazione.2. La scelta dellarteAlcuni studi psicologici ci insegnano che le scelte - inerenti laprofessione o altri ambiti della vita – sono guidate da un condensatomagmatico di valori, motivazioni, bisogni e desideri; e che tale (instabile)struttura funge da bussola, o da mappa di orientamento nella biografia diciascuna persona, e che le sue coordinate si manifestano nelle decisioniprese.Le scelte lavorative sono inoltre influenzate dallimmagine che unapersona ha di sé, delle rappresentazioni che si è fatta di una certa
  3. 3. professione, il tipo di istruzione ricevuta, i successi e gli insuccessiottenuti, le opinioni, i consigli, gli esempi e i modelli di “altri” importantiper noi...Lartista, o colui che vuol fare del proprio mestiere unarte, è perdefinizione motivato ad esprimere nel lavoro la propria personalità: acreare, costruire, inventare, agire liberamente, conoscendo la tecnica;desidera lavorare dando forma a dei prodotti, oppure impiegando oggettidisponibili, perchè la possibilità di produrre e di generare gli permette disperimentare la fenomenologia dellessere, di essere “in grado di”, “dipoter fare”.L’atto creativo coinvolge il rapporto con la conoscenza, l’utilizzo delsapere e degli strumenti; lesplorazione, la sperimentazione, la scoperta;il compimento di scelte, il trovare soluzioni a problemi euristici, o diversesoluzioni possibili ad uno stesso problema.Il creare e la creatività2 implicano il combinare ed il ricombinare glielementi in modi diversi, saper mettere in relazione situazioniapparentemente disgiunte, congiungere nuove relazioni, nuoveassociazioni ad un certo stimolo.3. Necessità del mondo del lavoroSe si pensa alle organizzazioni ad impostazione taylorista o post-taylorista, il lavoro sembra perdere le connotazioni di attività libera ecreativa: prevale la parcellizzazione dei compiti, lautomazione, metodi dilavoro prescrittivi, laddestramento dei lavoratori affinchè ripetanosequenze parcellizzate e standardizzate di comportamento, finalizzatead ottenere risultati organizzativi. Risulta difficile coglierne unaconcezione del lavoro positiva e generativa.Ma la filosofia del Total Quality, lorientamento continuo alla customersatisfaction e alla crescita delle learning organization riportanolattenzione alla centralità della persona e ai suoi sviluppi operativi, alcontributo unico ed irripetibile dellartigiano, che non opera però più nellebotteghe e nelle corti.Il mondo del lavoro richiede oggi persone non solo ad alto profiloprofessionale, ma anche fortemente motivate a migliorare le propriecompetenze professionali, per garantire alti standard qualitativi, disviluppo e competitività sul mercato; persone con iniziativa, in continuacrescita, capaci di usare strumenti, di svolgere compiti e mansioni; in2 Creare e creatività hanno tra laltro la stessa radice etimolgica, dal lat. creo che significa “generare”.
  4. 4. grado di innovare e di alimentare il lavoro con le loro conoscenze ecapacità personali.Latto creativo è auspicabile non solo in quelle professioni ad altocontenuto di creatività (il designer, il pubblicitario, lo stilista, larchitetto, ilregista, lo scienziato, lo scrittore ...), ma in tutte quelle situazionilavorative che necessitano la risoluzione di problemi e comportamentiinterpersonali di natura euristica: sviluppare idee, indicare soluzioni perpossibili miglioramenti, rendere più efficiente una produzione tecnico-scientifica, gestire al meglio le relazioni, governare gli imprevisti,anticipare le richieste del cliente...Ecco lintervento della formazione, al fine di stimolare allessere artisti,allideare, al creare, al generare, per fare della propria professioneunarte, raggiungendo unestetica del gesto e dellazione a livello delleprestazioni individuali e organizzative.4. La democratizzazione dellarteUno degli aspetti che mi ha maggiormente colpita della biografia diBruno Munari è che tra i suoi desideri e scopi di vita vi era quello didemocratizzare larte. Scopo che egli ha perseguito in vario modo: dallasua vastissima produzione nel campo della grafica e del design, allemostre, i suoi scritti, i libri e i laboratori per bambini, la formazioneinsegnanti, le lezioni in università...Una lettera datata 24 novembre 1992 mostra come Bruno Munari fossespinto da una profonda consapevolezza dellimportanza dellinvestimentonello sviluppo del capitale umano, intellettuale e sociale. Egli scrisse “[...]Una persona vale per quello che da e non per quello che prende(pensiero difficile da capire in un paese di furbi); per cui, se ognuno dà ilmeglio di sè alla società questa si sviluppa e cresce. Se invece ognunotenta di rapinare gli altri, perchè lui è il più furbo, ci si trova allo stato incui siamo noi adesso [...]”.“Democratizzare larte” significava per lui non solo rendere l’arteaccessibile e fruibilile al maggior numero di persone, perchè l’arte è ditutti e perchè è un prodotto collettivo; ma anche far tornare l’arte nellaquotidianità, attraverso la produzione di oggetti con valenza estetica (adesempio il design), o attraverso lattenzione al gesto nelle attività e nelleprofessioni lavorative.La democratizzazione dellarte implicava per Munari la libertà delsoggetto nella sua creazione, quindi la predisposizione di condizioni e dicontesti adibiti alla stimolazione di processi e alla realizzazione di atti
  5. 5. creativi (il laboratorio ad esempio), in cui ciascuno possa direttamenteagire e realizzare le proprie creazioni.Attraverso la sua innumerevole produzione, la diffusione del metodo deilaboratori ed il suo ecletticismo, Bruno Munari ci mostra di condividere –seppur in modo tacito - un approccio socio-costruzionasta o culturaledellapprendimento3, secondo cui la conoscenza non si situa né dentroné fuori la testa delle persone, ma nellinter-azione, nellutilizzo di risorsee di strumenti, nellesperienza in contesti organizzati secondo norme eregole.5. Attività e pratiche di apprendimentoOggi come allepoca delle corporazioni, le tecniche ed i saperi di unartesi acquisiscono sia teoricamente – attraverso listruzione formale edinformale - sia attraverso lesperienza – un periodo di apprendistato, losvolgimento di attività e di pratiche professionali. Tra i culturalisti Vygotskij per primo evidenziò il ruolo dellattività edellazione nello sviluppo dei processi psichici superiori, nonchè dellarelazione tra apprendente ed esperto (o esperti): lo sviluppo diconoscenze e di capacità hanno luogo attraverso linterazione con altrimembri più competenti nelle pratiche sociali e nelluso di strumenti tipicidi una comunità di arti e mestieri.Tuttoggi i membri di un’arte si dividono in maestri, apprendisti, garzoni ooperai. Il maestro era colui che possedeva le materie prime e gli attrezzi,e che aveva lesperienza per esercitare e guidare in modo indipendentela propria attività. Vale ancora che gli apprendisti svolgono un periodo diformazione presso un maestro (tramite stage o la formazione on the job),lavorando sotto la supervisione ed il controllo dellesperto per acquisire lapadronanza delle tecniche specifiche dellarte.Gli operai svolgevano le mansioni più semplici, che non richiedevanouna particolare abilità o specializzazione.Una delle principali differenze tra le botteghe di allora ed i contestilavorativi di oggi consiste nella specializzazione del lavoro richiesta.Mentre le attività della bottega si caratterizzavano per una minimaspecializzazione del lavoro, le attività che si svolgono nelle attualiorganizzazioni lavorative sono ad alto contenuto cognitivo e tecnologicoe a forte complessità relazionale. Linformatizzazione e le nuove3 I principali esponenti di questo approccio a livello internazionale sono: Vygotskij S.L. [1974], BrunerJ. [1990; 1996], Cole M. [1989; 1995], Lave J. e Wenger E. [1991], Engestrom Y. [1997; 1996], BrownJ. S. [1987; 1991]; in Italia: Zucchermaglio C. [1993; 1995], Ajello A. [1995], Pontecorvo C. [1991],Munari A. [1984; 1993].
  6. 6. tecnologie offrono nuovi contenuti e nuove modalità di apprendimento edi lavoro (ad esempio a distanza).Inoltre, oggi esiste una vastità di modalità di formazione professionale edi autoapprendimento: dallampia offerta formativa universitaria e post-universitaria ai corsi di specializzazione, i corsi per il tempo libero (anchee-learning), i corsi di formazione professionale tecnica e manageriale; lepubblicazioni e le riviste di settore (in formato cartaceo e online); leattività e le pratiche che ruotano attorno al mondo dellassociazionismo edelle categorie professionali; i siti web, i blog, gli open space technology,...Lapprendimento attraverso la partecipazione alle attività e alla pratichedelle arti e dei mestieri sposta il focus dallinsegnare e dal trasmettere,allapprendere e al fare. Mentre genera, lavora e produce, la personaaccresce le proprie competenze, a patto che gli venga fornitounambiente e le risorse per poter crescere, e che egli costruisca unarelazione attiva col sapere e di scoperta della conoscenza.6. Cicli di azione e riflessioneI principi cardine del paradigma culturale dellapprendimento sono: il fare,lazione (anche come osservazione), la progressiva partecipazione allosvolgimento di attività di una comunità di pratiche. Secondo questaprospettiva infatti, la conoscenza si situa nell’azione concreta, nellasperimentazione della creazione, nel ripetersi di attività e di schemi diazione: la fonte dellapprendimento è l’esperienza in sé, la comprensionee la costruzione di conoscenze si realizzano per scoperta, sia per quantoconcerne le competenze linguistiche, che quelle tecnico-professionali edinterpersonali.Lapprendimento esperienziale (come learning by doing o lactionlearning, non solo in termini di gioco o di simulazione in aula) - piùmaieutico e induttivo - permette inoltre la valorizzazione delleconoscenze e delle esperienze degli apprendenti di cui neppure lorosono spesso consapevoli.Questa modalità di apprendimento è particolarmente favorevole con gliadulti, proprio perché gli adulti tendono ad orientarsi verso unapprendimento centrato sulla soluzione di problemi e perchè laprospettiva temporale delladulto è di immediata applicazione.Lartista ha (o sviluppa nel tempo) la capacità di guardare e di ascoltarela realtà e le proprie esperienze da più punti di vista ed in modo
  7. 7. plurisensoriale; di stimolare e di lasciarsi andare al “pensiero progettualecreativo”4.La ripetizione dellazione permette da una parte linteriorizzazione dischemi dazione, e dallaltra offre la possibilità di migliorabilità del gesto,che può affinarsi, ridefinirsi, trasformarsi, con più precisione e sensoestetico, secondo dei modelli che possiedono un loro fascino e cherispondono a certi giudizi di gusto.La riflessione promuove una consapevolezza sul proprio fare e sull’usodella cassetta degli attrezzi, e permette quindi lo sviluppo di conoscenzee di competenze: “sapere una cosa” (conoscenza), “sapere come farla”(abilità), “sapere se è giusta” (virtù)5.La libertà del creare e dell’imparare sta nel non avere un modello ed unaverità precostituita, ma nel confronto e nella sperimentazione di diversimodelli, tecniche, stili; nel rimescolare il tutto e nello scegliere tra glistrumenti e le modalità che vengono proposte.7. Implicazioni per la formazioneUno dei rischi di una formazione centrata sul fare, sulla partecipazionealle pratiche di comunità e sui cicli di azione e riflessione è quello chelapprendente sia lasciato completamente libero, abbandonato in unafalsa libertà di espressione; oppure –all’opposto - che lesperto sisostituisca al discente e gli chieda di adattarsi ad un modelloprecostituito, il cui “prodotto” non sarà più dellartista, ma della sua“guida”.Per tali ragioni è importante che apprendente ed esperto si suddividano icompiti e condividano responsabilità:● Lapprendente è responsabile e governa il proprio processo diapprendimento focalizzandosi sull’autodeterminazione della propriaidentità (chi vuole essere, sia a livello personale che professionale) escegliendo ciò che gli piace, quei contenuti e quelle capacità che ritienenecessarie imparare per i suoi bisogni, interessi, desideri. Ciò cheapprende deve essere inoltre rielaborato nel modo che egli ritienepiacevole.● Lesperto svolge un ruolo di scaffolding6, ovvero di supporto e diregolazione, al fine di compensare e far progredire il livello attuale dicompetenze dellapprendente con il livello potenziale. Vygotkji definisce4 Munari A. [1993], Il sapere ritrovato. Conoscenza, apprendimento, formazione. Guerini e Associati.5 Munari A. [1984; 1993; 2005].6 Bruner J. [1990].
  8. 8. la “zona di sviluppo prossimale” (ZPD) lo scarto tra ciò che una personaè in grado di fare da sola e ciò che diventa in grado di fare dietro laiuto oil supporto di altri più capaci di lui7.● La guida dellesperto potrà essere allinterno di una relazionegerarchica o in una relazione tra pari; svolta da persone familiari osconosciute; tacita o esplicita, presente o distante; potrà consistere inunistruzione sistematica ed intenzionale, nel racconto di eventi e diesperienze (di successo o di criticità), oppure in commenti accidentalidurante lo svolgimento o losservazione di unattività o luso di particolaristrumenti.A livello operativo il ruolo del formatore sarà simile a quello di un regista,di uno scenografo di spazi, di tempi, di azioni, programmati affinchèemergano nuove forme organizzative della conoscenza. In particolare:● Pianificherà il coinvolgimento del formando in attività e problemi dinatura euristica da risolvere (che abbiano quindi più soluzioniugualmente plausibili e la possibilità di percorsi alternativi, che offranooccasioni di confronto tra percorsi diversi) secondo una logicaprogressiva di complessità.● Metterà chi apprende nelle condizioni di dover svolgere attività e dirisolvere compiti che gli richiedono competenze sufficientemente lontanedalle competenze che possiede già: né troppo lontane, nè troppo vicine,la giusta distanza prossimale, in modo tale che lapprendente siastimolato a cercare nuovi comportamenti e possibilità di risoluzioneoperativa; sia attivato in quelle funzioni psichiche che altrimenti non siesprimerebbero autonomamente; e che il suo livello di conoscenze e dicompetenze potenziale sia effettivamente utilizzato ed agito nei risultati.● Lattenzione sarà spostata dal risultato al processo: non tanto sulleperformance quanto sull’evoluzione dei comportamenti, sui cambiamentidi azione, sui mutamenti di attitudine e la costruzione dell’identità. Ilmodo su come si perviene al risultato potrà essere l’inizio di una nuovasperimentazione.ll formatore porrà inoltre cura alle condizioni psicologiche necessarieaffinchè nellapprendente si attivi una relazione attiva col sapere e con laconoscenza.Potranno mostrarsi utili metodologie tipiche della formazioneempowerment e della formazione narrativa-autobiografica, al fine di:7 Vygotskij L.S. [1974; 1980; 1990].
  9. 9. ● evitare domande eccessivamente ambiziose;● assicurare credenze positive rispetto alle valutazioni di sé, lapropria autostima, la sicurezza e la fiducia in se stessi, la propriaefficacia;● correggere le distorsioni cognitive-affettive, sentimenti diirrilevanza, di impotenza e di inutilità;● liberare dal timore e dalle paure, o meglio riconoscere, ascoltare ecapire le proprie difficoltà e i blocchi interni (le emozioni negative, leincertezze, ...) conseguenti la propria biografia personale.Lesperto:● instaurerà una relazione di fiducia, un clima ed unatmosferasupportivi e non valutativi. Lapprendente dovrà esser messo nellecondizioni che possa contare sulla cooperazione con lesperto, e di unambiente che riduca gli errori e le mancanze nei primi passi versolacquisizione di competenze; durante lo svolgimento delle attività saràutile sospendere il giudizio, e rimandarlo a post, per promuoverel’esplorazione attiva di un percorso di conoscenza.● Considerà i partecipanti “come se” abbiano già acquisito i concettio le capacità su cui si articolerà la formazione, pur essendo consapevoledei gap e delle mancanze da colmare. Se nellazione formativa il focus èesclusivamente sulle mancanze, latteggiamento relazionale è diinferiorità di uno sullaltro (anziché di reciprocità), e se tutto il lavoroviene impostato sulle mancanze, il rischio è quello di enfatizzare ancoradi più tali aspetti, senza mettere a frutto quelle che sono le risorse dellepersone. Credere che le persone possano effettivamente apprendere taliconoscenze e competenze è un atteggiamento che oltre a conferire allepersone la responsabilità del proprio apprendimento, crea leffettopigmaglione.● Stimolerà il processo di riflessione dopo lazione, metterà indiscussione le esperienze attraverso il porre domande, piuttosto chel’affermare (Come hai fatto ciò che hai fatto? Come ti è venuto in mente?Cosa hai imparato? Come lo hai appreso?) al fine di aumentare laconsapevolezza, il controllo sul problema e sulle soluzioni, consolidare lenuove competenze acquisite.8. ConclusioniA partire da una concezione del mestiere come arte, condivisa conBruno Munari, e da una prospettiva sociocostruzionista
  10. 10. dellapprendimento, si è visto come lo sviluppo di artisti, o di persone chegenerano, producono, svolgono il proprio lavoro giungendo adunestetica del gesto, implichi una diversa progettazione delle modalità edelle pratiche di formazione. Anzitutto un salto, dalla formazionetradizionale - d’aula o fuori dallaula -, ad una formazione on the job,basata learning by doing o sulla progressiva partecipazione a progetti dilavoro, o a gruppi di lavoro impegnati nella risoluzione di situazioniproblematiche o di sviluppo organizzativo (anche attraverso lutilizzo dinuove tecnologie e modalità di lavoro a distanza).Tale concezione dello sviluppo professionale e della formazioneincentrata sullazione e sul fare sposta il focus sullapprendente e sullatrasformazione dell’energia motivazionale che spinge le persone acreare, ad apprendere in modo più autonomo e ad impegnarsi nelproprio processo di sviluppo e di autodeterminazione. Dalletero-formazione, quale canone consueto della formazione, in cui è il docentea scegliere obiettivi, risorse, tempi, didattica, valutazioni, ... ad unacentratura sull’autoformazione, in cui il docente è una risorsa al serviziodellapprendente, seppur con specifiche responsabilità e funzioni nel suoprocesso di sviluppo del potenziale.Richiede altresì un investimento da parte delle organizzazioni nellaprogettazione accurata di contesti e di condizioni di apprendimento in cuiconoscenze e competenze attuali dellapprendente siano il punto dipartenza per l’effettivo utilizzo delle competenze potenziali. Si è vistoinfatti come lapprendente possa sviluppare il proprio livello dicompetenze attuali al livello potenziale, solo con la collaborazione diesperti e se lazione e la riflessione di chi apprende facendo non vienelasciata al caso.BibliografiaAllessandrini G. [2005], Manuale per lesperto dei processi formativi. Carocci.Andreani Dentici O. [2001], Intelligenza e creatività. Carocci.Bellotto M. [1997] (a cura di), Valori e lavoro. Dimesioni psico-sociali dello sviluppopersonale. Franco Angeli.Bruscaglioni M. [1994], La società liberata. Franco Angeli.Bruscaglioni M., Gheno S. [2000], Il gusto del potere. Empowerment di persone inazienda. Franco Angeli.Demetrio D., Fabbri D., Gherardi S. [1994], Apprendere nelle organizzazioni, NIS.Fabbri D. [1990], La memoria della regina. Pensiero, complessità, formazione.Guerini e Associati.
  11. 11. Fabbri D., Munari A. [2005], Strategie del sapere. Verso una psicologia culturale.Guerini Studio.Mezirow J. [1991], Apprendimento e trasformazione. Il significato dellesperienza e ilvalore della riflessione nellapprendimento degli adulti. Raffaello Cortina Editore.Munari A. [1993], Il sapere ritrovato. Conoscenza, apprendimento, formazione.Guerini e Associati.Piccardo C. [1995], Empowerment. Strategie di sviluppo organizzativo centrate sullapersona. Raffaello Cortina Editore.Pontecorvo C., Ajello A.M., Zucchermaglio C. [1995], I contesti socialidellapprendimento. LED.Zucchermaglio C. [1996], Vygotskij in azienda. Apprendimento e comunicazione neicontesti lavorativi. Carocci.www.wikipedia.org

×