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IL RUOLO STRATEGICO DELL' ICT IN AZIENDA

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ll ruolo strategico dell' ICT in Azienda : le principali teorie della strategia Aziendale (Chandler, Minzberg, Porter), l' ICT e la strategia aziendale, l'ICT e la generazione della conoscenza, il mercato ICT 2011 e il nuovo mondo digitale

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IL RUOLO STRATEGICO DELL' ICT IN AZIENDA

  1. 1. Testimonianza “Il Ruolo Strategico dell’ ICT nelle aziende” Master SIDA “General Management” Ancona , 2 marzo 2013 Mataloni Romano ICT & Organization Consultant
  2. 2. Romano Mataloni Studi e Formazione : • 1982 Laurea Ingegneria Elettronica Indirizzo Informatico Università degli Studi di Ancona Esperienze Professionali: • 1984 - 1985 IS.EL.QU.I. Ancona Progettista elettronico Azienda di progettazione elettronica e di controllo componenti elettronici • 1985 - 1989 INDESIT COMPANY, Fabriano Team Leader IT Azienda settore elettrodomestico bianco. Prodotti : lavabiancheria, frigoriferi, lavastoviglie, forni e cucine. Fatturato 600M€ e 6000 dipendenti. • 1989 – 1991 ANGELINI, Ancona Project Leader IT Azienda settore farmaceutico. Prodotti: medicinali a prescrizione medica, farmaci, prodotti per l'automedicazione. Fatturato 400M€ e 1000 dipendenti • 1992 – 06/2012 TEUCO GUZZINI Recanati ICT Director Leader italiano nel settore idrotermosanitario nella produzione di vasche idromassaggio, docce, minipiscine. Fatturato: 50M€ e 400 dipendenti. • 2013 Libera Professione ICT & Organization Consultant
  3. 3. Agenda • La Strategia • L’ICT e strategia • L’ ICT e la generazione di conoscenza : la Business Intelligence • Il mercato ICT • Il nuovo mondo digitale : l’ Information, Communication & Digital Technology Il ruolo strategico dell’ ICT nelle Aziende
  4. 4. Agenda • La Strategia • L’ICT e strategia • L’ ICT e la generazione di conoscenza : la Business Intelligence • Il mercato ICT • Il nuovo mondo digitale : l’ Information, Communication & Digital Technology Il ruolo strategico dell’ ICT nelle Aziende
  5. 5. La strategia • La strategia era stata per secoli l’arte militare avente lo scopo di prevalere sul nemico, non necessariamente mediante uno scontro in battaglia , quanto piuttosto attraverso azioni tendenti ad assicurare il successo finale nel confronto bellico. • Nella seconda metà del XX secolo il termine “strategia” ha cominciato ad essere usato anche nel campo della economia aziendale.
  6. 6. La teoria di Chandler • La struttura organizzativa dell’ impresa è modellata secondo la strategia prescelta in relazione ai prodotti trattati e ai mercati nei quali essa opera. • Stretta correlazione tra strategia e struttura organizzativa. • Denominata anche Modello degli stadi di sviluppo organizzazione a strategie diverse  strutture organizzative differenti (impresa in fase di sviluppo) • Chandler (1962): definizione degli obiettivi di lungo termine, sviluppo delle attività e allocazione delle risorse necessarie per raggiungere tali obiettivi Alfred D. Chandler Jr. MIT (Massachussets Institute of Thechnology) nel 1962 pubblicava “Strategy and structure”
  7. 7. Chandler : visione ampia • la definizione di obiettivi nel lungo termine • lo sviluppo di piani di azione miranti a orientare la gestione dell’ impresa delle unità organizzative verso gli obiettivi aziendali • l'acquisizione e allocazione delle risorse necessarie per costruire e difendere vantaggi sui concorrenti una concezione prescrittiva, meccanicistica , verticistica ampiamente contestata dai moderni
  8. 8. La teoria di Chandler STRATEGIA AZIENDALE IMPRESA MARKETING PRODUZIONE APPROVVIGIONAMENTI SISTEMI INFORMATIVI …………………………………… Obiettivi strategici e tattici Obiettivi strategici e tattici Obiettivi strategici e tattici ………………………………… Obiettivi strategici e tattici Obiettivi strategici Obiettivi tattici
  9. 9. La riflessione strategica • Il contesto ed il quadro economico in cui le aziende operavano era sempre più complesso e soprattutto più dinamico • difficile prevedere con un certo grado di certezza il futuro a medio- lungo termine e formulare piani aziendali dettagliati al riguardo Rischio di rigidità di impresa • La riflessione strategica si è concentrata su un periodo di tempo più breve non superiore a 3 anni
  10. 10. L’imprenditorialità diffusa (Mintzberg) • le strategie possono nascere dalla base dell’ azienda e non solo dallo staff di pianificazione (crisi del processo di pianificazione strutturato e formalizzato) • le buone idee possono nascere ovunque in azienda : Approccio pragmatico e opportunistico • Maturità dell’ azienda : Saperle ascoltare, riconoscere, proteggere, far sviluppare adeguatamente e , nel caso di errore, saperlo tollerare . • Alle “Strategie deliberate” (studiate dallo staff), spesso non realizzate, si contrappongono “Strategie emergenti” che nascono spontaneamente nelle unità operative e che determinano il comportamento strategico dell’impresa . • L’imprenditorialità diffusa è un valore che deve essere rispettato e coltivato in azienda perchè generatore di innovazione e di idee strategiche • Investire nella creazione di una “cultura” strategica dei manager o nei professional di azienda Primo e più importante vantaggio competitivo di una impresa rispetto alle altre
  11. 11. L’imprenditorialità diffusa (Mintzberg)
  12. 12. Strategie competitive (Porter) • Leadership di costo : vantaggio delle economie di scala, forte attenzione alla compressione dei costi utilizzando la esperienza accumulata, efficace sistema di controllo per ridurre i costi di produzione, forte standardizzazione, evita i crediti ai clienti marginali e minimizza gli investimenti in aree quali la R&D, i servizi, la pubblicità , ecc. FARE PRODOTTI CHE COSTANO MENO DEGLI ALTRI • Leadership della differenziazione : tende a differenziare il prodotto o il servizio offerto rispetto a quanto proposto dalle altre imprese; non si trascura il controllo dei costi ma il vantaggio competitivo consiste nell’ avere una offerta distintiva, per la quale richiedere al mercato un “premium price” FARE PRODOTTI CHE GLI ALTRI NON HANNO • Focalizzazione su un segmento particolare di settore: “bersaglio strategico più limitato “ rispetto a quanto facciano i concorrenti che agiscono più genericamente – Nicchia con politica di leadership di costo – Nicchia con politica di leadership della differenziazione
  13. 13. TARGET SCOPE ADVANTAGE LOW COST PRODUCT UNIQUENESS BROAD (Industry Wide) COST LEADERSHIP STRATEGY DIFFERENTIATION STRATEGY NARROW (Market Segment) FOCUS STRATEGY (Low Cost) FOCUS STRATEGY (Differentiation) Strategie competitive del Porter
  14. 14. Tipi di vantaggio competitivo Vantaggio competitivo Differenziazione Basso costo  Grandi e crescenti volumi standardizzati  Economie di scala  Miglioramento della curva dell’esperienza  Miglioramento qualitativo  Miglioramento dei servizi  Maggior differenziazione  Prezzo più elevato (Premium price)
  15. 15. I costi e i vantaggi della differenziazione Costi in termini di risorse umane e finanziarie Vantaggio dell’unicità (se percepita dal consumatore) Difficile da imitare, perché articolata e sofisticata Legame più duraturo con la clientela
  16. 16. La differenziazione del prodotto (teuco) • Il materiale (acrilico – duralight) • Il design • Le funzioni • La gamma • Le soluzioni articolate per il settore del benessere, salute e bellezza • L’ elettronica • I servizi
  17. 17. Alcuni esempi di differenziazione nel settore del benessere 2000:  Next  Evolution Anni ’90:  Hydrosonic  Vasca con oblo’
  18. 18. Le 5 forze che condizionano lo spazio di vita dell’ azienda nel sistema competitivo del Porter Minacce di nuove entrate Potere contrattuale dei clienti Potere contrattuale dei fornitori Minacce di prodotti o servizi sostitutivi
  19. 19. Catena del valore
  20. 20. Agenda • La Strategia • L’ICT e strategia • L’ ICT e la generazione di conoscenza : la Business Intelligence • Il mercato ICT • Il nuovo mondo digitale : l’ Information, Communication & Digital Technology Il ruolo strategico dell’ ICT nelle Aziende
  21. 21. Il ruolo strategico dell’ ICT Tra le differenti risorse di cui l’azienda dispone per il conseguimento dei propri scopi un posto rilevante è occupato dalla tecnologia. 1. utilizzata per il miglioramento del processo di decisione strategico 2. Risorsa per l’attuazione efficace di una predefinita strategia 3. Forma di innovazione pervasiva che può modificare : a. Prodotti b. Processi 4. Utilizzata per la costituzione di un patrimonio di conoscenze, risorse immateriali, che accrescano il “valore dell’impresa”. a. Informazioni = “asset” immateriale dell’ azienda (patrimonio)
  22. 22. Il ruolo strategico dell’ ICT • L’ICT può essere impiegata per conseguire significativi vantaggi nel confronto competitivo con altre imprese. • La tecnologia in genere e l’Information Communication Technology (ICT) in particolare sono variabili che le imprese possono usare per volgere a proprio favore i rapporti di forza con gli altri attori del sistema competitivo. • L’informatica e le telecomunicazioni sono le tecnologie che hanno espresso il maggior tasso di innovazione. • Evitare il rischio che l’Azienda che venga normalizzata o standardizzata nel settore di riferimento
  23. 23. Warehouse Management System L’ICT e la catena del valore CRM – After Sales Service CRM – SFA, POS, Contract LOGOUTLean Production EDI Fornitori Product Lifecycle Management Human Resource Management CAD ERP - Enterprise Resource planning
  24. 24. Information Intensity matrix (Porter e Millar) BASSOALTO BASSO ALTO CONTENUTO DI INFORMAZIONI PRODOTTO CONTENUTODI INFORMAZIONI PROCESSO A B C
  25. 25. Continua sinergia …. Non esistono processi se le persone ad essi dedicate non rispettano la sequenza delle attività e le tempistiche Non esistono strumenti se le persone non li utilizzano al meglio Non esistono strumenti se non ci sono processi funzionanti e documentati
  26. 26. Il ruolo del Chief Information Officer • E’ un uomo di business che ha perso l’atteggiamento conservativo e ostile all’innovazione per diventare un protagonista del cambiamento • E’ il Direttore strategico dei Sistemi Informativi ed il suo lavoro è diventato fondamentale per lo sviluppo delle imprese, di piccole o grandi dimensioni, che vogliono utilizzare le nuove tecnologie per essere competitive e poter raggiungere il successo. • Le competenze richieste ad un CIO, in generale, sono: formazione in informatica o ingegneria, ottima capacità di problem solving, dote di leadership, capacità di analisi approfondita ma anche di estrema sintesi, comprensione del settore o del business, propensione al cambiamento, flessibilità, conoscenza delle lingue. • il CIO influenza il processo decisionale e partecipa a tutti i comitati direzionali, in cui assume un ruolo importante.
  27. 27. L’agenda di un CIO 1. Delivering Projects that enable Business growth 2. Linking Business and ICT strategies and plans 3. Demonstrating the Business value of ICT 4. Applyng metrics to ICT organization and services 5. Tightening security and privacy safeguards 6. Improving business continuity and readiness 7. Improving Quality of ICT service delivery 8. Consolidating the ICT organization and operations 9. Developing leadership in the senior ICT team 10.Improving ICT governance
  28. 28. Le domande del CIO • Ci sono tecnologie emergenti che possono essere di supporto alle strategie aziendali di business? • I nuovi investimenti in ICT sono in sintonia con i piani di sviluppo dell’ azienda? • Il personale dei sistemi informativi ha una mentalità ed una cultura adeguate e corrispondenti alla evoluzione che la strategia prevede per l’impresa? • Ci sono le competenze professionali e/o tecniche? • E’ corretto che il sistema informativo automatizzato tenda a rispondere a tutti gli utenti o non dovrebbe concentrarsi piuttosto su alcune applicazioni chiave, determinanti per il successo reddituale e commerciale dell’ impresa? • Come introdurre una nuova tecnologia nelle sue fasi di acquisizione, apprendimento, conoscenza, governo e implementazione in azienda? • Come bilanciare la domanda e la offerta di tecnologie informatiche nel mercato interno aziendale?
  29. 29. ICT team Hanno una visione a 360° dell’ azienda Sono e devono essere “Super Partes”, interessi della azienda Non hanno conflitti di interessi interni (se non con la tecnologia) Detengono la conoscenza dei processi Hanno metodo, capacità di analisi e sintesi (problem solving) Proattivi Reattivi
  30. 30. Il Costo dell’ ICT Costi incomprimibili Personale Noleggio Contratti Manutenzione Assicurazioni Telefonia / linee dati Ammortamenti Costi Comprimibili Consulenze Formazione Servizi Esterni Spese Viaggio Altri acquisti
  31. 31. CLOUD COMPUTING Da Wikipedia, l'enciclopedia libera • In informatica con il termine inglese Cloud Computing (in italiano nuvola informatica) si indica un insieme di tecnologie che permettono, sotto forma di un servizio offerto da un provider al cliente, di memorizzare / archiviare e/o elaborare dati (tramite CPU o software) grazie all'utilizzo di risorse hardware/software distribuite e virtualizzate in Rete. • La correttezza nell'uso del termine è contestata da molti esperti: se queste tecnologie sono viste da alcuni analisti come una maggiore evoluzione tecnologica offerta dalla rete Internet , da altri, come Richard Stallman, sono invece considerate una trappola di marketing.
  32. 32. Richard Matthew Stallman (New York, 16 marzo 1953) è un programmatore, informatico e attivista statunitense. È uno dei principali esponenti del movimento del software libero (OPEN SOURCE). Nel settembre del 1983 diede avvio al progetto GNU con l'intento di creare un sistema operativo simile a Unix ma libero: da ciò prese vita il movimento del software libero. Nell'ottobre del 1985 fondò la Free Software Foundation (FSF). Fu il pioniere del concetto di copyleft ed è il principale autore di molte licenze copyleft compresa la GNU General Public License (GPL), la licenza per software libero più diffusa. Dalla metà degli anni novanta spese molto del suo tempo sostenendo il software libero e promuovendo campagne contro i software proprietari, e ciò che a lui sembrava una eccessiva estensione delle leggi su copyright.
  33. 33. IaaS PaaS AaaS
  34. 34. Virtualizzazione …. Base del cloud
  35. 35. Cloud PrivatoCloud ibridoCloud pubblico
  36. 36. "Una stupidaggine. Anzi, peggio di una stupidaggine: una campagna marketing” senza peli sulla lingua Richard Stallman, paladino della Free Software Foundation, a proposito del cloud computing. L'idea di riporre i propri dati in una webfarm posta chissà dove, non pare proprio essere di suo gradimento, anzi spiega che secondo lui si tratta solo dell'ennesimo tentativo delle corporation di ingabbiare gli utenti. Un tentativo da stroncare sul nascere. "Qualcuno dice che è inevitabile - spiega Stallman al Guardian - e quando sentite qualcuno dire così, è molto probabile che si tratti di una strategia d'affari per renderlo vero". L'opinione di Richard non è isolata nel panorama IT, ma appare senz'altro una delle più categoriche: non ci sarebbe alcun bisogno di ricorrere alla computazione remota di massa per tirare avanti, bastano e avanzano gli strumenti attualmente in circolazione. Meglio, ovviamente, se free. "Una ragione per non usare le web application è la perdita del controllo“ ,prosegue Stallman, “ i dati fluiscono liberamente tra qualsiasi postazione o thin client in giro per il mondo e i datacenter, ma a scapito della capacità del legittimo proprietario di disporne a suo piacimento. Basti pensare a cosa accadrebbe nel caso in cui un account venisse sottratto al suo titolare: da quello stesso account potrebbe partire una reazione a catena, che coinvolgerebbe tutti gli altri servizi ad esso collegati, stravolgendo le attività personali e lavorative di quello stesso individuo.” “Il rischio” ,prosegue Stallman, “è che se all'inizio questi servizi possono apparire più economici (o addirittura gratuiti) rispetto alle abitudini attuali, nel lungo periodo possano invece rivelarsi oltremodo costosi. E soprattutto, l'intera mole di informazioni personali (foto, appunti, appuntamenti in agenda) o aziendali (budget, bilanci, piani strategici) sarebbe affidata alla onestà e alla solidità di una azienda, esponendosi a tutti i rischi di boicottaggio o incidenti che questo comporta.” Stallman:“dite no al cloud computing”
  37. 37. Agenda • La Strategia • L’ICT e strategia • L’ ICT e la generazione di conoscenza : la Business Intelligence • Il mercato ICT • Il nuovo mondo digitale : l’ Information, Communication & Digital Technology Il ruolo strategico dell’ ICT nelle Aziende
  38. 38. ICT e la Generazione di Conoscenza • Per molti secoli il fattore propulsivo dell’ attività economica – Lavoro dell’ uomo – Fonti di Energia da quella animale a quella eolica o idrica – Energia basata sulle combustioni – Informazione
  39. 39. Marketing mix … ma non solo PlacePromotion Price INFORMATION
  40. 40. ICT e la Generazione di Conoscenza • Ciclo economico basato sulla Informazione come forza propulsiva dello sviluppo Informazione  Conoscenza • Le informazioni non si consumano, sono facilmente riproducibili a un costo trascurabile e possono essere trasferite a moltissime persone
  41. 41. Business Intelligence Gli obiettivi : Definire gli indicatori economici Aziendali  Trasformare l’informazione in conoscenza e la conoscenza in profitto  Implementare un sistema che permetta di monitorare costantemente e giornalmente le performance aziendali.
  42. 42. Gli Obiettivi della Business Intelligence in InformazioneIl Dato Operativo L’ informazione Conoscenza La Conoscenza Profitto TRASFORMARE in in
  43. 43. Perché una Business Intelligence … Per : – Prendere decisioni migliori – Prendere decisioni più rapide – Controllare l’andamento della società – Migliorare la comunicazione – Mettere in discussione le opinioni diffuse – Negoziare migliori contratti con fornitori e clienti – Migliorare l’efficienza operativa – Perfezionare le strategie con migliori analisi di Marketing – Adottare un’arma vincente per la forza vendita – Stimolare la curiosità – Liberare i dati operazionali (mattoncini delle informazioni)
  44. 44. Il valore dell’informazione … L’ Informazione bene prezioso , componente intangibile e di valore quanto il prodotto, il prezzo, il servizio. Forte correlazione tra informazione e tempo (quanto prima ho l’informazione, tanto prima ho capacità di reagire/decidere). Se l’informazione è condivisa da un numero crescente di persone, queste si capiscono meglio, comunicano più facilmente, prendono migliori decisioni. Valore (Informazione) = Utenti 2 x Aree di Business (Legge di Metcalfe) Se 100 agenti delle Vendite accedono ai dati delle vendite Valore Informazione = 1002 x 1 = 10.000 Se 100 agenti delle Vendite e 10 utenti dell’ ufficio Marketing accedono ai dati delle vendite Valore dell’informazione = 1102 x 2 = 24.200
  45. 45. Mercato Business Intelligence … Competitive Intelligence ... INFORMAZIONI INTERNE INFORMAZIONI ESTERNE •Strutturate - Quantitative •Destrutturate - Qualitative Azienda
  46. 46. Il Quadrante … dell’ Information Governance Dittatura Sono pochi ad avere accesso ai dati Democrazia L’informazione scorre in modo libero, ma controllato Anarchia Ognuno ha ricreato un proprio sistema informativo Controllo Accesso
  47. 47. I Dati : l’ ambiente operativo Vendite Marketing Controllo di Gestione Produzione
  48. 48. Dati Tematici : L’ ambiente informativo Data Warehouse Vendite Marketing Data Warehouse Produzione Data Warehouse Controllo di Gestione Vendite Marketing Controllo di Gestione Produzione
  49. 49. Vendite Produzione Amministrazione Concetti di base
  50. 50. Le Zone dei dati …  Zona di passività dei dati  Quando i dati sono solo un costo  Zona di prima redditività dell’informazione  Quando si realizzano le prime business intelligence a livello dipartimentale  Zona di intelligenza di impresa  Quando si applica la business intelligence trasversalmente all’impresa  Zona dell’impresa estesa  Quando si amplia il valore delle relazioni tramite la condivisione di informazioni a valore aggiunto
  51. 51. La storia del …. Ciclo temporale della decisione Tempo per raccogliere le informazioni Tempo per prendere le decisioni Storicamente 80% Spesso delegato a personale inferiore Fatto personalmente ai livelli inferiori di management Storicamente 20% Relativamente breve Confusione tra attività decisionale e raccolta di informazioni
  52. 52. La Business Intelligence ….. sul Ciclo temporale della decisione Tempo per raccogliere le informazioni Tempo per prendere le decisioni Comprimere i tempi !!!
  53. 53. Customer Intelligence : Conoscete il vostro cliente?
  54. 54. Analisi delle cause … alla radice Domanda  Perché le vendite sono inferiori al target ?  Perché abbiamo venduto meno nella regione ovest ?  Perché le vendite del prodotto A sono calate ?  Perché sono cresciute le lamentele dei clienti ?  Perché i ritardi sono aumentati ? Risposta  Perché abbiamo venduto meno nella regione ovest.  Perché le vendite del prodotto A sono calate.  Perché sono cresciute le lamentele dei clienti.  Perché i ritardi nelle consegne sono aumentati.  Perché due camion si sono guastati!!!
  55. 55. la Business Intelligence … i pilastri Reclami Assistenza Tecnica Redditività Monitoraggio Livello Servizio Acquisti Amministrazione Produzione Vendite
  56. 56. Ambiente Operativo Ambiente Informativo Cruscotti aziendali Il patrimonio informativo … gli Universi ACQUISTI AMMINISTRAZIONE POST VENDITA CONTATTI MAGAZZINO MONITORAGGIO LIVELLO SERVIZIO RECLAMI VENDITE RISORSE UMANE Bilanci clienti Banca dati CRESME Bilanci fornitori Bilanci competitors Banca dati ConsultGB COSTING VALORE PRODOTTO
  57. 57. Business Intelligence … l’impatto Filosofia  Accesso controllato per una “democrazia della informazione”  “Indipendenza dai Sistemi Informativi” nel creare report/analisi Formazione Forte attività formativa , rivolta a tre classi di utenti • Professional : utenti particolarmente evoluti • Key Users : utente evoluto per creare report finalizzati ad analisi per l’area • Utenti : utente visualizzatore di report pubblicati Indicazioni Organizzative • Controllo di gestione : certifica e valida i report aziendali • Key Users per area : analisi di area e propongono report aziendali • Utenti : visualizzatori
  58. 58. Vendite • Ordinativi • Fatturato • Budget Vendite • Sconti medi Tempo Anno Mese Giorno Mercato Categoria Area Nielsen Area Manager Zona Commerciale Gruppi di acquisto Cliente Filiale Cliente Prodotto Macro linea Linea Famiglia Modello Codice commerciale
  59. 59. Redditività • Redditività del cliente • Redditività di prodotto • Analisi Cliente • Ranking Clienti Tempo Anno Mese Giorno Mercato Categoria Area Nielsen Area Manager Zona Commerciale Cliente Filiale Cliente Prodotto Macro linea Linea Famiglia Modello Codice commerciale
  60. 60. Customer Satisfaction • Trend reclami • Reclami per zona • Reclami per Motivi • Cause di reclamo • CSI (indice soddisfazione cliente) – Rintracciabilità – tempestività – Puntualità – Qualità Globale Tempo Anno Mese Giorno Mercato Categoria Area Nielsen Area Manager Zona Commerciale Cliente Filiale Cliente Prodotto Macro linea Linea Famiglia Modello Codice commerciale
  61. 61. Post vendita • Costi per interventi in garanzia • Analisi ABC costi componenti • Interventi in garanzia • Tipologia difetto • tipologia soluzione Tempo Anno Mese Giorno Centri Assist. Componenti Funzioni Articoli ricambio
  62. 62. Acquisti • Ordinato Ricevuto • Fatturato • Analisi listini per fornitore Tempo Anno Mese Giorno Fornitori Codice fornitore Articoli acquisto Famiglie di acquisto Codice articolo
  63. 63. Monitoraggio Livello Servizio • Affidabilità delle spedizioni • Rapidità delle spedizioni (Lead Time) Tempo Anno Mese Giorno Mercato Categoria Area Nielsen Area Manager Zona Commerciale Gruppi di acquisto Cliente Filiale Cliente Prodotto Macro linea Linea Famiglia Modello Codice commerciale
  64. 64. Informazioni esterne • Bilanci Clienti Trade • Bilanci Competitors • Bilanci Fornitori • Banca Dati Trade – Struttura punto vendita – Fatturato per competitor – Segmentazione mercato – ……………………….
  65. 65. Agenda • La Strategia • L’ICT e strategia • L’ ICT e la generazione di conoscenza : la Business Intelligence • Il mercato ICT • Il nuovo mondo digitale : l’ Information, Communication & Digital Technology Il ruolo strategico dell’ ICT nelle Aziende
  66. 66. Il Rapporto Assinform 2012 Dall'ICT al Global Digital Market Paolo Angelucci Presidente Assinform Presentazione del Rapporto Assinform 2012 Milano, 13 giugno 2012
  67. 67. Mercato mondiale dell’ICT (2009-2011) Valori in miliardi di dollari - variazioni % Fonte: Assinform / NetConsulting 458.8 521.0 571.8 757.9 807.3 855.7 922.7 915.3 925.6 458.8 521.0 571.8 2009 2010 2011 Nord America (Canada e USA) Europa Asia - Pacifico Resto del Mondo 3.053 3.198 3.336 -0,8% +4,5% +4,8% +4,3% +2,9% +1,1% +6,5% +6,0% +13,6% +9,8%
  68. 68. Il mercato dell’IT nei principali Paesi (variazioni 2010 e 2011) Fonte: Assinform / NetConsulting 5.1% 0.9% 1.2% 1.3% 2.6% 1.5% -1.4% -3.4% 3.1% -3.9% 0.5% -0.7% 2.3% 0.3% -4.1% -5.3% USA Giappone Europa Regno Unito Germania Francia Italia Spagna 2010/09 2011/10 Variazioni % su anno precedente
  69. 69. Il mercato italiano dell’ICT (2009-2011) Fonte: Assinform / NetConsulting 18,686 18,430 17,675 43,085 41,800 40,385 2009 2010 2011 TLC IT 61.771 60.230 58.060 -1.4% -4.1% -3.0% -3.4% -2.5% -3.6% Valori in Milioni di Euro e in % ICT Mondo= +4.3% IT Mondo= +2.4% TLC Mondo= +5.7%
  70. 70. L’Italia continua ad accumulare ritardi (2011) Fonte: Assinform / NetConsulting Valori in Dollari e variazioni % Spesa IT procapite Spesa IT / PIL USA 1.422 4,2% Giappone 830 2,1% Germania 874 3,3% Regno Unito 928 3,3% Francia 849 3,4% Italia 299 1,8% Spagna 290 1,8%
  71. 71. Andamento del mercato delle TLC in Italia per segmento fisso e mobile (2009-2011) Fonte: Assinform / NetConsulting 19,065 18,560 18,160 24,020 23,240 22,225 2009 2010 2011 TLC mobili TLC fisse 43.085 41.800 40.385 -2.6% -2.2% -3.2% -4.4% -3.0% -3.4% Valori in Milioni di Euro e in %
  72. 72. Il mercato italiano delle TLC – Apparati e Servizi (2009-2011) Fonte: Assinform / NetConsulting 8,870 8,730 8,650 18,825 18,230 17,375 15,390 14,840 14,360 2009 2010 2011 Servizi Telefonia Mobile Servizi Telefonia Fissa Apparati 43.085 41.800 40.385 -1.6% -0.9% -3.0% -3.4% Valori in Milioni di Euro e in % -3.6% -3.2% -3.2% -4.7%
  73. 73. Il nuovo mondo digitale Fonte: NetConsulting, 2012 1-2 Novembre, London, Conference on Cyber Space, by Ministero Esteri UK 1.000mln utenti nel Mondo 175 mln tweet al giorno 2,5 mln account in Italia 465 mln account world wide 2 MLD Video visti su YouTube 152 Mln di blog 107.000 MLD mail spedite 881mln utenti nel Mondo 23 mln in Italia 130mln utenti nel Mondo (iPhone, iTouch, iPad) 25 MLD di applicazioni scaricate da Apple Store 30 n° apps medio per utente smartphone 150mln sottoscrittori +200% anno su anno 247 mln Utenti attivi al mese 65 mln di utenti nel Mondo 858.000 in Italia 46,9 mln di utenti mobili in Italia 6 mld world wide 38 mln in Italia 1,4 mld world wide 2,3 mld di utenti internet world wide 27,7 mln in Italia 6,2 mln da smartphone Utenti Mobile Internet Italia 12 mln 13,4 Mln di accessi broadband 845mln utenti 21,8 mln in Italia di cui 4 mln da mobile 2,5mln utenti in Italia 2,8mln utenti in Italia 12 mln utenti in 6 mesi 770.000 In Italia
  74. 74. La rivoluzione digitale nelle aziende: il caso delle Banche La Banca Digitale Fonte: NetConsulting, 2012 Infrastruttura Tecnologica Cloud Computing SOA CRM Internet Banking Mobile/ Tablet Banking Mobile Payments Nuove filiali Firma digitale Mobile BI/Analytics Digital Banking
  75. 75. Il prodotto tradizionale diventa digitale: il caso dell'Auto Fonte: NetConsulting, 2011 Automotive Politiche di sustainability, Servizi al cittadino, Smart Cities Assicurazioni Turismo Trasporti
  76. 76. Il mercato dei Personal & Mobile Device (2009-2011) Fonte: Assinform / NetConsulting 1,745 1,726 1,410 210 472 950 1,250 1,670 2,050 1,560 1,100 16 131 1,023 1,035 912 2009 2010 2011 Altro* e-Reader Telefoni cellulari Smartphone Tablet PC laptop 5.768 5.797 Valori in Milioni di Euro e in % +0.5% 5.695 -1.8% -1.1% -18.3% +124.8% +31.6% +33.6% -23.9% -29.5% +718.8% +1.1% -11.9% (*) Fotocamere digitali, Game Console portatili, Internet Key,….
  77. 77. Il mercato dei Contenuti Digitali e Pubblicità Online (2009-2011) Fonte: Assinform / NetConsulting 4,675 5,091 5,387 1,010 1,165 1,311 2009 2010 2011 Pubblicità Online eContent 5.684 6.256 Valori in Milioni di Euro e in % +10.1% 6.698 +7.1% +8.9% +15.3% +5.8% +12.5%
  78. 78. Andamento del mercato ICT in Italia (1994-2012E) 1.5% 3.4% 3.6% 6.1% 9.0% 10.6% 12.6% 8.0% -2.2% -3.2% -0.4% 0.9% 1.6% 2.0% 0.8% -8.1% -2.5% -4.1% -3.1% 2.2% 2.9% 0.7% 1.9% 1.4% 1.9% 3.6% 1.8% 0.3% 0.0% 1.2% 0.1% 1.9% 1.5% -1.0% -5.1% 1.5% 0.4% -1.5% 3.8% 5.7% 15.3% 11.2% 11.0% 14.6% 12.9% 8.5% 0.4% 1.8% 2.4% 3.0% 2.1% 0.4% -0.2% -2.3% -3.0% -3.4% -2.1% -9% -7% -5% -3% -1% 1% 3% 5% 7% 9% 11% 13% 15% IT PIL TLC PIL IT Fonte: Assinform / NetConsulting Millenium Bug "Torri Gemelle"  Timida ripresa  Effetto downpricing  Politiche di cost saving  Shift verso i Paesi emergenti  Re-industrializzazione USA  Rigore vs crescita  Discontinuità tecnologica (Apps, Tablets, Cloud)  Budget IT (cost saving vs sviluppo) TLC
  79. 79. I gap dell'Italia rispetto all'Europa 27 (2011) Fonte: Eurostat Europa (27) Italia Abitazioni con accesso a Internet 73% 62% Abitazioni connesse a Banda Larga 68% 53% Utilizzatori abituali di Internet 71% 54% Individui che non hanno mai utilizzato Internet 24% 39% Individui che utilizzano on-line banking 36% 18% Individui che interagiscono on line con le PA 41% 23% Individui che acquistano on line 40% 15% Imprese che vendono on line 13% 4% Fatturato delle imprese attraverso eCommerce 14% 4%
  80. 80. Le luci e le ombre del mercato nel 2012
  81. 81. Agenda • La Strategia • L’ICT e strategia • L’ ICT e la generazione di conoscenza : la Business Intelligence • Il mercato ICT • Il nuovo mondo digitale : l’ Information, Communication & Digital Technology Il ruolo strategico dell’ ICT nelle Aziende
  82. 82. WEB 2.0 che cos’e?
  83. 83. La network society
  84. 84. Origini del WEB 2.0 Ampliamento rete e larga banda Diffusione degli Smartphone e dei Tablet Applicazioni Web Based Disponibilità connessioni WI-FI Realizzazione di strumenti, ambienti e piattaforme di collaborazione Relazioni sociali digitali
  85. 85. Il WEB 2.0 è Social media Contenuti, multimedia, mobile Social network Relazione, partecipazione, conversazione
  86. 86. Web 1.0 Era dei mass media • Mass media • Uno  molti • Monodirezionale • Utente come destinatario • Target/segmenti di mercato • Capacità produttiva • Gerarchia • Mercato di massa • Top down • Push Concetto : “Il discorso” • Personal media • Uno molti; molti  molti; uno  uno • Pluri-bidirezionale • Utente come pro-sumer • Community • Reputazione e competenza • Rete • Massa di mercati • Peer to peer / buttom up • Pull Concetto : “Le conversazioni” Web 2.0 Era degli users generated content
  87. 87. Social network Reti sociali spesso costituite da milioni di individui che sul web: Comunicano Relazionano Scambiano informazioni Scambiano emozioni Collaborano Producono
  88. 88. Logiche del web 2.0 • Figura centrale il pro-sumer (definizione di Tofler 1980) producer -consumer ovvero il consumatore produttore • Utente che dal classico ruolo passivo assume un ruolo decisamente più attivo nel processo di consumo, di produzione, di creazione, di beni ei servizi
  89. 89. LaCasadel Popolo.mp4
  90. 90. Master SIDA “GENERAL MANAGEMENT” Ancona, 2 marzo 2013 GRAZIE DELL’ATTENZIONE! Ing. Mataloni Romano ICT & Organization Consultant Mail : mataloni.r@alice.it Mobile : (+39) 335.1302301 Phone : (+39) 071.54870 Twitter : @rilomata Skype : romano.mataloni Add me on LinkedIn http://it.linkedin.com/in/mataloniromano

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