Note su decreto combustibili da rifiuti 2013

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Commento al decreto sui combustibili derivati dai rifiuti urbani e speciali

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Note su decreto combustibili da rifiuti 2013

  1. 1. RIFIUTIDecreto Ministero Ambiente 14 febbraio 2013, n. 22 Regolamento recantedisciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie dicombustibili solidi secondari (CSS), ai sensi dellarticolo 184-ter, comma 2, deldecreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.(13G00061) (GU n.62 del 14-3-2013)TESTO DECRETO 14/2/2013 N.22http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2013-03-14&atto.codiceRedazionale=13G00061&elenco30giorni=falseCARATTERISTICHE TECNICHE CDRhttp://www.futura-strillaie.it/index.php?page=default&id=16FINALITÀ DEL DECRETOStabilire criteri specifici da rispettare affinché determinate tipologie di combustibile solidosecondario (CSS) cessano di essere qualificate come rifiuto.DEFINIZIONE DI COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIOSecondo la lettera cc) comma 1 articolo 183 del DLgs 152/2006 (T.U. Ambientale) il CSS è il : “ilcombustibile solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di classificazione e dispecificazione individuate delle norme tecniche UNI CeN/TS 15359 e successive modifiche edintegrazioni”.Per queste norme tecniche vedi QUISempre secondo detta definizione se il CSS cessa di essere rifiuto ai sensi dell’articolo 184ter delDLgs 152/2006 viene considerato rifiuto speciale.La Direttiva quadro UE sulla gestione dei rifiuti non contiene questa definizione e anzi pone limitial recupero energetico da rifiuti, come vedremo in seguito, che sembrano andare in una direzioneopposta al presente Decreto.CESSAZIONE DELLA QUALIFICA DI RIFIUTOIl nuovo articolo 184ter del DLgs 152/2006 stabilisce le condizioni in base alla quali un rifiutocessa di essere tale. Si riprendono le condizioni ex Direttiva 2008/98/CE , per un commento vedi ilparagrafo apposito al seguente linkhttp://www.amministrativo.it/Ambiente/osservatorio.php?num=1133&categoria=RifiutiLa fattispecie individuata dall’articolo 184ter va ad assorbire quella dell’abrogato articolo 181bis(vedi paragrafo precedente del presente commento).In attesa di nuovi decreti che precisino le condizioni per la cessazione della qualifica di rifiutoelencate nel nuovo articolo 184ter resta in vigore lo stesso regime transitorio già previsto per lematerie prime secondarie ex articolo 181bis.E’ indiscutibile che i nuovi decreti dovranno adeguare i decreti vigenti del regime transitorio allanuova Direttiva 2008/98/CE.
  2. 2. MODALITÀ CESSAZIONE QUALIFICA RIFIUTO SECONDO LA DIRETTIVA UEL’articolo 6 della nuova direttiva introduce una disciplina nuova non prevista dalla previgentenormativa comunitaria in materia che però conferma come la trasformazione di un materiale darifiuto in non rifiuto dopo processo di riutilizzo, riciclaggio o recupero può avvenire solo seguendola procedure europea ivi indicata e nel rispetto delle seguenti condizioni prioritarie :a) l’eventuale riclassificazione non comporta impatti ambientali complessivamente negativisull’ambiente e la salute umana;b) esiste un mercato per tali prodotti, materiali o sostanze secondari.Le suddette condizioni possono essere integrate, sempre in sede UE, da valori limite per le sostanzeinquinanti tenuto conto di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente della sostanza odell’oggetto.E’ la Commissione che deve valutare il rispetto di dette condizioni adottando a tal fine misure diesecuzione per categorie specifiche di Rifiuti classificate in base ai prodotti, ai materiali o allesostanze che li compongono, precisando i criteri ambientali e di qualità da soddisfare affinché ilrifiuto in questione possa essere considerato come materiale, sostanza o prodotto secondario. Questicriteri sono tali da garantire che il materiale, la sostanza o il prodotto secondario soddisfi lecondizioni necessarie per l’immissione in commercio. I criteri tengono conto del possibile rischio didanni all’ambiente derivante dall’utilizzo o dal trasporto del materiale, della sostanza o del prodottosecondario e sono fissati in modo da garantire un elevato livello di protezione della salute umana edell’ambiente.Nel caso in cui i suddetti criteri non sono definiti dalla Commissione UE , gli Stati possonodecidere , caso per caso ( quindi non per categorie di Rifiuti generali come si è tentato più volte inItalia ad es. con le varie nozioni di MPS o di riutilizzo bocciate in sede UE) se un dato rifiuto possacessare di essere definito ma sempre nel rispetto della giurisprudenza comunitaria ( vedi inprecedenza ma anche in questa voce il commento al DL 138/2002 in data di pubblicazione sullaGURI 10/8/2002 nonché il commento al documento della Commissione Parlamentare di Inchiestasui Rifiuti sulla nozione giuridica di rifiuto in data 1/7/2004 ; ed infine il commento alla leggedelega per il TU ambientale cioè la legge 308/2004 in data di pubblicazione 27/12/2004 )LE ULTERIORI CONDIZIONI PER L’UTILIZZO DEL CSS COME SEMPLICECOMBUSTIBILEOltre alle condizioni previste dalla Direttiva UE e dall’articolo 184ter del DLgs 152/2006 ilpresente Decreto introduce anche le seguente condizioni relativamente alla fase propedeuticheall’utilizzo che avvengano senza pericolo per la salute delluomo e senza pregiudizio perlambiente, e in particolare senza:a) creare rischi per lacqua, laria, il suolo e per la fauna e la flora;b) causare inconvenienti da rumori e odori;c) danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.IMPIANTI DOVE VIENE UTILIZZATO IL CSS COMBUSTIBILEA) CEMENTIFICIO: un impianto di produzione di cemento avente capacità di produzionesuperiore a 500 ton/g di clinker e soggetto al regime della autorizzazione integrata ambientale(Titolo III-bis della Parte Seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152) e in possesso di taleautorizzazione, purché dotato di certificazione di qualità ambientale secondo la norma UNI EN ISO14001 oppure, in alternativa, di registrazione ai sensi della vigente disciplina comunitariasulladesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit(EMAS);
  3. 3. B) CENTRALE TERMOELETTRICA: impianto di combustione con potenza termica dicombustione di oltre 50 MW, in possesso di autorizzazione integrata ambientale e dotato dicertificazione di qualità ambientale secondo la norma UNI EN ISO 14001 oppure, in alternativa, diregistrazione ai sensi della vigente disciplina comunitaria sulladesione volontaria delleorganizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS).Per un periodo transitorio di dodici mesi dallentrata in vigore del presente Decreto (29/3/2013), lecertificazioni UNI EN ISO 9001 e 14001 sono considerate equivalenti alla certificazione diqualità ambientale secondo la norma UNI EN 15358.La norma ISO 14001 è stata recepita dal Regolamento EMAS. L’Allegato II del regolamento(CE) n. 1221/2009 prevede, infatti, che i requisiti applicabili al sistema di gestione ambientale inambito EMAS sono quelli definiti nella sezione 4 della norma EN ISO 14001:2004 e riportati nellaparte A del citato allegato II. Le organizzazioni registrate EMAS, tuttavia, devono anche tenerconto di ulteriori elementi riportati nella parte B del medesimo allegato.Per il testo del Regolamento EMAS ed in particolare della Parte B dell’allegato II vedi QUIhttp://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:342:0001:0045:IT:PDFPer una analisi del Regolamento EMAS vedi QUIhttp://www.amministrativo.it/ambiente/osservatorio.php?num=1454&categoria=EcocertificazioneDal testo della pare B dell’allegato II al Regolamento si evince come per la ISO 14001 non sianorichieste:1. l’analisi ambientale descritta puntualmente nell’allegato I al Regolamento EMAS (obblighinormativi ambientali, aspetti ambientali diretti e indiretti di impatto ambientale significativo, criteriper la valutazione della significatività dell’impatto ambientale). Per la ISO14001 si tratta solo diindividuare piuttosto genericamente gli aspetti ambientali della attività/sito da registrate2. un coinvolgimento attivo del personale, in termini di formazione e informazione3. una specifica e puntuale comunicazione al pubblico dei documenti prodotti all’interno delprocesso di registrazione EMASCESSAZIONE DELLA QUALIFICA DI RIFIUTO DEL SOTTOLOTTO DI CSSPer sottolotto si intende la quantità di CSS prodotta, su base giornaliera, in conformità con ilpresente decreto.IMPIANTO PER LA PRODUZIONE DEL CSS-COMBUSTIBILEAi fini del presente regolamento, il CSS-Combustibile è prodotto esclusivamente in impiantiautorizzati in procedura ordinaria di gestione dei rifiuti (Parte IV al DLgs 152/2006) o con AIA(titolo IIIbis Parte II al DLgs 152/2006) e comunque dotati di certificazione di qualità ambientalesecondo la norma UNI EN 15358 ovvero, in alternativa, di registrazione ai sensi della vigentedisciplina comunitaria sulladesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario diecogestione e audit (EMAS).RIFIUTI AMMESSI PER LA PRODUZIONE DEL CSS-COMBUSTIBILEPer la produzione del CSS-Combustibile sono utilizzabili solamente i rifiuti urbani e i rifiutispeciali, purché non pericolosi. Sono comunque esclusi i rifiuti non pericolosi elencati nell’allegatoII al presente Decreto.
  4. 4. MATERIALI NON RIFIUTI AMMESSI ALLA PRODUZIONE DEL CSS -COMBUSTIBILESono ammessi quei materiali non classificabili come rifiuti sempre che non sia classificati comepericolosi ai sensi del regolamento (CE) n.1272/2008 del Parlamento europeo e delConsiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, alletichettatura e allimballaggiodelle sostanze e delle miscele.RISPETTO DEI PRINCIPI SULLA GERARCHIA NELLA GESTIONE DEI RIFIUTILavvio dei rifiuti alla produzione del CSS-Combustibile deve avvenire nel rispetto dei principisulla gestione dei rifiuti (articolo 179 DLgs 152/2006) :a) prevenzione;b) preparazione per il riutilizzo;c) riciclaggio;d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;e) smaltimento.LA DIRETTIVE EUROPEA E IL RECUPERO ENERGETICO DAI RIFIUTILa nuova Direttiva quadro sui rifiuti (DIR 2008/98/CE) concentra l’attenzione sugli impattiambientali derivanti dalla produzione e dalla gestione dei rifiuti, tenendo conto del ciclo di vitadelle risorse. Viene perciò istituito un collegamento tra tale obiettivo e la “gerarchia dei rifiuti”,contenuta in precedenza nell’articolo 3 della direttiva 75/442/CEE, senza peraltro modificarel’ordine e la natura della gerarchia. In particolare si continua a privilegiare la logica preventiva diriduzione alla fonte dei rifiuti e quindi in tal senso va anche letto il comma 1 articolo 5 dellaDirettiva secondo il quale: “gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che tutti irifiuti siano sottoposti a operazioni (di seguito “operazioni di recupero”) che permettano un loroutile impiego in sostituzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale, di altre risorseche avrebbero dovuto essere utilizzate a tal fine, o che permettano di renderli atti a tale impiego”.Infatti tra le operazioni di recupero viene citata anche l’utilizzazione principale come combustibileo altro mezzo per produrre energia. Il che significa che per rispettare tale gerarchia occorreràcomunque promuovere raccolta differenziata e riciclaggio e vedere il recupero energetico solo edunicamente come ultima ratio e soprattutto che la soluzione vera da impostare per Stati Membrie Regioni è quella di agire al livello del ciclo di produzione per impedire il più possibile laproliferazione dei rifiuti ed inoltre che anche il recupero energetico deve essere interpretato comeoperazione di recupero e non come mero tentativo di sostituzione di un combustibili tradizionalecon il rifiuto vedi bruciare combustibile derivato dai rifiuti (CDR) nelle centrali termoelettriche,visto che i produttori di energia elettrica come ENEL devono pagare il carbone ma vengono pagatiper bruciare il detto CDR , un bel vantaggio a favore dell’aumento della produzione di rifiuti.In conclusione chi pone la questione dei rifiuti secondo lo schema o si fanno gli inceneritori oc’è l’emergenza dimostra di non conoscere la normativa sopra esaminata ma soprattutto dimostradi non capire assolutamente nulla di cosa voglia dire gestione dei rifiuti . In altri termini laquestione non è decidiamo l’inceneritore ed il resto verrà da se ma esattamente ilcontrario: impostazione di una corretta politica secondo la gerarchia sopra esaminata e solo dopo lascelta degli impianti adatti ai diversi bacini territoriali.Infine la nuova Direttiva UE sui rifiuti e la nuova definizione di riciclaggio, ivi contenuta,escludono il recupero di energia e il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali
  5. 5. combustibili o in operazioni di riempimento, il che significa che gli stati membri dovrannoimpegnarsi affinché i materiali riciclabili (carta, plastica raccolti nelle famose campane) nonfiniscano né in discarica né a recupero energetico.PROCESSO DI PRODUZIONE DEL CSS-COMBUSTIBILELa produzione del CSS-Combustibile avviene secondo processi e tecniche di produzioneelencate, in modo esemplificativo, nellAllegato 3 al presente Decreto.In particolare secondo l’allegato 3 la produzione del CSS-Combustibile può avvenire secondo iprocessi e le tecniche elencate nellallegato B delle norme tecniche UNI EN 15359.Il richiamo alla citata norma tecnica di settore e da intendersi effettuato a scopo meramenteillustrativo ed indicativo dei processi e delle tecniche per la produzione di un CSS-Combustibile,e non produce alcun carattere prescrittivo ai fini del rilascio di un qualsiasi atto abilitativo perla costruzione e lesercizio un impianto per la produzione del CSS-Combustibile.La scelta dei processi e delle singole tecniche di produzione del CSS-Combustibile nonché lasequenza delle varie fasi, attività e processi è a completa e libera scelta di ciascun produttore diun CSS-Combustibile, operata anche in base a scelte tecniche che possono anche essere derivate dauno specifico know-how talvolta coperto da brevetti.La definizione della sequenza o dellinsieme delle fasi, attività o processi di trattamento adottateindividualmente da ciascun produttore del CSS-Combustibile può comunque essere soggettaa variazioni anche in relazione allo sviluppo e progresso tecnologico e di processo.REGIME AMMINISTRATIVO DEL PROCESSO DI PRODUZIONE DEL CSS –COMBUSTIBILETutte le fasi di produzione del CSS-Combustibile sono soggette alle disposizioni della Parte Quartadel decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, e alle altre disposizioni applicabili.I rifiuti generati nel corso del processo di produzione del CSS-Combustibile sono gestiti nelrispetto delle disposizioni della Parte Quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e, perquanto ambientalmente ed economicamente praticabile, secondo lordine di priorità di cuiallarticolo 179 del medesimo decreto legislativo.DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ PER L’UTILIZZO DEL CSS-COMBUSTIBILEPer utilizzare il CSS nei cementifici e nelle centrali termoelettriche occorre una dichiarazione di conformitàdel produttore. Vedi modello di dichiarazione all’allegato 4 al presente decreto.Il produttore adotta un sistema di gestione per la qualità del processo di produzione del CSS-Combustibile ex articolo 9 del presente decreto.DEPOSITO E MOVIMENTAZIONE DEL CSS-COMBUSTIBILE PRESSO ILPRODUTTOREIn attesa del trasporto allimpianto di utilizzo, il CSS-Combustibile è depositato e movimentatoesclusivamente nellimpianto in cui è stato prodotto e nelle aree pertinenziali dello stesso. Ildeposito e la movimentazione presso il produttore avvengono in modo tale da:a) evitare spandimenti accidentali e contaminazione di aria, acqua, suolo;b) evitare fenomeni di autocombustione o di formazione di miscele esplosive;c) prevenire e minimizzare la formazione di emissioni diffuse e la diffusione di odori.
  6. 6. Il deposito non può avere durata superiore a sei mesi dalla data di emissione della dichiarazione diconformità. Trascorso tale periodo, il CSS-Combustibile depositato nelle aree pertinenzialidellimpianto di produzione è gestito come un rifiuto ai sensi e per gli effetti della Parte Quarta deldecreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.TRASPORTO DEL CSS-COMBUSTIBILE ALLIMPIANTO DI UTILIZZOIl CSS-Combustibile è conferito, anche tramite soggetti che esercitano attività di trasporto perconto del produttore o dellutilizzatore, direttamente dal produttore allimpianto di utilizzo inpossesso dellautorizzazione integrata ambientale per lutilizzo del CSS-Combustibile. Il trasporto eeffettuato senza depositi intermedi esterni al perimetro dellimpianto di produzione del CSS-Combustibile oppure allimpianto di utilizzo, fatti salvi gli stazionamenti dei mezzi di trasportoprevisti per legge o dettate, nei limiti dello stretto necessario, da esigenze tecniche di trasporto.Al trasporto si applicano le disposizioni sul deposito.I contenitori destinati al trasporto del CSS-Combustibile non possono essere utilizzati per ildeposito ed il trasporto contemporaneo del CSS-Combustibile e di altri oggetti o sostanze,compresi rifiuti. I contenitori devono essere sottoposti ad operazioni di pulizia, laddove siano statiprecedentemente utilizzati per il trasporto di altri oggetti o sostanze, compresi rifiuti, che possonoalterare le proprietà chimico-fisiche del CSS-Combustibile.DEPOSITO E MOVIMENTAZIONE DEL CSS-COMBUSTIBILE PRESSOLUTILIZZATOREIl deposito e la movimentazione del CSS-Combustibile nel compendio del cementificioavviene in modo tale da:a) evitare spandimenti accidentali e contaminazione di aria, acqua, suolo;b) evitare fenomeni di autocombustione o di formazione di miscele esplosive;c) prevenire e minimizzare la formazione di emissioni diffuse e la diffusione di odori.APPLICAZIONE NORME SUL COINCENERIMENTOOltre alle norme e prescrizioni della AIA agli impianti che utilizzano il CSS si applicano le normesul coincenerimento ex DLGS 133/2005. Per testo e commento del DLgs 133/2005 vedi QUIhttp://www.amministrativo.it/ambiente/osservatorio.php?num=1517&categoria=RifiutiIn particolare quelle relative a procedure di consegna e ricezione, le condizioni di esercizio, iresidui, il controllo e la sorveglianza, le prescrizioni per le misurazioni nonché ai valori limite diemissioni in atmosfera indicati o calcolati secondo quanto previsto nellallegato 2 (paragrafo A)del medesimo decreto legislativo, e le deroghe di cui al medesimo allegato.PER LE AIA ESISTENTI NON OCCORRE DOMANDA DI NUOVA AIA NEL CASO DIUTILIZZO DEL CSS NELL’IMPIANTO AUTORIZZATOGli impianti di cui allarticolo 3, comma 1, lettere b) e c), in possesso di autorizzazione integrataambientale, ai sensi del Titolo III-bis della Parte Seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
  7. 7. 152, rilasciata prima della data di entrata in vigore del presente DECRETO (29/3/2013), chepreveda lutilizzo dei combustibili solidi secondari (CSS) o del combustibile da rifiuto (CDR) dicui al decreto del Ministro dellambiente 5 febbraio 1998, possono utilizzare, nei limiti indicatidalla predetta autorizzazione, il CSS-Combustibile previa comunicazione da trasmettere daparte dellutilizzatore allautorità competente almeno sessanta giorni prima delleffettivoutilizzo del CSS-Combustibile. In sostanza in questo caso l’utilizzo dl CSS-Combustibile vieneconsiderato come una modifica non sostanziale dell’AIA esistente quindi senza necessità dipresentare nuova domanda di AIA (articolo 29 nonies DLgs 152/2006). Peraltro la semplicecomunicazione nell’articolo 29 nonies era prevista solo nel caso in cui intervengano variazioni nellatitolarità della gestione dellimpianto, che è ben altra cosa che bruciare un combustibile derivato dairifiuti in termini di impatto ambientale e sanitario potenziali.Peraltro questa deroga è in contrasto con la definizione di modifica sostanziale ex lettera lbiscomma 1 articolo 5 DLgs 152/2006, secondo la quale è modifica sostanziale: ” la variazione dellecaratteristiche o del funzionamento ovvero un potenziamento dellimpianto, dellopera o dellainfrastruttura o del progetto che, secondo lautorità competente, producano effetti negativi esignificativi sullambiente.” E’ indiscutibile che bruciare combustibile derivato da rifiuti urbani especiali assimilabili (ancorché non più classificabile formalmente come rifiuto) costituisca quantomeno variazione delle caratteristiche e del funzionamento dell’impianto. E’ vero che la lettera lbisprosegue affermando che per la disciplina AIA modifica sostanziale è quando “in particolare” lastessa produca variazioni delle soglie degli inquinanti di cui all’allegato VIII (parte II del DLgs152/2006, ma la dizione particolare conferma che agli impianti soggetti ad AIA si applica anche laprima parte delle nozione di modifica sostanziale quella riguarda variazione delle caratteristiche,del funzionamento e della potenza dell’impianto.Nella comunicazione sono indicati i dati identificativi del produttore del CSS-Combustibile ela classificazione e le specificazioni dello stesso ai sensi dellAllegato 1, tabelle 1 e 2. Lacomunicazione è corredata dalle autorizzazioni del produttore e dalle rispettive certificazioni diqualità ambientale oppure della registrazione ai sensi della vigente disciplina comunitariasulladesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit(EMAS). La medesima procedura si applica qualora lutilizzatore decida, successivamente, diutilizzare un diverso CSS-Combustibile oppure un CSS-Combustibile prodotto da un diversoproduttore.OBIETTIVI NAZIONALI FONTI RINNOVABILILutilizzo del CSS-Combustibile negli impianti di cui allarticolo 3, comma 1, lettere b) e c),concorre al raggiungimento degli obiettivi nazionali di promozione delluso dellenergia dafonti rinnovabili, in misura proporzionale alla biomassa contenuta, determinata in conformità allevigenti disposizioni.Sul punto vedihttp://www.nextville.it/normativa/1640/

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