L'epigramma - Letteratura greca ( Epigram's History in Greek Literature)

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La storai del genera dall'età alessandrina all'età imperiale.
Gli interpreti e l'evoluzione.

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L'epigramma - Letteratura greca ( Epigram's History in Greek Literature)

  1. 1. Storia del genere dall’età alessandrina all’età imperiale. I suoi esponente e la sua evoluzione. Un lavoro di Eleonora Bompieri
  2. 2. L’epigramma, dal greco π -ἐ ί γραφὼ (letteralmente: "scrivere su", "scrivere sopra"), è un'iscrizione funeraria o commemorativa, destinata ad essere incisa su materiali durevoli quali la pietra e il bronzo: da questa circostanza deriva il carattere della brevità, conservatosi anche quando l'epigramma divenne un vero e proprio genere letterario in età ellenistica e bizantina trattando temi diversi. La loro funzionalità pratica ottenne una veste metrica che li distinse da una semplice iscrizione. La denominazione
  3. 3. Le origini a noi note dell’epigramma coincidono con i più antichi attestati della scrittura alfabetica in Grecia. La “Coppa di Nestore”, risalente agli ultimi decenni dell’ VIII secolo avanti Cristo, ne rappresenta l’esempio più antico a noi pervenuto: « Io sono la bella coppa di Nestore,  chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla  bella corona » La Coppa di Nestore Questa rudimentale poesia è anonima, al pari di altri componimenti analoghi, che diventeranno sempre più frequenti nei secoli successivi.
  4. 4. « ',ὦ ξεῖν ἀγγέλλειν Λακεδαιμονίοις ὅτι τῇδε κείμεθα τοῖς κείνων π »ῥήμασι ειθόμενοι Simonide Più tardi si affermò l’uso di trascrivere e raccogliere i testi che apparivano più meritevoli di conservazione per i loro pregi poetici. Sorsero così le prime attribuzioni, di cui possono trovarsi falsificazioni di età più tarda. Queste raccolte segano l’ingresso dell’epigramma nella letteratura; ma nel V secolo la sua destinazione è pur sempre pubblica e ufficiale, come dimostra l’impiego di epigrammi per celebrare i caduti a difesa della patria, soprattutto nelle guerre persiane come in questa epigrafe alle Termopili attribuita a Simonide: « O viandante, annuncia agli Spartani che qui noi giacciam per aver obbedito alle loro parole. »
  5. 5. Nel corso del IV secolo l’epigramma assume una sempre più marcata connotazione letteraria come risulta da quelli attributi a Platone. Essi si collocano nel quadro della produzione lirica simposiale, pur distaccandosi, nello stile, dalle leggi compositive dell'epigramma, caratterizzandosi invece come produzioni artistiche autonome. Gli argomenti trattati, solo vagamente avvicinabili alla filosofia platonica e ruotano attorno ai temi dell'amore, della bellezza, della brevità delle gioie. La destinazione pratica tende a trasformarsi in un pretesto fittizio. Platone epigrammista
  6. 6. Con l’Ellenismo l’epigramma ottiene una definitiva consacrazione artistica e diventa un genere letterario di primo rilievo. Come per gli altri generi, la sua sede ormai è il libro; tuttavia la simulazione di un uso pratico sopravvive come residuo delle sue origini. I motivi fondamentali dell’epigramma rimangono l’iscrizione sepolcrale e l’offerta votiva, la costruzione e la dedica di un edificio, il ricordo e la celebrazione di una persona o di un fatto. L’epigramma letterario dell’Ellenismo sembra estendere in un nuove direzioni certi spunti che traevano origine dalle prime destinazioni del genere: diventa così una sorta di concentrato di temi e delle tendenze della poesia ellenistica. L’evoluzione del genere
  7. 7. Accanto a questi temi si afferma con rilevanza l’amore, nella sua varietà di prospettive. L’epigramma rappresenta la forma artistica dell’eros alessandrino: in esso risuonano il senso di una realtà essenziale per l’esperienza umana, la nuova dimensione di intimità e parità femminile nella coppia, la conquista di una libera individualità interiore. Non è facile individuare come nell’epigramma si fosse sviluppata la tematica erotica: può darsi che un precedente si debba riconoscere nelle iscrizioni di dedica alla persona amata. L’eros nell’epigramma
  8. 8. Quest’ambito tematico rimane pur sempre limitato, e i poeti riprendono gli argomenti dagli altri autori o anche dalla propria opera in un continuo e sottile gioco di variazione, dove l’importante è dare una forma più raffinata e acuminata al già detto. Il virtuosismo formale, che è un cardine dell’estetica alessandrina, trova nella misura concentrata ed essenziale dell’epigramma lo spazio più adatto per l’espressione esatta e definitiva. La struttura metrica più ricorrente è il distico elegiaco, composto da un esametro e da un pentametro, che nel suo ritmo marcatamente binario accentua gli effetti di simmetria e di opposizione, in cui la concettuosità dell’epigramma trova la sua forma tipica. L’uso del distico elegiaco
  9. 9. La convenzionalità dei mezzi formali e la ripetitività degli argomenti possono talvolta suscitare alla lettura un certo senso di monotonia. Nel carattere soggettivo dell’epigramma si esprime una delle tendenze fondamentali del mondo ellenistico: la scoperta della condizione umana nella quotidiana verità dei sentimenti intimi. L o strumento rivelatore è la parola artistica, ossia il momento definito in cui il vigore della fantasia affronta il confronto con la realtà. Il valore della forma nella riflessione
  10. 10. La storia letteraria dell’epigramma greco copre oltre un millennio, dal V secolo a.C. al VI d.C. La produzione del genere fu enorme, ma è possibile affermare che le migliori fonti siano riuscite a conservarsi nel tempo, per la maggior parte in un unico manoscritto che ha la forma di un antologia. L’Antologia Palatina Questa fu redatta in un’epoca collocabile intorno alla metà del XI secolo d.C. e deve la sua denominazione corrente di “Antologia Palatina” al fatto che fu scoperta agli inizi del ‘600 nella Biblioteca Palatina di Heidelberg. La raccolta contiene circa 3700 epigrammi in cui vi sono rappresentati circa 340 poeti, ma esiste anche un cospicuo numero di testi anonimi.
  11. 11. L’Antologia Palatina è suddivisa in quindici libri. Ecco il contenuto dei singoli libri: Il suo contenuto • Libro I, epigrammi cristiani • Libro II, descrizioni di statue • Libro III, epigrammi relativi al ginnasio pubblico di Cìzico (nella Tebaide) detto Zeuxippo • Libro IV, proemi • Libro V, epigrammi erotici • Libro VI, epigrammi votivi • Libro VII, epigrammi funebri • Libro VIII, epigrammi di Gregorio di Nazianzio • Libro IX, epigrammi descrittivi • Libro X, epigrammi sentenziosi • Libro XI, epigrammi conviviali e burleschi • Libro XII, epigrammi pederotici • Libro XIII, epigrammi in vari metri • Libro XIV, epigrammi aritmetici, indovinelli e oracoli • Libro XV, epigrammi vari
  12. 12. Il suo ordianmento All’interno di quest’ordinamento si riconoscono sporadiche tracce di un’originaria suddivisione per autori e per temi, ma l’impressione generale è quella di un colossale accumulo che sopprime ogni schema cronologico e assorbe le singole personalità poetiche entro una sorta di testo continuo e collettivo, in cui unico criterio di organizzazione vale soltanto l’argomento dei singoli libri.
  13. 13. Qualche secolo dopo la formazione della Palatina, intorno al 1300, il monaco e filosofo bizantino Massimo Planude compose un’altra antologia, giunta nel manoscritto dello stesso autore, che dal nome di costui è detta Antologia Planudea. L’Antologia Planudea Essa è più breve della Palatina, ma contiene 388 epigrammi che in quella non sono riportati, e che nelle edizioni vengono solitamente raccolti in un libro XVI, chiamato Appendix Planudea.
  14. 14. Queste antologie sono il risultato conclusivo di una serie di raccolte, che ebbero verosimilmente inizio con le prime trascrizioni di epigrammi iscritti su monumenti e oggetti. Poco si conosce intorno a queste collezioni e ai libri in cui i singoli autori pubblicavano i propri epigrammi. La prima antologia di epigrammi di cui si abbia una più esauriente conoscenza è la cosiddetta “Corona” di Meleagro, I secolo a.C. In essa Meleagro aveva raccolto epigrammi suoi e di altri quarantasei autori, sistemandoli in almeno quattro libri e disponendoli per argomenti. All’interno di questa suddivisione le singole poesie si susseguivano secondo un elaborato criterio di alternanze, corrispondenze e opposizioni. Alla “Corona” egli aveva anteposto un proemio, conservato nel IV libro della “Palatina”, in cui ogni poeta è accostato a un fiore o a una pianta. La Corona
  15. 15. Nel I secolo d.C. il suo esempio fu continuato da Filippo di Tessalonica che raccolse gli autori dopo Meleagro fino al suo tempo. Anch’egli vi premetteva un proemio (pure compreso nel IV libro della “Palatina”), riprendendo la caratterizzazione dei poeti secondo metafore botaniche, ma al cui interno l’ordinamento degli autori era alfabetico. Infine, particolare rilievo ebbe l’antologia formata all’inizio dell’età bizantina (VI secolo) da Agatia. Questa portava il titolo di “Ciclo”, ed era disposta in sette libri. La raccolta di Agatia comprendeva epigrammi di età antica, selezionati da Meleagro e da Filippo, e altri poeti contemporanei. Filippo di Tessalonica e il Ciclo di Agatia
  16. 16. Tutte queste raccolte, e in particolare quelle di Meleagro, di Filippo e di Agatia, confluirono a formare l’ossatura dell’antologia di Costantino Cefala, di cui sappiamo che nel 917 fu “protopapas” (ossia “capo del clero”) nel palazzo imperiale di Bisanzio. La sua opera costituì il precedente immediato della Palatina, posteriore di circa un secolo, che ne ripete sostanzialmente lo schema e ad essa attinge gran parte del materiale, peraltro integrandolo con altre raccolte e aggiungendo i libri I-III, VIII e XV. L’antologia di Costantino Cefala
  17. 17. Il III secolo a.C. vide una straordinaria fioritura dell’epigramma, per il numero e la qualità degli autori che in esso si cimentarono. Tra questi Callimaco, vero maestro del genere, e Teocrito, ma altri poeti composero esclusivamente epigrammi, o sono attualmente noti solo in questo campo. In essi appare una complessa varietà di tendenze, che hanno suggerito una classificazione secondo diverse scuole, contraddistinte da peculiarità tematiche e formali. La fioritura del genere
  18. 18. Il criterio più rigoroso si limita a distinguere due gruppi: • quelli che scrivono in ionico, per lo più provenienti dall’area orientale del mondo greco; epigrammisti che usano il dialetto dorico, in genere originari della Grecia o dell’Italia Meridionale; • Si può aggiungere che, sebbene questi poeti evitino di specializzarsi esclusivamente in un singolo settore tematico, esiste una certa comunanza di scelte e di maniere espressive tra gli autori appartenenti all’una o all’altra delle suddette aree linguistiche. La sua classificazione
  19. 19. Nell’area dorica rientra Anite di Tegea in Arcadia, vissuta agli albori dell’età ellenistica. Nei ventuno epigrammi tramandati sotto il suo nome, emergono alcuni temi di fondo: il compianto sulla morte prematura o violenta di giovani donne,la descrizione di paesaggi … La commossa genuinità dei sentimenti e la gioia di semplici diletti sono le caratteristiche dell’arte di Anite, che sembra anticipare certi toni della bucolica teocritea. “"Straniero, qui sotto l'olmo, le membra affrante ristora. soave tra le verdi fronde l'aura sussurra; gelida bevi l'acqua alla fonte; ristoro gradito nella calura ardente questo è per i viandanti" Anite di Tegea
  20. 20. Più o meno sua contemporanea fu un’altra poetessa dell’area dorica, Nosside di Locri Epizefiria, sulla costa della Calabria. Questa si dichiara erede di Saffo. Il più noto e bello dei suoi dodici epigrammi è un’ardente esaltazione dell’amore nei toni de un’autentica immediatezza che è una degna eco del grande modello. Vi sono epigrammi letterari e celebrativi, ritratti di amiche: il tutto nei modi di una grazia calcolata e intrisa di femminile eleganza. Anite di Tegea “Non c'è nulla più dolce dell'amore. Quale dolcezza lo supera? Sputo anche il miele. Così Nòsside dice. Solo chi non è amata da Cipride non sa quali rose siano i suoi fiori.”
  21. 21. Appartenne alla corrente dorica pure Leonida di Taranto, vissuto tra il 320 e il 260 circa. Egli diede spazio alla miseria, a questo motivo autobiografico nei suoi versi ma la maggior parte della sua produzione, sopravvissuta in un centinaio di epigrammi, era costituita da dediche votive e da iscrizioni funerarie. In esse è rigorosamente riprodotto un ambiente popolaresco e povero, ma sebbene Leonida provi simpatia e pietà verso i suoi umili protagonisti, la sua poesia non è un caso per parlare di un’intonazione popolare, tanto riesce difficile e inconsueta la sua lingua, non certo alla portata di un pubblico comune. A un analogo calcolo di rottura corrisponde una propensione per l’orrido e il macabro, in cui Leonida esaspera la propria ricerca di effetti sorprendenti, e che trova un parallelismo in certi aspetti dell’arte figurativa a lui contemporanea. Leonida di Taranto “ La vecchia asciuga-botti è qui, Maronide, quell'ubriacona. A tutti ben visibile un calice dell'Attica sul tumulo. E lei sottoterra geme, nè per i figli nè per suo marito, che in miseria abbandonò, bensì per una cosa: è vuoto, il calice! “
  22. 22. Una poetica affatto opposta ispira l’opera di Asclepidedi Samo, attivo nei primi decenni del III secolo. Di lui restano quarantacinque epigrammi, di cui una decina di sospetta autenticità, ma quest’esiguo complesso basta a rivelare un poeta di altissima qualità. In esso compaiono i consueti motivi funerari, elogiativi, letterari: ma i temi da lui prediletti sono il simposio e l’amore. Egli tratteggia avventure galanti e raffinate scene di società, evoca momenti di autentica passione, nella felicità dell’appagamento o nella delusione dell’abbandono. Asclepide di Samo Asclepide effonde generosamente la sua personalità nei suoi versi, quanto nella resa dell’ironia quanta di quella della malinconia. Il suo stile è chiaro ed elegante, senza artifici né compiacimenti eruditi; l’organizzazione strutturale dei suoi epigrammi è di una perfetta essenzialità ed armonia. “Il Vino e' spia dell'amore, ci diceva Nicagora di non amare, ma lo tradirono i molti bicchieri, abbasso' il capo e pianse: neanche la corona di viole gli rimase stretta sul capo.”
  23. 23. Posidippo di Pella Alla poetica di Asclepide sembra aderire Posidippo di Pella in Macedonia, che ne riprese e variò molti spunti. La sua personalità poetica risulta forse meno vigorosa ma nei cerca venti epigrammi tramandati dall’Antologia Palatina essa appare caratterizzata da un’estrema sapienza formale, da aggraziate invenzioni, e da arguti tratti d’umorismo. La notevole varietà degli argomenti dimostra l’estrema versatilità della sua arte, che per ogni tema sa trovare accenti nuovi, in cui Posidippo trapassa dalla commozione al sorriso, dall’iperbole ironica al dettaglio esatto e minuzioso. “Questa pietra dura di Persia che contiene oro, Per Demilo; e in cambio di un tenero bacio la bruna Nicea di Coo lo ha ricevuto, amabile dono.”
  24. 24. La produzione epigrammatica continua ad essere copiosa nei secoli in cui la civiltà ellenistica declina, e si prepara l’avvento dell’impero romano. Ma alla qualità non corrisponde la qualità: emergono rare personalità che seppero trovare un isolato momento di poesia oppure introdurre nuove tonalità, e un solo grande artista. Questi è Meleagro di Gadara in Palestiana, nato verso il 130, il quale è considerato fondatore e principale esponente di una nuova corrente dell’epigramma. La personalità di Meleagro
  25. 25. A lui si deve la più antica delle raccolte passate nell’antologia Palatina, la cosiddetta “Corona”, e oltre a questo, l’opera poetica di Meleagro sopravvissuta comprende circa 130 epigrammi. Il suo tema è l’amore nelle avventure frivole e sensuali, nell’infinita screziatura dei sentimenti. Meleagro è il cantore lieve e leggiadro di una società disincantata, che nel piacere dei sensi trova l’espressione di un’individualità emarginata dai meccanismi delle strutture collettive, e dall’altro lato riluttante a impegnarsi nella profondità dei grandi problemi esistenziali. La sua poetica
  26. 26. Negli epigrammi di Meleagro sfila una galleria di mercenarie grazie, ciascuna con i suoi fascini; ma due donne soprattutto ispirano i suoi momenti più teneri e artisticamente efficaci: Zenofila ed Eliodora. “L'anima mia mi dice di fuggire il desiderio di Eliodora, ben conoscendo le lacrime e le gelosie di un tempo, Lo dice; ma la forza di fuggire io non ho; mi avverte, ma poi anch'essa, pur ammonendomi, senza pudore l'ama.” “Vola zanzara, rapida messaggera, e le orecchie di Zenofila appena sfiorando, sussurrale così: «Sveglio ti aspetta; e tu, dimentica di chi t’ama, dormi». Su, vola: vola, o amica delle Muse, e parla sottovoce, perché non svegli il compagno e susciti contro di me le angosce della gelosia. ma se porterai la fanciulla, ti coprirò con pelle di leone, o zanzara, e ti darò in mano la clava.” L’eros nei suoi epigrammi
  27. 27. Tra i poeti anteriori a Meleagro merita ricordo Antipatro detto Sidonio, nato a Tiro verso il 170. “ Dov'è la tua mirabile bellezza,o dorica Corinto? E le corone delle tue torri e le antiche ricchezze,i templi degli Dèi, i tuoi palazzi? Dove le tue donne, dove le folle immense del tuo popolo? Nemmeno un segno rimane di te,infelicissima! Divorò tutto a rapina la guerra. Solo noi Nereidi, figlie di Oceano, immortali, come alcioni, siamo rimaste a piangere le tue sventure. “ Tra i suoi circa ottantacinque epigrammi, prevalentemente dediche ed epitafi in uno stile manieristico e compassato, un genuino spirito poetico vive nell’epigramma sulle rovine di Corinto, distrutta da Roma nel 146: gli splendori della grande città sono stati travolti dalla guerra, e soltanto le Nereidi rimangono a gemere come alcioni sulle sue sventure. Antipatro Sidonio
  28. 28. Durante l’impero di Roma, l’epigramma in lingua greca continua a dimostrare una certa fertilità, soprattutto nei primi secoli. Accanto ai temi tradizionali affiora qualche fermento di novità, sia negli argomenti sia nei toni dell’ispirazione individuale. Stabili rapporti con l’ambiente romano, ormai avviato ad assumere un ruolo di preminenza anche nell’ambito culturale, compaiono nella poetica epigrammatica. Nei componimenti di maggior pregio poetico l’impronta è data da una simpatica freschezza di sentimenti, a cui corrisponde un’organizzazione formale di elegante semplicità. Il nuovo ambito culturale
  29. 29. Al tempo di Nerone visse a Roma Lucillio, che fu autore in proprio di circa centoventicinque epigrammi. Egli fa dell’epigramma lo strumento di un’intenzione satirica puntata su tipi generali e su singoli individui. L’ironia nasce da situazioni realistiche vividamente descritte, e le sue figurette sono caricature, intrise della crudeltà necessaria alla satira. Egli per molti aspetti appare un precursore della figura dell’epigrammista latino. “ Riccioli, trucco, belletto cerone e denti hai comprato: con la stessa spesa compravi una faccia nuova. ” Lucillio e la satira
  30. 30. Nel II secolo visse Stratone di Sardi, a cui risale la silloge sull’amore pederotico che confluì nel XII libro della Palatina. In questo sono compresi i suoi stessi epigrammi, poco meno di cento, che non lasciano spazio all’aspetto idealizzante attribuito dalla tradizione classica alla pederastia, per rivolgersi esclusivamente alla fisicità del rapporto sensuale. Stratone padroneggia bene la tecnica del genere: al suo tema è implicito il senso della fuggevolezza del tempo, che gli ispira vendicative rivalse, e però anche qualche malinconia. Spesso la ricercatezza formale non vale a riscattare l’oscenità dei suoi testi. “Passando dal mercato delle corone, vidi oggi un ragazzo che intrecciava dei fiori e dei corimbi. E non passai di là senza ferita. Fermandomi, gli chiesi un po' svagato: "Quanto vuoi, dimmi, per la tua corona?“ si fece rosso più dei fiori e subito rispose a occhi bassi: "Su, allontanati, e non farti vedere da mio padre". Comprai, così per scusa, una ghirlanda. Con essa, a casa, incoronai gli dei, pregando per avere quel ragazzo.” Stratone di Sardi
  31. 31. Un lavoro di Eleonora Bompieri

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