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Nuove frontiere di mutualità

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Capacity building di escosistemi

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Nuove frontiere di mutualità

  1. 1. #1 VALUE PROPOSITION: come comunicare la propria unicità al mercato #2 L’IDEA D’IMPRESA: strumenti per creare e rimodellare la proposta di valore, tra business modeling e community #3 NUMERI E METRICHE: cosa c'è da sapere #4 GOVERNANCE COOPERATIVA E IBRIDI ORGANIZZATIVI #5 CAPACITY BUILDING INTERNO: come monitorare il proprio gruppo di lavoro e lavorare senza stress #6 NUOVE FRONTIERE DI MUTUALITA': capacity buiding di ecosistemi 2016
  2. 2. L’esperienza di Co?Tour un viaggio alla scoperta della nuova mutualità in Emilia Romagna
  3. 3. Chi abbiamo mappato: Abbiamo mappato 172 realtà in Emilia-Romagna e raccolto le opinioni del 41% di esse (70 questionari compilati) Cosa abbiamo cercato: - driver di mutualità principali e secondari: il bisogno primario che guida, che innesca, che spinge una determinata realtà ad adottare pratiche mutualistiche - legami relazionali forti e normali - centri di aggregazione
  4. 4. La mappa di Bologna
  5. 5. I nuovi soggetti della mutualità 1- Ruolo nel territorio come punto di riferimento per altre realtà: li abbiamo chiamati AGGREGATORI 2- Capacità di innescare driver multipli di mutualità, ossia multipli bisogni di partenza che hanno portato alla costituzione dell’impresa: li abbiamo chiamati A DRIVER MULTIPLO 3- Soggetti che, pur avendo adottato forme giuridiche diverse rispetto a quella cooperativa, si configurano, nei fini e nei mezzi adottati, come imprese basate sui meccanismi della mutualità.
  6. 6. I nuovi soggetti della mutualità a Bologna un aggregatore: un multi-driver: mutualità con altra forma giuridica: www.kilowatt.bo.it http://www.arvaia.it/ http://slowd.it/
  7. 7. lezione #1: cambia il concetto di mutualità Mancanza di una chiara consapevolezza del significato e i meccanismi che sottendono il concetto di mutualità. Cambiamento delle basi su cui esso si fonda. Dalle risposte emerge un forte bisogno di aggregazione e di condivisione: mutualità come “mettersi insieme per realizzare quello che da solo non riuscirei a fare”. Si tratta di storie importanti da raccontare, che hanno al loro interno la spinta “creativa” capace di innescare modelli emulativi potenti.
  8. 8. lezione #2: l’ibridazione dei settori Il secondo elemento è la pluralità e ricchezza degli ambiti di lavoro di queste nuove realtà e l’originalità con cui i driver di mutualità si mischiano per rispondere a bisogni spesso complessi. I settori con cui tradizionalmente sono state categorizzate le cooperative non sono adatti a descrivere questi nuovi soggetti e ancor meno lo sono i driver di mutualità che poi dovrebbero determinarne la governance. Questo significa che da un lato ci sono nuovi settori “ibridi” che sono fortemente innovativi (e il vasto mondo dell’innovazione sociale ne è un esempio) e contemporaneamente spinte di mutualità che oggi si concretizzando al di fuori del modello cooperativo.
  9. 9. lezione #3: il valore della contaminazione La contaminazione è sia un valore sia un bisogno. Ha poi un altro lato che non può e non deve essere sottovalutato, che riguarda la spinta innovativa che proviene dai nuovi soggetti “ibridi” a volte, “border-line” nel contesto cooperativo, poco formalizzati spesso. La contaminazione, l’ibridazione dei soggetti, è un confronto necessario che permette di aprirsi a quei mondi che stanno appropriandosi delle parole chiave del movimento collaborativo - e avere con essi un rapporto dialettico costruttivo.
  10. 10. lezione #4: bisogni interni vs esterni I modelli attualmente compresi nella mutualità in senso stretto non rispondono a tutti i bisogni di scambio, condivisione, collaborazione. C’è un bisogno di “mutualità esterna” che eviti che gli utenti siano semplici “provider” che non partecipano al valore generato e alle decisioni. Qui c’è ampio margine di lavoro per la cooperazione italiana che - a differenza di quella USA, dove si è polarizzato il dibattito tra “sharing” e “platform cooperativism” - ha forti basi ed esperienze alle spalle.
  11. 11. co-creazione e narrazione Dal design dei servizi abbiamo imparato (almeno) una cosa: includere le community mentre si progetta permette di creare progetti più rispondenti ai bisogni. Dall’arte relazionale: la co-creazione permette di fare progetti più “integrati”, a impatto condiviso. La co-creazione responsabilizza ed è un modo di lavorare con le community (di cui si è parte!) ma anche di progettare insieme i requisiti di successo e la loro narrazione condivisa.
  12. 12. Community più grande al mondo: Gaia Online 1,829,859,563 post 38,700 utenti che rispondono a ogni post 23 milioni di account
  13. 13. If you want to understand the difference between a network and a community, ask your Facebook friends to help paint your house. Networks connect; communities care. We tend to make a great fuss about leadership these days, but communityship is more important. The great leaders create, enhance, and support a sense of community in their organizations, and that requires hands-on management. Hence managers have get beyond their individual leadership, to recognize the collective nature of effective enterprise. https://hbr.org/2015/10/we-need-both-networks-and-communities
  14. 14. design dei servizi: includere le comunità: 1> nella progettazione (malmö) 2> nell’impatto (bici bianche) 3> nel modello di business??
  15. 15. Grantouristas
  16. 16. LOWaste
  17. 17. ìMaCo: Immaginario Materiale Collettivo
  18. 18. strumenti di community organizing Fare incubazione di community significa passare dallo stakeholder engagement al community engagement >> significa identificare e prendersi cura dei community leader, non solo dei portatori di interesse
  19. 19. co-creazione e impatti La circolarità della co-creazione ci fa capire che l’integrazione, ossia il compimento dell’obiettivo, l’ottenimento dell’impatto desiderato, avviene quando nasce un nuovo bisogno, quando riparte il cerchio. Lì è possibile misurare gli impatti. Riconoscerli insieme alle community con cui si è progettato è fondamentale.
  20. 20. quali sono le peculiarità di una community? > regola dell’1% (quindi non contiamo su tutti) > ci vuole cura e gestione della leadership > la community può lavorare su una filiera intera! > mutuo aiuto? (vedi lowaste per l’expo) > si può capire meglio il bisogno > può aiutare a prototipare, testare, estendere un servizio!
  21. 21. cinque cose da fare: 1 > regole di ingaggio chiare 2 > allineamento ciclico 3 > riconoscere i community leader e prendersene cura (individuare il 10% e l’1% al suo interno) 4 > tenere traccia degli scambi tra le persone che fanno parte della community 5 > capire la mobilità di una community!
  22. 22. incubazione di community come occasione di open innovation CALL ALLINEAMENTOCO-PROGETTAZIONE AZIONE
  23. 23. Dove eravamo rimasti… scheda talenti competenze
  24. 24. Dove eravamo rimasti… mappa del team nome competenze talenti stress antidoto ruolo
  25. 25. Compilate questa scheda la mia proposta di valore in 140 caratteri (più o meno) Le mie ipotesi principali da validare Le tre parole chiave della mia identità
  26. 26. E questa ultima scheda... cosa possiamo offrire (in base a nostre competenze e talenti) Cosa ci manca (e vorremmo chiedere agli altri)
  27. 27. La vostra nuvola di parole chiave
  28. 28. Una domanda finale: cosa cambiereste del vostro canvas dopo la giornata di oggi?
  29. 29. grazie! ci vediamo il 22 dalle 11 alle 16! gaspare@kilowatt.bo.it 339 8552933 nicoletta@kilowatt.bo.it 392 9832024

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