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la riforma del terzo settore e l'impresa sociale

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intervento di Simona Rizzo [Kilowatt] a CoopUP Bologna, il percorso di incubazione, networking e formazione di Confcooperativa Bologna e Kilowatt con Emil Banca e Irecoop Emilia Romagna

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la riforma del terzo settore e l'impresa sociale

  1. 1. LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE e L’IMPRESA SOCIALE
  2. 2. PERCHE’ ERA NECESSARIA UNA RIFORMA? Finalmente nel nostro ordinamento si ha una riforma organica -> superamento di una disciplina ad hoc “per settore” La legge delega n. 106/2016 è intervenuta a novellare la disciplina generale delle organizzazioni non profit e in particolare le previgenti disposizioni: - La L. n. 266/1991 sulle organizzazioni di volontariato (ODV) - ABROGATA - La L. n. 381/1991 sulle cooperative sociali (COOP. SOC.) - MODIFICATA - La L. n. 383/2000 sulle associazioni di promozione sociale (APS) - ABROGATA - Il D.Lgs. 460/98 sulle ONLUS - ABROGATA - Il D.Lgs. 155/2006 sulle Imprese Sociali (I.S.) - ABROGATA ORGANICITÀ: la riforma vuole essere uno strumento unitario per garantire LOGICA e COERENZA
  3. 3. Il 2017 ha visto nascere così 4 importanti D.Lgs: - D. Lgs. 117/2017 Codice del Terzo Settore (CTS) - D.Lgs 112/2017 sull’Impresa Sociale - D. Lgs. 40/2017 sulla revisione del Servizio Civile Universale - D. Lgs 111/2017 sulla revisione dell’istituto del 5 per 1000 L’OBIETTIVO è quello di modernizzare la strumentazione legislativa consentendo ai soggetti del Terzo Settore di diventare attori dell'innovazione sociale. PERCHE’ ERA NECESSARIA UNA RIFORMA?
  4. 4. PRINCIPI CARDINE 1. Passaggio dal REGIME CONCESSORIO a quello del RICONOSCIMENTO ○ Autorità Pubblica non concede più l’autorizzazione (grande battaglia di civiltà!) 2. Superamento della concezione che vedeva il T.S. come l’insieme degli enti che dovevano compensare gli effetti perversi dei fallimenti di MERCATO e STATO ○ Passaggio da una concezione “additivista” ad una “emergentista” (forma di agire che va a modificare le relazioni esistenti nella società) 3. Accoglimento della cultura dell’IMPATTO SOCIALE (sulla scia europea) ○ Oggi sono importanti in egual misura sia l’OUTCOME (risultato) sia l’IMPATTO ossia il cambiamento sulla comunità di riferimento generato dall’attività svolta
  5. 5. CONTESTO DI RIFERIMENTO Oltre 330 MILA REALTÀ in Italia (+10% rispetto al 2011) 70 MILIARDI € è il valore economico che generano 790 MILA DIPENDENTI coinvolti (di cui circa 350 mila occupati nelle coop sociali e 340 mila nel settore associativo) 5,5 MILIONI di VOLONTARI (+16%) E’ QUESTO IL PERIMETRO DELLA RIFORMA CHE CI DEVE FAR RIFLETTERE….
  6. 6. OPERATIVITÀ DELLA RIFORMA La Riforma NON è pienamente operativa in tutte le sue parti, per diversi motivi. 1. i decreti attuativi a loro volta rimandano ad ulteriori decreti (circa 42) che ad oggi non sono stati adottati. 2. le disposizioni fiscali e di incentivazione che comportano benefici a vantaggio degli enti di terzo settore potranno entrare in vigore solo dopo il vaglio della Commissione Europea 3. essendo talune disposizioni impegnative o per gli ETS o per le PA, il Codice prevede tempi di adeguamento più o meno lunghi; in particolare: ● il Codice prevede che gli statuti degli enti di terzo settore debbano adeguarsi a determinate norme in un tempo di 18 mesi – quindi fino a febbraio 2019 – affinché questo avvenga (peraltro concedendo di farlo in assemblea ordinaria, quindi senza spese notarili); ● Il Registro unico del Terzo settore sarà pienamente operativo nel febbraio 2019, poiché vi è un anno di tempo per l’adozione dei provvedimenti attuativi nazionali e ulteriori sei mesi affinché le Regioni provvedano agli aspetti di propria competenza. Nel frattempo il requisito dell’iscrizione al Registro si intende soddisfatto attraverso l’iscrizione ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore Insomma, il 2018 può essere inteso come un periodo transitorio
  7. 7. Con la Legge Delega n. 106 del 6 giugno 2016 il Parlamento delega “il Governo ad adottare, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di riforma del Terzo settore”. Con quali finalità? - sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune - elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l'inclusione e il pieno sviluppo della persona - valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa Il tutto in attuazione dei principi di PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA, SOLIDARIETÀ, SUSSIDIARIETÀ e PLURALISMO sanciti dalla nostra Costituzione.
  8. 8. MA… QUALI SONO I SOGGETTI DEL TERZO SETTORE? (art. 4 CTS) La platea a cui è riferita la riforma è vastissima: - OdV (art. 32 e ss) - APS (art. 35 e ss) - Enti Filantropici (new!) (art. 37 e ss) - Reti Associative (new!) (art. 41 e ss) - Imprese Sociali, incluse le coop soc. (art. 40 rinvio ad apposito D.Lgs. 112/2017) - Società di Mutuo Soccorso - Fondazioni - Le associazioni riconosciute o non riconosciute - “Altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni e servizi, ed iscritti nel Registro Unico Nazionale del terzo settore”.
  9. 9. QUALI CARATTERISTICHE PRESENTANO? Gli Enti del Terzo Settore (ETS), per poter essere definiti tali, devono presentare le seguenti caratteristiche: 1. Perseguimento di attività civiche, solidaristiche e di utilità sociale 2. Assenza di scopo di lucro 3. Finalizzati alla realizzazione e alla promozione di interessi generali 4. Iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUN)
  10. 10. 1 - PERSEGUIMENTO DI ATTIVITÀ’ CIVICHE, SOLIDARISTICHE E DI UTILITA’ SOCIALE Le attività alle quali sono finalizzati gli ETS sono molteplici. Il Decreto menziona ben 26 attività di interesse generale (art. 5). A titolo esemplificativo troviamo: - Interventi e servizi sociali - Prestazioni socio-sanitarie - Educazione istruzione e formazione professionale - Interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente - Organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale - Gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale e religioso - Formazione extra scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo e al contrasto della povertà educativa - Attività commerciali, produttive e di educazione svolte nell’ambito o a favore di filiere di commercio equo e solidale - Servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro - Alleggio sociale - Accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti - Agricoltura sociale - Promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici
  11. 11. 1 - PERSEGUIMENTO DI ATTIVITÀ’ CIVICHE, SOLIDARISTICHE E DI UTILITA’ SOCIALE Gli ETS diversi dalle Imprese Sociali, incluse le cooperative sociali, devono svolgere attività di interesse generale: ● In via esclusiva o principale ● Senza scopo di lucro Gli ETS possono esercitare anche attività diverse (art. 6) da quelle sopra menzionate a patto che: 1. L’atto costitutivo o lo statuto lo consentano 2. Siano secondarie e strumentali rispetto a quelle di interesse generale 3. Siano svolte secondo criteri e limiti definiti dal Ministero del Lavoro e dell’Economia (uno dei 39 D.M. attuativi) OGGETTO SOCIALE = SCOPO DELL’ENTE
  12. 12. 2 - ASSENZA DI SCOPO DI LUCRO L’art. 8 NON impedisce all’ ETS di svolgere attività remunerative , cioè di conseguire utili dalla propria attività, bensì soltanto di utilizzare tale eventuali utili “per lo svolgimento delle attività statutarie ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale”. NB: per le Imprese Sociali sono ammesse destinazioni diverse dell’utile di impresa, anche a titolo di remunerazione del capitale conferito ai soci, entro certi limiti.
  13. 13. 3 - FINALIZZATI ALLA REALIZZAZIONE E ALLA PROMOZIONE DI INTERESSI GENERALI NOVITA’: finalità che devono caratterizzare l’azione dei soggetti no profit che possono essere conseguiti (anche) attraverso lo svolgimento di attività avente natura economico-imprenditoriale. Le FINALITÀ civile, solidaristiche e di utilità sociale possono essere realizzate mediante: ● Forme di azione volontaria o gratuita (volontariato) ● Forme di mutualità (associazionismo) ● Forme di produzione e di scambio di beni e/o servizi (cooperative e imprese sociali) Ciò che caratterizza gli ETS quindi non è l’attività bensì la finalità svolta -> coesistenza tra finalità collettive (quindi ideali) e l’esercizio di attività economico-imprenditoriali da parte dei soggetti privati non lucrativi
  14. 14. 4 - ISCRIZIONE AL REGISTRO UNICO DEL TERZO SETTORE (RUNTS) Una delle novità importanti del Codice del Terzo Settore è l’istituzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore L'obiettivo è il superamento della frammentazione e dell'opacità dei troppi registri oggi esistenti (ad oggi circa 300 registri e albi anagrafici degli enti no profit): l'accesso al Fondo progetti, al 5X1000 e agli incentivi fiscali sarà possibile soltanto attraverso l'iscrizione al Registro. In altre parole può essere definito una “piattaforma” informativa che dovrà presidiare i profili di accountability istituzionali degli enti non profit.
  15. 15. 4 - ISCRIZIONE AL REGISTRO UNICO DEL TERZO SETTORE (RUNTS) Il registro UNICO del terzo settore: - è pubblico ed accessibile a tutti gli interessati in modalità telematica - è articolato in 7 sezioni è istituito presso il Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali ed - è operativamente gestito su base territoriale e con modalità informatiche - Iscriversi non è un obbligo, ma restare fuori comporta l’esclusione da un ampio ventaglio di bonus. Particolarmente importante sarà la trasmigrazione dei dati, in possesso di diverse amministrazioni pubbliche , dai registri esistenti al RUNTS. Il legislatore ha previsto un REGIME TRANSITORIO: gli ETS hanno 18 mesi di tempo (quindi fino a febbraio 2019) per adeguare i propri statuti alle prescrizioni della legge, arrivando con le carte in regola all’iscrizione nel RUNTS
  16. 16. ACQUISIZIONE PERSONALITÀ GIURIDICA Le associazioni e le fondazioni che rientrano nel perimetro degli enti del terzo settore possono costituirsi sia nella forma di “enti non riconosciuti” che nella forma di “enti riconosciuti”. La differenza tra le due tipologie risiede nella responsabilità patrimoniale per le obbligazioni contratte dall’ ente. Infatti: - negli enti riconosciuti delle obbligazioni dell’ente risponde solo l’ente con il suo patrimonio; - negli enti non riconosciuti, se il patrimonio dell’ente non è sufficiente a far fronte ai debiti che l’ente ha contratto, del relativo adempimento sono responsabili anche coloro che hanno agito per conto dell’ente, i quali pertanto ne rispondono con il loro personale patrimonio.
  17. 17. ACQUISIZIONE PERSONALITÀ GIURIDICA Viene introdotto un nuovo procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica per gli ETS che va “in deroga” al DPR 361/2000. Possiamo quindi distinguere: ➔ Per gli ETS: controllo di legalità affidato ai notai (analogo a quello previsto per le società) e iscrizione nel Registro Unico degli ETS gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso un’articolazione regionale (art. 22) ➔ Per gli enti NON ETS: vige il DPR 361/2000 (competenza alle prefetture e alle regioni in base all’ambito di influenza dell’attività dell’Ente) e quindi, controllo di natura concessoria e discrezionale. Il riconoscimento della personalità giuridica per gli enti del Terzo Settore è subordinato all’iscrizione nel nuovo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. L’iscrizione al RUNTS richiede un patrimonio iniziale di 15.000 euro per le associazioni e di 30.000 euro per le fondazioni. Il patrimonio può essere costituito anche da beni diversi dal denaro.
  18. 18. GLI ASPETTI FISCALI - Verifica della qualifica commerciale/non commerciale Viene riordinata l’intera disciplina cercando di fare ordine in primo luogo sulla distinzioni tra attività commerciale e non commerciale. ATTIVITÀ NON COMMERCIALE: quando le attività sono svolte a titolo gratuito o verso corrispettivi che non superano i costi effettivi, ivi comprese le attività in regime di convenzionamento o accreditamento. ATTIVITÀ COMMERCIALE: quando prevalgono (in base al criterio della prevalenza) le attività commerciali su quelle non commerciali, intendendo tra queste ultime, i contributi, le sovvenzioni, le liberalità le quote associative e ogni altro provento assimilabile. Un D.M. dovrà definire i limiti di alcune attività commerciali non in grado di far perde la qualifica.
  19. 19. REGIME FORFETTARIO (art. 80) Gli ETS NON COMMERCIALI potranno determinare il reddito in modo forfettario, applicando dei coefficienti di vantaggio. Il codice prevede diversi coefficienti di redditività a seconda dell’attività: Per le “attività di prestazione di servizi” i coefficienti sono: · il 7% se i ricavi sono inferiori a 130.000 euro; · il 10% se i ricavi sono vanno da 130.001 a 300.000 euro; · il 17% se i ricavi superano i 300.000 euro. Per le “altre attività” (diverse dalle prestazioni di servizi, quindi vi rientrano ad esempio la vendita di beni) i coefficienti sono: · il 5% se i ricavi non superano i 130.000 euro; · il 7% se i ricavi vanno da 130.001 a 300.000 euro; · il 14% se i ricavi superano i 300.000 euro. ES: un’associazione ETS che ha entrate commerciali (non prevalenti) per 50.000 €, derivanti da prestazione di servizi: per il calcolo della base imponibile si applicherà il coefficiente del 7% ottenendo una base imponibile di 3.500 € (il 7% di 50.000 euro). Su tale base imponibile viene calcolata l’IRES applicando l’aliquota attuale del 24%: il risultato è 840 euro.
  20. 20. GLI ASPETTI FISCALI - I nuovi incentivi alle erogazioni liberali ● Art. 81 social bonus: consiste in un credito d’imposta del 65% delle erogazioni effettuate per le persone fisiche e del 50% per enti e società. Si tratta di enti che presentano progetti di recupero di beni immobili pubblici o di beni immobili e mobili sequestrati alla criminalità organizzata ● Art. 82 imposte indirette e tributi locali: esenzione delle imposte per i trasferimenti a titolo gratuito e applicazione in misura fissa delle imposte di registro per i trasferimenti a titolo oneroso; misura fissa delle imposte anche per gli atti costitutivi e le modifiche statutarie; esenzione IMU/TASI ● Art. 83 detrazioni e deduzione per erogazioni liberali: detrazione per persone fisiche del 30% per ciascun periodo di imposta fino ad un max di 30.000€ (35% nel caso di destinatario ODV). Per gli enti e le società è, invece, riconosciuta una deduzione dal reddito pari al 10% ● Art. 84 esenzione IRES per redditi immobiliari di ODV e APS destinati in via esclusiva allo svolgimento di attività non commerciale
  21. 21. FINANZA SOCIALE: TITOLI DI SOLIDARIETÀ E SOCIAL LENDING TITOLI DI SOLIDARIETÀ: possibilità per gli istituti di credito di emettere specifici titoli consistenti in obbligazioni o altri titoli di debito destinati a favorire il finanziamento e il sostegno delle attività svolte dagli enti del terzo settore. Alle banche è riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% delle erogazioni liberali effettuate a favore degli ETS PRESTITI SOCIALI: soggetti che prestano fondi attraverso portali on line che godono di una tassazione agevolata (12,5% rispetto al 26% sulle remunerazioni)
  22. 22. Il RAPPORTO DI LAVORO e il VOLONTARIATO I lavoratori del Terzo Settore hanno diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai CCNL (art. 16) Gli ETS possono avvalersi di volontari nello svolgimento delle attività ma seguendo alcune regole (art. 17): - L’attività del volontario non può essere retribuita - Possono essere rimborsate “le spese effettivamente sostenute e documentate” durante la sua attività - Divieto di effettuare rimborsi spesa forfettari - Possono essere rimborsate le spese anche a fronte di un’autocertificazione del volontario purché: - < a 10,00€ giornalieri o 150,00€ mensili - L’organo competente dell’ente abbia ammesso tra le modalità di rimborso nel proprio statuto - Obbligo di assicurare i volontari contro gli infortuni e le malattie connessi all’attività nonché per responsabilità civile contro terzi - Obbligo di tenere un apposito registro dei volontari
  23. 23. ODV (L. 266/1991 ) APS (L. 383/2000) DEFINIZIONE Le ODV sono ETS costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, per lo svolgimento di attività di cui all’art. 5 prevalentemente in favore di terzi avvalendosi in modo prevalente delle prestazioni dei volontari associati. DEFINIZIONE Le APS sono ETS costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più attività di cui all’art. 5, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati. Non sono APS i circoli privati e le associazioni che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati. SOCI E ATTIVITA’ REMUNERATIVE PRIMA: i soci NON potevano trarre alcuna forma di lucro e non potevano avere alcun tipo di rapporto di lavoro. ORA: possono retribuire lavoratori dipendenti o autonomi in numero non superiore al 50% dei volontari SOCI E ATTIVITA’ REMUNERATIVE PRIMA: In casi di particolare necessità l’APS poteva instaurare un rapporto di lavoro anche con i propri associati. ORA: possono retribuire lavoratori dipendenti o autonomi in numero non superiore al 50% dei volontari o al 5% del numero degli associati
  24. 24. ODV (L. 266/1991 ) APS (L. 383/2000) ATTIVITA’ PRIMA: poteva essere tale solamente se operava nell’ambito della solidarietà (quindi rivolgendosi a soggetti svantaggiati o comunque versanti in condizione di difficoltà) ORA: le ODV possono svolgere attività in uno o più degli ambiti previsti dall’art. 5 del Codice (dove sono menzionate anche attività diverse da quelle di solidarietà, quali ad esempio quelle culturali o educative). ATTIVITA’ PRIMA: costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale (non solo svantaggio sociale come per le ODV) ORA: art. 5 CTS tutte le 26 attività contemplate NR. MINIMO DI SOCI PRIMA: in un numero minimo di 3 soci ORA: da un numero non inferiore a 7 persone fisiche o a 3 ODV NR. MINIMO DI SOCI PRIMA: in un numero minimo di 3 soci ORA: da un numero non inferiore a 7 persone fisiche o a 3 APS
  25. 25. REGIME FORFETTARIO APS-ODV Le ODV e le APS possono applicare in relazione all’attività commerciale svolta, tale regime se nel non abbiano avuto ricavi > a 130.000 €. E’ applicabile una tassazione forfetaria a fini IRES: i coefficienti di redditività previsti sono del: 3% per le APS 1% per le ODV Tale particolare regime prevede inoltre: ● Delle importanti agevolazioni ai fini IVA (nulla si dice a riguardo nel REGIME FORFETTARIO ex. art. 80) ● Esonero da obblighi di registrazione e tenuta scrittura contabili ● Obbligo conservazione documenti emessi e ricevuti ● Esclusione da studi di settore
  26. 26. LE IMPRESE SOCIALI Il Legislatore chiarisce che l’impresa sociale NON è un soggetto giuridico autonomo. Si tratta di una “qualifica” acquisibile da tutti gli enti privati a prescindere dalla forma giuridica di loro costituzione, inclusa quella societaria. La forma giuridica dipende dalle specifiche esigenze sottostanti alla costituzione (che deve comunque avvenire per atto pubblico), essendo ciascuna la sintesi di un diverso modello di governance. Ne deriva la possibilità di avere associazioni “imprese sociali”, fondazioni “imprese sociali”, soc. Coop. “imprese sociali”, srl “imprese sociali” e così via.
  27. 27. LE IMPRESE SOCIALI L’IMPRESA SOCIALE è quindi quella “qualifica” che un qualunque un soggetto giuridico autonomo può acquisire per svolgere delle attività produttive secondo criteri imprenditoriali (continuità, sostenibilità, qualità) ma allo stesso tempo, per perseguire - a differenza delle imprese convenzionali - un'esplicita finalità sociale, che si traduce nella produzione di benefici diretti a favore di un’intera comunità o di soggetti svantaggiati
  28. 28. LE IMPRESE SOCIALI Si possono definire IMPRESE SOCIALI le organizzazioni che: - perseguono le stesse finalità delle organizzazioni del Terzo Settore (civiche, solidaristiche e di utilità sociale), senza scopo di lucro - che destinano utili e patrimonio al rafforzamento della stessa impresa (destinazione degli utili al conseguimento dell’oggetto sociale) - adottano forme di governance trasparenti ed inclusive. Le COOP. SOC. acquisiscono di diritto la qualifica di IMPRESE SOCIALI (art. 1 co.4)
  29. 29. ATTIVITA’ FINALITA’ E GOVERNANCE DELL’IMPRESA SOCIALE A) ATTIVITÀ DI INTERESSE GENERALE svolta in maniera STABILE e PRINCIPALE L’elenco fatto dal legislatore è molto lungo (ben 22 attività contro le 26 del CTS) ma, per ovvie ragioni, NON comprende tutte le attività che sono presenti nel CTS. E’ tale l’attività i cui ricavi siano > al 70% dei ricavi complessivi dell’impresa sociale (tale calcolo si deve svolgere in base ad un DM che deve essere ancora emanato) (art. 4 co. 3) Inoltre, si considera l’attività di INTERESSE GENERALE, a prescindere dal suo oggetto, quelle imprese sociali che impiegano alle loro dipendenze un numero non inferiore al 30% di determinate categorie di soggetti: - Lavoratori molto svantaggiati - Persone svantaggiate o con disabilità, persone beneficiarie di protezione internazionale, e persone senza fissa dimora
  30. 30. ATTIVITA’ FINALITA’ E GOVERNANCE DELL’IMPRESA SOCIALE B) L’ASSENZA DI SCOPO DI LUCRO Sebbene se ne parli anche per l’impresa sociale, in realtà tale requisito non è totale così come accadeva in passato DESTINAZIONE DEGLI UTILI vincolata “allo svolgimento dell’attività statutaria o all’incremento del patrimonio” E vietata la distribuzione indiretta di utili a fondatori, soci, associati, lavoratori, etc: - Amministratori, sindaci o cariche sociali -> no compensi individuali non proporzionati all’attività svolta o alle responsabilità assunte - Lavoratori subordinati o autonomi -> no retribuzioni o compensi superiori al 40% di quelli previsti dai CCNL di riferimento
  31. 31. ATTIVITA’ FINALITA’ E GOVERNANCE DELL’IMPRESA SOCIALE Tuttavia esistono due deroghe: 1. Per AUMENTARE gratuitamente il capitale sociale può assegnare dividendi ai propri soci in una misura non superiore al 50% e “in misura non superiore all’interesse massimo dei buoni fruttiferi postali, aumentato di 2,5 punti rispetto al capitale effettivamente versato”; 2. Per PROMUOVERE specifici progetti di UTILITÀ SOCIALE è concesso all’impresa sociale di erogare una quota inferiore al 50% degli utili e avanzi di gestione, in favore di altri ETS che non abbiano la qualifica di impresa sociale e che non siano in una qualche maniera collegata alla stessa. -> Figura IMPRENDITORIALE che produce utili sul mercato e che destina parte di essi per la promozione di iniziative socialmente utili in favore di ODV o di APS.
  32. 32. ATTIVITA’ FINALITA’ E GOVERNANCE DELL’IMPRESA SOCIALE C) GOVERNANCE DELL’IMPRESA La struttura di governo dipende dalla forma giuridica in cui l’impresa sociale è costituita. Tuttavia esistono delle disposizioni comuni a cui conformarsi - Obbligo di redazione del BILANCIO DI ESERCIZIO (secondo le disposizioni del c.c.) e del BILANCIO SOCIALE (in conformità di Linee Guida ministeriali) -> per fini di trasparenza e di accountability; - Nomina di almeno un sindaco, e in alcune circostanze anche di un revisore legale -> per ragioni legate alla verifica e al controllo della condotta degli amministratori (anche sotto il profilo dell’osservanza delle finalità sociali) - Previsione di forme di coinvolgimento dei lavoratori e degli altri stakeholder -> per assicurare il carattere partecipativo dell’impresa
  33. 33. DISCIPLINA FISCALE (art. 18) Con il D. Lgs. 112/2017 il Legislatore abroga la L. 155/2006 considerata da tutti un fallimento per le lacune soprattutto dal punto di vista fiscale/tributario. Tra le NOVITÀ più significative: ● detassazione degli utili e degli avanzi di gestione destinati dall’impresa sociale allo svolgimento dell’attività statutaria o all’incremento del patrimonio della stessa (NON COSTITUISCONO BASE IMPONIBILE) ● detrazione Irpef del 30% sulle somme investite nel capitale sociale dai privati fino ad 1 milione di euro e deduzione Ires del 30% sulle somme investite dalle imprese fino a 1,8 milioni di euro (disciplina mutuata dalle START UP e PMI INNOVATIVE) ● Possibilità di accedere a forme di raccolta di capitale di rischio tramite piattaforme on line - CROWDFUNDING - in analogia a quanto previsto per le società cooperative.

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