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Allegato 5.recupero

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Allegato 5.recupero

  1. 1. 111.L’analisi e la valutazione dei periodi di recupero e dellavariabilità fra compitiIntroduzioneE’ definibile come periodo di recupero quello in cui è presente una sostanziale inattività di uno o piùgruppi mio-tendinei altrimenti coinvolti nello svolgimento di precedenti azioni lavorative.I periodi di recupero possono essere considerati:a) le pause di lavoro, ufficiali e non, compresa la pausa per il pasto (laddove esistente edindipendentemente dalla sua formale collocazione o meno all’interno dell’orario di lavoro);b) i periodi di svolgimento di compiti di lavoro che comportano il sostanziale riposo dei gruppimuscolari impegnati in compiti precedenti (ad es. i compiti di controllo visivo o compiti svoltialternativamente con uno solo dei due arti);c) presenza di periodi, all’interno del ciclo, che comportano il completo riposo dei gruppi muscolarialtrimenti impegnati. Tali ultimi periodi (controllo, attesa, tempi passivi…), per essere consideratisignificativi, devono essere regolari e protratti consecutivamente per almeno 10 secondi per minuto.Ne discende che l’analisi dei periodi di recupero deve in primo luogo verificare se essi siano presenti (eper quale durata e distribuzione) già all’interno del ciclo, per poi esaminare, più macroscopicamente, laloro presenza, durata e frequenza nell’intero turno di lavoro.Con la parziale eccezione dei tempi di recupero relativi ad azioni comportanti contrazione staticheprotratte (v. oltre), la descrizione/valutazione dei periodi di recupero dovrebbe basarsi su:a) descrizione delle effettive sequenze dei compiti ripetitivi, dei lavori non ripetitivi e delle pause nelturno;b) frequenza e durata dei periodi di recupero nel ciclo (se esistono) e nel turno, siano essi ufficiali ocomunque rappresentino il comportamento effettivamente adottato da buona parte (“moda”) dei lavoratori.Per ciò che concerne la valutazione dei periodi di recupero, non esistono in letteratura criteri univoci edefiniti: di grande rilievo in tal senso appare il contributo di Bystrom (1991), in cui si ipotizzano modelliper il disegno di rapporti ottimali lavoro/riposo, laddove siano coinvolte azioni muscolari staticheintermittenti (durata attorno ai 3-5 secondi).Sono ancora carenti al contrario precisi orientamenti, scientificamente validati, relativi ai periodi direcupero da attivare laddove si sia in presenza di azioni dinamiche ripetitive (cioè nella maggioranza deicontesti lavorativi).Una utile indicazione “empirica” al proposito proviene dall’esperienza Australiana rivolta allaprevenzione delle Repetitive Strain Injuries (RSI). Un apposito draft della Health and Safety CommissionAustraliana (Victorian Occ. HSH, 1988), stabilisce anzitutto che non possono essere considerati accettabiliperiodi di lavoro con movimenti ripetitivi che si prolunghino, senza periodi di recupero, oltre i 60 minuti.All’interno di questo ambito viene peraltro fornito un criterio generale per cui il rapporto tra tempo dilavoro (con movimenti ripetitivi) e tempo di recupero deve risultare almeno di 5:1 (es.: 4:1 va bene, 10:1non va bene). Un’indicazione del tutto simile è anche fornita in documenti redatti negli USA dall’ACGH(ACGH, 2000) ove vengono raccomandate interruzioni di circa 10 minuti ogni ora per lavori manualmenteripetitivi.
  2. 2. 2L’utilizzazione critica di questi due criteri guida, che appaiono del tutto condivisibili allo stato delleconoscenze attuali e di altre ulteriori indicazioni di letteratura, consente una chiave di interpretazione deidati descrittivi raccolti circa la sequenza, durata e frequenza dei periodi di recupero relativi a cicli conazioni prevalentemente dinamiche.Valutazione dei tempi di recupero relativi a compiti svolti con azioni dinamiche.Nel caso di lavori ripetitivi, i compiti le cui azioni tecniche sono per lo più costituite da movimenti (enon da mantenimenti) sono ovviamente i più frequenti. Partendo dalle indicazioni sopraccitate, in caso dilavoro ripetitivo, è consigliabile avere un periodo di recupero ogni 60 minuti con un rapporto di 5(lavoro): 1 (recupero); ne deriva che il rapporto ottimale di distribuzione di lavoro ripetitivo e recupero èdi 50 minuti di lavoro ripetitivo e di 10 minuti di recupero (Tab. 1)Periodo massimo (periodo di un ora) per un rapporto 5:150 minLAVORO10 minrec.50 minLAVORO10 minrec.50 minLAVORO10 minrec.ecc.Periodo minimo (periodo di un minuto) per un rapporto 5:150 secLAVORO10 secrec.50 secLAVORO10 secrec.50 secLAVORO10secrec.ecc.Tab. 1 – Durate massime e minime all’interno del rapporto 5:1 fra tempo di lavoro ripetitivo etempo di recupero.Sulla scorta di questa distribuzione ottimale è possibile costruire criteri per valutare e quindiclassificare secondo “punteggi”, in una situazione concreta, la presenza di rischio da carente o inadeguatadistribuzione dei tempi di recupero. E’ importante rimarcare che con tale procedura non si vuole imporrel’adozione di tale ripartizione ottimale fra lavoro e recupero in tutte lavorazioni caratterizzate da compitiripetitivi: la sua adozione fornisce semplicemente un criterio per ottenere il miglior punteggio di rischioper questo fattore.Tale valutazione presuppone innanzitutto una corretta e precisa analisi del lavoro.Per ricavare il punteggio è stata formulata una semplice procedura di analisi, che si basa sull’osservare,una ad una, le singole ore che compongono il turno di lavoro e di verificare, per ciascuna di esse, se sisvolgono compiti ripetitivi e se vi sono inseriti adeguati periodi di recupero; si evidenzia che per le oreprecedenti l’eventuale pausa pasto e il fine turno, il periodo di recupero è determinato da questi due eventi.Sulla base della presenza/assenza di tempi di recupero adeguati, all’interno di ciascuna ora di lavororipetitivo analizzata, ognuna di esse verrà considerata rispettivamente “senza rischio” o “a rischio” (percarenza di periodi di recupero). Il punteggio, nel metodo OCRA, per questo fattore, è determinato dalnumero totale di ore a rischio (in genere da 0 a 6). Più in particolare se allinterno di ogni ora di lavororipetitivo il rapporto tempo di lavoro/tempo di recupero risulta da 5:1 fino a 6:1, lora è considerata senzarischio (punteggio 0); se il rapporto è compreso fra 7:1 e 11:1 il punteggio è valutabile come 0,5. Perrapporti lavoro/recupero superiori a 11:1 il fattore di rischio sarà 1 perché il rapporto è giudicatoinsufficiente (Tab.2).
  3. 3. 3RAPPORTO FRA LAVORO E RECUPERO PUNTEGGIO DI RISCHIO CORRISPONDENTEDa 5:1 a 6:1 (8-10 minuti) punteggio di rischio = 0Fra 7:1 e 11:1 (5-7 minuti) punteggio di rischio = 0,5Oltre 11:1 (meno di 5 minuti) Punteggio di rischio = 1Tab. 2 – Punteggi di rischio relativi alla presenza, in un ora, di rapporti differenti fra durata dilavoro ripetitivo e tempi di recupero.Alcuni esempi applicativiVerranno qui a seguito presentati alcuni esempi di diversa distribuzione di tempi di recupero e calcolatii relativi punteggi.Esempio.1In Tab 3 viene riportato un esempio (Esempio 1) di distribuzione dei tempi di recupero in un turnounico di 8 ore con una pausa mensa e 2 pause di 10 minutI , una al mattino e una nel pomeriggio.Esempio 11.1In un turno unico di 8 ore esiste una pausa mensa di 60 minuti (non inclusa nell’orario di lavoro) e due pausedi 10 minuti, con la seguente distribuzione oraria:ORARIO DURATA IN MINUTIINIZIO TURNO- FINE TURNO 8-17 480PAUSA MENSA 12-13 60PRIMA PAUSA 9,50 10SECONDA PAUSA 14,50 1510 minpausapausapasto10 minpausa1°h. 2°h 3°h. 4°h. 5°h. 6°h. 7°h. 8°h. 9°h.A A A A A A A ATab.3 - Esempio 1:Orario di lavoro e distribuzione delle pause (le pause fisiologiche sono a fine ora).ORA PRESENZA PAUSA RAPPORTO LAVORO/RECUPEROPUNTEGGIO1° ORA no No ?12° ORA si 5:1 03° ORA no No ?14° ORA Ha come recupero la pausa pasto 05° ORA Si (pausa pasto) 06° ORA No ?17° ORA Si 5:1 08° ORA No No ?19° ORA Ha come recupero il fine lavoro 0
  4. 4. 4Tab. 4 - Esempio 1: calcolo del punteggio di carenza di tempi di recupero.Il valore, nel metodo dell’indice OCRA, che sinteticamente può definire il rischio da carenza ditempi di recupero, sarà in questo caso pari a 4. Tale valore esprime in quante ore nel turno di lavoronon compare un sufficiente recupero (Tab. 4).Qualora in un turno di 8 ore, interrotto da pausa mensa, non fossero presenti in assoluto altre pause,si avrà un punteggio, massimo, pari a 6; infatti l’ora di lavoro seguita dalla pausa mensa, così comel’ultima ora di lavoro nel turno, possono essere classificate “non a rischio” perché seguite da unsufficiente periodo di recupero.Esempio 2Nel secondo esempio (Esempio 2) riportato in Tab5 si tratta sempre di un turno unico di 8 ore conuna pausa mensa e 2 pausa di 10 minuti, una al mattino e una nel pomeriggio: le 2 pause di 10 minutinon cadono però a fine ora ma all’interno dell’ora.Esempio 11.2In un turno unico di 8 ore esiste una pausa mensa di 60 minuti (non inclusa nell’orario di lavoro) e due pause di10 minuti, con la seguente distribuzione oraria:ORARIO DURATA IN MINUTIINIZIO TURNO- FINE TURNO 8-17 480PAUSA MENSA 12-13 60PRIMA PAUSA 9,40 10SECONDA PAUSA 14,30 1010 minpausapausapasto10 minpausa1°h. 2°h 3°h. 4°h. 5°h. 6°h. 7°h. 8°h. 9°h.A A A A A ATab. 5 - Esempio 2: Orario di lavoro e distribuzione delle pause (le pause fisiologiche sono centraliall’ora).Anche se la pausa non è alla fine dell’ora, il punteggio finale non cambia e rimarrà anche in questocaso uguale a 4.La regola generale, indotta dalla necessità di semplificare l’attribuzione del punteggio, è quindi quelladi considerare presente un adeguato recupero, quando vi sia una pausa di lunghezza adeguata all’interno diun’ora, indipendentemente dal punto in cui cada.Esempio 3Nel terzo esempio (Esempio 3) riportato in Tab. 6 si tratta, anche in questo caso, di un turno unico di 8ore con una pausa mensa e 2 pause di 15 minuti, una al mattino e una nel pomeriggio che cadonoall’interno dell’ora.Esempio 11.3In un turno unico di 8 ore esiste una pausa mensa di 60 minuti (non inclusa nell’orario di lavoro) e due pause di15 minuti, con la seguente distribuzione oraria:ORARIO DURATA IN MINUTIINIZIO TURNO- FINE TURNO 8-17 480PAUSA MENSA 12-13 60PRIMA PAUSA 9,40 15
  5. 5. 5SECONDA PAUSA 14,30 1515 minpausapausapasto15 minpausa1°h. 2°h 3°h. 4°h. 5°h. 6°h. 7°h. 8°h. 9°h.A A A A A ATab. 6 - Esempio 3: Orario di lavoro e distribuzione delle pause (le pause fisiologiche sono centraliall’ora e durano 15 minuti).Anche se le due pause sono di durata maggiore, il punteggio finale non cambia e rimarrà uguale a 4.Un consiglio generale, per ridurre il rischio è quello di non accumulare i tempi di recupero in pochepause, ma di distribuirle il più possibile all’interno del turno evitando di porre pause nell’ora prima dellamensa e nell’ultima ora di turno perché già coperte da adeguato recupero.In questo caso, ben ridistribuendo le 2 pause di 15 minuti ciascuna, in 3 da 10 minuti (il tempo totaledelle pause non cambia), otterremmo una riduzione del punteggio di rischio di un punto e cioè da 4 a 3.Esempio.4Nel quarto esempio (Esempio 11.4) riportato in Tab.11.7 si tratta di un turno unico di 8 ore con unapausa mensa e 2 pause di 20 minuti , una al mattino e una al pomeriggio che cadono a cavallo fra due ore.Anche se le due pause sono di durata maggiore e sono a cavallo fra 2 ore di turno, il punteggio finale noncambia e rimarrà anche in questo caso uguale a 4. Trattandosi infatti di pause di 20 minuti consecutivi nonpossono essere considerate di adeguato recupero per entrambe le ore di turno a cui sono “a cavallo”, masolo per una.Anche in questo caso, per ridurre il rischio è consigliabile non accumulare i tempi di recupero in pochee lunghe pause: è invece conveniente distribuirle il più possibile all’interno del turno evitando sempre diporre pause nell’ora prima della mensa e nell’ultima ora di turno perché già coperte da adeguato recupero.Ben ridistribuendo le 2 pause di 20 minuti ciascuna, in 4 da 10 minuti (il tempo totale di pausa noncambia), otterremmo una riduzione del punteggio di rischio di 2 punti e cioè da 4 a 2.Esempio 11.4In un turno unico di 8 ore esiste una pausa mensa di 60 minuti (non inclusa nell’orario di lavoro) e due pausedi 20 minuti, con la seguente distribuzione oraria:ORARIO DURATA IN MINUTIINIZIO TURNO- FINE TURNO 8-17 480PAUSA MENSA 12-13 60PRIMA PAUSA 9,50-10,10 20SECONDA PAUSA 14,50-15,10 2020 min pausa pausamensa20 min pausa1°h. 2°h 3°h. 4°h. 5°h. 6°h. 7°h. 8°h. 9°h.A A A ATab7 - Esempio 4: Orario di lavoro e distribuzione delle pause (le pause fisiologiche sono a cavallofra un’ora e l’altra e durano 20 minuti).
  6. 6. 6Anche se le due pause sono di durata maggiore, il punteggio finale non cambia e rimarrà anche inquesto caso uguale a 4.Esempio.5Nel quinto esempio (Esempio 11.5) riportato in Tab.11.8 si tratta un turno di 8 ore con una pausamensa di 30 minuti inclusa nel turno e 2 pause di 10 minuti, una al mattino attaccata alla pausa mensa euna nel pomeriggio proprio a fine turno.Il punteggio di rischio di rischio si eleva da 4 a 6 in quanto la pausa attaccata alla pausa mensa (perallungare il tempo di quest’ultima) viene di fatto conteggiata come un’unica pausa insieme alla mensa ecosì la pausa a fine turno non riduce il punteggio di rischio in quanto l’ultima ora di lavoro è giàconsiderata “recuperata” dal fine turno.Esempio 11.5In un turno di 8 ore esiste una pausa mensa di 30 minuti (inclusa nell’orario di lavoro) e due pause di 10 minutiuna attaccata alla mensa e una a fine turno, con la seguente distribuzione oraria:ORARIO DURATA IN MINUTIINIZIO TURNO- FINE TURNO 6-14 480PAUSA MENSA 10-10,30 30PRIMA PAUSA 9,50-10 10SECONDA PAUSA 13,50-14 1010 minpausapausamensa10 minpausa1°h. 2°h 3°h. 4°h. 5°h. 6°h. 7°h. 8°h.A A A A A A ATab. 8 – esempio 5: orario di lavoro e distribuzione delle pause (le pause fisiologiche sono unaattaccata alla mensa e una a fine turno).Esempio 6Il sesto esempio (Esempio 6) riportato in Tab9 affronta l’analisi di un compito in cui tempi di recuperosono all’interno del ciclo.Si abbia un ciclo di 60 secondi in cui per 50 secondi si svolgono azioni tecniche con movimentiripetitivi degli arti superiori (50 azioni tecniche in 50 secondi = 60 azioni/minuto) e per 10 secondiconsecutivi gli arti superiori sono in riposo (ad es.: in attesa della lavorazione effettuata dalla macchina). Ilcompito viene eseguito per un turno di 6 ore senza altre pause.1 CICLOLAVORO RIPOSO50 sec 10 secTab. 9 - Esempio 6: esempio di ciclo con adeguata micropausa interna al ciclo stesso.In questo caso si ha già all’interno del ciclo un rapporto 5:1 fra lavoro e tempo di recupero.
  7. 7. 7Pur in assenza di altre macropause nelle 6 ore di svolgimento del compito, la situazione appareadeguata (almeno per gli arti superiori) per presenza di micropause (costanti per tutta la durata del turno)di almeno 10 secondi consecutivi, con frequenza di almeno 1 v. al minuto in rapporto 5:1 tra tempo dilavoro e tempo di riposo.Si ricorda che i secondi di micropausa all’interno del ciclo, per essere considerabili come tempi direcupero, devono essere consecutivi e ripetuti in modo costante per tutta la durata del compito: pertanto leore di lavoro caratterizzate da presenza di adeguate micropause saranno conteggiate come ore a rischio 0,almeno per il fattore di rischio “tempi di recupero”.Si evidenzia ancora in questo caso come i periodi consecutivi all’interno del ciclo, utilizzati comeperiodi di recupero, vadano sottratti al tempo di ciclo totale (cadenza) come già determinato (vedi Cap.5 e6) al fine di calcolare correttamente sia la frequenza di azione, con riferimento alla sola parte attiva delciclo, sia il tempo netto di lavoro ripetitivo.

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