Secondo GiacobbiIl padre del figlio adolescente
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Negli anni ‘80 inizia una progressiva riproposizione di valori paterni, a partire da alcuni ambitiistituzionali (scuola, l...
che tipo di maschi sono? che se ne fanno delle loro erezioni?come ci si sente nei panni di un maschio adulto?come si può c...
ma due maschi, di cui l’uno, il padre, schiaccia l’altro, ladolescente sotto il peso del propriodisprezzo narcisistico.Non...
individuazione caratterizzato da incursioni verso l’esterno e improvvisi riavvicinamenti alla basematerna, di cui la Mahle...
del padre è presente nella mente della madre, meglio, ovviamente, se vi è presente comeinterlocutore positivo, occupando d...
La vicenda adolescenziale tende ad organizzare un Ideale dell’Io che è il frutto e la sintesi (più omeno felice ed armonio...
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Secondo Giacobbi - Il padre del figlio adolescente

  1. 1. Secondo GiacobbiIl padre del figlio adolescente
  2. 2. Voglio innanzitutto sottolineare la lieve differenza di formulazione che caratterizza il titolo dellamia relazione rispetto a quella della collega Rosci che mi ha preceduto: anzichè “madre e figliaadolescente” "il padre del figlio adolescente".Credo che la differenza sia con evidenza significativa.Il titolo di E. Rosci rinvia ad una relazione più diretta, ingaggiata, quasi orizzontale, un “corpo acorpo” come è stato detto.Il mio titolo appare centrare maggiormente sui ruoli la relazione padre- figlio, come relazionemediata dal ruolo affettivo;è un titolo che, come vedremo, implica anche una proposta di riaffermazione del ruolo paterno nelrapporto col figlio adolescente.Il "nome del padre" è certamente ammantato di sacralità nella storia della cultura umana e lapsicoanalisi, soprattutto la psicoanalisi freudiana, ha condiviso tale senso di sacralità: Freuddescrisse la morte del padre come l’evento centrale della biografia interna dell’uomo maschio.Lacan indicò il costituirsi del “ Nome del padre” nella mente del bambino come l’evento psichicoe sociale centrale della vita mentale dell’individuo, vero e proprio spartiacque tra normalità epsicosi, senso della realtà e distruttive illusioni dell’immaginario.F. Fornari ha dedicato pagine appassionate alla figura del padre e lo fece in anni ( gli anni ‘70) incui la figura del padre e i valori affettivi paterni erano oggetto di un inaudito attacco così in Italiacome in tutto l’Occidente.Peraltro la riaffermazione fornariana degli irrinunciabili valori affettivi paterni non aveva nulla diideologico e reazionario, visto che il Codice del Padre realizza il massimo della sua capacità disaturazione affettiva e vitale solo in un orizzonte di integrazione armoniosa, per quanto anchedialettica, con gli altri Codici Affettivi, della Madre, del Bambino e dei Fratelli.Ricordo ancora, perchè necessario ad un successivo sviluppo del mio discorso, la teorizzazionefreudiana della “ paranoia primaria”, attraverso la quale Madre e Bambino ripongono nel padrela reciproca persecuzione che è implicita nell’ evento, duale e conflittuale insieme, del parto.Tale bonifica della relazione madre-figlio a spese del padre ( ed è un sacrificio questo che il padredeve saper tollerare) va oltre il parto e può anche caratterizzare, in modo però anche patologico, siale relazioni familiari che le dinamiche relazionali e gruppali nei gruppi e nella società.Il nome del nostro Istituto, Il Minotauro, nasce in questo orizzonte di riflessione, e nasce anche dauna scommessa sociale:denominarsi attraverso la storia mitica di una figura mostruosa, vuol dire non aver paura dei fantasmi interni,guardare al di là dei processi di demonizzazionee, per quanto attiene il ruolo del padre, saper tollerare tali processi e accettare, non certomasochisticamente, le responsabilità psicologiche connesse col proprio ruolo affettivo.Dicevo della violenta critica e della profonda crisi che investe in Occidente il ruolo paterno a partiredagli anni Sessanta ( quando si cominciò a parlare di “società senza padri”);poi si prese a parlare, sempre più comunemente, di padri “assenti” o “maternalizzati” (figurechiamate abitualmente in causa dalla psicopatologia degli anni Settanta).In fondo anche uno straordinario fenomeno di costume, che si sviluppa proprio in quegli anni, valetto in questo quadro di messa in crisi dei ruoli affettivi tradizionali: sto parlando della comparsavia via più frequente, del padre in sala parto.Da un lato un evento di grande crescita e liberazione del costume affettivo, dall’altro lato unaconvocazione, per non dire una precettazione, un po colpevolizzante e maternalizzante per la figurapaterna.
  3. 3. Negli anni ‘80 inizia una progressiva riproposizione di valori paterni, a partire da alcuni ambitiistituzionali (scuola, l’ambito delle comunità, e poi il dibattito politico-culturale) sino ad unariaffermazione della figura paterna nell’ambito della famiglia.Inizia anche un rimpianto ed una nostalgia del padre, e chi lo rimpiange sono spesso le donne,quando si confidano tra loro, o con il loro analista!Nel frattempo però la famiglia è cambiata:la famiglia nucleare, con la donna che lavora, impone una ridefinizione e ridistribuzione di compiti,funzioni e ruoli e un sempre più massiccio interscambio di funzioni tra i genitori.Si ridisegna anche la mappa, per così dire, delle rappresentazioni affettive interne.I figli, ad esempio, sembrano ormai frequentemente percepire i genitori come una coppiasostanzialmente indistinta (e ne parlano spesso in modo indistinto: “ loro”, “quelli là” ecc).Ci sarebbe molto da dire al riguardo. Mi limito a proporre una distinzione, di ordine pragmatico, trafunzioni e ruoli affettivi: nell’insieme “funzioni” collocherei tutti quei comportamenti e quelleazioni a funzionalità operativa (dal cambiare il pannolino ad un bambino piccolo all’accompagnarea scuola un bambino più grande) la cui erogazione rientrava, nella vecchia famiglia, nell’ambito dicompetenze chiaramente e rigidamente differenziate dentro la coppia genitoriale.Il ruolo affettivo rimanda invece agli aspetti della figura materna e della figura paterna piùintrinsecamente connessi con le connotazioni di genere ( femminile e maschile) e con lerappresentazioni simboliche più profonde.Mi sento di dire che se lo scambio delle funzioni è ormai necessario patrimonio e indispensabilecompetenza della coppia genitoriale, sul piano dei ruoli affettivi e di genere la visibilità e lariconoscibilità e la distinguibilità delle due figure genitoriali deve rimanere a sua volta unfondamentale patrimonio cognitivo e affettivo per la mente dei figli.Ma cosa significa ciò, in particolare per quanto concerne la figura del padre nel rapporto con ilfiglio adolescente?Vi ricordo quelli che sono indicati abitualmente, per lo meno nel linguaggio del nostro approccioteorico, come i principali compiti evolutivi fase-specifici dell’adolescenza:1) mentalizzazione della corporeità erotica2) separazione dalla nicchia affettiva primaria3) nascita sociale4) elaborazione di ideali, valori, ambizioni.Credo che dobbiamo definire il ruolo del padre dell’adolescente rispetto a tali compiti evolutivi.1) mentalizzazione della corporeità erotica.Per l’adolescente integrare nella mente una rappresentazione del proprio corpo che sia inclusivadella straordinaria metamorfosi che la pubertà determina vuol dire molte cose, come ben sappiamo,tutte assai impegnative sotto il profilo dell’elaborazione interna.Vuol dire, ad esempio, accettare che nel corpo possa manifestarsi l’eccitazione sessuale, ma vuoldire anche accettare che il corpo ha sviluppato un’identità sessuale univoca, separata, manchevole(come dice Platone: Amore è figlio di povertà e di mancanza), bisognosa di un Altro.Anche questa accettazione è difficile e angosciante.Ebbene, la figura del padre rappresenta per un adolescente la staordinaria possibilità di osservare davicino , al di fuori della immediatezza ma anche dei giochi illusori del gruppo dei pari, un maschioadulto nel suo vivere quotidiano:così spesso, specie in pubertà, gli adolescenti spiano, senza dare nell’occhio, i propri padri e siinterrogano,quasi senza accorgersene:
  4. 4. che tipo di maschi sono? che se ne fanno delle loro erezioni?come ci si sente nei panni di un maschio adulto?come si può convivere col proprio bisogno dell’altro?cosa vuol dire dividere il letto e il tetto con una donna?Si tratta anche, come sappiamo, per l’adolescente di rinunciare alle fantasie sessuali e onnipotentiinfantili, nelle quali si è tutto e si può essere tutto: maschi e femmine, piccolo e grande, genitore ebambino.E’ una rinuncia dolorosa.Ebbene, credo che una figura paterna, sufficientemente accettante e sicura rispetto alla propriaidentità sessuale, asufficientemente accettante anche nei riguardi delle debolezze interne e nelleincertezze di tale identità, ma al tempo stesso orgoglioso di essa, riconoscibile nella sua mascolinitàsenza enfasi ma anche senza colpevolezza, ebbene credo che una tale figura paterna,anche solo attraverso un suo silenzioso esserci fornisca al figlio adolescente uno straordinario puntodi riferimento per la propria crescita.Gli testimonia che si può accettare la rinuncia all’onnipotenza infantile e che tale rinuncia dàaccesso alla potenza, sessuale e progettuale.D’altra parte la potenza sessuale, per esprimersi, ha bisogno di un Altro da sè.E il ragazzo deve darsi da fare: la mamma è del papà(cioè occorre superare la riaccensione edipica).A questo scopo l’identità maschile del padre è l’aiuto più soccorrevole per il figlio adolescente, perchè è il Codice maschile, alleato a quello paterno, che assegna la madre al padre.Così, anche senza grandi discorsi, col silenzio degli inappellabili dati di fatto, il ragazzo è spinto acercare l’oggetto d’amore al di fuori delle mura di casa cioè a passare ad un regime mentale di tipoesogamico, cioè genitale ed adulto.2) Separazione dalla nicchia affettiva primaria.Lo sviluppo sessuale individuale si intreccia qui col secondo compito evolutivo dell’adolescente:quello che gli intima di separarsi dalla protettiva nicchia affettiva primaria, cioè in primo luogo diallontanarsi dalla madre.Gli obiettivi della separazione psico-sessuale e affettiva si sovrappongono; sono come i due stadivettori propulsivi di un missile che proietta l’adolescente nello spazio aperto, al di fuori e semprepiù lontano dall’orbita familiare.Anche rispetto a questo obiettivo il rapporto col padre è decisivo:si tratta di “fare come il padre” anzichè "essere il padre”, come recita la nota formula freudiana,cioè si tratta di rinunciare ad “essere il padre", cioè l’uomo della madre, e cercare un sostituto allamadre al di fuori del contenitore familiare, proprio come fece a sua volta il padre stessodell’adolescente.Ma nel vissuto cosciente dell’adolescente il rifiuto di essere come il padre viene anche avvertitocome rivolta verso la madre, come rifiuto di quel legame con la madre che egli vede testimoniatodal rapporto tra i due genitori, un legame ch’egli considera spesso un po sprezzantemente dentro disè.Tollerare questo sguardo adolescente,ora furtivo ora geloso ora sprezzante, da parte del padre, nontemerlo, non eluderlo, è molto importante per la crescita del figlio e per la sua nascita sociale.D’altra parte un Codice Maschile scisso dal Codice Paterno, e internamente contrapposto a questo,può rendere intollerabile per il padre lo sguardo del figlio e, al contrario, esporre proprio il figlioallo sguardo ostile e sprezzante del padre.Non si fronteggiano più allora un padre e un figlio,
  5. 5. ma due maschi, di cui l’uno, il padre, schiaccia l’altro, ladolescente sotto il peso del propriodisprezzo narcisistico.Non è qui in conto l’esperienza edipica dell’angoscia di castrazione, non il senso di colpa, mapiuttosto la vergogna e il senso di annichilimento che l’esperienza della vergogna può scatenarenell’adolescente.3) Ogni nascita attiva specifiche angosce genetiche. Così è anche per la nascita socialedell’adolescente, cioè per il suo progressivo accesso al mondo dell’adultità: studi più avanzati,orientamento professionale, maturità sessuale, primi amori, scelte ideali e valoriali, primeesperienze di lavoro e di impegno sociale.La paura è che nasca un adulto “brutto”, impresentabile, improduttivo, incapace di successo, cheriveli al mondo l’inadeguatezza e il fallimento dei suoi genitori.Di fronte alle angosce della nascita sociale (che lui stesso vive, assieme alla madre e allo stessofiglio) il padre sostiene di per sè la naturale spinta dell’adolescente a salpare verso il mare apertodel mondo extra familiare.Notoriamente l’adolescente, nel suo sforzo di uscire dalla nicchia affettiva primaria , si appoggiamolto al gruppo dei pari e utilizza ampiamente figure di riferimento alternative ai genitori peremanciparsi emotivamente da essi.Sia il gruppo dei pari sia le figure alternative di riferimento mobilitano nei genitori ansie e intensisentimenti di gelosia,tanto più intensi in quanto l’adolescente investe talora aggressivamente il contenitore familiare e lacoppia genitoriale, l’uno maleficato come luogo di imprigionamento e di soffocante costrizione, glialtri demonizzati come carcerieri o come figure castranti e svilenti.Credo si possa parlare di “ paranoia secondaria”, cioè di una specie di replica, con diversascenografia e diverso copione, della paranoia primaria di cui ci ha parlato Fornari.Questa colpiva il padre per tutelare la coppia Madre-Bambino e garantire quindi la nascita, fisica epsicologica, del cucciolo d’uomo.Quella che chiamo “ paranoia secondaria” si attiva nella mente dell’adolescente e investe diprocessi di maleficazione paranoide ( non si dimentichi che parlo però di processi fisiologici dellamente e non patologici) le figure parentali.Il fine è liberarsi da un abbraccio fantasticato come imprigionante, temuto ma anche intensamentedesiderato e favorire così la propria nascita sociale e il proprio radicamento nei mondi di vitaextrafamiliari.Così come “la paranoia primaria” è funzionale alla sopravvivenza della specie, favorendo la nascitafisica e psicologica del bambino, così questa sorta di “paranoia secondaria” è funzionale allasopravvivenza della specie, favorendo la nascita sociale dell’adolescente, e cioè favorendo in luil’orientarsi verso oggetti esogamici di accoppiamento amoroso, e favorendo altresì esperienze di“accoppiamento” sociale e gruppale di cui pure si avvale la sopravvivenza della specie umana.Conseguentemente il gruppo viene idealizzato, il mondo extrafamiliare edenizzato, specie in quelleisole felici in cui dominano adulti carismaticamente investiti.Anche di fronte a questa sorta di difesa etologica fase-specifica il compito del padre èfondamentale.Per la madre è in genere più difficile tollerare la maleficazione della nicchia affettiva primaria, delnido di cui è ancora la custode, nonostante i mutamenti che il suo ruolo ha acquisito negli ultimidecenni.Essa poi, semmai, tende a dipingere come insidioso ed ostile il mondo extra-familiare;e il suo compito affettivo è piuttosto quello di accogliere l’adolescente nei suoi momenti di ri-avvicinamento, in quella sorta di versione adolescenziale del processo di separazione-
  6. 6. individuazione caratterizzato da incursioni verso l’esterno e improvvisi riavvicinamenti alla basematerna, di cui la Mahler ha parlato a riguardo del bambino.Il ruolo del padre, analogamente a quello che ricopre alla nascita del figlio, è quello di tollerare esostenere, semmai favorendone forme di elaborazione da parte dell’adolescente, tale paranoiasecondaria. La quale, stavolta, non investe solo lui ma la coppia genitoriale e il contenitorefamiliare.E’ certamente un compito difficile.Ho già detto che il genitore, oltre a dover reggere le ansie per le esplorazioni talora necessariamenterischiose del figlio; oltre a dover tollerarne i dolorosi processi di disinvestimento e de-idealizzazione, deve anche soffrire la gelosia per i favori che l’adolescente elargisce spesso in modoplateale e provocatorio a figure sostitutive ed alternative.Nella mia attività clinica, mi trovo spesso , negli interventi di consultazione o in colloqui congenitori di adolescenti in psicoterapia, a dover rispondere a domande pressanti di genitori su comefare in situazioni di questo tipo.Io preferisco, mettendomi in un’ottica, per così dire, di consulenza affettiva al ruolo genitoriale,aiutare questi genitori a porsi di fronte a se stessi e a pensarsi in termini che li possano rafforzarenel ruolo.E dico loro questo:compagni del gruppo, divi, cantanti rock, adulti seduttivamente trasgressivi,insegnanti straordinariamente affascinanti e accomodanti, sono certamente referenti importanti,anche utili, ma assolvono ad un ruolo fase-specifico e contingente, per quanto appassionato.Nel profondo del loro mondo interno gli adolescenti mantengono un rapporto fondamentale con iloro genitori, spesso più e meglio di quanto appaia in superficie, e probabilmente più oggi diqualche anno fa.Fornari ricordava che è sulla scena psicologica cosciente che i genitori vengono attaccati e sminuiti;c’è però una scena nascosta dove continuano ad essere investiti intensamente ed appassionatamente,per quanto in modo inevitabilmente ambivalente.L’oggetto idealizzato (contrapposto alla figura genitoriale) è anche, invece, sulla scena nascosta edinconscia, una figura persecutoria e inquietante da cui si chiede di essere difesi.Dicevo prima del rimpianto e della nostalgia che da qualche tempo si avverte a riguardo della figurapaterna.credo si possa ormai parlare di un ritorno della figura del padre:una maggiore presenza del padre è richiesta, dunque,ma non più tanto e soltanto come presenza checonsenta anche alla madre di calcare la scena sociale con una propria professionalità e autonomaprogettualità.E’ richiesta, anche, e sempre più, come presenza “diversa” cioè specificamente connotata,emotivamente sessuata, genitorialmente maschile e maschilmente genitoriale mi vien da dire.E’ una presenza, lo ripeto, che mi pare siano le stesse donne a invocare.La storia della psicoanalisi, dominata un tempo dalla figura del padre, ha progressivamenteconcentrato la propria attenzione e le proprie esplorazioni nell’area del rapporto precoce tra Madree Bambino; ma la figura del padre è comunque sempre implicata in tale relazione, che è soloapparentemente duale, quantomeno come oggetto interno della madre, cioè come suarappresentazione mentale della figura del padre, una figura magari negata o maleficata o svilita, mache in ogni caso agisce come crocevia interno nelle transazioni affettive Madre-Bambino.Ora, mi sembra che in adolescenza è particolarmente importante che “la teoria della mente” delfiglio adolescente abbia una percezione visibile di tale presenza interna , cioè del fatto che la figura
  7. 7. del padre è presente nella mente della madre, meglio, ovviamente, se vi è presente comeinterlocutore positivo, occupando dentro di essa uno spazio riconosciuto, valorizzato e presidiato.Potrà essere un’esperienza ed una constatazione irritante, persino dolorosa, ma tale da concorrere afavorire la maturazione e l’elaborazione dei compiti evolutivi fase-specifici.Ho potuto constatare che una delle esperienze più intense che un adolescente possa fare inpsicoterapia , ma anche in un intervento di consultazione, è scoprire o riscoprire dentro di sè amoree rispetto per il proprio padre, e constatare che una simile esperienza può convivere col conflitto,non comporta nè sottomissione nè pacificazione forzata.E’ anche un’esperienza molto imbarazzante, questa, per un adolescente, ma è a sua volta altamentestrutturante.Sull’altro lato della relazione, in modo speculare, il padre ha un’esperienza ed una funzione in partesimili, in parte diverse:mentre il figlio deve vivere il conflitto da “aggressore”, dare battaglia bravamente e lealmente e,dentro di sè, segretamente sperimenta l’amore per il padre;il ruolo del padre è invece quello di ,attaccato, accettare l’attacco, imponendo solo che il conflittonon violi le regole della “cavalleria familiare” , e al tempo stesso trovare la maniera di testimoniareal figlio, in modo per costui visibile ma anche tollerabile, il proprio amore e il proprio rispetto.Uno dei compiti più nevralgici che ineriscono al padre nel suo rapporto con il figlio adolescente èdunque testimoniargli che conflitto e amore possono coesistere.Credo che in questa difficile e vitale testimonianza il padre sia sostenuto non solo dal proprio ruolopaterno, ma che questo sia e debba essere vigorosamente supportato dallo stesso Codice Maschile,che si allea al Codice paterno e lo innerva e lo arricchisce di valori pulsionali e affettivi.4) Elaborazione di ideali, valori, ambizioni.Ma se Amore e Conflitto possono coesistere, allora il conflitto tra i Codici Affettivi può essereelaborato e risolto e la buona famiglia interna ricomposta.Una figura paterna non ideologizzata e non tirannicamente superegoica può favorirenell’adolescente processi di risimbolizzazione affettiva e di riorganizzazione di rappresentazioni ,ideali e valori ad un livello più evoluto e maturo.La mente dell’adolescente è sottoposta a fenomeni di straordinaria turbolenza cognitivo-affettiva,che finiscono inevitabilmente per investire anche gli equilibri familiari.Ogni famiglia tende ad avere una propria ideologia e mitologia affettiva; ma soprattutto ognifamiglia ha mandato al potere un codice affettivo, o meglio: ha prodotto una particolarecostellazione di potere nell’universo dei codici affettivi, ne ha organizzato gli scambi, la semiotica,le comunicazioni.Ebbene, si può ipotizzare che gli aspetti di straordinaria plasticità e turbolenza dello psichismodell’adolescente, che non investe solo il livello degli affetti e delle emozioni, ma anche quello,importantissimo, degli ideali e dei valori, siano finalizzati a favorire processi di riassetto eriequilibrio delle disarmonie nel sistema ideologico-affettivo e affettivo-comunicazionale dellafamiglia.Siamo qui di fronte all’area, davvero nevralgica, dei valori e degli ideali.E’ stato detto che, così come il Super Io è l’erede del conflitto edipico (risolto), così si può dire chegli ideali dell’Io sono gli eredi del processo adolescenziale.
  8. 8. La vicenda adolescenziale tende ad organizzare un Ideale dell’Io che è il frutto e la sintesi (più omeno felice ed armoniosa) di tutti i modelli identificatori con i quali l’adolescente è venuto acontatto prima nell’area familiare e poi nelle sue più importanti esperienze di socializzazione.Credo che la figura e il Codice del padre, una figura paterna, lo ripeto, nè assente nè maternalizzata,ma neppure ideologizzata in modo superegoico e tirannico, così come è stata decisiva per laformazione del Super Io, in modo analogo possa dare un contributo importante anche per unasimile difficile sintesi (formazione dell’Ideale dell’Io) in cui la mente dell’adolescente è spessodolorosamente impegnata.

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