Elena Riva - L’adolescenza femminile oggi. Il corpo, il genere, il soggetto

3,161 views

Published on

0 Comments
1 Like
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

No Downloads
Views
Total views
3,161
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1,628
Actions
Shares
0
Downloads
19
Comments
0
Likes
1
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Elena Riva - L’adolescenza femminile oggi. Il corpo, il genere, il soggetto

  1. 1. ELENA RIVA L’adolescenza femminile oggi. Il corpo, il genere, il soggetto L’attuale diffusione dei disturbi alimentari nell’adolescenza femminile ci autorizza a considerarliespressione di una problematica evolutiva che può essere considerata epidemica nella cultura sociale in cuiviviamo. L’allarme non deriva solo dalla constatazione che il disturbo alimentare è il sintomo più diffuso disofferenza psichica femminile della nostra epoca, ma è alimentato dalla consapevolezza che le adolescentianoressiche e bulimiche rivelano, maltrattando il proprio corpo, un malessere della femminilitàcontemporanea di cui solo la punta estrema si esprime nel linguaggio della psicopatologia. Nello stile di funzionamento psichico anoressico si rivelano, infatti, i conflitti relativi alla cosiddettanatura femminile prodotta dalle definizioni culturali della nostra epoca. Le adolescenti anoressiche utilizzano il corpo per annunciare al mondo e alla propria famiglia,attraverso la magrezza assunta a simbolo di potere e controllo, il rifiuto autarchico di qualsivogliadipendenza e bisogno. E’ sotto gli occhi di tutti, e lo ha segnalato la provocatoria campagna pubblicitaria di Oliviero Toscaniche, non a caso, ha sollevato tante polemiche, che il corpo malato delle anoressiche a stento si distingue dalcorpo ideale delle icone della bellezza femminile contemporanea: l’uno e l’altro s’ispirano a un’estetica cheappiattisce il corpo femminile alla dimensione dell’immagine, annullando la materia e le pulsioni vitali. Le anoressiche rappresentano gli ascetici ideali della femminilità contemporanea, che attraverso ilcontrollo del peso e dell’alimentazione aspira a realizzare l’assoluto dominio della mente su un corpo damodellare in base ai propri desideri e ai valori; in questo senso rivelano una sofferenza derivante dalladeclinazione della femminilità imposta dalla nostra cultura. In questa rappresentazione del corpo femminile che la ricerca esasperata della perfezione rendedipendente dallo sguardo dell’altro e dalle sue attribuzioni, viene annullata l’unicità dell’individuo. Il tema dello sguardo è centrale nella cultura dell’immagine, così come nella rappresentazione di sédell’adolescente anoressica, cui è mancato uno sguardo materno capace di riconoscerne ed apprezzarne lasoggettività, invece di proiettare su di lei i propri desideri irrisolti, trasformandola da bambina viva in unagraziosa bambolina modellata dal desiderio della madre. La futura anoressica, resa fragile e dipendente da unvissuto d’inconsistenza e disvalore soggettivo, quando incontra con la pubertà la differenza sessuale, e conquesta l’incompletezza e la complementarietà, vive il desiderio dell’altro come una minaccia cuicontrapporre un corpo compatto, impenetrabile, autosufficiente, dunque vincente, in contrasto con ilfantasma di una femminilità vulnerabile, aperta, segnata da orifizi e ferite, fragile perché esposta a bisogni edesideri. E’ a partire da queste riflessioni che consideriamo importante non pensare alle ragazze che nonmangiano, oppure mangiano troppo e male, come malate delle sindromi che i manuali di psicopatologiadefiniscono anoressia e bulimia nervosa, ma considerarle innanzitutto adolescenti che rivelano con ildisturbo alimentare una sofferenza psichica femminile diffusa, ed esprimono con il corpo e il comportamentoil disagio evolutivo che deriva dalla difficoltà di integrare i valori dell’identità di genere femminilenell’immagine di sé.
  2. 2. Le future anoressiche giungono all’adolescenza con specifiche vulnerabilità che riguardano il corpo, lafemminilità, l’identità, in un quadro di complessiva fragilità narcisistica. Per questo è importante evidenziare il rapporto fra i disturbi alimentari e i compiti di sviluppo dellediverse fasi dell’adolescenza, cogliendo differenze ed analogie fra le situazioni in cui l’esordio sintomaticoavviene in preadolescenza, durante la piena adolescenza o nella fase conclusiva dell’adolescenza stessa.Sono diverse, infatti, le problematiche evolutive che sottendono la sofferenza psichica di un’undicenne sulcui corpo s’intuiscono i primi segni delle trasformazioni puberali, di una sedicenne incerta nell’espressionedella propria femminilità o di una ventenne in crisi nell’affrontare il passaggio alla vita adulta, anche se tutteaccusano il corpo delle difficoltà e degli scacchi della propria adolescenza. La “scelta” condivisa di modificare la condotta alimentare per esprimere il proprio disagio sottendedifferenze importanti, che riguardano sia le problematiche evolutive sottostanti, sia le modalità d’espressionedel sintomo. Nella piena adolescenza il disturbo si manifesta di solito nei modi canonici descritti dai manuali dipsichiatria sotto la voce anoressia: l’alimentazione si riduce progressivamente in quantità e qualità e lo stessoaccade per i comportamenti sociali e relazionali. La vita assume ritmi frenetici ma abitudinari, ripetitivi einsofferenti ad ogni cambiamento come i rituali alimentari, mentre solo la dedizione allo studio aumenta,benchè l’attenzione ossessiva a memorizzare dettagli ed accumulare nozioni piuttosto che a com-prendere edinteriorizzare conoscenze segnali l’ipernutrizione della mente contrapposta al digiuno imposto al corpo.Altrettanto totalizzanti diventano le preoccupazioni per il peso e l’aspetto: la percezione di una se stessagrassa e pesante angoscia e paralizza. La preadolescente che soffre di un disturbo alimentare spesso non condivide queste ossessioni,afferma invece che non le importa di essere magra e che le piacerebbe riprendere a mangiare senza che unsenso di pesantezza e di gonfiore e una nausea ostinata le tappino la bocca e lo stomaco. E’ il corpo, non lavolontà, a rifiutare di assumere il cibo necessario alla crescita e allo sbocciare della femminilità, e Ildimagramento è vissuto come un effetto collaterale poco gradito. Intorno ai vent’anni è presente una consapevolezza del tutto diversa del significato emotivo di rifiutodi sè e degli altri che assume il digiuno, o, più spesso, l’alternanza di abbuffate e vomito che scandisce laquotidianità e il disprezzo di sé che ne consegue. Da quando, intorno agli anni ’70, la diffusione dei disturbi alimentari ha cominciato ad assumereproporzioni allarmanti, queste patologie sono state interpretate prevalentemente come esito dell’incontro frala fragilità narcisistica e i compiti di sviluppo dell’adolescenza femminile. Le diagnosi psicodinamiche confermano la presenza di diversi quadri di personalità in adolescenti dalcomportamento uniforme e seriale, non solo sul piano alimentare, e l’esperienza clinica consente diriconoscere trame affettive diverse nelle giovani donne che manifestano la sofferenza psichica modificandola condotta alimentare, spesso correlate alla fase evolutiva in cui avviene l’esordio del sintomo. Intorno alla pubertà il lavoro psichico dell’adolescenza si focalizza sul compito di mentalizzare ilcorpo sessuato attribuendogli nuovi significati sociali, relazionali, erotici ed affettivi. Le premesse deiprocessi di mentalizzazione del corpo affondano nell’infanzia, nel primo rapporto con la madre in cui sifonda una rappresentazione unitaria di sé; quando tale esperienza è carente o distorta e lo sguardo maternoincapace di riconoscere i bisogni, il corpo è destinato a rimanere estraneo, un oggetto-altro che può essereaggredito e svalutato, mentre alla mente iper-investita vengono affidate funzioni di sostegno e contenimento.Uno sviluppo abnorme di competenze intellettive sostituisce allora il contenimento materno in bambineprecocemente autosufficienti, che con la pubertà stenteranno ad integrare la rappresentazione del corposessuato nell’immagine idealizzata di sé su cui hanno fondato la propria crescita; la scissione mente-corpo siradicalizza e la presenza di nuove pulsioni induce ad irrigidire l’asservimento alla mente e alla volontà di uncorpo di cui si temono e disconoscono i desideri. Occorre bloccare, anche a costo del digiuno, letrasformazioni puberali, che rischiano di rivelare la presenza nascosta di una giovane donna negli abititroppo stretti dell’ex-bambina. Quando l’esordio anoressico avviene intorno alla pubertà e rivelal’impossibilità o il rifiuto di accettare le trasformazioni del corpo, la psiche spesso non è in grado di
  3. 3. comprendere ed esprimere il conflitto che il corpo dichiara. Il sintomo alimentare segnala un disagio nonelaborabile simbolicamente: la difficoltà, fisiologica in preadolescenza, di accedere al pensiero simbolico, èaggravata dalla necessità di zittire la minaccia dei desideri attivati dalla pubertà e dall’attaccamento ad unfalso sé infantile e compiacente, riluttante a cedere il passo alle ribellioni dell’adolescenza. La giovanissima anoressica spesso non è consapevole dei motivi del proprio digiuno, ed attribuisce alcorpo inappetenza, nausea e gonfiore allo stomaco. Spesso è il pediatra, consultato per i sintomi di un corpomalato, a tradurre il malessere fisico in segnale di un disagio psicologico, non di rado suscitando perplessitàe resistenze nella ragazza e nei suoi genitori. Nell’adolescenza piena, invece, il sintomo alimentare rivela difficoltà e conflitti nella costruzionedell’identità di genere. Le domande che il linguaggio del corpo pone ruotano intorno ad alcune questioni: èpossibile affermare il desiderio di essere femminile e attraente senza rinunciare agli aspetti affermativi di Sé?E’ possibile trasformarsi in donna senza diventare la propria madre? Se “chi sono io?” è l’interrogativocentrale dell’adolescenza, una sua declinazione più specifica - “voglio, posso, devo essere una femmina?”-ottiene dall’adolescente anoressica una risposta negativa. ll conflitto sulla femminilità è una costante nei disturbi del comportamento alimentare: il corpofemminile, di cui la pubertà rivela la propensione materna, è vissuto come una minaccia. Non è sempliceoggi per le adolescenti costruire l’identità di genere integrando valori femminili e materni: l’anoressica tendea sottrarsi a questo compito facendo propri i valori che tradizionalmente appartengono agli ambiti maschili -indipendenza, determinazione nel perseguire i propri progetti, competizione sportiva e intellettuale - edesasperando le contraddizioni dell’identità femminile nella contrapposizione fra affermazione narcisistica ecura del legame. Se oggi molte adolescenti impegnate nel compito di costruire l’identità di genere spessoconsiderano i valori femminili tradizionali difficilmente coniugabili con la realizzazione personale, per leragazze che digiunano il conflitto fra desideri narcisistici e bisogni oggettuali, fra autoaffermazione ededizione agli altri, fra solidarietà e competizione, appare irrisolvibile. Il compito di definire l’identità femminile esaspera il conflitto fra il desiderio di perseguireun’affermazione separata e autonoma di Sé, profondamente radicato nel sistema di valori individuali esociali, e gli ideali materni, e la difficoltà ad identificarsi con una figura materna spesso troppo fragile etirannica per tollerare la differenziazione della figlia, alimenta questo conflitto; il timore di diventare come lamadre spinge l’adolescente anoressica verso un padre apparentemente più forte e vincente, nella speranza disottrarsi a un destino femminile svalutato per perseguire gli ideali maschili di affermazione intellettuale,sociale e professionale. Le adolescenti il cui corpo pretende di non aver bisogno di essere nutrito, rispondono con la chiusuraautarchica all’impossibilità di scegliere fra vecchie e nuove declinazioni dei valori maschili e femminili,mentre la cultura del narcisismo, di cui sono impregnate famiglia e società, sembra incapace di suggerire lorointegrazioni armoniche fra i valori affettivi, capaci di articolare obiettivi narcisistici e relazionali e dicontemplare il limite, e esaspera invece le scissioni suggerendo ideali onnipotenti nei cui confronti le giovanidonne si sentono del tutto inadeguate. L’ultima fase d’esordio del disturbo alimentare in adolescenza avviene intorno ai vent’anni, all’epocadelle scelte, nella fase in cui le competenze affettive e cognitive acquisite nei processi di rimaneggiamentopsichico dell’adolescenza si sperimentano nell’incontro con la realtà, mentre un’identità ancora potenziale siconcretizza con l’assunzione di responsabilità relazionali e sociali. E’ il tempo delle decisioni, dell’impegno in un ruolo sociale e nella costruzione di relazionicaratterizzate da intimità e dipendenza reciproca, consentite da un Sé sufficientemente soggettivato da poterincontrare l’altro senza perdere i propri confini. La vulnerabilità narcisistica delle giovani donne cherischiano in questa fase di diventare anoressiche o bulimiche rende loro difficile affrontare questo passaggioper l’incapacità di tollerare i limiti del reale abbandonando modelli idealizzati. Quando l’onnipotenzanarcisistica ha oltrepassato indenne le prove dell’adolescenza, in cui è stata anzi alimentata dai successiscolastici e sociali regalati da una relazionalità diffusa quanto emotivamente poco impegnativa, questocompito può risultare troppo difficile: sia il passaggio da innamoramenti adolescenziali ad alta quota di
  4. 4. gratificazione narcisistica a relazioni intime caratterizzate da reciproca interdipendenza, sia la messa allaprova delle competenze cognitive facilmente rispecchiate da ben sperimentati rituali scolastici nelle incerteesperienze in ambiti più complessi, possono risultare insostenibili per un’autostima fragile quanto grandiosa.Eventuali insuccessi vengono allora addebitati al corpo e all’immagine, come probabilmente era già accadutoin qualche crisi dell’adolescenza senza suscitare allarme, magari grazie al travestimento di una dietainterpretata in famiglia come segnale positivo di cura di sé e poi spontaneamente superata grazie al vortice digratificazioni narcisistiche di un’adolescenza di successo. Alle prime prove della vita adulta, quando il compito di nascere socialmente impone il confronto fral’ambizione degli ideali e i limiti del reale, queste giovano donne si ritrovano disarmate; ancor prima disperimentare dei fallimenti, l’impossibilità di rinunciare al ventaglio pressoché illimitato di percorsi possibilile inibisce, mettendone in scacco i processi decisionali. In qualche caso l’ex-adolescente che ha conquistatola maturità scolastica con il massimo dei voti, percorrendo senza titubanze l’iter unanimemente giudicato ilmigliore da un’ideologia familiare concorde nel considerare eccellente l’indirizzo di studi e l’istitutoscolastico prescelto, per la prima volta è costretta a scegliere, dunque a rinunciare, dall’ampio ventaglio diopzioni che si aprono dopo la maturità. In altri casi la fragilità narcisistica di un’adolescenza in-conclusa è evidenziata dalle intense reazioniemotive allo sfaldarsi della coppia dell’adolescenza e alla perdita del rispecchiamento narcisistico chegarantiva. Lo spettro della libertà alimenta l’ansia di perdere i propri confini ed attiva quell’alternarsid’irruzioni impulsive ed irrigidimenti superegoici che caratterizza il comportamento alimentare e lo stile divita dei soggetti bulimici. Un’identità labile e diffusa, spesso compiacente e inautentica, si rivela in relazioniche alternano tentativi di ritrovare la fusionalità saturando provvisoriamente i vissuti di vuoto ma attivandoanche l’angoscia di essere inglobata, e chiusure difensive in rigide corazze caratteriali che proteggono il Séda vissuti di annichilimento. Alle soglie della vita adulta un blocco evolutivo impedisce l’accesso all’amore eal lavoro. Nell’adolescenza femminile contemporanea i compiti evolutivi fase specifici - la mentalizzazione delcorpo sessuato, la costruzione dell’identità di genere e il compimento del processo di soggettivazione -devono essere affrontati in un contesto ambiguo nella proposta di modelli femminili adulti affettivamente esocialmente spendibili. Le polarità pieno e vuoto, chiuso ed aperto, slittano e pericolosamente si confondono, attraversol’identificazione con il genitore dell’uno e dell’altro sesso, con le categorie del maschile e del femminile,facilmente falsificate nella dicotomia fallico-castrato. Il rischio di rappresentazioni confusive incapaci di distinguere quanto appartiene alla natura e quantoalla cultura, quanto ai ruoli e ai modelli sociali e quanto alla psicopatologia, di cui le adolescenti chesoffrono di disturbi alimentari sono espressione, è riflesso dagli ambigui modelli di femminilità propostidalle donne-bambine androgine, con gli occhi enormi e gli sguardi vuoti, che popolano le riviste patinate etrasmettono alle nostre figlie messaggi e modelli davvero inquietanti.

×