Forum Lago Maggiore 23.09.2011, Luigi Pedrazzini

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Forum Lago Maggiore 23.09.2011, Luigi Pedrazzini

  1. 1. Intervento al convegno sul Lago MaggioreTengo innanzitutto a ringraziare gli organizzatori di questo convegno per avermiinviato e per avermi dato l’opportunità di rivolgere alcune brevi considerazioni. Mipiace l’idea di non essere stato chiamato per qualche mio merito acquisito sulcampo della politica, dove da qualche mese ho smesso di giocare, bensì per esseresolo un frequentatore appassionato delle acque del nostro lago.Da una ventina d’anni pratico, in modo invero non regolare, lo sport delcanottaggio. Ho partecipato una decina di volte alla “Vogalonga” di Venezia,manifestazione remiera di 35 km voluta a suo tempo per protestare garbatamentecontro il moto ondoso provocato dai battelli a motore.Ho così avuto modo di apprezzare il lavoro della canottieri di Locarno, l’impegnodei giovani e meno giovani rematori, ma soprattutto quello dei suoi dirigenti: losport del remo non è fra quelli che attirano l’attenzione delle folle, e quindi anche imilioni degli sponsor. La passione rimane dunque intatta e genuina, quale elementofondamentale per motivare giovani e meno giovani nel faticoso esercizio che portale barche a scivolare veloci sulle acque.Fatica, sia detto in modo chiaro, sempre ampiamente ripagata dalla bellezza delpaesaggio che ti circonda, straordinario, secondo me, soprattutto d’invernoquando le acque del lago restituiscono in superficie un po’ del caloreimmagazzinato durante la stagione calda. Non ci sono le onde provocate da altri,soltanto quelle dei battelli di servizio. L’aria è limpida, ma non sempre. Quando nonlo è, non si tratta comunque di smog estivo, ma di nebbia naturale che esalta lamagia del momento.Remare è bello anche d’autunno e di primavera, sempre che queste due stagioniesistano ancora, e ovviamente, d’estate. L’esercizio si fa però sempre più arduo epericoloso. Lo specchio del lago s’increspa non soltanto per i tradizionali venti, masoprattutto per la presenza di centinaia di barche a motore che producono, nelloro assieme, onde asimmetriche e talvolta anomale. Il parente povero del lago, ilrematore, deve allora alzarsi presto il mattino o tentare la sortita tardi la seraquando le acque sono calme, o lo sono diventate. 1
  2. 2. E proprio da questa situazione un po’ conflittuale traggo lo spunto per una primaconsiderazione che spero utile ai fini del vostro importante lavoro: il lago non è ilmare, nel senso che le sue dimensioni, per quanto superiori a quelle di altre realtà,sono contenute e impongono di conseguenza di limitare la libertà d’azione di chisulle acque si muove. Qualcosa è già previsto da norme federali; qualcosa è giàstato fatto con disposizioni cantonali che precisano, a esempio, le condizioni perpraticare lo sci d’acqua. La domanda che ci si deve porre è se non si dovrà prestoo tardi immaginare interventi più rigorosi, per segnalare con maggiore forza qualicomportamenti vogliamo privilegiare e quale immagine vogliamo veicolare dell’usodel nostro Verbano. Detto in altri e più espliciti termini, v’è da chiedersi se, comegià avviene per altri importanti laghi svizzeri, non possa essere nel nostro interesseturistico ed economico, oltre che ambientale, una limitazione di velocità e dipotenza dei natanti. Questione certo delicata, che non andrà affrontata in terminiemotivi ma sulla base di uno studio che indichi vantaggi e svantaggi di una similescelta.Ma non rientra forse nello spirito di questo convegno e dell’idea di creare un centodi competenza per il Lago Maggiore, l’obiettivo di porre alcuni quesiti di fondo delnostro rapporto con questa meravigliosa realtà e di giungere a risposte checonsentano di attuare una strategia di lungo termini atta a valorizzare questo benecosì prezioso?E’ un dato di fatto che il lago costituisce, nel bilancio della nostra regione, unattivo di importanza fondamentale. Mi sembra però essere anche un dato di fattoche abbiamo investito relativamente poco per valorizzare questo attivo, per farlofruttare nel senso migliore del termine.Benvenuta, dunque, l’iniziativa di un forum che, per usare una metafora nellacircostanza fin troppo scontata, ha da alcuni anni “mosso le acque” e hapromosso questo convegno di riflessione, dal quale è lecito attendersi un ulteriorepasso avanti circa la presa di coscienza di reintegrare a pieno titolo il lago nellevisioni di sviluppo del nostro territorio.In quest’ottica, mi viene anzi voglia di auspicare che il lago non solo vengaintegrato, ma diventi addirittura il centro dal quale guardare allo sviluppo dellanostra regione, e questo per un motivo molto semplice.Il lago offre un panorama straordinario, su questo non c’è dubbio. Straordinario loè tal punto che abbiamo costruito spesso le case con l’obiettivo di offrire la sua 2
  3. 3. vista quale elemento qualitativo aggiuntivo (ciò che comunemente viene definito la“vista lago”)Ma della vista dal lago ci siamo mai preoccupati? Io voglio bene a questa regionecom’è, e sinceramente non la cambierei con altre. Ma non posso evitare, mentreremo nel bacino di Locarno, di guardare, da un’ottica diversa, alle sue rive, e agliedifici costruiti nel corso degli ultimi quattro decenni per ottenere la cosiddetta“vista lago”. Diciamo la verità: il risultato di cui dobbiamo prendere atto non èpurtroppo edificante. Piuttosto è talvolta orripilante. Certo qualche “angolo” delbel tempo che fu resiste ancora, ma insufficiente per rendere giustizia a unpaesaggio che la presenza del lago meriterebbe fosse ben diverso. Il fatto è chesiamo confrontati con una serie di costruzioni, che talvolta a mio avviso rasentanol’oscenità edificatoria, frutto di una triste uniformità globalizzante, che non hannonulla a che fare con la sobrietà rispettosa, elegante e discreta di un passato nonancora lontano e che tuttavia ci appare già remoto. Cosa che ci deve far rifletterein termini critici, che ci deve interrogare e far reagire.Ecco perché è importante riportare il lago al centro delle nostre attenzioni e deinostri oggettivi interessi, e agire di conseguenza. Non ha senso indubbiamentepiangere sul latte versato, ma cerchiamo almeno di costruire per il futuro unavisione della nostra regione diversa, che tenga finalmente in maggior conto laricchezza che la caratterizza in termini direi quasi preminenti. E non si tratta solodi un dono naturalistico: è pure un dono profondamente culturale, come ci hannoinsegnato un’infinità di poeti, narratori, pittori che hanno frequentato e,soprattutto, amato il Verbano. Basti pensare a questo proposito alle splendide teledi Filippo Franzoni che lo ritraggono così affascinante e così sereno ma inquietante:vera e propria “personalità” concreta di un immaginario magico. Basti pensare alleosservazioni firmate da Alessando Manzoni e scritte fra Lesa e Stresa; ai raccontiburleschi ma realistici di Piero Chiara che tutti conosciamo. Basti pensare a certepoesie di Vittorio Sereni, che nella sua Luino, osservando il Lago Maggioreall’imbrunire, scrisse dei versi molto belli, come questi:Improvvisa ci coglie la sera /più non sai dove il lago finisca; /un mùrmure soltanto /sfiora la nostra vita /sotto una terrazza. 3
  4. 4. Sotto quella terrazza forse anche il nostro lago aspetta, con discrezione signorile,con grande pazienza, che si ascolti con maggior attenzione la sua bella voce, e chesi sappia cogliere il suo fascino. Per me è un atto dovuto.Luigi Pedrazzini,vogatoreLocarno, 23 settembre 2011 4

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