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The good teacher - WWW.OLOSCIENCE.COM

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The good teacher - WWW.OLOSCIENCE.COM

  1. 1. The good teacher...La sensibilità emotiva dei bambini è cento volte superiore a quella di un adulto ...masono ben pochi coloro che se ne rendono conto (genitori compresi). Non vi èproprio nulla che una persona adulta possa nascondere ad un bambino; tutto ciòche vi è da capire, nei rapporti con gli adulti, loro lo apprendono e lo elaboranoattraverso il linguaggio del corpo. Una realtà, questa, che Piaget mise in luce conqueste considerazioni assai succinte ma significative: “(...)Allo stesso modo sinasce pedagoghi: non lo si diventa e le più belle lezioni di metodologia non rivelanoil segreto del contatto con i bambini, a un futuro maestro che non li ama”.Ma l’affetto verso i propri allievi non basta, a mio avviso. Occorre un altroingrediente magico, per rendere armoniosi i rapporti tra adulto e bambino, e questoingrediente prende il nome di Complicità. Una complicità tacita, che si può leggeresolo attraverso gli occhi, attraverso uno sguardo o una semplice smorfia; potrei diresemplicemente attraverso il linguaggio del corpo, ma voglio spingermi oltre,dicendo: ...attraverso il linguaggio dell’Anima. Ecco quindi a mio avviso dove sta ilsegreto dell’armonia; sta in uno sguardo infantile il cui messaggio è definito daqueste parole: “Tu sei mio complice, lo so, me lo sento. Ma sei anche il miomaestro, per cui ti rispetto”. Ma dove ciò non accade, quello stesso sguardo,potrebbe voler significare tutt’altra cosa, ossia: “Tu non sei mio complice, lo so, melo sento. E anche se sei il mio maestro, io non ti rispetto”. La grande abilità di uninsegnante, consiste quindi nel trovare il giusto equilibrio tra complicità e affettoverso i propri allievi (specialmente quando gli allievi in questione, sono ancora deibambini).Per un insegnante, poter entrare in contatto con la realtà famigliare/genitoriale diogni bambino, significa poter scoprire e riconoscere (nei casi più fortunati in cui vi èuna totale apertura al dialogo da parte dei genitori, o di un genitore, magari in sedeprivata, nel caso in cui emergano degli indizi su una particolare condizionefamigliare, proprio durante le conferenze con i genitori. Tale dovrebbe esseredunque lo scopo di queste conferenze; ovvero, far trasparire eventuali condizionifamigliari-sociali, poco o per niente ordinarie) tutti quegli elementi e aspetti di vitafamigliare più significativi, che generalmente influiscono sul comportamento sociale
  2. 2. e scolastico dell’infante. Il comportamento di ogni bambino, in ambito scolastico, èdunque soggetto a molteplici fattori e caratteristiche di vita famigliare, cheindubbiamente vanno ad influenzare la sfera emotiva e le dinamiche psicologichedei soggetti in questione. A titolo d’esempio, possiamo considerare il caso in cui ungenitore si risposa e i figli divengono parte integrante di un nuovo nucleo famigliare.“La necessità di integrare il patrigno o la matrigna nel sistema esistente, di formarenuove relazioni e di riorganizzare quelle esistenti, può a volte imporre una notevoletensione ai bambini che, a loro volta, influenzeranno la relazione coniugale appenaavviata” (H.R.Schaffer, 1996). Ma vi è anche il caso in cui viene a mancare lafunzione paterna (o quella materna), a causa della morte di uno dei congiunti; in talcaso l’effetto negativo sul bambino è generalmente inferiore, rispetto a quello chesolitamente scaturisce a causa di un divorzio. Nei casi di divorzio, ad esempio, glieffetti negativi immediati sono più marcati tra i maschi che tra le femmine. Dinotevole importanza, sono inoltre gli stili educativi adottati dai genitori. Come hagiustamente osservato la Baumrind: “Ogni stile genitoriale, è associato con unparticolare pattern di caratteristiche del bambino. I bambini di genitori permissivisono più spesso privi di obiettivi, poco assertivi e generalmente non interessati airisultati; i bambini di genitori autoritari tendono ad essere sgarbati, insolenti,dipendenti e socialmente incompetenti (specialmente nel caso dei maschi); i figli digenitori che rifiutano o trascurano le proprie responsabilità tendono ad essere imeno maturi di tutti per quanto concerne sia la sfera cognitiva che quella sociale;mentre i bambini di genitori autorevoli, risultano i più capaci. Essi, rispetto aibambini degli altri gruppi, tendono ad essere più fiduciosi nelle proprie possibilità,interessati ai risultati, socialmente responsabili, dotati di autocontrollo e cooperativinei confronti sia degli adulti che dei compagni” (D.Baumrind, 1973).Il confronto tra docenti e genitori, dovrebbe dunque sollecitare le parti a visualizzaremeglio il contesto sociale-famigliare-educativo del bambino, al fine di migliorarlo(quando necessario), seguendo le opportune procedure di “accomodamento”(piccole e graduali variazioni sullo stile educativo), sia in ambito scolastico chefamigliare.Il principio di una buona relazione educativa, tra insegnante e allievi, dovrebbe amio avviso basarsi, in primis, sulla scelta di uno stile educativo di tipo “autorevole-amichevole”. In tale contesto quindi, un eccesso di autorevolezza o di
  3. 3. amichevolezza, non avrebbe alcuna valenza positiva; anzi, sarebbe del tuttocontroproducente per il buon funzionamento del sistema educativo in questione. Unbuon docente, dovrebbe dunque adottare sempre, da un punto di vista educativo enei limiti del possibile, un comportamento in cui emerga una grande sensibilità nelriconoscere gli aspetti più significativi (elementi che permettano un “aggancio”interattivo, comunicativo, tra allievo e docente) di ogni singola situazione inrapporto al contesto momentaneo in cui prende forma; si tratta dunque dimantenere costantemente un approccio assai dinamico (interattivo) con i proprialunni, il cui scopo è quello di limitare il più possibile un eventuale calo d’attenzioneda parte degli allievi, durante le ore di lezione. Uno stile educativo autorevoletroppo marcato, per un docente, potrebbe quindi sfociare in un eccesso diegocentrismo, cosa che ovviamente limiterebbe di molto quell’auspicata dinamicitàpoc’anzi citata. Contrariamente, uno stile educativo troppo amichevole, potrebbe fardeviare l’attenzione degli allievi su aspetti ed argomenti per nulla pertinenti allalezione in corso; avviando così dei percorsi di dialogo poco costruttivi o comunquedi scarso valore educativo. Un buon insegnante, dovrà quindi essere in grado ditrovare quel giusto equilibrio (tra autorevolezza ed amichevolezza verso i proprialunni), affinché ogni situazione venga gestita nel migliore dei modi e dunqueeliminando alla radice il rischio di un’eventuale perdita di controllo nei confronti diun dato gruppo di allievi. In un contesto educativo ottimale, la predisposizioneall’ascolto, è dunque una prerogativa fondamentale che ogni docente dovrebbe farepropria, senza sconti o limiti di alcun genere. “Un’educazione che prenda sul seriole idee e le intuizioni del bambino ha probabilità di successo molto maggiori diquella che le ignora o perché le giudica prive di importanza o perché le consideradestinate a scomparire da sole. Le idee del bambino piccolo (il teorico in erba),sono alquanto robuste e probabilmente resteranno vitali per tutta la sua esistenza.Solo se queste idee verranno prese sul serio, attaccate e alla fine corrette otrasformate, in modo che possano farsi strada concezioni più evolute ecomprensive; solo allora diventerà possibile una educazione al comprendere”(Howard Gardner, Educare al comprendere, Ed.Feltrinelli, Milano 1993, p.259).La formazione come docente di scuola dell’infanzia o scuola elementare, apreindubbiamente un percorso educativo-evolutivo ad ogni futuro insegnante che neva a far parte, in cui è certamente possibile (ed auspicabile) acquisire nuove
  4. 4. conoscenze disciplinari-professionali; ciò ovviamente implica una determinatapredisposizione e soprattutto una precisa volontà da parte di chi decide dicompiere tale percorso professionale. Oltre all’insegnamento accademico, grandeimportanza nell’acquisizione di tali nuove conoscenze disciplinari, avranno quindi leesperienze dirette “sul campo”, a contatto con i bambini. Per un futuro docente discuola dell’infanzia o elementare, saper cogliere, percepire ed assimilarequell’armonia che nasce dal punto d’incontro tra una dimensione circolare deltempo ed una del tutto lineare (la nostra, ovvero quella del mondo degli adulti), ècertamente già un buon inizio. Qualora ciò non accadesse, sarebbe il primosegnale o indizio che forse, la strada scelta, non è proprio la più indicata per ilfuturo insegnante in questione. Come ha ben visto H.Gardner: “Le cose che noiscegliamo di insegnare e il modo in cui scegliamo di valutare, riflettono l’idea cheabbiamo di che cosa è importante nella nostra società e nella vita umana. Iosostengo che si debba perseguire un’educazione finalizzata al comprendere e chele nostre conoscenze, sempre più ricche in tema di evoluzione umana e di assettiistituzionali, possono e devono venir mobilitate in vista di questo obiettivo” (HowardGardner, Educare al comprendere, Ed.Feltrinelli, Milano 1993, p.29). Ed è proprioattraverso l’acquisizione di nuove e sempre più aggiornate conoscenze disciplinari,che possiamo mettere in atto un tale processo educativo. Ogni educatore quindi,per fare ciò, deve prima imparare ad educare se stesso (Gardner docet). Fausto Intilla, 12 maggio 2011 www.oloscience.com

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