L'Informatore Agrario - Fieragricola 2012 come allestire un punto vendita diretta - marco boschetti

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L'Informatore Agrario - Fieragricola 2012 come allestire un punto vendita diretta - marco boschetti

  1. 1. Marco Boschetti, Direttore Consorzio Agrituristico Mantovano 3 febbraio 2012 Fiera Agricola di Verona, Salone della multifunzionalità Come allestire un punto di vendita diretta Regole, attrezzature e contrattualistica
  2. 2. Consorzio Agrituristico Mantovano <ul><li>Consorzio unitario con sede presso la Camera di Commercio di Mantova con attività di assistenza tecnica e di promozione delle varie forme di turismo rurale. </li></ul>
  3. 3. La vendita diretta in Italia: le prospettive di crescita Si stima che le aziende con vendita diretta in Italia siano 63.600, registrando un aumento del 64% tra il 2001 e il 2009 Fonte: Agri2000 – Osservatorio sulla Vendita diretta
  4. 4. La vendita diretta in Italia Fonte: Agri2000 – Osservatorio sulla Vendita diretta
  5. 5. La vendita diretta in Italia L’indice dei prezzi agricoli alla produzione è quasi sempre sotto quello dei prezzi dei prodotti alimentari (sia alla produzione che al consumo). Fa eccezione solo il breve periodo della bolla del 2007, subito rientrata.
  6. 6. Una tradizione del passato, ricca di futuro La vendita diretta da parte dei produttori agricoli non è mai venuta meno nonostante l’affermarsi della distribuzione commerciale. Secondo dati Inea (2010) nel 2009 le aziende agricole che praticavano la vendita diretta ammontavano a 63.600 unità, con un incremento del 4,7% rispetto al 2008, e una crescita del 64% se si guarda all’arco temporale 2001 – 2009. Come immagine e non come sottofondo ci posiamo mettere la copertina della recente nostra pubblicazione sulla vendita diretta, magari affiancandola alla copertina della guida di 10 anni fa.  
  7. 7. <ul><li>Sviluppare la vendita diretta dei produttori di fattoria </li></ul><ul><li>rappresenta un’opportunità economica per l’azienda agricola </li></ul><ul><li>ed è quindi di particolare interesse per numerose ragioni: </li></ul><ul><li>valorizza la remunerazione dei prodotti, recuperando margini di valore aggiunto che altrimenti sarebbero fortemente contratti dall’intermediazione che tende ad allargare la forbice tra i prezzi alla produzione e i prezzi al consumo; </li></ul><ul><li>limita gli effetti delle fluttuazioni di mercato correlate a speculazioni o sovra produzione; </li></ul><ul><li>ripartisce i rischi delle vendite perché apre nuovi mercati; </li></ul><ul><li>valorizza il tempo non impiegato nella produzione agricola tradizionale; </li></ul>Opportunità per i produttori
  8. 8. Opportunità per i produttori <ul><li>Sviluppare la vendita diretta dei produttori di fattoria </li></ul><ul><li>rappresenta un’opportunità economica per l’azienda agricola </li></ul><ul><li>ed è quindi di particolare interesse per numerose ragioni: </li></ul><ul><li>permette un contatto diretto e continuo con i consumatori e con le loro aspettative; </li></ul><ul><li>contribuisce alla valorizzazione di un luogo particolarmente adatto alla vendita diretta (prossimità di un sito turistico, di strada ad alto scorrimento, di un’area urbana, di un percorso enogastronomico); </li></ul><ul><li>abbatte le spese di trasporto e contribuisce ad affermare un modello sostenibile di sviluppo; </li></ul><ul><li>contribuisce ad avvicinare la città e la campagna migliorando la qualità della vita. </li></ul>
  9. 9. <ul><li>Contribuisce a mantenere stabili i consumi (frutta, verdura, carne); </li></ul><ul><li>Rappresenta, spesso, un servizio sociale per molte persone in difficoltà che abitano soprattutto in centri rurali (anziani); </li></ul><ul><li>Stimola lo sviluppo di un modo diverso di fare la spesa, con un’informazione personalizzata; </li></ul><ul><li>Permette di acquistare prodotti ottenuti secondo metodologie tradizionali che ne garantiscono salubrità e genuinità; </li></ul>Opportunità per i consumatori
  10. 10. <ul><li>La qualità dei prodotti posti in vendita diretta è in media superiore; </li></ul><ul><li>Garantisce una maggiore sostenibilità ambientale perché abbatte le spese di trasporto; </li></ul><ul><li>Permette di poter contare su prodotti più freschi e più genuini, ovvero non artefatti ed è noto, ormai, che vi è una stretta correlazione tra freschezza, intesa come distanza dal momento della raccolta e caratteristiche organolettiche e nutritive del prodotto. </li></ul>Opportunità per i consumatori
  11. 11. <ul><li>vendita diretta del produttore sul campo; </li></ul><ul><li>raccolta libera in campo; </li></ul><ul><li>vendita diretta in fattoria, con l’utilizzo di un locale idoneo; </li></ul><ul><li>organizzazione in fattoria di appuntamenti periodici di più aziende orientate alla vendita diretta (mercato in fattoria); </li></ul><ul><li>punto vendita collettivo (superette, cioè grandi spacci di 200-250 m 2 ); </li></ul><ul><li>vendita diretta a domicilio; </li></ul><ul><li>posteggio al mercato comunale </li></ul>Le diverse forme della vendita diretta
  12. 12. <ul><li>mercato contadino; </li></ul><ul><li>vendite ai ristoranti; </li></ul><ul><li>vendite alle comunità; </li></ul><ul><li>mercato dei produttori locali; </li></ul><ul><li>commercio itinerante; </li></ul><ul><li>mostre mercato; </li></ul>Le diverse forme della vendita diretta
  13. 13. <ul><li>e-commerce ; </li></ul><ul><li>vendita per corrispondenza; </li></ul><ul><li>vendita nell’ambito di fiere e rassegne; </li></ul><ul><li>vendita ai ristoranti; </li></ul><ul><li>vendita a mense e comunità; </li></ul>Le diverse forme della vendita diretta
  14. 14. <ul><li>Vendita a gruppi di acquisto foto </li></ul><ul><li>Vendita da parte di produttori presso stand separati all’interno di supermercati; </li></ul><ul><li>Progetti di agricoltura sostenuti dalla comunità civile. </li></ul>Le diverse forme della vendita diretta
  15. 15. <ul><li>Vendita diretta del produttore sul campo. Adempimenti </li></ul><ul><li>Presentazione della Scia con il pagamento dei diritti sanitari </li></ul><ul><li>Regolarizzare cartellonistica stradale </li></ul><ul><li>Regolarizzazione per quanto riguarda il personale </li></ul><ul><li>Controllo salubrità e rispetto tempi di carenza nell’uso di fitofarmaci </li></ul><ul><li>Integrazione piano Haccp </li></ul>Le diverse forme della vendita diretta
  16. 16. <ul><li>La vendita diretta di prodotti agricoli in fattoria è normata dall’articolo 4 del decreto legislativo del 18-5-2001, n. 228, <<Legge di orientamento e modernizzazione del settore agricolo>>, pubblicato sul Supplemento ordinario n. 149 della Gazzetta Ufficiale n. 137 del 15-6-2001. Il comma 7 dell’articolo 4 sottolinea, in particolare, che <<alla vendita diretta disciplinata dal presente decreto continuano a non applicarsi le disposizioni di cui al decreto legislativo 31-3-1998, n. 114>> Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15-3-1997, n. 59, pubblicata sul Supplemento ordinario n. 80/L della Gazzetta Ufficiale 24-4-1989, n. 95 e nota con la denominazione di Legge Bersani). Il decreto legislativo 228/2001 all’articolo 1 afferma che <<gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel Registro delle imprese di cui l’articolo 8 della legge 29-12-1993, n. 580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità>>. </li></ul>Vendita diretta in un locale idoneo della fattoria
  17. 17. <ul><li>L’inizio attività si comunica con la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia). </li></ul><ul><li>L’articolo 2-quinquies, comma 1, della legge 11-3-2006, n. 81, <<conversione in legge con modificazioni, del decreto legge 10-1-2006, n. 2, recante interventi urgenti per i settori dell’agricoltura, dell’agroindustria, della pesca, nonché di fiscalità dell’impresa>>, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 dell’11-3-2006 ha modificato il comma 2 dell’articolo 4 della legge di orientamento laddove prevedeva varie modalità di comunicazione dell’avvio dell’attività di vendita diretta di prodotti agricoli al Sindaco. L’art. 49, comma 4-bis, del Decreto Legge n° 78/2010, convertito con modificazioni dalla L. 122/2010, ha riformulato l’art.19 della legge n° 241/1990 introducendo “La segnalazione certificata di inizio attività – SCIA ”. </li></ul>Gli aspetti amministrativi
  18. 18. <ul><li>Dal 31 luglio 2010, quindi, data di entrata in vigore delle nuove norme, la SCIA ha preso il posto della Dichiarazione di inizio attività (DIA) che aveva un interesse amministrativo e della Dichiarazione di inizio attività produttiva (Diap) che aveva un interesse prevalentemente igienico sanitario. Il “nuovo” art. 19 della legge 241/1990 prevede, infatti, che ogni atto di autorizzazione, licenza o concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli stessi, sia sostituito da una segnalazione di inizio attività dell’interessato. Ciò vale anche per eventuali modifiche o chiusura dell’attività. </li></ul>Gli aspetti amministrativi
  19. 19. La S.C.I.A. Con il DL 138/2011, dal luglio 2010 la Segnalazione certificata di inizio attività ha sostituito la Dia introdotta con la legge 241/1990 con l’obiettivo di liberalizzare l’esercizio delle attività economiche
  20. 20. <ul><li>Ma prima di segnalare l’inizio dell’attività al Comune è necessario, innanzitutto, verificare se sono necessari interventi di ristrutturazione, di manutenzione ordinaria o straordinaria degli immobili destinati ad ospitare il punto vendita per garantire l’agibilità dei locali ed è opportuno rivolgersi all’ufficio tecnico del Comune d’appartenenza per verificare, preventivamente all’inoltro della pratica edilizia adatta alla tipologia dell’intervento da effettuare, quali siano le normative locali contenute nelle Norme Tecniche di Attuazione (Piano regolatore generale) o nel Piano delle Regole (Piano di governo del territorio), oltre che nel regolamento edilizio comunale. Questo consentirà una valutazione preventiva ed un controllo sull’esistenza di eventuali vincoli di vincolo paesaggistico o maggiormente specifici, che rendono necessario l’ottenimento di preventivo nulla osta da parte degli enti preposti. </li></ul>I requisiti strutturali
  21. 21. <ul><li>Per quanto riguarda gli aspetti igienico sanitari del locale di vendita è necessario verificare la sussistenza di quanto previsto dal regolamento comunitario 852/2004 e dai regolamenti locali di igiene ed edilizi per la agibilità dei locali, che di solito prevedono la pavimentazione dei locali, il rispetto dei rapporti di aereazione e di illuminazione, le misure di protezione dagli insetti e da altri animali, le altezze dei locali di vendita, le distanze da stalle e concimaie, il controllo periodico dell’acqua, la disponibilità di bagni per gli operatori. </li></ul>I requisiti strutturali
  22. 22. <ul><li>In edilizia la SCIA va presentata nel caso in cui la manutenzione straordinaria riguardi parti strutturali dell’edificio, con interventi di restauro e di risanamento conservativo. La presentazione delle SCIA dà la possibilità di iniziare i lavori contestualmente alla presentazione dell’istanza e la sua durata è pari a 3 anni dall’inizio dei lavori stessi. </li></ul>La presentazione della Scia in edilizia
  23. 23. <ul><li>Per tutte le procedure urbanistiche elencate in precedenza vanno perciò allegate, pena la sospensione dei lavori, </li></ul><ul><li>la seguente documentazione: </li></ul><ul><li>Progettazione impianti termici e calcolo dispersione termica dell’edificio (legge 10/91 e successive). </li></ul><ul><li>Progettazione impianti elettrici e verifica protezione scariche atmosferiche, nei casi previsti dalle normative di riferimento. </li></ul><ul><li>Titolo di disponibilità dell’immobile. </li></ul><ul><li>Documento di verifica dell’impatto acustico e compatibilità con il piano di azzonamento acustico locale. </li></ul><ul><li>Calcoli statici, nel caso di interventi strutturali, con verifica del grado di sismicità del territorio in cui stiamo operando. </li></ul><ul><li>Parere dei Vigili del fuoco per le attività soggette. </li></ul><ul><li>Schemi grafici dimostrativi della metodologia di smaltimento dei reflui. </li></ul>La presentazione della Scia in edilizia
  24. 24. <ul><li>Una volta completate le opere si inoltrerà al Comune una Comunicazione di fine lavori con contestuale istanza o dichiarazione di riconoscimento dell’agibilità, corredata di documenti catastali (accatastamento nella categoria D 10) , nonché di documentazione inerente il collaudo statico, se necessario, e le certificazioni di conformità degli impianti termici ed elettrici, rilasciati dagli installatori. </li></ul><ul><li>La richiesta del permesso di costruire deve essere presentata in tutti gli altri casi ed è soggetta al principio del silenzio assenso qualora sia decorso inutilmente il termine per l’adozione di provvedimenti di motivato diniego. </li></ul>La presentazione della Scia in edilizia
  25. 25. <ul><li>La vendita diretta di prodotti primari deve ottemperare ai requisiti definiti dall’allegato I del Regolamento (CE) 852/2004:è necessario prevenire la contaminazione dei prodotti primari realizzati impostando ed attuando sistemi di gestione che ne garantiscano la ragionevole protezione dalle possibili fonti contaminanti. Tali contaminazioni potrebbero essere derivanti da aria, acqua, suolo, mangimi, fertilizzanti, medicinali veterinari, prodotti fitosanitari e biocidi, attività di magazzinaggio, gestione e l’eliminazione dei rifiuti. Inoltre, chi opera nella produzione primaria è tenuto a tenere registrazioni relative alle misure adottate per il controllo dei pericoli in questione e a conservarle per un periodo di tempo adeguato e commisurato alla natura e alle dimensioni dell’attività intrapresa. Per alcuni prodotti primari di origine animale, come ad esempio il latte crudo e le uova, è necessario rispettare anche una serie di requisiti igienici stabiliti dal Regolamento (CE) 853/2004. </li></ul>Sicurezza alimentare: piano Haccp
  26. 26. <ul><li>Le aziende agricole che trasformano i prodotti primari, ad esempio il latte in formaggi e/o yogurt, gli ortofrutticoli in confetture e/o mostarde e/o conserve e/o prodotti di IV gamma ecc…, il miele in idromele e/o aceto di miele ecc…, sono tenute a rispettare i requisiti igienici precisati dall’allegato II del Regolamento (CE) 852/2004 e, come previsto dall’articolo 5 del medesimo Regolamento, predisporre per il tipo di attività intrapreso un piano di autocontrollo igienico sanitario ispirato ai principi del sistema HACCP. Se ci si limita alla sola vendita di prodotti non trasformati e non manipolati (lavaggio, incassetta mento) non serve predisporre un piano haccp. </li></ul>Sicurezza alimentare: piano Haccp
  27. 27. <ul><li>La polizza di responsabilità civile dell’azienda agricola di solito contiene anche una copertura dei prodotti posti in vendita ma se l’entità delle vendite di prodotti trasformati è significativa allora è opportuno attivare anche una polizza prodotti specifica. </li></ul><ul><li>Come è noto, dal 1 gennaio 2005, ai sensi del regolamento Ce n° 178/2002, è stato introdotto anche in Italia l’obbligo della rintracciabilità dei prodotti, nell’ambito di una legislazione sempre più rivolta alla tutela del consumatore. </li></ul><ul><li>L’articolo 19 di questo regolamento impone agli operatori del settore alimentare di predisporre le procedure di ritiro dal mercato di quei prodotti che hanno evidenziato difformità rispetto ai requisiti di sicurezza alimentare. </li></ul><ul><li>Tale obbligo vige anche quando i prodotti siano già stati distribuiti ai consumatori finali: in questo caso si debbono avviare le procedure di richiamo che prevedono oltre al ritiro dal mercato dei prodotti anche la comunicazione al pubblico attraverso i mezzi di comunicazione. </li></ul>Polizza assicurativa
  28. 28. <ul><li>E’ bene ricordare che anche la vendita diretta di prodotti agricoli è assoggettata alle norme di tutela dei consumatori per quanto riguarda il peso netto, ai sensi della legge 8 agosto 1981, n° 441, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n° 218 del 10 agosto . </li></ul><ul><li>All’atto della sistemazione del prodotto sulla bilancia deve comparire il peso netto, l’importo da pagare e il peso della tara. Il peso della carta o degli altri involucri impiegati per la vendita a peso netto non possono superare il 2,5% del peso della merce stessa, per prodotti di peso inferiori a 520 g e comunque il peso della carta avvolgente non può superare i 13 grammi. </li></ul>Verifica degli strumenti di pesatura
  29. 29. <ul><li>Le bilance utilizzate nella vendita diretta devono essere di tipo omologato, muniti di targa e di riquadro recante la lettera M su di un quadrato verde, sono sottoposte al controllo triennale dell’Ufficio metrico provinciale che ha sede presso la locale Camera di commercio. La verifica, la cui richiesta va inoltrata a cura dell’interessato, deve essere effettuata ogni 3 anni e ogni volta che vengono rimossi, per interventi di riparazione, i sigilli legali previsti dalla omologazione. </li></ul><ul><li>Se il controllo è negativo l’ispettore metrico emetterà un ordine di aggiustamento. In caso di manomissione si configurerebbe un reato penale con trasmissione all’autorità giudiziaria. </li></ul>Verifica degli strumenti di pesatura
  30. 30. <ul><li>Se il bollino manca o è scaduto o sono stati rimossi i sigilli legali, occorre presentare la richiesta di verifica all’Ufficio metrico che si attiverà per un sopraluogo presso l’esercizio richiedente. </li></ul><ul><li>Se non fa verificare la bilancia si può incorrere in sanzioni amministrative che vanno da 516,00 a 1.754,00 euro. </li></ul><ul><li>La verifica costa 24 euro (iva compresa) per ogni bilancia sino a 30 kg e 26 euro (iva compresa) per ogni bilancia compresa tra i 30 e i 200 kg, più 18 euro (iva compresa) per l’intervento del personale della CCIAA presso l’esercizio, indipendentemente dal numero degli strumenti sottoposti a verifica. </li></ul>Verifica degli strumenti di pesatura
  31. 31. <ul><li>Il punto vendita, anche se visibile dalla strada limitrofa, deve essere opportunamente segnalato in ambedue le direzioni ad una distanza di almeno 300 metri. E’ necessario accertarsi che il cartello sia ben visibile, saldamente fissato e posto in un punto in cui non ostacoli la visibilità degli autoveicoli, che il cartello riporti i principali prodotti posti in vendita e che successivamente, si possa porre anche una freccia direzionale con indicazioni di svolta. Naturalmente la posa del cartello e della freccia direzionale devono essere autorizzati dall’Ente competente su quel tratto di strada (Provincia, Comune, Anas). Se la cartellonistica è installata nei pressi dell’azienda agricola ed è inferiore a 5 m 2 non è assoggettata all’imposta di pubblicità. Si consideri, però, che i cartelli superiori a 300 centimetri vengono conteggiati come 1 metro. In caso contrario è necessario segnalare la propria posizione all’Ufficio tributi del Comune o alla ditta concessionaria dell’imposta di pubblicità entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello della posa. </li></ul>Cartellonistica
  32. 32. <ul><li>Entro 20 gg dall’inizio dell’attività è necessario presentare all’ufficio tributi del proprio comune la denuncia ai fini della tariffa di igiene ambientale (Tia) connessa agli oneri per lo smaltimento dei rifiuti. Gli importi sono desumibili dal relativo regolamento comunale che viene rivisto ogni anno in occasione dell’approvazione del bilancio comunale. E’ importante verificare che i Comuni non inquadrino l’attività di vendita diretta come attività commerciale ma come attività agricola perché l’onere sarebbe molto più alto. </li></ul>Smaltimento rifiuti
  33. 33. <ul><li>Se la trasformazione di uno spazio della propria casa in un punto vendita interessa anche degli scarichi esistenti è indispensabile comunicare al proprio Comune che lo scarico civile domestico viene utilizzato anche per attività assimilabili al domestico quale potrebbe essere il punto vendita. Le normative di riferimento sono il decreto legislativo 3 aprile 2006, n° 152, “Norme in materia ambientale”, parte III, ed il relativo regolamento regionale di attuazione n° 3, del 24 marzo 2006. Gli uffici di riferimento sono l’Arpa e l’ufficio acque della Provincia. </li></ul>Scarichi delle acque
  34. 34. <ul><li>Nella trasformazione o nella costruzione di uno spazio aziendale adibito a punto vendita è necessario verificare che non esistano recettori sensibili nel raggio di 100 metri dal nuovo insediamento e che il nuovo insediamento non preveda l’installazione e l’esercizio di sorgenti di rumore rilevanti sotto il profilo dell’impatto acustico. Solo nel caso in cui sussistano entrambe queste condizioni è possibile non essere assoggettati agli adempimenti previsti dalle normative vigenti a prevenzione dell’impatto acustico, così come previsto dalla legge quadro sull’inquinamento acustico del 26 ottobre 1995, n° 447, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 1995, n° 254 e stendere semplicemente una autocertificazione sulla previsione di impatto acustico. In caso contrario la normativa prevede una valutazione previsionale dell’impatto acustico redatta da un professionista abilitato ed iscritto all’elenco dei tecnici competenti. </li></ul>Impatto acustico
  35. 35. <ul><li>Il decreto legislativo 18 maggio 2001, n° 228, ha notevolmente ampliato il concetto di imprenditore agricolo e le possibilità economiche delle aziende agricole. In particolare l’articolo 4 prevede che gli imprenditori agricoli, iscritti al Registro delle imprese presso la Camera di commercio, possano vendere direttamente al dettaglio i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende. </li></ul><ul><li>Per quanto riguarda le implicazioni fiscali dell’attività di vendita diretta è necessario ricordare che la legge finanziaria 2004 (L. n° 350 del 24 dicembre 2003) ha introdotto importanti agevolazioni fiscali per quanto riguarda le attività connesse a quelle agricole. </li></ul>Gli aspetti fiscali della vendita diretta
  36. 36. <ul><li>L’articolo 2, comma 6, introduce delle novità con riferimento al redito agrario (articolo 32, ex articolo 29 del Dpr n° 917/86) e all’imposizione delle altre attività agricole ai fini delle imposte dirette (Ire); il comma 7 interviene, invece, sulla disciplina dell’Imposta sul valore aggiunto (Iva). </li></ul><ul><li>Le modifiche apportate dal comma 6, lettera a) al concetto di reddito agrario, vanno necessariamente confrontate con quanto previsto dall’articolo 2135 del codice civile, così come modificato dal D.Lgs 228/2001. </li></ul>Gli aspetti fiscali della vendita diretta
  37. 37. <ul><li>Il nuovo articolo, infatti, si differenzia dalla versione precedente essenzialmente per 3 aspetti: </li></ul><ul><li>intende comunque connesse, tra le altre, le attività di trasformazione. In questo modo non è più richiesto che queste ultime rientrino nel normale esercizio delle attività agricole effettuate; di conseguenza ogni attività di trasformazione di prodotti propri ha natura agricola e come tale viene tassata come reddito agrario; </li></ul><ul><li>introduce il principio della prevalenza, per cui un’impresa agricola può acquistare beni da altri imprenditori agricoli per integrare la propria produzione. Per quanto concerne i criteri per valutare la prevalenza quello maggiormente condiviso considera la quantità dei prodotti venduti e fa sempre riferimento all’integrazione di un bene con un altro realizzato dall’impresa agricola. Se i prodotti non hanno nessuna integrazione con quelli ottenuti in azienda, il commercio parallelo di beni acquistati presso terzi non ha natura agricola. </li></ul>Gli aspetti fiscali della vendita diretta
  38. 38. <ul><li>L’articolo 2, comma 6, della legge finanziaria dispone che venga applicata la tassazione in base al reddito agrario per le attività indicate al terzo comma dell’articolo 2135 in cui si parla di attività connesse, che abbiano però per oggetto beni individuati ogni due anni con decreto del Ministro dell’Economia su proposta del Ministro per le politiche agrarie. </li></ul><ul><li>Con decreto del 5 agosto 2010, il Ministero ha definito l’elenco dei prodotti che, se realizzati nell’ambito delle attività connesse, rientrano nel reddito agrario. Tale decreto è stato modificato dal recente Decreto Ministeriale del 17 giugno 2011 che ha provveduto ad aggiornare ulteriormente l’elenco delle attività connesse. L’elenco fa riferimento alle attività economiche individuate in base alla classificazione “Atecofin 2007”. </li></ul>Prodotti che se realizzati nell’ambito delle attività connesse rientrano nel reddito agrario
  39. 39. <ul><li>Produzioni di carni e prodotti della loro macellazione: sono comprese le carni di tutti gli animali che sono stati allevati dal produttore agricolo (bovini, equini, suini, ovini) compresi i caprini, i volatili e gli animali da cortile (polli, conigli e simili) . Oltre alla carne fresca, è prevista anche la produzione di carne congelata e surgelata; mentre non sono comprese le preparazioni gastronomiche a base di carne; </li></ul><ul><li>produzione di carni essiccate, salate o affumicate, salsicce e salami; </li></ul><ul><li>produzione e conservazione di frutta e ortaggi: la conservazione può essere effettuata con processi di congelamento, surgelazione, essicazione ovvero con immersione in olio e aceto, anche con inscatolamento. Sono comprese le produzioni alimentari a base di frutta e ortaggi, le conserve, i pomodori pelati e le passate di pomodoro; </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  40. 40. <ul><li>lavorazione e conservazione delle patate, escluse le produzioni di purè di patate disidratato, di snack a base di patate, di patatine fritte e la sbucciatura industriale di patate; </li></ul><ul><li>produzione di olio di oliva e di semi oleosi: la produzione di olio comprende sia quella derivante da olive e semi di produzione propria, sia quella derivante da prodotti acquistati da terzi; </li></ul><ul><li>trattamento igienico del latte e produzione di derivati dal latte: oltre alla produzione di latte fresco di vacca, bufala, pecora, capra, e dei conseguenti prodotti lattiero caseari è prevista anche la produzione di latte pastorizzato, sterilizzato, omogeneizzato e sottoposto a trattamento per la lunga trasformazione. Tra i prodotti derivanti dal latte si elencano le bevande a base di latte, la panna, lo yogurt, il latte in polvere o concentrato, il burro; </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  41. 41. <ul><li>lavorazione delle granaglie. È compresa la produzione di farine, semole, semolini di frumento, segale , avena, mais, nonché la lavorazione del riso; </li></ul><ul><li>produzione di vini e di grappa: viene ricompresa la lavorazione dei vini da tavola e i vini di qualità prodotti in regioni determinate, compresi gli spumanti ed i liquorosi; </li></ul><ul><li>produzione di sidro e di altre bevande fermentate: la voce riguarda la produzione di sidro, sidro di pere, idromele e altre bevande a base di frutta e miscele di bevande contenenti alcol; </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  42. 42. <ul><li>produzione di salumi; </li></ul><ul><li>produzione di pane, di farine e di sfarinati di legumi da granella secchi, di radici o tuberi o di frutta in guscio commestibile; </li></ul><ul><li>produzione di aceto; </li></ul><ul><li>produzione di malto e birra; </li></ul><ul><li>disidratazione di erba medica; </li></ul><ul><li>lavorazione, raffinazione e confezionamento di miele; </li></ul><ul><li>produzione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi, mediante congelamento, surgelamento, essicazione, affumicatura, salatura, immersione in salamoia, inscatolamento e produzione di filetti di pesce. </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  43. 43. <ul><li>Sono ricompresi nel reddito agrario anche gli interventi che, a differenza delle trasformazioni, comportano solo manipolazioni che non determinano modifiche del prodotto originario. In questo codice rientrano la manipolazione dei prodotti derivanti dalla coltivazione di cereali, riso, barbabietole da zucchero, tabacco, ortaggi, floricole e piante ornamentali, fiori, vivai, colture orticole, viticole, olivicole e frutticole in genere, piante di foraggio, uve e agrumi, frutta di bosco e in guscio, piante aromatiche e farmaceutiche. </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  44. 44. <ul><li>Ai fini delle imposte dirette, le imprese individuali, le società semplici e gli enti non commerciali che, nell’ambito delle attività di manipolazione, trasformazione, conservazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti prevalentemente dalla propria azienda agricola, ottengono beni ricompresi nell’elenco, non dovranno dichiarare alcun reddito aggiuntivo ma solo il reddito agrario risultante dalle iscrizioni catastali. </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  45. 45. <ul><li>Rimangono perciò escluse le società di capitali, e le altre società di persone, che continuano a determinare il reddito per via analitica, mediante le scritture contabili, salvo il caso di opzione per il calcolo del reddito ai sensi dell’art. 32 del T.U.I.R.. </li></ul><ul><li>Ricordiamo che per essere considerata attività agricola connessa e rientrare quindi nel reddito agrario la trasformazione del prodotto (per esempio la trasformazione di cereali in farina e poi in pane) deve rispettare i requisiti stabiliti dalla normativa vigente tra cui la circolare dell’Agenzia delle Entrate n° 44 del 15 novembre 20049 e cioè derivare prevalentemente (51% del totale) dall’attività agricola. </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  46. 46. <ul><li>Oltre alle attività di trasformazione sono ammissibili anche attività di manipolazione dei prodotti agricoli. La manipolazione è un’attività diversa dalla trasformazione. La trasformazione è un processo di lavorazione di un prodotto agricolo dal quale ne deriva uno differente da quello originario (la differenza tra i cereali e pane). Con la manipolazione , invece, non cambiano le caratteristiche del prodotto (ad esempio la nocciola viene pulita e poi confezionata). </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  47. 47. <ul><li>Per le attività di manipolazione, conservazione, trasformazione, valorizzazione e commercializzazione di prodotti diversi da quelli individuati con il decreto del Ministero dell’Economia, il nuovo articolo del Testo unico delle imposte sui redditi (articolo 56 bis del Dpr 917/86) prevede che il reddito d’impresa venga determinato applicando il coefficiente di redditività del 15% sull’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, conseguiti con tale attività. Questa norma si applica anche nel caso in cui la cessione venga posta in essere occasionalmente per cui rientrerebbe tra i redditi diversi. </li></ul>Elenco aggiornato dei prodotti considerati da attività connessa
  48. 48. <ul><li>Con circolare numero 44/E del 15 novembre 2004 l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune indicazioni in ordine al concetto di prevalenza, ampliando il vincolo di accessorietà e strumentalità dei prodotti di terzi con i propri. Nella sostanza i prodotti acquistati presso terzi possono soddisfare la semplice ragione di ampliare la gamma dei beni complessivamente offerti dall’impresa agricola: ne può, quindi, derivare un aumento della quantità di beni venduti e la cessione rientra nel reddito agrario a condizione che tali beni abbiano subito un processo di manipolazione e di trasformazione e che siano riconducibili al medesimo comparto produttivo in cui opera l’imprenditore agricolo. Sotto questo punto di vista l’Agenzia delle Entrate è andata ben oltre l’interpretazione fornita con la circolare 44 del 14 maggio 2002 secondo cui i prodotti i prodotti acquistati da terzi dovevano essere utilizzati per un miglioramento qualitativo dei prodotti propri. </li></ul>Il concetto di prevalenza
  49. 49. <ul><li>La circolare riproduce opportunamente alcuni esempi per cui rientrano nelle attività agricole: </li></ul><ul><li>l’acquisto di ciliegie da terzi per produrre confetture da parte di un produttore di confetture di fragole; </li></ul><ul><li>l’acquisto e la vinificazione di uve bianche da parte di un produttore di uve nere prodotte direttamente; </li></ul><ul><li>l’acquisto di carote per la loro rivendita dopo averle ripulite e confezionate da parte di un produttore di radicchio. </li></ul>Il concetto di prevalenza
  50. 50. <ul><li>Ha invece carattere commerciale l’acquisto di frutta per ottenere confetture da parte di un produttore di conserve e viceversa. L’Agenzia delle Entrate, con questa circolare fornisce un’interpretazione nuova in ordine al rapporto tra attività agricola principale e le attività connesse che abbiano per oggetto prodotti ottenuti prevalentemente sul fondo (manipolazione, trasformazione, conservazione, commercializzazione e valorizzazione). Partendo dal presupposto che il D.M. del 19 marzo 2004 ha sancito che i beni e le attività connesse rientranti nel reddito agrario richiedono sempre fasi di lavorazione dei prodotti, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che le attività di trasformazione e di manipolazione possono riguardare anche prodotti acquistati da terzi, ovviamente in misura non prevalente, e che la tassazione avvenga mediante il reddito agrario. </li></ul>Il concetto di prevalenza
  51. 51. <ul><li>Le attività di commercializzazione, conservazione, e valorizzazione considerate autonomamente non possono invece dare luogo ad attività rientranti nel reddito agrario oppure nel reddito determinato forfettariamente ai sensi dell’articolo 56 bis del Testo unico delle imposte sui redditi. </li></ul><ul><li>E’ ovvio che per determinare una interpretazione completa ed indiscutibile del concetto di attività agricole connesse occorrerà attendere il formarsi di una giurisprudenza ma nel frattempo possiamo partire da questi indirizzi dell’Amministrazione finanziaria in merito ad alcuni concetti. </li></ul>Il concetto di prevalenza
  52. 52. <ul><li>vendita esclusiva di prodotti propri , provenienti dalla coltivazione del fondo aziendale e dall’allevamento degli animali. Questi prodotti sono per esempio la frutta e la verdura fresca, la carne fresca, il miele, il latte, le uova, ecc. In questi casi, dal punto di vista iva sono solitamente prodotti ricompresi nella prima parte della tabella A del D.P.R. 633/72 e pertanto è sufficiente tenere il registro dei corrispettivi e annotare entro il giorno successivo non festivo l’incasso distinto per aliquota. In questo caso, ai fini dell’imposta sul reddito si considera solo il reddito determinato catastalmente. </li></ul>In definitiva si possono presentare i seguenti casi:
  53. 53. <ul><li>Beni che derivano dalla trasformazione di prodotti prevalentemente dell’azienda agricola e che sono ottenuti da un processo di lavorazione usualmente agricolo (art. 32, comma 2, lettera c, Testo unico delle imposte dirette 917/86): per esempio, verdura in busta, mostarda, verdura cotta, succhi di frutta, salumi e insaccati, strutto, farine, pane, vino. Si tratta perlopiù di attività agricole svolte in connessione con le attività principali di coltivazione del fondo e di allevamento di animali il cui elenco viene aggiornato ogni 2 anni dal Ministero dell’Economia, su proposta del Ministero delle politiche agricole e forestali. Dal punto di vista iva sono spesso prodotti che non sono ricompresi nella prima parte della tabella A del D.P.R. 633/72 per cui occorre mettere gli scontrini o le ricevute fiscali, tenere il registro dei corrispettivi e annotare entro il giorno successivo non festivo l’incasso distinto per aliquota. Nel caso si utilizzi il registratore di cassa occorre anche avere il registro per il mancato funzionamento del misuratore fiscale. Dal punto di vista dell’imposta sul reddito si considera solo il reddito determinato catastalmente. </li></ul>In definitiva si possono presentare i seguenti casi:
  54. 54. <ul><li>Beni che derivano dalla trasformazione di prodotti prevalentemente dell’azienda agricola e che sono ottenuti da un processo di lavorazione usualmente non agricolo, spesso di ulteriore trasformazione : per esempio spiedini di pollo arrosto, mosto cotto, sugol, dolci fatti con farina aziendale, riso pilato, gelato. Dal punto di vista iva si tratta di prodotti non ricompresi della prima parte della tabella A di cui al DPR 633/72. In questi casi occorre emettere gli scontrini fiscali o le ricevute fiscali, tenere il registro dei corrispettivi e annotare giornalmente l’incasso distinto per aliquota. Dal punto di vista dell’imposta sul reddito si tratta di reddito d’impresa ma determinato secondo criteri forfettari (15%). </li></ul>In definitiva si possono presentare i seguenti casi:
  55. 55. <ul><li>Beni che derivano dalla trasformazione di prodotti provenienti NON prevalentemente dall’azienda agricola indipendentemente dal processo di lavorazione (articolo 51 Testo unico imposte dirette 917/86). Dal punto di vista iva si tratta di prodotti esclusi dalla prima parte della tabella A del D.P.R. 633/72 per cui occorre sempre emettere scontrini o ricevute fiscali, tenere il registro dei corrispettivi e annotare entro il 15 del mese successivo gli incassi distinti per aliquota. Per quanto riguarda l’imposta sul reddito se si tratta di processi di lavorazione usualmente agricoli esiste una agevolazione nel calcolo del reddito che viene determinato con criteri catastali non solo per i beni provenienti dal fondo ma anche per il doppio di questi beni. In tutti gli altri casi si avrà una tassazione dei redditi conseguiti sulla base della differenza tra costi e ricavi d’esercizio. </li></ul>In definitiva si possono presentare i seguenti casi:
  56. 56. <ul><li>Beni acquistati e rivenduti senza alcuna trasformazione (art. 51 del Testo unico delle imposte dirette). Dal punto di vista iva occorre rilasciare scontrini fiscali o ricevute fiscali e annotare entro il giorno 15 del mese successivo gli incassi distinti per aliquota. E’ il caso, per esempio, di un produttore di ciliegie che commercializza, oltre alle proprie anche altre ciliegie prodotte da altri o di un produttore di vino rosso che commercializza anche vino bianco. I proventi derivanti dalla vendita delle proprie ciliegie o del vino rosso rientreranno nel reddito agrario mentre i proventi derivanti dalla vendita delle ciliegie o del vino bianco di altri determineranno un reddito d’impresa calcolato secondo le regole ordinarie di ricavi – costi. </li></ul>In definitiva si possono presentare i seguenti casi:
  57. 57. <ul><li>E’ importante sottolineare che l’Agenzia delle Entrate ha più volte precisato che è ammesso l’impiego di prodotti di terzi per cercare di ottenere un miglioramento qualitativo del prodotto finale e per un aumento dell’efficienza complessiva dell’azienda agricola, come per esempio l’acquisto di vino da taglio o di latte. In questo caso il vino e il formaggio ottenuti sono comunque considerati prodotti agricoli. Così pure l’utilizzo di prodotti di terzi è possibile anche per “un miglioramento complessivo della gamma offerta dall’impresa agricola sempreché i beni acquistati siano riconducibili al comparto produttivo in cui opera l’imprenditore agricolo”. </li></ul>In definitiva si possono presentare i seguenti casi:
  58. 58. <ul><li>E’ il caso per esempio di un imprenditore agricolo che produce confetture di fragole di propria produzione e che acquista ciliegie da trasformare in confettura. Anche in questo caso la trasformazione delle ciliegie in confettura può essere considerata attività agricola. Un altro caso può essere l’imprenditore agricolo che produce e vende cavoli e che acquista carote da terzi da rivendere. Anche in questo caso la rivendita di carote può essere considerata attività agricola. Se invece un allevatore produce formaggi con latte ottenuto dal suo allevamento e nel contempo acquista pomodori, l’attività di rivendita di pomodori non si configura come attività agricola e dà luogo a reddito d’impresa. </li></ul>In definitiva si possono presentare i seguenti casi:
  59. 59. <ul><li>Conai: contributo che devono pagare i produttori ma anche gli utilizzatori. </li></ul><ul><li>Stazione sperimentale delle conserve alimentari di Parma : contributo obbligatorio che devono pagare coloro che producono conserve alimentari di origine vegetale o animale. Importo proporzionale alla capacità di produzione (minimo 232.000 euro) . </li></ul>Altre gabelle
  60. 60. <ul><li>Il padre del liberalismo economico, l’economista inglese Adam Smith, nel 1776 scriveva che l’unico obiettivo della produzione è la vendita. In questi 235 anni sono cambiate molte cose nell’organizzazione sociale, nell’economia, nella cultura, nell’immaginario collettivo, nella tecnologia e nelle tendenze al consumo ma dobbiamo avere sempre in mente questo principio di fondo e non perdere il contatto con il cliente. </li></ul><ul><li>La vendita diretta in fattoria è una straordinaria opportunità che va gestita con sapienza, creando occasioni per fidelizzare i clienti, per trasformare i clienti in amici, facendo scoprire ai consumatori metodi di lavorazione tradizionali, la differenza di qualità tra i prodotti posti in vendita ed i prodotti industriali e l’impegno dell’azienda per la sostenibilità ambientale. </li></ul>L’organizzazione della vendita
  61. 61. <ul><li>ACQUISTO D’IMPULSO (IMPULSE BUYING) . Acquisto non programmato e spesso neppure dettato da alcun calcolo razionale di necessità, utilità e convenienza. È un acquisto dettato da una decisione improvvisa e istintiva, emotiva. L’acquisto d’impulso viene stimolato dal negoziante facendo utilizzare al cliente tutti i sensi (vista, olfatto, gusto, udito, tatto). </li></ul><ul><li>ACQUISTO PROGRAMMATO. Acquisto già stabilito a casa (lista della spesa). È il motivo per cui il cliente entra nel negozio. </li></ul>Fattori qualificanti la vendita diretta. Le motivazioni all’acquisto
  62. 62. <ul><li>AGGREGAZIONE E DISPOSIZIONE DELLE MERCEOLOGIE. Differenti modalità di raggruppamento dei prodotti: per appartenenza (ad esempio i salumi tutti insieme, i formaggi tutti insieme), per modalità di utilizzo (ad esempio salumi e vino, carne e salse, formaggi e confetture, ecc.), biologico (ad esempio pasta, frutta, ecc. tutti biologici), promozionale. </li></ul>Fattori qualificanti la vendita diretta. Le motivazioni all’acquisto
  63. 63. <ul><li>ATMOSFERA DEL PUNTO DI VENDITA. Insieme degli accorgimenti riguardanti il punto di vendita finalizzati a mettere a proprio agio il consumatore e quindi a spingerlo all’acquisto. Per esempio architettura, arredamento, luci, suoni, assortimento, identità rurale. </li></ul>Fattori qualificanti la vendita diretta. Le motivazioni all’acquisto
  64. 64. Grazie per l’attenzione! Marco Boschetti boschetti@agriturismomantova.it Mobile 329 21 27 504

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