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OTTAVIANO SCOTO E BONETO LOCATELLO:
IL SODALIZIO COMMERCIALE TRA UN IMPRENDITORE
BRIANZOLO ED UN TIPOGRAFO BERGAMASCO
A VENEZIA NEL 1400.
Paolo Tentori, Bibliotheca electronica ©2022
Il presente studio vuole contribuire a rendere l’approccio alla lettura di libri antichi più
globale tramite la comprensione e la valutazione di un aspetto tecnico, quello delle
iniziali xilografiche, che ha segnato una tappa fondamentale nella storia della stampa.
Il raggio d’azione sarà limitato ad alcuni esemplari di due stampatori lombardi attivi a
Venezia: Scoto e Locatello e i loro eredi presso i quali operarono diverse maestranze
lariane quali compositori, torcolieri e tipografi. Le moderne tecnologie informatiche ci
permettono indagini mirate e particolareggiate, in questo modo ci è possibile catalogare
e pubblicare alcune serie di legni che, sebbene incomplete, ci fanno entrare con mera-
viglia tra gli attrezzi del mestiere di protostampatori lombardi emigrati per necessità o
per scelta personale nella Venezia del secondo Quattrocento.
Legni originali alla mostra: Printing Evolution 1450-1500. Venezia, Museo Correr 2019.
Un editore monzese, un tipografo bergamasco e stampatori lariani a Venezia
intorno al 1480.
A trentacinque anni, verso il 1475 un monzese di buon lignaggio, Ottaviano Scoto parte
alla volta di Venezia per intraprendere un’avventura tipografica diversa dal ‘mestiere’ di
famiglia: il commercio di tessuti che proprio in Venezia aveva una piazza importante e
solida per il ceto di lanaioli ‘modoetiensis’.
Giustino Pasciuti, in un articolo apparso in Rara Volumina del 1998, cerca di approfondi-
re la scelta di questo ‘mercator librorum impressorum’ che, nonostante l’intensa attività
editoriale dei suoi ultimi anni con stampa offerta in conto terzi, terrà come il più appro-
priato per sé il titolo di mercante di libri piuttosto che quello di editore.
Il libro quindi come manufatto, merce di vendita da trattare sulle piazze di tutta Europa
spiazzando la concorrenza sul tempo, sul numero e sui titoli, ma contemporaneamente
un prodotto di alta qualità come migliore biglietto da visita per un imprenditore della
carta stampata, che non ritiene essenziale al buon esito del suo ‘businness’ la stampa
in proprio di tutti i suoi testi.
Pagine dedicate alle opere di Ottaviano Scoto dall’Orlandi:
L’Origine e progressi della stampa, o sia Dell’arte impressoria e notizie dell’opere stampate dall’anno 1457 sino
all’anno 1500, pubblicato nel 1722.
Nel database di ‘bibliotheca electronica’ sono giunte, in una sola acquisizione, ben sette
edizioni veneziane di Ottaviano Scoto, di cui quattro sicuramente stampate nell’offici-
na di Boneto Locatello, bergamasco anch’egli emigrato a Venezia per la passione della
carta stampata, che manterrà uno stretto legame di cooperazione commerciale con lo
Scoto.
L’officina di Ottaviano comincia a sfornare libri nel 1479 nella sua casa di ‘confinio’ S.
Samuele, nel ‘sestiero’ di S. Marco, vicino al “tempio fatto dalle famiglie Boldù e So-
ranza in tre navi con colonne di marmi grechi”, e qui nel 1481 vi lavora come direttore
di stampa Battista de Dentis di Bellano, particolare sfuggito fino ad oggi agli studiosi
lecchesi e che merita futuri approfondimenti sul sodalizio che porterà all’uso delle pri-
me iniziali parlanti in testi a stampa. Sempre nel database di ‘Bibliotheca electronica’ un
libro del 1722 (l’Orlandi, cit. precedentemente), così ci riporta la scheda inerente Ot-
taviano, confermando il suo ruolo di accentratore economico capace ed altruista: “Ot-
taviano Scoto da Monza. Suoi artefici: Cristoforo Pensi, Bonetto Locatelli, Bartolomeo
Zani. Nobile e generoso per l’arte tipografica fece lavorare molte opere per mezzo degli
artefici suddetti e quelle che sono condotte a sue spese portano la marca O.S.M.”.
Cristoforo Pensi è il mandellese Cristoforo de Pensis, che inizia a lavorare in proprio a
Venezia intorno al 1487 dopo un probabile apprendistato di collaborazione presso Otta-
viano che sa amalgamare intorno al suo carisma di imprenditore figure lombarde di buo-
na capacità tecnica che in lui trovano, come si direbbe nella moderna imprenditoria, un
perfetto ‘commerciale’, ma probabilmente anche l’amicizia e il senso di complicità di chi
doveva affrontare giornalmente i pregiudizi veneziani verso i nuovi venuti, considerati
nella metropoli personaggi volgari e provinciali anche se avvezzi all’arte della stampa.
Xilografie, iniziali ornate, miniature
Le xilografie, dette anche miniature, rappresentavano un abbellimento dei capilettera
realizzato pressando sulla carta, già impressa sotto torchio per il testo, legni intagliati a
soggetto ed inchiostrati. Le miniature potevano essere semplici capilettera ornati o ini-
ziali ‘parlanti’ più o meno elaborate che sottintendevano un senso allegorico riconosci-
bile solo da chi fosse attrezzato di una notevole cultura mitologica o teologica (Esempi
2 e 3).
Negli incunaboli, al contrario delle opere prodotte nelle più organizzate stamperie del
Cinquecento, vige ancora un’impronta artigianale di tipo rinascimentale nella concezio-
ne della pagina, per cui l’iniziale è essenzialmente un punto di espressione artistica ed
estetica proprio come nei codici miniati degli amanuensi.
In questa concezione ‘repetita non iuvant’, anzi sarebbero segno di scarsa fantasia e
sfregio alla ‘mise en page’ e ‘mise en texte’ di quell’insieme complessivo che è lo spec-
chio di visione.
Nel Cinquecento moltissimi libri (si pensi ad esempio allo Ziletti, stampatore venezia-
no) riporteranno ottime iniziali xilografiche ‘parlanti’ ma a soggetto ripetuto per tutto il
testo. Ecco perché ci è sembrato giusto ricostruire, almeno in parte, la serie dei legni
di Locatello e alcune delle serie minori dell’officina di Scoto, a dimostrazione di una pa-
ziente maestria anche in iniziali dall’ornamento elementare come quelle calligrafiche,
filigranate, fiorite, intarsiate, decorate oltre che nelle più complesse parlate, zoomorfe,
figurate, abitate.
Un editore sbrigativo si sarebbe accontentato di una serie di legni più elementari (e
meno costosi), non così Ottaviano secondo il motto: “vendere molto, ma libri belli” e i
suoi lavoranti, Locatello in testa, approvavano fattivamente.
Serie di legni rappresentanti la lettera ‘Q’ nell’opera Opuscula [ed.] Antonius Pizamanus. Venezia :
Boneto Locatello per Ottaviano Scoto, 1498.
Le opere edite da Scoto analizzate per la ricostruzione dei legni.
Le opere di Scoto e Locatello nel database di ‘Bibliotheca electronica’ custodite nel fon-
do antico Valentini della Biblioteca del Seminario arcivescovile di Milano sono:
- Ovidius Naso Publius, Metamorphoses, comm. Raphael Regius, Venezia [Boneto
Locatello] 1492, III Kalendas martii. Ed. Ottaviano Scoto. 21 x 30,5; cc. 149; rom.
Legatura in pelle.
È un’opera importante anche da un punto di vista storico per il commento del Regio.
Esteticamente ineccepibile manca però dell’ iniziale gemella nel commento proprio sulla
prima pagina (vedi esempio 4).
- Boetius Anicius Manlius Torquatus Severinus, De consolatione philosophie;
De disciplina scholarium, cum S. Thomae super utrosque commentariis,
Venezia, [Boneto Locatello] 1489, IX Kalendas ianuarii. Ed.: Ottaviano Scoto.
21 x 31,5; cc. 102; got. Legatura in pergamena.
L’opera ci è giunta senza iniziali. Occorrerebbe approfondire se tutta l’edizione è uscita
incompleta anche perché, data la cura messa nella ‘mise en page’ (visibile agli esempi
5 e 6) sembra improbabile che la tiratura sia stata concepita imperfetta.
È legato con:
- Isidorus Hispalensis, Ethymologiae; De summo bono, Venezia, [Boneto Locatello]
1493, III Idus decembres. Ed.: Ottaviano Scoto. 21 x 31,5; cc. 100; gr. e got.
È l’opera che ha fornito la maggior parte degli esempi riportati in questo studio.
L’esemplare abbonda di legni di tutte le serie di grandezza.
- Nicolaus de Lyra, Postilla super totam Bibliam: III, in Novum Testamentum,
Venezia, Ottaviano Scoto 1488, V Idus augusti. 22 x 32; cc. 328; got.
Legatura in pergamena.
Le iniziali, anziché stampate, sono tutte colorate a mano (vedi esempio 7).
La più antica delle opere edite da Scoto custodite nel fondo Valentini risente ancora
dell’influsso dell’arte amanuense dei codici miniati.
- Diogenes Laertius, Vitae et sententiae philosophorum, trad. Ambrosius Traver-
sarius, Venezia, [Boneto Locatello] 1490, XV Kalendas januarias.
Ed. Ottaviano Scoto. 15,5 x 21; cc. 112; rom.
Legatura in pelle e carta.
È l’opera meno curata tra quelle analizzate in questo studio. I legni sono i medesimi
dell’Isidoro di tre anni dopo. A volte mancano le xilografie per lettere comuni come m,
h riportate invece nelle pagine precedenti; netta preponderanza della serie piccola.
- Columna Aegidius, Expositio super libros Aristotelis de Anima, cum textu, Ve-
nezia, 1516, 5 giugno. Ed.: eredi di Ottaviano Scoto. 21 x 31; cc. 86; got.
Legatura in pergamena, in un unico volume con:
- Columna Aegidius, Expositio in analytica Aristotelis, Venezia, Boneto Locatello
1495, IV Kalendas ianuarias. Ed.: Ottaviano Scoto. 20 x 29,5; cc. 144; got.
Queste due opere, congiunte in un unico volume con legatura originale del Cinquecento
creano qualche problema per la storia dell’edizione perché non è stato riscontrato nei
repertori alcun altro esemplare composto dalle due edizioni di età diversa. La legatura
in pergamena riportante due diverse mani in gotica (atti notarili riciclati) potrebbe an-
che essere uscita direttamente dall’officina degli eredi di Scoto che forse hanno pensato
di arricchire una nuova edizione aggiungendo quella di Ottaviano di undici anni prima.
Bellissima la triplice serie dei legni nella cinquecentina ed esteticamente piacevole l’uso
alternato dei tipi chiaro, tenue e scuro di eguale dimensione (tipo piccolo).
Una prima ricostruzione dei legni di Boneto Locatello nelle edizioni di Ottavia-
no Scoto.
Il primo stampatore ad usare in Italia iniziali figurate, espressione compiuta delle iniziali
ornate, è stato proprio Ottaviano Scoto. Sebbene questo studio si occupi essenzialmen-
te del suo rapporto con Locatello e, quindi, della ricostruzione dei legni nella tipografia
di Locatello, ricordiamo a grandi linee quali serie di legni composte da xilografie figurate
e parlanti appartenevano a Scoto come tipografo (riteniamo sia opera di Ottaviano la
serie di legni usati dagli eredi nell’Expositio del 1516, per cui ne riportiamo tutte le oc-
correnze accanto ai legni di Locatello). Premesso che molto spesso i tipografi si presta-
vano, scambiavano, vendevano i caratteri (e ad una prima ricerca sommaria troviamo
qualche iniziale ornata di eguale fattura sia nei libri stampati nell’officina di Scoto che
in quelli di Locatello) alcune serie di legni sono sicuramente state prodotte nell’officina
di Scoto e sono ispirate a scene bibliche e mitologiche. La più tipica è una serie di circa
2,7 x 2,7 cm. in cui l’iniziale è formata da rami intrecciati/13. I personaggi mitologici,
per citarne alcuni, in essa riportate sono (D)iana, (Q)uirico, (E)rcole,(V)enere, (C)
aronte, (O)rfeo. Un’ altra serie di misura simile riporta invece personaggi biblici e si
ispira alle vite dei santi: (A)ndrea, con la croce; (B)artolomeo, che mostra il coltello;
(C)ristoforo, con Cristo sulle spalle; (D)avide, con lo strumento musicale; (L)oren-
zo, sulla graticola; (T)ommaso, con il dito puntato. Queste iniziali verranno in seguito
adottate anche dagli altri stampatori veneziani, diventando ‘attrezzatura’ di tutti i tipo-
grafi, ma sarà nella seconda metà del sedicesimo secolo che diventerà normale, anzi
necessario per tutti possedere una serie di legni per le iniziali xilografiche. Le opere da
noi analizzate abbondano per lo più di iniziali ornate, tipiche di una stampa ancora agli
inizi ma non priva di una certa originalità soprattutto nella volontà di non ripetersi con
legni uguali per iniziali plurime nello stesso testo.
Repertorio iconografico della serie di legni riscontrati.
Abbiamo catalogato la serie dei blocchi di legno secondo la dimensione. Di ogni inizia-
le individuata porteremo quindi la serie piccola, media e grande.Naturalmente questo
è solo un primo approccio al materiale tipografico nell’officina di Scoto e Locatello coi
risultati dello studio di otto opere. La scala degli esempi riportati è a grandezza natu-
rale.

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Ottaviano Scoto e Boneto Locatello: the commercial partnership between a 'Brianzolo' entrepeneur and a 'Bergamasco' typographer in Venice (15th century).

  • 1. OTTAVIANO SCOTO E BONETO LOCATELLO: IL SODALIZIO COMMERCIALE TRA UN IMPRENDITORE BRIANZOLO ED UN TIPOGRAFO BERGAMASCO A VENEZIA NEL 1400. Paolo Tentori, Bibliotheca electronica ©2022
  • 2. Il presente studio vuole contribuire a rendere l’approccio alla lettura di libri antichi più globale tramite la comprensione e la valutazione di un aspetto tecnico, quello delle iniziali xilografiche, che ha segnato una tappa fondamentale nella storia della stampa. Il raggio d’azione sarà limitato ad alcuni esemplari di due stampatori lombardi attivi a Venezia: Scoto e Locatello e i loro eredi presso i quali operarono diverse maestranze lariane quali compositori, torcolieri e tipografi. Le moderne tecnologie informatiche ci permettono indagini mirate e particolareggiate, in questo modo ci è possibile catalogare e pubblicare alcune serie di legni che, sebbene incomplete, ci fanno entrare con mera- viglia tra gli attrezzi del mestiere di protostampatori lombardi emigrati per necessità o per scelta personale nella Venezia del secondo Quattrocento. Legni originali alla mostra: Printing Evolution 1450-1500. Venezia, Museo Correr 2019.
  • 3. Un editore monzese, un tipografo bergamasco e stampatori lariani a Venezia intorno al 1480. A trentacinque anni, verso il 1475 un monzese di buon lignaggio, Ottaviano Scoto parte alla volta di Venezia per intraprendere un’avventura tipografica diversa dal ‘mestiere’ di famiglia: il commercio di tessuti che proprio in Venezia aveva una piazza importante e solida per il ceto di lanaioli ‘modoetiensis’. Giustino Pasciuti, in un articolo apparso in Rara Volumina del 1998, cerca di approfondi- re la scelta di questo ‘mercator librorum impressorum’ che, nonostante l’intensa attività editoriale dei suoi ultimi anni con stampa offerta in conto terzi, terrà come il più appro- priato per sé il titolo di mercante di libri piuttosto che quello di editore.
  • 4. Il libro quindi come manufatto, merce di vendita da trattare sulle piazze di tutta Europa spiazzando la concorrenza sul tempo, sul numero e sui titoli, ma contemporaneamente un prodotto di alta qualità come migliore biglietto da visita per un imprenditore della carta stampata, che non ritiene essenziale al buon esito del suo ‘businness’ la stampa in proprio di tutti i suoi testi.
  • 5. Pagine dedicate alle opere di Ottaviano Scoto dall’Orlandi: L’Origine e progressi della stampa, o sia Dell’arte impressoria e notizie dell’opere stampate dall’anno 1457 sino all’anno 1500, pubblicato nel 1722.
  • 6. Nel database di ‘bibliotheca electronica’ sono giunte, in una sola acquisizione, ben sette edizioni veneziane di Ottaviano Scoto, di cui quattro sicuramente stampate nell’offici- na di Boneto Locatello, bergamasco anch’egli emigrato a Venezia per la passione della carta stampata, che manterrà uno stretto legame di cooperazione commerciale con lo Scoto.
  • 7. L’officina di Ottaviano comincia a sfornare libri nel 1479 nella sua casa di ‘confinio’ S. Samuele, nel ‘sestiero’ di S. Marco, vicino al “tempio fatto dalle famiglie Boldù e So- ranza in tre navi con colonne di marmi grechi”, e qui nel 1481 vi lavora come direttore di stampa Battista de Dentis di Bellano, particolare sfuggito fino ad oggi agli studiosi lecchesi e che merita futuri approfondimenti sul sodalizio che porterà all’uso delle pri- me iniziali parlanti in testi a stampa. Sempre nel database di ‘Bibliotheca electronica’ un libro del 1722 (l’Orlandi, cit. precedentemente), così ci riporta la scheda inerente Ot- taviano, confermando il suo ruolo di accentratore economico capace ed altruista: “Ot- taviano Scoto da Monza. Suoi artefici: Cristoforo Pensi, Bonetto Locatelli, Bartolomeo Zani. Nobile e generoso per l’arte tipografica fece lavorare molte opere per mezzo degli artefici suddetti e quelle che sono condotte a sue spese portano la marca O.S.M.”. Cristoforo Pensi è il mandellese Cristoforo de Pensis, che inizia a lavorare in proprio a Venezia intorno al 1487 dopo un probabile apprendistato di collaborazione presso Otta- viano che sa amalgamare intorno al suo carisma di imprenditore figure lombarde di buo- na capacità tecnica che in lui trovano, come si direbbe nella moderna imprenditoria, un perfetto ‘commerciale’, ma probabilmente anche l’amicizia e il senso di complicità di chi doveva affrontare giornalmente i pregiudizi veneziani verso i nuovi venuti, considerati nella metropoli personaggi volgari e provinciali anche se avvezzi all’arte della stampa.
  • 8. Xilografie, iniziali ornate, miniature Le xilografie, dette anche miniature, rappresentavano un abbellimento dei capilettera realizzato pressando sulla carta, già impressa sotto torchio per il testo, legni intagliati a soggetto ed inchiostrati. Le miniature potevano essere semplici capilettera ornati o ini- ziali ‘parlanti’ più o meno elaborate che sottintendevano un senso allegorico riconosci- bile solo da chi fosse attrezzato di una notevole cultura mitologica o teologica (Esempi 2 e 3). Negli incunaboli, al contrario delle opere prodotte nelle più organizzate stamperie del Cinquecento, vige ancora un’impronta artigianale di tipo rinascimentale nella concezio- ne della pagina, per cui l’iniziale è essenzialmente un punto di espressione artistica ed estetica proprio come nei codici miniati degli amanuensi. In questa concezione ‘repetita non iuvant’, anzi sarebbero segno di scarsa fantasia e sfregio alla ‘mise en page’ e ‘mise en texte’ di quell’insieme complessivo che è lo spec- chio di visione.
  • 9. Nel Cinquecento moltissimi libri (si pensi ad esempio allo Ziletti, stampatore venezia- no) riporteranno ottime iniziali xilografiche ‘parlanti’ ma a soggetto ripetuto per tutto il testo. Ecco perché ci è sembrato giusto ricostruire, almeno in parte, la serie dei legni di Locatello e alcune delle serie minori dell’officina di Scoto, a dimostrazione di una pa- ziente maestria anche in iniziali dall’ornamento elementare come quelle calligrafiche, filigranate, fiorite, intarsiate, decorate oltre che nelle più complesse parlate, zoomorfe, figurate, abitate. Un editore sbrigativo si sarebbe accontentato di una serie di legni più elementari (e meno costosi), non così Ottaviano secondo il motto: “vendere molto, ma libri belli” e i suoi lavoranti, Locatello in testa, approvavano fattivamente. Serie di legni rappresentanti la lettera ‘Q’ nell’opera Opuscula [ed.] Antonius Pizamanus. Venezia : Boneto Locatello per Ottaviano Scoto, 1498.
  • 10. Le opere edite da Scoto analizzate per la ricostruzione dei legni. Le opere di Scoto e Locatello nel database di ‘Bibliotheca electronica’ custodite nel fon- do antico Valentini della Biblioteca del Seminario arcivescovile di Milano sono: - Ovidius Naso Publius, Metamorphoses, comm. Raphael Regius, Venezia [Boneto Locatello] 1492, III Kalendas martii. Ed. Ottaviano Scoto. 21 x 30,5; cc. 149; rom. Legatura in pelle. È un’opera importante anche da un punto di vista storico per il commento del Regio. Esteticamente ineccepibile manca però dell’ iniziale gemella nel commento proprio sulla prima pagina (vedi esempio 4).
  • 11. - Boetius Anicius Manlius Torquatus Severinus, De consolatione philosophie; De disciplina scholarium, cum S. Thomae super utrosque commentariis, Venezia, [Boneto Locatello] 1489, IX Kalendas ianuarii. Ed.: Ottaviano Scoto. 21 x 31,5; cc. 102; got. Legatura in pergamena. L’opera ci è giunta senza iniziali. Occorrerebbe approfondire se tutta l’edizione è uscita incompleta anche perché, data la cura messa nella ‘mise en page’ (visibile agli esempi 5 e 6) sembra improbabile che la tiratura sia stata concepita imperfetta. È legato con: - Isidorus Hispalensis, Ethymologiae; De summo bono, Venezia, [Boneto Locatello] 1493, III Idus decembres. Ed.: Ottaviano Scoto. 21 x 31,5; cc. 100; gr. e got. È l’opera che ha fornito la maggior parte degli esempi riportati in questo studio. L’esemplare abbonda di legni di tutte le serie di grandezza. - Nicolaus de Lyra, Postilla super totam Bibliam: III, in Novum Testamentum, Venezia, Ottaviano Scoto 1488, V Idus augusti. 22 x 32; cc. 328; got. Legatura in pergamena. Le iniziali, anziché stampate, sono tutte colorate a mano (vedi esempio 7). La più antica delle opere edite da Scoto custodite nel fondo Valentini risente ancora dell’influsso dell’arte amanuense dei codici miniati. - Diogenes Laertius, Vitae et sententiae philosophorum, trad. Ambrosius Traver- sarius, Venezia, [Boneto Locatello] 1490, XV Kalendas januarias. Ed. Ottaviano Scoto. 15,5 x 21; cc. 112; rom. Legatura in pelle e carta. È l’opera meno curata tra quelle analizzate in questo studio. I legni sono i medesimi dell’Isidoro di tre anni dopo. A volte mancano le xilografie per lettere comuni come m, h riportate invece nelle pagine precedenti; netta preponderanza della serie piccola.
  • 12. - Columna Aegidius, Expositio super libros Aristotelis de Anima, cum textu, Ve- nezia, 1516, 5 giugno. Ed.: eredi di Ottaviano Scoto. 21 x 31; cc. 86; got. Legatura in pergamena, in un unico volume con: - Columna Aegidius, Expositio in analytica Aristotelis, Venezia, Boneto Locatello 1495, IV Kalendas ianuarias. Ed.: Ottaviano Scoto. 20 x 29,5; cc. 144; got. Queste due opere, congiunte in un unico volume con legatura originale del Cinquecento creano qualche problema per la storia dell’edizione perché non è stato riscontrato nei repertori alcun altro esemplare composto dalle due edizioni di età diversa. La legatura in pergamena riportante due diverse mani in gotica (atti notarili riciclati) potrebbe an- che essere uscita direttamente dall’officina degli eredi di Scoto che forse hanno pensato di arricchire una nuova edizione aggiungendo quella di Ottaviano di undici anni prima. Bellissima la triplice serie dei legni nella cinquecentina ed esteticamente piacevole l’uso alternato dei tipi chiaro, tenue e scuro di eguale dimensione (tipo piccolo).
  • 13. Una prima ricostruzione dei legni di Boneto Locatello nelle edizioni di Ottavia- no Scoto. Il primo stampatore ad usare in Italia iniziali figurate, espressione compiuta delle iniziali ornate, è stato proprio Ottaviano Scoto. Sebbene questo studio si occupi essenzialmen- te del suo rapporto con Locatello e, quindi, della ricostruzione dei legni nella tipografia di Locatello, ricordiamo a grandi linee quali serie di legni composte da xilografie figurate e parlanti appartenevano a Scoto come tipografo (riteniamo sia opera di Ottaviano la serie di legni usati dagli eredi nell’Expositio del 1516, per cui ne riportiamo tutte le oc- correnze accanto ai legni di Locatello). Premesso che molto spesso i tipografi si presta- vano, scambiavano, vendevano i caratteri (e ad una prima ricerca sommaria troviamo qualche iniziale ornata di eguale fattura sia nei libri stampati nell’officina di Scoto che in quelli di Locatello) alcune serie di legni sono sicuramente state prodotte nell’officina di Scoto e sono ispirate a scene bibliche e mitologiche. La più tipica è una serie di circa 2,7 x 2,7 cm. in cui l’iniziale è formata da rami intrecciati/13. I personaggi mitologici, per citarne alcuni, in essa riportate sono (D)iana, (Q)uirico, (E)rcole,(V)enere, (C) aronte, (O)rfeo. Un’ altra serie di misura simile riporta invece personaggi biblici e si ispira alle vite dei santi: (A)ndrea, con la croce; (B)artolomeo, che mostra il coltello; (C)ristoforo, con Cristo sulle spalle; (D)avide, con lo strumento musicale; (L)oren- zo, sulla graticola; (T)ommaso, con il dito puntato. Queste iniziali verranno in seguito adottate anche dagli altri stampatori veneziani, diventando ‘attrezzatura’ di tutti i tipo- grafi, ma sarà nella seconda metà del sedicesimo secolo che diventerà normale, anzi necessario per tutti possedere una serie di legni per le iniziali xilografiche. Le opere da noi analizzate abbondano per lo più di iniziali ornate, tipiche di una stampa ancora agli inizi ma non priva di una certa originalità soprattutto nella volontà di non ripetersi con legni uguali per iniziali plurime nello stesso testo.
  • 14. Repertorio iconografico della serie di legni riscontrati. Abbiamo catalogato la serie dei blocchi di legno secondo la dimensione. Di ogni inizia- le individuata porteremo quindi la serie piccola, media e grande.Naturalmente questo è solo un primo approccio al materiale tipografico nell’officina di Scoto e Locatello coi risultati dello studio di otto opere. La scala degli esempi riportati è a grandezza natu- rale.