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Formazione in materia di sicurezza, 231/01 e sistemi di certificazione

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Cultura della sicurezza e politica aziendale.

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Formazione in materia di sicurezza, 231/01 e sistemi di certificazione

  1. 1. Politica aziendale, sistema “231”, prevenzione e responsabilità in materia di sicurezza, sistemi di certificazioni Avv. Giovanni Catellani
  2. 2. CULTURA DELLA SICUREZZA  Uno spettro si aggira per le aziende e le fabbriche: la tentazione di sottrarsi alla normativa antinfortunistica e di trascurare le misure per prevenire gli infortuni
  3. 3. Politica aziendale  “Il datore di lavoro, in caso di ricorso alla delega, non è esente da responsabilità per la presenza di rischi dovuti a carenze in materia di sicurezza sul lavoro che attengono a scelte di carattere generale della politica aziendale…” (Cass. Sez.IV, n. 4123 del 28.01.2009).  Le scelte di politica aziendale sono le scelte strategiche di fondo delle imprese a partire dalla individuazione dei soggetti penalmente responsabili.
  4. 4. Cass. Pen. SU n. 26654/2008 Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella sentenza n. 26654 del 2008, hanno affermato che il D.Lgs. n.231/2001 è “l’epilogo di un lungo cammino volto a contrastare il fenomeno della criminalità d’impresa, attraverso il superamento del principio, insito nella tradizione giuridica nazionale, societas delinquere non potest e nella prospettiva di omogeneizzare la normativa interna a quella internazionale di matrice prevalentemente anglosassone, ispirata al c.d. pragmatismo giuridico”.
  5. 5. Il pragmatismo Il pragmatismo può essere descritto come la dottrina secondo cui tutti i problemi sono in fondo problemi di condotta che non prevedono nessuna valida distinzione tra il teoretico e il pratico.
  6. 6. Il pragmatismo Più che le definizioni, sono importanti le azioni e gli esempi: in tal senso diventa naturale e doveroso interpretare tutto il sistema 231 in rapporto alla tutela della sicurezza come un insieme giuridicamente caratterizzato da pratiche organizzative all’interno degli enti e delle aziende.
  7. 7. Interesse e vantaggio nei reati colposi in materia di sicurezza:  Trib. Cagliari 4 luglio 2011: “se è ben difficilmente ipotizzabile che l’evento possa rappresentare un interesse dell’ente o portare ad esso un vantaggio economico (e tanto meno non patrimoniale), è invece facilmente prevedibile che la persona giuridica possa adottare condotte tese a risparmiare sui costi, talora notevoli, connessi alla sicurezza sul lavoro”.
  8. 8. Interesse e vantaggio nei reati colposi in materia di sicurezza:  Corte Assise, Trib. Torino, 15 aprile 2011 “.. Occorre, invece, che l’autore del reato abbia violato le norme di sicurezza, e, in tal guisa, cagionato la morte o la lesione, in quanto mosso, ad esempio, dalla necessità di contenere i costi produttivi, o risparmiare sulle misure di sicurezza, o accelerare i tempi o i ritmi di lavoro, o aumentare la produttività, o ancora spinto da una politica aziendale che omette investimenti in tema di sicurezza nell’ambito di uno stabilimento destinato ad essere dismesso e ciò malgrado non rinuncia a farvi lavorare gli operai”.
  9. 9. D.Lgs. 231/01 e TU 81/08  Il Principio di effettività: quando si affronta il tema dell’organizzazione aziendale con particolare riferimento alla sicurezza sui luoghi di lavoro, non si può prescindere dal trattare il principio di effettività.
  10. 10. Il Principio di effettività  Cass. pen. n. 468/1993 “per l’identificazione dei responsabili in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, soprattutto nelle società ad organizzazione complessa, occorre far riferimento alla ripartizione interna delle singole competenze ed alla effettività delle funzioni esercitate. Ne deriva che la responsabilità non può essere accollata in maniera automatica agli amministratori o ai titolari dell’impresa, ma deve essere riferita alle persone concretamente preposte alla direzione dello specifico settore”.
  11. 11. Il Principio di effettività  Art. 299, D.Lgs. n. 81/2008 - Esercizio di fatto di poteri direttivi Le posizioni di garanzia relative ai soggetti di cui all’art. 2, c. 1, lett. b) (datore di lavoro), d) (dirigente) e e) (preposto), gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti”.
  12. 12. Il Datore di Lavoro  art. 2, lett. b) del T.U. n. 81/2008: soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa.  Il principio di effettività in materia prevenzionistica con la conseguente distinzione tra datore di lavoro giuslavoristico e uno o più datori di lavoro in senso prevenzionale
  13. 13. Il Datore di Lavoro  Cass. pen. n. 4106/2011 A questo proposito emblematica è la recente pronuncia della Suprema Corte che afferma che, nel caso in cui sussistano distinte unità produttive, il Direttore di stabilimento o di una singola unità produttiva sarà pertanto qualificabile come datore di lavoro ai fini della sicurezza solo se gli saranno attribuiti poteri e disponibilità finanziarie adeguate ad effettuare gli adempimenti prescritti dalla legge e solo entro quei limiti, mentre, per tutti gli altri adempimenti per i quali non dispone dei mezzi e dei poteri per realizzarli, le eventuali violazioni (e relative conseguenze) non saranno a lui ascrivibili.
  14. 14. Art. 16, D.Lgs. n. 81/2008 - Delega di funzioni e sub delega  l’intento del legislatore non è quello di deresponsabilizzare il datore di lavoro, ma al contrario di responsabilizzarlo dal punto di vista delle scelte organizzative, gestionali e di controllo della Società.  deve rispettare i requisiti tassativamente indicati dalla norma.
  15. 15. OBBLIGO DI VIGILANZA DEL DELEGANTE Cass. Pen. n. 10702/2012 In merito alla violazione dell’obbligo di vigilanza da parte del datore di lavoro che ha delegato altro soggetto per gli aspetti operativi inerenti la gestione della sicurezza, la Suprema Corte introduce il concetto di “vigilanza alta” che “di certo non può identificarsi con un’azione di vigilanza sulla concreta, minuta conformazione delle singole lavorazioni che la legge affida, appunto, al garante. Se così non fosse, l’istituto della delega si svuoterebbe di qualsiasi significato”.
  16. 16. Art.16,c.3 T.U.81/08  La delega di funzioni non esclude l'obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite. L’obbligo di cui al primo periodo si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui all’articolo 30, comma 4.
  17. 17. Art.30,c.4 T.U.81/08  Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l’eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell’organizzazione e nell’attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico.
  18. 18. Il Dirigente  art. 2, lett. d) del T.U. n. 81/2008: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa  In virtù del principio di effettività la figura di dirigente in senso prevenzionistico non coincide necessariamente con l’inquadramento giuslavoristico
  19. 19. Il Preposto  art. 2, lett. e) del T.U. n. 81/2008 ne fornisce la definizione: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa  secondo il principio di effettività "la qualifica e le responsabilità del preposto non competono soltanto ai soggetti forniti di titoli professionali o di formali investiture, ma a chiunque si trovi in una posizione di supremazia sia pure embrionale, tale cioè da porlo in condizione di dirigere l'attività lavorativa di altri operai soggetti ai suoi ordini".
  20. 20. Il RSPP  Persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi.  Art. 33, D.Lgs. n. 81/2008 - Compiti del servizio di prevenzione e protezione  Oggi non è escluso che accanto ad una responsabilità del datore di lavoro che rimane titolare della “posizione di garanzia”, si possa configurare anche una responsabilità concorrente del RSPP.
  21. 21. Il RSPP  Cass. pen. n. 2814 del 27 gennaio 2011: “Non è pertanto dubitabile, la posizione di garanzia in cui si trovava il (...), nella qualità di responsabile della sicurezza, in ragione dei propri compiti all'interno dell'azienda, che gli imponevano di attivarsi positivamente per organizzare le attività lavorative in modo sicuro, provvedendo alla individuazione e valutazione dei fattori di rischio, all'obbligo di formazione e di vigilanza dei lavoratori finalizzato proprio ad evitare incidenti come quello verificatosi”.
  22. 22. Altre figure responsabili in materia di sicurezza  Il responsabile ufficio acquisti;  Il responsabile ufficio personale;  Il medico competente;  Il lavoratore.
  23. 23. Flussi informativi e vigilanza alta Il datore di lavoro deve verificare con il delegato se la situazione della sicurezza del lavoro è sotto controllo e presidiata costantemente.  Flussi sistematici (mail o verbali di riunione semestrale) tra datore di lavoro e delegato
  24. 24. Art. 37 Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti Il Datore di Lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche. La formazione e ove previsto l’addestramento devono avvenire in occasione: - Della costituzione del rapporto di lavoro; - Del trasferimento o cambiamento di mansioni; - Della introduzione di nuove attrezzature o nuove tecnologie o sostanze pericolosi. La formazione dei lavoratori deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi.
  25. 25. Art. 37 Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti I Dirigenti ed i preposti ricevono a cura del datore di lavoro e in azienda, un’adeguata specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro. I contenuti della formazione comprendono:  Principali soggetti coinvolti e relativi obblighi  Definizione e individuazione dei fattori di rischio  Valutazione dei rischi  Individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.
  26. 26. Art. 37 Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti Occorre sempre che il contenuto della formazione sia facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie. Ove la formazione riguardi lavoratori immigrati, essa deve avvenire previa verifica della comprensione e della conoscenza della lingua.
  27. 27. Comunicazione e Cultura della prevenzione  Le segnalazioni ed il sistema incentivante. La partecipazione attiva di tutti i lavoratori e la consapevolezza dell’importanza del contributo di tutti per migliorare la prevenzione: - Albero delle idee: tutti i lavoratori suggeriscono miglioramenti nel sistema di prevenzione e la migliore idea viene premiata. Questo permette un confronto ed un lavoro in team teso al continuo miglioramento. - Green cross: il capolinea segna ogni giorno del mese gli infortuni, i piccoli infortuni (malori o medicazioni) o l’assenza di infortuni. Questo permette una comprensione immediata e semplice dell’andamento degli infortuni.
  28. 28. Cultura della prevenzione  Comunicazione, informazione e formazione. Scambio di esperienze e miglioramento del livello di attenzione attraverso semplici messaggi quotidiani: - Percorsi comunicativi (cd safety walk) da parte di un gruppo di lavoratori per un coinvolgimento ed una sensibilizzazione diretta dei colleghi nella gestione della sicurezza - Investimenti nella comunicazione attraverso poster, adesivi, totem, video realizzati direttamente dai lavoratori che riportano esempi e casi concreti che vengono associati a nomi e volti di colleghi, permettendo una maggiore incisività nella gestione della sicurezza.
  29. 29. L’oralità e le interviste dell’OdV La combinazione tra documenti e interviste, tra evidenze documentali e quanto raccontato da chi organizza e gestisce quotidianamente le attività aziendali a rischio, permette di formulare l’analisi del rischio più realistica possibile.
  30. 30. FLUSSI INFORMATIVI NEI CONFRONTI DELL’ODV Oltre agli audit e alle interviste periodiche, l’OdV dovrà ricevere: 1) l’esito delle verifiche degli audit interni svolti in materia di sicurezza; 2) le segnalazioni di violazioni o anomalie delle procedure interne aziendali o del Modello Organizzativo; 3) le modifiche all’organigramma; 4) le check list periodiche predisposte in materia di sicurezza.
  31. 31. Flussi informativi e OdV  L’OdV dovrà tener conto del principio di effettività nell’ambito della sicurezza del lavoro I flussi andranno richiesti a tutti i soggetti responsabili: Datore di lavoro, delegato, RSPP, Dirigenti, preposti
  32. 32. CHECK LIST PERIODICA PER IL RSPP  Nel periodo di riferimento si sono verificati infortuni rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/01? Se si, indicare le modalità e cause dell’infortunio occorso.  Nel periodo di riferimento sono stati segnalati dei quasi infortuni?Se si, specificare l’ambito a rischio e le conseguenti misure preventive adottate.  Nel periodo di riferimento sono state effettuate ispezioni da parte di ASL, ufficio del lavoro o altri organi della PA?Se si, specificare l’esito di tali ispezioni.
  33. 33. CHECK LIST PERIODICA PER IL RSPP  Nel periodo di riferimento sono intervenute modifiche nell’organigramma dei soggetti responsabili in materia di sicurezza riguardanti il Datore di Lavoro, il RSPP, le deleghe sulla sicurezza, i preposti e altre figure? Se si, indicare quali.  Nel periodo di riferimento sono state introdotte modifiche al DVR o cambiamenti significativi nei dispositivi di sicurezza collettiva o individuale o in altre misure a tutela della sicurezza? Se si, indicare quali.  Nel periodo di riferimento sono stati effettuati corsi di formazione sulla sicurezza? Se si, indicare quali.
  34. 34. CHECK LIST PERIODICA PER IL RSPP  Dalle verifiche effettuate come RSPP ha riscontrato delle violazioni o dei comportamenti non conformi rispetto a quanto previsto a tutela della sicurezza sul lavoro?Se si, indicare quali.  Come RSPP ritiene che vi siano degli aspetti relativi alla gestione della sicurezza che possono essere oggetto di miglioramento?Se si, indicare quali sono le aree a rischio e le azioni migliorative che suggerisce.
  35. 35. CHECK LIST PERIODICA - PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA Attività sensibili: - Individuazione delle figure responsabili in materia di sicurezza - Gestione budget di spesa in materia di sicurezza  Esistono disposizioni organizzative per l’individuazione della figura datoriale che tengano conto della struttura organizzativa della società e del settore di attività?  Esistono disposizioni organizzative relative alla designazione del RSPP / degli ASPP e del Medico Competente che definiscano i requisiti specifici coerentemente alle disposizioni di legge in materia; che prevedano la tracciabilità delle verifiche svolte in ordine al possesso dei requisiti specifici previsti dalla normativa in materia e che prevedano la tracciabilità della formale accettazione dell’incarico da parte dei predetti soggetti?
  36. 36. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA  Esiste una procedura che designa i lavoratori incaricati di attuare le misure di emergenza, prevenzione incendi e primo soccorso?  Esiste un sistema di deleghe di funzioni che individua la figura di dirigente e preposti?  I soggetti delegati sono dotati di autonomi ed effettivi poteri decisionali e di spesa?
  37. 37. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA Attivita’ sensibili: - Individuazione, valutazione e gestione dei rischi - Elaborazione del DVR - Individuazione ed elaborazione delle procedure in materia di sicurezza  Esiste una procedura che regolamenta l’individuazione di ruoli, responsabilità e modalità per lo svolgimento, approvazione ed aggiornamento della Valutazione dei Rischi?  Il DVR viene redatto secondo le disposizioni di legge e contiene i criteri adottati nel procedimento di valutazione, l’individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei DPI conseguenti alla valutazione e la definizione delle attività di miglioramenti dei livelli di sicurezza?
  38. 38. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA Attivita’ sensibili: - Programmazione riunioni periodiche - Informazione, formazione e addestramento ai lavoratori sui rischi per la sicurezza e misure di prevenzione adottate  Esiste un calendario che preveda riunioni periodiche tra tutte le figure competenti in tema di sicurezza ed un’adeguata diffusione delle risultanze all’interno della società?  Esiste una procedura che definisce: - le modalità di erogazione della formazione di ciascun lavoratore; - i criteri di erogazione della formazione di ciascun lavoratore; - i contenuti e le modalità della formazione in dipendenza del ruolo assunto all'interno della struttura organizzativa; - i tempi di erogazione della formazione ai lavoratori sulla base delle modalità e dei criteri definiti?
  39. 39. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA Attivita’ sensibili: - Criteri di scelta dei fornitori - Gestione di appalti e subappalti  Esiste una procedura che definisce i criteri e le modalità di qualifica dei fornitori?  Se sì, tale proceduta tiene conto dei risultati della verifica dei requisiti tecnico-professionali degli appaltatori prevista ai sensi del d. lgs. 81/08 e della rispondenza di quanto eventualmente fornito con le specifiche di acquisto e le migliori tecnologie disponibili in tema di tutela della salute e della sicurezza?
  40. 40. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA  Nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto vengono inserite specifiche clausole contrattuali riguardanti i costi e la gestione della sicurezza,contenenti sanzioni a carico dei terzi inadempienti rispetto alla cautele in materia di sicurezza?  Esiste una procedura che indica i criteri e le modalità di selezione delle ditte appaltatrici?  Se sì, tale procedura prevede dei controlli preventivi sull’esistenza delle richieste capacità tecniche professionali a svolgere tale attività, oltre al controllo preventivo dell’esistenza e del rispetto di tutte le misure di sicurezza richieste?
  41. 41. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA  Sono individuati in maniera chiara e precisa i soggetti che devono trasmettere alla ditta appaltatrice, o alle altre eventuali ditte subappaltatrici, le informazioni sui rischi inerenti lo svolgimento dell’attività appaltata?  Sono previsti dei controlli preventivi sull’esistenza dei presidi antinfortunistici e sul loro corretto uso negli impianti aziendali di terzi, i cui i dipendenti possono essere chiamati a svolgere un’attività?
  42. 42. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA Attivita’ sensibili: - Gestione di controlli e verifiche - Programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento e l’aggiornamento delle misure di sicurezza di sicurezza  Sono individuati in maniera chiara e precisa i ruoli e le responsabilità in merito alla rilevazione e registrazione interna degli infortuni, degli incidenti e mancati incidenti?  Sono individuati in maniera chiara e precisa i soggetti e le modalità di monitoraggio in merito a dati riguardanti alla sorveglianza sanitaria?
  43. 43. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA  Sono individuati in maniera chiara e precisa i soggetti autorizzati a gestire e monitorare i contenziosi relativi ad infortuni occorsi sui luoghi di lavoro?  Esiste una procedura che programma ed individua le modalità di esecuzione e registrazione di audit interni?  Sono individuati in maniera chiara e precisa i soggetti adibiti a svolgere le attività di audit interni?  Esiste una procedura che regolamenta l’individuazione di eventuali azioni correttive e le modalità di applicazione?
  44. 44. CHECK LIST PERIODICA PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI SICUREZZA  Sono individuati in maniera chiara e precisa i soggetti adibiti a verificare l’attuazione e l’efficacia delle suddette azioni correttive?  Esiste una procedura che regolamenta i flussi informativi e di reporting dei risultati degli audit interni con la società e l’Organismo di Vigilanza?
  45. 45. DVR e MOG  Il MOG e la parte speciale sicurezza: finalità oganizzativa, di controllo e prevenzione, volta definire la politica aziendale in materia di sicurezza.  Il DVR: normativa specifica e tecnica volta a tutelare la salute dei lavoratori, indica la valutazione dei rischi e le conseguenti misure preventive  MOG e DVR operano su piani differenti  La presenza del DVR non esclude la necessità di predisporre una specifica parte speciale dedicata alla sicurezza nel MOG
  46. 46. Tribunale di Trani, sez. distaccata Molfetta, 26 ottobre 2009: La sentenza afferma alcuni fondamentali principi: - “il sistema introdotto dal D.Lgs. n. 231/2001 impone alle imprese di adottare un modello organizzativo diverso e ulteriore rispetto a quello previsto dalla normativa antinfortunistica, onde evitare in tal modo la responsabilità amministrativa”;
  47. 47. D.Lgs. 231/01 – TU 81/08 – sistema di gestione - art. 30 TU richiama il Modello Organizzativo previsto dal D.Lgs. 231/01; - art. 30, V comma TU prevede una presunzione relativa di conformità dei Modelli Organizzativi definiti conformemente al sistema OHSAS 18001 o alle linee guida UNI-INAIL per le parti corrispondenti; - la predisposizione di procedure ai sensi dell’OHSAS o la conformità a quanto previsto dal TU NON escludono la necessità di una Parte Speciale in materia di sicurezza all’interno del Modello Organizzativo.
  48. 48. FASI di COSTRUZIONE del MODELLO 1. RISK ASSESSMENT MAPPATURA DI TUTTI I PROCESSI “A RISCHIO”, ATTRAVERSO APPROCCIO MULTIDIMENSIONALE: DOCUMENTALE E ORALE NELLE AREE E NELLE ATTIVITA’ SENSIBILI E STRUMENTALI 2. DISEGNO E SVILUPPO ELABORAZIONE DELLA PARTE GENERALE E DELLE PARTI SPECIALI DEL MODELLO, COMPRENSIVO DI CODICE ETICO E SISTEMA DISCIPLINARE, STATUTO E REGOLAMENTO DELL’ODV 3. NOMINA ODV, FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO 4. MONITORAGGIO
  49. 49. Parti speciali: impostazione  La tipologia dei reati: previsione normativa, esempi di condotta e sanzione prevista dal D.Lgs. 231/01  Le attività sensibili individuate nel corso del risk assessment  L’indicazione dei principali ruoli aziendali coinvolti nelle attività e sensibili  L’indicazione dei protocolli preventivi adottati (es. procedure, sistema sicurezza, sistema di deleghe etc.)  I destinatari  Principi generali di comportmento  Principi specifici di comportamento  Reporting verso l’Organismo di Vigilanza
  50. 50. L’Organismo di Vigilanza Nomina e compiti  L’Organismo è nominato dall’organo di governo (Consiglio di Amministrazione).  L’Organo di Vigilanza deve:  Vigilare sui comportamenti concreti e sull’adeguatezza del Modello ossia sulla sua capacità di prevedere e prevenire i comportamenti non voluti  Aggiornare il Modello stesso in senso dinamico  Relazionarsi agli Organi societari
  51. 51. L’Organismo di Vigilanza Caratteristiche  Autonomia e indipendenza:  Budget autonomo  Collocazione in posizione di staff  Professionalità:  Competenze necessarie e adeguate alle attività di ispezione e consulenza  Specializzazione in materia  Continuità di azione
  52. 52. Il “sistema 231”  “è sulla costituzione e sull’incisività dell’organismo di vigilanza che riposano le chances di una efficace attuazione del Modello Organizzativo, ovvero, la condizione imprescindibile per invocare l’esimente prevista dalla norma ..” (Bernasconi, La responsabilità degli enti)
  53. 53. L’autonomia dell’Organismo di Vigilanza  Caso Thyssenkrupp: la Corte ritiene che il Modello Organizzativo adottato dalla società non poteva essere stato reso operativo, tanto meno in modo efficace, in quanto era stato nominato quale membro dell’OdV il dirigente del settore ecologia, ambiente e sicurezza, facendo venir meno il requisito previsto dall’art. 6 del D.Lgs. 231/01 del possesso in capo all’OdV di “autonomi poteri di iniziativa e controllo”. “non è necessario spendere ulteriori parole sull’autonomia del controllore quando è la stessa persona fisica del controllato” (Corte Assise Trib. 15/04/2011)
  54. 54. L’autonomia dell’Organismo di Vigilanza  Caso Impregilo: l'approntamento di un modello "...non basta ad esimere una società da responsabilità amministrativa, essendo anche necessaria la istituzione di una funzione di vigilanza sul funzionamento e sull'osservanza di modelli, attribuita a un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo". Ciò, d'altra parte, è quel che pretende il D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 6, al punto b) del comma 1. Ma perchè iniziativa e, principalmente, controllo, siano effettivi e non meramente "cartolari", si deve presupporre la non subordinazione del controllante al controllato. (Cass. Pen. Sez. V, n. 4677 del 30/01/14)
  55. 55. La continuità di azione dell’OdV  “ciò che rileva per un efficace funzionamento dell’Organismo di Vigilanza è la sua capacità di interfacciarsi efficacemente e continuativamente per acquisire le informazioni che reputa necessarie dalle diverse strutture ed aree operative dell’ente …” (Dott. Santoriello, Sostituto Procuratore Trib. di Pinerolo)
  56. 56. Piano di Lavoro OdV  Verifiche e controlli periodici tramite interviste orali e flussi informativi (check list)  Continuo assessment  Attività di formazione  Aggiornamento del Modello Organizzativo  Reporting nei confronti del CdA
  57. 57. Il ruolo dell’OdV e l’onere della prova  Efficace attuazione del sistema 231 e costante vigilanza: verbali delle riunioni dell’OdV – relazioni annuali – verbali di formazione  Requisiti dell’ OdV : profili professionali – autonomia e indipendenza – delibere del CdA di nomina e attribuzione budget  Dettaglio delle verifiche predisposte in materia di sicurezza: check list periodiche – incarico a consulenti esterni specializzati e relativi report
  58. 58. Il ruolo dell’OdV e l’onere della prova  Approfondimenti in merito alla dinamica dell’infortunio e reportistica al CdA  “bilancio” dei costi sostenuti in materia di sicurezza: investimenti, miglioramenti, consulenti etc.  testimonianza dell’OdV in sede processuale: conferma della politica aziendale e organizzativa adottata e dell’attività svolta
  59. 59. Sentenza assoluzione: Trib. di Milano n. 7017/2014  Efficacia del MOG valutata in un’ottica sostanzialistica  Testimonianza dell’OdV  Valorizzazione della politica aziendale in materia di sicurezza  Presenza di procedure aziendali in materia di sicurezza e sistema di gestione OHSAS  Coinvolgimento di una pluralità di soggetti e collaboratori, riunioni periodiche, esistenza di un comitato sicurezza, verbali degli incontri etc. MANCANZA DELL’INTERESSE O VANTAGGIO IN CAPO ALLA SOCIETA’

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