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La neuroscienza cognitiva e la sfida della mente distribuita

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di Alfredo Paternoster
Università di Bergamo

Convegno "Le neuroscienze incontrano le altre discipline"
Padova, Palazzo del Bo
5 maggio 2011

Il convegno è promosso dall’Università di Padova e dal Dipartimento di Psicologia generale della stessa università, con il sostegno della Fondazione Sigma Tau e della Fondazione Giannino Bassetti.

Published in: Education
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La neuroscienza cognitiva e la sfida della mente distribuita

  1. 1. La neuroscienza cognitiva e la sfida della mente distribuita<br />Alfredo Paternoster<br />Università di Bergamo<br />
  2. 2. Il tema<br />Se le neuroscienze ci impongono (forse) un nuovo modo di pensare, il dibattito nelle scienze cognitive (SC) è contraddistinto dall’emergere di un altro nuovo modo di pensare (che segna una rottura più forte con la tradizione di ricerca), secondo il quale la mente è sparsa –distribuita– nel cervello, nel corpo e nell’ambiente naturale e sociale.<br />Tra questi due nuovi modi di pensare sembra esserci un conflitto, a dispetto del fatto che la tesi del carattere distribuito della mente è talvoltaimplicitamente assunta anche dai sostenitori della prospettiva brain-oriented.<br />
  3. 3. Le due “espansioni” delle SC post-classiche<br /><ul><li> Espansione verticale: per studiare la mente bisogna studiare il cervello ( reti neurali, neuroscienza cognitiva, neurofilosofia). In alcune versioni: la mente è il cervello.
  4. 4. Espansione orizzontale: per studiare la mente bisogna studiare le relazioni organismo-ambiente</li></ul>( robotica situata, visione enattiva, psicologia dinamicista, ...). La mente si estende al di là dei confini del corpo. <br />
  5. 5. I fondamenti dell’espansione orizzontale<br /><ul><li>Esternismo del contenuto (Burge, Putnam)
  6. 6. Critica dell’IA simbolica (Dreyfus, Searle)
  7. 7. Visione ecologica (Gibson)
  8. 8. Io sociale (Vygotskij)
  9. 9. Mente estesa/esternismo del veicolo </li></li></ul><li>I fondamenti dell’espansione orizzontale<br />«Vi sono casi in cui la spiegazione della mente cosciente e l’individuazione dei fenomeni che la costituiscono travalicano i tradizionali confini tra mente, corpo e ambiente.» (Di Francesco 2011: 45)<br />«La tipica scomposizione del sistema cognitivo in una varietà di sottosistemi funzionali o neuronali interni è spesso fuorviante e ci impedisce di scorgere la possibilità di scomposizioni alternative e maggiormente esplicative, che attraversano le tradizionali divisioni tra cervello, corpo e mondo.» (Marraffa 2008, p. 196). <br />
  10. 10. Due aspetti di conflitto<br />La mente dipende dal solo cervello (“sopravvenienza psico-neurale”) <br /> vs. <br /> la mente dipende da fattori ambientali. <br />La spiegazione dei fenomeni mentali è di tipo meccanicistico (analitica, ricostruttiva, rappresentazionale) <br />vs.<br />dinamicistico (olistica, nomologico-deduttiva, fisico-matematica)<br />
  11. 11. Braindependency 1<br />«[M]y mind can have no knowledge about the physical world that isn’t somehow represented in the brain ... Even if all our senses are unimpaired and our brain works properly, we have no direct access to the physical world. We may have the sensation of having a direct access, but this is a brain-made illusion» (Frith 2007: 23)<br />
  12. 12. Braindependency 2<br />«Diventiamo coscienti ogniqualvolta i nostri cervelli perseguono l’ingegnosa strategia di creare un ritratto interno unitario e dinamico della realtà. Anzitutto i nostri cervelli generano una simulazione del mondo così perfetta che non la riconosciamo come un’immagine nella nostra mente. Essi generano quindi un’immagine complessiva di noi stessi, che include non solo il nostro corpo e i nostri stati psicologici, ma anche la nostra relazione con il passato e il futuro … L’immagine interna di una persona nella sua interezza è l’io fenomenico.» (Metzinger 2009, trad. it., pp. 7-8). <br />
  13. 13. Braindependency (segue)<br /><ul><li> Quando abbiamo un’esperienza percettiva (o propriocettiva), la nostra relazione col mondo è sempre mediata da modelli del mondo. Quindi:
  14. 14. Il processo mentale che comporta paradigmaticamente il coinvolgimento dell’ambiente richiede nondimeno rappresentazioni.
  15. 15. Le teorie brain-oriented(e non solo loro) rispettano un principio di prossim(al)ità:</li></li></ul><li>Principio di prossim(al)ità<br />Nelle tipiche spiegazioni della neuroscienza cognitiva, i fattori causali pertinenti sono quelli prossimali, non quelli distali. <br />Esempio (percezione): a parità di condizioni cerebrali, stato corporeo e stimolazione prossimale totale, a una variazione ambientale non fa riscontro una variazione di esperienza percettiva. <br />(se una variazione nell’ambiente non viene rilevata dai recettori sensoriali, non può esserci una variazione nello stato percettivo: una differenza esterna determina un cambiamento di stato interno solo se è riconosciuta dal sistema).<br /> Sopravvenienza o brain-dependency<br />
  16. 16. Due argomenti contro la brain-dependency<br /><ul><li> Natura virtuale dell’esperienza (O’Regan e Noë 1999; O’Regan, Myin e Noë 2005)</li></ul>- Plasticità cerebrale (Hurley e Noë 2003)<br />
  17. 17. Esperienza virtuale<br />Anche se una parte di un oggetto non è attualmente presente nel campo visivo , noi la percepiamo in quanto essa è potenzialmente accessibile ( es. completamento visivo).<br />L’esperienza è virtuale nel senso che, lungi dall’essere costituita esclusivamente dalle sensazioni indotte da stimolazioni “reali”, essa è in parte determinata da ciò che uno può fare. <br />Questi fenomeni si spiegano col fatto che abbiamo competenza sensomotoria, cioè la conoscenza delle relazioni di dipendenza sistematica che sussistono tra movimenti e variazioni nello stimolo: avere abilità sensomotoria è sapere come muoversi per avere accesso a ciò che non è attualmente presente nel campo visivo.<br /> L’esperienza di un oggetto dipende in prima istanza dalla competenza sensomotoria, non da un’attività neurale. <br />
  18. 18. Esperienza virtuale<br />«My sense of the perceptual presence of items at the periphery of my visual field … is not a sense that I actually see these features, but that I have access to them, due to the fact that my relation to them is mediated by patterns of sensorimotor contingency» (Noë 2004: 216). <br />
  19. 19. Obiezione all’argomento dell’esperienza virtuale <br />O (i) tuttal’esperienza è virtuale<br />o (ii) solo una parte dell’esperienza è virtuale<br />(i) è molto implausibile. Non c’èunagiustificazionechiara. <br />Se (ii) la brain-dependency continua a valere per l’esperienza non virtuale. <br /> (cfr. Clark 2009)<br />Inoltre la competenza sensomotoria è un tipo di conoscenza cerebrale e corporea. Qual è, esattamente, il contributo dell’ambiente? <br />
  20. 20. Plasticità cerebrale<br />Poiché è dimostrato che, in caso di lesioni in un’area cerebrale A, la funzione che veniva svolta da A può venire svolta da un’altra area B, non c’è nulla di intrinseco al funzionamento cerebrale che spiega l’attività mentale.<br />( esperimento dei furetti: nervi uscenti dalla retina vengono chirurgicamente connessi alle aree uditive).<br />Principio di “deferenza corticale”: contano gli input alle aree, non le aree. <br /> «La ragione per cui non possiamo spiegare il carattere qualitativo dell’esperienza facendo riferimento alla natura intrinseca dell’attività del nostro cervello consiste nel fatto che non vi è nulla nell’attività del cervello che sia propriamente visivo.» (Noë 2009, trad. it., p. 57, corsivo mio).<br />
  21. 21. Obiezione all’argomento della plasticità cerebrale<br />La plasticità cerebrale ha dei chiari limiti. <br />Non è ovvio interpretare la condizione conseguente alla riorganizzazione di un’area percettiva come un, ad es., “vedere con le aree uditive”. Si tratta di casi limite che non sappiamo bene come descrivere (cfr. ad es. il TVSS di Bach-y-Rita).<br />Verosimilmente siamo legittimati a parlare di aree specializzate in virtù delle connessioni tra queste e i recettori ma anche di certe proprietà di organizzazione. Il “ricablaggio”, comunque, non sposta fuori dall’organismo la base di sopravvenienza. <br />
  22. 22. Qualche conclusione<br />- L’insufficienza di un approccio puramente neurobiologico allo studio dei fenomeni mentali non implica che il paradigma meccanicistico sia inadeguato né che la mente si estenda al di là dei confini corporei. Implica semmai la coevoluzione di psicologia e neuroscienza.<br />- Gli argomenti esternistici sono quantomeno dubbi; le relazioni tra processi mentali e fattori ambientali sono poco chiare. <br />- L’organism-dependencynon equivale all’estensione della mente nell’ambiente.<br />- Non è ben chiaro in che modo la modellistica dinamicista e la spiegazione meccanicista possano essere proficuamente integrate.<br />

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