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La storia dell'albo dei cf n.2 citywire

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I Fondi collocati erano di diritto lussemburghese perché le leggi italiane non prevedevano proprietà in monte: divenne pertanto necessario dotarsi di una legge, quella istitutiva dei Fondi Comuni d’Investimento di diritto italiano. La legge n.77 del 23 marzo 1983, approvata in via definitiva dalla Commissione Finanze del Senato, era presieduta dal Sen. Enzo Berlanda che successivamente diventò nel 1992 Presidente della Consob. L’avvento annunciato della legge sui fondi, nonché la rivoluzione che avrebbe comportato nell’allocazione del risparmio, generò una serie d’iniziative volte a costituire nuove reti di distribuzione considerato che il mercato si presentava sontuoso. Ai primi del 1982 Ennio Doris lasciò la Dival per costituire Programma Italia che è cresciuta, rimanendo autonoma, sino a diventare l’attuale Banca Mediolanum. Gianfranco Cassol, che aveva avviato alla consulenza finanziaria lo stesso Doris (che era il più importante Area Manager di Cassol), dopo alcuni mesi lasciò la Dival per fondare Interbancaria, la rete della BNL; il gruppo Fiat dette vita a Prime. Queste reti, però, non erano le uniche realtà operanti nella distribuzione di servizi finanziari. Erano già presenti sul mercato altri gruppi: il più famoso fu Europrogramme ’69, un fondo immobiliare aperto di diritto svizzero, che si autodefiniva sempre crescente, riscuotendo grande successo di raccolta sino a raggiungere i 1.000 miliardi di lire. Il meccanismo era ben congegnato, come documentò all’epoca La Rivista dei Fondi: gli immobili prima di essere acquistati da Europrogramme subivano una serie di passaggi di proprietà, tutti nella stessa giornata. Ad ogni passaggio il prezzo aumentava e a fine giornata comprava Europrogramme: tra il primo prezzo e l’ultimo la differenza era notevole. Ma intanto pagava il sottoscrittore! Poi il fondo valutava, sistematicamente, il valore del portafoglio immobiliare che era ovviamente sempre crescente. Questo meccanismo all’epoca non era molto noto, però l’Anasf rilevò che un fondo comune immobiliare di tipo aperto era in una certa misura una contraddizione in termini, perché investimento immobiliare e liquidità immediatamente disponibile non sono compatibili. Anasf, infatti, rifiutò a malincuore l’iscrizione ai consulenti di quella rete: non solo ma informò Consob delle perplessità. Questo fu uno dei tanti tasselli che un po’ alla volta costituirono la reputazione dell’associazione. Europrogramme crollò per ragioni intrinseche ed anche a seguito di una tassazione imposta dal Ministro Visentini nell’83: solo una parte dei sottoscrittori recuperò subito, tutti gli altri ci riuscirono dopo una quindicina d’anni e a valore nominale, cioè rimettendoci la svalutazione e gli interessi. Il giorno in cui Europrogramme chiuse, un tribunale italiano condannò il Direttore della rivista di cui prima per diffamazione nei confronti del fondo immobiliare aperto. Europrogramme non fu l’unico episodio di malagestio: varie società di titoli atipici – una, ad esempio, le quote di associazione in partecipazione – facenti capo a Cultrera, Sgarlata ed altri crearono notevoli disastri all’epoca. Si diffusero investimenti in cosiddetti beni reali, come i container, o aleatori come quello in botti di whisky in fase d’invecchiamento. Una realtà che non creava un’atmosfera favorevole ai consulenti finanziari. La richiesta dell’istituzione dell’Albo procedeva sempre più in salita. L’Anasf innesta una nuova marcia e, contemporaneamente all’iter della legge istitutiva dei fondi, nel 1982 insieme ai dati del settore propone un censimento su tutti gli operatori del mercato “alternativo” del risparmio, come indagine pregiudiziale per la regolamentazione. Un mese prima dell’approvazione della legge sui fondi, Anasf delibera la richiesta dell’istituzione dell’Albo. La proposta viene formalizzata e inviata alla Commissione Finanze e in Consob dove il Presidente Franco Piga porge particolare attenzione. La Consob, a seguito della legge sui fondi, prepara il regolamento per la distribuzione dei servizi finanziari a domicilio, solo l’Anasf interviene per indicare le modifiche per evitare di soffocare la professione. S’instaura un dialogo approfondito e proficuo con l’Authority. Il numero dei consulenti cresce esponenzialmente di pari passo con l’esplosione del mercato dei fondi. La preoccupazione dell’associazione per uno sviluppo sconsiderato degli operatori improvvisati, non come numero ma come formazione, trova ampia considerazione a livello istituzionale-amministrativo, ma la politica è sorda. L’Anasf acquista autorevolezza: al terzo Congresso del 1985 a Milano partecipano il Commissario Consob Vincenzo Matturri, Rinaldo Veccia della Direzione Valori Mobiliari di Bankitalia e il Prof. Augusto Schianchi per il Ministero del Tesoro. Il punto più alto del Congresso è la firma del Codice Deontologico comune tra Anasf e IAFP (International Association for Financial Planners), firme apposte da Donald Pitti Presidente dell’IAFP e Roberto Tenani Presidente dell’Anasf. L’IAFP era la più importante associazione USA ed anche internazionale, organizzazione che generò la ben nota CFP, che cura tuttora la certificazione internazionale dei consulenti. Sempre in quell’anno, con il Regolamento Consob 10/7/1985, lungamente elaborato da Consob, Anasf, Abi e Assofondi (oggi Assogestioni), la categoria riceve con sei anni di ritardo il primo riconoscimento ufficiale. Sono stati anni molto impegnativi: Congressi (all’epoca il Congresso era aperto a tutti i soci che partecipavano a proprie spese), Conferenze Stampa, inviti a rappresentanti esteri, incontri frequenti con le autorità, organizzazione e uffici. L’attività era svolta da tutti i componenti del Direttivo, naturalmente come volontariato, ma gli uffici e quei pochi dipendenti che ci si poteva permettere avevano un costo. Il sostegno proveniva solo dai soci: un paio di idee e di fatti dettero solidità e un minimo di tranquillità per le finanze dell’associazione. La prima fu quella di proporre alle mandanti di trattenere, su delega, la quota mensile dell’associazione sulla fattura del consulente. Fideuram e Dival aderirono immediatamente e così subito dopo Programma Italia, Interbancaria e tutte le altre reti che man mano si costituivano. I contributi indiretti delle Reti furono principalmente da parte di Fideuram che sottoscrisse l’abbonamento al mensile dell’Anasf per tutti i suoi agenti che non erano associati; l’altro importante fu la decisione di Programma Italia di promuovere l’iscrizione di tutti i suoi agenti. L’idea dell’Albo e l’iscrizione all’Anasf erano i must del momento per i consulenti. Un unico episodio di tentativo di manipolazione avvenne quando Europrogramme chiuse: gli agenti che, non accettati dall’Anasf, avevano costituito la loro associazione si ritrovarono con un’associazione aziendale e un tesoretto. Chiesero un colloquio riservato per proporre la loro adesione in massa, il trasferimento del tesoretto ad Anasf in cambio della deposizione del Presidente, reo di non aver concesso l’iscrizione, e un posto in direttivo. Fu opposto un garbato rifiuto, anche se il tesoretto rappresentava alcune centinaia di iscritti: fu detto loro che potevano iscriversi liberamente, versando ognuno la propria quota come tutti, e molti lo fecero. Oggi se ne parla per la prima volta, ma se parla per sottolineare che l’obiettivo di Anasf era eticamente molto più importante: il riconoscimento ufficiale della professione. Eravamo alle soglie del 1986, gli operatori raggiunsero i 10.000, le mandanti si associarono in Assoreti. L’anno precedente erano transitati ventimila miliardi di lire: l’86 si presentava radioso, ma la profezia stava per avverarsi. Clicca qui per leggere la prima puntata Scrivi un commento Scegli il tuo nome utente Emanuela Notari Rispondi (I tuoi post compariranno sempre sotto questo nome) D. Cos'è un nome utente e come dovrei usarlo? R. È il nome visualizzato dagli utenti di Citywire che leggeranno il tuo commento. Crediamo nell'onestà e nella trasparenza, per questo ti invitiamo a fornire il tuo vero nome (ma sarai comunque tu a scegliere se farlo). In base alla nostra esperienza, gli altri lettori tendono a prendere più seriamente i commenti di chi usa il proprio nome rispetto ad un nome di fantasia. Inviami un'email ogni volta che qualcuno commenta questo articolo Cerca nel sito 1 Reclutamenti, la classifica mensile delle reti. Uscite pesanti per Fideuram, Azimut e B.Mediolanum 2 Arriva per Fideuram Ispb un altro caso Lambri, truffati 30 clienti a Mantova 3 Quanto valgono i brand delle banche italiane? 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