<ul>George Berkeley </ul><ul>A cura di Stefano Ulliana </ul>
<ul>Panoramica </ul><ul><li>1. Vita e opere.
2. Contro le idee astratte: il nominalismo radicale.
3. L'immaterialismo:  esse est perc ĭ pi .
4. Gli spiriti e lo Spirito infinito.
5. Il secondo Berkeley. </li></ul><ul>George Berkeley </ul>
<ul>1. Vita e opere. </ul><ul><li>George Berkeley  (1685 – 1753 d.C.) viene considerato un particolare continuatore dell'e...
<ul><li>Senza però aver ottenuto l'aiuto e l'appoggio sperati, il filosofo irlandese rimase nella colonia di Rhode Island ...
<ul>2. Contro le idee astratte: il nominalismo radicale. </ul><ul><li>La critica di Berkeley all'astrazione, così come era...
<ul><li>Per Berkeley la critica gnoseologica alle idee astratte aveva naturalmente il senso implicito della critica teolog...
<ul>3. L'immaterialismo:  esse est perc ĭ pi . </ul><ul><li>L'essere è dunque determinato in se stesso e si dà immediatame...
<ul><li>Così la sostanza spirituale si afferma immediatamente e non ha bisogno di dimostrazione. Non è modello e non ha su...
<ul><li>Ed è proprio questo il punto critico fatto emergere dalla speculazione di Berkeley: come può un'idea che sopraggiu...
<ul><li>La partecipazione dello spirito finito umano all'apparenza ed alla realtà dell'atto creativo continuo di Dio fa sì...
<ul>4. Gli spiriti e lo Spirito infinito. </ul><ul><li>La critica di Berkeley al procedimento astrattivo coincideva con la...
Il rapporto di sensazione, rispetto al quale lo spirito umano finito sembra risultare come passivo, ingenera l'idea di un ...
<ul><li>L'immagine sensibile è quindi la prima e la più forte, vivace e regolare, a segnare il nostro spirito: tutte le al...
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4. berkeley 4

  1. 1. <ul>George Berkeley </ul><ul>A cura di Stefano Ulliana </ul>
  2. 2. <ul>Panoramica </ul><ul><li>1. Vita e opere.
  3. 3. 2. Contro le idee astratte: il nominalismo radicale.
  4. 4. 3. L'immaterialismo: esse est perc ĭ pi .
  5. 5. 4. Gli spiriti e lo Spirito infinito.
  6. 6. 5. Il secondo Berkeley. </li></ul><ul>George Berkeley </ul>
  7. 7. <ul>1. Vita e opere. </ul><ul><li>George Berkeley (1685 – 1753 d.C.) viene considerato un particolare continuatore dell'empirismo lockiano e del suo illuminismo critico. Sin dalle sue prime opere egli introdusse il principio fondamentale della propria speculazione: l'immaterialismo (spiritualismo). Con il Saggio di una nuova teoria della visione (1709), il Trattato sui principi della conoscenza umana (1710) e i Tre dialoghi fra Hylas e Philonous (1713) Berkeley intendeva infatti rovesciare i possibili esiti materialistici della filosofia inglese - basti per questo guardare gli sviluppi sensistici della speculazione francese del '700 (La Mettrie, Condillac) - riorientando il pensiero verso una forma speciale di spiritualismo. Egli pensò quindi di utilizzare questa formazione intellettuale personale per diffondere i principi evangelici nelle comunità amerindie del Nuovo Mondo. </li></ul>
  8. 8. <ul><li>Senza però aver ottenuto l'aiuto e l'appoggio sperati, il filosofo irlandese rimase nella colonia di Rhode Island e compose l' Alcifrone , dialogo polemico contro i liberi pensatori del tempo. Di ritorno prima a Londra e poi in Irlanda si dedica ad opere filantropiche e morali. Scrive la Siris (1744), per trasferirsi poi conclusivamente ad Oxford. </li></ul>
  9. 9. <ul>2. Contro le idee astratte: il nominalismo radicale. </ul><ul><li>La critica di Berkeley all'astrazione, così come era stata definita per esempio dalla speculazione lockiana (selezione per somiglianza ed estensione generale dei caratteri reperiti), si appunta sul fattore negativo di questa: essa infatti pare costituire un elemento positivo universale che, pur procedendo dall'oggetto particolare, particolarmente definito, tutti li nega e li esclude dalla propria caratterizzazione. L'idea astratta vale come un tutto negativo, costruito dalla totalità dei particolari, senza poter essere nessuno di questi. Essa è quindi un positivo universale, imposto per estensione generale, costruito sui particolari, ma negante ciascuno di essi. Non possiede quindi il valore dell'ente che può essere segnalato univocamente da ciascuno di essi. Solo invece un ente universale che può essere univocamente segnalato da ciascuno degli enti particolari può assurgere al senso ed alla funzione di rappresentarli effettivamente tutti, senza esclusione e soprattutto negazione. </li></ul>
  10. 10. <ul><li>Per Berkeley la critica gnoseologica alle idee astratte aveva naturalmente il senso implicito della critica teologico-politica all'ente finito che si pretende infinito, perché si impone per maggioranza totale. L'idea generale – non astratta – sta quindi come segno del particolare e di ogni altro ente particolare ad esso simile. Solo in questo modo l'idea generale può valere nella sua funzione di definizione e denominazione (nominalismo radicale di tradizione occamista). Il rapporto immediatamente positivo del particolare con il generale esclude allora forme di mediazione (istituzioni) che pretendano di separarsi e di fissarsi come funzioni determinative (strutture) prioritarie. La condizione e lo stato reale delle determinazioni è immediatamente dato e presente: questo rapporto immediato è l' essere percepito dalla forma finale dell'intelligenza. </li></ul>
  11. 11. <ul>3. L'immaterialismo: esse est perc ĭ pi . </ul><ul><li>L'essere è dunque determinato in se stesso e si dà immediatamente e necessariamente alla forma che lo può comprendere, senza negazione né mediazione: l'intelligenza intuitiva (spiritualismo spinozista). L'intelligenza intuitiva ha a che fare con le idee, che applica immediatamente alle parvenze della sensazione ed agli apporti della sensibilità. In questo modo essa incrocia e connette – o separa – nomi e categorie psicologiche (colore, odore, figura) per cose. Quindi il rapporto fra la cosa e l'idea è già un rapporto pensato, presente all'interno di un atto originario di rappresentazione (cfr. idealismo). Errore è separare i due termini di questa rappresentazione, per qualificare alternativamente il primato dell'idea sulla cosa o della cosa sull'idea. L'atto originario di rappresentazione costituisce la sostanza spirituale, l'unico essere esistente. </li></ul>
  12. 12. <ul><li>Così la sostanza spirituale si afferma immediatamente e non ha bisogno di dimostrazione. Non è modello e non ha substrato: ogni determinazione corporea è ideale, senza differenza e/o precedenza fra qualità primarie (oggettive, valide universalmente) e qualità secondarie (soggettive, valide singolarmente e particolarmente). Essendo ideale – ed essendo l'ideale non un modello archetipico (in senso neoplatonico) – ogni determinazione corporea non ha residuo distinto e separato (substrato o materia astratta). Ciò da cui sembra apparire estratta ed astratta la forma (poi impressiva e sensibile). Il residuo materiale infatti – il prope nihil della riflessione aristotelica – una volta ammesso non può essere tolto: esso resta come presupposto indimostrato, funzionale all'applicazione di idee o forme, che sembrano provenire dal di fuori, rispetto all'intelletto umanamente attingibile. </li></ul>
  13. 13. <ul><li>Ed è proprio questo il punto critico fatto emergere dalla speculazione di Berkeley: come può un'idea che sopraggiunge dal di fuori entrare e informare la materia? O viceversa (se si preferisce l'ipotesi speculativa opposta): come può una materia che è fuori dall'intelligenza dare origine alle idee? Questi sembrano in effetti due casi opposti ma speculari della medesima impossibilità: una volta separati astrattamente, idee e materia, essi non possono più essere ricomposti. Per questa ragione e motivazione fondamentale Berkeley cambia nome e funzione alla materia apparente, determinandola come immaginazione viva e creativa del pensiero e dell'intelligenza. Dello spirito e della sua propria attività. Esso dunque apparentemente crea ed immagina da un lato le idee e dall'altro la cosiddetta materia, per poi combinare ed incrociare reciprocamente le prime e la seconda. Ma l'apparenza di questa creazione lo dispone subito ad essere accolto come partecipe di un'attività veramente universale ed originaria: l'atto di creazione continua di Dio. </li></ul>
  14. 14. <ul><li>La partecipazione dello spirito finito umano all'apparenza ed alla realtà dell'atto creativo continuo di Dio fa sì che solamente quest'ultimo sia il primo fattore attivo dell'intelligenza, dell'immaginazione e della sensazione. Lo spirito umano finito riceve tutta questa attività e pensa, immagina e sente – o ritiene di pensare, immaginare e sentire – attraverso il pensiero, l'immaginazione e la sensazione divina. È in questo modo che l'infinito si esplica attraverso infiniti finiti e che l'effettivo, vero e reale universale si fa concreto ed apparentemente particolare. I modi necessari di questo rapporto costituiscono ciò che noi intendiamo come leggi di natura. Leggi di natura che poi scopriamo tramite l'esperienza. Essa ci indica la presenza di un ordine superiore, buono ed intelligente, nell'identità nascosta ma attivamente presente del divino stesso. </li></ul>
  15. 15. <ul>4. Gli spiriti e lo Spirito infinito. </ul><ul><li>La critica di Berkeley al procedimento astrattivo coincideva con la negazione del presupposto dell'indifferente primo (oggetto reale indeterminato), poi differenziato secondo l'ipostasi delle diverse possibili differenze. Al posto di un oggetto astratto il pensatore irlandese pone un soggetto necessario, in rapporto ineliminabile con l'assoluto (Dio). L'apertura di questo rapporto è la riscoperta dell'asse e dell'ordine creativo. La sua espressività è poi la comparsa di una determinazione duplicemente dialettica, che coinvolge da un lato il rapporto con l'oggetto della mente e dall'altro la relazione con lo Spirito infinito di Dio. Nella prima relazione dialettica l'immaginazione potrebbe sostanziare sia l'oggetto che il soggetto pensante (è la posizione classicamente cartesiana); ma la seconda relazione rimobilizza l'intelletto così disteso secondo una volontà infinita, origine vera e propria delle idee. </li></ul>
  16. 16. Il rapporto di sensazione, rispetto al quale lo spirito umano finito sembra risultare come passivo, ingenera l'idea di un prioritario rapporto causale fondato sulla infinita volontà divina. È essa a stabilizzare il movimento dell'intelletto, continuamente proteso verso l'idea o dall'idea disposto secondo ogni possibile variazione. Così la stessa potenza della variazione resta sempre in capo alla volontà divina. Una volontà divina originaria e nel contempo d'orizzonte, inindividuabile e senza immagine alcuna. Essa ha solamente come effetto visibile l'azione interposta nel tempo e nello spazio creato, nell'Universo. Questa azione si presenta a noi con le caratteristiche della determinazione sensibile regolare, ordinata e coerente (logica interna delle leggi di natura). Omogenea ed uniforme (nella pluralità vivace delle proprie particolarità).
  17. 17. <ul><li>L'immagine sensibile è quindi la prima e la più forte, vivace e regolare, a segnare il nostro spirito: tutte le altre immagini dedotte da queste e che compaiono nella nostra mente ed immaginazione razionale indeboliscono la propria potenza impressiva come se fossero attività di secondo grado. Mediazioni continue che consentirebbero l'ipostasi della nostra sostanza pensante e della nostra identità. Se non fosse vero che le prime sono costantemente pensate (volute/intese) da Dio, che in tal modo le crea con continuità e senza alcuna interruzione, secondo un piano provvidenziale che implica la sua spontanea bontà, potenza ed intelligenza infinite. Le seconde possono comparire e scomparire, variarsi secondo il nostro arbitrio, ma restano sempre delle idee dedotte. Ricreate e riprodotte dalla nostra fantasia immaginativa. </li></ul>
  18. 18. <ul><li>Ciò consente l'ipostasi dell'unica sostanza spirituale: Dio. E la collocazione all'interno di essa degli spiriti fenomenici. In tal modo i capisaldi teologici cristiani tradizionali – libera creazione, incarnazione e resurrezione – possono rimanere in vigore come caratterizzazioni fondamentali dell'Essere in generale e per l'uomo in particolare. La credenza in una materia separata al contrario fonda la fede nella negazione di Dio e della sua libera ed intelligente, buona volontà. Annulla il piano provvidenziale della creazione, accentuando i tratti del fatalismo ateo, che sostituisce un falso dio a quello vero (idolatria). In questo modo mentre la scienza della natura – come una grammatica del linguaggio divino – è intesa alla decifrazione dei segni e delle manifestazioni del divino, la filosofia sa risalire da questi alla vera ed unica, buona causa. Dio stesso. La stessa costanza nelle necessità naturali rimanda poi – oltre alla variabilità interna delle idee ed alla loro passività – alla permanenza e stabilità eterna di un principio spirituale attivo, pensante (dotato di volontà ed intelligenza infinite). È il riferimento necessario ad esso degli stessi spiriti finiti che ne dimostra l'immortalità. </li></ul>
  19. 19. <ul>Saggio di una nuova teoria della visione </ul><ul>Trattato sui principi della conoscenza umana </ul>
  20. 20. <ul>5. Il secondo Berkeley. </ul><ul><li>Contro i tratti dominanti del deismo illuministico nascente Berkeley accentua nell' Alcifrone una metafisica di stile neoplatonizzante, atta a neutralizzare le aperture eccessive e le radicalità dei liberi pensatori. Contro le forme immanentistiche e razionali della fede religiosa, contro la sua collocazione nel solo foro interno delle coscienze, il pensatore irlandese rileva la necessità della fede come salto nella sovranatura di Dio attraverso la preghiera e nella necessità di atti di culto esterni, ordinati ed ordinanti (un popolo, una nazione). Solamente la Rivelazione scritturale può allora costituire il soggetto e l'oggetto pratico delle determinazioni morali utili e necessarie per la salvezza delle anime degli uomini. Nella Siris Berkeley poi accentua i tratti quasi magico-animistici del mezzo divino capace di interrelare di sé tutto l'Universo: l'etere. </li></ul>
  21. 21. <ul><li>Esso, come fuoco invisibile e spirito animale dell'Universo, pervade ed attiva ogni movimento ed ogni scambio dialettico fra le parti dell'Universo stesso, essendo uno strumento dell'intelligenza e della volontà infinite di Dio. </li></ul><ul>Tre dialoghi fra Hylas e Philonous </ul>

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