1. romantici e idealisti tedeschi 1

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1. romantici e idealisti tedeschi 1

  1. 1. Il Romanticismo tedesco ed europeo A cura di Stefano Ulliana
  2. 2. Panoramica <ul><li>1. La filosofia tedesca di fine '700.
  3. 3. 2. I caratteri generali del Romanticismo .
  4. 4. 3. La seconda fase del Romanticismo: Rivelazione e tradizione. </li></ul>Caspar David Friedrich Il levare della luna dal mare
  5. 5. 1. La filosofia tedesca di fine '700. <ul><li>Nella seconda parte del XVIII secolo come reazione al tentato predominio in ambito intellettuale della ragione critica di stampo illuminista e kantiano si sviluppano nei paesi di lingua e di tradizione tedesca una serie di movimenti, che paiono da un lato costituire delle difese istituzionali della tradizione metafisico-religiosa cristiana, dall'altro portare a superamento ed alle estreme conseguenze le premesse del discorso critico kantiano. Così a K önigsberg Johann Georg Hamann (1730-1788) ritiene di avere buon gioco nel criticare l'identificazione della razionalità umana con il potere, l'intelligenza e la volontà divine, nella sua pretesa sostituzione della vera, autentica e buona, reale universalità e certezza: quella appunto rappresentata dalla totalità del rapporto con l'assoluto tramite l'intuizione intellettuale, il sentimento e la fede. L'assoluto è infatti forma reale della propria espressione logico-linguistica e naturale reale: </li></ul>
  6. 6. <ul><li>spetta all'uomo cogliere, avvertire profondamente ed agire con l'elevazione consentita dalla fede la determinazione voluta dalla divina provvidenza. È in questo modo che si può trovare soluzione al problema della composizione fra infinito divino e finitezza umana: solo attraverso il rapporto diretto della e nella fede religiosa infatti il tutto divino rivelatosi nella natura e nella storia può essere riassorbito e riportato alla propria origine trascendente ed assoluta ( coincidentia oppositorum ).
  7. 7. All'opposto di questo punto di vista trascendente si pone invece l'immanentismo storico di Johann Gottfried Herder (1744-1803), che indirizza il proprio pensiero e la propria analisi delle manifestazioni naturali ed umane secondo la presenza di un principio di necessitazione intrinseco (unità immediata di spirito e natura), che funziona da ordinamento e da regolazione nella nascita, nella crescita e nello sviluppo dei fatti naturali ed umani. In questo contesto lo spirito del luogo ( genius loci ) permea </li></ul>
  8. 8. <ul><li>di sé tutte le espressioni di un territorio, animandole ed organizzandole, distinguendole e gerarchizzandole (nazionalismo etico di stile dispotico e paternalista). Modo di pensare, carattere collettivo, lingua, arte ed ogni altra espressione (culturale, intellettuale e materiale) vengono in tal modo a costituirsi all'interno di un orizzonte d'espressione comune ed identificante (ambiente), che si costituisce come determinazione universale dei soggetti viventi ed abitanti di quel determinato spazio vitale. È in questo contesto che non può non nascere il problema della possibilità della relazione con gli altri spazi vitali e con le loro espressioni spirituali: questo problema di relazione, comunicabilità, trasmissibilità, viene risolto grazie all'affermazione di uno spirito generale, rispetto al quale tutti gli spiriti particolari sarebbero una speciale espressione e manifestazione. Questo spirito generale è lo spirito della religione cristiana, che </li></ul>
  9. 9. <ul><li>sussume in sé come proprio momento – momento della propria manifestazione vitale – ogni determinazione singola e particolare (cfr. G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito ). In questo modo la religione cristiana diviene l'orizzonte di ordinamento e l'idealità che funziona come spinta e traino interno della propria stessa realizzazione ed autorappresentazione storica, come unificazione progressiva dell'umanità sul terreno del rapporto con la natura ( Idee per una filosofia della storia dell'umanità , 1784-1791). Allora la stessa processualità ideale ed autorganizzativa presente ed operante in natura (dall'inorganico all'organico) si trasferisce gerarchicamente nella progressiva civilizzazione umana, verso la realizzazione del proprio destino manifesto: l'educazione (religiosa) dell'uomo alla propria umanità. In tal modo il divino che è nella natura può essere riconosciuto dall'uomo ed inverato, realizzato, nella sua storia, come ordine della propria perfezione e termine del proprio processo (intrinseco ed interiore) di perfezionamento. </li></ul>
  10. 10. <ul><li>Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) si inserisce nella polemica fra il trascendentismo di Hamann e l'immanentismo di Herder, avendo come obiettivo polemico l'immanentismo necessarista di quest'ultimo (inteso come residuo e ripresa dello spinozismo). È al contrario il puro sentimento della fede a porre in contatto l'uomo con l'assoluto, con il Dio trascendente (teismo). L'orizzonte razionale è prima di tutto attributo divino (prima rappresentazione dell'incondizionato), poi è relazione dell'uomo con il divino stesso (seconda rappresentazione del condizionato). L'incontro e l'unità con l'infinito originario sono dati dalla fede e nella fede (pietismo luterano), mentre la ragione umana può solamente dedurre la comprensione della totalità del mondo (Cartesio), cercando bene di non trasformarla in una totalità autonoma e materiale (ateismo spinoziano). È dunque solo per la fede e nella fede che l'uomo può avere certezza della sussistenza di Dio come sostanza infinita, della realtà del mondo come sua creazione e della propria presenza ed esistenza come immagine della sua libertà. </li></ul>
  11. 11. <ul><li>Il movimento politico-letterario dello Sturm und Drang influenza a partire dal 1776 la scena culturale tedesca, indicando nell'afflato infinito del sentimento, della passione e dell'emozione il sostrato di un'umanità aperta alla tensione della fede per l'inconoscibile e l'illimitato. Nel preteso superamento della ragione finita questo movimento costituirà le premesse letterarie per una modificazione della stessa riflessione filosofica, da ora in avanti più attenta a mediare fra l'aspetto classico e formale e quello informale ed indeterminato, ma apparentemente prioritario, stabilito dall'infinito sovrarazionale.
  12. 12. Johann Christoph Friedrich Schiller (1759-1805) coglie il richiamo del tempo per l'immanente potenza dell'infinito, presente nell'esistenza singolare così come nella totalità armoniosa e vitale della Natura. Influenzato dalla Critica del Giudizio kantiana, Schiller esprime il proprio desiderio di unità fra sensibilità e </li></ul>
  13. 13. <ul><li>moralità, dando composizione nell'azione umana alla grazia sensibile ed alla dignità morale ( Sulla grazia e la dignità , 1793). Ora è la spontaneità naturale ed etica dell'azione umana ad aprire l'orizzonte formale e reale di una determinazione creativa fondamentale e prioritaria, che costituisce l'asse artistico di ogni produzione umana (altrimenti sospesa fra la dispersione nel particolare e materiale empirico e l'annullamento nell'indeterminato puro). Sarà allora solamente nell'esperienza del gioco che l'essere umano consentirà la reciproca compenetrazione della forma nella materia come determinazione e della materia nella forma come vita, dando così luogo alla bellezza come forma vivente . In tal modo l'ideale artistico apre alla condizione dello stato estetico (estatico) , appunto come apertura creativa non finalizzata, né individuata ( Lettere sull'educazione estetica , 1795). </li></ul>
  14. 14. <ul><li>Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) riprende il richiamo schilleriano per la forza e la moralità dell'indeterminato, per edificare un sistema speculativo della libertà, fondato sull'apertura originaria della natura come atto e potenza creativa e divina, che tutto produce, comprende e trasforma secondo fini (organici ed ideali). Qui prende le mosse il primo movimento, la prima esistenza, il fenomeno originario ( Urph ä nomenon , Ursprung : la natura-Dio), che successivamente ed ulteriormente si specifica nei modi, nei tipi e nelle forme concrete del reale. In questo modo l'arte imita la natura in modo oggettivo, approfondendo il grado di consapevolezza (simbolo) presente come finalità organica a livello dell'ente naturale. In questo sforzo – lo streben faustiano – di elevazione e di perfezionamento l'uomo porta a compimento la stessa tendenza naturale, dando difficile equilibrio a forze altrimenti e distruttivamente contrapposte (una moralità vuota e priva di vitalità, sterile, ed una sensibilità cieca, priva di finalità libera). </li></ul>
  15. 15. I dolori del giovane Werther Faust
  16. 16. <ul><li>Karl Wilhelm von Humboldt (1767-1835) sembra riprendere il concetto creativo e doppiamente dialettico goethiano, per applicarlo al rapporto fra lingue e pensiero e per analizzare lo sviluppo interno alle lingue stesse. Queste vengono considerate come modificazioni prismatiche – legate e condizionate ai luoghi ed alle diverse culture dei territori – dello spirito artistico (creativo) comune che permea l'intera realtà, sia naturale che umana (spirito dell'umanità). Le forze naturali e le tensioni umane perseguono un termine ideale di perfezione e di perfezionamento, che stabilisce il criterio valutativo degli sforzi e delle disposizioni variabilmente e contestualmente operate (dalla natura o dall'uomo). La spontaneità produttiva – naturale e razionale – guidata dall'ideale di perfezionamento stabilisce insieme l'idea costitutiva e determinante – la forma completa della materiazione reale – e le modalità dialettiche di interazione con l'empirico. </li></ul>
  17. 17. <ul><li>In questo senso pensiero, linguaggio e realtà materiale entrano in un gioco dialettico a più piani e livelli, che opera e lavora in tempi e momenti diversi, ma apparentemente in modo ciclico. Così la storia naturale – cfr. Alexander von Humboldt – e la storia umana diventano lo sforzo dell'idea – dell'individuo eccezionale o geniale, della nazione in qualche modo speciale - per conquistare la propria esistenza nella realtà. Così l'orizzonte e l'ordine dell'idea che si incarna nella storia e nella realtà – stabilendosi come causa astratta e scopo di realizzazione concreto – definisce la presenza di un'identità determinante (oggettivazione), alla quale devono pervenire tutti gli effetti prodotti dalla spontaneità naturale e razionale. Così i linguaggi hanno un comune orizzonte intellettuale e di pensiero, diversi gradi di esplicazione della forza creativa e differenti modalità di esecuzione e realizzazione (legate ai popoli ed alle epoche storiche), dovuti a differenti usi delle forze immaginative (mitopoiesi delle diverse civiltà) e delle capacità sentimentali (sensibilità emotive e caratteri o temperamenti popolari). </li></ul>
  18. 18. <ul><li>La presenza di un senso intrinseco di movimento e di trasformazione – dall'espressione, alla conoscenza, alla produzione finalizzata - vale prima come realtà immanente e poi come processo necessario ideale, attraverso il quale l'idea prima si pone e poi si realizza concretamente (logica metafisica astratta). In questo modo il processo di oggettivazione dell'idea coincide con l'apertura, lo slargo ed il traguardamento di un'organicità ideale, che impone al soggetto un farsi oggettivo e coordinato delle proprie condizioni espressive. Tutto deve essere necessariamente convogliato ed unificato dal termine ideale: la prima parola di una lingua la preannuncia e la presuppone tutta. Quest'orizzonte di oggettivazione e di determinatezza vive però della radice fondamentale e dell'essenza della libertà e del prospetto quindi della liberazione generale dell'intera umanità (fuoriuscita dal condizionamento materiale). </li></ul>
  19. 19. <ul><li>In ambito politico se l'orizzonte e la determinatezza della libertà chiarivano, definivano e impostavano la libera ricerca individuale delle condizioni per il miglioramento delle condizioni materiali e la libera scelta delle prescrizioni morali e religiose, l'azione dello Stato doveva limitarsi a garantire unicamente il piano sul quale quell'orizzonte e quella determinatezza potessero, rispettivamente e reciprocamente, innestarsi e originarsi, concretizzandosi poi realmente (libera iniziativa economica, libertà morale e di culto religioso). Questo piano doveva perciò comprendere solamente quella predisposizione istituzionale alla sicurezza interna ed esterna, che avrebbe garantito come schema l'unità fra gli apporti ideali (libera scelta morale e religiosa) e quelli materiali (libertà dal bisogno). Per questa ragione l'intervento positivo dello Stato doveva essere limitato unicamente all'assicurazione della condizioni di sicurezza interna ed esterna. </li></ul>
  20. 20. 2. I caratteri generali del Romanticismo. <ul><li>Il Romanticismo è stato un movimento culturale, letterario e filosofico, artistico e musicale, nato in Germania ( Romantik ) alla fine del XVIII secolo e qui preparato dal movimento detto dello Sturm und Drang . Esso si è poi diffuso, prima in Francia ed Inghilterra, poi in Italia e nel resto d'Europa. Come movimento culturale esso ha cercato di far valere quale proprio principio fondatore ed ideale di riferimento una capacità sentimentale ed una potenza immaginativa ed emotiva, che parevano confliggere direttamente con la purezza e la perfezione propria e suppostamente autonoma della razionalità classica (interpretazione hegeliana). Da un altro punto di vista però lo stesso movimento culturale non si è rinchiuso in un aspetto unicamente creativo-letterario, ma ha contribuito fortemente a creare una nuova ed originale concezione della razionalità, basata sul concetto dell'infinito soggettivo e naturale. </li></ul>
  21. 21. <ul><li>Così lo sviluppo storico determinato dalla Rivoluzione Francese, dal suo fallimento, dall'avventura napoleonica e dalla Restaurazione, è accompagnato dal Romanticismo, che all'inizio pare fungere da pungolo e da fattore di estremizzazione delle tensioni politico-sociali presenti, vive ed attuali, per poi assumere al contrario forme conservatrici od addirittura reazionarie, assecondando le pulsioni d'ordine della ricostituita società d'antico regime. Le forme progressive del Romanticismo troveranno però ulteriore spazio e vitalità, non appena il generale movimento di liberazione iniziato dalla Rivoluzione francese proromperà di nuovo nelle rivoluzioni borghesi e nazionalistiche dei primi decenni del XIX secolo. Allora l'universalismo aperto del cosmopolitismo illuministico si rovescerà e concretizzerà nelle forme di determinazione reale assolutistico-borghesi, grazie alle quali il movimento borghese stesso cercherà di trovare riparo ed assicurazione di fronte al comparire ed al prorompere delle forze più radicali di liberazione: quelle democratiche e socialiste (comunque indotte dal proprio stesso idealismo radicale e creativo). </li></ul>
  22. 22. <ul><li>La divisione e contrapposizione fra fronti diversi all'interno dello stesso movimento romantico sembra dunque costituirsi identificando da un lato la posizione culturale e politica che appoggiò la prosecuzione dell'apertura universalistica e cosmopolitica dell'Illuminismo e la sua successiva radicalizzazione ed approfondimento rivoluzionario, dall'altro la posizione culturale e politica che fece propria invece la determinazione reale dell'oggettivazione assolutistico-borghese, in funzione anti-materialistica ed anti-positivistica. Così da un lato si può giungere ad una spiritualità che si fonde con l'aspirazione plastica e vivente della materia e che mantiene sempre vivo l'afflato sentimentale, emotivo e razionale per l'infinito creativo e doppiamente dialettico; dall'altro abbiamo a che fare con il sorgere di un nazionalismo astratto, ma proprio per questo violentemente impositivo (premessa dell'imperialismo di fine secolo). </li></ul>
  23. 23. <ul><li>In questo modo la forma rivoluzionaria o progressista del Romanticismo attiene ad una concezione esistenziale che conserva, favorisce ed incrementa la possibilità di un futuro ideale e qualitativamente migliore, liberamente scelto da ogni individuo e dunque reale per la vita comune stessa. Da ciò l'esaltazione sentimentale, emotiva e razionale di una potenza universale (titanismo) capace di creare immagini vive e vitali (ideale dell'arte) dell'ideale perseguito. Dall'altro lato invece la forma reazionaria del Romanticismo connette insieme realismo ed individualità, nella trasmissione di un passato tradizionalmente e nostalgicamente sognato ed idillicamente perseguito, con modalità, forme e contenuti regressivi. Da ciò l'esaltazione della tradizione storica, religiosa e morale, letteraria e culturale, nella forma di una determinazione reale oggettiva, conservatrice e reazionaria, atta a costituire una identificazione necessaria per l'intera vita individuale e collettiva. </li></ul>
  24. 24. <ul><li>La polemica fra astratto e concreto , fra legislatività dell'intelletto e determinazioni finali della ragione, si rovescia quindi in serie prima contro le forme illuministiche di dispotismo e di controllo previo della vita naturale ed umana, perché considerate riduttive e sterilizzanti nei confronti del portato creativo ed espressivo della natura e dell'uomo, poi contro tutte quelle stesse riflessioni romantiche che ne hanno sostituito l'astrazione determinata con quella determinante, creando ed immaginando una ragione separata, che pretenda per se stessa la medesima necessaria possibilità di incapsulamento della vita e della sua infinità ed infinitezza. Per questo la polemica contro l'astrazione si trasformerà in ultima battuta in quella contro la stessa procedura dell' alienazione , prima tratteggiata dalla linea Feuerbach-Marx, poi ripresa e riformulata altrimenti da Nietzsche. </li></ul>
  25. 25. <ul><li>Nel movimento romantico tedesco assunse particolare importanza il circolo di Jena , animato da letterati ed intellettuali come Friedrich von Schlegel (1772-1829), August Wilhelm von Schlegel (1767-1845), Friedrich von Hardenberg detto Novalis (1772-1801), Friedrich H ö lderlin (1770-1843) . Le idee del movimento romantico vengono poi diffuse a Berlino attraverso la rivista <<Atheneum>> da Friedrich von Schlegel. A Berlino il movimento romantico poté contare sui contributi e le riflessioni del filosofo Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher (1768-1834) e dei teorici dell'arte Johan Ludwig Tieck (1773-1853) e Wilhelm Heinrich Wackenroder (1773-1798). Anche Fichte, Schelling ed Hegel saranno poi influenzati ed influenzeranno in maniera e grado diversi lo sviluppo teorico del movimento romantico. Il circolo di Jena si scioglie nel 1801, ma le idee romantiche si diffondono successivamente nel resto della Germania e dell'Europa. </li></ul>
  26. 26. <ul><li>Il movimento romantico tedesco concentra la propria attenzione intellettuale sul concetto razionale di infinito . A partire dalle riflessioni estetiche kantiane comincia infatti a svilupparsi il concetto di un sentimento soggettivo o di una fede immediata capaci di immedesimare il soggetto stesso con la vita dell'infinito stesso. In opposizione a tale concezione si svilupperà poi una ragione dialettica , che utilizzerà il movimento dell'immaginazione per mostrare filosoficamente la possibilità di un superamento oggettivo nell'assoluto. Da tutti questi diversi punti di vista il tema dell'infinito emerge comunque come problema principale del rapporto del soggetto con la realtà, la sua verità e bontà o bellezza.
  27. 27. L'apertura universalistica dell'Illuminismo aveva comportato come effetto negativo la violenza rivoluzionaria e le guerre d'espansione napoleoniche. Il ripudio romantico di una ragione violenta nei propri tratti impositivi e dogmatici ed il suo richiamo alla libertà (anche nazionale) ne allontana il carattere riduttivo, ma al contempo ne apre un orizzonte infinito. </li></ul>
  28. 28. <ul><li>È in relazione a quest'orizzonte infinito che la nuova ragione romantica ricalibra la propria visione di Dio, dell'universo e dell'uomo stesso. In questa nuova visione l'uomo può riferirsi immediatamente alla natura e a Dio, attraverso il sentimento interiore e la fede della propria coscienza. Per questo motivo intrinseco ed immediato vengono valorizzate tutte quelle espressioni, azioni ed operazioni che hanno a che vedere con la radice sentimentale o l'elevatezza fideistica, luoghi entrambi considerati come fuori presa da parte della ragione limitata illuministica: in primo luogo verrà dunque valorizzata l'arte, capace come nessun'altra attività umana di svilupparsi da e di dare a propria volta sviluppo al sentimento spirituale ( geistiges Gef ü hl , Schlegel). Qui la radice sentimentale e l'apertura creativa generano un'ampia e variabile gamma di emozioni, indefinite ed indeterminate, che dall'indeterminato e dal libero traggono forza e bellezza, bontà e spontaneità. </li></ul>
  29. 29. <ul><li>In questo modo il bello ed il sublime toccano, stimolano e rigenerano le forze più profonde e radicali dell'uomo, spingendolo ad attuare la migliore delle proprie disposizioni esistenziali, a percorrere le vie che portano all'ideale più alto e più bello, più buono. In questa spiritualizzazione delle radici e dei termini finali del percorso esistenziale umano l'espressione verbale (poetica) e soprattutto non verbale, allusiva e simbolica, o musicale, acquisisce una nuova giustificazione e funzione, un nuovo valore assoluto. Ora il visibile e la forma del visibile si trasforma nella forma dell'invisibile: l'apparentemente informe della materia viene sentito e visto come elemento dotato di vita propria, di una libertà indeterminata e di uno scopo o finalità propri, superiori a qualsiasi immaginazione umana od a qualunque ragionamento e calcolo matematico-fisico (cfr. J.W. Goethe, L'apprendista stregone ). </li></ul>
  30. 30. <ul><li>In questo modo viene progressivamente a costituirsi nella mentalità romantica il riflesso di una doppia indeterminazione: quella apparente della materia viene come esaltata infatti da quella propria di una libertà assoluta, che ne costituisce lo spirito e l'anima immanente più vera ed autentica, più profonda e buona. In questo modo il sentimento dà luogo ed apre al sogno dell'unità reale con l'infinito, senza alcuna divisione e contrapposizione fra interno ed esterno. Tutto è infatti interno ed interiore a questo sentimento, che manifesta ed esprime, esplica o esteriorizza da sé ogni cosa (cfr. Schelling, la rivelazione dell'Assoluto a se medesimo). La più fine ed adatta fra le proprie manifestazioni sarà allora quella che maggiormente ripete e riprende la tensione spirituale presente nella materia come sua propria libertà: quella forma artistica che sembra nascere e concrescere su se stessa e dare così la migliore rappresentazione alla sostanza auto-creativa (e perciò infinita) dell'arte stessa. La musica. </li></ul>
  31. 31. <ul><li>Ripudiati il principio di imitazione e le regole classicistiche, l'estetica romantica si configura come un'estetica della creazione, poiché se all'uomo morale si riconosce ancora la necessità di un limite, di un ostacolo, al poeta ed al musico è attribuita una libertà sconfinata e all'arte una spontaneità assoluta, che ne fa un'attività in perenne divenire, dotata di inesauribile dinamicità creativa. Se l'arte consente la massima delle profondità e la massima delle elevazioni, essa può dunque anche permettere una forma di alienazione, di allontanamento e di rifugio dalla confusione e dal dolore del mondo, per ergere un luogo di isolamento e di auto-confinamento del soggetto-artista. In questo luogo l'artista disimpegnato gode dei piaceri dell'arte, in sostituzione di quelli della vita, giudicati di impossibile o dolorosa e contraddittoria realizzazione. La salvezza laica decretata da questa forma di partecipazione alle bellezze dell'arte apre successivamente la strada per il recupero della dimensione religiosa. </li></ul>
  32. 32. <ul><li>La forza trascendente e liberatrice dell'arte, la sua volontà di separazione dagli affanni e dalla molteplice caoticità e dolorosità dell'esperienza umana, non può non riscoprire e dare spunto alla rivitalizzazione di un sentimento unitario e fortemente unificante, identificante, per se stessi: il sentimento che attinge immediatamente e totalmente all'orizzonte superiore ed eterno del divino. Il sentimento individuale della fede . Immediatezza e totalità definiscono e determinano allora il modo attraverso il quale il soggetto rinnovato abbatte il feticcio della ragione illuministica, il termine ideale della propria perfezione, la causa prima e finale della volontà generale, per restituirgli la propria assoluta trascendenza e necessità, poi declinata secondo i modi tradizionali del dogma e del culto positivo (cfr. Schleiermacher). Di fronte però alla ricaduta nel passato della fede e per far al contrario valere sia l'immanenza, sia l'aperta idealità dello Spirito, </li></ul>
  33. 33. <ul><li>per far risorgere dunque l'autenticità dello Spirito – nella sua materia, vita e ragione – una nuova razionalità dialettica si installerà nel cuore dell'Essere, per definirlo, spiegarlo e determinarlo. In tal modo veramente congiungendo ogni singola parte e relazione nell'infinito e per l'infinito: toccando sempre l'infinito e muovendosi in esso e per esso (cfr. Hegel).
  34. 34. In questo modo l'infinito viene ad assumere diversi significati, fra di loro razionalmente interconnessi: l'amore per l'infinito dei romantici rompe la limitatezza e la costrizione, la compiutezza e la definitezza della forma, per approdare a ciò che non è definito né determinato, non subisce alcun ordine preciso, non ha armonia di proporzioni e non può essere soggetto a misura e valutazione (confronto). Fuori da ogni giudizio l'infinito dei romantici può immedesimarsi solamente con il movimento creativo ed ideale dell'amore, del desiderio, che rompe ogni regola, si alza ed eleva alla massima libertà. </li></ul>
  35. 35. <ul><li>In questo procedimento tutto è infinito: infinita è la materia e la natura (nonostante la sua apparente finitezza), infinito è il sentimento dell'uomo e lo spirito di cui esso vive (oltre la sua apparente limitatezza), infinita è la razionalità che lo anima, lo spinge e lo muove (attualità della sua potenza finale). Per tutti questi momenti e gradi la stretta adesione dei romantici all'infinito può dunque esprimere prima una fede panteistica ed immanente (panteismo naturalistico), oppure successivamente immediata e totale, oppure ancora razionale (panteismo idealistico). Così dall'immediato dell'immanenza si passa prima all'immediato e totale della fede, poi in virtù della riflessione all'apparenza dell'immagine costituita dalla mediazione assoluta (mediazione con l'assoluto). In questo modo il processo, prima orizzontale del sentimento, si eleva alla trascendenza immediata delle fede, per infine ricostituirsi come forma dialettica in continuo divenire (riflessione infinita o Spirito). </li></ul>
  36. 36. <ul><li>Aprire la sensibilità infinita all'intero universo voleva dire per i Romantici considerare la vita che prorompeva dall'abisso della creazione come qualcosa di irrequieto per essenza, per necessità propria. Allora ciò che era realmente vivo godeva in se stesso di una irrequietezza, che sembrava stagliarsi e proiettarsi sull'intero orizzonte della propria esistenza e che procedeva in avanti con la tensione di un desiderio e di una brama incessanti ( Sehnsucht ). Come se l'ideale naturale fosse accompagnato strettamente e strettamente avvinto a quello razionale, la sensibilità, il sentimento, la passione e l'emozione razionale dell'uomo si muovevano concordi verso un'immagine, che traguardava un ideale (Novalis, Heinrich von Ofterdingen , il fiore azzurro), un ideale di perfezione (e di relativo, ma continuo perfezionamento). Forma eguale dell'infinito diseguale ed aperto, questo ideale infinito spinge e trae l'uomo, lo spirito dell'uomo, a sé (demone dell'infinito, spirito faustiano, sforzo fichtiano). </li></ul>
  37. 37. <ul><li>Nel momento in cui a questo desiderio – pieno di se stesso - subentri – magari successivamente al senso ironico della sproporzione dell'infinito stesso - il desiderio di possesso dell'infinito stesso, allora si può assistere al capovolgimento e alla negazione della propria negazione (effettuata dall'infinito e concretizzata nel nulla), nell'assegnazione di un potere assoluto - un atto causale e finale al tempo stesso – ad un ente dislocato e superiore, dotato della potenza infinita di controllo e di determinazione sull'infinito precedente (destinazione). Un Dio stesso. In questo modo rinasce di nuovo la distinzione e la separazione fra la molteplicità infinita delle singole manifestazioni dell'infinito stesso e la sua più profonda, ma alta, necessità. Di fronte a questa ricostituzione del soggetto signorile tradizionale il movimento romantico più radicale e democratico svilupperà al contrario il senso dell'attaccamento e dell'immedesimazione, dell'immanenza, alla infinita potenza di movimento dell'infinito stesso. In ciò consisterà il suo titanismo (perdurante sino a Nietzsche). </li></ul>
  38. 38. <ul><li>Al contrario l'ipotesi restauratrice e reazionaria comincia a costruire – o ricostruire – lo spazio di un recupero nostalgico dell'unità incorrotta e felice fra natura ed umanità (armonia del mondo), sotto lo sguardo attento, ma generoso, delle molteplici divinità del pantheon della Grecia classica o dell'amorosa divinità cristiana, guida del nobile mondo cavalleresco medievale. L'immaginazione stessa pare come dividersi: da un lato opera la riedificazione sognata di questo mondo; dall'altro pare protendere la volontà di sviluppare una potenza d'infinito, che sappia tenere insieme natura e ragione. Per rimanere invece in mezzo, come raccolta a definire ed ordinare le regole del pensiero e dell'azione quotidiana, convenzionale ed abitudinaria. Il mondo sognato dalla prima forma di immaginazione ripudia questa normalità, per saltare invece alla diversità dell'eccezionale, dell'eroico, capace di causare sentimenti ed emozioni intense e travolgenti. </li></ul>
  39. 39. <ul><li>Allora l'irregolare, l'atipico, il diverso e lo strano suscitano meraviglia. Il lontano, fiabesco e magico evocano il mistero. Mentre tutto ciò che sa di primitivo e di radicale offre il senso della possibile perdita di sé: una perdita che viene accentuata, ma nello stesso tempo come accettata, nell'immagine della morte e del negativo (il lugubre, lo spettrale, il notturno). Meraviglia, mistero e perdita di sé costituiscono allora la triangolazione attraverso la quale la letteratura e l'arte romantica (si pensi alla pittura di Caspar David Friedrich) concentrano in un'intimità oscura e nascosta, separano e muovono lo spirito, l'animo e la sensibilità romantici verso un nuovo orizzonte, lontano e separato, forse irraggiungibile ed illusorio, edenico. Meta del pellegrino (viandante) dello spirito. È qui allora che dovrà ricostituirsi quell'unità originaria fra natura e spirito, che la ragione analitica ed interessata dell'illuminismo aveva spezzato, frantumato e contrapposto, con il suo infinito desiderio di potenza scientifica e tecnica (M. Shelley, Frankenstein: or the modern Prometheus ). </li></ul>
  40. 40. <ul><li>Così in questa mitizzazione del passato felice e dell'oltremondano l'ipotesi restauratrice e reazionaria considera e valuta la modernità aperta dalla ragione scientifica e tecnica come un periodo di povertà spirituale: un tempo ed un mondo che ha oscurato e nascosto l'armonia originaria ed autentica fra natura, uomo e Dio, per sovrapporvi la falsa luce – e vera oscurità e decadenza - di un progresso apparente, tutto fatto di finalità interessate e di calcolo legato alla presunta e separata potenza del soggetto umano. A separazione avvenuta il soggetto umano potrà invece essere ricostituito – e quell'armonia venire ricomposta - solamente attraverso il necessario richiamo ad un orizzonte di ragione infinito, declinato attraverso i modi della produzione ideale artistica (poetica o pittorica) o dell'immedesimazione fideistica (rinascita dei movimenti protestanti). </li></ul>
  41. 41. Caspar David Friedrich Le rovine di Eldena Caspar David Friedrich Il viandante sul mare di nebbia
  42. 42. <ul><li>Il romanticismo letterario implica il proprio approfondimento filosofico. In questo il soggetto della facoltà sentimentale ed emotiva (razionale) tocca la profondità abissale del creativo e della creazione, per elevarsi immediatamente agli orizzonti dell'infinito. Il soggetto stesso si trasforma nell'attività infinita di creazione (Io puro, Fichte, Dottrina della scienza , 1794). L'infinito dello spirito supera però la tensione del perfezionamento morale dell'uomo, aprendosi successivamente ed integrando a sé l'infinito della natura (Schelling). In questo modo l'infinito soggettivo diviene l'infinito che sintetizza, come Dio, spirito e natura. È a questo infinito che faranno riferimento gli artisti del Romanticismo: un infinito che non ha bisogno di alcun superamento interno del finito, ma che può spaziare senza tempo ed immediatamente nell'immagine sognata della propria pienezza creativa e di determinazione. </li></ul>
  43. 43. <ul><li>È il desiderio sorgivo allora a costituirsi come fonte e strumento di realizzazione (cfr. Dioniso e Persefone) dell'amore universale ed infinito (cfr. Eros e Pan), che abita eternamente nel tempo l'immagine razionale dell'infinito stesso (Dike come immagine dell'Essere). In questo desiderio infinito, che è pieno di se stesso in quanto è amore infinito ed universale, l'atto creativo è immediatamente dialettico: unisce in modo completo e complementare il soggetto maschile e quello femminile, per dare rappresentazione immediata della polarità fra forma e materia. Entrambi i soggetti sono forma ed entrambi i soggetti sono materia: l'uno si unisce e si fonde nell'altro, facendo in modo che il sentimento reciproco originario esprima – sempre reciprocamente – tutte le graduazioni successive della moralità e della libertà. Per questo l'amore diviene causa sostanziale di auto- e reciproca liberazione. </li></ul>
  44. 44. <ul><li>La libertà eguale diventa allora, secondo l'ipotesi rivoluzionaria o progressista del Romanticismo, il criterio fondativo della reciprocità dei rapporti di convivenza sentimentale, civile e politica fra uomo e donna. Con il capovolgimento decretato dalla fase o momento restauratore e reazionario la stessa concezione dell'amore piega verso caratteri e funzioni tradizionali e tradizionaliste: la donna riprende a vivere per l'uomo, secondo una rinnovata concezione paternalista dei rapporti individuali, civili e politici. Allora si viene a ricostituire la soggezione femminile all'orizzonte di determinazione e d'ordine (ideale, finale e pragmatico) maschile (cfr. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto , 1821). Così mentre nella prima ipotesi l'espressione libera e reciproca dell'amore emancipa entrambi i soggetti, facendoli entrare in un orizzonte ideale rivoluzionario, nella seconda determina un nuovo assoggettamento e distacco (reciprocamente vissuto). </li></ul>
  45. 45. <ul><li>Se nella prima ipotesi gli amanti, uniti, percorrono la stessa via della cogenerazione , della dignità e valore, del rispetto reciproco, nella seconda si alienano reciprocamente in un'identità reciprocamente separata e conflittuale, con la sospensione in un'unità ipocrita, convenzionalmente tesa a ricevere il riconoscimento civile da parte della società (come nel matrimonio tradizionale e borghese). Le stesse unità astratte hegeliane sono identità e centri di reciproca identificazione egualmente astratte, ottenute per reciproco annullamento della possibile opposizione (portata agli estremi): così la sintesi finale è di volta in volta appannaggio di un soggetto duale variabile (nella ragione). Mentre la prima ipotesi conserva ancora un richiamo immediato all'infinito, che viene sentito e vissuto come partecipe di tutte le infinite sue creature, la seconda riporta ogni creatura alla propria funzione di elemento ordinato. Mentre la prima ipotesi fa vivere l'atto fisico e spirituale dell'amore come una partecipazione totale all'infinito presente, rendendo vivo ogni altro amore, nella seconda ipotesi l'atto fisico dell'amore è procrastinato alla realizzazione di un progetto astratto, nel quale si incontrino la determinazione maschile e la soggezione femminile (spirito ordinato). </li></ul>
  46. 46. <ul><li>La parte restauratrice e reazionaria del movimento romantico elabora una concezione della storia antitetica a quella, di natura progressista ed umanista, concepita dall'Illuminismo. Mentre questo aveva visto nell'affermazione degli ideali di libertà, eguaglianza e fraternità il motore immanente dello sviluppo e del miglioramento progressivo delle condizioni di vita, di pensiero e d'azione, degli uomini, la parte regressiva del Romanticismo affida di nuovo ed in maniera tradizionale e tradizionalista il destino degli uomini all'intervento soprannaturale della grazia e della provvidenza divina. Così la stessa sconfitta degli ideali rivoluzionari e l'affermazione delle tendenze nazionalistiche vengono vissute e pensate come l'intervento di una determinazione superiore. In questo modo la storia diventa il luogo di passaggio, di modificazione e di trasformazione per fasi, di uno Spirito superiore (cfr. Hegel). </li></ul>
  47. 47. <ul><li>Questo Spirito superiore viene pertanto considerato come un soggetto portatore di un'identità, che universalmente si afferma e si muove, perseguendo i propri fini ed ideali. Tutto viene così risolto come sua manifestazione positiva e funzionale, adatta a tutte le forme successive di miglioramento e di superamento. Tutto quindi risulta giustificato e giustificabile, all'occhio di una ragione superiore che pretende per se stessa la genesi e la disposizione ordinata di ogni fatto ed evento, secondo una logica necessaria ed una razionalità indiscutibile (sia essa chiara ed evidente, od oscura ed apparentemente indeterminata). Nulla può dunque venire rigettato o criticato della storia, in quanto inveramento necessario ed assoluto dello stesso spirito divino, affermazione per fasi e momenti, vitali ed autonomi, reali dello stesso (identità reali delle singole epoche storiche). </li></ul>
  48. 48. <ul><li>In questo modo l'ideale si trasforma in motore di affermazione assoluta di un positivo reale indiscutibile. Necessario - perché posto ed imposto dalla volontà, sapienza ed amore divini – esso guarda e vive tutti i momenti che lo hanno preceduto come fasi imprescindibili per la propria esistenza ed affermazione, così come vede la propria morte come momento imprescindibile per la trasformazione immanente – egualmente necessaria – dello Spirito superiore ed assoluto in un altro da se stesso. Di qui il tradizionalismo e la santificazione del passato operata dal Romanticismo: mentre l'Illuminismo infatti guardava alla storia come luogo di errori e di orrori, dai quali prendere le mosse con radicale spirito critico, il Romanticismo carica di immediata valenza positiva ogni istituzione storicamente affermatasi (famiglia, differenze sociali, monarchia, Stato, Chiesa), nella logica della sua funzione presente e futura. </li></ul>
  49. 49. <ul><li>Necessità ed assolutezza pongono in essere uno Spirito che dunque si immanentizza nella realtà storica e sociale come determinazione e scopo indiscutibile, elevando in tal modo una struttura gerarchica tesa a garantire la sussistenza di un principio sommo di unificazione, poi diversamente modulato nella varietà delle funzioni organiche alla vita civile e sociale. Così la determinazione religiosa incontra quella politico-istituzionale, per sovraordinare l'andamento e lo sviluppo della vita economico-sociale. Con questa impostazione diventava facile per i Romantici esaltare il momento ed il periodo storico del Medioevo, come fase di realizzazione di quella spiritualità, nella quale l'energia vitale stessa trovava ordine e disciplina cavalleresca, nobiliare e religiosa. Scontrandosi in questo modo con l'interpretazione degli Illuministi, che ne facevano un luogo di impoverimento e di illusioni fantastiche e superstiziose, sorrette dalle continue escrescenze del dogmatismo e dalla violenza fanatica del potere istituzionale e politico. </li></ul>
  50. 50. <ul><li>La concezione della storia elaborata dalla parte più conservatrice del Romanticismo si unisce naturalmente con la corrispettiva concezione politico-istituzionale. Mentre le correnti rivoluzionarie del Romanticismo vedono negli ideali di Rousseau la migliore delle concretizzazioni politiche dello spirito libertario (radicalismo repubblicano, ribellismo anarchico), contro le convenzioni e le regole che ne impediscono o ne immobilizzano la realizzazione, la parte più conservatrice e retrograda del movimento guarda al passato della tradizione assolutistica, come strumento per l'arginamento e l'indirizzamento delle nuove forze sociali ed economiche borghesi e per l'annullamento più radicale e deciso di tutte quelle forze e di quelle forme politiche invece esaltate dalla propria controparte più rivoluzionaria. Questa parte allora elabora un pensiero politico tutto concentrato sulla formazione e costituzione per lo Stato di poteri assoluti (in ambito amministrativo e di direzione socio-economica). </li></ul>
  51. 51. <ul><li>Così mentre gli Illuministi ed i liberali rivoluzionari romantici guardano al popolo come viva forza di liberazione unitaria, che si esprime in una comune volontà generale, che non annulla le spinte individuali, ma al contrario le irrobustisce e le utilizza per il miglioramento della vita collettiva (materiale e culturale), la parte più tradizionalista e conservatrice del movimento romantico strumentalizza il concetto di nazione , per far valere una presupposta ed astratta comunità di scopi, di finalità e di interessi (gerarchicamente ordinati), dove l'unificazione dell'identità comune viene a determinarsi per effetto di una somiglianza od affinità di linguaggi, costumi, religioni, razze. Il processo di questa identificazione – che da inconscio diviene razionale (genio della nazione) - verrà allora a costituire lo spirito del popolo nella propria nazione (Edmund Burke, Friedrich Karl Savigny, Jacob e Wilhelm Grimm: Volksgeist ). </li></ul>
  52. 52. <ul><li>In questo modo l'ideale illuministico dell'umanità in generale (cosmopolitismo giuridico e politico) viene sostituito dalla concretezza materiale e culturale delle espressioni nazionali dei diversi popoli (nazionalismo giuridico, storico e specifico), più o meno od affatto riducibili al dominio di un popolo superiore. Allora le forme religiose positive adottate dai singoli paesi vengono considerate e valutate come espressioni necessarie ed imprescindibili dello stesso spirito del popolo; le lingue parlate e scritte vengono codificate come espressioni storicamente determinatesi lungo lo sviluppo e le trasformazioni storico-civili e culturali della nazione stessa (considerata dal punto di vista geografico o politico). La gradualità del processo di identificazione nazionale – che sostituisce il movimento generale di perfezionamento dell'umanità – instaura (riconosce) una relazione di eterodeterminazione, che qualifica la separatezza e la priorità (l'astrattezza) dello spirito del popolo. </li></ul>
  53. 53. <ul><li>Lo spirito del popolo è il principio primo del proprio manifestarsi come corpo civile, sociale, economico e politico. Esso vale come una forma pura a priori , destinata ad incarnarsi nella materialità delle relazioni dialettiche presenti ed operanti fra gli individui sociali. Queste stesse relazioni sono poi l'immagine riflessa (oggettiva) delle proprie virtù determinanti, della potenza della propria volontà collettiva, della propria volontà creativa generale. Con questa appropriazione lo Stato allora concentra a se stesso una prioritaria e preventiva potenza di determinazione, che vale come termine organico della comune partecipazione dei cittadini assoggettati. Così ognuno di questi vive ed opera nello Stato e per lo Stato (cfr. Hegel, Stato etico).
  54. 54. Se, poi, ciascuno degli spiriti dei popoli - che si siano formati in nazioni - trova e riconosce una nazione, che sia capace di svolgere una funzione di guida nel movimento complessivo dello spirito generale dei popoli, allora questa diviene naturalmente (o conflittualmente) in virtù del suo primato autentico una nazione missionaria ed educatrice, per l'intera umanità. </li></ul>
  55. 55. <ul><li>In questo modo la teoria del primato civile e morale di una nazione sulle altre si tramuterà progressivamente nella lotta per l'acquisizione di quella posizione di privilegio, grazie alla quale tutte le relazioni di vita (di scambio e di profitto) fra le nazioni stesse verranno circoscritte ed ordinate in relazione alla volontà dominante della prima fra queste. La Germania, l'Inghilterra e poi gli Stati Uniti percorreranno la strada del destino manifesto (imperialismo), che getterà l'Europa prima ed il mondo poi nel baratro di due conflitti mondiali. L'Italia utilizzerà questa concezione per procedere prima alla propria liberazione dalla dominazione straniera, poi per espandere il proprio raggio d'influenza nella comune battaglia europea e mondiale per l'acquisizione di nuovi mercati e di nuove fonti per l'approvvigionamento e le materie prime (colonizzazione). Facendo in tal modo decadere la prospettiva interna ed esterna di uno sviluppo liberal-democratico e ponendo le premesse materiali, istituzionali e culturali per il successivo fascismo. </li></ul>
  56. 56. <ul><li>Se il movimento e lo sviluppo della storia in generale, come progresso dello spirito che è nell'uomo, viene catturato da un punto di vista astratto e separato, anche la dinamica presente nelle forze ed espressioni della natura risulta piegata da e verso considerazioni di necessità ed assolutezza. L'infinito creativo e doppiamente dialettico – il movimento stabilmente naturale, ideale e razionale dell'infinito - riacquisito dalla parte rivoluzionaria del movimento romantico (Goethe, H ö lderlin ) viene infatti richiuso, rovesciato, capovolto e coartato ad una funzione e finzione accessoria: non più finalità di vita, ma di morte (di finitezza, come determinazione eteronoma: essere da altro e per altro), la natura diviene e si trasforma nel fantasma e nello spettro di se stessa: come spirito trasfigurato. Allora lo Spirito dell'infinito, nella sua apertura d'infinito, perde la propria emozione immediata e totale, per rinchiudersi nel confinamento dello strumento, adoperato dalla finzione dello spirito (lo spirito astratto e separato) per affermare se stessa. </li></ul>
  57. 57. <ul><li>In questa contraffazione la natura non può non trasformarsi nell'al-di-fuori dello spirito (cfr. Hegel), che lo spirito deve riconquistare a se stesso, per poter finalmente riaffermare se stesso e la propria superiorità (oggettiva ed assoluta). Così la concezione della natura romantica passa dalla sua estrema spiritualizzazione (materia viva in movimento formale) – che rigetta ogni forma e tipo di materialismo meccanicistico (materia inerte in movimento efficiente) – alla sua estrema razionalizzazione astratta, prodromo della successiva affermazione del movimento positivista. La filosofia della natura romantica guarda perciò o alla partecipazione empatica delle parti all'infinito, o alla loro riduzione simbolica (vivere per la forma astratta del tutto); definisce la materia come vivente ed animata dall'interno, intrinsecamente finalizzata, oppure la considera come finalizzata dall'esterno (spirito astratto); la determina nel modo della forma e materia dell'opposizione infinita (dialettica), oppure nella maniera della forma che si materia nell'opposizione finita (sintesi superiore). </li></ul>
  58. 58. <ul><li>Così da un lato abbiamo l'analisi psichica (di movimento) della materia vivente e la finalizzazione naturale e razionale della forma intrinseca in movimento (cfr. Schiller, Schelling: principio di analogia); dall'altro prima l'estrinsecazione reciproca (ed opposta) di psicologia e fisica, poi la ricomposizione forzata della prima sulla seconda (cfr. Hegel, principio sintetico). Nel primo caso avremo, all'interno di un orizzonte razionale e di un ordine naturale infinito, l'applicazione di un principio dialettico o di apparente opposizione verticale, per il quale l'essere creativo e sorgivo è immediatamente e razionalmente libero, subito in relazione dialettica con tutti gli altri esseri, e immediatamente in movimento autonomo per il proprio perfezionamento ideale (come vivente organicità). Nel secondo caso invece avremo, all'interno di un orizzonte preformato di razionalità, la sussunzione totale delle determinazioni naturali, secondo l'applicazione di un principio sintetico, che capovolge l'ideale d'organicità nel farsi concentrato e convergente delle volontà. </li></ul>
  59. 59. <ul><li>Nel primo caso non compare apparentemente alcun ordine, in quanto esso vige già come unità inscindibile ed inalienabile di natura e ragione. Nel secondo caso invece esso viene imposto necessariamente ed assolutamente, come ordine immediato del tutto (attestando così la sussistenza di un Signore e spirito precedente), rispetto al quale riportare la riconoscibile e riconosciuta gerarchia delle determinazioni e delle reti degli esseri.
  60. 60. Se queste due sono le principali modalità di visione e di sguardo dell'umano sul naturale e razionale stesso, allora due sono anche i riflessi esistenziali ed emotivi che danno colore, movimento e finalità all'animo umano, sospingendolo da un lato verso un ottimismo panico e dall'altro prima scomponendolo verso un timore abissale della morte e della fine (pessimismo del dolore e malinconia), per poi riorientarlo e ricomporlo verso la sicura salvezza costituita dalle mete dell'intelletto razionale. </li></ul>
  61. 61. <ul><li>La stessa sensazione e pensiero relativi all'impossibilità di realizzare l'infinito avvertito dentro e fuori dell'uomo stesso risalgono a quel bisogno positivo, che impone il secondo modo d'intendere e volere la vita propria ed altrui. Il bisogno di un universalismo sicuro e rassicurante: felice nella convinzione (anche praticata) della presenza e dell'azione superiore di una comune fonte di salvezza (dimostrata nell'operazione economica, nel solidarismo sociale e filantropico, nello studio e nell'applicazione artistica, filosofica o scientifica). Secondo l'idea e l'ideale stabilito da questo bisogno positivo tutto ciò che eccede il limite non può non costituirsi immediatamente in impossibilità ed in sofferenza, se perseguito. L'artista e l'intellettuale romantico al contrario sente e vede riflessivamente quest'apertura e questo punto di riferimento semplicemente come il reale, vero e buono dell'Essere. Lo strazio di questi sta allora nell'incomprensione e nell'incomunicabilità dovuta a chi è preda dell'apparenza opposta, perché legato alla piacevolezza ed all'interesse. </li></ul>
  62. 62. <ul><li>Fra le figure del Romanticismo tedesco deve essere notata per prima quella di Friedrich H ö lderlin (1770-1843). Poeta e drammaturgo, egli era animato dalla visione di un'immagine aperta d'orizzonte: il sogno dell'infinito, inteso in modo immanente e totale come eterna vita creativa. Essere uno con questo tutto era dunque per lui il modo attraverso il quale l'umanità intera poteva abbattere il feticcio della necessitazione, sia naturale che morale, e ricongiungersi con l'eternità in movimento dell'infinito stesso. Per riconquistare in tal modo la sua assoluta libertà. Amico e compagno di corso di Schelling e di Hegel nello Stift di Tubinga, H ö lderlin privilegia però la formazione e l'intento poetico, come quell'attività dello spirito umano maggiormente affine all'eterna creatività e bellezza del reale. Per lui la poesia aveva infatti la stessa sostanza della vita: manifestazione di un principio creativo e doppiamente dialettico, che univa l'apertura dell'arte con la disposizione alla venerazione religiosa dell'orizzonte d'infinito. Per questo all'arte doveva seguire la religione dell'infinito, senza la sottomissione ad alcun imperio della riflessione positiva (cfr. Fichte, Hegel). </li></ul>Xavier Tilliette - Hoelderlin e gli dei dell'antichità Xavier Tilliette - Hoelderlin
  63. 63. <ul><li>Con Friedrich von Schlegel (1772-1829) il Romanticismo tedesco trova in ambito letterario e poetico il proprio nume tutelare. Trasferendo in ambito poetico il principio fichtiano d'infinito, egli costituì il termine di riferimento della produzione artistica nella rappresentazione voluta ed intesa dal principio creativo. Perciò, opponendosi al punto di vista immediatamente ed infinitamente aperto di Goethe e Schiller, definì e determinò l'attività poetica come rappresentazione formale, universalmente tesa alla riacquisizione di un punto di vista e di giudizio sintetico, capace di integrare a sé le più diverse e varie espressioni creative e culturali umane (producendo le più diverse e varie contaminazioni reciproche). Fondatore con il fratello August Wilhelm della rivista << Äthenäum>> (1798-1800), Schlegel fece conseguentemente coincidere il punto di vista sintetico superiore così affermato con l'obiettivo, insieme, della poesia, della filosofia e della religione. </li></ul>
  64. 64. <ul><li>Il sentimento interno all'animo umano, teso verso questo punto di vista sintetico (movimento spirituale dell'amore), e produttivo per gioco - in suo riferimento e relazione - di una sua immagine fantastica, è ciò che viene definito come prodotto romantico. La giocosità di questa possibile alterazione soggettiva verrà però interrotta nella tarda maturità dall'affermazione seriosa e dogmatica (oggettiva) dei contenuti tradizionali della fede cattolica. Ora l'oggettivo determinante si appalesa come rivelazione divina (Dio nella natura, nella storia e nelle Sacre Scritture), rivelazione dell'infinito nel finito. Come H ö lderlin aveva vissuto politicamente il proprio aperto slancio per l'infinito con la passione democratica, repubblicana e rivoluzionaria (giacobina), così la torsione in senso determinista di Schlegel lo fece diventare consigliere al Congresso di Vienna della volontà restauratrice e reazionaria di Metternich. </li></ul>
  65. 65. <ul><li>Friedrich von Hardenberg, detto Novalis (1772-1801), rappresenta l'estremizzazione laica delle concezioni schlegeliane: l'intero universo viene infatti visto come il luogo della rappresentazione della potenza infinita dello spirito umano. Questo infatti trasforma il sistema della natura in un sistema della morale, vivificandolo e liberandolo (idealismo magico e volontà di potenza).
  66. 66. Friedrich Schleiermacher (1768-1834) conserva l'idealità assoluta dell'orizzonte e dell'ordine d'infinito. Ciò gli consente di eliminare l'indeterminato e di sostituirvi l'oggettiva determinazione e determinatezza finale del finito, della creatura umana e naturale. Per questo orizzonte – dove tutto è, perché deve essere, divino (panteismo idealistico) – ogni movimento creaturale partecipa dell'infinito stesso, nel suo proprio movimento di perfezionamento e di affinamento. Il rapporto del finito con l'infinito è infatti vissuto a livello esistenziale tramite la determinazione propria del sentimento: in esso ogni individualità si sperimenta nella propria dipendenza religiosa dall'infinito, come innumerevole immagine riflessa del massimo potere creativo. </li></ul>
  67. 67. 3. La seconda fase del Romanticismo: rivelazione e tradizione. <ul><li>La forzata definizione e determinazione del finito sulla sintesi d'infinito (sussunzione per identità e integrazione o esclusione ed annientamento per alterità) comporta una particolare e speciale torsione del concetto dell'infinito e delle prassi ad esso collegate. In questo modo infatti si instaura una logica reale nella quale e per la quale la definizione e la determinazione del finito sta nell'identità imposta dall'infinito (un infinito però ridotto ad un punto di vista sintetico). In questo modo l'infinito stesso ha come propria necessità quella di realizzarsi (apparire, esistere) tramite quel finito che acconsente alla propria riduzione ed al proprio assoggettamento. Per tale infinito il finito quindi può esistere solo all'interno della propria obbligazione astratta e separata (posta in una condizione di stabile indiscutibilità). Altro finito (ribelle) non può e non deve esistere; altro infinito (cattivo) non deve e non può esistere. </li></ul>
  68. 68. <ul><li>In questo modo viene negata in modo assoluto l'apertura ideale e reale d'infinito: l'infinito perde la propria determinazione di libertà e di eguaglianza, perde quindi la propria caratterizzazione di movimento ideale e reale. Depone la propria doppia dialettica – l'amore infinito ed universale – e cede la propria virtù e potenza radicale, quella creativa. Ora volontà ed intelletto identificano nella loro reciproca fusione il modo attraverso il quale l'infinito si manifesta nel finito, pur distinguendosi da esso come necessaria priorità causale (implicito necessario ed assoluto). Nasce qui allora l'infinito reazionario – azione che regredisce su se stessa al proprio creduto principio – della seconda filosofia fichtiana, schellinghiana e schlegeliana. Non è un caso dunque che in tutti questi casi il dogmatismo religioso di questi pensatori si sia intrecciato con la ripresa del tradizionalismo cristiano e con l'assolutismo politico. </li></ul>
  69. 69. <ul><li>Ciò che la forma sintetica a priori di questo infinito reazionario ha composto nella storia è stato dunque: come primo punto assegnare valore alle conquiste del potere umano indistinto (sorretto dall'obbedienza a quello divino); quindi come secondo punto escludere la possibilità che l'avanzamento dell'umanità stessa possa procedere al di fuori e contro le finalità progressivamente integratesi a costituire la sintesi positiva di questo potere stesso nella sua identità onnicomprensiva; infine come terzo e definitivo punto escludere e bandire dal novero delle possibilità accettate e legittime – dunque perseguire – l'infinito nella sua effettiva apertura creativa e doppiamente dialettica Sta qui la persecuzione dell'infinito rivoluzionario come reato, di fronte al Dio astratto e separato della tradizione, feticcio del potere e sua giustificazione (come avrebbero correttamente analizzato L. Feuerbach e K. Marx). </li></ul>
  70. 70. <ul><li>In questa logica binaria dell'integrazione o eliminazione e dissoluzione si distinsero con particolare accanimento ideologico i tradizionalisti romantici francesi: René de Chateaubriand (1769-1848), Louis de Bonald (1745-1840), Joseph de Maistre (1753-1821), Robert Lamennais (1782-1854). Dal capo opposto gli ideologi francesi – Antoine Destutt De Tracy (1754-1836), Pierre Cabanis (1757-1808) - cercano invece di recuperare o per lo meno mantenere viva la tradizione di pensiero sensista e materialista, che proviene dall'Illuminismo francese. Maine de Biran (1766-1824) piega infine l'esperienza degli ideologi al tradizionalismo, attraverso l'accentuazione del fattore sentimentale e dell'esperienza interiore. Tramite questa il pensatore francese ha infatti buon gioco nel presentare prima l'opposizione del soggetto cosciente con la natura fisica (propria ed esterna), poi nella sua effettiva liberazione morale, ottenuta grazie al richiamo delle verità e delle pratiche di fede. In questa maniera l'iniziale sentimento di sé ha modo di identificarsi con quell'io che è causa libera di se stesso: l'io morale e religioso (che ha Dio come causa prima). Così la coscienza diviene il luogo della rivelazione divina (spiritualismo). </li></ul>
  71. 71. <ul><li>Gli spiritualisti italiani riprendono temi, argomentazioni e finalità dagli spiritualisti francesi a loro contemporanei. Pasquale Galluppi (1770-1846) procede ad una trasformazione in senso volontaristico e spiritualista dell'impostazione criticista kantiana, contribuendo alla diffusione in Italia del pensiero del filosofo prussiano. Il platonico Antonio Rosmini (1797-1855) scavalcò la riflessione kantiana per fondare una forma di spiritualismo oggettivo (idea dell'essere possibile), che salvaguardasse l'autonomia della moralità e della stessa conoscenza. L'aristotelico Vincenzo Gioberti (1801-1852) riprese invece lo stesso soggetto, oggettivamente d'infinito, e perciò necessario ed assoluto, per oltrepassare la negazione di sé e dell'altro promossa dalla spiritualità rosminiana e così giungere ad una forma di universalismo ideale ed etico, sostanziato dalla superiore realtà divina ( Ens come atto puro ). </li></ul>
  72. 72. <ul><li>In questo modo la riflessione oggettiva giobertiana riusciva a fondare un asse di trascendenza (Dio, il Papa, l'Italia) che avrebbe costituito l'archetipo per tutte le successive forme di neoguelfismo politico ed istituzionale ( Del primato civile e morale degli Italiani ). Sull'altro versante della politica e della riflessione italiana Giuseppe Mazzini (1805-1872) riprende l'apertura idealistica e morale dell'umanitarismo e del socialismo utopistico e libertario di Saint-Simon, per trasformare nei contenuti e negli effetti il richiamo spiritualistico giobertiano. Se nella storia dell'umanità la divina provvidenza riesce a ricapovolgere i ripiegamenti interessati della razionalità, essa porta a termine il proprio compito solo grazie alla presenza di un orizzonte e di un ideale di libertà. </li></ul>
  73. 73. <ul><li>È grazie a questo che si istituisce – per natura e ragione - un asse verticale di ispirazione e di liberazione, che vede nel popolo e nella forma repubblicana e democratica la migliore concretizzazione della vita libera dello spirito (individuale e collettivo). Allora il progetto divino ed umano di liberazione si incontreranno e fonderanno nella manifestazione della volontà popolare, che darà la direzione concreta di attuazione del bene (pensato e voluto da Dio, dagli uomini e dalla natura stessa). Secondo questo termine di perfezione viene allora istituito uno Stato repubblicano e democratico, fortemente ed imprescindibilmente unitario e centralizzato (non federato), che possa collaborare con forme analoghe di potere presenti negli altri stati europei, per il raggiungimento di relazioni pacifiche e giuste (Patria e Umanità). Di qui la progressiva fondazione della Giovine Italia (1831), Giovine Germania , Giovine Polonia e Giovine Europa (1834). </li></ul>
  74. 74. Giuseppe Mazzini D'alcune cause che impedirono finora lo sviluppo della libertà in Italia. Giuseppe Mazzini Della Giovane Italia.

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