Renato Cartesio A cura di Stefano Ulliana
Panoramica <ul><li>1. Vita ed opere.
2. Il metodo.
3. Il dubbio cartesiano ed il  Cogito ergo sum .
4. La funzione ed il valore di Dio.
5. Il dualismo cartesiano.
6. Il mondo fisico e la geometria.
7. La filosofia pratica.  </li></ul>René Descartes
1. Vita ed opere. <ul><li>L'orizzonte culturale ed ideologico all'interno del quale Galilei e Bacone avevano compreso e fa...
<ul><li>Anche l'orizzonte culturale ed ideologico di  René Descartes  ( Renatus Cartesius ) (1596 – 1650 d.C.) non si disc...
<ul><li>Nel 1633 d.C. Galilei viene condannato, così Cartesio abbandona la pubblicazione dell'opera – che manifesterebbe l...
<ul><li>Nel 1641 d.C. Cartesio conclude il proprio trattato di metafisica, che intitola:  Meditazioni sulla filosofia prim...
2. Il metodo. <ul><li>Di fronte alla congerie di nozioni inutili ed affastellate desunte dall'insegnamento gesuitico, Cart...
<ul><li>Il termine ideale, l'obiettivo da acquisire tramite l'azione umana, grazie ad una trasvalutazione generale della d...
<ul><li>Ogni complesso o rete strutturata di fenomeni che possa essere organizzata attorno ad un ordine di svolgimento e d...
<ul><li>In questo modo le parti del singolo oggetto sciolgono il loro intreccio ed inviluppo problematico e si mostrano in...
Ora Cartesio avrà la necessità di esplicitare il proprio ricorso ad un'identità metafisica fondante, che costituisca l'ane...
3. Il dubbio cartesiano ed il  Cogito ergo sum . <ul><li>Per poter giungere a tale rapporto e relazione Cartesio ha bisogn...
<ul><li>Se ogni cosa è revocata e posta in dubbio, il dubbio stesso da metodico diviene iperbolico, esteso ed approfondito...
<ul><li>L'io viene ricostruito pezzo a pezzo, parte a parte, in tutte le sue parti sino a riconquistare la propria assolut...
4. La funzione ed il valore di Dio. <ul><li>Se l'uomo allora diventa il prototipo della mentalità scientifica, esso - per ...
Sostanza attiva dell'io pensante Idee innate Idee fattizie Idee avventizie cause interne cause esterne cause interne-esterne
<ul><li>La distinzione fra le idee operata da Cartesio sembra animata  dall'intento  di porre un limite ed una direzione p...
<ul><li>La  res cogitans  cartesiana diventa quindi il fattore di stabilizzazione di un'esperienza soggettiva che integra ...
<ul><li>Così mentre la  res cogitans  diviene l'elemento richiesto e necessario della rifondazione dell'opera conoscitiva ...
<ul><li>Dio diventa in tal modo realtà originaria: soggetto completo e compiuto nel suo atto creativo di potenza infinita,...
<ul><li>L'idea e la volontà dell'assoluto diventano dunque nel sistema conoscitivo e pratico cartesiano una forma di metaf...
5. Il dualismo cartesiano. <ul><li>Sotto l'ombrello e l'orizzonte di un Uno necessario e d'ordine – sia nell'intelletto, c...
6. Il mondo fisico e la geometria. <ul><li>Lo studio della  res extensa  cartesiana mette tra parentesi la considerazione ...
<ul><li>Sotto l'ombrello e l'orizzonte delle proprie considerazioni e riflessioni metafisiche Cartesio cercò di costituire...
<ul><li>In questo contesto l'esperimento diviene sempre più un esperimento ideale: un modo ed un mezzo – matematizzato e g...
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

1. renato cartesio 1

1,708 views

Published on

Published in: Business, Spiritual, Technology
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
1,708
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
152
Actions
Shares
0
Downloads
26
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

1. renato cartesio 1

  1. 1. Renato Cartesio A cura di Stefano Ulliana
  2. 2. Panoramica <ul><li>1. Vita ed opere.
  3. 3. 2. Il metodo.
  4. 4. 3. Il dubbio cartesiano ed il Cogito ergo sum .
  5. 5. 4. La funzione ed il valore di Dio.
  6. 6. 5. Il dualismo cartesiano.
  7. 7. 6. Il mondo fisico e la geometria.
  8. 8. 7. La filosofia pratica. </li></ul>René Descartes
  9. 9. 1. Vita ed opere. <ul><li>L'orizzonte culturale ed ideologico all'interno del quale Galilei e Bacone avevano compreso e fatto valere le proprie opere era tale per cui ad uno spazio infinito, superiore e sovrannaturale, occupato dal dominio dell'affermazione assoluta di Dio (ed eventualmente delle intelligenze angeliche), corrispondeva specularmente e quasi per opposizione lo spazio finito della natura. In esso la nascosta rete strutturale delle relazioni – eventualmente decodificabili grazie al linguaggio geometrico-matematico – consentiva l'elaborazione di discorsi formali, che tentavano di approssimare in modo tendenziale la perfezione immediata del dato divino, vigendo - e vivendo - però all'interno di una speciale apparenza fenomenica, tutta diretta e costituita (protesa) da nature che applicavano in modo regolato la propria necessità, negando o forzando l'affermazione immediata e spontanea della sensibilità e della sensazione. </li></ul>
  10. 10. <ul><li>Anche l'orizzonte culturale ed ideologico di René Descartes ( Renatus Cartesius ) (1596 – 1650 d.C.) non si discosta da questa determinazione e descrizione. Educato nel collegio gesuita di La Flèche, Cartesio rimane critico ed insoddisfatto degli insegnamenti lì impartiti e forza la propria mente a trovare un'impostazione nuova, che consenta una sorta di metafisicizzazione razionale dello spazio naturale aperto alla presentazione ed al divenire dei fenomeni. Lo spazio ed il tempo del mondo finito diventa lo spazio ed il tempo della ragione universale. Nel 1619 d.C. con le sue Regulae ad directionem ingenii il filosofo francese comincia ad approntare le sue regole per un nuovo metodo razionale. Nel contempo la sua vita militare gli lascia tempo libero per lo studio della matematica e della fisica. Per una maggiore libertà si trasferisce in Olanda (1628 d.C.), dove comincia ad ideare due trattati: uno di metafisica ed uno dedicato al mondo fisico. </li></ul>
  11. 11. <ul><li>Nel 1633 d.C. Galilei viene condannato, così Cartesio abbandona la pubblicazione dell'opera – che manifesterebbe le sue tendenze filo-copernicane – pur raccogliendone parti specifiche diverse in alcuni trattati ( Diottrica , Meteore , Geometria ), che hanno come prefazione il celebre Discorso sul metodo (1637 d.C.). </li></ul>
  12. 12. <ul><li>Nel 1641 d.C. Cartesio conclude il proprio trattato di metafisica, che intitola: Meditazioni sulla filosofia prima . Ad esse aggiunge le Obiezioni , rivoltegli da alcuni amici filosofi e teologi, e le proprie Risposte . Il trattato sul mondo viene infine rivisto e pubblicato, con il titolo di Principi di filosofia (1644 d.C.). Del 1649 d.C. è Le passioni dell'anima . </li></ul>
  13. 13. 2. Il metodo. <ul><li>Di fronte alla congerie di nozioni inutili ed affastellate desunte dall'insegnamento gesuitico, Cartesio reagisce proponendo la costituzione di un metodo, che diriga l'intelletto e la sensibilità umane secondo un ideale di verità e di utilità, che accomuni e non separi o contrapponga la conoscenza teoretica dalla saggezza pratica. Il vero e ciò che può e deve essere realizzato per il benessere individuale e collettivo valgono come una doppia luce nell'orientamento umano e nella sua ricerca di una certezza e sicurezza assolute. Per questo tale sapere deve irrobustire l'umano desiderio naturale per la propria conservazione e per l'indefinito progresso delle proprie sicurezze e comodità. Già nelle Regulae Cartesio riconosce l'unità d'orizzonte e di radice di questo tipo di sapere e di saggezza, in quanto fondato essenzialmente sul valore dell'umana utilità nelle azioni intraprese. </li></ul>
  14. 14. <ul><li>Il termine ideale, l'obiettivo da acquisire tramite l'azione umana, grazie ad una trasvalutazione generale della deduzione razionale, diventa la giustificazione della richiesta di una specie di calcolo matematico, di una numerazione logica, di un procedimento metodico grazie al quale operare una completa acquisizione del vero e dell'utile. Allora le regole del metodo diventeranno degli universali validi per tutti i soggetti e per tutti gli oggetti della ricerca umana. Ma per fare questo Cartesio ha bisogno di agganciare in alto questa possibilità e necessità di tenere insieme soggetti ed oggetti, grazie al rapporto fra l'io pensante e Dio. Rapporto che diviene la ragione del fondamento metafisico del suo metodo e dei suoi effetti sul piano della scoperta conoscitiva e dell'utilità pratica. </li></ul>
  15. 15. <ul><li>Ogni complesso o rete strutturata di fenomeni che possa essere organizzata attorno ad un ordine di svolgimento e di collocazione nel tempo e nello spazio costituisce l'identità – la natura intrinseca o la forma – di un particolare rapporto di tipo causale. Questa identità può essere ritrovata non appena essa – ecco la prima parte della prima regola del metodo - si automanifesti con piena e totale evidenza (senza precostituzione e predeterminazione). Per mantenere vivo e fecondo questo ideale però essa deve costituirsi come termine di una composizione nel giudizio che accosti le parti con chiarezza e distinzione (seconda parte della prima regola del metodo). Per eliminare dunque oscurità e confusione diviene necessario pianificare una suddivisione ordinata dell'apparente situazione problematica (seconda regola del metodo o analisi ), che eviti le sovrapposizioni e le eventuali incoerenze (o incongruenze). </li></ul>
  16. 16. <ul><li>In questo modo le parti del singolo oggetto sciolgono il loro intreccio ed inviluppo problematico e si mostrano in maniera ordinata e lucida. Dalle parti più piccole e semplici, inferiori, a quelle più grandi e complesse, superiori. Così il pensiero può risalire attraverso questo ordinamento (terza regola del metodo o sintesi ) e ricomporre l'oggetto stesso nella sua unità totale, badando bene che tutte le possibili relazioni laterali fra le parti e verticali di composizione siano rispettate (quarta regola del metodo o controllo ).
  17. 17. Ora Cartesio avrà la necessità di esplicitare il proprio ricorso ad un'identità metafisica fondante, che costituisca l'anello al quale agganciare la propria proposta generale di metodo, per tutti gli oggetti presenti e riconoscibili dell'universo. Questa identità sarà il rapporto fra l'io pensante e Dio. </li></ul>
  18. 18. 3. Il dubbio cartesiano ed il Cogito ergo sum . <ul><li>Per poter giungere a tale rapporto e relazione Cartesio ha bisogno di porre per primo in rilievo un termine dello stesso: l'io pensante (la res cogitans ). Esso potrà valere da primo apparente principio, solo qualora possa dissipare ogni dubbio circa la sua possibilità di essere a fondamento e a giustificazione di ogni altro rapporto conoscitivo ed operativo. Così Cartesio mette alla prova l'io pensante sottomettendo al dubbio metodico ogni tipo di relazione conoscitiva ed operativa attualmente vigente: tutto viene sospeso e messo fra parentesi. A tutto viene tolto l'assenso. Le conoscenze sensibili possono ingannarci e la sensibilità in generale non riesce a porre un criterio per la distinzione fra verità e falsità. Le conoscenze matematiche nel loro apparente rigore, nella loro apparente necessità e bellezza, potrebbero essere solamente una superficie d'inganno creata da un genio maligno. </li></ul>
  19. 19. <ul><li>Se ogni cosa è revocata e posta in dubbio, il dubbio stesso da metodico diviene iperbolico, esteso ed approfondito all'ennesima potenza. Ma in questa oscurità generale brilla comunque una stella: l'io pensante deve esistere, per essere ingannato o per ingannarsi. L'atto di riflessione si rovescia sul soggetto e sull'io, non appena si ritorni indietro dal fatto o dall'evidenza generale della totale oscurità apparente. L'io c'è e deve esistere, perché viene indicato da questo atto di riflessione: esso dunque non può valere che come io pensante, in quanto l'attività del pensiero gli viene attribuita da quest'atto di riflessione. Cogito ergo sum . Attorno al centro del pensiero in azione vengono dunque raccolte tutte quelle altre facoltà che in generale ne fanno da contenuto ed a determinazione: capire, concepire, affermare, negare, volere non volere, immaginare, sentire ... </li></ul>
  20. 20. <ul><li>L'io viene ricostruito pezzo a pezzo, parte a parte, in tutte le sue parti sino a riconquistare la propria assoluta integrità di essere pensante, volente e senziente. Tutto dell'io viene fatto fuoriuscire dal dubbio e dalla possibile negazione. Esso dunque, nella sua interezza, oramai vale come fondamento assolutamente e necessariamente certo di ogni altra espansione od esplicitazione di relazione estrinseca (sia sul piano conoscitivo, sia su quello operativo). L'io del pensiero – appunto la res cogitans – è dunque ciò che viene indicato prioritariamente da quell'atto di riflessione che fuoriesce regredendo dal dubbio – metodico ed iperbolico - e ritorna al principio: non è oggetto d'evidenza, né oggetto di conoscenza od operazione. È spirito ed anima in senso classico, in quanto è un'identità non corporea che preesiste, e che è all'origine di tutte le sue attività ulteriori, che vengono perciò considerate come connaturate alla propria sostanza? Oppure è - in quanto pensiero pensante – costanza d'azione, che si implica necessariamente come sostanza? Cartesio sembra propendere per questa seconda possibilità, reificando quella costanza d'azione, che farà dell'io un soggetto ipotetico-deduttivo, necessario perché funzionale (cfr. io-penso kantiano). </li></ul>
  21. 21. 4. La funzione ed il valore di Dio. <ul><li>Se l'uomo allora diventa il prototipo della mentalità scientifica, esso - per poter essere giustificato in questa trasformazione moderna - ha bisogno di una rivoluzione nello stesso concetto e nella prassi del proprio rapporto con Dio. L'apertura, l'espansione e l'esplicitazione della totalità e generalità delle relazioni estrinseche mondiali ha bisogno di un fondamento stabile e certo, che assicuri la nuova funzione dell'uomo ed il suo valore nell'opera di trasformazione del mondo stesso. Per questo Cartesio cerca prima di stabilizzare il rapporto fra idea (interna al pensiero) e realtà (interna al pensiero stesso o innata , esterna al pensiero ed indipendente o avventizia , inventata perché risultato di una composizione o fattizia ). In questo modo Cartesio comincia ad allargare un quadro ontologico e metafisico e ad inserirvi delle cause: interne e prioritarie, esterne e posteriori, oppure composte e combinate insieme. </li></ul>
  22. 22. Sostanza attiva dell'io pensante Idee innate Idee fattizie Idee avventizie cause interne cause esterne cause interne-esterne
  23. 23. <ul><li>La distinzione fra le idee operata da Cartesio sembra animata dall'intento di porre un limite ed una direzione privilegiata alla cosiddetta libertà della potenza immaginativa. Questa era infatti – insieme alla fusione con la sua infinita potenza creativa – il fondamento di quel principio creativo e doppiamente dialettico (nella speculazione filosofica e teologico-politica), che aveva portato sul rogo la persona ed il pensiero del domenicano di Nola, Giordano Bruno. Ammaestrato dalla fine di Bruno e dalla censura di Galilei, Cartesio edifica un mondo centrato sulla negazione prioritaria dell'infinito creativo e dialettico. In lui l'aspetto centrale e proiettivo dell'immaginazione diviene funzionale alla presupposizione, insieme, della validità della res cogitans da un lato, e dell'assolutezza di Dio dall'altro. Nello stesso tempo questa stessa funzione proiettiva gli consente la fusione dialettica con l'aspetto inclusivo (dell'apparente realtà esterna), fusione che gli permette infine di esibire un terzo aspetto, integrativo e di composizione. Così se da un lato il primo risultato di questa schematizzazione è l'affermazione della res cogitans e di Dio, dall'altro eguale risultato è l'affermazione delle res extensa (con le sue caratterizzazioni quantitativo-oggettive), come apparente realtà esterna . </li></ul>
  24. 24. <ul><li>La res cogitans cartesiana diventa quindi il fattore di stabilizzazione di un'esperienza soggettiva che integra la realtà esterna, per poterla trasformare, operando in essa le proprie finalità e realizzando in tal modo i propri interessi e desideri di potenza e di controllo. Un fattore di stabilizzazione che però ha bisogno di essere a sua volta assolutamente stabilizzato, richiedendo di essere necessariamente vincolato ad una parete d'angolo superiore fortissima ed incrollabile: Dio. Il Dio cartesiano diventa allora il puntello inalienabile, il cemento nel quale fissare l'anello ipotetico-deduttivo della soggettività scientifica. Colui che giustifica l'immodificabilità e la fruibilità di quello spazio della verità e dell'utilità, che è occupato dall'umano desiderio di vedere corrispondenza fra i sogni della propria immaginazione e la realtà delle proprie trasformazioni. </li></ul>
  25. 25. <ul><li>Così mentre la res cogitans diviene l'elemento richiesto e necessario della rifondazione dell'opera conoscitiva e trasformativa umana, Dio diventa l'elemento assolutamente super-necessario allo stesso compito ed intento. Un Dio che diventerà, nella concezione meccanicistica cartesiana, la divinità che presiede alla creazione ed alla conservazione in vita degli enti, considerati come automi e macchine. Come immediato è il ritorno al principio costituito dalla auto-indicazione della res cogitans , che toglie ogni negazione alla determinazione del giudizio – l'apparenza della realtà esterna è così come ci viene offerta dai sensi e dalla strutturazione geometrico-matematica dei fenomeni – così, mediato da questa ricostituzione del soggetto e del suo rapporto con la realtà, Dio viene imposto come origine prima, interna ma superiore, del pensiero della perfezione assoluta. </li></ul>
  26. 26. <ul><li>Dio diventa in tal modo realtà originaria: soggetto completo e compiuto nel suo atto creativo di potenza infinita, nel suo giudizio determinante e finale. Dio tutto può, sa e vuole. Tutto dispone nelle sue condizioni di realizzazione, che conserva in atto con un moto di creazione e sostentamento continui. Vuole e fa essere, anche l'uomo, che ne è dunque dipendente (con tutte le sue manchevolezze ed imperfezioni). È quindi l'uomo ad essere interno all'idea di Dio ed alla sua volontà, non viceversa. Questa determinazione fa sì che la sua essenza di essere perfetto implichi la propria stessa posizione od esistenza. Ma la posizione volontaria dell'uomo lascia allo stesso l'arbitrio e la libertà di scegliere se aderire al piano della divina Provvidenza, oppure no. L'intelletto è sempre nella ragione quando applica le regole del metodo – e Dio stesso ne è garante – ma la volontà può estendersi maggiormente rispetto ad esso ed alla sua limitatezza, ponendo ciò che non è né chiaro, né distinto. Di qui la possibilità dell'errore. </li></ul>
  27. 27. <ul><li>L'idea e la volontà dell'assoluto diventano dunque nel sistema conoscitivo e pratico cartesiano una forma di metafisicizzazione del potere individuale, un modo grazie al quale le singole volontà degli esseri creati potrebbero venire quasi spossessate, per restare aderenti ai piani creativi e costruttivi dell'Assoluto. È facile allora vedere come da questo presupposto discenda sia la visione di una materia estesa distaccata dalla sostanza pensante, sia la visione dei corpi come meccanismi e possibili automi. </li></ul>Carlo Sini: Cartesio e l'automa .
  28. 28. 5. Il dualismo cartesiano. <ul><li>Sotto l'ombrello e l'orizzonte di un Uno necessario e d'ordine – sia nell'intelletto, che nella volontà – Cartesio dispone e gerarchizza l'opposizione fra la res cogitans (con le sue caratteristiche) e la res extensa (con le sue caratterizzazioni). Se la res cogitans è semplice ed individua, libera, indipendente ed a priori , determinante nelle facoltà dell'intelletto e della volontà, la res extensa vale come possibile pluralità estesa, senza alcuna potenza propria e perciò determinata da altro. Nel caso dell'uomo, che unisce l'anima intellettuale al corpo, il nesso fra res cogitans e res extensa è permesso dalla ghiandola pineale (nel cervello), che garantisce gli scambi di informazione e di scelta e determinazione fra le due parti attive e passive dell'essere umano. Diverse sono invece le considerazioni che Cartesio rivolge al mondo animale ed apparentemente inanimato ed organico. </li></ul>
  29. 29. 6. Il mondo fisico e la geometria. <ul><li>Lo studio della res extensa cartesiana mette tra parentesi la considerazione e l'analisi di tutte quelle caratteristiche (colore, sapore, odore, suono) che parevano entrare nella relazione di sensibilità del soggetto e che venivano valutate come determinazioni superficiali ed inessenziali degli enti della fisica. Questa disciplina scientifica invece considerava e prendeva in attenta valutazione solo quelle caratteristiche di tipo quantitativo (grandezza, figura, movimento, situazione, durata e numero) che parevano costituire l'essenza intrinseca dell'esistenza degli enti creati. In questo modo la fisica cartesiana riuscì ad eliminare ogni considerazione antropocentrica, animistica, magico-astrologica e soprattutto finalistica dalla corretta ed adeguata pianificazione delle proprie ricerche, scoperte e dimostrazioni. Il mondo dell'estensione diventava il mondo delle parti, che potevano essere messe insieme o distolte, per provare a ricostituire l'integrità completa e perfetta dei corpi (meccanicismo). </li></ul>
  30. 30. <ul><li>Sotto l'ombrello e l'orizzonte delle proprie considerazioni e riflessioni metafisiche Cartesio cercò di costituire un sistema fisico metodologicamente perfetto, pur senza addentrarsi nei meandri delle spiegazioni analitiche più particolari e precise. Per questo elaborò una fisica deduttiva e determinista, che per principio aveva tolto ogni movimento e potenza d'autonomia alla materia (alla sua volontà, o desiderio, o immaginazione e sensibilità). Anzi: essa doveva togliere dal centro e dalla profondità della materia stessa ogni pensiero e considerazione di sensibilità ed immaginazione, ogni valutazione su eventuali desideri e volontà della medesima, per concentrare su di essa il pieno, neutralizzato e neutrale, delle caratterizzazioni geometriche e matematiche. Per questa ragione tutta la Natura estesa rimane soggetta alla legge della necessaria relazione causale: se la rete e la struttura del suo interno può essere ricostruita grazie alle relazioni di necessità quantitative, la connessione del suo apparente esterno, dei suoi fenomeni, poteva essere data unicamente dall'applicazione di quella legge. </li></ul>
  31. 31. <ul><li>In questo contesto l'esperimento diviene sempre più un esperimento ideale: un modo ed un mezzo – matematizzato e geometrizzato – grazie al quale tutto ciò che può essere ricostruito per via logico-deduttiva trova poi necessariamente riscontro nell'organizzazione fattuale dei fenomeni dell'universo (apriorismo cartesiano). Per questa ragione la geometria diventa il nucleo interno, intelligente e vitale, dell'intera costruzione fisica.
  32. 32. Cartesio fonda la geometria analitica , facendo corrispondere alla schematizzazione geometrica dei fatti fisici una traduzione in senso numerico ed algebrico. Per poter fare in modo che ogni problema reale e fisico diventasse un problema geometrico e matematico costruisce uno spazio tridimensionale numerizzato (spazio cartesiano con coordinate x, y, z), all'interno del quale ogni punto può diventare l'espressione momentanea di una espressione numerico-algebrica, che descrive l'andamento dell'intera serie dei fenomeni fisici apparenti (es: l'orbita ellittica dei pianeti). </li></ul>
  33. 33. <ul><li>In questo modo Cartesio rivitalizza l'antica geometria euclidea, trasferendone la soluzione dei problemi però sul piano numerico e algebrico. Tale piano può pretendere per se stesso e dunque per la stessa trattazione geometrica un'universalità ed una generalità assolute, una continuità ed un'unità che i diversi procedimenti dimostrativi della geometria o dell'aritmetica stentavano ad avere, o non potevano avere affatto. Se dunque era possibile tradurre disposizioni geometriche euclidee in equazioni algebriche, era possibile fare anche il contrario: con l'eventualità che particolari espressioni numerico-algebriche non trovassero spazio di applicazione nelle tre dimensioni euclidee, ma invece contribuissero a creare altri tipologie di spazio, come avverrà nel primo '800 (cfr. le geometrie non-euclidee). </li></ul>
  34. 34. <ul><li>Dato lo spazio come estensione ed un corpo ridotto per semplicità ad un punto è possibile individuare la traiettoria di quel corpo in un sistema di assi cartesiani lungo tutti i punti da esso percorsi nel tempo, in questo modo traducendo dal punto di vista algebrico la legge del suo movimento nello spazio e nel tempo (es. le orbite planetarie ellittiche). </li></ul>Equazione cartesiana dell'ellisse.
  35. 35. <ul><li>La materia creata da Dio è estesa illimitatamente ed ha in se stessa una quantità di movimento impresso inizialmente dallo stesso agente divino. Materia e movimento sono dunque entità che persistono come costanti nell'universo cartesiano.
  36. 36. Se la materia è illimitatamente estesa, è anche illimitatamente divisibile. L'estensione, nel proprio ingrandimento o rimpicciolimento, toglie il vuoto. La continuità dello spazio è la sua indifferenza verso qualsiasi affezione soggettiva.
  37. 37. L'impulso divino iniziale si distribuisce a tutti i corpi dell'universo, che ne trasferiscono l'energia attraverso gli urti reciproci (forze a contatto immediato). Vengono bandite tutte le energie e le forze operanti a distanza (gravitazionali, elettriche, magnetiche). </li></ul>
  38. 38. <ul><li>Insieme alla conservazione del moto originario (principio di conservazione del moto) il movimento persiste in modo uniforme e rettilineo o naturalmente accelerato se non viene ostacolato da una forza di impatto immediato (principio d'inerzia). I corpi che non hanno al proprio interno parti che posseggono moti reciproci di avvicinamento o di allontanamento persistono nella propria durezza ed omogeneità (corpi solidi), mentre i corpi che vedono aumentare l'ampiezza di questi movimenti cambiano il proprio stato iniziale (corpi fluidi, aeriformi o estremamente rarefatti e simili al vuoto, come l'etere). Senza forze intermedie coesive le particelle dei corpi compiono nell'universo intero un movimento generale di tipo curvilineo, indotto dalla serie degli urti e delle collisioni. Queste piegature danno origine a dei vortici, i quali a propria volta danno forma ai corpi celesti: moti vorticosi grandi e piccoli riempiono così l'intero universo. </li></ul>
  39. 39. <ul><li>Se l'universo materiale ed inanimato doveva sottostare alle leggi della materia estesa e del movimento cartesiano, il mondo della vita (piante, animali ed uomini) non poteva non essere considerato che come un insieme di organismi, costituiti da parti in movimento reciproco (macchine od automi). Lo stesso corpo umano era una macchina, uno strumento del quale si serviva la res cogitans per le proprie finalità spirituali . </li></ul>La teoria dei vortici cartesiana.
  40. 40. 7. La filosofia pratica. <ul><li>Mentre viene impegnato dalla rifondazione della struttura conoscitiva ed operativa umana, Cartesio elabora una morale provvisoria, in attesa di poterne approfondire le massime di comportamento. Esse sono:
  41. 41. (1) “La prima era di obbedire alle leggi e ai costumi del mio paese, serbando fede alla religione nella quale Dio mi ha fatto la grazia di essere educato sin dall'infanzia, e regolandomi nel resto secondo le opinioni più moderate, lontane da ogni eccesso, e comunemente seguite dalle persone più assennate, con le quali dovevo vivere.”
  42. 42. (2) “La seconda massima era di essere fermo e risoluto, per quanto potevo, nelle mie azioni, e di seguire anche le opinioni più dubbie, una volta che avessi deciso di accettarle, con la stessa costanza come se fossero le più sicure: ...”. </li></ul>
  43. 43. <ul><li>(3) “La mia terza massima fu di vincere sempre piuttosto me stesso che la fortuna, e di voler piuttosto modificare i miei desideri che l'ordine delle cose del mondo; e in generale di assuefarmi a credere che nulla all'infuori dei nostri pensieri è interamente in nostro potere, in modo che, quando abbiam fatto del nostro meglio riguardo alle cose che sono fuori di noi, se qualcosa non ci riesce, vuol dire che essa non dipende assolutamente da noi.”
  44. 44. Nella sua ultima opera – Le passioni dell'anima (1649 d.C.) - Cartesio riprende il primato dell'idea e della volontà, per congiungere ad esse – oltre al vero – l'utile ed il vantaggioso, quali criteri per l'azione umana. Essa può essere però condizionata, limitata o addirittura capovolta dal predominio delle passioni, affezioni dell'animo umano, che nascono come effetti delle forze automatiche (spiriti vitali) che risiedono nel corpo e lo conservano, lo fanno vegetare e vivere (dunque conservare e migliorare). Le passioni principali delle quali il corpo si serve come guida per l'anima in quest'opera di conservazione e miglioramento sono la gioia e la tristezza. La servitù delle passioni deve però essere capovolta dalla libertà della ragione e dalla corretta esperienza (saggezza). </li></ul>

×