DANTE

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Un approfondimento sul canto XXVI della Divina Commedia che ci porta a capire tutti gli argomenti in esso nascosti e ci invita a riflettere. By Prof.Manlio Schiavo del Liceo Scientifico d'Alessandro di Bagheria

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DANTE

  1. 1. Ulisse, Dante e……. NOI
  2. 2. Che cosa conosce Dante di Ulisse?
  3. 3. A) La tradizione latina : a.1 <ul><li>VIRGILIO </li></ul><ul><li>AENEID., II, 164 </li></ul><ul><li>………… scelerum que inventor Ulixes </li></ul>
  4. 4. A) La tradizione latina : a.2 <ul><li>CICERONE </li></ul><ul><li>De Officiis, III, XXVI, 97 </li></ul><ul><li>Utile videbatur Ulixi [ ………….] eum simulatione insaniae </li></ul><ul><li>militiam subterfugere voluisse. Non honestum consilium </li></ul><ul><li>at utile [……]regnare et Ithacae vivere otiose cum parentibus , </li></ul><ul><li>cum uxore, cum filio [……..] </li></ul><ul><li>né dolcezza di figlio , né la pièta 94 </li></ul><ul><li>del vecchio padre , né il debito amore </li></ul><ul><li>lo qual dovea Penelopè far lieta 96 </li></ul>
  5. 5. A) La tradizione latina: a.2 <ul><li>CICERONE </li></ul><ul><li>De Finibus bonorum et malorum, V, XVIII, 48 </li></ul><ul><li>. …….nonne videmus eos [ quelli che si dedicano agli studi ] </li></ul><ul><li>nec valetudinis , nec rei familiaris habere rationem </li></ul><ul><li>omniaque perpeti ipsa cognitione et scientia captos ……? </li></ul><ul><li>Cfr. vv. 94-96 </li></ul><ul><li>vincer poter dentro da me l’ardore 97 </li></ul><ul><li>ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto </li></ul><ul><li>……………………………………………………………… </li></ul><ul><li>Io e’ compagni eravam vecchi e tardi 106 </li></ul><ul><li>…………………………………………………………………………… .. </li></ul><ul><li>ma per seguir virtute e conoscenza 120 </li></ul>
  6. 6. La tradizione latina: a.2 <ul><li>CICERONE </li></ul><ul><li>IBIDEM </li></ul><ul><li>[ le sirene ] scientiam pollicentur , quam non erat mirum sapientiae cupido </li></ul><ul><li>patria esse cariorem. Atque omnia scire cuiuscumque modi sint, cupere </li></ul><ul><li>curiosorum, duci vero maiorum rerum contemplatione ad cupiditatem </li></ul><ul><li>scientiae summorum virorum est putandum. </li></ul><ul><li>(cfr. v.98 ) ( ……..……………del mondo esperto ) </li></ul><ul><li>e delli vizi umani e del valore </li></ul><ul><li>……………………………………………… . </li></ul><ul><li>ma per seguir virtute ……………… (cfr. v.120) </li></ul>
  7. 7. A) La tradizione latina : a.2 <ul><li>ORAZIO, Epist., I, 2 </li></ul><ul><li>… quid virtus et quid s apientia possit, </li></ul><ul><li>utile proposuit nobis exemplar Ulixen, </li></ul><ul><li>qui domitor Troiae multorum providus urbes </li></ul><ul><li>et mores hominum inspexit , latumque per </li></ul><ul><li>aequor , </li></ul><ul><li>dum sibi, dum sociis reditum parat, aspera </li></ul><ul><li>multa </li></ul><ul><li>pertulit, adversis rerum inmersabilis undis. </li></ul><ul><li>……………………………………………………… </li></ul><ul><li>Nos numerus sumus et fruges consumere nati </li></ul><ul><li>non vogliate negar l’esperienza 116 </li></ul><ul><li>di retro al sol , del mondo sanza gente </li></ul><ul><li>………………………………………………………… </li></ul><ul><li>ma misi me per l’alto mare aperto 100 </li></ul><ul><li>sol con un legno e con quella compagna </li></ul><ul><li>picciola,da la qual non fui diserto ………………………………………………………….. </li></ul><ul><li>“ O frati , dissi, che per cento milia 112 </li></ul><ul><li>perigli ………………………………………….. </li></ul><ul><li>………………………………………………………………………………………… </li></ul><ul><li>Infin che ‘l mar fu sopra noi richiuso 142 </li></ul><ul><li>………………………………………………………………… </li></ul><ul><li>fatti non foste a viver come bruti 119 </li></ul>
  8. 8. B) LA TRADIZIONE MEDIEVALE : TRADIZIONE CORTESE b.1) l’avventura <ul><li>b.2 ) la fine dell’avventura </li></ul><ul><li>Cfr. vv. 136-142 </li></ul>
  9. 9. Quali tradizioni utilizza Dante nel presentare Ulisse? Quali sviluppa con maggiore profondità? Perché ?
  10. 10. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Il desiderio di conoscenza di Ulisse è tipica caratteristica </li></ul><ul><li>summorum virorum </li></ul><ul><li>Il desiderio di conoscenza diventa </li></ul><ul><li>desiderio di sapienza (= conoscenza del bene e del male) </li></ul><ul><li>di felicità </li></ul><ul><li>(cfr. v.98 ) ( ……..……………del mondo esperto ) </li></ul><ul><li>e delli vizi umani e del valore </li></ul><ul><li>……………………………………………… . </li></ul><ul><li>ma per seguir virtute ……………… (cfr. v.120) </li></ul>
  11. 11. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Dante ha coltivato questo ideale di sapienza? </li></ul><ul><li>Quale cammino ( viaggio?/ volo?/ricerca?/avventura? ) </li></ul><ul><li>ha percorso? </li></ul><ul><li>A quale legno si è affidato? Dove è giunto? </li></ul><ul><li>E noi?? </li></ul>
  12. 12. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Convivio, I,1 : </li></ul><ul><li>“ Sì come dice lo Filosofo nel principio de la Prima Filosofia, </li></ul><ul><li>tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere. </li></ul><ul><li>La ragione di che puote essere ed è che ciascuna cosa, </li></ul><ul><li>da providenza di propria natura impinta, è inclinabile </li></ul><ul><li>a la sua propria perfezione; onde acciò che la scienza </li></ul><ul><li>è ultima perfezione della nostra anima , ne la quale sta </li></ul><ul><li>la nostra ultima felicitade , tutti naturalmente al suo </li></ul><ul><li>desiderio siamo subbietti……………………………………………… </li></ul>
  13. 13. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Convivio, II, 7 : </li></ul><ul><li>“ …… ..è da sapere che le cose devono essere denominate da </li></ul><ul><li>l’ultima nobilitade de la loro forma; sì come l’uomo dalla ragione, e non dal senso, né d’altro che sia meno nobile. </li></ul><ul><li>Onde, quando si dice l’uomo vivere, si deve intendere l’uomo </li></ul><ul><li>usare la ragione, che è sua speziale vita e atto de la sua più nobile parte. E però chi dalla ragione si parte e usa pur la parte sensitiva, non vive uomo ma vive bestia….. </li></ul><ul><li>Dico, però, che lo pensero è atto proprio de la ragione, perché le bestie non pensano, che non l’hanno…e….dico…..di quelle </li></ul><ul><li>che hanno apparenza umana e spirito di pecora o d’altra bestia </li></ul>
  14. 14. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Boezio di Dacia, filosofo danese, docente all’Università di Parigi nel XIII sec. : </li></ul><ul><li>  “… et videtur homo sine sapientia esse quasi brutum animal… In his enim tribus consistit vita beata , scilicet in operatione boni et cognitione veri et delectatione in utroque. </li></ul><ul><li>Et hoc summum bonum est speciei humanae   </li></ul>
  15. 15. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Monarchia , III, XV : </li></ul><ul><li>“ Due fini pertanto l’ineffabile Provvidenza ha posto dinanzi all’uomo come mete da raggiungere: la felicità di questa vita , consistente nella piena attuazione delle sue capacità ed è raffigurata nel Paradiso terrestre; </li></ul><ul><li>e la beatitudine della vita eterna , consistente nel godimento della visione di Dio , cui la virtù propria dell’uomo non può giungere senza il soccorso del lume divino , ed è raffigurata nel Paradiso celeste. </li></ul><ul><li>A queste due beatitudini, come a conclusioni diverse, occorre arrivare con procedimenti diversi. </li></ul><ul><li>Alla prima invero noi perveniamo per phylosophica documenta (per mezzo delle dottrine filosofiche) , </li></ul><ul><li>purché le seguiamo praticando le virtù morali ed intellettuali…………………………………………………………… ………” </li></ul><ul><li>  </li></ul>
  16. 16. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Questo ideale di sapienza e di felicità si ritrova nei versi dedicati ad Ulisse, in particolare nei vv. 112-120 ? </li></ul><ul><li>  Ma , se è inverata questa ipotesi, perché l a vicenda di Ulisse si conclude con quell’esito? </li></ul><ul><li>  Chi è Ulisse? Di quale colpa Ulisse è responsabile? </li></ul><ul><li>E’ colui che si ribella a tutto ciò che limita l’individuo nella piena attuazione delle sue capacità? </li></ul><ul><li>E’ colui che si ribella contro forze a lui di gran lunga superiori? </li></ul><ul><li>E’ colui che vuole andare sempre oltre,per raggiungere l’assoluto, attratto dal mistero, pur sapendo che ciò è impossibile? </li></ul><ul><li>E’ colui che è spinto al viaggio dal desiderio di affermare se stesso, disubbidendo? </li></ul><ul><li>E’ colui che è spinto al viaggio dalla consapevolezza di un “sublime” peccato? </li></ul><ul><li>Quale percorso seguire per arrivare ad una possibile risposta? </li></ul><ul><li>  </li></ul>
  17. 17. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>La prospettiva in cui si pone Dante rispetto all’ attività intellettuale sapere umano felicità </li></ul><ul><li>appare questa: </li></ul><ul><li>l’uomo può raggiungere la perfezione nell’uso di ragione, attraverso il sapere umano (Bene ultimo a cui l’uomo può arrivare con le proprie forze-i “documenta phylosophica” -). </li></ul><ul><li>Ma questa prospettiva viene mantenuta nel progresso della sua maturazione di pensiero? </li></ul><ul><li>E nella Commedia ? </li></ul>
  18. 18. Ulisse, Dante e…………..noi ( 18) <ul><li>Torniamo alla Monarchia (slide 15) e </li></ul><ul><li>al Convivio, trattato IV, XVII,9 ; XXII,13; XXII,18 </li></ul><ul><li>“ .. noi potemo avere in questa vita due felicitadi, secondo due diversi cammini, buono e ottimo, che a ciò menano: l’una è la vita attiva, l’altra la contemplativa…… </li></ul><ul><li>…… l’uso del nostro animo è doppio,…pratico e speculativo…..di questi usi l’uno è più pieno di beatitudine che l’altro: sì come è lo speculativo lo quale è..uso della nostra nobilissima parte…E questa parte in questa vita perfettamente lo suo uso avere non puote- lo quale è vedere in sé Iddio che è sommo intelligibile- …… </li></ul><ul><li>ne la nostra contemplazione… mai lui (Dio) giugnere potemo qui, lo quale è nostra beatitudine somma…… la quale qui non si puote avere.” </li></ul><ul><li>Dante si pone il rapporto tra </li></ul><ul><li>il sapere umano , (Bene ultimo a cui l’uomo può arrivare con le proprie forze- i “documenta phylosophica” -) e </li></ul><ul><li>il sapere rivelato e teologico : le capacità intellettuali diventano il tramite per arrivare alla felicità = superamento dell’umano con la contemplazione del Divino, </li></ul><ul><li>se lasciano spazio alla Sapienza ,teologicamente intesa= alla Verità rivelata per Grazia. </li></ul>
  19. 19. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>  Nella Commedia , rispetto a questa problematica, </li></ul><ul><li>quale posizione Dante ha maturato? </li></ul><ul><li>Qual è il ruolo del sapere umano , della ragione , </li></ul><ul><li>della Filosofia? </li></ul><ul><li>A quale linguaggio poetico ricorre per esprimere, con la massima efficacia possibile, le sue maturate convinzioni? </li></ul><ul><li>La figura e la vicenda di Ulisse possono essere richiamate e richiamare, sul piano metaforico intertestuale? </li></ul>
  20. 20. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Pg., III,34-44 : Matto è chi spera che nostra ragione </li></ul><ul><li>possa trascorrer la infinita via </li></ul><ul><li>che tiene una sustanza in tre persone </li></ul><ul><li>State contenti,umana gente ,al quia; </li></ul><ul><li>ché, se potuto aveste veder tutto , </li></ul><ul><li>mestier non era parturir Maria; </li></ul><ul><li>e disiar vedeste senza frutto </li></ul><ul><li>tai che sarebbe lor disio quetato, </li></ul><ul><li>che’etternalmente è dato lor per lutto: </li></ul><ul><li>io dico d’ Aristotile e di Plato </li></ul><ul><li>e di molt’altri” ; e qui chinò la fronte, </li></ul>
  21. 21. Ulisse, Dante e…………..noi Pg. XIX, vv. 7-24 <ul><li>mi venne in sogno una femmina balba, </li></ul><ul><li>ne li occhi guercia, e sovra i piè distorta </li></ul><ul><li>con le man monche e di colore scialba. </li></ul><ul><li>Io la mirava ; e come il sol conforta </li></ul><ul><li>le fredde membra che la notte aggrava </li></ul><ul><li>così lo sguardo mio le facea scorta </li></ul><ul><li>la lingua, e poscia tutta la drizzava </li></ul><ul><li>in poco d’ora e lo smarrito volto </li></ul><ul><li>com’amor vuol, così le colorava. </li></ul><ul><li>Poi ch’ella avea ‘l parlar così disciolto, </li></ul><ul><li>cominciava a cantar sì che con pena </li></ul><ul><li>da lei avrei mio intento rivolto. </li></ul><ul><li>“ Io son ”, cantava, “ io son dolce serena , </li></ul><ul><li>che ‘ marinari in mezzo al mar dismago ; </li></ul><ul><li>tanto son di piacere a sentir piena ! </li></ul><ul><li>Io volsi Ulisse del suo cammin vago </li></ul><ul><li>al canto mio; e qual meco s’ausa, </li></ul><ul><li>rado sen parte; sì tutto l’appago ! </li></ul><ul><li>-------------------------------------------------------------- </li></ul><ul><li>Pg. XXI, 1-3 </li></ul><ul><li>La sete natural che mai non sazia </li></ul><ul><li>Se non con l’acqua onde la femminetta </li></ul><ul><li>Samaritana dimandò la grazia </li></ul>
  22. 22. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Par., XXVI, 25-27 : E io: “Per filosofici argomenti </li></ul><ul><li>e per autorità che quinci scende </li></ul><ul><li>cotale amor convien che in me s’imprenti </li></ul><ul><li>46-48 : E io udi’ : “ Per intelletto umano </li></ul><ul><li>e per autoritadi a lui concorde </li></ul><ul><li>de’ tuoi amori a Dio guarda il sovrano. </li></ul><ul><li>Filosofi a e sapere rivelato risultano tra loro associati, ma uniti da un legame di dipendenza e, per il primo dei due elementi, di subordinazione . </li></ul><ul><li>  </li></ul>
  23. 23. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Il sapere, svincolato dalla fede, nella sua autosufficienza , compare sotto le </li></ul><ul><li>Metafore del folle volo (alto/basso) </li></ul><ul><li>della navigazione e del viaggio </li></ul><ul><li>Inf. XXVI,125 , … de’ remi facemmo ali al folle volo- remigium alarum </li></ul><ul><li>Virg. Aen., (il volo di Dedalo- il folle volo di Icaro)  </li></ul><ul><li>Inf., II, 35 , temo che la venuta non sia folle </li></ul><ul><li>Pg., I, 59, ma per la sua follia le fu sì presso </li></ul><ul><li>  </li></ul>
  24. 24. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Pg., I, 59 ma per la sua follia le fu sì presso </li></ul><ul><li>Pg., XXX, 74 Come degnasti d’accedere al monte? </li></ul><ul><li>75 non sapei tu che qui è l’uom felice ? </li></ul><ul><li>Pg. XXX,121- 141 121 Alcun tempo il sostenni col mio volto </li></ul><ul><li>123 meco il menava in dritta parte volto </li></ul><ul><li>126 questi si tolse a me, e diessi altrui </li></ul><ul><li>130 e volse i passi suoi per via non vera </li></ul><ul><li>131 imagini di ben seguendo false </li></ul><ul><li>136 Tanto giù cadde……………………. </li></ul><ul><li>140 e a colui che l’ha qua sù condotto </li></ul><ul><li>Pg, XXXI 43 Tuttavia, perché mo vergogna porte </li></ul><ul><li>44 del tuo errore, e perché un’altra volta </li></ul><ul><li>45 udendo le serene sie più forte, </li></ul><ul><li>Pg., XXXI , 55 Ben ti dovevi,per lo primo strale </li></ul><ul><li>delle cose fallaci, levar suso </li></ul><ul><li>di retro a me che non era più tale </li></ul><ul><li>58 Non ti dovea gravar le penne in giuso </li></ul>
  25. 25. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Pg., XXXIII, 82-90 Ma perché tanto sovra mia veduta </li></ul><ul><li>vostra parola disiata vola </li></ul><ul><li>che più la perde quanto più s’aiuta?” </li></ul><ul><li>“ Perché conoschi”, disse, “quella scuola </li></ul><ul><li>c’hai seguitata, e veggi sua dottrina </li></ul><ul><li>come può seguitar la mia parola; </li></ul><ul><li>e veggi vostra via da la divina </li></ul><ul><li>distar cotanto, quanto si discorda </li></ul><ul><li>da terra il ciel che più alto festina”. </li></ul>
  26. 26. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Paradiso, II 55 certo non ti dovrien punger li strali </li></ul><ul><li>d’ammirazion omai, poi dietro ai sensi </li></ul><ul><li>57 vedi che la ragione ha corte l ’ali </li></ul><ul><li>Paradiso, XI 1 O insensata cura de’mortali </li></ul><ul><li>quanto son difettivi sillogismi </li></ul><ul><li>3 quei che ti fanno in basso batter l’ali! </li></ul><ul><li>  </li></ul><ul><li>Purgatorio, I 1  Per correr miglior acque alza le vele </li></ul><ul><li>omai la navicella del mio ingegno </li></ul><ul><li>3 che lascia dietro a sé mar sì crudele </li></ul>
  27. 27. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Paradiso, II 1 O voi che siete in piccioletta barca </li></ul><ul><li>desiderosi d’ascoltar , seguiti </li></ul><ul><li>3 dietro al mio legno che cantando varca </li></ul><ul><li>( sol con un legno e con quella compagna </li></ul><ul><li>picciola ) </li></ul><ul><li>5 non vi mettete in pelago, ché forse </li></ul><ul><li>perdendo me, rimarreste smarriti </li></ul><ul><li>( dove per lui, perduto a morir gissi ) </li></ul><ul><li>( ma misi me per l’alto mare aperto ) </li></ul><ul><li>Inf. I, 3 ( ché la diritta via era smarrita ) </li></ul><ul><li>Inf. I, 23 ( uscito fuor del pelago a la riva) </li></ul><ul><li>7 L’ acqua ch’io prendo già mai non si corse </li></ul>
  28. 28. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Paradiso, II, 10 Voialtri pochi che drizzaste il collo </li></ul><ul><li>per tempo al pan de li angeli , del quale </li></ul><ul><li>12 vivesi qui ma non sen vien satollo, </li></ul><ul><li>(ma misi me per l’alto mare aperto) metter potete ben per l’alto sale </li></ul><ul><li>vostro navigio, servando mio solco </li></ul><ul><li>(infin che il mar fu sovra noi richiuso ) 15 dinanzi a l’acqua che ritorna equale </li></ul>
  29. 29. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>I due viaggi di Dante ed Ulisse : </li></ul><ul><li>  </li></ul><ul><li>(Inf., I, 25-30) </li></ul><ul><li>così l’animo mio, ch’ancor fuggiva Tutte le stelle già de l’altro polo </li></ul><ul><li>si volse a retro a rimirar lo passo vedea la notte, e ‘l nostro tanto basso </li></ul><ul><li>che non lasciò giammai persona viva. che non surgea fuor del marin suolo </li></ul><ul><li>Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso, Cinque volte racceso e cinque casso </li></ul><ul><li>ripresi via per la piaggia diserta, lo lume era di sotto da la luna, </li></ul><ul><li>sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso poi che ‘ntrati eravam ne l’alto passo </li></ul><ul><li>  ( Pg., I, 128-136) </li></ul><ul><li>ivi mi fece tutto discoverto ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto quel color che l’inferno mi nascose. e de li vizi umani e del valore; Venimmo poi in sul lito diserto ma misi me per l’alto mare aperto che mai non vide navicar sue acque sol con un legno e con quella compagna omo,che di tornar sia poscia esperto picciola da la qual non fui diserto </li></ul><ul><li>Quivi mi cinse sì com’altrui piacque </li></ul><ul><li>oh maraviglia! Ché qual elli scelse ché de la nova terra un turbo nacque l’umile pianta cotal si rinacque e percosse del legno il primo canto subitamente là onde l’avelse. Tre volte il fé girar con tutte l’acque; </li></ul><ul><li>a la quarta levar la poppa in suso </li></ul><ul><li>e la prora ire in giù, com’altrui piacque. </li></ul>
  30. 30. Ulisse, Dante e…………..noi <ul><li>Perché Ulisse? </li></ul><ul><li>Il viaggio, la ricerca , l’avventura , il desiderio di sapere sempre di più, il desiderio di raggiungere l ’oltre , possono costituire </li></ul><ul><li>un’ originale allegoria </li></ul><ul><li>intessuta di simboli </li></ul><ul><li>di che cosa? </li></ul><ul><li>Dante-Ulisse-Dante può interpellare anche ciascuno di noi? </li></ul><ul><li>Ora tocca a ciascuno di voi rispondere. </li></ul>

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