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“Una grande opportunità per l’Europa”, così viene definita dal Garante Europeo per la protezione dei dati
personali la proposta di regolamento europeo COM(2012)11 final, licenziata dalla Commissione UE circa 3
anni fa e che dal 24 giugno 2015 è approdata al tavolo del “trilogo” tra Parlamento, Consiglio e
Commissione.

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DIGITALMEDIA.INFO - APPROFONDIMENTO:Il garante europeo interviene sulla proposta di riforma del diritto europeo sulla protezione dei dati personali

  1. 1. Via Rasella, 155 - 00187 Roma Via dell’Orso, 2 - 20121 Milano Tel +39 06 696661 Fax +39 06 69666544 Tel +39 02 722341 Fax +39 02 72234545 IL GARANTE EUROPEO INTERVIENE SULLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL DIRITTO EUROPEO SULLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI Laura Liguori “Una grande opportunità per l’Europa”, così viene definita dal Garante Europeo per la protezione dei dati personali la proposta di regolamento europeo COM(2012)11 final, licenziata dalla Commissione UE circa 3 anni fa e che dal 24 giugno 2015 è approdata al tavolo del “trilogo” tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Nella sua veste di autorità europea indipendente, non partecipante al trilogo, e alla luce del suo ruolo garantito dall’art. 41.2 del Regolamento 2001/45/CE, il Garante ha deciso di partecipare proattivamente e costruttivamente al procedimento che nelle intenzioni della Commissione dovrebbe portare all’approvazione, entro la fine dell’anno, del nuovo regolamento da parte dei due co-legislatori europei. La proposta di riforma riveste un’importanza particolare, in un momento storico in cui la fiducia dei cittadini nelle istituzioni che dovrebbero garantire la protezione dei loro dati personali è ai minimi in seguito ai ripetuti scandali sulla protezione dei dati personali che hanno coinvolto da vicino anche alcuni Paesi europei. La buona riuscita del trilogo è auspicabile anche perché le innovazioni che la proposta introduce avranno delle profonde e sostanziali ricadute non solo nel vecchio continente, ma anche nei confronti dei titolari siti in paesi terzi. Tanto detto, si deduce come questa rara opportunità non debba essere sprecata e come, anche se le negoziazioni rischiano di affievolire alcuni caratteri innovativi, l’obiettivo di conseguire il migliore risultato possibile rimanga essenziale. L’opinione del Garante rende noto che le preoccupazioni principali a cui le tre istituzioni europee sono chiamate a dare una risposta sono: 1) LA NECESSITÀ DI OTTENERE PIÙ VANTAGGI PER I CITTADINI Il Garante insiste sul fatto che è necessario dapprima sistematizzare le definizioni per renderle agevolmente fruibili da parte dei cittadini, facilitando così l’esercizio dei conseguenti diritti. Conseguentemente a ciò, il Garante ha puntualizzato come tutte le operazioni di trattamento debbano necessariamente superare due vagli: sia di liceità che di giustificazione, alla luce dei principi sanciti nel regolamento stesso, raccomandando, infine, che sia garantita la possibilità per i cittadini di fornire un consenso realmente informato e agevolmente revocabile. In seguito, il Garante auspica che il regolamento contenga previsioni che facilitino il lavoro delle Autorità nazionali di protezione dei dati personali non appena lo stesso entrerà in vigore, nonché previsioni che rendano le varie Autorità sempre più aperte alla possibilità di ricevere reclami e segnalazioni da parte dei
  2. 2. 2/2 soggetti interessati. A tal proposito, suggerisce, infine, che il regolamento autorizzi le associazioni di categoria a rappresentare le persone fisiche in sede giudiziale. 2) L’ESIGENZA DI APPROVARE NORME CHE FUNZIONINO NELLA PRATICA Il Garante mette in guardia dal fatto che un eccessivo formalismo e ossequio delle procedure possa rendere il regolamento a tutti gli effetti inapplicabile e inefficace. A tal fine, raccomanda che siano poste una serie di salvaguardie piuttosto che di procedure nell’ottica di un risultato comune, ossia quello di coniugare gli obblighi dei titolari con i diritti degli interessati. Suggerisce, inoltre, che il regolamento contempli l’esigenza di assicurare la liceità del trattamento dei dati per finalità storiche, statistiche e di ricerca, da disciplinare compiutamente attraverso la predisposizione di idonee salvaguardie. Da ultimo, il Garante auspica che le Autorità nazionali diventino sempre più organi vicini al cittadino, quasi come uno sportello unico al quale chiedere informazioni e presso il quale ricevere assistenza nell’espletamento delle varie procedure. 3) L’ESIGENZA DI APPROVARE NORME CHE DURINO UNA GENERAZIONE Stante l’innovazione tecnologica dirompente, le disposizioni contenute nella prima direttiva 95/46/CE si appalesano oramai superate e non più al passo con i tempi. Il Garante auspica che le nuove norme siano tali da durare più a lungo possibile nel tempo attraverso un connubio felice di omnicomprensività e di flessibilità, con uno sguardo particolare ai temi della dignità delle persone e dell’etica, sempre più essenziali in un mondo in cui – afferma il Garante – nel 2030 potremmo già probabilmente assistere a fenomeni tecnologici ad oggi impensabili, quali la nascita di intelligenze artificiali e l’uso sistematico di sistemi biometrici. Il nuovo diritto europeo della protezione dei dati personali dovrebbe promuovere prassi commerciali e innovazioni responsabili, nel rispetto della trasparenza e della fruibilità delle disposizioni da parte anche dei non addetti ai lavori. In conclusione, il Garante afferma che il pacchetto di riforma con alte probabilità non sarà mai completo senza un’organica revisione anche di due ulteriori testi normativi, ossia del regolamento 2001/45/CE, sul trattamento dei dati personali nell’ambito delle istituzioni e degli organismi europei, nonché della c.d. “direttiva e-privacy” 2002/58/CE, con il fine di armonizzare le regolamenti in tutti i settori e rendere il quadro legislativo chiaro e trasparente. Qui il testo completo del parere del Garante europeo.

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