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Il futuro dell'energia

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Una raccolta di testi per il mondo dell'energia e il futuro delle rinnovabili

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Il futuro dell'energia

  1. 1. Il futuro dell'energiatesti di Monika Psenner a cura di Fiera Bolzano
  2. 2. 2 www.fierabolzano.it | info@fierabolzano.it FIERA BOLZANO SpA Piazza Fiera, 1 I-39100 Bolzano Tel. +39 0471 516 000 | Fax +39 0471 516 111 lars.it Fiera internazionale per il risanamento e l’efficienza energetica in edilizia KLIMAHOUSE Fiera internazionale delle energie rinnovabili KLIMAENERGY Salone internazionale della mobilità sostenibile KLIMAMOBILITY Fiera internazionale della filiera produttiva del serramento KLIMAINFISSO BOLZANO | FIRENZE | COMO Fiere... di cui essere fieri
  3. 3. 3 L’attenzione internazionale rivolta ai temi energetici è da molti anni un argomento di grande interesse: i costi sempre più elevati della principale fonte di energia, il petro- lio, e gli appelli per una maggiore tutela ambientale hanno spinto numerose aziende e privati cittadini a investire nella green economy e a prendere provvedimenti per far fronte alle necessità future. Precursore in Italia di questo trend, Fiera Bolzano ha dato voce in modo concreto alle richieste sempre più rilevanti di un vasto numero di attori del sistema economico italiano. Risale al 2005 la prima edizione di Klimahouse che si è sviluppata dal 2006 in maniera autonoma come fiera internazionale specializzata per l’efficienza energetica e il risanamento in edilizia. Forte di un know-how e di un’esperienza tipicamente altoatesina, Fiera Bolzano ha avviato un cammino di crescita alimentando sempre più l’attenzione verso questo mercato. Il forte impegno nella costruzione di una cultura energetica alternativa a quella del petrolio e il grande successo riscontrato da Klimahouse hanno spinto Fiera Bolzano a ‘esportare’ questa formula vincente nel centro e sud Italia con delle edizio- ni itineranti prima a Roma, poi a Bastia Umbra, poi a Bari e in Toscana e a Como. Un altro importante progetto intrapreso da Fiera Bolzano è Klimaenergy, fiera inter- nazionale delle energie rinnovabili, orientata esclusivamente all’ampio ventaglio di opportunità energetiche alternative affiancata da Klimamobility, il salone dedicato alla mobilità sostenibile. Ultima nata tra le manifestazioni di Fiera Bolzano dedicate alla sostenibilità è Kli- mainfisso, il salone di Fiera Bolzano dedicato all’intera filiera produttiva di finestre, porte e facciate. Il territorio e il contesto regionale in cui nasce Fiera Bolzano gioca un ruolo fonda- mentale per la crescita e il successo delle manifestazioni. L’Alto Adige rappresenta, infatti, la regione italiana più all’avanguardia in tema di ecologia ed è da numerosi anni impegnata in prima linea sul fronte della tutela ambientale. Per questo Fiera Bolzano ha incaricato Monika Psenner, esperta in energia, di scrivere dei testi per poter offrire spunti interessanti a espositori e visitatori. Cristina Pucher Ufficio Stampa Fiera Bolzano Fiere di cui essere Fieri
  4. 4. 5 SOMMARIO Introduzione..................................................................................................9 Fabbisogno energetico mondiale: situazione attuale e prospettive future.....................................................................................11 Fonti energetiche fossili nel mondo............................................................17 Di quanto calerà ancora il prezzo del petrolio?.........................................23 Il ruolo delle energie rinnovabili nel fabbisogno energetico mondiale..........................................................27 Produrre energia da gas naturale: un contributo “pulito” alla copertura del fabbisogno energetico?................................................35 Gas di scisto: una rivoluzione.....................................................................43 Il petrolio, un’importante risorsa dell’economia moderna.......................49 Quanto condizionano la nostra vita quotidiana i prodotti ottenuti dal petrolio?...................................................................57 L’importanza sempre maggiore delle energie fossili non convenzionali.......................................................................................63 Imposte su benzina, diesel e altri prodotti derivati dal petrolio: fonti di reddito speculative per lo Stato?....................................................71 Il successo del carbone..............................................................................75 La Russia: il gigante dell’energia................................................................81 La Cina in corsa per le risorse energetiche...............................................89 Si può rinunciare all’energia atomica?......................................................95 Qual è il ruolo delle compagnie petrolifere internazionali nel settore dell’energia?.............................................................................................. 101 Il mercato europeo del gas è in evoluzione..............................................107 La transizione energetica.......................................................................... 113 Editore Fiera Bolzano SpA 39100 Bolzano Piazza Fiera, 1 tel. +39 0471 516000 fax +39 0471 516111 Internet www.fierabolzano.it E-mail info@fierabolzano.it Direttore responsabile Reinhold Marsoner Redazione Monika Psenner Cristina Pucher Florian Schmittner Lito e Stampa Ferrari - Auer Grafica Michelangelo Graphic Art impressum
  5. 5. 7 Monika Psenner è nata a San Cipriano/Tires. Ha conseguito il diploma di maturità presso il liceo classico a Bolzano dopodichè ha intrapreso lo studio in Scienze Economiche a Vienna ed Innsbruck. Dal 1977 al 2010 ha lavorato presso l’OPEC (Organization of the petroleum Exporting Countries) a Vienna. Attiva nel reparto ricerca, si è occupata di svolgere analisi di statistiche relative alle tematiche energia e macro-economia e di redigere bilanci energetici, alla base di decisioni della direzione ed input per modelli energetici. Oltre a ciò è stata responsabile della redazione di ricerche, relazioni e presentazioni in ambito energetico, per meeting tecnici e conferenze. Durante questo lungo periodo all’OPEC, Monika Psenner è riuscita a crearsi un ricco bagalio di conoscenze in ambito energetico.  In questo opuscolo riportiamo una serie di articoli sul futuro dell’energia, scritti da Monika Psenner in esclusiva per Fiera Bolzano. Monika Psenner
  6. 6. 8 KLIMAINFISSO 2015 5 - 7 marzo 2015 | Bolzano Fiera internazionale della filiera produttiva del serramento gio-sab: 9.00-18.00 www.klimainfisso.it lars.it Convegno Internazionale UNICA Piattaforma informativaAUTONOMA E INDIPENDENTE LOCATION Alto Adige REGIONE DA SEMPRE SCHIERATA SUL FRONTE DELL’INNOVAZIONE DimostrazioniDI POSA DEL SERRAMENTO 73,9% DEGLI OPERATORI Serramentisti
  7. 7. 9 Introduzione Gli articoli contenuti in questo opuscolo intendono fornire una panoramica della situazione energetica attuale e nel contempo dare alcune indicazioni sugli sviluppi futuri. Nei vari contribu- ti s’illustrano il ruolo delle fonti energetiche – petrolio, gas, carbone – e il significato che il petrolio riveste per l’econo- mia moderna. Si spiega l’importanza sempre maggiore delle energie rinnovabili nel mix energetico globale e il loro sviluppo anche in relazione agli obiettivi fissati dalla politica in difesa del clima. Si sottolinea, inoltre, l’aumento considerevole della produzione di fonti energetiche fossili non convenzionali – gas e oli di scisto – il cui impiego prolunga la disponibilità di energie fossili per numerosi decenni rallentando il passaggio ad un mondo di energie rinnovabili e pulite. Infine, si rimarca il ruolo particolare svolto dal gas, la fonte energetica fossile “più pulita”, e la sua funzione di “ponte” verso un futuro a zero emissioni di gas ad effetto serra e altre sostanze dannose per l’ambiente e pericolose per la salute, provocate dalla combu- stione di fonti energetiche fossili. Questa serie di articoli si conclude illustrando il progetto ger- manico “transizione energetica” il cui obiettivo è il passaggio ad un’economia basata su un’energia rinnovabile e denuclea- rizzata.
  8. 8. 10
  9. 9. 11 Fabbisogno energetico mondiale: situazione attuale e prospettive future L’energia è il motore dell’economia moderna e sempre più condizione essenziale per sviluppo e benessere soprattutto in un mondo oramai globalizzato. I combustibili fossili costi- tuiscono ancora la fonte principale garantendo oltre l’80% del fabbisogno energetico complessivo: 34% il petrolio, 26% il carbone e 22% il gas metano. Nel decennio scorso vi è stato un consistente rincaro del petrolio: da circa 25 dollari a barile si è passati a 100 e oltre. Il prezzo del petrolio ha subito, e in futuro continuerà a subire, significative oscillazioni; nell’ultimo periodo il suo prezzo si è mantenuto su livelli molto elevati. Gli esperti ritengono assai improbabile che il prezzo dell’oro nero scenda a quotazioni più accettabili. Nel mercato dell’energia, quest’andamento ha portato a cam- biamenti consistenti: i combustibili fossili, il cui sfruttamento, in passato non era sinonimo di particolari guadagni, in questa condizione sono diventati redditizi. Le grandi aziende che ope- rano in campo energetico investono in nuove forme di energia e in energie alternative. L’energia eolica e l’energia solare, ad esempio, hanno registrato importanti sviluppi (grafico 1).
  10. 10. 12 Inoltre, l’elevato costo del petrolio ha generato un incremento nell’utilizzo di idrocarburi da fonti fossili non convenzionali tipo gas e petrolio di scisto e ha indotto lo sfruttamento di riserve di petrolio e gas nel Mar Artico. In proposito si pensi soprat- tutto alla “rivoluzione” del gas di scisto negli Stati Uniti: grazie all’impiego di nuove tecnologie questo sviluppo ha portato ad un boom di petrolio e gas come non si era mai registrato negli ultimi cento anni e a conseguenze importanti per i maggiori consumatori mondiali di energia. In base alle previsioni più recenti, fra qualche anno gli Stati Uniti non saranno più importatori di gas metano ma espor- tatori. Aumenterà considerevolmente anche la produzione di petrolio. Considerato che gli interessi strategici degli U.S.A. si sposteranno su altri livelli, sulla scena internazionale si assi- sterà ad un cambiamento imponente dell’assetto energetico internazionale. Il Medio-Oriente, tradizionale fornitore di ener- gia perderà rilevanza almeno per gli Stati Uniti, mentre non si sa quale ruolo giocherà, in futuro, la produzione di gas di scisto in altre aree. Con queste prospettive la preoccupazione legata alla futura reperibilità di petrolio passa in secondo piano. Rivestono, invece, sempre fondamentale importanza le que- stioni legate alla sicurezza energetica poiché numerosi Paesi produttori di petrolio e di gas e quelli che fungono da corridoi di trasporto sono situati in aree politicamente instabili (ad esem- pio il Medio Oriente e l’Africa). Nonostante l’elevato costo dell’energia, il fabbisogno ener- getico aumenta soprattutto nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo. La dipendenza da combustibili fossili, che in numerosi Paesi è in costante aumento, e la preoccupazione per l’inquinamento conseguente, fanno sì che il tema legato allo sviluppo del fabbisogno energetico futuro e al “mix energetico” sia di scottante attualità. Grafico 1 Prezzo del petrolio e fabbisogno di energia rinnovabile, 2000-2012 Fonte: BP Statistical Review of the World Energy 2013; toe = tonnellate di petrolio equivalente (milioni toe) 250 200 150 100 50 0 (US$/b) 120 100 80 60 40 20 0 consumo: energie rinnovabili prezzo del petrolio 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
  11. 11. 13 Vi sarà sufficiente offerta a fronte di una domanda in costante crescita? Si riuscirà a diminuire drasticamente la dipendenza da combustibili fossili e ad aumentare la percentuale di energie rinnovabili in modo tale da ridurre l’inquinamento ambientale? Nella tabella in calce alcuni dati sul fabbisogno attuale di ener- gia nel mondo ed una panoramica dello sviluppo nei prossimi decenni sulla base delle previsioni più recenti. I fattori più significativi che determinano il fabbisogno energe- tico sono l’aumento della popolazione da un lato e l’incremento economico dall’altro, nonché la crescente industrializzazio- ne ed urbanizzazione nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo. Tra il 2010 e il 2040 la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7 a 9 miliardi di individui. Questo incremento avrà luogo esclusivamente nei Paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo. Nello stesso lasso di tempo l’economia nei Paesi non OCSE aumenterà del 4,4% mentre nei Paesi OCSE solo del 2%. Nei Paesi non OCSE vi è l’enorme esigenza di recuperare terreno nello sviluppo economico e nello standard vitale con conseguente, inevitabile incremento del fabbisogno di energia. Un dato particolarmente significativo: mentre negli Stati Uniti, tabella 1 Alcuni indicatori relativi al 2012 Fonte: Banca Mondiale.   Abitanti (milioni) Prodotto interno lordo pro capite in dollari USA Autovetture ogni 1000 abitanti* Fabbisogno energetico primario pro capite (t) Grado di urbanizzazione in % della popolazione USA 314 52340 428 7.0 83 Giappone 128 47880 453 3.6 92 Eurozona 334 37884 470 3.5 76 Cina 1350 5720 57 1.4 52 India 1237 1580 18 0.6 32 * I dati si riferiscono all’anno 2011
  12. 12. 14 nell’Eurozona ed in Giappone si registrano tra le 428 e le 470 autovetture ogni 1000 abitanti, in Cina se ne registrano 57 e in India solo 18 (tabella 1). Nei Paesi non OCSE il fabbisogno energetico pro capite è considerevolmente inferiore rispetto ai Paesi OCSE. Se un americano consuma 7 tonnellate di energia l’anno, un indiano ne consuma solo 0,6. In base alle ultime previsioni tra il 2010 e il 2040 il fabbisogno energetico mondiale aumenterà del 35%. L’incremento di ener- gia si registrerà solo nei Paesi emergenti Cina e India nonché nei Paesi in via di sviluppo quale conseguenza dell’incremento demografico, dell’impulso economico, dell’aumento d’indu- strializzazione, d’urbanizzazione e quindi del benessere. Nei Paesi non OCSE, invece, si prevede, entro il 2040, una leggera recessione a patto di incrementare l’efficienza energetica (grazie ad esempio alla produzione di autovetture a consumo ridotto di carburante). Per quel che concerne l’utilizzo dei singoli combustibili fossili si profila questa situazione: l’impiego di petrolio, gas naturale e carbone passerà dall’82% nell’anno 2010 al 79% nel 2025 e al 77% nel 2040 anche se tali combustibili continueranno a coprire più di un terzo del fabbisogno mondiale. Se nel 2010 la quota di gas metano si attestava al 22%, nel 2025 si attesterà al 24% e nel 2040 al 27%; la quota del carbone che nel 2010 era del 26%, nel 2040 calerà al 19%; la quota percen- tuale del petrolio che nel 2010 era del 34, nel 2025 e nel 2040 sarà del 31. Il petrolio continuerà, comunque, ad essere la fon- Grafico 2 Fabbisogno mondiale di energia (m/t) Fonte: ExxonMobile Energy Outlook 2014 (i dati si riferiscono al fabbisogno energetico primario)  OCSE  Non OCSE escluso Cina e India  Cina & India 2010 2025 2040 20000 18000 16000 14000 12000 10000 8000 6000 4000 2000 0 quota% 3100 24% 4200 32% 5750 44% quota% 4925 30% 5600 34% 5800 36% quota% 5375 30% 6825 38% 5550 31% Grafico 3 Quadro energetico a livello mondiale Fonte: ExxonMobile Energy Outlook 2014 (i dati si riferiscono al fabbisogno energetico primario) 2010 2025 2040 31% 31%34% 22% 26% 24% 24% 27% 6% 6% 8% 8% 9% 9% 19% 1% 4%2% 3% 3% 3%  petrolio  gas  carbone  nucleare  biomassa  energia idrica  altre energie alternative
  13. 13. 15 te energetica n° 1 in tutto il mondo. L’aumento di gas metano da una parte e la diminuzione dei carboni dall’altra sono da consi- derarsi un fatto positivo poiché la combustione di gas sprigio- na quantità minori di biossido di carbonio e di altre sostanze nocive e rappresenta, quindi, alternativa più pulita a carboni e petroli. Le energie alternative (escluse energia idroelettrica e a biomassa) aumenteranno in maniera consistente ma, ciò nonostante, nel 2040 rappresenteranno solo un modesto 4% del quadro energetico mondiale. Prendendo in esame i singoli settori economici, il quadro che ne esce è molto differenziato. Dal 2010 al 2040 il fabbisogno energetico aumenterà del 28% nel settore privato e commer- ciale, del 35% nel settore industriale, mentre nel settore dei trasporti vi sarà un incremento del 42%. In quest’ultimo set- tore il petrolio continuerà a svolgere un ruolo fondamentale. Nel 2010 la quota percentuale del petrolio era di 95, nel 2040 continuerà ad essere di un considerevole 87. Le quote percen- tuali di gas e biocarburanti passeranno dal 4 dell’anno 2010 all’11 del 2040. Nel settore dell’elettricità nei prossimi decenni assisteremo a significativi cambiamenti in tutto il mondo. Una premessa: oggi come ieri 1,3 miliardi d’individui non dispongono di energia elettrica. In questo settore si prevedono i tassi di crescita più elevati: tra il 2010 e il 2040 il 90% a livello mondiale, il 163% nei Paesi non OCSE e solo il 23% nei Paesi OCSE. Nella produzione di energia vi sarà un elevatissimo aumento di energie alterna- tive. Tra il 2010 e il 2040 l’aumento più significativo riguarderà l’energia eolica (540%), altre energie alternative (188%) e l’e- nergia idrica (80%). Per quel che concerne i combustibili fossili, entro il 2025 il carbone continuerà ad aumentare leggermente per poi calare, mentre tra il 2010 e il 2040 il gas aumenterà in modo consistente (78%). Il petrolio, che nella produzione di elettricità s’impiega raramente, in futuro perderà di significato. In questo settore è evidente la tendenza a ricorrere a combu- stibili “puliti”. Tra il 2010 e il 2040 l’energia atomica aumenterà del 109% (grafico 4). grafico 4 Produzione di energia elettrica mondiale per fonte energetica Fonte: ExxonMobil Energy Outlook 2014 2040 2020 2010 0 500 1000 1500 2000 2500 3000 altre energie alternative energia eolica energia idrica nucleare carbone gas petrolio (mill. toe) In seguito allo sfruttamento d’idrocarburi da fonti fossili non convenzionali come il gas e il petrolio di scisto, si allontana la fine dell’“epoca dell’energia fossile” e con essa il timore per
  14. 14. 16 la diminuzione delle riserve di petrolio disponibili. Gli investi- menti in campo energetico sono ingenti a tal punto che alcuni esperti temono che eccessivi capitali vengano investiti in idrocarburi da fonti fossili non convenzionali a scapito d’inve- stimenti in energie alternative. Considerato che il fabbisogno energetico futuro continuerà ad essere coperto principalmente da combustibili fossili, fino al 2025 le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare in tutto il mondo. In seguito ad un calo del fabbisogno energetico nei Paesi OCSE le emissioni di CO2 saranno ridotte, mentre nei Paesi non OCSE aumenteranno in maniera consistente. Solo dopo si assisterà ad una riduzione di emissioni in tutto il mondo (grafico 5). Riassumendo si può affermare che entro il 2040 il fabbisogno energetico mondiale aumenterà del 35% a condizione che si riesca a migliorare radicalmente l’efficienza energetica. Anche nel 2040 saranno i combustibili fossili a soddisfare oltre tre quarti del fabbisogno energetico primario, anche se una parte consistente sarà coperta da idrocarburi di fonti fossili non convenzionali come il petrolio di scisto e il gas di scisto. Non si sa ancora quando, nel mondo, si potrà produrre energia senza ricorrere all’utilizzo di combustibili fossili. Il petrolio continuerà ad essere anche nel 2040 il combustibile fossile n°1 (31% del fabbisogno energetico complessivo) soprattutto grazie alla sua flessibilità. Il gas metano, il combustibile fossile più pulito, registrerà l’aumento maggiore (27%): nel 2040 farà scivolare il carbone al terzo posto (19%). Tra il 2010 e il 2040 le energie rinnovabili triplicheranno ma copriranno comunque un modesto 4% del fabbisogno energetico mondiale. La percen- tuale di energie alternative assumerà particolare importanza soprattutto nel settore della produzione di elettricità. Nei prossimi decenni in campo energetico non si verificherà alcuna svolta significativa, tuttavia, grazie ad un maggiore impiego di gas metano da una lato e all’aumento di energie alternative dall’altro, entro il 2025 le emissioni di CO2 aumenteranno solo lievemente rispetto ai decenni passati; entro il 2040 possiamo auspicare un’inversione di tendenza con una leggera riduzione delle emissioni. Grafico 5 Emissioni di CO2 Fonte: ExxonMobil Energy Outlook 2014  OCSE  Non OCSE 2010 2025 2040 40 35 30 25 20 15 10 5 0 quota% 17,8 58% 12,8 42% quota% 25,0 68% 11,8 32% quota% 26,6 73% 9,7 27% (bilioni di tonnellate)
  15. 15. 17 Attualmente oltre l’80% dell’energia mondiale viene prodot- ta da fonti energetiche fossili: anche nei prossimi decenni petrolio, gas naturale e carbone rappresenteranno oltre il 75% dell’approvvigionamento mondiale. La grande importan- za dei combustibili fossili per l’economia moderna e la durata limitata degli stessi giustificano l’immensa preoccupazione per la loro futura disponibilità. Le scorte di energia fossile si suddividono in riserve e risorse e sia nel primo che nel secondo caso si tratta di stime. Questo è il motivo per cui i dati pubblicati da varie istituzioni ed organiz- zazioni non sempre coincidono e per questo vengono corretti con una certa frequenza in base a calcoli sempre più precisi e a nuovi criteri. Per risorse energetiche s’intende l’insieme delle riserve di petrolio/gas naturale di cui si conosce l’esatta localizzazione ma che attualmente non è possibile sfruttare né economica- mente né tecnicamente, nonché l’insieme di quelle quantità non ancora scoperte ma che si presume potrebbero giacere in una determinata area. Le riserve energetiche sono le quantità di petrolio/gas naturale di cui conosciamo l’esatta ubicazione e che sono economicamente sfruttabili con le attuali tecnologie. Si tratta di giacimenti per i quali nella maggior parte dei casi esiste un progetto di sfruttamento delle scorte. La trasformazione delle scorte di energia da risorse in riserve dipende da un lato dal progresso tecnologico e dall’altro dall’andamento dei prezzi dell’energia. Un esempio: l’esistenza del gas di scisto è nota da lunghissimo tempo ma il suo sfruttamento si è reso possibile solo grazie all’impiego di nuove tecnologie e solo in seguito agli elevati costi dell’energia questo gas è diventato economica- mente appetibile. E’ ragionevole pensare che anche nel settore del petrolio e del gas naturale sarà possibile aumentare le riserve grazie a migliori tecniche di sfruttamento e ad ampliate conoscenze della struttura geologica del pianeta. La differenza tra petrolio/gas naturale convenzionale e non-convenzionale è determinata dal tipo di estrazione: nel primo caso si applicano tecniche di esplorazione, di utilizzo e trasporto classici, nel secondo si applicano tecnologie alterna- tive, più impegnative e più costose. La distinzione tra petrolio convenzionale e non convenzionale non è sempre netta poiché, a lunga scadenza, è sempre più scontato il ricorso a tecnologie alternative e complesse. Fonti energetiche fossili nel mondo
  16. 16. 18 Petrolio Alla fine del 2012 le riserve mondiali di petrolio ammontavano quasi 1700 miliardi di barili (inclusi il petrolio ultra-pesante in Venezuela e le sabbie bituminose in Canada). Dieci Paesi di cui cinque in Medio Oriente rappresentano l’85% delle riserve mondiali di petrolio. Se si confronta l’attuale fabbisogno di petrolio con le riserve esistenti, si nota uno squilibrio per aree piuttosto importante. Se quasi la metà delle riserve, ovvero il 48%, giace in Medio Oriente, il 33% del petrolio viene utiliz- zato nella regione asiatica, seguita dal Nordamerica con un consumo pari al 26%, dall’Europa e dalla Comunità degli Stati Indipendenti pari al 21%. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) il petrolio non convenzionale include queste categorie: petrolio extra- pesante e bitumi (detti anche sabbie bituminose), gas di scisto (Light Tight Oil/LTO) e kerogene. In base alle stime dell’Agenzia IEA le risorse mondiali di petrolio convenzionale e non con- venzionale ammontano a quasi 6000 miliardi di barili. Se si includesse il petrolio sintetico, che si ottiene da gas e carbone, la cifra aumenterebbe a quasi 8000 miliardi di barili. grafico 1 Paesi con le maggiori riserve di petrolio Fonte: BP Statistical Review of the World Energy 2013 miliardi di barili aliquota percentuale (%) aliquota percentuale cumulativa % Venezuela 1/ 298 17,8 17,8 Arabia Saudita 266 15,9 33,8 Canada 2/ 174 10,4 44,2 Iran 157 9,4 53,6 Iraq 150 9,0 62,6 Kuwait 102 6,1 68,7 Emirati Arabi Uniti 98 5,9 74,5 Russia 87 5,2 79,7 Libia 48 2,9 82,6 Nigeria 37 2,2 84,8 Altri Paesi 253 15,2 100,0 Mondo 1669 100,0 1/ petrolio extra-pesante incluso 2/ sabbie bituminose incluse  Nordamerica  Europa & Paesi CSI  Africa  Sudamerica & America Centrale  Medio Oriente  Asia & Pacifico Riserve mondiali di petrolio (fine 2012) Consumo mondiale di petrolio (2012) 9%8% 8% 48% 4% 33% 26% 7% 21%20% 13% 3%
  17. 17. 19 Il grafico 2 evidenzia l’oscillazione dei costi di estrazione del petrolio in base alla regione, alla categoria (convenzionale, non-convenzionale) e alla tecnica di estrazione. In Medio Oriente e nel Nordafrica si registrano minori costi di estrazione, mentre nel resto del mondo i costi di estrazione del petrolio convenzionale sono decisamente più elevati. L’impiego di tecnologie più sofisticate per un migliore sfruttamento dei giacimenti (EOR-enhanced oil recovery), l’estrazione di petrolio in regioni difficilmente accessibili (giacimenti in acque ultra- profonde in Brasile ad esempio), oppure in regioni artiche portano a costi ancora più elevati. Estrarre petrolio di scisto, petrolio ultra-pesante e da sabbie bituminose costa ancora di più. Costi elevatissimi si registrano anche nell’estrazione di pe- trolio da olii di scisto e in vari, elaborati processi di trasforma- zione che a partire dal carbone (CTL) e dal gas naturale (GTL) portano alla produzione di molteplici varietà di combustibili liquidi tra cui il petrolio sintetico. Considerato l’attuale prezzo del petrolio, che si attesta intorno ai 100 dollari a barile, lo sfruttamento di una buona parte delle alternative riportate nel grafico risulta economicamente appetibile. Il prezzo del petrolio sarà soggetto, anche in futuro, ad oscillazioni. Tuttavia si può ipotizzare che lo stesso non scenderà più ai livelli registrati all’inizio del millennio poiché le risorse a basso costo di produzione continueranno a diminuire. 120 100 80 60 40 20 costi di estrazione (2012 US$/barile)  petrolio già estratto  Medio Oriente e Nordafrica  altro petrolio convenzionale  CO2 EOR  non CO2 EOR  petrolio nell'Artico  petrolio extra pesante e sabbie bituminose  LTO (light tight oil)  offshore-ultraprofondo  kerogene  GTL (gas to liquids)  CTL (coal to liquids) 1000 2000 3000 4000 5000 6000 7000 8000 risorse rimanenti di petrolio tecnicamente recuperabili (miliardi di barili) grafico 2 Costi di estrazione del petrolio Fonte: IEA World Energy Outlook 2013
  18. 18. 20 Gas naturale Si stima che, alla fine del 2012, le riserve di gas naturale nel mondo ammontassero a 187 bilioni di metri cubi. Come già evidenziato per il petrolio, anche le riserve di gas naturale sono suddivise nelle varie aree in maniera molto irregolare. Le maggiori riserve giacciono in Iran, Russia e Qatar con una quota percentuale pari al 48,9%, ovvero quasi la metà di tutte le riserve mondiali. Prendendo in considerazione le varie aree, si nota che il 43% delle riserve di gas naturale giace in Medio Oriente, il 31% in Europa e nella Comunità di Stati Indipendenti laddove in Russia si registra la percentuale maggiore. L’Eu- ropa e la Comunità di Stati Indipendenti sono le aree in cui si registra il maggior fabbisogno di gas naturale (33%), seguite dal Nordamerica (27%) e dall’Asia (19%). Secondo l’Agenzia IEA fanno parte dei gas non-convenzionali il gas di scisto, il gas di sabbie compatte (tight gas) e il gas metano (Coalbed Methan/CBM). Gli idrati di metano presenti in grandi quantità in tutto il pianeta appartengono ai gas non-con- venzionali. Tuttavia nella maggior parte dei casi essi non ven- gono inclusi nelle stime delle risorse di gas non-convenzionali poiché la loro estrazione non sarà possibile in tempi prevedibili sia per ragioni di tipo tecnologico sia di tipo economico. Secon- do l’Agenzia IEA le risorse di gas convenzionali e non-conven- zionali si aggirano intorno agli 800 bilioni di metri cubi. 19% 8% 8% 6%4% 4% 5% 27% 33% 12% 43% 31%  Nordamerica  Europa & Paesi CSI  Africa  Sudamerica & America Centrale  Medio Oriente  Asia & Pacifico Riserve mondiali di gas naturale (fine 2012) Consumo mondiale di gas naturale (2012) grafico 3 Paesi con le maggiori riserve di gas naturale Fonte: BP Statistical Review of the World Energy 2013 bilioni di metri cubi aliquota percentuale (%) aliquota percentuale cumulativa % Iran 33,6 18,0 18,0 Russia 32,9 17,6 35,5 Qatar 25,1 13,4 48,9 Turkmenistan 17,5 9,3 58,3 USA 8,5 4,5 62,8 Arabia Saudita 8,2 4,4 67,2 Emirati Arabi Uniti 6,1 3,3 70,4 Venezuela 5,6 3,0 73,4 Nigeria 5,2 2,8 76,2 Algeria 4,5 2,4 78,6 Altri Paesi 40,1 21,4 100,0 Mondo 187,3 100,0
  19. 19. 21 Carbone Il carbone è la fonte di energia primaria maggiormente presen- te in natura. Le maggiori riserve mondiali di carbone giacciono negli Stati Uniti (27,6%), seguiti dalla Russia (18,2%), dalla Cina (13,3%), dall’Australia (8,9%) e dall’India (7%). Questi cinque Paesi dispongono dell’oltre 75% delle riserve mondiali di carbone che non sono concentrate, come avviene nel caso del petrolio e del gas naturale convenzionali, in determinate aree, ma sono distribuite in tutti e cinque i continenti. Con una quota percentuale pari a 70 l’Asia risulta essere il maggior consu- matore di carbone con la Cina che, da sola, necessita di oltre il 50% del carbone mondiale. Attualmente il maggior fabbisogno di combustibili fossili è co- perto dal petrolio (38%), dal carbone (34%) e dal gas (28%). Se si paragonano le riserve con le risorse, il quadro cambia com- pletamente: rispetto a petrolio e gas naturale, il carbone ha sia le maggiori riserve che le maggiori risorse. Nelle riserve fossili mondiali la quota percentuale di carbone è pari al 58% mentre quella di petrolio e gas naturale è rispettivamente del 23% e 19%. Nelle risorse le quote percentuali di carbone, gas e petrolio sono rispettivamente del 91%, 6% e 3%. E’ interessante notare come il petrolio sia da un lato il combustibile maggior- mente utilizzato, dall’altro abbia la minor quota percentuale di risorse (grafico 5).  Nordamerica  Europa & Paesi CSI  Africa  Sudamerica & America Centrale  Medio Oriente  Asia & Pacifico Riserve mondiali di carbone (fine 2012) Consumo mondiale di carbone (2012) 31% 29% 14% 1% 1% 0,3% 0,1% 3%4% 70% 12% 35% grafico 4 Paesi con le maggiori riserve di carbone Fonte: BP Statistical Review of the World Energy 2013 miliardi di tonnellate aliquota percentuale (%) aliquota percentuale cumulativa % USA 237,3 27,6 27,6 Russia 157,0 18,2 45,8 Cina 114,5 13,3 59,1 Australia 76,4 8,9 68,0 India 60,6 7,0 75,0 Germania 40,7 4,7 79,7 Ucraina 33,9 3,9 83,7 Kazakistan 33,6 3,9 87,6 Sudafrica 30,2 3,5 91,1 Colombia 6,7 0,8 91,9 Altri Paesi 70,1 8,1 100,0 Mondo 860,9 100,0
  20. 20. 22 L’Agenzia IEA calcola che la durata delle riserve, commisurata alla produzione attuale di petrolio, sia di 54 anni per il petrolio, di 61 per il gas naturale e di 142 per il carbone. Per quel che concerne le risorse, la durata del petrolio sarà di 178 anni, del gas naturale di 233 anni e del carbone di oltre 3.000 anni. Se le stime delle riserve e con esse il possibile futuro utilizzo sono considerate attendibili, le cifre che riguardano le risorse sono molto imprecise poiché non è possibile prevedere quanto delle risorse oggetto di stima si potrà effettivamente sfruttare e quindi annoverare tra le riserve. In sintesi si può affermare che, in base alle conoscenze attuali, in tutto il mondo esistono ancora riserve molto consistenti di combustibili fossili e che il carbone ha di gran lunga il poten- ziale maggiore. La percentuale di risorse che potrà essere effettivamente sfruttata anche in futuro dipenderà, invece, dal progresso tecnologico e dalle oscillazioni del prezzo dell’ener- gia. In futuro, sostenibilità e consenso pubblico rivestiranno un ruolo significativo nello sfruttamento di combustibili fossili. Il petrolio è il combustibile fossile le cui riserve sono maggior- mente sfruttate. Sembrano oramai tramontati i tempi in cui il petrolio era a buon mercato: le riserve con costi di produzione contenuti sono sempre meno e in tempi brevi destinate ad esaurirsi considerato il crescente fabbisogno. N.B.: i miliardi (109 ) corrispondono ai bilioni e i bilioni (1012 ) corrispondono ai trilioni usati in area anglosassone. grafico 5 Combustibili fossili: fabbisogno, riserve e risorse (aliquota percentuale) Fonte: Federal Institute for Geosciences and Resources - Germany (BGR)  petrolio  gas naturale  carbone Fabbisogno, 2012 Riserve, fine 2012 Risorse, fine 2012 38% 34% 91% 6% 3% 58% 23% 19% 28% grafico 6 Riserve e risorse dei combustibili fossili - vita media residua (anni) Fonte: IEA World Energy Outlook 2013 178 233 54 61 142 0 500 1000 1500 2000 2500 3000 3500 3050 petrolio gas naturale carbone (anni) (I dati per il petrolio e gas si riferiscono all'anno 2012, i dati per il carbone si riferiscono all'anno 2011)  risorse  riserve
  21. 21. 23 Di quanto calerà ancora il prezzo del petrolio? Dall’inizio di giugno 2014 fino all'inizio di gennaio 2015 il prez- zo del petrolio è calato di circa il 50%. Gli operatori del setto- re hanno atteso con trepidazione la decisione del Ministro del petrolio dei Paesi OPEC se e come tagliarne la produzione per scongiurare un ulteriore calo dei prezzi. E invece, a sorpresa, il vertice del 27 novembre 2014 si è concluso con la decisione di lasciare invariata la produzione petrolifera. Già in sede di trattativa l’Arabia Saudita ed altri Paesi del Golfo aderenti all’OPEC avevano lasciato intendere che non avrebbe- ro votato a favore di una riduzione della produzione di greggio. Altri Paesi OPEC – Venezuela, Iran e Iraq – premevano per un taglio della produzione poiché il prezzo basso del petrolio è la causa delle continue ripercussioni negative sulla loro già de- bole economia. Un’altra volta ancora si è capito che molteplici e differenti sono gli interessi dei singoli Paesi OPEC e che l’A- rabia Saudita, il produttore di greggio più significativo tra tutti i Paesi OPEC, ha la maggior voce in capitolo. Arabia Saudita ed altri Paesi del Go lfo dispongono di sufficienti riserve monetarie per sopportare, a lungo, un minore prezzo del greggio. Per altri Paesi OPEC tra cui Iran, Iraq e Venezuela il persistere di minori entrate avreb- be ripercussioni estremamente negative: non riuscirebbero più a pareggiare i bilanci! Quali sono i motivi che hanno portato alla caduta dei prezzi del greggio e perché l’OPEC non fa nulla per contrastare il trend al ribasso? Il consistente calo è la conseguenza di una sovrapproduzione di greggio nei mercati mondiali. Negli anni passati gli Stati Uniti hanno aumentato notevolmente la produzione di petrolio per il grafico 1 Andamento del prezzo del petrolio (Brent) giugno 2014 - gennaio 2015 (US$/barile) Fonte: US Energy Information Adminstration 120 110 100 90 80 70 60 50 40 120 110 100 90 80 70 60 50 40 giu02,2014 giu09,2014 giu16,2014 giu23,2014 giu30,2014 lug07,2014 lug14,2014 lug21,2014 lug28,2014 ago04,2014 ago11,2014 ago18,2014 ago25,2014 set01,2014 set08,2014 set15,2014 set22,2014 set29,2014 ott06,2014 ott13,2014 ott20,2014 ott27,2014 nov03,2014 nov10,2014 nov17,2014 nov24,2014 dic01,2014 dic08,2014 dic15,2014 dic22,2014 dic29,2014 gen05,2015
  22. 22. 24 sempre maggiore apporto di olio di scisto. Nel periodo compre- so tra gennaio 2005 e settembre 2014 la produzione è aumen- tata da 5,4 milioni di barili al giorno a 8,9 milioni di barili al giorno il che significa un incremento di oltre 3,4 barili al giorno. Se s’include anche l’aumento della produzione di NGL , occorre aggiungere ancora 1,3 milioni di barili al giorno. L’incremento di produzione ha diminuito notevolmente le importazioni ameri- cane di greggio. In base a varie stime, questo trend si manterrà tale pure negli anni a venire. Anche altri Paesi non-OPEC quali Canada e Brasile producono maggiori quantità di petrolio. La debole crescita economica registrata soprattutto nell’Eu- rozona e i minori tassi di crescita nei Paesi emergenti quali la Cina hanno portato ad una minore richiesta di petrolio. Le stime del Fondo Monetario Internazionale, dell’OCSE o di altre rinomate istituzioni evidenziano che l’economia mondiale si riprenderà solo lentamente e quindi è assai improbabile, per il momento, un aumento del consumo di petrolio. A differenza di un tempo, l’OPEC o meglio l’Arabia Saudita non è più disposta a ridurre la produzione di petrolio ed a perdere quote di mercato: sembra invece intenzionata a ribadire che una consistente parte di piccoli produttori americani di petrolio di scisto debba limitarne la produzione in modo tale che cali l’offerta ed aumenti il prezzo del greggio. Nel corso di un’intervista, il Ministro saudita del petrolio ha affermato che il mercato finirà per stabilizzarsi rendendo superfluo tagliare le quote di produzione dell’OPEC: non è dato di sapere cosa intendesse esattamente. Gli analisti interpreta- no così il suo pensiero: l’Arabia Saudita parte dal presupposto che, a breve, sarà necessario ridurre notevolmente la produ- zione americana di petrolio di scisto. Alcuni analisti imputano la decisione dell’OPEC di non limita- re la produzione di greggio ad un contesto anche geopolitico. Altri ritengono che il prezzo contenuto del petrolio avrà pesanti ripercussioni sulla Russia la cui economia dipende fortemente da petrolio e gas. Si fa sempre più largo la teoria secondo la quale, così facendo, si vuole indebolire l’Iran. grafico 2 USA: produzione di petrolio 2005-2014 (milioni di barili al giorno) Fonte: US Energy Information Adminstration 9 8 7 6 5 4 3 Gen-05 Mag-05 Set-05 Gen-06 Mag-06 Set-06 Gen-07 Mag-07 Set-07 Gen-08 Mag-08 Set-08 Gen-09 Mag-09 Set-09 Gen-10 Mag-10 Set-10 Gen-11 Mag-11 Set-11 Gen-12 Mag-12 Set-12 Gen-13 Mag-13 Set-13 Gen-14 Mag-14 Set-14
  23. 23. 25 Se il prezzo del greggio continuerà a calare, cosa piuttosto probabile poiché nel primo trimestre del 2015 la domanda continuerà a diminuire, i produttori americani più piccoli di petrolio di scisto dovranno ripensare la propria attività. Negli Stati Uniti vi sono molte piccole società petrolifere attive nella produzione di petrolio di scisto: se il prezzo si manterrà su livelli bassi, esse non potranno più produrre per scarsa reddi- tività al contrario delle grandi multinazionali che dispongono di risorse finanziarie sufficienti per poter continuare la produzio- ne. Quanto dovrà calare effettivamente il prezzo del greggio per rendere scarsamente redditizia la produzione di petrolio di scisto? Non è semplice rispondere a questa domanda. In alcuni studi si ritiene che questo tipo di produzione sia conveniente anche a meno di 60 US$ a barile. L’ammontare dei costi di produzione del petrolio di scisto di- pende dalla condizione geologica dei singoli giacimenti. Alcuni analisti affermano che in presenza di un calo del costo del greggio l’industria petrolifera farà di tutto per diminuire i costi della produzione di petrolio di scisto in modo tale da garantirne la redditività anche in caso di prezzi minimi del petrolio. Numerose sono le domande che per il momento non trovano risposta: nelle prossime settimane e nei prossimi mesi si vedrà come si svilupperà il prezzo del greggio. Non è dato di sapere se, in presenza di un’ulteriore caduta dei prezzi, nei prossimi mesi l’OPEC ci ripenserà ed effettuerà tagli alla produzione e se altri Paesi non-OPEC (Messico e Russia, ad esempio) la ca- leranno per portare il costo del greggio ad un livello più eleva- to. Alcuni analisti sono dell’avviso che a breve termine il prezzo del petrolio si attesterà intorno agli 80 US$ a barile. Attual- mente è difficile prevedere a che livello di prezzo si posizionerà il petrolio una volta raggiunta una fase di stabilizzazione.
  24. 24. 26
  25. 25. 27 Il ruolo delle energie rinnovabili nel fabbisogno energetico mondiale L’impiego di energie rinnovabili presenta numerosi poten- ziali vantaggi rispetto all’uso di combustibili fossili. Le fonti energetiche alternative rivestono un ruolo di fondamentale importanza soprattutto nella difesa del clima e dell’ambiente poiché contribuiscono a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e di altri inquinanti atmosferici. L’utilizzo in costante aumento di energie rinnovabili porta, tra l’altro, ad una note- vole diversificazione del fabbisogno energetico e contribuisce a ridurre la dipendenza da combustibili fossili (petrolio, gas naturale e carbone). Qual è la quota percentuale mondiale di energie rinnovabili nel fabbisogno energetico complessivo e quale sviluppo si prevede per il futuro? solare EOLICA geotermica idrica biomassa
  26. 26. 28 Sono fonti energetiche rinnovabili l’energia idrica, l’energia solare1 , l’energia eolica, l’energia geotermica, l’energia da biomassa2 e l’energia oceanica. Nell’anno 2011 la quota delle energie rinnovabili complessive nel fabbisogno energetico primario3 mondiale ammontava al 13%: 10% bioenergia, 2% energia idrica e solo 1% altre energie rinnovabili. La considerevole quota di bioenergia è una conse- guenza dell’elevato consumo di biomassa tradizionale nei Pae- si in via di sviluppo. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ritiene che, nel 2035, la quota dell’energia rinnovabile salirà al 18%: questo dato, seppur modesto, evidenzia che è in corso la netta tendenza a preferire l’energia rinnovabile sostenibile a discapito dell’energia fossile (grafico 1). L’impiego di energie rinnovabili, energia idrica e bioenergia escluse, aumenterà, entro il 2035, ogni anno mediamente del 7,4%, mentre per petrolio e per carbone il tasso di crescita sarà rispettivamente dello 0,5 e 0,7%. Nei Paesi industrializzati (OCSE) quasi la metà dell’energia rin- novabile viene utilizzata nel settore della produzione di energia elettrica, mentre su scala mondiale il 53% è impiegato nei settori residenziale, commerciale e pubblico. Nei Paesi in via di sviluppo vi è un diffuso utilizzo di biomassa tradizionale. E’ probabile che, con il graduale aumento dello sviluppo economi- co, nei Paesi non OCSE la percentuale di utilizzo sarà simile a quello dei Paesi OCSE. 1 fotovoltaico, pannelli solari termici per la produzione di acqua calda e sistemi a concentrazione solare (CSP-Concentrating Solar Power) 2 Per biomassa o bioenergia s’intendono tutti i combustibili organici non fossili di origine vegetale o animale, impiegati quali fonti energetiche. La biomassa include combustili derivanti da legno, energia di scarto, biodiesel (ad es. colza) e bioetanolo (ad es. da canna da zucchero). Per biomassa tradizionale s’intende, legno, scarti di legno, carbone vegetale e residui agricoli tipo pa- glia utilizzati soprattutto in Paesi in via di sviluppo per cucinare e riscaldare. 3 Una fonte di energia viene definita primaria quando è presente in natura e quindi non deriva dalla trasformazione di nessun’altra forma di energia. Ri- entrano in questa classificazione l’energia solare, l’energia eolica, i combu- stibili (petrolio o gas naturale), l’energia nucleare. Si differenzia dalle fonti di energia secondaria in quanto queste ultime possono essere utilizzate solo in seguito ad una trasformazione (ad esempio in prodotti derivati dal petrolio). L’energia secondaria più importante è l’energia elettrica. grafico 1 Fabbisogno di energia primaria mondiale suddiviso per fonte: aliquota percentuale Fonte: IEA World Energy Outlook 2013 (New Policies Scenario) 29 28 27 26 25 31 30 29 28 27 21 22 23 23 24 5 6 6 6 6 2 3 3 3 3 10 10 10 10 11 1 2 3 3 4 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 2011 2020 2025 2030 2035 carbone petrolio gas energia nucleare energia idroelettrica bioenergia altre energie rinnovabili
  27. 27. 29 Negli anni passati vi è stato un considerevole incremento degli investimenti in energie rinnovabili; nel periodo dal 2005 al 2012 è stato registrato un tasso medio di crescita pari al 28%. Come si evince dal grafico n° 3, vi è una forte correlazione tra inve- stimenti in energie rinnovabili e prezzo del petrolio. In seguito all’elevato costo di quest’ultimo l’utilizzo di energie rinnovabili è diventato più appetibile ed è aumentata la sua forza concor- renziale nei confronti dei combustibili fossili. Inoltre sono calati drasticamente i costi delle tecnologie impiegate, ad esempio, per la produzione di moduli fotovoltaici. La IEA ritiene che, nel 2012, le sovvenzioni mondiali per le energie rinnovabili am- montassero a 101 miliardi di dollari, mentre le sovvenzioni per le fonti energetiche fossili a 544 miliardi di dollari. Negli anni passati energia solare ed eolica hanno fatto registrare i tassi di crescita più consistenti. Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2012 l’uso del fotovoltaico è aumentato, a livello mondiale, in media del 60% l’anno, mentre nello stesso periodo la produzione di energia termosolare è grafico 2 Energia rinnovabile: consumo per settore 2010 Fonte: IEA Renewables Information 2012  settore residenziale, commerciale e pubblico  impianti di cogenerazione (elettricità e calore) e altri impianti termici  Industria  settore dell'elettricità  altro uso  trasporto *Uso dell'industria energetica e perdite dell'energia Mondo OCSE 11% 26% 53% 49% 8% 15% 10% 18% 2% 4% 4% 0,2% grafico 3 Investimenti mondiali in energie rinnovabili Fonti: investimenti in energie rinnovabili - REN21 Renewables Global Status Report 2013 prezzo del petrolio - BP Statistical Review of the World Energy 2013 0 50 100 150 200 250 300 0 20 40 60 80 100 120 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 prezzo del petrolio investimenti in energie rinnovabili (US$ per barile) (miliardi di dollari)
  28. 28. 30 aumentata del 43%; nella produzione di energia da fonte eolica vi è stato un aumento medio annuo del 25%; buoni i tassi di crescita anche nell’impiego di pannelli solari per la produzione di acqua calda e nella produzione di biodiesel ed etanolo (grafico 4). Le rinnovabili svolgono già oggi un ruolo significativo nel set- tore della produzione di energia. Nel 2012 la quota mondiale di energie alternative nel settore dell’elettricità era pari al 21% laddove l’energia idroelettrica rappresentava il 16%. Se si prendono in considerazione le energie rinnovabili senza energia idroelettrica, allora l’energia eolica figura al primo posto con il 52%, seguita dalla biomassa con il 31%, dall’ener- gia solare con il 10% e dalla geotermia con il 7%. Le centrali ad energia oceanica utilizzano la forza delle onde marine per pro- durre energia elettrica: questo tipo di produzione è agli arbori ed infatti è rappresentata da un modestissimo 0,6% (grafico 5). La IEA ritiene che, nel mercato dell’energia elettrica, la competitività delle energie alternative sia in continuo aumento in tutto il mondo, perciò anche nei prossimi anni e decenni si prevede un incremento importante dei tassi di crescita. Con tutta probabilità gli incrementi più consistenti verranno re- gistrati nella produzione di energia elettrica da energia solare ed eolica. 3,3% 4% 11% 15% 17% 25% 43% 60%energia fotovoltaica impianti a concentrazione solare energia eolica produzione di biodiesel pannelli solari termici/ produzione di acqua calda produzione di bioetanolo energia geotermica energia idroelettrica 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% grafico 4 Crescita media annua di energie rinnovabili e produzione di biocombustibili 2007-2012 Fonte: REN21 Renewables 2013 Global Report grafico 5 Produzione di elettricità 2012 Fonte: EDF - Observatoire des energies renouvables: Worldwide electricity production from renewable energy sources 2013  carbone, gas, petrolio  energia nucleare  energia idroelettrica  energie rinnovabili senza idroelettrica suddivisa per fonte di energia da fonti energetiche rinnovabili da fonti energetiche rinnovabili (senza energia idroelettrica) 68% 11% 52% 31% 11% 7% 7% 10% 78% 16% 5% 2% 2%  bioenergia  energia solare  energia eolica  energia geotermica
  29. 29. 31 grafico 6 Produzione mondiale di energia elettrica da fonti rinnovabili Fonte: IEA Renewable Energy Medium- Term Market Report 2013 0 1000 2000 3000 4000 5000 6000 7000 8000 2006 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 energia geotermica & energia oceanica energia fotovoltaica & energia solare a concentrazione energia eolica bioenergia energia idroelettrica Crescita media 2012-2018 24.9% 5.2% 15.3% 7.0% 3.2% TWh Prendendo in considerazione la quota delle energie rinnova- bili nella produzione di energia elettrica nei vari Paesi e nelle diverse aree, si configura questo scenario: nel 2012, nel mondo, l’apporto delle energie rinnovabili senza energia idroelettrica era pari a 480 GigaWatt laddove 210 GW ovvero il 44% si riferiva all’Unione Europea mentre 128 GW ovvero il 27% agli Stati BRICS. Se si confrontano i singoli Stati, la Cina figura al primo posto (19%) seguita da Stati Uniti (18%) e Germania (15%). Fra i primi 6 Stati ve ne sono due emergenti a dimostrazione del fatto che nell’utilizzo delle energie rinnovabili i Paesi emergen- ti svolgono un ruolo di tutto rispetto. Sia la Cina che altri Paesi emergenti puntano molto sulle energie rinnovabili e promuovo- no consistenti incentivi per il loro sviluppo. Nei diversi Paesi l’utilizzo delle energie rinnovabili è distribuito in maniera non omogenea. Nella tabella n° 1 figurano i 5 Paesi con capacità maggiore: è interessante notare che la Cina, il più importante Paese emergente, occupa un posto di prim’ordine nell’uso delle energie rinnovabili. La Cina figura al primo posto anche nella capacità totale di energia rinnovabile compresa ed esclusa l’energia idroelettrica, mentre per quel che concerne il
  30. 30. 32 totale pro capite è in testa la Germania. Per quel che riguarda l’energia eolica, il primo posto è occupato dalla Cina mentre per quel che concerne l’energia fotovoltaica dalla Germania. Nel settore delle rinnovabili guidano la classifica i Paesi emergenti Cina, India, Brasile e la Turchia accanto ai Paesi industrializzati. E’ interessante notare come l’energia solare sia utilizzata non solo in Paesi a sud dell’emisfero, ma anche in Paesi tipo Germania dove l’irraggiamento solare è ben diverso. La Cina non spicca solo per l’impiego di energie rinnovabili ma anche per la produzione di sistemi fotovoltaici e pannelli solari. Alcuni esperti temono che i sostanziosi investimenti nell’in- dustria del gas di scisto e in altre forme di energia fossile non convenzionali provochino la riduzione delle risorse finanzia- rie destinate allo sviluppo delle rinnovabili rallentandone la crescita. La crescente competitività delle rinnovabili rispetto alle energie fossili fa, invece, ben sperare nella loro capacità di conquistare sempre maggiori quote di mercato. In un rappor- to pubblicato nel 2013, l’Organizzazione Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) spiega che già oggi, in determinate aree del mondo, nel settore della produzione di energia elettri- ca parte delle energie rinnovabili è già fortemente competitiva rispetto alle energie fossili: in zone non allacciate a reti elettri- che ad esempio, dove gli impianti fotovoltaici contribuiranno ad aumentare, entro il 2020, la loro forza concorrenziale. Sebbene le rinnovabili siano, senza ombra di dubbio, più sostenibili rispetto ai combustibili fossili, gli ambientalisti temono che la costruzione di dighe per le centrali idriche possa danneggiare l’ecosistema di determinate aree. Nel contempo muovono critiche alla produzione di combustibili biologici: quest’ultima richiede, infatti, la trasformazione di vaste aree a coltivazione tradizionale in aree destinate a colture energetiche con conseguente aumento del costo dei cereali. grafico 7 Energie rinnovabili: capacità mondiale di produzione di elettricità* 2012 (gigawatt) 1/ BRICS: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica Fonte: REN21 Renewables 2013 Global Report * senza energia idroelettrica 0 50 100 150 200 250 300 350 400 450 500 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 Mondo UE BRICS 1/ Cina USA Germania Spagna Italia India 128 24 29 31 71 86 90 480 210
  31. 31. 33 La difesa del clima è uno dei punti più importanti nello sviluppo delle energie rinnovabili. Il loro sempre più diffuso utilizzo con- tribuisce alla sicurezza nell’approvvigionamento energetico e riduce la dipendenza da fonti energetiche fossili. A lungo termi- ne si può senz’altro affermare che è indispensabile aumentare la produzione di energie alternative poiché le scorte di combu- stibili fossili sono destinate ad esaurirsi. La rapidità con cui la quota di energie rinnovabili aumenterà nel mix energetico, dipenderà dalle condizioni politiche e dalla disponibilità degli Stati a garantire i necessari incentivi. Gli obiettivi che la politica si prefiggerà a difesa del clima saranno parte determinante nello sviluppo delle energie rinnovabili così come i fattori economici tra cui l’andamento dei costi e il pro- gresso tecnologico, il livello dei prezzi dei combustibili fossili (petrolio, gas naturale, carbone) e i costi delle emissioni di CO2 . tabella 1 Energie rinnovabili: Paesi leader Capacità (fine 2012) Fonte: REN21- Renewables 2013 Global Status Report Totale di energia rinnovabile (compresa l'energia idroelettrica) Totale di energia rinnovabile (senza energia idroelettrica) Totale di energia rinnovabile pro capite (senza energia idroelettrica) Bioenergia Energia geotermica (produzione di elettricità) Energia idroelettrica Energia solare termica (CSP) 1 Cina Cina Germania USA USA Cina Spagna 2 USA USA Svezia Brasile Filippine Brasile USA 3 Brasile Germania Spagna Cina Indonesia USA Algeria 4 Canada Spagna Italia Germania Messico Canada Egitto/Marocco 5 Germania Italia Canada Svezia Italia Russia Australia Energia fotovoltaica Energia fotovoltaica pro capite Energia eolica Pannelli solari termici Pannelli solari termici pro capite Energia geotermica Energia geotermica- riscaldamento diretto 1 Germania Germania Cina Cina Cipro USA Cina 2 Italia Italia USA Germania Israele Cina USA 3 USA Belgio Germania Turchia Austria Svezia Svezia 4 Cina Rep. Ceca Spagna Brasile Barbados Germania Turchia 5 Giappone Grecia India India Grecia Giappone Giappone/Islanda
  32. 32. 34 KLIMAENERGY 2015 26 - 28 marzo 2015 | Bolzano Fiera internazionale delle energie rinnovabili gio-ven: 9.00-18.00 | sab: 9.00-17.00 www.klima-energy.it lars.it Gassificazione del legno Microcogenera- zione diffusa Ottimizzazione degli impianti esistenti Stoccaggio e autoconsumo Servizi innovativi INSIEME A KLIMAMOBILITY 2015 SALONE INTERNAZIONALE DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE
  33. 33. 35 Nel consumo energetico primario globale il gas naturale è, con una quota percentuale pari a 21, la fonte energetica più impor- tante dopo petrolio e carbone. E’ considerato un combustibile fossile sostenibile e “pulito” poiché, in confronto a petrolio e carbone causa minori emissioni di biossido di carbonio CO2 ed in fase di combustione rilascia minori quantità di sostanze nocive. Dalle varie previsioni si evince che, nei prossimi anni e decenni, la quota complessiva di gas naturale nel mix ener- getico globale continuerà ad aumentare. Se dal 2011 al 2035 petrolio e carbone registreranno a livello mondiale un tasso di crescita annuale medio rispettivamente dello 0,5 e 0,7%, il gas naturale registrerà un incremento dell’1,6%. In base alle stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), la quota di gas nel fabbisogno energetico primario au- menterà dal 21% dell’anno 2011 al 24% nel 2035. La forte crescita è dovuta all’eco-compatibilità del gas na- turale, all’ampia disponibilità in tutto il mondo e alle consi- stenti riserve/risorse. In confronto a petrolio e carbone, il gas naturale è il combustibile che nel processo di combustione emette la minor quantità di biossido di carbonio (CO2 ). Essen- do quest’ultimo uno dei maggiori responsabili del surriscal- damento terrestre è assolutamente necessario intervenire per limitarne le quantità. Rispetto a petrolio e carbone, nel processo di combustione del gas naturale si producono anche minori emissioni di altre sostanze nocive tipo diossido di zolfo, particolato carbonioso ed altre particelle. Nel 2011 il carbone crescita media annua 2011-2035 carbone 0,7 petrolio 0,5 gas 1,6 energia nucleare 2,1 energia idroelettrica 2,2 bioenergia 1,5 rinnovabili 7,4 energia primaria totale 1,2 info grafico 1 Fabbisogno energetico mondiale: aliquota percentuale per fonte Fonte: IEA World Energy Outlook 2013 (New Policies Scenario)  carbone  gas  energia idroelettrica  altre energie rinnovabili  petrolio  energia nucleare  bioenergia 2011 2035 6% 24% 27% 25% 4% 11% 3% 5% 21% 29% 10% 32% 1% Produrre energia da gas naturale: un contributo “pulito” alla copertura del fabbisogno energetico?
  34. 34. 36 ha emesso il maggior quantitativo di CO2 (44%), seguito da pe- trolio (35%) e gas naturale (20%). Paragonato al gas, il carbone emette il doppio delle quantità di CO2 . Se si vogliono raggiun- gere gli obiettivi fissati a livello politico per la difesa del clima, è dunque importante incrementare ulteriormente il consumo di gas naturale e diminuire quello legato a carbone e petrolio. 20% 1% 32% 29% 21% 18% 35% 44% consumo di energia primaria emissioni di CO2 0% 20% 40% 60% 80% 100% petrolio gas carbone altre fonti energetiche grafico 2 Consumo mondiale di energia primaria ed emissioni di CO2 per fonte di energia 2011 Fonte: IEA CO2 Emissions from Fuel Combustion (2013 Edition) Il gas naturale è composto in massima parte da metano. Se in fase di estrazione il metano entra direttamente nell’atmosfe- ra produce gas serra e contribuisce in maniera importante al mutamento del clima. Questo fenomeno si riscontra nel gas flaring, ad esempio, una pratica consistente nella combustione del gas che genera una fiamma sopra le torri petrolifere. Il gas in eccesso estratto insieme al petrolio, viene bruciato perché risulterebbe troppo costoso costruire infrastrutture adeguate per trasportarlo nei luoghi di consumo. Sebbene i Paesi che estraggono gas naturale tentino di utilizzare, per quanto possi- bile, il gas in eccesso, nel 2011 è stato incendiato ben il 3,6% del consumo mondiale di gas. La Russia e la Nigeria figurano tra i Paesi che dispongono delle maggiori quantità inutilizzate di gas che entra in atmosfera o viene incendiato. gas „flaring“ A differenza del petrolio, nella produzione di energia la dispo- nibilità di gas naturale non sarà limitata dallo stato delle scorte e da un fabbisogno che è in costante crescita. I successi dello sfruttamento dei giacimenti di gas naturale non convenzionali - il gas di scisto soprattutto negli Stati Uniti ad esempio - hanno decisamente migliorato la situazione dell’offerta in tutto il mondo. Vi sono riserve di gas in tutti i continenti e in moltissimi Paesi anche se distribuite in maniera non omogenea.
  35. 35. 37 Nella produzione di gas naturale al primo posto figurano gli Stati Uniti con una quota percentuale pari a 20, seguiti da Russia, Qatar, Iran e Canada. Gli Stati Uniti guidano la classi- fica anche nell’utilizzo con una quota percentuale pari a 20,9 davanti a Russia, Iran, Cina e Giappone. I cinque maggiori Paesi esportatori sono la Russia, il Qatar, la Norvegia, il Canada e l’Algeria. Per quel che concerne le importazioni al primo posto figura il Giappone con il 12% davanti a Germania, Stati Uniti, Italia e Corea del Sud (tabella 1). Grazie al costante aumento della produzione di gas di scisto, entro il 2020 gli Stati Uniti si trasformeranno da Paese importatore a Paese esportatore. Il consumo di gas continuerà ad aumentare in tutte le aree in particolare nei Paesi non OCSE grazie ad una crescita eco- nomica importante e alla conseguente industrializzazione, all’aumento della richiesta di elettricità, allo sfruttamento di risorse locali. Tra il 2012 e il 2035 l’Asia registrerà l’incremento medio annuo maggiore (3,4%) in seguito all’aumento del con- sumo di energia in Cina e in India. Infatti, entro il 2035 in India l’utilizzo di gas triplicherà e in Cina addirittura quadruplicherà. Aumenti consistenti si verificheranno anche in Africa (3,2%), in Medio Oriente (3%), Sudamerica e in Centroamerica (2,8%). In Nordamerica, in Europa e nella Comunità degli Stati Indipen- denti C.S.I. l’incremento dell’efficienza energetica e il modesto aumento della popolazione porteranno a tassi di crescita mo- derati: con tutta probabilità in media tra lo 0,8 e lo 0,9%. tabella 1 Gas naturale: produzione, consumo, esportazioni ed importazion 2012 Fonte: Eni World Oil and Gas Review 2013 produzione miliardi di metri cubi (%) consumo miliardi di metri cubi (%) esportazione miliardi di metri cubi (%) importazi- one miliardi di metri cubi (%) USA 665,9 19,6 USA 709,6 20,9 Russia 189,3 18,5 Giappone 121,6 12,0 Russia 642,9 19,0 Russia 461,5 13,6 Qatar 127,8 12,5 Germania 87,7 8,6 Qatar 169,3 5,0 Iran 156,3 4,6 Norvegia 110,6 10,8 USA 86,7 8,5 Iran 159,6 4,7 Cina 141,9 4,2 Canada 87,3 8,5 Italia 66,2 6,5 Canada 154,8 4,6 Giappone 125,5 3,7 Algeria 51,9 5,1 Corea del Sud 51,1 5,0 Norvegia 116,8 3,4 Canada 99,6 2,9 Paesi Bassi 51,6 5,1 Regno Unito 50,6 5,0 Cina 107,0 3,2 Arabia Saudita 92,7 2,7 USA 44,3 4,3 Francia 46,7 4,6 Arabia Saudita 92,7 2,7 Germania 80,9 2,4 Indonesia 38,7 3,8 Turchia 45,1 4,4 Algeria 81,6 2,4 Regno Unito 79,1 2,3 Turkmeni- stan 36,1 3,5 Cina 38,3 3,8 Indonesia 79,8 2,4 Italia 73,2 2,2 Malesia 28,9 2,8 Spagna 36,3 3,6 Totale 2270,5 66,9 Totale 2020,1 59,4 Totale 766,5 75,0 Totale 630,3 62,0 Altri Paesi 1122,0 33,1 Altri Paesi 1379,4 40,6 Altri Paesi 255,5 25,0 Altri Paesi 386,6 38,0 Mondo 3392,5 100,0 Mondo 3399,5 100,0 Mondo 1022,0 100,0 Mondo 1016,8 100,0
  36. 36. 38 Se si prendono in considerazione i vari settori, il quadro si pre- senta in maniera molto differenziata. La crescita più consisten- te si registra nel settore dei trasporti con il 6,8% nel periodo compreso tra il 2012 e il 2035: il livello rimane, comunque, mol- to basso. Attualmente in tutto il mondo si stimano 17,7 milioni di autovetture alimentate a gas il che corrisponde alla modesta quota dell’1,7 di tutta la flotta dei veicoli esistenti al mondo che supera il miliardo. La IEA ritiene che questa percentuale potrebbe aumentare al 4,8% entro il 2035. Due terzi dei veicoli alimentati a gas circolano in Paesi non OCSE e sono utilizzati soprattutto in Asia e in America Latina. Nell’ambito dei Paesi OCSE un numero apprezzabile di veicoli alimentati a gas circola solo in Italia e in Corea del Sud. Attualmente è possibile realizzare dal gas prodotti tipo ben- zina, diesel e altri prodotti petroliferi nonostante il processo di lavorazione sia molto complicato e costoso. Ricercatori americani stanno lavorando ad un processo di produzione più economico. All’inizio di marzo 2014 la Shell ha lanciato sul mercato un nuovo olio motore ricavato dal gas. Queste inven- zioni contribuiscono a diminuire la dipendenza dal petrolio e di conseguenza le emissioni di CO2 . Nel settore della produzione industriale ed elettrica nel perio- do compreso tra il 2012 e il 2035 i tassi di crescita medi annuali ammontano rispettivamente all’1,9 e 1,8%; nell’industria chimi- ca il gas funge da materia prima nella produzione, tra l’altro, di plastica, ammoniaca e concimi azotati. Il gas svolge un ruolo di primaria importanza anche nell’industria siderurgica. Il gas naturale utilizzato nella produzione di elettricità rilascia la metà delle emissioni rispetto al carbone e non produce emissioni di biossido di zolfo. A medio e lungo termine in tutti i Paesi OCSE il gas sostituirà il carbone nella produzione di energia elettrica. Le centrali a gas si distinguono per il loro elevato grado di efficienza e per l’elevato potenziale soprat- tutto se impiegate in combinazione con energie rinnovabili tipo l’eolica. Anche le centrali termoelettriche a ciclo combinato grafico 3 Consumo mondiale di gas naturale per area geografica Fonte: BP World Energy Outlook 2014 * toe = tonnellate equivalenti di petrolio  Nordamerica  Sudamerica & America Centrale  Europa & paesi CSI  Medio Oriente  Africa  Asia & Pacifico 2012 2015 2020 2025 2030 2035 5000 4500 4000 3500 3000 2500 2000 1500 1000 500 0 3,4% 3,2% 3,0% 0,9% 2,8% 0,8% (milioni di toe*) crescita media annua: 2012-2035
  37. 37. 39 raggiungono un elevatissimo grado di efficienza grazie al loro funzionamento che può essere fisicamente interpretato come l’accoppiamento di due centrali più semplici: una centrale a gas e una centrale termoelettrica tradizionale. grafico 4 Consumo mondiale di gas naturale suddiviso per settore Fonte: BP World Energy Outlook 2014 * toe = tonnellate equivalenti di petrolio  trasporto  settore elettricità  industria  altri settori 2012 2015 2020 2025 2030 2035 5000 4500 4000 3500 3000 2500 2000 1500 1000 500 0 1,5% 1,9% 1,8% 6,8% (milioni di toe*) crescita media annua: 2012-2035 A differenza del petrolio, per il gas non vi è un mercato mondia- le, ma solo mercati regionali che funzionano indipendentemen- te uno dall’altro. I tre mercati principali sono il Nordamerica, l’Europa e l’Asia. Negli anni passati nel mercato del gas degli Stati Uniti vi è stato un pesante crollo dei prezzi dovuto all’in- cremento della produzione di gas di scisto. Nel 2013 in Europa i prezzi del gas erano tre volte superiori a quelli degli Stati Uniti e in Giappone addirittura quattro volte più elevati. Il mercato americano è liberalizzato e i prezzi si basano sul suo anda- mento. In Europa e in Asia una parte consistente dei prezzi del gas è fissata in contratti di fornitura a lungo termine laddove i prezzi sono parzialmente abbinati al prezzo del petrolio. L’in- cremento degli scambi commerciali di gas naturale liquefatto (GNL) contribuisce ad una maggiore differenziazione, mentre a lungo nonché medio termine tale incremento porterà ad una globalizzazione del mercato del gas con conseguente costante diminuzione delle differenze di prezzo nei singoli mercati. nave metaniera
  38. 38. 40 Il gas naturale si trasporta attraverso gasdotti oppure, trasfor- mato in gas naturale liquefatto (GNL), in speciali navi metanie- re. Nel primo caso il gas mantiene il proprio stato nonostante la forte compressione cui è sottoposto per ridurne il volume ed aumentarne l’efficienza nel trasporto, mentre nel secondo caso viene raffreddato ad una temperatura di -164°C e lique- fatto sotto pressione atmosferica in modo tale che il volume originario si riduca di un 600°. Trasportato in speciali container, una volta arrivato a destinazione, su piattaforme dedicate il gas viene riportato allo stato originario prima di essere immesso nei gasdotti di distribuzione. Attualmente il più grande espor- tatore di gas naturale liquefatto è il Qatar seguito dall’Australia e dalla Malesia. L’illustrazione n° 1 indica le principali reti di trasporto del gas naturale nel mondo. Grazie alla costruzione di nuovi gasdotti e all’incremento del commercio di GNL, nei prossimi anni e decenni le importazioni e le esportazioni di gas aumenteranno in maniera determi- nante in tutte le aree del mondo. Consistenti aumenti verranno registrati in particolare nell’area asiatica: in Cina, ad esempio, entro il 2035 le importazioni triplicheranno. Si stima che, entro il 2030, le importazioni e le esportazioni aumenteranno in tutto il mondo mediamente del 3,7%, il commercio di GNL aumente- rà del 4,3% mentre il gas trasportato in gasdotti del 3%. Nelle importazioni complessive di gas, nel 2011 la quota percentuale del GNL era pari a 26, nel 2012 è aumentata al 32 e nel 2035 si prevede raggiunga il 46. illustrazione 1 Principali reti di trasporto del gas naturale nel mondo 2013 (milliardi di metri cubi) Fonte: BP Statistical Review of the World Energy 2013 USA Canada Messico SudamericaeAmericaCentrale EuropaepaesiCSI MedioOriente Africa AsiaePacifico pipeline GNL
  39. 39. 41 grafico 5 Esportazioni mondiali di gas Fonte: BP Statistical Review of the World Energy & BP Energy Outlook 2013  pipeline  GNL 2001 2005 2012 2035 2500 2000 1500 1000 500 0 143 26% 32% 46% 26% 74% 74% 68% 54% 411 533 328 966 706 1134189 miliardi di metri cubi (previsione) Nei prossimi decenni il gas svolgerà un ruolo sempre più importante nel fabbisogno energetico globale. Grazie alla disponibilità diffusa in tutto il mondo, alle consistenti scorte e ai costi molto competitivi il consumo di gas è destinato ad un aumento più elevato rispetto a quello di petrolio e carbone. La crescente tendenza nelle esportazioni di GNL migliorerà ulte- riormente la flessibilità del mercato del gas e di conseguenza la competitività nei confronti di petrolio e carbone. Inoltre, grazie all’incremento del mercato di GNL, sarà maggiormen- te garantita la sicurezza nell’approvvigionamento energetico poiché diminuirà la dipendenza da quei pochi fornitori di gas presenti attualmente in Europa (importazioni dalla Russia). Rispetto a petrolio e carbone il gas naturale produce minori emissioni di CO2 e nel processo di combustione la percentua- le di altre sostanze nocive tipo biossido di zolfo e particolato carbonioso sono nettamente minori. Anche per questo motivo il gas svolge un ruolo determinante nel raggiungimento degli obiettivi che la politica si è prefissa nella difesa del clima. Il gas naturale viene considerato il mezzo con cui attuare la svolta nel settore energetico impiegando energie rinnovabili a discapito delle fonti energetiche fossili.
  40. 40. 42 KLIMAHOUSE 2015 29 gennaio - 1 febbraio 2015 | Bolzano Fiera internazionale per il risanamento e l’efficienza energetica in edilizia gio-dom: 9.00-18.00 Online Ticket -30% lars.it www.klimahouse.it Convegno specializzatoCON STAR DELL’ARCHITETTURA VISITE GUIDATE A CaseClima LaboratorioDAL VIVO ForumL’APPUNTAMENTO PER LA FORMAZIONE
  41. 41. 43 Negli Stati Uniti la produzione di gas di scisto ha portato ad un drastico cambiamento nell’industria energetica con conse- guenti ripercussioni in tutto il mondo dell’intero mercato dell’energia. Questa novità diminuisce di fatto le perplessità per il progressivo calo dei combustibili fossili. Quali sono state le premesse e le cause di questo sviluppo? Il gas di sci- sto sarà in grado di apportare dei cambiamenti nel mercato energetico anche fuori dagli Stati Uniti? Il gas di scisto è un idrocarburo definito non convenzionale anche se è del tutto identico a quello tradizionale sia per for- mazione che composizione. Rispetto al gas comune, com- pletamente differenti sono invece i giacimenti e la tecnologia necessaria per l’estrazione del gas di scisto che si trova in una roccia, solitamente un’argilla, poco permeabile o addirittura del tutto impermeabile. Da un punto di vista tecnico la sua estrazione è molto più complessa e difficile rispetto a quella del gas convenzionale e i costi che ne derivano più elevati. Considerato che le riserve di gas naturale convenzionale sono destinate ad esaurirsi, qualche decennio fa aziende america- ne hanno cercato di sviluppare nuove tecniche di estrazione. La combinazione tra “horizontal drilling” (tecnica di perfora- zione orizzontale) e “hydraulic fracturing” ovvero “hydraulic fracking” (fratturazione idraulica delle rocce) ha causato una vera e propria rivoluzione che ha portato all’estrazione del gas di scisto. La sua presenza è spesso legata a giacimenti di gas convenzionali. Da alcuni decenni il continuo incremento dei costi di petrolio e gas ha finito per rendere conveniente economicamente l’estra- zione di gas di scisto. Negli Stati Uniti, il rapido aumento della produzione di questo idrocarburo si è reso possibile grazie alla delibera presa nel 2005 dal Congresso; in sostanza si è per- messo alle multinazionali petrolifere e del gas di ricorrere alla tecnica della fratturazione idraulica, tanto discussa in quanto sospettata di causare importanti danni ambientali. Gas di scisto: una rivoluzione L'estrazione in 4 passi 1. Costruzione di un pozzo verticale fino allo strato degli scisti bituminosi 2. La trivellazione diventa orizzontale attraversando la formazione delle rocce bituminose 3. Le fratture prodotte vengono al largate utilizzando dei getti d'acqua ad alta pressione (90%), con sabbia (9.5%) e agenti chimici (acidi, cloruri e sali 0.5%). permettendo così la fuori uscita del gas 4. Una vo lta terminata l'estrazione del gas la pressione viene abbassata e l'acqua sa le in superficie Fonte: Commissione Europea 2012 info 4 1 3 2
  42. 42. 44 Se nell’anno 2000 il gas di scisto rappresentava a malapena il 2% della produzione complessiva di gas degli Stati Uniti, nel 2012 la percentuale era già salita a 38. Grazie al costante aumento della sua produzione, nel 2009 gli Stati Uniti sono di- ventati il maggior produttore di gas al mondo davanti alla Rus- sia: nei prossimi anni riusciranno non solo a coprire il proprio fabbisogno di gas naturale da fonti domestiche ma addirittura ad esportarlo. Il Ministero americano dell’energia (EIA/DOE) stima che nei prossimi decenni la produzione di gas di scisto continuerà ad aumentare e nel 2040 supererà il 50% della produzione complessiva di gas, mentre la produzione di gas convenzionale registrerà solo un lieve aumento (grafico 2). Negli Stati Uniti l’incremento della produzione di gas ha fatto scendere il prezzo da oltre 10 $/mmbtu1 nel 2008 a meno di 3 US$/mmbtu nel 2012; nel 2013 ammontava a 3,7 US$/mmbtu. E’ interessante notare che, negli U.S.A., dalla metà dello scor- so decennio vi è stato un disaccoppiamento dei prezzi del gas dal prezzo del petrolio. 1 Nel mondo anglosassone i prezzi del gas sono espressi in BTU’s (british thermal units), mmbtu sta per milioni di btu grafico 1 USA: produzione di gas e prezzo di gas Fonte: EIA / US Department of Energy 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 30 25 20 15 10 5 0 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 (milioni di piedi cubi) gas di scisto gas convenzionale prezzo del gas (US$/mmbtu)
  43. 43. 45 Negli Stati Uniti il mercato del gas è liberalizzato e il prezzo dipende dalla situazione del mercato. In Europa e in Giappone i prezzi sono molto più elevati poiché in gran parte sono colle- gati ai prezzi del petrolio e spesso fissati in contratti a lungo termine. Nel 2013 in Europa il gas costava più del triplo e in Giappone più del quadruplo che in America (grafico 3). In base alle previsioni, l’aumento della produzione di gas negli Stati Uniti e le conseguenti esportazioni di gas naturale liquefatto (LNG) in Europa e in Asia porterà, nei prossimi anni, anche in Europa e in Giappone ad un sensibile calo dei prezzi, mentre negli Stati Uniti ad un leggero aumento. A lunga scadenza le oscillazioni dei prezzi nelle tre aree economiche diminuiranno. Grazie all’incremento dell’offerta di gas naturale negli Stati Uniti, il carbone verrà man mano sostituito dal gas natura- le soprattutto nel settore della produzione di elettricità. Ciò significa che vi sarà un calo di emissioni di biossido di carbonio e di altre sostanze nocive, calo utile al raggiungimento degli obiettivi che la politica si è prefissa nella difesa del clima. Diversi studi confermano che l’industria del gas di scisto influ- isce positivamente sull’economia degli U.S.A. e che in passato ha contribuito a creare numerosi, nuovi posti di lavoro. Se da un lato il settore energetico e i comparti industriali di riferi- mento – l’industria siderurgica ad esempio - hanno registrato un considerevole sviluppo, dall’altro i settori industriali ad elevatissimo consumo energetico – industria chimica, dell’ac- ciaio, dell’alluminio e delle materie plastiche – hanno tratto enormi vantaggi dai prezzi contenuti del gas aumentando in tal modo la propria capacità concorrenziale verso altri Paesi. Il gas naturale è una materia prima fondamentale per l’industria chimica e per quella delle materie plastiche: grazie all’in- cremento dell’offerta di gas e ai costi contenuti, quest’ultimo settore registra una crescita consistente. I prezzi contenuti del gas sono di beneficio anche negli ambiti familiari e nei settori commerciali. grafico 2 USA: produzione di gas naturale 2011-2040 Fonte: EIA/DOE Energy Outlook 2014 14,6 64,8% 7,9 35,2% 15,8 54,2% 13,3 45,8% 17,5 50,9% 16,9 49,1% 17,7 47,2% 19,8 52,8% 40 35 3 25 20 15 10 5 0 2011 2020 2030 2040  gas convenzionale  gas di scisto (bilioni di piedi cubi)
  44. 44. 46 In base alle stime del Ministero americano dell’energia (Energy Information Administration – EIA) le riserve mondiali di gas di scisto si attestano sui 7.795 bilioni di piedi cubi (220 bilioni di metri cubi): si tratta di giacimenti nei quali operare con mezzi tecnici attualmente a disposizione indipendentemente dal fatto che l’estrazione sia economicamente appetibile. Queste stime non riguardano tutti i giacimenti di gas di scisto inclusi quelli situati in Medio Oriente, in aree sperdute dell’Africa e in aree che si affacciano sul Mar Caspio. Sebbene essi siano presenti in tutti cinque i continenti e suddivisi tra i vari Paesi, sono sei gli Stati che si spartiscono molto più della metà del gas: Stati Uniti, Cina, Argentina, Algeria, Canada e Messico. Non è ancora chiaro in che misura i giacimenti di gas di scisto presenti in aree fuori dagli Stati Uniti possano essere sfruttati con ritorni economici convenienti: dipende da un lato dalla situazione geologica, dalle infrastrutture esistenti e dalle conoscenze tecniche di chi si occupa dell’estrazione, dall’altro dal grado di accettazione della popolazione e dalle condizioni politiche. Negli Stati Uniti i giacimenti sono situati in aree non popolate, mentre in Europa, ad esempio, le riserve di gas di scisto si trovano in regioni ad elevata densità abitativa. Attualmente in America e in Canada il gas di scisto viene estratto in quantità significative; la Cina e l’Australia ne pro- ducono quantità minori; in Argentina la produzione si trova ancora in fase di sperimentazione così come in altri Paesi tra cui Polonia, Gran Bretagna e Indonesia dove hanno luogo per- forazioni di prova. Per quel che concerne la produzione futura di gas di scisto, la Cina si è posta obiettivi molto ambiziosi: da un lato la richiesta di energia continua ad aumentare, dall’altro per contrastare l’aumento dell’inquinamento ambientale si sostituisce l’impiego del carbone con quello sempre più diffuso di gas “pulito” soprattutto nel settore dell’elettricità. Anche in numerosi Paesi europei vi sono notevoli giacimenti di gas di scisto: stando alle conoscenze attuali, in Polonia e in grafico 3 Andamento dei prezzi del gas e del petrolio Fonti: BP Statistical Review of the World Energy 2013, Worldbank-Commodity Prices 1/ Henry Hub (Louisiana) è il centro più importante della rete di distribuzione di gas naturale negli Stati Uniti 20 18 16 14 12 10 8 6 4 2 0 2013 2012 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 2003 2002 2001 2000 1999 1998 1997 1996 1995 1994 1993 1992 1991 1990 Giappone GNL cif Germania: prezzo gas medio cif USA prezzo di gas - Henry Hub 1/ prezzo petrolio: paesi OCSE cif (US$ / mmbtu)
  45. 45. 47 Francia si trovano quelli di maggior entità. Poiché ci sono buo- ne ragioni per ritenere che l’estrazione di questo idrocarburo provochi significativi danni all’ambiente, l’Europa è ancora piuttosto scettica e in alcuni Paesi la tecnica del “fracking” è addirittura vietata. Alla fine di gennaio 2014 la Commissio- ne Europea ha presentato un nuovo pacchetto in materia di clima ed energia per il 2030, nel quale apre a questa discussa tecnica “formulando dei principi minimi che gli Stati membri sono invitati a seguire per tener conto degli aspetti ambientali e sanitari e dare agli sfruttatori e agli investitori la necessaria prevedibilità”. Le associazioni ambientaliste hanno aspramente criticato la raccomandazione della Commissione Europea: “Invece di investire maggiormente in energie rinnovabili, occorrerebbe inchinarsi davanti alla lobby del gas di scisto”. Rischi ed opportunità dell’estrazione di gas di scisto Quali sono i pericoli dell’estrazione di gas di scisto per l’am- biente? Il tanto discusso processo di estrazione “fracking” consiste nel fratturare le rocce, sparando nei pozzi acqua mista a sabbia e sostanze chimiche. I detrattori considerano questa tecnica un grande pericolo per le falde acquifere e la criticano per l’elevatissimo consumo di acqua che non può più essere impiegata per altri scopi (ad esempio nelle numerose aree del mondo dove l’acqua scarseggia). Inoltre le tecniche di fratturazione idraulica del sedimento possono provocare micro-terremoti. Coloro che si esprimono a favore dell’estrazione del gas di sci- sto sostengono che, grazie all’enorme potenziale, in numerosi Paesi in un lontano futuro vi sarebbe ampia disponibilità di gas naturale. Quest’ultimo è considerato un’alternativa “pulita” al carbone e al petrolio, poiché il processo di combustione rilascia nell’atmosfera minori quantità di biossido di carbonio e di altre sostanze nocive. In attesa che il fabbisogno energetico tabella 1 Risorse mondiali di gas da scisto 2013 Fonte: US Energy Information (EIA-DOE), giugno 2013 bilioni di metri cubi aliquota percentuale (%) aliquota percentuale cumulativa % USA 32,9 14,9 14,9 Cina 31,6 14,3 29,2 Argentina 22,7 10,3 39,5 Algeria 20,0 9,1 48,6 Canada 16,2 7,4 55,9 Messico 15,4 7,0 62,9 Australia 12,4 5,6 68,5 Sudafrica 11,0 5,0 73,5 Russia 8,1 3,7 77,2 Brasile 6,9 3,1 80,3 Altri Paesi 43,5 19,7 100,0 Mondo 220,7 100,0
  46. 46. 48 sia coperto interamente da fonti rinnovabili, il gas di scisto rap- presenterebbe l’era di transizione. La dipendenza dei numerosi Paesi importatori di gas naturale dai pochi Paesi esportatori sarebbe ridotta ed aumentata la sicurezza dell’approvvigio- namento energetico. Una maggiore offerta di gas naturale contribuirebbe, anche fuori dagli Stati Uniti, a ridurre i prezzi del gas con conseguenti benefici nei diversi settori economici laddove esso viene impiegato quale fonte energetica o come materia prima. Se e come l’estrazione di gas di scisto si espanderà in futuro in tutto il mondo dipende da vari fattori quali, ad esempio, il progresso tecnologico. Migliorare le tecniche di estrazio- ne in modo tale da diminuire drasticamente i possibili danni ambientali potrebbe portare ad una maggiore accettabilità sociale anche in quei Paesi che finora si sono schierati contro il “fracking”. Le infrastrutture esistenti, il bagaglio di conoscen- ze tecniche e la densità abitativa svolgono un ruolo significativo così come l’aspetto politico e legale, premessa fondamentale affinché la produzione di gas di scisto si affermi anche fuori dai confini degli Stati Uniti e venga considerata determinan- te nell’offerta energetica. La crisi ucraina e i conseguenti mutamenti geopolitici potrebbero contribuire a promuovere la produzione di gas di scisto anche in Europa e a diminuire la dipendenza delle importazioni di gas dalla Russia. Nota: i miliardi (109 ) corrispondono ai bilioni in uso nell’area anglosassone e i bilioni (1012 ) corrispondono ai trilioni in uso sempre nell’area anglosassone. grafico 4 Risorse mondiali di gas da scisti bituminosi (shale gas) Fonti: US Energyi Information Administration (EIA) - Advanced Resources International Inc. (ARI)  giacimenti di gas da scisti bituminosi con stime di risorse  giacimenti di gas da scisti bituminosi senza stime di risorse
  47. 47. 49 Con una percentuale del 31% rilevata nel 2011, il petrolio detiene la quota maggiore nel mix energetico e grazie al suo ampio spettro di utilizzo svolge un ruolo dominante nell’eco- nomia moderna. Sarà così anche in futuro? O è in atto un lento cambiamento? La rapida ascesa del petrolio iniziò alla fine della seconda Guerra Mondiale. Fino a quel momento il maggior combusti- bile fossile era il carbone. L’invenzione del motore a scoppio e la scoperta di vasti giacimenti di petrolio in Medio Oriente gettarono le basi per un impiego diffuso in tutto il mondo. L’im- portanza geopolitica del petrolio svolse un ruolo significativo già nelle Prima e nella Seconda Guerra Mondiale e ha portato in tempi più recenti a sempre più frequenti instabilità politiche (nel 1990 invasione in Kuwait e nel 2003 in Iraq). Il consumo di petrolio aumentò da 10 milioni di barili al giorno nel 1950 a oltre 30 milioni di barili al giorno nel 1965. Il motivo di questo repentino incremento è da ricondurre ad un’ec- cedenza nell’offerta e al prezzo contenuto del combustibile fossile. Dopo la fine della seconda Guerra Mondiale il prezzo del petrolio rimase stabile e addirittura calò. Dal 1965 al 2013 il consumo mondiale di petrolio è più che triplicato passando da 30 milioni di barili al giorno a oltre 91 milioni. Dopo il 1974 e il 1979 vi fu un calo considerevole nei consumi dovuti ad una diminuzione dell’offerta da un lato e da significativi aumenti di prezzo dall’altra che portarono ad un’importante recessio- ne. Lo stesso avvenne nel 2008 e nel 2009 in seguito alla crisi finanziaria e alla grave congiuntura. 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 - 2013 2011 2009 2007 2005 2003 2001 1999 1997 1995 1993 1991 1989 1987 1985 1983 1981 1979 1977 1975 1973 1971 1969 1967 1965  OCSE  non-OCSE primo shock petrolifero 1973/74 secondo shock petrolifero 1979/80 2008-09 crisi economico-finanziaria (milioni di barili al giorno) grafico 1 Consumo globale di petrolio 1965-2013 Fonte: BP Statistical Review of the World Energy 2014 Il petrolio, un’importante risorsa dell’economia moderna
  48. 48. 50 La crescita demografica e l’aumento delle entrate rappre- sentano i due maggiori fattori che influenzano la richiesta di energia, motivo per cui nei Paesi OCSE e non-OCSE si sono registrati sviluppi contrastanti. Dal 2008 nei Paesi OCSE il consumo di petrolio è calato. La quota dei Paesi OCSE nel consumo complessivo è passato dal 75% nell’anno 1965 al 49,9% nell’anno 2013, mentre la quota dei Paesi non-OCSE è passata nello stesso periodo dal 25% al 50,1%. Con una quota percentuale di oltre 50, nel 2013, per la prima volta, il consu- mo di petrolio dei Paesi non-OCSE ha superato il consumo di petrolio dei Paesi OCSE. In base a studi dell’americana EIA – Energy Information Administration – nel settembre 2013 la Cina ha importato, per la prima volta, quantità maggiori di petrolio rispetto agli Stati Uniti. Considerato che il petrolio svolge, nell’economia, un ruolo significativo, va da sé che anche l’andamento del suo prezzo sia di fondamentale importanza. Una consistente parte di petrolio viene estratta in aree politicamente instabili, motivo per cui il suo costo è influenzato non solo da fattori di mercato ma anche e soprattutto dagli eventi geopolitici. Fino al 1973 il prezzo del greggio era molto contenuto e veniva fissato dalle società petrolifere. Nell’anno 1973 si registrò un calo significativo do- vuto all’embargo degli Stati Arabi. L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, meglio conosciuta come OPEC e fondata nel 1960 a Bagdad, decise, alla fine del 1973, di quadruplicare il prezzo del greggio. Da quel momento l’OPEC svolse un ruolo più o meno importante nell’andamento dei prezzi. grafico 2 Andamento del prezzo di petrolio 1960-2013 Fonti: BP Statistical Review of the World Energy 2013, US Energy Information Administration (EIA) 120 100 80 60 40 20 0 1960 1962 1964 1968 1970 1972 1974 1976 1978 1980 1982 1984 1986 1988 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012 embargo arabo rivoluzione iraniana crisi economico finanziariaguerra del golfo forte crescita della domanda petrolifera in Cina, guerra in Iraq, dollaro debole, capacità inutilizzate scarse, tagli di produzione OPEC crisi asiatica 1997-98 11 settembre 2001 (US$/barile)
  49. 49. 51 Nel 1979-1980 la rivoluzione iraniana e in seguito la guerra tra Iran e Iraq causò un altro importante aumento del prezzo che però non tenne a lungo: dopo il 1973 le estrazioni di petrolio in varie aree tra cui il Mare del Nord divennero economica- mente redditizie e furono la causa di un eccesso di offerta con conseguente crollo dei prezzi. Nel 1986 il prezzo del greggio raggiunse i minimi storici ed i Paesi dell’OPEC furono costretti a calare sensibilmente la propria produzione. Per contrasta- re il calo e mantenere un determinato livello, l’OPEC stabilì delle quote di estrazione per i Paesi membri, che potevano aumentare o diminuire in base all’andamento del mercato. La regolamentazione delle quote, tuttora in vigore, non ha sempre avuto successo poiché non tutti Paesi hanno rispettato le quote assegnate. Durante la Guerra del Golfo del 1990 e dopo l’11 settembre 2001 si registrarono aumenti consistenti seppur di durata limitata. Il prezzo del greggio calò anche in occasione della crisi finanzia- ria asiatica del 1997-1998. Dopo il 2003, il rapido incremento dei costi del petrolio, che si arrestò brevemente solo durante la crisi finanziaria e la grande recessione del 2008-2009, è da ricondurre ad una combinazione di fattori: il significativo aumento del consumo di greggio in Asia, soprattutto in Cina, la guerra Iraq-Iran, la debolezza del dollaro, le capacità pro- duttive limitate dei Paesi OPEC. Numerosi esperti imputano il tabella 1 Petrolio: produzione, consumo, esportazioni e importazioni 2012. Fonte: Eni World Oil and Gas Review 2013 produzione 1/ 1000 barili al giorno % consumo 1000 barili al giorno % esportazioni 2/ 1000 barili al giorno % importazioni 2/ 1000 barili al giorno % Arabia Saudita 11584 13,3 USA 18907 21,1 Arabia Saudta 9136 13,4 USA 11179 16,3 Russia 10734 12,4 Cina 9600 10,7 Russia 7071 10,4 Cina 6441 9,4 USA 9149 10,5 Giappone 4729 5,3 UAE 3/ 3024 4,4 Giappone 4995 7,3 Cina 4175 4,8 India 3651 4,1 Canada 3022 4,4 India 4157 6,1 Canada 3770 4,3 Russia 3271 3,6 USA 2878 4,2 Corea del Sud 3500 5,1 Iran 3541 4,1 Brasile 3016 3,4 Nigeria 2699 4,0 Paesi Bassi 3114 4,5 UAE 3/ 3539 4,1 Arabia Saudita 3012 3,4 Kuwait 2580 3,9 Singapore 2504 3,6 Iraq 3031 3,5 Germania 2338 2,6 Iraq 2532 3,7 Germania 2502 3,6 Kuwait 2959 3,4 Canada 2327 2,6 Venezuela 2205 3,2 Francia 2048 3,0 Messico 2920 3,4 Corea del Sud 2768 3,1 Paesi Bassi 2149 3,2 Regno Unito 1806 2,6 Totale 55402 63,8 Totale 53619 59,7 Totale 37396 55,0 Totale 4246 61,5 Altri Paesi 31493 36,2 Altri Paesi 3618 40,3 Altri Paesi 30616 45,0 Altri Paesi 26395 38,5 OPEC 4/ 37527 43,2 OPEC 8591 9,6 OPEC 29988 44,1 Mondo 86895 1000 Mondo 89799 100,0 Mondo 68012 100,0 Mondo 68641 100,0 1/ Comprende liquidi di gas naturale e condensati 2/ Comprende petrolio e prodotti petroliferi. Le esportazioni e le importazioni dei Paesi Bassi e di Singapore sono molto alte a causa dei grandi centri di raffinazione 3/ Emirati Arabi Uniti 4/ Paesi membri dell'OPEC: Algeria, Angola, Ecuador,Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Venezuela
  50. 50. 52 consistente aumento del prezzo del greggio e le sue oscillazio- ni alle sempre maggiori speculazioni dei mercati a termine (fu- tures markets). Sebbene l’influenza che i vari fattori esercitano sul prezzo del petrolio non sia quantificabile, si può senz’altro affermare che lo stesso non si determina solamente in base a domanda ed offerta. Nella cosiddetta “era del petrolio” non si è mai registrato un periodo così lungo nel quale i prezzi del petrolio hanno man- tenuto livelli molto alti come avvenuto nella metà del decen- nio scorso. Sebbene tra il 2012 e il 2013 il costo del greggio fosse leggermente diminuito e che anche per il 2014 e il 2015 si preveda un ulteriore, leggero calo, le previsioni parlano di aumenti a prescindere da come si svilupperà la situazione in Medio Oriente. E’ ragionevole pensare che a medio e lungo ter- mine il prezzo del petrolio non scenderà più ai livelli registrati all’inizio del 21° secolo anche in considerazione della scarsità dei giacimenti da cui estrarre a costi contenuti. I costi elevati hanno portato ad aumentare l’estrazione di idrocarburi da fonti fossili non convenzionali tra cui scisti, argille bituminose e petrolio in acque ultra-profonde, il cui costo oscilla tra i 60 e i 100 US$. La maggior parte delle riserve di petrolio esistenti ha costi di estrazione molto elevati ragion per cui i prezzi contenu- ti non riuscirebbero più a coprirli. L’Arabia Saudita e la Russia sono i maggiori Paesi produttori di petrolio seguiti dagli Stati Uniti. Tra i dieci maggiori Paesi estrattori di petrolio cinque sono membri dell’OPEC. Nel 2012 la quota complessiva dell’OPEC nella produzione mondiale di petrolio si attestava al 43% mentre nelle esportazioni di petrolio e prodotti petroliferi la quota era del 44%. Se si pren- dono in esame solo le esportazioni di petrolio senza prodotti petroliferi, la quota dell’OPEC ammonta al 60%. Nel 2012 il maggior esportatore fu l’Arabia Saudita seguita dalla Russia e dagli Emirati Arabi Uniti. Per quel che concerne l’utilizzo e le importazioni al primo posto figurano gli Stati Uniti davanti a Cina e Giappone. grafico 3 Consumo petrolifero mondiale per tipo di energia: aliquota percentuale (%) Fonte: IEA World Energy Outlook 2013 (New Policies Scenario)  carbone  petrolio  gas  energia nucleare  energia idroelettrica e altre energie rinnovabili 1990 2011 2025 2035 12,7 13,2 28,9 15,5 27,2 28,6 22,5 6,2 6,4 17,6 25,5 26,823,7 21,3 31,4 25,4 36,8 19,0 5,26,0
  51. 51. 53 Gli incrementi dei costi negli anni Settanta portarono ad una diminuzione delle quote di mercato di petrolio nel mix ener- getico: dal 45% nel 1975 al 36,8% nel 1990. Nel 2011 la quota si attestava al 31,4% pur mantenendo la maggioranza nel marketing mix. Negli anni passati l’ulteriore perdita di quote di mercato fu imputata all’incremento dei costi del petrolio, alla forte crescita di gas naturale e di altre fonti energetiche. Rino- mate istituzioni concordano nel ritenere che la quota di petrolio nel marketing mix diminuirà drasticamente anche in futuro, mentre gas ed energie rinnovabili continueranno a migliorare la propria quota di mercato. Agenzie internazionali dell’ener- gia prevedono che la quota di petrolio nel consumo energetico mondiale calerà, nel 2035, al 26,8%. Nei Paesi non-OCSE il consumo del petrolio continuerà ad aumentare. Grazie all’alta densità della popolazione, Cina ed India svolgeranno un ruolo d’importanza strategica, mentre nei Paesi OCSE proseguirà la tendenza alla diminuzione, già in atto da alcuni anni. I motivi sono principalmente due: l’incremento del coefficiente energetico1 nell’utilizzo, la diversificazione del- le fonti energetiche, l’aumento della domanda di energie pulite e rinnovabili per diminuire le emissioni di CO2 e raggiungere così gli obiettivi fissati dalla politica in tema di difesa del clima. 1 La quantità di energia necessaria a creare un’unità PIL (Prodotto Interno Lordo) si definisce “intensità di energia” e determina l’efficienza energetica. Nella maggior parte dei Paesi l’intensità energetica continua a diminuire. Da un punto di vista storico si assiste ad un andamento in continua osservazione. L’intensità energetica aumenta se i Paesi vengono industrializzati e la quota dell’industria ad intenso fabbisogno energetico aumenta nel PIL in modo più consistente che in altri settori. Solitamente quest’industria raggiunge il massimo livello quando anche la quota del settore industriale raggiunge il massimo livello nel PIL. Inoltre la caratteristica dell’industria cambia nel senso che non è più un’industria pesante e ad elevato fabbisogno energeti- co, ma si trasforma in industria leggera ad alto valore aggiunto. In tal modo l’industria diventa più efficiente nel consumo energetico. grafico 4 Consumo petrolifero mondiale per regione Fonte: BP World Energy Outlook 2013 0 1000 2000 3000 4000 5000 6000 1990 1995 2000 2005 2010 2012 2015 2020 2025 2030 2035 Nordamerica Sudamerica & America Centrale Europa e Paesi CSI Medio Oriente Africa Asia e Pacifico (milioni di tonnellate)
  52. 52. 54 Le decisioni prese dalla politica in tema di energia per ridurre le emissioni di CO2 dimostrano man mano la propria effica- cia. L’incremento nel consumo verrà frenato dall’aumento dei prezzi del greggio avvenuto negli anni passati e dalla continua, sistematica diminuzione delle sovvenzioni destinate ai prodotti petroliferi nei Paesi non-OCSE. Inoltre, negli anni passati, le riserve di gas naturale sono notevolmente aumentate grazie allo sfruttamento di nuove scorte. Tutto ciò indurrà, in futuro, numerosi settori a preferire il gas naturale al petrolio. Nei Paesi OCSE la domanda diminuirà in tutti i settori. Se in tutto il mondo, nel settore dei trasporti, il consumo di petrolio registra consistenti aumenti, negli altri settori l’incremento è solo impercettibile o addirittura diminuisce sostituito da altre fonti energetiche più economiche. Particolarmente consistente è la quota nel settore dell’elettricità. Nel settore industriale si prevedono aumenti moderati poiché attualmente nel comparto petrolchimico e in altri non legati all’energia sostituire il petrolio con altre fonti energetiche è possibile solo in minima parte. Nel settore dei trasporti il petrolio è la fonte energetica dominante. I costi elevati hanno portato ad un aumento di efficienza dei veicoli. Con oltre il 50% questo settore vanta la maggior quota nel consumo di petro- lio seguito dal settore industriale con il 30%. Anche in futuro entrambi questi settori continueranno ad avanzare notevoli richieste di petrolio. L’energia impiegata nel settore dei trasporti verrà dominata dal petrolio sebbene vi sarà un rallentamento della crescita dovuto all’impiego sempre più diffuso di combustibili biologi nonché al miglioramento dell’efficienza dei motori. A lunga scadenza nel settore dei trasporti l’utilizzo di veicoli alimentati a gas, di vei- coli elettrici e di auto ibride elettriche plug-in nonché di veicoli su rotaia porterà ad un calo del consumo di petrolio. grafico 5 Consumo petrolifero mondiale per settore Fonte: BP World Energy Outlook 2003 0 1000 2000 3000 4000 5000 6000 1990 1995 2000 2005 2010 2012 2015 2020 2025 2030 2035 trasporto elettricità industria altri settori (milioni di tonnellate)

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