Don Cesare Boschin

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di Giulia Cinti IIIA, a.s. 2013-14, Istituto Comprensivo "san Vito", San Vito Romano (Rm)

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Don Cesare Boschin

  1. 1. DON CESARE BOSCHIN LIBERA
  2. 2. Cesare Boschin (Trebaseleghe, 8 ottobre 1914 – Borgo Montello, 29 marzo 1995), entra nel seminario di Treviso ma deve lasciarlo per le difficoltà economiche della famiglia che non può permettersi la retta. Accolto nella Piccola Casa della Divina Provvidenza di don Luigi Orione, riprende gli studi. Vita
  3. 3. Il 12 luglio 1942 viene ordinato sacerdote Nel 1945 viene trasferito a Roma. Per via delle sue origini, decidono di affidargli anche la vicina parrocchia della Santissima Annunziata a Borgo Montello, popolata in larga parte da emigranti veneti.
  4. 4. Don Cesare è attivissimo: fonda l'Azione Cattolica e promuove diverse iniziative per i giovani del borgo. Cerca di alleviare la fame e la povertà, trovando lavoro agli sfollati o la terra per i contadini. Nel corso degli anni sessanta per il suo attivismo deve subire attacchi e calunnie. Alla proposta del vescovo che vuole inviarlo in un'altra parrocchia per salvarlo dai pettegolezzi, don Cesare annuncia che preferisce restare a Borgo Montello e "portare la sua croce".
  5. 5. La mattina del 30 marzo 1995 il suo cadavere venne ritrovato incaprettato (con le mani e i piedi legati e una corda intorno al collo) dalla perpetua nella sua camera da letto. Venne rinvenuto con il corpo ricoperto da lividi, la mascella e diverse ossa fratturate, la bocca incerottata. L'autopsia stabilì che la morte per soffocamento fu provocato dalla dentiera ingoiata dal parroco per via delle percosse. L’omicidio Link
  6. 6. Le indagini furono inizialmente rivolte negli ambienti della tossicodipendenza, si ritenne che don Cesare fosse stato ucciso dopo un tentativo di rapina andato a male da parte di alcuni ragazzi di una vicina comunità di recupero. La teoria della rapina non riuscì però a giustificare il fatto che i presunti ladri non avessero prelevato il denaro dalla canonica. Le inchieste, allora, puntarono ad approfondire alcuni voci che avevano iniziato a girare a Borgo Montello subito dopo l'omicidio: si diceva che don Cesare frequentasse gli ambienti gay clandestini della zona. La notte della sua morte, il parroco avrebbe ricevuto dei ragazzi per un incontro sessuale, ma la situazione era degenerata. Le voci furono prontamente smentite dai parrocchiani del borgo. Le indagini si conclusero quattro mesi dopo con l'archiviazione del caso. Le ipotesi
  7. 7. Il 29 luglio del 2009, durante un convegno a Roma don Luigi Ciotti chiese davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la riapertura dell'inchiesta sulla morte di don Boschin. Il suo appello fu subito fatto proprio da diverse associazioni antimafia del Lazio nonché dall'Azione Cattolica della diocesi di Latina e dall'Agesci pontina. Don Ciotti si era fatto portavoce a livello nazionale delle richieste di un gruppo di cittadini di Borgo Montello che legava la morte del loro parroco ai traffici di rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalla camorra in una vicina discarica. Traffico che è stato confermato negli anni da numerosi pentiti. Don Ciotti
  8. 8. Nei mesi precedenti alla morte di don Cesare, la popolazione residente nei dintorni della discarica, per protestare contro strani miasmi che si erano intensificati nel tempo, aveva costituito un comitato di protesta. Il parroco aveva accettato di ospitare il comitato nei locali della chiesa. Il comitato, nelle sue richieste di legalità e giustizia, iniziò a sospettare traffici illeciti nel territorio. I sospetti trovarono le prime conferme dopo la denuncia di uno dei giovani disoccupati locali impiegati dalla criminalità organizzata per trasportare i rifiuti nella discarica. Don Cesare e il comitato civico riuscirono a convincere l'allora sindaco di Latina Ajmone Finestra a richiedere l'analisi del terreno per rilevare eventuali contaminazioni. Il comitato iniziò a subire le prime ritorsioni per la sua battaglia: nel borgo comparvero scritte minacciose, le case di alcuni membri furono oggetto di sparatorie, lo stesso don Cesare subì diverse intimidazioni. I moventi Link al TG3
  9. 9. Una settimana prima dell'omicidio, il parroco si sarebbe recato a Roma per chiedere la fine dei traffici ad alcuni politici della ormai disciolta Democrazia Cristiana, alla quale si era rivolto in passato per trovare lavoro ad alcuni suoi parrocchiani. Successivamente avrebbe incontrato il capitano provinciale dei carabinieri per le stesse ragioni. La sua morte sarebbe stata quindi una vendetta della criminalità organizzata per stroncare la protesta dei residenti. In effetti, subito dopo l'omicidio, il comitato si sciolse e sulla discarica scese il silenzio. Le stesse modalità della morte, con l'incaprettamento tipico degli omicidi mafiosi, sarebbero secondo Libera una conferma della pista camorristica. In un'intervista a Lazio Tv, il pentito di camorra Carmine Schiavone ha sostanzialmente confermato che "Don Cesare è stato ucciso per questi motivi, perché aveva capito qualcosa".
  10. 10. Giulia Cinti

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