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Comunicare la salute sui social network

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Corso di formazione per dottorandi e post-doc tenuto al Dipartimento di Sociologia, Università di Trento, il 24 ottobre 2018.

Published in: Health & Medicine
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Comunicare la salute sui social network

  1. 1. Comunicare la salute sui social network Cristina Da Rold Giornalista freelance SMM Ufficio Italiano Organizzazione Mondiale della Sanità cristinalaura.darold@gmail.com
  2. 2. Frittole, 1400 quasi 1500
  3. 3. Che cosa facciamo sui social? postiamo rispondiamo condividiamo ironizziamo scherziamoascoltiamo banniamo ci arrabbiamo verifichiamo controlliamo aiutiamo controlliamo
  4. 4. Che cosa facciamo sui social? postiamo rispondiamo condividiamo ironizziamo scherziamoascoltiamo banniamo ci arrabbiamo verifichiamo controlliamo aiutiamo controlliamo Ognuna di queste azioni può portare un BENEFICIO O UN DANNO a noi e agli altri, direttamente o indirettamente
  5. 5. Quello di cui parleremo oggi MARKETING Come arrivare alle persone COMUNICARE LA SALUTE Come arrivare alle persone facendo loro “del bene” o almeno non nuocendo loro
  6. 6. Altro problema... - Solo il 53% delle ASL italiane utilizza i social media, il 13% più di un social - Meno del 3% delle ASL utilizza i social per campagne di sensibilizzazione in emergenza. Per la maggior parte si tratta di storytelling dell’istituzione - Solo un numero limitato di ASL su Facebook ha una social media policy Fonte: Santoro, Lovari - Convegno #SaluteSocial2016
  7. 7. La scienza su YouTube...
  8. 8. Stare bene sui social è un impegno
  9. 9. Primo passo: POSIZIONATI Perché vuoi stare sui social (o in generale online)? «Quando non sai che cosa dire, è meglio che non dici nulla!» Tamburino
  10. 10. Esempi “Voglio essere in contatto con la comunità internazionale di esperti nella disciplina di cui mi occupo e farmi conoscere lì” “Voglio gestire gruppi di interesse intorno a uno specifico argomento su cui sono competente” “Voglio essere prim* su Google sotto alla voce ‘farmacolog* italiano’” “Voglio avvicinare i giovani al mio ambito di ricerca” “Voglio veicolare contenuti prodotti da me che spieghino alcune cose e arrivino a più persone possibile” “Voglio divulgare buone pratiche per esempio sul tema dieta/nutrizione” “Voglio sbufalare le sciocchezze che sento online sul tema su cui faccio ricerca” “Voglio diventare famos*”
  11. 11. Ma...sai dove ti trovi? L’analisi del contesto 1 - Chi sei tu? SWOT ANALISI 2 - Chi è il tuo pubblico? 3 - Chi sono i tuoi “competitors”? 4 - In che ecosistema sei?
  12. 12. 1 – Chi sei tu?
  13. 13. 2 - A chi vuoi rivolgerti  Aspetti demografici  Abitudini  Comportamenti CHE COSA TI ASPETTI DALLE PERSONE CHE INTERAGISCONO CON TE?
  14. 14. 3 – Chi sono i tuoi “competitors” NOME PUNTI DI FORZA PUNTI DI DEBOLEZZA
  15. 15. Ora che conosci le tue caratteristiche, quelle dei tuoi competitors e il pubblico che vuoi raggiungere: Qual è la tua idea differenziante?
  16. 16. Esempi “Voglio essere in contatto con la comunità internazionale di esperti nella disciplina di cui mi occupo e farmi conoscere lì” “Voglio gestire gruppi di interesse intorno a uno specifico argomento su cui sono competente” “Voglio essere prim* su Google sotto alla voce ‘farmacolog* italiano’” “Voglio avvicinare i giovani al mio ambito di ricerca” “Voglio veicolare contenuti prodotti da me che spieghino alcune cose e arrivino a più persone possibile” “Voglio divulgare buone pratiche per esempio sul tema dieta/nutrizione” “Voglio sbufalare le sciocchezze che sento online sul tema su cui faccio ricerca” “Voglio diventare famos*”
  17. 17.  Popolazione tendenzialmente più “anziana” e tendenzialmente meno skilled su certi temi rispetto a twitter  Possibilità di creare pagine e gruppi  Possibilità di usare Facebook Business (vedi dopo)  Ampiezza illimitata per postare contenuti (sia infografiche che post scritti)  Ampia possibilità di discussione con altri utenti
  18. 18. Un ottimo esempio
  19. 19.  Poco spazio  Minore utenza italiana ma più specializzata  Possibilità di connessione con chiunque tramite tag  Possibilità di creare liste di interesse e seguire hashtag specifici
  20. 20. Un ottimo esempio
  21. 21.  Utenza più giovane e in crescita  Nuove interessanti funzionalità come Instagram TV  Possibilità di seguire hashtag (come su twitter)  Possibilità di fare le “storie” cioè mini video sicuramente meno impegnativi rispetto a YouTube dove si “premia” la professionalità  Poco utile per postare contenuti complessi. Più utile per contenuti immediati come campagne sulla prevenzione
  22. 22. Un ottimo esempio
  23. 23.  Utenza altamente specializzata  Ottima possibilità di microblogging  Ci sono meno contenuti personali  Richiede impegno: va organizzato molto bene
  24. 24. Un ottimo esempio
  25. 25.  Primo social per numero di utenti  Devi differenziarti molto bene, altrimenti non esisti
  26. 26. Un ottimo esempio
  27. 27. Facebook: pagina o gruppo? Una pagina FB con 1000 “mi piace” molte volte non ha senso. Se non sei davvero intenzionato a investire (economicamente) rifletti se vale la pena aprire una pagina Facebook o invece scegliere un gruppo.
  28. 28. Parentesi: lo conosci Facebook Business?
  29. 29. Facebook: profilo e pagina?
  30. 30. Dare la priorità ad avere tanti followers è davvero tutto sui social? Dipende qual è il tuo obiettivo online - Stai organizzando una campagna di prevenzione? Forse sì - Fai parte di una rete che si occupa di politiche sanitarie? Forse no. Forse ha più senso aumentare l’engagement all’interno della rete. Scegli a che cosa dare la priorità di volta in volta.
  31. 31. Il piano editoriale
  32. 32. «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem» Gulielmus Occamus
  33. 33. Il linguaggio A ogni pubblico un linguaggio. Tu sei un ricercatore, ma chi ti legge probabilmente no.
  34. 34. I commenti
  35. 35. Il tono di voce La sobrietà online è un valore «Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile d' aceto» Francesco di Sales
  36. 36. E ora tocca a voi!

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