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Aspetti organizzativi <ul><li>Tempo medio per ogni situazione familiare seguita:  5-6 ore settimanali ;  </li></ul><ul><li...
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Caratteristiche dell’intervento educativo   <ul><li>Centralità del/i genitore/i  e non del/i figlio/a/i, con relative diff...
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Alcuni riscontri dell’intervento educativo <ul><li>Dalle relazioni finali (ass.sociale-educatore) emergono:   </li></ul><u...
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<ul><li>Verifiche periodiche  in equipe, con l’a.s. e fra le figure professionali coinvolte (psicologi, neuropsichiatri, i...
Valore sociale aggiunto del progetto-1 <ul><li>La scelta di attivare Progetto Domino: </li></ul><ul><li>evidenzia capacità...
Valore sociale aggiunto del progetto-2 <ul><li>Promozione di  relazioni sociali intra ed extra familiari migliori  con una...
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<ul><li>... Ogni famiglia porta in sè  le risorse necessarie per affrontare problemi e criticità ... </li></ul><ul><li>Sil...
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Presentazione pp di progetto domino 2 febbraio 2010

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Progetto Domino - Comunita Murialdo del Trentino Alto Adige (Italy)

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Presentazione pp di progetto domino 2 febbraio 2010

  1. 3. <ul><li>1 . Titolo del progetto: Interventi di accoglienza e affidamento familiare: progetto sperimentale di sostegno individualizzato per le famiglie naturali e accoglienti. </li></ul><ul><li>Progetto sperimentale (ex L.285/1997) proposto dall’ACFA , per il triennio marzo 2003 /giugno 2006 . </li></ul>Storia, evoluzione, obiettivi, caratteristiche
  2. 4. <ul><li>Domino1 prevedeva quindi tre ambiti di intervento: </li></ul><ul><li>1. Il sostegno educativo alla famiglia naturale , </li></ul><ul><li>2. il sostegno educativo alla famiglia accogliente , </li></ul><ul><li>3. il sostegno psicologico alla famiglia naturale ed al bisogno possibilità di consulenza psicologica per la famiglia accogliente. </li></ul><ul><li>Destinatari: </li></ul><ul><li>sia famiglie naturali che famiglie accoglienti e/o affidatarie </li></ul>
  3. 5. <ul><li>Domino1 è stato maggiormente utilizzato dal Servizio sociale a sostegno delle capacità genitoriali delle famiglie di origine con difficoltà di tipo educativo e relazionale , a prescindere dalla specificità di collocazione del/i minore/i. Esiti della sperimentazione L. 285/97 (2003/2006): 6 a.s. impegnate in progettazione, supervisione e gestione 13 a.s. sul territorio 2 educatori part-time 2 psicologhe coinvolte 15 segnalazioni valutate di cui: 11 prese in carico con 14 fam. seguite, delle quali 10 famiglie naturali e 4 accoglienti e/o affidatarie. </li></ul><ul><li>Richiesto intervento educativo diretto solo per 1 famiglia affidataria. </li></ul><ul><li>Tali indicazioni sono venute a costituire il nuovo target di riferimento di Progetto Domino2, proposto a partire dal primo luglio 2006. </li></ul>
  4. 6. Titolo del progetto: Progetto di sostegno educativo individualizzato alle competenze genitoriali <ul><li>La Comunità Murialdo ha quindi presentato un nuovo progetto con il quale ha sostituito l’ACFA dal 01.07.2006. </li></ul><ul><li>Domino2 prevede quindi un intervento di supporto e accompagnamento educativo a: genitori di bambini e ragazzi minorenni che vivono al di fuori del proprio nucleo famigliare , in quanto accolti in strutture di accoglienza o in famiglie accoglienti o affidatarie. Viene quindi ampliato il target di riferimento dell’intervento. </li></ul>
  5. 7. <ul><li>FINANZIAMENTO: DA DELIBERA PROVINCIALE DEL 23.02.2007 </li></ul><ul><li>… ai sensi dell’art.23 della L.P. 14/91, attraverso il Comune di Trento quale ente gestore territorialmente competente... </li></ul><ul><li>Concordata con il Comune di Trento una presa in carico contemporanea di 4/5 famiglie per ognuno dei 2 educatori assunti a par time, per un intervento di sostegno educativo contemporaneo con 8/9 nuclei familiari. </li></ul><ul><li>Riferimenti legislativi: L. 184/83 - L. 149/01- L. 285/97- L.P. 14/91 </li></ul>
  6. 8. Sostegno alla genitorialità Interventi di affiancamento alla famiglia di origine e supporto alla rete di fronteggiamento Finalità <ul><li>Accompagnare le famiglie di origine, il minore e la rete di fronteggiamento in un’ottica di prevenzione rispetto al possibile allontanamento del figlio dal nucleo familiare. </li></ul><ul><li>Sostenere i genitori naturali nella gestione della quotidianità e nella rielaborazione delle difficoltà che hanno portato alla presa in carico del figlio da parte di servizi o altre famiglie. </li></ul><ul><li>Affiancare i genitori stessi nello sviluppo di condizioni più favorevoli ad un eventuale rientro del figlio. </li></ul>
  7. 9. CRITERI DI VALUTAZIONE PER ATTIVARE IL PROGETTO <ul><li>Il contesto di intervento è quello dell’allontanamento familiare di uno o più minori, nelle 3 fasi in cui tale intervento può avere inizio: </li></ul><ul><li>precedente rispetto al previsto allontanamento, per offrire un supporto che possa servire a capirne meglio il significato e a renderlo meno traumatico. </li></ul><ul><li>Sostegno educativo iniziato durante l’allontanamento . </li></ul><ul><li>In prossimità del rientro previsto del minore in famiglia o anche in fase successiva. </li></ul><ul><li>A ttivare il progetto al primo evidenziarsi di condizioni di inadeguatezza delle competenze genitoriali o di relazioni familiari pregiudizievoli per i minori, rende maggiormente possibile valorizzare un lavoro di rete sul territorio ed esplicitare meglio le potenzialità dell’intervento sull’intero nucleo familiare. Prima si interviene, potenzialmente migliori possono essere i risultati raggiungibili, anche per eventuali altri figli. </li></ul><ul><li>___________________________________ </li></ul><ul><li>“ Qualora le risorse economiche lo permettano, il progetto può inoltre essere attivato in fase preventiva ad un possibile allontanamento del bambino dal proprio contesto familiare”. </li></ul>
  8. 10. Obiettivi del progetto: <ul><li>aiutare i genitori a riappropriarsi della fiducia e autostima necessarie per poter gestire efficacemente il rapporto o alcuni aspetti del rapporto con i figli; </li></ul><ul><li>sostenere e promuovere lo sviluppo e il potenziamento delle capacità genitoriali dei genitori coinvolti in situazioni di allontanamento dei figli o di interventi socio educativi nei confronti dei figli; </li></ul><ul><li>promuovere e sostenere lo sviluppo di modalità e capacità di collaborazione e integrazione fra gli enti e i soggetti coinvolti; </li></ul><ul><li>facilitare, ove possibile, lo sviluppo di condizioni e ambienti nelle famiglie naturali che garantiscano la possibilità di un rientro del figlio nel proprio contesto famigliare; </li></ul><ul><li>promuovere la capacità e la disponibilità delle famiglie naturali a diventare risorsa per altre famiglie naturali. </li></ul>
  9. 11. Condizioni imprescindibili per la presa in carico <ul><ul><li>Assenza nella famiglia di gravi elementi di fragilità (problemi psichiatrici, dipendenze di vario tipo, ecc.), tali da compromettere gravemente la presa di coscienza delle difficoltà familiari o pregiudicare in qualche modo l’ effettiva possibilità di intervento. </li></ul></ul><ul><ul><li>Verificata disponibilità del/i genitore/i, qualora l’altro genitore non ponga ostacoli insuperabili . </li></ul></ul><ul><ul><li>- Ovviamente disponibilità effettiva di un educatore </li></ul></ul>
  10. 12. Equipe educativa del Progetto <ul><li>L’equipe educativa è composta al momento da 4 operatori , di cui 3 Educatori professionali ed un’Assistente sociale... </li></ul><ul><li>Per il Comune di Trento 2 operatori a 20 ore settimanali ciascuno (oltre al coordinamento) per una presa in carico contemporanea di circa 8/9 situazioni familiari, un educatore porta a termine gli interventi in atto ed uno al momento copre richieste di altri Enti gestori. </li></ul><ul><li>L’equipe educativa si coordina e si relaziona con lo staff dei singoli Enti Gestori che segnalano le situazioni da prendere in carico, con tempi e modalità da definire insieme. Si coordina inoltre con le altre realtà pubbliche o private coinvolte nella gestione delle situazioni prese in carico attraverso incontri periodici di progettazione e verifica. </li></ul>
  11. 13. Aspetti organizzativi <ul><li>Tempo medio per ogni situazione familiare seguita: 5-6 ore settimanali ; </li></ul><ul><li>rapporto fra lavoro frontale e non frontale: circa 50%; </li></ul><ul><li>educatori in riferimento continuo all’equipe educativa con proprio coordinatore, alla direzione della Comunità Murialdo ed al Gruppo Istituzionale del Progetto; </li></ul><ul><li>supervisione all’equipe e formazione specifica garantita; </li></ul><ul><li>strumenti: (PEI, accordo iniziale, colloqui, visite domiciliari, telefono, mail, ecc.)… </li></ul>
  12. 14. Relazione educatore-genitore/i <ul><li>Intervento molto centrato su obiettivi educativi attraverso </li></ul><ul><li>una relazione personale e “speciale” dell’educatore con il/i genitore/i, basata sulla fiducia, sul riconoscimento e valorizzazione di... fatiche, sofferenze, vissuti, ansie, competenze, abilità e fragilità, affetti, relazioni affettive, familiari, amicali … </li></ul><ul><li>costruita insieme passando per: > il senso di prossimità </li></ul><ul><li>> un clima abilitante </li></ul><ul><li>> un rapporto rispettoso e paritario </li></ul><ul><li>> l'importanza del fare insieme </li></ul><ul><li>> la flessibilità e la disponibilità continua, anche serale e nei </li></ul><ul><li>fine settimana </li></ul><ul><li>> il rimanere in contatto </li></ul><ul><li>un intervento quindi che non si limita al semplice lavoro d'ufficio </li></ul>
  13. 15. Caratteristiche dell’intervento educativo <ul><li>Centralità del/i genitore/i e non del/i figlio/a/i, con relative difficoltà; </li></ul><ul><li>ruolo di affiancamento , del “fare con”, di accompagnamento educativo al genitore e di “facilitatore” di relazioni ; </li></ul><ul><li>non ruolo di controllo ; </li></ul><ul><li>lavorare sulle risorse presenti , aiutando prima a riconoscerle per poterle poi valorizzare e sostenere e non solo sui problemi; </li></ul><ul><li>lavorare sul possibile e non sul necessario : “genitori sufficientemente buoni”; </li></ul><ul><li>lavorare in un contesto di empatia con il/i genitore/i; </li></ul><ul><li>individuando e condividendo anche con la famiglia obiettivi semplici, mirati, limitati e possibili per il/i genitore/i; </li></ul><ul><li>lavorare su un periodo di tempo definito e condiviso ; </li></ul><ul><li>perfezionare l’iniziale valutazione della presa in carico, ridefinendo magari obiettivi, modalità e tempi; </li></ul><ul><li>valutare l'intervento : in equipe, con l’assistente sociale, con la famiglia, attraverso la successiva intervista ed altre modalità più generali sul Progetto stesso. </li></ul>
  14. 16. Modalità di valutazione - 1 <ul><li>Gruppo Istituzionale: assicura un processo continuo di verifica e monitoraggio utili per il miglioramento continuo dell’intervento. E’ composto da un rappresentante per ogni Ente coinvolto: C. Murialdo, Servizio Attività sociali del Comune di Trento, Servizio per le Politiche Sociali della PAT, Enti Gestori delegati all’esercizio delle attività socio-assistenziali ai sensi della L .P. 14/91oltre al coordinatore del Progetto ed ha il compito di: </li></ul><ul><ul><li>condividere le informazioni a conoscenza dei singoli Enti; </li></ul></ul><ul><ul><li>elaborare proposte di potenziamento o ridimensionamento dell’attività del progetto; </li></ul></ul><ul><ul><li>proporre ed organizzare momenti specifici di confronto e di formazione in riferimento agli aspetti metodologici dell’intervento... </li></ul></ul>
  15. 17. Modalità di valutazione - 2 <ul><li>2. Comunità Murialdo: verifica e monitoraggio in itinere da parte dei responsabili della Comunità Murialdo in stretta collaborazione con l’equipe educativa del progetto e con gli altri Enti coinvolti. </li></ul><ul><li>3 . Ente gestore di riferimento come previsto da parte del Servizio per le Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento. </li></ul><ul><li>5 . Intervista alle famiglie : altra modalità di verifica, adottata dall’equipe educativa con l’obiettivo di migliorare costantemente la qualità del suo intervento. </li></ul>
  16. 18. Situazioni familiari segnalate dal 01.07.06 al 31.12.09 27 da Comune di Trento + 7 da altri Enti gestori * <ul><li>Segnalazioni effettivamente prese in carico: 16 + 2 * </li></ul><ul><li>In qualche caso l’assistente sociale ha modificato il progetto </li></ul><ul><li>Talvolta i genitori non hanno accettato la proposta 2 </li></ul><ul><li>Alcune situazioni familiari in evoluzione rimangono in osservazione per una eventuale futura presa in carico </li></ul><ul><li>Situazioni attualmente seguite: 9 + 1* </li></ul><ul><li>Interventi terminati: 7 + 1* </li></ul><ul><li>Durata media interventi mesi 13,14 </li></ul>
  17. 19. Alcuni riscontri dell’intervento educativo <ul><li>Dalle relazioni finali (ass.sociale-educatore) emergono: </li></ul><ul><li>maggiore autostima sviluppata nei genitori coinvolti, più fiducia in loro stessi, nei membri della loro famiglia ed anche nei servizi; </li></ul><ul><li>funzioni genitoriali più adeguate, in modo più o meno evidente; </li></ul><ul><li>miglioramento delle relazioni intra ed extrafamiliari; </li></ul><ul><li>più ricercata attenzione ai reali bisogni dei figli ; </li></ul><ul><li>disposizione diversa di fronte alle difficoltà , con maggiore disponibilità ed adeguatezza nel chiedere aiuto, sia all’educatore di Domino che ad altri operatori; </li></ul><ul><li>migliore capacità di cogliere i rispettivi ruoli e volontà di collaborazione anche con altre agenzie educative; </li></ul><ul><li>Accresciuta capacità di rapportarsi con uffici vari e di chiedere informazioni; </li></ul><ul><li>più adeguata capacità di autocontrollo . </li></ul>
  18. 20. Fasi successive dell’intervento: <ul><li>Segnalazione telefonica o scritta dell’Assistente sociale; </li></ul><ul><li>primo incontro di presentazione all’equipe educativa con successiva valutazione degli educatori...; </li></ul><ul><li>l’Assistente sociale verifica l’effettiva disponibilità della famiglia e predispone la relazione; </li></ul><ul><li>secondo incontro assistente sociale- equipe educativa per condivisione di obiettivi, tempi, modalità dell’intervento, durata... </li></ul><ul><li>presentazione educatore-famiglia , definizione di ruoli e compiti ed accordi per i successivi incontri; </li></ul><ul><li>dopo 3 mesi circa, verifica e ridefinizione di obiettivi più specifici anche con la famiglia, quindi stesura del PEI da parte dell’educatore, analisi, condivisione e firma con l’Assistente sociale. </li></ul>
  19. 21. <ul><li>Verifiche periodiche in equipe, con l’a.s. e fra le figure professionali coinvolte (psicologi, neuropsichiatri, insegnanti, educatori domiciliari, equipe di altri Enti, equipe multidisciplinare per l’Affido, Il Filo e il Nodo...), famiglie acc. e/o affidatarie; </li></ul><ul><li>aggiornamenti regolari da parte dell’Educatore all’Assistente sociale, anche attraverso la stesura di relazioni scritte; </li></ul><ul><li>verifica periodica del P.E.I.; </li></ul><ul><li>anche quando si prospetta la chiusura dell’intervento, obiettivi e risultati vengono ridiscussi , possibilmente anche con le famiglie; </li></ul><ul><li>l’educatore provvede a stesura della relazione finale relativa all’intervento educativo di P. Domino2, che viene condivisa con l’A.S., con misurazione in percentuale il più oggettiva possibile dei risultati; </li></ul><ul><li>A distanza di pochi mesi l’educatore propone al/i genitore/i l’intervista, eventualmente effettuata dallo psicologo dott. Vinicio Carletti. </li></ul>
  20. 22. Valore sociale aggiunto del progetto-1 <ul><li>La scelta di attivare Progetto Domino: </li></ul><ul><li>evidenzia capacità e volontà del S.S. di dare fiducia alle potenzialità della famiglia naturale . Essa viene presentata come detentrice di risorse da supportare ed ampliare e non solo di problemi ed a tale riconoscimento l’educatore a volte ricorre anche in seguito; </li></ul><ul><li>attiva la percezione di un maggiore protagonismo della famiglia naturale , che, grazie al forte riconoscimento del suo fondamentale ruolo e del sentirsi parte attiva di un processo, può riuscire più facilmente ad accettare di mettersi in discussione per diventare “genitore sufficientemente buono” </li></ul><ul><li>Nel parlare di affidamento di un bambino ad una famiglia o ad una struttura, si prende in considerazione come elemento importante e centrale nell'intervento non solo la famiglia affidataria o la struttura e il bambino ma anche la famiglia d'origine, con le sue criticità e complessità ma specialmente con le sue risorse e potenzialità… </li></ul>
  21. 23. Valore sociale aggiunto del progetto-2 <ul><li>Promozione di relazioni sociali intra ed extra familiari migliori con una ricaduta significativamente positiva su tutto il contesto familiare, parentale, amicale, sociale. </li></ul><ul><li>Lavorare partendo da questo punto di vista permette di considerare l'affidamento come un percorso di crescita della rete e di tutti i soggetti coinvolti . </li></ul>
  22. 24. <ul><li>telefono coordinatore: 3471785419 </li></ul><ul><li>[email_address] </li></ul><ul><li>Comunità Murialdo, Via Endrici 20-Trento </li></ul><ul><li>telefono uffici 0461 231320 </li></ul><ul><li>fax uffici 0461 236036 </li></ul><ul><li>www.murialdo.taa.it </li></ul>
  23. 25. <ul><li>... Ogni famiglia porta in sè le risorse necessarie per affrontare problemi e criticità ... </li></ul><ul><li>Silvana e Valeria </li></ul>

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