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Lorenzo Carapellese - Urbanista                         Il Supermarket Diffuso.         (Distribuzione al dettaglio, logis...
Lorenzo Carapellese - UrbanistaVa ricordato che il commercio al dettaglio, oltre che un servizio alla città e ai cittadini...
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Lorenzo Carapellese - UrbanistaConclusioni e raccomandazioni.Uno specifico studio di Fattibilità comprensivo di un’Analisi...
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Il supermarket diffuso maggio 2011

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Il supermarket diffuso maggio 2011

  1. 1. Lorenzo Carapellese - Urbanista Il Supermarket Diffuso. (Distribuzione al dettaglio, logistica, urbanistica, sicurezza & qualità urbana) Modena, Maggio 2011 Versione 3 Lorenzo Carapellese, UrbanistaBackgroundNei centri storici, nelle aeree semiperiferiche e periferiche di molte città da qualche temposi denota una mancanza di esercizi commerciali alimentari e quei pochi che ci sono,praticano prezzi relativamente alti. Sì che sono frequentati nella maggioranza dei casi soloper acquisti limitatissimi, di pochi generi, dell’ultima ora ed evidentemente da chi ha unreddito medio alto.D’altro canto si va oramai sempre più diffondendo una sorta di stanchezza nei confrontidel supermercato, soprattutto perché una volta che ci si và si è obbligati ( visto il temponecessario per arrivarci, parcheggiare, pagare, uscire ) a fare la classica spesa del “sabato” ovvero un spesa “importante” che deve bastare per tutta la settimana o quasi.Tale scelta è più che razionale e giustificata per alcuni prodotti a scadenza appuntosettimanale o medio - lunga e per l’effettivo risparmio economico che ne deriva. D’altraparte non va sottaciuto che per i prodotti freschi, la frutta e la verdura non sempre talescelta è razionale e vantaggiosa. Alcuni osservatori delle abitudini dei consumatori cidicono che ,specialmente per i prodotti a scadenza ravvicinata o freschi, se ne prendesempre più del necessario con il risultato di vederne deperire una quota non indifferentenel frigorifero e specialmente per alcuni tipi di frutta, di prenderla troppo “acerba” rispettoal momento desiderato di consumo, per vederla poi a sua volta ancora deperire per lamaturazione contemporanea con immensa frustrazione circa il previsto “ risparmio” cheha sotteso la scelta ma che spesso si rivela effimero tenuto conto delle quantità che poifiniscono tra i rifiuti.Un altro elemento critico è poi la difficoltà di accesso al supermercato da parte deglianziani, dei disabili e delle persone senza patente.Sul piano urbanistico e della vita sociale inoltre , il fatto che negli ultimi venti anni sia statafavorita la grande distribuzione ( ma era necessario visto gli alti costi e l’arretratezza delsistema distributivo) a scapito della vendita al dettaglio, di fatto ha impoverito la vitalità digrandi aree abitate, di tutti i centri storici, delle aree residenziali di espansione. E cosìquel ruolo vitalizzatore con risvolti di “sicurezza urbana” che il commercio ( anche quelloalimentare) ha sempre svolto nel rendere i luoghi urbani accettabili, vivibili, interessanti (illuminazione pomeridiana serale e notturna, iniziative commerciali di promozione,presenza fisica di persone conosciute, tendenza a mantenere efficiente e ” sorvegliata” lastrada, il quartiere…) è di fatto venuto meno. Da qui un sostanziale sfilacciamento dellasocialità e a volte anche un decadimento delle infrastrutture fisiche e della qualità urbanapercepita. 1
  2. 2. Lorenzo Carapellese - UrbanistaVa ricordato che il commercio al dettaglio, oltre che un servizio alla città e ai cittadini èquasi sempre stato una sorta di presidio per la prevenzione del crimine e della criminalitàurbana oltreché sensore della percezione di sicurezza. Interessante e quanto mai diattualità in tale situazione i riferimenti a Jane Jacob “La prima cosa da capire è che l’ordinepubblico nelle strade e sui marciapiedi della città non è mantenuto principalmente dallapolizia, per quanto questa possa essere necessaria: esso è mantenuto soprattutto da unacomplessa e quasi inconscia rete di controlli spontanei e di norme accettate e fatteosservare dagli abitanti stessi.”Oggi però non è più proponibile se non per particolari settori e comparti, una presenzarilevante del commercio al dettaglio e in particolare di quello alimentare secondo tipologiee modi organizzativi e distributivi del secolo scorso. Da qui un rinnovato ruolo eresponsabilità ( ma soprattutto opportunità) della grande distribuzione sia nell’assicurarepresenza fisica in tutte le zone urbane ( periferie e centri storici), che per continuare amoderare i prezzi al consumo che creare nuova, diversa e qualificata occupazione. Lasfida per la GDO del prossimo decennio e in sintonia con una maggiore richiesta di qualitàurbana si muove quindi su due fronti opposti: - la conferma nel medio periodo della grande superficie alimentare e di supermercati all’interno di centri commerciali in grado di offrire una vasta gamma di prodotti, qualità e risparmio; - il downsizing funzionale al fine di cogliere una domanda oramai non più procrastinabile di superfici commerciali alimentari più contenute all’interno della città costruita in grado di dare una risposta quotidiana alle necessità di una popolazione che comunque si va facendo più anziana seconda la classica piramide a T e che non ha più voglia e necessità di affrontare una volta alla settimana la spesa alimentare.Lay OutSi va così disegnando una nuova tipologia di superfici commerciali alimentare ( prevalente)che può supportare i costi del downsizing solo grazie alla ICT, alla logistica ed ad unanuova e per certi versi ancora da esplorare supply chain. Tale nuova (forma) dinamicacommerciale può però essere sostenuta solo dalla GDO tenuto conto dell’ esperienza, delknow how, dei capitali e delle tecnologie hardware e software necessari per avviareconcreta innovazione nel settore. Con la certezza che se le strutture esistenti non siadegueranno, nuovi gruppi distributivi in via di formazione ne colmeranno la mancanza.Si può quindi immaginare/proporre una attenta localizzazione di nuove strutturecommerciali (qui di seguito indicativamente accennate ) che possono essere di diversadimensione in rapporto al territorio/abitanti/ classi di età/tipologie da servire:Tipo Superficie mq Location Prodotti Addetti alla (1) (2) Vendita (3)S ( Small) < 50 Centro Storico • 1+2+3+4 1M ( Medium ) >50 -200 Centro Storico+ • 1+2+3+4 1-2 Prima periferiaL ( Large) > 200-400 Prima + • 1+2+3+4 2-4 Seconda periferia XL ( Extra >400-600 Seconda • 1+2+3+4 2-4Large periferia 2
  3. 3. Lorenzo Carapellese - Urbanista (1) Tali superfici sono comprensive di un magazzino (10% -20% della superficie). (2) Ipotesi di mix di prodotti da determinare come gamma in rapporto alla location individuata quali ad sempio: • 1.Prodotti freschi ( formaggi, salumi, mozzarella, latte, yougurt, pane ……,) • 2.Prodotti alimentari di media lunga conservazione • 3.Prodotti per l’igiene della persona e della casa • 4.Bevande. (3) Le tipologia S e M possono essere gestite prevalentemente da una persona.E-commerce, supply chain e Punto Vendita multifunzioneIl Punto Vendita ( PV) sarà quindi dotato di un terminale con programmi di facile uso ingrado di permettere al cliente di fare ordini on line ( anche) assistito dall’addetto allevendite collegato alla sua fidelity card e carta di credito sì da permettere l’acquisto dellamerce senza consegna immediata, ma differita sia nella giornata che nella settimana perprodotti che non si trovano all’interno del punto vendita o di cui si vuole la consegnadifferita. Ciò per agevolare il trasporto della merce da parte del cliente ( anziani, donnecon bambini o in cinta, diversamente abili etc). in momenti successivi all’acquisto (prodottiingombranti, voluminosi e pesanti quali acqua, bevande, scatolame, carta igienica, …)Di fatto con l’acquisto on line nel PV “a consegna differita della merce”, questo diventauna piattaforma logistica a servizio dei clienti del quartiere o dell’area, contribuendo adalleviare di molto il “ peso di far la spesa” anche di quella “ grossa del sabato” poiché laconsegna ( e prelievo) può essere differita durante l’intero arco della settimana. Un saltoevolutivo della distribuzione organizzata senza precedenti nel panorama dell’urbanisticacommerciale. Una sorta di “back to the future” in grado di: • valorizzare ed offrire nuove opportunità e marginalità alla GDO; • un servizio in più e di qualità al consumatore; • un incremento della qualità urbana di valore inestimabile.Dalla sede principale della GDO rispetto ad una routine di consegna prestabilita per giornie fasce orarie si ottimizzerebbe di converso la preparazione, il piking, sorting, primostoccaggio e delivery della merce acquistata al PV che diventa quindi anche magazzinotemporaneo per il cliente. Un modello intermedio rispetto alla consegna a domicilio(peraltro non da escludere all’interno di uno studio di fattibilità soprattutto per particolarifasce sociali ) oggi non presente sul mercato locale.La dotazione di furgoni elettrici o a gas metano/gpl consentirebbe inoltre di poter entrarenei centri storici e di circolare liberamente in ogni ora e giorno della settimana. Inoltre taleservizio potrebbe essere affidato in outsourcing ad aziende specializzate o da “new co”anche del terzo settore con veicoli attrezzati e personale qualificato (1).(1) Tale soluzione permette inoltre di usufruire di finanziamenti e contributi locali, regionalie comunitari per l’evidente apporto al contenimento e diminuzione dei gas serra, allariduzione del traffico, alla ottimizzazione del carico dei trasporti….). 3
  4. 4. Lorenzo Carapellese - UrbanistaConclusioni e raccomandazioni.Uno specifico studio di Fattibilità comprensivo di un’Analisi Costi-Benefici dovrebbeverificare la redditività di tale ipotesi prevedendo certamente un cost-plus a carico delcliente tale da remunerare i servizi mantenendo però i prezzi al consumatore ad un livellosignificativamente inferiore rispetto a quelli praticati dal tradizionale commercio aldettaglio, confermando così la GDO come soggetto stabilizzatore di mercato in unmomento comunque assai difficile per tutte le fasce di reddito medio basse .La città di Modena, vista la sua dimensione demografica e la propensione della compaginesociale ad accettare innovazione nel commercio potrebbe essere ideale per avviare talemodello distributivo, senza peraltro mettere in discussione la necessità della GDO. Anziprobabilmente il “downsizing” di strutture commerciali di marchio nazionale seaccompagnata anche da una filosofia di approccio personalizzato al cliente consentirebbeuna maggiore fidelizzazione verso il marchio innovatore. Stesso marchio, stessa qualità deiprodotti, un piccolo costo in più ma a fronte di un “servizio”, di un modo differente, piùevoluto, smart e personalizzato di fare commercio, di rapporto tra cliente e grandedistribuzione.Inoltre visti i recenti orientamenti urbanistici verso la densificazione della città ( piùpopolazione e più edifici in meno spazio) l’ipotesi del supermarket diffuso potrebbetrovare migliore soluzione sia nell’ambito di un nuovo Piano Strutturale (PSC), che delPiano Operativo Comunale (POC) ed evidentemente anche del RUE ( Regolamento EdilizioUrbanistico Comunale) contribuendo inoltre alla all’evoluzione del commercio al dettaglio edella distribuzione organizzata alle nuove dinamiche demografiche, multirazziali,insediative ed urbanistiche . Come side effects si avrebbe anche un depotenziamentodella ingerenza del potere politico sul destino delle aree commerciali, essendo le superficinecessarie al supermerket diffuso non soggette ad autorizzazione comunale/licenzaedilizia.Ciò consentirebbe nel breve termine di spostare la competizione fra i marchi, versol’innovazione, il pieno utilizzo dell’ ICT, della logistica dell’ultimo miglio, delle modalitàgestionali afferenti la movimentazione delle merci deperibili ( e non). Tenendo ancheconto del forte contributo verso una gestione sostenibile del trasporto delle merci inambito urbano grazie all’ evidente evoluzione tecnologica del parco autoveicoli necessarioalla distribuzione ( elettrico, ibrido, metano, gpl …).Ipotesi di implementazioneIl Progetto di Supermarket Diffuso potrebbe essere sviluppato secondo due modalità: • come Progetto Pilota con almeno 3-4 Punti Vendita ( ipotesi dolce) • come Progetto Industriale con almeno 10 punti vendita ( ipotesi aggressiva). 4

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