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Dal 2000 sono cambiate le fonti del valore nella             concorrenza mondiale• Il capitalismo distrettuale si allontan...
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TRE LEZIONI, TRATTE DALLA CRISILa crisi non è una malattia da cui si guarisce e tuttoricomincia come prima: è il segno att...
LE DUE COSE ESSENZIALI DA FARELE NOSTRE PMI POSSONO SFRUTTARE LE TENDENZE DI    FONDO DELLA NUOVA ECONOMIA    (GLOBALIZZAZ...
LA TRANSIZIONE IN CORSO (A)RENDERE I PRODOTTI PIU’ COMPLESSIE DI MAGGIOR VALORE PER IL CLIENTE
La globalizzazione è un’economia delle                   differenze• Nella rete globale si conta qualcosa se si apportano ...
CHE COSA SAPPIAMO FARE     La nostra specializzazione è nelle             innovazioni d’usoNon sono necessariamente “innov...
IN PASSATO: l’innovazione di uso che c’è             stata fin qui    ACCESSO                CREATIVITA’     Macchine,    ...
Ma, in prospettivaGLOBALIZZAZIONE E SMATERIALIZZAZIONE                 …..          CAMBIANO TUTTO
OGGI: serve un circuito diverso     ACCESSO                   CREATIVITA’   Linguaggi formali,               Idee motriciR...
ARRICCHIRE IL PRODOTTO VUOL DIRE …Non solo aumentare la sua qualità intrinsecaNon solo innovare la tecnologia o modernizza...
LA TRANSIZIONE IN CORSO (B)            CREARE RETIandando oltre i confini della prossimità         e dell’informalità
LA PICCOLA IMPRESA E’ GIA’ UNA RETE INFORMALE         INFATTI ESSA NON E’ SOLO PICCOLA MA …….     FA PARTE DI UN SISTEMA P...
TRE SONO I MODI DI CREARE VALORE VALORE CON LA CONOSCENZA OSSIA I TIPICI MODELLI DI BUSINESS              Impresa efficien...
RETE  COMUNICAZIONE                LOGISTICA     interpreta la            Trasferisce la   conoscenza che           conosc...
LE RETI SONO LA BASE CHE SORREGGE L’ECONOMIA              DELLA CONOSCENZA DI OGGILa rete è un sistema stabile di collabor...
Nodi da sciogliere                 (1)    RIFORMA DELL’IMPRESANuova finanza, nuova imprenditorialità
IL PRIMO NODO DA SCIOGLIERE:               FARE INVESTIMENTIADEGUATI ALLE ESIGENZE DELLA TRANSIZIONE I nostri punti di for...
IL TALLONE D’ACHILLE DELL’ATTUALE       CAPITALISMO DI TERRITORIOLA DEBOLEZZA DI FONDO DEL MODELLODISTRETTUALE E’ DATA DAL...
Il capitale sociale non basta più:                      e allora?   bisogna investire in CONOSCENZE ORIGINALI(innovazioni,...
L’ostacolo chiave da superareLinguaggi, ricerca, ambiente creativo, marchi, reticommerciali e di fornitura richiedono inve...
Nodi da sciogliere                     (2)             CAPITALE UMANOLavoratori della conoscenza, nuovo contratto di      ...
PREPARARE GLI UOMINI A LAVORARE A RISCHIO NELLA COMPLESSITA’LE NUOVE IDEE CAMMINANO SULLE GAMBE DEGLI UOMINICHE LE PRODUCO...
PROFESSIONISTI DELLA CONOSCENZA CERCASI           (DISPERATAMENTE)BISOGNA EVITARE CHE, COME E’ AVVENUTO IN PASSATO,CI SIAN...
Le nuove idee di business hanno bisogno di nuova intelligenza imprenditoriale e di nuovi         lavoratori della conoscen...
CHE TIPI DI UOMINI SARANNO?Bisogna cambiare la concezione del LAVORO e dei processiFORMATIVI, passando:• dalle competenze ...
Riepilogando: LE CINQUE COSE DA CUI DIPENDE IL                  NOSTRO FUTURO• Estrarre e propagare le idee dai prodotti, ...
GRAZIE PER L’ATTENZIONE          Per chi volesse approfondire i temi trattati:• Rullani E., Modernità sostenibile. Idee, f...
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Rullani i percorsi_di_sviluppo_delle_imprese_nella_competizione_globale

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Rapporto sull'economia della provincia di Forlì-Cesena - Presentazione di Enzo Rullani, professore di economia della conoscenza TeDIS-Venice Internationale

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Rullani i percorsi_di_sviluppo_delle_imprese_nella_competizione_globale

  1. 1. Rapporto 2011 sull’economia della provincia di Forlì-Cesena Camera di Commercio 27 marzo 2012I PERCORSI DI SVILUPPO DELLE IMPRESE nella competizione globale Enzo Rullani Venice International University, Tedis Laboratorio Network RLN, Venezia
  2. 2. USCIRE DALLA CRISI SI PUO’ SIAMO A META’ DEL GUADO ……………..MA PER ARRIVARE SANI E SALVI ALLA META bisogna fare le cose giuste
  3. 3. Un ciclo di sviluppo è finito … un altro deve cominciare• Anche in provincia di Forlì-Cesena il periodo 1970-2000 ha visto lo sviluppo di una forma originale di sistema produttivo: il capitalismo distrettuale e dell’impresa diffusa• In questo modello, il territorio (la prossimità) ha fornito il collante dei sistemi produttivi, in sostituzione del comando gerarchico della grande impresa, in ritirata• Le sue caratteristiche hanno funzionato bene fino al 2000, sfruttando l’intelligenza diffusa che mette in connessione: piccole imprese, distretti industriali, imprenditori e di lavoratori autonomi che, in gran numero, hanno imparato a vivere guadagnando ogni mese in base alla differenza tra costi e ricavi realizzati (e non garantiti)• Nel periodo 1970-2000, sono cresciuti il grado di industrializzazione, il numero dei posti di lavoro, la produttività e il reddito pro-capite (e familiare)• Export, innovazioni d’uso, prodotti di nicchia, risposte personalizzate e veloci alla domanda dei committenti, un vantaggio strutturale di costo (del lavoro) rispetto agli altri paesi europei sono stati i fattori portanti del ciclo di sviluppo arrivato oggi al termine
  4. 4. Dal 2000 sono cambiate le fonti del valore nella concorrenza mondiale• Il capitalismo distrettuale si allontana dalle fonti del valore perché sono cambiati i vantaggi competitivi nel mondo• Per due ragioni di fondo: – a) la GLOBALIZZAZIONE DELLE CONOSCENZE che sposta un flusso crescente di conoscenze trasferibili (incorporate in codici, macchine, prodotti e processi standard, software, procedure, norme) dai paesi ad alto costo dei fattori (lavoro, energia, tasse ecc.) ai paesi low cost; – b) la SMATERIALIZZAZIONE DEL VALORE, che assegna un valore crescente alla conoscenza (nuove tecnologie, nuove idee che innovano gli usi), ai significati (simboli, comunicazione, narrazione, identità) e alle relazioni (marchi, reti logistiche, reti commerciali, servizi) LE DUE COSE SI TENGONO L’UNA CON L’ALTRA Per effetto di questi due cambiamenti le nostre filiere distrettuali che sono basate su reti di produzione locale e su processi materiali (fabbricazione) perdono vantaggi competitivi Devono riposizionarsi, ma la crisi 2008-12, rallenta l’evoluzione verso il nuovo paradigma o la congelaDI CONSEGUENZA NON SAPPIAMO ANCORA BENE COSA FARE PER USCIRE DALLA CRISI
  5. 5. Cominciamo a rispondere alla domanda di fondo: CRISI O TRANSIZIONE?• Ciò che farà la differenza – tra dieci o venti anni – sarà la capacità di persone, imprese e territori di fare INVESTIMENTI A RISCHIO che scommettono sul proprio futuro• L’atteggiamento ATTENDISTA alla lunga non paga, perché gli investimenti devono rimediare ad un gap di competitività (e di produttività) rispetto ai nuovi concorrenti low cost• C’è differenza tra crisi e transizione: la prima suggerisce l’idea di ripristinare l’equilibrio pre-crisi come obiettivo da realizzare; la seconda induce invece ad usare la crisi come transizione verso un nuovo paradigma produttivo, un nuovo modo di generare valoreLa crisi è un cantiere in cui si de-costruisce il vecchio edificio e con quei materiali si ri- costruisce il nuovo
  6. 6. Comparazione dei livelli salariali tra diversearee concorrenti nell’economia globale di oggi*Svezia 28,7 Portogallo 6,0Germania 27,1 Turchia 5,2Giappone 24,4 Rep. Ceca 4,5USA 24,3 Ungheria 4,3Francia 20,9 Argentina 4,1ITALIA 18,0 Brasile 3,4Spagna 16,7 Messico 3,0Corea 16,4 Polonia 2,5_______________________________________Cina 2,0 Sudafrica 2,2Romania 1,7 Marocco 2,1India 0,5 Tunisia 1,5 * salari orari pagati da una nota multinazionale che opera in 23 paesi diversi (Zaghi, Nomisma 2004)
  7. 7. LA CRISI NON SEGNA SOLO CROLLO DEL VECCHIO SISTEMA, E’ ANCHE IL CANTIERE IN CUI SI COSTRUISCE IL NUOVO• La crisi dei paesi ricchi coesiste con un fortissimo ritmo di crescita dei paesi emergenti (BRIC e dintorni) = è un fenomeno dualistico, di destabilizzazione indotta dagli squilibri tra due motori diversi dello sviluppo;• La crescita dei BRIC continuerà a prescindere dalla nostra crisi perché è mossa da un imponente flusso di conoscenze codificate che si sposta nel mondo alla ricerca dei paesi che hanno un minor costo dei fattori• Il processo durerà decenni, perché ci sono grandi riserve di lavoro a basso costo nel mondo da saturare, e perché la molla dello sviluppo in questo caso è interna (l’uscita dalla povertà)• Questo processo è in grado di generare un ENORME POTENZIALE DI VALORE che si traduce genera ogni anno in un grande SURPLUS (per le differenze di costo e per i maggiori moltiplicatori della conoscenza)
  8. 8. A CHI VA IL SURPLUS GENERATO DALL’EMERGERE DEL CAPITALISMO GLOBALE DELLA CONOSCENZA?• in parte (ma solo in parte) va ai paesi emergenti = alle loro imprese, ai loro lavoratori, ai loro Stati, alle loro banche• in parte va alle multinazionali che attivano e sfruttano i vantaggi del flusso di conoscenze trasferite nelle nuove filiere globali (macchine, investimenti diretti, costruzioni, nuovi mercati di consumo)• in parte va ai consumatori dei paesi ricchi e agli acquirenti industriali che possono comprare componenti, lavorazioni, macchine, prodotti a basso prezzo NELLE NUOVE FILIERE GLOBALI ESISTE UN GRANDE POTENZIALE DI VALORE CHE VA ATTIVATO E INTERCETTATO
  9. 9. TRE LEZIONI, TRATTE DALLA CRISILa crisi non è una malattia da cui si guarisce e tuttoricomincia come prima: è il segno attraverso cui emergeun nuovo modo di funzionare del paradigma emergente(il CAPITALISMO GLOBALE DALLA CONOSCENZA) RISPONDERE A TRE GRANDI PROBLEMI EMERSI CON LA CRISI MA CHE RIMARRANNO A LUNGO CON NOI• INSTABILITA’: organizzare la flessibilità nellefiliere, nei territori, nei rapporti con la finanza e col fisco• COMPETITIVITA’: aumentare di molto laproduttività (valore per ora lavorata e per euro investito)per far fronte a squilibri enormi nei costi a scalaglobale• SOSTENIBILITA’: mettere in moto processi diinnovazione e di produzione che siano in grado dirigenerare le proprie premesse (ambientali, sociali,cognitive), in modo da poter durare
  10. 10. LE DUE COSE ESSENZIALI DA FARELE NOSTRE PMI POSSONO SFRUTTARE LE TENDENZE DI FONDO DELLA NUOVA ECONOMIA (GLOBALIZZAZIONE E SMATERIALIZZAZIONE) ATTRAVERSO LA LORO INTELLIGENZA PERSONALE PURCHE’ SIANO CAPACI DI FARE DUE COSE ESSENZIALI:A. Sviluppare idee originali e riconoscibili, capaci di intercettare la complessità dei bisogni e delle esigenze nel mondo globale, ragionando con la testa del cliente-utilizzatoreB. Creare reti che consentano di interagire in modo affidabile con clienti e fornitori anche lontani, propagando idee e applicazioni a scala ampia in modo da moltiplicarne il valore e rendere convenienti gli ulteriori investimenti da fare
  11. 11. LA TRANSIZIONE IN CORSO (A)RENDERE I PRODOTTI PIU’ COMPLESSIE DI MAGGIOR VALORE PER IL CLIENTE
  12. 12. La globalizzazione è un’economia delle differenze• Nella rete globale si conta qualcosa se si apportano conoscenze differenziali rispetto a quelle apportate da altri• Strategie imitative di modelli altrui si giustificano solo se si può disporre di un vantaggio basato sui bassi costi del lavoro• Un gap nei costi (del lavoro, dell’ambiente, delle normative) di grandi proporzioni non si rimedia solo con qualche guadagno di efficienza o con l’acquisto di nuove macchine (che anche i “cinesi” possono comprare). Si rimedia soltanto aumentando il valore prodotto da ciascuna ora del nostro lavoro, ossia aumentando in modo rilevante la produttività DOMANDA CHIAVE: Se il gap di costo è di due o tre volte, è possibile aumentare la produttività di due o tre volte?
  13. 13. CHE COSA SAPPIAMO FARE La nostra specializzazione è nelle innovazioni d’usoNon sono necessariamente “innovazioni minori” ma richiedono.- Grande capacità di accesso (assorbimento) delle conoscenze di base prodotte da altri- Grande creatività nell’interpretare i desideri e organizzare le esperienze dei clienti- Un sistema di moltiplicazione degli usi, per generare il massimo valore possibile ma non perderne il controllo (condivisione contrattuale conoscenze con i fornitori o con i clienti, franchising, cessione licenze, copiatura reciproca ma limitata dal contesto locale)
  14. 14. IN PASSATO: l’innovazione di uso che c’è stata fin qui ACCESSO CREATIVITA’ Macchine, Flessibilità rispetto a cliente,lavoro specializzato, piccole serie imitazione abilità personaleConoscenze informali sedimentate nei luoghi MOLTIPLICAZIONE Distretti, catene di subfornitura
  15. 15. Ma, in prospettivaGLOBALIZZAZIONE E SMATERIALIZZAZIONE ….. CAMBIANO TUTTO
  16. 16. OGGI: serve un circuito diverso ACCESSO CREATIVITA’ Linguaggi formali, Idee motriciRicerca, Global sourcing Ambiente metropolitano, multiculturalità Che cosa manca (e rimane da fare) MOLTIPLICAZIONE Reti commerciali, marchi, brevetti
  17. 17. ARRICCHIRE IL PRODOTTO VUOL DIRE …Non solo aumentare la sua qualità intrinsecaNon solo innovare la tecnologia o modernizzare i processiNon solo muoversi verso l’alto di gammaMA ANCHE, E FORSE SOPRATTUTTO- Adottare il punto di vista del cliente, che ha in mente un uso complesso del “pezzo” o del servizio che compra, inserendolo nel suo mondo (diverso da quello del produttore) = IDEE MOTRICI, creazione di mondi- Co-innovare insieme al committente se sei un subfornitore o lavori nei servizi B2B- Identificare i desideri latenti del consumatore e scoprire con lui, interattivamente, nuove possibilità (world making), se sei nel B2C- Non fermarsi quando, in questo modo, si arriva ai confini del proprio campo di competenza, ma cercare attivamente in altri luoghi o settori i partners che possono andare oltre
  18. 18. LA TRANSIZIONE IN CORSO (B) CREARE RETIandando oltre i confini della prossimità e dell’informalità
  19. 19. LA PICCOLA IMPRESA E’ GIA’ UNA RETE INFORMALE INFATTI ESSA NON E’ SOLO PICCOLA MA ……. FA PARTE DI UN SISTEMA PIU’ GRANDE (distretto, catena di fornitura, sistema territoriale) DA CUI PRENDE UNA PARTE FONDAMENTALE DELLE SUE RISORSEInfatti:1. lavora in filiera, con altri specialisti, di grande e piccola dimensione, del manifatturiero e dei servizi2. prende dal territorio le sue conoscenze e relazioni (capitale sociale, imitazione, lavoro qualificato, servizi)3. mobilita le persone, mettendo le relazioni familiari e interpersonali al servizio della produzione OGGI QUESTE RETI NON BASTANO PIU’ E DEVONO ESTENDERSI IN SENSO TRANS-TERRITORIALE E TRANS- SETTORIALE CERCANDO INTERLOCUTORI NUOVI
  20. 20. TRE SONO I MODI DI CREARE VALORE VALORE CON LA CONOSCENZA OSSIA I TIPICI MODELLI DI BUSINESS Impresa efficiente SOLUZIONI REPLICABILI, VOLUMI, MINORI COSTI = intelligenza tecnica incorporata nelle macchine, negli standard, nel software, nelle norme Impresa flessibileNICCHIE + VELOCITA’ DI RISPOSTA AL MERCATO = intelligenza fluida che sfrutta le capacità adattive degli uomini e delle comunità Impresa creativa CREAZIONE DI SIGNIFICATI, DI ESPERIENZE COINVOLGENTI, DI IDENTITA’ = intelligenza generativa capace di immaginare nuove possibilità, nuovi linguaggi, nuovi stili di vita capaci di attrarre (world making)
  21. 21. RETE COMUNICAZIONE LOGISTICA interpreta la Trasferisce la conoscenza che conoscenza nello cambia contesto spazio e nel tempoLinguaggi, significati e Trasporti, Stocks, codici condivisi ICT, Internet GOVERNANCE Regola i diritti e i doveri dello scambio o della condivisione Diritti di proprietà, contratti, consorzi, fiducia, reciprocità, dono
  22. 22. LE RETI SONO LA BASE CHE SORREGGE L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA DI OGGILa rete è un sistema stabile di collaborazione tra imprese che consente ai singoli nodi (persone o imprese) di mantenere la propria autonomia decisionale ma al tempo stesso di:• Specializzarsi reciprocamente aumentare il bacino di uso delle conoscenze di ciascuno• Condividere le conoscenze in un ambiente reciprocamente affidabile• Co-innovare usando competenze diverse distribuendo l’investimento e il rischio tra più soggetti• Espandere il bacino di uso di una buona idea da un luogo all’altro, da un settore all’altro, da un’applicazione all’altraLa RETE è una forma di divisione del lavoro conveniente ma richiede che ciascuno accetti di dipendere dagli altri per aspetti essenziali del suo processo di produzione del valore SE C’E’ LA GOVERNANCE, LA RETE RIDUCE I COSTI, I RISCHI E GLI INVESTIMENTI RICHIESTI, AUMENTA IL VALORE OTTENUTO DA CIASCUNO CON L’USO DELLA PROPRIA CONOSCENZA PERCHE’ LA RETE GLI METTE A DISPOSIZIONE LE ECONOMIE DI SCALA DEL SISTEMA
  23. 23. Nodi da sciogliere (1) RIFORMA DELL’IMPRESANuova finanza, nuova imprenditorialità
  24. 24. IL PRIMO NODO DA SCIOGLIERE: FARE INVESTIMENTIADEGUATI ALLE ESIGENZE DELLA TRANSIZIONE I nostri punti di forza rischiano di mutarsi in fattori di debolezza le reti locali non bastano più (sono piccole enon usano i fattori più convenienti) per rendereconvenienti gli investimenti nel nuovo il territorio che resiste all’innovazione, noninveste o non lo fa nelle direzioni giuste,diventando un problema, invece di una risorsa le persone invecchiano e possono inibire lacrescita autonoma dell’azienda, che spesso richiedeun ricambio delle persone e delle competenze:anche in questo caso l’investimento latita
  25. 25. IL TALLONE D’ACHILLE DELL’ATTUALE CAPITALISMO DI TERRITORIOLA DEBOLEZZA DI FONDO DEL MODELLODISTRETTUALE E’ DATA DALLA PROPAGAZIONE delle conoscenze SENZA INVESTIMENTO scarso investimento in capitaleintellettuale scarso investimento in capitalerelazionale E INVECE C’E’ STATO un massiccio sfruttamento di capitale sociale (intellettuale e relazionale) accessibile a costo zero nei sistemi locali
  26. 26. Il capitale sociale non basta più: e allora? bisogna investire in CONOSCENZE ORIGINALI(innovazioni, marchi, comunicazione, sperimentazione,qualificazione del personale e del management) epropagarne l’uso in RETI ESTESE (reti tecnologiche,reti di fornitura e co-produzione, reti commerciali e diservizio), che richiedono ulteriori investimenti ogni famiglia e ogni impresa si trovano di fronte unsentiero IN SALITA di investimento nelle propriecapacità, con un fabbisogno che supera i mezzifinanziari a cui ha normalmente accesso chi finanzierà questi investimenti?
  27. 27. L’ostacolo chiave da superareLinguaggi, ricerca, ambiente creativo, marchi, reticommerciali e di fornitura richiedono investimentirilevanti in CAPITALE INTELLETTUALE(conoscenze originali) e in CAPITALERELAZIONALE (reti esclusive)Le piccole imprese sono invece abituate ad avereaccesso gratuito alle conoscenze e relazioni chetrovano embedded nei distretti e nel territorioPer alimentare il cambiamento bisogna trovarenuovi investitori a rischio (le famiglie, leimprese locali, le imprese internazionali, i territori ese può lo Stato nazionale) …..…….. e nuove fonti di finanziamento (neo-imprese, nuovi soci, private equity o capitalventuring, borsa) e un nuovo rapporto con lebanche che sono in grado di stimare il rischio
  28. 28. Nodi da sciogliere (2) CAPITALE UMANOLavoratori della conoscenza, nuovo contratto di lavoro
  29. 29. PREPARARE GLI UOMINI A LAVORARE A RISCHIO NELLA COMPLESSITA’LE NUOVE IDEE CAMMINANO SULLE GAMBE DEGLI UOMINICHE LE PRODUCONO E SE NE FANNO PORTATORIDa noi, finora, chi ha fatto questo mestiere?• gli imprenditori, piccoli e medi, che hanno anche coperto leimprese dal lato finanziario;• i lavoratori esperti prodotti dalle scuole professionali e dellapratica• i molti apprendisti dell’estetica e del gusto che comunqueil nostro paese ha prodotto, arricchendo la fabbricazione deglioggetti di un valore immateriale che oggi è diventato preziosoBISOGNA SPERARE CHE QUESTE RISORSE CONTINUINOAD OPERARE ATTIVAMENTE NEL PROSSIMO FUTURO. MA CERTO NON BASTANO PIU’
  30. 30. PROFESSIONISTI DELLA CONOSCENZA CERCASI (DISPERATAMENTE)BISOGNA EVITARE CHE, COME E’ AVVENUTO IN PASSATO,CI SIANO• imprenditori che accentrano il sapere e il potere, riducendoi percorsi di esplorazione del nuovo ai territori che sonoculturalmente e finanziariamente alla loro portata;• lavoratori della pratica privi di sapere di base, che nonriescono a muoversi nelle reti globali e immateriali in cui leconoscenze sono espresse in linguaggi formaliUtilizzando non solo la competenza tecnica astratta, ma anchelo spirito creativo delle persone e la loro capacità emotiva disviluppare estetica e gusto per comunicare la propriadifferenza a nuovi clienti e nuovi paesi, riuscendo aconvincerliServono UOMINI NUOVI, possibilmente GIOVANI, dotati diuna esperienza diretta delle nuove tecnologie e dei nuovisignificati emergenti nella comunicazione globale
  31. 31. Le nuove idee di business hanno bisogno di nuova intelligenza imprenditoriale e di nuovi lavoratori della conoscenza• Una nuova intelligenza imprenditoriale, cheriesca a dominare la pratica con i linguaggi formali,esplorando creativamente il business ed entrando inrelazione diretta con clienti globali. Questaintelligenza mette a frutto le idee al di fuori del solitocircuito, ricavandone il massimo valore potenzialepossibile•Una nuova intelligenza del knowledge worker,che investe sulla sua professionalità prima dellavoro e durante, chiede autonomia eresponsabilità, assume i rischi relativi a questonuovo ruolo
  32. 32. CHE TIPI DI UOMINI SARANNO?Bisogna cambiare la concezione del LAVORO e dei processiFORMATIVI, passando:• dalle competenze tecniche alle competenzeintellettuali, associate a canali si professionalizzazionepratica in alcuni campi su cui cimentarsi sin dai primi anni discuola (scienza associata al recupero della manualità edell’arte)• dal binomio generalismo/specializzazione alle risorsedella specializzazione reversibile (robusto zoccolo disapere generale, trasversale agli specialismi professionali, conpuntate veloci su argomenti molto applicativi da cui si tornaindietro)• dall’esecuzione secondo programma a ruoli creativi edi condivisione delle responsabilità, che implicano unmaggiore profilo di autonomia, intelligenza, rischio• dal teaching (standard) al learning (con percorsipersonalizzati, di auto-apprendimento assistito), nellaFORMAZIONE
  33. 33. Riepilogando: LE CINQUE COSE DA CUI DIPENDE IL NOSTRO FUTURO• Estrarre e propagare le idee dai prodotti, dai settori, dailuoghi e dalle aziende in cui sono incorporate(DEVERTICALIZZAZIONE, IMPRESE AUTONOME DI SERVIZI,IBRIDAZIONE)• Organizzare la condivisione in rete di conoscenze,significati, responsabilità, visioni del futuro usando questerisorse comuni come fonte di valore in una FILIERACOLLABORATIVA E RESPONSABILE• Costruire le interfacce per la produzione modulare(MODELLO LEGO = interfaccia standard, SPECIALISTI DIFILIERA, CORE BUSINESS)• Creare la nuova finanza per l’impresa pluri-personale(SOCI, BANCA PARTNER, IMPRESE RETE, COOPERATIVE,FILIERE, ASSOCIAZIONI)• Sviluppare nuove qualità personali (AUTONOMIA,RISCHIO, INTELLIGENZA) nel lavoro imprenditoriale e nellavoro dipendente
  34. 34. GRAZIE PER L’ATTENZIONE Per chi volesse approfondire i temi trattati:• Rullani E., Modernità sostenibile. Idee, filiere e servizi peruscire dalla crisi, Marsilio, Venezia, 2010• Rullani E., Reti di impresa e idee motrici, QP, Quaderni dellaProgrammazione n. 27 (con Francesca Pedon), Università di Trento eProvincia autonoma di Trento, Trento• Prandstraller F., Rullani E., Creatività in rete. L’uso strategicodelle ICT per la nuova economia dei servizi, Angeli, Milano, 2009• Plechero M., Rullani E., Innovare. Re-inventare il made in Italy,Egea, Milano, 2007•Rullani E., Dove va il Nordest. Vita, morte e miracoli di unmodello, Marsilio, Venezia, 2006•Bonomi A., Rullani E., Il capitalismo personale. Vite al lavoro,Einaudi, Torino, 2005• Rullani E., La fabbrica dell’immateriale, Carocci, Roma, 2004• Rullani E., Economia della conoscenza. Creatività e valore nelcapitalismo delle reti, Carocci, Roma, 2004 SITO: www.rullani.net

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