La lingua del cinema

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Lezioni Italiano per la comunicazione

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  • Immagine: Cabiria, Gli ultimi giorni di Pompei, entrambi el 1914
  • Immagine: Cabiria, Gli ultimi giorni di Pompei, entrambi del 1914
  • La lingua del cinema

    1. 1. La lingua del cinema Italiano per la comunicazione 04/05/2011
    2. 2. Che cos’è la lingua del cinema? <ul><li>Per ‘lingua del cinema’ si intende la produzione verbale orale combinata alle immagini filmiche </li></ul><ul><li>È una particolare forma di parlato, determinato dal mezzo che lo trasmette </li></ul>
    3. 3. Cenni storici <ul><li>Il cinema fu portato in Italia dagli operatori Lumi ère nel 1896 </li></ul><ul><li>Il primo film sonoro venne proiettato nel 1906 al cinema Lumière di Pisa </li></ul>
    4. 4. Cenni storici <ul><li>Nei primi anni del cinema sonoro, il quadro linguistico della produzione è prevalentemente italofono </li></ul><ul><li>Le rare manifestazioni dialettali costituiscono delle risorse espressive riconducibili all’uso teatrale. </li></ul>
    5. 5. Cenni storici <ul><li>Durante il ventennio fascista: </li></ul><ul><ul><li>esclusione dei dialetti e delle lingue straniere dalla produzione cinematografica </li></ul></ul><ul><ul><li>un italiano artificioso, regolato da una norma astratta, di stampo libresco, quasi del tutto lontano dall’uso vivo, privo di spontaneità e ricchezza espressiva </li></ul></ul>
    6. 6. Cenni storici <ul><li>POVERO: «M archese, io so che voi siete un grande signore... » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «D icono » </li></ul><ul><li>POVERO: «. ..e per tutta la vita avete beneficiato i poveri [...] Io, in trent’anni che faccio il povero, ho messo da parte, cos ì , a poco a poco, 7.500 lire » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «E io, che c’entro io? » </li></ul><ul><li>POVERO: «E cco questi soldi me li vorrei industriare; ma non posso farlo... » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «E che vuoi? Che io diventi tuo amministratore? » </li></ul><ul><li>POVERO: «S issignore » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «O h, Ges ù ! » (Blasetti, La tavola dei poveri , 1932) </li></ul>
    7. 7. Cenni storici <ul><li>POVERO: «M archese, io so che voi siete un grande signore... » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «D icono » </li></ul><ul><li>POVERO: «. ..e per tutta la vita avete beneficiato i poveri [...] Io, in trent’anni che faccio il povero, ho messo da parte, cos ì , a poco a poco, 7.500 lire » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «E io, che c’entro io? » </li></ul><ul><li>POVERO: «E cco questi soldi me li vorrei industriare ; ma non posso farlo... » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «E che vuoi? Che io diventi tuo amministratore? » </li></ul><ul><li>POVERO: «S issignore » </li></ul><ul><li>MARCHESE: «O h, Ges ù ! » (Blasetti, La tavola dei poveri , 1932) </li></ul>
    8. 8. Cenni storici <ul><li>Con i film del Neorealismo (da Roma città aperta di Rossellini, 1945) il cinema comincia a trovare una propria lingua espressiva e funzionale </li></ul><ul><li>I registri documentano la realtà sociale e la realtà linguistica del Paese: il dialetto in questi film appare in funzione realistica </li></ul>
    9. 9. Cenni storici <ul><li>MADDALENA: «C he lenza che è lei eh... » </li></ul><ul><li>ANNOVAZZI: «P erch é “le nza”, è un modo pratico per intendere la vita... » </li></ul><ul><li>MADDALENA: «S enta, ma io ‘sto rischio lo dovrei... av à senza un po’ de garanzia... una cosa...no? » </li></ul><ul><li>ANNOVAZZI: «B eh allora che rischio sarebbe... vuole un’assicurazione lei? E io gliela faccio, vuol dire che sua figlia avr à il provino, va bene? » </li></ul><ul><li>MADDALENA: «S enta, ce st ò ! » </li></ul><ul><li>ANNOVAZZI: «M mmm! » </li></ul><ul><li>MADDALENA: «C e st ò dico, perch é per avercele ce l’ho, sa... Anzi, avevo portato anche il libretto di risparmio, vede? » (Visconti, Bellissima , 1951) </li></ul>
    10. 10. Cenni storici <ul><li>Numerosi elementi linguistici attribuibili al parlato: </li></ul><ul><ul><li>i segnali discorsivi ( eh, no?, va bene?, vede?; senta, beh allora ) </li></ul></ul><ul><ul><li>tratti correlati alla pronuncia veloce (l’aferesi ‘sto , l’apocope dell’infinito av é ) </li></ul></ul><ul><ul><li>pause di esitazione (espresse attraverso i puntini di sospensione) </li></ul></ul><ul><ul><li>ripetizione testuale ( Senta, ce st ò ; Ce st ò dico ) </li></ul></ul><ul><ul><li>espressioni del linguaggio familiare e colloquiale ( lenza = una persona furba) </li></ul></ul><ul><ul><li>elementi diatopicamente marcati (tratti del romanesco e dei dialetti centromeridionali: av é , de, ce ) </li></ul></ul><ul><li>L’effetto: maggiore impressione di verit à , naturalezza ed espressivit à linguistica, un parlato pi ù vicino alla realt à </li></ul>
    11. 11. Cenni storici <ul><li>Il neorealismo non ebbe particolare successo (durezza della realt à sociale rappresentata, realt à linguistiche difficilmente comprensibili agli spettatori) </li></ul><ul><li>Le esigenze di mercato condussero i registi a rinunciare ai dialetti o alla loro attenuazione </li></ul>
    12. 12. Cenni storici <ul><li>Negli anni cinquanta appare il neorealismo rosa : </li></ul><ul><ul><li>si ispira alla realt à umile italiana </li></ul></ul><ul><ul><li>sceglie codici dialettali stereotipati, facilmente comprensibili </li></ul></ul><ul><ul><li>per es. il romanesco di Un americano a Roma di Steno, 1954 </li></ul></ul><ul><ul><li>Pane, amore e fantasia di Comencini, 1953 </li></ul></ul>
    13. 13. Cenni storici <ul><li>Dagli anni sessanta: una vasta gamma di soluzioni comunicative che riproducono gli usi linguistici contemporanei e modellano il parlato filmico sulla base della lingua quotidiana </li></ul><ul><ul><li>italiano dell’uso medio </li></ul></ul><ul><ul><li>variet à regionali dell’italiano </li></ul></ul><ul><li>Dalla met à degli anni settanta: un repertorio vario di codici e registri, sempre pi ù assimilabile a quello spontaneo </li></ul>
    14. 14. Analisi linguistica <ul><li>Il parlato cinematografico: </li></ul><ul><ul><li>tentativo di riprodurre l’immediatezza e la scarsa progettazione del parlato spontaneo e conversazionale </li></ul></ul><ul><ul><li>tratti tipici della modalit à del parlato </li></ul></ul>
    15. 15. Analisi linguistica <ul><li>Segnali discorsivi: </li></ul><ul><ul><li>rappresentano l’espressione dei diversi atteggiamenti dei parlanti verso l’interazione dialogica </li></ul></ul><ul><ul><li>nella lingua del cinema: evidenziano il carattere interattivo della comunicazione orale , la quale non pu ò prescindere dall’avvicendarsi dei turni e dal contatto fra locutore e destinatario </li></ul></ul>
    16. 16. Analisi linguistica <ul><li>funzione interazionale dei segnali discorsivi: </li></ul><ul><ul><li>sancire l’aspetto sociale della comunicazione, permettere di mantenere e gestire il contatto con l’interlocutore (attirare l’attenzione, tenerla viva, sollecitare il consenso, ecc.) </li></ul></ul><ul><li>funzione metatestuale: </li></ul><ul><ul><li>segnalare la struttura, la pianificazione nel testo orale (demarcativi, focalizzatori, indicatori di riformulazione) </li></ul></ul>
    17. 17. Analisi linguistica <ul><li>Qual è la funzione dei segnali discorsivi? </li></ul><ul><ul><li>prendere la parola: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Ma chi li ha avuti i posti di lavoro? Gli amici tuoi mafiusi? (Giordana, I cento passi , 2000) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>concludere il turno: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Allora , buonanotte! ( Antonioni, Cronaca di un amore , 1950) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>richiedere l’attenzione: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Scusate , posso dirla una cosa pure io? ( Giordana, I cento passi, 2000); Aho , stamme attenta al tacchino , (Monicelli&Steno, Guardie e ladri , 1951) </li></ul></ul></ul>
    18. 18. Analisi linguistica <ul><li>Qual è la funzione dei segnali discorsivi? </li></ul><ul><ul><li>richiedere l’accordo, la conferma </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>B isogna lasciarla dormire, non è vero Rita? ( Fellini, Lo sceicco bianco , 1952) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>stabilire e mantenere un contatto (vocativi; allocutivi) </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>L a tua roba, Gelsomina , il tuo scialle, il tuo scialle! ( Fellini, La strada , 1954) </li></ul></ul></ul>
    19. 19. Analisi linguistica <ul><li>Qual è la funzione dei segnali discorsivi? </li></ul><ul><ul><li>demarcativo (variazione di argomento): </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>L asciatela perdere! Quella l ì fa sempre de testa sua! E poi sai come è fatta: quella l ì chiacchiera sempre! Piuttosto sbrighiamoci che la partita l’hanno gi à cominciata ( Visconti, Bellissima , 1951) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>focalizzatore: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Ecco perch é fanno cos ì ! ( Lizzani, Riso amaro , 1949) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>indicatore di riformulazione: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Volevo dire che era una ragazza vivace, ecco ( Antonioni, Cronaca di un amore , 1950) </li></ul></ul></ul>
    20. 20. Analisi linguistica <ul><li>Deissi </li></ul><ul><ul><li>In una tipica conversazione faccia a faccia, il parlante e l’interlocutore fanno riferimento ad un contesto di enunciazione comune </li></ul></ul><ul><ul><li>La deissi permette la collocazione e l’ identificazione di persone, oggetti, eventi, luoghi di cui si parla o a cui si riferisce in relazione al contesto spazio-temporale </li></ul></ul><ul><ul><li>Nelle sceneggiature troviamo una massiccia presenza di forme di rinvio al contesto situazionale </li></ul></ul>
    21. 21. Analisi linguistica <ul><li>Deissi: esempi </li></ul><ul><ul><li>Q uello alto è di Napoli, quello basso no... (Zavattini, Umbero D , 1952) </li></ul></ul><ul><ul><li>Adesso ho bisogno dei soldi per l’affitto... dopo pago tutti... dopo ... (Zavattini, Umbero D , 1952) </li></ul></ul>
    22. 22. Analisi linguistica <ul><li>Sintassi </li></ul><ul><ul><li>frasi breve e concise, accostate semplicemente l’una all’altra: </li></ul></ul><ul><ul><li>M ussolini è caduto. L’Italia è divisa in due. Da Roma in gi à ci sono gli inglesi e gli americani, Al nord ci sono i fascisti e i tedeschi ( Monteleone, Mediterraneo , 1991) </li></ul></ul>
    23. 23. Analisi linguistica <ul><li>Sintassi </li></ul><ul><ul><li>frasi incomplete, ripetizioni, incisi, pause: </li></ul></ul><ul><ul><li>È questione che io... - Fernando crolla il capo per guadagnare tempo. Si accosta a Wanda che stavolta lascia fare – è una storia lunga e subdola... Io amavo un’altra. Milena... Era bella... bella come te – correggendo . – Tu sei molto pi ù bella ( Fellini, Lo sceicco bianco , 1952) </li></ul></ul>
    24. 24. Analisi linguistica <ul><li>Costruzioni marcate: </li></ul><ul><ul><li>dislocazione a destra </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>L ’avete stampato voi questo giornale ? ( Giordana, I cento passi , 2000) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>dislocazione a sinistra </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>E i figli miei , chi ha il coraggio pi ù di vederli e di baciarli? ( Monicelli&Steno, Guardie e ladri , 1951) </li></ul></ul></ul>
    25. 25. Analisi linguistica <ul><li>Costruzioni marcate: </li></ul><ul><ul><li>tema sospeso </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>La corsa , mille lire me devi da’ (Monicelli&Steno Guardie e ladri , 1951) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>frase scissa </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>A me niente, ma è agli altri che fai danno ( Monicelli&Steno, Guardie e ladri , 1951) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>c’ è presentativo </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>G uardi che c’ è suo padre che la sta chiamando ( Scola, La Cena , 1998) </li></ul></ul></ul>
    26. 26. Analisi linguistica <ul><li>Morfologia: forme e paradigmi </li></ul><ul><ul><li>Il parlato cinematografico sottutilizza lievemente l’articolazione dei tempi, modi e diatesi (il passivo è poco frequente), ma usa, non sempre con gli stessi paradigmi dello scritto, l’espressione della modalit à </li></ul></ul><ul><ul><li>Il sistema pronominale subisce una ristrutturazione e riduzione dei paradigmi </li></ul></ul>
    27. 27. Analisi linguistica <ul><li>Tempi e modi verbali </li></ul><ul><ul><li>presente indicativo per il futuro: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>U h, s ì , cos ì domani sto l ì alle nove ( Scola, La Cena , 1998) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>presente storico: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>I o le ho detto prendi un cachet... Ha preso il cachet... macch é ... Dico prendi un cachet... ( Fellini, Lo sceicco bianco , 1952) </li></ul></ul></ul>
    28. 28. Analisi linguistica <ul><li>Tempi e modi verbali </li></ul><ul><ul><li>passato prossimo per indicate eventi anche molto lontani nel passato: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>L eggi qua. Queste le hanno scritte nel VII secolo prima di Cristo ( Monteleone, Mediterraneo , 1992) </li></ul></ul></ul>
    29. 29. Analisi linguistica <ul><li>Tempi e modi verbali </li></ul><ul><ul><li>passato remoto: scelta dello sceneggiatore per connotare il carattere di un personaggio; per es in I cento passi il passato remoto è usato dai personaggi pi ù anziani o da quelli appartenenti a una realt à sociale inferiore </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>CONTADINO: «I o ci feci la casa sulla terra. Unni li porto adesso i figghi » ( Giordana, I cento passi , 2000) </li></ul></ul></ul>
    30. 30. Analisi linguistica <ul><li>Tempi e modi verbali </li></ul><ul><ul><li>imperfetto fantastico </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>A bbracciata!... A momenti mi faceva ammazzare. Si è servito di me come ha ballato con te ( Lizzani, Riso amaro , 1949) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>imperfetto di cortesia </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>H o un appuntamento col Signor Rivoli... Dovevo dargli – mostra il tubo -, Volevo dargli – e mostra il tubo ( Felini, Lo sceicco bianco , 1952) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>imperfetto ipotetico </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>S e volevamo farvi fuori, potevamo farlo subito ( Monteleone, Mediterraneo , 1991) </li></ul></ul></ul>
    31. 31. Analisi linguistica <ul><li>Tempi e modi verbali </li></ul><ul><ul><li>futuro epistemico </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>C hiss à quante bugie j’ avr à raccontato ; N on sar à buono ma almeno è caldo ( Rossellini, Roma citt à aperta , 1945) </li></ul></ul></ul>
    32. 32. Analisi linguistica <ul><li>Il sistema pronominale </li></ul><ul><ul><li>lui, lei, loro sono le uniche forme usate quali soggetti in riferimento a persone </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Lei è carina. Lei è una bella ragazza, ma Fausto no. Fausto ha una faccia (Fellini, I vitelloni , 1953) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>nelle varietà colloquiali basse in diafasia e/o diastratia nel Centro Nord te compare quale soggetto </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>C he Alberto, l’hai portata te ? (Visconti, Bellissima , 1951) </li></ul></ul></ul>
    33. 33. Analisi linguistica <ul><li>Il sistema pronominale </li></ul><ul><ul><li>gli al posto di loro e al posto di le </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>P overina, si vede che non è abituata, gli fa impressione (Visconti, Bellissima , 1951) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>in certi usi popolari e regionali ci si estende a scapito di gli </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Q uando mio zio la cangia ci chiedo se me la regala (Giordana, I cento passi , 2000) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>ci rafforzativo e attualizzante </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Ci ho una sorella che è stata per tanti anni al servizio (Visconti, Senso , 1954) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>ridondanza pronominale </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>B lasetti a me mi ha mandato via (Visconti, Bellissima , 1951) </li></ul></ul></ul>
    34. 34. Analisi linguistica <ul><li>Il plurilinguismo </li></ul><ul><ul><li>Dal secondo dopoguerra in poi il parlato filmico si caratterizza per un repertorio multiforme e differenziato. </li></ul></ul><ul><ul><li>L’uso dei dialetti e delle lingue straniere risponde a: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>intenzioni documentaristiche e mimetiche (rappresentare in maniera autentica la realt à italiana) </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>connotare socialmente ed etnicamente i personaggi </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>colorire lo stile dei personaggi, assolvendo finalit à ironiche </li></ul></ul></ul>
    35. 35. Analisi linguistica <ul><li>Code switching e code mixing </li></ul><ul><ul><li>In una situazione di plurilinguismo è frequente il passaggio da un codice linguistico all’altro: il code switching e il code mixing </li></ul></ul>
    36. 36. Analisi linguistica <ul><li>Code switching (commutazione di codice) </li></ul><ul><ul><li>Passaggio da un sistema linguistico all’altro all’interno dello stesso evento comunicativo </li></ul></ul><ul><ul><li>Pu ò essere usata come tecnica di auto-correzione, in cui il parlante impiega un codice ritenuto pi ù appropriato alla situazione </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>UFFICIALE TEDESCO: « H allo... – correggendosi in italiano – Pronto...» (Rossellini, Roma citt à aperta , 1945) </li></ul></ul></ul>
    37. 37. Analisi linguistica <ul><li>Code switching (commutazione di codice) </li></ul><ul><ul><li>Pu ò mettere in evidenza fattori emotivi, la naturalezza e la spontaneit à di esprimersi </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>HARRIET: « D ont’ worry! Andr à tutto bene» (Rossellini, Pais à , 1946) </li></ul></ul></ul>
    38. 38. Analisi linguistica <ul><li>Code mixing (enunciazione mistilingue) </li></ul><ul><ul><li>Frammistione di elementi di due codici diversi </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>AGOSTINO: « L ’ho letto sul manifesto; per ò all’oscuro è facile pijasse ‘na schioppettata co’ ‘sti delinquenti !» (Rossellini, Roma citt à aperta , 1945) </li></ul></ul></ul>
    39. 39. Esercizio <ul><li>Identificate nel testo seguente i tratti tipici del parlato: </li></ul><ul><li>Da: Giordana, I cento passi , 2000 </li></ul>
    40. 40. <ul><li>PEPPINO: « L o sai chi ci abita qui, no?» </li></ul><ul><li>Giovanni s’ è fermato di colpo, intimorito. Prende per un braccio il fratello e cerca di portarselo via. </li></ul><ul><li>GIOVANNI: « A mmuninni, Peppino...» </li></ul><ul><li>PEPPINO: « . ..z ù Tano, ci abita!» </li></ul><ul><li>GIOVANNI: « P arla piano, Peppino! Andiamo, dai!» </li></ul><ul><li>Ma Peppino sembra inarrestabile: </li></ul><ul><li>PEPPINO: « C ento passi ci vogliono da casa nostra, cento passi. Vivi nella stessa strada, prendi il caff é nello stesso bar... alla fine ti sembrano come te: salutiamo z ù Tano! Salutiamo, Giovanni, salutiamo Peppino! E invece sono loro i padroni di Cinisi. E mio padre Luigi Impastato gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico , Giovanni. È solo un mafioso. Uno dei tanti!» </li></ul><ul><li>GIOVANNI: « È nostro padre...» </li></ul><ul><li>PEPPINO: «M io padre... la mia famiglia... il mio paese... io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda, io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Non ci dobbiamo ribellare! Prima di abituarci alle loro facce, prima di non accorgerci pi ù di niente!» </li></ul>
    41. 41. <ul><li>PEPPINO: « L o sai chi ci abita qui , no? » </li></ul><ul><li>Giovanni s’ è fermato di colpo, intimorito. Prende per un braccio il fratello e cerca di portarselo via. </li></ul><ul><li>GIOVANNI: « A mmuninni , Peppino ...» </li></ul><ul><li>PEPPINO: « . .. z ù Tano, ci abita!» </li></ul><ul><li>GIOVANNI: « P arla piano, Peppino! Andiamo, dai!» </li></ul><ul><li>Ma Peppino sembra inarrestabile: </li></ul><ul><li>PEPPINO: « C ento passi ci vogliono da casa nostra, cento passi . Vivi nella stessa strada, prendi il caff é nello stesso bar... alla fine ti sembrano come te: salutiamo z ù Tano! Salutiamo , Giovanni , salutiamo Peppino ! E invece sono loro i padroni di Cinisi. E mio padre Luigi Impastato gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico , Giovanni . È solo un mafioso. Uno dei tanti!» </li></ul><ul><li>GIOVANNI: « È nostro padre...» </li></ul><ul><li>PEPPINO: « M io padre... la mia famiglia... il mio paese... io voglio fottermene ! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda , io voglio urlare che mio padre è un leccaculo ! Non ci dobbiamo ribellare! Prima di abituarci alle loro facce, prima di non accorgerci pi ù di niente!» </li></ul>
    42. 42. Bibliografia <ul><li>Bonomi, I., Masini, A., Morgana, S. & Piotti, M. (2010 2 ), Elementi di linguistica italiana , Roma: Carocci, pp. 93-126. </li></ul>

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