Il discorso politico

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Lezioni Italiano per la comunicazione

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  • Citazione da: Mazzoleni, G. (1998), La comunicazione politica , Bologna: il Mulino, p. 131.
  • Il discorso politico

    1. 1. Il discorso politico Italiano per la comunicazione 28/04/2011
    2. 2. Il linguaggio politico è un sottocodice? <ul><li>Caratteristiche dei sottodici </li></ul><ul><ul><li>riflettono generalmente un sapere specialistico, condiviso da una minoranza di esperti, e risponde allo scopo di favorire la comunicazione all’interno di quel gruppo </li></ul></ul><ul><ul><li>utilizzano un lessico specialistico </li></ul></ul><ul><ul><li>tendono a stabilire un rapporto preciso e costante tra parole e cose </li></ul></ul>
    3. 3. Il linguaggio politico è un sottocodice? <ul><li>Lingua della politica: una varietà tecnico-scientifica </li></ul><ul><li>Lingua dei politici: non dispone di un lessico specialistico, è ricca di ambiguità, polisemie </li></ul>
    4. 4. Un primo esempio di comunicazione politica <ul><li>La propaganda del fascismo </li></ul>
    5. 5. Un primo esempio di comunicazione politica <ul><li>Gli ingredienti della retorica mussoliniana: </li></ul><ul><ul><li>tecniche oratorie e suasive di D’Annunzio </li></ul></ul><ul><ul><li>lessico socialista, svuotato semanticamente </li></ul></ul><ul><ul><li>pratica giornalistica: sintassi paratattica e giustappositiva </li></ul></ul>
    6. 6. La propaganda del fascismo <ul><li>Frasi ad effetto, slogan </li></ul><ul><ul><ul><ul><li>Credere, obbedire, combattere </li></ul></ul></ul></ul><ul><ul><ul><ul><li>Molti nemici, molto onore </li></ul></ul></ul></ul><ul><ul><li>Ritmo (pause teatrali, stacchi tra frasi), studiati effetti d’intonazione, suggestione eufonica (assonanze, allitterazioni, ripetizioni) per ipnotizzare l’uditorio </li></ul></ul><ul><ul><li>Campi semantici: magnetismo, vitalismo, virilit à , forza e grandezza </li></ul></ul><ul><ul><li>Metafore militari, religiose, medico-chirurgiche, per es. contro i socialisti di “im potenza senile con fenomeni di atassia locomotrice”. </li></ul></ul>
    7. 7. La propaganda del fascismo <ul><li>Il lessico </li></ul><ul><ul><li>Mussolini approfitta dell’aspirazione delle masse ad essere guidate da uomini nuovi , da superuomini che incarnino l’ideale romantico del genio e dell’ eroe , e insiste sui motivi della rigenerazione e della rinascita della nuova Italia fascista </li></ul></ul><ul><ul><li>Affissazione espressiva: riformaiolo, ultrascemo, borghesoide, intimidatorio, demo-pluto-giudaico </li></ul></ul><ul><ul><li>Sinonimi arcaizzanti o pseudoletterari: abitatore per abitante , combattitore per combattente , periglio per pericolo , rurale per contadino , artiere per operaio </li></ul></ul>
    8. 8. La propaganda del fascismo <ul><li>Comunicazione ad ampio spettro ai fini della creazione di un consenso popolare e alla fascistizzazione delle nuove generazioni </li></ul><ul><ul><li>uso accorto e martellante dei mezzi di comunicazione: stampa, radio, cinema e letteratura d’evasione </li></ul></ul><ul><ul><li>la riforma Gentile riorganizza l’insegnamento e s’impone, nel 1929, il libro di testo unico nelle scuole, fitto di esempi tratti da discorsi del duce </li></ul></ul>
    9. 9. La propaganda del fascismo <ul><li>Propaganda diretta per rinforzare il mito del capo </li></ul><ul><ul><li>È forse la prima volta nella storia italiana che il Capo del Governo pu ò andare tra la folla tranquillamente senza le preoccupazioni che potevano affliggere certi individui in altri tempi. Sono della vostra stessa razza, ho lo stesso vostro sangue, le stesse vostre virt ù e naturalmente gli stessi vostri difetti. Appunto per questo si stabilisce fra noi la perfetta comunione degli spiriti: basta che io vi chiami, perch é dalle citt à e dai casolari un coro unanime e formidabile risponda: “Pr esente!” (Discorso al popolo di Cremona, tenuto da Mussolini il 19 giugno 1923) </li></ul></ul>
    10. 10. La propaganda del fascismo <ul><li>Obiettivi generali: </li></ul><ul><li>costruzione di una nuova immagine dell’Italia, come l’erede naturale dell’antica Roma </li></ul><ul><ul><li>si attinge al lessico romano ( legionari, gladio, littorio ) </li></ul></ul><ul><li>esaltazione della figura del duce, l’ideologia del “ce sarismo” </li></ul><ul><ul><li>Mussolini viene spesso rappresentato come un antico guerriero romano, o vicino alla statua dell’imperatore Augusto. Attorno alla figura carismatica del duce si forma un alone di amore “ar dente”, di fedelt à che sconfina nella fede , sviluppando una sorta di religione dello Stato </li></ul></ul>
    11. 11. La propaganda e la pubblicit à <ul><li>Alcune aziende, per promuovere le loro merci, utilizzano le frasi pronunciate dal duce. </li></ul><ul><ul><li>Per es. Baci Perugina (1923): “...vi dico e vi autorizzo a ripeterlo, che il vostro Cioccolato è veramente squisito” </li></ul></ul><ul><li>Si italianizzano i nomi dei prodotti </li></ul><ul><li>Si fa ricorso alle parole-chiave della retorica mussoliniana </li></ul><ul><ul><li>Per es. “ L ’Italia sa fare da s é . Ischirogeno” “Pa nettone Motta, il dolce di tutti gli italiani” </li></ul></ul>
    12. 12. La lingua dei politici fino agli anni ‘80 <ul><li>Le elezioni del 18 aprile 1948 aprono una fase di aspro scontro politico. </li></ul><ul><li>L’analisi della propaganda messa in moto dai due fronti mostra un uso ancora ingenuo dei mezzi di comunicazione. </li></ul>
    13. 13. La lingua dei politici fino agli anni ‘80 <ul><li>La lingua dei politici: </li></ul><ul><ul><li>Tecniche retoriche sofisticate, messaggi ‘in codice’ ai colleghi di altri partiti </li></ul></ul><ul><ul><li>Incomprensibile e mistica per la stragrande maggioranza della popolazione </li></ul></ul>
    14. 14. La lingua dei politici fino agli anni ‘80 <ul><li>De Gasperi </li></ul><ul><li>stile sobrio e misurato </li></ul><ul><li>concetti chiave: servizio e lealt à verso le nuove istituzioni reppublicane </li></ul><ul><li>l’immagine proposta: capo paterno e sicuro, capace di fermezza severa ma anche di tolleranza e di lealt à con gli avversari </li></ul>
    15. 15. La lingua dei politici fino agli anni ‘80 <ul><li>Togliatti </li></ul><ul><li>retorica pacata ma solenne </li></ul><ul><li>tecniche argomentative affinate nella dura palestra del dibattito interno al partito </li></ul><ul><li>testi saldamente strutturati </li></ul><ul><li>repertorio di citazioni classiche, letterarie e religiose </li></ul><ul><li>stile lucido e didascalico anche nell’uso scientifico del lessico (di matrice forense) </li></ul>
    16. 16. La lingua dei politici fino agli anni ‘80 <ul><li>Negli anni Sessanta e Settanta il linguaggio dei partiti tradizionali si fossilizzava in un codice sempre pi ù oscuro e incomprensibile </li></ul><ul><li>Fuori dalle aule parlamentari invece il movimento giovanile adottava nuove forme di partecipazione e di comunicazione </li></ul><ul><li>Con l’avvento della neotelevisione alcuni politici intuiscono vagamente che i partiti dovrebbero selezionare i comunicatori in funzione della TV </li></ul>
    17. 17. La lingua dei politici fino agli anni ‘80 <ul><li>Una parziale eccezione è rappresentata dal PSI di Bettino Craxi: </li></ul><ul><ul><li>il giovane leader (1976) inaugura uno stile comunicativo diretto e polemico </li></ul></ul><ul><ul><li>usa un ventaglio metaforico pi ù ampio </li></ul></ul><ul><ul><li>lessico brillante, pieno di esotismi (per es. giri di lambada ) </li></ul></ul><ul><ul><li>battute sferzanti e slogan vincenti </li></ul></ul><ul><li>Craxi intuisce il vento di novit à della politica-spettacolo </li></ul>
    18. 18. La svolta <ul><li>Nella specifica realt à italiana, il declino del politichese è stato determinato dalla perdita di credibilit à della classe politica dovuta ai fatti di Tangentopoli (1992) </li></ul>
    19. 19. La politica a scuola di marketing <ul><li>Negli anni ’90 la lingua della politica ha subito una svolta decisiva. </li></ul><ul><li>Si comincia a parlare di ‘marketing politico’ </li></ul><ul><li>Marketing elettorale e marketing politico sono espressioni che derivano dalla formula usata nella letteratura scientifica statunitense: political advertising (pubblicità politica) </li></ul>
    20. 20. La politica a scuola di marketing <ul><li>Con la perdita di peso delle ideologie e con la generale trasformazione di media e societ à in senso co mmerciale , la competizione elettorale ha subito una trasformazione che l’ha resa paragonabile alla competizione del mercato: </li></ul><ul><li>Il prodotto è un candidato e le strategie di comunicazione puntano a sedurre informando un cliente-elettore </li></ul>
    21. 21. La politica a scuola di marketing <ul><li>Processo avviatosi negli Stati Uniti negli anni Sessanta </li></ul><ul><li>In Italia a partire delle elezioni politiche del 1994 in cui Silvio Berlusconi ha applicato con successo alla campagna elettorale le stesse strategie di comunicazione adottate per le reti televisive commerciali di cui era proprietario </li></ul>
    22. 22. La politica a scuola di marketing <ul><li>I l marketing elettorale è la testimonianza politicamente più significativa del riuscito connubio tra retorica “cl assica” e le tecniche di persuasione moderne </li></ul>
    23. 23. La politica a scuola di marketing <ul><li>Abbandonare il “politichese” </li></ul><ul><li>Adeguare il proprio linguaggio a quello del destinatario </li></ul><ul><li>Avvicinarsi all’elettore, “dargli del tu” </li></ul>
    24. 24. La politica a scuola di marketing <ul><li>La politica ha seguito la pubblicit à anche sul piano delle forme di comunicazione: </li></ul><ul><ul><li>la campagna elettorale del 1983 ha aperto la strada all’uso degli spot televisivi </li></ul></ul><ul><ul><li>una volta che gli spot sono stato drasticamente limitati dalla legge sulla par condicio (dal 2000 ), il manifesto elettorale ha vissuto una seconda giovinezza. </li></ul></ul><ul><li>Oggi: </li></ul><ul><ul><li>Siti Internet </li></ul></ul><ul><ul><li>Banner </li></ul></ul>
    25. 25. Il manifesto elettorale (Europee 2004)
    26. 26. Il manifesto elettorale (Europee 2004) <ul><li>In primo piano la fotografia del leader di partito = il prodotto da vendere </li></ul><ul><li>Uno spazio molto pi ù piccolo riservato al simbolo del partito </li></ul><ul><li>La parte di testo si organizza secondo lo schema classico del manifesto pubblicitario: </li></ul><ul><ul><li>un primo slogan campeggia in alto o al centro in caratteri molto grandi (per es. DiPietro-Occhetto “Co n Noi”), </li></ul></ul><ul><ul><li>una seconda frase, in caratteri pi ù piccoli (per es. “me tti al sicuro il tuo voto”) collocata nella fascia bassa </li></ul></ul>
    27. 27. Il manifesto elettorale (Europee 2004) <ul><li>A volte i due testi possono essere parte di un’unica frase (“C o n il futuro dei nostri figli” “i o c’entro”) </li></ul><ul><li>Uniti nell’Ulivo rinuncia alla fotografia del leader e punta sull’identificazione dell’elettore: </li></ul><ul><ul><li>propone una silhouette di una donna che porta una busta della spesa </li></ul></ul><ul><ul><li>schema domanda-risposta molto diffuso nella lingua della pubblicit à : “Ar rivi a fine mese?” e risposta implicita “L ’Italia che sta con te” </li></ul></ul>
    28. 28. Il manifesto elettorale (Europee 2009)
    29. 29. Innovazioni tecnologiche <ul><li>Banner: </li></ul><ul><ul><li>spazio a pagamento ritagliato nelle pagine di Internet che a volte contiene brevi animazioni e alterna in una rotazione continua due o tre frames </li></ul></ul><ul><ul><li>può essere statico oppure interattivo (quando consente, una volta cliccato, di raggiungere un'altra pagina web) </li></ul></ul>
    30. 30. Il nuovo linguaggio politico <ul><li>Il discorso della discesa in campo recitato da Berlusconi per la platea televisiva ( 26 gennaio 1994 ) è considerato lo spartiacque nel linguaggio politico: </li></ul><ul><ul><li>Strategie comunicative del marketing politico </li></ul></ul><ul><ul><li>Semplicità un po’ ovvia di «un ’Italia più giusta, più generosa, verso chi ha bisogno, più prospera e serena» (Silvio Berlusconi) </li></ul></ul>
    31. 31. Il discorso politico della seconda Repubblica <ul><li>Il paradigma del rispecchiamento </li></ul><ul><ul><li>«Fa rla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili» (Berlusconi) </li></ul></ul><ul><ul><li>Forme espressive immediatamente comprensibili e registri informali </li></ul></ul><ul><li>Il sistema di rispecchiamento è molto efficace per la crescita del consenso </li></ul>
    32. 32. Il discorso politico della seconda Repubblica <ul><li>La nuova retorica è meno agguerrita, meno clamorosa, proprio perché i suoi artefici sono occultati da tecniche di persuasione prese dalla pubblicità commerciale </li></ul><ul><li>I nuovi generi di trucchi della retorica politica sono: </li></ul><ul><ul><li>l’invettiva personale (il dibattito sulle idee si trasforma in occasione di polemica personale) </li></ul></ul><ul><ul><li>richiami ai valori largamente condivisi, privi di qualunque potere informativo </li></ul></ul>
    33. 33. Il discorso politico della seconda Repubblica <ul><li>“ No i siamo con la maggioranza delle donne e degli uomini di questo paese. Con chi ha bisogno. Con chi chiede sicurezza, certezza per il domani. Con chi ha una famiglia da tirare su, un futuro da costruire per i propri figli, anziani o malati da assistere con amore” (Rutelli, 2001) </li></ul>
    34. 34. Il discorso politico della seconda Repubblica <ul><li>L’autorevolezza dell’oratore politico non gioca pi ù sul terreno della perizia retorica d’impronta umanistica, ma sulla capacit à di dominare i meccanismi dell’ economia </li></ul><ul><li>Di conseguenza, al latino si preferisce l’inglese: governance, welfare, welfare state, welfare community, deregulation, stock di debito, authority bancaria, bad bank, holding, scouting, venture capital </li></ul>
    35. 35. Il lessico del discorso politico <ul><li>Tratti condivisi: da evitare termini come partito, ideologia (alternative: alleanza, confederazione, tavolo, polo ; programma, progetto) </li></ul><ul><li>Ricerca della “novità” </li></ul>
    36. 36. Il lessico del discorso politico <ul><li>Forze del centro: </li></ul><ul><ul><li>unità ( “Og gi è il tempo dell’unit à” D’Alema 1998; “Di visi si perde. Uniti si vince” Berlusconi 1998) </li></ul></ul><ul><ul><li>responsabilità ( “Un governo autorevole e responsabile” Prodi 1997); “Si amo chiamati in questo momento ad esercitare il massimo senso di responsabilit à” Buttiglione 1997) </li></ul></ul><ul><ul><li>coerenza ( “No i siamo qui. Qui dove ci hanno portato la nostra lealtà e il nostro spirito critico, la nostra coerenza e la nostra inquietudine” Follini 2002) </li></ul></ul>
    37. 37. Le forze “antagoniste”: la Lega Nord <ul><li>Attacco al politichese e al linguaggio politico comune, all’insegna di “u n linguaggio nettamente diverso, il pi ù lontano possibile dal quello ‘ro mano ’”: il “l inguaggio della gente ”, “c olorito ”, “m olto popolare, molto pi ù diretto ” rispetto alle forze “i mborghesite nel Parlamento ” (tutte definizioni di Bossi) </li></ul>
    38. 38. Le forze “antagoniste”: la Lega Nord <ul><li>un linguaggio anti-intellettuale </li></ul><ul><li>slogan semplici, forti, efficaci </li></ul>
    39. 39. Le forze “antagoniste”: la Lega Nord <ul><li>Dialetto: quei che ghem, ghem, i alter a ca’ soa “qu elli che siamo, siamo, gli altri a casa loro”; la dittatura dei terù “la dittatura dei terroni” </li></ul><ul><li>Provocazioni e violenza verbale </li></ul><ul><li>Dichiarazioni forti di virilità: la Lega ce l’ha duro </li></ul>
    40. 40. Le forze “antagoniste”: la Lega Nord <ul><li>Sottolineare la propria diversità tramite la contrapposizione </li></ul><ul><li>Esempio: Congresso Lega Nord 1997 </li></ul><ul><ul><li>Aggressività verbale </li></ul></ul><ul><ul><li>Lessico nazionalista e “anticoloniale”, populista </li></ul></ul>
    41. 41. Caratteristiche particolari <ul><li>Bertinotti </li></ul><ul><ul><li>ricorre a tratti classici della retorica populista come la tipizzazione sociale e il discorso diretto </li></ul></ul><ul><ul><li>nella comunicazione rivolta al suo stesso partito ricorre al sindacalese più stretto </li></ul></ul>
    42. 42. Caratteristiche particolari <ul><li>Bertinotti </li></ul><ul><ul><li>«Avremmo voluto poter dire ad un lavoratore di Brescia, come di un’altra parte del paese, che ha lavorato 36 anni: “Vu oi andare in pensione, come è tuo diritto, puoi progettare il tuo futuro e la tua vita”. Avremmo potuto voler dire ad un giovane disoccupato del Mezzogiorno: “C’è una novità grande: questo Governo ha deciso di realizzare 300 mila posti di lavoro” » (1977) </li></ul></ul>
    43. 43. Caratteristiche particolari <ul><li>Bertinotti </li></ul><ul><ul><li>«La riduzione del tasso programmato di inflazione corrisponde al tentativo di ottenere un abbassamento dei tassi di interesse, ma è inaccettabile dal momento che il governo ha un ruolo attivo nella politica dei redditi, visto il sistema concertativo in vigore, e soprattutto se non si procede a determinare, come abbiamo proposto, una clausola di salvaguardia con un decreto che restituisca ai lavoratori l’eventuale differenza fra inflazione reale e programmata» (1996) </li></ul></ul>
    44. 44. Caratteristiche particolari <ul><li>“ Geosinonimi politici”: parole diverse usate, a seconda delle aree politiche, per esprimere lo stesso concetto </li></ul><ul><ul><li>sistema Italia (Prodi, Fini) </li></ul></ul><ul><ul><li>nazione (Buttiglione) </li></ul></ul><ul><ul><li>popolo/gente (Bossi) </li></ul></ul>
    45. 45. Caratteristiche particolari <ul><li>Omonimi politici: parole che assumono significati anche opposti a seconda di chi le usa, per es. libertà </li></ul><ul><ul><li>Bossi: “u n altro tipo di dialettica: quella tra centralismo e libert à” </li></ul></ul><ul><ul><li>Berlusconi: “p e r un’alternativa di libertà, di liberismo” </li></ul></ul>
    46. 46. Elementi di retorica classica <ul><li>Anafora </li></ul><ul><ul><li>“ No i vogliamo batterci per una globalizzazione (...) noi vogliamo batterci per una civilizzazione della globalizzazione” (Fassino) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ il lavoro non si crea riducendo l’orario di lavoro a 35 ore, il lavoro non si crea con le marce dei sindacati, non si crea con i finti lavori, non si crea soprattutto punendo le piccole e piccolissime imprese” (Berlusconi) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ qu esta destra / Questa destra dal cui interno vengono gli attacchi (...) / Questa destra la cui cultura aziendalista (...) / Questa destra può cercare di speculare (...)” (Bertinotti) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ Og gi è il tempo dell’unità. Unità di valori, di principi, di programmi, di idee. Unità come progetto politico che considera la necessaria diversità delle radici, delle culture, delle identità” (Massimo D’Alema) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ Lo dimostra l’attenzione (…) / Lo dimostra la presenza (…) / Lo dimostra l’attesa (…) / Lo dimostra infine la folta partecipazione”. (Gianfranco Fini) </li></ul></ul>
    47. 47. Elementi di retorica classica <ul><li>Domanda retorica </li></ul><ul><ul><li>“ ma dove? ma in che paese? (...) Ma di che cosa parliamo? L’economia va bene e la società va male?” (D’Alema) </li></ul></ul><ul><ul><li>http://mondoailati.unical.it/didattica/archivi/intranet/Linguistica_italiana/Storia_ipertestuale_della_lingua_italiana/media/4/7/d%27alema.mpg </li></ul></ul><ul><ul><li>“ ma a chi giova? A che cosa serve?” (Buttiglione) </li></ul></ul>
    48. 48. Elementi di retorica classica <ul><li>Metafora </li></ul><ul><ul><li>“ Il mio movimento in guerra contro il comunismo” (Berlusconi) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ Chiamato alle armi sono in servizio attivo per il mio paese” (Berlusconi) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ Du nque se qualcuno ha nostalgia o rimpiange un Palazzo Chigi invaso da faccendieri, avventurieri e farabutti di ogni risma lì a bivaccare per difendere il loro portamonete o le loro brame di potere” (Bossi) </li></ul></ul>
    49. 49. Elementi di retorica classica <ul><li>Ossimoro </li></ul><ul><ul><li>“ ne l discorso dell’onorevole Berlusconi vi è poi un altro sostanziale silenzio che ci impone oggi di parlare” (Castagnetti) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ il fragoroso silenzio del Colle” (Castagnetti) </li></ul></ul>
    50. 50. Elementi di retorica classica <ul><li>Iperbole </li></ul><ul><ul><li>“ la nostra grande missione, quella di trasformare profondamente il Paese, di rinnovarlo moralmente, di ammodernarlo, di avviarlo verso lo sviluppo, di renderlo più prospero e più giusto. Siete qui, siamo qui, Forza Italia è qui, come baluardo insormontabile della democrazia e della libert à” (Berlusconi) </li></ul></ul>
    51. 51. Bibliografia <ul><li>Capozzi, M. R. (2008), La comunicazione pubblicitaria , Pavia: Franco Angeli, pp. 16-18. </li></ul><ul><li>Antonelli, G. (2007), L’italiano nella società della comunicazione , Bologna: il Mulino. pp. 73-92. </li></ul><ul><li>Gualdo, R. (2006), Il linguaggio politico , in Trifone, P. (a cura di), Lingua e identit à . Una storia sociale dell’italiano , Roma: Carocci, pp. 225-262. </li></ul><ul><li>Mortara Garavelli, B. (2010), Il parlar figurato. Manualetto di figure retoriche , Roma&Bari: Laterza. </li></ul><ul><li>Sobrero, A. A: & Miglietta, A. (2006), Introduzione alla linguistica italiana , Roma&Bari: Laterza, pp. 149-153. </li></ul><ul><li>Mazzoleni, G. (1998), La comunicazione politica, Bologna: il Mulino. </li></ul><ul><li>Gualdo, R. & Dell’Anna, M. V. (2004), La faconda Repubblica. La lingua della politica in Italia (1992-2004) , Lecce: Manni. </li></ul><ul><li>http: //mondoailati . unical .it/didattica/archivi/intranet/Linguistica_italiana/Storia_ipertestuale_della_lingua_italiana/4/7/default. htm </li></ul>

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