ATTUALITÀ

Banca, per il Credito
Etneo, una nuova
governance

INVESTIMENTI

Azioni, tapering
e tassi d’interesse:
le strat...
SOMMARIO
n. 1 · gennaio/febbr. 2014

Editoriale

03

“2014, un anno
tutto in salita”

Economia

04
SICILIA

23

Rapporto S...
EDITORIALE

“2014, un anno tutto in salita”

di Massimo Mirabella
direttore Banca&Impresa

U

n anno tutto in salita nel f...
ECONOMIA

Rapporto Svimez:
Sicilia fanalino di coda
Cresce sempre di più il divario tra Nord e Sud

tratto da Rapporto Svi...
ECONOMIA
e per vestiario e calzature (-19%).
Giù anche gli investimenti: - 8,6%
al Sud, rispetto al pur negativo
-7,8% del...
ECONOMIA
cupazione, mentre le prospettive di ripresa sembrano lente e incerte. Si fa avanti un rischio concreto di consoli...
ATTUALITÀ

Il Credito Etneo batte la crisi
Nuova governance per la Bcc catanese. Approvato il bilancio
2012. Il patrimonio...
ATTUALITÀ
Comune di Ragalna, rimasto privo
di sportelli bancari e dove il Credito Etneo intende aprire, al più
presto, anc...
ATTUALITÀ

Cenere lavica,
un caso ancora aperto
Cittadini e imprese da undici anni attendono il risarcimento
per la calami...
ATTUALITÀ
relativa alle esenzioni per le attività produttive dell’Emilia
Romagna».
Dal canto suo, Giuseppe Berretta, sotto...
ATTUALITÀ

BitCoin, non si parla d’altro
Futuro della moneta o grande bolla speculativa?
Intervista a Francesco Strafalaci...
ATTUALITÀ

che governano l’economia  quali gli Usa, la Cina, il
Giappone e la Ue in particolare, dovrebbero impostare su b...
INVESTIMENTI

Mercati azionari, tapering,
aumenti tassi d’interesse:
possibili strategie di investimento
Una soluzione per...
INVESTIMENTI
ma azionario seguiti da farmaceutici,
Telecom ed energia. I peggiori risulterebbero i titoli finanziari e le ...
Condifi in Sicilia
secondo appuntamento

ATTUALITÀ

L’ABI fa tappa
a Messina

ECONOMIA

Il risparmio delle
famiglie sicili...
CONFIDI

Svimez, così i confidi siciliani
Sotto la lente d’osservazione questo importante
tassello della finanza regionale...
CONFIDI
abruzzesi (Confidi mutualcredito,
Intecredit Confidi Imprese), 1 pugliese (Cofidi Puglia) relativa agli
anni 2009-...
CONFIDI

2012: analisi del settore
Pubblichiamo un sintesi del rapporto curato da Assoconfidi Sicilia

Rapporto curato da:...
CONFIDI
quantità offerte rispetto a quelle
domandate, l’aumento delle garanzie richieste e l’aumento dei
criteri di selezi...
CONFIDI
mento dovuto in primo luogo alla
natura della garanzia (sussidiaria), che sposta in avanti nel tempo l’escussione ...
CONFIDI

ne assorbito per il 90,2% dalle
rettifiche di valore e per l’84%
dalle spese amministrative, di
cui il 51,8% cost...
CONFIDI

Nel corso del 2012,
in Sicilia, la fase
recessiva si accentua
ulteriormente,
con una riduzione
del PIL del 2,7%
u...
CONFIDI

Fidimpresa Sicilia:
“per i confidi un futuro
da intermediari finanziari”
Come l’articolo 107 ridisegna il settore...
CONFIDI
La Sicilia è la regione con più
alta concentrazione di confidi
nel Centro-Sud, che ripercussioni ha avuto la trasf...
CONFIDI
prattutto se il suo mercato di riferimento è rappresentato in primis
dal contesto regionale.
Che intervento ritien...
CONFIDI

“Occhio alla depatrimonializzazione”
di euro. Con un effetto di “depatrimonializzazione” del sistema che riduce i...
CONFIDI

garanzia. A fronte della domanda di credito diminuita e della rigidità dell’offerta da parte delle banche i confi...
LEGALITÀ

MafiaLeaks: una
soffiata vi seppellirà
Il potere del web e l’anonimato contro le cosche
di Antonio La Mantia

G
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Approfondimento

Recupero crediti
RECUPERO CREDITI

Credito, un anno caratterizzato
dalla contrazione
I dati Bankitalia fotografano il taglio
delle erogazio...
RECUPERO CREDITI
nel primo semestre del 2013 si è confermata la
debolezza della domanda di finanziamenti da parte
delle im...
RECUPERO CREDITI
Fig. 3

sui nuovi mutui è sceso, rispetto
a dicembre del 2012, di tre decimi di punto percentuale (4,0 pe...
RECUPERO CREDITI

Crescono protesti e ritardi
nei pagamenti
Dati Sicilia: in regione il 14% delle pratiche
e 15% degli imp...
RECUPERO CREDITI
RITARDI E MANCATI PAGAMENTI
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(l’incremento di Unirec è stato
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Nel prossimo numero
SICILIA
mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria

SPECIALE

Banca di Credito
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Special Issue on Credit Management for SMEs.

Mio intervista a Fidimpresa Sicilia a pagina 23 dello speciale.

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Banca&impresa - Speciale Credito d'Impresa

  1. 1. ATTUALITÀ Banca, per il Credito Etneo, una nuova governance INVESTIMENTI Azioni, tapering e tassi d’interesse: le strategie da seguire POLITICA Pac 2014-2020, nuove risorse per l’agricoltura siciliana LEGALITÀ MafiaLeaks: una soffiata vi seppellirà SICILIA mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria Anno II n. 1 · gennaio/feb. 2014 · una copia € 3,00 · Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 conv.n.46 art.1 comma 1 Palermo Approfondimento Recupero crediti: presentiamo i dati di Unirec Confidi nel futuro delle imprese Passa da questi istituti la ripresa economica
  2. 2. SOMMARIO n. 1 · gennaio/febbr. 2014 Editoriale 03 “2014, un anno tutto in salita” Economia 04 SICILIA 23 Rapporto Svimez: Sicilia fanalino di coda mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria mensile del sistema economico 26 28 Aspen Comunicazione Edizioni Stampa: Officinegrafiche Soc. Coop. Palermo Copyright © 2014 Aspen Comunicazione di Aspen Comunicazione Edizioni Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P . D.L. 353/2003 conv.n.46 art.1 comma 1 Palermo Vietata la riproduzione parziale o totale di testi e illustrazioni a termini di legge. 07 09 11 Tiratura n. 6.000 copie Chiuso in redazione il 17.1.2014 Abbonamenti quote 2014 € 33,00 (11 numeri annui) € 22,00 (quota speciale abbonamento studenti) Copie arretrate € 9,00 cadauna con contributo di € 2,60 per spese postali di spedizione Servizio abbonamenti e-mail: info@bancaimpresa.info internet: www.bancaimpresa.info 2 1/2014 - BANCA&IMPRESA Cenere lavica, un caso ancora aperto BitCoin, non si parla d’altro Investimenti 13 Aspen Comunicazione e i suoi prodotti Agrisicilia e Banca&Impresa aderiscono ad “Addiopizzo” Registrazione Tribunale di Trapani n. 326 del 02/02/2010 Registrazione Roc n. 19176 Il Credito Etneo batte la crisi Mercati azionari, tapering e aumenti di tassi d’interesse: possibili strategie di investimento Confidi in Sicilia 16 18 Svimez, così i confidi siciliani 2012: analisi del settore “Occhio alla depatrimonializzazione” Legalità Attualità Direttore responsabile: Massimo Mirabella Redazione: Luca De Stefani, Valeria Tusa Uffici e Redazione: Via Borrelli, 50 90139 Palermo e-mail: direttore@bancaimpresa.info internet: www.bancaimpresa.info Fidimpresa Sicilia: “per i confidi un futuro da intermediari finanziari” MafiaLeaks: una soffiata vi seppellirà Recupero crediti 30 33 Credito, un anno caratterizzato dalla contrazione Crescono protesti e ritardi nei pagamenti Politica 37 Pac 2014-2020, nuove risorse per l’agricoltura siciliana Brevi 42 Sicilia, Palermo Consulenza 44 Comunicazione finanziaria, questa ancora sconosciuta
  3. 3. EDITORIALE “2014, un anno tutto in salita” di Massimo Mirabella direttore Banca&Impresa U n anno tutto in salita nel futuro della Sicilia. A crescere sono i crediti insoluti anziché l’occupazione. Anche dal mondo della politica non arrivano risposte: una finanziaria che stenta ancora a “nascere”, sinonimo di una incerta prospettiva economica che avvolge la nostra regione. A quando la ripresa? Con il primo numero di Banca&Impresa Sicilia 2014 approfondiamo temi macroeconomici così come il ruolo, sempre più importante, dei confidi: cerniera di ingranaggio tra il mondo bancario e le imprese. Tra i tanti problemi che queste ultime oggi vivono, la difficoltà ad incassare i crediti vantati o, l’altra faccia della medaglia, la forte difficoltà a pagare i propri debiti. Stando ai dati Unirec (che presentiamo a pag. 33) la nostra regione rappresenta, infatti, il 14% delle pratiche di attività di recupero credito pari al 15% degli importi da recuperare a livello nazionale. Un segno di difficoltà che non è giusto trascurare. Buona Lettura 1/2014 - BANCA&IMPRESA 3
  4. 4. ECONOMIA Rapporto Svimez: Sicilia fanalino di coda Cresce sempre di più il divario tra Nord e Sud tratto da Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno ottobre 2013 I l sud segna il passo secondo l’ultimo rapporto della Svimez dedicato al Mezzogiorno. Dimunisce il Pil e si allarga la forbice con le altre zone del paese. Riprende l’emigrazione verso l’estero e il nord Italia. Per gli analisti servono delle politiche anticicliche forti che riescano a riavviare la macchina. Esistono degli ampi margini di miglioramento sopratutto per quanto riguarda le reti di impresa e il tessuto produttivo ancora troppo polverizzato. In base a valutazioni SVIMEZ nel 2012 il Pil è calato nel Mezzogiorno del 3,2%, oltre un punto percentuale in più del Centro-Nord, pure negativo (-2,1%). Per il quinto anno consecutivo, dal 2007, il tasso di crescita del PIL meridionale risulta negativo. Dal 2007 al 2012, il Pil del Mezzogiorno è crollato del 10%, quasi il doppio del Centro-Nord (-5,8%). A livello regionale, l’area che nel 2012 ha segnato la flessione più contenuta del Paese è stata il Centro (-1,9%), seguita da Nord-Ovest (-2,1%) e da Nord-Est (-2,4%). Più in particolare, pur essendo le regioni italiane tutte negative, la forbice oscilla tra il risultato della Sicilia (-4,3%) e quello di Lazio e Lombardia (-1,7%). Nel Mezzogiorno si registrano cadute più contenute in Campania e Molise (-2,1%), seguono Puglia e Calabria (rispettivamente -3 e -2,9%), Abruzzo (-3,6%) e Sardegna (-3,5%). In coda la Basilicata (-4,2%) e la Sicilia (-4,3%). Pil per abitante e divari storici - In termini di Pil pro 4 1/2014 - BANCA&IMPRESA capite, il gap del Mezzogiorno nel 2012 ha ripreso a crescere, arrivando al livello del 57,4% del valore del Centro Nord. In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 25.713 euro, risultante dalla media tra i 30.073 euro del Centro-Nord e i 17.263 del Mezzogiorno. Nel 2012 la regione più ricca è stata la Valle d’Aosta, con 34.415 euro, seguita da Lombardia (33.443), Trentino Alto Adige (33.058), Emilia Romagna (31.210 euro) e Lazio (29.171 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.244 euro). Seguono il Molise (19.845), la Sardegna (19.344), la Basilicata (17.647 euro), la Puglia (17.246), la Sicilia (16.546) e la Campania (16.462). La regione più povera è la Calabria, con 16.460 euro. Il divario tra la regione più ricca e la più povera è stato nel 2012 di quasi 18mila euro: in altri termini, un valdostano ha prodotto nel 2012 quasi 18mila euro in più di un calabrese. Giù consumi e investimenti - In netta flessione sia consumi che investimenti; e le esportazioni, pur in crescita, non riescono ad incidere sull’andamento negativo del Pil meridionale. I consumi finali interni nel 2012 sono crollati al Sud del -4,3%, oltre mezzo punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord (-3,8%). In forte calo anche i consumi delle famiglie, -4,8% al Sud, contro il -3,5% dell’altra ripartizione. Nel complesso, negli anni della crisi, dal 2008 al 2012, i consumi della famiglie meridionali si sono ridotti del 9,3%, oltre due volte in più del Centro-Nord (-3,5%). Particolarmente in contrazione al Sud la spesa delle famiglie per i consumi alimentari (-11,3%)
  5. 5. ECONOMIA e per vestiario e calzature (-19%). Giù anche gli investimenti: - 8,6% al Sud, rispetto al pur negativo -7,8% dell’altra ripartizione, che segue al -3,9% dell’anno precedente. Negli anni della crisi, dal 2008 al 2012, gli investimenti sono crollati al Sud del 25,8%, con un peso determinante dell’industria (-47% dal 2007 al 2012), cifra che rende bene la dimensione epocale della crisi. Le previsioni: continua la recessione - Secondo stime SVIMEZ aggiornate a settembre 2013, nel 2013 il Pil italiano dovrebbe calare dell’1,8%, quale risultato del -1,6% del Centro-Nord e del2,5% del Sud. A causare la contrazione dell’attività produttiva il forte calo dei consumi (stimato in -2,9% al Centro-Nord, che diventa -4,4% al Sud) e il crollo degli investimenti, -11,5%, a fronte di un calo nazionale del -6,7%. Giù anche il reddito disponibile, -2% al Sud, -1,3% al Centro-Nord, una contrazione preoccupante, poiché si verifica da due anni consecuti- vi. Da segnalare, a testimonianza della gravità della crisi, l’ulteriore perdita di posti di lavoro, -2% al Sud, -1,2% al Centro-Nord, che porterebbero, se confermate, in cinque anni, dal 2008 al 2013, a il Sud segnerebbe -0,1%. Nel 2014 secondo stime SVIMEZ il Pil nazionale è previsto a +0,7%, invertendo la tendenza recessiva dell’anno precedente. In questo contesto il Pil del Centro-Nord 560mila posti di lavoro persi nel Sud (pari al 9% dello stock) e nel Centro-Nord a 960mila posti persi, pari al 5,5% dell’occupazione totale. In un panorama fortemente negativo, “tengono” le esportazioni: nel 2013, a fronte della stazionarietà del Centro-Nord (0%), dovrebbe trainare l’inversione di tendenza con +0,9%, mentre quello del Mezzogiorno resterebbe inchiodato allo 0,1%. Secondo gli analisti il Mezzogiorno ha subìto più del Centro-Nord le conseguenze della crisi, con una caduta forte del Pil e dell’oc- E tra Nord e Sud un divario di 1,7 punti sul tasso di interesse per le imprese Nel 2012 il numero delle banche al Sud è sceso a 193, in calo di 9 unità. Flessione anche al Centro-Nord: 587 le banche presenti, 29 in meno dell’anno precedente. Quanto agli sportelli, si sono ridotti sia al Sud che nell’altra ripartizione circa del 2%, ma il numero medio di abitanti per sportello (uno ogni circa 3.000) resta quasi il doppio di quello del Nord. In generale, al Sud nel 2012 i prestiti sono scesi dell’1,4%, a fronte della stazionarietà del CentroNord (0%). In calo al Sud anche i prestiti alle imprese, -2,1%, con flessioni più marcate per quelle fino a 20 addetti (-2,9%). Se si analizza il settore economico di appartenenza delle imprese beneficiarie, nel Sud la dinamica più negativa riguarda le costruzioni, mentre nel Centro-Nord è il manifatturiero, che sconta la drastica caduta della domanda interna, a essere più colpito. Quanto al tasso di interesse, al Sud si è attestato al 7,9% contro il 6,2% del Centro-Nord: il divario di 1,7 punti percentuali tra le due aree riflette l’elevata rischiosità delle imprese meridionali. Imprese che fanno fatica a restituire i prestiti: a dicembre 2012 le sofferenze interessano il 5,2% del totale meridionale, contro l’1,5% dell’altra ripartizione. In calo anche i prestiti alle famiglie, -0,4% al Sud, mentre cresce leggermen- te il Centro-Nord, +0,2%. In generale, il deterioramento del quadro macroeconomico ha spinto le imprese a limitare i prestiti per investimenti, con conseguente peggioramento della qualità del credito, più marcato per le regioni meridionali. Al Centro-Nord infatti criteri più selettivi di valutazione del merito creditiziopermettono alle banche maggiori possibilità di erogazione di finanziamenti. Per le imprese è oggi urgente individuare forme integrative, se non alternative, al credito bancario. Il ruolo dei confidi. I Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi (Confidi) potrebbero esercitare un ruolo importante nell’allentare le condizioni di accesso al credito da parte delle piccole imprese, soprattutto meridionali. Attraverso questo strumento infatti le aziende possono avere quantità, costo e durata del finanziamento a condizioni molto vantaggiose, mentre le banche possono trovare nei confidi un importante strumento di intermediazione e garanzia. Purtroppo numerosi confidi meridionali, oltre ad essere sottodimensionati rispetto a quelli operanti nel Centro-Nord, hanno problemi di equilibrio reddituale, non dipendenti dall’erogazione delle garanzie ma piuttosto da una struttura delle voci di costo e di ricavo non in linea con gli obiettivi di equilibrio gestionale. 1/2014 - BANCA&IMPRESA 5
  6. 6. ECONOMIA cupazione, mentre le prospettive di ripresa sembrano lente e incerte. Si fa avanti un rischio concreto di consolidamento del calo dei consumi e della perdita dei posti di lavoro. Per questo occorre una forte azione di policy che proceda attraverso azioni di emergenza anticiclica da un lato e di strategie di medio e lungo periodo dall’altro. Per quanto riguar- In netta flessione sia consumi che investimenti. Le esportazioni, pur in crescita, non riescono ad incidere sull’andamento negativo del Pil meridionale da le filiere agroalimentari del vino e delle colture ortive, comprese la IV gamma, nonostante i miglioramenti qualitativi degli ultimi anni occorre maggiore integrazione all’interno della filiera. Le forme associative hanno infatti permesso di concentrare la produzione ma anche intraprendere strategie di valorizzazione e introdurre innovazioni di processo e di prodotto. Esistono ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto a sostegno dell’integrazione di aziende, ancora troppo polverizzate, e dell’innovazione competitiva, necessaria per tenere testa alla 6 1/2014 - BANCA&IMPRESA pressione esercitata dagli altri paesi mediterranei. Riguardo al comparto edilizio, andrebbero adottate nuove politiche di rilancio a sostegno del recupero e valorizzazione del patrimonio, della riqualificazione energetica delle costruzioni, e a supporto delle famiglie oggi escluse dai mutui per la stretta creditizia. Per quanto riguarda la Sicilia il Focus sulla situazione è stata fatta nel corso delle giornate dell’economia del Mezzogiorno che si sono svolte a Palermo. “Dal 2008 al 2012 in Sicilia si sono persi 11 punti di PIL e 86mila posti di lavoro, di cui circa 80mila tra giovani under 34, la disoccupazione corretta è arrivata a sfiorare il 33%, e il rischio di povertà è sull’isola quattro volte superiore del Centro-Nord”, ha detto il direttore dello Svimez, Giancarlo Padovani “eppure al di là di questi terribili numeri sull’emergenza siciliana, quello che colpisce è il silenzio dei tecnici e dei politici sul tema dello sviluppo, senza il quale non esiste la crescita, oppure l’insistenza sulla supremazia della logica dell’austerità per rilanciare il Paese, mentre occorrerebbe una nuova strategia di politica industriale centrata sul manifatturiero e un approccio di sistema nella gestione dei progetti strategici simile a quella degli anni del dopoguerra per far ripartire tutto il Paese avendo come fulcro il Mezzogiorno”.
  7. 7. ATTUALITÀ Il Credito Etneo batte la crisi Nuova governance per la Bcc catanese. Approvato il bilancio 2012. Il patrimonio sale a 19 milioni di euro di Carlo Lo Re A crescere anche il rapporto impieghi/raccolta: 72,74% nel 2012 C erto, è una crisi a Catania e provincia come forse mai nella storia in un periodo non bellico, ma nonostante questo sono sempre positivi i conti del Credito Etneo, la banca di credito cooperativo della Città del Vulcano. Basta guardare l’ultimo bilancio approvato, dove si nota come i crediti per cassa con clientela, ovviamente al netto delle consuete rettifiche di valore, si assestino a 91,99 milioni di euro (al 31 dicembre 2012), segnando un aumento del 3,42% rispetto all’anno precedente. «Sono tutti crediti», dichiara a Banca&Impresa Venerando Rapisarda, direttore generale della Bcc, «indirizzati sui segmenti famiglia e pmi imprese, a testimoniare come la nostra banca continui sempre a sostenere il territorio, nonostante il contesto generale sia sempre più complesso e difficoltoso». E cresce anche il rapporto impieghi/ raccolta, passato dal 69,10% del 2011, al 72,74% del 2012. Ma l’ultimo anno ha visto anche un consistente ricambio del ma- Venerando Rapisarda, direttore generale Credito Etneo nagement. La Bcc ha infatti rinnovato cinque elementi su sette del cda, procedendo alla nomina di un nuovo presidente, Agatino Rizzo, e del vice, Giuseppe Giuffrida, entrambi noti commercialisti catanesi. Il rinnovo dei vertici giunge a completamento di un primo importante ciclo di dodici anni di operatività dell’istituto, che ha visto un consistente sviluppo dimensionale, con cinque agenzie (Catania, Belpasso, Misterbianco, Mascalucia e Biancavilla). Di recente è stato poi acquisito il servizio di tesoreria per conto del 1/2014 - BANCA&IMPRESA 7
  8. 8. ATTUALITÀ Comune di Ragalna, rimasto privo di sportelli bancari e dove il Credito Etneo intende aprire, al più presto, anche un proprio ufficio di rappresentanza, al fine di venire incontro in qualche modo alle esigenze di servizi da parte di quella comunità. Tornando ai numeri, per quanto riguarda gli indici di copertura, ovvero il rapporto tra le rettifiche di valore complessive e l’esposizione lorda della banca, il bilancio 2012 prova un miglioramento della copertura globale delle sofferenze, passata dal 52,85% del 2011 al 57,59% del 2012, mentre per le posizioni in incaglio l’indice di copertura passa dal 4,67% del 2011 all’8,40% del 2012. Il saldo della voce “crediti verso clientela” comprende poi 111mila euro inerenti 4 diverse anticipazioni erogate al Fondo di garanzia dei depositanti, nell’ambito di “interventi di salvataggio” compiuti nel 2012. «A testimonianza di come la crisi in corso incida pesantemente anche sul fare banca, sia per la grande che per la media e la piccola dimensione», nota il dg. Il risultato netto di gestione ammonta invece a poco più di un milione di euro. «Tenuto conto delle significative rettifiche apportate sui crediti, che inglobano anche quelle indicate dall’organo di vigilanza in sede di verifica ispettiva per euro un milione e 800mila euro, può considerarsi ancora un risultato apprezzabile», sottolinea il neo presidente Rizzo. Per quanto riguarda il patrimonio aziendale, questo, grazie all’apporto dell’utile dell’esercizio 2012, sfiora i 19 milioni di euro, con un risultato netto di gestione che ammonta a poco più di un milione di euro. Malgrado l’ormai lunga stagione di generale trend 8 1/2014 - BANCA&IMPRESA negativo, numeri di questo tipo non possono che far pensare a un futuro rosa. Certo, a leggere questi dati, appare anche evidente come, mentre i colossi internazionali mettono in atto un duro credit crunch, le piccole realtà bancarie continuano ad aiutare le imprese e le famiglie. «Il sistema è fermo», evidenzia Rizzo, «noi di contro aumentiamo gli impieghi, riuscendo a mantenere entro percentuali fisiologiche le postazioni messe a sofferenza. Un mezzo miracolo di questi tempi». L’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica ha da sempre rappresentato un elemento fondamentale nell’ambito della pianificazione strategica aziendale della Bcc catanese. Ciò a maggior ragione nel contesto attuale, in virtù della crescente importanza che il patrimonio assume per lo sviluppo dimensionale e il rispetto dei requisiti prudenziali. Per tale motivo la banca persegue da tempo politiche di incremento della base 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Raccolta 11.857 25.039 34.005 45.664 59.223 71.315 85.150 96.592 122.759 133.772 128.732 126.479 l’altro, dell’accresciuta rischiosità degli attivi connessa al palese e ormai oltremodo notorio peggioramento delle condizioni dell’economia reale». Passata la dozzina d’anni dall’inaugurazione, il secondo ciclo della vita del Credito Etneo si apre comunque con una cornice di problemi che vedono l’economia del territorio boccheggiare in modo quasi drammatico, ma, come ama ripetere il dg Rapisarda, «per chi è nato in mezzo ai bombardamenti e con la vocazione a raccogliere pure le briciole nulla è precluso. In fondo è la stessa vocazione con la quale ebbe inizio nel settembre 2001, l’avventura del Credito Etneo, in un contesto socio economico meno degradato, ma totalmente azzerato di ogni realtà bancaria locale. Non erano allora poche le perplessità che accompagnarono i primi passi della nuova realtà, ma, armati della predetta vocazione che rimane immutata e probabilmente più adatta alla nostra economia di Impieghi 2.070 10.661 17.132 22.295 32.028 44.500 59.288 67.120 74.516 80.552 88.952 91.999 Patrimonio 3.192 3.659 4.213 5.037 6.439 7.849 10.095 10.846 13.020 14.441 12.940 17.860 Utile -196 87 406 651 799 925 1.313 1.647 2.012 402 1.747 1.015 I dati sono espressi in migliaia sociale e criteri di prudente accantonamento degli utili prodotti. «Anche tali risorse», sottolinea Rizzo, «le hanno permesso di continuare a sostenere l’economia del territorio in un contesto oggettivamente difficile a causa, tra tante altre alchimie, si può ancora essere fiduciosi che anche dalle attuali criticità sociali ci si tirerà fuori. Neanche che a dire che il Credito Etneo intende continuare a essere operatore attivo di tale rinascita».
  9. 9. ATTUALITÀ Cenere lavica, un caso ancora aperto Cittadini e imprese da undici anni attendono il risarcimento per la calamità naturale legata all’eruzione dell’Etna di Carlo Lo Re Dietrofront dell’Agenzia delle Entrate che rischia di far fallire centinaia di imprese della provincia di Catania. Per il ministro della Funzione pubblica, Gianpiero D’Alia, «serve più sicurezza normativa, ma anche meno burocrazia» U n caso di undici anni fa. Che sarebbe stato superato ovunque in Occidente. E che invece in Italia ancora fa parlare di sé. Tanto da dovervi organizzare più volte convegni dedicati con un più che qualificato parterre di esperti, accademici e politici. E così, ad Acireale, presso la Direzione generale del Credito siciliano, si sono confrontate alcune fra le più qualificate personalità nel campo del diritto fiscale, dall’ordinario di Diritto tributario Salvo Muscarà, al presidente della Commissione tributaria regionale siciliana, Umberto Puglisi, dall’economista Antonio Pogliese al direttore generale del Credito siciliano, Saverio Continella. Al centro del dibattito (dal titolo “Per la certezza del diritto tributario”, promosso dall’Ordine dei Commercialisti, da Confindustria e dall’associazione “Amici dell’Università di Catania”), la scelta dell’Agenzia delle Entrate di Catania e Acireale, che ha deciso di sottoporre ad accertamento fiscale centinaia di aziende di Catania e provincia (ma alcune anche di Siracusa e Ragusa) che avevano goduto dei benefici di legge previsti per i danni dell’eruzione dell’Etna nel 2002. Un caos non da poco che rischia di portare al fallimento molte imprese siciliane, come si è reso conto il ministro della Funzione pubblica, Gianpiero D’Alia, per il quale «l’unica strada da percorrere è quella della semplificazione burocratica, per ridurre la distanza esistente tra cittadini e Pubblica Amministrazione, e agevolarne i rapporti. Dobbiamo dare certezze, soprattutto nel campo tributario, creando un quadro di riferimento normativo unico e chiaro, condizione indispensabile affinché le imprese possano investire nel nostro territorio». «Non si può chiedere a imprenditori e cittadini vittime di un danno da calamità naturale, dopo 10 anni, di subire un’ulteriore perdita», ha proseguito D’Alia, «sottoponendo a tassazione i benefici ricevuti: è evidente che si tratta di una questione di ingiustizia sociale, soprattutto in considerazione della diversa disciplina 1/2014 - BANCA&IMPRESA 9
  10. 10. ATTUALITÀ relativa alle esenzioni per le attività produttive dell’Emilia Romagna». Dal canto suo, Giuseppe Berretta, sottosegretario alla Giustizia, ha evidenziato come «la rilevanza delle questioni giuridiche e dei profili economici affidati alla giurisdizione fiscale imporrebbe una maggiore attenzione». Per Berretta, «il diritto tributario è materia di grande importanza, è importante, quindi, che l’università, gli ordini professionali e le associazioni di categoria tengano alta l’attenzione su questi temi». Sul caso cenere lavica, assai chiara è stata anche la posizione del giudice Puglisi: «sarebbe stato molto più efficace concedere subito delle riduzioni, senza eccessivi arzigogoli. Nella fattispecie, davvero si è ecceduto nel tentativo di trovare soluzioni indirette, mentre quella più diretta sarebbe stata la più giusta». Confusione in luogo di certezza, insomma, con l’ultima “chicca” dei quasi 200 avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate di Catania e di Acireale per il recupero (a tassazione!) delle differenze rispetto ai vari provvedimenti di sospensione, con tanto di applicazione delle sanzioni di legge e pure degli interessi. Oltre al danno, la beffa, insomma. Negli anni, non è certo stato con le mani in mano Antonio Pogliese, presidente dell’Associazione Amici dell’Università di Catania, una delle componenti della società civile etnea, attivissimo nel richiamare l’attenzione sul delicato caso. «Se abbiamo organizzato un simile dibattito», ha dichiarato Pogliese, «è per dare vita a un confronto fra saperi diversi e fra i cittadini, le associazioni e il potere giudiziario. La questione specifica del convegno è quella della certezza del diritto quale sistema delle regole di convivenza della comunità, quale aspirazione ad essere tutti uguali davanti alla legge. Fra i fattori che fanno la differenza vi è certamente il ruolo della burocrazia che, per altro verso, costituisce spesso motivo di distorsione della certezza del diritto, a cui anche il presidente della 10 1/2014 - BANCA&IMPRESA Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto riferimento a proposito dei dati relativi al crollo degli investimenti esteri in Italia». Ma quali sono stati finora le concrete modalità di intervento dello Stato in caso di calamità naturale. «Possiamo fare le seguenti distinzioni», ha spiegato Pogliese, «sulle modalità vi è stato un indennizzo specifico o forfettario, sulla tempistica essa è stata preventiva o posteriore, sulla tipologia o finanziaria o fiscale, mentre sulle moda- il tavolo dei relatori lità legali o ci si è affidati a quelle previste da apposite leggi già esistenti o a quelle regolamentate per legge volta per volta». Nulla di lineare, insomma, in una materia di grande delicatezza, vista la natura altamente sismica di un po’ tutto il territorio italiano, con eventi drammatiche che hanno toccato il Friuli come l’Irpinia, la Sicilia come, più recentemente, l’Abruzzo o l’Emilia. Per il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Catania, Sebastiano Truglio, «occorre passare dalla certezza del diritto al diritto alla certezza, soprattutto in ambito tributario, a maggior ragione quando si tratta di situazioni particolari come i danni da calamità naturali che coinvolgono un più ampio circuito economico, dal singolo cittadino all’impresa». Sulla stessa linea di pensiero si è detto il presidente di Confindustria Catania, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, che ha ricordato i numeri di una vicenda «che rischia di mettere in ginocchio decine d’imprese, visto che la stima è di circa 200 avvisi per relativi 400 milioni di euro di possibile riscossione», suggerendo di appellarsi alle soluzioni adottate per il più recente sisma in Emilia. Dal canto suo, il direttore generale del Credito siciliano, Saverio Continella, ha invece sottolineato il rilievo sociale e politico del riflettere su simili situazioni, evidenziando come «la certezza del diritto, anche e soprattutto tributario sia valore ed esigenza. Sono ovvie le difficoltà del sistema fiscale italiano a evolversi, ma è chiaro che al Paese serve la certezza dell’interpretazione delle leggi, perché nell’arbitrio sulle regole non vi è speranza di sviluppo».
  11. 11. ATTUALITÀ BitCoin, non si parla d’altro Futuro della moneta o grande bolla speculativa? Intervista a Francesco Strafalaci di Antonio La Mantia D: BitCoin, ennesima truffa finanziaria globale o voglia di utilizzare un’unica moneta su scala planetaria? R: Evidentemente la moneta BitCoin per come è nata (da un anonimo che sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto non ha voglia di prendersi alcun merito), si presta all’altra faccia della medaglia ovvero quella di una mega truffa nella quale molti risparmiatori, con la  rapida ascesa che ha avuto nell’ultimo anno (rapporto 1:1000) fa senza dubbio ricordare la bolla speculativa della New economy di oltre 10 anni addietro. Inoltre l’originalità della stessa, che si fabbrica dal nulla, (vedi i cosidetti Mining) e che addirittura per formare l’algoritmo chiede una sempre maggiore capacità di calcolo dei supercomputer. Anche da questo punto di vista tecnologico lascia molto a desiderare! Di contro non vi è dubbio che le Autorità internazionali che vigilano sui movimenti finanziari non hanno alcuna difficoltà a “spegnere” il fenomeno qualora si ravvisasse che dietro questa manovra si potessero nascondere anche interessi illeciti relativi a fenomeni di riciclaggio internazionale. Non vi è dubbio che la “comunità finanziaria” ha ormai bisogno di nuove regole economiche che possano concorrere a far ripartire la “crescita sistemica” a livello globale e non sono più bastevoli i rimedi di emissione di nuova moneta (vedi Fed e americana o Banca nazionale cinese)   ovvero di misure deflattive e di incentivazione del sistema bancario europeo che favoriscono paradossalmente le stesse Banche ma ne impoveriscono il tessuto economico intrinseco del mercato. Ultima considerazione è quella che dentro i padiglioni Expo 2015 di Milano circolerà, in maniera “celebrativa” l’eco-Mone- ta UFWC (United Future World Currency) e che anche questa emissione limitata, concorrerà a creare la nuova “cultura mondiale” e di accettazione della nuova auspicata Moneta unica Mondiale. D: Quale futuro secondo Lei aspetta questa nuova monetaelettronica? R: I BitCoin sono secondo la mia personale considerazione una iniziativa che può solo concorrere anch’essa a “fare cultura sistemica” per meglio far accettare ai cittadini nel mondo una nuova globalizzazione dell’economia! Ciò naturalmente non va confuso con le misure che i  Paesi 1/2014 - BANCA&IMPRESA 11
  12. 12. ATTUALITÀ che governano l’economia  quali gli Usa, la Cina, il Giappone e la Ue in particolare, dovrebbero impostare su base istituzionale, magari cominciando le cosidette “prove tecniche”, con l’armonizzazione dei DSP (Diritti speciali di Prelievo) regolamentati dal Global Stabilty Forum, al pari di come fu fatto per il vecchio Ecu europeo prima di adottare l’Euro attuale! Per quanto riguarda invece il futuro dei BitCoin, l’assoluta liberalità del “peer to peer” presentata come momento di assoluta libertà economica poco ha a che fare con la vera libertà dal bisogno di cui l’attuale capitalismo avrebbe veramente bisogno. D: Ci parli della sua proposta, tanti anni prima della nascita dei BitCoin, per una unica moneta globale. R: per la nostra iniziativa “Yes” (acronomio di Yen, Euro ed $ di dollaro ndr) nasce come proposta della nostra scuola di etica ed Economia Robin Mind. La crisi Mondiale dei Mercati Finanziari, al di là dello stato di “panico” e di “disagio” che sta creando nei Governi dei vari Paesi, che determinerà nella società civile più povera e già esposta alle normali “turbolenze” di Mercato un ulteriore impoverimento complessivo, potrà, con atteggiamento ottimistico e costruttivo, divenire un’occasione “storica” per avanzare finalmente una proposta audace ma, scientificamente fondata, per un governo dell’economia a livello globale in senso più strettamente etico! La scelta di questo “splendido” acronimo che, da un lato è in assoluto la parola più “positiva” e conosciuta da tutti i popoli della Terra… e dall’altro richiama in sé la lettera “Y” legata allo Yen ed allo Yaun, la lettera “E” legata all’Euro ed infine la 12 1/2014 - BANCA&IMPRESA lettera “$” tipica del dollaro… contribuirà ad una più facile e diffusa comunicazione e recepimento della filosofia che ne sta dietro. Questa proposta di nuova moneta intende pertanto rappresentare, come meglio non si potrebbe, che le attuali potenze economiche di riferimento, devono prima possibile sedersi allo stesso “tavolo” che vada oltre al G8 (di cui non fa parte la Cina) e “concertare” con un “respiro” di almeno sette anni le future politiche di “armonizzazione” economica delle stesse Monete intentando altresì di realizzare un “pseudo” Governo Mondiale dell’Economia e, di conseguenza, della Società civile in attesa di adeguate risposte! D: Quali i pericoli per l’assenza di una regia di controllo unica? R: Non credo ad un mercato finanziario che si auto-regolamenti da solo, né per quello che dicono noti economisti ex premi Nobel, né tanto meno ad una Moneta libera dal “controllo di una “regia unica”; caso mai posso immaginare una Autorità pubblica che eserciti un controllo più leggero sui mercati finanziari ma che debba essere assolutamente più trasparente nelle regole di gestione e somministrazione. Chi è Francesco Strafalaci Francesco Strafalaci è nato a Palermo, ma da molti anni risiede a Malta. Dopo il Diploma di Maturità Scientifica, ha conseguito la Laurea in Economia. Attualmente svolge la professione di Consulente Aziendale - Area Marketing - Pubbliche Relazioni e Finanza Etica.
  13. 13. INVESTIMENTI Mercati azionari, tapering, aumenti tassi d’interesse: possibili strategie di investimento Una soluzione per confidi e banche con buona liquidità di Francesco Lucchese direttore vendite Varengold Bank AG f.lucchese@varengold.de G li ultimi 12 mesi hanno visto l’avanzare di tutti gli indici azionari globali con l’indice SP500 e DAX ad esempio ai massimi storici. (L’indice SP500 ha superato i 1,800 punti e il DAX è volato verso 9250) Questo in realtà non dovrebbe stupire, considerando che i tassi d’interesse sono ai minimi storici che significa gli investitori non hanno incentivo a depositare presso banche considerati i magri o assenti guadagni. Molto meglio quindi investire su azioni, che però sono state alimentate in gran parte dalla grande liquidità emessa dalle banche centrali. Nel grafico sotto possiamo osservare gli aumenti degli indici europei e dell’SP500 statunitense dal periodo che va dal 28 Giugno al 16 Ottobre 2013. La crescita è stata sicuramente notevole. I mercati azionari sono in totale disaccordo con l’economia reale, la disoccupazione rimane elevatissima sia in Ue che in Usa e i posti di lavoro creati sono ancora troppo pochi. Il trend del mercato azionario non durerà sicuramente all’infinito, e quando la Fed inizierà il tapering (la riduzione del programma di acquisto di obbligazioni) si assisterà ad un ritracciamento degli indici azionari e sicuramente un rafforzamento del dollaro. Un ottima strategia da seguire quando questo accadrà, potrebbe essere quella di andare short sugli indici azionari. Varengold Bank offre la possibilità di andare short e long sugli indici azionari più importanti del mondo inclusi quello del Ftse Mib italiano. Una strategia da abbinare potrebbe essere quella di vendere EURUSD oppure acquistare USDJPY, perché appunto l’inizio di tapering porterà ad un rafforzamento del dol- laro. Occorre comunque sempre osservare il report sulla creazione di posti di lavoro pubblicato ogni fine mese, quest’ultimo dato incide anch’esso parecchio sull’andamento della valuta statunitense. Dopo il tapering da parte della Federal Reserve, l’altro grande evento di assoluta importanza è l’aumento dei tassi di interesse che dovrebbero partire già da fine 2014. A cosa assisteremo? Ad un notevole rafforzamento di tutte le valute come Euro, Sterlina che hanno mantenuto tassi d’interesse molto bassi e vicini allo 0 già da diversi anni. In questo caso una strategia da seguire sarebbe appunto quella di acquistare tali valute, specie nei confronti di valute consi- derate “safe havens” o veicoli sicuri (Yen giapponese e Franco svizzero) quindi gli incroci valutari come EURCHF, EURJPY, GBPJPY, GBPCHF, etc. Sul fronte azionario invece un graduale rafforzamento dei tassi interesse coincide in maniera differente per le diverse tipologie di titoli azionari. Storicamente, un aumento dei tassi d’interesse incide positivamente soprattutto sui titoli tecnologici. La tabella sopra riportata, mostra gli effetti sui diversi tipi di titoli azionari dopo il primo aumento dei tassi d’interesse. I titoli tecnologici sono i migliori candidati nel panora- 1/2014 - BANCA&IMPRESA 13
  14. 14. INVESTIMENTI ma azionario seguiti da farmaceutici, Telecom ed energia. I peggiori risulterebbero i titoli finanziari e le materie prime. Come si spiegherebbe l’ottima performance da parte dei titoli tecnologici quando si verificherà un aumento d’interessi? Osservando gli incrementi di tassi d’interesse a partire dal 1946 un aumento di tassi ha sempre favorito gli azionari tecnologici per il semplice motivo che queste aziende aiutano a migliorare la produttività. Cioè con l’aumento dei tassi d’interesse, l’economia rallenta, e si spende di più perché si cerca di fare di più con meno. Per fare di più con meno occorrono nuove soluzioni tecnologiche che queste aziende vendono. Ciò quindi determina un incremento delle vendite e quindi le quotazioni di tali aziende aumentano. Inoltre, le aziende tecnologiche non prendono molti soldi in prestito e quindi con l’aumento di tassi d’interesse c’è un rischio minore che i costi relativi agli interessi incidano negativamente sui profitti. In contrasto, le aziende di pubblica utilità come gas ed elettricità s’indebitano notevolmente e quindi un aumento di tassi d’interesse comporta un significativo aumenti dei costi. Ecco perché vediamo tali aziende come le peggiori performanti. Quando il tapering da parte della Fed verrà annunciato si potrà anche prevedere con una certa sicurezza che l’aumento dei tassi d’interesse e imminente e quindi questo tipo di titoli (i tecnologici) sarebbero da includere nel proprio paniere d’investimento. I titoli più 14 1/2014 - BANCA&IMPRESA ovvi come Amazon e Apple vengono in mente quando si pensa a technology stocks, ma ci sono anche i titoli come Verisign, Symantec Ebay, etc. Varengold Bank AG offre titoli sotto forma di CFD per i maggiori titoli delle categorie riportate nella tabella accanto con l’utilizzo di Metatrader 4, la piattaforma del trading più conosciuta. I prodotti offerti sono quello valutario, gli indici, le materie prime e singoli titoli. I titoli maggiormente rappresentati sono quelli delle borse Americane, Londinese, Parigina e di Francoforte. Come potrebbero quindi le istituzioni e i privati Siciliani guadagnare dalle opportunità che il mercato offrirà al momento dell’aumento dei tassi d’interesse? La banca Varengold con sede ad Amburgo, mette a disposizione dei suoi clienti singoli titoli, indici dove poter investire capitali. Varengold non opera solamente nell’ambito di mercati capitali ma anche investment banking. Qui si può optare per dei prodotti come certificati o fondi dove si possono includere titoli tecnologici in combinazione con altri prodotti come Etfs. Si può quindi creare un paniere d’investimento per poter sfruttare al massimo le potenzialità che il mercato presenta. I clienti retail che invece preferiscono operare in autonomia possono acquistare titoli tecnologici singoli e abbinare il forex se desiderano utilizzando la famosa piattaforma di trading Metatrader 4. Varengold Bank quindi abbina i servizi offerti ad una clientela retail con quelli tradizionalmente offerti a quelli istituzionali. Soluzioni White Label I multifidi e le banche Siciliane potrebbero ampliare la loro offerta ai propri clienti con un accordo di “White Label”. Con questo tipo di accordo Varengold Bank potrebbe offrire la propria piattaforma integrandola con i sistemi di banche, cooperative, fidi ecc. I clienti avrebbero quindi accesso a CFD, forex, metalli preziosi direttamente dal proprio conto. Si migliorerebbe cosi il servizio offerto e dare accesso ai mercati ad investitori a tutti i livelli. Il tutto in una situazione di totale trasparenza e fornendo un servizio di prima classe al cliente finale sia esso retail che istituzionale. glossario tapering: “calare o diminuire”, in ambito finanziario si riferisce appunto alla diminuzione di liquidità emessa dalla Federal Reserve (Banca centrale americana) riducendo la quantità di obbligazioni acquistata mensilmente short e long: “corto” e “lungo” si riferiscono alla posizione che si tiene in un determinato mercato. “Lungo” significa che si e acquistato e quindi si pensa che il mercato salirà. Una posizione “corta” invece significa che si pensa che il mercato scenderà e quindi si vende. Si può andare long o short di titoli, obbligazioni, valute opzioni, ecc. safe havens: questo termine indica titoli o valute che vengono richieste durante periodi di crisi. Un classico esempio sono il Franco svizzero lo Yen giapponese e l’oro. Offrono cioè maggiore protezione durante periodi di incertezza forex: indica foreign exchange o mercato valutario cfd: il termine indica contracts for difference cioè contratti finanziari che imitano il movimento di titoli reali. Fanno parte della categoria di derivati, perché appunto derivano da altri titoli emessi sul mercato eurusd: sono le iniziali dell’incrocio valutario più scambiato al mondo euro contro dollaro Sp500: indica l’indice contenente i 500 titoli delle più grandi aziende americane Ftse 100: l’indice azionario dei principali titoli del mercato inglese
  15. 15. Condifi in Sicilia secondo appuntamento ATTUALITÀ L’ABI fa tappa a Messina ECONOMIA Il risparmio delle famiglie siciliane LEGALITÀ Il bilancio sociale, dai numeri alle parole CONSULENZA La leadership e il ruolo del capo SICILIA Anno I n. 2-3 · febbraio/marzo 2013 · una copia € 3,00 · Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 conv.n.46 art.1 comma 1 Palermo mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria Un futuro di cambiamenti aspetta i confidi siciliani
  16. 16. CONFIDI Svimez, così i confidi siciliani Sotto la lente d’osservazione questo importante tassello della finanza regionale tratto da Rapporto Svimez su relazioni banca-impresa e ruolo dei confidi nel Mezzogiorno A l Sud i confidi sono più piccoli rispetto a quelli del Nord e, a parità di grandezza, erogano meno garanzie offrendo alle imprese finanziamenti ad un tasso quasi doppio rispetto ai colleghi del Centro - Nord. Questo quanto emerge dal rapporto curato dalla Svimez sulle relazioni Banca e Impresa e sul ruolo dei confidi nel Mezzogiorno. Condotto su dati Banca d’Italia, UniCredit, Fedart Fidi e Unioncamere, lo studio analizza negli anni 2006-2011 l’andamento economico e le prospettive di sviluppo dei confidi, consorzi intermediari tra banche e imprese, che garantiscono finanziamenti a tasso agevolato alle aziende. Nello studio anche un’analisi particolareggiata e inedita condotta direttamente su centinaia di statuti e bilanci di campioni di confidi. Nello studio si prende in esame negli anni pre-crisi 2006-2007 un 16 1/2014 - BANCA&IMPRESA campione di 440 confidi, di cui 270 al Centro-Nord e 170 al Sud, divisi tra piccoli (garanzie inferiori a 3 milioni di euro), medi (da 3 a 20) e grandi (oltre 20). Dallo studio emerge che al Sud i confidi sono relativamente più piccoli; su 100 confidi, al Sud il 37% è piccolo, più del doppio del Centro-Nord (17,8), e solo il 16% può definirsi grande (contro il 42% dell’altra ripartizione). A parità di grandezza, i confidi del Centro-Nord erogano più garanzie, 27 milioni di euro in media contro 22 milioni. Differenze anche sul fronte del risultato di gestione: se questo è simile tra le due ripartizioni per i confidi grandi, (159mila euro del Centro-Nord contro 144mila del Sud) a soffrire di più sono i confidi piccoli e medi. Un confidi piccolo del Centro-Nord nel periodo in questione dichiara un risultato reddituale di quasi 4mila euro, mentre il suo omologo meridionale lamenta una perdita di quasi 5500 euro. E ancora: un confidi medio del Centro-Nord ricava oltre 66mila euro contro una perdita del suo omologo meridionale di 11mila euro. I confidi grandi sono in grado di offrire alle aziende servizi a prezzi più contenuti dei piccoli, più i confidi sono piccoli maggiore è il costo del servizio che scaricano sulle imprese associate. Soprattutto al Sud: per un’impresa rivolgersi a un confidi meridionale vuol dire spendere quasi il doppio (5,5% contro il 3%) di quanto spende un’impresa che si rivolga a un confidi operante nel CentroNord. Interessanti anche i risultati che emergono da un’analisi sui bilanci di 13 grandi confidi meridionali, di cui 7 siciliani (Confeserfidi, Commerfidi, Confidi Fideo, Credimpresa, Unifidi imprese, Fidimpresa Confidi, Interconfidi med), 3 sardi (Confidi Sardegna, Consorzio Fidi Fin, Sardafidi), 2
  17. 17. CONFIDI abruzzesi (Confidi mutualcredito, Intecredit Confidi Imprese), 1 pugliese (Cofidi Puglia) relativa agli anni 2009-2011, le cui performances sono state confrontate con un confidi maggiore particolarmente virtuoso a livello nazionale (Eurofidi, ossia il più grande confidi italiano con sede legale in Piemonte e uno dei più rilevanti soggetti di garanzia fidi a livello mondiale). Dall’analisi emerge che nel periodo in questione i confidi sono cresciuti circa del 6%, a fronte del + 13% di Eurofidi. A livello di garanzie rilasciate, dal 2009 al 2011 i confidi del Mezzogiorno sembrano crescere più del benchmark, essendo la media meridionale superiore a quella di Eurofidi (+11,2% contro +10%). L’ammontare delle garanzie rilasciate equivale in media a 4,6 volte il capitale investito, un terzo di Eurofidi (18,6). In crescita anche il numero delle imprese associate, +6,6%, per un valore medio nel 2011 di oltre 6mila unità, meno della metà di Eurofidi (+17%), attestandosi a quasi 48mila unità. In risalita anche il capitale sociale, +35% in media contro il 37% di Eurofidi, che arriva nel 2011 a 9,8 milioni di euro. Si deteriora nel periodo in questione il grado di copertura, in media dimezzandosi (da 108% a 44%). Discorso a parte per il tasso di sofferenza, nel 2011 al Sud dieci volte più pesante rispetto ad Eurofidi (11,8% di media contro 1,6%). Quanto alla solidità patrimoniale, le garanzie erogate per ogni euro disponibile restano al Sud un quarto rispetto ad Eurofidi (6 contro 26). Una misura importante della gravità della crisi viene anche dal rilevamento dei crediti per escussioni, cioè i crediti delle aziende insolventi che le banche hanno recuperato dai confidi. Qui i confidi meridionali e il benchmark seguono dinamiche parallele, per Eurofidi ancora più pesanti. Se infatti al Sud la media del 2011 del 5% è aumentata in due anni del 46%, in Eurofidi la media 2011 del 13% è risultato di un aumento del 388% rispetto ai due anni precedenti. Altro segnale della crisi viene dall’analisi del margine d’intermediazione, che ha coperto i costi, nel 2011, solo per quattro confidi su 13. Dall’analisi, inoltre, emerge anche una necessità di rinnovamento con l’obiettivo di essere maggiormente in linea con la nuova normativa in materia di chiarezza e trasparenza, e di migliorare l’efficienza gestionale. In particolare, secondo gli autori, meritano approfondimenti l’esigenza di esplicitare in modo più chiaro le regole di funzionamento e la composizione degli organi sociali, con attenzione ai requisiti di onorabilità, indipendenza e professionalità degli amministratori e agli esponenti aziendali. Sempre in un’ottica di maggiore trasparenzaandrebbe precisato nei Cda e negli organi di controllo il peso e i poteri degli Enti sostenitori. Da segnalare anche l’esigenza di una maggiore partecipazione dei vari organi sociali allo svolgimento delle numerose attività e le possibilità di offrire servizi anche a terzi. “I confidi meridionali segnalano problemi di equilibrio reddituale non dipendenti dall’erogazione delle garanzie ma piuttosto da una struttura delle voci di costo e di ricavo non in linea con gli obiettivi di equilibrio gestionale”, si legge nello studio. “Il maggior assorbimento di risorse per i confidi meridionali è ascrivibile a una minor efficienza gestionale o a più avverse condizioni di contesto e non invece a una più intensa attività di erogazione delle garanzie”. “Nonostante i confidi abbiano intrapreso negli anni importanti processi di razionalizzazione, nel Mezzogiorno la situazione resta ancora critica per effetto delle loro ridotte dimensioni, minore liquidità, maggiore esposizione al rischio”, conclude lo studio dello Svimez, “I confidi meridionali non sembrano al momento in grado di supportare efficacemente le piccole e medie imprese, che continuano a lamentare le difficoltà di accesso al credito. Serve quindi con urgenza una riorganizzazione del settore, che con l’aiuto anche di contributi pubblici agisca sul miglioramento strutturale dei confidi e sulla loro efficienza gestionale”. 1/2014 - BANCA&IMPRESA 17
  18. 18. CONFIDI 2012: analisi del settore Pubblichiamo un sintesi del rapporto curato da Assoconfidi Sicilia Rapporto curato da: Danilo Maltese Unifidi Imprese Sicilia Soc. Coop. Loredana Marino Interconfidi Med Soc. Coop. APPROCCIO METODOLOGICO L’analisi della situazione economico-patrimoniale dei confidi in Sicilia è stata condotta sull’intera “popolazione” degli intermediari “107” (Unifidi Imprese Sicilia, Confeserfidi , Commerfidi, Credimpresa, Interconfidimed, Fidimpresa, Fideo) e su un campione di confidi 106 più rappresentativi del comparto (Casartigiani Fidi, Confidi (Agrigento), Confidi Sicilia, Multifidi, Profidi, Ascom Fidi, FidiSicilia, Confidi Cofiac, Con.Fi.M.). Le informazioni economiche, patrimoniali e commerciali sono state aggregate per meglio tracciare le dinamiche di settore. CONTESTO DI RIFERIMENTO. IMPRESE E CREDITO Nel corso del 2012, in Sicilia, la fase recessiva si accentua ulteriormente, con una riduzione del PIL del 2,7%; quasi tutti i settori accusano cali di fatturato e peg- 18 1/2014 - BANCA&IMPRESA gioramenti sia delle condizioni di economicità sia degli equilibri finanziari. Il settore manifatturiero è interessato da una contrazione del fatturato e della spesa per investimenti. I servizi risentono della debolezza dei consumi interni, dovuta alla riduzione del reddito reale disponibile delle famiglie. Il valore aggiunto del settore diminuisce dell’1,9% nel 2012, si contraggono anche fatturato, investimenti e occupazione. Nell’ambito dei servizi, solo il settore del turismo presenta segnali di crescita; nel 2012 gli arrivi in Sicilia aumentano del 2,8%, sebbene con un tasso di crescita inferiore rispetto al 2011 (+5,4%), i pernottamenti segnano un +1,4% (+3,9% nel 2011), con andamenti migliori nelle province di Ragusa, Siracusa e Palermo. Il valore aggiunto dell’industria si riduce del 4,2%, con un calo complessivo di oltre il 20% nel quinquennio 2008-2012; il calo del fatturato si attesta al -0,9% e gli investimenti si riducono del 6,2%, con un trend peggiore per le imprese di minore dimensione. La redditività media del settore (ROA) si attesta intorno allo 0%. Nel 2012 prosegue la riduzione del livello di attività del comparto delle costruzioni. Il valore aggiunto, in calo dal 2006, segna un -7,9% nel 2012 con una riduzione media annua del 4,9% (contro il -1,3% dell’intero Paese), accompagnato da una contrazione del 10% del numero di occupati. I prestiti al settore produttivo registrano un -1,2% rispetto al 2011, in virtù sia di una contrazione della domanda, sia di un inasprimento delle condizioni di offerta; la contrazione riguarda in maniera particolare le imprese di piccole dimensioni (-2%). La domanda di credito, oltre agli scarsi investimenti, accusa per la prima volta anche segnali di riduzione del fabbisogno di finanziamento del circolante, mentre la parte preponderante continua ad essere caratterizzata dalle richieste di ristrutturazione del debito. L’orientamento restrittivo dell’offerta continua a manifestarsi soprattutto attraverso i tassi di interesse praticati dalle banche che risentono di un aumento degli spread; la rigidità delle condizioni di offerta si manifesta, inoltre, attraverso la contrazione delle
  19. 19. CONFIDI quantità offerte rispetto a quelle domandate, l’aumento delle garanzie richieste e l’aumento dei criteri di selezione adottati con modelli di rating alquanto rigidi. Solo il 40% delle imprese ottiene l’intero importo del finanziamento richiesto, nel 2011 era invece il 50%. Le forme tecniche a scadenza segnano una riduzione più accentuata (-4,4%) rispetto alle aperture di credito in conto corrente (-1,3%), indice di una minore propensione ad impegnarsi a lungo termine sia da parte delle imprese che delle banche e conseguenza di una minore spesa per investimenti. In ordine alla qualità del credito, tra 2011 e 2012 il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti vivi ad inizio periodo (tasso di decadimento) sale dal 3,5% al 4,4%; il peggioramento della qualità creditizia interessa in misura particolare le costruzioni e i servizi, mentre per la manifattura l’indicatore migliora rispetto al 2011. L’incidenza dei crediti deteriorati (dallo scaduto alla sofferenza) rappresenta il 38,3% dei finanziamenti, contro il 32,7% nel 2011; nel 2012 aumenta la rapidità di deterioramento dei prestiti alle imprese1. Nell’attuale contesto di generalizzate tensioni di domanda e offerta si innesta appieno l’intervento dei confidi; questi, assorbendo una parte significativa degli attriti del sistema, consentono a numerose imprese di ottenere credito, che in determinati casi è anche determinante per la vitalità dell’impresa stessa. I confidi assistono prevalentemente micro e piccole imprese caratterizzate da scarsi indici di patrimonializzazione, fenomeno altamente diffuso in Sicilia, da forti tensioni finanziarie generate spesso dalla difficoltà di incasso dei crediti commerciali, da una ridotta propensione all’internazionalizzazione, fattore che circoscrive l’operatività ad un mercato interno poco liquido e con una domanda in contrazione, elementi che si traducono in insoddisfacenti indicatori di bilancio con conseguente scarsa valutazione di rating. Eppure queste imprese costituiscono il cuore delle produzioni locali, parte importante di un made in Italy da sostenere. Il modello confidi, proprio per il ruolo sociale a cui assolve, incontra difficoltà nell’auto-sostentamento, le commissioni percepite dalle imprese associate non tafoglio garanzie al 31 dicembre 2012 di € 793.310.219 ed una riduzione del -4,2% rispetto all’anno precedente. Le imprese associate superano le 44mila unità, con un aumento netto di circa 1.600 rispetto all’esercizio precedente. Il flusso di finanziamenti garantiti nel 2012 ammonta ad € 328.943.874, con una flessione annua del -19%; tutti gli operatori subiscono cali nei flussi garantiti. Trovano impiego in queste realtà più di 170 dipendenti, oltre ai numerosi collaboratori esterni. appaiono sufficienti per mantenere un settore il cui compito è quello di supportare l’economia e non di gravare sulle imprese stesse. Un impianto normativo poco adatto a cui i confidi 107 in maniera particolare sono sottoposti e una quasi assenza di intervento pubblico, con esclusione di alcune Camere di Commercio, non contribuiscono sicuramente al perseguimento della mission del settore. confidi analizzati superano i 247 milioni di euro, in aumento rispetto all’anno precedente. Risultano associate oltre 14mila imprese. STRUTTURA DEL SETTORE Confidi 107 In Sicilia sono presenti sette confidi vigilati (107), con un por- Confidi 106 In Sicilia operano 50 confidi ex art. 155 comma 4 iscritti nell’apposito elenco. Le garanzie rilasciate dai nove RISCHIOSITA’ E SITUAZIONE ECONOMICO-PATRIMONIALE DEL SETTORE Qualità del portafoglio e politiche di copertura del rischio di credito Confidi 107 I crediti deteriorati rappresentano il 18% dell’esposizione lorda; il progressivo deterioramento del portafoglio spinge gli intermediari a potenziare i presidi di 1/2014 - BANCA&IMPRESA 19
  20. 20. CONFIDI mento dovuto in primo luogo alla natura della garanzia (sussidiaria), che sposta in avanti nel tempo l’escussione del credito, ma anche a criteri di rilevazione del deterioramento meno puntuali e tecniche di copertura del rischio meno sofisticate. Situazione Economica copertura del rischio, innalzando i fondi rischi su crediti al 5,6% dell’esposizione. Nello specifico, i crediti escussi a sofferenza sono svalutati per oltre il 51%, i crediti di firma deteriorati per il 21,7% e a fronte dei crediti di firma in bonis sono appostati fondi rischi che coprono l’1% circa dell’esposizione. L’attenzione mostrata verso il presidio del rischio di credito e la volontà di adeguare i fondi nell’ottica di una gestione sana e prudente, conseguentemente all’importante peggioramento della qualità creditizia, si traducono in consistenti rettifiche di valore ed accantonamenti che pesano in maniera determinante sul risultato d’esercizio. L’eccessivo peso del “costo del rischio” spinge alcuni intermediari ad utilizzare poste patrimoniali per la costituzione dei fondi rischi su crediti, mitigando il carico sul conto Economico. Nel 2012, infatti, le rettifiche di valore superano le stesse commissioni attive (104,7%). Confidi 106 I crediti per intervenuta escussione rappresentano una quota poco significativa dell’intero 20 1/2014 - BANCA&IMPRESA portafoglio, in virtù anche delle politiche di passaggio a perdita adottate dagli operatori. Il fenomeno del deterioramento della qualità creditizia sembra, almeno all’apparenza, interessare meno i confidi 106, tanto che l’incidenza delle rettifiche di valore sulle commissioni attive si mantiene inferiore al 15%, ele- Confidi 107 Il settore risulta in perdita sia nel 2012 che nel 2011, con un peggioramento delle condizioni di economicità della gestione. Cinque confidi su sette chiudono in perdita. Le commissioni nette contribuiscono per il 78,5% alla generazione del Margine di intermediazione, il restante 21,5% viene sviluppato dalla gestione finanziaria. Il Margine di intermediazione vie-
  21. 21. CONFIDI ne assorbito per il 90,2% dalle rettifiche di valore e per l’84% dalle spese amministrative, di cui il 51,8% costi del personale (compresi amministratori e sindaci). Il margine in questione, si mantiene pressoché stabile tra 2011 e 2012, le spese amministrative vengono contenute, mentre subiscono un aumento del 143% le rettifiche di valore. L’incidenza delle commissioni attive rispetto al finanziato nell’anno segna un incremento nel corso del 2012, dovuto in parte a manovre di adeguamento del pricing. Il peso dei costi del personale rispetto alle commissioni da garanzia aumenta significativamente, mentre si mantengono costanti le altre spese amministrative. Il comparto titoli è caratterizzato da incrementi di efficienza, dovuti prevalentemente all’incremento dei tassi. Situazione Patrimoniale Confidi 107 Durante il 2012 si verifica, a livello settoriale, uno smobilizzo dei titoli in portafoglio (-18,8%) ed un contestuale aumento delle disponibilità liquide, fenomeno in parte dovuto all’accresciuta percezione del rischio di liquidità a causa della crescente dinamica delle escussioni. Si nota una preferenza alla classificazione dei titoli all’interno della categoria “disponibili per la vendita”, che costituisce il 20,9% del totale attivo, mentre le attività finanziarie detenute sino alla scadenza rappresentano il 13,8%. Il 55,5% del totale attivo è rappresentato dai crediti verso banche e verso soci, categorie che costituiscono rispettivamente il 46,7% ed l’8,8%. Tra le poste del passivo e del patrimonio netto, le altre passività, all’interno delle quali sono presenti i fondi rischi su crediti, rappresentano la voce più importante (42%), il capitale sociale il 34,7%, le riserve il 12,8%. Tra 2011 e 2012 le altre passività aumentano del 45%, di converso le riserve si riducono del 45% per via della copertura delle perdite. Il patrimonio di vigilanza copre il 45,4% dell’attivo; rispetto al 2011 si assottiglia il disallineamento tra Patrimonio di vigilanza e Patrimonio netto, in seguito, in parte, ad una più corretta politica di allocazione delle poste contabili. Il rapporto tra fondi rischi su crediti e totale attivo si attesta al 28,5%, livello raddoppiato rispetto al 2011, per via dell’efficientamento delle politiche di copertura della perdita attesa e dell’aumentato trend di deterioramento del portafoglio. I risconti passivi rappresentano il 6,6% ed i depositi cauzionali il 4,2% dell’attivo. Fondi rischi su crediti, risconti passivi e depositi cauzionali contribuiscono alla copertura delle perdite attese, il Patrimonio di vigilanza copre invece le perdite inattese. Nel complesso il settore ha un patrimonio disponibile del 49,7%, in aumento rispetto al 2011,con Confidi 106 Il campione analizzato si presenta in perdita in entrambi gli esercizi; sei confidi su nove chiudono in negativo. I ricavi commissionali si riducono del -16,7% rispetto al 2011, mentre le rettifiche di valore sono costanti; solo quattro confidi effettuano rettifiche di valore nel corso del 2012. 1/2014 - BANCA&IMPRESA 21
  22. 22. CONFIDI Nel corso del 2012, in Sicilia, la fase recessiva si accentua ulteriormente, con una riduzione del PIL del 2,7% un Total Capital Ratio del 12,2. Le preoccupazioni per i confidi 107 consistono nel ridotto livello di efficienza economica e nella ancora insufficiente copertura delle perdite attese, fattori che, senza alcun intervento, potrebbero erodere nel tempo l’attuale Patrimonio disponibile. Confidi 106 La situazione patrimoniale dei confidi 106 conferma il contenuto dimensionamento dei fondi rischi su crediti; l’incidenza di questi ultimi rispetto al totale attivo è infatti del 3,2%, contro il 28,5% per i confidi 107. I depositi cauzionali, che ammontano a circa 25 milioni, pesano invece per il 22 1/2014 - BANCA&IMPRESA 32,4% (4,2% per i 107). Il rapporto tra conti correnti disponibili e obbligazioni bancarie rispetto alle garanzie in essere (c.d. moltiplicatore) si attesta al 17%, in riduzione rispetto al 2011. La differente politica di copertura del rischio adottata dai 106 rispetto ai 107 è stata e continua ad essere, per i confidi che valicano la soglia della vigilanza, causa di azioni di adeguamento dei fondi rischi che spingono ad effettuare rettifiche di valore anche superiori alle commissioni attive percepite, ovvero inducono a porre in essere scelte di bilancio volte a riallocare poste del passivo e del patrimonio netto all’interno dei fondi rischi stessi.
  23. 23. CONFIDI Fidimpresa Sicilia: “per i confidi un futuro da intermediari finanziari” Come l’articolo 107 ridisegna il settore? di Alessia Di Raimondo Fidimpresa vanta una compagine sociale di 764 aziende, una rete non indifferente per creare un ecosistema stabile per l’economia produttiva siciliana L a realtà dei confidi è stata recentemente ridisegnata dalla Banca d’Italia con la trasformazione in intermediari finanziari ex articolo 107 del T.U.B. Ultime comunicazioni inviate dall’autorità risalgono a marzo e maggio 2013 e sono pertinenti al trattamento delle perdite sui fondi monetari e sulla classificazione delle garanzie deteriorate che dovrebbero portare i confidi ad una maggiore omogeneità ed al rispetto della prudenzialità nelle logiche di comportamento dal corrente anno in poi. Assetti di controllo mutati e nuovi standard organizzativi richiesti completano le azioni della Banca d’Italia in materia. Se e come cambia l’industria dei confidi è oggetto di dibattito e la Sicilia è il contesto su cui indagare. Abbiamo intervistato Andrea Urzì, giovane consigliere d’amministrazione di Fidimpresa-Confidi di Sicilia, intermediario finanziario autorizzato dalla Banca d’Italia ex art. 107 T.U.B. Con la sede di Ca- Andrea Urzì, consigliere d’amministrazione di Fidimpresa-Confidi di Sicilia tania e le filiali di Enna, Siracusa e Ragusa, il progetto Fidimpresa vanta una compagine sociale di circa 764 aziende. Una rete non indifferente per creare un ecosistema stabile per l’economia produttiva siciliana. Il punto di vista di uno dei vertici dell’istituto. 1/2014 - BANCA&IMPRESA 23
  24. 24. CONFIDI La Sicilia è la regione con più alta concentrazione di confidi nel Centro-Sud, che ripercussioni ha avuto la trasformazione in intermediari finanziari vigilati per i confidi siciliani? Ha determinato un forte aggravio dei costi di struttura, al quale non è corrisposta la crescita della base associativa - in parte frammentata in 7 organizzazioni di livello 107 ed in decine di livello 106, in parte non ricorrente affatto al sistema dei confidi - soprattutto per mancanza d’informazione. Come cambiano i meccanismi di garanzia tra banche e confidi? Quali agevolazioni e tutele addizionali forniscono i confidi rispetto agli istituti bancari? Capita molto di frequente che le banche chiedano ai clienti una garanzia 107 a partire da 50k euro. Tuttavia, il declassamento del debito sovrano italiano non consente più agli istituti di computare accantonamenti del 20% in bilancio a fronte delle quote dei finanziamenti coperti da garanzia confidi. Il ricorso al sistema di ga- ranzia collettiva fidi, pertanto, non consente di liberare maggiore liquidità, ma esclusivamente di attenuare le perdite future. Come si sta adeguando Fidimpresa al cambiamento del settore in termini di standard organizzativi qualitativamente più elevati? 24 1/2014 - BANCA&IMPRESA La nostra struttura è stata fortemente migliorata e disponiamo di vari livelli di valutazione, monitoraggio e controllo dei processi. Tale sicurezza nell’analisi dei rischi è stata anche confermata da una recente ispezione di Banca d’Italia. Per aumentare lo standing della società e consentirci di coprire perdite dovute alle sofferenze dei prestiti generate dalle aziende garantite, abbiamo in programma la trasformazione in banca di garanzia, grado di qualificazione più elevata nel sistema che consentirà la generazione di ricavi derivanti da altre famiglie di prodotti. Inoltre, a livello di sistema regionale, andrebbero agevolate ed accompagnate fusioni tra consorzi che determinino la nascita di un unico aggregato presente in tutte le province siciliane in maniera organizzata e gestito managerialmente. Sarebbe utile l’ausilio di Irfis-Finsicilia per la strutturazione di prodotti più evoluti e con approccio anche al ruolo di lender di m/l termine, usufruendo dei confidi come terminali locali. In che termini Fidimpresa sta intervenendo per far fronte alla depatrimonializzazione rilevata nello scorso anno? Il nostro patrimonio è solido - 8,5 milioni - ma prevediamo di raggiungere quota 10 milioni. Le nostre disponibilità reali ammontano ad oltre 15 milioni; le perdite di bilancio sono state indicate sulla scorta delle indicazioni e dei criteri previsionali dettati dagli organi di vigilanza al fine di aumentare la prudenza nella analisi del portafoglio. Le escussioni reali nell’arco dell’esercizio ammontano a circa 900k a fronte di una perdita iscritta a bilancio di 4,8 milioni. Questo ci consentirà di ripartire con un bilancio 2013 molto più “pulito”. Come Fidimpresa intende prevenire il deterioramento del credito segnalato come un campanello d’allarme dalla Banca d’Italia? Purtroppo la quasi totalità delle pratiche deteriorate riguardano posizioni anche di 5/6 esercizi precedenti, quando l’analisi del cliente e dell’operazione non facevano trasparire elementi di rischiosità. Accade spesso che alcune aziende molto sane e anche patrimonializzate vadano in concordato perché il loro mercato di riferimento è praticamente scomparso nell’ultimo triennio (es. alluminio, prefabbricati, edilizia residenziale). Un’azienda - seppur sana - non può resistere 3 anni senza ricavi adeguati ai costi, so-
  25. 25. CONFIDI prattutto se il suo mercato di riferimento è rappresentato in primis dal contesto regionale. Che intervento ritieni opportuno - utile o necessario - per agevolare il sistema del credito relativamente all’ecosistema dei confidi? In primis, maggiore ricorso al fondo MCC per contro garantirsi, in particolare con le co-garanzie. È necessario, però, che i requisiti per l’accesso divengano a misura di aziende reali e non di casi da manuale didattico. È necessaria anche una nuova legge regionale sul sistema confidi, che promuova aggregazioni, professionalità e managerialità, ma che dia certezza del rimborso interessi con l’utilizzo di risorse comunitarie che alimentino un fondo di rotazione riferito al capitolo di bilancio. Ancora, una maggiore vicinanza dell’Irfis che divenga il protagonista diretto nel m/l termine e per ciò che concerne il leasing; il sostegno alla costituzione di una rete locale delle banche popolari, Bcc e piccole Spa a dimensione provinciale. Ricordiamoci che anche le banche ed i confidi rappresentano economia produttiva e se rafforziamo i protagonisti locali, che non operano in altre parti d’Italia e che mantengono le politiche direttive sul territorio, contribuiamo alla stabilità del sistema e alla ripresa di fiducia di imprese, consumatori e risparmiatori. ALESSIA DI RAIMONDO Dottoranda di ricerca in Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, con focus sulle tematiche di strategia d’impresa e venture capital. Visiting scholar presso il Dipartimento di “Strategic Management and Entrepreneurship” della Rotterdam School of Management (Erasmus Universiteit, Rotterdam). Redattrice per la Sezione Tech di Fanpage.it e Vice Caporedattore per la Sezione Business di Ninjamarketing.it. Alessia Di Raimondo ha recentemente avviato una collaborazione con A-tono, impresa del settore digital e mobile, come Product Marketing Manager per i servizi premium. (Contatto mail: a.diraimondo@unict.it). non perdere un anno di notizie abbonati invia una e-mail a: info@bancaimpresa.info 1/2014 - BANCA&IMPRESA 25
  26. 26. CONFIDI “Occhio alla depatrimonializzazione” di euro. Con un effetto di “depatrimonializzazione” del sistema che riduce il patrimonio di bilancio in un solo anno da 95,7 milioni a 78,2 milioni, con una perdita di 17,5 milioni di euro. In calo le garanzie rilasciate: -37,2 milioni. In particolare lo studio evidenzia tre punti critici: la depatrimonializzazione, il deterioramento del credito e la riduzione delle capacità di intervento. Nel 2012, infatti, si riduce lo stock delle garanzie del 4,4%, ma le nuove erogazioni arretrano del 17,2%; si riduce anche il patrimonio in modo consistente da 95,7 Il patrimonio di bilancio segna una perdita di 17,5mln nel 2012. In calo le garanzie rilasciate: -37,2mln di Raffaele Mazzeo L a situazione dei confidi siciliani riflette gli acciacchi di quelli meridionali. La radiografia del sistema dei sette “consorzi 107” dell’Isola è stata tracciata esaminato i bilanci degli intermediari siciliani vigilati dalla Banca d’Italia. L’analisi è stata condotta mediante un’approfondita lettura dei bilanci con sede legale in Sicilia predisposti in base agli International Financial reporting Standard (Ifrs). Il focus ha riguardato tre elementi chiave del settore: la sostenibilità del business, il deterioramento della qualità del credito e le politiche di copertura dei rischi e la liquidità dei consorzi. Un dato che emerge subito: hanno subito una perdita nel risultato di esercizio: nel 2011 è stata di 2,3 milioni di euro, mentre nel 2012 è salita a 7,7 milioni 26 1/2014 - BANCA&IMPRESA ... un anno di recessione... milioni a 78,2 milioni; si rileva una perdita di esercizio per il secondo anno consecutivo (-7,7 milioni nel 2012). Di conseguenza crescono gli accantonamenti per il rischio di credito che rappresenta la principale causa della perdita di esercizio 2012: questi ammontano a 8,9 milioni (nel 2011 erano 2,6 milioni); nel 2012 le garanzie deteriorate crescono da 74 milioni a 126 milioni e aumenta il presidio dei rischi con maggiori fondi a copertura, in parte costituiti da accantonamenti economici ed in parte da patrimonio. I fondi rischi a carico del confidi passano dal 2,9% al 5,5% delle garanzie in essere. Di fronte a certe cifre è evidente la riduzione degli spazi di manovra e la capacità di intervento per i consorzi di
  27. 27. CONFIDI garanzia. A fronte della domanda di credito diminuita e della rigidità dell’offerta da parte delle banche i confidi stanno subendo una riduzione delle loro capacità di intervento. Inoltre, hanno difficoltà a fissare tariffe proporzionate al rischio perché la clientela non vede con favore l’innalzamento delle commissioni. Di recente la Banca d’Italia ha inviato due comunicazioni ai confidi sul trattamento delle perdite sui fondi monetari e sulla classificazione delle garanzie deteriorate che indurranno i confidi a comportamento più omogenei e prudenziali a partire dal 2013. Nello studio si provano anche ad ipotizzare alcune soluzioni per uscire da queste difficoltà: Spingere sul Fondo di Garanzia Pmi (fondo MCC) che copre, a costo zero per il confidi, l’80% del rischio di credito e con la garanzia dello Stato; fare ricorso ai Fondi Ue per realizzare operazioni strutturate di cartolarizzazione sintetiche; servire le banche e le istituzioni finanziarie pubbliche nella diffusione e nel supporto alle Pmi delle agevolazioni regionali, nazionali e comunitarie; risparmiare sui costi con soluzioni organizzative in outsourcing; accompagnare meglio le Pmi nelle loro esigenze, in modo da da aumentare la capacità di ricavi. La Sicilia, con 7 “confidi 107” ed un portafoglio garanzie al 31 dicembre 2012 di 812 milioni di euro, è la Regione con più alta concentrazione di confidi fra le regioni del Centro-Sud, un sistema che è cresciuto negli anni 2000 in maniera formidabile dal punto di vista patrimoniale, grazie ai continui rilasci di risorse pubbliche, in particolare della Regione, e alle quote dei soci attratti dal contributo in conto interessi, un’agevolazione che negli anni si va riducendo per carenza di risorse finanziarie. Ma a questa crescita patrimoniale non è corrisposta una crescita in termini di redditività. Nel 2010 i confidi siciliani più importanti si sono trasformati in intermediari vigilati ai sensi dell’articolo 107 del Tub: questo comporta che le strutture devono sostenersi con le attività dei servizi, operando in un mercato più concorrenziale con il reporting di bilancio e delle segnalazioni di vigilanza redatti in base agli standard contabili internazionali, i cosidetti Ifrs. Ma a tre anni da questa trasformazione il sistema si è ingolfato e ha iniziato a decrescere. Raffaele Mazzeo Libero professionista, opera nel campo delle istituzioni finanziarie, del credito e della finanza. Esperto di Accountability, Risks & Derivates, ha curato numerose pubblicazioni in materia. rmazzeostudio@gmail.com 1/2014 - BANCA&IMPRESA 27
  28. 28. LEGALITÀ MafiaLeaks: una soffiata vi seppellirà Il potere del web e l’anonimato contro le cosche di Antonio La Mantia G iovanni Falcone, nella celebre intervista a Rai 3, disse a proposito della mafia: «si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni». La società è cambiata, ma in Sicilia (come in tutto il resto d’Italia) si continua ad aver paura. Eccetto pochi magistrati in trincea, le forze migliori delle Istituzioni di cui parlava Falcone latitano o appaiono sempre più distratte al punto che i temi della legalità e della lotta alle mafie sembrano scomparsi del tutto dalla loro agenda. Evidentemente il crimine organizzato, che nel silenzio e nella paura trova l’habitat idoneo per riprodursi e attecchire, gioisce. Di fronte al generale indebolimento dei soggetti naturalmente preposti al contrasto del fenomeno mafioso, alcuni cittadini si sentono caricati della responsabilità di mettersi in gioco attraverso tutti gli strumenti di cui dispongono, tentando allo stesso tempo di resistere e di assolvere a una funzione pedagogica con le nuove generazioni. Una novità interessante in que- 28 1/2014 - BANCA&IMPRESA sto senso viene dalla rete e si chiama Mafialeaks. Il progetto, ideato e realizzato da un gruppo di anonimi informatici italiani, consente, attraverso un software open source, d’inoltrare in forma completamente anonima segnalazioni utili nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata. L’idea è quella di un sito che faccia da intermediario tra cittadino e autorità giudiziaria, giornalisti e mondo dell’associazionismo. L’informatore, quindi, è libero di scegliere se trasmettere alla DIA oppure alla stampa o ancora alle associazioni antimafia presenti sul territorio le verità scomode di cui è al corrente. L’anonimato degli utenti è garantito da GlobaLeaks, piattaforma open source molto diffusa e facile da scaricare. Chi vuole inviare segnalazioni può farlo visitando Mafialeaks via Tor Browser Bundle e compilando alcuni semplici moduli attraverso i quali è possibile entrare nel dettaglio della propria segnalazione, allegare file e, non ultimo, decidere a chi inoltrarla. Se non avete la più pallida idea di cosa significa visitare Mafialeaks attraverso Tor Browser Bundle, niente paura. Siamo arrivati alle criticità del sito. È plausibile, infatti, che un malvivente che decida di collaborare sia in grado, con il suo livello d’istruzione, di destreggiarsi nei meandri della piattaforma Tor? È plausibile altresì che un commerciante taglieggiato di mezza età abbia le competenze per poter inoltrare una segnalazione alle associazioni antiracket seguendo tutti questi passaggi? Mettendo da parte le considerazioni riguardo il digital divide tra le diverse aree del Paese e tra i diversi gruppi sociali, l’accessibilità della piattaforma appare quanto mai contorta e insidiosa. Il linguaggio utilizzato troppo tecnico e incerto e le spiegazioni nebulose. Evidentemente si tratta di un’iniziativa ancora troppo giovane per poter fare un bilancio. Molti aspetti devono essere ampliati e perfezionati. Uno tra tutti la versione in Inglese, utilizzabile dall’estero o dagli stranieri in Italia. Ad ogni modo si plaude a un’idea intelligente trasformata in impegno concreto dalla solerzia di anonimi volontari, che ci fanno sperare in un risveglio delle coscienze in grado di dare un futuro a questa terra martoriata.
  29. 29. Approfondimento Recupero crediti
  30. 30. RECUPERO CREDITI Credito, un anno caratterizzato dalla contrazione I dati Bankitalia fotografano il taglio delle erogazioni a famiglie e imprese tratto da Banca d’Italia Economie regionali - L’economia della Sicilia - Aggiornamento congiunturale novembre 2013 IL FINANZIAMENTO DELL’ECONOMIA I prestiti bancari. - La contrazione dei prestiti bancari alla clientela residente in Sicilia, in atto dalla seconda metà del 2012, è proseguita nella prima parte dell’anno in corso: a giugno la riduzione è stata dell’1,1 per cento su base annua (-0,8 a dicembre del 2012). Il calo dei finanziamenti ha interessato sia le imprese, specialmente quelle di piccole dimensioni (-3,8 per cento), sia le famiglie consumatrici; sull’andamento degli aggregati creditizi hanno continuato a pesare la debolezza della domanda e l’orientamento dell’offerta ancora improntato alla prudenza. La riduzione dei prestiti al settore privato è stata parzialmente compensata dall’aumento dell’indebitamento bancario delle Amministrazioni pubbliche (6,8 per cento). 30 1/2014 - BANCA&IMPRESA I prestiti concessi dagli intermediari appartenenti ai primi cinque gruppi bancari nazionali si sono ridotti del 2,1 per cento (-2,2 nel 2012), mentre quelli erogati dalle altre banche sono rimasti sostanzialmente stabili (nel 2012 erano ancora in Fig. 1 crescita dello 0,7 per cento). In base agli ultimi dati disponibili, la diminuzione del credito è proseguita nei mesi estivi (-1,4 per cento ad agosto; fig. 1). Il credito alle imprese. - In base ai dati della Centrale dei rischi, nei dodici mesi terminanti a giugno il credito erogato da banche e società finanziarie al settore produttivo si è ridotto del 3,0 per cento (-1,2 nel 2012), risentendo del protrarsi della fase negativa del ciclo economico. La contrazione ha accomunato tutti i prin- cipali comparti di attività ed è stata più marcata per le imprese dei servizi (-3,5 per cento). Al netto dei passaggi a sofferenza, tra le principali forme tecniche si sono ridotti soprattutto gli anticipi su fatture e gli altri crediti autoliquidanti. In base alle informazioni tratte dalla Regional Bank Lending Survey (RBLS) condotta dalla Banca d’Italia presso i principali intermediari che operano in regione,
  31. 31. RECUPERO CREDITI nel primo semestre del 2013 si è confermata la debolezza della domanda di finanziamenti da parte delle imprese, soprattutto nel comparto delle costruzioni (fig. 2a). In presenza di un ulteriore calo delle richieste di mutui destinati a finanziare gli investimenti fissi, la domanda di credito è stata sostenuta prevalentemente dalle esigenze di consolidamento delle esposizioni debitorie pregresse. Le condizioni di offerta sono rimaste tese, riflettendo soprattutto la percezione sul rischio di credito connessa con la situazione di debolezza dell’economia. L’orientamento selettivo delle banche si è tradotto principalmente nell’applicazione di spread elevati sui prestiti giudicati più rischiosi, mentre si è attenuata la restrizione sulle quantità erogate. I risultati del sondaggio congiunturale della Banca d’Italia su un campione di imprese industriali e dei servizi confermano le difficoltà di accesso al credito: quasi il 40 per cento degli intervistati ha segnalato un peggioramento delle condizioni di indebitamento nel primo semestre del 2013 (erano circa un terzo nella rilevazione dell’anno precedente) che si è manifestato soprattutto nel rincaro dei costi accessori dei finanziamenti bancari, tra cui le commissioni e le spese di gestione; solo il 10 per cento delle imprese ha indicato un miglioramento. A giugno del 2013 il costo medio dei prestiti a breve termine al settore produttivo era dell’8,2 per cento (8,3 alla fine del 2012). Al netto dei passaggi a sofferenza, tra le principali forme tecniche si sono ridotti soprattutto gli anticipi su fatture e gli altri crediti autoliquidanti Il credito alle famiglie. - A giugno la contrazione del credito erogato dalle banche e dalle società finanziarie alle famiglie consumatrici è stata pari allo 0,9 per cento sui dodici mes. La riduzione ha interessato sia i mutui bancari concessi per l’acquisto delle abitazioni, che rappresentano circa la metà dell’indebitamento complessivo delle famiglie, sia il credito al consumo, che però ha registrato una crescita della componente erogata dalle società finanziarie. Nel primo semestre del 2013 è proseguita la con- trazione delle erogazioni di mutui immobiliari (-26,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente); i nuovi mutui a tasso indicizzato hanno rappresentato oltre i tre quarti del totale. Fig. 2 Secondo l’indagine RBLS, nel primo semestre dell’anno in corso la domanda di prestiti da parte delle famiglie è rimasta debole, soprattutto per la componente del credito al consumo, sebbene la flessione si sia attenuata rispetto all’anno precedente (fig. 2b). Dal lato dell’offerta, le banche hanno adottato criteri di erogazione dei prestiti ancora improntati alla prudenza, manifestatisi soprattutto attraverso gli spread applicati alla clientela più rischiosa e la riduzione del rapporto tra ammontare del finanziamento e valore dell’immobile (loan to value); primi segnali di allentamento provengono invece dalle condizioni di costo mediamente applicate. Il tasso di interesse annuo effettivo globale (TAEG) 1/2014 - BANCA&IMPRESA 31
  32. 32. RECUPERO CREDITI Fig. 3 sui nuovi mutui è sceso, rispetto a dicembre del 2012, di tre decimi di punto percentuale (4,0 per cento a giugno). LA QUALITÀ DEL CREDITO Nella media dei quattro trimestri terminanti a giugno il flusso delle nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti vivi di inizio periodo (tasso di decadimento) è stato pari al 3,5 per cento, in aumento rispetto alla fine dell’anno passato (3,2 per cento). Il peggioramento della qualità del credito è stato par ticolarmente marcato per le imprese (l’indicatore è cresciuto dal 4,4 per cento di fine 2012 al 5,0 per cento di giugno), ma ha interessato, sebbene in misura lieve, anche le famiglie (dall’1,9 al 2,0 per cento). L’aumento delle sofferenze nel settore produttivo ha riguardato tutti i principali comparti. Nell’in- dustria manifatturiera il tasso di decadimento, dopo il calo osservato nel 2012, è cresciuto di un punto percentuale, raggiungendo il 6,0 per cento a giugno. Nelle costruzioni l’indicatore ha toccato il valore più elevato dall’inizio della crisi (7,1 per cento), in connessione con il manifestarsi di situazioni di crisi aziendali sia nel comparto dell’edilizia privata sia in quello delle opere pubbliche. Anche nei servizi il tasso di decadimento ha raggiunto un valore elevato nel confronto storico (4,9 per cento; fig. 3). La quota dei finanziamenti che presentano difficoltà di rimborso (posizioni incagliate, scadute o ristrutturate) è cresciuta al 9,7 per cento del totale dei prestiti concessi in regione (9,0 per cento alla fine del 2012); considerando anche le sofferenze, i crediti deteriorati rappresentavano a giugno il 32,7 per cento dei prestiti. Barometro Crif Anche a dicembre il numero delle domande di finanziamento da parte delle imprese alle banche è cresciuto del +5,7% rispetto allo stesso mese del 2012, portando l’incremento complessivo nei 12 mesi ad un +1,7% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal Barometro CRIF sulla domanda di credito da parte delle imprese, elaborata sulla base del patrimonio informativo di EURISC - il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF. L’andamento delle richieste di credito disaggregato per singola regione presenta, come spesso accade, dinamiche estremamente variegate, influenzate da peculiarità e dinamiche locali che non sono state approfondite nell’analisi. Per quanto riguarda nello specifico la Sicilia, nel complesso si registra un incremento pari a +6,7% del numero di richieste di credito presentate dalle imprese nell’ultimo anno rispetto al 2012, dato ben superiore a quello nazionale (+1,7%). Ancor più rilevante è la crescita dell’importo medio richiesto, che negli ultimi 12 mesi ha fatto segnare un +33,9% portando il valore 32 1/2014 - BANCA&IMPRESA a 67.126 Euro, non distante dalla media italiana. Entrando maggiormente nel dettaglio, relativamente al numero di richieste presentate la spaccatura per provincia mette in evidenza un forte incremento (pari a +32,8%) per Trapani, seguita da Enna, con un +15,9% e da Siracusa, con un +11,4%. All’estremo opposto, invece, la contrazione più accentuata è stata quella rilevata in provincia di Caltanissetta (-10,3% rispetto al 2012). Più contenuta la flessione in provincia di Ragusa (-2,2% rispetto al 2012) e in quella di Catania (-0,6%). Per quanto riguarda l’importo richiesto, in regione il valore medio più elevato nel corso del 2013 è stato quello rilevato in provincia di Trapani, con 86.155 Euro, seguito da Palermo, con 76.016 Euro, entrambe ben al di sopra sia della media regionale sia di quella nazionale. Ragusa risulta invece essere l’unica a caratterizzarsi per una contrazione dell’importo medio richiesto nel 2012, in calo del -8,0%, che porta il valore ad attestarsi a 53.752 euro.
  33. 33. RECUPERO CREDITI Crescono protesti e ritardi nei pagamenti Dati Sicilia: in regione il 14% delle pratiche e 15% degli importi a recupero tratto da Terzo Rapporto Annuale sui Servizi a Tutela del Credito di Unirec maggio 2013 EVOLUZIONE DEL CREDITO Il “Rapporto sulla Stabilità Finanziaria” della Banca d’Italia n. 5, aprile 2013, evidenzia una contrazione del credito al settore privato non finanziario dovuta: alla riduzione della domanda - connessa alla sfavorevole congiuntura e all’incertezza sulle prospettive di ripresa - ed alle più rigide condizioni dell’offerta, soprattutto nei confronti delle Imprese. che mediante un maggior utilizzo in outsourcing di operatori specializzati nel recupero crediti - ha consentito di limitare ad un solo punto percentuale (dal 17% al 16%) il calo del tasso di estinzione delle “sofferenze” (rapporto tra lo stock complessivo delle “sofferenze” ed il flusso annuo di “sofferenze” in uscita dai bilanci, anche a seguito di attività di recupero). Al contrario, nel precedente triennio 2007/2010, l’indicatore ha fatto registrare un calo di 10 punti percentuali dal 27% al 17%. QUALITÀ DEL CREDITO Con riferimento al 2012, il “Rapporto sulla Stabilità Finanziaria” della Banca d’Italia n. 5, aprile 2013, evidenzia una sostanziale stabilità del rapporto tra le nuove sofferenze ed il complesso degli impieghi alle Famiglie, mentre registra un peggioramento per le Imprese. Nel 2011, il maggior presidio di Banche e Finanziarie dell’attività di gestione e recupero di crediti - an- 1/2014 - BANCA&IMPRESA 33
  34. 34. RECUPERO CREDITI RITARDI E MANCATI PAGAMENTI DELLE IMPRESE (ESCLUSE LE DITTE INDIVIDUALI) Dal già citato Osservatorio Cerved sui protesti ed i pagamenti delle Imprese del marzo 2013, si evidenzia un rilevante peggioramento della situazione. Nell’ultimo trimestre 2012, le Imprese che accusavano ritardi di pagamento di oltre 2 mesi rispetto ai termini concordati ammontavano al 7,1% del totale, con un incremento del 22% rispetto all’inizio dell’anno. Nel 2012, le Società che hanno subito almeno un protesto sono state 47mila, con un incremento dell’8,8% sull’anno precedente; solo nell’ultima parte del 2012, le Imprese protestate sono state 22mila, con un incremento del 16% rispetto allo stesso periodo del 2011. Rispetto al 2007 (ultimo anno pre-crisi) il numero delle Imprese protestate si è incrementato del 45%. A livello territoriale, l’Osservatorio Cerved mette in evidenza: protestate, +12,2%; il maggior numero di Imprese protestate si registra in Campania (oltre 6mila), in Sicilia (circa 4mila) ed in Puglia (circa 3mila). I maggiori incrementi dei protesti nel 2012 sono registrati in: Basilicata +18,2% ed in Molise +18,1%; 34 1/2014 - BANCA&IMPRESA state, +7,4%; il maggior numero di Imprese protestate si registra nel Lazio (oltre 8mila) e in Toscana (circa 3mila). I maggiori incrementi dei protesti nel 2012 sono registrati in: Marche + 17,2%, in Umbria +16,4% e nel Lazio 12,7%; società protestate, +2,6%; il maggior numero di Imprese protestate si registra in Lombardia (circa 8mila). I maggiori incrementi dei protesti nel 2012 sono registrati in: Valle d’Aosta +4,9% e Lombardia +3,5%; te, + 1,3%; il maggior numero di Imprese protestate si registra nel Veneto (circa 2,5mila) ed in Emilia Romagna (oltre 2mila). I maggiori incrementi dei protesti nel 2012 sono registrati in: Trentino Alto Adige +23,5% e Friuli +12,6%. IL RITORNO DELLE CAMBIALI Come noto, negli anni del cosiddetto boom economico - quando il Paese attraversava una fase di crescita, le Famiglie risparmiavano ed erano solvibili - si è fatto largo uso delle cambiali, quale strumento di pagamento e di dilazione. Oggi, in uno scenario economicofinanziario completamente diverso, la “cambiale”, che sembrava essere uscita di scena, sta invece ritornando prepotentemente in auge, sia quale mezzo di pagamento che, e soprattutto, quale strumento a supporto di “ridefinizioni” e/o piani di rientro per debiti (precedentemente contratti) insoluti e/o ceduti, in particolare nel credito al consumo. Infatti, le società finanziarie ed alcune banche, per rientrare dai loro crediti incagliati, sempre più spesso concordano con i propri clienti il rilascio di effetti cambiari. Da un’analisi dell’Ufficio Studi di Unirec, basata su dati di un campione di Società di recupero crediti e di Società di Credito ai Consumatori, con riferimento al 2012, rispetto al 2011 emerge: ro degli effetti rilasciati ed una crescita del 2% dell’ammontare complessivo; e protesti) del 33% del numero degli effetti e del 35% dell’ammontare complessivo. Rispetto al 2009, il numero delle cambiali è aumentato del 44%, mentre l’ammontare complessivo è cresciuto del 17%. QUADRO D’INSIEME: FATTURATO COMPLESSIVO E RICAVI DA RECUPERO CREDITI FATTURATO COMPLESSIVO Nel 2011, il fatturato complessivo del Comparto della “Tutela del Credito” ha raggiunto in Italia il ragguardevole importo di 983 milioni di euro, con una crescita di circa il 9% rispetto ai 905 milioni del 2010, frutto di un aumen-
  35. 35. RECUPERO CREDITI to del 18% del “libero mercato” (l’incremento di Unirec è stato del 19%) e di una contrazione del 29% del “mercato captive”. Le Imprese del “libero mercato” (escluso quindi quelle captive) hanno fatturato complessivamente 851 milioni di euro, ovvero 132 milioni di euro in più sui 719 milioni del 2010 e, con l’incremento del 18%, hanno visto aumentare dall’80% all’86,6% la loro quota di mercato. La quota di mercato delle Aziende Associate Unirec è cresciuta di 7 punti percentuali, attestandosi al 76% del totale del Comparto ed all’87% del “libero mercato” (+ 1 punto percentuale). Il fatturato per servizi collaterali all’attività di recupero crediti, nel 2011 è aumentato del 39,5% attestandosi a 240 milioni di euro, con un incremento di € 68 milioni sui 172 milioni del 2010. Per il 2012, sulla scorta di dati di bilancio di un campione significativo di Associate Unirec, è atteso un ulteriore incremento del fatturato, tuttavia stimabile nell’ordine dell’1%-3%. RICAVI PER LA SOLA ATTIVITÀ DI RECUPERO CREDITI PER CONTO TERZI Nel 2011, i ricavi derivanti dalla sola attività di recupero crediti per conto terzi, ammontati a complessivi 744 milioni di euro, registrano un aumento contenuto nell’ordine dell’1% circa (erano 733 milioni nel 2010). Da rilevare tuttavia che tale risultato deriva da una crescita del 12% dei ricavi complessivi delle Imprese del “libero mercato” (Associate Unirec +11%) e di una contrazione del 29% dei ricavi delle Imprese “captive”. Nel 2011, le Aziende Associate Unirec, con 503 milioni di euro, hanno visto crescere di 6 punti percentuali la loro quota dei ricavi complessivi del Comparto conquistando il 68% del totale; pressoché stabile (-1 punto) la quota relativa al “libero mercato”, passata dall’83% del 2010 all’82% del 2011. Per quanto concerne il 2012, sulla scorta di dati dei bilanci di un campione significativo di Associate Unirec, è stimabile un assestamento dei ricavi per attività di recupero crediti in conto terzi intorno ai 750 milioni di euro. LE IMPRESE OPERANTI NEL SETTORE DELLA TUTELA DEL CREDITO (Codice Ateco 82.91.1) Nel 2011, le Imprese con codice Ateco 82.91.1, rispetto al 2010 avevano registrato un aumento di 82 unità, pari a +6,5%. L’incremento era ascrivibile pressoché totalmente alle Società a Responsabilità Limitata passate da 491 a 547 (+11%). Nel 2012 invece, si rileva un numero sostanzialmente stabile di Imprese operanti nel settore del recupero crediti (1.332 contro 1.334), pur tuttavia con una diversa ripartizione per forma giuridica. Infatti, a fronte di un incremento di 30 Società di Capitale (+9 SpA e +21 Srl) che rappresentano il 45,4% del totale, si è registrata una diminuzione di 32 Società di Persone (-14 Sas; -9 Snc; -7 D.I.; -2 Altre). CREDITI AFFIDATI E RECUPERATI SUDDIVISI PER REGIONE Nel 2012, il 50% (dato invariato rispetto al 2011) dei crediti affidati al recupero (sia per numero di pratiche che per importi) si è concentrato nelle quattro seguenti regioni: Sicilia (14% delle pratiche e 15% degli importi), Campania (14% sia delle pratiche che degli importi), Lombardia (12% delle pratiche e 13% degli importi) e Lazio (10% delle pratiche e 8% degli importi). Per contro, la performance media delle pratiche recuperate di queste quattro regioni risulta pari al 42%, inferiore del 5% circa rispetto a quella media nazionale del 44,1%. La performance degli incassi (rapporto tra importi recuperati ed importi affidati) in queste quattro regioni risulta invece pressoché in linea con la media nazionale del 21,5%. Da rilevare, tuttavia, che la media delle quattro regioni è influenzata dal 29% del Lazio (+7,5 punti rispetto alla media nazionale), che compensa il 19% della Campania (-2,5 punti sulla media nazionale) ed il 20% della Sicilia e della Lombardia (-1,5 punti sulla media nazionale). Le regioni più “virtuose” risultano invece essere: il Friuli, la Basilicata, il Molise, il Trentino e la Valle d’Aosta, regioni che, oltre ad avere meno dell’1% dei crediti affidati per il recupero, registrano performance di recupero uguali o superiori alla media nazionale, ad eccezione della Basilicata che evidenzia una percentuale in linea con la media nazionale. 1/2014 - BANCA&IMPRESA 35
  36. 36. Nel prossimo numero SICILIA mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria SPECIALE Banca di Credito Cooperativo in Sicilia non perdere un anno di notizie abbonati Utilizza il bollettino all’interno oppure invia una e-mail a: info@bancaimpresa.info

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