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Opuscolo informativo sulle work experiences

La devianza minorile - I disabili mentali - I disabili uditivi

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Opuscolo informativo sulle work experiences

  1. 1. 1 REGIONE CALABRIA Dipartimento n.10 Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione Professionale, Cooperazione e Volontariato PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE FONDO SOCIALE EUROPEO 2007 – 2013 ASSE III Inclusione Sociale Obiettivo operativo G.1 Percorsi di integrazione e reinserimento nel mondo del lavoro dei soggetti svantaggiati; lotta alla discriminazione nell’accesso al mercato del lavoro e nell’avanzamento nello stesso e promozione dell’accettazione della diversità sul posto di lavoro Opuscolo informativo Work – experiences per soggetti in misura penale attuale o pregressa “Lavoro per tutti” Work – experiences per disabili psichici “Lavoramente” Work – experiences per disabili uditivi “Comunicare insieme” A cura di: Loredana Meringolo, Luigia Rosito, Anna Sapia, Antonella Sapia, Annalisa Cetera, Luigi Alfonso Vucano UNIONE EUROPEA FONDO SOCIALE EUROPEO REGIONE CALABRIA PROVINCIA DI COSENZA REPUBBLICA ITALIANA
  2. 2. 2 3 In questi anni sono state avviate in Europa ed in misura diversa in Italia riforme importanti che hanno posto le politiche per l’inclusione sociale ed il lavoro al centro degli interventi per un’economia ed uno sviluppo sostenibili. La Strategia europea per l’occupazione, con interventi e raccomandazioni precise, ha evidenziato come sviluppo sociale e crescita economica sia- no due dimensioni strettamente connesse fra loro. Tale connessione passa attraverso lo sviluppo di un sistema di welfare orientato verso il lavoro; è condiviso, infatti, a livello europeo, che la dimensione produttiva dei rap- porti umani è il fulcro per lo sviluppo di sistemi di convivenza e fattore di coesione sociale. In rapporto a questo principio, il sistema dei servizi per il lavoro, è al centro delle politiche pubbliche nella maggior parte dei Paesi Europei che hanno la maggiore crescita e coesione sociale. Orientato alla promozione delle politiche attive e della partecipazione attiva alla società, esso può costituire ad oggi un anello di congiunzione virtuoso fra il soste- PremessaIndice Premessa pag. 3 W.E. a favore di soggetti in misura penale attuale o pregressa pag. 7 W.E. a favore di disabili psichici pag. 21 W.E. a favore di disabili uditivi pag. 39 Edizioni: Associazione Mondiversi onlus Foto di copertina: Pino Marasco Foto interno: Pino Marasco; Luca Policastri Grafica e stampa: Tipografia Orlando sas Pubblicità istituzionale Anno pubblicazione 2012 ph Pino Marasco
  3. 3. 4 5 gno allo sviluppo economico e quello sociale. Anche la Calabria si muove in questa prospettiva: il Piano Regionale degli interventi e dei servizi sociali 2007-2009, adottato nello spirito della legge regionale n. 23/2003 “realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali nella Regione Calabria”, si propone, quale mission, quella di una nuova politica sociale da realizzare attraverso “…un nuovo sistema sociale non più solamente economico-assistenziale, ma che rappresenti una fucina di opportunità per lo sviluppo autonomo di ogni elemento della società e dei più deboli in particolare”. Inoltre il “Programma Operativo Regionale” della Regione Calabria, co- finanziato dall’Unione Europea attraverso il Fondo Sociale Europeo per il periodo 2007 – 2013 (POR FSE), all’Asse III - Inclusione sociale del POR FSE - prevede, tra l’altro, azioni volte allo sviluppo “dell’inserimento lavo- rativo delle categorie in condizioni di svantaggio occupazionale e di mar- ginalità sociale, rafforzando la cultura delle pari opportunità per prevenire e combattere ogni forma di discriminazione nella società e nei posti di lavoro (Obiettivo Operativo G1)”. In particolare vengono attuate le linee di intervento dell’Obiettivo G1 del POR FSE le cui finalità sono quelle di favorire l’inserimento lavorativo delle categorie in condizioni di svantaggio occupazionale e di marginalità socia- le, attraverso la realizzazione di azioni di work experience. Le Work Experience (WE) sono momenti di formazione in azienda durante i quali è possibile acquisire nuove competenze certificabili e spendibili nella ricerca di un’occupazione. Non rappresentano un rapporto di lavoro e, di conseguenza, non vincolano le aziende ospitanti all’assunzione al ter- mine dell’esperienza formativa. Oltre ad agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, le WE sono uno strumento a sostegno del processo di accoglienza delle imprese verso i giovani e verso le persone in uscita dal mercato del lavoro, favorendo, in alcuni casi, l’inserimento o il reinseri- mento lavorativo di soggetti deboli. Per la realizzazione di tali azioni la Regione Calabria ha finanziato con il Fondo Sociale Europeo tre esperienze di Work Experiences: ➤ W.E. a favore di soggetti in misura penale pregressa o attuale; ➤ W.E. a favore di disabili psichici; ➤ W.E. a favore di disabili uditivi e visivi. L’Associazione Mondiversi onlus, con sede in Corigliano Calabro, è bene- ficiaria di questi tre progetti. In questo opuscolo sono rappresentati gli aspetti peculiari, le problematici- tà e le caratteristiche della situazione della devianze minorile, della disabi- lità psichica e della disabilità uditiva. ph Luca Policastri
  4. 4. 6 7 WORK EXPERIENCE A FAVORE DI SOGGETTI IN MISURA PENALE ATTUALE O PREGRESSA INTRODUZIONE La Regione Calabria, in un’ottica di coordinamento e sinergia operati- va, d’intesa con il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria e il Centro per la Giustizia Minorile, ha inteso promuovere, una strategia condivisa di interventi per migliora- re l’efficienza e l’efficacia dei ser- vizi di inclusione socio-lavorativa dei soggetti in esecuzione penale, al fine di superare ogni forma di discriminazione a cui, spesso, tali soggetti vanno incontro nell’attuale mercato di lavoro. I ragazzi beneficiari di questi tiro- cini lavorativi sono stati individuati e segnalati all’Associazione Mon- diversi onlus dal Centro di Giusti- zia Minorile (CGM) e dall’Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) di Catanzaro. All’avvio del progetto, i soggetti per successiva selezione sono stati in totale 10 di cui 7 di sesso maschile e 3 di sesso femminile; di età compresa tra i 16 ed i 23 anni di livello di istruzione complessivamente modesto, alcu- ni usciti precocemente dal circuito scolastico. Dei 10 minori coinvolti all’avvio 9 erano residenti nel comune di Co- rigliano Calabro, la maggior parte nel centro storico, 1 nel Comune di Rossano. Il tirocinio lavorativo si articola in n. 6 ore di attività lavorativa giorna- liera per 5 giorni a settimana. In una prima fase le aziende coin- volte erano 9 e in ogni azienda è stato inserito un tirocinante. Tra le aziende ospitanti solo 1 ha dato la disponibilità all’inserimento di 2 tirocinanti. Tale tipologia di intervento permet- Non discriminare Non discriminare Comunità Europea Repubblica Italiana Regione Calabria Progetto “Lavoro per tutti” REGIONE CALABRIA - Dipartimento n. 10 Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione Professionale, Cooperazione e Volontariato PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE FONDO SOCIALE EUROPEO 2007/2013 ASSE III Inclusione Sociale Obiettivo Operativo G.1 Pubblicità Istituzionale ph Luca Policastri Realizzazione di tirocini formativi per lʼinserimento di soggetti in misura penale attuale o pregressa nel mondo del lavoro
  5. 5. 8 9 te alla persona proveniente dal circuito penale di intraprendere un percor- so riabilitativo che le consenta: ➢ di apprendere specifiche abilità e mansioni lavorative; ➢ il raggiungimento di una integrazione lavorativa; ➢ la riduzione delle possibili cause di recidiva; ➢ di inserirsi in un contesto di relazioni sociali e nel contempo di scardinare la cultura del mero assistenzialismo; ➢ l’acquisizione di un maggiore benessere individuale, familiare e sociale. una riflessione sulla devianza minorile La criminalità declinata nel- le forme di devianza minori- le assume mille sfaccettature delineando nuovi percorsi in cui il disagio si manife- sta attraverso tratti conno- tativi, un tempo esclusivo appannaggio della delittuo- sità adulta. La criminalità minorile, sia sotto forma di comportamenti delittuosi di gruppo che di azioni crimi- nose perpetrate individual- mente, disegna processi ri- conoscibili nella misura ma estremamente variegati nel- la fenomenologia: sempre più spesso si parla di “que- stione minorile” riferendosi a condotte messe in atto da gruppi giovanili che, con modalità espres- sive diversificate, infrangono leggi e norme, così da richiamare la neces- sità di approfondire la morfologia di tali condotte devianti. La cronaca ci ha da tempo abituato a scoprire tra gli autori delle condotte devianti anche i cosiddetti “ragaz- zi normali” ovvero adolescenti che sebbene appartenenti alle classi so- ciali agiate esprimono un malesse- re sul piano delle relazioni che si manifesta attraverso l’esibizione di atti di devianza a valenza espressi- va, quali le forme di bullismo o di violenza interpersonale esibite sot- to forma di sopraffazione. Rispetto ad un recente passato, si assiste oggi ad un profondo cam- biamento in materia di devianza minorile, sia rispetto alle caratteri- stiche di personalità del minore au- tore di reato, sia nei tratti connotati- vi dell’atto deviante in sé. In generale, risultano in aumento i comportamenti devianti in età evo- lutiva, mentre diminuisce l’età in cui per la prima volta si commetto- no crimini o reati e, elemento che massimamente colpisce l’opinione pubblica, aumenta l’efferatezza dei comportamenti criminosi, troppo spesso rivolti contro la persona e troppo spesso accompagnati dall’u- so delle armi. Nasce, dunque, l’esigenza di ri- flettere sulle svariate cause sociali, psicologiche, culturali che, trasfor- mando il disagio in delinquenza vera e propria, possono innescare fenomeni devianti di una certa com- plessità. Il disagio giovanile è da taluni considerato una “patologia sociale” trasversale alla condizione socio-culturale d’appartenenza ma diversificato nelle fenomenologie con cui esso si manifesta. Si cadreb- be, infatti, in una semplificazione riduttiva considerare tale fenomeno esclusivamente un problema lega- to ad una questione di marginalità, circoscrivendolo alle classi socia- li più disagiate. Certamente non si può negare che ancora oggi sono numericamente prevalenti le for- me di devianza minorile compiuta da minori provenienti da ambienti socio-culturali fortemente deprivati, esclusi dal benessere e dalle oppor- tunità ad esso correlate. Pertanto, le variabili sottese alla devianza minorile appaiono rin- tracciabili all’interno di un quadro multi componenziale e multi sfac- cettato. panoramica sui mino- ri coinvolti nel circuito penale I dati forniti dal DGM (Dipartimen- to di Giustizia Minorile) in relazio-ph Luca Policastri
  6. 6. 10 11 ne ad un arco di tempo abbastanza ampio, seppure fermi al 2007, eviden- ziano una tendenziale stabilità nel numero di denunce a carico di minori di età. Il numero di minori denunciati alle procure presso i Tribunali dei minorenni è infatti rimasto pressoché stabile negli anni, Tab. 1. La tendenza ad una diminuzione del fenomeno sembra confermata anche dal dato relativo all’anno 2007 che evidenzia ancora una diminuzione del- le denunce rispetto all’anno precedente. Le statistiche ufficiali, in termini di quantità, qualità e distribuzione geogra- fica offrono un quadro però solo approssimativo della realtà. Si può infatti affermare con una certa sicurezza che il numero dei minori analizzato in tali statistiche è inferiore rispetto a quello dei minori che commettono reati. Restano, inoltre, esclusi dalla rilevazione dei dati sulla criminalità i reati i cui autori sono rimasti ignoti (il cosiddetto “numero grigio”). Tabella 1– Minori denunciati alle Procure per i Minorenni Fonte: Dipartimento Giustizia Minorile Il dato variato è quello relativo alle caratteristiche personali dei minori de- nunciati. Si nota infatti che nell’arco temporale di riferimento vi è un au- mento della percentuale dei minori stranieri denunciati. L’aumento, però, come illustrato dalla Tabella 1, non è stato lineare. Si è assistito ad un innal- zamento massiccio di denunce nei confronti di minori di altre nazionalitàph Pino Marasco
  7. 7. 12 13 nei primi anni Novanta. Dal 1995 in poi il dato è rimasto invece stabile. Nell’ anno 2001 i minori stranieri denunciati sono stati 8.720, dato più basso negli anni di analisi, seguito poi da una fase di rialzo che sembra stabile (in media 11.700 di minori stranieri denunciati l’anno), se non in lieve diminuzione. Il dato importante da evidenziare è che la componente straniera dei de- nunciati, seppur cresciuta percentualmente, non raggiunge mai il 30% del numero complessivo di denunce nei confronti di minori. Passando invece ad un’analisi territoriale (tab. 2) i dati mostrano che il 44% dei minorenni denunciati nell’anno 2007 alle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni ha commesso il reato nelle regioni del nord, il 17% nelle regioni del centro, il 24% al sud ed il restante 15% nelle isole. Nell’anno 2007 nelle regioni del nord si è registrata una diminuzione del numero dei minori denunciati, mentre al sud il dato è risultato in aumento del 2%. Tabella 2 - Minorenni denunciati alle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni secondo la regione in cui il delitto è stato com- messo. Italiani e Stranieri. Anno 2007 ph Pino Marasco
  8. 8. 14 15 i reati Dall’analisi delle tipologie di rea- to commessi nell’anno 2007 (tab. 3) si osserva la prevalenza dei re- ati contro il patrimonio; prevale in modo particolare il reato di furto. Seguono, in ordine di frequenza, i reati contro la persona, che risul- tano costituiti in gran parte da reati contro l’incolumità individuale, in particolare da lesioni personali. Rilevante è anche il numero delle violazioni delle disposizioni in ma- teria di sostanze stupefacenti, men- Tabella 3 - Delitti denunciati alle Procure della Repubblica presso i Tribu- nali per i minorenni secondo il delitto più grave, il sesso e la nazionalità. Anno 2007 L’analisi di genere (tabella 4) evidenzia che i minori denunciati sono in prevalenza maschi. Tabella 4 – Minori denunciati alle Procure della Repubblica presso i Tribu- nali per i minorenni secondo il sesso e l’età. Anno 2007 tre minore frequenza registrano i reati contro la famiglia, la moralità pubblica e il buon costume e quel- li contro lo Stato, le altre istituzioni sociali e l’ordine pubblico. Per gli italiani, rispetto agli stranie- ri, incidono maggiormente i reati contro la persona e le violazioni della legge in materia di sostanze stupefacenti. La stessa osservazione si può fare con riferimento ai mino- renni maschi rispetto alle femmine. ph Pino Marasco
  9. 9. 16 17 la situazione in Calabria Nelle regioni del sud vi è stato un lento e progressivo aumento del- la criminalità minorile. Ciò trova spiegazione in cause eterogenee e concomitanti: l’aumento intenso dell’immigrazione disordinata, un difficile inserimento dei ragazzi nel- la società attuale, un tessuto sociale cheècarentedidiverserisorse,etutto questo incide radicalmente su cause di disgregazione,disoccupazione, grossi squilibri. La novità degli ultimi anni, che si manifesta anche su tutto il territorio nazionale, è quella del passaggio da una criminalità minorile con- centrata soltanto in alcune aree ur- bane disgregate ad una criminalità disseminata su tutto il territorio, che coinvolge anche la presenza di mol- ti minori stranieri. Il numero dei ragazzi denunciati in Calabria e nella provincia di Cosen- za si connota per il profilo qualita- tivo, nel quale si evidenziano i co- siddetti “ragazzi della mafia” (cioè minorenni coinvolti in attività di cri- minalità organizzata o che comun- que ne hanno subito la subcultura). (tab. 5) In questo scenario si inseriscono in modo significativo anche i fenome- ni di devianza nel territorio della sibaritide, interessato da gravi feno- meni di criminalità. Nel Comune di Corigliano numerosi sono stati gli Tabella 5 – Delitti denunciati alle Procure della Repubblica presso i Tribu- nali per i minorenni secondo il delitto più grave, il sesso e la nazionalità. Anno 2007, Provincia di Cosenza. omicidi e i reati connessi a organiz- zazioni criminali di tipo mafioso. L’usura, il traffico di armi, e di stu- pefacenti, la prostituzione risultano essere le attività criminali maggior- mente praticate dalle cosche locali. In tale contesto numerosi sono i minori ed i giovani coinvolti, che privi di punti di riferimento certi sono maggiormente esposti a tali rischi. (tab. 6) La provenienza dei minori che en- trano nel circuito penale (età 14-18 anni, con competenze al trattamen- to da parte del Servizio Sociale Mi- nori fino al 21° anno di età se hanno commesso reati da minorenni) varia nelle diverse zone del Comune di Corigliano; è presente una concen- trazione particolarmente alta nel Centro storico, zona più marginale e povera e nella zona di Corigliano Centro dove si registra un’alta pre- senza di ragazzi provenienti anche dalla media- borghesia. Spesso i reati commessi dal giovane (gene- ralmente contro il patrimonio, fur- to e rapina) assumono in un primo momento il significato di semplice risposta a bisogni economici; suc- cessivamente, in seguito ad un pro- cesso di etichettamento e di stig- matizzazione da parte del contesto sociale, che mette in atto numerosi meccanismi di esclusione, si per- viene ad un’identità negativa che si organizzerà intorno a comporta- menti socialmente disapprovati.
  10. 10. 18 19 le misure alternative alla detenzione Le norme Europee in materia di de- tenzione di minori mirano a preve- nire il benessere fisico, mentale e sociale dei minori soggetti a sanzio- ne e hanno come obiettivo quello di sostenere i loro diritti e la loro sicurezza. Il Consiglio d’Europa ri- badisce che le sanzioni limitative della libertà personale debbono fondarsi sull’interesse superiore del minorenne (art. 5) ed essere finaliz- zate alla sua integrazione sociale, educazione e prevenzione della re- cidiva (art. 2). Le Regole insistono sulla detenzio- ne come extrema ratio, nonché sul- la necessità di prevedere interventi alternativi per evitare la carcerazio- ne preventiva (art. 10). Il modello fornito dalla legislazione italiana è una soluzione intermedia tra quello educativo, suggerito dalle Carte internazionali e quello pretta- mente punitivo che vede una pari- ficazione totale tra minori e adulti. Il principio a cui si vogliono riferire le nuove legislazioni e gli orienta- menti giuridici è quello di prevede- re una risposta sociale prima che penale. Numerose leggi emanate nel corso degli ultimi vent’anni, dalla Legge Gozzini del 1986 alla Legge Smura- glia del 2000, hanno sottolineato la valenza rieducativa della pena.Af- finché la pena non si limiti solo alla custodia detentiva, sono state am- pliate dalle misure alternative alla detenzione, e proposto strumenti di carattere legislativo atti a favorire il reinserimento sociale e lavorativo. In particolare l’istituto della messa alla prova è uno dei mezzi, insieme al perdono giudiziale, che evita la carcerazione minorile e favorisce il reinserimento sociale del minore. La sospensione del processo e del- la messa alla prova rappresentano un’innovazione nel processo penale minorile, in quanto, contrariamente alle ipotesi di probation applicate in altri Paesi, non presuppongono la pronuncia di una sentenza di con- danna. Con tale provvedimento il processo viene sospeso ed il minore viene affidato ai Servizi socio-assi- stenziali degli enti locali che svol- gono nei suoi confronti un’attività di osservazione, sostegno e control- lo. Molto importanti sono le carat- teristiche di personalità del ragazzo che inducono a ritenere possibile il suo recupero, attraverso l’attivazio- Tabella 6 – Minori denunciati alle Procure della Repubblica presso i Tri- bunali per i minorenni. Anni 2006 - 2009, Comune di Corigliano Calabro ne delle sue risorse personali e di idonee risorse ambientali; è proprio sulla base di queste risorse che i servizi sociali elaborano il progetto di messa alla prova. Si considera, infatti, che in una per- sonalità in crescita, quale è quella del minorenne, il singolo atto tra- sgressivo non può essere considera- to indicativo di una scelta devian- te. L’istituto della messa alla prova tende, pertanto, a non interrompere i processi di crescita del ragazzo, puntando al suo recupero sociale. Alla conclusione del percorso riabi- litativo e di reinserimento, in caso di esito positivo della prova, il giu- dice con sentenza “dichiara estinto il reato”; l’esito negativo comporta invece la prosecuzione del procedi- mento ( art. 29 DPR 448/88). ph Luca Policastri
  11. 11. 20 21 INTRODUZIONE Il progetto “Lavoramente” nasce con la finalità di sostenere attività dirette all’avviamento di soggetti con disabilità psichiche che pre- sentano particolari difficoltà d’inse- rimento/reinserimento nel mercato del lavoro. Il progetto è stato avviato il 22-07- 2011 ed ha una durata massima di dodici mesi non rinnovabili. I de- stinatari coinvolti sono stati indi- viduati dal CSM (Centro di Salute Mentale) di Trebisacce, in totale 15, di cui 9 maschi e 6 femmine. La maggior parte dei tirocinanti ha un’età compresa fra i 29 e 49 anni. Il livello d’istruzione è medio-alto. Otto su quindici sono residenti a Trebisacce, mentre gli altri sono re- sidenti nelle zone limitrofe, di cui tre a Villapiana, uno ad Amendola- ra, uno a Roseto Capo Spulico, uno a Montegiordano e uno a Rocca Imperiale. Per la realizzazione del- le azioni di Work-experience sono stati istituiti: 1) tirocini lavorativi: sono volti a sperimentare i soggetti nell’assun- zione del ruolo di “lavoratore”: ri- spetto degli orari, capacità di recarsi regolarmente al lavoro, conoscenza WORK EXPERIENCE A FAVORE DI DISABILI PSICHICI dei ruoli nei luoghi di lavoro, rispet- to delle regole imposte dal contesto lavorativo, capacità relazionali. Il ti- rocinio lavorativo prevede la speri- mentazione del soggetto sulla base delle sue specificità, delle mansioni proposte, della postazione di lavoro individuata, e si articola in: n. 5 ore di attività lavorativa giornaliera per 5 giorni a settimana. 2) laboratorio protetto di informati- ca: è stato allestito e viene realizza- to presso il CSM di Trebisacce e si articola in n. 6 ore di attività, sud- divise in due pomeriggi settimanali.   I DISTURBI PSICHICI La definizione di disturbo psicolo- gico viene riferita alla presenza di una sintomatologia provocata da una rottura di un equilibrio prece- dentemente raggiunto da un indi- viduo. Ognuna delle sindromi pa- tologiche è considerata uno stadio transitorio, dal quale il soggetto può riprendersi e ritornare allo stadio di equilibrio precedente. Ogni distur- bo psicologico è concettualizzato come una sindrome o un modello Comunità Europea Repubblica Italiana Regione Calabria Provincia di Cosenza Progetto “Lavoramente” Non discriminare Non discriminare Realizzazione di tirocini formativi per lʼinserimento di disabili psichici nel mondo del lavoro REGIONE CALABRIA - Dipartimento n. 10 Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione Professionale, Cooperazione e Volontariato PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE FONDO SOCIALE EUROPEO 2007/2013 ASSE III Inclusione Sociale Obiettivo Operativo G.1 Pubblicità istituzionale ph Luca Policastri
  12. 12. 22 23 comportamentale che si presenta in un individuo ed è associato o ad un disagio, o ad una disabilità, o ad un aumento significativo del rischio di morte, di dolore, o a un’importante limitazione della libertà. Qualun- que sia la causa, esso deve essere al momento considerato la manifesta- zione di una disfunzione compor- tamentale, psicologica o biologica dell’individuo. In questo opuscolo sono descritti la schizofrenia, i disturbi bipolari, i di- sturbi di personalità, i disturbi d’an- sia. Sono presentati, inoltre, i diversi trattamenti oggi maggiormente uti- lizzati. la schizofrenia La schizofrenia è un disturbo psico- tico della durata di almeno sei mesi con sintomi attivi per almeno un mese. Le manifestazioni essenzia- li sono la presenza di caratteristici segni e sintomi positivi e negativi associati a marcata disfunzione so- ciale e lavorativa. I sintomi caratte- ristici della schizofrenia comporta- no disfunzioni cognitive ed emotive che comprendono: la percezione, il pensiero deduttivo, il linguaggio e la comunicazione, il controllo del comportamento, l’affettività, la fluidità e la produttività del pen- siero e dell’eloquio, la capacità di provare piacere, la volontà e l’ini- ziativa, l’attenzione. La reazione schizofrenica, che spesso ha inizio subito dopo l’adolescenza, è carat- terizzata da disturbi fondamentali nei rapporti con la realtà e nella formazione dei concetti, nonché da disturbi dell’affettività e del com- portamento. La persona all’esordio della malattia, comincia a manife- stare delle notevoli anomalie del comportamento, sembra interessar- si meno alla vita in generale ed è ossessionato da qualche problema specifico. Comincia a pensare che certe cose si riferiscano a lei o han- no uno specifico significato. Queste sono false convinzioni, o “deliri”; e sembrano convincerla che altre persone o forze esterne vogliano perseguitarla, colpirla, o la spiano, o progettano qualche aggressione. In questo periodo si allontana dagli altri, è sospettosa ed ha difficoltà a mantenere relazioni affettive ed il lavoro. Anche le funzioni percetti- ve sono alterate, poiché egli vede o sente le cose in modo alterato. Sono descritti 5 sottotipi di schizo- frenia:   Paranoide   Disorganizzato   Catatonico   Indifferenziato   Residuale   I sottotipi sono definiti dalla sin- tomatologia predominante al mo- mento della valutazione, la diagno- si può variare nel tempo. Schizofrenia Paranoide L’esordio è tardivo, sono presenti ri- levanti deliri o allucinazioni uditive in un contesto di funzioni cognitive e di affettività preservate. ph Pino Marasco ph Pino Marasco
  13. 13. 24 25 I deliri sono tipicamente di perse- cuzione o di grandiosità ma vi pos- sono essere temi di gelosia, religio- si o somatici. Le allucinazioni sono correlate al contenuto del tema delirante. Vi sono manifestazioni associate di ansia, rabbia, distacco, atteggiamento polemico. La prognosi può essere migliore sotto il profilo lavorativo ed il livel- lo di autonomia.   Schizofrenia Disorganizzato  Le caratteristiche essenziali sono: eloquio disorganizzato, compor- tamento disorganizzato, affettività appiattita o inadeguata. Manifestazioni associate sono: smorfie facciali, manierismi e stra- vaganze comportamentali. La personalità premorbosa è pove- ra, l’esordio è insidioso e precoce ed il decorso e cronico progressivo (forma ebefrenica).   Schizofrenia Catatonico  La manifestazione es- senziale è un notevole disturbo psicomotorio sino all’arresto motorio, un’eccessiva attività mo- toria, un estremo nega- tivismo con mutacismo, ecolalia ed ecoprassia. Vi può essere catalessia o stupor catatonico con assunzione volontaria di posture inadeguate o bizzarre. Sono presenti rischi di malnutrizio- ni, iperpiressia o lesioni autoprocu- rate. Schizofrenia Indifferenziato Sono presenti i sintomi caratteristici della schizofrenia: deliri, allucina- zioni, eloquio disorganizzato e sin- tomi negativi come appiattimento dell’affettività, alogia, abulia. Non sono presenti i criteri che sod- disfano la diagnosi per i tipi prece- dentemente descritti.  Schizofrenia Residuale  Sono assenti rilevanti sintomi posi- tivi, la manifestazione del disturbo è persistente per la presenza di sin- tomi negativi. Il decorso può essere limitato nel tempo e rappresenta una transizio- ne tra un pregresso episodio e la re- missione completa. i disturbi bipolari Sono malattie psichiatriche (o men- tali) caratterizzate da gravi e per- sistenti alterazioni dell’umore che può essere estremamente basso o esageratamente alto. Sono caratterizzati da alternanza di episodi di DEPRESSIONE con umo- re estremamente basso e di episodi MANIACALI con umore esagerata- mente alto.   La fase depressiva La fase depressiva si manifesta all’i- nizio con uno stato d’animo acuto e drammatico. Si esprime con un desiderio di punirsi distruggendosi e insieme di porre fine alle sofferen- ze. L’altro sintomo importante della fase depressiva riguar- da il contenuto ed il tipo dell’ideazione. I pensieri del malato sono caratterizzati da idee tristi, morbose e sono disturbati da os- sessioni e fobie. Se- guono idee di scorag- giamento, la persona sente di non essere capace di lavorare, che perderà il suo de- naro, che qualcosa di grave accadrà a lei o alla sua famiglia, che qualcuno si farà male o che la famiglia cadrà nell’indigenza. Non c’è molta varietà nei pensieri del- la persona. E’ quasi come se egli scegliesse di proposito dei pensie- ri con un contenuto sgradevole. La distorsione causata dal cattivo umore a volte trasforma questi pen- sieri malinconici in idee deliranti o in un vero e proprio delirio. Sono molto pronunciate le idee di col- pa, di peccato, di autocondanna. Spesso la persona si dice “tutto è colpa mia”, “sono io il responsabi- le”. La persona si lamenta di non potersi concentrare, i pensieri sem- brano susseguirsi molto lentamen- te, il linguaggio ed il discorso sono stentati. Si associa a questi sintomi un rallentamento dell’attività e del comportamento. L’adempimento dei consueti compiti quotidiani è rimandato o ritardato.
  14. 14. 26 27 I sintomi fisici che accom- pagnano gli episodi de- pressivi sono l’insonnia, l’i- nappetenza e una notevole alterazione del peso. Vi è una dimi- nuzione del desiderio ses- suale. La fase maniacale  E’ spesso dif- ficile stabi- lire quando ha inizio un attacco maniacale. La persona è spesso di umore vivace. Viene descritto come estroverso, at- tivo, allegro, che ama molto chiac- chierare e che si dà molto da fare. La persona sembra esuberante e so- cievole anche se questo umore può mutare facilmente in irritazione, o perfino in collera e rabbia. Il disturbo del pensiero è evidente e si rivela soprattutto nel linguaggio. La persona parla molto velocemen- te e non sa concentrarsi su un ar- gomento. Si distrae facilmente, pas- sando da un argomento ad un altro con molta disinvoltura. L’insieme di queste alterazioni, del pensiero e del linguaggio, costituisce ciò che viene definito “fuga delle idee”. Il contenuto del pensiero spesso ri- vela una elevata opinione di sé. La persona si vanta di possedere molto denaro, di essere un grande perso- naggio del mondo degli affari o del- lo spettacolo. Si dedica a spese esa- gerate, spesso abusa di alcol o dro- ga ed in genere ha comportamenti ad alto rischio. L’attività motoria è aumentata. E’ sempre in movimen- to, parla in continuazione, sposta oggetti freneticamente, a volte di- strugge ciò che ha per mano. I sintomi fisici sono caratterizzati da alterazioni del peso, insonnia, alterazioni della pressione del san- gue e della frequenza cardiaca. Le funzioni sessuali sebbene appaiano aumentati nella fase acuta in realtà generalmente diminuiscono. i disturbi di personalità Un disturbo di perso- nalità rappresenta un modello di esperien- za interiore e di com- portamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo ed inflessi- bile, esordisce nell’ado- lescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo, determina disa- gio o menomazione. E’ caratterizzato da un’esibizione di contrasti e si presentano con mani- festazioni opposte ed incoerenti del comportamento. Queste persone soffrono di distur- bi che colpiscono quasi ogni area della loro personalità e della loro vita, e in particolare le relazioni personali e la profondità dei senti- menti: l’identificazione e l’empatia, l’atteggiamento verso la società e la realtà, la volontà e l’autocontrol- lo; le sublimazioni; le attività e la capacità di lavorare. Sono alterate le capacità di godere e il bisogno di provare piacere, la vita sessua- le. L’esperienza ed il controllo del- le emozioni, gli ideali, i valori, gli scopi della vita sono scarsamente gestiti per la grave mancanza di integrazione della loro personali- tà. Le relazioni interpersonali sono scialbe e deboli e mancano di pro- fondità di sentimento, di stabilità, di empatia e di considerazione degli altri. Alcune persone affette da disturbo della personalità sono consapevo- li della loro incapacità di prova- re emozioni e ne soffrono, altri ne sono inconsapevoli e agiscono sen- za alcun risentimento. Queste persone talvolta si abbando- nano a scene isteriche e a reazioni iperemotive. Assumono frequente- mente droghe o alcol, generalmen- te hanno comportamenti sessuali inadeguati che possono manifestar- si in vere e proprie perversioni. In gran parte i passaggi all’azione e gli scoppi di collera costituiscono un tentativo per uscire dalla propria insensibilità. Spesso rompono i rap- porti con la persona con la quale
  15. 15. 28 29 hanno una relazione sentimentale o reagiscono con ostilità perché in- capaci di tollerare vere emozioni. In alcuni casi le relazioni vengono mantenute ad un livello superficiale o le interrompono frequentemente. In genere cambiano continuamen- te lavoro e dimora. Questo spiega chiaramente la loro instabilità. Inoltre, queste persone sono fon- damentalmente asociali e alcune apertamente antisociali. Hanno una tolleranza particolarmente bas- sa alle frustrazioni, sono ipersen- sibili alla critica, reagiscono alle difficoltà con eccessiva autocom- miserazione, ostilità, lamentela, isolamento. La diagnosi di disturbo di persona- lità richiede una valutazione del modello di funzionamento a lungo termine dell’individuo, le particola- ri caratteristiche di personalità de- vono essere evidenti sin dalla prima età adulta. I tratti di personalità de- vono anche essere distinti da carat- teristiche che emergono in risposta ad eventi stressanti situazionali o a stati mentali transitori. La valutazione del funzionamento della personalità deve prendere in considerazione l’ambiente etnico, culturale e sociale dell’individuo. Un disturbo di personalità può ri- sultare esacerbato in seguito alla perdita di persone che rappresen- tano un supporto significativo o di situazioni sociali stabilizzanti pre- cedenti. I disturbi di personalità sono raccol- ti in tre gruppi in base ad analogie descrittive. i disturbi d’ansia L’ansia è un fenomeno naturale che la persona sperimenta quando valo- ri essenziali per la sua esistenza, il suo senso di esistere, la sua sicurez- za, la sua identità sono minacciati. Essa va tenuta distinta dalla paura, in cui la minaccia è secondaria, il pericolo è obiettivo e reale e la per- sona riesce a valutare la reazione. Finché la persona riesce a fronteg- giare con le proprie risorse la mi- naccia ed i pericoli possiamo parla- re di un modo normale di gestire l’ansia deri- vante dalle difficoltà della vita. Gli stati patologici dell’ansia sono caratte- rizzati, invece, da ap- prensione più o meno cronica con episodi ri- correnti di ansia acuta. Il quadro tipico è quello di una sensazione sog- gettiva di disagio, di apprensione, di antici- pazione di un pericolo, di rovina. La fonte di tutto ciò è sconosciuta all’individuo che si sen- te indifeso e presenta un caratteristico quadro somatico. Tale quadro evidenzia segni fisici come: rigidità, tremo- ri, debolezza, tremolio della voce; palpitazione e tachicardia, aumento della pres- sione; sudorazioni freddi, respira- zione rapida o irregolare, disturbi del sonno. Nelle manifestazioni gravi possono essere presenti sveni- menti, nausea con vomito e diarrea. Le persone con stati patologici di ansia tendono ad avere relazioni al- terate con gli altri e con la comunità che si esprimono in bisogni com- pulsivi di dipendenza e di simbiosi, di aggressività e di prepotenza, di distacco e di isolamento. Hanno un atteggiamento negativo verso la vita
  16. 16. 30 31 perché cercano di evitare costan- temente le situazioni e gli impegni che richiedono loro una “messa alla prova”. Questi disturbi provocano profon- da sofferenza e possono avere gravi conseguenze sul lavoro e nella vita sociale e familiare. Si distinguono in diverse sindromi. Disturbo da Ansia Generalizzata E’ caratterizzato dalla presenza di ansia e preoccupazione croniche e ingiustificate che non si riescono a controllare. Sono presenti irrequie- tezza, irritabilità, problemi di con- centrazione e sintomi fisici (tensio- ne e dolore muscolare, insonnia, stanchezza, tachicardia, sudorazio- ne, nodo alla gola, disturbi gastrici, ecc.) Fobie Sono paure ingiustificate, irraziona- li, intense e persistenti nei confronti di oggetti o situazioni particolari. Provocano ansia, sudore, affan- no, tachicardia. L’ansia e la paura si provano già prima di affrontare quella data situazione che si fa di tutto per evitare.   Disturbo da Attacchi di Panico E’ caratterizzato da improvvise cri- si di ansia con profondo malessere fisico e intensa paura. L’attacco è in genere inaspettato e il momento acuto della crisi è di breve durata. I sintomi sono: - palpitazioni, sensazione di soffo- care - dolore al torace - tremori, sudorazione - senso di irrealtà e di testa confusa - paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire Il primo episodio può generare la paura che la crisi possa ripeter- si. Questa condizione detta “an- sia anticipatoria” può raggiungere un’intensità tale da risultare invali- dante. Si tende ad associare l’attacco a situazioni e luo- ghi specifici che vengono evitati. Si evita di rimanere soli, di allontanarsi da casa, di recarsi in luoghi affollati, di usare i mezzi pubblici. Spesso è necessario farsi accompagnare da una persona di fiducia.  Disturbo Ossessivo-Compulsivo Le ossessioni sono caratterizzate da pensieri o immagini ricorrenti e persistenti che non si riesce ad al- lontanare e che causano ansia in- tensa. Le compulsioni sono azioni e com- portamenti ripetitivi che la persona si sente obbligata a mettere in atto secondo certe regole come reazio- ne ai pensieri ossessivi e per allevia- re uno stato di ansia e sofferenza. Il disturbo ossessivo-compulsivo può essere estremamente invali- dante. Le paure e i pensieri ossessivi possono portare a gravi stati ansio- si. L’attuazione dei rituali compulsi- vi può richiedere moltissimo tempo e rendere molto difficile il lavoro e i rapporti con gli altri.
  17. 17. 32 33 I TRATTAMENTI TERAPEUTICI Le terapie negli stati di patologia mentale seguono diversi approcci: farmacologici, psicologici, sociali. E’ dimostrato che i trattamenti di maggiore efficacia sono quelli in- tegrati, che quindi comprendono, a seconda dei casi e della loro gra- vità, sia terapie farmacologiche che psicologiche e psicoterapeutiche che sociali.   le terapie psicolo- giche e sociali In questo ambito sono com- presi soprattutto i seguenti trattamenti: · psicoeducazione ·  Psicoterapia · terapia psico-sociale Psicoeducazione La psicoeducazione è un per- corso didattico che permette di conoscere i meccanismi psicologici che sostengono alcuni disturbi emotivi e rela- zionali e di avere informazio- ni e istruzioni per prevenirli o affrontarli in modo efficace. La psicoeducazione si è di- mostrata particolarmente ef- ficace nel far comprendere i meccanismi di funzionamen- to e di mantenimento dei disturbi del comportamento alimentare come la bulimia, l’anoressia e il disturbo da abbuffate compulsive; così come si è dimostrata utile nel migliorare le capacità di interagire in situazioni sociali laddove ci sia- no difficoltà di parlare in pubblico, di conoscere persone nuove, di af- fermare la propria opinione o più in generale di esporsi in situazioni che generano imbarazzo. Prevede incontri individuali o in piccoli gruppi di persone che mani- festano le stesse difficoltà e può es- sere consigliata, dopo la prima fase di valutazione clinica, sia come in- tervento specifico, sia affiancato e integrato a quello di psicoterapia. Psicoterapia Per iniziare una psicoterapia, occor- re che nel paziente colpito la corre- lazione con la realtà sia ripristinata fino al punto tale da poter permette- re una collaborazione sensata con il suo terapista. A questo scopo, di solito è necessario attendere i primi successi del trattamento farmacolo- gico. In riferimento alla prevenzio- ne delle recidive, si impara a rico- noscere tempestivamente i sintomi precoci e a sviluppare delle capaci- tà per affrontare condizioni di vita gravose (piano anticrisi). La psicoterapia si occupa della cura di disturbi psicopatologici di diver- sa gravità, che vanno dal modesto disadattamento o disagio persona- le alla sintomatologia grave, e che possono manifestarsi in sintomi nevrotici oppure psicotici, tali da nuocere al benessere di una perso- na fino ad ostacolarne lo sviluppo, causando fattiva inabilità. Etimologicamente la parola Psico- terapia - “cura dell’anima” - ricon- duce alle terapie della psiche rea- lizzate con strumenti psicologici, quali il colloquio e la relazione, nella finalità del cambiamento con- sapevole dei processi psicologici dai quali dipende il malessere o lo stile di vita inadeguato, e connotati spesso da sintomi come ansia, de- pressione, fobie, ecc.  Terapia psico-sociale Un trattamento mirato alla riabili- tazione sociale (terapia psico-so- ciale) è utile ad aiutare i pazienti a reintegrarsi nella comunità e a riguadagnare le capacità affettive, sociali ed occupazionali, tutti fatto- ri che contribuiscono a migliorare la qualità di vita del paziente. Gli interventi psicosociali compren- dono tecniche e strategie sociali e psicosociali per ridurre o eliminare le difficoltà sociali, psicologiche e cognitive, le disfunzioni e gli han- dicap allo scopo di facilitare il rein- serimento sociale e la riabilitazione psicosociale. In pratica gli interven- ti psicosociali mirano a ridurre sia i sintomi negativi che positivi, mi- gliorare la consapevolezza e l’ade- sione al piano terapeutico, preveni- re le ricadute, migliorare le capacità comunicative e sociali, insegnare ai pazienti ed alle loro famiglie come affrontare meglio gli stress. Un intervento di terapia di grup- po coinvolge in genere un piccolo numero di pazienti (6-12 unità) e uno o più terapeuti esperti. Questo tipo di approccio è finalizzato ad apprendere l’esperienza degli altri, la verifica delle proprie percezioni rispetto a quelle degli altri e la cor- rezione delle distorsioni e delle in- congruità nel comportamento inter- personale, grazie alla collaborazio-
  18. 18. 34 35 ne degli altri membri del gruppo. Questa forma di terapia può essere più efficace dopo che i sintomi si sono un po’ attenuati ed i pazienti sono usciti dalla fase psicotica acu- ta, dato che in tali condizioni essi sono spesso troppo disturbati ed in- coerenti per trarne profitto. Più tardi quando il paziente sta cominciando a recuperare, la sua partecipazio- ne al gruppo di terapia può essere spesso di aiuto nel prepararlo ad af- frontare la vita comune. Questi gruppi di aiuto sono tera- peutici in quanto i loro membri si scambiano una continua e mutua assistenza, così da non sentirsi soli di fronte ai problemi che si trova- no a dover risolvere. Questi grup- pi svolgono anche un’altra funzio- ne importante. Le famiglie, grazie alla loro unione, possono acquisire quella forza indispensabile per riu- scire a portare avanti con la neces- saria efficacia le richieste per nuovi studi e ricerche e più adeguati pro- grammi per il trattamento nell’o- spedale o in comunità. la terapia farmacologica Le terapie psicofarmacologiche comprendono: ANSIOLITICI I principali ansiolitici sono le ben- zodiazepine. Sono farmaci molto diffusi e molto sicuri. Eliminano i sintomi dell’an- sia in modo molto efficace e rapi- do. Aiutano a dormire. Sono miori- lassanti (rilassano i muscoli) Le benzodiazepine dan- no alcuni problemi: Possono provocare son- nolenza, disturbi della memoria e della concen- trazione, movimenti non coordinati, stanchezza. Danno assuefazione e di- pendenza. La dipenden- za si può instaurare già dopo uno o due mesi di assunzione continuativa del farmaco e determina il manifestarsi di sinto- mi di astinenza quando si smette di prenderlo. La crisi di astinenza può essere seria e provocare molta sofferenza. L’impiego delle benzodiazepine è molto utile per eliminare l’ansia in modo rapido al momento del bi- sogno. Sono anche usate in modo continuativo per controllare l’ansia. Bisogna però evitarne l’uso prolun- gato a causa del rischio di svilup- pare dipendenza. Sono usate per problemi di insonnia. Le benzodiazepine, preziose nelle situazioni acute, non risultano ef- ficaci nel migliorare il decorso dei disturbi d’ansia. Non sono dunque considerate oggi i farmaci più ade- guati alla cura di tali disturbi che richiedono terapie di lunga durata. L’ansia si cura invece con successo con gli antidepressivi.  ANTIDEPRESSIVI INIBITORI DELLE MONOAMINO- OSSIDASI (IMAO) Sono i più vecchi. Non sono più usati a causa dei rischi che compor- tano. antidepressivi triciclici Un tempo antidepressivi di prima scelta. Sono efficaci ma presentano numerosi e fastidiosi effetti collate- rali: bocca secca, stitichezza, sudo- razione, palpitazioni, ipotensione, aumento di peso. Sono ancora usa- ti. STABILIZZATORI DELL’UMORE LITIO E’ il più vecchio stabilizzatore dell’umore. E’ tuttora il farmaco di riferimento. Molto efficace, ha al- cuni effetti collaterali (tremore alle mani, aumento di peso, accresciuto bisogno di bere). Bisogna eseguire periodici dosaggi della sua concen- trazione nel sangue per verificare che sia quella più efficace e con- trollare il funzionamento della tiroi- de. FARMACI ANTICONVULSIVANTI Si è scoperto che farmaci di questa categoria avevano anche un effica- ce effetto stabilizzante sull’umore. Effetti collaterali inferiori al litio. Si usano nel disturbo bipolare. Sono i farmaci di prima scelta per con- trollare le oscillazioni dell’umore. Gli anticonvulsivanti si sono rivelati molto utili per chi non tollera il li- tio. Il più recente, la lamotrigina, si è di- mostrata, a differenza degli altri far- maci che sono più attivi sulla ma- nia, particolarmente efficace nella fase depressiva. Gli stabilizzatori dell’umore devo- no essere assunti per anni. Talvolta sono usati in aggiunta agli antide- pressivi in forme di depressione re- sistenti a tali farmaci per aumentar- ne l’effetto. ANTIPSICOTICI Sono i farmaci tipicamente usati nel trattamento dei disturbi psicotici quali la schizofrenia. Gli antipsicotici “classici” hanno molti effetti collaterali. Gli antip- sicotici più recenti, detti “atipici” hanno minori effetti collaterali.
  19. 19. 36 37 Vengono usati nel disturbo bipolare per controllare la mania o in caso di sintomi psicotici. Hanno anche un effetto stabilizzatore dell’umore. Si usano particolarmente olanzapina (Zyprexa) e quetiapina (Seroquel). Sono a volte impiegati in casi di depressione specialmente quando sono presenti agitazione e sintomi psicotici. i dati Entrando nel merito dei dati, si sti- ma che negli Stati Uniti circa due milioni di persone soffrano di schi- zofrenia e altri due milioni di de- pressione in forma grave. Un milio- ne di persone soffre di disturbi men- tali organici o altri disturbi mentali invalidanti. Si calcola, inoltre, che il 25% circa della popolazione sof- fra di depressione in forma lieve, di disturbi d’ansia e di altri problemi emotivi. In forte aumento sono l’a- buso di alcol e di altre sostanze stu- pefacenti. Il trattamento delle malattie men- tali è notevolmente cambiato negli ultimi decenni, soprattutto dopo l’introduzione dei farmaci psicotro- pi alla metà degli anni Cinquanta, che ha permesso una netta riduzio- ne dei periodi di ricovero in ospe- dale psichiatrico e la possibilità di studiare tecniche di riabilitazione che mettessero in grado i pazienti più gravi di affrontare con maggio- re autonomia le proprie esigenze della vita quotidiana e le richieste provenienti dall’ambiente. Gli stu- di sull’efficacia dei fattori terapeu- tici nell’ambito delle psicoterapie e sulle indicazioni e controindica- zioni delle stesse hanno permesso, inoltre, di avere a disposizione una gamma differenziata di tecniche per il trattamento di disturbi men- tali meno gravi, quali certe forme di depressione, problemi d’ansia e altri tipi di nevrosi. Le moderne conoscenze sulla salu- te mentale e sulla malattia deriva- no da numerose scienze che hanno permesso di chiarire le basi biologi- che, psicologiche e sociali del com- portamento umano e dei suoi distur- bi. Oltre alla ricerca biologica, che costituisce uno dei settori più pro- mettenti per gli ulteriori sviluppi di quest’area, altre aree della ricerca, in particolare quella psicologica, pone importanti basi per lo studio della salute mentale (in particolare per i programmi di prevenzione) e sono quelle relative alla percezione, all’elaborazione delle informazioni, al pensiero, al linguaggio, alla moti- vazione, alle emozioni, alla perso- nalità e al comportamento sociale. Il rapporto sulla situazione sani- taria in Italia pubblicato recente- mente dal Ministero della Salute, evidenzia un consistente numero di individui con disturbi psichici.  Le percentuali di questi disturbi vengono rappresentate nella tabella 7. Tab. 7 ph Luca Policastri
  20. 20. 38 39 INTRODUZIONE Il progetto denominato “Comuni- care Insieme” è rivolto a disabili uditivi ed ha una durata complessi- va di 12 mesi, si articola in un per- corso teorico di 4 mesi e successi- vamente in un tirocinio pratico di 8 mesi presso scuole, imprese e ditte del territorio della sibaritide. Il percorso teorico-pratico fornisce ai soggetti con disabilità uditiva la qualifica professionale di addetto alle funzioni aziendali e di segrete- ria. Le attività di formazione del proget- to sono cominciate presso il Centro di Eccellenza, sito a Corigliano Ca- labro con un impegno giornaliero di 5 ore dal lunedì al venerdì per un totale complessivo di 400 ore. Le le- zioni sono state svolte sia di mattina che di pomeriggio. Sono state con- segnate, ad ogni allievo, dispense con gli argomenti trattati in aula. Il percorso formativo è stato costituito da moduli didattici, tenuti da va- rie professionalità e coadiuvate da un esperto nel linguaggio dei segni (LIS), che ha permesso ai tirocinanti di conoscere al meglio e concreta- mente la funzione e il ruolo del se- gretario d’azienda/d’ufficio. WORK EXPERIENCE A FAVORE DI DISABILI VISIVI ED UDITIVI Al termine del tirocinio formativo è stato avviato quello pratico della durata di 8 mesi presso le aziende collocate sul territorio della Sibari- tide. I tirocinanti nello svolgimento del tirocinio lavorativo, iniziato il giorno 20/01/2012, sono stati se- guiti da un tutor aziendale, indivi- duato dall’azienda ospitante e da un tutor di accompagnamento che ha supportato il tirocinante nell’in- serimento sociale, relazionale e la- vorativo. Il tirocinio pratico si suddi- vide in n. 5 ore di attività lavorativa giornaliera per 5 giorni a settimana (25 ore settimanali), per un totale di 800 ore. I destinatari (tirocinanti) coinvol- ti nel presente progetto sono stati selezionati tramite un avviso di se- lezione pubblicato il 12/07/2011, con scadenza al 13 agosto 2011. L’avviso è stato reso pubblico sul sito dell’Associazione Mondiver- si, tramite l’affissione di manifesti presso il Centro di Eccellenza ed altri Enti presenti sul territorio. Alla selezione hanno partecipato 12 soggetti. I soggetti selezionati sono stati in totale 11, di cui 7 maschi e 4 fem- mine di età compresa tra i 18 ed i 55 anni, con livello d’istruzione che varia dalla licenza media infe- riore al diploma. Degli 11 tirocinanti coinvolti, 3 sono residenti nel comune di Co- rigliano Calabro, 5 nel Comune di Rossano, 1 nel Comune di Cariati, 1 nel Comune di Acri, 1 nel Co-Comunità Europea Repubblica Italiana Regione Calabria Provincia di Cosenza Progetto “Comunicare insieme” Non discriminare Non discriminare Realizzazione di tirocini formativi per lʼinserimento di disabili visivi e uditivi nel mondo del lavoro REGIONE CALABRIA - Dipartimento n. 10 Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione Professionale, Cooperazione e Volontariato PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE FONDO SOCIALE EUROPEO 2007/2013 ASSE III Inclusione Sociale Obiettivo Operativo G.1 Pubblicità istituzionale ph Luca Policastri
  21. 21. 40 41 mune di Terranova da Sibari. Nella fase iniziale e finale del percorso formativo è stata effettuata la som- ministrazione di un test di verifica in ingresso e in uscita per ogni mo- dulo didattico, per valutare le cono- scenze di base di ogni soggetto e le competenze acquisite alla fine del percorso teorico. Alla fine del per- corso di work-experience è previsto un esame finale con un’apposita Commissione esaminatrice finaliz- zato a valutare le competenze ac- quisite durante il percorso formativo e il tirocinio pratico. CHE COS’È LA SORDITÀ? Il termine “sordità” identifica una perdita di funzionalità importante, che comporta, molto spesso, pro- blemi nello sviluppo del linguag- gio”. Generalmente, la sordità è la conseguenza di patologie geneti- che (50%) o di problemi prenatali (embriopatia o fetopatia). In una percentuale più bassa può essere anche la conseguenza di prematu- ranza o sofferenza perinatale (20%), oppure acquisita durante l’infanzia per cause infettive (meningiti), tos- siche (streptomicina), traumatiche. Qui di seguito sono elencate le maggiori affezioni che compor- tano una disfunzione uditiva. • Il neurinoma del nervo acustico è un tumore benigno che si svilup- pa sul nervo acustico nell’orec- chio interno e che può colpire a qualsiasi età; • La neuropatia uditiva è un disor- dine uditivo nel quale i suoni en- trano normalmente, mentre risul- ta compromessa la trasmissione del segnale dall’orecchio interno al cervello; • La sindrome di Meniere è de- terminata da un cambiamento di volume del liquido presente nell’orecchio interno e si carat- terizza per vertigini, acufeni, ovattamento auricolare e perdita uditiva fluttuante; • L’otosclerosi consiste in una anormale crescita di un ossicino dell’orecchio interno che impe- disce la corretta trasmissione del suono, causando perdita uditiva. Molto spesso è genetica ed insor- ge tra i 30 e i 40 anni di età; • La sindrome di Usher presenta più di un sintomo, tanto da col- pire sia l’udito sia la vista. Essa è di tipo genetico e si manifesta sin dalla nascita; • La sindrome di Waardenburg è una malattia ereditaria caratte- rizzata da vari livelli di sordità, cambiamenti nella pelle e nella pigmentazione dei capelli; • Il disordine nella processazio- ne uditiva nel bambino (DPU) è una condizione in cui non si riconoscono le sottili differenze tra i suoni nelle parole, anche se questi risultano chiari e forti. Le conseguenze di tali patologie sono un deficit sensoriale che può essere più o meno grave, a secon- da della profondità e del periodo di insorgenza della sordità. Si parla infatti di: • sordità totale o cofosi, quando il deficit è superiore a 85 decibel; • ipoacusia profonda quando il deficit è compreso tra i 60 e gli 85 decibel; • ipoacusia lieve quando il deficit è compreso tra i 40 e i 60 deci- bel; • sordastro, quando il deficit è in- feriore a 40 decibel. Da un punto di vista anatomofisio- logico la sordità può essere di: • trasmissione in cui la conduzio- ne ossea è normale, così come la percezione della parola; • ricezione in cui si evidenziano difficoltà notevoli nell’appren- dimento fonetico e la ricezione delle parole è abbastanza defor- mata tanto da apparire isolate o associate alle precedenti; • alterazione dell’identificazione in cui l’integrazione uditiva e/o la simbolizzazione al livello cen- trale risultano alterate. ph Luca policastri
  22. 22. 42 43 QUALI CONSEGUENZE La comparsa di una sordità pro- fonda fin dalla nascita priva il sog- getto di una fonte di informazione che, normalmente, gli permette di scoprire il mondo in un’interazio- ne circolare e di acquisire l’uso del linguaggio.Va da sé che le difficoltà saranno tanto più importanti quan- to più il deficit sarà massiccio, con- genito o molto precoce. La profondità della sordità, così come il suo esordio precoce, com- porta molto spesso difficoltà nello sviluppo psicologico e nelle rela- zioni interpersonali. La consape- volezza di non essere in grado di utilizzare la comunicazione verba- le al pari degli altri può originare un senso di esclusione nel sogget- to sordomuto. La persona ha una percezione del proprio corpo come imperfetto e malato da cui deriva una profonda ferita narcisistica che può manifestarsi con rumorosità, mancanza di disciplina ed emotivi- tà assai labile. Le conseguenze da un punto di vista psicologico sono le difficoltà a relazionarsi con i co- etanei, a comprendere e a condivi- dere i sentimenti degli altri. L’impossibilità di instaurare con gli altri una relazione significativa espone la persona sordomuta anche a una serie di frustrazioni, spesso all’origine di atteggiamenti aggres- sivi e di diffidenza verso l’altro e impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di equità con gli altri. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. I comportamen- ti aggressivi sono, infatti, risposte comuni sia ai sordi che agli udenti: questi ultimi però possiedono una padronanza linguistica che consen- te loro di convogliare l’emotività in parole, spesso dure e taglienti, e di difendersi attraverso l’ironia e il sarcasmo. Il soggetto sordomuto invece, per la difficoltà di servirsi del linguaggio verbale soprattutto nelle situazioni di maggior coinvol- gimento emotivo, ricorre spesso al linguaggio del corpo, un linguaggio ‘di azione’ in cui scaricano diretta- mente le frustrazioni. Questo tipo di comportamento viene però giu- dicato eccessivo e sanzionato con maggior rigore rispetto a quello de- gli udenti. Accanto ai problemi di relazione del fenomeno, esistono questioni sostanziali dovute all’integrazione sociale delle persone con disabilità uditiva e soprattutto le difficoltà di natura lavorativa, familiare e socia- le, perché l’esistenza del soggetto viene interessata prevalentemente dal disagio fisico.ph Luca policastri ph Luca policastri
  23. 23. 44 45 L’inserimento lavorativo per sogget- ti con disabilità fisica rappresenta, infatti, nel quadro della più genera- le problematica occupazionale del nostro paese, un aspetto di partico- lare complessità e interesse. Il miglioramento delle condizioni di vita del soggetto sordomuto non è legato esclusivamente al raggiun- gimento delle sicurezza economica o al soddisfacimento dei suoi biso- gni di cura, bensì alla qualità del- le relazioni sociali, al senso di ap- partenenza alla famiglia, al gruppo sociale e alla comunità locale. E il lavoro ha una forte valenza al fine di superare ogni forma di assisten- zialismo, valorizzando il saper fare e il saper essere dei soggetti. I DATI Le statistiche ufficiali (ISTAT) che riguardano la disabilità in genera- le solitamente rilevano la sordità unitamente alla cecità, in quanto entrambe facenti parte della stessa categoria “Disabilità sensoriali”. Dall’Indagine ISTAT “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari” è possibile ricavare i dati relativi al numero dei ciechi e dei sordi: • 0,6% della popolazione è cieca totale o parziale; • 1,7% della popolazione ha pro- blemi dell’udito più o meno gravi; • 0,1% della popolazione sono sor- di prelinguali. Tali dati appaiono però non rileva- re l’incidenza reale della disabilità uditiva. Basandoci su stime prove- nienti soprattutto dal mondo dei servizi sanitari si evince: • 1 – 2 nati ogni 1000 sono sordi perlinguali; • ogni 100 nati provenienti dalla mila sordomuti o sordi prelinguali (divenuti sordi prima di acquisire il linguaggio). Altra problematica che è importan- te rilevare è che il 90% dei bambini sordi nasce da genitori udenti che sono totalmente impreparati sulla sordità e su come affrontarla. Nella tabella di seguito riportata sono indicate le cause di sordità più frequenti. (Fonte: www.ens.it). terapia intensiva neonatale, 5 – 10 presentano deficit uditivi; • è riscontrato un aumento della sordità associata ad altri handicap; • 7.000/8.000 bambini ogni anno necessitano di sostegno scolastico a causa di sordità. Sordità nell’intera popolazione: Tali riferimenti fanno ritenere che in Italia la sordità grave colpisca circa una persona su 1.000 e che attual- mente si possono contare circa 50
  24. 24. 46 47 SERVIZI DI RIFERIMENTO REGIONE CALABRIA DIPARTIMENTO 10 LAVORO POLITICHE DELLA FAMIGLIA Via Lucrezia Della Valle – 88100 - Catanzaro Tel. 0961/858998 PROVINCIA DI COSENZA SETTORE POLITICHE SOCIALI E POLITICHE DELL’IMMIGRAZIONE Via Romualdo Montagna - 87100 - COSENZA Tel. 0984/814322 (avv. Gentile) ASP COSENZA DISTRETTO DI CORIGLIANO CALABRO Via Luigi Stevenson , 87064 - Corigliano Calabro Scalo (CS). Tel 0983/8801 COMUNE DI CORIGLIANO CALABRO SETTORE POLITICHE SOCIALI Via Abenante , 87064 - Corigliano Calabro (CS). Tel 0983/83851 CSM (Centro Salute Mentale) Via Montessori Maria - 87064 - Corigliano Calabro (CS) Tel.  0983/856464 ASSOCIAZIONE MONDIVERSI ONLUS Sede operativa:Via Machiavelli – 87064 – Corigliano Calabro Tel. 0983/031492 CGM (CENTRO GIUSTIZIA MINORILE)PER LA CALABRIA E LA BASILICATA) Via Paglia, 47 – 88100 - Catanzaro Tel. 0961/517511  USSM (UFFICIO SERVIZIO SOCIALE MINORI) sezione distaccata di Cosenza Via Giovanni Amellino  - 87100 – COSENZA Tel. 0984/34861  CIRCOLO CULTURALE RICREATIVO SORDOMUTI  Via degli Etruschi, 1 - 87067 - Rossano (CS)  Tel. 0983/290457 ph Pino Marasco
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