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Le attività del Centro Antiviolenza - prima parte

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Le attività del Centro Antiviolenza - prima parte

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Le attività del Centro Antiviolenza - prima parte

  1. 1. CENTRO ANTIVIOLENZA FABIANA
  2. 2. Cosa vuol dire violenza diCosa vuol dire violenza di genere?genere?
  3. 3. Violenza di genereViolenza di genere AssuntiAssunti NON ESISTONO GIUSTIFICAZIONI AD ALCUN TIPO DI VIOLENZA LA DONNA NON È MAI RESPONSABILE DELLA VIOLENZA CHE SUBISCE NON C’È DONNA CHE MERITI DI SUBIRE VIOLENZA
  4. 4. Perchè la violenza di genere?Perchè la violenza di genere? Spesso la Donna non riesce a dare un nome al comportamento del partner. Viene colpita nell’autostima, inizia a diventare fragile. Non sa se è colpa sua o se è cosi che funziona la realtà
  5. 5. Falsi mitiFalsi miti Luoghi comuniLuoghi comuni Sulle donne… Va in giro vestita in un modo tale che se l’è cercata (provoca) “Se lui la picchia ci sarà un motivo, no?” “Vedrai che se lei proprio non voleva, non sarebbe successo” “Si è ricordata di andare dalla polizia troppo tardi, di sicuro non è vero”
  6. 6. False credenzeFalse credenze La maggior parte delle violenze contro le donne sono ad opera di sconosciuti.  La violenza accade solo in contesti sociali svantaggiati.  Gli uomini violenti non riescono a controllare i loro comportamenti.  E’ sempre meglio tener unita la famiglia per il bene dei figli.  I violenti sono malati.
  7. 7. Gli STEREOTIPI sul maltrattanteGli STEREOTIPI sul maltrattante  l’aggressività è un istinto maschile  si tratta di uomini con problemi psichiatrici  si tratta di uomini con problemi di dipendenze  la malattia,l’alcool, le droghe sono la causa della violenza  La maggior parte degli uomini violenti sono stranieri (differenze culturali) e/o emarginati effetti:  si “giustifica” il violento (attenuanti)  si attenua illusoriamente la percezione del rischio.
  8. 8. Si crede che…
  9. 9. Violenza fisicaViolenza fisica Spintonare, tirare i capelli Dare schiaffi, pugni, calci Colpire con oggetti Strangolare Ustionare Ferire con un coltello Infliggere mutilazioni genitali Torturare Uccidere
  10. 10. Violenza sessualeViolenza sessuale (1)(1) Battute e prese in giro a sfondo sessuale Fissare insistentemente e in modo allusivo Esibizionismo Telefonate oscene
  11. 11. Violenza sessualeViolenza sessuale (2)(2) Rapporti sessuali imposti Stupro Gravidanze o aborti imposti Tratta delle donne e sfruttamento sessuale
  12. 12. Violenza psicologicaViolenza psicologica Battute e prese in giro dirette ad umiliare Minacce, e in particolare minacce di violenza Isolamento e controllo Insulti, anche di fronte ad altre persone In generale: comportamenti che danneggiano l’identità e l’autostima della donna, la sua possibilità di benessere, soprattutto se persistenti.
  13. 13. Violenza economicaViolenza economica Controllo dello stipendio della donna o delle entrate familiari, impedendole qualsiasi decisione in merito Divieto o costrizione a lavorare, obbligo a lasciare il lavoro Costrizione a firmare documenti, a intraprendere iniziative economiche, a volte truffe
  14. 14. Violenza spiritualeViolenza spirituale Distruzione dei valori e della fede religiosa di una donna attraverso la ridicolizzazione sistematica Costringere una donna con la violenza o il ricatto a fare cose contrarie ai suoi valori, o a non fare cose obbligatorie nella sua religione
  15. 15. StalkingStalking STALKERSTALKER COLUI CHE INSEGUE,COLUI CHE INSEGUE, CHE FA LA POSTACHE FA LA POSTA
  16. 16. StalkingStalking Detto anche “sindrome del molestatore assillante”: ogni forma di comportamento anomalo e fastidioso verso una persona, costituito da comunicazioni intrusive oppure da comportamenti volti a controllare la pro-pria vittima. Esempi: telefonate e lettere anonime, sms ed e-mail assillanti, invio di fiori, pedinamenti, appostamenti, sorveglianza sotto casa, violazione di domicilio, mi-nacce di violenza, aggressioni, fino ad omicidio o tentato omicidio.
  17. 17. Perché la donna maltrattata non se nePerché la donna maltrattata non se ne va?va?  Paura delle reazioni del partner  Paura di non essere creduta e/o sostenuta  Mancanza di risorse materiali  Senso d’isolamento sociale/familiare  Colpevolizzazione da parte della famiglia, delle istituzioni, dei conoscenti  Sfiducia nella esistenza di un’alternativa percorribile  Tenere unita la famiglia  Minimizzazione (ormai è passata)
  18. 18. Il ciclo della violenzaIl ciclo della violenza Lenore Walker, 1979Lenore Walker, 1979 1° FASE: COSTRUZIONE DELLA TENSIONE Compaiono i primi conflitti e forte tensione psicologica.Compaiono i primi conflitti e forte tensione psicologica. Minacce, insulti, denigrazioni, controllo sulla vita quotidiana….. Inizia nella donna uno stato di allerta e accumulo di stress.Inizia nella donna uno stato di allerta e accumulo di stress.
  19. 19. Il ciclo della violenzaIl ciclo della violenza Lenore Walker, 1979Lenore Walker, 1979 2° FASE: SCOPPIO DELLA VIOLENZA In questa fase i maltrattamenti diventanoIn questa fase i maltrattamenti diventano sempre più gravisempre più gravi con rapida escalation.con rapida escalation. Il molestatore utilizzaIl molestatore utilizza strategie di controllostrategie di controllo basate sullabasate sulla minaccia e sull’intimidazione.minaccia e sull’intimidazione. Nella fase acuta la vittima spesso cercaNella fase acuta la vittima spesso cerca AiutoAiuto..
  20. 20. Il ciclo della violenzaIl ciclo della violenza Lenore Walker, 1979Lenore Walker, 1979 3° FASE: LUNA DI MIELE Il violento è colto da paura, senso di colpasenso di colpa, timore di, timore di reazioni da parte della donna.reazioni da parte della donna. SiSi giustifica,giustifica, offre delleoffre delle spiegazionspiegazioni.i. Attraverso leAttraverso le scusescuse, il, il pentimento, le promessepentimento, le promesse didi cambiamentocambiamento chiede e ottiene ilchiede e ottiene il perdonoperdono
  21. 21. Il ciclo della violenzaIl ciclo della violenza
  22. 22. Le conseguenze psicologicheLe conseguenze psicologiche della violenzadella violenza Ogni ciclo successivo aumenta di intensità Vengono minati il senso di sicurezza e la fiducia in sé e negli altri senso di impotenza Isolamento, confusione e difficoltà a prendere decisioni Ansia e paura generalizzata (attacchi di panico) Depressione e tentativi di suicidio Disturbi alimentari anoressia e bulimia Assunzione di droghe o di alcool, Disturbi del sonno La violenza agisce quindi in modo subdolo e silente senza che la donna se ne renda conto finendo per morire dentro
  23. 23. Violenza assistitaViolenza assistita Qualsiasi atto di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative, adulte o minori; di tale violenza il/la bambino/a può fare esperienza direttamente (quando essa avviene nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il minore è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti. (C.I.S.M.A.I., 1999)
  24. 24. Conseguenze sul minoreConseguenze sul minore  Riproducibilità: chi assiste abitualmente a violenza e si “abitua” a vivere in un contesto violento tende poi ad agire comportamenti violenti.  I comportamenti violenti possono venir percepiti come “normali”.  I bambini tendono ad interiorizzare i modelli comportamentali genitoriali e possono identificarsi con il genitore maltrattante.  Rischio di venir puniti per questo dal padre violento e/o di venir colpiti accidentalmente quando fungono da “scudi”.
  25. 25. Uscire dalla violenzaUscire dalla violenza si puòsi può Cosa fareCosa fare?? 1. Ammettere il problema 2. Non minimizzare - non provare a farcela da soli 1. Chiedere aiuto 2. Denunciare all’autorità
  26. 26. La nascita dei centri antiviolenza eLa nascita dei centri antiviolenza e delle case rifugiodelle case rifugio  Hanno origine nei movimenti femministi degli anni ’70; in Europa, il primo centro apre a Londra nel 1972.  Sono nati come risposta politica e sociale al fenomeno della violenza contro le donne.  In Italia nascono alla fine degli anni ’80: Casa delle Donne di Bologna, Casa delle Donne Maltrattate di Milano.  Negli anni ’90 i Centri cominciano a essere riconosciuti e finanziati dalle Istituzioni.  Oggi in Italia si contano circa un centinaio di Centri Antiviolenza, una cinquantina dei quali possiede una casa rifugio.
  27. 27. CENTRO ANTIVIOLENZACENTRO ANTIVIOLENZA FABIANAFABIANA Chi Siamo Siamo un gruppo di donne (assistenti sociali, psicologhe, avvocato, professionisti) che hanno operato la scelta di utilizzare la relazione di genere e le loro differenti professionalità per mettere in campo percorsi di aiuto a tutte le donne che si trovano a vivere situazioni di difficoltà od a subire qualunque forma di violenza (dal maltrattamento all’abuso sessuale, dalla deprivazione economica alla violenza di tipo psicologico), attraverso il Centro Antiviolenza “Fabiana”
  28. 28. CENTRO ANTIVIOLENZA FABIANACENTRO ANTIVIOLENZA FABIANA Cosa garantiamoCosa garantiamo
  29. 29. Le attività delLe attività del Centro AntiviolenzaCentro Antiviolenza  Colloqui di accoglienza  Informazioni legali  Consulenze sociali e psicologiche  Intermediazione con altri servizi  Ricerca ospitalità in casa emergenza e/o rifugio segreto  Formazione per operatori del centro e dei servizi  Formazione nelle scuole  Divulgazione materiali informativi
  30. 30. CENTRO ANTIVIOLENZACENTRO ANTIVIOLENZA FABIANAFABIANA Modalità di accesso Il punto di contatto con il centro può avvenire sia tramite telefono, sia tramite invio di altri servizi, sia presentandosi direttamente. (Accesso diretto) Il Centro non prende in carico minorenni. Il Centro si occupa dei figli delle donne vittime di violenza per le esigenza strettamente collegate al percorso della donna. 1) Servizio Telefonico Il servizio telefonico, interfacciando le donne con il Centro Antiviolenza, garantisce l’accesso ai suoi servizi e fornisce una prima risposta informativa ai bisogni rilevati, con particolare riguardo alla messa in sicurezza della donna.
  31. 31. Organizzazione e modalità operativeOrganizzazione e modalità operative La consulenza sociale L’intervento sociale comprenderà delle attività il cui impegno sarà quello di informare, ascoltare ed accompagnare le donne all’interno di un percorso di recupero sociale, questo verrà fatto attraverso: 1. Colloqui preliminari e pronta accoglienza per individuare i bisogni e fornire le prime informazioni utili 2. Affiancamento della donna nella fruizione dei servizi pubblici o privati, nel rispetto dell’identità culturale e della libera scelta di ciascuna 3. Assistenza 4. Conoscenze ed informazioni sulle dinamiche della violenza, sulla prevenzione e sul contrasto di essa 5. Inserimento in strutture residenziali protette per donne
  32. 32. Organizzazione e modalità operativeOrganizzazione e modalità operative La consulenza psicologica Tra gli interventi previsti, quello psicologico comprende una serie di tecniche professionali e l’applicazione di specifiche metodiche psicoterapeutiche che considerano centrale la partecipazione attiva delle donne nell’affrontare la sua problematica. Tali attività saranno: 1. Consulenza psicologica 2. Elaborazione di percorsi personalizzati di uscita dalla violenza, basati sull’analisi delle specifiche situazioni, tesi a rafforzare la fiducia della donna nelle proprie capacità e risorse, e a favorire nuovi progetti di vita e di autonomia 3. Promozione e valorizzazione di esperienze di Self-help (auto-mutuo-aiuto) tra donne 4. Supporto psicologico 5. Psicoterapia dei traumi
  33. 33. Organizzazione e modalità operativeOrganizzazione e modalità operative La consulenza legale L’intervento legale comprende una serie di azioni legali e consulenze atte ad informare ed accompagnare le donne, dal punto di vista legale, nei vari percorsi da intraprendere. Tali attività riguarderanno: 1. Colloqui informativi e orientativi, di carattere legale 2. Consulenze legali 3. Acquisizione delle normative a favore delle donne vittime di violenza di genere 4. Possibilità di sporgere denuncia 5. Accompagnamento nel percorso legale
  34. 34. E se non vogliamo che la morte di queste donne rimanga un lutto senza riparo, dobbiamo considerare che il nostro sistema deve necessariamente cambiare e sintonizzarsi su questa grave problematica. Ed è per questo che noi stessi, la scuola, le istituzioni, i servizi pubblici dovremmo riuscire a sollecitare le coscienze di tutti e a sviluppare la conoscenza del fenomeno: è il passo indispensabile per dare risposte alla sofferenza e alle difficoltà pratiche delle donne vittime di violenza è la strada maestra per sviluppare programmi specifici d’intervento concreto, per contrastare, prevenire e punire i comportamenti degli aggressori
  35. 35. Commentare è difficile e il rischio diCommentare è difficile e il rischio di dire cose scontate è piuttosto alto.dire cose scontate è piuttosto alto. ………… Una cosa vale la pena di ripetere:Una cosa vale la pena di ripetere: che il fenomeno si combatteche il fenomeno si combatte cominciandocominciando concon la denunciala denuncia..
  36. 36. Associazione Mondiversi onlus

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