Relazione del PresidenteAndrea Bolla         UOMINI E IMPRSE.  ENERGIE PER LO SVILUPPO              66a Assemblea generale...
 Autorità, colleghi, amici,non devo essere io a fare nuove analisi o inventarmi diagnosi.Conosciamo i mali del Paese che n...
 Con la crescita si avvia un sentiero virtuoso di rientro del deficit pubblico,quindi servono meno manovre o servono meno ...
 Proprio perché il nostro è un Paese difficile le nostre imprese hanno dovutoaffilare le loro armi. Se avessimo un Paese n...
 In questi ultimi anni non ho visto liberalizzazioni. Lo ha denunciato anche ilPresidente dell’Antitrust.Il mercato è sott...
 Il sommerso nel nostro Paese si aggira intorno al 17% del Pil e vale 270miliardi di euro. 12, 16, 25 sono i miliardi recu...
 Chiunque pensi di uscire vincitore per aver bloccato un progetto preziosoper un territorio lo è certamente a scapito di u...
 Stiamo invece entrando nella partita, che già si preannuncia difficile, dellarappresentanza e della esigibilità.Sono le c...
 È vera questa seconda lettura. La dimensione media delle imprese italianenon è la causa, ma il sintomo del problema. Inte...
 Si rilancia l’economia ed il Paese discutendo se serve di più il rigore o losviluppo? È il “derby” più attuale del moment...
 Si tratta di riformare la società italiana: lo scambio tra consenso eimmobilismo della politica perché tutto rimanga come...
 Vorrei parlare con la politica anche del lavoro che resta da fare sul nostroAeroporto.Abbiamo un progetto condiviso dai t...
 Meritocrazia vuol dire motivazione a fare sempre meglio perché la societàriconosce chi si impegna e lo premia di consegue...
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Relazione Presidente Bolla

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"Uomini e imprese. Energie per lo sviluppo" - relazione del Presidente Andrea Bolla alla 66a Assemblea di Confindustria Verona.
Fiera di Verona, 27 giugno 2011

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Relazione Presidente Bolla

  1. 1. Relazione del PresidenteAndrea Bolla UOMINI E IMPRSE. ENERGIE PER LO SVILUPPO 66a Assemblea generale 27 giugno 2011
  2. 2.  Autorità, colleghi, amici,non devo essere io a fare nuove analisi o inventarmi diagnosi.Conosciamo i mali del Paese che non sono un’interpretazione politica oideologica della realtà.L’Italia non cresce. E’ un dato di fatto. Ce lo ha illustrato bene Mario Draghi.I numeri parlano da soli.Due. Sono i punti percentuali di crescita dell’Europa quest’anno. Il doppio diquanto farà il nostro Paese.Due. Sono le posizioni perse dall’Italia nella classifica dei principaliproduttori mondiali.Due. Sono solo due, i punti di Pil recuperati sui 7 persi nella crisi.Il fatto che il nostro Nord Est abbia tenuto, con un 2,1% di crescita,conferma che siamo una parte vivace della nostra economia, ma non cibasta.L’economia globale è cresciuta nel 2010 del 5%, con tassi del 10% nelleeconomie emergenti.Ecco perché oggi – qui tra di noi - dobbiamo parlare di sviluppo.Non basta dire siamo dalla parte dello sviluppo.Qualcuno potrebbe dire “no”, lo sviluppo non lo voglio? Nessuno lo direbbe.Ma quando si passa alle decisioni, il principio viene rinnegato. Arrivano veti,ideologie, interessi particolari, corporativismo.Ottenere il consenso su come fare sviluppo è la vera sfida per la classedirigente. E la strada è tutta in salita.Ma perché ci serve questo sviluppo? La domanda non è così banale comepuò sembrare.Se si cresce si diventa anche stabili.Relazione del Presidente 2 
  3. 3.  Con la crescita si avvia un sentiero virtuoso di rientro del deficit pubblico,quindi servono meno manovre o servono meno idee fantasiose perrecuperare risorse.Ma non è solo questo. Se si cresce si generano anche aspettative positive.Si danno speranze ai giovani. Si perde la sensazione devastante di essereun Paese alla deriva incapace di reagire.È solo la crescita che proietta una società verso il suo futuroA noi serve una crescita stabile e duratura, tutta da costruire.Non serve una crescita per uscire dalla crisi. Ritornare al 2008 non è ilnostro solo obiettivo.La crisi sta rubando la scena ad un problema molto più grosso e strutturale:i 10 anni di mancata crescita della nostra economia. Ne ha parlato il nostroPresidente Emma Marcegaglia: dieci anni persi.Oggi la Germania con la sua crescita al 3,6%, dimostra che anche i Paesimaturi possono correre.Questo è il punto! Crescere si può!!Basterebbe al nostro Paese crescere ad un 2% per avere ripercussioniapprezzabili sul debito, sui posti di lavoro e sui consumi.Cosa serve per arrivare a questo obiettivo, non straordinario ma alla nostraportata ?Credo che molto si possa e si debba fare, lavorando sugli uomini, lavorandosulle imprese.Ve lo immaginate il Paese senza imprese? Ve la immaginate una Veronasenza imprese? Sarebbe un Paese, una Verona senza energie, senzafuturo.Da dove può ripartire la crescita se non dalle imprese, quelle che esistono equelle che devono ancora nascere?Io non conosco un modello alternativo. Abbiamo risorse umane eccellenti,imprese eccellenti.Relazione del Presidente 3 
  4. 4.  Proprio perché il nostro è un Paese difficile le nostre imprese hanno dovutoaffilare le loro armi. Se avessimo un Paese normale, regole normali,condizioni comparabili con quelle dei nostri concorrenti, dove potremmoarrivare? Questa domanda per me è fonte di grande ottimismo.Ma l’ottimismo va coltivato.Partiamo da un concetto di fondo.Fare sviluppo non significa solo avere tutti di più, tenendo fermo tuttoquello che c’è oggi. Fare sviluppo significa ristabilire un nuovo equilibrio.Osservazione ovvia, ma non scontata. Significa eliminare le rendite diposizione, far entrare più mercato nell’economia, significa fisco intelligente,meno vincoli per le imprese, più spazio ai giovani.Ma andiamo per ordine per vedere cosa serve.Certamente serve più mercato e meno Stato nell’economia.Questo vuol dire pari opportunità per tutti.Vuol dire fare i conti con uno Stato che ha raggiunto obiettivi importanti diwelfare ma che adesso li deve mantenere. E lo deve fare attraversol’efficienza, che poi vuol dire tagliare, ristrutturare.Vuol dire anche non avere paura dei privati. Del ruolo che i privati possonosvolgere.Ci sono casi non positivi di gestione privata di un bene pubblico, ma sonoinfiniti i casi di gestione pubblica fallimentare e dannosa. Nella costanteconfusione dei ruoli, lo Stato ha fatto male tante cose anziché farne beneuna: regolare, controllare, sanzionare.Abbiamo uno Stato debole e pesante. Dobbiamo avere uno Stato forte eleggero.Il 46,7% del PIL è gestito dallo Stato.Una decisa politica di liberalizzazione, secondo la Banca d’Italia, potrebbegenerare un aumento del Pil dell’11% e dei salari reali nel medio e lungotermine del 12%.Relazione del Presidente 4 
  5. 5.  In questi ultimi anni non ho visto liberalizzazioni. Lo ha denunciato anche ilPresidente dell’Antitrust.Il mercato è sotto il fuoco amico di un sistema paese che non lo vuole.Il problema non è l’acqua – per tornare ad un tema di scottante attualità. Ilparere dei cittadini è sovrano e va rispettato.E’ che non si può pensare che problemi complessi siano affrontati con un sìo con un no.Le questioni strategiche devono essere affrontate con visione, pensando concoerenza al futuro del Paese.La politica industriale, la politica energetica, le liberalizzazioni non possonoessere condizionate da un articolo di legge da abrogare o meno. Devonotrovare una composizione di interessi dentro il Parlamento.Ma lo sviluppo vuol dire anche più politica fiscale. Più politica fiscaleequa.Nell’equità non ci sta spremere solo le aziende.68,8: è l’aliquota fiscale totale che grava sulle imprese e che fa del nostroPaese il “posto peggiore” dove fare impresa in Europa.Nell’equità non ci sta tollerare l’evasione fiscale. Le imprese strutturatepagano le tasse e vogliono continuare a pagarle. E deve essere chiaro a tuttiche chi non paga le tasse ruba!Non ci stiamo più a competere con chi non le paga. Non ci stiamo più adessere periodico bersaglio dei governi quando si cimentano con riformefiscali finte, per riconquistare consenso, con l’obiettivo di infastidire il minornumero di elettori possibile.La lotta all’evasione non può essere un cavallo di Troia per far stringere lacinghia a chi già ha dovuto fare nuovi buchi.Una cosa è certa. La riforma fiscale in deficit non si può fare. Nessuno chesia in buona fede può pensarlo.La riforma deve passare dal recupero dell’evasione.Relazione del Presidente 5 
  6. 6.  Il sommerso nel nostro Paese si aggira intorno al 17% del Pil e vale 270miliardi di euro. 12, 16, 25 sono i miliardi recuperati dall’evasione negliultimi 3 anni.Ma le tasse non si riducono parallelamente.Che fine fanno i risultati della lotta all’evasione? Finanziano altri sprechi?25 miliardi equivalgono ad un anno di IRAP versata dalle imprese in Italia.25 miliardi equivalgono a 8 anni di tasse versate dai cittadini della provinciadi Verona.Ma il nostro sistema fiscale non funziona.Non funziona come prelievo e non funziona come meccanismo redistributivodelle risorse della collettività.Se il divario tra i redditi alti e quelli bassi sta peggiorando negli annisignifica che quel poco di sviluppo che c’è stato non è sano e che il sistemafiscale non funziona.Il sistema fiscale non è altro che il patto tra i cittadini e lo Stato. E’ un pattoche deve essere soprattutto di fiducia.Senza vinti né vincitori, né furbi, né vittime.Sviluppo vuol dire anche infrastruttureCe lo insegnano gli economisti, ce lo ha dimostrato l’esperienza.Ma nel nostro Paese le risorse destinate alle infrastrutture sono in calo: dai38 miliardi saranno 27 nel 2012. Stiamo parlando dell’1,6% del Pil.Insufficiente a fare le infrastrutture che servono, insufficiente a fare davolano allo sviluppo.Il fatto è che le infrastrutture oltre ad essere costose, e quindi daselezionare per priorità, devono stare fisicamente vicino alla casa diqualcuno.Un bene per la collettività può diventare un disagio per alcuni. E poi leinfrastrutture che servono allo sviluppo richiamano vecchie o nuove rivalitàtra territori.Relazione del Presidente 6 
  7. 7.  Chiunque pensi di uscire vincitore per aver bloccato un progetto preziosoper un territorio lo è certamente a scapito di una visione di vero sviluppo.Bisogna scegliere le infrastrutture che servono e quando i benefici sonosuperiori ai costi, vanno fatte.Creiamo le condizioni per attirare i capitali e sviluppiamole in projectfinancing. Dalla Tav, agli aeroporti. Dalle autostrade ai porti.Non possiamo dire che sono finiti i soldi pubblici per le infrastrutture escegliere semplicemente di non farle pur di non aprire ai privati, italiani enon.Sulle infrastrutture che servono al Paese occorre una visione complessivache abbia una dimensione nazionale.Stiamo ancora aspettando il federalismo dell’efficienza gestionale, e siamogià al federalismo del veto.Porto Tolle è un esempio dei veti scellerati che hanno costretto una corsa airipari contro il tempo.Questo esempio dimostra che non è in gioco né la democrazia nél’attenzione alle minoranze. E’ solo miopia.Sviluppo vuol dire anche cambiamento nelle aziende.Parliamo di noi, del mercato del lavoro, della nostra dimensione e del doverandare lontanoUn nuovo mercato del lavoro è un cambiamento di visione.Dovremmo parlare della possibilità per i giovani di entrare nel mercato dellavoro.Il problema è serio. Si tratta di riformare un mercato del lavoro cheprotegge chi il lavoro ce l’ha, facendo pagare il prezzo alle nuovegenerazioni. Ogni soluzione non potrà che essere graduale. Se ne parla da15 anni.Avessimo preso delle decisioni avremmo oggi il problema parzialmenterisolto. Dovremmo parlare delle condizioni per aumentare la produttività.Relazione del Presidente 7 
  8. 8.  Stiamo invece entrando nella partita, che già si preannuncia difficile, dellarappresentanza e della esigibilità.Sono le contraddizioni del Paese. Che vuole essere avanzato ma guardasempre indietro e non vuole cambiare mai.Lasciatemi fare una parentesi per ringraziare le organizzazioni sindacaliveronesi che da sempre lavorano con noi sullo sviluppo.Adesso abbiamo altre sfide complesse che possiamo affrontare insieme: mipiacerebbe che Verona fosse all’avanguardia sul contratto di inserimento eapprendistato. Dobbiamo, insieme, occuparci dei giovani. E’ la maggioreresponsabilità che abbiamo. Come Paese, come società, come imprenditori,come sindacati.Una dimensione maggiore delle imprese è indispensabile allosviluppo.Non perché le piccole siano inefficienti. Voglio dirlo chiaramente.Il problema non sono le piccole imprese, che anzi ci hanno sempreconsentito di affrontare con flessibilità i momenti più complessi. Il problemasono le opportunità di crescita non sfruttate.Se le nostre imprese avessero la struttura dimensionale delle impresetedesche – tanto per avere un’idea – il Centro Studi di Confindustria stimache il nostro export aumenterebbe del 37%.Dimensione vuol dire solidità patrimoniale e capacità di aggredire i mercatiesteri. E questo lo si può fare anche crescendo per linee esterne, con le retid’impresa. Uno strumento che ormai conosciamo bene, che permette alleimprese di unire solo quello che si vuole unire, soprattutto progetti.A Verona in un anno e mezzo ne sono nate ben 6 e altre sono quasi pronte.C’è chi si è messo in rete per fare ricerca, chi per cercare nuovi mercati, chiper integrare la propria offerta e così via.Quando esiste un’opportunità la risposta delle imprese c’è ed è forte.Nessuna opportunità di sussidi, sia chiaro. Solo mercato.Dobbiamo porci la domanda corretta: le imprese sono piccole perché loscelgono, oppure sono piccole perché l’infrastruttura-Paese è ostile allacrescita?Relazione del Presidente 8 
  9. 9.  È vera questa seconda lettura. La dimensione media delle imprese italianenon è la causa, ma il sintomo del problema. Interveniamo sulle cause –infrastrutture, fisco, mercato del lavoro, Pubblica Amministrazione – e isintomi spariranno da sé.Le imprese sognano di crescere, perché crescere è nel loro DNA. Togliamo ilfreno alle imprese. Liberiamo le energie delle imprese.Le imprese per crescere devono andare lontano.La crisi ci ha insegnato che l’unica via per uscire dalle secche è andare per ilmondo.Esportare, internazionalizzarsi, globalizzarsi è una strada obbligata per tutti.L’Italia è l’ottavo esportatore mondiale di merci e il quarto in Europa.Verona è 5a per interscambio in Italia.Ma, lo sappiamo, siamo un paese trasformatore e se non esportiamo nonsosteniamo le importazioni di cui abbiamo comunque bisogno.Dobbiamo avere ben chiaro lo scenario per capire dove stanno andando imercati.I nuovi e lontani mercati sono molto diversi da quelli famigliari e vicini.Ho chiesto a Paolo Scaroni, delegato di Confindustria per le dinamiche deinuovi scenari mondiali, di parlarci proprio di questo.Il mondo sta cambiando, anche quello vicinissimo a noi. Tutto è già diverso.Le imprese lo sanno, ma deve essere una consapevolezza di tutti.Abbiamo parlato di liberalizzazioni. nuovo patto fiscale, infrastruttureNuove condizioni per la crescita delle aziende, per fare tutto questo c’èbisogno di un cambio netto nel Paese.I cambiamenti di cui abbiamo bisogno non sono aggiustamenti.Sono rivoluzioni: servono a cambiare le regole del gioco.Non vedo l’intenzione, nonostante gli scossoni delle amministrative e deireferendum, di fare delle riforme vere. Vedo il solito gioco a somma zero.Relazione del Presidente 9 
  10. 10.  Si rilancia l’economia ed il Paese discutendo se serve di più il rigore o losviluppo? È il “derby” più attuale del momento.Se ne parla tanto. Crea tensioni all’interno della maggioranza di governo el’opposizione è ondivaga. Non c’è contrapposizione.E se vedessimo il rigore come un metodo e lo sviluppo come obiettivo ?Il rigore senza sviluppo è un esercizio fine a se stesso, e lo sviluppo senzarigore rischia di non selezionare obiettivi e priorità.Noi, sia chiaro, difendiamo il rigore. Il rigore è stato l’unico argine che hatenuto il Paese in questi mesi.Ma vogliamo un rigore fatto di scelte selettive che favoriscano lo sviluppo.Vogliamo una strategia di sviluppo intelligente.Temiamo molto una finta spinta allo sviluppo come risposta agli esiti delleconsultazioni.Gli interventi che vogliamo a sostegno della crescita devono essere miratiad obiettivi definiti, non una pioggerellina sottile che non bagna nessuno eallaga il deficit.Insomma, da qualsiasi parte lo si guardi, lo sviluppo chiede a tutti di fare unpasso indietro rispetto alle proprie prerogative a vantaggio di un benesuperiore.Di fatto ci richiama ad un forte senso etico.Lo sviluppo deve essere l’ambizione della collettività.Come si affronta l’ultima chiamata per l’Italia?Con la politica. Si, lo ripeto con la politica!!! Senza la politica non si escedalla crisi.È la politica che sceglie. Ma deve essere una politica molto diversa da quellaattuale.Non nascondiamoci dietro ad un dito. Perché le riforme che servono davveroal Paese non si fanno? Perché sono impopolari. E il paradosso è che piùservono e più è difficile farle.Relazione del Presidente 10 
  11. 11.  Si tratta di riformare la società italiana: lo scambio tra consenso eimmobilismo della politica perché tutto rimanga come è deve essereinfranto.Se 10 anni fa le riforme sarebbero state complicate, ma fattibili, oggi sonoimprese titaniche.Abbiamo bisogno di politici competenti, capaci di assumersi il rischio discelte coraggiose per abbattere privilegi, nepotismo, demagogia.Perché ciò si realizzi vorremmo che i giovani si appassionassero alla politica,per assicurare un ricambio continuo ed un sistema elettorale che permettatale ricambio.Noi offriamo la nostra collaborazione e il nostro supporto a chi si metterà ingioco a lavorare per il bene comune.La politica nazionale spesso ci lascia attoniti e con un senso di lontananza esolitudine.La politica è malata, proviamo a curarla ripartendo dal territorio.Io vorrei aprire una vertenza con la politica. Per parlare del nostro territorio,che deve crescere, come le nostre imprese.Ai politici chiediamo una visione. A noi spetta di sollecitare perché questavisione contenga i valori che riteniamo indispensabili al progresso.Tre esempi che riguardano il territorio.Mi piacerebbe che il nostro Consorzio Zai non fosse semplicemente unrazionalizzatore urbanistico.Dovrebbe lavorare su quello che c’è oltre l’urbanistica, per realizzare unpolo di attrazione per le imprese. Sogno un vero progetto industriale per laZai, che porti a Verona imprese eccellenti, capaci di sviluppare innovazionee occupazione.Di questo vorrei parlare con la politica.Della nostra Fiera, dove siamo quest’oggi, che ha l’occasione di aprire ilproprio capitale a nuovi soci. Questa è un’occasione per intrecciare relazionicon nuove realtà, anche di altre province.Relazione del Presidente 11 
  12. 12.  Vorrei parlare con la politica anche del lavoro che resta da fare sul nostroAeroporto.Abbiamo un progetto condiviso dai territori interessati che va realizzatosenza battute di arresto. Diritti alla meta.Sogno un sistema aeroportuale integrato, dove magari i privati possanoapportare il loro contributo di capitali e di idee. Le alleanze giuste sonoquelle che guardano al mercato e non agli apparentamenti politici. Non sideve cedere al vizio italico di ritornare sulle decisioni prese, rinnegandole.Ecco mi piacerebbe parlare di più con la politica di questi temi.Ma, lo voglio dire con chiarezza, bando alle ipocrisie!Parliamo di vertenza, perché non si può essere sempre tutti d’accordo. Ildissenso è funzionale al gioco democratico. Purché non diventi veto e nonsia un dissenso animato da interessi individuali.Stringiamoci tutti sul futuro che dobbiamo costruire.Ma il cuore di questa Assemblea sono gli uomini e le imprese.Noi abbiamo un sogno. Liberare le energie di cui disponiamo: gli uomini chelavorano nelle imprese, nella società civile, che studiano e che credono sipossa cambiare.Dagli uomini possiamo ripartire.Lo abbiamo detto al Capo dello Stato una settimana fa. Noi vogliamo unPaese forte, moderno, capace di realizzare imprese eccezionali. Come 150anni fa. Io ci credo molto.Per questo ho chiesto a Gianfelice Rocca, Vice Presidente di Confindustria, dichiudere i lavori di questa nostra Assemblea. Lo ringrazio per averaccettato. Sapevo che questo tema lo avrebbe convinto ad essere qui oggi.Meritocrazia, collegamento con il mondo del lavoro sempre con la massimaattenzione ai giovani.Sono le dimensioni che ruotano intorno alle energie degli uomini, sulle qualidobbiamo lavorare.Relazione del Presidente 12 
  13. 13.  Meritocrazia vuol dire motivazione a fare sempre meglio perché la societàriconosce chi si impegna e lo premia di conseguenza.Vedremo tra poco tre veronesi che lavorano all’estero. Ci siamo messi ingioco facendoci vedere da lontano. C’è ancora tanto da fare per trattenerele nostre eccellenze e soprattutto per farle tornare a casa.Per questo lancio qui un idea.Vorrei creare una Banca della meritocrazia. Una banca dati in cui inserire lestorie e le esperienze di brillanti veronesi. I modelli positivi sono una fortemotivazione per i giovani.Chi è bravo ed è riuscito a realizzare i propri sogni contagia virtuosamentegli altri.Gli uomini devono entrare al meglio nel mondo del lavoro, qualsiasi sia laloro scelta.Noi imprenditori ci lavoriamo da tempo e Confindustria Verona ha sostenutoanche la nascita di percorsi formativi specifici per preparare i giovani aesprimere le proprie energie in settori caratteristici del territorio.Le imprese si sono impegnate a farlo anche adottando gli studenti chehanno scelto un percorso di diploma dedicato.Questa è una strada per realizzare un orientamento concreto verso ciò cheserve alle imprese e ai giovani.Su questo chiamo i colleghi imprenditori, di tutte le categorie, e la Cameradi Commercio per estendere questa esperienza positiva ad altri percorsi didiploma. E’ una priorità per il nostro territorio.Viviamo il paradosso che le nostre aziende cercano figure professionalispecializzate e non le trovano, nonostante la disoccupazione giovanile siaalta.Non mi do pace al pensiero di giovani intelligenti e creativi che non riesconoa disegnarsi un futuro solo perché non siamo riusciti ad orientarli nellascelta del loro percorso professionale.Relazione del Presidente 13 
  14. 14.  Infine, le imprese come energieNon solo per noi ma per il Paese. Noi vogliamo fare impresa e farla bene. Losentiamo come impegno sociale oltre che come lavoro di tutti i giorni.Noi trasciniamo l’Italia dentro le dinamiche mondiali.Nonostante il sistema Italia, noi siamo dentro al motore dello sviluppo.Ve lo chiedo ancora. Ve lo immaginate il Paese senza imprese? Sarebbe unPaese senza energie, senza futuro, senza la forza degli imprenditori.Quella forza che ci spinge tutti i giorni ad andare in azienda per produrrericchezza per il nostro territorio.Difficile spiegare perché gli imprenditori preferiscano lavorare 14 ore algiorno piuttosto che staccare cedole.Sentiremo la storia di 3 colleghi che hanno ciascuno un primato da vantare,ci testimoniano la forza delle imprese italiane.Sono aziende leader nei loro settori, sono aziende che si sono aperte almondo, lo hanno conquistato e continuano a lavorare in Italia nonostantetutto: questo vuol dire essere imprenditori ed essere imprenditori italiani.Orgogliosi e tenaci. Tenaci nel far crescere le proprie aziende, tenaci nelchiedere la crescita del Paese, tenaci nell’essere testimoni di innovazione ecambiamento, tenaci nel chiedere a questo Paese di cambiare in meglio,tenaci nel coltivare e realizzare i propri sogni.E per dirla con Shakespeare – gli uomini sono fatti della stessa materia dicui sono fatti i sogni.Gli imprenditori ne fanno tanti e li vogliono realizzare!GrazieRelazione del Presidente 14 

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