I confini e le tessiture umane di Kuala Lumpur

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I confini e le tessiture umane di Kuala Lumpur

  1. 1. OVERLAPPING DISCRETE BOUNDARIES – HO CHI MINHCITY: 10°46′10″N 106°40′55″ESULLE RIVE DEL CANALE NERO. HO CHI MINH CITY,VIETNAM.di Alessandro Carboni - 23.03.2010Recententemente ho letto, che tra non molto, per la prima volta nella storia globaledel mondo, la maggioranza della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane [1].Enorme, disarticolata, caotica e paradossale, Ho Chi Minh City è diventata il piugrande polo urbano del sud del Vietnam. Nel 19° secolo, i coloni del Nord del Vietnam,residenti nel Delta del Fiume Rosso descrivevano la futura città come un luogo in cuiera possibile trovare nuove opportunità di sviluppo e di prosperità: “Se lo desiderate,andate a Gia-Dinh, la vita è facile, l’acqua è limpida e il riso bianco” [2]. Per entrarenel cuore del problema, ho iniziato la mia ricerca, scavando strato dopo strato nelletracce, nei residui della storia, nel tessuto urbano e negli abitanti di Ho Chin Minh City.Ho raccolto materiali e appunti, ho visitato musei, ho parlato con la gente, ho dormitoper strada al fine di costruire, frammento dopo frammento, una solida base diconoscenze su cui costruire il mio lavoro. In un primo momento, è stato necessarioprendere in considerazione le tappe storiche dello sviluppo urbano del Vietnam degliultimi 50 anni.Dopo mezzo secolo di cambiamenti epocali, tra cui l’indipendenza nel 1945 e le lungheguerre di resistenza, all’inizi degli anni ‘80 il Vietnam è entrato in un nuova faseeconomica incentrata su una integrazione nel mercato globale. Entrambe
  2. 2. rappresentano due momenti cruciali dello sviluppo urbano di Ho Chi Minh e delVietnam.ho chi minh city distretto 1 - foto alessandro carboniImmediatamente dopo che ottenne l’indipendenza dal colonialismo francese, neldecennio 1945-1954, il Vietnam entrò nella guerra di Indocina. Nel 1954, solo l’11 percento dell’intera popolazione viveva nelle due principali città, Hanoi e Saigon (l’attualeHo Chin Minh City). Tra il 1955 e il 1975 le caratteristiche urbane riflettevano, da unlato i due diversi sistemi politici esistenti nel paese, dall’altro gli effetti devastanti delleguerre. La combinazione di questi fattori aveva creato due tendenze urbaneparadossalmente opposte tra nord e sud.muro - foto alessandro carboniNel nord, dopo quasi dieci anni di pace costruita su un modello socialista, il paesedovette far fronte alla guerra contro Stati Uniti. Ciò portò all’evacuazione di massa dei
  3. 3. centri urbani. Nei primi anni ‘70 questo processo sfociò in una lenta e temporaneadeurbanizzazione. Nel Sud neocoloniale, allo sviluppo economico seguirono delleguerre locali in parte provocate dall’esercito statunitense, che devastarono le periferiee le zone rurali. In contrasto con il Nord, questi fattori portaro ad un processo diurbanizzazione forzata. [3]ho chi minh city distretto 1 - foto li chin sungEntrambe le tendenze generarono uno sviluppo urbano abnorme che ebberipercussioni importanti nei decenni successivi . A seguito del precedente decennio diguerra, tra il 1975 e il 1985, ci fu una crisi socio-economica tra le più gravi della storiadel Vietnam. A partire dal 1986 fino al 1995 il rinnovamento fu rapido e senzaprecedenti. In contrasto con la crisi degli ultimi 10 anni, questo fu il più animato,nonché il più complicato dei periodi. Infatti dopo il 1986, al sesto congresso del Partitocomunista di Hanoi, i leader del paese finalmente presero seri provvedimenti perfermare l’auto-distruzione ormai decennale che aveva toccato l’interno Vietnam.distretto 8 - foto li chin sung
  4. 4. Con la nascita del movimento Doi Moi (rinnovamento) il Vietnam ha cominciato amuoversi verso un’economia di mercato incentrata non più sull’agricoltura, ma quasiesclusivamente sull’industria. Subito dopo il 1994, l’anno in cui gli Stati Unitirevocarono l’embargo commerciale, Ho Chi Minh City diventò il simbolo dellaristrutturazione e rinnovamento del Vietnam. Anno dopo anno, la fame di capitalismoportò ad una crescita senza precedenti. La stabilità finanziaria permise a grandimultinazionali straniere di trasferire le loro attività commerciali nella città. Nel 1997 leentrate di Ho Chi Minh City costituivano un terzo del PIL della nazione, e il reddito pro-capite dei residenti della città era più del triplo rispetto a quello del resto del Vietnam.Nei prossimi anni queste cifre saranno destinate ad aumentare. Un dato curioso ealtrettanto rilevante da considerare è legato ai milioni di emigrati che dopo il 1975sono fuggiti dal Vietnam e che tutt’ora regolarmente inviano denaro ai parenti che sisono lasciati alle spalle. Tale “assistenza” ammonta a più di 3 miliardi di euro l’anno,molto più della quantità di aiuti internazionali che il Vietnam riceve da altre nazioni.distretto 8 - foto li chin sungA causa dei continui ribaltamenti storici della nazione avvenuti in cosi breve tempo, iltessuto urbano di Ho Chi Minh City è cresciuto in modo caotico, disarticolato e in certicasi ha irrimediabilmente distrutto il patrimonio storico e l’identità culturale della città.Ad esempio, la vasta rete di corsi d’acqua, circa 1.500 km, era una volta motivo diorgoglio per Ho Chi Minh e per tutto il Vietnam del Sud. I trasparenti corsi d’acqua chei coloni del Nord del Vietnam un tempo invitavano a visitare, non solo legavano la cittàcon il delta del Mekong e le altre province circostanti, ma erano soprattutto necessariper il drenaggio e la depurazione delle acque. Negli ultimi anni, con la fase dirinnovamento e la conseguente crescita della città e della popolazione, i fiumi e canalidi Ho Chi Minh City si sono rapidamente degradati. Maleodoranti e fetidi, soffocati dairifiuti e intasati da baracche, i corsi d’acqua della città sono diventati neri.La causa è l’urbanizzazione selvaggia di cui parla Nguyen Vinh, un ricercatore presso ilSaigon Institute for Development Studies, “I canali neri, sono la conseguenza della
  5. 5. schizofrenica pianificazione del territorio e le conseguenze sugli abitanti, sono visibili atutti”. Nel corso degli anni, l’urbanizzazione di Ho Chi Minh City ha costretto i poveri aspostarsi continuamente nelle diverse aree e distretti della città, dal centro allaperiferia, dai canali alle aree meno sviluppate. ”Molti poveri sono diventati i migrantinella propria città”, ha detto Nguyen Vinh in una conferenza tenuta la settimanascorsa per annunciare l’inizio di un altro progetto di ricerca, questa volta sulla povertàurbana.kênh tàu hu black canal, distretto 8 - foto li chin sungdistretto 8 - foto li chin sungSono arrivato ad Ho Chi Minh City, dopo circa una settimana passata a Singapore. [4]Sono arrivato in piena notte, nell’oscurità, dove la città si confonde con il buio. Glispazi ampi sembrano molto piccoli, le forme i colori sono distorti. I piani si ribaltano etutto diventa misterioso, a tratti silenzioso e impenetrabile come il nero delle strade
  6. 6. buie popolate da ombre che si allungano nei cunicoli della città. Ma già dalle prime oredell’alba, la città cambia volto. Le ombre si dissolvono nella luce!distretto 8 - foto li chin sungkênh tàu hu - canal, distretto 8 - foto li chin sungTutto è limpido, chiaro ed estrememente reale, crudo! Flussi di corpi, come sciami, simuovono all’unisono nella griglia urbana. Le strade sono i nuovi canali di scorrimentoin cui i flussi si alternano, si incrociano e si scontrano continuamente. Non più bici e
  7. 7. fragili cappelli in paglia come un tempo, ma migliaia di scooter e motorbike e piloti chevestono caschi restitenti a qualsiasi urto. Probabilmente in un futuro prossimo dinuovo rinnovamento e sviluppo economico, scooter e motorbike verranno sostituiti daluccicanti auto di nuove generazione.kênh tàu hu black canal, distretto 8 - foto li chin sungSono partito dal distretto 1, il quartiere centrale della città popolato in parte daresidenti e in parte da turisti. I turisti che visitano Ho Chi Minh City si possonodividere in ultra settantenni in cerca di amore e sesso, backpackers australiani ecarovane di giapponesi. Pochi europei, a parte qualche studente francese in cerca diautentico con la Lonely Planet in mano. Chiaramente, quest’area non sa di nulla. Ha ilsolito sapore del cibo in scatola: “leggere attentamente le istruzioni e la data discadenza riporatata sul fondo della confezione”.kênh tàu hu black canal, distretto 8 - foto li chin sung
  8. 8. Spostandosi dal distretto 1, la città è diversa, racconta se stessa e i muri trasudano distoria. Tutta la storia urbana della città che avevo letto e studiato era scritta e visibilenei muri. Segni, strati, scritte, frammenti si mostravano puri e chiari davanti a mecome segni. I corpi, le posture, le pieghe rappresentavano per me il vero patrimoniourbano della città. Nessun megaposter pubblicitario appeso sopra i palazzi potevanascondere l’eleganza e la leggerezza dei movimenti dei corpi di Ho Chi Minh City.I corpi in movimento, come moti disordinati di particelle, sembravano rispondereperfettamente a quelle famose teorie del caos che dimostrano che esiste una certaprecisa armonia o un disegno nascosto anche nel disordine più totale. Mentrecontinuavo a vagare nel flusso, leggevo, come se avessi un atlante aperto, la storiadella città. Passo dopo passo, riuscivo a trovare i fili, le corrispondenze tra la realtàche avevo davanti ai miei occhi e i materiali che fino ad ora avevo studiato.Per circa una settimana ho dedicato gran parte della mia ricerca al Kênh Tàu HU (TofuCanal), il canale che attraversa il distretto 8. Dato il suo colore nero, denso eimpenetrabile il canale è stato soprannominato Black Canal. Per arrivare al Distretto 8ho attraversato un ponte, un grosso ponte in cemento armato. Lo sguardo scorrelentamente lungo il canale pesantemente inquinato e sulla lunga distesa di baraccheche costeggiano le rive del fiume. Nonostante le condizioni di vita siano al limitedell’umano, il canale sembra essere l’unica risorsa vitale per migliaia di persone. Nelrumore assordande del flusso urbano, continuo lentamente il mio percorso; entro nelcentro del distretto 8. Mi trovavo nel distretto 8 perche mi interessava continuare lamia lettura dello spazio urbano, trovare ulteriori corrispondenze ed espandere il mioarchivo progressivo. Nonostante cercassi di restare invisibile, o per lo meno di nondare troppo nell’occhio, appena entrato nel distretto 8, sono diventatoimmediatamente visibile. Forse perchè non ci sono tanti turisti in giro e soprattutto laLonely Planet non indica nessun trendy bar da queste parti. Di solito in queste aree
  9. 9. non si è ben visti. Ho imparato nel tempo che bisogna testare i tempi di attesa, capirequanto tempo si può stare fermi in un punto, prima che qualcuno ti inviti ad andarevia. Avevo calcolato che bastavano pressapoco 10 secondi per incominciare adinfastidire qualcuno del quartiere. Quindi le mie camminate erano lente, ma maitroppo. Dopo alcuni giorni, ho trovato un certo ritmo, ho allenato lo sguardo e hoaffinato la mia presenza. Sono riuscito a parlare, discutere e infine a collaborare conalcune persone residenti lungo le rive del canale.kênh tàu hu black canal, distretto 8 - foto li chin sungL’agglomerato di baracche in realtà è preciso e ben organizzato. Nulla è lasciato alcaso e tutto funziona quasi alla perfezione. Ci sono scuole, piccoli ristoranti e mercati.Gli abitanti sono quasi tutti immigrati che arrivano dalle zone rurali limitrofe. Sono glistessi abitanti che raccontava Nguyen Vinh, il ricercatore del Saigon Institute forDevelopment Studies. I residenti negli anni sono aumentati, impossessandosi delfiume e diventando parte integrante di esso. Le baracche sono delle palafitte, costruitesu dei pali in legno. Da vicino il fiume è molto scuro, lentissimo. Da qui era possibilevedere persino l’anima sempre più nera. Non c’è segno alcuno di vita o divegetazione: né uccelli, né pesci, né piante. Tutti andati via. Arrivo ad un piccolotempio taoista. I fumi degli incensi creano una nube grigia molto densa, chiudo gliocchi.Improvvisamente vengo svegliato da un signore e mi mostra la sua gamba, unaprotesi in plastica. Mi dice che ha fatto la guerra, era un vietcong. Mi chiede una fotocon suo figlio. Saluto e continuo a camminare nei vicoli stretti. I muri sono ricoperti discritte fatte a mano. Passo dopo passo, intravedo, da dalle piccole finestre sui lati,delle piccole sartorie in cui lavorano delle donne. Mi guardano e sorridono. Nei giornisuccessivi ho continuato a trascorre gran parte del mio tempo nel distretto 8. Mentreaffinavo le mie tecniche di camuflage, prendevo coscenza del fattore tempo, che nonpassava mai. Il fiume, come un orologio, nella sua estrema oscurità e lentezza erasempre più immobile. Ogni tanto proiettavo il mio sguardo oltre le sponde del fiume,verso gli altri distretti e notavo come in realtà tutto intorno ci fosse una vibrante
  10. 10. mobilità e trasformazione. Da qui osservavo i palazzi in costruzione del distretto 2,l’Area Urbana Phu My Hung e ancora il nuovo centro della città che verrà costruito neldistretto 7. Il fiume, nero, lento e denso come il catrame, diventava la metafora deltempo e di un luogo in cui il passato si sovrappone al presente e il futuro, presente eveloce come non mai in altre aree della città, stenta ad arrivare.tra i vari distretti durante "long now" - foto li chin sunNegli ultimi giorni della residenza ad Ho Chi Minh City, ho voluto concludere il miobreve percorso di ricerca con una azione urbana ispirata agli studi e alla miaesperienza nella città e nel distretto 8. La mia azione urbana consisteva nell’utilizzarel’intera città come materiale, come base di lavoro su cui intervenire.Pensavo a qualcosa di enorme, ad un processo lungo, ad un lavoro su larga scala. Hopreso una mappa di Ho Chi Minh City e ho incominciato a disegnare dei percorsi
  11. 11. urbani, che ricordassero i flussi urbani che avevo visto nel centro della città. Volevolasciare un messaggio, una scritta che al tempo stesso avesse un senso per la citta e isuoi abitanti. Seguendo le strade della mappa, ho incominciato a tracciare dellelettere. Ho scritto “LONG NOW”. La frase voleva indicare un idea di tempo esteso, unpresente lungo, quasi immobile. Lo stessa immobilità che avevo intravisto lungo lerive de canale. Per poter scrivere questa frase nella città avevo bisogno di un mezzoveloce in grado percorrere in breve tempo l’azione. Durante le mie esplorazioni neldistretto 8, avevo conosciuto alcuni signori che si guadagnavano da vivere facendo itassisti con le motociclette. Decisi di chiedere ad alcuni di loro di farmi da autista eaiutarmi nell’impresa. Per scrivere la mia frase nella città, ho utilizzato un data loggerGps che mi permetteva di tracciare il mio spostamento in città. La mattina del giornoseguente io e il mio autista abbiamo attraversato distretto dopo distretto, la città daun capo all’altro. Ci sono volute quasi 3 ore e per compiere la scritta lunga circa35km.[1] Nel 2007 le Nazioni Unite hanno stimato che entro il 2011 il mondo raggiungerà“un’invisibile tappa epocale. Per la prima volta nella storia dell’umanità, più della metàdelle sue popolazioni umane, 3,3 miliardi di persone, vivranno in aree urbane”, UNFPA(2007).[2] Ho Chi Minh City nasce nell’area del delta del Mekong e sulle rive del fiumeSaigon, in un paese originariamente chiamato Gia Dinh. Già dal 18 ° secolo, Gia Dinhdivenne noto in tutta la regione come centro commerciale e di scambio di merci tracinesi, malesi, olandesi e navi portoghesi.[3] Dati raccolti dal National Institute of Urban and Regional Planning.[4] Ho Chi Minh City è la quarta tappa del progetto Overlapping Discrete Boundaries. Imiei collaboratori sono Dickson Dee, musicista di Hong Kong e Liang Guo Jian,calligrafo e documentarista cinese.www.alessandrocarboni.orgwww.overlappingdiscretecityboundaries.com

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