L'inno di Mameli

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Esegesi dell'Inno di Mameli realizzata da Elena, Giuseppe, Saverio, Willy, Gionata, Alice, Benedetta ed Elisabetta della classe IIIA della scuola media Giovanni Paolo II di Affile (Roma).
Professoressa Simona Martini

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L'inno di Mameli

  1. 1. Origini dell’inno di MameliLe origini deLL’inno vengono raccontate da Carlo AlbertoBarrili, che era un patriota e poeta amico di Mameli. Barriliracconta :Le origini dell’inno sono raccontate da Carlo Alberto Barrili, che era un patriota e poetaamico di Mameli. Bamili racconta:“Colà, Torino, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, si faceva musica epolitica insieme. Infatti, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati in quell’anno per ogni terrad’Italia.In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore che tuttii miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con unfoglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: – To’, – gli disse; – te lo manda Goffredo. IlNovaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutta cos’è; gli fan ressa d’attorno. – Unacosa stupenda!- legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. - Io sentii - midiceva il Maestro nellaprile del 75, avendogli io chiesto notizie dellInno, - io sentii dentro di mequalche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso.Mi posi al cembalo, coi versi diGoffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento,sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche. Mi alzai scontento di me; mi trattenniancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi chenon c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mibuttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi sud’un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sulcembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno Fratellid’Italia.”. Valle dei Templi, Agrigento
  2. 2. Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta Dell’elmo di Scipio S’ è cinta la testa Dov’è la vittoria? La porga la chioma che schiava di Roma Iddio la creò. Italiani, fratelli di una stessa Patria. Nel manoscritto originario, le parole "Fratelli dItalia" non compaiono. Era scritto invece "Evviva lItalia".La cultura di Mameli è classica ed è forte in lui il richiamo alla romanità. LItalia, ormai pronta alla guerra contro lAustria, si cinge la testa, in senso figurato, (sè cinta la testa) con lelmo delleroico generale romano Publio Cornelio Scipione, detto poi lAfricano, (Scipio) che nel 202 a.C. sconfisse il generale cartaginese Annibale nella famosa battaglia di Zama (nella attuale Algeria), riscattando così la precedentesconfitta di Canne e concludendo la seconda guerra punica. Dopo la disfatta, Cartaginesottoscrisse il trattato di pace con Roma per evitare la totale distruzione. Qui il poetasi riferisce alluso antico di tagliare le chiome alle schiave per distinguerle dalle donne libere che portavano invece i capelli lunghi. Dunque la Vittoria deve porgere la chioma perché le venga tagliata quale schiava di Roma sempre vittoriosa.
  3. 3. Stringiamci a coorte siam pronti alla morte, Siam pronti alla morte l’Italia chiamò.La coorte, cohors, era ununità da combattimento dellesercito romano, decima parte di una legione; nulla a che vedere con la corte. Qui a tutti tremano le vene dei polsi, altri fanno scongiuri, ma vale la pena ricordare che lautore fu coerente con le sue parole. Parco Adamello-Brenta
  4. 4. Noi siamo da secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme, diffonderci insieme. Già l’ora suonò. Mameli sottolinea il fatto che lItalia non è unita, come lo era stata per secoli.Allepoca infatti (1848) era ancora divisa in sette Stati Costa Smeralda, Sardegna
  5. 5. Uniamoci, amiamoci L’Unione, e l’amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore Giuriamo far libero Il suolo natio: Uniti per Dio Chi può vincer ci può? Questa strofa contiene un riferimento alla concezione religiosa di Mazzini,secondo la quale Dio ha affidato Ad ogni popolo una missione:agli Italiani quella di liberareLa patria e raggiungere l’Unità. L’Unità d’Italia è un bene e come Tale è voluta da Dio. Venezia
  6. 6. DallAlpe a Sicilia Dovunque è Legnano Ognuomo di Ferruccio Ha il cuore e la mano, I bimbi dItalia Si chiaman Balilla Il suon dogni squilla I vespri suonòIn questa strofa, Mameli ripercorre sei secoli di lotta contro il dominio straniero. Ossia labattaglia di Legnano del 29 maggio 1176, in cui i comuni italiani uniti in lega e guidati daAlberto da Giussano sconfisse il Barbarossa. Repubblica di Firenze, assediata dallesercitoimperiale di Carlo V nel 1530, di cui fu simbolo il commissario generale di guerra dellaRepubblica fiorentina, Francesco Ferrucci (ognuom di Ferruccio ha il cor e la mano). Diecigiorni prima della capitolazione di Firenze (2 agosto) egli aveva sconfitto le truppe nemichea Gavingna. In Firenze fu ferito, catturato ed ucciso da Fabrizio Maramaldo (capitanodellesercito imperiale), un italiano al soldo dello straniero, al quale rivolge le paroledinfamia divenute celebri "Tu uccidi un uomo morto". I "Fascisti" non rientranonellaffermazione, in quanto "Balilla" è il soprannome di Giambattista Perasso, il ragazzoquattordicenne genovese, che con il lancio di una pietra, diede inizio alla rivolta popolare diGenova contro gli austro piemontesi il 5 dicembre 1746. E infine i vespri siciliani, ognisquilla significa "ogni campana". E la sera del 30 marzo 1282, tutte le campane chiamaronoil popolo di Palermo allinsurrezione contro i Francesi di Carlo dAngiò. Colosseo, Roma
  7. 7. Son giunchi, che piegano, Le spade vendute Già laquila dAustria Le penne ha perdute Il sangue dItalia Il sangue polacco Bevé col cosacco Ma il cor lo bruciò. .Laquila bicipite, simbolo degli Asburgo. LAustria era in declino (le spade vendute sono letruppe mercenarie, deboli come giunchi) e Mameli lo sottolinea fortemente: questa strofa,infatti, fu in origine censurata dal governo piemontese. Insieme con la Russia (il cosacco),lAustria aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi sifa veleno, che dilania il cuore della nera aquila dAsburgo. Trulli Pugliesi
  8. 8. Goffredo Mameli Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827. Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, lanno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. Dora in poi, la vita del poeta-soldato sarà dedicata interamente alla causa italiana: nel marzo del 1848, a capo di 300 volontari, raggiunge Milano insorta, per poi combattere gli Austriaci sul Mincio col grado di capitano dei bersaglieri. Dopo larmistizio Salasco, torna a Genova, collabora con Garibaldi e, in novembre,raggiunge Roma dove, il 9 febbraio 1849, è proclamata la Repubblica. Nonostantela febbre, è sempre in prima linea nella difesa della città assediata dai Francesi: il 3 giugno è ferito alla gamba sinistra, che dovrà essere amputata per la sopraggiunta cancrena. Muore dinfezione il 6 luglio 1849, alle sette e mezzo del mattino, a soli ventidue anni. Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo. Vesuvio, Campania
  9. 9. Goffredo Mameli:• poeta• scrittore• patriota italiano Michele Novaro • compositore • musicista • patriota italiano
  10. 10. Michele NovaroNato nel Regno di Sardegna, è stato il compositore della musica dellinno nazionale italiano, Il Canto degli Italiani, su testo di Goffredo Mameli. Forse per la sua indole modesta, non trasse mai grosso vantaggio da questa composizione. La sua attività si basò soprattutto sulla composizione d’inni e di canti patriottici da offrire, per le loro forti idee liberali, alla causa del Risorgimento italiano. Fu autore anche delle musiche di un componimento in forma d’inno del poeta piemontese Giuseppe Bertoldi. La vita di Novaro fu quanto mai semplice. Nel 1847 era a Torino, con un contratto di secondo tenore e maestro dei cori dei Teatri Regio e Carignano. Convinto liberale pose il suo talentocompositivo al servizio della causa dindipendenza, musicando molti canti patriottici e organizzando varie raccolte di fondi per finanziare esostenere le imprese di Giuseppe Garibaldi. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865, fondò una Scuola Corale Popolare, ad accesso gratuito, al quale dedicò tutto il suo impegno. Umbria

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