Il sindacato nel tempo della globalizzazione

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    Il sindacato nel tempo della globalizzazione - Presentation Transcript

    1. LAVOROE LIBERTÀ >>2 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Indipendenza, democrazia, strategia sindacale nelle parole di Claudio Sabattini
    2. Il curatore ringrazia per i preziosi suggerimenti Francesco Garibaldo, Anna Naldi, Gianni Rinaldini, Tiziano Rinaldini. La selezione dei materiali utilizzati è avvenuta a partire dall’archivio personale di Tiziano Rinaldini. ISBN 88-86541-48-1 Coordinamento editoriale: Stefania Frezza Meta Edizioni, Corso Trieste, 36 - 00198 Roma metaedizioni@fiom.cgil.it Copertina: B-Side, Roma - www.b-side.it Stampa: Omnimedia srl - via Lucrezia Romana, 58 - 00043 Ciampino (Rm) Finito di stampare a settembre 2006
    3. INDICE Prefazione di Gabriele Polo 5 Nota del curatore di Simone Vecchi 9 Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, Quaderni della Fondazione Micheletti, Brescia, 2000 Intervento al convegno commemorativo tenutosi nel 1998 11 Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 I princìpi fondamentali dell’unità. La proposta della Fiom 15 Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 Relazione introduttiva 18 Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 Conclusioni 24 Comitato centrale Fiom-Cgil del 1° marzo 1996 Relazione 30 XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 Documento politico 32 XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 Relazione introduttiva 41 Conferenza delegati Fiom-Cgil Piemonte, 1998 Conclusioni 46 Comitato direttivo Fiom-Cgil Reggio Emilia, 2000 Intervento alla presentazione del libro “Restaurazione italiana” 53 Diritti, coesione, qualità del lavoro per lo sviluppo del Mezzogiorno, Quaderni di Rassegna Sindacale, Roma, 2001 Intervento al convegno nazionale Cgil, Bari, 2001 60 Lavoro senza rappresentanza, Critica Marxista, Roma, 2002 Intervento alla tavola rotonda del Seminario nazionale Ars, Orvieto, 2002 64 Appendice La democrazia e l’indipendenza del sindacato nel pensiero e nell’azione di Claudio Sabattini, Meta Edizioni, 2006 Introduzione di Francesco Garibaldo al seminario commemorativo tenutosi nel 2005 69
    4. Prefazione 5 Prefazione di Gabriele Polo direttore della Fondazione ede«ilmanifesto» Quando, nell’ottobre del 1995, Claudio Sabattini apriva l’Assemblea nazionale della Fiom di Maratea proponendo al suo sindacato di essere «indipendente», alcuni pensaro- no a una provocazione, a una boutade atta ad attirare l’attenzione, gridarono allo scanda- lo pensando a una sorta di «scissione», all’autoaffermarsi dei meccanici della Cgil come «quarta confederazione» (un’accusa spesso reiterata nell’ultimo decennio per banalizza- re in chiave organizzativa la complessità del rapporto tra la categoria e la sua confedera- zione). A rileggere oggi l’intervento di Claudio a Maratea (in un percorso di documenti e interventi che qui riproponiamo, corredati dall’utile ricostruzione organica che ne fa Francesco Garibaldo in appendice), ormai lontani come siamo dalle contingenze del 1995, dovrebbe risultare chiaro a chiunque che quella di Claudio era una vera e propria propo- sta strategica fatta a tutto il sindacato e a tutti i lavoratori, che nasceva dai meccanici, certo – vista la paradigmatica eterogeneità della categoria, vero e proprio specchio delle relazio- ni tra capitale e lavoro – ma che in essi non si esauriva. Indipendenza – rafforzamento e sottolineatura del principio di autonomia – per contrastare, con una visione davvero con- federale, il primato assoluto dell’impresa e del mercato sulla vita e le condizioni delle la- voratrici e dei lavoratori, rappresentandone bisogni e aspirazioni nell’era della globaliz- zazione liberista. E, accanto a questa «parola-bestemmia», l’altro caposaldo – non solo di quel passaggio – che Claudio ha sempre ribadito, democrazia, per ridare voce e protago- nismo al lavoro di fronte all’intolleranza dei poteri industriali e finanziari per qualsiasi forma di mediazione sociale. Sono stati proprio «indipendenza e democrazia» a permettere alla Fiom di essere un sog- getto attivo in una fase in cui l’industria si ridefiniva su base planetaria, estendendosi nel ter- ritorio, disaggregando il processo produttivo, parcellizzando e precarizzando il lavoro, fa- cendo così saltare – una dopo l’altra – tutte le regole che avevano permesso la rappresentan- za sindacale degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori. Ed era di fronte a questa pressio- ne che per Claudio il sindacato doveva rilanciare la propria natura confederale di rappre- sentanza generale del lavoro, proponendosi di unire ciò che era diviso, estendendo la pro- pria capacità di rappresentare a tutte le fasce di lavoratrici e lavoratori che la divisione del la-
    5. 6 Il sindacato nel tempo della globalizzazione voro esclude dal potere di coalizione e dal diritto di rappresentanza. È bene ricordare il contesto in cui Sabattini proponeva questa strategia di rilancio del- l’iniziativa sindacale. Un quadro mondiale in cui il capitalismo celebrava il suo trionfo sull’intero pianeta e affermava un’ideologia e una pratica, il liberismo che non pretende- va più di avere carattere «progressivo», non prometteva l’estensione del benessere co- mune ma si proponeva – trasformando la competizione al proprio interno in una com- petizione tra i lavoratori, con relativi costi sociali – semplicemente la propria sopravvi- venza attraverso lo sfruttamento esasperato di tutte le risorse umane e ambientali, ac- centuando le proprie caratteristiche selettive, aumentando le fasce d’esclusione. Fino al punto di mettere in conto – anzi, di affermare come necessarie – le guerre e la riduzione della partecipazione democratica. La guerra non come patologia da ridurre progressivamente attraverso lo sviluppo e la di- plomazia, ma come forma prevalente della politica internazionale ridotta a uso della forza. Una perenne instabilità determinata dalle crisi liberiste e dai suoi conseguenti squilibri, da affrontare con l’uso delle armi, quelle «tradizionali» degli eserciti cui si affiancano quelle «non convenzionali» del terrorismo. Così per Claudio Sabattini e per la Fiom l’impegno per la pace non era una dichiarazione rituale, bensì un’affermazione concreta per rendere possibi- le un agire sindacale in opposizione ai fondamentalismi di ogni genere, pratica indispensa- bile dei diritti dei lavoratori che le guerre comprimono e annullano, impedendo il libero dispiegarsi del confronto e del conflitto sociale. D’altro canto, l’accentramento dei poteri e dei luoghi decisionali – spesso in contrasto con quelli istituzionalmente definiti – riduceva le libertà, misurandole sempre più in reddi- to e capacità di consumo e ponendosi come ostacolo alla partecipazione alla vita politica in cui conta sempre più la ricchezza individuale. Da qui un attacco sostanziale alla democrazia e ai suoi istituti, che nel mondo del lavoro si traduceva nell’impossibilità per le lavoratrici e i lavoratori di votare e avere l’ultima parola su piattaforme e accordi che li riguardano. Per que- sto la lotta per la democrazia, a partire dai luoghi di lavoro, per la Fiom di Sabattini dove- va essere un impegno prioritario per difendere e allargare le libertà personali e permette- re la partecipazione alla vita pubblica. A metà degli anni Novanta, dopo il lungo inverno degli anni Ottanta, l’attacco alle con- dizioni salariali e normative, lo smantellamento della contrattazione collettiva e nuove regole per il mercato del lavoro diventavano la concreta versione italiana della filosofia liberista che non ammetteva alcun vincolo sociale allo «sviluppo» economico. Che sul versante dei dirit- ti e del welfare si traduceva nella privatizzazione delle esistenze, dalla sanità alla scuola, dai beni comuni ai servizi essenziali alle pensioni. Lo stato sociale – conquista del Movimento operaio e centro del contratto sociale del Novecento – veniva smantellato pezzo per pezzo, in un processo che dagli Stati Uniti si era esteso a tutt’Europa mettendo in discussione le fondamenta e i princìpi di due secoli della sua storia. Il capitalismo globalizzato non si ac- contentava più di ridurre il lavoro a semplice profitto ma, dopo aver messo al lavoro tutto il
    6. Prefazione 7 tempo della vita delle persone, voleva cancellare il principio stesso di «impresa pubblica»: dal- la presenza statale nell’industria fino alla progressiva privatizzazione di scuola, sanità, assi- stenza e previdenza, riducendole – esattamente come il lavoro – a opportunità, non a dirit- to. Passando così dai diritti del lavoro ai «diritti sul mercato del lavoro». È di fronte a questo quadro che per ripartire dal lavoro – dalle sue nuove condizioni e dalla sua frammentazione – per ridare una prospettiva al riconoscimento dei diritti sociali e democratici delle lavoratrici e dei lavoratori, del loro essere una parte autonoma e coalizzabile della società, per Claudio Sabattini era indispensabile una «rivoluzione sin- dacale» che praticasse democrazia e perseguisse l’indipendenza dall’impresa e dal do- minio delle «regole del mercato». Quelle scelte permisero alla Fiom di sopportare due contratti separati e di diventare un punto di riferimento anche per i nuovi movimenti – pacifisti e antiliberisti – che furono la novità politica più rilevante a cavallo del passaggio di secolo. E, per questa via, di dare un contributo non secondario allo smascheramento del liberismo come «stato di natura», per- sino di «convincere» le controparti padronali della necessità di un nuovo compromesso so- ciale. Forse un giorno questo ruolo riuscirà a essere visto anche da chi ancor oggi lo nega. Gli scritti e gli interventi che riproponiamo qui testimoniano questo contributo, sono un pezzo della storia di questo paese. E, tuttavia, sottolineano anche un’incompiutezza, un discorso rimasto in sospeso. Riguarda la dimensione della politica, del lavoro privato di rap- presentanza politica. Claudio Sabattini, sindacalista fino all’ultimo dei suoi giorni, non ave- va mai negato il ruolo della politica: pensava che il sindacato fosse un soggetto determinan- te del gioco democratico, ma che non potesse bastare a se stesso. Per questo negli ultimi an- ni aveva ripetutamente sottolineato l’assenza di una politica del lavoro, denunciato la pro- gressiva indifferenza dei gruppi dirigenti verso i problemi del lavoro, ribadito la necessità di una rappresentanza politica per lavoratori e lavoratrici. Oggi, in una fase mutata, con appa- rente – e tutto da verificare – attenuarsi degli spiriti più aggressivi del capitalismo, questo ri- mane un problema aperto: quello di un soggetto negato eppure necessario.
    7. Nota del curatore 9 Nota del curatore della Fondazione ede ilmanifesto Proponiamo qui una collezione di documenti e interventi di Claudio Sabattini sul ruolo della democrazia e dell’indipendenza del sindacato all’interno di una riflessione sulle tra- sformazioni economiche e sociali avvenute negli ultimi decenni. L’arco temporale dei testi si sovrappone agli anni della Segreteria generale della Fiom- Cgil (1995-2002), a cominciare dall’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil di Maratea del 10-11 ottobre 1995, dove Sabattini propone alla Fiom e al sindacato confederale nel suo com- plesso una discussione sulla ridefinizione del ruolo e della strategia del sindacato in Italia, a partire dalla sua indipendenza. Fatta eccezione per il primo intervento, in cui Sabattini ripercorre alcuni passaggi chia- ve degli ultimi trent’anni di storia della Cgil legandoli alla propria esperienza sindacale, i te- sti sono proposti in ordine cronologico per restituire l’evoluzione della riflessione matura- ta in quegli anni. I documenti I princìpi dell’unità e Documento politico per il Congresso sono stati frutto di un lavoro collettivo interno alla Fiom, ma rispecchiano un pensiero di cui in quella fase si è fatto portatore. Una ricostruzione sintetica della riflessione di Sabattini sulla democrazia e l’indipendenza del sindacato è stata svolta dal direttore dell’Istituto per il lavoro dell’Emilia Romagna, Fran- cesco Garibaldo, alla prima iniziativa pubblica della Fondazione Sabattini, svoltasi presso la Camera del lavoro di Bologna il 14 settembre 2005. La ricostruzione di Garibaldo, che sta alla base di questa raccolta di testi, si trova in appendice. Per un’economia del discorso complessivo, la selezione dei testi, e la selezione degli stral- ci all’interno dei documenti scelti, hanno seguito l’unico criterio di ridurre i riferimenti maggiormente legati alle contingenze politiche del momento in cui venivano prodotti. Prosegue lo sforzo per la raccolta dei documenti per la costituzione di un fondo archivi- stico sul pensiero e l’azione di Claudio Sabattini. I testi qui pubblicati sono in parte già consultabili presso l’Archivio della Fondazione Sabattini, oggi in corso di organizzazione. Simone Vecchi Bologna, settembre 2006
    8. Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, Brescia, 2000 11 Nel ‘94 sostenevo un nuovo corso, dicendo che lo scambio era ciò che avevamo vissuto negli anni Ottanta, ma che ormai non c’era più nulla da scambiare Intervento al convegno sulla figura di Gastone Sclavi, tenutosi a Brescia nel 1998, Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, di Roberto Cucchini e Marino Ruzzenenti, e pubblicato su «Studi bresciani» Quaderni della Fondazione Micheletti, n. 11 (monografico), 2000 la Cgil, cercarono di cavalcare quella fase, conside- Gastone Sclavi, nato a Siena, […] Io penso che l’espe- figura di spicco della «terza com- randola inevitabile. Anche se, va ricordato, nel 1970 ponente» svolse un importante rienza compiuta negli anni la Cgil sancì che i Consigli di fabbrica erano la strut- ruolo sindacale prima come se- Settanta sia stata un’espe- tura di base del sindacato, gli stessi Consigli non eb- gretario della Fiom a Brescia, nei rienza non esaurita, bensì primi anni Settanta e successi- bero alcuna influenza rispetto alle strategie essen- stroncata alla fine di quel de- vamente, fino ai primi anni Ot- ziali che la Cgil elaborò successivamente. tanta, nella Segreteria naziona- cennio con la vicenda del- Dico non a caso che questa esperienza fu stronca- le della Filcea. È scomparsol’Eur e con le sue inevita- ta nella seconda metà degli anni Settanta, prima po- prematuramente nel 1997. ndr bili conseguenze; del resto liticamente con la vicenda dell’Eur e poi conclusiva- non fu un caso che fossero contrari all’Eur e alla sua mente con la battaglia molto dura e difficile, e la scon- strategia, fin da allora, quelli che si erano incontrati fitta, altrettanto dura, subìta in quella vertenza Fiat giovanissimi nel ‘68-’70. che inaugurò la fase delle grandi ristrutturazioni. Gastone e io venivamo dalla fase precedente, dei Questa ristrutturazione dell’organizzazione pro- primi anni Sessanta, attraversata da molte discus- duttiva e della forza lavoro, arrivata da noi in ritar- sioni, molte analisi dei processi sociali in Italia. do rispetto ai paesi anglosassoni, diventò l’asse Perciò, in una certa misura, arrivavamo al ‘68 e al ‘69 fondamentale della ricostruzione del potere del ca- preparati rispetto a un’esplosione sociale che, per pitale e in generale del potere padronale rispetto al la verità, manifestò tutta la sua spontaneità rispetto lavoro, alla sua condizione e a tutto ciò che strate- al sindacato e che il sindacato non accolse mai co- gicamente era stato conquistato all’interno delle fab- me tale. Del resto, il sindacato nel suo complesso briche. Ma proprio per questo, io credo, proprio per rimase quello che era, soprattutto nei suoi vertici il fatto che l’esperienza degli anni Settanta è stata confederali che non mutarono per nulla di fronte al- stroncata, in una certa misura questa esperienza mi l’esplosione del ‘68-’69 e che semmai, a partire dal- è rimasta addosso.
    9. 12 Il sindacato nel tempo della globalizzazione È verissimo, come molti pensano, che ciò che abbia- fatto puramente marginale nel processo produttivo. mo vissuto dalla metà degli anni Settanta sia stato un Debbo dire che sono diventato segretario gene- periodo dominato totalmente da un processo il cui unico ob- rale della Fiom per caso. biettivo era la ricostruzione del potere padronale attraver- Dico anzi che non mi sento nemmeno segretario so la liquidazione di molte conquiste ottenute dai la- generale della Fiom, almeno non come lo si sono voratori. Prima di tutto le conquiste di democrazia. sicuramente sentiti Trentin, Galli… Vorrei ricordare che negli anni Ottanta non veni- Diventare segretario della Fiom nel 1994 voleva vano stipulati accordi: l’unico concluso alla Fiat, nel dire fare i conti con un periodo in cui la cosiddetta 1986, fu un accordo separato, senza che una parte del politica dello scambio consisteva semplicemente sindacato, la Fiom di Torino, potesse manifestare un in una restituzione di poteri. Dello scambio non c’e- proprio punto di vista, se non quello di rifiutare, in una ra traccia e del resto non è un caso che ancora oggi fase difficile e complessa, quella conclusione. la cultura della Cisl, non dico della Uil, ma certa- Il primo obbiettivo conseguito fu dunque la li- mente della Cisl, sia fondata sulla possibilità di rea- quidazione della democrazia con l’assoluta centra- lizzare questo scambio. lizzazione: ciò serviva a determinare le condizioni Nel ‘94 sostenevo un nuovo corso, dicendo che lo perché in Italia si recuperasse molto di quanto si scambio era ciò che noi avevamo vissuto negli an- era perduto in rapporto diretto tra sindacato, lavo- ni Ottanta, ma che ormai non c’era più nulla da scambia- ratori e sistema delle imprese. re: la restituzione era avvenuta a un punto tale che non ri- Fu in questa assoluta centralizzazione che ini- maneva più nulla da barattare, se non iniziare, anche for- ziò, nel 1977, la politica dello scambio, su cui stia- malmente, ad abbassare i salari e quindi a ricondurre mo ancora combattendo. Questa politica era basa- il lavoro, i lavoratori, al «loro posto». ta su un criterio che le Confederazioni accettava- Non c’è mai stato culturalmente un processo così no: l’ipotesi del contenimento salariale in funzione ossessivo, fino ad arrivare, non a caso, a un punto di del fatto che non ci sarebbe stato un taglio occupa- massimo compromesso con l’Accordo del ‘93, che zionale. Il contenimento salariale ci fu e il taglio venne chiamato addirittura con una dicitura diversa occupazionale fu tra i più tremendi che avvennero da parte sindacale e da parte confindustriale. Il sinda- nella storia sociale italiana. Non era paragonabile cato lo denominò «Accordo sulla politica dei reddi- nemmeno al primo grande processo di innovazio- ti», la Confindustria invece «sul costo del lavoro». ne tecnologica e organizzativa che si compì a metà In verità sono due tesi non così contrapposte, pe- degli anni Cinquanta. rò non c’è dubbio che l’ossessività sulla riduzione Quel passaggio rappresentò proprio la resa dei con- del lavoro, del salario, delle condizioni del lavoro, da ti con l’elemento chiave di quello scontro di potere, fattore vivo a puro costo, è forse l’operazione cul- cioè i lavoratori e le lavoratrici. A questo proposito turalmente più straordinaria che il ceto politico ita- furono elaborate anche delle teorie che ipotizzava- liano abbia compiuto, proprio a partire dagli inizi no addirittura la fine della classe operaia e quindi la degli anni Ottanta, dalla sconfitta operaia alla Fiat. sua totale sostituzione attraverso le macchine e la Fu l’inizio della fase della politica di concertazione robotizzazione; queste rappresentarono, poi, in tra governo e sindacati che doveva raggiungere l’ob- una certa misura, le condizioni culturali che permi- biettivo di riequilibrare la situazione fino a un pun- sero di considerare i lavoratori e le lavoratrici come to in cui fosse liquidata definitivamente la scala mo-
    10. Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, Brescia, 2000 13 bile insieme a qualsiasi possibile garanzia sindacale. lore non esistono più per l’impresa e vanno sempli- Fatta questa premessa, che considero di una certa cemente licenziati. Così quei giovani che costano la importanza almeno per ciò che riguarda il mio pen- metà o anche un terzo dei lavoratori anziani debbo- siero, io ritengo che questo periodo sia finito molto no sostituire questi ultimi: questo è uno dei modi rapidamente: ha avuto il suo furore culturale in Ita- per far calare repentinamente il costo del lavoro. lia tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Inoltre, se voi considerate la vecchia linea, cellu- Novanta, ma credo che questa fase sia esaurita. la di base del taylorismo, vedete che oggi viene spez- Noi abbiamo avuto l’avventura, come per fortuna zettata, esternalizzata, mentre all’impresa vera e pro- ho avuto io, di lavorare con i meccanici. Il padronato pria rimangono solamente i poteri tipici del comando, meccanico è un padronato sincero che, magari con cioè la progettazione, la struttura finanziaria, il mar- qualche esagerazione, dice sempre quello che intende keting e la commercializzazione. Il resto può esse- fare, anche se di certo non si tratta di una controparte re fatto in qualsiasi modo, quindi l’impresa perde con atteggiamenti particolarmente comprensivi. l’unità di tempo e spazio. Si produce a Torino o a La nuova fase che stiamo vivendo è stata inaugu- Brescia, come in Malesia: cioè non ha più impor- rata da un opuscolo molto importante che ci è sta- tanza. Così la Volkswagen produce automobili in to consegnato dal segretario generale di Confindu- Spagna, ma il motore viene dal Brasile. stria. In esso si spiega che si produce per aumenta- Questo per dire come questa unità di tempo e di re il valore e che i lavoratori sono pagati in rappor- spazio sia in realtà assolutamente divaricata: ci si tro- to all’aumento del valore che determinano, che i pas- va davanti, non al superamento del taylorismo in ter- saggi di categoria si fanno solo nel caso in cui ciò rea- mini di disciplina, ma a un modello industriale del lizzi un aumento di valore. In sostanza, con questi tutto nuovo rispetto al passato ed eccezionalmente ragionamenti, si ritorna classicamente alle categorie flessibile, dove contemporaneamente in un conti- tipiche dell’analisi capitalistica, e cioè che i lavora- nente si produce per un altro continente, e di cui la tori sono molto importanti se producono valore e logistica è l’aspetto decisivo. In questo senso, la pri- se non lo producono vanno licenziati per il bene ma operazione strategica che ha fatto la Fiat è stata loro e dell’impresa. quella di esternalizzare la logistica in modo tale da Per inciso, io mi ricordo benissimo che a Bolo- non esser più nemmeno responsabile di chi produ- gna, come a Brescia e a Roma, dentro il sindacato ci ce i componenti che poi vengono assemblati. sono sempre stati quelli che pensavano che stavano È da qui che nasce la battaglia di fondo: io credo vivendo nel migliore dei mondi possibili. Da que- che oggi noi stiamo cercando di fare una scelta giusta sto punto di vista noi abbiamo sempre fatto una lot- perché se non recuperiamo oggi la riduzione d’ora- ta politica interna, e anche quando eravamo ai ver- rio nel settore manifatturiero non la recupereremo più. tici delle organizzazioni sindacali, come nel caso di Se la Fiom, i meccanici, non ripartono dalla essen- Gastone, siamo sempre stati in minoranza. Per que- zialità della prestazione di lavoro, dalla condizione sto ho detto che casualmente sono diventato segre- di lavoro, non è possibile ricostruire la strategia tario della Fiom in un momento di crisi della Fiom. sindacale. Insomma, la Fiat dice che se non si produce per au- Ed è per questo che noi pensiamo di realizzare mentare il valore, o per accumulare profitto, è inuti- una riduzione di orario che parta proprio dalle con- le produrre e quindi coloro che non aumentano il va- dizioni più pesanti della prestazione: questo deve
    11. 14 Il sindacato nel tempo della globalizzazione essere il criterio secondo cui va dimensionata la ri- Perché se l’uguaglianza non si fonda sulla diversità, duzione dell’orario, fino ad arrivare al fatto che per al- la parificazione fra uomo e donna ha un significato cuni, come gli impiegati e i tecnici, ci sono altre riven- solo apparente, ma non reale, così come la parificazione dicazioni, ma non quella della riduzione di orario. fra un operaio che lavora alle linee di montaggio e un In realtà si tratta di una strategia sulla prestazio- progettista, che lavora appunto a un progetto: le due ne di lavoro, sul controllo del tempo, perché di fron- condizioni non sono assimilabili tra di loro se non di- te a un’impresa che si sta ridimensionando, il con- versificando le rivendicazioni che sostengono e che vo- trollo del tempo diventa una funzione essenziale del gliono migliorare la loro condizione. potere sindacale, senza il quale esso è nudo di fron- Questa è in fondo la considerazione che mi fa pen- te a qualsiasi condizione. sare che persone, amici come Gastone, non abbia- Il secondo argomento, che riguarda sempre la pre- no esaurito la loro funzione: mai come in questo stazione, deriva da un’altra osservazione apparente- momento quelle esperienze, allora compiute, pos- mente diversa, anche se non lo è. È diverso il modo sono essere ridefinite reinterpretando il presente in cui noi oggi vogliamo affrontare, come vi ho det- nella sua peculiarità e nella riproposizione possibi- to, la riduzione dell’orario rispetto all’esperienza del le della strategia dell’uguaglianza – oggi io dico – ‘69, che si tradusse nella liquidazione del sabato. Og- nella diversità. Questa è la condizione per una po- gi noi pensiamo a una riduzione inversamente pro- litica sindacale che voglia affrontare la complessità porzionale alla struttura gerarchica dell’impresa. dell’attuale mondo sociale e quindi le sue articola- La seconda diversità, che invece è anche una con- zioni, che apparentemente sono fra di loro con- tinuità, è il modo in cui noi possiamo concepire l’e- traddittorie, ma che possono essere modificate in guaglianza: io continuo a pensare che sia il valore fonda- un disegno di uguaglianza. mentale del sindacato, senza il quale non è possibile un sin- Allora ripartire, oggi, significa avviare nelle nuove dacato. Noi oggi la concepiamo come l’eguaglianza nella condizioni l’operazione che fu compiuta alla fine de- diversità. In questo senso si apre un’apparente contraddi- gli anni Sessanta, con i lavoratori e le lavoratrici prota- zione rispetto a quegli anni in cui l’eguaglianza era «dare gonisti della loro storia e della lotta sociale. Ed è in que- a tutti la stessa cosa». Per noi oggi vuole dire dare a coloro sto senso che considero assolutamente necessaria una che sono considerati deboli condizioni più favore- continuità con quell’esperienza e in questo senso mi voli di quelli che sono considerati meno deboli. ritrovo, allora come oggi, nella stessa posizione.
    12. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 15 I princìpi fondamentali dell’unità. La proposta della Fiom Documento presentato all’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 10-11 ottobre 1995, stralci dallo Schema di documento del 26 luglio 1995 Il sindacato unitario dei metalmeccanici ha il com- del lavoro industriale. Semmai c’è da sottolineare il pito di valorizzare il lavoro di donne e uomini sia fatto che anni di rinuncia alla costruzione di una rea- sul piano della condizione lavorativa e sociale, sia sul le cultura industriale e di effettive politiche industriali piano del riconoscimento del suo ruolo e delle sue da parte dei governi e delle imprese hanno portato a funzioni nell’ambito della società. […] Negli ultimi un consistente abbassamento del livello competiti- anni c’è stata una progressiva svalorizzazione e mar- vo del paese, con una ritirata di fatto dai settori stra- ginalizzazione sociale e culturale del lavoro nella so- tegici (informatica, telecomunicazioni, aerospazia- cietà italiana. Paradossalmente, mentre le imprese e le, avionica ecc.), con l’effetto di portare parte di es- le loro rappresentanze hanno assunto una posizio- si sotto il controllo di multinazionali estere. Le uni- ne sempre più centrale nella società e nella politica, che capacità concorrenziali dell’Italia rimangono la cultura industriale e la cultura del lavoro nell’in- quindi nei settori tradizionali e maturi delle produ- dustria sono state invece quasi cancellate dall’agen- zioni di massa. Questo scivolamento ci colloca, a li- da dei grandi temi di dibattito politico e culturale. vello internazionale, nella fascia di competizione più È prevalsa nel mondo della cultura l’idea, nei fat- bassa con i paesi emergenti. […] I dati Ocse dimo- ti non vera, di una progressiva e rapida scomparsa strano che, dopo quindici anni di pressione sui di- del lavoro industriale e operaio sulla base dell’ipo- ritti del lavoro, l’arretramento sociale del lavoro in- tesi della loro sostituzione con l’automazione, da un dustriale in Italia è arrivato a livelli che non trovano lato, e con la terziarizzazione dell’economia, dal- paragone negli altri paesi industriali e che, nonostante l’altro. In questo processo è stato sottratto al lavoro questa regressione sociale, il nostro tasso di disoc- operaio il primo fondamentale diritto delle società cupazione è anch’esso senza precedenti. moderne: il diritto alla visibilità sociale. In realtà, an- Una forte ripresa di iniziativa sindacale deve quin- che i dati economici più recenti dimostrano la cen- di avere al centro la lotta contro la disoccupazione e tralità per l’economia del paese della produzione e contro le forme di degrado del lavoro. In questo sen-
    13. 16 Il sindacato nel tempo della globalizzazione so il punto fondamentale della cultura industriale ita- sorse dal lavoro ai profitti e alle rendite, fino a confi- liana che bisogna riaffermare è che il diritto al lavoro gurare un regime di assistenza al capitale anziché di non può essere contrapposto ai diritti di chi lavora. promozione delle aree più deboli della società; la cul- […] Occorre superare i limiti dell’industrialismo, tura dell’aziendalismo; l’esplosione della corruzione che in assenza di politiche industriali definite, ha pro- come elemento sistematico e strutturale della politica, dotto processi di industrializzazione selvaggia (senza dell’industria, degli affari. Questi elementi sono stati rispetto per i soggetti, per l’ambiente e per la politica dominanti negli anni Ottanta e hanno costituito il territoriale), l’altra faccia della quale è rappresentata terreno di coltura della nuova destra. dalla deindustrializzazione in atto, soprattutto dalla La cosiddetta «rivoluzione liberale» – la cultura desertificazione del Sud. comune del nuovo sistema politico – che pure per la sinistra significa soprattutto pari opportunità, consi- Sindacato ste nella centralità del mercato come supremo regola- e sistema politico, tore degli interessi sociali, la liquidazione del ruolo del- la nuova destra lo Stato come imprenditore, e per lo schieramento di […] Negli ultimi anni in Italia vi è stata una radica- destra anche come regolatore. Per la nuova destra in- le e rapida evoluzione del sistema politico. […] La fatti lo Stato rappresenta puramente e semplicemente prima risposta alla crisi è stata data dalla destra, attra- il garante del libero mercato in senso «classico», con- verso la costruzione di un nuovo partito politico del- cezione contraddetta dalla pur breve esperienza di go- la destra italiana, non più di cultura interclassista e de- verno. E il liberismo è anche il criterio guida dei rap- mocristiana, ma che è riuscito a fagocitare nella sostanza porti sociali: per questa ragione si propone lo sman- tutto il vecchio centrosinistra. L’invenzione di Forza tellamento dello Stato sociale che dovrebbe essere so- Italia si basa sull’abbandono dell’idea di partito di stituito da un quadro di diritti e protezioni sociali centro, come luogo e rappresentanza degli interessi ge- fondati sul censo, trasformando la solidarietà in assi- nerali della società, tratto essenziale dell’esperienza del- stenza, e destrutturando il mercato del lavoro. la Democrazia cristiana. […] Per questo il sindacalismo confederale, pur nel […] Oggi è evidente che l’attuale crescita della nuo- rafforzamento della sua autonomia, non può essere va destra affonda le sue radici negli anni Ottanta, che neutrale di fronte ai valori e ai contenuti programma- sono stati la fase di incubazione dello schieramento tici della destra. neoconservatore che si è affermato sulla scena politi- ca degli anni Novanta. Il centrosinistra La promozione del rampantismo sociale; il prima- Ma anche a sinistra il quadro di riferimento si è pro- to della speculazione finanziaria sull’attività industriale; fondamente trasformato nel volgere di pochi anni. Il l’incremento delle disuguaglianze sociali e la riduzio- superamento della concezione di classe si è intreccia- ne del peso del lavoro produttivo; l’attacco alla con- to con il superamento di un modello sociale di riferi- trattazione sindacale e la riaffermazione dell’unilate- mento che era il socialismo nelle sue varie interpreta- ralità del comando nell’impresa e nella società; la po- zioni e che aveva trovato una configurazione nel so- litica di espansione del debito pubblico al posto di cialismo reale, anche se via via non accettata. Il socia- una rigorosa politica fiscale che ha dirottato grandi ri- lismo era però rimasto un orizzonte necessario, di cui
    14. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 17 la classe operaia era il motore fondamentale. Questo le, non avendo posizioni pregiudiziali, ma solo sul- processo ha però portato anche alla rinuncia della la base delle sue posizioni, non rinuncerà a un con- mediazione sociale garantita da quello che è stato chia- fronto di merito sui programmi di entrambi gli schie- mato il compromesso socialdemocratico o keynesia- ramenti e darà, volta per volta, le sue valutazioni e no, basato su un patto sociale fondato sull’accettazio- prenderà le sue iniziative a fronte dell’attuazione di ne delle regole del mercato e del paradigma taylori- tali programmi, conservando la sua integrale auto- sta-fordista in cambio di opportunità e di garanzie nomia di iniziativa. sociali offerte dallo stato sociale. Nell’ambito dell’articolazione della sinistra vi è poi Autonomia del politico, una forza politica che, partendo dalla tradizione sto- indipendenza dal sociale rica dei partiti comunisti, si propone come forza radi- […] Tutti i partiti sono intesi come partiti dei citta- calmente alternativa al sistema capitalistico. dini, come agglomerati di interessi e bisogni trasversali La coalizione di centrosinistra che si è costruita in- rispetto alla segmentazione della società. Avviene qui torno alla candidatura di Romano Prodi, come rispo- un’ulteriore e definitiva separazione della politica sta all’avvento della nuova destra, aspira a rappresen- dall’economia e dalla società. La Politica con la P maiu- tare una interpretazione moderna dello Stato come re- scola è la politica dei cittadini. Infatti, se i sindacati so- golatore dell’economia, del mercato, del conflitto so- no i luoghi della rappresentanza degli interessi sociali ciale. Lo Stato interviene e definisce delle regole che e i partiti rappresentano tutta la politica, la mediazio- riguardano la politica, le istituzioni, i rapporti sociali – ne degli interessi non avviene a livello sociale ma a li- per questo le regole sono fondamentali – e, inoltre, at- vello politico e di qui viene – secondo questa conce- tua delle politiche economiche e industriali in funzio- zione – il primato dei partiti sui sindacati, considerati ne del processo complessivo di sviluppo della società. come strumenti subordinati e, in definitiva, delle mo- Lo Stato quindi, nella concezione del centrosinistra, derne cinghie di trasmissione. tende a recuperare accanto a quella della regolazione Assistiamo a questo proposito, alla riaffermazione una funzione di promozione di pari opportunità, ri- – proprio nella logica in cui si va definendo l’architet- acquisendo per questa via e facendo proprio un inte- tura del nuovo sistema politico – di quella teoria del- resse nazionale, che invece la destra non ha. Da que- l’autonomia della politica, come indipendenza del po- sto punto di vista si potrebbe dire che la destra rap- litico dal sociale, che è stata una delle tendenze più co- presenta in modo più direttamente corporativo gli stanti, e assolutamente trasversali tra destra e sinistra, interessi e i ceti dominanti che ha aggregato intorno a del dibattito politico e culturale in Italia, soprattutto sé, non esitando, allo scopo di difenderli, a mantenere nello scorso decennio. forme statalistiche. Il centrosinistra, secondo queste E tuttavia, questo trionfo della politica è più appa- intenzioni, costituisce invece un tentativo che punta rente che reale. La politica, in questa concezione, fini- alla modernizzazione del quadro politico e sociale sce infatti con il ritrarsi impotente di fronte alle gran- italiano, con una chiara vocazione europea in questo di sfide del governo sui problemi della società moder- contesto, dentro la quale i soggetti autonomi posso- na e con il ridursi a tecnica della governabilità, a pura no avere un maggiore spazio di iniziativa sulla base amministrazione gestita da un ceto, mentre la società dei valori della solidarietà. segue a pag. 21 Di fronte a queste ipotesi il movimento sindaca-
    15. 18 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Come si fa a fare un accordo senza il consenso dei lavoratori? Io credo che niente sia stato più distruttivo di aver fatto tante volte accordi senza consenso Relazione introduttiva all’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 10-11 ottobre 1995, già pubblicata integralmente in Atti dell’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea 10-11 ottobre 1995, Meta Edizioni, 1996 […] Questa Assemblea nazionale […] Io preferisco enunciare subito l’ipo- sidente della Confindustria ha spiegato che della Fiom si svolge in un momento tesi di fondo del mio ragionamento. questa è una fase in cui gli aumenti di pro- cruciale, di importanza inedita per i duttività devono andare al capitale e non al metalmeccanici e per tutto il movi- Credo che stiamo attraversando una lavoro, perché devono servire a ricapitaliz- mento sindacale italiano. Nella mia fase straordinaria e difficile, caratte- zare le imprese per renderle ancora più esperienza sindacale non avevo mai rizzata da un lato dai processi di pri- competitive sul mercato internazionale. Più vissuto una fase come questa in cui vatizzazione, di ristrutturazione e di chiari di così non si poteva essere. Natu- tanti nodi vengono al pettine nello concentrazione dell’industria italia- ralmente, c’è sempre chi è disposto a spin- stesso tempo. na e dall’altro dalla contrattazione gersi ancora oltre. Così il vicepresidente aziendale che abbiamo avviato, e che della Confindustria dice che gli aumenti del- L’intero fronte della nostra strate- è ora al momento della verità […]. le tariffe sono stati decisi dal governo e quin- gia è infatti sottoposto a un banco Siamo a una svolta profonda di tra- di i loro effetti sull’inflazione non devono es- di prova di asprezza inusitata […]. sformazione radicale dei rapporti so- sere considerati ai fini del recupero sala- Credo quindi che il nostro dibattito, ciali e politici, che io credo abbia un riale biennale. Oppure il ministro del Lavo- cominciando dalla mia relazione, do- significato non transitorio, poiché ro, più sapientemente, argomenta che an- vrà avere la schiettezza che ci vie- punta non solo a un nuovo sistema che l’inflazione importata va tolta dal cal- ne imposta da questa situazione. istituzionale, ma anche a una diver- colo. La svalutazione è stata utilizzata con […] Al Congresso tireremo le somme sa collocazione delle forze sociali in la massima spregiudicatezza dalle impre- e, se ci sarà consentito, sviluppere- campo, a partire dal sindacato. se per aumentare le esportazioni e far sa- mo fino in fondo la riflessione già av- lire fatturati e profitti, ma nel momento in viata. Io sono infatti particolarmente E questa mi pare essere per noi la que- cui la stessa svalutazione fa sentire i suoi convinto che noi siamo di fronte al- stione principale. Se questo è vero, la co- inevitabili effetti, tra i quali appunto l’infla- l’esaurimento della politica sindaca- sa più urgente è adeguare la nostra capa- zione importata, non riguarda più loro. So- le fin qui svolta e alla necessità di una cità di analisi, di proposta, di risposta alle no i lavoratori che se ne devono fare cari- nuova proposta strategica. La linea nuove condizioni entro le quali si sviluppa co, perché se i salari aumentano l’inflazio- dello scambio, inaugurata all’Eur il confronto tra le forze sociali e le forze ne può riprendere. nel ‘77, non ha più alcun spazio, per politiche. La posta in gioco è altissima: so- la semplice ragione che non abbia- no a rischio la struttura dell’industria italia- Ma io voglio porre qui alle nostre contro- mo più nulla da scambiare. […] È ne- na in settori di punta, l’intero sistema con- parti una domanda. Perché è stata condotta cessario allora avere il coraggio di trattuale, l’esistenza stessa del sindacato. negli anni scorsi una battaglia feroce, prima una innovazione radicale nell’analisi per tagliare e poi per eliminare del tutto la e nella proposta. Questo è il compi- […] Questa concentrazione del potere in- scala mobile – con tanti tra di noi che spie- to del Congresso. dustriale e finanziario c’entra o non c’en- gavano che questo tutto sommato avreb- tra con la contrattazione aziendale? Il pre- be dato maggior spazio alla contrattazione
    16. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 19 – per cancellare tutti gli automatismi, e la no solo gli elementi di competitività del- Abbiamo bisogno di azione. Se il qua- proposta che oggi ci fanno i padroni è un l’impresa sul mercato internazionale. dro è quello descritto, come è pos- meccanismo automatico? Solo che invece […] Questa sarebbe la contrattazione? sibile immaginare un accordo tran- di essere riferito al costo della vita è riferito Io capisco che oggi nelle fabbriche sia for- quillo con le controparti? Allo stato alla redditività dell’impresa e deve essere co- te la pressione di avere dei soldi, comunque delle cose è impossibile. Se voglia- struito in modo tale che sia chiaro – così è siano; penso anche che sia compito di chi mo davvero affermare il nostro pun- scritto nel decalogo della Federmeccanica fa il nostro lavoro testimoniare la verità. to di vista, è prevedibile che si ri- sul premio di risultato – che nei quattro an- È chiaro che i padroni nel momento in cui apra il conflitto. Questo vale sia per ni deve servire a pagare il meno possibile ol- devono produrre al massimo sono dispo- le vertenze sui processi di ristruttu- tre che essere del tutto effimero. sti ad allargare un po’ i cordoni della bor- razione, cosa che è già avvenuta, che Se l’azienda va bene prendi qualcosa, se sa, tanto sono i primi a sapere che quan- per la contrattazione aziendale. va male niente. do questa fase di ripresa avrà il suo decli- Non viene più pagato il lavoro, la produt- no si riprenderanno indietro tutto. Questo Nell’ultimo Comitato direttivo della Cgil io tività, ciò che fai, perché il lavoratore è con- è il salario integralmente variabile! Te lo pos- non ho trovato elementi di divergenza con siderato non un dipendente ma un socio del- sono dare nel ‘96 e te lo possono ripren- la relazione presentata dal segretario ge- l’impresa e quindi guadagna o perde a se- dere nel ‘97 o nel ‘98, quando le condizioni nerale Sergio Cofferati. Ho detto che se conda dell’andamento dell’impresa sul mer- di redditività non ci saranno più e ti spie- quello è il quadro analitico della situazio- cato. Peccato che si tratti di un socio virtuale: gheranno che, per le stesse ragioni per ne, quella che manca ancora è la rispo- gli azionisti virtuali purtroppo non votano, non cui l’hai preso l’anno prima adesso non lo sta. Se manca la risposta, è chiaro che fanno parte dei pacchetti di comando, non prendi più, in quanto tu stesso ti sei mes- l’analisi rischia di diventare pura demago- decidono assolutamente nulla, semplice- so in questo meccanismo infernale. gia. Questo è il nodo che abbiamo di fron- mente restituiscono all’impresa con una ma- te anche in questa Assemblea: se manca no quello che ricevono con l’altra. […] A me pare che dobbiamo valutare la risposta, noi stessi possiamo diventare E noi dovremmo accettare tutto questo? bene cosa abbiamo effettivamente inten- soltanto dei declamatori. Questo sarebbe il massimo della nostra cul- zione di fare, perché dalle nostre scelte di- tura contrattuale? Non è un caso che, con pende se ci sarà una contrattazione di se- A me pare che l’interrogativo sostanzia- un cinismo che non riesco a considerare condo livello nel futuro. Se i metalmecca- le sia questo: la nostra categoria è in gra- involontario, Federmeccanica chiami il pre- nici sono ridotti a fare una contrattazione do di affrontare e di condurre a un risulta- mio di risultato «salario di rischio». salariale sugli indici di bilancio, sui premi to positivo una battaglia sociale e politica Io vorrei che fossimo tutti più consape- che si autofinanziano e che sono comple- che per essere vinta ha bisogno di una con- voli della portata strategica di ciò che stia- tamente variabili a seconda della redditivi- vinzione reale dei lavoratori? Noi ci mettia- mo facendo. Ho visto alcuni accordi che tà aziendale, credo che noi verremo espul- mo in campo sul serio? mi fanno venire i brividi. Ci sono addirittu- si direttamente dalla contrattazione azien- Della Federmeccanica si potrà dire di tut- ra accordi che dicono che tutte le infor- dale in fabbrica. Per controllare come fun- to, ma non che non abbia fatto un’opera- mazioni sono tutelate dal segreto industriale: zionano dei meccanismi automatici basa- zione seria per affermare il suo punto di vi- di pubblico resta solo una formula, che co- ti su indicatori di bilancio non serve il sin- sta: ha preso una decisione nella sua as- sì è incomprensibile, che lega i risultati sa- dacato, non servono nemmeno le Rsu. semblea generale, ha preparato un ma- lariali a quanto è stato preordinato nel bi- nuale sul premio di risultato, ha fatto dei lancio consolidato dell’impresa. Si può di- Per tutto questo diventano impellenti corsi di formazione a tutte le sue strutture re che in questo modo il lavoro scompare, le ragioni di una nostra controffen- territoriali, non firma accordi difformi dai de- la produttività del lavoro scompare, non ne siva. Dobbiamo rispondere con i fat- liberati assunti dall’Assemblea generale del- rimane più traccia negli accordi e appaio- ti, ma i fatti debbono essere decisi. la stessa Federmeccanica.
    17. 20 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Mi chiedo se noi ci siamo mossi con la te integrante del ceto politico e del siste- to tante volte accordi senza consenso. stessa serietà e con la stessa carica di ra- ma politico all’interno del quale svolge un […] Io credo che dobbiamo porci il pro- dicalità nell’impostazione di questa espe- ruolo di lobby. blema di una discussione severa con l’in- rienza contrattuale. Si tratta di sapere se A fronte di questi rischi noi affermiamo sieme del movimento sindacale, a partire, indirizziamo la contrattazione aziendale sul- una concezione del sindacato, concepito per quanto ci riguarda, dalla Cgil. la strada che abbiamo indicato o se la ve- come una rappresentanza sociale diretta, ra linea di fondo che applichiamo è quella che si avvale di una cultura autonoma ed Noi abbiamo intenzione e ragione di che, comunque, bisogna prendere un po’ è fondata sull’autogoverno. dire che la fase dello scambio neo- di soldi, per cui alla fine, in modo oppor- Il secondo punto riguarda la democra- corporativo è finita. Non solo perché tunistico, prendiamo i soldi come vengo- zia sindacale. questa linea non ci ha dato un oc- no. Credo di non pretendere troppo se chie- cupato in più, un pezzo di salario in do che sia l’Assemblea nazionale della Fiom Nel sindacato ci deve essere la pos- più, una condizione di lavoro mi- a decidere qual è il nostro orientamento e sibilità della più ampia discussione in- gliore: semmai è accaduto il con- a chiedere un impegno corale della cate- terna ma il punto chiave per noi è la trario. I padroni ci hanno spiegato goria e un atteggiamento di rigore e di de- validazione finale, il voto di tutti i la- esplicitamente che non ci sono più terminazione nel modo in cui affrontiamo voratori sulle piattaforme e sugli ac- le condizioni dello scambio. C’è so- queste vertenze. cordi, siano essi aziendali, nazionali o lo da partecipare all’avventura eu- […] L’unità sindacale: quale significato generali, che riguardano i loro interessi. ropea o internazionale delle impre- acquista oggi la battaglia per l’unità? […] Noi sosteniamo che questo è l’u- se ed essere il più possibile d’ac- […] Abbiamo detto tante volte che non nico modo per costruire un grande cordo con le imprese. vogliamo fare l’unificazione di Fim, Fiom e sindacato. Perché un sindacato che Uilm, cioè delle rispettive burocrazie, ma non recuperi totalmente e non so- Tutta questa discussione si concluderà un sindacato nuovo che inevitabilmente si stenga quotidianamente il rapporto al Congresso della Cgil. E devo dire che basa sulla generalità delle lavoratrici e dei con i lavoratori è un sindacato che se la discussione nella Cgil non cercherà lavoratori metalmeccanici. Infatti, non vo- non ha futuro. risposte, magari diverse, ma agli stessi pro- gliamo fare né il sindacato della sinistra, blemi che ho cercato di indicare, non sa- né quello del centrosinistra. Le esperienze politiche in Italia dovreb- rà semplice varare lo stesso documento Del documento «I principi dell’unità», mi bero pure averci insegnato qualcosa. Se per il Congresso. Io credo che fare con- limiterò a illustrare i due nodi politici es- noi non manterremo questa libertà e que- gressi finti non serva a nulla, così come non senziali. sta democrazia la pagheremo. Se tu trat- serve a nulla trasformare il Congresso in Il primo punto concerne il ruolo del sin- ti per tutti i lavoratori, e non solo per i tuoi una pura conta e in una redistribuzione dacato dentro l’evoluzione del sistema po- iscritti, un consenso dei non iscritti – che dei gruppi dirigenti. litico e, quindi, il nodo dell’autonomia, an- sono anche la maggioranza dei lavoratori Se noi siamo, come io penso, all’esauri- zi dell’indipendenza del sindacato dal si- – ci vorrà pure! E se il consenso non ce lo mento di un’intera politica sindacale e quin- stema politico. Autonomia e indipendenza danno? La risposta è semplice: se il con- di di fronte alla necessità di costruire una sono le condizioni vitali per il sindacato senso non ce lo danno non puoi fare l’ac- nuova politica, che affronti tutto lo spettro per poter esercitare le sue capacità di rap- cordo. Anche chi pensa al sindacato de- dei problemi, dalla condizione di lavoro al- presentanza, che vengono minate alla ra- gli iscritti, se non ha il consenso degli iscrit- le prospettive dell’industria italiana, noi ab- dice sia da chi vuole schierare il movimen- ti, non si trova di fronte allo stesso pro- biamo bisogno di un confronto congres- to sindacale a lato di uno degli schieramenti blema? Come si fa a fare un accordo sen- suale aperto che abbia questa ambizione. politici che si fronteggiano, sia da chi con- za il consenso dei lavoratori? Io credo che Questa Assemblea deve dirci se la Fiom è cepisce il sindacato confederale come par- niente sia stato più distruttivo di aver fat- pronta a fare la sua parte.
    18. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 21 segue da pag. 17 ne infatti anche al sindacato la necessità di alcune scelte precise, pena la riduzione del sindacalismo civile diventa il terreno nel quale domina un modello confederale a una pura appendice strumentale del di darwinismo sociale e l’aziendalismo si afferma co- sistema politico e delle sue eventuali alternanze di me cultura politica prevalente. diverse maggioranze e opposizioni che si possono via via verificare. Il sindacato L’autonomia del movimento sindacale infatti è con- come soggetto politico cretamente messa in discussione da due pressioni, che Per sfuggire a questa logica di subordinazione al si- potrebbero minarla alla radice. La prima è costituita stema politico la possibilità per il sindacato è di dar- dall’ipotesi di schierare il sindacato al fianco di uno si una dimensione politica autonoma, intesa come ca- dei due schieramenti politici che si fronteggiano. È evi- pacità non solo di rappresentanza ma di mediazione dente che in questo caso il sindacato subirebbe una ri- degli interessi sociali rappresentati. Nell’ambito di duzione secca della sua capacità di rappresentanza. questa logica il sindacato può diventare un soggetto La seconda consiste nel rischio che il sindacalismo con- politico, inteso però non come rappresentante di in- federale venga assunto come parte integrante del ceto teressi generali, ma come rappresentante degli inte- politico e del sistema politico all’interno del quale svol- ressi complessivi del lavoro dipendente in tutte le ge un ruolo di lobby. Il sindacato non interviene più sue forme, tanto più in una fase non solo italiana ma in rappresentanza del lavoro, ma diventa una specie europea, nella quale si passa a diversi mercati del la- di agenzia di servizi per il lavoro. È altrettanto eviden- voro, spesso per legge, in cui prevale una radicale spac- te che in questo secondo caso il sindacato finirebbe per catura tra quello del lavoro professionale e speciali- rinunciare all’idea stessa di rappresentanza. stico e quello fatto part time, lavoro a tempo deter- minato e infine lavoro nero in tutte le sue forme. Natura del sindacato Tutto ciò è funzionale al sistema delle imprese (due e della rappresentanza sociale mercati del lavoro all’interno) per avere il massimo di La prima questione cruciale da ribadire è la natura del flessibilità da far agire secondo le convenienze. Tut- sindacato, concepito come una rappresentanza socia- to ciò fa parte degli interessi del lavoro dipendente. le diretta, nel senso che non ha mediazioni, filtri cultu- In altre parole, e anche se può sembrare un parados- rali di tipo ideologico o partitico e, quindi, si avvale di so, il sindacato può dare una dimensione politica au- una cultura autonoma ed è fondata sull’autogoverno. tonoma al suo agire solo alla condizione di accettare Rappresentanza sociale diretta e cultura autonoma integralmente la propria parzialità, il proprio essere sono realizzabili attraverso la capacità di analisi cono- rappresentante di una parte della società. scitiva della condizione sociale di donne e uomini e la Scaturisce da qui una delle ragioni più forti che so- capacità di valorizzare le diverse soggettività. Questo stengono la costruzione di un nuovo soggetto sinda- richiede una rilettura delle esperienze fatte – in parti- cale unitario, democratico e pluralista, proprio nella colare nel sindacato metalmeccanico – e una innova- necessità di allargare al massimo la rappresentanza del- zione capace di far progredire, nelle pratiche, l’idea di le ragioni e degli interessi del lavoro dipendente nelle un sindacato di donne e di uomini. Questo non è ri- sue stratificazioni e nella sua complessità. ducibile a questione di presenze numeriche negli or- L’evoluzione del sistema politico italiano impo- ganismi, né tanto meno, a una omogeneità «al maschile»
    19. 22 Il sindacato nel tempo della globalizzazione della rappresentanza. La mediazione degli interessi sia l’interesse generale di tutto il lavoro dipendente passa attraverso una comune cultura, basata sul rico- e, quindi, a definire le priorità essenziali dell’agire noscimento di soggetti diversi. sindacale. Ciò significa che anche la confederalità è, Ma come per tutte le rappresentazioni sociali volta per volta, un progetto. Questo progetto, ov- che vivono nella società civile, esiste il problema di viamente, può essere inteso come progetto giacobi- come esse si autogovernano. Per il sindacato la pri- no, con tutte le conseguenze che nascono da una con- ma scelta da compiere è se si autogoverna in una cezione di elitarismo burocratico dei gruppi dirigenti dimensione complessiva degli interessi del lavoro che si sentono più illuminati e lungimiranti dei rap- dipendente o in una dimensione frazionata, cor- presentati – in tale concezione la prassi reale spesso porativa di questi interessi. è rappresentata dal coacervo degli interessi, che si La differenza fra il sindacalismo confederale e il rappresentano in puri rapporti di forza distruggen- sindacalismo corporativo è qualitativa: da una par- do l’idea stessa di confederalità – oppure come pro- te il punto focale è la rappresentanza complessiva getto rappresentativo e democratico e, quindi, basa- degli interessi di tutto il lavoro dipendente, con la to sulla verifica e, volta per volta, sulla validazione da capacità di costruire volta per volta le mediazioni e parte delle lavoratrici e dei lavoratori come condi- gli equilibri necessari; il sindacalismo corporativo zione per l’affermazione del progetto stesso. rappresenta invece gli interessi di gruppi, per cui non Queste sono due tendenze contrapposte che so- c’è mai una mediazione fra interessi diversi ma la no sempre esistite e si sono scontrate molte volte prevalenza di quelli più forti. nella storia sociale europea. Anche il problema dell’autonomia, che costitui- Una «nuova confederalità»: sce un altro nodo essenziale per la concreta collo- per un progetto cazione del movimento sindacale di fronte al siste- sindacale autonomo ma politico, può essere affrontato e risolto nel- basato sulla democrazia l’ambito di queste coordinate generali. L’autonomia Da tutto ciò dipende una ridefinizione del concet- del sindacato è infatti un progetto che ha bisogno to stesso di confederalità. La nuova confederalità di connotazioni sociali, culturali e politiche. È quin- non è un luogo, non si identifica con una struttura di un progetto che si incardina sulla rappresentan- del movimento sindacale, quella confederale ap- za degli interessi del lavoro dipendente e che rap- punto, gerarchicamente sovraordinata alle altre, co- presenta, perciò, una parte della società in con- me quelle di categoria. Si tratta di passare a una fronto e/o in conflitto con altre parti della società. concezione del sindacato confederale come di una Superando tutte le concezioni organicistiche e mec- specie di a priori, a una sintesi reale come risultato canicistiche della società, ma anche le tendenze cul- di un processo di ricomposizione di interessi diversi, turali che tendono a considerare l’insieme della so- anche in conflitto tra loro, e di integrazione di di- cietà come un sistema aziendale, noi infatti pensiamo verse culture di cui sono portatori uomini e donne. che sia da questo confronto/conflitto che, volta a vol- La nuova confederalità – che così definiamo pro- ta, possa emergere l’interesse generale del paese. prio perché non è un dato a priori ma è da costruire Al contrario, se vi è una forza, come avviene og- – è quindi una mediazione necessaria tra i diversi gi per il sistema delle imprese, che pretende di rap- interessi che punta a definire, volta per volta, quale presentare da sola l’interesse generale del paese, a
    20. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 23 questo punto inevitabilmente le altre forze e gli al- dello sindacale che può essere il fondamento di un tri interessi devono essere manipolati, strumenta- nuovo soggetto sindacale unitario, democratico e lizzati e utilizzati a quel fine. Noi non possiamo pluralista. È bene mettere meglio in evidenza al- accettare questa manipolazione e questo è, ovvia- cuni concetti chiave. mente, un fatto essenziale per la nostra autonomia. Il primo punto fondamentale è che la concerta- Per queste stesse ragioni il sindacato non può in zione per ciò che concerne i rapporti con il gover- alcun modo scegliere una collocazione collaterale no e con il sistema delle imprese, e la partecipazio- a una delle due parti del sistema politico, rischian- ne per quanto riguarda i rapporti con ogni singola do cioè di diventare il sindacato di governo o il sin- impresa debbono essere considerate un metodo e dacato di opposizione. Queste due strade, appa- non un fine dell’agire sindacale. Nell’ultima fase, rentemente così alternative tra loro, finiscono in real- invece, la concertazione ha rischiato di divenire ad- tà per essere la stessa cosa, perché corrispondono al- dirittura un’ideologia e ha assunto il significato di le due forme in cui si articola il sistema politico mag- un obbligo a concludere, a chiudere con un accor- gioritario, dopo la fine del partito centrale del si- do tutti i negoziati triangolari. stema politico. E sono forme entrambe subalterne, […] Dobbiamo dire che questa ideologizzazio- perché sono subordinate al sistema politico e, quin- ne della concertazione e della partecipazione ha gra- di, interpreti degli interessi del sistema politico e di vemente indebolito le possibilità della contratta- affidamento e delega al sistema politico di quella me- zione sindacale e, in molti casi, ha prodotto un pro- diazione sociale che invece il sindacato dovrebbe fondo logoramento del rapporto tra il sindacato e appunto rappresentare e gestire direttamente. i lavoratori. Il progetto autonomo, fondato sulla mediazione Se questo è vero, è necessario che la concertazione tra gli interessi rappresentati, cui si deve ispirare sia un metodo di confronto democratico utile per l’agire sindacale non è un progetto sociale poiché es- affrontare i grandi problemi generali della società so si misura con un quadro sociale di riferimento e attraverso negoziati triangolari con il governo e con con i suoi valori fondamentali. Questi valori oggi la Confindustria. possono essere indicati nella libertà, nell’uguaglianza Allo stesso modo la partecipazione è un meto- e nella fraternità, intesa soprattutto come solida- do utile alla condizione che assuma i criteri fonda- rietà. Il sindacato non ha una concezione organica mentali della codeterminazione, e cioè dell’esistenza della o delle società, ma non esclude la ricerca di un di due soggetti distinti e autonomi, della pari di- sistema economico-sociale diverso da quello at- gnità degli interessi rappresentati. tualmente vincente. Occorre però dire che oggi non è così in gran par- Per questa ragione il progetto sindacale assume te delle imprese e, spesso, nelle più importanti: in- una dimensione complessiva e ha un punto di vista fatti sul piano culturale c’è una netta prevalenza de- autonomo sulla politica, sulle istituzioni, sulle al- gli interessi dell’impresa su quelli del lavoro. tre forze che rappresentano altri interessi. Noi riteniamo che l’impresa non sia e non possa essere il luogo di un’armonizzazione obbligatoria Quale modello sindacale degli interessi, perché questa concezione non tiene A questo punto del ragionamento dovrebbero in considerazione il fatto che dentro l’impresa essere già chiari i lineamenti fondamentali del mo- segue a pag. 28
    21. 24 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Il sindacato non è una pura sembianza, non è una sigla, è un modo di partecipare per poter decidere il proprio destino Conclusioni all’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 10-11 ottobre 1995. Il testo è tratto dallo sbobinato dell’intervento Mi pare francamente che sia indiscutibile, In una certa misura la nostra crescita, le davvero indiscutibile, come questa Assem- nostre stesse possibilità di avanzamento Fin dalla nascita e dopo la Secon- blea nazionale abbia potuto discutere con derivano dal modo in cui il Movimento ope- da guerra mondiale abbiamo do- franchezza, con senso di responsabilità e con raio italiano, forse l’unico in Europa, il mo- vuto conquistare tutto ciò che ab- assoluta libertà sui problemi che abbiamo di vimento sindacale, ha avuto una storia par- biamo e talvolta abbiamo perso fronte, sui punti cardine, io credo, della pro- ticolare, cioè ha avuto sempre un confronto molto di ciò che avevamo, ma sem- spettiva che ci sta davanti, e in particolare – netto, preciso con la sua controparte sen- pre avendo un nostro punto di vista perché non dirlo – su come il nostro sinda- za che vi fossero in qualche modo am- sulla società italiana; avendo sem- cato possa realmente trasformarsi in una fa- morbidimenti da parte dello Stato attra- pre un’idea di grande trasforma- se che si presenta, come ho già detto, mol- verso particolari legislazioni di sostegno, o zione della società. to difficile e complicata per noi e per il paese. da parte di capitalisti illuminati. […] Vedete, io parto da una considera- Si potrebbe dire, perfino, che noi sia- Non sarebbe così se non avessimo avu- zione del tutto elementare: io non sono mai mo cresciuti nel libero mercato. Chi più to prove evidenti dalla nostra storia; in fon- stato convinto del tutto che ciò che è suc- del sindacato italiano è cresciuto nel li- do il Piano del lavoro di Di Vittorio rappre- cesso nella società italiana abbia avuto un’u- bero mercato? Chi più del sindacato ita- sentava e ha rappresentato una grande in- nica forza dominante: da un lato le forze liano ha dovuto conquistare – volta per novazione non solo sociale ma anche cul- più importanti del paese, e dall’altro, come volta – le sue posizioni? Chi più del ca- turale del nostro paese, quando le classi Gramsci diceva, le classi subalterne. pitalismo italiano ha cercato sempre in dominanti erano classi dominanti che non qualche modo nel suo antagonista, e cioè avevano nemmeno percepito la possibilità Credo che noi non siamo una clas- nel movimento sindacale, di colpire, qual- di nuove politiche industriali e generali, co- se subalterna, ma non lo siamo pro- che volta persino azzerare, e in tutti i ca- me il keynesismo, e in tutti i casi non ave- prio nel significato che aveva agli si di indebolire la sua portata immediata vano ancora concepito la possibilità e il si- inizi del Novecento questa espres- e storica? gnificato che assumeva in Italia la grande sione, cioè non siamo una classe Io credo che questa sia una riflessione produzione di massa e quindi un allarga- che dipende culturalmente, politi- molto significativa; noi non assomigliamo mento smisurato del mercato rispetto alle camente, socialmente da ciò che né al Movimento operaio inglese, né a fasi precedenti. dice il grande padronato italiano. quello tedesco, noi siamo una cosa in una […] Io ho pensato, e penso tuttora, lo certa misura particolare e generale. penso soprattutto oggi, che siamo in una
    22. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 25 fase in cui è necessaria una grande inno- che al centro dell’intervento del compagno nella nostra organizzazione, credo che chi vazione, vedete, questo non solo perché i Cofferati, di fronte a un’iniziativa così vasta ha una cultura liberale, come oggi si usa dati storici, essenziali della società europea che avviene su tutti i settori, che affronta tut- dire, e cioè contempla una società avan- e mondiale, si sono profondamente tra- te le questioni, che riproduce vecchie e nuo- zata o comunque aperta, chi fa l’analisi sformati in questi ultimi dieci anni; e non ve disuguaglianze, che punta alla ghettizza- come noi dell’esistenza di gruppi sociali solo perché stanno cadendo quelle illusio- zione di interi strati della popolazione, io non diversi anche nel lavoro dipendente, chi, ni che pensavano che con l’89 e con la credo che sia possibile pensare che si può come noi, è entrato e rientrato nelle azien- cancellazione del Muro di Berlino, assolu- fare un passo indietro perché domani ne fa- de per assumerne tutte le valutazioni, tut- tamente giusta, ovviamente, si aprisse chis- remo due in avanti, io non credo a questo. te le iniziative, tutte le possibilità, deve sà quale era di abbondanza e quale era di Penso addirittura che le posizioni modera- comprendere che di fronte a conflitti so- sviluppo. Io penso […] che il capitalismo te abbiano la scandalosa inevitabilità di co- ciali, di fronte cioè a esigenze diverse, di mondiale, soprattutto il capitalismo euro- prire un’ennesima sconfitta. Ora, questo è fronte a una situazione in cui si presenta- peo abbia sempre dovuto tenere conto in il punto e il nodo della questione, e sempre no gli interessi anche nella loro immedia- qualche modo dell’esistenza dell’esigen- in questi momenti, permettetemi di dirlo, tezza, il conflitto diventa necessario. za di un altro sistema, e certo ha prodot- […] Chi può regolare questo processo to, il capitalismo europeo soprattutto, po- la Fiom e la Cgil hanno avuto la pos- se non il conflitto? Quando gli interessi so- litiche sociali proprio per difendersi in qual- sibilità di fare uno scatto in avanti no diversi e sono in competizione fra di che modo con tutta la determinazione ne- come lo hanno fatto alla fine degli loro, se non c’è il conflitto che regola que- cessaria dall’attrazione bipolare che av- anni Cinquanta, così come c’è sta- sti interessi, c’è solo la dittatura, perché veniva allora nel mondo e faceva appari- ta una discussione feroce all’inter- la democrazia è proprio fondata su que- re come concreta un’altra società, cosa no della Cgil su tutte le questioni sto, sulla possibilità che vi sia il conflitto che ovviamente non si è verificata. Ma non che riguardavano i modelli di con- come regolatore del processo. c’è dubbio che durante tutto quel per- trattazione a partire dagli anni Ses- Una democrazia senza conflitto non esi- corso idee generali si sono combattute santa, così come sono stati i gran- ste, una democrazia senza conflitto porta tra loro e il tempo e la storia ne hanno de- di avvenimenti sociali degli anni Set- inevitabilmente all’autoritarismo e a espe- terminato la conclusione. tanta: sempre un’innovazione ha rienze storiche che questo secolo ci ha da- Noi siamo allora di fronte alla necessi- permesso di superare elementi di to e credo che tutti noi abbiamo acquisito. tà di una grande innovazione; io sincera- difficoltà, elementi di contraddizio- mente penso di sì, lo penso perché sono ne. L’innovazione è il punto centra- […] A me pare che questo sia il no- certo del fatto che ci troviamo proprio nel- le, è la forza delle nostre idee. do della questione, quello cioè di sa- la fase in cui non si può arretrare in mo- pere se noi effettivamente abbiamo do ordinato. […] Questa è la forza di questa Confe- – sia pure parzialmente – conquistato Non è vero che possiamo fare – ricordate renza, non il fatto che le posizioni sempli- un punto di vista, se la nostra valu- la formula? – un passo indietro oggi per far- cemente si sono avvicinate, non il fatto tazione rispetto ai punti di vista del- ne due avanti domani; io non credo che che ci sono molti punti di linguaggio co- le nostre controparti è veramente un siamo in questa situazione, cioè io temo mune, anche questo certo, ma soprattutto punto di vista differente, e se ab- che gli aspetti più moderati, che pure si pre- abbiamo conquistato il significato neces- biamo intenzione di far prevalere il sentano nel movimento sindacale, siano sario della svolta, come condizione per nostro punto di vista. Se è così, in anche terribilmente poco realistici. l’affermazione di questo sindacato. una società libera e democratica, il Pensare seriamente che di fronte a un’of- Di fronte a questo, di fronte a questa ne- conflitto diventa inevitabile. fensiva così vasta, che del resto è stata an- cessità sentita e voluta forse da tempo
    23. 26 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Su questo, non il conflitto – come si di- Che cosa ho chiesto? pra in dollari, l’inflazione è inevitabile, la sva- ceva una volta – per il conflitto, ma il con- La Cgil, insieme alla Cisl e alla Uil, pensa- lutazione porta per forza all’inflazione, a me- flitto finalizzato a risolvere problemi, cioè no che sia venuto il momento in cui dal con- no che non si distruggono decisamente i proprio l’eminente questione della demo- fronto, così come oggi si conduce sulle po- salari dei lavoratori, in modo tale che non crazia, cioè il fatto che alla fine le perso- litiche finanziarie, cioè sulla Finanziaria, sia abbiano nemmeno più le possibilità ele- ne debbono contare. necessario che tutto il movimento sindaca- mentari di sussistenza. Come diceva Churchill: «La democrazia le riesca a definire un progetto in modo ta- è l’unico metodo che permette di contare le che il confronto con la controparte priva- Proprio per queste ragioni credo che le teste, senza romperle», e questo è pro- ta e pubblica e il confronto con il governo noi siamo davvero in una situazio- prio il punto. sia un confronto di merito, in grado di far ca- ne in cui in una certa misura, e per- Se non c’è questo, noi ci incamminiamo pire quale altra possibilità c’è per l’Italia, per mettetemi di dirlo, è bello essere in verso una società illiberale. avere una sua logica di sviluppo. un sindacato, in un grande sinda- Proprio per queste ragioni, che questo […] Se noi non decidiamo una piattafor- cato. Ed è bello essere in un gran- sia l’asse essenziale della nostra iniziativa, ma che metta insieme tutto il movimento de sindacato perché si ha quasi la dobbiamo prendere atto che una serie di sindacale, che progetti un’ipotesi di con- percezione – e preferirei che fosse iniziative sono state messe in crisi dagli av- fronto sulle questioni strategiche che ri- diretta la percezione – di interveni- venimenti, dalla situazione. Non vi è la pre- guardano il nostro paese, non ci sarà nes- re per decidere il proprio destino. tesa di essere i primi, vi è però la pretesa sun governo al mondo, né di centrodestra di dire che, avendo consumato tutte le ri- né di centrosinistra, che lo farà. Io credo che questo sia il sindacato per le sorse precedenti, abbiamo bisogno di nuo- Dico che per me questa è l’azione. lavoratrici e i lavoratori italiani, non un’altra ve risorse. E se un’azione fosse necessaria su un cosa. Il sindacato non è una pura sembian- progetto, cioè avere anche un’azione di mo- za, non è una sigla, è un modo di parteci- Ed è in questo che forse le grandi or- vimento, a quel punto l’azione è giusta. Fa- pare per poter decidere il proprio destino. ganizzazioni dimostrano di essere re un’azione solo per protestare, mi pare E, allora, io non ho dubbi, e qui è stato det- grandi. E lo dimostrano non per l’at- che l’abbiamo già superata questa fase. to da vari compagni, da vari interventi, che teggiamento intrapreso, in cui la lea- Questo è il nodo della questione, è su que- nel momento in cui si apre una discussione dership di un dirigente incorpora tut- sto che noi ci siamo mossi, è su questo tra gli iscritti e i non iscritti io non ho dubbio te le idee e tutte le aspirazioni di chi che abbiamo fatto un’ipotesi; è su questo alcuno nel dire che il mio privilegio va verso questa leadership subisce. No, è il che Cesare Damiano poteva dire che, nel gli iscritti. Sarebbe cosa ben strana se di- contrario. Lo dimostrano quando le mentre Confindustria parla di inflazione, al- cessi il contrario! leadership sono in grado di mobilita- za i prezzi industriali due volte l’inflazione! Non si capirebbe perché noi esistiamo, pe- re tutte le risorse di iniziativa, di ar- È questo il momento in cui succedono raltro, se non fosse così. Ma proprio perché ricchimento, quindi costruire quel le cose più strane del mondo e in cui l’au- il privilegio essenziale va verso gli iscritti, pro- processo che solo una grande orga- mento delle tariffe dovrebbe essere detratto prio perché noi dobbiamo costruire tutte le nizzazione è in grado di fare. Una dal salario dei lavoratori e addirittura l’in- condizioni per cui uno che è iscritto al sin- grande organizzazione, infatti, solo flazione importata dovrebbe esser detrat- dacato senta di possedere un grano del pro- nel confronto, nella franchezza delle ta, quando si sa che solo la Germania non prio futuro, possa discutere e decidere, e de- idee può crescere e può svilupparsi. avrà l’inflazione perché vende in marchi e cidere delle strategie del proprio sindacato, compra in dollari. possa discutere e decidere sulla possibilità […] È qui che viene il terzo punto con- Ma per chi vende in lire italiane e, quin- di costruire un nuovo sindacato unitario, eb- clusivo del mio argomento. di, è costretto all’area del marco, e com- bene, vivaddio!
    24. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 27 Penso che, però, se si comincia a dire sta conferenza trae forza nel poter dire che tà del processo produttivo e la forza e il si- che quest’altro non si scioglie e quest’al- modificherà la sua pratica concreta, a par- gnificato del lavoro umano nel processo tro nemmeno, direi che è inevitabile che il tire dalle fabbriche, e inizierà un nuovo per- produttivo. sindacato nuovo è la somma di quello che corso di confronto, di discussione, di trat- Credo che noi possiamo aspirare ad apri- c’è, ma per fare la somma di quello che c’è tativa con le proprie controparti? Cioè tro- re questa fase dentro la Fiat, non per fare non bisogna fare un sindacato nuovo. verà quelle risorse necessarie per credere un’unica soluzione, ma per costruire tutti Semmai vogliamo fare un sindacato che alla possibilità di un progetto? quei criteri necessari al livello degli stabili- va molto oltre all’attuale situazione. Io credo che un passo avanti importan- menti che diano forza all’ipotesi di un’in- Ora, io dico la cosa più elementare: pro- te l’abbiamo fatto e che tutti abbiamo da- terpretazione della qualità per l’insieme de- prio perché c’è questo privilegio degli iscrit- to un contributo a questo passo avanti. gli stabilimenti, e a seconda della loro spe- ti e delle iscritte, io penso che noi abbia- La discontinuità, quindi, si presenta come cificità. mo la forza, attraverso la democrazia, di far innovazione, l’innovazione si conferma co- Lo penso perché noi non accettiamo più valutare il confronto, il dibattito, la trattati- me la migliore tradizione della Cgil, la migliore una centralizzazione della contrattazione, va, la conclusione finale. tradizione della Fiom, proprio in questo sfor- che voglia dire da un lato le Segreterie na- zo di comprensione della società italiana e di zionali e dall’altro la controparte, e alla fi- Questo perché non siamo una pic- possibili percorsi di trasformazione. ne ciò che è fatto è fatto! cola setta, non siamo dei piccoli ini- E allora, per questo saremo prima di tut- Non è più possibile contrattare così! ziati che, in qualche modo, voglio- to severi con noi stessi, severi davvero con Le Rsu hanno significato solo in questo, no costruire una cosa, paghi solo di noi stessi, e saremo aperti alle valutazioni se diventeranno soggetti, nel senso pro- quello che fanno tra di loro; noi vo- di tutti. prio che saranno in grado di elaborare e gliamo essere una forza generale ed […] Io non voglio più tornare sulle que- di prospettare soluzioni che tengano con- è per questo che abbiamo bisogno stioni di merito che sono state qui bene to delle articolazioni delle sedi contrattua- di un contributo di tutti i lavoratori tratteggiate, però mi chiedo: è possibile sul li, in modo da rompere la centralizzazione e le lavoratrici e a essi dare la pos- serio che noi possiamo fare un premio di generale che le grandi imprese italiane han- sibilità della conclusione sui loro in- risultato – perché si parte da lì – che sia as- no determinato, e quindi di permettere teressi, perché questo è l’unico mo- solutamente uniforme e non lasci traspari- un’articolazione di confronto che valuti e do per affermare la forza di un gran- re nulla delle diverse specificità delle im- sottolinei tutte le diversità. de sindacato. prese Fiat e dei settori tecnologici della Fiat? Se in questo sforzo riusciremo, tutta l’i- Io credo di no. Mi pare, compagni, e per- potesi neocorporativa crolla, la centraliz- Così come è forte un grande sindacato mettetemelo, che la cosa che più sta al zazione non avrà più senso, nel senso che che, nel momento in cui i lavoratori e le la- cuore della questione Fiat sia proprio la non sarà più possibile percorrerla e, a quel voratrici respingessero il suo accordo, sia qualità. punto, i lavoratori finalmente produttori po- capace di dire: «l’accordo non c’è più!». La Fiat nello stesso giorno di Melfi ha cer- tranno esprimere essenzialmente la loro Questa è forza, non debolezza! cato di intervenire con i suoi uffici stampa ipotesi su tutte le partite che si aprono, E la forza della ragione è la forza della per impedire che fossero scritte cose che dal governo dei processi fino alle condizioni strategia, cioè la forza di chi pensa che non erano critiche della qualità riscontrata a Mel- di lavoro. vive solo quotidianamente, ma che dal quo- fi, alla Fiat interessava che non ci fosse scrit- […] Io personalmente credo che sia pos- tidiano trova le risorse per far esplodere la ta la parola «qualità». sibile farlo, dipende da tutti noi che ciò suc- sua iniziativa nel futuro. La qualità che cosa vuole dire? Vuol di- ceda, dipende da tutti noi se la storia so- […] Io ora mi chiedo, e vi chiedo: se la re prestazione di lavoro, vuole dire orga- ciale di questo paese cambierà positiva- vecchia pratica non è più possibile, que- nizzazione del lavoro, in sintesi la corposi- mente.
    25. 28 Il sindacato nel tempo della globalizzazione segue da pag. 23 Democrazia: l’ultima parola ai lavoratori esiste un conflitto di interessi. In altri termini, Nella concezione del nuovo soggetto sindacale rifiutiamo l’ideologia regressiva che concepisce democratico, unitario e pluralista, è necessario in- l’impresa come una comunità di interessi, perché dividuare la fonte e la legittimazione del suo pote- essa ha il solo significato concreto di manipolare re, che sono gli iscritti. Il problema dell’agire sin- gli interessi del lavoro in funzione di quelli dacale è, come abbiamo già detto più volte, la me- del capitale. diazione degli interessi sia all’interno del luogo di Viceversa, noi riteniamo sia necessario affer- lavoro che sul piano sociale generale, la mediazio- mare una concezione democratica dell’industria, ne che volta per volta si assume deve trovare il con- che ne fa il luogo della mediazione sociale tra im- senso maggioritario dei lavoratori. Tutti gli atti prese e lavoro. Se, infatti, gli interessi sono irridu- dell’agire sindacale debbono avere la validazione cibili, la mediazione è necessaria. Vale a dire che gli maggioritaria necessaria, attraverso il voto delle la- interessi del lavoro e quelli dell’impresa per poter voratrici e dei lavoratori. cooperare debbono riuscire a mediarsi, a trovare I congressi sindacali sono invece il luogo della un possibile punto di equilibrio tra loro. definizione strategica e della elezione dei gruppi di- Questa logica esalta la funzione della contratta- rigenti e assegnano, quindi, il potere di decisione agli zione che è lo strumento che, volta a volta, misura iscritti. Se la definizione strategica è, come abbiamo questo rapporto tra gli interessi in campo, in ter- già visto, connessa con la scelta di un quadro socia- mini quantitativi per quanto concerne i processi le di riferimento e punta quindi a definire degli obiet- distributivi e redistributivi e in termini qualitativi tivi, i passaggi intermedi per costruire questo qua- per quanto riguarda i processi di valorizzazione dro di riferimento, bisogna sottolineare che sia il con- del lavoro e del capitale. In questo modo la con- gresso confederale che il congresso di federazione trattazione sindacale diventa lo strumento attraverso sono momenti generali nel senso che entrambi il quale si esercita, in modo consensuale e non au- contribuiscono a definire una strategia complessiva. toritario, la regolazione degli interessi. Al contra- Le categorie rappresentano una parte delle lavo- rio, come recenti esperienze dimostrano, la distor- ratrici e dei lavoratori, ma non rappresentano una sione ideologica della partecipazione la rende al- pura articolazione del dibattito e della decisione con- ternativa e sostitutiva della stessa contrattazione. federale. Quando si definiscono come parte, all’in- Da questo punto di vista anche il conflitto as- terno delle altre parti del mondo dipendente, lo fan- sume una funzione di regolazione sociale. Il con- no in termini solidaristici ed egualitari. flitto nasce, infatti, dalla presa d’atto della diversi- Le elezioni delle Rsu hanno dimostrato come tà degli interessi e, nella misura in cui questi non esse rappresentino, nella maggior parte dei casi, tut- riescono a trovare una mediazione, il conflitto è te le soggettività sociali che esistono nel lavoro di- una delle risorse per i lavoratori e per il sindacato pendente, a partire dall’industria: uomini e donne, per costruire le condizioni per cui gli interessi pos- prima di tutto; poi i giovani, il lavoro esecutivo, il la- sano mediarsi. Non esiste, quindi, un conflitto fi- voro di progettazione, il lavoro di alta tecnologia. ne a se stesso, ma esiste un conflitto regolatore, fun- Ciò significa che la funzione del sindacato di esse- zionale al raggiungimento degli obiettivi. re il luogo della definizione delle strategie e di co-
    26. Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 29 decidere con le Rsu può essere esercitata alla con- delle decisioni strategiche assunte nei congressi. dizione che il sindacato stesso sia in grado di rap- Nello stesso tempo utilizza forme di democra- presentare al suo interno la complessità sociale e que- zia diretta (consultazioni, assemblee decisionali, ve- ste nuove soggettività. Senza di ciò il sindacato ri- rifiche del mandato a concludere, referendum) per schierebbe una parzialità di rappresentanza che nei l’approvazione delle piattaforme e delle conclusio- fatti impedirebbe la stessa costruzione strategica. ni dei processi negoziali da parte di tutti i lavorato- D’altra parte è indispensabile che il sindacato si ri, ferme restando le prerogative e i poteri conferiti dia come obiettivo la costruzione di un nuovo alle Rsu, sulla base delle regole definite concorde- processo di sindacalizzazione, che riguardi in pri- mente tra Fim, Fiom e Uilm e approvate dai Con- mo luogo la fascia sempre più vasta del lavoro pre- sigli generali unitari. cario e non tutelato e il lavoro impiegatizio. Le regole di funzionamento sono affidate al prin- […] La sindacalizzazione significa estensione della cipio di maggioranza, cioè di maggioranze e mino- rappresentanza e non può essere confusa con un ano- ranze che si formano volta per volta. nimo ruolo di servizio che il sindacato assume nei con- […] Quando si tratta di decidere su una questio- fronti dei lavoratori delle realtà non sindacalizzate. ne che dovrà poi essere proposta alla decisione con- La sindacalizzazione va quindi intesa come un clusiva dei lavoratori, di norma verrà portata alla processo di estensione della democrazia sindacale. consultazione solo la proposta approvata dalla mag- Il nuovo soggetto è un sindacato di lavoratori e la- gioranza, con voto formale, fermo restando per la voratrici che usa la strumentazione democratica de- minoranza la garanzia della pubblicità del dissenso. legata per regolare il processo decisionale interno al- Questo complesso mixdi democrazia delegata e de- l’organizzazione, senza escludere la possibilità di for- mocrazia diretta è ciò che corrisponde meglio alla com- me di consultazione diretta degli iscritti, che posso- plessità dei processi decisionali di un’organizzazione no essere necessarie per verificare importanti passaggi di massa come il movimento sindacale.
    27. 30 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Il sindacato italiano, la Cgil, non è mai stata agnostica rispetto all’obiettivopartecipato di fondo del socialismo, ha in termini organici a questo processo Relazione al Comitato centrale Fiom-Cgil del 1° marzo 1996. Il testo riportato è tratto dallo sbobinamento dell’intervento In Italia non vi è più nessun partito che pretende innovazione che stiamo producendo, mantiene dei di rappresentare i lavoratori […]. Molti partiti, for- legami profondi con il quadro europeo sindacale, se tutti i partiti, oggi si presentano in termini inter- con il quadro mondiale. Noi non rinunciamo a classisti nel senso classico di questa espressione, cioè stare dentro alla tradizione dei sindacati socialde- nel senso di rappresentanza di ceti sociali diversi, mocratici. Per fortuna non abbiamo bisogno di cam- con interessi diversi. Tutti i partiti o quasi tutti i par- biare nome, perché la Fiom è una delle tante sigle in- titi […] puntano al governo e quindi alla gestione ternazionali, addirittura è una sigla mondiale. dello Stato. Perciò stesso, puntano ad avere un Del resto la Fiom nasce nell’Ottocento, quindi quadro di riferimento che permetta loro di poter ge- non c’è dubbio che da questo punto di vista le sue stire questo Stato che è uno Stato dentro il quale con- origini storiche più precise avvengono con le forze vivono, si cimentano, si confrontano forze sociali, operaie e socialdemocratiche. Insisto – però – nel di- rappresentanze sociali di interessi del tutto diversi re che, al di là del quadro politico che si è trasforma- se non opposti. to in Italia, e nelle definizioni dei partiti, come volta Ora, è in virtù di questo fatto che noi possiamo, a volta si sono chiamati o si stanno chiamando, noi credo tranquillamente, dire che in Italia, dove non manteniamo un rapporto forte, diretto, organico con esiste una tradizione laburista e dove i processi di tutta la tradizione socialdemocratica europea e con trasformazione della sinistra italiana sono stati ra- la tradizione dei sindacati internazionali di sinistra. dicalissimi (dato che si è perso traccia perfino delle Un altro elemento molto significativo è nel vec- definizioni storiche dei partiti della sinistra […]) e chio rapporto […] tra la Cgil e il partito socialista e vi sono aggregazioni che si formano, la cui defini- comunista: il fatto che la Cgil sia stata, e le sue or- zione è laico-socialista, centro-moderato, e via di ganizzazioni siano state lungamente connesse a que- questo passo, non c’è dubbio che una tradizione sin- sti partiti, sia nella forma della dipendenza che nel- dacale come la nostra, proprio nel quadro anche di la forma dell’autonomia, faceva parte di un sistema
    28. Comitato centrale Fiom-Cgil del 1° marzo 1996 31 di valori e di determinazioni storico-strategiche del- sindacato in questo senso si qualifica e si è qualificato, le quali il sindacato non solo prendeva atto, ma se ne […] come struttura indipendente rispetto ai parti- faceva portatore. ti, al sistema dei partiti. Il sindacato italiano, la Cgil, non è mai stata agno- Non esiste un quadro dentro il quale ci si sta, pu- stica rispetto all’obiettivo di fondo del socialismo, re in autonomia, esiste un quadro generale dentro ha partecipato in termini organici a questo processo, ha il quale ognuno matura la sua indipendenza e si con- avuto dei rapporti, certo, di autonomia organizzativa qua- nette e si interconnette con le altre forze in quanto si sempre, di autonomia politica spesso, ma dentro un qua- è chiara la sua indipendenza, in quanto, cioè, è dro strategico storico che era quello definito dalla chiara la sua origine, la sua prospettiva storica, il suo storia dei Movimenti operai italiano ed europeo. significato, il suo ruolo, la sua identità. In una logica di questo tipo, voglio insistere Io credo che è proprio per queste ragioni e proprio su questo punto, è evidente che il sindacato dava e ri- per il tumultuoso processo in cui tutte queste cose so- ceveva cultura, si potrebbe dire che dava cultura pra- novenuteavanticontuttelecontraddizionicheciòcom- tica e riceveva cultura storica e strategica. porta, […] che noi dobbiamo capire quanto sia impor- Oggi in Italia non è più così, nessuno di noi, cre- tante il significato di un sindacato di questo genere e qua- do, pensa che abbiamo un rapporto qualsiasi con la li siano gli impegni di questo sindacato. strategia di questo o di quel partito della sinistra Non essendo dipendente culturalmente, anche italiana. Noi abbiamo la nostra strategia definita da in senso positivo, sociologicamente, storicamente noi. Culturalmente non abbiamo nessuna dipen- da altri ha bisogno di proprie forze per costruire la denza, come invece abbiamo avuto nel passato, propria cultura, per costruire la propria capacità con i partiti storici del Movimento operaio, né del di interpretazione della società, per costruire la pro- resto i partiti attuali hanno l’intenzione di determi- pria capacità concreta di intervenire nella società nare un’egemonia culturale rispetto al sindacato. dove l’intervento di massa, ovviamente, è un in- Semmai rafforzano l’intenzione di fare in modo che tervento che rimane decisivo – dove le forme tra- i sindacati siano compatibili con questa o quella for- dizionali del movimento sindacale rimangono es- ma di governo, con questa o quella forma di ge- senziali – dove, però, la capacità di penetrazione e stione del governo, questo sicuramente. di confronto del sindacato è dimensionata dalla sua A me pare che, al di là della discussione sempre capacità culturale e scientifica di intervenire sui gran- necessaria di come determinare, quindi, le forme di di processi sociali. autonomia del sindacato e della sua azione rispetto Senza questa conoscenza e senza questa capacità ai partiti, al sistema dei partiti, ai governi, sia di gran- di cultura diventa impossibile essere una forza ef- de evidenza il fatto che proprio per queste ragioni, fettiva, si rischia di essere gnomi politici e culturali avendo noi, il sindacato, la responsabilità della co- e quindi di apparire semplicemente come forze il cui struzione di una propria cultura, oltre che di una massimo dei risultati è quello di strappare qua e là propria identità e quindi di un proprio percorso storico, il qualche cosa in questa o in quella situazione.
    29. 32 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Documento politico per il XXI Congresso nazionale della Fiom-Cgil Rimini, 17-20 giugno 1996 […] I metalmeccanici hanno bisogno di fare il fondamente trasformato nel volgere di pochi anni. Congresso […] per una ragione essenziale, che va- (Nel contesto di un’economia globalizzata) tut- le e per la Fiom, come per la Cgil. te le vecchie certezze che erano state alla base del I presupposti storici che sono stati alla base della modello sociale del periodo keynesiano sono state costruzione e dello sviluppo del sindacalismo oc- messe in discussione. E questa crisi non poteva che cidentale sono stati messi in discussione, quando intrecciarsi con il tramonto del modello fordista/tay- non addirittura travolti. Da qui la necessità di una lorista, determinando nuovi e diversi rapporti tra nuova proposta di carattere fondativo e strategico. competizione all’interno di un paese e competizio- […] La gran parte delle difficoltà che abbiamo in- ne europea e globale. contrato negli ultimi mesi sono dipese dal non aver Queste profondissime modificazioni hanno por- ancora definito con precisione il senso di questa nuo- tato a una progressiva e tendenziale scomparsa dei va prospettiva. Anche l’attuale empasse della discus- presupposti che erano stati alla base delle pur diverse sione con la Fim e la Uilm e le incertezze del proces- esperienze del sindacalismo industriale in Europa so unitario, che pure abbiamo avviato con importan- negli ultimi cento anni, aprendo un conflitto tra sin- ti avanzamenti, sono il riflesso di questa insufficienza dacato e lavoratori, provocando la crisi di molti sin- di fondo nella nostra analisi e nella definizione di un dacati europei, accentuando anche le divaricazioni nuovo orizzonte strategico dell’iniziativa sindacale. fra tra le diverse scelte strategiche possibili. È bene riflettere sul fatto che il Contratto nazionale di la- Sindacato voro in senso classico oggi in Europa esiste solo in e globalizzazione Italia, e in Germania la contrattazione è regionale e dell’economia viene poi estesa a tutti i länder. È noto che due li- Tutto il quadro di riferimento sociale ed economico velli di contrattazione, quello nazionale e quello entro il quale si sviluppa la nostra iniziativa si è pro- aziendale, ci sono soltanto nel nostro paese.
    30. XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 33 L’altro elemento su cui è bene riflettere è che le in particolare, dalla tecnologia della informazione grandi società multinazionali, in una fase di crisi e della comunicazione. dei sindacati industriali organizzati su scala nazio- nale, puntano chiaramente e spingono nella dire- Ripensare le pratiche sindacali zione della costruzione transnazionale di sindacati degli anni Ottanta corporativi aziendali, adatti alle loro strategie e alle […] È importante riflettere sulla linea sindacale de- loro esigenze di competizione e di conflitto indu- gli anni Ottanta, perché se si consolidasse il predo- striale a livello mondiale. minio della nuova destra […] la situazione attuale Globalizzazione dell’impresa e internazionalizza- riproporrebbe al sindacato gli stessi dilemmi degli zione dei mercati consentono oggi all’impresa di por- anni Ottanta, ma in misura ben più grave e dram- re come centrali i propri vincoli e compatibilità. Se matica. Allora nel movimento sindacale italiano è non è il sindacato a intervenire e si accettano invece prevalsa una concezione difensivista, che ha cerca- quelle compatibilità il risultato sarà sempre più to di evitare o attenuare il conflitto, scegliendo di quello che è già sotto i nostri occhi: intensificazione, volta in volta la linea di minor resistenza. da un lato, e precarizzazione fino alla degenerazione I processi di innovazione e cambiamento sono del lavoro subordinato, dall’altro. Non è un caso stati assunti in modo acritico; le scelte organizzati- che esistano in Italia molte situazioni limite che vo- ve, con le loro implicazioni sulla condizione del la- gliono competere con certe aree del Terzo mondo, voro, sono state accettate senza opposizione, spes- che solo la magistratura ha l’efficacia di combattere. so quasi fossero accadimenti ineluttabili. Processi sociali di questa importanza possono es- Questo atteggiamento, apparentemente ragione- sere affrontati solo con innovazioni strategiche ri- vole e moderato in una fase di rapporti di forza non levanti, che richiedono prima di tutto una sensibi- favorevoli, ha finito per indebolire la stessa capacità lità comune, da parte delle attuali organizzazioni di difesa che voleva esercitare. Infatti, questo ha pro- sindacali dei metalmeccanici, sulla portata della sfi- dotto uno scambio, in misure sempre più ineguali, tra da davanti a noi. il riconoscimento formale del sindacato da parte Questo è ciò che innanzitutto manca oggi nella Fiom, delle controparti e la perdita di aderenza alla condi- nella Fim e nella Uilm. I fenomeni cui abbiamo ac- zione di lavoro e sociale dei rappresentati. Se osser- cennato possono essere affrontati soltanto se siamo in viamo la situazione attuale con il crudo realismo che grado di rimettere l’intera situazione al centro della essa richiede, non è azzardato pensare che prosegui- nostra discussione. Prevalgono, invece, almeno allo re sulla strada di questo scambio ineguale portato al- stato attuale, elementi di continuità con il passato, in l’estremo ci porterebbe, più rapidamente di quanto particolare con la pratica sindacale degli anni Ottan- qualcuno non immagina, alla frantumazione del ta, che davvero oggi non ci possono aiutare. sindacalismo confederale, che verrebbe trasformato Scaturisce da qui il compito fondamentale del con- in forme – anche radicali, ma soprattutto apertamente gresso della Fiom: rafforzare le nostre capacità di aziendalistiche – di sindacalismo corporativo. analisi, di prospettiva, di indicazione generale, par- tendo da quello che oggi ci appare il punto nodale: Quali politiche industriali? l’analisi del quadro sociale e la sua diagnosi in rap- Gli anni Ottanta sono stati anche quelli in cui è let- porto con le modificazioni indotte dalle innovazioni, teralmente scomparsa ogni forma di orientamento
    31. 34 Il sindacato nel tempo della globalizzazione pubblico dello sviluppo. I governi che si sono suc- Questo è il compromesso necessario per il quale la ceduti hanno teorizzato e praticato, proprio men- Fiom intende battersi con grande determinazione. tre prendevano corpo grandi processi di trasfor- mazione, la non utilità di qualsiasi politica indu- La strategia di Confindustria: striale. Le ingenti risorse che le amministrazioni cen- precarizzazione, trali, e in misura minore, periferiche hanno avuto a unilateralità del comando, disposizione sono state spese in mille rivoli, quasi per un proprio modello di società sempre con logiche clientelari, quasi mai per soste- Se si pensa al rapporto tra la recessione del ‘92-’94 nere progetti capaci di dare prospettive a vecchi e e la ripresa in corso appare chiarissimo che gli attuali nuovi settori strategici. massicci ricorsi ai contratti a termine o alla forma- La politica estera italiana non è stata capace di zione lavoro, in attesa del lavoro interinale, non creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di sono altro che un’operazione di sostituzione della partnership industriali per le imprese italiane col- vecchia forza lavoro espulsa per snellirsi con forza locate in settori tecnologicamente avanzati. lavoro precaria. In questo processo risultano più […] Serve dunque una politica industriale; il sin- esposti giovani e donne, che si trovano a subire il du- dacato – non solo quello industriale – deve mettere plice effetto della disoccupazione, e della precariz- in campo la stessa forza dimostrata nella difesa del- zazione e del peggioramento della condizione di la- lo stato sociale per rivendicare una rinnovata capa- voro. Confondere i termini del cambiamento cul- cità di indirizzo dello Stato. Nessuno di noi pensa turale del modello lavorativo con il degrado di che sia di qualche utilità riproporre la presenza questa condizione materiale non è utile per inter- dello Stato nelle attività manifatturiere; neppure pen- venire con qualche efficacia in questa situazione e siamo che lo Stato debba mantenere il monopolio ricostruire una prospettiva. della gestione dei grandi servizi della collettività La precarizzazione dei rapporti di lavoro, il taglio (energia, comunicazione, trasporti). Sicuramente dei salari, il peggioramento delle condizioni di lavo- però è necessario che lo Stato – soprattutto attra- ro diventano le principali scelte perseguite e perse- verso le sue articolazioni periferiche, regioni e gran- guibili nella linea di Confindustria. di aree metropolitane – recuperi una funzione di in- È per queste ragioni che le aziende ci propongo- dirizzo, promozione e sostegno delle attività indu- no oggi nuove turnazioni, passaggio da quindici a di- striali strategiche. Ancora una volta l’esperienza di ciotto turni settimanali, maggior utilizzo degli im- altri paesi – quelli scandinavi oltre alla Germania – pianti senza in realtà voler discutere nulla. I margini ci sembra un utile riferimento. che ci vengono proposti nelle trattative sono uguali […] Le imprese hanno certamente una funzione a zero. Non c’è, infatti, una trattativa vera e propria. essenziale, così come il mercato è un termine di ri- Non solo la strategia dell’impresa è indiscutibile, ma ferimento ineliminabile. Tuttavia imprese e merca- anche la pianificazione organizzativa, l’organizza- to non possono, per loro natura, garantire uno svi- zione del lavoro e della produzione; ai lavoratori e al luppo che riduca anziché aumentare le contrappo- sindacato nemmeno la scelta se monetizzare o no le sizioni sociali. È necessaria una autorità regolatrice richieste avanzate dall’azienda. che sappia orientare lo sviluppo nella direzione L’ambizione delle imprese non si riduce all’aumento che maggiormente risponde agli interessi generali. dei turni e all’utilizzazione del lavoro precario. L’am-
    32. XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 35 bizione della Fiat, basti pensare a Melfi, e di grandi al- rie e le enormi concentrazioni di forza lavoro, finì per tre grandi imprese è ben più rilevante: esse pensano favorire la crescita dei sindacati industriali di massa, di aver definito e quindi poter sperimentare un mo- questi inediti processi di segmentazione della forza dello di organizzazione dell’impresa – che viene chia- lavoro possono determinare, se non sono affrontati mato «fabbrica integrata» – e che questo modello ab- adeguatamente, la fine del sindacalismo industriale. bia una tale portata strategica da essere esportabile e generalizzabile nel suo complesso. La proposta contrattuale Il nocciolo di questo modello consiste nel co- della Fiom struire, in modo autoritario, da un lato un’area di for- Se i nodi che abbiamo di fronte sono rappresentati dal- za lavoro integrata e interconnessa che è al centro le sfide inedite che abbiamo indicato nel capitolo pre- del processo di sviluppo dell’impresa e, dall’altro, nel- cedente, la possibilità per un sindacato come la Fiom l’avere un’organizzazione del lavoro – di cui la so- di avere, per sé e soprattutto per i lavoratori e le lavo- pravvivenza delle catene di montaggio – in cui i la- ratrici che rappresenta, una effettiva prospettiva di- voratori sono puramente esecutivi, via via più mar- pende da un fatto essenziale: la capacità di definire ginali nel processo produttivo e, quindi, precari, fa- una propria strategia. cilmente sostituibili, quasi un elemento sussidiario da Il puro pragmatismo, quell’atteggiamento in base al utilizzare volta per volta per fronteggiare l’aumento quale si accompagnano i processi decisi da altri con una o la diminuzione del mercato. contrattazione sindacale che si riduce a limarne gli Non è difficile scoprire che dietro questa organiz- spigoli più duri – l’atteggiamento che ha finito per es- zazione del lavoro della grande impresa industriale si sere, nonostante tentativi importanti, come quello fat- cela un modello di società, nella quale da una parte c’è to dalla Fiom con il Congresso di Verona, la vera co- una forza lavoro occupata, forte, solida e professio- stante della politica sindacale degli anni Ottanta – non nalizzata, e dall’altra parte c’è una forza lavoro occu- ci porterebbe da nessuna parte. pata in modo precario e a bassa qualificazione e, infi- E invece un’alternativa alla situazione attuale c’è. ne, interi spezzoni di forza lavoro inoccupata, disoc- Se si vuole efficacemente modificare il senso di un cupata, saltuaria in cui dominano donne e giovani. processo, che provocherebbe costi sociali ed econo- È evidente che se un modello siffatto dovesse mici inaccettabili, bisogna averne in testa un altro, davvero consolidarsi si aprirebbe, sia dentro l’impresa possibile. È necessario, cioè, aprire una riflessione che che a livello sociale, un conflitto di una radicalità per riguarda il modello di società di riferimento. Quale noi sconosciuta tra i lavoratori precari e i disoccupa- società vogliamo? ti e quelli che precari non sono, e la possibilità del mo- Senza una capacità strategica e progettuale di que- vimento sindacale di rappresentare tutti questi seg- ste dimensioni, il movimento sindacale perde la sua menti della forza lavoro verrebbe minata alla radice. autonomia e la stessa contrattazione, sia nei singoli Per queste ragioni, la possibilità di una frantuma- luoghi di lavoro, che a livello nazionale, è priva di zione corporativa del sindacalismo confederale, an- una bussola che ci permetta di orientare la nostra azio- che a livello delle categorie industriali, è contenuta ne, di difendere gli interessi, di scegliere. Del resto, se dentro i modelli organizzativi e di regolazione sociale pensiamo alla storia del sindacalismo in Italia e in dell’impresa. Così come il fordismo, con le sue Europa, vediamo che il sindacato è nato su un’idea, grandi imprese meccanizzate per la produzione di se- una proposta di società.
    33. 36 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Se noi oggi siamo […] alla crisi di un compromesso forte crescita economica si è sempre combinata con sociale che aveva permesso grandi conquiste ai lavo- il sistema sociale, come nella Germania del Secondo ratori, bisogna decidere quale altro compromesso so- dopoguerra. E questa svolta così profonda liquida an- ciale è possibile oggi costruire. che una parte della cultura della sinistra liberal-de- Il primo punto chiave della nostra proposta è che mocratica che aveva messo in guardia il capitalismo lo stato sociale è un diritto universale di cittadinanza. dal rischio che le forme più estreme del liberismo eco- Ma il concetto che oggi viene messo in discussione è nomico potessero mettere a repentaglio la coesione proprio questo. Il modello sociale che ha in testa la sociale e quindi l’unità della società. Così come, negli Confindustria, per esempio, rappresenterebbe per una Usa, il tentativo in controtendenza di Clinton di in- società come la nostra un passaggio storico: il dimen- trodurre per la prima volta nel sistema americano sionamento dello stato sociale di tipo europeo al mo- elementi di stato sociale, soprattutto per la sanità, è sta- dello americano. E cioè a un modello nel quale il dirit- to sconfitto dalla rimonta dei repubblicani. to alla salute, all’istruzione, alla previdenza sono ga- È chiaro allora che dalla crisi del vecchio modello rantiti esclusivamente dal reddito: se non hai un red- di stato sociale europeo si può uscire solo in avanti e dito adeguato per te c’è solo assistenza. A questo pen- non discutendo le code del modello sociale in crisi, sa la Confindustria quando dice che bisogna privatiz- come talvolta avviene anche nella sinistra. zare la sanità, la previdenza ecc. Per uscire in avanti è necessario qualcosa in più: bi- E non a caso la parola solidarietà – la più importan- sogna ricostruire una combinazione inedita tra quali- te e la più ambigua per i significati diversi con cui viene tà del lavoro e qualità della vita, una questione crucia- usata – è una chiave per capire il dibattito in corso. La le che invece il vecchio welfare non aveva affrontato. solidarietà in una società europea ha senso solo come Anzi, alla base dello sviluppo fordista, che ha soste- la riproposizione di uno stato sociale, certamente mo- nuto la costruzione del welfare nei paesi europei, c’e- derno e riformato, ma sempre basato su diritti univer- ra proprio lo scambio tra un lavoro dequalificato alle sali. Altrimenti dietro la stessa parola si nasconde lo sta- catene di montaggio e un regime di consumi di massa to assistenziale. e lo stato sociale (istruzioni, sanità, pensioni). Oggi, raccogliendo gli stimoli che vengono dalla Crisi del modello cultura ambientalista e dal movimento delle donne, sociale europeo dalla teoria dei limiti della crescita e dal concetto di svi- […] Perché gran parte del capitalismo europeo ha luppo sostenibile, noi possiamo mettere al centro del- maturato un’idea così diversa rispetto a un compro- la prospettiva che vogliamo creare proprio il proble- messo al quale pure aveva partecipato? ma dell’intreccio tra la qualità del lavoro e della vita. Questo è un punto molto interessante della di- scussione. Un’alternativa possibile Il compromesso sociale è stato per il capitalismo eu- con un nuovo modello sociale ropeo, assieme al fordismo e ai consumi di massa, Al fine di indicare, in modo molto sintetico, le vie anche una risposta al socialismo così come si era af- possibili per realizzare questa combinazione, si pos- fermato nell’Europa dell’Est. Ora non essendoci più sono individuare le quattro coordinate fondamentali una competizione su scala mondiale, chi ha vinto espor- di un nuovo modello sociale di riferimento: ta il suo modello, con forti difficoltà nei paesi dove la • la piena occupazione, concepita non solo come
    34. XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 37 pura redistribuzione del lavoro esistente ma come fornire. È del tutto evidente quindi che siamo costretti frutto di una crescita qualificata, è un obbiettivo cui ad affrontare tutto il confronto che ne segue in condi- non si può rinunciare; zioni di disparità. • uno stato sociale riformato, che garantisca a tut- Di qui scaturisce la necessità per la Fiom di ricostruire ti una base comune di diritti di cittadinanza, la- una cultura che abbia una dimensione adeguata alla sciando a ognuno la possibilità di costruirsi complessità dei processi industriali e sociali sui quali condizioni migliori; siamo chiamati a intervenire. Naturalmente, questa ri- • un rapporto tra qualità del lavoro e qualità della vi- costruzione non viene dall’oggi al domani e anzi può ta che parte dalla valorizzazione dei processi for- avvenire solo alla condizione di avviare un vero e mativi e dalla cultura; proprio processo di accumulazione, basato su una plu- • una riconsiderazione del tempo di lavoro nell’am- ralità di soggetti nelle aziende, nelle strutture territo- bito dei tempi di vita, attraverso una forte riduzio- riali, regionali e nazionali del sindacato. ne degli orari di lavoro, anche in funzione di un ar- Tale processo si basa, prima di tutto, sull’esperien- ricchimento culturale e del sapere dei lavoratori za diretta delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, del- dato che l’asse principale della nostra ipotesi è pro- le Rsu, della conoscenza collettiva cui una pratica sin- prio la liberazione del lavoro. dacale democratica dà continuamente luogo, co- struendo via via i pezzi di una cultura, come è avvenuto Comprendere lungo tutti gli anni Sessanta e nella prima parte degli le trasformazioni anni Settanta. Infatti, il primo livello di conoscenza Esiste poi una seconda questione importante, che è scientifica, insostituibile e non surrogabile da altri stru- utile mettere a fuoco prima di affrontare direttamente menti di conoscenza, nasce proprio dall’elaborazio- i problemi di merito della nostra impostazione ne della condizione di lavoro e della prestazione fatta contrattuale. dai lavoratori stessi. Si tratta del fatto che negli ultimi quindici, venti an- Tutto questo, però, non sarebbe sufficiente. Infatti, ni si è progressivamente accumulato un ritardo del l’esperienza da sola senza l’apporto e la mediazione sindacato nell’analisi. Oggi noi non abbiamo un della scienza non è in grado di dare risposta alle do- rapporto sullo stato dell’industria nazionale, euro- mande radicali che le trasformazioni tecnologiche, or- pea, mondiale; non abbiamo nostre valutazioni pre- ganizzative, sociali e culturali propongono. Ciò si- cise sullo stato e le prospettive dei settori e delle sin- gnifica che i lavoratori e il sindacato debbono coin- gole grandi imprese. volgere in questa ricerca, in modo non episodico ma C’è stata la sparizione di una cultura. anzi costruendo con loro progetti comuni, ricercato- Basti pensare che l’ultimo convegno sul capitalismo ri, studiosi, specialisti delle varie discipline scientifiche. italiano è stato fatto dall’Istituto Gramsci nel 1963. Questo fatto ha una conseguenza rilevante. Privi di Nessuna regola una nostra valutazione autonoma, costruita sulla ba- per il capitale se di un patrimonio di analisi, dati, conoscenze, af- […] Nel clima di regressione culturale e sociale che frontiamo le discussioni con le nostre controparti, con anima ambienti anche autorevoli della cultura econo- questa o con quell’impresa, partendo da un quadro di mica europea non si esita a dire che una condizione riferimento e di informazioni che è l’impresa stessa a indispensabile per creare qualche posto di lavoro in più
    35. 38 Il sindacato nel tempo della globalizzazione è quella di aumentare la differenziazione salariale. Si di partenza positive per poter esercitare la propria sostiene che è giunto il momento anche in Europa funzione, se non c’è questa consapevolezza tutto di aumentare le distanze sociali. In un recente con- lo sforzo che abbiamo fatto è stato inutile. sesso di economisti, sul banco degli imputati sono Noi pensiamo che il mantenimento dell’equilibrio stati messi i minimi contrattuali, che sarebbero in raggiunto sia la condizione necessaria per andare Europa troppo alti e che lederebbero anche un di- avanti e per questo siamo per un’interpretazione ri- ritto fondamentale della libertà della persona: «Se gorosa del contratto. c’è qualcuno disposto a lavorare a un salario infe- Se, invece, noi ci trovassimo di fronte al fatto che riore, perché dovremmo impedirglielo?» si sono la proposta che ci fa l’impresa è quella del bonus o chiesti studiosi inglesi e tedeschi. una tantum, ci troveremmo di fronte a un fatto as- Non dobbiamo commettere l’errore di pensare solutamente inaccettabile. Perché se noi accettassi- che queste teorizzazioni riguardino soltanto altri mo vorrebbe dire che, alla fine, il salario non sareb- paesi europei, come la Germania, che ha salari più be solo una variabile ma del tutto effimero. Perché alti dei nostri. Anche noi dovremo fare i conti con ogni anno si ricomincia da capo, si vede quanto è pos- impostazioni del genere. La riscoperta negli ultimi sibile aumentare il salario e l’anno dopo lo si riazze- anni delle gabbie salariali, giustificata sempre con il ra per ripartire ancora da capo. nobile scopo di combattere la disoccupazione nel Questo non è avvenuto nemmeno nel periodo dei Mezzogiorno, che cosa significa infatti se non un cottimi, che pure abbiamo cercato di superare con tentativo di rompere l’unità dei contratti naziona- lotte e trattative importanti, perché nel sistema a cot- li, liquidando i minimi validi per tutti? timo se non altro si cercava di misurare la quantità […] Il compromesso raggiunto nel contratto na- di lavoro sulla base di parametri internazionali veri- zionale, come abbiamo già scritto, poggia su un pun- ficati dalla contrattazione. Se oggi l’unica cosa che to di equilibrio, tanto essenziale quanto delicato. vale è la redditività del capitale, determinabile attra- Il fatto stesso che abbiamo previsto obbiettivi co- verso gli indici di bilancio, non c’è più trattativa, non muni rispetto alla produttività e alla qualità – cosa c’è più accordo possibile. La gratifica di bilancio, che non potremmo fare in alcun modo con la red- infatti, è uno strumento che funziona da solo nel tem- ditività – indica senza dubbio lo sforzo che abbia- po – oggi bene, domani male, a seconda delle situa- mo fatto nel considerare le imprese come un ele- zioni – e non ha più bisogno di nessun intervento, mento essenziale dell’economia e della società. Ma di nessuna contrattazione. ci sono anche i lavoratori, che sono l’altro elemen- Questa non è la nostra idea. to essenziale della produzione e, quindi, dell’eco- nomia e della società. Questi due elementi devono Contrattare restare in equilibrio. Se cioè, non si determina un in- la condizione di lavoro vestimento contestuale sulla valorizzazione del la- Per noi, infatti, c’è un discrimine sostanziale, oltre il voro oltre che sulla valorizzazione del capitale, se quale non esiste più per il sindacato la possibilità di rap- non vi è una comune intenzione di valorizzare il presentare le lavoratrici e i lavoratori e difendere i lo- lavoro come tessuto inevitabile e integrante del pro- ro interessi nel processo industriale. La linea di discri- cesso produttivo, se non si può esprimere il punto mine che non possiamo abbandonare riguarda la di vista del lavoro che deve avere delle condizioni qualità dell’organizzazione del lavoro e dentro di es-
    36. XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 39 sa le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavora- dopo la sconfitta degli anni Ottanta e consiste nel fat- tori. La condizione di lavoro è l’asse del nostro ragio- to che se l’impresa ti chiede qualche cosa, tu discuti namento e delle nostre compatibilità. su ciò che ti chiede e per fare l’accordo chiedi qual- Fin dagli albori della storia sindacale si è cercato di cosa in cambio. Se l’impresa chiede l’aumento dei dire che non è vero che il lavoro comunque sia, va pa- turni, tu chiedi in cambio un aumento del salario o gato. Ci sono dei lavori che non si possono fare, se una riduzione dell’orario. In termini più generali, si prima non si modifica l’ambiente, le condizioni e la tratta del confronto fra compatibilità dell’impresa e qualità della prestazione richiesta. Non si risolve in- compatibilità dei lavoratori. somma il problema di una condizione di lavoro catti- Tutto ciò ha potuto essere possibile fino a quando va, per certi aspetti insopportabile, semplicemente con i due soggetti mantenevano, sia pure in un quadro un’indennità salariale, con una monetizzazione del dis- difensivo per il sindacato, la loro autonomia sogget- agio. E questo significa che la condizione di lavoro non tiva. Il prevalere della cultura dell’impresa come fat- può che avere una contrattazione sindacale. to totalizzante liquida del tutto la possibilità stessa del- E qui non parliamo soltanto dei lavori a più bassa lo scambio, dato che oggi appare in questa visione qualificazione, dei lavoratori di terzo livello che ope- solo un soggetto. Così oggi l’impresa intende la sua rano su catene di montaggio o di quelli che lavorano centralità come un fatto non solo sociale ma anche po- su sistemi di macchine; parliamo della condizione e del- litico, come recentemente il presidente di Confindu- la qualità del lavoro, che parte dal lavoro esecutivo e ar- stria ha voluto sottolineare. riva fino al lavoro progettuale. Solo facendo così, in- Le esperienze da noi vissute sull’utilizzazione degli fatti, si può comprendere meglio la connessione e impianti proprio perché connesse alla struttura del- l’interdipendenza dei vari lavori tra di loro, si può ri- l’industria italiana dimostrano in modo eloquente la salire al significato dell’organizzazione del lavoro e del- fine della logica dello scambio su questioni centrali la stessa organizzazione di tutta l’impresa. La condi- come il salario e l’orario. Di quest’ultimo infatti non è zione di lavoro non è quindi solo la descrizione della possibile contrattare la riduzione azienda per azienda prestazione di lavoro del singolo lavoratore o di un proprio perché, anzi, l’aumento dell’orario è pro- gruppo di lavoratori, ma diventa il nostro strumento grammato dall’impresa come condizione vincolante di ricostruzione e di lettura di tutta l’impresa. della sua competitività. L’assoluta rigidità su questo Se noi sviluppiamo la contrattazione di secondo li- punto da parte di Confindustria e Federmeccanica è vello rispetto ai criteri che abbiamo indicato (pro- persino comprensibile se pensiamo al tipo di compe- duttività, qualità, redditività) noi arriviamo, come si titività che abbiamo già descritto, fondata esclusiva- è visto, alle condizioni di lavoro. Se noi affrontiamo mente sui fattori di costo. il problema nei termini della pura redditività, attra- verso un indicatore di bilancio che in apparenza sem- L’unità sindacale bra neutrale, noi alla condizione di lavoro non ci ar- non è la somma dei vertici riveremo mai. […] Il ragionamento che abbiamo svolto non sareb- […] Nelle ultime vicende che abbiamo affronta- be però compiuto se la linea fin qui esposta non si in- to, dal caso di Termoli a quello della Piaggio, è ve- cardinasse nel progetto per un nuovo sindacato uni- nuta allo scoperto la fine della logica dello scambio. tario democratico e pluralista. Nell’ultima fase molti La teoria dello scambio è stata inventata in Italia passi avanti sono stati fatti dalla Fim, dalla Fiom e dal-
    37. 40 Il sindacato nel tempo della globalizzazione la Uilm nel quadro dell’agire comune, sia nel contrat- meccanici rispetto al quadro politico-istituziona- to, sia nelle politiche rivendicative e organizzative. le e alle forze politiche in generale, che significa Il Congresso della Fiom dovrà ribadire che la no- costruire una comune concezione e pratica del- stra disponibilità a raggiungere livelli più avanzati l’autonomia; nel processo di costruzione di un nuovo soggetto • la forma sindacato in un quadro compiuto di de- sindacale dei metalmeccanici italiani è totale e pas- mocrazia interna e di rapporto con l’insieme dei la- sa, prima di tutto, attraverso la rinuncia alla sovra- voratori, come condizione vincolante e di verifica nità decisionale di organizzazione su questioni mol- della politica del sindacato, che vuol dire definire un to rilevanti come la contrattazione, l’organizza- modello organizzativo basato sulla democrazia. zione e le politiche industriali, la formazione e l’in- formazione, ecc. La democrazia Eppure tutto ciò ancora non è sufficiente. Ri- è un mezzo e un fine mane da sciogliere un nodo essenziale se davvero […] Non esiste, in definitiva, un sindacato senza una non vogliamo ricadere in esperienze già verificate, sua proposta di società e questa non può essere un anche se di grande rilievo, come la costituzione del- progetto ideologico, bensì un orizzonte visibile, fat- la Flm nel 1972. to di idee e proposte, sostenuto da tendenze di fon- L’esperienza della Flm, che per tutti noi costituisce do verificabili. È per questo che la democrazia assu- un patrimonio comune di eccezionale importanza, me una rilevanza così immediata: il passaggio dal sin- in sostanza non riuscì a superare la forma organiz- dacato ideologico e delle avanguardie al sindacato zativa di un patto federativo, benché avanzatissimo, democratico, in cui la democrazia è mezzo e fine, po- tra la Fim, la Fiom e la Uilm. Basti ricordare che tut- ne i problemi del pluralismo culturale come neces- te le decisioni di politica sindacale e contrattuale fu- sari per la definizione di progetti comuni. Sono so- rono consegnate a un organismo unitario nel quale lo questi ultimi, e non le diverse culture di apparte- le tre organizzazioni non erano rappresentate in mo- nenza, che possono e devono essere valutati demo- do paritetico, ma con quote corrette rispetto all’ef- craticamente se non si vuole ridurre l’unità a una pu- fettiva consistenza organizzativa per impedire che ra coesistenza, che del resto è la logica dell’unità una sola potesse disporre della maggioranza. d’azione. Il superamento dell’unità d’azione pro- Per andare oltre a quell’esperienza è indispensa- pone invece la mescolanza delle culture proprio per- bile affrontare e risolvere insieme tre problemi: ché essa può determinare progetti comuni. • la ricomposizione del quadro strategico dei pro- Per questo noi siamo convinti che sia possibile un cessi sociali industriali e finanziari e quindi la defi- progetto unitario e deliberare regole comuni di de- nizione di un’analisi e di una diagnosi comune; mocrazia e comportamento proprio come frontiera a • la collocazione del nuovo sindacato dei metal- cui tutti insieme possiamo tendere.
    38. XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 41 Relazione introduttiva al XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil Rimini, 17-20 giugno 1996 […] La nostra impostazione programmatica si Un anno fa, quando abbiamo detto che i padroni fonda su una chiave interpretativa: la necessità di puntavano a liquidare il contratto nazionale, abbia- ricostruire nell’impresa e nella società un soggetto mo denunciato questa posizione sulla base di un’a- sindacale indipendente capace di affermare le sue nalisi di medio periodo della linea di Confindustria compatibilità generali e gli interessi che rappresen- e della Federmeccanica. Non ci siamo sbagliati. Og- ta e non solo di contenere le spinte più aspre del- gi tutti sanno che il contratto nazionale è in gioco. l’impresa. Questa chiave di lettura attraversa tutto All’Assemblea nazionale di Maratea dicemmo che il ragionamento sulla globalizzazione dei capitali e le posizioni dei padroni portavano al conflitto, dei mercati del lavoro e sulla natura dell’impresa co- perché sull’accordo del 23 luglio avevano svoltato stretta oggi nella competizione internazionale ad da un pezzo e a noi sarebbe toccato difenderlo. Le una lotta di sopravvivenza e quindi tesa a distrug- vicende di questi giorni lo confermano. gere l’avversario. Se non si coglie questo elemento non si comprendono molte scelte aziendali. La contrattazione Questo vale per i processi di segmentazione del mer- della Fiom cato del lavoro, dominati dalla crescita del lavoro pre- […] In alcuni gruppi industriali, in interi sistemi di cario, nero, illegale che diventa funzionale al sistema piccola e media impresa dell’area del nord-est, in delle imprese più forti. Questo vale per l’analisi che molte zone del nord, l’unico problema è stato noi facciamo su struttura e tendenze dell’industria quello di prendere un po’ di soldi. E scrivere co- italiana e sugli effetti della ripresa produttiva. Questo munque qualcosa – in questo caso scrive sempre l’a- vale per la fase attuale dominata da un contenimento zienda – per firmare gli accordi e poter dire che, dello sviluppo che dimostra che le politiche fondate tutto sommato, avevamo qualcosa in più. sulla svalutazione per sostenere le esportazioni e sulla Io mi chiedo: qualcosa in più o qualcosa in meno? riduzione dei salari non offrono alcuna prospettiva. Me lo chiedo perché in quelle situazioni da molti an-
    39. 42 Il sindacato nel tempo della globalizzazione ni non si discute più di condizioni di lavoro, di sivo svuotamento del fine originario di ciascuno di tempi di lavoro, della prestazione di lavoro. La con- questi contratti, dovuta alla spinta alla deregulation dizione di lavoro viene scambiata non una, ma due e a comportamenti spesso irresponsabili anche da o tre volte, per avere in cambio un pezzo di salario, parte nostra, hanno ormai assunto le caratteristiche magari legato alla presenza, e che per giunta spesso di forme contrattuali autonome e concorrenziali con è evanescente. Quando va bene, c’è; quando non va il contratto a tempo indeterminato. Quasi sempre i bene, ti tolgono anche quello che ti avevano dato! giovani assunti con questi contratti si trovano nella Ma voi pensate davvero che il sindacato possa re- stessa fabbrica a fare lo stesso, identico lavoro degli sistere a lungo in queste condizioni? Quando gli au- altri, ma con un salario inferiore, una qualifica più menti di merito e le erogazioni unilaterali dell’im- bassa, minori diritti e tutele. Per esempio, possono presa diventano, per una parte dei lavoratori, molto essere licenziati in qualsiasi momento. più consistenti dei risultati della contrattazione che Non si può andare avanti così. Bisogna invertire noi facciamo? Quando l’impresa, attraverso questo una tendenza che non solo espone una fascia crescente salario consolida i suoi rapporti diretti con i lavora- del lavoro precario al totale ricatto delle aziende, ma tori che considera centrali per il processo produtti- induce nella stessa contrattazione sindacale all’egoi- vo? Pensate che il sindacato possa sopravvivere più smo corporativo, alla frantumazione del lavoro e al- di tanto in una situazione come questa? la contrapposizione degli interessi. In quante azien- Io no, e per questa ragione penso che sottoscrivere de di fronte alla richiesta di aumento dell’utilizzazio- i diktat delle aziende non sia un atto di saggezza, ma ne degli impianti e dei turni, i lavoratori a tempo in- una scelta dissennata, perché liquidare la contratta- determinato, magari con la benedizione delle Rsu e zione alla fine vuol dire distruggere il sindacato! del sindacato, hanno scaricato sui giovani precari que- sto problema? Per cui nella stessa azienda c’è una mag- Ricomporre gioranza che lavora dal lunedì al venerdì e una mino- e rappresentare ranza di giovani che lavora il sabato e la domenica. Voi il lavoro precario capite che in queste condizioni rappresentare tutti può [...] Il secondo obbiettivo – oltre alla riduzione del- diventare molto difficile per il sindacato: ecco perché l’orario – è quello di rappresentare tutto il lavoro. noi abbiamo un bisogno vitale di aprire una strada Per raggiungerlo bisogna restituire al contratto nuova anche su questo fronte. nazionale la sua funzione di garanzia di un quadro Noi pensiamo che la strada possa essere quella di comune di diritti, che è stato seriamente logorato. ricomporre dentro un solo contratto di lavoro tut- Negli ultimi anni le forme di lavoro che i giusla- te queste forme atipiche. Questo contratto potrà pre- voristi chiamano atipico, per distinguerle dal con- vedere, ma al suo interno, delle flessibilità, ma ga- tratto a tempo indeterminato, sono enormemente rantendo a tutti un quadro comune e certo di dirit- cresciute, fino a rappresentare in molte aziende ti e tutele. Per contribuire alla lotta contro le forme una quota assai significativa di forza lavoro. E so- di lavoro nero e illegale – abbiamo visto che l’Italia no quasi l’unica porta attraverso la quale entrano al è tra i primi in Europa, a fianco di Portogallo e Tur- lavoro le nuove generazioni. chia nello sfruttamento del lavoro dei fanciulli – bi- Formazione e lavoro, contratto a termine, part sogna fare anche pulizia nell’area del lavoro legale. time orizzontale e verticale, attraverso un progres- Porsi l’obbiettivo di rappresentare tutto il lavoro,
    40. XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 43 significa anche guardare alle fasce di più alta quali- immaginavo che l’idea di introdurre una novità nel ficazione e professionalità, ai lavori di progettazio- nostro lessico familiare provocasse tanto sconcer- ne e ricerca, che sono caratterizzati da elementi di to. Dico subito che dobbiamo discuterne con la mas- autonomia nella gestione della propria attività la- sima serietà, perché la nostra non è una provoca- vorativa e del tempo di lavoro. Questa area di lavo- zione, una di quelle sortite che si fanno per conqui- ri ormai costituisce, soprattutto nelle aree metro- stare il centro della scena, come è abituale per la politane, un settore in crescita ed esprime bisogni politica spettacolo. La nostra è una proposta che sot- che sindacalmente non siamo ancora riusciti a rap- toporremo al voto del Congresso della Fiom. presentare in modo efficace. Naturalmente, c’è stato subito qualcuno – come […] Non siamo affatto disposti a ridurre pro- poteva essere altrimenti? – che si è chiesto se la no- gressivamente l’area di lavoro che rappresentiamo. stra fosse una dichiarazione di indipendenza dalla Non ci arrendiamo all’idea di rappresentare solo una Cgil. No. Lasciatemi dire che noi abbiamo – questo parte dei lavoratori occupati stabilmente nell’im- appartiene alla migliore tradizione dei meccanici – presa e, anzi, siamo alla ricerca di strumenti e inno- una ambizione diversa e più alta: noi proponiamo a vazioni contrattuali che ci consentano di allargare, tutto il sindacato confederale, in primo luogo alla in tutte le direzioni, la nostra capacità di rappre- Cgil ma anche alla Cisl e alla Uil, di diventare sinda- sentare tutto il lavoro. cato indipendente. La nostra è una proposta di un […] Non siamo dunque fermi, vogliamo ripren- modello sindacale, di una nuova collocazione del sin- dere in mano l’iniziativa. dacalismo confederale nella società italiana. La riduzione dell’orario di lavoro e la contrat- Non concepiamo questo passaggio come un ab- tualizzazione del lavoro precario e delle nuove for- bandono dell’autonomia, ma come un suo rafforza- me di lavoro sono i principali obbiettivi del prossi- mento strategico e per questo abbiamo scelto una mo contratto. Credo che l’indicazione di obbietti- parola – indipendenza – che ha un significato che in vi di questa importanza dimostri che noi respin- parte coincide e in parte è più forte e pregnante. giamo l’idea di un graduale svuotamento del con- […] L’autonomia sindacale ha avuto forza e si- tratto nazionale di categoria. Al contrario, la situa- gnificato in una fase diversa, quando si trattava di zione attuale, con le nuove possibilità ma anche i difendere l’autogoverno organizzativo e contrat- rischi di frantumazione che presenta, rende ancora tuale del sindacato rispetto alle forze politiche di più stringente la necessità di dare una dimensione riferimento. Penso ai rapporti tra la Cgil e il Pci o il più forte al contratto, come strumento fondamen- Psi, ma in realtà questo problema era comune in Eu- tale – primario – per la costruzione della solidarie- ropa anche alla tradizione sindacale di ispirazione tà tra tutti i metalmeccanici. socialista e socialdemocratica – si pensi al rapporto tra l’Spd e il Dgb in Germania – e ancora di più, in Oltre l’autonomia sindacale forme diverse, tra le Trade Unions e il partito labu- […] Noi abbiamo proposto nel documento con- rista inglese. Essere autonomi allora voleva dire gressuale di passare dal concetto di autonomia a quel- salvaguardare l’autonomia organizzativa sindacale lo di indipendenza, con una innovazione che è al e della politica contrattuale rispetto ai partiti dei la- centro del congresso proprio per dare tutta la forza voratori che, a loro volta, definivano per tutti la stra- necessaria alla nostra proposta. Sinceramente non tegia politica generale, fermo restando che l’auto-
    41. 44 Il sindacato nel tempo della globalizzazione nomia dai padroni è sempre stato un fatto costitu- Sappiamo bene che vi è una interdipendenza tra i tivo del sindacato stesso. Vi era, infatti, una netta di- diversi soggetti istituzionali, politici, sociali che visione dei compiti, che delegava ai partiti la fun- operano nella società; ciò che vogliamo dire è che que- zione politica, di definizione della strategia e del mo- sta interdipendenza nella definizione di sé, del pro- dello di società cui ispirarsi, e ai sindacati la funzio- prio progetto strategico, se non è fondata sul fatto che ne economica, di tutela delle condizioni salariali e ciascun soggetto è indipendente, non c’è interdi- sociali delle lavoratrici e dei lavoratori. E del resto, pendenza, ma c’è subalternità, soggezione a poteri anche la tradizione della Cisl, basti pensare al su- che si considerano gerarchicamente superiori. peramento dell’esperienza del collateralismo, si è Non stiamo parlando astrattamente, perché l’af- configurata come autonomia «da». fermarsi dell’una o dell’altra collocazione del sin- Io vi chiedo: oggi questo problema può ancora dacato rispetto ai partiti, al governo, alle imprese essere concepito e risolto nello stesso modo? stesse, modifica profondamente e in concreto la pos- Quando si sono dissolte le grandi contrapposi- sibilità di difendere coloro che si rappresenta. Un zioni tra Est e Ovest, che hanno contrassegnato la sindacato indipendente si confronta con tutti, ac- storia del Novecento; quando sono scomparse cumula la sua ricerca culturale e scientifica, il suo pa- dalla scena politica o si sono profondamente tra- trimonio di scienza ed esperienza. sformate le grandi forze politiche di riferimento; Per orientare la sua strategia, il sindacato indipen- quando l’affermarsi del sistema maggioritario, sia dente non può che avere delle sue idee sulla società. nelle città che nelle regioni che nelle elezioni del Par- L’implosione del socialismo reale nell’Europa dell’Est lamento, rafforza i poteri dell’esecutivo e ridefini- non significa che il socialismo riguarda solo coloro che sce quelli del Parlamento, voi pensate seriamente continuano a studiare Marx. La costruzione di una che il problema dell’autonomia del sindacato pos- società più giusta e libera rimane l’obbiettivo essen- sa porsi ancora negli stessi termini? ziale, dalla Rivoluzione francese in avanti, di tutti co- loro che si sono proposti di trasformare la società, per- Indipendenza è avere ché ne fanno un’analisi critica. un progetto strategico, Ma noi non possiamo pensare che il sindacato un’idea di società prende a prestito la strategia dai partiti della sinistra, Del resto l’elaborazione della Cgil, con il supera- perché noi non siamo il sindacato della sinistra o del mento delle componenti socialista e comunista, si centrosinistra, non siamo un sindacato di opposi- muoveva in una direzione il cui sbocco, noi credia- zione o di governo. Vogliamo essere il sindacato de- mo, è proprio la nostra proposta. Noi diciamo una mocratico delle lavoratrici e dei lavoratori. cosa in più: il sindacato deve diventare indipen- dente, nel senso che deve essere capace di una ela- La democrazia necessaria borazione strategica realizzata con le sue forze, co- […] I gruppi dirigenti sono disponibili a metter- struita con le sue risorse di analisi e di confronto, si seriamente in discussione? C’è solo un modo per fondata sugli interessi che rappresenta, senza pren- farlo. Far votare alle lavoratrici e ai lavoratori gli dere a prestito nulla da nessuno che non siano co- accordi aziendali e nazionali, tutti gli accordi. loro che vivono nel sindacato. Questo non signifi- Altrimenti i gruppi dirigenti non sono in discussione. ca teorizzare l’autosufficienza del sindacato. Perché se l’accordo viene approvato la situazione è
    42. XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 45 semplice, ma se non viene approvato, il sindacato de- […] Ovviamente, il gioco democratico non ga- ve avere la forza di dire che l’accordo è da rifare. rantisce di vincere sempre. Non si costruisce l’uni- Questa mi pare la questione fondante. Il nuovo tà se la richiesta di far valere le regole concordate vie- soggetto nasce assumendo la democrazia, il rapporto ne considerata una forzatura e una lacerazione dei con i lavoratori e le lavoratrici come il primo fon- rapporti tra le organizzazioni. damento della sua esistenza. Comprendiamo tutti Il sindacato è democratico non perché dichiara di che questa scelta permetterebbe anche di avere una esserlo, ma perché ha la validazione essenziale del diversa dialettica, più libera e aperta, oggi tra le di- voto degli iscritti e dei lavoratori. verse organizzazioni sindacali, domani tra le cul- Per questa ragione noi confermiamo la necessità ture e le tradizioni sindacali che arricchiranno la nuo- che intervenga anche una soluzione legislativa di so- va esperienza unitaria. La questione democratica in- stegno per garantire ai lavoratori il diritto al voto fatti aiuta a risolvere anche problemi di merito. sulle piattaforme e sugli accordi.
    43. 46 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Ripartire dalla fabbrica vuol dire ripartire dai meccanismi di comando e di organizzazione Conclusioni alla Conferenza dei delegati Fiom-Cgil della Fiat in Piemonte, Torino 26-27 febbraio 1998 La discussione che abbiamo fatto è una discussione dri, operai) che avrebbe un particolare status, una par- nuova pur affrontando temi che sono tradizionali ticolare condizione di privilegio nei confronti del la- nella storia e nell’elaborazione della Fiom. voro dipendente – soprattutto manifatturiero – che si […] Comincerei da quella che io considero la que- svolge in tutte le parti del mondo. stione principale, che è quella di liquidare molte delle Che le condizioni in Italia siano diverse da quelle retoriche, delle discussioni inutili, dei messaggi televi- in Brasile o da quelle della Cina è effettivamente ve- sivi, nelle vicende che hanno attraversato in questi an- ro, che l’Italia e l’Europa abbiano conquistato, so- ni, negli anni Ottanta e in tutti gli anni Novanta, il prattutto a cavallo degli anni Sessanta-Settanta una confronto sulla situazione del lavoro industriale e condizione sociale, uno stato sociale, relazioni sinda- sulle trasformazioni così radicali. cali che non sono nemmeno paragonabili a quelle Noi abbiamo alle spalle una fase estremamente dif- dei lavoratori americani, è sicuramente vero. ficile. Ultima la questione delle pensioni che l’anno scor- È altrettanto vero che noi abbiamo subìto un’of- so abbiamo difeso con tutta la forza che avevamo. fensiva politica e sociale che è partita dalla scala mobi- Ora però il nostro compito fondamentale è di as- le e che ha attraversato tutte le questioni del salario, fi- sumere un atteggiamento che non può più essere no alle pensioni, che ha portato a una decurtazione rea- – insisto su questo punto – di puro contenimento della ini- le delle condizioni complessive dei lavoratori italiani. ziativa padronale della Confindustria, come della Feder- […] I padroni, dall’Ottanta in avanti nella loro offen- meccanica, sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, sul- siva generale, sono riusciti a tagliare il salario, sono ri- le loro protezioni sociali, sul quadro sociale del no- usciti a tagliare lo stato sociale, sono riusciti cioè a in- stro paese. debolire le condizioni complessive dei lavoratori, sul- Anche a livelli molto elevati del sistema politico c’è la base di moltissimi argomenti, di cui però quello prin- chi dice che noi ci troviamo in Europa e in Italia a fare cipale è che la competizione che prima si diceva nazio- i conti con una classe operaia (impiegati, tecnici, qua- nale, poi europea e oggi mondiale, avviene sui costi. Co-
    44. Conferenza delegati Fiom-Cgil Piemonte, 1998 47 sì prima si operava il taglio del salario e la svalutazione loro servizi continua con un punto di diversità: ri- della lira, la cosiddetta svalutazione competitiva, oggi strutturazione e riorganizzazione sono permanenti e che la svalutazione competitiva non si può fare, l’ulti- la forza lavoro paga questi processi. mo margine che è rimasto è il livello del salario. Credo che noi dobbiamo anche modificare il lin- Ora io credo che noi dobbiamo davvero iniziare guaggio. […] Oggi il controllo sul lavoratore è glo- la nostra favola, come dicono gli americani, noi bale, è un controllo fisico, è un controllo psicologi- non partiamo dal punto di vista dei padroni, final- co, è un controllo di adattamento, è il controllo su mente, e dalle loro esigenze globali, ma dal punto un lavoratore che non solo deve aderire all’impresa, di vista dei lavoratori e delle lavoratrici e dalle loro ma deve essere in grado di combattere per l’impresa. esigenze globali. Per ottenere un risultato di questo genere è evidente […] Vi è stata una trasformazione radicale del mo- che il controllo diventa globale, mente e corpo, co- dello di impresa. L’impresa, con il principio della con- me si dice. E attraverso questa via, le vecchie relazio- correnza sui costi, si sta decentrando, si sta ristrutturando ni che noi abbiamo avuto, che pure hanno avuto un’im- a stella, sta espellendo produzioni manifatturiere, oltre che portanza così significativa nell’Europa continenta- servizi, sta cioè costruendo il proprio dominio centralisti- le, a partire dalla Germania, oggi si trasformano, nel co, riservandosi l’esclusiva delle funzioni fondamentali, senso di costruire sempre più un rapporto diretto ge- quelle di ricerca-sviluppo, della progettazione, del rarchia dell’azienda-lavoratore, perché altrimenti non controllo della qualità e del marketing. si potrà ottenere quel controllo globale, che oggi è ne- Tutto il resto può essere decentrato tranquillamen- cessario alle imprese. te e tutto ciò che viene decentrato lo è perché così co- La caduta delle relazioni sindacali in tutta Europa – sta meno che farlo dentro la fabbrica. Questo provo- perché non dirlo – dalla Germania ai paesi del nord ca contraddizioni e problemi, non c’è dubbio, ma la Europa deriva dal fatto che non ci troviamo più di fron- scelta di fondo è quella sul costo del lavoro in funzio- te a un puro atteggiamento negoziale tra il padrone e ne di una diminuzione del costo complessivo. E qua- la sua gerarchia e il sindacato e i lavoratori, ma ci tro- li sarebbero queste nuove figure professionali di cui viamo di fronte al fatto che […] l’ipotesi della fabbri- tanto si parla? Sono figure che prima erano dentro l’im- ca senza sindacato e senza la sua necessità è concreta, presa e che oggi sono fuori, progettisti che lavoravano come alla fine degli anni Settanta pensavano che si po- nelle imprese e che oggi lavorano fuori, perché una par- tesse fare una fabbrica senza uomini e senza donne, so- te della progettazione viene decentrata: le cosiddette lo con le tecnologie. Per fortuna quell’ipotesi fu liqui- consulenze, che sono la trasformazione dei vecchi di- data dai fatti, dalla storia industriale. rigenti in consulenti, le associazioni di consulenza, i […] Se noi siamo di fronte a un salto, che non ha so- servizi alle imprese. L’insieme infinito di lavoro che si lo dimensioni globali nel senso del controllo della for- trasforma attraverso i processi di computerizzazione, za lavoro, ma in cui i problemi del benessere fisico e psichi- tutto questo vive in quanto vive l’impresa, senza l’im- co, ritornano a essere problemi centrali della stessa identità presa industriale non esisterebbe. E questo bisogna dir- di lavoratori e lavoratrici, se siamo di fronte a un potere in- lo a coloro che pensano e dicono che noi ci troverem- dustriale che cerca di arraffare, di prendere tutto ciò che è mo di fronte a una restrizione del quadro industriale possibile prendere – in termini di prestazioni di lavoro fino in Italia, in Europa, nel mondo: è vero esattamente il ai limiti più ramificati e più complessi – non c’è dub- contrario. L’aumento delle produzioni industriali e dei bio allora che una decisione la dobbiamo prendere.
    45. 48 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Questa rivoluzione, questa terza rivoluzione in- di rivoluzionamento della forza lavoro, delle tecno- dustriale dove è avvenuta, dove si è affermata? logie, dell’organizzazione, hanno avuto la loro speri- Si è affermata nell’industria, nelle fabbriche indu- mentazione fondamentale dentro i luoghi di lavoro, striali – bisogna dirlo. Questa rivoluzione industriale prima di tutto dentro i settori industriali, se tutto que- non viene dall’esterno, se non nelle sue elaborazio- sto è vero, noi da dove dobbiamo ripartire per affron- ni scientifiche, ma la sperimentazione che ha pro- tare questa nuova trasformata realtà? dotto tutto ciò che viene indicato con modernità, e È qui che viene fuori il nocciolo forte di questa cioè la frantumazione delle posizioni, la frantuma- conferenza: noi dobbiamo ripartire dalla fabbrica, zione delle qualifiche, l’inserimento di complesse come si disse anche un tempo. funzioni tra uomini e donne, tutto questo è stato Dobbiamo ripartire da una fabbrica in cui i poteri lungamente sperimentato nella fabbrica. E questa sindacali sono stati largamente mutilati e in cui le sperimentazione produce incessantemente biso- nostre possibilità di controllo e di contrattazione sono gni nuovi, a partire da quelli della sanità e della sa- largamente diminuite. Ma se non ripartiamo da lì, non so- lute, proprio nel momento in cui l’intervento del go- lo non sarà possibile affrontare i problemi immediati che verno sullo stato sociale taglia proprio su questi pun- abbiamo, ma il sindacato industriale non avrà più nessuna ti. Nuovi bisogni si affermano, purtroppo nuove forza per poter affrontare anche i problemi generali malattie vengono fuori senza un adeguato livello delle società industriali. di prevenzione. Ci troviamo di fronte a situazioni Il nocciolo è in questo punto: ripartire dalla fab- per cui nella Russia non più sovietica il livello di vi- brica vuol dire ripartire dai lavoratori e dalle lavo- ta non arriva a sessant’anni. Capisco che questo non ratrici, vuol dire ripartire dai meccanismi di comando intenerisce nessuno, soprattutto i detentori di ca- e di organizzazione, vuole dire ripartire da ciò che pitali. Vedete, le ricerche di società internazionali siamo stati più capaci di fare, leggere ciò che ci sta di studio sul lavoro spiegano che il 50% del lavoro succedendo volendolo leggere! dipendente in Europa è sottoposto a rischi di lavo- C’è chi si riduce a dire che tutto sommato è un ro, oltre che di ritmi, superiori al passato: questo non po’ meglio adesso di ieri perché non c’è più bisogno intenerisce nessuno, naturalmente. di uomini con grandi muscoli e nessun cervello, per Rimane però il fatto che i bisogni degli uomini e usare l’espressione taylorista: oggi questi non servi- delle donne, soprattutto dei lavoratori dipendenti, rebbero più, non ci sono perché non servono più. stanno crescendo, non diminuendo, mentre le ri- Il sindacato inglese aveva fatto l’ipotesi di un sorse per fare fronte a queste esigenze e questi biso- sindacato di scimmie, poi per fortuna arrivò alla con- gni calano continuamente. In vista di che cosa? Del clusione che non era possibile farlo perché le scim- fatto che bisogna salvare i bilanci, cosa assolutamen- mie non firmavano la tessera sindacale, e così si ri- te necessaria. E in vista del fatto che è stato assunto solse il problema. Avremmo avuto una sperimen- ormai culturalmente da una grande parte delle classi tazione persino antropologica se fossimo andati die- dirigenti e dominanti dell’Europa, oltre che ovvia- tro all’ideologia del taylorismo. Proprio per le ra- mente degli Stati Uniti, che ne hanno inventato la fa- gioni che ho cercato di dire, noi, con tutta la chia- vola: ciò che conta è la competizione, a cui tutto de- rezza e la schiettezza necessaria dobbiamo affron- ve essere subordinato e finalizzato. tare il problema vero. Perché mai le società indu- Sembra l’uovo di Colombo, ma se questi processi striali, non solo l’Europa, ma tutti i paesi più svi-
    46. Conferenza delegati Fiom-Cgil Piemonte, 1998 49 luppati, hanno un livello di disoccupazione strut- europea e come tale non può che essere affrontato. turale così elevato? Io ricordo che alla fine degli an- […] Voglio dire qui però che credere che il sindaca- ni Sessanta il 5-6% di disoccupazione voleva dire to e i padroni insieme, concertando con le loro forze, già una situazione di crisi della coesione sociale. In risolveranno il problema occupazionale, è una bugia. Germania siamo arrivati al 15%! Tutte le forme corporative o neocorporative, il patto […] Come mai questa strutturalità della disoccu- dei produttori nelle sue infinite forme, possono an- pazione? Questa è una questione molto importante che proteggere per determinate fasi i lavoratori occu- ai fini delle nostre possibili strategie sociali, perché o pati, ma è certo che non sono in grado di risolvere i siamo di fronte ad una fase lunga di stagnazione, oltre problemi occupazionali. Credere in un’autarchia di la quale vi sarà una ripresa gigantesca dei processi potere, per cui sindacato e padroni insieme risolva- produttivi sia di servizi sia di beni materiali e ci sarà una no questi problemi, è credere a una bugia. Le politi- ripresa globale dell’occupazione, oppure – tesi oppo- che dello Stato non possono che entrare in campo. In sta – il processo di costruzione, di estrazione, come questo senso noi abbiamo sempre interpretato la con- dicevano i classici, della produttività è così elevato che certazione come un fatto negoziale tra Confindustria, qualsiasi aumento di produzione verrà sempre recu- sindacato e governo, non pensiamo, come pensa la perato dall’aumento di produttività e tendenzial- Fiat, che questa fase sia già finita e che quindi occorra mente l’occupazione diretta diminuirà sempre. passare a un rapporto diretto: «Mettiamoci d’accor- Io non so bene quale di queste due ipotesi sia giu- do tra noi, sindacato e imprese, e insieme risolvere- sta, so che ormai l’elaborazione in Italia punta di più mo i problemi». Questo non è vero. sulla seconda, come dice uno studio recente della La prova storica di questi ragionamenti è nel fatto Banca d’Italia. Se così fosse, se la disoccupazione fos- che tutte le volte che abbiamo avuto piena occupazio- se un fatto strutturale, su cui si può intervenire solo per ne, in Italia e in Europa, a seguito di crisi gravissime, modificarne i contorni – non l’essenza – allora sareb- come quella partita dagli Stati Uniti, si è potuta otte- be vero che la politica dell’occupazione è assieme po- nere solo attraverso politiche attive degli Stati. Senza litica industriale, politica del lavoro, politica sociale. Il le quali la disoccupazione non sarebbe mai stata af- problema dell’occupazione, assume tutta la sua cen- frontata e risolta. tralità nella società ed è attraversato da tutte le decisio- Insomma, il problema della disoccupazione non è ni politiche e sociali. Non è più uno dei problemi, di- un problema, è «il» problema: il problema della si- venta «il» problema, dentro il quale si sviluppano tut- curezza del posto di lavoro non è un problema, è «il» pro- te le politiche, quelle globali e quelle locali. blema. Nascono così infiniti livelli di paura, la difficoltà di La disoccupazione che oggi c’è al Sud è così alta, ri- vedere nel futuro, nell’affrontare i problemi, cioè quella fru- spetto al Nord, perché legata direttamente alla pro- strazione complessiva che riguarda tanta parte della po- duzione: dove c’è il massimo di produzione c’è il polazione attiva, e che deriva proprio dal fatto che nessu- massimo di occupazione, e viceversa, dove c’è il mini- no in realtà crede che i padroni risolveranno que- mo di industrializzazione c’è anche il minimo di oc- sto problema da soli. cupazione. Il che vuole dire che il problema del Mez- Qualcuno dice però che da noi i padroni non han- zogiorno non è se ci vuole il salario di ingresso o l’o- no la libertà di licenziamento, come negli Stati Uniti. rario di ingresso. Il problema del Mezzogiorno è un Vi sono stati vari attacchi rispetto alle normative sul problema strutturale dell’intera industria italiana ed licenziamento individuale, attacchi sinora respinti.
    47. 50 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Ma è proprio vero, come qualcuno dice, che quei la- ché dei giovani entrassero nelle Rappresentanze sin- voratori che hanno 40, 45, 50 anni non hanno cultura, dacali unitarie. Sappiamo quanto sia duro il percorso sono logorati, sono in attesa solo del pensionamento? che porta i giovani a diventare rappresentanti di la- E proprio per questa ragione, come dicono i padroni, voratori al posto di altri lavoratori. possono, anzi debbono essere sostituiti da lavoratori E qui credo di affrontare la questione di merito prin- più giovani, che invece di avere 40-50 anni ne hanno cipale nei nostri rapporti con Fim e Uilm: su che cosa 20-22, che costano la metà dei lavoratori più anziani, noi non abbiamo la stessa valutazione con Fim e Uilm? che sono in grado di lavorare in queste strutture orga- La Fim e la Uilm pensano che il problema sia quello nizzative oggi molto più feroci che nel passato e che, della modernizzazione, come si usa dire. Così non si per questo, sono molto più produttivi ed efficienti. deve guardare troppo in faccia la situazione, mentre Si aggiunge che poi questi lavoratori giovani deb- dobbiamo soprattutto aiutare, in qualsiasi forma bono andare a contratto di formazione, per essere ve- possibile, con salari di ingresso, orari – l’ultima trova- rificati e selezionati, devono andare a contratti a tem- ta è l’orario di ingresso – a fare entrare i giovani. Viene po determinato: 4-6-7 mesi, a seconda della situazio- poi fuori il problema che occorre trovare comunque ne, debbono cioè fare un lungo purgatorio prima di ar- un accordo, che non ci si può mettere contro il pro- rivare ad avere un posto di lavoro, non dico sicuro, gresso e che il mercato regola questi processi: se alcu- ma con qualche stabilità. ni costano meno è inevitabile che vadano al posto di […] Che cos’è questo lavoro industriale precario? quelli che costano di più. Da dove esce, come si afferma? […] Il lavoro preca- Le nostre differenziazioni derivano da una valuta- rio, dalle squadrette fino ai contratti a tempo determina- zione centrale, che voi comprenderete facilmente. to, ai contratti di formazione lavoro, adesso ai contratti in- Noi non possiamo rappresentare alcuni contro altri: terinali e via di questo passo, tutto questo molto spesso ha noi abbiamo la responsabilità di rappresentare tut- avuto la complicità della vecchia generazione operaia, que- ti. Non abbiamo mai abbandonato l’idea nostra, soprattutto sto bisogna dirlo. E non parlo poi della burocrazia nostra, che noi rappresentiamo i lavoratori iscritti e sindacale che ha fatto gli accordi… non iscritti. Meglio risolvere un problema non facendo fare i Un vecchio amico che ha fatto parte della commis- turni a quelli che già sono al lavoro, meglio farli fa- sione che ha elaborato la cosiddetta proposta Onofri re ai giovani nuovi assunti. Invece di fare il sabato, sull’orario, ha spiegato che per la prima volta i lavora- perché non facciamo le squadrette? Perché non ci tori occupati devono farsi carico dei lavoratori disoc- mettiamo i contratti a 4, 5 o 6 mesi? C’è un infinito cupati. Il problema non è dunque la riduzione d’ora- numero di accordi di questo genere, in tutte le par- rio, ma è la redistribuzione dell’orario. E redistribui- ti d’Italia. Da questo punto di vista c’è una corre- re l’orario vuole dire non parità di salario. Si tratte- sponsabilità che riguarda noi, oltre che le proprie- rebbe secondo questo ragionamento di redistribuire tà imprenditoriali. Anche noi abbiamo scaricato sui il costo del lavoro, redistribuire lo stesso salario su più giovani le nuove esigenze di flessibilità. persone, in modo tale che tutti possano avere un la- Dobbiamo ammettere che in generale nelle im- voro. Però ovviamente abbassando il livello indivi- prese grandi e piccole tra lavoratori più anziani e duale del salario. Io di fronte a questo non discuto, di- lavoratori più giovani vi sono in genere rapporti non co semplicemente di no. Capisco il problema, sono buoni. Spesso abbiamo dovuto fare pressioni per- d’accordo sul punto di partenza. A differenza della
    48. Conferenza delegati Fiom-Cgil Piemonte, 1998 51 riduzione d’orario che fu fatta a fine degli anni Sessanta, vani vedano gli anziani, e non il padrone, come il lo- nel contratto del ‘69, naturalmente a parità di salario, ro nemico. Noi, e parlo della Fiom, dobbiamo met- dove l’unica operazione che si fece oltre certi scaglio- terci in quest’ottica. namenti nel tempo fu quella della cosiddetta ridefini- Se noi comprendiamo che tutta la discussione sull’ora- zione della paga oraria, oggi io sono convinto, pro- rio non è solo la discussione sulla riduzione, ma è sulla fondamente convinto che la riduzione d’orario non riduzione, sulla redistribuzione, sulla ricostruzione di un con- possa affrontare un lato solo del problema: come i la- trollo complessivo dei lavoratori e del sindacato sull’orario e voratori occupati possono lavorare meno. Anche se quindi sulle condizioni di lavoro; se la fabbrica ritorna a essere questo è un problema importante naturalmente. So- la nostra lettura fondamentale, attraverso la quale affrontare no anch’io convinto, che c’è un’altra faccia, quella che e rivisitare tutti i problemi delle società; se noi ci incardiniamo esce dall’impresa con problemi di orario, di tempi, di nuovamente nel tessuto in cui siamo in grado di crescere e vi- abitudini, nelle città e nei territori, che sono rimasti mol- vere, perché è il nostro tessuto fondamentale, trovere- to spesso simili a sé stessi da cinquanta anni. Quindi mo la risposta a molti problemi che abbiamo. non solo il tempo di lavoro, ma i tempi di vita, di ri- […] E perché non dire che in una fabbrica, quando produzione, e io aggiungo di riparazione. E poi c’è il si liquida la contrattazione e i rapporti sociali diventa- collegamento con i disoccupati. no relazioni personali – alle elezioni delle Rsu – pas- Ma se è così come ha tanto insistito la relazione di sano quelle organizzazioni che del clientelismo, del Cremaschi, come moltissimi dei vostri interventi han- rapporto personale fanno l’asse fondamentale della no detto, che cosa impedisce a questa generazione co- propria politica? Perché non dire che per noi, per la sì trascurata, di quarantenni e cinquantenni, di af- Fiom, la liquidazione della negoziazione è la negazio- frontare il problema trasformando lo straordinario ne di noi stessi? Perché è automaticamente la trasfor- in occupazione e diventando essi, questi stessi lavora- mazione del sindacato in un’organizzazione che non tori di quarant’anni, l’agente contrattuale e di potere di ha più una valutazione generale della società e che di- questa operazione? venta inevitabilmente corporativa. Perché questo, pensateci, è l’unico modo per ot- […] Il nodo che noi abbiamo di fronte è quello tenere una ricomposizione positiva tra i lavoratori che alla fine, o nel bene o nel male, in qualche modo, anziani e i lavoratori giovani: l’agente non è il pa- bisogna concludere, e siccome il padrone è tanto drone, è il lavoratore che dentro la fabbrica non fa forte, alla fine nel migliore dei casi bisogna conclu- lo straordinario e fa così della conquista di nuova dere alla meglio. Una posizione di questo genere non occupazione la sua strategia di fondo. Che cosa ci è la nostra, perché se fosse così non c’è nessuna vi- impedisce di fare questo? Perché, vedete, se questo sione della Fiom. Se fosse così gli altri sindacati avreb- non si facesse, non ci sarebbero nemmeno le 35 bero il diritto-dovere di avere una rappresentanza ge- ore. Se ciò non si facesse, come in Germania, ci sa- nerale, compresa la nostra. Io credo che questo sia il rebbero 35 ore formali che assieme a 6-7 ore di straor- punto centrale delle questioni che abbiamo di fronte. dinari formerebbero l’orario di fatto. Per noi la questione della democrazia, cioè dove fon- […] Io credo che questo sia il nodo che abbiamo diamo il nostro rapporto, diventa questione es- di fronte. Temo che se non lo affrontiamo rapida- senziale. La rappresentanza degli interessi, la democrazia mente, questa divaricazione tra anziani e giovani di- degli interessi, e la comprensione del complesso degli in- venterà sempre più profonda e il rischio è che i gio- teressi diventa un punto fondamentale. Non la divisione
    49. 52 Il sindacato nel tempo della globalizzazione tra lavoratori e non lavoratori, ma solo la loro connessio- ha sempre bisogno di sperimentazioni e confronti, ha bi- ne, il loro rapporto unitario oltre che solidale dà a sogno di muoversi in una logica unitaria. Ma non ha biso- noi la speranza di avere una strategia vera. gno di accettare sempre ciò che gli altri dicono, perché gli al- In molte di queste cose siamo in disaccordo con Fim tri poi si abituano a pensare che prima o poi la Fiom di- e Uilm, però io continuo a dire che l’unità non la si può rà di sì e se è così non se ne occupano nemmeno più. vedere come la vedemmo alla fine degli anni Sessanta. Io credo di essere unitario, ma credo che gli altri ab- Io sostengo che siamo diversi dagli altri. Se si pen- biano il diritto di aspettarsi da me franchezza e verità, sa che noi potremmo metterci d’accordo con gli al- non solo atteggiamenti diplomatici con i quali non si tri con un’unica strategia, io dico che questo oggi farà mai l’unità. Con l’intervento del compagno Mar- non è possibile. Se invece si pensa che è inevitabile cenaro io non sono d’accordo su un punto che può ap- che noi discutiamo con gli altri tutte le volte, tutti i parire banale: non è vero che il ‘68 è nato senza avere minuti, tutti i secondi, per conquistarli a posizioni alle spalle una storia della Cgil e della Fiom, come se che noi consideriamo giuste, questo è il nostro me- fosse immediatamente unitario. C’è stata una fase in stiere. L’unità la si fa solo affrontando apertamente cui il movimento dei lavoratori ha costretto all’unità tutti i problemi e non nascondendoli in funzione del le federazioni metalmeccaniche. […] La Fiom ha pa- fatto ovvio che se siamo in tre, siamo più di due. La gato tutta la storia necessaria, negli anni Cinquanta e visione stessa dei nostri rapporti con Fim e Uilm de- Sessanta per essere protagonista negli anni Settanta. ve cambiare. Noi abbiamo una posizione e la con- Oggi siamo di fronte alla stessa operazione: questa frontiamo apertamente, siamo in grado di dire sì, ma generazione deve avere la forza di proporre un’inizia- siamo anche in grado di dire no. Perché se uno è in tiva che si congiunga con la nuova generazione. Il pun- grado di dire solo sì, in realtà non è adatto per un to di unificazione di questa iniziativa non può che es- confronto e un conflitto di interessi. sere l’occupazione: difendo l’occupazione dei giova- Io trovo che se noi abbiamo una visione più reali- ni, contratto l’occupazione dei giovani, taglio lo straor- stica dei nostri rapporti con Fim e Uilm, su questa dinario in funzione dell’occupazione dei giovani. Cre- base noi possiamo essere un elemento innovatore della sto- do che una parola d’ordine di questo genere potrebbe ria dei metalmeccanici italiani. Ogni elemento innovatore avere qualche efficacia e qualche risultato per noi.
    50. Comitato direttivo Fiom-Cgil Reggio Emilia, 2000 53 La costruzione di un movimento sindacale e di una sinistra all’altezza dei tempi sta nel rappresentare il lavoro, non solo nella fase redistributiva, ma nella sua condizione, nella sua qualità Intervento alla presentazione del libro Restaurazione italiana di Gabriele Polo e Claudio Sabattini, Manifestolibri, 2000, nel corso del Comitato direttivo della Fiom di Reggio Emilia, 1° dicembre 2000. Il testo riportato è tratto dallo sbobinato dell’intervento [...] è come aprire una ferita, è come riaprire una viene e non è avvenuto; in un certo senso, è avve- discussione che però tutti sanno che è alla base, sta nuto solo negli anni Settanta. dentro ciò che noi oggi tutti viviamo, non è una co- Nella storia italiana non è mai avvenuto, almeno sa che è passata, che è stata semplicemente supera- nel dopoguerra: non è avvenuto certamente negli ta e quindi si può parlare d’altro tranquillamente. anni Cinquanta, e nemmeno negli anni Sessanta, Ot- Il punto, secondo me, che porterebbe ad una ri- tanta e Novanta e adesso non sta certo avvenendo. flessione ben più importante che proprio ci riporte- Perché la questione di come gestire il potere sulle tec- rebbe immediatamente alla questione e ai problemi nologie è proprio la questione centrale del potere, e nel- che stiamo oggi attraversando, riguarda il fatto che l’impresa è certamente la questione centrale del pote- c’è un nesso inscindibile tra i processi di innovazio- re; se noi vogliamo, io credo correttamente, conside- ne tecnologica organizzativa e le condizioni dei la- rare la democrazia, e quindi il conflitto (perché se non voratori, cioè la loro collocazione nel processo, sia c’è conflitto vuol dire che non siamo in una fase de- esso produttivo come oggi si usa dire di beni mate- mocratica). riali, sia esso produttivo di beni immateriali. Del resto, nessun regime autoritario ha mai ac- La tecnologia, in qualche modo, richiede di essere go- cettato il conflitto, né potrebbe accettarlo. vernata; per essere governata avviene sempre Il conflitto è un modo per regolare un processo de- uno scontro tra chi ne è proprietario e chi la subisce. mocratico, è un modo, cioè, per risolvere i problemi, L’ipotesi che sia possibile una codeterminazio- è uno strumento fondamentale per raggiungere o ne, cioè un modo che entrambi i soggetti, capitale e non raggiungere determinati obbiettivi, non è un fine. lavoro, seppure contrattando si mettono d’accordo Io credo, solo per dirlo di passaggio, che l’accor- su questo punto, di come insieme gestirla non av- do organizzativo del 23 luglio ‘93 sia stato un ten-
    51. 54 Il sindacato nel tempo della globalizzazione tativo per dimostrare che in Italia era possibile go- zione tecnologica è un fatto che ha sempre un si- vernare un conflitto in modo fisiologico: credo che gnificato positivo, e che ha un significato positivo questo tentativo oggi sia in fase di totale esaurimento. ciò che deriva dall’innovazione tecnologica, che so- La concezione del conflitto fisiologicamente in- no i vari processi di modernizzazione che inter- teso, come un fatto non patologico, è in fase di esau- vengono nella società sotto la spinta dell’innova- rimento. La fase di esaurimento è partita certa- zione tecnologica. mente dai lavoratori, ma ha avuto un’accelerazio- Io credo invece che l’innovazione tecnologica abbia ne formidabile da parte dei padroni, che sono stati due facce, una faccia per chi la promuove e una fac- i primi a contestare e a mettere in discussione il «23 cia per chi la subisce. Questo però non vuol dire luglio» quando si raggiunse l’obbiettivo che ormai che chi la subisce deve subirla sempre. l’inflazione era tenuta sotto controllo, era a livelli Dico che però su questo punto il processo non è pa- bassissimi e quindi non era più un problema nella cifico, nel senso che la tecnologia va appunto domi- competizione europea internazionale. nata. Quando Romiti dice: «Abbiamo riconquistato [...] Noi abbiamo perso molto potere in fabbri- il potere in fabbrica, quindi il potere sull’organizza- ca. Nel ‘68-’69 – del resto non è un caso che nasce zione del lavoro, sulla produzione», dice una cosa pre- nel ‘69 la contestazione articolata – nascono i Con- cisa: abbiamo conquistato il potere sul dominio del- sigli di fabbrica che non c’entrano niente, insisto, la tecnologia e della sua organizzazione. con le Rsu, che sono un’altra cosa. La Rsu è una rap- [...] Nel 1979 Umberto Agnelli chiede la svaluta- presentanza dell’interesse dei lavoratori verso l’e- zione, fatto sta che la svalutazione non gli verrà da- sterno e quindi, da questo punto di vista, è una rap- ta, e dice che nella fabbrica ci sono troppe persone, presentanza delegata, mentre invece, i Consigli di bisogna tagliare e dice: «Siamo di fronte ad un pro- fabbrica erano una rappresentanza diretta. Ma ades- cesso di modernizzazione che si baserà sull’auto- so, al di là di questo che ha un suo significato, e non mazione, su grandi investimenti tecnologici [...]», è un caso che sia così, io credo che la cosa essenzia- quindi, da questo punto di vista, dice che, alla fine, i le [...] riguardi proprio la sinistra, e cioè il fatto che lavoratori conteranno molto meno perché saranno la sinistra ha sempre accettato la tecnologia come un sostituiti da questi processi di automazione. Questo fatto di positiva innovazione e la modernizzazione è il periodo in cui si pensa addirittura alla fabbrica come un fatto che avesse una faccia sola, e l’unica senza lavoratori, si pensa a utopie meravigliose da un faccia che aveva era quella positiva. punto di vista capitalistico [...], ma, in tutti i casi, que- Non sto pensando solo a una cultura volgarizza- st’idea che non ci sono più lavoratori e che non c’è ta, banale, sto pensando che di questa opinione è, in più nessuno nelle fabbriche, che vivono al buio, è una certa misura, anche lo stesso Marx ma, al di là di un’utopia che fu lanciata proprio in quel periodo. questo, è sufficiente ricordare le parole d’ordine, una Io credo che il punto chiave sia del sindacato di tra- italiana e l’altra sovietica: le parole di Gramsci su ame- dizione socialista e anche comunista, e sia anche dei ricanismo e fordismo da un lato, e dall’altro la di- partiti della sinistra, comprendendo con essi il partito chiarazione di Lenin che per fare il socialismo ci – facendo riferimento non al presente ma al passato – voleva l’elettrificazione, e addirittura il taylorismo. della socialdemocrazia tedesca, come il Partito co- Elettrificazione più taylorismo facevano il sociali- munista italiano, come anche per una lunga fase il smo: sono esemplificazioni del fatto che l’innova- Partito socialista italiano: hanno sempre pensato a que-
    52. Comitato direttivo Fiom-Cgil Reggio Emilia, 2000 55 sta idea di fondo, che la tecnologia portava svilup- Io credo che in tutto questo vi sia stata l’illusione che po e che lo sviluppo era un fatto positivo e che quin- da un lato il movimento sindacale aveva il compito di, da questo punto di vista, occorreva incentivare della redistribuzione, cioè dei salari, e che dall’altro inve- questo processo. Ed è quello che andò sotto il no- ce il partito politico aveva come funzione quella di me di «impostazione produttivistica», e non a caso delineare la nuova società. il rappresentante per eccellenza di questo concetto Poi, come si combinassero queste due cose, si sa era l’industria. Se ci pensate, però, non c’è mai una che hanno avuto qualche contraddizione fino al valutazione di quale sia la collocazione del lavora- loro esaurimento, ma in tutti i casi resta il fatto che tore in questo processo. il punto chiave della redistribuzione, e cioè dei sa- Mentre l’interesse del padrone è quello di avere sot- lari, fosse l’elemento essenziale per qualsiasi tipo di to controllo il processo e quindi la condizione di la- ragionamento. voro in tutti i suoi aspetti, non è la stessa cosa, se non in Questo lo dico perché nel momento in cui, è la ve- quella parentesi degli anni Settanta, per quello che un tem- rità storica che però va detta, si tentò in Italia col cen- po si chiamava «Movimento operaio» e comunque per ciò trosinistra di fare una programmazione economi- che si chiama «la sinistra». In che senso? Nel senso che l’a- ca in varie forme, è vero che il sindacato alla fine spetto dominante, quindi il compromesso, quando si è par- ebbe un atteggiamento di neutralità. Vittorio Foa in lato di compromesso socialdemocratico in una lunga par- definitiva propone l’astensione rispetto alla dis- te del Novecento, avviene nella fase redistributiva, que- cussione in Parlamento sulla programmazione. sto è il compromesso. Il dominio dell’impresa da Ma la programmazione economica in Italia non fal- un lato e, dall’altro lato, il compromesso sul salario. lisce perché il sindacato non è d’accordo, ma per- Questo processo non è neanche della socialde- ché i padroni non erano d’accordo che si facesse, mocrazia tedesca, si è parlato di un secolo socialde- perché nessuno voleva sottoporre la propria impresa mocratico, in realtà questa è un’invenzione di Ford, alla programmazione dello Stato. E sto parlando, cioè fu Ford il primo a capire che per vendere le sue ovviamente, della grande impresa. Quindi da que- automobili (il cui colore poteva essere qualsiasi, pur- sto punto di vista, la grande impresa italiana non ha ché fosse nero), se faceva tante automobili e quindi mai accettato, nemmeno rispetto allo Stato, di sot- doveva venderle, i lavoratori che lavoravano nelle toporsi a nessuna regola fondamentale, quale po- sue fabbriche avrebbero dovuto avere i soldi per teva essere la programmazione. comprarle, se no, a chi le avrebbe vendute? Ora, proprio per questo motivo, io credo sia stata co- Infatti, non a caso il fordismo nasce con un in- sì terribile l’esperienza degli anni Settanta, soprattut- nalzamento eccezionale di salario e di produttività to per la grande impresa, dal momento in cui si aprì la dis- altissima rispetto alla fase precedente, non compa- cussione, inizialmente molto torinese, ma che poi si allargò rabile con la fase precedente. in molte parti d’Italia, sulla «validazione consensuale», cioè Alla Ford c’erano alti salari rispetto alle altre grandi sul fatto che la tecnologia non poteva decidere come si lavo- imprese, perché Ford pensava che il circolo virtuoso rava, che ci voleva anche il consenso dei lavoratori per fosse produzione e consumi, che erano l’elemento chia- lavorare in un modo piuttosto che in un altro. ve dello sviluppo, e che da lì bisognava partire. Quin- Quando si apre questo problema, che oggi chia- di, inevitabilmente, il salario diventa la condizione meremo della codeterminazione – la si può chiama- per la continua riproduzione di quel processo. re come si vuole – cioè che occorre trovare un accor-
    53. 56 Il sindacato nel tempo della globalizzazione do su come far funzionare l’impresa, perché senza la fece una relazione molto precisa, dicendo che il sa- cooperazione tra capitale e lavoro l’impresa non lario doveva essere riferito all’inflazione, non po- può funzionare; quando si apre questo problema la teva superare l’inflazione. Fiat è costretta ad accettare la contrattazione, che è Questo lo disse nel 1980, non nel 1993 o oggi. la condizione per trovare volta a volta accordi e ac- Questa è la linea di fondo che si apre in quel periodo cordi successivi su come gestire l’impresa, la Fiat è co- e contemporaneamente dall’altro lato il processo di stretta ad accettare la contrattazione. ristrutturazione, cioè l’aumento della produttività, de- È chiaro che in quel momento vengono messe in ve essere guadagnato attraverso il taglio dell’occupa- discussione quelle che il padrone considera le sue zione, e inizialmente il taglio dell’occupazione vuol prerogative fondamentali, cioè che l’impresa ha dire predisporre un certo processo produttivo, ma in- una sua fonte di potere incontestabile, cioè che ha tanto abbassare il costo del lavoro e quindi, da que- una fonte di potere dispositiva, cioè che l’impresa sto punto di vista, significa aumentare la produttività dispone di ciò che occorre fare. in termini relativi al taglio occupazionale. Ora, io credo, proprio per questa ragione, che tut- Se lo si guarda da questo punto di vista, ci posso- te le crisi che sono avvenute nei vari paesi si sono no essere moltissime opinioni su come è andata nel risolte anche in termini molto diversi: c’è il com- ventennio che va dal 1980 al 2000. promesso svedese come c’è quello tedesco del Se- Certo, l’opinione prevalente è l’opinione che di- condo dopoguerra. Ci sono stati vari compromes- ce che è bene così, nel senso che per fortuna è anda- si che sono stati fatti e anche negli anni Settanta c’è ta così, perché in qualche modo sono state difese cer- stato un compromesso che era appunto che tutto te condizioni, è stato difeso il sindacato, insomma, doveva essere contrattato per poter funzionare. adesso è poco importante quello che si dice, però Il nodo della questione però è il fatto che, di fronte la natura di questo problema è che dentro l’impre- alla sconfitta alla Fiat, il problema che viene af- sa ci sono due soggetti, e per esserci due soggetti oc- frontato successivamente nel sindacato non è il proble- corre che uno dei due, cioè i lavoratori, diventino sogget- ma della condizione di lavoro sulla quale la Fiat aveva fat- to, e lo diventino solo nel momento in cui sono capaci di af- to la sua battaglia centrale – al di là del fatto che fosse con- frontare e definire la loro condizione, contrattando, in tut- vinta o no di vincerla, perché Romiti dichiarò che, fino al- te le forme che volete, ma definendo la loro condizione. Se l’ultimo, non era certo che avesse vinto – ma anzi, tutto va non diventano soggetti, è l’impresa che rappresen- nella direzione contraria, cioè va nella direzione classica, ta tutti, che lo si voglia o no. che è quella in cui vanno tutte le varie concertazioni, che Esiste in questo caso un processo di redistribuzione non nacquero nel‘93, ma dopo l’Ottanta, perché già che dipende dagli andamenti congiunturali del capi- nel 1983 siamo in fase di concertazione. talismo internazionale, processo che può essere più Con i vari ministri che si successero, Spadolini o meno ampio, ma sempre dentro un quadro, un vin- riaprì una parte di concertazione: la concertazione colo di compatibilità che sono quelli dell’impresa. nasce dopo questa visione in cui da un lato il sinda- Senza questi vincoli di compatibilità l’impresa cato rinuncia a intervenire sulla condizione di la- non può funzionare, quindi proprio per questo l’im- voro, dall’altro si discute di quello che era già stato presa diventa l’elemento chiave di tutto il processo e detto dall’attuale presidente della Repubblica, al- quindi lo sviluppo dell’impresa è lo sviluppo genera- lora governatore della Banca d’Italia, che nel 1980 le in quanto l’impresa rappresenta anche coloro che
    54. Comitato direttivo Fiom-Cgil Reggio Emilia, 2000 57 stanno dentro l’impresa, rappresentanti e lavoratori. li fondamentali che riguardano tutti. La discussio- Io credo che questo fatto, che è una situazione che ne sul pianeta e sull’ambiente, sulla vita di tutti, è sotto i nostri occhi, fa parte dell’idea, che io non so- non trova un accordo neanche arrivando alla con- no convinto che sia vera, che è quella che dice che il clusione facile che la questione dell’ambiente non ri- sindacato viene dopo i processi, cioè i processi li ca- guarda solo gli operai e gli impiegati o i tecnici, cer- pisci dopo e il sindacato è necessariamente conserva- tamente molto anche loro, ma riguarda anche i pa- tore. Questa idea ormai è una celebrità. Quando uno droni, ma nonostante questo non si trova un accor- deve dire qualcosa al sindacato dice «i conservatori». do per ragioni molto precise, perché le grandi oligar- Rutelli, D’Alema, il presidente di Confindustria e Ber- chie finanziarie non vogliono che in nessun modo si lusconi dicono che il sindacato è conservatore. C’è controlli il processo e quindi sono contrarie a qual- proprio un accerchiamento su questo argomento. siasi vincolo che può essere messo al processo. Pri- Io credo che noi siamo in una fase che, nel mentre ma di tutto sono contrarie al vincolo, prima ancora si dice che il sindacato è conservatore, non ci si ac- di essere contrarie al significato di questo vincolo. Non corge di ciò che invece sta succedendo, così come era pos- vogliono vincoli, però, in questa logica, non voglio- sibile e trasparente capire quello che stava per suc- no nemmeno vincoli da parte dei lavoratori e del sin- cedere dopo la vicenda Thatcher. dacato, non qualche vincolo, ma proprio nessun La Thatcher era arrivata addirittura a dire quella vincolo, fino ad arrivare alla conclusione, per esem- sua celebre frase per cui la società non esisteva più, esi- pio, che sulla questione essenziale in discussione, quel- stevano solo gli individui, una frase esemplificativa la dei licenziamenti, il programma della Confindu- del pensiero conservatore. stria è preciso come quello di Berlusconi. Nessuna società poteva esistere, la società era Il programma della Confindustria chiarisce che bi- fatta semplicemente di individui uno vicino all’al- sogna avere libertà di licenziamento, Berlusconi ad- tro che non avevano relazioni particolari se non at- dirittura aggiunge che ci deve essere il libero contrat- traverso la tecnologia. to. Se voi pensate alle due cose insieme (il libero con- La cosa che a me pare decisiva è il fatto che noi stia- tratto è quello che non ha bisogno di nessuna orga- mo attraversando quella che viene chiamata globa- nizzazione sindacale) è semplicemente dire che il sin- lizzazione, una fase in cui il capitalismo ha preso un dacato va sciolto. Quello che dice D’Amato appare un ulteriore sviluppo che non è nemmeno più quello po’ meno radicale ma dice libertà di licenziamento. della fine degli anni Settanta, inizio anni Ottanta, i Con questa libertà si ritorna a una situazione in cui Tatcher e i Reagan, ma va ben oltre. chiunque può essere licenziato per qualsiasi ragione, Il capitalismo oggi, nella fase della globalizza- non c’è più alcun motivo che debba giustificare il li- zione, avendo a disposizione l’intero pianeta per po- cenziamento. Se il motivo può essere economico, il li- tersi muovere, date le tecnologie telematiche, in- cenziamento può essere fatto in qualsiasi momento. formatiche ecc., oggi, nella fase attuale, il capitali- Ora, io credo che stia arrivando questo vento da- smo si svolge nel senso che non è più possibile ac- gli Stati Uniti d’America, che noi apprezziamo. cettare nessuna regola. Io sono uno che apprezza gli Stati Uniti perché Si discute di commercio internazionale e sul- mi permettono di capire meglio i processi che stan- l’ambiente, e non si trova un accordo, e nessuna dis- no arrivando. cussione internazionale riguarda le questioni socia- Questo vento è del tipo di quello della fine degli
    55. 58 Il sindacato nel tempo della globalizzazione anni Settanta con una caratteristica in più, che è es- Se voi guardate attentamente questa situazione, senziale: la caratteristica di non avere vincoli, per cui qual è il punto? se anche il lavoro non è e non può essere più un Si torna al punto di partenza di questi ragiona- vincolo, vuole dire che la flessibilità non è la flessi- menti, il punto di partenza vero, autentico, che del bilità su qualcosa, ma è totale, va dal fatto che ti as- resto non a caso ha ispirato il socialismo – non ne sumo al fatto che ti licenzio, ti sposto, quindi al fat- faccio una descrizione storica perché sarebbe im- to che ho piena disponibilità della tua persona; non possibile – il socialismo non a caso ha rappresenta- esiste più il contratto. to e ha voluto rappresentare il lavoro, per una ra- Io penso che stia succedendo così, e capisco che gione molto semplice: perché il lavoro e quindi la nelle zone più ricche del nostro paese si pensi che c’è possibilità propria per le persone di potersi espri- solo da passare la nottata. Io temo, invece, che non sia una mere, creare, lavorare, trasformare, è intrinsecamente nottata, temo cioè che a questo punto la questione centra- in conflitto con il capitale. le è che, proprio perché il capitalismo non vuole più avere Si può dire che è conflitto o che è antagonismo, vincoli, che i capitali girano dappertutto, liberamente, la rin- lo si può mettere come si vuole, però il conflitto di corsa del capitale non è più semplicemente quella di interesse è fondamentale perché la lotta sul domi- avere un profitto, ma di avere un alto profitto. nio dell’utilizzo delle tecnologie è una lotta che av- Se non ci sono alti profitti i capitali si spostano viene tra due soggetti, da un lato i capitalisti e dal- da un’altra parte dove c’è maggiore profitto. La ri- l’altro i lavoratori, e uno dei due può soccombere, cerca del profitto e i fondi di investimento sono naturalmente. Questo problema rimane, come pro- una delle classiche chiavi di questa interpretazione blema inevitabile della società industriale, non è pos- che noi stiamo rincorrendo, naturalmente. sibile risolverlo per sempre. Se tu non mi dai tanto, non di profitto ad anni, sto Per cui, quando io parlo di una nuova possibilità parlando di profitto a sei mesi, allora io vado via da di coalizione, non parlo di una nuova possibilità di qui e vado da un’altra parte; le fabbriche si distrug- coalizione attraverso un processo redistributivo a cui gono e si riaprono e richiudono a seconda della si- non credo – pur sostenendo che le ragioni di aumento tuazione, i lavoratori vengono licenziati e poi rias- del salario sono ben presenti nel nostro paese. Pen- sunti a condizioni peggiori o magari alle stesse di co- so che la costruzione di un movimento sindacale e me erano stati licenziati. di una sinistra all’altezza dei tempi che attraversiamo, Tutto questo processo di distruzione e costruzio- stia nel rappresentare integralmente il lavoro, non so- ne è rapidissimo per cui la precarietà non è un fatto lo nella fase redistributiva, cioè nel salario, ma nella transitorio, lo dice il documento Blair-D’Alema, ma sua condizione, nella sua qualità, perché se non rap- ne è la condizione, perché la piena occupazione ri- presenta questo e rappresenta solo l’aspetto redistri- schia di dare troppa forza al sindacato e ai lavoratori butivo non può in nessun modo costruire una coali- mentre una situazione di piena occupazione ma con zione all’altezza dell’attuale potere capitalistico, un alto livello di precarizzazione impedisce questo non è in grado di confliggere sul serio col capitalismo. processo di rafforzamento del potere dei lavoratori Quindi, in questo modo non ha la forza di rico- e del sindacato. Non ho scritto io quel documento, struirsi come forza alternativa e autonoma, non può è firmato, come ho detto: è il documento Blair, poi è diventare soggetto, cioè forza autonoma. Questo stato chiamato Blair-D’Alema. secondo me è il punto chiave della discussione, og-
    56. Comitato direttivo Fiom-Cgil Reggio Emilia, 2000 59 gi, io credo. Ovviamente non è solo la discussione I lavoratori della Zanussi, come i lavoratori gio- di oggi, di questo mi rendo conto perfettamente. vani di Pratola Serra o di Melfi, che trovano insop- [...] Questo è il nodo della questione, il socialismo portabile vivere in quelle condizioni e si ribellano, ha scoperto che se si vuole rappresentare davvero trovano una soggettività, e non vogliono più lavo- il lavoro o lo si rappresenta in tutta la sua valenza, cioè in tut- rare in quel modo. ti i suoi significati, oppure, altrimenti, non c’è nessuna pos- Io credo che il fatto che si ribellano nasca pro- sibilità reale di costruire un soggetto autonomo in prio da lì, dalla loro condizione di lavoro, cioè dal grado di competere con il capitalismo. fatto di diventare elementi puramente strumentali Io sono pochissimo affezionato alle attuali discus- di questo processo. Io credo che questo sia il pun- sioni, come oggi si usa dire, della «sinistra», molto spes- to chiave della ricostruzione del sindacato, e mi pa- so non le capisco nemmeno, però sono molto affe- re che da questo punto di vista la risoluzione non sia zionato a quello che sta accadendo nella società e nel affidata alla mia generazione perché più di tanto non mondo, nel senso che penso si aprano problemi veri si può fare nella vita, credo però che questo proble- su questi argomenti. Si aprono negli Stati Uniti così ma si riapra nella stessa dimensione di come si era come in Italia o in altri paesi, cioè si aprono momen- aperto in altre fasi storiche. ti in cui il sistema, così come si presenta con la sua or- E non tutte le fasi storiche devono finire allo ganizzazione tecnologica, diventa insopportabile. stesso modo.
    57. 60 Il sindacato nel tempo della globalizzazione La democrazia sindacale è fatta di organismi dirigenti o rappresenta e si misura sugli interessi generali, e in particolare, dei lavoratori? Lavori. Quaderni di Rassegna sindacale - Monografie, Diritti, coesione, qualità del lavoro per lo sviluppo del Mezzogiorno. Convegno nazionale Cgil, Bari 2-3 maggio 2001 […] Abbiamo di fronte un Contratto nazionale par- stato fatto un accordo separato, quei lavoratori e ticolarmente difficile, in cui è in gioco l’esistenza stes- quelle lavoratrici, a grandissima maggioranza, nelle as- sa del contratto. Abbiamo di fronte un confronto mol- semblee, hanno respinto quell’accordo, e si potrebbe to duro, con la Fiat e con il gruppo Fiat nel suo com- dire persino di più. plesso; abbiamo e dobbiamo affrontare un insieme di Di fronte a un accordo separato, cosa può fare la problemi che riguardano i processi di ristrutturazio- Fiom? La Fiom si limita a valutare questo fatto, op- ne; abbiamo settori che sono stati abbandonati dai pro- pure semplicemente, polemizza con le altre organizza- cessi di privatizzazione, come il settore installazione: zioni che l’hanno firmato? Oppure, proprio perché difen- undicimila lavoratori, la cui unica via è quella di pas- de quei lavoratori che da quell’accordo avranno peggio- sare attraverso la mobilità per andare verso i licenzia- rate le loro condizioni di lavoro, la Fiom deve intervenire menti. per impedire che quell’accordo abbia pesanti con- Per queste ragioni, quindi, e stando dentro questo seguenze per i lavoratori e le lavoratrici? quadro così quotidianamente difficile, credo che le pa- Questa alternativa l’abbiamo quotidianamente pre- role abbiano senso in una discussione così autorevo- sente, e proprio per questo abbiamo deciso di fare un le, della Cgil, e confermano fatti, situazioni, iniziative referendum; mentre le altre organizzazioni sindacali, e, evidentemente, anche prospettive. Noi abbiamo quelle interne alla fabbrica, dicono ai lavoratori: se tu attraversato già le fasi di questo dibattito, in qualche ritiri la firma che hai messo per fare il referendum pro- modo, e di questa situazione. Ci siamo rifiutati di fir- mosso dalla Fiom, tuo figlio avrà un posto di lavoro. mare un accordo in un’impresa Fiat molto importan- Credo che, probabilmente, queste cose siano sem- te come quella di Cassino, perché quell’accordo por- pre successe. Però, nella crudezza dello scontro, noi tava, inevitabilmente, ad un appesantimento forte non possiamo non valutarle. delle condizioni di lavoro dei lavoratori e delle lavo- Certo, questo non vuol dire che sia tutto così, però ratrici di quell’impresa. Noi non l’abbiamo firmato, è sicuramente alla Fiat, a Cassino, oggi c’è uno scontro
    58. Convegno nazionale Cgil, Bari, 2001 61 violento, uno scontro che non riguarda solo i nostri quindi, crescente, con la piena occupazione; oggi, il rapporti con la Fiat, ma anche il nostro rapporto con capitalismo internazionale, la globalizzazione sceglie i lavoratori della Fiat. la strada che è quella, esplicitamente, del profitto e Io mi chiedo: perché un referendum? E qui la di- della rendita, come condizione imprescindibile, sia vergenza radicale che abbiamo con il segretario della per il sistema che per l’impresa, per poter ricompe- Cisl, che ci ha parlato con tono così duro e anche un tere sui mercati internazionali. Ora, il nodo che ab- po’ al di sopra, come si dice. biamo di fronte è questo: due sono i modi per af- Quei lavoratori hanno il diritto di decidere sui loro frontare il problema che abbiamo oggi sotto gli occhi; interessi, oppure no? Hanno il diritto di decidere si può fare la scelta di accompagnare questi proces- se accettano o no quell’accordo, oppure no? Perché se si, tentando di diminuirne gli impatti così crudi che non è così, se cioè sono i vertici sindacali di Fim, Uilm e Fiom sono sotto i nostri occhi: precarizzazione, riduzione dei sa- che decidono gli interessi, le condizioni dei lavora- lari, insicurezza generale del posto di lavoro. È una scelta le- tori, dov’è la democrazia sindacale? gittima, non c’è dubbio, né sarebbe la prima volta. Io pen- La democrazia sindacale è fatta di organismi diri- so però che il cimento, la sfida che abbiamo di fronte sia quel- genti o rappresenta e si misura sugli interessi generali, la di verificare se il movimento sindacale, come soggetto at- e in particolare, dei lavoratori? La verifica di manda- tivo, è in grado di entrare in questo processo e ave- to, cioè, se volete, il fatto che i lavoratori hanno dirit- re la forza di trasformarne anche le direzioni. to di decidere sul loro destino, sulle loro condizioni, è Cioè se, in conclusione, come è stato detto da Gu- un fatto che può essere solo della Cgil o è una condi- glielmo Epifani, è possibile entrare dentro questo pro- zione fondamentale per chi vuole, davvero, l’unità sin- cesso e trasformarlo, nel senso di modificarne i para- dacale? Io credo, sinceramente, che a questo non ci sia metri fondamentali: non può avvenire tutto dentro un alternativa. E non perché non riconosciamo le diver- quadro di pura repressione dei salari e di precarizza- se fisionomie storiche della Cgil, della Cisl e della Uil; zione del lavoro che, in questo sistema, oggi, è ormai certo che ci sono fisionomie storiche, ci sono culture, strutturale, perché il sistema così funziona, ma si deve ci sono valutazioni diverse. E però, un punto deve es- passare a una fase in cui l’innovazione, l’intervento sere pure detto: c’è stato anche un periodo in cui valu- del sindacato e la soggettività forte dei lavoratori e tazioni, condizioni, culture diverse hanno convenuto delle lavoratrici, messi insieme, diano una diversa su un progetto sindacale. Non è vero che siamo sem- propulsione al sistema e ai suoi sviluppi. È tutto qui. pre stati così separati, non è vero neanche che siamo È sfida o accompagnamento? stati sempre in una situazione così difficile; abbiamo È contrasto e intervento, protagonismo dei la- avuto momenti molto difficili negli anni Cinquanta e voratori e del sindacato, oppure semplicemente con- Sessanta, abbiamo avuto momenti di unità, mentre og- ciliazione, il più possibile, nelle situazioni date dei gi attraversiamo una fase di divaricazione. Però a diversi interessi? pensarci bene, e con tutta la franchezza del caso, que- Io credo, lo dico per me e penso anche per gran sti momenti corrispondono con i grandi processi di parte della Fiom, che noi questa alternativa non ce l’ab- trasformazione della società italiana e della società eu- biamo. Il padronato italiano, sia quello metalmecca- ropea; l’unità sindacale si è realizzata negli anni Cin- nico che Confindustria, al momento non ci dà un’al- quanta con la grande ripresa capitalistica, e negli anni ternativa rispetto a ciò che fa. Unilateralità delle deci- Sessanta in cui lo sviluppo sembrava illimitato e, sioni all’interno dell’impresa; continuo abbassamen-
    59. 62 Il sindacato nel tempo della globalizzazione to dei salari rispetto ai poteri d’acquisto e, più in gene- dei lavoratori e, inevitabilmente, tenderà a restringere rale, rispetto alla valorizzazione del lavoro; interven- anche gli stessi spazi della democrazia, della rappre- to e precarizzazione del lavoro come condizione per sentanza, del protagonismo attivo dei lavoratori. tenere sotto ricatto l’insieme dei lavoratori all’interno E proprio per questo, allora, le formule generali, se delle fabbriche; questa nuova Confindustria punta non si calano nel merito, hanno poco interesse. Dire apertamente a combattere frontalmente il sindacato, o che si è per l’unità e contemporaneamente pretendere fare come se il sindacato non ci fosse dentro le impre- che l’unità sia possibile solo alla condizione che la se e nella società; questa Confindustria considera il sin- propria organizzazione sia egemone sugli altri, è una dacato, cioè il sindacato che rappresenta i lavoratori nei cosa che noi ben conosciamo; ma non è che se la dice loro interessi generali, oltre che specifici d’impresa, co- la Cisl è una cosa migliore: resta comunque inaccetta- me un ostacolo per l’apertura della nuova fase della bile. Bisogna sapere se si è d’accordo o no; ed è anche competitività internazionale. successo che nessuno ha avuto il coraggio di fare, sul- Proprio per questo siamo di fronte, quindi, ad la Fiat, un accordo separato perché, altrimenti, la si- alternative precise, e non sto parlando di astratte pre- tuazione sarebbe esplosa e noi, come è ovvio, non sa- visioni del futuro; questo contratto nazionale che remmo rimasti certo fermi. stiamo facendo, sulla cui piattaforma abbiamo tro- Tuttavia per le ragioni di fondo che ci spingono in que- vato un accordo, non solo tra Fim, Fiom e Uilm, ma sta situazione e per le prospettive che sono rimaste aper- anche tra Cgil, Cisl e Uil, si può «tirare» e, quindi, te, bisognerebbe valutare un punto; la Cgil, certamen- rendere compatibile con le aspettative del padro- te, ha una vocazione unitaria, da sempre esercitata, ma nato o è una rappresentanza di interessi che devo- io non contesto il fatto che altre organizzazioni abbia- no essere, fino in fondo, difesi? Questo l’interro- no vocazioni unitarie; si tratta però, e questo è il pun- gativo a cui siamo di fronte, e su cui non abbiamo to, di sapere se la vocazione unitaria dei sindacati deriva dal- intenzione di soprassedere. Non torneremo indie- la fondamentale vocazione unitaria dei lavoratori e delle la- tro rispetto alla piattaforma che, unitariamente, voratrici e, quindi, quei lavoratori e quelle lavoratrici con- abbiamo presentato. frontano i propri progetti unitari, oppure se i progetti unitari Ed è in questa valutazione che, peraltro, con i dati rimangano fatti esclusivamente delle organizzazioni che ri- che abbiamo, che dimostrano che siamo, peraltro, in sultano a tal punto autosufficienti da pretendere, come dice una fase di espansione che ha perfino accorciato le di- la Cisl, di rappresentare se stesse, e quindi, rappresen- stanze tra noi e gli altri paesi europei (tranne con quel- tando se stesse, rappresentano tutti: non è possibile. lo più importante, la Germania), è chiaro che se vo- Non è possibile, sinceramente, eppure Pezzotta vie- gliamo dare una dinamica diversa bisogna che elementi ne dal Nord, dovrebbe saperlo, non è possibile parla- chiave del sistema italiano vengano messi in discus- re di pluralismo e, contemporaneamente, pretende- sione. Se il sistema italiano pensa di poter competere re che ciò che si decide nella propria organizzazione sui mercati internazionali, invece che con la Germa- è esaustivo, cioè conclusivo anche per i lavoratori, che nia, con la Tunisia, non può reggere la situazione per non vengono però chiamati a valutare. Come si fa? molto tempo. È chiaro che, se non compete sui punti Ora tralascio il fatto che si possa dire che un articolo alti dello sviluppo, e cioè, come si dice in gergo, sulla della Costituzione non si deve applicare. Posso pen- capacità di elaborazione di prodotti e di processi, sare che non è il momento di applicarlo, ma dire che questo sistema diventerà sempre più duro nei confronti non si può applicare è proprio impossibile se si fa par-
    60. Convegno nazionale Cgil, Bari, 2001 63 te di questo Stato e di questa nazione. Ma dire an- abbiamo soprattutto la necessità assoluta, in una fa- che che la propria organizzazione che fino a prova se come questa, di mantenere un comportamento contraria è una parte del tutto, ovvero dell’insieme coerente rispetto alle risposte e agli indirizzi che abbiamo dei lavoratori, non vuole regole, non vuole doversi dato. Avere un comportamento coerente sul piano della po- confrontare in un ambito determinato e, quindi, con litica contrattuale; avere un comportamento coerente sul regole condivise, e non vuole, soprattutto, una leg- piano della democrazia, sul piano della democrazia dei la- ge che definisca non solo i diritti di rappresentanza, voratori; avere un comportamento coerente per fare in mo- ma anche i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, do che i lavoratori ritornino davvero a essere i pro- vuol dire saltare un passaggio chiave della demo- tagonisti delle loro condizioni e del loro destino. crazia industriale. Perché la democrazia industriale A me pare che, senza questa condizione, non non vive senza il protagonismo dei lavoratori. La siamo noi che impediamo l’avanzamento di un pro- stessa linea di partecipazione non ha senso se i lavo- cesso unitario. ratori non partecipano, per la pura e semplice ra- Chi non crede nella democrazia dei lavoratori, chi gione che ci si riduce a confronto di vertice, dentro non crede cioè che i lavoratori e le lavoratrici siano il quale, alla fine, bisogna pur concludere, in un qual- i soggetti fondamentali di questo processo, vuol che modo e, come si usa dire da noi in modo rozzo, fare un’altra cosa: vuol fare un accordo permanen- bisogna concludere a qualsiasi costo: ma non è pos- te tra le strutture direzionali del sindacato, vuol fa- sibile che una cosa che si possa concludere a qualsiasi re un accordo di vertice, vuol fare una nuova oli- costo possa rappresentare la partecipazione. È una garchia. Le oligarchie, come si sa, sono delle fasi di contraddizione in sé. Vedete, tante sono le risposte. passaggio tra la democrazia e la tirannia; così inse- Io credo che il momento sia molto difficile proprio gnavano i greci. È meglio tornare alla democrazia, perché le risposte le abbiamo, la chiarezza anche, ma perché la tentazione è troppo forte.
    61. 64 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Lavoro senza rappresentanza Intervento alla tavola rotonda conclusiva del Seminario nazionale dell’Associazione per il rinnovamento della sinistra tenutosi a Orvieto, 28-29 settembre 2002, pubblicato da «Critica Marxista», n. 4, 2002. Vorrei svolgere alcune considerazioni a partire dal fare solo se si ha in testa un’idea della società di cui tema del lavoro, che derivano direttamente da una espe- si vuole rappresentare solo una parte, quella del pri- rienza sufficientemente consolidata. Io credo che bi- vilegio, mentre l’altra parte farà quello che farà sen- sogna parlare dell’oggi, di ciò che sta avvenendo, di za alcuna rappresentanza e senza alcuna possibilità ciò che è cambiato, per capire come è possibile inter- collettiva di intervento. venire per contrastare le peggiori intenzioni in atto. Perfino il «New York Times» che è un giornale – Prima di tutto voglio dire a coloro che insistono sul- credo – dell’establishment americano, tramite il suo l’argomento della divisione dei lavoratori tra garanti- direttore ha spiegato che negli Stati Uniti ormai una ti e non garantiti, che né in Italia né in Europa e tanto grande maggioranza di lavoratori manuali lavora meno negli Stati Uniti si può parlare di lavoratori ef- con salari di sette dollari all’ora tutto compreso, il fettivamente garantiti. I lavoratori dipendenti sono tan- che è molto meno di quello che prendono i lavorato- ti, e direi che aggiungendo i paesi poveri che si inseri- ri italiani che lavorano in una impresa manifatturie- scono nel mercato mondiale alle condizioni che sap- ra. Tra l’altro questi sette dollari all’ora corrispondo- piamo, sono in numero sterminato, ma tra di essi ora- no più o meno ai salari che gli americani avevano agli mai non c’è più nessuno che sia garantito, neanche i inizi degli anni Ottanta e che vuol dire che tutta l’in- manager. I manager si arricchiscono, qualcuno abusa flazione da allora fino a oggi negli Stati Uniti è stata del suo potere, ma neanche loro sono garantiti. semplicemente trasformata in profitto. E anche per i lavoratori della new economy, non si Garantiti può dire, come faceva qualche presidente del Consi- e non garantiti glio cimentandosi con questa stupenda novità, che vi Fare una distinzione tra lavoratori garantiti e lavo- sarebbe stata una nuova garanzia di salario oltre che ratori non garantiti è una sovrana sciocchezza o, di libertà fino a ieri inimmaginabile. I lavoratori della per meglio dire, è una distinzione furba che si può new economy sono come i lavoratori manifatturieri,
    62. Seminario nazionale Ars, Orvieto, 2002 65 fanno un lavoro diverso e spesso stanno peggio. tà, questo atteggiamento di assoluta subalternità dei Basterebbe che qualcuno di coloro che predicano ritmi e del tipo di organizzazione della produzione è questi sensazionali miglioramenti andasse nei assolutamente necessaria se non muta qualcosa di so- call center, dove gli sparano ogni quindici secondi stanziale, sia che si tratti di produrre beni materiali o una telefonata da esaudire, per capire che cosa è la immateriali. Apro una piccola parentesi sull’immate- new economy. Certo, c’è una fascia della new eco- riale dato che non ho mai capito cosa sia la produzio- nomy che ha, in varie parti del mondo e soprattutto ne immateriale. Di immateriale non trovo nulla se non negli Stati Uniti, dei salari altissimi: ma non ha cer- l’ispirazione a congiungersi con Dio, poiché nella pro- to sicurezza perché, come insegnano gli americani, duzione anche di ciò che si chiama immateriale c’è se hai una commessa puoi avere anche salari alti, fi- sempre stato qualcosa di materiale. Comunque, sia nita la commessa non hai nessun salario. nella produzione di beni materiali che immateriali si Vorrei che fosse chiaro, dunque, che la precarietà del determinano criteri e norme che sembrano apparte- lavoro, sia nelle condizioni cosiddette basse, sia nelle nere solo a un angolo, a una parte della società: quella condizioni cosiddette alte, è un aspetto strutturale del- dei lavoratori dipendenti. Ma questi criteri, in cui og- l’attuale fase del capitalismo internazionale. È un aspet- gi vive questa parte della società, saranno domani ra- to strutturale, e in sé non si fonda su particolari catti- pidamente i criteri di tutta la società europea, come lo verie, ma su una legge di competizione che chiede è già quella americana, criteri che attizzano sia la com- precarietà del salario, precarietà dell’orario, precarie- petizione tra poveri sia la competizione tra ricchi co- tà delle condizioni di lavoro e, di conseguenza, preca- me uno degli elementi chiave per poter sopravvivere rietà della vita ancora superiore di quella del passato. – o arricchirsi – in questo sistema. Il lavoro oggi è, infatti, diventato molto più invasi- vo di ieri, nel senso che ormai le forme più moderne I Ds di precarietà invadono totalmente la persona. Basta e il capitalismo pensare allo stand by, come lo chiamano gli olandesi A me pare che di fronte a fatti di questo genere che so- (e i governanti erano socialdemocratici), per capire co- no sotto gli occhi di tutti se li si vogliono vedere, non sa può essere la vita di chi attende con il suo cellulare si può ad esempio andare davanti alla Fiat e dire «fida- acceso di venire chiamato per poter andare a lavorare tevi della Fiat». Il processo che spinge alla piena sub- qualche settimana, qualche giorno o anche qualche ora alternità del lavoro si accompagna infatti a un proces- di una giornata. so di ristrutturazione gigantesco in Italia, che è già in Io credo che bisogna chiudere gli occhi per non ve- parte avvenuto e che avrà la sua fase finale con l’auto- dere che si è scatenata una furibonda campagna per una mobile. Contro ogni ragionamento e aspettativa del- piena subalternità del lavoro all’impresa. Non dico una la cosiddetta sinistra moderna, larga parte di questa im- campagna ideologica, poiché non mi pare che il pen- presa verrà chiusa, si venderà agli americani. Siamo già siero di Berlusconi comporti particolari elaborazioni dinnanzi a un vastissimo processo di innovazione ideali, come non lo comporta il pensiero di D’Ama- tecnologica che partirà proprio dall’automobile per to, presidente della Confindustria, la cui impresa fa passare al motore a idrogeno, una delle trasformazio- montaggio di scatole, non proprio un’attività d’avan- ni più importanti avvenute negli ultimi cento anni: guardia. Parlo di una campagna di fatto e di fatti: i fat- ma nonostante questo si licenzieranno gli operai del- ti che stanno avvenendo nel lavoro. Questa precarie- la Fiat, una parte degli stabilimenti verranno venduti
    63. 66 Il sindacato nel tempo della globalizzazione alla General motors, quelli che a lei interessano. I diri- me sembra – ma lo dico in parentesi – che l’attuale genti della Fiat già oggi o fanno parte di una lista per avventura americana è il risvolto terribile di una sto- andare a fare degli stage di formazione presso la Gm ria antica, dell’idea di una missione salvifica, di una – e se saranno accettati ritorneranno a essere manager missione imperiale, nata due secoli fa; i migliori cer- della parte Gm che rimarrà in Italia – oppure, se non velli americani, anche in contrapposizione all’Eu- sono in quella lista, è come se non ci fossero più. ropa si dovevano occupare di business perché que- Di fronte a tutto questo, cioè di fronte al fatto che si sta era il fondamento di una differenza reale, una dif- ritorna a pensare che i dipendenti siano una specie si- ferenza che ha avuto successo. Il blocco dell’attua- mile a quella dei meteci della polis greca – e cioè esseri le politica americana, cioè il blocco della guerra, è viventi senza pieni diritti – non si può pensare che si uno degli elementi chiave per la costruzione di una possa continuare a ragionare, a pensare, a vivere come ipotesi diversa nel mondo. se tutto ciò non riguardasse l’insieme della società. I Senza il blocco della guerra sarà molto e sempre più processi nel campo del lavoro anticipano sempre i pro- difficile pensare di aprire una fase non dico alternati- cessi sociali. Se non si capisce una cosa di questo gene- va, ma di regolazione pacifica dei conflitti mondiali. re si diventa – come stanno facendo i Ds in modo ra- Impedire la guerra non vuole dire soltanto impedire dicale – un partito che si propone di salvare il capitali- la strategia di un presidente americano. Nel passato è smo riformandolo, ritenendo che non c’è nulla oltre accaduto che un nuovo presidente americano abbia al capitalismo. Era meglio Roosevelt, poiché lui non preso un’altra strada. Ma quando questo presidente era un socialista (e anzi gli americani sono stati molto americano passerà – se passerà – vi sarà una continui- duri sul Partito socialista, lo hanno distrutto a colpi di tà nella politica americana. Allo stesso tempo se le re- tribunale e qualche volta di pistole). gole della competizione economica rimarranno quel- Ma se è così, per alcuni di noi, o almeno per me, si le che sono, da un lato nell’Occidente la precarietà apre un problema, che è un problema che inerisce la diverrà una condizione – incivile – di vita, dall’altro i mia personale identità. Io non riesco francamente a sta- paesi poveri rimarranno tali, dilaniandosi ancora di re in un partito che pensa che la flessibilità non sia pre- più tra loro rispetto ai paesi ricchi. La disuguaglianza carietà, io non riesco a stare in un partito che accetta dei rapporti commerciali o delle ragioni di scambio è che queste condizioni siano una questione sindacale. una condizione inaccettabile, ma se si vuole superar- Io non riesco a stare in un partito che pensa che fare la dobbiamo ragionare in termini di rapporti non com- un referendum per riconfermare un diritto sia un merciali tra Nord e Sud del mondo. Se noi poniamo modo estremistico di affrontare il governo Berlusco- una rivendicazione di questo genere in modo vero e ni. E penso che questi problemi personali o collettivi radicale vuol dire che chiediamo – come fa il «movi- di coscienza li abbiano tanti. mento dei movimenti» – la chiusura del Fondo mo- netario internazionale, della Banca mondiale, perché Nord e Sud il Fondo monetario internazionale e la Banca mon- del mondo diale sono gli equilibratori del rapporto tra Nord e Passo rapidamente alla parte cosiddetta propositiva. Sud in funzione del Nord del mondo. Questo è il lo- Non c’è dubbio per me che ogni posizione propositi- ro compito istituzionale. va debba partire dallo sforzo per bloccare l’avventura La stessa questione della sostenibilità – di uno svi- americana descritta molto bene da Lucio Magri. A luppo sostenibile – per cui Mattioli si batte, chiede
    64. Seminario nazionale Ars, Orvieto, 2002 67 che si affermi ciò che del resto fu affermato proprio ti, la divisione avvenne sul metodo per raggiungere quando cominciò ad aprirsi una discussione su un nuo- un obbiettivo che rimaneva comune: la trasformazio- vo modello di sviluppo. La possibilità di uno svilup- ne della società capitalistica. po sostenibile – di uno sviluppo, cioè che non metta a La generazione che oggi entra nelle fabbriche della rischio l’esistenza di uomini e donne nel pianeta – è new economy, è la prima generazione che conosce dav- un fatto politico, non è un fatto economico. Da un pun- vero cos’è il capitalismo, perché le generazioni prece- to di vista politico sarebbero possibili – se lo si volesse denti nella logica bipolare hanno conosciuto delle – davvero in questo caso nell’interesse degli abitanti forme modificate di capitalismo. La competizione in- di questo pianeta, non solo interventi di regolazione ternazionale permetteva allora persino quello che è sta- del processo economico ma di alternativa nell’uso del- to ricordato – il patto sociale – per la pura e semplice le risorse, a partire da quelle energetiche chiave di vol- ragione che le socialdemocrazie europee non si pote- ta di tutto il sistema. vano permettere di perdere tutti gli operai dell’occi- Noi – quando dico noi in questo caso parlo della dente, di fronte alle speranze che la rivoluzione sovie- Fiom, come parlo della Cgil, così come parlo di tut- tica aveva aperto. Questa generazione conosce il ca- ti i movimenti che si sono mossi in questo periodo pitalismo così come è e sa che il capitalismo considera di tempo – noi abbiamo cercato di bloccare il pro- la fabbrica, gli operai, i tecnici come una merce che ha cesso involutivo che vedevamo venire avanti. Per bloc- un valore puramente monetario. Certo, fuori dalla fab- care nel campo del lavoro questo processo abbiamo brica uno può essere non religioso, può occuparsi di dovuto dire necessariamente che sacrificavamo il rap- questa cosa piuttosto che di quest’altra, ma niente di porto con alcune sigle sindacali. Il nostro punto di vi- tutto ciò elimina la tua condizione di merce nel pro- sta fondamentale era il rapporto tra una grande or- cesso complessivo. ganizzazione sindacale come la Fiom e il complesso dei lavoratori, né eravamo disposti a sacrificare un Comprensione strategica rapporto con i lavoratori e il loro potere decisionale Penso, naturalmente, che contro il governo Berlu- per poter avere un rapporto positivo con le altre si- sconi sia assolutamente necessario trovare tutte le gle sindacali. La decisione della Cgil di fare sciopero forme possibili di unità, tutte, perché considero Ber- generale da sola contro le deleghe e ormai contro la lusconi come un elemento drammaticamente pungente finanziaria è una decisione obbligata, perché non è perché vuol fare in due anni ciò che la Thatcher ha fat- possibile trovare l’unità con altre organizzazioni to in otto anni e ciò che gli americani hanno fatto da che su questioni centrali hanno un’opinione e una sempre. Il fatto che ci sia un elemento farsesco nell’as- pratica, d’accordo con il governo, in opposizione a similazione delle regole degli Stati Uniti – perché gli ciò che la Cgil pensa. Stati Uniti per fortuna sono anche una cosa diversa – Parlare di sinistra, parlare di riformismo, io credo, non diminuisce la gravità dell’impresa di Berlusconi ovviamente, che sia legittimo per tutti: ma come dice- né il bisogno di cercare il massimo di unità possibile e va giustamente Tortorella, quando si parla di queste di movimento per tendere a liquidare questo governo cose bisognerebbe anche dargli un significato. Finché e le sue prospettive. i rivoluzionari e i riformisti stavano nello stesso parti- Ma proprio perciò mi sembra giusto pensare che to e nello stesso sindacato, tutto era più semplice. Ma sia necessaria una sinistra che oggi riconquisti il suo do- quando è successo quello che è successo negli anni Ven- minio intellettuale e pratico su questa fase del capitali-
    65. 68 Il sindacato nel tempo della globalizzazione smo e sulle prospettive sia delle società sviluppate sia voluzione francese nelle sue parole d’ordine non di quelle del mondo dell’indigenza e della fame. Se non ha mai compreso l’eguaglianza sociale. Semmai al- c’è, cioè, la comprensione strategica di ciò che vuo- cuni di quei rivoluzionari furono uccisi solo per aver le dire oggi la precarizzazione, di ciò che vuole di- pensato a una cosa di questo genere. Per questo di- re oggi la concreta vita di chi lavora, di ciò che vuol co che secondo me occorre un’analisi seria dell’at- dire oggi la riduzione delle persone, uomini e don- tuale fase dello sviluppo capitalistico mondiale e oc- ne, a pura merce nel processo produttivo, non si po- corre costruire una sinistra che sia in grado di ma- trà lottare per riconquistare la loro dignità e la loro neggiare questa analisi e contemporaneamente di libertà. Si può parlare di pari opportunità. Ma se se creare le condizioni per un movimento di massa. ne parla sinceramente allora bisogna sapere che le Se il riformismo a cui, credo, la conferenza pro- pari opportunità non sono possibili in questo si- grammatica dei Ds darà conclusione è quello che si stema capitalistico. Sostituire l’idea di eguaglianza legge nei documenti, quel riformismo non pensa al- sociale con quella di pari opportunità non è sem- la trasformazione di questa società, ma pensa solo plicemente una diminuzione, ma è un’altra posi- a fare in modo che il sistema non imploda. Una co- zione, come ben sa Blair. Non si può scambiare l’e- sa di questo genere la sanno fare meglio altri. Ma non guaglianza politica con l’eguaglianza sociale. La Ri- è questo che occorre ai lavoratori e al paese.
    66. Appendice 69 Appendice Introduzione di Francesco Garibaldo, direttore Ipl dell’Emilia Romagna, all’iniziativa «La democrazia e l’indipendenza del sindacato nel pensiero e nell’azione di Claudio Sabattini», Bologna, 14 settembre 2005 Come è già stato detto, la Fondazione nasce dall’idea che il pensiero di Claudio sia un pensiero non contingente, altrimenti non avrebbe senso fare una Fondazione. Pro- prio per questa ragione, introducendo questo dibattito, ho scelto di non ispirarmi al pen- siero di Claudio, ma di cercare di ricostruirlo. Quindi questa introduzione è schemati- ca, però le frasi che userò sono citazioni testuali delle cose che Claudio ha detto: ho cer- cato di fare una raccolta sistematica di come lui, nel periodo tra il 1994 e la sua morte, ha affrontato i temi della democrazia e dell’indipendenza del sindacato. Lo scopo di una ricostruzione fatta così è anche quello di rendere evidente il fatto che talvolta nella discussione una serie di ragionamenti sono andati persi, mentre la ricostruzione anche testuale di quello che ha detto nel corso di quasi dieci anni, sia pure disperso in mille ri- voli, è di una tale chiarezza e coesione di ragionamento che permette di poter avviare un dialogo; quando ci si trova di fronte a un pensiero coerente, coeso, che propone un ragionamento, non solo vi è un contributo, ma vi è anche la possibilità per gli altri di dialogare, perché a quel punto vi è una struttura di pensiero con la quale fare i conti, che non è semplicemente di natura episodica. Il punto di partenza è il concetto da lui usato di «sindacato indipendente», concetto che provocò una furiosa discussione. Vorrei ricostruire con precisione quello che Claudio disse su questo punto e il tema della democrazia che era, per lui, intimamente legato all’idea di questo sindacato indipendente. Il primo punto che egli sviluppa, sin dalla sua contrastatissima elezione a segretario generale della Fiom, è una preoccupazione costante sul maturare di una crisi sindacale che qualifica come una crisi di natura strategica. «Il rischio è che in un arco di tempo re-
    67. 70 Il sindacato nel tempo della globalizzazione lativamente breve si determini una situazione – come lui disse testualmente – che sia di divorzio tra il sindacato e i lavoratori», un divorzio che «diventerebbe, stando così le cose, inevitabile»1. Questa preoccupazione che lui esprime sin dalla sua elezione a segretario generale del- la Fiom, nasce da una lettura attenta dei processi di fondo della società italiana dopo gli anni Ottanta. Provo a riassumere il suo pensiero in punti schematici. Il primo è che, per Claudio, è finita l’era dello scambio «per la semplice ragione che non abbiamo più nul- la da scambiare»2 e quindi tutta la politica sindacale degli anni Ottanta basata sulla teo- ria dello scambio era finita. Questa politica sindacale era finita nel momento in cui un blocco di forze, costituito dal padronato, da un insieme di settori della società italiana e di cui all’epoca Forza Italia si presentava come l’espressione organica, che puntava a un’e- gemonia complessiva nella società italiana, rendeva questo vuoto particolarmente peri- coloso, anche per una ragione che Claudio sottolinea più volte – e riporto una citazio- ne testuale un po’ più lunga – e cioè che, contrariamente all’opinione allora molto dif- fusa, questa situazione italiana non era un’eccezione, non c’era un elemento di singola- rità della situazione italiana, c’era naturalmente una peculiarità della situazione italiana. Dice Claudio: «Le grandi società multinazionali puntano chiaramente e spingono nel- la direzione della costruzione transnazionale di sindacati corporativi aziendali, adatti al- le loro esigenze di competizione e di conflitto industriale a livello mondiale»3. Siamo di fronte a una tendenza che riguarda tutto il mondo, non semplicemente a un episodio italiano. Aggiunge Sabattini, con un’espressione molto secca che «la storia del Novecento è finita negli anni Ottanta»4. Siamo quindi di fronte a un primo nucleo di pensiero di Claudio molto preciso. Siamo di fronte a una crisi strategica del sindacato che matura dall’esaurirsi in primo luogo di tutto un arco storico, quello del Novecen- to, che con gli anni giunge a conclusione; in Italia, in aggiunta, con l’esaurirsi di quel NOTE 1 tentativo di strategia sindacale degli anni Ottanta basata sullo scambio che non era più Intervista a Angelo Faccinello, «L’unità», in grado di andare avanti. Il tutto di fronte a una forte aggressività politica e sociale del 28 giugno 1995 padronato non solo italiano, ma anzi, delle grandi multinazionali. 2 Relazione introduttiva, Claudio aggiunge una nota politica che riporto testualmente: «L’errore più grave del Assemblea nazionale Fiom-Cgil, Maratea, centrosinistra, nei confronti dell’attuale governo, è stato ed è quello di pensare che dal- 10-11 ottobre 1995 le ultime elezioni e dalla vittoria di Berlusconi ci sia stato semplicemente un cambio di 3 Documento politico, Congresso nazionale classe politica, per meglio dire di personale politico»5. Mi pare di assoluta chiarezza. Fiom-Cgil, Rimini, Che conclusione ne trae? Cito ancora testualmente: «I presupposti storici che sono 17-20 giugno 1996 4 stati alla base della costruzione e dello sviluppo del sindacalismo occidentale sono stati Conlusioni, Congresso provinciale Fiom-Cgil messi in discussione, quando non addirittura travolti. Ne consegue la necessità di una Bologna, Giugno 1996 nuova proposta di carattere fondativo e strategico»6. Su questo punto, sulla velocità del 5 Intervista a Frida maturare della crisi, c’era ovviamente una discussione anche tra di noi e Claudio era con- Nacinovich, «Liberazione», vinto, e alla lunga il suo punto di vista era più giusto, che la maturazione di questa crisi 14 febbraio 2002 fosse molto rapida, che non si trattasse di una crisi di decenni, ma che si sarebbe consu- 6 Vedi nota 3
    68. Appendice 71 mata nel giro di pochi anni. La discussione riguardava il ruolo della Germania; io, per esempio, ero convinto che il processo in Germania sarebbe stato più lento e più lungo; lui era convinto che la Germania fosse alla vigilia di una grave crisi dei suoi equilibri po- litici e sociali interni. Mi pare che avesse, tutto sommato, qualche ragione. Da questo primo filone di analisi consegue, secondo Claudio, che «la cosa più ur- gente è adeguare l’esistenza stessa del sindacato»7. Quindi non è solo una questione di una politica piuttosto che di un’altra: il sindacato è di fronte a una questione di soprav- vivenza. Il che presuppone una capacità di autonomia e di analisi – cito di nuovo te- stualmente – «un’idea di società, perché il sindacato è nato su un’idea di società»8. Quindi la crisi va affrontata con un’autonomia politica, con un’autonomia di analisi e avendo un’idea di società: questi sono i tre punti chiave che Claudio non si stanca di ri- petere; io ho citato alcune sue espressioni, ma si potrebbe fare un’antologia di queste espressioni che egli ripeteva costantemente nell’arco di quest’ultimo decennio. Per essere ancora più preciso disse una cosa che non è ovvia, una cosa forte: «Si trat- ta, in sostanza, di costruire un nuovo processo di sindacalizzazione basato sulla demo- crazia»9. Tutti quelli che lo hanno conosciuto bene sanno che in lui l’uso delle parole non era mai casuale, era un uso attento e preciso, l’uso dell’espressione «un nuovo processo di sindacalizzazione» ha un preciso significato: vuol dire che non si tratta semplicemente di cambiare le politiche del sindacato, il sindacato va ricostruito, c’è un processo di ri- sindacalizzazione. La risindacalizzazione, e anche l’idea di società e di democrazia, devono nutrirsi di un grande realismo e della capacità di comprensione di volta in volta del modificarsi della situazione, cose che lui attribuisce alla possibilità per il sindacato di dotarsi di una capacità autonoma di lettura dei fenomeni sociali, il quale non può essere puramente debitore di altri centri di osservazione, ma deve essere in grado di costruire un punto di vista autonomo. Non sfugge a questa sua riflessione critica una valutazione su proble- mi come la concertazione, la codeterminazione, tutte cose sulle quali aveva dato un gran- de contributo nel corso degli anni Settanta. Cosa dice Claudio su questo punto? La concertazione e la partecipazione sono divenute di fatto «un’ideologia» che pre- vede «l’obbligo a concludere» come «un’alternativa al conflitto», e nell’ambito di que- NOTE sta concezione «gli interessi dell’impresa vengono considerati ineludibili e generali». E 7 Vedi nota 2. aggiunge: «l’accordo definito nel 1993 per la Confindustria non è più sopportabile [...] 8 Vedi nota 3. esso non esiste più come accordo di concertazione tra le parti»10. 9 Infine voglio presentare il terzo nodo del pensiero di Claudio, quello sulla politica. I princìpi fondamentali dell’unità, Vi sono tre sue affermazioni, tra il 1995 e il 1997, di grande chiarezza: «Non esistono 26 luglio 1995. ormai più partiti laburisti nell’Europa mediterranea e nemmeno nel Regno Unito. Que- 10 Idem. sto per dire che il problema dell’autonomia non è più la regola di rapporto tra sindaca- 11 Un partito del lavoro, to e partiti politici della sinistra [...] tanto più nel luogo di lavoro»11. «il manifesto», 20 marzo 1997. Tutto ciò si sposa con un processo in corso di «omogeneizzazione dei partiti che con-
    69. 72 Il sindacato nel tempo della globalizzazione siderano l’autonomizzazione della politica come indipendenza dal sociale»12. Quindi Clau- dio riferisce un pensiero di D’Alema, con le sue parole: «La ricomposizione di lavori e soggetti eterogenei non può che essere politica, quella sociale è solo un mito ideologi- co». Ma allora, commenta Claudio, «arrivare a un sistema politico puro, questa è la ten- denza»13. In sintesi si è rotta «l’illusione che da un lato il movimento sindacale avesse il compi- to della redistribuzione, cioè dei salari, e che, dall’altro lato invece, il partito politico aveva come funzione quella di delineare la nuova società»14. Ecco allora la conclusione logica, articolata in cinque punti: 1. non siamo più nella situazione in cui «essere autonomi voleva dire salvaguardare l’autonomia dell’organizzazione sindacale e della politica contrattuale rispetto ai partiti dei lavoratori che, a loro volta, definivano per tutti la strategia politica genera- le, fermo restando che l’autonomia dai padroni è sempre stato un fatto costitutivo del sindacato stesso»15; 2. ne consegue che l’autonomia non è più sufficiente e «il sindacato deve essere un sog- getto politico-sociale»16; 3. il sindacato deve cioè avere «un proprio punto di vista sulla società e sulla sua possibile evoluzione. Il sistema di valori in cui crediamo, fondato sulla solidarietà, di per sé non è sufficiente se non c’è una strategia sulla possibile trasformazione della società»17; 4. il che significa che il sindacato deve avere la capacità «non solo di rappresentanza, ma di mediazione degli interessi sociali rappresentati»18 rispetto alle dinamiche sociali, ma ciò è possibile solo se «accetta integralmente la propria parzialità, il proprio essere rap- NOTE presentante di una parte della società»19; 12 Vedi nota 9. 5. muoversi lungo tale direzione implica «il superamento di tutte le concezioni organi- 13 Una nuova confederalità, cistiche e meccanicistiche della società ma anche [...] (di essa) come un sistema azien- «Rassegna sindacale», dale; noi infatti pensiamo che sia da questo confronto/conflitto che, volta a volta, n.36 del16ottobre1995. possa emergere l’interesse generale del paese»20 e più in generale Claudio precisa la na- 14 Presentazone del libro La restaurazione italiana, tura integralmente democratica del suo pensiero affermando: «Credo che una socie- Reggio Emilia, tà si evolva fondamentalmente secondo una dinamica che è alimentata dal rapporto 1 dicembre 2000. tra società civile e società politica. L’importante è che la società civile non sia pensata 15 Vedi nota 4. come luogo esaustivo di tutti i problemi e altrettanto vale per la società politica»21. 16 Intervista a Gabriele Polo, «il manifesto», Siamo quindi giunti a fissare in modo preciso il concetto di indipendenza del sinda- 8 ottobre 1999. cato; essa non è autosufficienza ma la pura constatazione dell’esaurimento della storia 17 Vedi nota 12. del Novecento e l’inizio di una nuova fase nella quale il sindacato «e una sinistra all’al- 18 Vedi nota 9. tezza dei tempi che attraversiamo» debbano rappresentare «integralmente il lavoro, non 19 Idem. solo nella sua fase redistributiva, cioè il salario, ma nella sua condizione, nella sua qua- 20 Idem. lità, perché se non rappresenta questo ma rappresenta solo l’aspetto distributivo, non può in nessun modo costruire una coalizione all’altezza dell’attuale potere capitalistico 21 Vedi nota 12. e non è in grado di confliggere sul serio col capitalismo»22. 22 Vedi nota 13.

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