IMPERFEZIONE<br />
IMPERFEZIONE[im-per-fe-zió-ne] Limitatezza, difetto che impedisce di attingere alla perfezione, alla compiutezza: i. della...
“Per essere perfetta <br />le mancava solo <br />un difetto” <br />(Kraus)<br />
La modernizzazione è la più feconda e meno controllata “linea di produzione” di rifiuti e di esseri umani di scarto.<br />...
L’imperfezione come affermazione della propria identità<br />                 Kahlo<br />           Frida<br />La pittrice...
E’ la prima volta nella storia dell’arte che una donna esprime con totale sincerità, scarnificata e, potremmo diretranquil...
Influenzata da Diego Rivera, che sposò nel 1929, ne assimilò lo stile volutamente naïf. Come lui, con le sue opere volle a...
Molti hanno parlato della mania di Frida per gli autoritratti (circa un terzo della sua opera) come di una sorta di terapi...
Sicuramente Frida ha considerato il suo corpo al centro di qualsiasi riflessione, sia interna (su se stessa come donna, ar...
Rappresentare il sé diventa importante per rappresentare il mondo.<br />Quindi la rappresentazione di una peculiarità che ...
Questa rappresentazione non va però interpretata come forma di idolatria del sé. Nonostante la predilezione di Frida per g...
 L’ imperfezione come fenomeno di massa<br />Il nudo di massa di Spencer Tunick<br />
Famoso per le sue incredibili performance, e per essere ormai diventato un guru dell’arte contemporanea, Spencer Tunick no...
Qualsiasi sia il proprio giudizio sulla sua opera, si deve ammettere che nessuno nella storia della fotografia e dell’arte...
Solo lui può fare questo, trasformando i difetti, le paure, le imperfezioni di tanti corpi in un fenomeno d’arte contempor...
Non ci sono selezioni, non ci sono provini per poter partecipare ad uno scatto di Tunick è sufficiente presentarsi nel luo...
Tunick usa le sue messe in scena come spiazzanti provocazioni per lanciare un messaggio a suo modo ‘morale’: in un mondo d...
I suoi corpi perdono le loro caratteristiche individuali e peculiari e diventano significative in quanto parte di un tutto...
Contro l’ ordine per l’ imperfezione<br />1916 - 1923<br />
Cabaret Voltaire<br />Tra sogno, provocazione e ironia<br />La data d'inizio del Dadaismo si considera il<br />5 febbraio,...
LA PAROLA<br />VENNE<br />TROVATA<br />APRENDO A<br />CASO UN<br />DIZIONARIO E<br />INDICA LA<br />PRIMA FASE<br />CHE DI...
NATO DURANTE LA GUERRA DADA<br />E’ SOPRATTUTTO UN MOVIMENTO<br />DI PITTURA E POESIA:<br />La negazione dell'arte in quan...
L'importanza data al gioco, <br />alla combinazione casuale, di parole e oggetti, <br />al non senso <br />Il  Dadaismo ri...
Dada contro dada<br /> “ Anti-artistìco, antiletterario, antipoetico è dunque Dada. La sua volontà di distruzione ha un be...
Marcel Duchamp <br />(1887 – 1968)<br />“Nudo che scende le scale n.2”<br />1912<br />Confutazione del postulato cubista d...
ready_made<br />Il termine ready-made (traducibile come "instantaneo", "detto-fatto"...) è utilizzato per descrivere un'op...
Duchamp, Marcel 1887-1968Fountain 1917 Tate<br />Ready made<br />o delle macchine inutili<br />Simboleggia l'utero femmini...
Maurizio Calvesi scrive:<br />“La ruota, in quanto girevole, allude probabilmente, anche al mobile,<br />Cioè al contrario...
L.H.O.O.Q. <br />1919-1964.<br />Non solo pura provocazione, ma segreta, compiaciuta e divertita allusione "ermetica" all'...
La mariée mise à nu par ses célibataires, même<br />(Grande Vetro), <br />1915-23 Colore ad olio, <br />fogli di piombo e ...
“secondo il principio delle doppie letture omofone largamente usato da Raymond Russell, e suona così “La Marie est mise à ...
Man Ray <br />(pseudonimo di <br />Emmanuel Radinskij, 1890-1977)<br />Importante opera di Man Ray il "regalo" un ferro da...
Il Dadaismo si è diffuso in varie parti d'Europa, soprattutto a Parigi e in Germania.<br />La sua durata è, però, stata br...
Imperfezione borghese<br />Il fu Mattia Pascal (Luigi Pirandello)<br />Qualsiasi rappresentazione del mondo si rivela inad...
Dietro l’apparenza di un romanzo tradizionale, caratterizzato da una struttura narrativa ordinata e da un tono pacato e di...
Il fu Mattia Pascal Romanzo di Luigi Pirandello, pubblicato nel 1904 prima a puntate sulla rivista “Nuova Antologia”, poi ...
Al centro della poetica pirandelliana, delineata nel saggio l'Umorismo (1908), sta il contrasto tra apparenza e sostanza. ...
L’ imperfezione come deformazione della realtà<br />DieBrücke (il ponte) Espressionismo tedesco <br />
L'espressionismo pittorico è caratterizzato, in termini molto generali, dalla deformazione di alcuni aspetti della realtà,...
Nell’ambito delle avanguardie storiche, l'espressionismo sorse anzitutto in Germania verso la fine dell'Ottocento, per poi...
Nella loro pittura, infatti, sono già presenti molti degli elementi tipici dell'espressionismo: l'accentuazione cromatica,...
DieBrücke fu uno dei due gruppi di pittori tedeschi fondamentali per l’espressionismo, l’altro, DerBlaueReiter ("Il cavali...
Dopo essersi inizialmente concentrato esclusivamente su argomenti di natura urbana, il gruppo si avventurò in spedizioni n...
L'esponente più importante di questo gruppo fu Ernst Ludwig Kirchner che realizzò Cinque donne per strada, nel 1913, e rap...
Barbie icona di plastica<br />Quando la perfezione diventa una questione di culto<br />
STORIA<br />Barbie è una delle bambole più vendute al mondo, il primo esemplare in commercio risale al 9 marzo 1959. La Ba...
BARBIE: FENOMENO DI CULTO E COSTUME<br />Immersi nella società dell’immagine, da sempre continuiamo ad esser schiavi della...
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Analisi dell' imperfezione umana attraverso l' arte.

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  1. 1. IMPERFEZIONE<br />
  2. 2. IMPERFEZIONE[im-per-fe-zió-ne] Limitatezza, difetto che impedisce di attingere alla perfezione, alla compiutezza: i. della natura umana.<br />
  3. 3. “Per essere perfetta <br />le mancava solo <br />un difetto” <br />(Kraus)<br />
  4. 4. La modernizzazione è la più feconda e meno controllata “linea di produzione” di rifiuti e di esseri umani di scarto.<br />La sua divulgazione globale ha sparso e messo in moto quantità enormi di persone private dei loro primordiali modi e mezzi di sopravvivenza, rendendo l’individuo vittima di un meccanismo dove sovrane regnano effimere verità e fasulle perfezioni.<br />Negli ultimi anni sembra infuriare l’idea di una bellezza stereotipata, un ideale che, seppur fugace e irraggiungibile è diventato l’ennesimo cruccio per dimostrarci ancora una volta che, volendo all’infelicità non c’è mai fine.<br />Quello che potrebbe essere un tempo per pensare, per conoscersi di più o semplicemente per dedicarsi agli affetti è diventato un tempo svuotato di significati in cui allenare il corpo anziché l’anima.<br />L’immagine sembra aver preso il posto della fantasia trasformandosi in un involucro protettivo nei confronti della fragilità interiore e alimentando così la confusione tra l’ apparire e l’essere.<br />Aver cura della nostra immagine non significa esaurirsi in questo e ostacolare l’evoluzione, al contrario, cercare un’armonia nell’insieme di ciò che siamo, mettere a fuoco desideri, obiettivi, possibilità di realizzazione, ma anche imparare a rinnovarsi e crescere riempiendo la nostra fisicità di un contenuto che anche l’ inesorabilità del tempo non potrà mai portarlo via.<br />Riflettere sul senso dell’ imperfezione umana vista non come fattore debilitante ma come condizione necessaria per un cambiamento ci aiuta a comprendere che la perfezione rimane stabile, cristallizzata e non si evolve nel tempo, e anche se si potesse raggiungere, l’ evoluzione dell’ uomo sarebbe priva di significato.<br />E’ bene parlare di perfetta imperfezione, perché in fondo la perfezione non significa essere perfetti ma tendere continuamente ad essa , vivendola non come un fine da raggiungere ma come un costante punto di partenza per crescere e rinnovarsi.<br />
  5. 5. L’imperfezione come affermazione della propria identità<br /> Kahlo<br /> Frida<br />La pittrice messicana Frida Kahlo è nota soprattutto per i suoi intensi autoritratti, di piccole dimensioni realizzati in uno stile ispirato all'arte popolare e alle tradizioni precolombiane, in cui si raffigura nell'atto di fissare chi osserva il quadro, con fiera impassibilità. Nei dipinti sono spesso inserite immagini simboliche che si riferiscono a episodi e circostanze della sua vita.<br />
  6. 6. E’ la prima volta nella storia dell’arte che una donna esprime con totale sincerità, scarnificata e, potremmo diretranquillamente feroce, i fatti e particolari che riguardano esclusivamente l’ universo femminile. La sua sincerità, che si potrebbe definire insieme molto tenera e crudele, la portò a dare di certi fatti la testimonianza più indiscutibile e sicura; é per questo che dipinse la sua stessa nascita, il suo allattamento, la sua crescita dentro la sua famiglia e le sue terribili sofferenze, e di ogni cosa senza permettersi mai la minima esagerazione né divergenza dai fatti precisi, mantenendosi realista e profonda, come lo é sempre il popolo messicano nella sua arte, compresi i casi in cui generalizza fatti e sentimenti, arrivando alla loro espressione cosmogonica.<br />
  7. 7. Influenzata da Diego Rivera, che sposò nel 1929, ne assimilò lo stile volutamente naïf. Come lui, con le sue opere volle affermare l'identitàmessicana e la propria (indossando abiti tipici della sua terra) e perciò ricorse spesso a mezzi tecnici e soggetti tratti dall'arte delle civiltà native. L'impatto è accresciuto dalla presenza di elementi fantastici, da un libero uso dello spazio e dalla giustapposizione di oggetti incongruenti.<br />Frida Kahlo raffigurò soprattutto gli aspetti più drammatici delle proprie esperienze. Rimasta vittima di un grave incidente stradale, dipinse la propria distruzione fisica in opere come La colonna rotta (1944, Fondazione Dolores Olmedo, Città di Messico). <br />
  8. 8. Molti hanno parlato della mania di Frida per gli autoritratti (circa un terzo della sua opera) come di una sorta di terapia per la<br />sopravvivenza, di un'alienazione da sé della sofferenza e del dolore fisico, di una rimozione dell'azione devastante degli eventi esterni sul suo corpo (incidente, aborto, operazioni chirurgiche ed altri interventi con "marchingegni medici" dell'epoca).<br />
  9. 9. Sicuramente Frida ha considerato il suo corpo al centro di qualsiasi riflessione, sia interna (su se stessa come donna, artista) che esterna (sugli aspetti culturali, politici e sociali del suo tempo).Sicuramente il suo corpo ferito, forato, distorto dalla tecnologia (tram) e dalle tecniche mediche del tempo era il luogo ideale per una eliminazione delle barriere tra sé e il mondo: se il mondo esterno ti trapassa con un palo dalle pelvi allo stomaco il tuo corpo diventa luogo privilegiato di comprensione, di passaggio e metabolizzazione di qualsiasi evento. <br />
  10. 10. Rappresentare il sé diventa importante per rappresentare il mondo.<br />Quindi la rappresentazione di una peculiarità che ci accomuna tutti :<br />l’ imperfezione <br />
  11. 11. Questa rappresentazione non va però interpretata come forma di idolatria del sé. Nonostante la predilezione di Frida per gli idoli della religione messicana, spesso presenti nei suoi quadri e soprattutto nei disegni del Diario, nonostante l'impostazione di molti dei suoi quadri come "retablos", Frida non idolatra se stessa perché non si pone come l'immagine del divino, non c'è in lei tensione mistica verso l'alto, non c'è l'esaltazione della propria soggettività, né la visione di un ipotetico sé ideale. ipotetico sé ideale ipotetico sé<br />Questa rappresentazione non va però interpretata come forma di idolatria del sé. Nonostante la predilezione di Frida per gli idoli della religione messicana, spesso presenti nei suoi quadri e soprattutto nei disegni del Diario, nonostante l'impostazione di molti dei suoi quadri come "retablos", Frida non idolatra se stessa perché non si pone come l'immagine del divino, non c'è in lei tensione mistica verso l'alto, non c'è l'esaltazione della propria soggettività, né la visione di un ipotetico sé ideale.<br />
  12. 12. L’ imperfezione come fenomeno di massa<br />Il nudo di massa di Spencer Tunick<br />
  13. 13. Famoso per le sue incredibili performance, e per essere ormai diventato un guru dell’arte contemporanea, Spencer Tunick non smette di stupire e di attirare su di se elogi ed aspre critiche. <br />
  14. 14. Qualsiasi sia il proprio giudizio sulla sua opera, si deve ammettere che nessuno nella storia della fotografia e dell’arte è riuscito a fare quello che è in grado di fare lui: convincere migliaia di persone a recarsi in un luogo prestabilito, spesso molto lontano dalla propria abitazione, con qualsiasi condizione meteorologica, a spogliarsi di ogni vestito senza inibizione e vergogna, qualsiasi sia il proprio status sociale, l’età o la condizione fisica, a seguire senza opporsi ogni ordine proveniente dal gracchiante megafono usato dall’artista per disporre l’ammasso flaccido dei presenti e tutto questo gratis. Le persone che partecipano agli scatti di Tunick sono infatti volontari, solo ripagati dall’emozione di avere partecipato ad un’opera d’arte grandiosa.<br />
  15. 15. Solo lui può fare questo, trasformando i difetti, le paure, le imperfezioni di tanti corpi in un fenomeno d’arte contemporanea. Spencer Tunick le definisce installazioni di nudo su larga scala: una forma surreale di collage umano dove i tasselli sono corpi spogliati e utilizzati come elementi di un mosaico tridimensionale. <br />
  16. 16. Non ci sono selezioni, non ci sono provini per poter partecipare ad uno scatto di Tunick è sufficiente presentarsi nel luogo e alla data prestabiliti trovando le informazioni su internet o con il passaparola. La bellezza fisica non conta, il colore, la statura, le forme non servono: Tunick si oppone allo stereotipo culturale imposto dai media e dalla nostra società.<br />
  17. 17. Tunick usa le sue messe in scena come spiazzanti provocazioni per lanciare un messaggio a suo modo ‘morale’: in un mondo dove impera l'ingannevole mito dell’eterna giovinezza e della bellezza perfetta, quand’anche artificiale, egli propone i suoi imperfetti esemplari umani nudi e senza inutili artifici, che si confrontano con ambienti urbani o naturali nella più totale spontaneità.“ ….. Per le mie foto non capita mai che selezioni le persone in base a criteri di bellezza fisica , ritraggo solo chi me lo chiede espressamente …” così dichiara.Senza inutili orpelli ed ornamenti l’umanità di Tunick, nuda come all’alba del mondo riconquista l’innocenza e la dignità del proprio corpo, semplicemente esposto, senza implicazioni narcisistiche né lusinghe sessuali né stereotipi estetici.<br />
  18. 18. I suoi corpi perdono le loro caratteristiche individuali e peculiari e diventano significative in quanto parte di un tutto, sono delle forme astratte in un paesaggio che funge da sfondo. L’artista non si pone come liberatore di corpi o portatore di un ideale del libero amore, il suo intento è semplicemente quello di rappresentare il corpo umano nella sua naturale imperfezione, nella sua uguaglianza in quanto diverso ed unico, nella sua insopprimibile dignità.<br />
  19. 19. Contro l’ ordine per l’ imperfezione<br />1916 - 1923<br />
  20. 20. Cabaret Voltaire<br />Tra sogno, provocazione e ironia<br />La data d'inizio del Dadaismo si considera il<br />5 febbraio, quando a Zurigo nacque Cabaret <br />Voltaire. L'evento fu opera di un gruppo di <br />intellettuali europei rifugiatisi in Svizzera <br />per sfuggire alla guerra. Del nucleo <br />originario facevano parte Hans Arp, Hugo <br />Ball, Tristan Tzara, Marcel Janco, Richard <br />Huelsenbeck e Hans Richter. La loro attività <br />consisteva nelle cosiddette "serate".<br />Aspetti tipici delle serate del Cabaret <br />Voltaire erano l'assenza di regole e limiti, il <br />ricorso a provocazioni e dissacrazioni di ogni <br />genere e la combinazione di linguaggi <br />artistici diversi.<br />Copertina del numero unico<br />Della rivista dada “Cabaret Voltaire”<br />
  21. 21. LA PAROLA<br />VENNE<br />TROVATA<br />APRENDO A<br />CASO UN<br />DIZIONARIO E<br />INDICA LA<br />PRIMA FASE<br />CHE DICE UN<br />BAMBINO<br />DADA<br />PAROLA<br />ADOTTATA DAI<br />DADAISTI NEL<br />1916 AD<br />INDICARE IL<br />LORO<br />MINIMALISMO<br />DADA<br />
  22. 22. NATO DURANTE LA GUERRA DADA<br />E’ SOPRATTUTTO UN MOVIMENTO<br />DI PITTURA E POESIA:<br />La negazione dell'arte in quanto espressione dei valori e delle convenzioni borghesi, che frenano la libertà espressiva<br />L'atteggiamento irrazionale e dissacratorio, in quanto strumento adatto a perseguire il fine di distruggere l'arte<br />La poetica della casualità, il "caso" come migliore garanzia per produrre opere d'arte originali e vicine alla vita<br />La fusione tra le varie arti, con un riferimento particolare alla poesia, alla pittura e alla musica.<br />Tristan Tzara: esempio di poesia dada<br />
  23. 23. L'importanza data al gioco, <br />alla combinazione casuale, di parole e oggetti, <br />al non senso <br />Il Dadaismo rifiuta ogni<br />atteggiamento razionale<br />e, perpoter continuare a<br />Produrreopere d’arte, si<br />affida a unmeccanismo<br />ben preciso: lacasualità.<br />I dadaisti cercano di portare alla luce la contraddizione<br />dell'arte all'interno della società capitalistica (il processo di<br />mercificazione cui l'arte è sottoposta) si rompe così<br />definitivamente il concetto che vuole l’opera d'arte risultato di<br />una attività intellettuale e manuale consapevole, coltivata e<br />ben finalizzata, d'ora in poi, varrà il concetto che opera d’arte<br />può essere qualsiasi cosa, ed implicitamente, che nulla è arte,<br />ma soprattutto si capirà che l'arte non può separarsi dalla vita<br />reale, deve confondersi con essa, mentre l'artista non si deve<br />affermare per ciò che realizza manualmente, ma per l'idea che<br />riesce a proporre.<br />
  24. 24. Dada contro dada<br /> “ Anti-artistìco, antiletterario, antipoetico è dunque Dada. La sua volontà di distruzione ha un bersaglio preciso, che è in parte lo stesso bersaglio dell'espressionismo; ma i suoi mezzi sono ben più radicali. Dada è contro la bellezza eterna, contro le leggi della logica, contro l'immobilità del pensiero, contro la purezza dei concetti astratti, contro l'universale in genere. Esso è invece per la sfrenata libertà dell'individuo, per la spontaneità, per ciò che è immediato, attuale, aleatorio, per la cronaca contro l'atemporalità, per ciò che è spurio contro ciò che è puro, per la contraddizione, per il no dove gli altri dicono sì e per il sì dove gli altri dicono no, è per l'anarchia contro l'ordine, per l'imperfezione contro la perfezione. Quindi, nel suo rigore negativo è anche contro il modernismo, contro cioè l'espressionismo, il cubismo, il futurismo, l'astrattismo, reputandoli in ultima analisi dei surrogati di quanto è andato o sta per andare distrutto, cioè dei nuovi punti di cristallizzazione dello spirito, il quale mai deve essere imprigionato nella camicia di forza di una regola, sia pure nuova e diversa, ma sempre deve essere libero, disponibile, sciolto dal continuo movimento di se stesso nella continua invenzione della propria esistenza. Nessuna schiavitù, neppure la schiavitù di Dada su Dada. In ogni momento, per vivere, Dada deve distruggere Dada. Non esiste una libertà fissata per sempre, ma un incessante dinamismo della libertà, in cui essa vive negando continuamente se stessa. Il dadaismo è quindi non tanto una tendenza artistico-letteraria, quanto una particolare disposizione dello spirito, è l'atto estremo dell'antidogmatismo, che si serve di qualsiasi mezzo per condurre la sua battaglia. Il gesto quindi più che l'opera interessa Dada; e il gesto può essere compiuto in qualsiasi direzione del costume, della politica, dell'arte, dei rapporti. Una sola cosa importa: che tale gesto sia sempre una provocazione contro il cosiddetto buon senso, contro la morale, contro le regole, contro la legge; quindi lo scandalo è lo strumento preferito dai dadaisti per esprimersi. Da questo punto di vista il dadaismo va anche oltre il significato o la semplice nozione di movimento per diventare un modo di vita. Il senso della sua aspra polemica contro l'Arte e la Letteratura con la maiuscola dev'essere visto proprio nel fatto che in esse, ipocritamente tese a cogliere "i valori eterni dello spirito" la vita era stata abolita, segregata. Dada era invece il desiderio acuto di trasformare in azione la poesia. Era insomma il tentativo più esasperato di saldare la frattura tra arte e vita, di cui Van Gogh e Rimbaud avevano dato il primo drammatico annuncio. Molti elementi posticci ed esteriori si mescolarono sin da principio, ma non c'è dubbio che tale è il suo significato più vero".<br />[M. De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli, Milano 1971, pp.156-157]<br />
  25. 25. Marcel Duchamp <br />(1887 – 1968)<br />“Nudo che scende le scale n.2”<br />1912<br />Confutazione del postulato cubista della necessità di una connessione tra staticità e scomposizione geometrica della figura. Duchamp persegue la rappresentazione astratta del movimento a livello puramente concettuale, attraverso le successive posizioni di una figura che scende le scale, collegate in un complesso ritmo sovrapposto, dinamico e simultaneo.<br />"La pittura non dovrebbe essere soltanto retinica o visiva; dovrebbe avere a che fare con la materia grigia del nostro intelletto, invece di essere puramente visiva".<br /> (Marcel Duchamp) <br />
  26. 26. ready_made<br />Il termine ready-made (traducibile come "instantaneo", "detto-fatto"...) è utilizzato per descrivere un'opera d'arte ottenuta da oggetti per lo più appartenenti alla realtà quotidiana, lontani dal sentimentalismo e dall'affezione, che possono essere modificati (in questo caso si parla di ready-made rettificato) o meno.<br />L'inventore del ready-made fu il dadaista Marcel Duchamp nei primi decenni del Novecento ed ancora oggi è una pratica molto usata (nelle sue varie evoluzioni) nell'arte contemporanea.<br />Il ready-made dunque è un comune manufatto di uso quotidiano (un attaccapanni, uno scolabottiglie, un orinatoio, ecc.) che assurge ad opera d'arte una volta prelevato dall'artista e posto così com'è in una situazione diversa da quella di utilizzo, che gli sarebbe propria (in questo caso un museo o una galleria d'arte). Il valore aggiunto dell'artista è l'operazione di scelta, o anche di individuazione casuale dell'oggetto, di acquisizione e di isolamento dell'oggetto.<br />
  27. 27. Duchamp, Marcel 1887-1968Fountain 1917 Tate<br />Ready made<br />o delle macchine inutili<br />Simboleggia l'utero femminile e non a caso Duchamp l'avrebbe firmata con lo pseudonimo R.Mutt, che traslitterato evoca fonicamente il sostantivo tedesco "mutter", che significa "madre".<br />
  28. 28. Maurizio Calvesi scrive:<br />“La ruota, in quanto girevole, allude probabilmente, anche al mobile,<br />Cioè al contrario del “fisso”; ma al fisso è qui ricondotta..<br />Dal proprio fissaggio al panchetto”.<br />
  29. 29. L.H.O.O.Q. <br />1919-1964.<br />Non solo pura provocazione, ma segreta, compiaciuta e divertita allusione "ermetica" all'androginia dell'effigiata (l'androgino, come figura dell’unione dei contrari". è un'immagine-perno dell'alchimia). <br />
  30. 30. La mariée mise à nu par ses célibataires, même<br />(Grande Vetro), <br />1915-23 Colore ad olio, <br />fogli di piombo e <br />d'argento tra pannelli<br /> di vetro, chiusi in telaio <br />di legno e acciaio, <br />272,5x173,8 cm <br />Philadelphia Museum of Art <br />Sopra vi è la multiforme: Vergine, Sposa, Iside ed Euridice, <br />la «Signora suprema del mondo» -avrebbe detto Goethe- l'eterno elemento femminile che ci trae verso l'alto, cioè l'idea: in questa regione, annota Duchamp, «le forme principali non hanno più una commensurabilità». <br />Sotto, invece, alberga la chiusa società degli <br />uomini che ha una base in «massoneria».<br />
  31. 31. “secondo il principio delle doppie letture omofone largamente usato da Raymond Russell, e suona così “La Marie est mise à nue pas ses céli-batteurs”, ovvero “Maria è messa nella nuvola dai propri trebbiatori celesti o celi-trebbiatori”. Dietro l’apparente gratuità della realizzazione, allora, si cela un complesso sistema di simbologie; qualcuno l’ha definita “macchina autopoietica” la quale, esclusivamente in relazione alla propria autoreferenzialità e sistemi concettuali interni, mantiene una sorta di “auto comportamento”.<br />M. Calvesi, Arte e alchimia; M. Eliade, Il mito dell'alchimia<br />
  32. 32. Man Ray <br />(pseudonimo di <br />Emmanuel Radinskij, 1890-1977)<br />Importante opera di Man Ray il "regalo" un ferro da stiro con chiodi che sporgono dalla piastra, rendendolo inutilizzabile.<br />
  33. 33. Il Dadaismo si è diffuso in varie parti d'Europa, soprattutto a Parigi e in Germania.<br />La sua durata è, però, stata breve. Tra il 1922 e il 1924, <br />esaurita la sua funzione di demolizione del modo convenzionale di fare arte, <br />i suoi principali esponenti elaborarono nuove soluzioni artistiche. <br />In Francia dal Dadaismo scaturì il Surrealismo. In Germania derivarono varie correnti <br />della Nuova Oggettività.<br />
  34. 34. Imperfezione borghese<br />Il fu Mattia Pascal (Luigi Pirandello)<br />Qualsiasi rappresentazione del mondo si rivela inadeguata all'inattingibile verità della vita, percepita come un flusso continuo, caotico e inarrestabile. In un mondo dominato dal caso e privo di senso, Pirandello conferisce alla letteratura il compito paradossale di mostrare l'inadeguatezza degli strumenti logico-linguistici di interpretazione della realtà. L'arte, espressione del dubbio sistematico, diventa così coscienza critica, dovere morale dello scrittore contro la perfezione, le mistificazioni e i falsi miti .<br />
  35. 35. Dietro l’apparenza di un romanzo tradizionale, caratterizzato da una struttura narrativa ordinata e da un tono pacato e dimesso, Il fu Mattia Pascal operò un radicale scardinamento delle regole del naturalismo ottocentesco. Al racconto impersonale e oggettivo di un narratore onnisciente venne sostituita la narrazione in prima persona di un narratore dubbioso e autoironico, non solo incapace di distinguere tra realtà e apparenza, ma addirittura incerto della propria identità. In questo senso Mattia Pascal è il capostipite dei personaggi “pirandelliani”: vittima impotente della casualità degli eventi, privo di un’identità definita, scopre l’impossibilità di realizzare la propria aspirazione alla felicità e infine dichiara esplicitamente l’inconoscibilità della verità e della perfezione.<br />
  36. 36. Il fu Mattia Pascal Romanzo di Luigi Pirandello, pubblicato nel 1904 prima a puntate sulla rivista “Nuova Antologia”, poi in volume. È la più famosa tra le opere narrative dello scrittore siciliano, la prima che gli assicurò il successo letterario in Italia e all’estero.<br />Il romanzo narra la singolare vicenda di Mattia Pascal che, cercando una momentanea evasione da un matrimonio fallimentare e dal noioso impiego nella biblioteca di un centro di provincia, arriva a Montecarlo, dove vince una grossa somma al gioco. Per caso apprende dai giornali la propria morte: la moglie, i parenti e gli amici lo hanno riconosciuto nel cadavere di uno sconosciuto trovato in un canale. Decide allora di approfittare della situazione e di costruirsi una nuova identità e una nuova vita. Si inventa il nome di Adriano Meis, si costruisce un passato plausibile e si stabilisce a Roma, dove pian piano gli si ricrea attorno la rete dei rapporti sociali, gli amici, i nemici, l’amore. Presto però si rende conto dell’impossibilità di esistere al di fuori di ogni legge: non può trovarsi un lavoro, non può far valere i propri diritti, non può abbandonarsi con sincerità al sentimento amoroso né difendere la donna amata. La sua libertà senza anagrafe non serve a nulla, perché rimane sempre un morto, e come vivo è un clandestino. Tenta quindi di riacquistare la sua primitiva identità, simulando il suicidio di Adriano Meis. Ma, tornato al paese natale, scopre di essere ormai un estraneo per i compaesani e per la moglie, che si è felicemente risposata. Non gli resta quindi che sopravvivere a se stesso adattandosi a non essere altro che “il fu Mattia Pascal”.<br />
  37. 37. Al centro della poetica pirandelliana, delineata nel saggio l'Umorismo (1908), sta il contrasto tra apparenza e sostanza. La critica delle illusioni va di pari passo con una drastica sfiducia nella possibilità di conoscere la realtà.<br />Il fu Mattia Pascal fu composto proprio mentre Pirandello andava definendo la propria teoria estetica e ne costituì la prima applicazione pratica. Infatti, proprio “alla buon’anima di Mattia Pascal, bibliotecario” è dedicato il fondamentale saggio L’umorismo (1906-1908), dove lo scrittore siciliano teorizzava un’arte che scaturisse dalla percezione dell’insanabile contrasto tra apparenza e realtà. Secondo Pirandello, l’unica possibilità di rappresentare il mondo caotico e dominato dal caso nel quale vivono gli esseri umani è quella offerta dall’umorismo, perché, a differenza del comico che muove semplicemente al riso, l’umorismo coglie l’assurdità delle vicende umane, provocando simultaneamente il riso e la pietà.<br />
  38. 38. L’ imperfezione come deformazione della realtà<br />DieBrücke (il ponte) Espressionismo tedesco <br />
  39. 39. L'espressionismo pittorico è caratterizzato, in termini molto generali, dalla deformazione di alcuni aspetti della realtà, in modo da accentuarne i valori emozionali ed espressivi. Infatti, il termine è, in questo senso, sinonimo di "deformazione".<br />
  40. 40. Nell’ambito delle avanguardie storiche, l'espressionismo sorse anzitutto in Germania verso la fine dell'Ottocento, per poi svilupparsi altrove in Europa; all'affermarsi di questa corrente contribuirono diversi artisti negli ultimi decenni dell’Ottocento, in particolare Van Gogh, Gauguin, Munch ed Ensor, che possono essere considerati pre-espressionisti. <br />
  41. 41. Nella loro pittura, infatti, sono già presenti molti degli elementi tipici dell'espressionismo: l'accentuazione cromatica, il tratto forte ed inciso, ladrammaticità dei contenuti.<br />Il DieBrücke ("Il Ponte") fu un gruppo di artisti espressionisti tedeschi formatosi a Dresda il 7 giugno 1905. Sebbene il loro nome si ispirasse ad un passaggio tratto da Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche in cui si parlava del potenziale dell’umanità di rappresentare gradualmente un "ponte" verso un futuro più perfetto (Übermensch - Il superuomo), <br />i membri di DieBrücke puntarono invece a creare un ‘ponte’ tra la tradizionale pittura neoromantica tedesca e la nuova pittura espressionista moderna. <br />
  42. 42. DieBrücke fu uno dei due gruppi di pittori tedeschi fondamentali per l’espressionismo, l’altro, DerBlaueReiter ("Il cavaliere blu") si formò a Monaco di Baviera nel 1911.<br />I membri di DieBrücke si isolarono in un quartiere operaio di Dresda e svilupparono uno stile comune basato su colori accesi, tensione emozionale, immagini violente e una certa influenza del primitivismo.<br />
  43. 43. Dopo essersi inizialmente concentrato esclusivamente su argomenti di natura urbana, il gruppo si avventurò in spedizioni nella Germania del Sud organizzate da Mueller e produsse più nudi e immagini arcadiche.<br />Il gruppo DieBrücke voleva porsi come un ponte tra vecchio e nuovo, contrapponendo all'Ottocento realista e impressionista un 900 espressionista e antinaturalista. I soggetti della loro pittura sono omogenei come: la realtà metropolitana, nudi nel paesaggio, gruppi di ballerini e scene da circo. Vi sono molti colori e spigolosità delle forme.<br />
  44. 44. L'esponente più importante di questo gruppo fu Ernst Ludwig Kirchner che realizzò Cinque donne per strada, nel 1913, e rappresenta cinque prostitute in attesa nelle vie squallide di Berlino. Le cinque donne sono rappresentate con pellicce e cappelli di piume, mentre i bagliori giallognoli si riscontrano nei loro lunghi abiti come lame di luce che fanno risaltare l'azzurro-verde dei loro abiti. I loro volti sono taglienti poiché sono rappresentate come tetre forme animalesche, dispensatrici di morte e simbolo dell'inaridirsi dei sentimenti.<br />
  45. 45. Barbie icona di plastica<br />Quando la perfezione diventa una questione di culto<br />
  46. 46. STORIA<br />Barbie è una delle bambole più vendute al mondo, il primo esemplare in commercio risale al 9 marzo 1959. La Barbie più venduta è stata distribuita nel 1992, TotallyHair Barbie, con capelli acconciabili lunghi fino ai piedi della bambola.<br /> <br />Mentre Ruth Handler guardava sua figlia giocare con delle bambole di carta, si rese conto che spesso le piaceva dare alle bambole dei ruoli da adulti. All'epoca la maggior parte delle bambole rappresentava neonati. Realizzando che poteva trattarsi di una ottima scelta di mercato, Handler suggerì l'idea di una linea di bambole dall'aspetto adulto a suo marito Elliot, il co-fondatore della casa di giocattoli Mattel. Inizialmente l'idea non sembrò entusiasmarlo molto. Rielaborando l'idea di una bambola simile all'idea che aveva in mente, commercializzata in Germania, (la Bild Lilli ), la Handler, aiutata dall'ingegnere Jack Ryan, creò la prima Barbie, a cui fu dato il nome della figlia degli Handler, Barbara appunto. Barbie fece la sua apparizione nei negozi il 9 marzo 1959, vestita con un costume zebrato, e con i capelli legati con una lunga coda. Costruita in Giappone, nel primo anno di "vita", furono vendute 350.000 Barbie. Barbie è stato anche il primo giocattolo ad avere una strategia di mercato basato massicciamente sulla pubblicità televisiva, strategia successivamente ripresa da tutti i giocattoli a venire. È stato stimato che oltre un miliardo di Barbie sono state vendute in oltre 150 nazioni, e la Mattel ha dichiarato che vengono vendute tre Barbie al secondo. <br />
  47. 47. BARBIE: FENOMENO DI CULTO E COSTUME<br />Immersi nella società dell’immagine, da sempre continuiamo ad esser schiavi della bellezza e sottoposti a servirla, a volte, anche al caro prezzo di vere e proprie privazioni e sofferenze fisiche. É stata abbandonata definitivamente l’era dell’ essere e abbracciata invece, con entusiasmo, quella dell’ apparire che fa della fisicità un simbolo, una condizione. Viene quindi spontaneo domandarsi quanto effettivamente pesino i modelli di bellezza presentati dalla cultura (del mondo industrializzato) e dai mass-media che ci influenzano spingendoci a perseguire ideali di perfezione spesso irraggiungibili. Se nell’antica Grecia il modello di perfezione estetica femminile era scolpito nelle forme rotonde e nei fianchi pronunciati della ”Venere di Milo”, oggi è rappresentato dal fisico esile e slanciato, dal seno piccolo e dal sorriso smagliante della bambola più famosa al mondo: la Barbie. <br />La Barbie oltre ad essere la compagna di gioco della maggior parte delle bambine costituisce una vera e propria icona di bellezza di plastica che moltissime donne sognano di raggiungere. Per rimodellare parti del corpo poco estetiche, una soluzione è ricorrere alla chirurgia plastica, attualmente abusata a tal fine, distorcendo lo scopo medico iniziale di correzione per motivi di salute. Alla base della richiesta degli interventi in chirurgia plastica si trova un possibile disagio con sé stessi ma anche l’esigenza di sentirsi “all’altezza” dei canoni di bellezza a noi proposti. Oggi infatti le motivazioni che spingono a sfruttare questo rimedio sono spesso futili e superficiali.<br />
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