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RESTAURO COMPLESSO RELIGIOSO DI SAN PEDRO A LAMBAYEQUE - PERU

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Testo della tesi di laurea nel Politecnico di Milano 2004.

Testo della tesi di laurea nel Politecnico di Milano 2004.

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  • 1. Politecnico di MilanoFacoltà di architetturaCorso di laurea in architetturaRESTAURO DEL COMPLESSO RELIGIOSO DI SAN PEDRO A LAMBAYEQUE (PERÚ)Relatore: Professore Stefano della TorreStudente: Torres Reyna Hugo WilfredoMatricola: 193220Anno accademico 2003-2004
  • 2. 2
  • 3. AGRADECIMIENTOSEl presente trabajo es el resultado de la colaboración desinteresada de muchas personas que hanhecho posible su realización.Quisiera agradecer a mi maestro peruano arquitecto Jorge Teodoro Cosmópolis Bullón, por todo elapoyo, la información y su constante guia dentro de este proceso de investigación.Mi agradecimiento también al arquitecto Yvan Paul Guerrero Samamé y al arquitecto Oscar MontjoyOrtega por su amistad sincera, la continua preocupación por la busqueda informativa y lacoordinación logistica. Mi grande reconocimiento también a la arquitecta argentina Graciela MaríaViñuales por su asesoria científica y por los consejos que resultaron ser muy útiles.Quisiera hacer extensivas las gracias a la Doctora Elvina Pieri, por la disponibilidad y la ayudaconstante en todos los momentos de este trabajo y durante mi vida universitaria aqui en Italia.Agradezco profundamente al Profesor Stefano della Torre por haber aceptado ser mi asesor de tesisaqui en Italia y haberme guiado desde los cursos de restauración en la universidad italiana, sinolvidarme de agradecer al Politecnico di Milano por haberme recibido y darme la oportunidad dedesarrollarme profesionalmente.Finalmente, agradezco a mis padres Hugo y Carmela, a mis hermanos, la familia por habermeapoyado en cada paso de mi vida y a mi esposa Francis por haber continuado a creer en Mi, asicomo quiero recordar a todos mis amigos por haberme sostenido desde lejos con su afecto.Milán, diciembre 2004.RINGRAZIAMENTIIl lavoro qui presentato è il risultato dell’aiuto e collaborazione disinteressata di tante persone chehanno reso possibile la sua realizzazione.Vorrei ringraziare il mio maestro peruviano, l’architetto Jorge Teodoro Cosmópolis Bullón, per tuttol’appoggio, l’informazione e la sua guida costante in questo processo di ricerca.Allo stesso modo sono grato all’architetto Yvan Paul Guerrero Samamé e all’architetto OscarFernando Montjoy Ortega, per la loro amicizia sincera e continua preoccupazione per la ricercainformativa e la coordinazione logistica. La mia riconoscenza all’architetta argentina Graciela MaríaViñuales per la sua autorevole opinione e per i consigli che sono stati molto utili.Vorrei ringraziare anche la dott.sa Elvina Pieri per la disponibilità e l’aiuto costante in tutti i momenti diquesto lavoro e della mia vita universitaria qui in Italia.Esprimo, inoltre, la mia più viva gratitudine al professor Stefano della Torre per aver accettato diessere il mio relatore di tesi, oltre che al Politecnico di Milano per avermi accolto e dato l’opportunità disviluppare le mie idee.Infine, ringrazio i miei genitori Hugo e Carmela, ai miei fratelli e la mia famiglia, per avermi sostenutoin ogni passo della mia vita, e mia moglie Francis per aver continuato a credere in me, così comevoglio ricordare tutti i miei amici che mi hanno spronato da lontano con il loro affetto.Milano, dicembre 2004. 3
  • 4. Indice relazioneI ANALISI PRELIMINARE 151.1 Introduzione 151.2 Fabbricazione 171.3 La storia dell’adobe come materiale costruttivo nel Perú 18 1.3.1 Epoca pre Inca: huacas, templi, città, edifici pubblici, abitazioni, morfologia dell’adobe e sistemi di tessitura geometrica 18 1.3.2 Epoca Inca: La conquista inca e la conservazione delle tecniche costruttive 27 1.3.3 Epoca coloniale: casonas, chiese, edifici pubblici 28 1.3.4 Epoca attuale: le case d’adobe nel Perú 301.4 Tipi di degrado e patologia dell’adobe 31 1.4.1 Degrado biologico 31 1.4.2 Degrado per agenti climatici o d’intorno 31 1.4.2.1 Degrado per la presenza d’acqua 31 1.4.2.2 Per l’azione eolica 31 1.4.2.3 Per i movimenti sismici 32 1.4.2.4 Chimici 32II ANALISI DEL COMPLESSO RELIGIOSO 332.1 Analisi storica 33 2.1.1 Inquadramento storico 33 2.1.2 Le Cappelle Dottrinali 36 2.1.3 Posizione della chiesa nella colonia del Perú 37 2.1.4 Riferimenti bibliografici di Lambayeque e le sue quattro Ramadas 37 2.1.5 Conclusioni 45 2.1.6 Quadro Cronologico 46 2.1.7 Documentazione storica 482.2 Importanza del complesso religioso nella storia del Perú 502.3 Inquadramento geografico e caratteristiche climatiche 512.4 Descrizione architettonica 532.5 Degrado degli edifici 56 2.5.1 CHIESA MAGGIORE DI SAN PEDRO 56 2.5.1.1 Facciata principale 56 2.5.1.1.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 56 2.5.1.1.2 Degrado antropico 60 2.5.1.2 Facciata laterale destra 62 2.5.1.2.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 62 2.5.1.2.2 Degrado Antropico 67 2.5.1.3 Facciata laterale sinistra (di fronte alle Cappelle) 69 2.5.1.3.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 69 2.5.1.3.2 Degrado Antropico 72 2.5.2 RAMADA DE SAN ROQUE 74 2.5.2.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 75 2.5.2.2 Degrado dovuto ai movimenti sismici (indirettamente) 76 2.5.2.3 Degrado Antropico 77 2.5.3 RAMADA DE SANTA CATALINA 79 2.5.3.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 79 2.5.3.2 Degrado Antropico 80 2.5.4 RAMADA DE SAN PEDRO (attuale Cappella di San Francisco) 81 4
  • 5. 2.5.4.1 Facciata principale 81 2.5.4.1.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 81 2.5.4.1.2 Degrado Antropico 84 2.5.4.2 Muri 86 2.5.4.2.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 86 2.5.4.3 Pavimenti 96 2.5.4.3.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali 96 2.5.4.3.2 Degrado antropico 97 2.5.4.4 Elementi in legno lavorato 99 2.5.4.4.1 Serramenti 99 2.5.4.4.2 Cancelli in legno 102 2.5.4.5 Pilastri 103 2.5.4.6 Tetti 109 2.5.4.6.1 Degrado dovuto all’azione dell’uomo per interventi non adeguati 109III ANALISI DI QUATTRO ESEMPI DI RESTAURO CONTEMPORANEI A LAMBAYEQUE (PERÚ) 1143.1 Restauro della chiesa di Jayanca 114 3.1.1 L’intervento di restauro 114 3.1.2 Conclusioni 1183.2 Restauro della casona Montjoy (Casa della Logia) 119 3.2.1 L’intervento di restauro 119 3.2.2 Conclusioni 1233.3 Restauro del Convento de Santa María 124 3.3.1 L’intervento di restauro 124 3.3.2 Conclusioni 1273.4 Restauro della Cappella Dottrinale di Mórrope 128 3.4.1 L’intervento di restauro 128 3.4.2 Conclusioni 131IV L’INTERVENTO DI RICUPERO E RESTAURO 1324.1 Considerazioni Generali 1324.2 Macro intervento (aree comuni) 132 4.2.1 Sostituzione dei pavimenti nelle aree calpestabili del Complesso 132 4.2.2 Costruzione di un sistema di scarico pluviale 1344.3 Interventi Specifici 136 4.3.1 Chiesa Maggiore di San Pedro 136 4.3.2 Ramada de San Roque 140 4.3.3 Ramada de Santa Catalina 144 4.3.3.1 Intervento sui muri 144 4.3.3.2 Intervento sulla Porta e finestre 147 4.3.4 Ramada de San Pedro (attuale Cappella de San Francisco) 149 4.3.4.1 Opere preliminari 149 4.3.4.2 Esplorazione archeologica 149 4.3.4.3 Consolidamento delle fondazioni 150 4.3.4.3.1 Ipotesi 1: Metodo del Jet-grouting 150 4.3.4.3.2 Ipotesi 2: Sostituzione delle fondazioni 151 4.3.4.4 Intervento sul pavimento 153 4.3.4.5 Consolidamento dei pilastri 154 4.3.4.6 Interventi sui muri 155 4.3.4.6.1 Nel caso di fratture 155 4.3.4.6.2 Nel caso di umidità 155 5
  • 6. 4.3.4.6.3 Nel caso di sostituzione 156 4.3.4.6.4 Ricostruzione del muro crollato 156 4.3.4.6.5 Inserimento di travi di legno nella parte superiore dei muri 156 4.3.4.6.6 Applicazione dell’Intonaco 157 4.3.4.7 Intervento sul tetto 158 4.3.4.7.1 Costruzione del nuovo tetto 158 4.3.4.7.2 Sistema di scarico pluviale 159 4.3.4.8 Restauro dei balaustre in legno e telai delle nicchie 159 4.3.4.9 Restauro della Facciata 159 4.3.4.9.1 Intervento sulle fondazioni 159 4.3.4.9.2 Interventi sui muri 160 4.3.4.9.3 Intervento sulla porta e finestre 160 4.3.4.9.4 Modanature e decorazioni 160 4.3.4.9.5 Anastilosi 1604.4 Considerazioni Finali 1614.5 Bibliografia 163 6
  • 7. INDICE DELLE FIGUREfig.1. “Gaveras” per fare adobes. Progetto di restauro della Cappella Dottrinale di Mórrope a Lambayeque (Perú) 17fig.2. Adobe per Restituzione. Progetto di restauro della Cappella Dottrinale di Mórrope a Lambayeque (Perú) 17fig. 3. Huaca del Dragón, Trujillo 19fig. 4. Huaca Larga, Túcume 19fig. 5. Huaca San Marcos, Lima 19fig. 6. Huaca San Marcos, Lima 19fig. 7. Fortezza di Paramonga, Costa Centrale. Nord di Lima. 19fig. 8. Plastico del Tempio “El Brujo”. Trujillo, Costa Nord 20Fig. 9. Particolare di decorazioni policrome in un muro di adobe. Tempio della Luna. Trujillo. Costa nord 21fig. 10-11. Decorazione in un muro di adobe nei Templi di Chan Chan. Trujillo. Costa Nord 21fig. 12. Planimetria aerea di Túcume. Lambayeque. Costa Nord 22fig. 13. Città di Túcume. Lambayeque. Costa Nord 22fig. 14. Tipologia degli edifici pubblici nella Costa Nord, Perú 23fig. 15. Ricostruzione ipotetica. Sipán, Lambayeque. Costa Nord 23Fig. 16-17. Rappresentazione di case mochica in ceramica scultoria 24fig. 18. Ricostruzioni ipotetiche delle abitazioni mochica e dei sistemi costruttivi utilizzati in quell’epoca (fonte Cd Sipan) 24fig. 19. Diversi tipi di adobe pre Inca 25fig. 20. Diverse tipologie di tessiture con adobe nelle strutture Pre Inca 26fig. 21 Diverse viste del centro Inca di Tambo Colorado. Pisco. Costa Centromeridionale 27fig. 22. Casonas in Plaza de Armas. Trujillo. Costa Nord 28fig. 23. Plaza de Armas e Cattedrale. Trujillo. Costa Nord 28fig. 24. Chiese del XVI secolo. San Roque, Santa Catarina e San Pedro. Chiamate “Ramadas”. Lambayeque, Costa 29Nord del Perúfig. 25. Chiesa di Etén nell’anno 1907. Fotografata da H. Bruning. Lambayeque. Costa Nord 29fig. 26. Casa d’adobe in Túcume. Costa Nord del Perú. 30Fig. 27. Progetti moderni che evidenziano l’uso del l’adobe come materiale da costruzione. Túcume. Costa Nord del 30Perú.fig. 28 Pianta di Lambayeque nel 1779 e particolare ingrandito dello stessa, nell’Opera “Trujillo del Perú” del Vescovo 41Martínez de Compañón, dove si può notare lubicazione delle Cappelle. (fonte: Manuscritos de América)fig. 29 “Stato che indica il numero di abitanti della diocesi di Trujillo del Perú con la distinzione di caste fatta dal suo 41attuale Vescovo" (fonte Manuscritos de América 1789)fig. 30. “Situazione che indica le Chiese che sono state costruite dalle fondamenta fin dallanno 1779, quando cominciò 41a governare questa Diocesi il suo attuale vescovo Don Baltasar Jayme Martínez Compañon fino a questa data; conindicazione del suo materiale, lunghezza e larghezza, oltre a quelle che da questa epoca sono state restauratenotevolmente, il tutto senza alcun costo da parte della Reale Tesoreria di S. M..."(fonte Manuscritos de América 1879)fig. 31. Atlas geográfico del Perú, pubblicato a spese del Governo peruviano, quando era Presidente il Liberatore, Gran 44Maresciallo Castilla, da Mariano Felipe Paz Soldan... Paris, Libreria di Augusto Durand, Avenue de Gres-Sorbonne, 7.1865. Paris. - Stampa di Ad. Laine e J. Havard, Avenue des Saints-Peres, No. 19, nell’anno 1865; si noti la differenzad’ubicazione delle Chiese.fig. 32. Mappa fisico-politica del Dipartimento di Lambayeque 51fig. 33. Ubicazione del complesso religioso di San Pedro a Lambayeque. 52fig. 34. Pianta di riferimento del Complesso religioso di San Pedro a Lambayeque 52fig. 35. Prospetto principale della Chiesa Maggiore di San Pedro, si può osservare in colore rosso l’alterazione cromatica 56nei muri .fig. 36. Foto della facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 57fig. 37. Incrostazioni nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 57fig. 38. Disgregazioni nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 58fig. 39. Efflorescenza nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 58fig. 40. Erosione nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 59fig. 41. Fessurazione nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 59fig. 42. Mancanze nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 60fig. 43. Schema dove si possono vedere le restituzioni con intonaco a base di cemento utilizzate per 60coprire le macchie di umidità, e la nuova porta sotto la torre destra nella facciata principale della ChiesaMaggiore di San Pedro.fig. 44. Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 61fig. 45. Alterazioni cromatiche sulla facciata laterale destra 62fig. 46. Fotografia della facciata laterale destra 62fig. 47. Fotografia della facciata laterale destra, dove si mostrano le alterazioni cromatiche. 63fig. 48. Incrostazioni sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 63fig. 49. Distacco sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 64fig. 50. Disgregazione sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 64fig. 51. Efflorescenza sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 65fig. 52. Erosione sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 65fig. 53. Esfoliazione sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 65fig. 54. Fessure sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 66fig. 55. Lacune sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 66fig. 56. Mancanza dell’intonaco sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 66fig. 57. Restituzione con materiali moderni (cemento) sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 67 7
  • 8. fig. 58. Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San 68Pedrofig. 59. Alterazione cromatica sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 69fig. 60. Incrostazione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 69fig. 61. Distacco dell’intonaco sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 70fig. 62. Disgregazione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 70fig. 63. Efflorescenza sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 70fig. 64. Erosione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 71fig. 65. Esfoliazione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 71fig. 66. Fessure sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 71fig. 67. Restituzione dell’intonaco perso con altro a base di cemento sulla facciata laterale sinistra della Chiesa 72Maggiore di San Pedro.fig. 68. Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San 73Pedrofig. 69. Foto del crollo del muro di adobes che serviva come appoggio laterale sinistro della facciata della Ramada de 74San Roque (anno 2001)fig. 70. Distacco dell’intonaco nella Facciata della Ramada de San Roque 75fig. 71. Foto dove si può osservare il distacco dell’intonaco della Facciata della Ramada de San Roque 75fig. 72. Erosione dei mattoni nella Facciata della Ramada de San Roque 75fig. 73. Foto dove si può osservare l’erosione dei mattoni nella Facciata della Ramada de San Roque 75fig. 74. Fessure sulla facciata della Ramada de San Roque 76fig. 75. Fotografia dove si possono vedere le fessure sulla facciata della Ramada de San Roque 76fig. 76. Modificazione della struttura originale nella facciata della Ramada de San Roque 77fig. 77. Fotografia dove si possono osservare le modificazioni fatte alla Facciata della Ramada de San Roque 77fig. 78. Fotografia dove si possono osservare lo zoccolo in cemento in tutta l’estensione della facciata. 77fig. 79 Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata della Ramada de San Roque 78fig. 80. Schema dove si indicano le zone con alterazione cromatica 79fig. 81 Fotografia dove si può osservare l’alterazione cromatica nella parte inferiore destra vicino alla Ramada de San 79Pedrofig. 82 Schema dove sono segnate le lacune nella facciata de Santa Catalina 79fig. 83 Schema dove si indicano le finestre che hanno gli elementi in ferro battuto con ossido 79fig. 84 Schema dove si indicano gli interventi sulla struttura originale nella facciata della Ramada de Santa Catalina 80fig. 85 Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata della Ramada de Santa Catalina 80fig. 86. Alterazione cromatica nella facciata della Ramada de San Pedro 81fig. 87. Fotografia dove si può osservare alterazione cromatica nella facciata della Ramada de San Pedro 81fig. 88. Incrostazione sulla facciata della Ramada de San Pedro. 82fig. 89. Foto dove si può osservare l’incrostazione sulla facciata della Ramada de San Pedro. 82fig. 90. Distacco sulla facciata della Ramada de San Pedro. 82fig. 91. Foto dove si può osservare il distacco dell’intonaco sulla facciata della Ramada de San Pedro. 82fig. 92. Fessure sulla facciata della Ramada de San Pedro. 82fig. 93. Foto della fessura sotto la finestra del corpo destro sulla facciata della Ramada de San Pedro. 82fig. 94. Foto della fessura nel corpo destro, sull’arco del campanile della facciata della Ramada de San Pedro. 83fig. 95. Lacune sulla facciata della Ramada de San Pedro. 83fig. 96. Foto dove si può osservare una delle lacune sulla facciata della Ramada de San Pedro. 83fig. 97. Ossidazione nelle finestre della facciata della Ramada de San Pedro. 84fig. 98. Foto dove si può osservare l’ossidazione degli elementi in ferro delle finestre nella facciata della Ramada de 84San Pedro.fig. 99. Modificazione della struttura originale nella facciata della Ramada de San Pedro. 84fig. 100-101. Fotografie dove si possono osservare le modifiche fatte nella facciata della Ramada de San Pedro. 84fig. 102. Fotografia senza data dove si possono vedere quasi tutti gli elementi originali della facciata della Ramada de 85San Pedro.fig. 103. Fotografia attuale (anno 2004) della facciata della Ramada de San Pedro. 85fig. 104. Elementi che appartengono alla facciata (pinnacoli), conservati all’interno della Ramada de San Pedro. 85fig. 105. Pianta con segnalazione dei fenomeni d’alterazione cromatica sui muri della Ramada de San Pedro. 86fig. 106. Sezione 2-2 con segnalazione dei fenomeni d’alterazione cromatica sui muri dell’ingresso e sul coro della 86Ramada de San Pedro.fig. 107. fotografia dove possiamo osservare il processo d’alterazione cromatica sul coro della Ramada de San Pedro. 86fig. 108 Sezione 5-5 dove si rappresentano le zone d’alterazione cromatica nella sagrestia destra della Ramada de San 86Pedro.fig. 109. Fotografia della zona indicata nella sezione, dove si può osservare il fenomeno d’alterazione cromatica nella 86sagrestia destra della Ramada de San Pedro.fig. 110. Sezione 7-7 che rappresenta l’ubicazione del processo d’alterazione cromatica sul muro interno della facciata 87della Ramada de San Pedro.fig. 111. Fotografia dove possiamo osservare il processo d’alterazione cromatica sul muro interno della facciata nella 87Ramada de San Pedro.fig. 112. Pianta con segnalazione delle macchie sui muri della Ramada de San Pedro. 87fig. 113. Sezione 1-1 con segnalazione delle macchie sui muri della Ramada de San Pedro. 88fig. 114. Sezione 4-4 con segnalazione delle macchie sui muri della Ramada de San Pedro. 88fig. 115. Sezione 5-5 con segnalazione delle macchie sui muri della Ramada de San Pedro. 88fig. 116. Fotografia dove possiamo osservare le macchie segnate sulla sezione 5-5 (a fianco). 88fig. 117. Sezione 2-2 con segnalazione delle fessure sui muri della Ramada de San Pedro.fig. 118. Sezione 3-3 con segnalazione delle fessure sui muri della Ramada de San Pedro. 89 8
  • 9. fig. 119. Sezione 5-5 con segnalazione delle fessure sul muro posteriore all’altare della Ramada de San Pedro. 89fig. 120. Foto dove si può vedere la fessura sul muro maestro sinistro, vicino a la finestra della Ramada de San Pedro. 89fig. 121. Foto dove si possono vedere le fessure dietro l’altare della Ramada de San Pedro. 89fig. 122. Pianta con segnalazione delle lacune sui muri della Ramada de San Pedro. 90fig. 123. Sezione 1-1 con segnalazione delle lacune sui muri della Ramada de San Pedro. 90fig. 124. Foto dove possiamo vedere le lacune segnate sulla sezione 1-1 del muro maestro sinistro della Ramada de 90San Pedro.fig. 125. Foto dove possiamo vedere la lacuna vicina alla finestra della sagrestia sinistra. 90fig. 126. Sezione 4-4 con segnalazione delle lacune sui muri della Ramada de San Pedro. 91fig. 127. Lacuna nella base del muro maestro sinistro vicino alla finestra. 91fig. 128. Lacuna nella parte media del muro maestro sinistro della Ramada de San Pedro. 91fig. 129. Foto dove possiamo osservare lacuna nel muro della sagrestia sinistra. 91fig. 130. Foto dove possiamo osservare lacuna nel muro della sagrestia destra. 91fig. 131. Sezione 5-5 con segnalazione delle lacune sui muri della Ramada de San Pedro. 91fig. 132. Pianta con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro. 92fig. 133. Sezione 1-1 con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro. 92fig. 134. Sezione 4-4 con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro. 92fig. 135. Sezione 5-5 con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro. 92fig. 136. Pianta con segnalazione delle zone con perdita della cappa pittorica sui muri della Ramada de San Pedro. 93fig. 137. Sezione 2-2 con segnalazione delle zone con perdita della cappa pittorica sui muri della Ramada de San 93Pedro.fig. 138. Sezione 3-3 con segnalazione delle zone con perdita della cappa pittorica sui muri della Ramada de San 93Pedro.fig. 139. Foto della parte superiore dell’altare della Ramada de San Pedro. Possiamo vedere nel muro posteriore la 93perdita della cappa pittorica.fig. 140. Sezione 7-7 con segnalazione delle zone con perdita della cappa pittorica sui muri della Ramada de San 94Pedro.fig. 141. Perdita della cappa pittorica nel muro del battistero. 94fig. 142. Pianta con segnalazione della parte crollata del muro maestro destro della Ramada de San Pedro. 94fig. 143. Sezione 1-1 con segnalazione della parte crollata del muro maestro destro della Ramada de San Pedro. 94fig. 144. Fotografia dove si può osservare la parte crollata del muro maestro destro della Ramada de San Pedro (fonte 95giornale La Industria -Chiclayo).fig. 145. Fotografia presa dall’esterno dove si possono osservare la parte crollata e le macerie del muro maestro destro 95della Ramada de San Pedro (fonte giornale La Industria-Chiclayo).fig. 146. Fotografia del battistero dove si possono osservare la parte crollata e le macerie del muro maestro destro della 95Ramada de San Pedro (fonte giornale La Industria-Chiclayo).fig. 147. Pianta con segnalazione delle macchie sul pavimento della Ramada de San Pedro. 96fig. 148 Fotografia dove si possono vedere lo stato di fatto di un pilastro e la macchia nel pavimento. 96fig. 149. Pianta con segnalazione del cedimento differenziale sul pavimento della Ramada de San Pedro. 97fig. 150. Pianta con segnalazione dei pozzi di esplorazione sul pavimento della Ramada de San Pedro. 97fig. 151. Fotografia del pavimento vicino al coro, in cui sono evidenti il foro del carotaggio e lo strato sottostante al 98pavimento attuale, di mattone (pavimento originale).fig. 152. Fotografia del pavimento alla sinistra dell’altare, in cui si notano alcuni frammenti di gesso, probabili resti della 98stuccatura di una volta crollata.fig. 153. Fotografia del pavimento nella sagrestia destra della Ramada de San Pedro. 98fig. 154. Fotografia della porta principale della Ramada de San Pedro, dove possiamo vedere la mancanza di un pezzo 99di telaio del corpo inferiore sinistro.fig. 155. Fotografia del particolare della porta principale della Ramada de San Pedro, in cui si nota la mancanza di un 99pezzo del telaio inferiore del corpo sinistro.fig. 156. Fotografia del particolare della porta principale della Ramada de San Pedro, che evidenzia il degrado del legno 99nel telaio inferiore del corpo destro.fig. 157. Fotografia della porta del battistero prima del crollo del tetto e del pezzo di muro che l’ha distrutto 100fig. 158. Fotografia della porta del battistero dopo il crollo del tetto e del pezzo di muro che la distrusse. 100fig. 159. Fotografia della nicchia che si trova sul muro della sagrestia destra, il crollo non ha danneggiato il suo telaio in 100legno né rotto il vetro.fig. 160. Fotografia della finestra sinistra della facciata, in cui si osservano la rete metallica inchiodata al telaio, la 101mancanza di un pezzo di vetro e l’ossidazione nell’inferriata.fig. 161. Fotografia della finestra destra della facciata, che presenta gli stessi problemi di quella dell’immagine a sinistra. 101fig. 162. Fotografia frontale dell’altare con vista del cancello che lo circonda. 102fig. 163. Fotografia del cancello del coro. Recentemente il manufatto, che giace al suolo, ha perso uno dei suoi elementi 102a causa della sovrapposizione di materiali pesanti.fig. 164. Pianta con segnalazione dei pilastri che presentano degrado visibile. 103fig. 165. Sezione 2-2 e 3-3 dov’è indicata l’alterazione cromatica dei pilastri. 104fig. 166-167. Ramada de San Pedro. Fotografie dei pilastri 3 (sinistra) e 4 (destra), dove possiamo vedere l’alterazione 104cromatica nelle loro basi. Nella fotografia del pilastro 4, osserviamo anche la macchia nel pavimento, dovuta all’umiditàper capillarità.fig. 168 Sezione 2-2 e 3-3 dove possiamo vedere, segnata in rosso, la mancanza e perdita di rivestimento nei fusti dei 105pilastri della Ramada de San Pedro.fig. 169 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento del fusto, le fessure e fratture nelle basi del pilastro 1055.fig. 170 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento del fusto e la distruzione quasi totale della base nel 105pilastro 7. 9
  • 10. fig. 171 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento del fusto, le fratture sulla base del pilastro 10, 106alterazione cromatica e macchie sul pavimento.fig. 172 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento del fusto nel pilastro 12. 106fig. 173. Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento nella parte superiore del fusto, nel pilastro 5. 106fig. 174. Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento nella parte superiore del fusto, nel pilastro 7. 106fig. 175. Fotografia dove possiamo vedere i problemi del pilastro 5, che ha perso circa il 40% della sua base per 107problemi d’umidità.fig. 176. Fotografia dove possiamo vedere i problemi del pilastro 7, che ha perso quasi tutta la base; si nota, inoltre, la 107macchia d’umidità sul pavimento.fig. 177. Fotografia dove possiamo vedere i problemi del pilastro 10, che ha perso circa il 15% della base; si nota, 108inoltre, la macchia d’umidità sul pavimento.fig. 178. Fotografia dove possiamo osservare i problemi del pilastro 12, tra cui la frattura verticale della base; si nota, 108inoltre, la macchia d’umidità sul pavimento.fig. 179. Fotografia dove possiamo vedere lo stato di fatto nel 2001, La gettata di cemento è stata eseguita in tutta 109l’estensione del tetto della navata della Ramada de San Pedro.fig. 180. Fotografia dove possiamo vedere le fessure sulla gettata di cemento (anno 2001). 110fig. 181. Schema dove si può vedere la zona del tetto crollata nel 2003. 110fig. 182. Schema interno dove si può vedere la zona del tetto crollata nel 2003. 111fig. 183. Fotografia dove possiamo vedere un particolare del sistema costruttivo del tetto, dopo il crollo del anno 2003. 111fig. 184. Fotografia interna del tetto dopo il crollo del 2003, in cui si nota che il sovraccarico è stato tolto e si è 112provveduto a collocare una copertura provvisoria in lamiera di zinco sopra il tetto originale.fig. 185. Fotografia interna del tetto dopo il crollo del 2003, in cui possiamo vedere la perdita quasi totale del 112rivestimento nella parte centrale della navata della Ramada de San Pedro.fig. 186. Fotografia interna del tetto, in cui possiamo vedere la perdita del rivestimento di travi e soffitto vicino al 113lucernario che si trova al centro della navata.fig. 187. Fotografia interna del tetto, che evidenzia la perdita quasi totale del rivestimento delle travi e soffitto nella parte 113centrale della navata.fig. 188. Fotografia del particolare dell’incontro fra trave e pilastro, dove si nota la perdita del rivestimento della trave e 113del soffitto.fig. 189 Prospetto e sezione della torre destra della chiesa di Jayanca 114fig. 190. Foto della chiesa di Jayanca prima dell’intervento, con le sue due torri. 114fig. 191. Foto della chiesa di Jayanca dopo l’intervento con la torre sinistra che rimane. 114fig. 192-193-194. Fotografie delle diverse sequenze del processo di smontaggio e demolizione della chiesa di Jayanca. 114fig. 195-196-197. Fotografie delle diverse sequenze del processo di sostituzione degli elementi degradati nei vani delle 115porte interne alle torrifig. 198-199. Fotografie delle diverse sequenze del processo di consolidazione del punto d’intersezione tra facciata e 115torre sinistra, intervento di “scuci-cuci”.fig. 200. Foto del processo di “scuci-cuci” per la sostituzione dei pezzi di mattone a vista nel corpo della torre destra 115della Chiesa di Jayanca.fig. 201. Foto dell’intervento sulla torre destra, prelievo degli elementi degradati per la sostituzione. 116fig. 202. Foto dell’intervento sulla torre destra, “scuci-cuci” e sostituzione con elementi nuovi. 116fig. 203. Foto dell’intervento sulla facciata, preparazione dello zoccolo di mattone e intonaco che riceverà il rivestimento 116ceramico.fig. 204. Foto dell’intervento sulla facciata, rivestimento ceramico in tutta l’estensione dello zoccolo ad un’altezza di 40 116cm.fig. 205-206. Fotografie che mostrano la finitura dello zoccolo rivestito con materiale ceramico, nella torre destra della 116chiesa di Jayanca.fig. 207. Foto dello scavo per la rete di scarico pluviale. 117fig. 208. Foto della rete di scarico pluviale, installazione del tubo dietro la finitura di mattone, danneggiando la struttura. 117fig. 209. foto della Facciata della casa Montjoy 119fig. 210. Piante distribuzione Casa Montjoy 119fig. 211-212. Fotografie dello stato di fatto prima (sinistra) e dopo (sopra) il restauro eseguito sulla casona Montjoy; 119finestra e muro nella facciata, dove si è applicato l’intonaco di “diablo Fuerte”.fig. 213-214. Fotografia dello stato di fatto della facciata e zoccolo esterno (sinistra), e particolare (sopra) della lesione. 120fig. 215-216. Fotografia dello stato di fatto del pavimento nell’atrio principale (sinistra) e un particolare del pavimento 120originale (sopra).fig. 217. Fotografia dello stato di fatto del balcone della casa Montjoy 121fig. 218. Fotografia senza data dove possiamo vedere il pavimento originale della casa Montjoy oltre agli elementi in 121legno della struttura, pavimento che oggi non esiste più.fig. 219-220. Fotografie dove possiamo vedere lo stato di fatto del tetto di una stanza 121fig. 221. Foto dove possiamo vedere lo stato di fatto dei tetti del primo piano; il sistema costruttivo originale è con travi 122di legno d’algarrobo o huarango, sui quali poggiano elementi di canniccio, il tutto ricoperto con intonaco a base diargilla, imbiancato con calce.fig. 222. Foto dove possiamo vedere lo stato di fatto della cucina, in cui le travi originali d’algarrobo sono state sostituite 122con altre d’eucalipto.fig. 223. Facciata attuale del Convento di Santa María 124fig. 224-225-226. Fotografie di muri crollati nel convento di Santa Maria 124fig. 227-228. Fotografie di arco crollato (sopra) ed elemento decorativo sulle macerie (sotto) 124fig. 229. Fotografia di arco crollato, vista parziale del cortile interno del Convento de Santa María 125fig. 230. Stratigrafia del pavimento nel cortile del Convento di Santa María 125fig. 231. Fotografia di lesioni nei muri del convento di Santa Maria 125fig. 232. Fotografia di lesioni nei muri del convento di Santa Maria 125fig. 233-234. Fotografie dei test nei muri del Convento di Santa María 125 10
  • 11. fig. 235. Fotografia dello scavo per le basi del muro ricostruito nel cortile del Convento di Santa María 126fig. 236. Fotografie dello scavo per il muro ricostruito nel cortile del Convento di Santa María 126fig. 237. Foto dove possiamo vedere la sostituzione delle basi d’adobe con altre in cls 126fig. 238. Foto dove possiamo vedere gli adobes di nuova fabbricazione per la costruzione dei muri con la stessa tecnica 126di quelli originalifig. 239. Fotografia della facciata Cappella Dottrinale di Mórrope 128fig. 240. Prospetto della Cappella Dottrinale di Mórrope 128fig. 241. Fotografia prima del restauro eseguito nel 2002 nella Cappella Dottrinale de Mórrope 128fig. 242. Vista interna con il sistema costruttivo dellepoca, che ha perso il suo ricoprimento e non è più impermeabile 129alla pioggia, si può osservare anche il degrado sul muro maestro laterale di adobes.fig. 243-244. Fotografie dellinterno della navata prima del restauro eseguito nel 2002 129fig. 245. Fotografia interna del tetto della navata nella Cappella Dottrinale di Mórrope 129fig. 246. Fotografia esterna del muro maestro laterale dove si può vedere la distruzione della testa del muro a causa 129dell’infiltrazione della pioggia, prima del restauro del 2002.fig. 247. Fotografia dell’altare maggiore durante il processo di restauro nella Cappella Dottrinale di Mórrope 129fig. 248. Fotografia esterna della base di un pilastro; nel restauro precedente è stato sostituito il materiale originale con 130altro di mattone. Nel nuovo intervento si è sostituito il mattone con adobe migliorato.fig. 249. Fotografia esterna del muro maestro laterale di adobes 130fig. 250-251. Fotografie dove si può vedere il sistema costruttivo originale della chiesa con travi, travetti, pilastri e 130"horcones" di legno d’algarrobo o huarango, La fotografia a sinistra mpstra lo stato precedente allintervento di restaurodel 2002.fig. 252. Esplorazione archeologica nel pavimento della chiesa. Sono state rinvenute delle tombe coloniali, in totale 24, distribuite nella 130navata di fronte allAltare (è stato esplorato solo il 30% della superficie della navata) che sono state rimosse accuratamente.fig. 253. Fotografia di un adobe fabbricato per la sostituzione, in cui si nota la sigla del progetto, per renderlo riconoscibile e distinguibile 130dai materiali originali.fig. 254. Foto dell’atrio principale e accesso alla Chiesa Maggiore del Complesso di San Pedro, in cui si può vedere il 132pavimento attuale.fig. 255. Foto dell’atrio laterale e accesso alle “Ramadas” di San Pedro, in cui si può vedere il pavimento attuale. 132fig. 256. Foto dell’atrio laterale, nella parte dell’ingresso alla Ramada de San Pedro 133fig. 257. Foto di un particolare del pavimento nell’atrio della Ramada de San Pedro 133fig. 258. Schema dove si mostra l’area di pavimento da ritirare e sostituire sulle aree calpestabili del Complesso di San 133Pedro a Lambayeque.fig. 259. Particolare costruttivo dell’incontro tra un muro ed i pavimenti delle aree calpestabili del Complesso 134fig. 260. Pianta del Complesso Religioso di San Pedro, dove possiamo vedere lo schema di scarico pluviale 135fig. 261. Sezione 1-1, profilo di canale pluviale e atrio d’accesso principale alla Chiesa Maggiore di San Pedro. 135fig. 262. Particolare del canale pluviale 136fig. 263. Prospetto dove possiamo vedere la collocazione del sistema di tubi in terracotta 137fig. 264. Sezione di muro dove possiamo vedere il sistema di tubi in terracotta 138fig. 265. Schema che mostra le zone da liberare nella facciata della Ramada de San Roque 141fig. 266-267. Schemi che mostrano le restituzioni e costruzioni nella facciata della Ramada de San Roque 142fig. 268. Intervento di Restauro sulla facciata della Ramada de San Roque 143fig. 269-270 - 271. Schemi che mostrano gl’interventi sui muri nella facciata della Ramada de Santa Catalina 144fig. 272. Schemi che mostrano gl’interventi sulla porta e finestre nella facciata della Ramada de Santa Catalina 147fig. 273. Facciata della Ramada de Santa Catalina Restaurata 148fig. 274. Schema che mostra il funzionamento del metodo di jet-grouting (Ramada de San Pedro) 150fig. 275. Schema che mostra la forma di fare gli scavi lungo il muro (Ramada de San Pedro) 151fig. 276. Schema che mostra il ritiro della porzione di muro danneggiata (Ramada de San Pedro) 151fig. 277. Schema che mostra il getto di calcestruzzo per le basi. (Ramada de San Pedro) 152fig. 278. Schema che mostra la cassaforma e il getto di calcestruzzo per il consolidamento dei muri 152fig. 279. Schema che mostra gli strati sotto il pavimento in mattone (Ramada de San Pedro) 153fig. 280. Schema di scatola in cls per il consolidamento strutturale dei pilastri (Ramada de San Pedro) 154fig. 281. Schema di consolidamento strutturale dei pilastri (Ramada de San Pedro) 155fig. 282. Schema d’inserimento delle travi nella parte superiore dei muri (Ramada de San Pedro) 156fig. 283. Particolare 1 dell’inserimento delle travi di legno sul muro d’adobe (Ramada de San Pedro) 157fig. 284. Particolare 2 dell’inserimento delle travi di legno sul muro d’adobe (Ramada de San Pedro) 158fig. 285. Schema costruttivo del tetto (Ramada de San Pedro) 158fig. 286. Schema di scarico pluviale sul tetto della Ramada de San Pedro 159fig. 287. Facciata Restaurata della Ramada de San Pedro 160 11
  • 12. INDICE DELLE TABELLETabella 1. “Stato che dimostra il numero d’abitanti della diocesi di Trujillo del Perú con 43distinzione di caste formulata dal suo attuale Vescovo" 12
  • 13. ELENCO TAVOLETavola 1. Rilievo fotografico Complesso Religioso. Scala 1:100 000 – 1:2000 – 1:500 167Tavola 2. Rilievo fotografico Ramada de San Pedro. Scala 1:2000 – 1:100 169Tavola 3. Stato di fatto pianta e prosp. Complesso. Scala 1:500 – 1:200 – 1:100 171Tavola 4. Stato di fatto Ramada de San Pedro. Scala 1:100 173Tavola 5. Quattro esempi di restauro contemporanei a Lambayeque (Perú). Scala 1:100 175Tavola 6. Progetto di restauro macrointerventi (aree comuni). Scala 1:2000 – 1:500 – 1:25 177Tavola 7. Progetto di restauro Chiesa Maggiore di San Pedro. Scala 1:200 – 1:25 179Tavola 8. Progetto di restauro Facciata Ramada San Roque. Scala 1:2000 – 1:100 – 1:50 181Tavola 9. Progetto di restauro Facciata Ramada de Santa Catalina. Scala 1:100 – 1:50 – 1:25 183Tavola 10. Progetto di restauro Ramada de San Pedro. Scala 1:200 – 1:100 - 1:50 – 1.25 – 1:20 185 13
  • 14. ABSTRACTPer capire la ragione che mi ha indotto a scegliere come argomento di tesi il restauro e conservazionedel Complesso Religioso di San Pedro di Lambayeque, è necessario entrare in empatia conl’ambiente in cui sono nato e vissuto. Il Perú, un paese ricco di testimonianze storiche edarcheologiche, più di ogni altro territorio permette di convivere con espressioni artistiche e culturalicontrastanti, in cui la storia dei popoli precolombiani, ad un certo punto si fonde con le tradizionieuropee derivanti dalla Conquista spagnola. Pur senza confutare gli effetti negativi per le popolazioniautoctone, costrette ad un impatto fortissimo tale de destabilizzare ogni loro credenza e visione delcosmo, sradicando un sistema sociale basato su concetti di reciprocità e dualismo, bisognaconsiderare gli eventi sotto un profilo d’incontro/scontro di due mondi, quello europeo con una con unasua visione antropocentrica e l’altro, con una concezione cosmocentrica, in cui il tempo è circolare eciclico e lo spazio è inteso come un percorso sacro, in cui l’uomo si muove all’unisono con le forzedella natura.Nel caso delle Ramadas di Lambayeque, ci troviamo di fronte ad un esempio rarissimo di sincretismoarchitettonico, che si basa sulla fusione d’elementi indigeni e sull’apporto di nuovi concetti esteticimaturati nel tardo Rinascimento europeo. Il progetto qui illustrato, ha lo scopo di salvare dalladistruzione quasi certa un complesso religioso sorto grazie all’interazione e al contributo di genti tantodiverse, però unite da un sentimento religioso senza confini definiti. Gli Spagnoli riuscirono a far levasulla profonda religiosità dei nativi per erigere i loro santuari in corrispondenza degli luoghi sacriancestrali, con la speranza di sradicare quella che definivano idolatria, generando inveceun’alternativa di fede in cui le antiche credenze si combinavano abilmente. L’esempio più interessantedi tale effetto, si può rilevare nella tecnica costruttiva adottata per la costruzione delle Ramadas, in cuisi usano quasi totalmente i materiali tradizionali della costa peruviana (gli adobes o mattoni crudi,legnami adeguati, intonaci già sperimentati, coperture leggere e isolanti) ed i sistemi costruttivi adottatinei centri templari e nei siti abitativi.Nel corso di questo lavoro, dopo una previa analisi storica del territorio e della situazione attuale,tratterò temi di natura tecnica e metodologica, ipotizzando la possibilità reale di salvaguardia delcomplesso religioso di Lambayeque, descrivendo esperienze già fallite o consolidate e proponendonuovi specifici interventi, finalizzati al recupero globale di una testimonianza storica che non haparagoni nel territorio peruviano. 14
  • 15. RESTAURO DEL COMPLESSO RELIGIOSO DI SAN PEDRO A LAMBAYEQUE (PERÚ)I ANALISI PRELIMINAREIl materiale: “L’adobe storico nella costa settentrionale e centrale del Perú”1.1 IntroduzioneSin dai tempi preispanici, l’uomo peruviano ha usato l’adobe per costruire le sue dimore. Le tecnichedi produzione sono varie e si sono evolute in base all’ambiente e al tipo di materiale esistente nellazona d’abitazione. Ancor oggi, è frequente trovare delle opere costruite dagli antichi peruviani, la cuiabilità tecnica e destrezza suscitano ammirazione e meraviglia anche in tempi moderni. Le distinteculture che si formarono prima dell’arrivo degli Inca e degli Spagnoli, usarono questo materiale sia perla rapidità della fabbricazione, sia perché l’argilla necessaria si può trovare in quantità abbondante inquesto territorio, grazie alla conformazione geologica che caratterizza l’ambiente costiero peruviano.Ogni società costiera preincaica ha impiegato una tecnica costruttiva diversa, adattandola alle proprieesigenze e tradizioni culturali.Gli adobes erano fabbricati dalla popolazione sia per erigere le proprie abitazioni, sia per l’edificazionedei templi e dei palazzi destinati alle autorità o personaggi di rango; dalle testimonianzearcheologiche, si può attestare che il mattone crudo era l’elemento principale utilizzato perl’architettura urbana, funeraria e cerimoniale.Gli Inca, la cui civiltà ebbe origine nella zona dell’altipiano meridionale del Perú, svilupparono unatecnica costruttiva differente, basata sulle risorse ambientali, che favorì l’utilizzo della pietra, nella cuilavorazione furono maestri. All’epoca della loro espansione imperiale e conquista d’altri territori, essipreservarono le testimonianze architettoniche di ciascun popolo, spesso adottando i materiali edilizilocali per le nuove costruzioni. Per tale ragione gli Spagnoli, arrivati nel 1532, trovarono le vestigia dimagnifiche dimore e templi fatti con adobe, tetti di legno stuccati con terra cruda e dei bei mosaicilavorati nello stesso materiale.Dopo la conquista del Perú, i conquistatori decisero di erigere le chiese, gli edifici pubblici e le casecon la stessa tecnologia anche se in differente stile, allo scopo di sfruttare la mano d’opera e laconoscenza costruttiva degli indios.Non è difficile capire questa scelta, se pensiamo che la Spagna fu soggetta per secoli alladominazione araba, e per tale motivo adottò l’uso del mattone crudo, che fu ampliamente usato nelterritorio, assimilando così le tradizioni costruttive moresche.In Messico, quando esso fu convertito in dominio della corona spagnola, avvenne il medesimofenomeno, poiché gli invasori erano gli stessi e la tradizione architettonica autoctona era similenell’area meridionale di questo paese.L’uso dell’adobe ancora è abbastanza diffuso nel Perú, soprattutto nella costa, e si fabbrica come 800anni fa. La tecnica utilizzata non ha subito variazioni sostanziali, ad eccezione di alcune modificheapportate negli ultimi cinquant’anni. Ciò si deve al fatto che all’interno delle università peruviane, ilmateriale è stato studiato con maggior attenzione e, dopo le necessarie sperimentazioni, si è diffusol’impiego dell’“adobe estabilizado” (stabilizzato), che ha un miglior comportamento termico e sismico.Prioritariamente, le costruzioni coloniali furono edificate con tecniche miste, usando i diversi materialidella tradizione indigena e con aggiunte spagnole nella parte concettuale, per esempionell’architettura religiosa e civile.In Perú, attualmente si stanno studiando il degrado e le possibili tecniche d’intervento e restaurodell’adobe, anche in forma sperimentale, come avviene pure in altre parti del mondo che hannonecessità di conservare analoghe testimonianze del proprio patrimonio architettonico. Purtroppo, perle sue peculiari caratteristiche di materiale crudo, “l’adobe” rappresenta un elemento per la cuiconservazione risulta molto difficile ottenere risultati definitivi o applicare metodologie d’intervento 15
  • 16. conclusive. La causa di tale difficoltà si deve alla dislocazione dei monumenti d’interesse in areegeografiche molto diverse e lontane tra loro, in cui gli elementi di degrado sono dovuti ad una serie divariabili determinanti, quali la composizione chimica del terreno e l’incidenza climatica.Ho scelto questo tema, perché vorrei cercare di capire, insieme ai miei maestri peruviani e italiani,cosa possiamo fare di concreto per difendere il nostro patrimonio monumentale culturale e ancheperché sono stato da sempre affascinato dalle “Huacas”, che mi hanno colpito per la grandezzacognitiva dei loro costruttori e per la forza dell’immagine trasmessami da tali monumenti, di cui lapotenza dell’impatto visivo ha lasciato in me un segno indelebile.Milano, 28 ottobre 2004 16
  • 17. 1.2 FabbricazioneL’adobe è un mattone d’argilla cruda, lavorato a mano per conferirgli la forma desiderata, che puòessere conica, rettangolare, quadrangolare, paniforme o altro, e successivamente essiccato al sole oall’ombra. Le sue dimensioni variano secondo la zona di produzione e le caratteristiche intrinseche delmateriale utilizzato.La tecnica per fare gli adobes è la stessa che si usava sin dai tempi preinca. Con la terra argillosacomune, oltre ai mattoni crudi, si ricavano la malta per i giunti, lo stucco per la finitura e l’impasto pergli intonaci che proteggono o decorano le pareti delle costruzioni, sia all’esterno che all’interno. Nontutte le terre sono adeguate per questi fini. I suoli sono costituiti da un miscuglio di sabbia, ghiaia eargilla che, impastato con acqua, può dare il prodotto necessario. Se non c’è una percentualesufficiente d’argilla in un suolo, il miscuglio d’acqua e terra non sarà abbastanza resistente quandoasciuga, se invece non c’è un contenuto sufficiente di terra e ghiaia nel terreno, il prodotto desideratorischia di fessurarsi una volta asciutto.La prima fase per la fabbricazione dell’adobe consiste nel preparare delle palline di 2 cm di diametrocon la terra di cantiere ben asciutta. In seguito si deve tentare di romperle, facendo pressione con lamano: se non si sgretolano, significa che la terra usata è adatta alla produzione dei mattoni.Si accumula poi la terra e si mescola con acqua, lasciando riposare l’impasto per uno o due giorni,aggiungendogli poi una parte di paglia (tagliata a pezzi di 5 cm) per ogni otto di terra.Successivamente, si fabbricano degli adobes di prova e si lasciano essiccare al sole per uno o duegiorni e, se una volta asciutti, presentano delle fessure, ciò significa che si deve aggiungere dellasabbia.Una volta trovata la proporzione giusta d’argilla e sabbia, si comincia ad usare uno stampo di legno,chiamato “gavera”, che ha delle dimensioni variabili, corrispondenti a quelle dell’adobe da fabbricare.Si procede bagnando preliminarmente tale stampo e si prosegue riempiendolo con terra umida; sitoglie poi la “gavera” e si lasciano asciugare gli adobes per quattro giorni, su una superficie piana. Aquesto punto, i mattoni vengono collocati di testa, in modo da farli essiccare uniformemente e, dopouna settimana d’esposizione al sole, si possono usare.Nel caso degli adobes conici, il procedimento è lo stesso, però la forma viene data lavorandoli amano.fig.1. “Gaveras” per fare adobes. Progetto di restauro fig.2. Adobe per Restituzionedella Cappella Dottrinale di Mórrope a Lambayeque (Perú) Progetto di restauro della Cappella Dottrinale di Mórrope a Lambayeque (Perú) 17
  • 18. 1.3 La storia dell’adobe come materiale costruttivo nel Perú1.3.1 Epoca pre Inca: huacas, templi, città, edifici pubblici, abitazioni, morfologia dell’adobe e sistemi di tessitura geometrica L’adobe fu il materiale che gli antichi Peruviani predilessero per l’edificazione delle diverse strutture architettoniche. La presenza abbondante di una gran quantità d’argilla di buona qualità, fece sì che le antiche popolazioni costiere del Perú privilegiassero la tecnica costruttiva in cui si utilizzava questo tipo di mattone e che la perfezionassero sempre più, seppure con varianti locali determinate da ogni singola tradizione. Ancor oggi si possono trovare delle vestigia archeologiche che dimostrano, in tutta la loro magnitudine, la perfezione acquisita dagli antichi architetti e costruttori peruviani. Essi utilizzarono i materiali e le diverse tecniche costruttive con molto criterio e maestria, tramandandosi le conoscenze ancestrali acquisite da una generazione all’altra. Oltre all’argilla, uno dei materiali più usati fu, e lo è ancora, Il legno di huarango o algarrobo (Prosopis sp. )albero nativo della costa desertica peruviana e cilena, che si utilizza per fare travi, travetti e coperture. Questo legno, resinoso e imputrescibile, può raggiungere una durezza ferrea, ed era usato anche come anima di elementi di sostegno, quali colonne e pilastri. Per le pareti e i diaframmi interni, oltre all’adobe, si utilizzava la quincha, ovvero un canniccio poggiante su una base muraria di scarsi spessori ed elevazione; si tratta di una tecnica costruttiva tradizionale che consiste nell’intonacare con un impasto di terra argillosa, dei pannelli di canne (Canna indica oppure carrizo), che a loro volta erano inseriti in un telaio di legno, oppure legati tra loro con cordicelle di giunco o tortora. Tale struttura offre il vantaggio di pesare poco, di essere facilmente realizzabile ed economicamente conveniente. Attualmente segue ad essere adottata, però soprattutto nel caso di architettura povera o non destinata a durare nel tempo. Huacas Huaca è una parola indigena che designa un luogo di venerazione. Il concetto di luogo sacro o huaca, considerato tale anche senza bisogno dellintermediazione di unélite sacerdotale, faceva probabilmente già parte del bagaglio culturale delle genti che popolarono il continente americano nel corso del Paleolitico Superiore. La huaca divenne il punto di contatto con manifestazioni divine, dove le forze della natura convergevano a rendere più efficace il palesarsi di forze sovrumane. Poteva essere una roccia, una grotta, una sorgente, una montagna o molte altre cose, tutte relazionate con il concetto di tempo e spazio sacri, elementi imprescindibili dal pensiero religioso dell’uomo andino. Solo con il sorgere dei primi centri cerimoniali, il concetto di huaca è associato ad strutture architettoniche vere e proprie. Quando arrivarono gli Spagnoli, essi generalizzarono il termine di huaca applicandolo a tutte le costruzioni preispaniche della costa, ed è il nome che ancora oggi viene attribuito ai resti monumentali visibili. Attualmente si tende a denominare huaca un sistema di costruzione piramidale costituita de piattaforme sovrapposte collegate tramite rampe d’accesso o scalinate. Tali monumenti ebbero diverse funzioni, certamente relazionate al territorio ed al contesto storico in cui furono concepite. È difficile riconoscere pienamente la destinazione avuta dai numerosi complessi architettonici esistenti in ogni valle, però grazie agli scavi archeologici, è oggi possibile differenziarli in base a una funzione cerimoniale, amministrativa, sepolcrale, militare o abitativa. Le huacas hanno una altezza variabile da pochi metri a qualche decina e sono costruite quasi interamente in terra e adobe. Le tecniche costruttive cambiano secondo il contesto geografico, il livello d’occupazione, l’epoca in cui furono costruite, la cultura che le concepì così come variano la geometria nella tessitura dei mattoni, la dimensione e la morfologia dei monumenti e l’uso degli spazi. 18
  • 19. Costa Nord fig. 3. Huaca del Dragón, Trujillo fig. 4. Huaca Larga, TúcumeCosta Centro fig. 5. Huaca San Marcos, Lima fig. 6. Huaca San Marcos, Lima fig. 7. Fortezza di Paramonga, Costa Centro. Nord di Lima. 19
  • 20. TempliI templi, nettamente d’uso religioso, erano costruiti con forma simile a quella delle Huacas, inquanto il significato ideologico che univa entrambi, aveva un’origine ancestrale comune. Imateriali usati per la loro costruzione erano gli stessi specificati prima, per quanto ci sianodifferenze tipologiche, morfologiche e funzionali: infatti all’interno di questi edifici templari èfrequente trovare delle tombe, spesso appartenenti a personaggi di rango.Il sorgere dei complessi templari più arcaici rimonta al 2.500 a.C. circa e lo sviluppo dei primicentri cerimoniali di cui fanno parte riflette una serie di trasformazioni radicali, che portano a unamaggiore specializzazione sia nel campo della produzione alimentare che nellorganizzazionesociale. Il numero e la concentrazione degli insediamenti, specialmente nell’area costiera,aumentano smisuratamente e la molteplicità delle forme architettoniche e urbanistiche riflette ilcontrollo sapiente dell’habitat, capacità d’adattamento e sviluppo tecnologico sempre piùspecializzato. Le tecniche costruttive si arricchiscono e divengono via via più elaborate,portando all’acquisizione di un completo dominio nell’uso dei materiali. Sorgono ovunque deicomplessi terrazzati sui fianchi delle valli, ossia sequenze di terrapieni sostenuti da muri dicontenimento, connessi tramite scale e rampe, da cui si deduce che il parametro che condizionala morfologia costruttiva è la topografia di ogni singolo sito. Si moltiplicano i monticoli a formatroncopiramidale, costituiti sia da semplici terrapieni elevati, sia da edifici composti dapiattaforme multiple che conferiscono alla costruzione l’aspetto di una piramide tronca a scaloni.I complessi architettonici sono disposti secondo assi di simmetria ed hanno pianta a “U”, al lorointerno si nota la presenza di pozzi cerimoniali o di recinti circolari interrati. Si tratta di unmodello diffuso, per quanto non soggetto a un rigido canone dominato da puri schemigeometrici o da misure e angolazioni predeterminati.Le strutture appoggiavano talvolta su fondazioni di pietra, i muri si costruivano con adobes dimorfologia regolare (generalmente quadrangolare o rettangolare), fatti a mano oppure conmattoni di forma diversa, come gli adobes conici. Per riempire gli spazi vuoti si utilizzava unimpasto di terra e lo stesso era fatto per legare tra loro ogni singolo elemento o fila di adobes.I paramenti degli edifici cerimoniali erano intonacati e dipinti, oppure decorati con fregi policromiin rilievo di eccezionale bellezza, geometrici o naturalistici, nei quali erano rappresentati glielementi del pantheon religioso o delle scene mitologiche e rituali. fig. 8. Plastico di Tempio “El Brujo”. Trujillo, Costa Nord 20
  • 21. fig. 9. Particolare di decorazioni policrome in muro di adobe. Tempio della Luna. Trujillo. Costa nord fig. 10 -11. Decorazione in muro di adobe nei Tempi di Chan Chan. Trujillo. Costa NordCittàDiverse civiltà si svilupparono nella costa del Perú, ognuna con caratteristiche e tradizioniculturali, che le resero inconfondibili l’una dall’altra. Fattori come la geografia, la religione, el’organizzazione socio-politica ebbero un’influenza determinante sull’espressione architettonicae l’evoluzione delle tecniche costruttive. Al loro arrivo, gli Spagnoli rimasero stupiti nell’osservare le città e i centri presenti nel territorio,soprattutto per l’ organizzazione dello spazio e l’assetto urbanistico. Molte di questetestimonianze architettoniche sono ancora esistenti e un gran numero di esse fa parte delpatrimonio monumentale archeologico del Perú, per cui le strutture sono sottoposte a continuiinterventi di consolidamento e conservazione.Nella Costa Nord, l’organizzazione sociale, politica e militare era compito del governantesupremo, che a sua volta rivestiva anche il ruolo di sacerdote, capo militare e autorità politica.Le culture Moche, Lambayeque e Chimú sono sequenzialmente le principali esponenti di questotipo d’organizzazione sociale, di tipo statale, e se riflette pienamente nell’architettura delle lorocittà. Tra i centri urbani più importanti della costa settentrionale, possiamo citare le più Túcumee Chan Chan. Lo stesso fermento urbanistico si denota anche nell’area costiera centrale, con inuclei urbani di Maranga, appartenente alla cultura Lima e Cajamarquilla, che testimonia unmomento di evoluzione più recente. L’area meridionale è dominata da importanti culture di cui leespressioni più importanti sono i centri di Ánimas Altas, affiliabile alla cultura Paracas, eCahuachi, capitale teocratica della cultura Nasca.La costruzione della città di Túcume ebbe inizio circa nel I secolo d.C. Si tratta del centro urbanopiù importante della sua epoca, corrispondente alla cultura Sicán o Lambayeque. Questa cittàpreincaica, è costituita da 26 piramidi d’adobe ed altri edifici minori. Secondi gli studiarcheologici, si trattava del luogo d’insediamento dell’élite locale. 21
  • 22. fig. 12. Planimetria aerea di Túcume. Lambayeque. Costa Nord fig. 13. Città di Túcume. Lambayeque. Costa NordEdifici Pubblici.Gli edifici che potremmo tentativamente definire “pubblici”, presentano una tipologia predispostaalla celebrazione di rituali, oppure alla raccolta di persone nel corso di determinatemanifestazioni legate al culto, al calendario agricolo o a eventi di tipo politico. Molti templi delperiodo più antico, avevano una polifunzionalità, che poteva essere religiosa, amministrativa epolitica. Bisogna analizzare questi edifici in base alla loro ubicazione geografica e cronologica,oltre a determinare la loro appartenenza culturale.Tra le forme più diffuse, sin dai tempi più antichi, troviamo esempi di piazze a dislivello, edificidisposti su terrazzamenti, altri a forma di piramide a gradoni, oppure dei centri disposti secondoassi di simmetria, che mantengono le tradizioni iniziali e presentano pianta a “U”; al loro internosi nota la presenza di pozzi cerimoniali o i recinti circolari interrati.L’architettura delle piazze è stata relazionata alle attività ricreative e cerimoniali; in molti casitroviamo un’eccellente acustica, dovuta alla disposizione degli spazi aperti ad un livello inferiore, 22
  • 23. tuttavia si può anche se può parlare di una corretta utilizzazione e sapiente concezione dellospazio pubblico.L’architettura a forma piramidale e a terrazze è stata messa in relazione con società altamentegerarchizzate, alcune di esse con momenti di intensa attività militare, volta alla conquista dinuovi territori, come nel caso di Moche e Chimú.Nei siti di cultura Sipán e specialmente a Túcume, a Lambayeque (Costa Nord del Peru),ancora oggi gli archeologi e urbanisti cercano di capire esattamente la funzione d’ogni edificioavvalendosi di continue ricerche in situ e scavi archeologici, che permettano loro d’analizzare inbase alle stratigrafie culturali, i periodi occupazionali di queste strutture. fig. 14. Tipologia degli edifici pubblici nella costa nord Perú fig. 15. Ricostruzione ipotetica. Sipán, Lambayeque. Costa Nord 23
  • 24. AbitazioniIn questo paragrafo tratteremo in modo specifico il tema dell’architettura abitativa nell’ambitodella cultura preincaica, denominata Moche (o Mochica), che fiorì nella costa settentrionale delPerú tra il I e VIII sec. d.C.La tradizione costruttiva, in tutti i suoi aspetti, era sempre la stessa: per edificare le fondazioni(quando erano necessarie), si utilizzavano pietre o dei contenitori d’argilla cotta con terrapressata, da collocare sotto gli elementi murari. Per la costruzione dei muri, si utilizzavanol’adobe o la quincha (quest’ultima, come già detto, altro non è se non una tecnica costruttivatradizionale che consiste nel rivestire di terra bagnata dei panelli di canna che, a loro volta, sonoinseriti in un telaio di legno: il suo pregio è la leggerezza); gli elementi portanti, come travi,pilastri, architravi, erano realizzati in legno di huarango o algarrobo (Prosopis sp.) moltoresistente per la sua consistenza resinosa e con il pregio di non essere attaccabile dall’umidità edai parassiti xilovori. In alcuni casi, gli elementi portanti erano rivestiti con fasci di canne legatetra loro tramite cordicelle, ricoperti in seguito con un impasto di terra bagnata, per conferir loroun aspetto uniforme. Nel caso delle colonne, il palo di huarango costituiva il nucleodell’elemento, al quale si sovrapponevano strati alternati di canne e terra argillosa, sino araggiungere lo spessore desiderato. Le pavimentazioni erano realizzate sia compattando ilterreno naturale, bagnandolo preliminarmente con acqua (procedimento che poteva essereripetuto all’infinito), sia utilizzando un impasto di terra argillosa che poi era cosparso sulla basecon particolari attrezzi; oppure, nel caso si desiderasse un effetto migliore, ricoprendo il pianonaturale con degli adobes, la cui tessitura variava secondo la destinazione dell’edificio. fig. 16 - 17. Rappresentazione di case mochica in ceramica scultorica fig. 18. Ricostruzioni ipotetiche delle abitazioni mochica e i sistemi costruttivi utilizzati in quella epoca (fonte Cd Sipan) 24
  • 25. Morfologia dell’adobe fig. 19. Diversi tipi di adobe pre Inca. (Fonte Lizardo Tavera e Libro “Los Mochicas” Rafael Larco Hoyle) 25
  • 26. Sistemi di tessitura geometrica fig. 20. Diverse tipologie di tessiture con adobe nelle strutture Pre Inca 26
  • 27. 1.3.2 Epoca Inca: La conquista inca e la conservazione delle tecniche costruttive Gli Inca ebbero origine nell’altipiano andino meridionale, vicino al lago Titicaca, al confine tra gli attuali Perú e Bolivia e dominarono tutto quel periodo cronologico che viene definito l’Orizzonte Recente o Inca (1440-1539). Erano impetuosi guerrieri con una politica d’espansione che permise loro di creare un vasto e solido impero collegato da strade e determinando una riorganizzazione dei centri urbani in tutto il territorio peruviano, dando origine ad una vera e propria rete d’insediamenti e posti di controllo. Nella politica di conquista utilizzata, gli Inca, nella maggior parte di casi, permettevano ai popoli sottomessi di conservare la propria religione, però allo stesso tempo inculcavano il culto del Dio Sole, che era sacro per loro. Se la sottomissione era pacifica, i dominatori permettevano alle genti conquistate di conservare i propri usi e costumi, tecnologie ed espressioni artistiche. L’influenza della rigida organizzazione incaica e della nuova ideologia, si rifletteva soprattutto nell’introduzione di nuove iconografie e tipologie ceramiche e, soprattutto, in un severo sistema d’assetto economico: i signori conquistati dovevano accettare di pagare un tributo al monarca inca, stabilito dai funzionari dell’impero che dovevano stabilirsi nel territorio conquistato e assumere la funzione di controllori. Nel caso di popolazioni potenzialmente avveniva l’invio forzato di etnie fedeli al regime, che sostituivano le popolazioni locali, obbligate a trasferirsi in regioni più facilmente controllabili. Si tratta, ad ogni modo, anche di una politica d’integrazione che favorisce un sincretismo tra le vecchie e nuove tradizioni. L’architettura di quest’epoca rispetta quasi integralmente la tradizione costruttiva delle regioni dominate, ma introduce contemporaneamente nuovi concetti urbanistici, d’edilizia e ingegneria, così come elementi tipologici distintivi, tipici dell’architettura della capitale Cusco (finestre, porte e nicchie trapezoidali). Esistono ancora tracce delle antiche strade che collegavano le diverse città della costa con i nuovi importanti centri politici, spesso costruite su tracciati preesistenti, che erano perfezionati ed ampliati. Si può dire che la influenza dell’impero Inca in campo architettonico si limita, in alcuni casi nell’introduzione di nuovi usi e concetti di spazio, mentre in campo urbanistico si osservano una precisa pianificazione e un disegno urbano regolare, facilmente riproducibili in diversi contesti geografici. fig. 21 Diverse viste del centro Inca di Tambo Colorado. Pisco. Costa Centro 27
  • 28. 1.3.3 Epoca coloniale: casonas, chiese, edifici pubblici Quando gli Spagnoli conquistarono il territorio indigeno, incorporarono le tecniche costruttive tradizionali del Nuovo Mondo all’architettura tipicamente europea, caratterizzata all’epoca dal Manierismo e dal Barocco. Sembra che l’adobe fosse d’uso corrente già dalla fine del XVI secolo. Il mattone cotto era usato solo in casi speciali, ragione per la quale i forni erano utilizzati solo per cuocere le tegole e i mattoni per i pavimenti. Nelle costruzioni coloniali è stato trovato un tipo speciale d’adobe di grandi dimensioni chiamato “adobón”, peraltro già in uso sulla costa da vari secoli. In questo periodo si vede il sorgere di una fusione tra i concetti architettonici europei e l’impiego di materiali e tecniche indigeni. Le case coloniali erano costruite secondo modelli e funzionalità di concezione europea: il nome che si mantenuto sino ai giorni nostri, è quello di “Casona”. In ugual modo, le chiese, i palazzi e gli edifici pubblici possedevano questa stessa tipologia costruttiva ed architettonica. fig. 22. Casonas in Plaza de Armas. Trujillo. Costa Nord fig. 23. Plaza de Armas e Cattedrale. Trujillo. Costa Nord 28
  • 29. fig. 24. Chiese del secolo XVI. San Roque, Santa Catarina e San Pedro. Chiamate “Ramadas”. Lambayeque Costa nord Perú fig. 25. Chiesa di Eten nell’anno 1907. Fotografata da H. Bruning. Lambayeque. Costa Nord 29
  • 30. 1.3.4 Epoca attuale: le case d’adobe nel Perú Ancora oggi è frequente trovare delle case d’adobe in Perú, però attualmente, con le nuove tecniche e materiali, ne sono derivati un ulteriore arricchimento e miglioramento strutturale. Si usano diffusamente adobes stabilizzati, cemento, pavimenti prefabbricati, ecc. In qualche località della costa nord del Perú, possiamo vedere delle case costruite con le stesse tecniche preinca e preispaniche. Ciò si deve ad una conoscenza pragmatica e al fatto che la gente preferisce ancora abitare in una casa d’adobe, essendo questa più adatta ai climi caldi: è una questione di scelta, se consideriamo che un adobe ha lo stesso costo di un mattone cotto. Ci sono degli architetti che hanno provato a costruire con l’adobe, ed hanno raggiunto degli eccellenti risultati. fig. 26. Casa d’adobe in Túcume. Costa nord del Perú. (Fonte Tesi dottorale Arch. Julio Cárdenas) Fig. 27. Progetti moderni che evidenziano l’uso del l’adobe come materiale da costruzione. Túcume. Costa nord del Perú. 30
  • 31. 1.4 Tipi di degrado e patologia dell’adobe1.4.1 Degrado biologico Provocato per esseri vivi siano questi di grandi dimensioni o microscopici. a. Invasione di piante.- Quando i semi trasportate per il vento o per insetti, ricevono acqua o assorbono l’umidità necessaria per germinare e fare nascere delle piante nei muri d’adobe. b. Crescita dei funghi, muffa.- Quando il materiale è sposto a condizioni particolari che permettono la crescita di funghi o di muffe c. Mano dell’uomo (degrado antropico).- Intesso come modificazioni alla struttura originale o alterazione del materiale per l’uomo. d. Microrganismi.- Quando l’adobe è attaccato per batterie o altri organismi microscopici. e. Insetti.- Quando gl’insetti trovano le condizioni ideali per vivere nel muro d’adobe o il manufatto in terra cruda (per esempio, alcuni tipi di ape e ragni) f. Animali.- riferito al danno nelle strutture di adobe fatto per animali di qualsiasi tipo.1.4.2 Degrado per agenti climatici o d’intorno1.4.2.1 Degrado per la presenza d’acqua L’adobe è un materiale molto debole in presenza d’acqua sia l’origine di questa: • Acque di risalita per capillarità • Per condensazione • D’origine meteorologiche (pioggia, neve –solo nelle zone ad alta quota-, nebbia) • Accidentale • Di costruzione Tipo di degrado a. Alterazione cromatica.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. b. Incrostazione.- deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale, in questa facciata si trovano nei pilastri del portico d’accesso, nelle cornice ed elementi verticali della torre sinistra. c. Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi. d. Disgregazione.- Decoesione dellintonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche. e. Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dellintonaco. f. Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie. g. Fessurazione.- Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nellintonaco e/o nella pellicola pittorica e che può implicare lo spostamento reciproco delle parti. h. Mancanza.- Caduta e perdita di parti. i. Lacune.- Caduta e perdita di parti dellintonaco e/o della pellicola pittorica, con messa in luce degli strati di intonaco più interni o del supporto. j. Esfoliazione.- Degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta di uno o più strati superficiali subparalleli fra loro (sfoglie). Può interessare lintonaco e/o la pellicola pittorica.1.4.2.2 Per l’azione eolica a. Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie. 31
  • 32. b. Esfoliazione.- Degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta di uno o più strati superficiali subparalleli fra loro (sfoglie). Può interessare l’intonaco o la pellicola pittorica.1.4.2.3 Per i movimenti sismici a. Fessurazione.- Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nell’intonaco e/o nella pellicola pittorica e che può implicare lo spostamento reciproco delle parti. b. Mancanza.- Caduta e perdita delle parti. c. Crollo.- Quando le sovraccariche o i movimenti ondulatori del moto sismico fanno crollare le strutture.1.4.2.4 Chimici a. Alterazione cromatica.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. b. Incrostazione.- deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale, in questa facciata si trovano nei pilastri del portico d’accesso, nelle cornice ed elementi verticali della torre sinistra. c. Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi. d. Disgregazione.- Decoesione dellintonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche. e. Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dellintonaco. f. Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie. g. Fessurazione.- Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nellintonaco e/o nella pellicola pittorica e che può implicare lo spostamento reciproco delle parti. h. Mancanza.- Caduta e perdita di parti. i. Lacune.- Caduta e perdita di parti dellintonaco e/o della pellicola pittorica, con messa in luce degli strati di intonaco più interni o del supporto. j. Esfoliazione.- Degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta di uno o più strati superficiali subparalleli fra loro (sfoglie). Può interessare lintonaco e/o la pellicola pittorica 32
  • 33. II ANALISI DEL COMPLESSO RELIGIOSO2.1 Analisi storica2.1.1 Inquadramento storico Francisco Pizarro ebbe un ruolo preponderante nella Storia e Conquista del Perú. Egli era figlio naturale del Capitano Gonzalo Pizarro e di Francisca González Alonso, tuttavia i dati sulla sua infanzia e gioventù sono quasi inesistenti. Ci sono delle informazioni che segnalano la sua nascita a Trujillo de Extremadura (Spagna) nel 1478. In età molto precoce partecipò alle guerre d’Italia (tra 1494 e 1498), combattendo accanto a suo padre. Si afferma che nell’anno 1502, quando fece ritorno in Extremadura, si arruolò nella spedizione del Pacificatore Nicolás di Obando, con destinazione a “las Indias”. Per molti anni si stabilì nellIsola Ispagnola (Santo Domingo), dalla quale salpò come membro di molte spedizioni dirette verso il sud; in una di queste Vasco Núñez de Balboa, il 25 novembre 1513, ebbe modo di scoprire il Mare del Sud, (chiamato in seguito Oceano Pacifico). Pizarro fu uno dei compagni (oltre che cugino) di Hernán Cortés, il quale nutriva per lui una grande stima, essendosi distinto in molte circostanze, specialmente nella lotta contro Narváez. “Dal momento nel quale Vasco Núñez di Balboa, scoprendo il mare del Sud, aveva acquisito delle nozioni incomplete sulle ricche terre le cui coste bagna, oltre notizie vaghe sul potente e ricco impero del Perú, i pensieri ambiziosi degli Spagnoli stabilitisi nelle colonie del Darién e di Panama, si orientarono verso quei paesi ignoti. In quel secolo, nel quale lo spirito avventuriero trascinava tanti uomini con spirito imprenditoriale, ad investire la propria fortuna e sfidare i più grandi pericoli per tentare scoperte, dall’esito incerto, anche il più piccolo raggio di speranza era accolto con ardore, quindi non mancò mai chi, solo in base al più vago indizio si lanciava, temerariamente nelle spedizioni più pericolose. Balboa non aveva voluto concedere a nessuno il diritto di conquistare un paese che considerava come di sua proprietà; egli stesso aveva preparato unarmata nella quale non erano stati lesinati né affanni né spese e, quando era già stava per prendere il controllo dell’armata, soccombé, vittima dellinvidia di Pedrarias".1 Anni più tardi, nel 1515, per ordine del governatore di Terra Ferma, Pedrarias Dávila, Pizarro nella sua veste di Tenente Governatore d’Urabá (aveva accompagnato il governatore Alfonso de Ojeda nella conquista della stessa), catturò il suo ex comandante Núñez di Balboa, che fu poi giustiziato due anni più tardi sotto l’accusa di cospirazione. La protezione che Pedrarias conferì a Pizarro in cambio della sua lealtà, si rafforzò quando questi decise di fondare la città di Panama. Pizarro allora assunse molti incarichi importanti, tra cui quelli di tenente, governatore, visitatore, reggente ed infine sindaco della città tra 1522 e 1523, mansioni queste che gli permisero d’ammassare una consistente fortuna personale. Non era affatto strano, quindi, che Pizarro godesse, da parte dei suoi connazionali, di una considerazione derivatagli dai tanti diritti posseduti, perciò era visto come uno dei principali coloni di Panama, dove s’era ritirato con una fortuna considerevole, acquisita con i suoi servizi: “Possedendo la propria dimora ed una schiera di Indios, come uno dei principali Signori, poiché sempre lo fu, distinguendosi nella conquista ed entità delle cose inerenti ai servizi di Sua Maestà, rimanendo in quiete e riposo, con l’aspirazione di conseguire il suo proposito e rendere inoltre molti importanti servizi alla corona reale “. 2 Nel 1524, Pedrarias, che infruttuosamente aveva patrocinato varie spedizioni verso il sud e sudest allo scopo di conquistare territori nuovi (tra cui figurava quella di Pascual de 1 Henry Lebrun . “Historia de la Conquista del Peru y Pizarro”. Barcelona. Imprenta y librería Soberana Hermanos. 1892. 2 Francisco de Xerez.” Verdadera Relación de la conquista del Perú”. Junio 1534 33
  • 34. Andagoya), approvò, che il laureato Gaspar de Espinoza, il maestro Hernando de Luque, ilcapitano Diego de Almagro e Francisco Pizarro, costituissero una società destinata adorganizzare una nuova spedizione. La Compagnia di Levante fu un vero prototipo d’impresaprivata nelle Indie, giacché, secondo le sue clausole, erano i suoi soci ad investire l’interocapitale e suddividersi i benefici. Costituitasi la compagnia, questa s’impose tre scopi, deiquali primo era quello d’estendere i domini della Corona; il secondo, di cercare lunioned’entrambi gli oceani; il terzo, quello di incrementare le personali ricchezze.La spedizione comandata da Pizarro, composta dalla nave usata da Balboa nelle suescoperte e su due barconi, salpò per la prima volta verso sudest, il 14 novembre 1524. PuertoQuemado, fu il punto di massimo avanzamento di quest’impresa che per i suoi risultati, ilcosto alto delle vite umane, e lo scarso bottino ottenuto, si poté considerare un fallimento. Ciònon scoraggiò Pizarro che decise di rimanere nel villaggio degli indios di Chochama, interritorio panamense, sperando che Almagro ottenesse a Panama nuovi fondi economici perallestire una seconda spedizione. Questa doveva salpare dalla capitale panamense alliniziodel 1526 ed essere composta di tre bastimenti e centosessanta uomini. Una volta integrati allaspedizione Pizarro e le sue truppe, lavanzata lungo le coste che portavano al fiume SanJuan, risultò estenuante e sanguinario a causa dell’attacco delle popolazioni native. Gliesploratori decisero allora di fare una pausa per valutare le perdite, e si accordaronodecidendo di dividere le truppe in tre parti. Mentre Pizarro sarebbe rimasto sul posto peroccuparsi dei feriti e degli ammalati, Almagro sarebbe rientrato a Panama in cerca d’aiuto eviveri, mentre Bartolomé Ruiz avrebbe continuato lesplorazione verso il sud.Corrispose alla nave pilotata da Bartolomé Ruiz il raccogliere i primi indizi relativi ad una grancultura nativa, dopo avere scoperto la Punta di Passaos, lIsola del Gallo e le terre di Coaquenell’attuale costa dell’Ecuador. In ogni caso, le notizie sulle sofferenze della compagniaacquartierata nellIsola del Gallo giunsero al nuovo governatore di Panama, Pedro de losRíos. La tradizione racconta che un soldato ferito, di cognome Sarabia, fece pervenire alGovernatore, nascosta in un gomitolo, questa strofa: "Allora Signor Governatore, lo guardibene ed interamente; poiché da Lei va il raccoglitore mentre qui rimane il macellaio" De LosRíos ordinò la spedizione di una nave di recupero con ordini rigorosi affinché tutti gli uominiritornassero a Panama. Però, Pizarro e tredici dei suoi seguaci, quelli chiamati “I TredicidellIsola del Gallo”, si rifiutarono d’eseguire lordine e scelsero di continuare nell’impresaesplorativa. Nella nave di recupero che ritornò a Panama con coloro che rinunciarono acontinuare il viaggio, c’era anche Bartolomé Ruiz, sebbene il suo compito fosse soltantoquello d’ottenere un nuovo permesso del governatore per continuare il viaggio, oltre a quellodi conseguire nuovi rinforzi. Ruiz ottenne una concessione che concedeva a Pizarro untermine di sei mesi per ottenere qualche risultato positivo.La spedizione, questa volta composta di una sola nave, riprese la sua avanzata nellIsola dellaGorgona, vicino all’Ecuador, e si diresse verso le coste di Tumbes, dove furono presi contatticon i primi gruppi nativi che confermarono lesistenza di un regno prospero e ricco, più a sud.In tutto questo tragitto, le truppe di Pizarro riuscirono ad arrivare fino alle valli di Lambayeque,localizzate nella costa del nord del Perú. Agli inizi del 1528, Pizarro decise dinterrompere ilviaggio esplorativo, poiché si erano esauriti i sei mesi di tempo concessi. Ritornò a Panamariportando la scoperta di una lunga frangia litoranea, così come un bottino d’oro, tessuti,animali e manufatti, che sperava fossero sufficienti per ottenere una nuova autorizzazione percontinuare la sua impresa. Il governatore De los Ríos, però, si rifiutò d’appoggiare legalmenteed economicamente un nuovo viaggio.Davanti a questo nuovo ostacolo, i tre soci decisero, nel 1528, di appellarsi al re di Spagnaper ottenere la concessione dei mezzi necessari e continuare la conquista. Pizarro fuincaricato di eseguire tali pratiche al cospetto di re Carlo I, ed il 26 giugno 1529, entrambifirmarono i Capitolati di Toledo. Grazie a quest’accordo, Pizarro ottenne la concessione el’appoggio finanziario necessari per continuare la scoperta e l’incorporazione alla Coronaspagnola del predetto Regno meridionale. In cambio, Pizarro ottenne i titoli vitalizi diGovernatore, Capitano Generale, Comandante e Ufficiale Giudiziario di tutta la frangiaterritoriale, fino un massimo di duecentocinquanta leghe (1299 km), che avrebbe scoperto a 34
  • 35. partire da Tumbes. Per altro, i Capitolati concessero unicamente, a Hernando de Luque laDiocesi di Tumbes ed a Diego de Almagro l’incarico di Sindaco di Tumbes.Pizarro ritornò a Panama con un contingente d’uomini arruolati principalmente nella sua terranatia, l’Extremadura, nel quale risaltava la presenza dei suoi tre fratelli, Gonzalo, Juan eHernando, coloro che avrebbero avuto in seguito, uninfluenza enorme nella conduzionefutura della spedizione conquistatrice. Il desiderio dei tre di ottenere un protagonismoillimitato, al quale vanno aggiunte le concessioni personali ed eccessive ottenute da FranciscoPizarro dal re, sarebbero state le due cause che avrebbero reso tese le relazioni tra Pizarro eDiego de Almagro.Il terzo viaggio della spedizione conquistatrice, formata da centottanta uomini salpò daPanama il 30 dicembre 1530. Pizarro stabilì i suoi alloggi generali nella regione di Puná, nellacosta ecuadoriana, e lì fu informato sull’evolversi della guerra per la successione alla caricamassima di Inca, che contrapponeva Huascar ed Atahualpa, i due figli dellimperatore HuaynaCapac recentemente deceduto. Pizarro decise di sbarcare a Tumbes e dopo aver sottomessola popolazione nativa, nel maggio del 1532, cominciò la sua avanzata all’interno del territorioperuviano.In quest’itinerario, nel corso del quale fu fondata la prima città spagnola del Perú, San Migueldi Piura, Pizarro si rese conto che Atahualpa, dopo aver vinto e catturato Huascar si erastabilito nella città inca di Cajamarca. Pizarro vi giunse dopo la fondazione di San Miguel diPiura, percorrendo il tragitto di Olmos, Motupe, Pacora, Yllimo, Jayanca, Lambayeque, Requee infine Zaña. Le truppe spagnole giunsero nella valle di Jayanca (Lambayeque) alla fined’ottobre del 1532.Nel lavoro di ricerca storica presentato dallo studioso W. Espinoza Soriano, denominato “Elvalle de Jayanca y los reinos mochicas del siglo XV y XVI” (pag. 16), si possono trovare datimolto preziosi che parlano del passaggio degli Spagnoli in questa valle:"Quando gli Spagnoli, nel 1532 passarono per la valle di Jayanca, non ebbero alcunaopposizione dal Signore (curaca) di questa valle, il cui nome era Caxusoli. L’anziano Signoreetnico, al contrario, dedicò loro molteplici attenzioni. Persino il Signore di Lambayeque,Xecfum Pisam, viaggiò a Jayanca per dar ivi il benvenuto agli invasori di Castiglia e mettersisotto la loro protezione". 3Si può leggere, inoltre, nello stesso lavoro (pag. 16) che durante la visita effettuata nellanno1540 da Sebastiàn Della Gama, questi riporta:"Molto presto la valle di Jayanca fu consegnata a due funzionari spagnoli: Diego Gutierrez eFrancisco Lobo, in modo che le due Huarancas (N.d.T.: ripartizioni territoriali) di questa vallefossero distribuite tra due feudatari, ognuna con il suo capo, che poi furono convertiti instrumenti del colonialismo straniero”.4Il 15 Novembre 1532 gli Spagnoli arrivarono nei dintorni della città di Cajamarca. Iconquistatori sapevano di essere vigilati dagli eserciti dellInca, perciò la loro strategia persopravvivere consistette nell’utilizzare un artificio proprio delle guerre di frontiera, ossiatendere un agguato e rapire il capo del nemico con lo scopo di farne un ostaggio. Per riuscirein quest’obiettivo, la truppa spagnola aveva poco più di centocinquanta soldati, oltre alcontingente dei nativi convertiti in alleati, i quali dovevano affrontare un esercito Inca stimatodiecimila uomini. Il fattore sorpresa, pertanto, fu essenziale per il buon esito dell’impresa. Dueemissari, Hernando de Soto e Hernando Pizarro, riuscirono a concertare una riunione conAtahualpa nella piazza principale di Cajamarca. La mattina del 16 novembre, Pizarro inviò il3 Francisco de Xerez. “Verdadera Relación de la conquista del Perú”. Junio 15344 Copia hecha en Piura en julio de 1570, del original de Sebastian de la Gama escrito en 1540 para presentarla antela Real Audiencia de Lima en un proceso judicial de dos encomenderos que se disputaban el Valle de Jayanca, Estatranscripcion esta guardada en el Archivo General de Indias, seccion Justicia, Legajo 418, lugar en que fue halladapor W. Espinoza Soriano en 1959. 35
  • 36. sacerdote Valverde affinché leggesse davanti allInca la richiesta dellaccettazione della sovranità del Re di Spagna e l’assoggettamento alla fede cristiana. Atahualpa gettò la Bibbia che Valverde portava, perciò questi, immediatamente pronunciò la parola chiave, “Santiago", con la quale ebbe inizio la battaglia campale. L’echeggiare dei cannoni, strategicamente localizzati, oltre alla confusione che s’impadronì dellesercito dell’Inca, furono due dei fattori che facilitarono la cattura di Atahualpa. Con tale azione ebbe inizio la disintegrazione dell’Impero Inca.2.1.2 Le Cappelle Dottrinali Il prete Vicente Valverde apparteneva allOrdine Dominicana, scrivevano le cronache su di Lui che più d’evangelizzatore era un soldato conquistatore, insieme con queste, arrivava un altro prete Dominicano chiamato Fra Tomàs di Martín, queste cominciò ad evangelizzare laltopiano, secondo la documentazione dell’ordine Dominicana, giacché realmente furono loro, gli evangelizzatori del Perù durante i primi anni della conquista, per questa ragione i popoli situati sull’orlo del lago Titicaca sono i guardiani degli esempi più grandi d’architettura religiosa del secolo XVI. I Francescani, domenicani e Mercedari (Ordine della Vergine di Mercedes) occuparono allo stesso tempo in Cuzco per fondare la città spagnola nel 1534, gli Agostiniani sbarcano a Lima nel 1551, nel 1576 il vice re Toledo rimuove ai domenicani dei territori del lago Titicaca e li assegna ai Gesuiti. Gli invasori spagnoli, secondo avanzavano nella cavalcata d’esplorazione verso la parte meridionale del Perù, lasciavano lungo il suo camino diverse “Cappelle Dottrinali” che avevano come funzione “addottrinare agli indios ". "Nellanno 1536, a Mòrrope Don José Antonio de Araujo fece una cappella che lindios chiamarono Guayrona. Anni più tardi, nel 1548, il prete di Mórrope, Don Diego de Avendaño chi governò per 13 anni e morì a Mórrope, fece la prima chiesa sotto la chiamata dellApostolo San Pedro. Questa seconda cappella probabilmente fu costruita sulla vecchia Guayrona che menzionava nei suoi scritti, José Antonio de Araujo ". "Circa 1535 a 1536, gli spagnoli arrivarono per la zona mochica di Mòrrope, trovandosi con una tribù organizzata dedicata allagricoltura, alla pesca ed al commercio. Col beneplacito del cacique si costruì una cappella di mattoni in terra cruda e intonacati con gesso a fianco del Santuario Totémico, e lidolo d’oro, argento e smeraldi fu sepolto accuratamente nella base del suo altare d’origine, essendo protetto gelosamente dai capi ed abitanti del luogo. Il giorno che questa costruzione finisse, fu fatta da testimone per prima volta una messa dal padre Jose Antonio de Araujo, giacché fu Lui che la fece con laiuto degli indios della zona, anche pur avendo delle difficoltà a causa della lingua. In forma simultanea furono costruite delle cappelle 5 nei posti che diventarono dopo la città di Lambayeque e la città di Pacora ". 5 Questa informazione è stata menzionata nella ricerca realizzata dallo storico César Maguiña Gomez e dall’architetto Jorge Teodoro Cosmópolis Bullón, come parte del progetto di Restauro della Cappella Dottrinale de San Pedro de Mórrope (ICAM PERU). Anno 2002. 36
  • 37. 2.1.3 Posizione della chiesa nella colonia del Perú Il Perú occupa il primo posto tra le colonie di Spagna, per l’alta qualità e quantità di lavori artistici che si possono trovare nel suo territorio. Lima era il capitale degli Ispanici in Sudamerica, sempre in contatto con la madre Patria (Spagna), ed i primi coloni (non i conquistatori) furono uomini istruiti, alcuni di loro laureati; questi uomini non erano persone ignoranti di provincia e taluni avevano letto le più recenti opere letterarie in Spagna. Nel 1574 fu fondata lUniversità di San Marcos, pressoché quattro decenni dopo che Pizarro ebbe conquistato il Perú. Larte e larchitettura nel Nuovo Mondo hanno avuto un favoloso sviluppo, strettamente vincolato alla religione, poiché la Chiesa in quell’epoca, occupava nella gestione del potere una posizione parallela, sia politicamente, sia socialmente ed economicamente. Chiesa e stato non erano mai stati così uniti precedentemente, essendo tale legame il risultato dellaiuto e della protezione reale. Grazie ad un favorevole avvicendamento dei Papi, la Spagna tutela la sua posizione in Vaticano con il Papa Alessandro VI ed il suo successore Giulio II, per cui la corona spagnola garantisce la rappresentanza delle autorità ecclesiastiche nei territori del Nuovo Mondo. Vescovi e ordini religiosi erano soggetti agli ordini del Re di Spagna e del Consiglio delle Indie e non a quelli dei pontefici di Roma. Senza la concessione del Re di Spagna non si potevano costruire chiese o fondare ordini religiosi e i membri della chiesa non erano autorizzati a viaggiare verso il “Nuovo Mondo”. La società dellAmerica Ispanica, era di taglio aristocratico, quasi un’estensione della Spagna medievale; la ricchezza estrema delle classi dominanti, si contrapponeva profondamente alla povertà della servitù e del nativo conquistato, e la chiesa faceva parte di tale aristocrazia.2.1.4 Riferimenti bibliografici di Lambayeque e le sue quattro Ramadas Com’è stato già menzionato, la valle di Jayanca fu percorsa dai conquistatori spagnoli alla fine d’ottobre dellanno 1532, i quali furono ben accolti dal Signore di Jayanca e dal Signore di Lambayeque, che si misero sotto la loro protezione. In seguito, gli Spagnoli lasciarono nella Valle di Jayanca due dei loro rappresentanti, Diego Gutierrez e Francisco Lobo, che suddivisero la valle di Jayanca in due parti, ciascuna con i rispettivi indios e signori (cfr. pag. 5, riga 22 e nota 4) Dopo della conquista di Cajamarca e l’assassinio dellInca, ebbe inizio un processo di suddivisione dellimpero Inca in “Encomiendas”, che erano effettuate in base ai meriti d’ognuno degli spagnoli sopravvissuti…. Scrive lo Storico di Lambayeque, Jorge Izquierdo Castañeda: “La precedente e forte “Nampaxllec", come la denomina il sacerdote Don Fernando de la Carrera nel suo dizionario “Arte de la lengua Yunga"(1644), o Ñampagic, come pure si trova registrata negli incartamenti di vecchia data, fondata in un determinato momento, in questa valle fertile, da un coraggioso condottiero chiamato Naylamp, come narra un’antica tradizione sulle sue origini più remote, raccolta dalla bocca dei naturali di questa regione da Don Miguel Cabello di Balboa, e inserita nella sua cronaca "Misceláneas Australes”, Madrid (1586), fu dichiarata encomienda degli Indios nell’anno 1536 e come tale aggiudicata al capitano spagnolo Don Juan di Barbarán dal suo Governatore Don Francisco Pizarro. Ma noi sappiamo anche che l’origine della fondazione, ispano-urbana, dell’attuale insediamento, sotto il patronato dellapostolo San Pietro, pur conservando il nome Mochica “castiglianizzato” di Lambayeque, risale al momento della “Riduzione Indigena” o “Popolo dei Giudei” di San Pedro de Lambayeque. Sin dal principio, per ordine di leggi abusive, si dette inizio, in data tuttora incerta, al raggruppamento del centro abitato edificato secondo criteri europei, con le disperse comunità e 37
  • 38. villaggi nativi che formavano l’antico e ricco cacicazgo.6 Un territorio, quindi, molto difficile dadefinire attualmente, così come lo è il tentativo di stabilire un’esatta e specifica relazione dellefrazioni o unità socioeconomiche che in quei tempi furono ridotte all’interno del primitivo abitatoindigeno di Lambayeque.Si dava cosi adempimento ad uno dei requisiti dettati nelle ordinanze degli indios, cheprescrivevano tra le varie cose, che questi villaggi indigeni dovessero essere ubicati in luogocomodo ed idoneo, e che “godessero di un buon clima, terre di coltura, foreste e pascoli” oltre atutte le cose necessarie per la vita “a meno di contare, indiscutibilmente con indiani” che fosseroproduttivi e di buone risorse. Facendo il possibile, inoltre, affinché tali siti fossero situati lontanodalle Huacas7 e dai luoghi di culto che gli indios solevano avere".Nellestate del 1578, il fenomeno chiamato “El Niño”, manifestatosi con una potenzastraordinaria, distrusse la costa nord del Perú, specialmente la regione Lambayecana. Di questacatastrofe alluvionale esistono notizie documentate.Don Enrique Brüning, è il primo a dare informazioni dettagliate di quell’evento calamitoso neifascicoli I e IV dei suoi “Estudios Monográficos de Lambayeque", notizie che dice aver attinto daun importante ed inedito archivio che gli fu offerto, per eseguire le sue ricerche, dallo studiosoDr. Marco Aurelio Cavero.Probabilmente lo stesso documento, o una copia di esso, figura negli scaffali della BibliotecaNacional con la sigla A-534-BN. La Dottoressa María Rostworowski de Diez Canseco dà notiziedi quest’evento in un articolo pubblicato nel quotidiano “El Comercio” di Lima, intitolato “Eldiluvio de 1578 ", In cui la sua autrice si riferisce specificamente all’intenso fenomeno avvenuto,nellanno menzionato, nel Dipartimento di Lambayeque. Poco dopo appare un interessantecommento su tale articolo, nel quotidiano “La Industria” di Chiclayo, del 30 luglio 1983, il cuiautore è lo storico Walter Saen Lizarzaburo.Nell’anno 1987, nel libro “Ecología e Historia” dell’illustre storico Lorenzo Huertas Vallejos, vienepubblicata integralmente la trascrizione paleografica di un prezioso manoscritto che tratta di unprocesso giudiziario tra gli indios della Provincia di Trujillo, alla quale apparteneva la ripartizionedi Lambayeque, ed i loro "encomenderos", nellanno 1580.Dalla lettura del documento menzionato, in ciò che specificamente concerne quantomanifestarono, in questo giudizio, i testimoni della città indigena di San Pedro de Lambayeque,possiamo sapere che il suo vecchio e inquieto fiume, chiamato in quell’epoca Coyque, Colliqueo Faquisllanga, uscì dal suo alveo ed allagò totalmente il distretto. Piogge torrenziali “chesembrava fossero versate secchiate d’acqua” (Sic), e fenomeni di piena straordinari, tanto chegli indios credevano che il mare si estendesse"(Sic), distrussero le semine nelle campagne,coprendole di limo e sabbia, cancellando i canali d’irrigazione e annientando al loro passaggionumerosi centri abitati.I testimoni di quel fatidico evento, raccontano che le acque straripate del fiume entrarono in cittàfino alla Piazza Principale e fu così grande la sua piena che si dice che, nell’acqua da essatrasportata, sarebbe potuta transitare una nave.Come conseguenza inevitabile, si rovinarono la casa del cacique principale Don MartínFarrochumbi, gran parte di quella dell’Encomendero Don Pedro de Barbaran, le case di dueindios importanti, una delle quali appartenente a Don Diego de Azabache, Pachaca (capo) dellafrazione di Yencala, la " Taverna" dove si lavorava la “chicha” 8 per il cacique principale, simboloancestrale del suo potere, le cose “molto buone” dei preti catechisti, la casa della comunità, incui dove s’immagazzinava il mais per il pagamento del tributo, la locanda che serviva daalloggio per i passeggeri e commercianti in transito e, soprattutto, la Chiesa, embrione oelemento iniziale di ogni nucleo urbano nellAmerica spagnola; uno dei testimoni consideravafosse la migliore che cera nelle valli " (Sic), essendo costata gran quantità di monete d’oro edera diventata molto importante " (Sic), mentre altri disquisirono sul fatto che fosse migliore diquella di Lima " (Sic).Molto è stato detto e speculato nei circoli ufficiali, nel senso che quest’insediamento indigeno,originario lambayecano, una volta “ricuperato”, parzialmente, dalla sequela di fame, rovina emorte che portò con sé limpattante e distruttiva presenza del terribile “Niño” della sventurata 6 Cacique era il nome che gli Spagnoli davano al capo degli indios; Cacicazgo era l’estensione di terra e uomini sotto il dominio del Cacique. 7 Huacas, nome che gli indios usavano per designare i luoghi di culto o adorazione, dove a volte erano stati sepolti gli antenati o personaggi di rango. 8 Bevanda alcolica fatta con mais fermentato. 38
  • 39. estate del 1578, optò infine, date le circostanze e in questo specifico caso, per il suotrasferimento nella sede che occupa attualmente.Secondo il qualificato storico Jorge Cevallos Quiñónez, la “rifondazione”, come lui stessosostiene, avvenne tra gli anni 1580 e 1585 e, in più, egli cita come possibile data deltrasferimento l’anno 1583. Da parte sua, il dottor Luis Lostanau Razuri segnala che taleavvenimento si sia verificato nell’anno 1585.Senza dubbio, esistette un centro indigeno originario in questa parte della Valle Lambayecana,in quanto la vetusta cancelleria coloniale che noi abbiamo avuto lopportunità di consultare, perquanto sfortunatamente non molto antica (metà del XVII secolo), ci dà conferma di questo. Inessa si suole denominare alternativamente il sito come “Lambayeque la Vecchia” o“Lambayeque il Vecchio”. Al Nordovest dell’attuale città di Lambayeque esiste ancora unaporzione di terre chiamate “Lambayeque Vecchio”.È trascorso molto tempo, dalla data in cui lo studioso italiano Antonio Raimondi, passando perLambayeque, annotava nel suo quaderno di campo (1868)...”andai a vedere il luogo chechiamano “Lambayeque vecchio" e, in effetti, trovai le rovine di una piccola Chiesa e d’alcunimuri localizzati più in là”... “Molto tempo è passato anche da quando il ricercatore tedescoErnesto Middendorf segnalava nella sua monumentale opera PERU (1885) che ” Una Secondacittà esisteva a metà del cammino tra Lambayeque ed il mare, chiamata “Lambayeque vecchio”dove si possono trovare estese macerie di muri, così come molte colline artificiali che sipotevano individuare con molta nitidezza dallalto delle “Huacas". Lontano è pure il giorno in cuilo studioso tedesco Enrique Brüning fece la fotografia, circa nell’anno 1919, in cui mostra,ancor più chiaramente, le rovine della scomparsa Chiesa Lambayecana.In un bozzetto a tutto colore dellarea di “Lambayeque vecchio”, dellanno di 1903, che da pochianni è stata esumato da un vetusto libro dellarchivio di Lambayeque, si può vedere nitidamentenel lato superiore destro, il disegno di un promontorio con alcune divisioni nella parte alta, la cuilegenda lo denomina “Huaca della Chiesa ". Non c’è dubbio che anche questo sia un ulterioreprezioso documento che avallerebbe lesistenza della primitiva Chiesa Lambayecana, che sisuppone sia stata distrutta nel 1578.Lambayeque sorse così alla vita urbana, avviando il suo processo vitale, poco dopo linvasionee la conquista. Tutto sembra indicare che, negli ultimi quattro decenni del XVI secolo,Lambayeque mantenesse ancora un volume demografico rispettabile, il che spiegherebbe lacreazione di una doppia, e poi quadrupla “parrocchia per assisterla". Fin dal principio, lacomune definizione di questo tipo di edifici religiosi, fu il nome di “ramadas".Per loriginalità della loro distribuzione, collocate una accanto all’altra e con le facciate orientatefrontalmente, le quattro " ramadas " su cui inizialmente poté contare l’antica città diLambayeque, costituiscono lunico gruppo architettonico religioso con tali peculiaricaratteristiche dellAmerica Coloniale Andina. Le "ramadas" di Lambayeque, ricevettero il nomespecifico di un santo titolare o patrono, ossia ramada di “Santa Catalina", “San Roque”, "SanPedro” e “Santa Lucía” oggi totalmente scomparsa.La denominazione generica di "ramadas"con la quale, come detto precedentemente, furonobattezzate al principio, era forse riferita al precario stato delle loro strutture iniziali, al materialepovero della loro costruzione originaria ovvero, in definitiva, alla semplicità e modestia del loroaspetto, elementi che, tuttavia, poco a poco e sin dagli inizi, si fusero e coniugarono gliessenziali elementi autoctoni o nativi con quegli intrusivi o europei.Nelle “ramadas” s’impartiva linsegnamento della dottrina cristiana e, quindi, la conversione dellemasse native alla religione cattolica. I Concili Limegni degli anni 1551, 1567 e 1582 - 83, i primidue organizzati e presieduti da Fra’Jerónimo de Loaysa, primo Arcivescovo avuto dalla “Cittàdei Re” e lultimo da Santo Toribio de Mogrovejo, furono molto enfatici per quanto concerneva iltema dellevangelizzazione dei naturali, mirando in forma diretta alla distruzione totale dellaReligione Andina.Per quanto sia risaputo che i nativi fecero uso di tutti i mezzi e risorse loro disponibili permantenere, in molti casi, inalterabili le loro credenze ancestrali o tradizionali.In questi templi evangelizzatori, allo stesso tempo s’insegnava agli indios lo studio elementaredelle lettere, soprattutto, nei primi decenni della conquista; ciò era compito degli stessi sacerdotievangelizzatori, religiosi molto preparati ed in molti casi conoscitori della lingua autoctona.Nel documento libro “Boceto Histórico de la Iglesia de Lambayeque ", oggi riferimentobibliografico, trovato a Lambayeque nell’anno 1935, il frate domenicano Angel Menéndez Rua,autore dello stesso, ci attesta che le " ramadas" o “tempi dottrinali” di San Roque, San Pedro eSanta Lucia, furono secondo la sua opinione, le prime tre parrocchie della città di Lambayeque;in seguito egli annota che nei primi anni del XVI secolo, e un po’ prima della data in cui morì 39
  • 40. larcivescovo Santo Toribio de Mogrovejo (anno 1606), “avrebbe dovuto esserci la costruzionedella quarta Chiesa, denominata come le precedenti: Ramada de Santa Catalina " (id).Per Menéndez Rua, la prima notizia dellesistenza, secondo quanto egli sostiene, di quelle chefurono le prime tre ramadas della Città di Lambayeque, viene fornita in occasione della visitapastorale fatta, nellanno 1590, da Santo Toribio di Mogrovejo; avendo questi annotato, che lacittà di Lambayeque contava nell’anno citato sulla presenza “tre curati propri", ciò nonsignificherebbe, secondo il frate domenicano “tre preti, bensì tre parroci o sacerdoti propri” valea dire la stessa cosa. Continuando egli accenna a “tre parrocchie adeguatamente organizzate,ordinate e con gran numero di neofiti"; ciò che desiderava dire, conclude nel suo libro ilsopraccitato Menéndez Rua, era che “Lambayeque era già matura nella sua esistenza,cristiana fin dallanno 1590 giacché contava, insistiamo, secondo il suo giudizio, su tre“ramadas” aperte al culto e allinsegnamento".Nella stessa scrittura, sono indicati i nomi delle tre missioni cristiane, che all’epoca propagaronola dottrina di Dio tramite la giurisdizione Lambayecana, per cui abbiamo notizie del suo Vicario,il Beneficiario Roque di Zejuela y Torne, analizzatore della lingua Mochica parlata in quelle valli,nonché di Padre Diego Alonzo Gironda e Padre Francisco Sánchez, “entrambi buoni predicatori,dotti sacerdoti".Nella seguente visita pastorale fatta nell’anno 1599, il Laureato Martínez, visitatoredellArcivescovado, annota che la parrocchia di Lambayeque aveva ancora per quell’anno trepreti catechisti (parroci), don Roque de Zejuela, Diego Alonzo Miranda e Francisco Marquéz. Seci atteniamo a quello che scrive Menéndez Rua, nell’anno di 1599, Lambayeque continuò adavere tre ramadas “aperte al culto e allinsegnamento ".Il padre Rubén Vargas Ugarte ci dice che, il 30 aprile 1602, Santo Toribio di Mogrovejo, spedìuna relazione al Re di Spagna, nella quale furono inseriti i nomi dei curati catechisti sotto la suaguida e un’altra in cui dice: "La Parrocchia di Lambayeque ha quattro preti: Padre Sanabria conla presentazione del re, Padre Ternero, Roque Cejuela ed il Padre Francisco Sánchez surappresentanza del Viceré ", ossia ciò significa che Lambayeque, nel 1602 poteva contare suquattro ramadas o tempi evangelizzatori".I primi “Preti Evangelizzatori", giungono nella fertile valle di Lambayeque per occuparsi della“Cura delle Anime” quasi a metà del XVI secolo, per diritto o per richiesta, in base a ciò chestabilivano le prime leggi, del Capitano Don Juan de Barbaran, encomendero (affidatario) diLambayeque.L’antica Llampaxllec fu dichiarata “”Encomienda de indios nel 1535 e come tale fu aggiudicata alsuddetto capitano, come premio per la sua partecipazione nella conquista, dal suo GovernatoreDon Francisco Pizarro.Nelle Ripartizioni o Encomiendas, era il rispettivo Encomendero colui che s’incaricava di pagareil salario o "sinodo" all’evangelizzatore, denaro che si otteneva dai tributi imposti allapopolazione indigena.Sono sconosciuti i nomi dei curati o preti evangelizzatori giunti a Lambayeque nei primi giornidella conquista, tuttavia, abbiamo potuto recuperare i nominativi di alcuni di questi sacerdoti diindios, che fra gli anni ‘60 e ‘70 del XVI secolo, esercitarono le loro funzioni nella ParroquiaLambayecana, tra cui abbiamo i seguenti:1560-1565 Padre Marcos de Soto, che battezzò la frazione di Ñan, la più importante delCacique.1565 Prete Juan Jimenez1578 Padre Roque de Zejuela, Francisco Sanchez e Padre Francisco Pallares (CuratoCatechista della città di Reque) 9 9 Lavoro inedito dello storico Jorge Izquierdo Castañeda. 40
  • 41. La nuova ubicazione della città di Lambayeque si fece dopo linondazione dellanno 1578, conun tracciato urbanistico nettamente spagnolo; in quest’epoca, Lambayeque e numerose altrecittà, facevano parte del Vescovato di “Trujillo del Perú”, per tale motivo la documentazione sitrova negli archivi concernenti tale diocesi, “Diocesi compresa tra i dipartimenti di Lambayeque,La Libertad, Piura e la provincia di Tumbes, al nordovest del Perú, costituita da Gregorio XII, il13 aprile 1577 e confermata a Lima da Paolo V nel 1611; Don Alfonso de Guzmán fu il suoprimo vescovo". 10Secondo la ricerca storica condotta specificamente per questo lavoro, è stato possibile trovarenel testo “Trujillo del Perú”. Volume I ", opera inviata a Carlo IV dal Vescovo D. Baltasar JaimeMartínez Compañón, che prevedeva includerla, in un’eventuale Storia della sua Diocesi, fra iManoscritti d’America delle Raccolte Reali, i disegni dei piani di Lambayeque, tracciati fra glianni 1779 e 1789, in cui appaiono 4 cappelle una accanto all’altra e queste 4 accanto allaChiesa Principale, che fu costruita nel 1691.fig. 28 Pianta di Lambayeque nel 1779 e particolare ingrandito dello stessa, nell’Opera “Trujillo del Perú” del VescovoMartínez de Compañón, dove si può notare lubicazione delle Cappelle. Legenda: A- Piazza Principale, B -ChiesaPrincipale, C-Cimitero, D-Chiesa di San Roque, E-Chiesa di Santa Catarina, F-Chiesa di San Pedro, G-Chiesa di SantaLucía, H-Casa di Cavildo, Y-Cappella del Carzel, J-Administración de Tabacos y Aduanas. (fonte: Manuscritos deAmérica)Probabilmente, quella denominata “Chiesa di San Roque”, dev’essere stata una delle piùantiche, chiamata così per il suo allineamento con la strada di San Roque o viceversa.Nella stessa opera di Martínez de Compañón, si può osservare un quadro intitolato “stato chedimostra il numero d’abitanti della diocesi di Trujillo del Perú con distinzione di caste formulatadal suo attuale Vescovo", in cui la quantità di persone, siano queste Spagnoli, meticci, indiani,mulatti o neri” sono distribuite in “parrocchie”. Ciò dimostra che lesistenza di ognuna di questechiese è legata ad una delimitazione basata sul numero di persone, ma non si esclude cheognuna di esse, abbia fatto parte di un ordine religioso diverso. (vedere quadro 1). fig. 30. “Situazione che indica le Chiese che sono state costruite dalle fondamenta fin dallanno 1779, quando cominciò a governare questa Diocesi il suo attuale vescovo Don Baltasar Jayme Martínez Compañon fino a questa data; con indicazione del suo materiale, lunghezza e larghezza, oltre a quelle che da questa epoca sono state restaurate notevolmente, il tutto senza alcun costo da parte della Reale Tesoreria di S. M..." (fonte Manuscritos de América 1879)fig. 29 “Stato che indica il numero di abitanti delladiocesi di Trujillo del Perù con la distinzione dicaste fatta dal suo attuale Vescovo"(fonte Manuscritos de América 1789) 10 CATHOLIC ENCICLOPEDIA. Sotto la voce di Trujillo 41
  • 42. In un altro documento dello stesso libro, chiamato “Situazione che indica le Chiese che sonostate costruite dalle fondamenta fin dallanno 1779, quando cominciò a governare questaDiocesi il suo attuale vescovo Don Baltasar Jayme Martínez Compañon fino a questa data; conindicazione del suo materiale, lunghezza e larghezza, oltre a quelle che da questa epoca sonostate restaurate notevolmente, il tutto senza alcun costo da parte della Reale Tesoreria di S.M...". Si può osservare che, tra gli anni 1779 e 1789, furono costruite due nuove chiese inLambayeque, il che c’induce a pensare che ci si possa riferire ad altre chiese, ancora dadeterminare, poiché si sa che la Chiesa Principale di Lambayeque s’inizia a costruire nel 1691e, secondo Santo Toribio de Mogrovejo, nel 1602 già erano funzionanti le quattro ramadas. 42
  • 43. ESTADO QUE DEMUESTRA EL NUMERO DE HABITANTES DEL OBISPADO DE TRUJILLO DEL PERU CON DISTINCION DE CASTAS FORMADO POR SU ACTUAL OBISPO Provincias Curatos Eclesiasticos Seminaristas Religiosos Religiosas Españoles Indios Mixtos Pardos Negros Totales Saña 2 8 73 39 370 90 582 Cherrepe 1 139 140 Santa Lucia 3 0 487 1256 646 286 338 3016 San Pedro 8 0 316 1577 523 461 83 2968 Santa Catarina 13 0 303 1134 381 379 305 2515 San Roque 8 3 406 1935 475 538 160 3525 Jequetepeque 2 86 720 259 76 1143 Chiclaio 2 9 408 4244 883 635 6181 43 Mocupe 1 110 111 Mochumi 1 350 351 SAÑA Ferreñafe 7 248 3160 797 166 60 4438 Morrope 1 4 1317 67 13 1402 Jaianca 2 89 313 228 84 716 Yllimo 1 54 10 65 Reque 1 2 481 4 7 495 Monsefu 1 1516 16 1533 San Pedro de Lloc 1 54 746 213 72 1086 Ingenios 2 17 8 14 319 360 Chepen 2 9 100 356 318 148 308 1241 Pueblo nuebo 1 343 6 350 20 60 29 2593 19751 4873 3152 1760 32218 QuadroQuadro 1. 1 Fuente: Trujillo del Peru. Volumen I. Manuscritos de America de las Colecciones Reales. 1779.
  • 44. Un altro riferimento alle cappelle di Lambayeque si trova nell’Atlas geográfico del Perú,pubblicato a spese del Governo peruviano, quando era Presidente il Liberatore GranMaresciallo Ramón Castilla, da Mariano Felipe Paz Soldan... Paris, Libreria di Augusto Durand,Avenue Gres Sorbonne, 7. 1865. Paris. - Stampa di Ad. Laine e J. Havard, Avenue des Saints-Peres, No. 19, dove esiste un piano topografico della Città di Lambayeque eseguito da Gregoriode la Rosa. Paz Soldan. Geografia del Perú. Impresso da Delamare - Paris, St. Andre des Arts,45. Imp. Janson - Paris. (Paris, Libreria d’Augusto Durand, 1865) in cui si possono ammirare le4 cappelle e la Chiesa principale, sebbene tale piano topografico si distingua da quello delvescovo Don Baltasar Jayme Martínez de Compañon, per una discrepanza di 76 anni. Siosserva unubicazione diversa delle chiese menzionate, quindi è probabile che questo rilievotopografico abbia travisato alcuni dati, specie se consideriamo l’allineamento della Via SanRoque con la Chiesa dallo stesso nome.fig. 31. Atlas geográfico del Perú, pubblicato a spese del Governo peruviano, quando era Presidente il Liberatore, GranMaresciallo Castilla, da Mariano Felipe Paz Soldan... Paris, Libreria di Augusto Durand, Avenue de Gres-Sorbonne, 7.1865. Paris. - Stampa di Ad. Laine e J. Havard, Avenue des Saints-Peres, No. 19, nell’anno 1865; si noti la differenzad’ubicazione delle Chiese.Finalmente, nell’anno 1949, lo scrittore nordamericano Harold E. Werthey nel suo libro “ColonialArchitecture and sculpture in Perú”, edizione del 1949 Harvard University Press Cambridge,menziona brevemente tre delle cappelle di Lambayeque che sono oggetto di questo studio."Sul lato esterno della Chiesa di San Pedro, si erigono le rovine d’altre tre chiese, tutteassociate secondo un allineamento parallelo. Quella attualmente sotto la giurisdizione del TerzoOrdine di San Francisco è intatta: una lunga ed unica navata ed una semplice facciata, con duebelle torri dagli archi aperti. Unaltra facciata con due corpi in mattoni e intonaco, che s’ispira aduno stile rustico, è il miglior esempio d’architettura di Lambayeque. Linterno è stato distrutto,così come quello della quarta chiesa, che ha un’unica porta ed un esterno indefinibile ". 44
  • 45. 2.1.5 Conclusioni Se consideriamo che la città di Lambayeque dovette essere ricostruita altrove dopo le piogge torrenziali dell’anno 1578, che distrussero la chiesa e quasi interamente la città, si ha la certezza che la prima cappella o Chiesa che funzionò a Lambayeque sarebbe stata fondata tra il 1532 e il 1535, nei territori degli indios di Lambayeque. La città di Lambayeque fu trasferita tra il 1578 e il 1580, quindi si dette automaticamente inizio alla costruzione delle sue “Ramadas”, che inizialmente erano la “Ramada di San Pedro”, probabilmente la prima delle ramadas, giacché assume il nome della città (San Pedro di Lambayeque), la “Ramada di San Roque” e la “Ramada di Santa Catalina”, oltre all’ultima, chiamata “Ramada di Santa Lucia” che fu costruita prima del 1602. La Chiesa Maggiore di San Pedro si comincia a costruire nell’anno 1691. Il termine “Ramadas” si riferisce senz’altro alla tipologia costruttiva e non all’uso della costruzione, poiché, nel corso della ricerca storica, è stato trovato un documento di Martínez de Compañon in cui egli dice: “La comunità degli indios di Pacora deve costruire una Ramada come scuola e contribuire con quattro reales a persona nel caso siano sposati o vedovi, per il mantenimento del maestro….” In base ai dati ottenuti dai quadri statistici del Vescovo di Trujillo del Perú, Don Baltasar Jayme Martínez Compañon, si potrebbe affermare che la chiesa di San Roque, seguita dalla Chiesa di Santa Lucía, erano quelle che avevano una maggior quantità di persone avevano da servire, da cui si deduce l’importanza straordinaria che avrebbero dovuto rivestire in quei tempi. La chiesa di Santa Lucia scomparve all’epoca del parroco José Gabriel Santillan (forse nel 1851), essendo localizzata accanto alla Chiesa di San Pedro, oggi chiamata “Cappella di San Francisco” (dopo che alla fine del XIX secolo, l’illustre signora Carmen Salcedo di Leguia, Madre dell’ex- presidente Augusto B. Leguia Salcedo, avviò le pratiche necessarie per il funzionamento delle attività svolte dal terzo ordine di San Francisco, e a quel punto cambiò il suo nome in “Cappella di San Francisco”). Risulta, nella documentazione storica, che il 5 ottobre 1885, il Commissario della parrocchia di Lambayeque consegnò all’ordine di San Francisco la cappella chiamata “Ramada” di San Pedro e che i suoi membri fecero dei “rimodellamenti e modifiche”; l’attuale pavimento e le basi in mattone dei pilastri centrali della navata potrebbero essere stati messi dopo il 1930, anno in cui arriva il cemento nella città di Chiclayo (prima le costruzioni erano eseguite con adobes o mattoni e calce per le malte). In coordinazione con dati dellIGP - Instituto Geofisico Peruviano, si è determinato che negli anni 1928, 1937 e 1938 forti terremoti scossero la città di Lambayeque, il che avrebbe potuto danneggiare la struttura della Chiesa di San Pedro, San Roque e Santa Catalina; attualmente si conservano solo le facciate della Chiesa di San Roque e Santa Caterina; sul retro di esse funziona una scuola di recente costruzione; della chiesa di Santa Lucia non è rimasta traccia. Se il luogo della stessa è quello che indica il Vescovo Don Baltasar Jayme Martínez Compañón nella sua pianta della città di Lambayeque (1789), le macerie dell’antica Chiesa di Santa Lucía, sarebbero sotto le rovine di una casa appartenente alla Famiglia Muyo Romero (1851) che è ubicata presso la Chiesa di San Francisco. Negli anni ‘80 si demoliscono la Ramada di San Roque e la Ramada di Santa Catalina, per costruire dietro le loro facciate una scuola che funziona ancora oggi. Nell’ anno 1990 il Governo regionale di Lambayeque decide di demolire il tetto della Cappella di San Francisco (Ex Ramada di San Pedro), e si sostituiscono alcune delle travi originali d’algarrobo con altri d’eucalipto, rifacendo il nuovo tetto come quello originale. Tra 1997 e 1997, per lavori di prevenzione contro il Fenomeno del Niño, si smonta un pezzo della facciata e si mette sul tetto una grossa cappa di cemento di quasi 60 tonnellate, in coordinazione con l’INC (Instituto Nacional de Cultura). La Ramada di "San Pedro” è seriamente danneggiata in seguito al crollo di una parte del tetto, nel settembre dell’anno 2003 e per le piogge apportate dal Fenomeno del Niño del 1997-1998; attualmente solo le facciate delle Chiese di San Roque e Santa Catarina sono conservate; è necessario informare che presso quest’ultima funzionò, dal 1848, la denominata “Scuola della Patria”. Della “Ramada di Santa Lucía” non è rimasto niente, oggi, al suo posto, ci sono i ruderi della vecchia casa costruita nellanno 1851 dalla famiglia Muyo Romero, che fino a poco tempo funzionò come Centro Educativo d’Istruzione elementare. 45
  • 46. Finora, non è stato possibile scoprire la precisa data di costruzione delle quattro Cappelle di Lambayeque (possiamo dire che sono state costruite tra l’anno 1580 e l’anno 1590 “las Ramadas di San Pedro, San Roque e Santa Catalina” e, prima del1602, la quarta Cappella, quella di Santa Lucia). Nemmeno si è a conoscenza del nome dei primi sacerdoti che ne furono responsabili, tuttavia le ricerche nei svariati archivi continuano tuttora.2.1.6 Quadro Cronologico 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo scopre “Le Indie” (America) e in nome dei Reali di Spagna battezza la prima isola a cui approda con il nome di San Salvador. 1478 Nascita di Francisco Pizarro a Trujillo in Estremadura (Spagna). 1502 Pizarro si unisce alla spedizione di Nicolás de Obando con destinazione alle Indie (America). 25 novembre 1513 Vasco Núñez de Balboa scopre l’oceano Pacifico. 1522 e 1523 Pizarro diventa sindaco di Panama. 1524 Nasce la società tra Pizarro, Almagro e Hernando de Luque per dar via alla spedizione diretta alla scoperta del “regno del sud”. 14 novembre 1524 Prima spedizione di Pizarro, nella quale giunge con i suoi uomini a Puerto Quemado. 1526 Seconda spedizione di Pizarro, nella quale giunge sulla costa dell’Ecuador. 1527 La spedizione di Pizarro arriva a Tumbes e prosegue fino alle valli di Lambayeque. 30 dicembre 1530 Terza spedizione di Pizarro, che raggiunge Jayanca (Lambayeque) nell’ottobre del 1532 15 novembre 1532 Conquista di Cajamarca, assassinio dell’Inca Atahualpa e caduta dell’impero incaico. 1535 L’antica Lambayeque è dichiarata “encomienda de Indios” ed è messa sotto il comando del capitano Don Juan de Barbarán. 1535 – 1536 Costruzione delle prime Cappelle dottrinali (Mórrope, Jayanca e Lambayeque) 1578 Distruzione di Lambayeque Vecchio, causata dal Fenomeno del Niño. 1580 Possibile Fondazione della nuova città di Lambayeque ed inizio simultaneo della costruzione delle 3 prime Cappelle Dottrinali. 1590 Prima visita pastorale di Santo Toribio de Mogrovejo, nella quale menziona, in un documento scritto, l’esistenza delle 3 Cappelle Dottrinali. 1602 Santo Toribio de Mogrovejo invia una relazione scritta in Spagna, in cui parla delle 4 Cappelle Dottrinali a Lambayeque. 46
  • 47. 1691 Comincia la costruzione della Chiesa Maggiore di San Pedro, di fronte alla Piazza principale e davanti alle Cappelle Dottrinali.1848 Comincia a funzionare presso la Cappella di Santa Catalina, la denominata “Scuola della Patria”1851 Possibile demolizione della Cappella di Santa Lucía e costruzione sopra le sue rovine, della casa Muyo Romero.5 ottobre 1885 Il Commissario della parrocchia di Lambayeque consegna all’ordine di San Francisco la cappella chiamata “Ramada” di San Pedro e i suoi membri avviano “rimodellazioni e modifiche”.Dopo il 1930 Possibile nuovo pavimento e base dei pilastri della navata centrale nella Cappella di San Francisco, Ex San Pedro.Decennio anni ‘80 Demolizione della Ramada di San Roque e Santa Catalina, per costruire dietro la facciata una scuola di due piani di altezza.1990 Si demolisce il tetto della Cappella di San Francisco e si sostituiscono alcune travi originali d’algarrobo con altre d’eucalipto, rifacendo il tetto secondo il sistema originale.1997-1998 Per lavori di prevenzione contro danni derivanti dal Fenomeno del Niño, si smonta un pezzo della facciata della Cappella di San Francisco (Ex Ramada de San Pedro) e si colloca sul tetto una grossa cappa di cemento di quasi 60 tonnellate, in coordinazione con l’INC (Instituto Nacional de Cultura).Settembre 2003 Crollo di una parte del tetto della Cappella di San Francisco (Ex Ramada de San Pedro). 47
  • 48. 2.1.7 Documentazione storica È stato confermato in quest’investigazione, lesistenza dei seguenti preti di questepoca (la Fonte Archivio Generale dellIndia): Codice di Riferimento: ES. 41091.AGI/13.72.3/ /CONTRATTAZIONE,218,N. 1,R. 5 Titolo: Appartenenza del defunto: Juan Jiménez Zorruco Contenuto: Macchine sulle appartenenza dei defunti: Juan Jimenez Zorruco, naturale di Monsone, defunto in Lambayeque. Eredi: María Zorruco, sorella, María Zorruco, nipote. Livello di Descrizione: Unità Documentale composta Data iniziale: 1581 Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,219,N.11 Titolo: Informazioni: Juan García Albarracín Contenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Juan García Albarracín, chierico presbitero, beneficato di Lambayeque e commissario della Santa Crociata. Livello di Descrizione: Unità Documentale composta Data iniziale: 1611 Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,221,N.10 Titolo: Informazioni: Gaspar di Herrera y Escobedo Contenuto: Informazione delloccupazione e parte: Gaspar di Herrera y Escobedo, chierico presbitero e prete di Lambayeque, naturale di Lima. Informazioni e opinione del Pubblico di Lima. Livello di Descrizione: Unità Documentale composta Data iniziale 1618 Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,224,N.13 Titolo: Informazioni : Lorenzo Arias Maraver Contenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Lorenzo arias Maraver, presbitero, vicario e giudice ecclesiastico di Lambayeque. Informazioni e opinione del Pubblico di Lima 1622. Livello di Descrizione: Unità Documentale composta Data iniziale 1621 Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,226,N.8 Titolo: Informazioni: Juan di Vidaurre Orduña Contenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Juan di Vidaurre Orduña, presbitero e prete, vicario, commissario della Santa Crociata in Lambayeque, naturale di Madrid. Informazione contenuta di 1627. Livello di Descrizione: Unità Documentale composta Data iniziale 1631 Codice di Riferimento ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,231,N.10 Titolo: Informazioni: Gonzalo Jacinto di Miranda Contenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Gonzalo Jacinto di Miranda, presbitero, vicario del Porto di Lambayeque, "governazione" di Zaña e Chiclayo e commissario della Santa Crociata, Informazioni contenute di 1635-1636. Livello di Descrizione: Unità Documentale composta Data iniziale: 1636 48
  • 49. Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,233,N.6TitoloInformazioni: Francisco Díaz di MoralesContenutoInformazioni delloccupazione e parte: Francisco Díaz di Morales, presbitero, beneficato diLambayeque. Informazioni contenute di 1638. Con l’opinione del Pubblico.Livello di Descrizione : Unità Documentale compostaData iniziale: 1639Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,234,N.9TitoloInformazioni: Francisco Cavero de UlloaContenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Francisco Cavero de Ulloa, presbitero,beneficato della città di Lambayeque, diocesi di Trujillo, commissario della Santa Crociata,Informazioni di 1640, con l’opinione del Pubblico; unaltra informazione di 1650 con 4 allegati:trasferimenti di 1649 i documenti di 1643, 1646 e 1649.Livello di Descrizione: Unità Documentale compostaData iniziale: 1640Data finale:1650Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,241,N.2TitoloInformazioni: Andrés Díaz di NavarreteContenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Andrés Díaz di Navarrete, chierico presbitero,Laureato nelle arti e teologia, prete beneficiario dei dotti della città di Zaña e d’uno dei canonicidella città di Lambayeque, giurisdizione della stessa città.Livello di Descrizione: Unità Documentale compostaData iniziale: 1648Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,250,N.14TitoloInformazioni: Melchor Venegas de ZúñigaContenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Melchor Venegas di Zúñiga, prete beneficiariodi Lambayeque. Lettera del preside e consiglio della città di Trujillo e la certificazione del notaio.Livello di Descrizione: Unità Documentale compostaData iniziale: 1659Codice di Riferimento: ES.41091.AGI/286.. / /LIMA,260,N.19TitoloInformazioni: Luis Barbarán Lazcano e CarvajalContenuto: Informazioni delloccupazione e parte: Luis Barbarán Lazcano e Carvajal preteproprietario della città di Lambayeque, diocesi di Trujillo.Livello di Descrizione: Unità Documentale compostaData iniziale 1674 49
  • 50. 2.2 Importanza del complesso religioso nella storia del PerúIl complesso Religioso di San Pedro è importante per le sue caratteristiche particolari checostituiscono la testimonianza storica dello sviluppo politico religioso nei primi anni della coloniaspagnola nel territorio settentrionale del Perú e per la sua architettura, che riflette questo momentod’incontro tra due civiltà, in cui emerge un forte sincretismo tra gli elementi nativi e quelli europei.Le quattro Ramadas che esistevano anticamente (costruite tra 1580 e 1590), una a fianco dell’altra,lasciano capire l’importanza della religione all’interno del processo di dominazione del paese; ogniordine religioso voleva avere una sua rappresentanza, partecipando alla gestione dell’“encomienda”,per cui nei documenti dell’epoca i suoi esponenti sono chiamati “curas encomenderos”, il che significache potevano avere un certo numero d’indigeni loro tributari.Nei primi anni delle “Ramadas”, il sinodo o stipendio dei preti “catechisti o encomenderos” era pagatoper ordine del Re di Spagna all“Encomendero”, una specie di signore feudale che aveva ricevutoquelle terre e gli indios che vi erano insediati, grazie a favori resi alla Corona di Spagna durante lasanguinosa Conquista.La funzione principale dei sacerdoti era apprendere la lingua locale, insegnare il Castigliano edimpartire “la parola di Dio”.Ben presto la città di Lambayeque diviene importante ed è così che, nell’anno 1691, davanti allefacciate delle Ramadas, lasciando uno stretto atrio, si comincia a costruire la Chiesa Maggiore di SanPedro. Ciò avviene cent’anni dopo la seconda fondazione della città, per cui le Ramadas perdono laloro supremazia rispetto alla nuova Chiesa e vengono usate come cappelle minori.Questo complesso culturale rappresenta lunico gruppo architettonico religioso dell’America ColonialeAndina, le cui peculiari caratteristiche costruttive costituiscono un’importante testimonianzadell’evoluzione dell’architettura religiosa nello stesso insediamento.Analizzando le tavole disegnate nel XVII Secolo possiamo sapere che il cimitero del SedicesimoSecolo si trova sotto l’atrio laterale della Chiesa Maggiore di San Pedro e che, probabilmente, lì sonostati sepolti i primi conquistatori spagnoli della zona di Lambayeque.Queste chiese sono un esempio spettacolare della combinazione di due civiltà e delle origini di unnuovo popolo, che attualmente ha dimenticato la sua storia: il restauro di tale complesso religioso,significherebbe poter raccontare e insegnare la nostra storia oltre che a noi stessi, anche ad unasocietà che tuttora è alla ricerca della propria identità. 50
  • 51. 2.3 Inquadramento geografico e caratteristiche climaticheIl Dipartimento di Lambayeque si trova a 770 km al nord di Lima, nella zona nord-occidentale delPerú. La sua estensione e’ di 13.736 kmq. Confina a nord con la regione di Piura, a sud con quelladella Libertad, ad est con la regione di Cajamarca e ad ovest con l’Oceano Pacifico. La suapopolazione e’ di circa 990.000 abitanti. La capitale politica del Dipartimento di Lambayeque è la cittàdi Chiclayo.Localizzata nella costa centrale del Perú, Lambayeque ha un clima caldo e soleggiato quasi tuttolanno, con temperature che oscillano tra i 17 ed i 25 gradi, tranne durante lestate, da gennaio adaprile, periodo durante il quale le temperature possono raggiungere i 34 gradi. Generalmente piovepoco e soffia una brezza quasi permanente, che a volte può trasformarsi in vento sostenuto. fig. 32. Mappa fisico-politica del Dipartimento di Lambayeque 51
  • 52. VIA MIGUEL GRAU VIA SAN MA RTIN VIA DOS DE MAYO VIA 8 DE OCTUBRE RAMADAS CATTEDRALE DI SAN PEDRO VIA BOLIVAR PIAZZA PRINCIPALE VIA ATAHUALPA fig. 33. Ubicazione del complesso religioso di San Pedro a Lambayeque. VIA SAN MARTIN RAMADA DI SAN PEDRO PROPRIETA PRIVATA VIA OCHO DE OCTUBREVIA DOS DE MAYO ATRIO LATERALE ATRIO FRONTALE CATTEDRALE DI SAN PEDRO ATRIO LATERALE VIA BOLIVAR PIANTA DI RIFERIMENTO SCALA 1:500 fig. 34. Pianta di riferimento del Complesso religioso di San Pedro a Lambayeque 52
  • 53. 2.4 Descrizione architettonicaIl settore nord è costituito da edifici daltezza similare in cui risaltano le volte e la struttura a vela dellaRamada de San Pedro e il corpo della Ramada de San Roque. Questo settore si presenta come unsolo elemento perché le facciate si trovano una a fianco dellaltra.Il settore sud, ubicato di fronte alla piazza, è formato dalla Chiesa Maggiore di San Pedro, checostituisce lunico elemento al centro circondato da un atrio. "Las Ramadas" sono di fronte allatriolaterale sinistro della chiesa, che serve come passaggio o accesso ad esse.Inizialmente "Las Ramadas" avevano come atrio tutto lo spazio antistante che troviamo attualmente eche oggi occupa la Chiesa Maggiore di San Pedro. Oggi questatrio presenta un colore grigio(pavimenti in blocchi di cemento).Laccesso al Complesso Religioso si effettua attraverso le vie Ocho de Octubre, Bolivar e Dos deMayo; questo complesso ha una recinzione formata da grossi pilastri che si completano con unpinnacolo ed una sfera, con una cancellata di ferro con disegni.Chiesa Maggiore di San PedroLa chiesa si trova situata parallelamente alla piazza principale, nel centro di un atrio che primaapparteneva a "Las Ramadas".Il volume della chiesa presenta una forma rettangolare in cui si possono vedere la cupola e le torri. Ilsuo volume principale è costituito dalle torri e dalla facciata principale; è importante anche il volumeche si sopraeleva nella zona della navata trasversale.Facciata principale.- La facciata principale, a cui si accede dalla via Dos de Mayo, presenta comeelementi caratteristici due torri alte e simmetriche di tre corpi ed il portico principale, che è lingressoprimario alla Chiesa.Torri.-Primo corpo.- Volume pulito che finisce in una cornice, nella torre destra esiste una piccola porta chedà accesso al campanile.Secondo corpo.- Daltezza simile al primo corpo, presenta delle nicchie a forma darco con sviluppoverticale, la pianta della torre è ottagonale e in ogni vertice, nella parte esterna del volume ci sono deipilastri con fusto decorato orizzontalmente. Questo corpo finisce in una cornice che si addossa alterzo corpo delle torri che ha sezione ottagonale più piccola di quella del secondo corpo.Terzo corpo.- presenta due vani nella parte frontale, uno circolare (dove esiste attualmente lorologio)ed un altro sottostante, più piccolo, in forma darco.Sui lati, i vani sono più grandi ed hanno un balcone con balaustre di legno lavorato a mano. Ci sonoinoltre dei pilastri, come nel secondo corpo, però di stile ionico, che rappresentano la continuazione diquelli del corpo inferiore; la struttura termina con una cornice uguale a quella del secondo corpo, dallequali si origina una piccola cupola coronata da minuscoli pinnacoli.Il portico principale.- Presenta due corpi:Primo corpo.- Ingresso che evidenzia una porta di due ante, decorata con piccole semisfere di ferro.Questa porta è affiancata da, due pilastri dordine dorico con base quadrangolare e fusto di sezionecircolare.Secondo corpo.- ha un timpano e nel centro un quadro con un vano; lateralmente si osservano duevolute che s’innalzano per unirsi con un frontone semicircolare. Davanti alle volute, due elementidecorativi. Coronano questo portico, la statua di San Pedro e quattro pinnacoli.Facciata laterale sinistra.- Ubicata di fronte alla piazza principale, mostra i volumi del primo corpodelle torri e la navata traversale.Il portico di questo lato ha un solo corpo, possiede un ingresso a forma darco con quattro pilastri, duead ogni lato di fusto quadrangolare e pilastri semicircolari che finiscono in un frontone triangolaresenza ornamenti. Questa facciata mostra nel secondo piano i vani con archi della navata centrale e ilculmine della cupola. 53
  • 54. Facciata posteriore.- Composta da un corpo che sporge, con un vano centrale affiancato da duepilastri per lato, termina in un frontone triangolare senza ornamenti.Facciata laterale sinistra.- Questa facciata si trova di fronte a "las Ramadas" ed è simile a quellaantistante la piazza.Ramada de San RoqueDi questa Ramada rimangono in piedi solamente la facciata e parte del muro laterale sinistro; èubicata alla sinistra della Ramada de Santa Catalina e di fronte allatrio laterale sinistro della ChiesaMaggiore di San Pedro.Questa facciata evidenzia tre parti e due corpi.Il primo dei corpi, presenta al centro lingresso a forma darco, con archivolto e lateralmente duepilastri che finiscono dove inizia il secondo corpo. A loro volta, le parti laterali di questo primo corpohanno lo stesso tipo di pilastro presente nella parte centrale.Nella parte centrale del secondo corpo troviamo un frontone intersecato da un corto pilastro, che asua volta serve da base ad una nicchia collocata immediatamente sopra questelemento. Tale nicchiaha sezione semicircolare e nella sua parte superiore interna c’è la rappresentazione di una conchiglia.Sugli estremi del frontone si appoggiano 4 pilastri, due ad ogni lato, che sono la continuazione di quellidel primo corpo.La parte centrale si chiude con due pinnacoli sui pilastri e due volute al centro, che fanno da cornicead una pittura murale che rappresenta lo Spirito Santo.Tutta la parte inferiore è dotata di uno zoccolo in cemento e la porta è stata chiusa con una parete dicemento e mattoni, in cui si è lasciata una finestra circolare.Ramada de Santa CatalinaLa facciata di questa ramada serve come porta dingresso alla scuola che funziona sul retro. Presentaun corpo e tre parti; nelle parti laterali si osservano due aperture simmetriche che erano le finestre, ilcorpo centrale sporge del volume e presenta un frontone.Ramada de San PedroLa facciata principale presenta due corpi divisi in tre parti.Primo corpo.- Costituito del portico dingresso principale e due unità che presentano due finestrequadrangolari simmetriche. Lingresso ha forma darco con archivolto e due pilastri di basequadrangolare che finiscono con un architrave, fregio e cornice. Ci sono due piani.Secondo corpo.- Struttura a vela divisa in tre parti.Tutta la parte inferiore ha uno zoccolo color marrone scuro.La cornice in cui finisce il primo corpo della facciata, sporge sulla facciata della Ramada de SantaCatalina.La facciata posteriore.- Presenta un gran piano definito nella parte superiore da una linea orizzontalee due laterali inclinate. Lunico ornamento che possiede sono i due pinnacoli.Ha due vani simmetrici per le finestre.Navata.- Conformata da uno spazio rettangolare, diviso in tre parti dai quattordici pilastri salomoniciche finiscono nel presbiterio e dai muri delle sagrestie. Sulla destra della navata, si trova il battisterocon un portico daccesso in forma darco ed il tetto, le cui volte formano la cupola coronata dalanterna (tiburio).Presbiterio.- Il presbiterio si presenta sopraelevato e sormontato da una cupola, separato dalla navatada un arco trionfale e da una balaustrata lignea lavorata a mano. 54
  • 55. Sagrestie.- Si trovano ai fianchi del presbiterio e vi si accede attraverso piccole porte.Coro.- È ubicato sul lato destro, a fianco della porta dingresso, sopraelevato di un metro daltezza; visi accede tramite una piccola scala con balaustre di legno e anche il cancello del coro, che lo separadalla navata, è dello stesso materiale.Pilastri.- Sono di legno ricoperto con corda arrotolata sulla quale è stata modellata dell’argilla cruda,lavorata a spirale e poi rivestita da un intonaco a calce, in modo da conferire agli elementi unacaratteristica forma a tortile. La base dei pilastri è a pianta quadrangolare con modanature; il lorosviluppo verticale culmina in un "horcon" (una forcella) che costituisce lappoggio della trave. Come sipuò dedurre, l’intera struttura di tali elementi ha un’anima centrale di legno, generalmente dihuarango, che costituisce il fusto portante e che viene abbellito con gli strati di copertura.Travi, travetti e soffitto.- Le travi e i travetti di legno naturale, ricoperti con intonaco, costituisconol’ossatura del tetto, mentre il soffitto è realizzato con canniccio intonacato. 55
  • 56. 2.5 Degrado degli edificiIl degrado degli edifici che compongono il complesso religioso di San Pedro è dovuto a diverse cause,alcune di tipo naturale ed altre di tipo antropico.Se parliamo di degrado dovuto alla natura, possiamo citare due delle cause responsabili: i movimentisismici, che danneggiano in forma meccanica le strutture, e l’azione dell’acqua, sia questa d’originepiovana (ciclica, nel caso degli effetti del Fenomeno del Niño) o di acque sotterranee, che percapillarità danneggiano sia le basi dei muri ed i muri stessi, sia il materiale predominante mattone oadobe.Nel caso del degrado antropico, causato quasi sempre per ignoranza del comportamento deimateriali, si possono citare le diverse ristrutturazioni fatte nel tempo, che non sono state in molti modicompatibili con i materiali costruttivi originali ed hanno causato danni nelle strutture e nella morfologiadegli elementi preesistenti.Qui di seguito si descrive particolareggiatamente il degrado dei diversi edifici:2.5.1 CHIESA MAGGIORE DI SAN PEDRO2.5.1.1 Facciata principale2.5.1.1.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Alterazioni cromatiche.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. fig. 35. Prospetto principale della Chiesa Maggiore di San Pedro, si può osservare in colore rosso l’alterazione cromatica nei muri . 56
  • 57. fig. 36. Foto della facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro: si può osservare l’alterazione cromatica nei muri e nelle basi dei pilastri del portico d’accesso.b. Incrostazione.- deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale, in questa facciata si trovano nei pilastri del portico d’accesso, nelle cornice ed elementi verticali della torre sinistra. fig. 37. Incrostazioni nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 57
  • 58. c. Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi.d. Disgregazione.- Decoesione dellintonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche, in questo caso possiamo vedere il degrado nella parte inferiore delle basi dei pilastri dell’accesso principale. fig. 38. Disgregazioni nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedroe. Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dellintonaco. Presente vicino ai pilastri del portico d’accesso principale. fig. 39. Efflorescenza nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 58
  • 59. f. Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa. fig. 40. Erosione nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedrog. Fessurazione dovute alla umidità.- Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nellintonaco e/o nella pellicola pittorica e che può implicare lo spostamento reciproco delle parti. fig. 41. Fessurazione nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro 59
  • 60. h. Mancanza.- Caduta e perdita di parti. Caduta di un pezzo di zoccolo nella parte destra inferiore della facciata e un perdita di un pezzo di pinnacolo nella torre sinistra. fig. 42. Mancanze nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro2.5.1.1.2 Degrado antropico a. Restituzioni con materiale moderno e modificazione della struttura originale.- È stata effettuata la restituzione con cemento nelle zone dove l’intonaco era andato perso, è stata collocata una nuova porta, modificando la morfologia e disintegrando la facciata con questo elemento discordante, senza parlare delle fratture provocate nel muro durante la perforazione necessaria per situare tale elemento in loco. fig. 43. Schema dove s possono vedere le restituzioni con intonaco a base di cemento utilizzate per coprire le macchie di umidità, e la nuova porta sotto la torre destra nella facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro. 60
  • 61. fig. 44. Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata principale della Chiesa Maggiore di San Pedro. 61
  • 62. 2.5.1.2 Facciata laterale destra2.5.1.2.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Alterazioni cromatiche.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. fig. 45. Alterazioni cromatiche sulla facciata laterale destra; si può osservare che si trovano quasi alla stessa altezza di quelle della facciata principale. fig. 46. Fotografia della facciata laterale destra; si possono vedere le alterazioni cromatiche vicine alla porta e nella base della torre destra, quasi alla stessa altezza che nella facciata principale. 62
  • 63. fig. 47. Fotografia della facciata laterale destra, dove sono evidenti le alterazioni cromatiche.b. Incrostazione.- deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale. In questo caso si trovano sui pilastri dell’ingresso laterale e sulla parte superiore dei muri maestri. fig. 48. Incrostazioni sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 63
  • 64. c. Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi. In questo caso lo troviamo nelle modanature dei pilastri e il revoche dei muri maestri. fig. 49. Distacco sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedrod. Disgregazione- Decoesione dellintonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche. fig. 50. Disgregazione sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedroe. Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dellintonaco. In questo caso la vediamo nella parte media del portico d’ingresso laterale e sempre alla stessa altezza nel corpo destro e vicino alla porta secondaria. 64
  • 65. fig. 51. Efflorescenza sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedrof. Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa. Sempre le lesioni le troviamo sul portico d’ingresso laterale, nella parte bassa della torre destra e in diversi punti della facciata, come indicato nel disegno. fig. 52. Erosione sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedrog. Esfoliazione.- Degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta di uno o più strati superficiali subparalleli fra loro (sfoglie). Può interessare lintonaco e/o la pellicola pittorica. fig. 53. Esfoliazione sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 65
  • 66. h. Fessurazione dovute all’umidità.- fig. 54. Fessure sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedroi. Lacune.- Caduta e perdita di parti dellintonaco e/o della pellicola pittorica, con messa in luce degli strati di intonaco più interni o del supporto. fig. 55. Lacune sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedroj. Mancanza.- Caduta e perdita di parti, in questo caso dell’intonaco. fig. 56. Mancanza dell’intonaco sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 66
  • 67. 2.5.1.2.2 Degrado Antropico a. Restituzioni con materiale moderno .- Restituzione effettuata nei punti in cui si è perduto l’intonaco, in modo da sostituirlo con un intonaco moderno a base di cemento. fig. 57. Restituzione con materiali moderni (cemento) sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro 67
  • 68. 68fig. 58. Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata laterale destra della Chiesa Maggiore di San Pedro
  • 69. 2.5.1.3 Facciata laterale sinistra (di fronte alle Cappelle)2.5.1.3.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Alterazioni cromatiche.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. fig. 59. Alterazione cromatica sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro b. Incrostazione.- deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale. fig. 60. Incrostazione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro c. Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi. 69
  • 70. fig. 61. Distacco dell’intonaco sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedrod. Disgregazione- Decoesione dellintonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche. fig. 62. Disgregazione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedroe. Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dellintonaco. fig. 63. Efflorescenza sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 70
  • 71. f. Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa. fig. 64. Erosione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedrog. Esfoliazione.- Degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta di uno o più strati superficiali subparalleli fra loro (sfoglie). Può interessare lintonaco e/o la pellicola pittorica. fig. 65. Esfoliazione sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedroh. Fessurazione dovute all’umidità.- fig. 66. Fessure sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro 71
  • 72. 2.5.1.3.2 Degrado Antropico a. Restituzioni con materiale moderno .- Restituzione effettuata nei punti in cui si è perduto l’intonaco, in modo da sostituirlo con un intonaco moderno a base di cemento. fig. 67. Restituzione dell’intonaco perso con altro a base di cemento sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro. 72
  • 73. 73fig. 68. Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata laterale sinistra della Chiesa Maggiore di San Pedro
  • 74. 2.5.2 RAMADA DE SAN ROQUENella facciata della Ramada de San Roque si presentano cause di degrado naturali, quali la presenzad’acqua sotterranea, i movimenti sismici che hanno causato danni nel muro laterale posteriormentecrollato e cause di degrado antropico che hanno provocato l’alterazione della struttura originale.Negli anni ‘80 si demolisce la navata della Ramada e dietro si costruisce una scuola di due piani, sullaquale s’appoggia attualmente. Nell’anno 2001, il muro di adobe che serviva come supporto lateralesinistro crolla, causando lo spostamento della massa di mattoni verso il muro crollato e l’apparizionedelle fessure nel corpo sinistro della facciata. fig. 69. Foto del crollo del muro di adobes che serviva come appoggio laterale sinistro della facciata della Ramada de San Roque (anno 2001). 74
  • 75. 2.5.2.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi. fig. 70. Distacco dell’intonaco nella Facciata fig. 71. Foto dove si può osservare il distacco dell’intonaco della Facciata della Ramada de San della Ramada de San Roque Roque b. Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa. fig. 72. Erosione dei mattoni nella Facciata della fig. 73. Foto dove si può osservare l’erosione Ramada de San Roque dei mattoni nella Facciata della Ramada de San Roque 75
  • 76. 2.5.2.2 Degrado dovuto ai movimenti sismici (indirettamente) a. Fessurazione.- Il crollo del muro laterale sinistro che funzionava come appoggio o contrafforte nell’anno 2001, ha provocato lo spostamento della massa di mattoni verso la parte crollata e la formazione di fessure sul corpo sinistro della facciata, nella parte superiore e nella parte inferiore a livello del pilastro. fig. 74. Fessure sulla facciata della Ramada de San Roque fig. 75. Fotografia dove si possono vedere le fessure sulla facciata della Ramada de San Roque 76
  • 77. 2.5.2.3 Degrado Antropico a. Modificazione della struttura originale.- Demolizione della navata e dei muri della Ramada de San Roque per la costruzione di una scuola dietro la facciata, dove attualmente si appoggia (non ci sono ancoraggi). Si altera la morfologia della facciata chiudendo l’arco del portico d’acceso all’Ex Ramada, con mattoni, malta di cemento e intonaco, lasciando una specie di finestra circolare e l’aggiunta di una cancellata di ferro battuto, probabilmente appartenente a qualche parte della Ramada demolita. Costruzione di uno zoccolo di cemento in tutta l’estensione della Facciata. fig. 76. Modificazione della struttura originale nella facciata della Ramada de San Roque fig. 77. Fotografia dove si possono osservare le fig. 78. Fotografia dove si può osservare il zoccolo modificazioni fatte alla Facciata della Ramada de in cemento in tutta la estensione della facciata. San Roque 77
  • 78. fig. 79 Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata della Ramada de San Roque 78
  • 79. 2.5.3 RAMADA DE SANTA CATALINALa Ramada de Santa Catalina o “Santa Catarina” come si legge nei documenti di Martínez diCompañón, è stata demolita nella stessa data di quella di San Roque; attualmente resta in piedi solola facciata, che si appoggia sulla scuola costruita dietro ad essa.Questa facciata è anche la porta della scuola, per cui ha avuto una manutenzione più accurata e nonpresenta un degrado pari a quello delle altre.2.5.3.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Alterazioni cromatiche.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. fig. 80. schema dove si indicano le zone con fig. 81 Fotografia dove si può osservare l’alterazione cromatica alterazione cromatica nella parte inferiore destra vicino alla Ramada de San Pedro b. Lacune.- Caduta e perdita di parti dellintonaco e/o della pellicola pittorica, con messa in luce degli strati di intonaco più interni o del supporto. fig. 82 Schema dove sono segnate le lacune nella facciata de Santa Catalina c. Ossidazione.- Gli elementi in ferro delle finestre hanno sofferto un fenomeno di ossidazione per stare esposti direttamente all’azione dell’acqua piovana. fig. 83 Schema dove si indicano le finestre che hanno gli elementi in ferro battuto con ossido 79
  • 80. 2.5.3.2 Degrado Antropico a. Modificazione della struttura originale.- Da citare, in primo luogo, la demolizione dei muri maestri della navata e la costruzione della scuola dietro alla facciata. Il muro della facciata è stato elevato per farlo coincidere con l’altezza del muro posteriore. Aggiunta di un elemento in cemento nell’incontro tra la facciata della Ramada de San Roque e quella di Santa Catalina. Zoccolatura dipinta in vernice acrilica. fig. 84 Schema dove si indicano gli interventi sulla struttura originale nella facciata della Ramada de Santa Catalina fig. 85 Schema riferito alla totalità dei processi di degrado sulla facciata della Ramada de Santa Catalina 80
  • 81. 2.5.4 RAMADA DE SAN PEDRO (attuale Cappella di San Francisco)Questa è l’unica delle Ramadas, che ancora conserva una buona percentuale del suo materialeoriginale; nel tempo ha sofferto diverse ristrutturazioni; si può affermare che il XX secolo sia stato ilperiodo in cui si è prodotto il maggior degrado, per cause di deterioramento naturale, dovuto allepiogge e all’umidità sotterranea, o per cause di degrado antropico, come una serie d’interventisbagliati rivolti a sanare la struttura ma che, alla fine, l’hanno danneggiato quasi nella sua totalità.2.5.4.1 Facciata principale2.5.4.1.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Alterazioni cromatiche.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. In questo caso possiamo vedere che la maggior parte del fenomeno d’alterazione cromatica si trova nei pilastri del portico d’accesso principale.. fig. 86. Alterazione cromatica nella facciata della fig. 87. Fotografia dove si può osservare Ramada de San Pedro alterazione cromatica nella facciata della Ramada de San Pedro b. Incrostazione.- deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale. Questo degrado possiamo trovarlo nelle cornice e modanature, dovuto principalmente all’acqua della pioggia che scorre sulla facciata e porta con se il materiale accumulato negli elementi che si trovano più in alto. 81
  • 82. fig. 88. Incrostazione sulla facciata della fig. 89. Foto dove si può osservare l’incrostazione Ramada de San Pedro. sulla facciata della Ramada de San Pedro.c. Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi. fig. 90. Distacco sulla facciata della Ramada de fig. 91. Foto dove si può osservare il distacco San Pedro. dell’intonaco sulla facciata della Ramada de San Pedro.d. Fessurazione.- Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nellintonaco e/o nella pellicola pittorica e che può implicare lo spostamento reciproco delle parti. fig. 92. Fessure sulla facciata della Ramada de San Pedro. fig. 93. Foto della fessura sotto la finestra del corpo destro sulla facciata della Ramada de San Pedro. 82
  • 83. fig. 94. Foto della fessura nel corpo destro, sull’arco del campanile della facciata della Ramada de San Pedro.e. Lacune.- Caduta e perdita di parti dellintonaco e/o della pellicola pittorica, con messa in luce degli strati di intonaco più interni o del supporto. In questo caso le troviamo sui pilastri del portico d’acceso e sotto la finestra del corpo destro. fig. 95. Lacune sulla facciata della Ramada de San Pedro. fig. 96. Foto dove si può osservare una delle lacune sulla facciata della Ramada de San Pedro.f. Ossidazione.- Gli elementi in ferro delle finestre hanno sofferto un fenomeno di ossidazione per stare esposti direttamente all’azione dell’acqua piovana. 83
  • 84. fig. 98. Foto dove si può osservare fig. 97. Ossidazione nelle finestre della facciata della l’ossidazione negli elementi in ferro Ramada de San Pedro. delle finestre nella facciata della Ramada de San Pedro.2.5.4.1.2 Degrado Antropico a. Modificazione della struttura originale.- Possiamo vedere che, per nascondere il problema dell’umidità nei muri per capillarità, sia stato utilizzato intonaco a base di cemento; sono state inserite delle segnalazioni nei pilastri dell’arco d’ingresso della porta, due elementi in cemento a fianco del corpo centrale ed uno lungo l’asse del corpo centrale della Ramada de San Pedro. fig. 99. Modificazione della struttura originale nella facciata fig. 100-101. Fotografie dove si può della Ramada de San Pedro. osservare le modificazioni fatte nella facciata della Ramada de San Pedro. 84
  • 85. b. Mancanza.- Caduta e perdita di parti. Tra 1997 e 1998 si smontano alcuni pezzi della facciata a titolo di “prevenzione”, prima dell’arrivo del Fenomeno del Niño; alcuni dei pezzi, tra cui i pinnacoli, ancora sono conservati all’interno della Ramada. fig. 102. Fotografia senza data dove si possono vedere fig. 103. Fotografia attuale (anno 2004) della facciata quasi tutti gli elementi originali della facciata della della Ramada de San Pedro. Ramada de San Pedro. fig. 104. Elementi che appartengono alla facciata (pinnacoli), conservate dentro della Ramada de San Pedro 85
  • 86. 2.5.4.2 Muri2.5.4.2.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Alterazioni cromatiche.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. 7 ALTRA PROPRIETA 5 6 BATTISTERO 1 CORO 1 5 VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN 2 NAVE 2 3 ALTARE 3 13 7 9 11 5 1 3 4 4 SACRESTIA 5 6 7 fig. 105. Pianta con segnalazione dei fenomeni d’alterazione cromatica sui muri della Ramada de San Pedro fig. 106. Sezione 2-2 con segnalazione dei fenomeni d’alterazione cromatica sui muri dell’ingresso e sul coro della Ramada de San Pedro fig. 108 Sezione 5-5 dove si rappresenta le zone d’alterazione cromatica nella sagrestia destra della Ramada de San Pedro fig. 107. fotografia dove possiamo osservare il processo d’alterazione cromatica sul coro della Ramada de San Pedro fig. 109. Fotografia nella zona indicata nella sezione dove si può osservare il fenomeno d’alterazione cromatica nella sagrestia destra della Ramada de San Pedro 86
  • 87. fig. 110. Sezione 7-7 rappresenta l’ubicazione del processo d’alterazione cromatica sul muro interno della facciata della Ramada de San Pedro. fig. 111. Fotografia dove possiamo osservare il processo d’alterazione cromatica sul muro interno della facciata nella Ramada de San Pedrob. Macchie.- Alterazione che si manifesta con pigmentazione accidentale e localizzata della superficie; è correlata alla presenza di materiale estraneo al supporto. 7 ALTRA PROPRIETA 5 6 BATTISTERO 1 CORO 1 5 VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN 2 NAVE 2 3 ALTARE 3 13 7 9 11 5 1 3 4 4 SACRESTIA 5 6 7 fig. 112. Pianta con segnalazione delle macchie sui muri della Ramada de San Pedro 87
  • 88. fig. 113. Sezione 1-1 con segnalazione delle macchie sui muri della Ramada de San Pedro fig. 114. Sezione 4-4 con segnalazione delle macchie sui muri della Ramada de San Pedrofig. 115. Sezione 5-5 con segnalazione delle macchie sui muri fig. 116. Fotografia dove possiamo osservare ledella Ramada de San Pedro macchie segnate sulla sezione 5-5 (a fianco)c. Fessurazione.- Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nellintonaco e/o nella pellicola pittorica e che può implicare lo spostamento reciproco delle parti. fig. 117. Sezione 2-2 con segnalazione delle fessure sui muri della Ramada de San Pedro 88
  • 89. fig. 118. Sezione 3-3 con segnalazione delle fessure sui muri della Ramada de San Pedrofig. 119. Sezione 5-5 con segnalazione delle fessure sulmuro posteriore all’altare della Ramada de San Pedro fig. 120. Foto dove si può vedere la fessura sul muro maestro sinistro, vicina a la finestra della Ramada de San Pedro fig. 121. Foto dove si possono vedere le fessure dietro l’altare della Ramada de San Pedro 89
  • 90. d. Lacune.- Caduta e perdita di parti dellintonaco e/o della pellicola pittorica, con messa in luce degli strati di intonaco più interni o del supporto. 7 ALTRA PROPRIETA 5 6 BATTISTERO 1 CORO 1 5 VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN 2 NAVE 2 3 ALTARE 3 13 7 9 11 5 1 3 4 4 SACRESTIA 5 6 7 fig. 122. Pianta con segnalazione delle lacune sui muri della Ramada de San Pedro fig. 123. Sezione 1-1 con segnalazione delle lacune sui muri della Ramada de San Pedro fig. 124. Foto dove possiamo vedere le lacune segnate sulla sezione 1-1 del muro maestro sinistro della Ramada de San Pedro. Queste sono state provocate probabilmente da infiltrazioni d’acqua dovute alla non adeguata impermeabilizzazione del tetto, Possiamo affermare ciò per le macchie che si trovano sotto queste lacune, il che dimostra che l’acqua ha dissolto l’intonaco del muro. fig. 125. Foto dove possiamo vedere la lacuna vicina alla finestra della sagrestia sinistra. Anche in questo caso possiamo dire che il problema è stato determinato dalla mancanza d’impermeabilizzazione del tetto, come dimostrano per le macchie sul soffitto e sotto la lacuna. 90
  • 91. fig. 126. Sezione 4-4 con segnalazione delle lacune sui muri della Ramada de San Pedrofig. 127. Lacuna nella base del muro maestro sinistro fig. 128. Lacuna nella parte media del muro maestrovicino alla finestra sinistro della Ramada de San Pedro fig. 129. Foto dove possiamo osservare lacuna nel muro fig. 130. Foto dove possiamo osservare lacuna nel muro della sagrestia sinistra. della sagrestia destra.fig. 131. Sezione 5-5 con segnalazione dellelacune sui muri della Ramada de San Pedro 91
  • 92. e. Rigonfiamento.- Sollevamento superficiale e localizzato del materiale (intonaco e/o pellicola pittorica) che assume forma e consistenza variabili. 7 LT A R P IE A A R P OR T 5 6 BATTISTERO 1 CORO 1 5 VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN 2 NAVE 2 3 ALTARE 3 13 7 9 11 5 1 3 4 4 SACRESTIA 5 6 7 fig. 132. Pianta con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro fig. 133. Sezione 1-1 con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro fig. 134. Sezione 4-4 con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro fig. 135. Sezione 5-5 con segnalazione delle zone con rigonfiamento dell’intonaco sui muri della Ramada de San Pedro 92
  • 93. f. Perdita della cappa pittorica.- 7 LT A R P IE A A R P OR T 5 6 BATTISTERO 1 CORO 1 5 VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN 2 NAVE 2 3 ALTARE 3 13 7 9 11 5 1 3 4 4 SACRESTIA 5 6 7 fig. 136. Pianta con segnalazione delle zone con perdita della cappa pittorica sui muri della Ramada de San Pedro fig. 137. Sezione 2-2 con segnalazione delle zone con perdita della cappa pittorica sui muri della Ramada de San Pedro fig. 138. Sezione 3-3 con segnalazione delle zone con perdita della cappa pittorica sui muri della Ramada de San Pedro fig. 139. Foto della parte superiore dell’altare della Ramada de San Pedro. Possiamo vedere nel muro posteriore la perdita della cappa pittorica 93
  • 94. fig. 140. Sezione 7-7 con segnalazione delle fig. 141. Perdita della cappa pittorica nel muro del zone con perdita della cappa pittorica sui battistero muri della Ramada de San Pedrog. Crollo.- Il muro maestro destro della Ramada de San Pedro crollò nel mese di settembre del 2003, trascinando con sé una parte del tetto. Le cause sono due: l’umidità presente nel terreno, che ha “sciolto” le basi del muro in quel punto, oltre al sovraccarico di 60 tonnellate del grosso strato di calcestruzzo collocato sul tetto come risultato di un inadeguato intervento volto a salvaguardare il monumento dagli effetti del Fenomeno del Niño del 1997-1998. 7 LT A R P IE A A R P OR T 5 6 BATTISTERO 1 CORO 1 5 VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN 2 NAVE 2 3 ALTARE 3 13 7 9 11 5 1 3 4 4 SACRESTIA 5 6 7 fig. 142. Pianta con segnalazione della parte crollata del muro maestro destro della Ramada de San Pedro fig. 143. Sezione 1-1 con segnalazione della parte crollata del muro maestro destro della Ramada de San Pedro 94
  • 95. fig. 144. Fotografia dove si può osservare la parte crollata del muro maestro destro della Ramada de San Pedro (fonte giornale La Industria-Chiclayo)fig. 145. Fotografia pressa dal esterno dove si può fig. 146. Fotografia del battistero dove si può osservareosservare la parte crollata e le macerie del muro la parte crollata e le macerie del muro maestro destromaestro destro della Ramada de San Pedro (fonte della Ramada de San Pedro (fonte giornale Lagiornale La Industria-Chiclayo) Industria-Chiclayo) 95
  • 96. 2.5.4.3 PavimentiCi sono due cause del degrado riscontrato nei pavimenti della Ramada de San Pedro: l’acquasotterranea che ha formato delle macchie ed ha creato problemi di cedimento differenziale perliquefazione, e quelle dovute alla mano dell’uomo, rappresentate in special modo dalle fossed’esplorazione praticate nel pavimento.2.5.4.3.1 Degrado dovuto alla presenza d’acqua sotterranea e precipitazioni pluviali a. Macchie.- Alterazione che si manifesta con pigmentazione accidentale e localizzata della superficie; è correlata alla presenza di materiale estraneo al supporto. ALTRA PROPRIETA BATTISTERO 5 CORO VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN NAVE ALTARE 13 7 9 11 5 1 3 SACRESTIA fig. 147. Pianta con segnalazione delle macchie sul pavimento della Ramada de San Pedro fig. 148 Fotografia dove si possono vedere lo stato di fatto di un pilastro e la macchia nel pavimento. 96
  • 97. b. Cedimento differenziale.- ALTRA PROPRIETA BATTISTERO 5 CORO VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN NAVE ALTARE 13 7 9 11 5 1 3 SACRESTIA fig. 149. Pianta con segnalazione del cedimento differenziale sul pavimento della Ramada de San Pedro2.5.4.3.2 Degrado antropico a. Mancanza del pavimento.- Questo degrado nei pavimenti è stato provocato appositamente, allo scopo di esplorare gli strati della pavimentazione nella navata e della sagrestia destra. Si tratta in totale di quattro pozzi di un metro quadrato ognuno di cui, quello effettuato vicino al coro, è anteriore agli altri tre. I pavimenti originali erano in mattoni e successivamente, nel 1930, sono stati ricoperti con blocchi di cemento. ALTRA PROPRIETA BATTISTERO E1 E2 5 CORO VESTIBOLO 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN NAVE ALTARE 13 7 9 11 5 1 3 E3 SACRESTIA fig. 150. Pianta con segnalazione dei pozzi di esplorazione sul pavimento della Ramada de San Pedro 97
  • 98. fig. 151. Fotografia del pavimento vicino al coro, in cui sono evidenti il foro del carotaggio e lo strato sottostante al pavimento attuale, di mattone (pavimento originale). fig. 152. Fotografia del pavimento alla sinistra dell’altare, in cui si notano alcuni frammenti di gesso, probabili resti della stuccatura di una volta crollata fig. 153. Fotografia del pavimento nella sagrestia destra della Ramada de San Pedro.98
  • 99. 2.5.4.4 Elementi in legno lavorato2.5.4.4.1 Serramenti a. Mancanza.- Il degrado nei serramenti, è dovuto all’usura del tempo e al loro utilizzo. Generalmente non presentano grossi problemi. La porta principale presenta la mancanza di un pezzo di telaio a livello del corpo sinistro inferiore; la serratura è stata rimossa e attualmente sostituita con un pezzo di catena fatta passare nello spazio vuoto rimasto, chiusa con un lucchetto. fig. 154. Fotografia della porta principale della Ramada de San Pedro, dove possiamo vedere la mancanza di un pezzo di telaio del corpo inferiore sinistro. fig. 155. Fotografia del particolare della porta principale fig. 156. Fotografia del particolare della porta principale della Ramada de San Pedro, in cui si nota la mancanza della Ramada de San Pedro, che evidenzia il degrado di un pezzo del telaio inferiore del corpo sinistro. del legno nel telaio inferiore del corpo destro. 99
  • 100. Dopo il crollo del tetto e di un pezzo del muro maestro laterale destro, la porta delbattistero è andata distrutta. fig. 157. Fotografia della porta del battistero prima del crollo del tetto e il pezzo di muro che l’ha distrutto. fig. 158. Fotografia della porta del battistero dopo fig. 159. Fotografia della nicchia che si trova sul muro il crollo del tetto e il pezzo di muro che la della sagrestia destra, il crollo non ha danneggiato il distrusse. suo telaio in legno ne rotto il vetro. 100
  • 101. I serramenti esterni sono stati ricoperti con rete metallica de hanno perso alcuniframmenti di vetro; gli elementi metallici di ferro battuto presentano ossidazione. Glielementi in legno sono stati dipinti molte volte con vernici di colori diversi.fig. 160. Fotografia della finestra sinistra della facciata, fig. 161. Fotografia della finestra destra della facciata,in cui si osservano la rete metallica inchiodata al telaio, che presenta gli stessi problemi di quella dell’immaginela mancanza di un pezzo di vetro e l’ossidazione a sinistra.nell’inferriata.Le porte delle sagrestie non esistono più, di esse rimane solo il rispettivo telaio; i telaidi legno delle finestre nel tetto non presentano degrado. 101
  • 102. 2.5.4.4.2 Cancelli in legnoIl cancello che circonda l’altare maggiore, si trova in un buono stato di conservazione, anche dopo ilcrollo che, fortunatamente, non l’ha distrutto.Attualmente, la ramada è utilizzata come deposito, motivo per cui l’accumulazione di materiale sopra ilcancello del coro, ha provocato il distacco d’alcuni elementi delle balaustre.Non si notano danni provocati da insetti xilofagi. fig. 162. Fotografia frontale dell’altare con vista del cancello che lo circonda. fig. 163. Fotografia del cancello del coro. Recentemente il manufatto, che giace al suolo, ha perso uno dei suoi elementi a causa della sovrapposizione di materiali pesanti. 102
  • 103. 2.5.4.5 PilastriI pilastri della Ramada de San Pedro sono 14 in totale, 6 dei quali hanno subito degrado a causadell’umidità, mentre non si rilevano cause di degrado antropico.Le basi dei pilastri, sono quelle che presentano maggiori problemi. I materiali utilizzati per la lorocostruzione sono principalmente mattoni e calce per le malte; in alcuni casi, le basi si sono distruttecompletamente e in altri si cominciano a vedere i primi sintomi di degrado.Il legno di huarango o algarrobo, che forma il fusto dei pilastri, non presenta problemi perché si trattadi un materiale con densità molto alta, che non reagisce alla capillarità. Parte del rivestimento dei fustisi è perso in alcuni dei pilastri, anche nella parte superiore del sostegno, che non è propriamente uncapitello bensì un elemento strutturale chiamato “horcón” (forcella), dove si appoggia la trave, semprein legno. 7 ALTRA PROPRIETA 5 6 BATTISTERO 1 CORO 1 VESTIBOLO 5 4 3 2 1 10 12 14 6 8 2 4 VIA SAN MARTIN 2 NAVE 2 3 ALTARE 3 13 7 9 11 5 1 3 4 4 SACRESTIA 5 6 7 fig. 164. Pianta con segnalazione dei pilastri che presentano degrado visibile. a. Alterazione cromatica.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate. 103
  • 104. SEZIONE 2-2SEZIONE 3-3 fig. 165. Sezione 2-2 e 3-3 dov’è indicata l’alterazione cromatica dei pilastri fig. 166-167. Ramada de San Pedro. Fotografie dei pilastri 3 (sinistra) e 4 (destra), dove possiamo vedere l’alterazione cromatica nelle loro basi. Nella fotografia del pilastro 4, osserviamo anche la macchia nel pavimento, dovuta all’umidità per capillarità. 104
  • 105. b. Perdita di ricoprimento.- Perdita del materiale di rivestimento dei fusti, che lascia talvolta il legno scoperto ed evidenzia il sistema costruttivo con supporto di fibre vegetali o strisce di cuoio sulla base lignea. Questa viene poi stuccata e modellata con calce per conferirle la forma a tortile e, infine, dipinta. Rileviamo tale problema nei pilastri 5, 7, 10 e 12.. SEZIONE 2-2 SEZIONE 3-3 fig. 168 Sezione 2-2 e 3-3 dove possiamo vedere, segnata in rosso, la mancanza e perdita di rivestimento nei fusti dei pilastri della Ramada de San Pedro. fig. 169 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del fig. 170 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento del fusto, le fessure e fratture nelle basi del rivestimento del fusto e la distruzione quasi totale della pilastro 5 base nel pilastro 7 105
  • 106. fig. 171 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del fig. 172 Fotografia dove possiamo vedere la perdita del rivestimento del fusto, le fratture sulla base del pilastro rivestimento del fusto nel pilastro 12 10, alterazione cromatica e macchie sul pavimento.fig. 173. Fotografia dove possiamo vedere la perdita del fig. 174. Fotografia dove possiamo vedere la perdita delrivestimento nella parte superiore del fusto, nel pilastro 5. rivestimento nella parte superiore del fusto, nel pilastro 7. 106
  • 107. c. Frattura nelle basi.- I materiali delle basi (mattone e calce) assorbono umidità per capillarità dal pavimento e si gonfiano rompendo tutto e trasmettendo l’umidità al rivestimento del fusto. Possiamo trovare questo problema nei pilastri 5, 7, 10 e 12. Il pilastro 5 è distrutto per il 40%, il pilastro 7 ha perso quasi tutta la base, il pilastro 10 ha perso il 15% della sua base, sempre per lo stesso problema d’umidità, ed il pilastro 12 ha una frattura verticale, che fa intravedere il materiale interno; nel pavimento circostante presenta, inoltre, una macchia d’umidità. fig. 175. Fotografia dove possiamo vedere i problemi del pilastro 5, che ha perso circa il 40% della sua base per problemi d’umidità. fig. 176. Fotografia dove possiamo vedere i problemi del pilastro 7, che ha perso quasi tutta la base; si nota, inoltre, la macchia d’umidità sul pavimento. 107
  • 108. fig. 177. Fotografia dove possiamo vedere i problemi del pilastro 10,che ha perso circa il 15% della base; si nota, inoltre, la macchiad’umidità sul pavimento.fig. 178. Fotografia dove possiamo osservare i problemi del pilastro12, tra cui la frattura verticale della base; si nota, inoltre, la macchiad’umidità sul pavimento. 108
  • 109. 2.5.4.6 TettiCon eccezione delle volte, i tetti sovrastanti la navata sono andati quasi completamente distrutti.L’’azione dell’acqua piovana, che si è infiltrata dopo una serie d’interventi inadeguati, ha danneggiatoseriamente gli elementi di canniccio; in seguito, il tetto è crollato in una zona della Ramada e i lavori di“salvataggio” hanno finito per non distinguersi dal degrado causato dall’acqua.Per tale motivo, in questa parte della descrizione del degrado della Ramada de San Pedro, possiamomenzionare solamente il degrado antropico.2.5.4.6.1 Degrado dovuto all’azione dell’uomo per interventi non adeguati a. Modificazione della struttura originale.- Il degrado nei tetti è stato molto veloce da quando, nel 1990, questi furono completamente smontati e si sostituirono alcune delle travi originali d’algarrobo con altre d’eucalipto. Il tetto è stato poi rifatto completamente secondo la tecnica originale, forse anche con utilizzo di cemento. Tuttavia, negli anni 1997 e 1998, furono eseguiti altri lavori relazionati alla cupola, a fini preventivi contro gli effetti del Fenomeno del Niño; l’Instituto Nacional de Cultura, autorizzò l’intervento, che prevedeva una gettata di cemento sul tetto di legno e canniccio, aumentando così il carico di 60 tonnellate. In poco tempo sono apparse le prime fessure, le infiltrazioni d’acqua piovana e, infine, il conseguente crollo di una parte del tetto nella navata principale dovuto al sovraccarico, oltre che allo stato del muro maestro laterale destro della Ramada. fig. 179. Fotografia dove possiamo vedere lo stato di fatto nel 2001, La gettata di cemento è stata eseguita in tutta l’estensione del tetto della navata della Ramada de San Pedro. In tal modo è stata trasformata la struttura originale che era notevolmente elastica, in una molto rigida e con problemi di sovraccarico, che sollecitavano direttamente i muri portanti e la struttura di travi e pilastri in legno, il che ha causato il deterioramento di tali elementi, sia internamente sia esternamente. 109
  • 110. b. Fessure.- Sono apparse sul tetto e hanno permesso le infiltrazioni d’acqua piovana, che ha distrutto la struttura in canniccio ed il rivestimento del soffitto e delle travi, causando in molti casi anche dei problemi nei muri maestri. fig. 180. Fotografia dove possiamo vedere le fessure sulla gettata di cemento (anno 2001).c. Crollo.- Nel settembre del 2003, il tetto è crollato nella parte destra vicino all’altare, a causa del sovraccarico di cemento e dei problemi d’umidità nei muri in quella zona; di conseguenza le autorità locali hanno proceduto a rimuovere lo spesso strato di cemento del tetto della Ramada. fig. 181. Schema dove si può vedere la zona del tetto crollata nel 2003 110
  • 111. fig. 182. Schema interno dove si può vedere la zona del tetto crollata nel 2003fig. 183. Fotografia dove possiamo vedere un particolare del sistema costruttivo del tetto, dopo il crollo del anno 2003 111
  • 112. fig. 184. Fotografia interna del tetto dopo il crollo del 2003, in cui si nota che il sovraccarico è stato tolto e si è provveduto a collocare una copertura provvisoria in lamiera di zinco sopra il tetto originale.d. Perdita del ricoprimento nelle travi e nel soffitto.- Possiamo dividere il tetto della navata in tre parti, quella a sinistra, una centrale ed una a destra. Nella parte sinistra i rivestimenti di travi e soffitti sono stati persi per circa il 20%; nella parte centrale della navata si è perso il rivestimento quasi nella sua totalità e nella parte sinistra si è perso un pezzo di tetto dopo il crollo dell’anno 2003; il resto è quasi completo ad eccezione di qualche frammento di trave. fig. 185. Fotografia interna del tetto dopo il crollo del 2003, in cui possiamo vedere la perdita quasi totale del rivestimento nella parte centrale della navata della Ramada de San Pedro. 112
  • 113. fig. 186. Fotografia interna del tetto, in cui possiamo vedere la perdita del rivestimento di travi e soffitto vicino al lucernario che si trova al centro della navata. fig. 187. Fotografia interna del tetto, che evidenzia la perdita quasi totale del rivestimento delle travi e soffitto nella parte centrale della navata.fig. 188. Fotografia del particolare dell’incontro fra trave e pilastro, dove si nota la perdita del rivestimento della trave e del soffitto. 113
  • 114. III ANALISI DI QUATTRO ESEMPI DI RESTAURO CONTEMPORANEI A LAMBAYEQUE (PERÚ)3.1 Restauro della chiesa di Jayanca3.1.1 L’intervento di restauro Lintervento di restauro della chiesa di Jayanca prevedeva la consolidazione della torre sinistra e la demolizione della torre destra, con autorizzazione dell’I.N.C. (Instituto Nacional de Cultura del Perú) per problemi dinstabilità strutturale. I problemi d’incompatibilità dei materiali nel criterio del restauro, esistono a livello concettuale e formale. Nel corso di demolizione ed accurato registro della torre destra della chiesa di Jayanca, si è fatto un rilievo fotografico e, allo stesso tempo, una sequenza di disegni molto precisi ma, sfortunatamente, nel progetto di restauro l’I.N.C. non aveva considerato la ricostruzione della struttura. La torre demolita risaliva all’anno 1933 ed era stata costruita con mattoni e adobes, alloggiava una campana e anche un orologio che oggi custodisce il fig. 189 Prospetto e sezione della sacerdote locale. torre destra della chiesa di Jayanca fig. 190. Foto della chiesa di Jayanca prima dell’intervento, con le fig. 191. Foto della chiesa di Jayanca dopo l’intervento con la torre sue due torri. sinistra che rimane. fig. 192-193-194. Fotografie delle diverse sequenze del processo di smontaggio e demolizione della chiesa di Jayanca. 114
  • 115. Nella parte superiore dei vani delle porte d’accesso all’interno delle torri, nelle parte degli architravi, iframmenti d’adobes deteriorati sono stati sostituiti con mattoni e non con lo stesso tipo di materiale. Lamalta utilizzata per far aderire i mattoni agli adobes, era a base di sabbia, calce e argilla. Per la finituraè stato utilizzato un intonaco simile a quello originale. fig. 195-196-197. Fotografie delle diverse sequenze del processo di sostituzione degli elementi degradati nei vani delle porte interne alle torri Il punto d’intersezione della facciata con la torre sinistra presentava una frattura che aveva separato i due elementi. Per la sua riparazione si è utilizzato il metodo dello “scuci–cuci”, sostituendo gli adobes degradati con altri di nuova fabbricazione, ma con le stesse caratteristiche di quelli vecchi; poi sono state inserite delle “chiavi” strutturali in legno d’algarrobo, ed è stato applicato l’intonaco a base d’argilla e calce. fig. 198-199. Fotografie delle diverse sequenze del processo di consolidazione del punto d’intersezione tra facciata e torre sinistra, intervento di “scuci-cuci”.Nel fregio della torre destra non esistevano delle fratture simili a quelle della torre sinistra, ma ceranodelle aree con problemi nella zona posteriore del corpo, per cui nel intervento di restauro sisostituirono i pezzi degradati per pezzi nuovi, della stessa forma e lo stesso colore di quelli originali. fig. 200. Foto del processo di “scuci-cuci” per la sostituzione dei pezzi di mattone a vista nel corpo della torre destra della Chiesa di Jayanca. 115
  • 116. fig. 201. Foto dell’intervento sulla torre destra, prelievo degli fig. 202. Foto dell’intervento sulla torre destra, “scuci-cuci” elementi degradati per la sostituzione. e sostituzione con elementi nuovi. Nei zoccoli esterni, l’intervento di restauro prevedeva l’utilizzo di un ricoprimento ceramicocolore terracotta (20x40 cm) in tutta la facciata.fig. 203. Foto dell’intervento sulla facciata, preparazione dello fig. 204. Foto dell’intervento sulla facciata, rivestimento ceramico inzoccolo di mattone e intonaco che riceverà il rivestimento tutta l’estensione dello zoccolo ad un’altezza di 40 cm.ceramico. fig. 205-206. Fotografie che mostrano la finitura dello zoccolo rivestito con materiale ceramico, nella torre destra della chiesa di Jayanca 116
  • 117. Il progetto di scarico delle acque piovane contemplava l’istallazione di una tubazione di 2”, che raccogliesse le acque del tetto e le portasse giù lungo il pavimento dell’atrio fino a collegarsi con la rete fognaria pubblica. La sezione del tubo era insufficiente per grosse quantità di pioggia, ma non fu modificata. Nel progetto di restauro originale non esistevano tavole di particolari del tubo di deflusso delle acque, per cui è stata richiesto di suggerire una soluzione all’INC, ricevendo come risposta: “Mettere il tubo di 2” di diametro all’interno della struttura di ogni torre, dietro ai mattoni.fig. 207. Foto dello scavo per la rete discarico pluviale. fig. 208. Foto della rete di scarico pluviale, installazione del tubo dietro la finitura di mattone, danneggiando la struttura. 117
  • 118. 3.1.2 ConclusioniIn questo caso dobbiamo distinguere due cose, ossia progetto di restauro e intervento di restauro. Ilprogettista non è stato lo stesso che ha eseguito i lavori sul cantiere.Nella parte teorico- concettuale, il progetto presentava dei grossi errori, tra cui: 1. L’utilizzo del rivestimento ceramico fino ad un’altezza di 40cm in tutta l’estensione della facciata, modificando considerevolmente la struttura originale e l’immagine della chiesa di Jayanca. 2. Lo smontaggio e demolizione della torre destra piuttosto che una consolidazione, ossia un intervento più accurato sulla stessa torre o la ricostruzione totale. 3. L’utilizzo di materiali diversi da quelli originali come nel caso dei vani delle porte d’accesso interno alle torri. 4. Il danneggiamento della struttura delle torri per mettere la rete di scarico pluviale, decisamente insufficiente in caso di piogge di consistente portata.Come parte riscattabile, ci sono gli interventi eseguiti nel migliore dei modi, come la consolidazionedella torre sinistra con il metodo dello “scuci-cuci” e la restituzione dei pezzi nella torre destra. 118
  • 119. 3.2 Restauro della casona Montjoy (Casa della Logia) 3.2.1 L’intervento di restauro Lintervento di restauro della casona Montjoy, chiamata anche Casa della Loggia, è stato effettuato pochi anni fa, facendo capire che un progetto e il successivo intervento di restauro dovrebbero essere eseguiti sempre da uno specialista. Recentemente è stato realizzato un intervento di restauro che ha aggiunto dei problemi a quelli già esistenti. Il problema principale è dato dall’incompatibilità, formale, spaziale e dei materiali che molte volte, per ignoranza di come reagiscono nel tempo, si utilizzano, danneggiando la struttura. fig. 209. foto della Facciata della casa MontjoyCALLE DOS DE MAYO 6.568 CALLE SAN MARTIN PRIMER PISO SEGUNDO PISO ESTADO ACTUAL ESCALA 1/100 ESTADO ACTUAL ESCALA 1/100 DISTRIBUCION DISTRIBUCION fig. 210. Piante distribuzione Casa Montjoy Come già detto, l’intervento di restauro sulla casona Montjoy non è stato effettivo per cui si è dovuto elaborare un altro progetto di restauro che deve liberare la struttura dalle aggiunte fatte arbitrariamente e dai problemi che aveva prima. Nell’ultimo restauro, si è intervenuto nel seguente modo: Eliminazione di tutti gli intonaci originali d’argilla per sostituirli con “diablo fuerte” che è una malta elaborata con gesso e cemento. Questa, però, non era la forma adeguata per eliminare l’umidità di risalita, sui muri esterni per esempio. fig. 211-212. Fotografie dello stato di fatto prima (sinistra) e dopo (sopra) il restauro eseguito sulla casona Montjoy; finestra e muro nella facciata, dove si è applicato l’intonaco di “diablo Fuerte”. 119
  • 120. Sempre sulla facciata, sono stati aggiunti degli elementi estranei, con la funzione di “evacuarel’acqua piovana”, ma con scarsi risultati, lesionando il muro per fare ciò, e il risultato lopossiamo vedere nelle seguenti fotografie. fig. 213-214. Fotografia dello stato di fatto della facciata e zoccolo esterno (sinistra), e particolare (sopra) della lesione.Si ha rimosso tutto il pavimento originale dell’atrio d’ingresso principale per essere sostituito per unpavimento simile, però questo non lascia “respirare” la base di terra sottostante, poiché mentre quellooriginale era poroso, quello nuovo è stato posizionato con malta di cemento. fig. 215-216. Fotografia dello stato di fatto del pavimento nell’atrio principale (sinistra) e un particolare del pavimento originale (sopra).L’intervento sul balcone (che è quello che distingue la casa Montjoy) è stato molto pesante, essendostati sostituiti senza nessun criterio gli elementi lignei, non utilizzando lo stesso tipo di legnami e nondifferenziandoli dagli originali.Nel balcone si ritirarono, senza più essere rimessi al loro posto originale, i mattoni del pavimento cheerano un elemento architettonico importante, pertanto tutta la morfologia di questa struttura, cheincide sul valore del monumento come elemento culturale, è stata modificata. 120
  • 121. fig. 217. Fotografia dello stato di fatto del balcone della casa Montjoy I tetti in legno lavorato sono stati sostituiti con altri a base d’elementi metallici, che nulla hanno a che fare con ogni corretta concezione di restauro. Si è perso così un altro elemento architettonico molto importante di questo monumento, il tutto avvenuto per mancanza di programmazione. fig. 219-220. Fotografie dove possiamo vedere lo stato di fatto del tetto di una stanza, prima (sopra) e dopo (a fianco) l’intervento di restauro in cui sono state ritirate le travi in legno per essere sostituite con travi in metallo.fig. 218. Fotografia senza data dove possiamo vedere ilpavimento originale della casa Montjoy oltre agli elementi inlegno della struttura, pavimento che oggi non esiste più. 121
  • 122. fig. 221. Foto dove possiamo vedere lo stato di fatto dei tetti del primo piano; il sistema costruttivo originale è con travi di legno d’algarrobo o huarango, sui quali poggiano elementi di canniccio, il tutto ricoperto con intonaco a base di argilla, imbiancato con calce.Nell’intervento di restauro sono state sostituite le travi in legno d’algarrobo con travi d’eucalipto, lequali devono ora essere nuovamente sostituite per la loro cattiva qualità e per la scarsa durata neltempo. fig. 222. Foto dove possiamo vedere lo stato di fatto della cucina, in cui le travi originali d’algarrobo sono state sostituite con altre d’eucalipto. 122
  • 123. 3.2.2 ConclusioniL’intervento di restauro descritto presenta degli errori molto gravi, per cui si deve eseguire un progettointegrale di liberazione e ricupero della struttura originale.Il lavoro effettuato nella casona Montjoy evidenzia che gli elementi da sostituire a quelli degradatidevono essere elaborati nella stessa forma e nello stesso materiale originali (dove possibile) perevitare problemi futuri. Dobbiamo chiederci il motivo per cui questi monumenti sono arrivati fino ainostri giorni: evidentemente si eseguivano opere di manutenzione, che anche a noi spetta svolgere,pero rispettando l’autenticità e validità dei materiali tradizionali impiegati.Quando facciamo una scelta sbagliata all’interno di un progetto di restauro, le conseguenze sonomolto gravi per il monumento, poiché le decisioni devono essere presse dopo un’analisi accurata eduna scrupolosa ricerca a scopi documentativi, sugli interventi di restauro precedenti.Gli interventi di restauro vanno eseguiti correttamente e il minor numero di volte possibile, dopo di chesi deve soltanto fare una manutenzione adeguata.La casona Montjoy, di conseguenza, dovrebbe essere restaurata dal restauro precedente. 123
  • 124. 3.3 Restauro del Convento de Santa María3.3.1 L’intervento di restauro Il Convento di Santa María, è il monumento più antico della città di Chiclayo, adesso distrutto per un 50%, a causa del disinteresse delle autorità e per errori dell’antica amministrazione del Comune. Quello che rimane attualmente integro è il cortile interno, perché la facciata ed il primo cortile furono distrutti quando si fece l’ampliamento della via antistante. Il problema principale di questo monumento era ed è l’umidità. Le basi dei muri d’adobe erano completamente bagnate fino a 1.20m d’altezza e le fig. 223. Facciata attuale del Convento di Santa María strutture cominciarono a crollare una dopo laltra, tanto che in poco tempo sono crollati 4 muri, quindi l’intervento di restauro doveva essere veloce e contundente. L’intervento è stato tanto effettivo quanto radicale: la sostituzione completa delle basi d’adobe, che erano in un cattivo stato, con delle fondazioni fatte in calcestruzzo con pietra ciclopica. I muri crollati sono stati rifatti con la stessa tecnica e, riciclando il materiale originale, si sono fatti degli adobes nuovi. fig. 224-225-226. Fotografie di muri crollati nel convento fig. 227-228. Fotografie di arco crollato (sopra) ed di Santa Maria elemento decorativo sulle macerie (sotto) 124
  • 125. fig. 229. Fotografia di arco crollato, vista parziale del cortile fig. 230. Stratigrafia del pavimento nel cortile del Convento di interno del Convento de Santa María Santa Maríafig. 231. Fotografia di lesioni nei muri del convento di Santa Maria fig. 232. Fotografia di lesioni nei muri del convento di Santa Maria fig. 233-234. Fotografie dei test nei muri del Convento di Santa María 125
  • 126. fig. 235. Fotografia dello scavo per le basi del muro ricostruito nel cortile fig. 236. Fotografie dello scavo per il del Convento di Santa María muro ricostruito nel cortile del Convento di Santa María fig. 237. Foto dove possiamo vedere la sostituzione delle basi d’adobe per altre in cls fig. 238. Foto dove possiamo vedere gli adobes di nuova fabbricazione per la costruzione dei muri con la stessa tecnica di quelli originali 126
  • 127. 3.3.2 ConclusioniL’intervento di restauro del Convento di Santa María in Chiclayo (Perú, provincia di Lambayeque) èriuscito nel suo scopo, poiché adesso i muri sono sicuri, l’umidità di risalita non degrada le basi e si èricuperata l’integrazione spaziale tramite la ricostruzione dei muri crollati.Sebbene si sia trattato di un intervento che potrebbe essere definito “pesante”, esso ha raggiunto isuoi obbiettivi che erano quelli di mettere in salvo la struttura e farla continuare nel tempo. Sono giàpassati 6 anni e non sono stati individuati altri problemi.Interventi come questi non possono essere emulati, perché la problematica in ogni caso è moltoparticolare, ma può comunque servire come fonte d’informazione ed elemento di comparazione in acasi analoghi, oppure per monitorare nel tempo come si reagisca questo tipo di operato.Il tempo ci farà capire se sia valida la sostituzione delle basi dei muri d’adobe in presenza di moltaumidità oppure nel caso di livelli alti della falda freatica. 127
  • 128. 3.4 Restauro della Cappella Dottrinale di Mórrope3.4.1 L’intervento di restauroLintervento di restauro in questa chiesa è stato più che altro quello di "sistemare" gli antichi errorieffettuati nel tempo per ristrutturarla.Per esempio, per gli effetti del "Fenomeno del Niño" del 1983, una gran porzione del tetto crollò e furicostruita due anni dopo. L’intervento di quell’epoca prevedeva collocare, sopra la coperturatradizionale chiamata "torta de Barro" (legno, canniccio e terra cruda), delle lastre di gesso che,nell’anno 2001, si presentarono piuttosto rovinate.I muri esterni avevano grandi problemi d’efflorescenza e la testa di uno dei muri maestri laterali eracrollata.I muri interni presentavano problemi di mancanza d’intonaco, alterazione cromatica e comparsa dimacchie dovute all’umidità.In certi punti il mattone era stato sostituito all’adobe, mentre il legno che costituiva le porte, le finestre,i pilastri e le travi aveva bisogno di un’accurata revisione, per controllare che il materiale ligneoutilizzato nel primo restauro fosse ancora in buono stato. Tetti: Non esistendo più la condizione d’autenticità del materiale originale, si è provveduto a smontare il tetto (di “Torta de barro” e le lastre di gesso) per alleggerire il peso sui muri e sui pilastri, dopo di che si è eseguito un controllo della struttura, trattando con materiali anti- xilofagi, i pezzi che non si potevano riutilizzare e sostituendoli con parti dello stesso materiale e delle stesse dimensioni. Muri: I muri all’esterno presentavano un degrado per efflorescenza in corrispondenza delle basi, all’interno invece, danni derivanti da infiltrazioni di pioggia che avevano causato delle perdite d’intonaco, alterazione cromatica, macchie e fessure; in una porzione di muro, la fig. 239. Fotografia della facciata Cappella sua sommità era collassata e presentava un pericolo di Dottrinale di Mórrope crollo. Lintervento prendeva in considerazione la rimozione completa dellintonaco, al fine di vedere le condizioni della struttura di adobe e sostituire i pezzi mancanti o quelli troppo rovinati; si è applicato anche il metodo dello “scuci-cuci”, sempre con materiale simile alloriginale. Pilastri: I pilastri di base quadrata, fatti in adobe, erano conservati abbastanza bene, ma avevano perso quasi tutte le modanature, che è stato necessario rifare con cura, consolidando ciò che rimaneva. fig. 240. Prospetto della Cappella Dottrinale di Mórrope I pilastri in legno d’algarrobo o huarango, ricoperti con gesso e argilla, sono stati lasciati al loro stato strutturale primario (senza coperture) e trattati con prodotti chimici anti-xilofagi. Lo stesso trattamento per le travi e travetti che sono di legno di algarrobo o huarango e quelle d’eucalipto, dopo di che si legano i travetti alla trave principale con nastri di pelle d’animale per fissarli. fig. 241. Fotografia prima del restauro eseguito nel 2002, si può vedere nella fotografia esterna (a sinistra) i tetti con le lastre di gesso 128
  • 129. Pavimenti: si era previsto di fare un sondaggio stratigrafico nei pavimenti della cappella ma, a pochi centimetri di profondità, apparvero dei resti umani che arrestarono il lavoro di restauro architettonico e si dette inizio al lavoro di prospezione archeologica. Finora, sono stati trovati 50 corpi d’epoca coloniale, che sono fonte ricchissima d’informazione; il lavoro archeologico non è ancora stato concluso. fig. 242. Vista interna con il sistema costruttivo dellepoca, che ha perso il suo rivestimento e non è più impermeabile alla pioggia; si può osservare anche il degrado sul muro maestro laterale di adobes. fig. 245. Durante lintervento di restauro, il tetto è stato LIBERATO così come i pilastri, travi e travetti, per verificare le loro condizioni ed essere trattati con un prodotto anti-xilofagi. I muri sono anch’essi nudi, senza traccia dintonaco; si utilizza un tetto leggero sopra la struttura originale per proteggere la struttura dalla pioggia.fig. 243-244. Fotografie dellinterno della navata prima delrestauro eseguito nel 2002; si possono vedere i rivestimentioriginali dei tetti, travi e travetti, oltre a quelli dei pilastri conlaltare in fondo; alcuni elementi hanno perso il lororivestimento. Questa cappella è stata usata per un periodocome deposito dell’altra chiesa maggiore confinante. fig. 246. Fotografia esterna del muro maestro laterale, dove si può vedere la distruzione della testa del muro per infiltrazione della pioggia, prima del restauro del 2002. fig. 247. Altare maggiore durante il processo di restauro. La struttura è stato esplorata per vedere la sequenza stratigrafica, e sono stati scoperti dei dipinti nel muro posteriore. Lo stato di conservazione dellaltare è buono. 129
  • 130. fig. 248. Fotografia esterna della base di un pilastro. Nel restauro fig. 249. Fotografia esterna del muro maestro laterale di adobes,precedente è stato sostituito il materiale originale con mattoni. Nel dove si può vedere che tutti gli intonaci sono stati rimossi pernuovo intervento i mattoni sono stati sostituiti con adobe esplorare i muri, restituire i pezzi mancanti e prelevare i materiali“migliorato”. non originali del monumento per sostituirli con quelli che lo sono. fig. 250-251. Fotografie dove si può vedere il sistema costruttivo originale della chiesa con travi, travetti, pilastri e "horcones" di legno d’algarrobo o huarango; questa fotografia è stata fatta dopo il prelievo del materiale di rivestimento per lo studio e trattamento con prodotti anti-xilofagi (sopra). La fotografia a sinistra evidenzia lo state anteriore all’intervento di restauro dell’anno 2002. . fig. 252. Esplorazione archeologica nel pavimento della chiesa. Sono state rinvenute delle tombe coloniali, in totale 24, distribuite nella navata di fronte allAltare (è stato esplorato solo il 30% della superficie della navata) che sono state rimosse accuratamente. In questo tipo di cappella dottrinale è frequente trovare una simile tipologia di tomba, che rappresenta per noi una fonte incomparabile dinformazione. Nella programmazione delle opere da realizzare, soprattutto nel caso di esplorazioni e sondaggi nei pavimenti è sempre necessario prevedere la presenza di un’équipe di archeologi. fig. 253. Fotografia di un adobe fabbricato per la sostituzione, in cui si nota la sigla del progetto, per renderlo riconoscibile e distinguibile dai materiali originali. 130
  • 131. 3.4.2 ConclusioniL’intervento di restauro della Cappella Dottrinale di Mórrope è stato molto importante come esempioper questo lavoro di tesi. Tale monumento è molto simile, sotto il profilo architettonico e materiale, allaRamada de San Pedro di Lambayeque, ragione per la quale i lavori eseguiti hanno permessod’acquisire molti nuovi dati su questo tipo di costruzione coloniale.Le scelte adottate in questo progetto di restauro risultano pienamente indovinate; tra queste, losmontaggio totale del tetto per rifarlo completamente in base alla tecnica originale, le esplorazioniarcheologiche e la consolidazione dei muri in adobe.Quest’intervento c’insegna che l’adobe è un materiale che non può essere consolidato chimicamentema, nel caso abbia subito degrado, dev’essere sostituito.Durante il processo di restauro sono state fatte delle prove con diversi additivi, riuscendo a fabbricareun tipo di adobe più resistente all’acqua e con migliori prestazioni meccaniche. Tale adobe è statodenominato “adobe migliorato” ed è quello che è stato usato per la sostituzione degli elementidegradati.Tutti gli elementi in legno, strutturali e non, sono stati trattati con prodotti anti-xilofagi ed i pezzi cheerano stati sostituiti nel restauro del tetto precedente, sono stati rimossi per essere sostituiti conelementi di algarrobo, come in origine.Come conclusione generale si può affermare che tutti gli elementi estranei devono sostituiti con altrisimili a quelli originali, in modo da garantire l’integrità del monumento. Inoltre, considerata la friabilitàdel mattone crudo, è necessario e importante che i lavori di manutenzione in edifici d’adobe sianorealizzati costantemente.Gli interventi con il metodo di “scuci-cuci” sono molto validi in questo tipo di muro. Quando non esistepresenza d’umidità, come in questo caso, la sostituzione degli elementi degradati nelle basi si puòfare con adobes senza problemi futuri.Le esplorazioni archeologiche sono anch’esse fondamentali e dovrebbero essere eseguite sempre, atitolo preventivo, in questo tipo di monumento religioso, poiché ai tempi della Colonia, la genteimportante soleva seppellire i suoi defunti nelle chiese, ragione per cui tali ritrovamenti sono ricchid’informazioni.Al fine di evitare ulteriori danni causati da agenti esterni, sarebbe opportuno prevedere il manifestarsidi precipitazioni atmosferiche di tipo piovano e considerare il modo di far defluire l’acqua dalle strutturecon un adeguato sistema di scarico pluviale e pavimenti trattati. 131
  • 132. IV L’INTERVENTO DI RICUPERO E RESTAURO4.1 Considerazioni GeneraliIl Complesso religioso di San Pedro a Lambayeque è una testimonianza storica degli inizi dell’EpocaColoniale nel nord del Perú, oltre a costituire un esempio unico d’architettura ibrida, prodottodell’incontro di due civiltà.In un primo momento, l’intervento di restauro era rivolto solo alla Ramada de San Pedro, molto piùdanneggiata rispetto al resto del complesso. Tuttavia, nel corso della ricerca, la dottoressa argentina,Graciela Maria Viñuales, architetto ed esperta restauratrice, soprattutto nel campo di questa tipologiaedilizia, mi ha fatto notare che, probabilmente, i problemi esistevano a livello di tutto il complesso enon soltanto in relazione al singolo edificio, per cui ho deciso di approfondire lo studio.Dopo l’analisi del degrado trovato in ogni singolo edificio, si può concludere che ci sono processi didegrado che si possono definire come comuni a tutto il Complesso e vanno affrontati con processispecifici. Per i motivi esposti, si è deciso che la miglior forma di affrontare il restauro nel Complesso, èquello di un macro intervento che comprenda zone comuni ed interventi specifici per ogni fabbricato.4.2 Macro intervento (aree comuni)Uno dei problemi attuali del Complesso, è causato dall’umidità sotterranea che filtra da pocaprofondità rispetto al pavimento attuale. Le opere di pavimentazione hanno avuto luogo nel decenniodel 1930, senza fare alcun tipo di esplorazione o sondaggio nell’atrio delle chiese ma, probabilmente,il pavimento originale era costituito da mattoni direttamente poggiati sopra un letto di sabbia.Oltre all’umidità sotterranea, dobbiamo considerare il fenomeno della pioggia, che s’intensifica quandoarriva il fenomeno del Niño (ciclicamente, circa ogni 5 anni). Non essendoci sistemi di scarico pluviale,l’acqua piovana non è gestita appropriatamente e filtra nel terreno, ragione per cui, nel cercare unavia d’uscita e disperdersi evaporando, viene ostacolata da questa gran massa di cemento deipavimenti e comincia a risalire i muri, danneggiando la struttura.L’intervento di restauro sulle aree comuni interessa soltanto i pavimenti e si può dividere in due parti:4.2.1 Sostituzione dei pavimenti nelle aree calpestabili del ComplessoLintervento di restauro contempla la rimozione integrale di tutti i pavimenti di blocchi di cemento cheesistono attualmente sullarea calpestabile del Complesso, per sostituirli con un sistema di pavimenticoncepito per favorire il drenaggio drenare e permettere levaporazione dellacqua, sia questa dinatura piovana, sia d’origine sotterranea. fig. 254. Foto dell’atrio principale e accesso alla Chiesa fig. 255. Foto dell’atrio laterale e accesso alle “Ramadas” di Maggiore del Complesso di San Pedro, in cui si può vedere San Pedro, in cui si può vedere il pavimento attuale. il pavimento attuale. 132
  • 133. fig. 256. Foto dell’atrio laterale, nella parte dell’ingresso alla fig. 257. Foto di un particolare del pavimento, nell’atrio della Ramada de San Pedro. Ramada de San Pedro.Probabilmente il macro intervento si farà in una seconda fase dopo di mettere in sicurezza le strutturedelle facciate e quella della Ramada de San Pedro.Procedimentoa. Esplorazioni.- Per potere definire i limiti e parametri di quest’intervento, dobbiamo fare degli scavi in settori coordinati con gli archeologi per trovare livelli originali di pavimenti, tombe o strutture precedenti e poter così definire delle zone di studio. Nelle tavole storiche del 1789 (Martínez de Compañón) si può vedere che sull’atrio laterale, di fronte alla Piazza Principale, funzionava il cimitero coloniale.b. Rimozione del pavimento attuale.- Il personale munito dell’attrezzatura necessaria, deve rimuovere manualmente (non meccanicamente per sicurezza delle strutture) il pavimento attuale che si trova su tutte le aree calpestabili e portare le macerie fuori del complesso. Il pavimento da rimuovere e sostituire ha una superficie di 2580 m2. VIA SAN MARTIN RAMADA DI SAN PEDRO PROPRIETA PRIVATA VIA OCHO DE OCTUBRE VIA DOS DE MAYO ATRIO LATERALE ATRIO FRONTALE CATTEDRALE DI SAN PEDRO ATRIO LATERALE VIA BOLIVAR fig. 258. Schema dove si mostra l’area di pavimento da rimuovere e sostituire sulle aree calpestabili del Complesso di San Pedro a Lambayeque.c. Scavi.- Si faranno degli scavi manualmente, fino ad arrivare a livello del terreno. 133
  • 134. d. Possa in opera dei pavimenti nuovi.- Si è previsto di utilizzare dei pavimenti porosi, costituiti da blocchi di cemento colorato di 10x20x4 cm, posati come autobloccanti sopra un sistema drenante fatto a base di sabbia e ghiaia, rispettando il progetto di scarico pluviale e con una pendenza adeguata per fare arrivare l’acqua piovana ai canali di scarico aperti, che scorrono per l’atrio fino alle strade circostanti. fig. 259. Particolare costruttivo dell’incontro tra un muro ed i pavimenti delle aree calpestabili del Complesso, in cui si può osservare lo schema di funzionamento del sistema drenante.4.2.2 Costruzione di un sistema di scarico pluvialeL’intervento di restauro, prevede la costruzione di un sistema di scarico pluviale comune a tutto ilComplesso, con canali di scarico aperti che scorrono lungo l’atrio fino alle strade circostanti. Questascelta è stata presa poiché non esiste un sistema di scarico pluviale nella città per cui, quando piove,l’acqua fluisce sempre nelle strade, che hanno una pendenza variabile. L’obiettivo di quest’interventoè allontanare la presenza d’acqua nei diversi spazi pubblici che funzionano come atrio, sia per laChiesa Maggiore de San Pedro, sia per le Ramadas.Si utilizzerà una pendenza adeguata in tutti i pavimenti per assicurare che l’acqua piovana siaconvogliata nei canali e scorra poi verso l’esterno per gravità.La costruzione dei canali si farà parallelamente alla posa in opera dei pavimenti; saranno costruiti incemento con una sezione di 40 cm ed una profondità variabile adatta alla pendenza. I canali sarannoprotetti da una griglia d’acciaio in moduli di 45 cm di larghezza e 90 cm di lunghezza. Questa grigliadovrà essere removibile, in modo da permettere la manutenzione di questi canali di deflusso idrico.I tetti nelle Ramadas avranno una pendenza adeguata per essere in grado di scaricare l’acquapiovana nella via San Martín. Attualmente solo la Chiesa Maggiore di San Pedro ha un sistema digronde e scarichi che finiscono nell’atrio antistante ogni sua facciata. 134
  • 135. VIA SAN MARTIN RAMADA DI SAN PEDRO PROPRIETA PRIVATA VIA OCHO DE OCTUBREVIA DOS DE MAYO ATRIO LATERALE ATRIO FRONTALE CATTEDRALE DI SAN PEDRO ATRIO LATERALE VIA BOLIVAR fig. 260. Pianta del Complesso Religioso di San Pedro, dove possiamo vedere, segnato in rosso, lo schema di scarico pluviale. fig. 261. Sezione 1-1, profilo di canale pluviale e atrio d’accesso principale alla Chiesa Maggiore de San Pedro. 135
  • 136. fig. 262. Particolare del canale pluviale4.3 Interventi SpecificiGli interventi che saranno effettuati in ogni singolo edificio, non comporteranno alcun danno estetico ofunzionale a carico delle altre strutture adiacenti e si eseguiranno in base al grado d’urgenza stabilitonegli studi preliminari.Per gli edifici di adobes, la presenza dell’acqua è il maggior problema, per cui gli interventi devonofare in modo d’eliminare il contatto delle strutture con essa. Ciò significa che i monumenti devonoavere un tetto che protegga efficientemente dall’acqua piovana e un dispongano di un buon sistema didrenaggio.4.3.1 Chiesa Maggiore di San PedroIl lavoro di restauro nella Chiesa Maggiore di San Pedro prevede soltanto l’intervento nei muri. Questachiesa presenta due tipi di materiale sui muri maestri, ossia mattoni e adobe; il suo sistema costruttivoè stato concepito come sistema di archi murati di mattoni, “riempiti” successivamente con adobe perchiuderli ed avere così dei muri alti. Non c’è nessun tipo d’ancoraggio tra gli archi ed il riempimento inadobe ha solo un significato d’appoggio sul fianco dell’arco, significa che questi ultimi vanno soltanto“appoggiati” sull’arco lateralmente È per questo motivo che oggi si possono percepire gli archiattraverso le fessure che presentano i muri d’adobe. Per tale motivo, è doveroso distinguerel’intervento di restauro sui mattoni da quello sui muri d’adobe.Fasi di lavoroI. Esplorazioni.- Gli interventi sui muri prevedono le esplorazioni preliminari per assicurare un adeguato criterio d’azione sulle strutture e forse modificare “in situ” qualche dato del progetto.II. Rimozione dell’intonaco.- Nelle zone danneggiate o dove si è utilizzato un materiale diverso dall’intonaco originale, si procederà a rimuovere lo stesso, senza utilizzare strumenti a punta o di forma contundente, per non danneggiare il muro d’adobe o la base dell’arco di mattone. È raccomandabile raschiare lo strato di pittura, gesso, calce, o cemento (se è stato utilizzato) fino ad arrivare all’intonaco originale, che sarà ritirato accuratamente (senza mischiarlo con elementi estranei) per il suo riutilizzo e lasciare così il muro d’adobe a vista per una sua successiva valutazione.III. Valutazione dei danni.- Secondo il tipo specifico di problema riscontrato, si faranno i rispettivi interventi, siano questi di consolidazione, liberazione o restituzione. 136
  • 137. IV. Interventi Specifici.- Si riferiscono alle opere particolari da effettuarsi sui muri, in base allo stato di fatto e alle decisioni prese dopo la valutazione dei danni riscontrati.Quando il materiale degradato è adobe:1. Nel caso di fratture.- Si comincia a puntellare il muro, poi si ritirano gli adobes fratturati o degradati per sostituirli con adobes di nuova fabbricazione, ma realizzati con la stessa tecnica e dimensioni di quelli originali (differenziandoli con un segno), secondo il metodo dello “Scuci-Cuci”, che ha avuto degli eccellenti risultati nel tempo, in restauri di questo tipo. Sarà da considerare con uno specialista esperto in strutture edilizie se sia necessario effettuare un intervento di consolidazione strutturale o un inserimento di strutture di rinforzo.2. Nel caso di umidità.- Si procederà ad utilizzare un sistema speciale per “asciugare” i muri, che consiste nell’inserzione nel muro di tubi di PVC di ½” (1,25 cm di diametro) perforati per il passaggio dell’aria e chiusi con una rete negli estremi, per impedire l’ingresso d’insetti. I tubi saranno inseriti da un lato all’altro del muro, con una separazione tra questi di un 1,40 m d’altezza dal livello di pavimento nella prima fila, mentre nella seconda si dovrà inserire a 60 cm dal livello del pavimento. * * * * * * * * * Se la macchia d’umidità è molto alta, si può inserire ancora una fila di tubi 20 cm sopra quella precedente. In tal modo, la parete comincerà ad “asciugare” e nel corso degli anni, la macchia comincerà a “scendere” di livello. In questo periodo di tempo, sarà necessario fare dei controlli e l’imbiancatura che si utilizzerà (pittura a base di calce) dovrà essere rinnovata ogni qualvolta si asciughi. Il procedimento a seguire sarebbe il seguente: a. Segnare i punti di perforazione. b. Perforare con cura per introdurre i tubi, per assicurare una facile installazione, ma allo stesso tempo evitare il movimento dopo l’installazione del tubo. c. Fabbricazione del numero sufficiente di tubi, che dovranno avere 1 cm in meno dello spessore del muro, pratica di fori in tutta la loro estensione (per aerare il muro) e preparare dei segmenti di rete tipo zanzariera per le estremità. d. Collocare il tubo in ogni perforazione del muro lasciando una differenza di ½ cm ad ogni suo lato. e. Mettere la rete zanzariera negli estremi e fissarla al muro. f. Mettere la finitura dell’intonaco senza chiudere il foro per il passaggio d’aria del tubo. In alternativa a questi tubi in PVC, si possono utilizzare tubi di 2,5 cm di diametro e 50 cm di lunghezza, fatti artigianalmente in terracotta, che hanno una superficie traspirante maggiore e che sono compatibili con il materiale dei muri. fig. 263. Prospetto dove possiamo vedere la collocazione del sistema di tubi in terracotta. 137
  • 138. fig. 264. Sezione di muro dove possiamo vedere il sistema di tubi in terracotta3. Nel caso di sostituzione.- Si faranno degli adobes nuovi con la stessa tecnica e dimensioni di quelli vecchi (differenziandoli con un segno), riciclando lo stesso materiale nel caso sia possibile e poi, quando l’adobe sarà pronto per essere utilizzato, si collocherà nella sede finale con malta fatta nello stesso modo di quella originale.Quando il materiale degradato è mattone:Quando il materiale degradato è mattone, si raccomanda la sua sostituzione con altri di nuovafabbricazione artigianale, dello stesso colore e della stessa dimensione, differenziandoli del materialeoriginale; la malta da utilizzare sarà a base di calce e argilla.V. Applicazione dell’intonaco.- Dopo l’esecuzione dei lavori di restauro nei diversi casi e nelle diverse zone dei muri delle facciate della Chiesa Maggiore di San Pedro, si procederà ad intonacare dove sia necessario. Per questo processo, dobbiamo utilizzare un intonaco simile all’originale, a base d’argilla, sabbia fina, acqua e fibre vegetali.Procedimento1.- Lavori Preliminari.- Prima di procedere all’intonacatura. • Si faranno delle prove sufficienti per determinare la proporzione d’argilla (terra naturale) e sabbia, che mischiate producono una finitura con buone caratteristiche d’aderenza, minime fessure e aspetto pulito. • Si pulirà e metterà a squadra tutta la superficie, eliminando le protuberanze. • Si dovrà inumidire superficialmente tutta la superficie di lavoro (muro da intonacare). 112.- Fabbricazione dell’intonaco.- La terra idratata si mischia con sabbia e con le fibre vegetali inquantità necessaria per il fabbisogno del giorno; la proporzione di sabbia e terra non può esseremaggiore di 1:1.3.- Applicazione.- Si procederà all’applicazione di un primo strato d’intonaco per riempire tutte leimperfezioni e le fughe dell’adobe, lasciando una finitura ruvida che sarà la base del secondo stratod’intonaco. Una volta asciutto questo strato, si procederà all’applicazione del secondo strato in formamanuale e poi si userà un righello di legno per squadrare la finitura del muro.11 Terra naturale idratata per un periodo minimo di una settimana in pozzi di decantazione, secondo il metodo originaled’elaborazione dell’adobe tradizionale. 138
  • 139. 4.- Imbiancatura.- Questo processo si farà dopo aver scelto i colori e quando la superficie daimbiancare sarà ancora umida, utilizzando una pittura traspirante a base di calce.Se non si trova questo tipo di pittura sul mercato locale, si dovrà analizzare la composizione chimicadella pittura originale per fabbricarla appositamente, con la supervisione dei chimici, e per porla inopera. 139
  • 140. 4.3.2 Ramada de San RoqueL’intervento sulla facciata della ramada de San Roque prevede la consolidazione strutturale, larestituzione d’alcuni elementi e la liberazione della struttura dai materiali aggiunti.Fasi di lavoroI. Consolidazione strutturale.- Le fessure sono apparse sulla facciata per il crollo del muro d’adobe che si trovava sul fianco sinistro. Tutta la massa della facciata ha avuto uno spostamento verso il crollo e la violenza del movimento ha provocato la fessurazione del corpo sinistro. Dopo il crollo si è costruito un nuovo muro d’adobe, ma le sue caratteristiche strutturali sono risultate diverse da quello del muro originale. Attualmente lo spostamento della facciata non è diminuito tanto che anche il nuovo muro d’appoggio, si sta distruggendo perché non riesce a resistere al peso della struttura pericolante. Il progetto di restauro prevede la costruzione di un elemento che compia la funzione di contrafforte e stabilizzi il fabbricato per trovare un equilibrio statico. ProcedimentoA. Costruzione del muro perimetrico provvisorio di protezione.- Costruito con materiali leggeri per la protezione del monumento nel corso dei lavori.B. Puntellare la Facciata.- Durante l’esecuzione dei lavori di scavo, realizzazione di nuove basi e costruzione del contrafforte, la facciata dev’essere puntellata totalmente in modo che il muro da smontare non riceva più le sollecitazioni della facciata. Il puntellamento della facciata si potrà ritirare 15 giorni dopo che sia finita la costruzione del contrafforte.C. Smontaggio del muro d’adobe.- Si procederà allo smontaggio, e non alla demolizione, del muro d’adobe fino a dove questo sarà definito. Lo smontaggio si realizzerà in senso orizzontale, senza danneggiare gli adobes, per poter recuperare la maggior parte del materiale per il suo successivo riutilizzo e per la nuova fabbricazione d’adobes da usare per restituzione.D. Costruzione del contrafforte.- • Esplorazioni.- La prima fase è costituita dalle esplorazioni preliminari, necessarie per assicurare che la zona sa scavare sia priva di materiale archeologico. • Scavi.- Costituiscono la rimozione di tutto materiale di qualsiasi natura, necessaria per lasciare libero lo spazio che sarà occupato dalle fondazioni nuove, indicate nelle tavole del progetto. La quota di fondo sarà quella del progetto e le fondazioni si appoggeranno su terra solida e compattata. • Costruzione della cassaforma.- Costruzione di legno usata per dare la forma alle fondazioni in calcestruzzo, che si trova ad un livello superiore a quello dello scavo. • Preparazione del calcestruzzo.- Per le fondazioni si preparerà il calcestruzzo con cemento Portland tipo II, in proporzione 1: 10 (1 cemento + 10 sabbia grossa e 30% di pietra grande di Ø=4” a 8”), da collocare negli scavi e dentro le casseforme, che sarà pronto dopo 28 giorni. • Muratura.- Posa del mattone a squadra, fino all’altezza specifica rispettando le tavole del progetto; il mattone sarà d’argilla cotta di colore rosso e dimensioni 12x24x9 cm, con fughe di 1 o 1,2 cm, la malta sarà composta di cemento, calce idratata, sabbia e acqua.E. Costruzione del muro d’adobe.- Si riutilizzeranno gli adobes non danneggiati del muro smontato e si faranno degli adobes di nuova fabbricazione con la stessa tecnica tradizionale di quelli originali, segnandoli per differenziarli. Il processo d’intonacatura e d’imbiancatura sarà lo stesso già descritto per i lavori di costruzione in adobe nella Chiesa Maggiore di San Pedro. 140
  • 141. II. Liberazione e rimozione di tutte le parti non originali.- La prima fase sarà la liberazione di tutti gli elementi estranei che sono stati aggiunti nella facciata della Ramada de San Roque. Saranno demoliti:• Zoccolo in cemento.- Sarà completamente ritirato manualmente per essere sostituito con uno in elemento di cotto, dopo aver valutato lo stato di fatto sotto lo zoccolo.• Muro in mattone con malta di cemento che chiude la porta d’ingresso in disuso e finestra tipo oblò con elementi metallici non originali, saranno demoliti.• Elemento in cemento semicircolare nella base del pilastro destro, limitrofo alla facciata della Ramada de Santa Catalina. fig. 265. Schema che mostra le zone a liberare nella facciata della Ramada de San RoqueIII. Restituzione e costruzione.- l’intervento di restauro prevede la restituzione degli elementi degradati e la sostituzione degli elementi strani per altri più “compatibili” con il monumento.• Costruzione di un zoccolo costituito di elementi in mattone.• Restituzione dei pezzi in mattone degradati per altri simili di fabbricazione artigianale, differenziandoli di quelli originali con tonalità cromatica.• Nella porta d’acceso in disuso, sarà costruito di un muro di mattone delle stesse caratteristiche che il contrafforte per integrare l’immagine della facciata della Ramada de San Roque.• Nelle zone dove manca l’intonaco (e che erano intonacate originalmente), si farà la restituzione dell’intonaco come l’originale (calce, sabbia e acqua nelle proporzioni adeguate), differenziandolo cromaticamente per mostrare l’area del intervento.• Riempimento delle fessure con calce idratata e pigmenti del colore del mattone originale. 141
  • 142. fig. 266-267. Schemi che mostrano le restituzioni e costruzioni nella facciata della Ramada de San Roque 142
  • 143. 143fig. 268. Intervento di Restauro sulla facciata della Ramada de San Roque
  • 144. 4.3.3 Ramada de Santa CatalinaIl lavoro di restauro nella Ramada de Santa Catalina prevede l’intervento sulla facciata, la qualepresenta due tipi di materiale nella sua fabbricazione, mattoni e adobe.Tutto il corpo centrale che sporge, è stato costruito in mattone e i due corpi laterali sono stati edificatiin adobe. Per tale motivo, dobbiamo distinguere l’intervento di restauro sui mattoni da quellosull’adobe.Ci sono lesioni anche nella porta e sulle finestre, che devono essere restaurate e riportate al loro statooriginale.4.3.3.1 Intervento sui muriFasi di lavoroI. Esplorazioni.- Gli interventi sulla facciata prevedono le esplorazioni preliminari per assicurare un adeguato criterio d’azione sulla struttura e forse modificare “in situ” qualche dato del progetto.II. Rimozione dell’intonaco e dello zoccolo.- Nelle zone danneggiate o dove si è utilizzato un materiale diverso dall’intonaco originale, si procederà a rimuovere lo stesso, senza utilizzare strumenti con punta o di forma contundente, per non danneggiare il muro d’adobe o i mattoni. É raccomandabile raschiare lo strato di pittura, gesso, calce, o cemento (se è stato utilizzato) fino ad arrivare all’intonaco originale, che sarà ritirato accuratamente (senza mischiarlo con elementi estranei) per il suo riutilizzo e lasciare il muro d’adobe a vista per la sua posteriore valutazione. Si procederà, inoltre, alla totale demolizione dello zoccolo avendo cura di non danneggiare i materiali che si trovano immediatamente al di sotto e si provvederà a sostituire gli elementi degradati con un materiale simile.III. Valutazione dei danni.- In base al tipo specifico di problema riscontrato, si faranno i rispettivi interventi, siano questi di consolidazione, liberazione o restituzione.IV. Interventi specifici.- Si riferiscono alle opere particolari da eseguirsi sulla facciata, in base allo stato di fatto ed alle decisioni prese dopo la valutazione dei danni riscontrati.Quando il materiale degradato è adobe:1. Nel caso di fratture.- Si comincia a puntellare la facciata, poi si ritirano gli adobes fratturati o degradati per sostituirli con adobes di nuova fabbricazione, ma realizzati con la stessa tecnica e dimensioni di quelli originali (differenziandoli con un segno o sigla), secondo il metodo dello “Scuci-Cuci”, che ha avuto degli eccellenti risultati nel tempo, in restauri di questo tipo. Sarà necessario valutare con un esperto, specialista in strutture, se sia necessario effettuare un intervento di consolidazione strutturale o l’inserimento di strutture di rinforzo.2. Nel caso d’umidità.- Si procederà ad utilizzare un sistema speciale per “asciugare” i muri, che consiste nell’inserzione nel muro di tubi di PVC di ½” (1,25 cm di diametro) perforati per il passaggio dell’aria e chiusi con una rete negli estremi, per impedire l’ingresso d’insetti. I tubi saranno inseriti da un lato all’altro del muro, con una separazione tra loro pari a 1.40 cm d’altezza dal livello del pavimento nella prima fila, mentre nella seconda si dovrà inserire a 60 cm dal livello del pavimento. * * * * * * * * * Se la macchia d’umidità è molto alta, si può inserire ancora una fila di tubi 20 cm al di sopra di quella precedente. In questo modo la parete comincerà a seccarsi e, col trascorrere del tempo, la macchia comincerà a diminuire. In questo periodo di tempo, sarà necessario fare dei controlli e l’imbiancatura che si utilizzerà (pittura a base di calce) dovrà essere rinnovata ogni qualvolta si asciughi. 144
  • 145. Il procedimento da seguire sarebbe il seguente: a. Segnare i punti di perforazione b. Perforare con cura per introdurre i tubi, al fine d’assicurare una facile installazione ma, allo stesso tempo, evitare qualsiasi movimento dopo l’installazione del tubo. c. Fabbricazione del numero sufficiente di tubi, i quali devono avere 1 cm in meno dello spessore del muro, effettuare dei fori in tutta la loro estensione (per poter aerare il muro) e preparare dei segmenti di rete tipo zanzariera per le estremità. d. Collocare il tubo in ogni perforazione del muro, lasciando una differenza di ½ cm ad ogni lato della struttura muraria. e. Mettere la rete tipo zanzariera nelle estremità e fissarla al muro. f. Mettere la finitura dell’intonaco senza chiudere il foro per il passaggio d’aria del tubo. In alternativa a questi tubi in PVC, si possono utilizzare tubi di 2,5 cm di diametro e 50 cm di lunghezza, fatti artigianalmente in terracotta, che hanno una superficie traspirante maggiore e che sono compatibili con il materiale dei muri.3. Nel caso di sostituzione.- Si faranno degli adobes nuovi con la stessa tecnica e dimensioni di quelli vecchi (differenziandoli con un segno o sigla), riciclando poi lo stesso materiale nel caso sia possibile e poi, quando l’adobe sarà pronto per essere utilizzato, si collocherà nella sua sede finale con malta fatta allo stesso modo di quella originale.Quando il materiale degradato è mattone:Quando il materiale degradato è mattone, si raccomanda la sua sostituzione con altri elementi dinuova fabbricazione artigianale, dello stesso colore e stessa dimensione, differenziandoli dalmateriale originale; la malta che verrà utilizzata, sarà a base di calce e argilla.V. Applicazione dell’intonaco.- Dopo aver eseguito i lavori di restauro nei diversi casi e nelle diverse zone della facciata, si procederà ad intonacare dove sia necessario. Per questo processo, si dovrà utilizzare un intonaco simile all’originale, a base d’argilla, sabbia fina, acqua e fibre vegetali.Procedimento1.- Lavori Preliminari.- Prima di procedere all’intonacatura. • Si faranno delle prove sufficienti per determinare la proporzione d’argilla (terra naturale) e sabbia, che mischiate producono una finitura con buone caratteristiche d’aderenza, minime fessure e aspetto pulito. • Si pulirà e metterà a squadra tutta la superficie, eliminando le protuberanze. • Si dovrà inumidire superficialmente tutta la superficie di lavoro (muro da intonacare).2.- Fabbricazione dell’intonaco.- La terra idratata dev’essere mischiata con sabbia e le fibre vegetaliin quantità necessaria per il fabbisogno del giorno; la proporzione di sabbia e terra non può esseremaggiore di 1:1.3.- Applicazione.- Si procederà all’applicazione di un primo strato d’intonaco per riempire tutte leimperfezioni e le fughe dell’adobe, lasciando una finitura ruvida che sarà la base del secondo strato dirivestimento. Una volta asciutto il primo strato, si procederà manualmente all’applicazione del secondoe poi si userà un righello di legno per squadrare la finitura del muro.4.- Imbiancatura.- Questo processo si farà dopo di avere scelto i colori e quando la superficie daimbiancare sarà ancora umida, e si utilizzerà una pittura traspirante a base di calce.Se non sarà possibile trovare questo tipo di pittura nel mercato locale, si dovrà analizzare lacomposizione chimica della tinta originale per fabbricarla espressamente con la supervisione deichimici e si metterà in opera. 145
  • 146. fig. 269-270 - 271. Schemi che mostrano gli interventi sui muri della facciata della Ramada de Santa Catalina. 146
  • 147. 4.3.3.2 Intervento sulla Porta e finestreLe porte e finestre di legno dovranno essere restaurate per ricuperare il loro aspetto originale.Procedimento • Smontaggio delle ante. • Rimozione di tutta la vernice, fino a raggiungere il colore naturale del legno, usando mezzi meccanici (carta vetrata) e prodotti chimici (solvente). • Sostituzione delle parti danneggiate con pezzi nuovi, cercando di conservare la maggior parte possibile di materiale originale. • Trattamento con prodotti antixilofagi e preservanti del legno. • Finitura con il colore scelto e installazione nell’ubicazione originale. Le finestre hanno una rete metallica che dovrà essere ritirata e gli elementi metallici in ferro battuto dovranno essere puliti e sottoposti a manutenzione.Procedimento • Rimuovere tutta la vernice fino ad arrivare al metallo usando mezzi meccanici (carta vetrata) e prodotti chimici (solvente). • Trattamento antiruggine con una vernice base anticorrosiva. • Finitura con il colore scelto e installazione nella loro ubicazione originale. fig. 272. Schemi che mostrano gl’interventi sulla porta e finestre nella facciata della Ramada de Santa Catalina 147
  • 148. 148fig. 273. Facciata della Ramada de Santa Catalina Restaurata
  • 149. 4.3.4 Ramada de San Pedro (attuale Cappella de San Francisco)La Ramada de San Pedro è quella che appare maggiormente danneggiata all’interno del Complessoomonimo; l’intervento di consolidamento strutturale su questo monumento è urgente.Per eseguire il restauro nella Ramada de San Pedro, seguiremo la metodologia che abbiamo giàspiegato negli interventi di restauro precedenti quando sia possibile l’utilizzo di queste tecniche. E’molto importante menzionare che il processo di rilievo d’informazione grafica sarà molto utile durantee dopo il lavoro di restauro.4.3.4.1 Opere preliminariSi riferiscono a tutte i lavori preliminari, necessari per iniziare le opere.A. Svuotamento e pulizia della Ramada.- Comprende lo spostamento di tutto il materiale mobile che si trova all’interno della struttura.B. Rimozione dell’intonaco.- Nelle zone danneggiate o dove si è utilizzato un materiale diverso da quello originale, si procederà a rimuovere l’intonaco, senza utilizzare strumenti con punta o di natura contundente, per non danneggiare il muro d’adobe; è raccomandabile raschiare lo strato di pittura, gesso, calce, o cemento (se è stato utilizzato) fino ad arrivare all’intonaco originale, che sarà ritirato accuratamente (senza mischiarlo con elementi estranei) per il suo riutilizzo e quindi lasciare il muro d’adobe a vista, per la sua posteriore valutazione.C. Liberazione delle cariche superflue dei muri.- In questo momento esiste un tetto provvisionale sopra la struttura di legno, per cui è inutile che questo abbia altre cariche che la propria struttura lignea, cosi i muri lavorano meno e sono pronti per il possibile intervento. La struttura in legno dovrà essere liberata d’intonaci e coperture.4.3.4.2 Esplorazione archeologicaIn questo tipo d’edificio, come abbiamo visto nell’intervento di restauro della cappella dottrinale diMórrope, è frequente trovare dei resti antropologici, per cui la regolamentazione dell’INC (InstitutoNacional de Cultura)12 stabilisce che si eseguano dei lavori d’esplorazione archeologica. In uno deicarotaggi che sono stati effettuati qualche anno fa, sono stati trovati frammenti di ceramica preinca,appartenente alla cultura Chimú. Gli Spagnoli, con la loro politica “educativa” diretta ad insegnare agliindios l’adorazione del Dio cristiano, costruivano spesso delle chiese nei luoghi sacri per i nativiperuviani. L’indagine archeologica della Ramada ci permetterebbe di esplorare da vicino il contestoculturale preesistente alla chiesa, oltre a determinare le cause fisiche che provocano il degrado perumidità nella navata, nei pilastri e nelle fondazioni dei muri. Durante il processo d’esplorazionearcheologica non si danneggeranno i pilastri.I lavori d’esplorazione avranno la seguente procedura:A. Ritiro del primo strato di pavimenti.- Il primo strato di pavimenti si riferisce ai blocchi di cemento che sono stati aggiunti sopra il pavimento originale in mattone; questo processo sarà eseguito manualmente, registrando graficamente ogni passaggio (tavole e fotografie) e cercando di non danneggiare il secondo strato di pavimenti.B. Ritiro del secondo strato di pavimenti.- Probabilmente il pavimento in mattone, per la sua prolungata esposizione all’umidità e per l’installazione posteriore del pavimento di cemento sopra di esso, è irrecuperabile. Si cercherà di prelevarlo senza maggior danno per una sua successiva analisi e studio.C. Scavi.- Gli scavi saranno coordinati tra architetti e archeologi, senza mettere in pericolo la stabilità strutturale dell’edificio. Si dovranno registrare accuratamente il processo di scavo, le stratigrafie ed ogni traccia di attività antropica; nel caso si trovasse del materiale culturale, questo dovrà essere prelevato con le tecniche archeologiche convenienti per il suo studio e posteriore tutela.12 Istituzione dello stato peruviano, incaricata della tutela del patrimonio culturale. 149
  • 150. 4.3.4.3 Consolidamento delle fondazioniLe fondazioni sono la continuazione del muro d’adobe, appoggiato sul terreno. L’esplorazionearcheologica permetterà di scoprire le strutture per decidere il grado di danno e stabilire la migliorforma d’intervento e consolidamento. L’acqua presente nel terreno ha danneggiato le fondazioni deimuri e ci sono alcune ipotesi d’intervento da valutare.4.3.4.3.1 Ipotesi 1: Metodo del Jet-groutingIl metodo si avvale di una tecnologia messa a punto in Giappone nel 1976 e successivamente definitajet-grouting. Questa tecnologia utilizza getti di miscela legante a base di cemento erogati a velocità epressioni controllate molto elevate (100-500 atmosfere), fino a frantumare il terreno, mescolarlo econsolidarlo, aumentando cosi la sua densità e riducendo la sua permeabilità a valori praticamentenulli. Gli effetti dell’iniezione con getti ad altissima pressione si traducono nel consolidamento totaleper cementazione del terreno interessato nel raggio d’azione dei getti che, per azione dinamica,distruggono e restituiscono il materiale conferendogli il nuovo assetto strutturale de colonne dicalcestruzzo in cui l’inerte è costituito dal terreno naturale.La realizzazione delle colonne è eseguita della seguente tecnica:dopo aver posizionato la macchina in corrispondenza al punto indicato a progetto con l’asse verticaletangente al muro o al pilastro da sottomurare, si esegue la perforazione del terreno infiggendomediante la rotazione di un attrezzo disgregatore posto sulla punta, una batteria d’aste nel terreno finoalla profondità di progetto. La penetrazione viene agevolata da un getto d’acqua a bassa pressioneche fuoriesce dalla punta.Terminata la perforazione si chiude l’accesso d’acqua all’attrezzo disgregatore convogliando il gettoattraverso gli ugelli. Si sostituisce l’acqua con il fluido d’iniezione (miscela acqua-cemento) e s’inizial’operazione vera e propria di esecuzione delle colonne. Mentre l’attrezzo ruota a velocità costante di10-12 giri al minuto, dagli ugelli viene iniettata la miscela acqua cemento sotto pressione.Contemporaneamente le aste vengono risollevate , ad intervalli di tempi stabiliti, di quantità di circa 4cm. Il getto che fuoriesce dagli ugelli spazza un settore completo di 360°. Sotto la sua azione il terrenoviene tagliato, sminuzzato, amalgamato con la miscela cementizia iniettata, che inizia subito ilfenomeno di presa. Questa operazione continua fino a raggiungere la quota della testa dellecolonne.13 fig. 274. Schema che mostra il funzionamento del metodo di jet-grouting13 Estratto dell’articolo “Consolidamento statico delle strutture di fondazione del Cenobio monastico di Moribondo” Rivista Tema2 -1995 150
  • 151. Valutazione.- L’intervento di consolidamento delle basi dei muri in adobe con il metodo di jet-groutingnon si adatta a questo progetto di restauro perché può generare dei potenziali rischi e incompatibilità;la perforatrice produce delle vibrazioni che sono molto pericolose per la struttura dell’edificio ingenerale. Questa tecnica in Perú sarebbe molto costosa, perché i macchinari necessari non si trovanonel paese e perché la mano d’opera costa molto meno e risulta più conveniente.Il terreno dove si trova l’edificio non ha problemi di solidità, bensì ha dei problemi dovuti all’umidità,che ha distrutto le basi dei muri costruite con adobe.La perforazione ad alta pressione e profondità può, inoltre, disturbare contesti archeologici esistenti.4.3.4.3.2 Ipotesi 2: Sostituzione delle fondazioniCome abbiamo visto, questo metodo è stato sperimentato nell’intervento di restauro del Convento diSanta María (Chiclayo-Perú) e si è dimostrato efficace nel tempo. Consiste in sostituireprogressivamente le fondazioni dei muri maestri con il metodo che descriviamo:Fasi di lavoro • Esplorazioni.- Il primo passo è costituito dalle esplorazioni preliminari, per assicurarsi che la zona da scavare sia libera da materiale archeologico. • Lavori di puntellamento.- Prima di cominciare gli scavi per la sostituzione delle fondazioni si deve mettere in sicurezza la struttura, puntellando i muri su cui intervenire. • Scavi.- Costituiscono la rimozione di tutto il materiale di qualsiasi natura, necessaria per lasciare libero lo spazio che sarà occupato dalle nuove fondazioni nuove indicate nelle tavole dl progetto. La quota di fondo sarà quella del progetto e le fondazioni si appoggeranno su terra solida compattata. Gli scavi si faranno a 120 cm di distanza minima tra loro e ognuno avrà una larghezza massima di 60 cm. 2 1 fig. 275. Schema che mostra la disposizione dei saggi di scavi lungo il muro. • Rimozione della porzione di muro danneggiata.- Si procede a rimuovere la porzione del muro che sarà sostituita con cls e aggregato di pietra di grande dimensione. fig. 276. Schema che mostra la rimozione della porzione di muro danneggiata 151
  • 152. • Preparazione del calcestruzzo.- si preparerà il calcestruzzo con cemento Portland tipo II, in proporzione 1:10 (1 cemento + 10 sabbia grossa e 30% di pietra grande di Ø=4” a 8”), trattato con Sika-1 (impermeabilizzante), poi si collocherà negli scavi e dentro le casseforme, per essere pronto dopo 28 giorni.• Getto del calcestruzzo per le basi.- Il cls si getta negli spazi degli scavi in forma continua. Previamente, si devono bagnare le pareti e il fondo dello scavo, affinché non assorba l’acqua del calcestruzzo. Prima si deve situare e compattare sul fondo uno strato di sabbia fine e dopo si getta il calcestruzzo fino alla quota indicata nel progetto. Si lasciano dentro due ancoraggi di tipo “C” costruiti su misura con ferro di Ø ½”, che serviranno per fissare questa nuova base con la successiva. Questo getto va bagnato con acqua in sufficiente quantità per otto giorni. fig. 277. Schema che mostra il getto di calcestruzzo per le basi.• Costruzione della cassaforma.- Costruzione in legno per dare la forma alla porzione di muro da consolidare, che si costruisce sopra il primo getto di calcestruzzo.• Getto del calcestruzzo per il muro a consolidare.- Ha la funzione d’isolare l’adobe dalle basi e si farà con lo stesso tipo di cls che si è utilizzato precedentemente. Questo processo permette al muro d’adobe d’appoggiare sul muro nuovo. Si lasciano dentro due ancoraggi di tipo “C” costruiti su misura con ferro di Ø ½”, che serviranno per fissare questa nuova parte di muro con la successiva. Tutto il processo integrale si dovrà ripetere per l’altra parte del muro. fig. 278. Schema che mostra la cassaforma e il getto di calcestruzzo per il consolidamento dei muri. 152
  • 153. Valutazione.- L’intervento di consolidamento delle basi dei muri in adobe con il metodo di sostituzionea favore di altre nuove, in cls con aggregato di pietra grande ed impermeabilizzante sika 1, è unmetodo già sperimentato in altri interventi di restauro, in cui ha dato dei buoni risultati.Tutto il processo si fa manualmente, senza l’utilizzo di macchine che produrrebbero delle vibrazionidannose per la struttura indebolita e senza disturbare possibili contesti archeologici.Sebbene possa sembrare un metodo molto distruttivo, esso assicura l’equilibrio strutturale dell’edificioe potrebbe essere una soluzione per questo caso.4.3.4.4 Intervento sul pavimentoFinite le esplorazioni archeologiche e consolidate le basi dei muri, si dovranno fare i lavori di restauronella navata della Ramada de San Pedro. Il pavimento nuovo sarà in mattone fatto artigianalmente,con la stessa forma di quelli originali e con la stessa disposizione o tessitura geometrica trovata nelleesplorazioni precedenti. I pavimenti nella zona del coro, sagrestia e presbiterio saranno definitispecificatamente dopo le esplorazioni fig. 279. Schema che mostra gli strati sotto il pavimento in mattone 153
  • 154. 4.3.4.5 Consolidamento dei pilastriI pilastri presentano problemi d’umidità nelle basi, che la assorbono per capillarità direttamente dalpavimento. L’’intervento di restauro consiste nella preparazione di una “scatola” in cls dove sicompatterà la terra e si fisserà il pilastro della stessa forma che presenta nello stato di fatto attuale.Ciò permetterà che la superficie d’appoggio sia maggiore e che il legno che costituisce la partestrutturale del pilastro non entri in contatto con l’umidità del terreno. Si considererà prioritario nondanneggiare il rivestimento del fusto del pilastro, che dovrà essere conservato.Procedimento • Puntellamento.- Ogni pilastro da trattare, sarà previamente puntellato per liberarlo dai carichi e facilitare il processo di consolidamento. • Smontaggio delle basi.- Le basi dei pilastri saranno smontate con cura, i componenti numerati e segnati per la successiva ricostruzione. Sarà necessario un processo di registro fotografico in tutte le fasi. • Rimozione del pavimento soto le basi.- Si utilizzerà la stessa metodologia adottata per il ritiro dei pavimenti nella navata della Ramada. • Separazione.- Questa operazione si riferisce alla separazione del pilastro nella parte superiore (“horcón” ) con la trave che sostiene. Sarà ritirata la porzione di rivestimento interessata e dopo si procederà a liberare il pilastro. • Scavo.- Il pilastro è direttamente fissato sul terreno; in questa fase procederemo a liberarlo scavando lungo il suo perimetro e poi ritirandolo della sua postazione originale. Dopo questo intervento, lo scavo dovrà lasciare spazio per l’istallazione della scatola in cls. • Costruzione delle scatole in cls.- Si costruiranno delle scatole in calcestruzzo con una rete elettrosaldata (pianta quadrata 80x80 cm, un’altezza di 89cm e uno spessore di 10 cm). A fig. 280. Schema di scatola in cls per il consolidamento strutturale dei pilastri • Posa della scatola nel terreno.- Si farà sopra un letto di sabbia fine, di 10 cm di spessore, e dopo sarà fissata nel terreno compattando la terra circostante. Non si useranno mezzi meccanici per il fissaggio. • Fissaggio del pilastro.- Si riempirà la scatola con 10 cm di terra e dopo si collocherà il pilastro nella posizione adeguata; intorno ad esso si procederà a compattare la terra (preferibilmente quella dello scavo) fino ad arrivare alla quota del progetto. Sopra la terra compattata si disporrà un letto di sabbia grossa, di 8 cm di spessore, che servirà per l’installazione del pavimento. Il fissaggio si farà anche nella parte superiore, per legare le travi al pilastro nel modo in cui si presentava prima dell’intervento. 154
  • 155. • Ricostruzione delle basi.- Dopo il processo di consolidamento, si rifaranno le basi utilizzando lo stesso materiale, quando sarà possibile, o con mattoni di fabbricazione artigianale simili all’originale e con malta di calce. • Restituzione del ricoprimento dei pilastri.- Dopo il processo di consolidamento dei pilastri e la ricostruzione delle basi, si procederà a restituire il ricoprimento dei fusti con un materiale similare a quello originale. fig. 281. Schema di consolidamento strutturale dei pilastri4.3.4.6 Interventi sui muriDopo il consolidamento delle basi dei muri e della parte inferiore di questi, procediamo a interveniresulla parte media e superiore d’accordo ai problemi trovati dopo le esplorazioni.4.3.4.6.1 Nel caso di fratturesi comincia a puntellare il muro, poi si ritirano gli adobes fratturati o degradati per essere sostituiti conadobes di nuova fabbricazione, ma con la stessa tecnica e dimensioni di quelli vecchi (differenziandolicon un segno), con il metodo dello “Scuci-Cuci”, che ha avuto degli eccellenti risultati nel tempo, inrestauri di questo tipo. Sarà di considerare con lo specialista in strutture si è necessario fareintervento di consolidazione strutturale o inserimento di strutture di rafforzo.4.3.4.6.2 Nel caso di umiditàSi procederà a utilizzare un sistema speciale per “asciugare” i muri, che consiste nell’inserzione nelmuro dei tubi di PVC di ½” (1,25 cm di diametro) perforati per il paso dell’area e chiusi con una retenegli estremi per non permettere l’ingresso d’insetti. I tubi sono inseriti di lato a lato del muro, con unaseparazione tra di loro di un metro e a 40 cm di altezza del livello di zoccolo nella prima fila, nellaseconda si deve inserire a 60 cm del livello del zoccolo o a 20 cm della prima fila. 155
  • 156. * * * * * * * * *Si la macchia d’umidità è molto alta, si può inserire ancora una fila di tubi 20 cm sopra di quellaprecedente. Con questo la parete si comincia ad “asciugare” e nei trascorsi degli anni, la macchiacomincia a “scendere” di livello. In questo periodo di tempo, sarà necessario fare dei controlli e laimbiancatura che si utilizzerà (pittura alla calce) dovrà essere rinnovata ogni tanto che si asciuga. Il procedimento a seguire sarebbe: a. Segnare i punti di perforazione b. Perforare con cura per introdurre i tubi, per assicurare una facile istallazione ma allo stesso tempo evitare il movimento dopo l’istallazione del tubo. c. Fabbricazione in opera del numero sufficiente di tubi, questi devono avere 1 cm in meno dello spessore del muro, dei buchi in tutta la sua estensione (per fare “respirare” il muro) e preparare segmenti di rete zanzariera per gli estremi. d. Collocare il tubo in ogni perforazione del muro lasciando una differenza di ½ cm ad ogni lato del muro. e. Mettere la rete zanzariera negli estremi e fissarla al muro. f. Mettere la finitura dell’intonaco senza chiudere il buco per il passaggio d’area del tubo. In alternativa a questi tubi in PVC, si possono utilizzare tubi di 2,5 cm di diametro e 50 cm di lunghezza, fatti artigianalmente in terracotta che hanno una superficie traspirante maggiore e che sono compatibili con il materiale dei muri.4.3.4.6.3 Nel caso di sostituzioneSi faranno degli adobes nuovi con la stessa tecnica e dimensioni di quelli vecchi (differenziandoli conun segno), riciclando lo stesso materiale nel caso sia possibile, e dopo quando l’adobe è pronto peressere utilizzato, si colloca nel suo posto finale con malta fatta nello stesso modo di quella originale.4.3.4.6.4 Ricostruzione del muro crollatoNella parte del muro crollato si faranno delle fondazioni in cls con aggregato di grande dimensionecome descritto nel consolidamento delle fondazioni e dopo si utilizzerà il materiale procedente dellebasi dei muri per fare adobe della stessa dimensione di quelli utilizzati nei muri.Si terrà molta cura nell’incontro del muro ricostruito con il muro della sagrestia, che dovrà essere“legato” a questo con la tessitura dell’adobe.4.3.4.6.5 Inserimento di travi di legno nella parte superiore dei muriL’intervento di restauro prevede l’inserimento di travi di legno di 4”x4” (10x10 cm) nella parte superioredei muri per una maggiore stabilità strutturale, collegandoli tra di loro e facendoli funzionare come unsolo elemento in caso di moto sismico. fig. 282. Schema d’inserimento delle travi nella parte superiore dei muri 156
  • 157. 4"X4" 4"X4" 4"X4" ½" " 4" ½ X1 X1 X1 4" 4" ½" 4"X4" 4"X4" 4"X4" 4"X4" 4"X4" fig. 283. Particolare 1 dell’inserimento delle fig. 284. Particolare 2 dell’inserimento delle travi di legno sul muro d’adobe travi di legno sul muro d’adobe4.3.4.6.6 Applicazione dell’IntonacoDopo d’eseguire i lavori di restauro nei diversi casi e nelle diverse zone dei muri, si procederà aintonacare. Per questo processo, dobbiamo utilizzare un intonaco simile all’originale a base di argilla,sabbia fina, acqua e fibre vegetali.Procedimento1.- Lavori Preliminari.- Prima di procedere all’intonacatura. • Si faranno delle prove sufficienti per determinare la proporzione d’argilla (terra naturale) e sabbia, che mischiate producono una finitura con buone caratteristiche d’aderenza, minime fessure e aspetto pulito. • Si pulirà e metterà a squadra tutta la superficie, eliminando le protuberanze. • Si dovrà inumidire superficialmente tutta la superficie di lavoro (muro a intonacare)2.- Fabbricazione dell’intonaco.- la terra idratata si mischia con sabbia e le fibre vegetali in quantitànecessaria per il bisogno del giorno, la proporzione di sabbia e terra non può essere maggiore di 1:1.3.- Applicazione.- si procederà all’applicazione di un primo strato d’intonaco che riempie tutte leimperfezioni e le fughe dell’adobe, lasciando una finitura ruvida che sarà la base del secondo stratod’intonaco. Una volta asciutto questo strato, si procederà all’applicazione del secondo strato di formamanuale e poi si userà un righello di legno per squadrare la finitura del muro.4.- Imbiancatura.- Questo processo si farà dopo di avere scelto i colori e quando la superficie aimbiancare sarà ancora umida, e si utilizzerà una pittura traspirante a base di calce.Si non si trova questo tipo di pittura nel mercato locale, si dovrà analizzare la composizione chimicadella pittura originale per fabbricarla in opera con la supervisione dei chimici e si farà in opera. 157
  • 158. 4.3.4.7 Intervento sul tettoL’intervento di restauro sul tetto si divide in due fasi, la prima riferita alla costruzione del nuovo tettocon materiali compatibili alla struttura di legno e adobe e la seconda che si riferisce alla parte delloscarico pluviale.4.3.4.7.1 Costruzione del nuovo tettoSi procederà alla costruzione di una nuova copertura per la Ramada de San Pedro che possa esserecompatibile a livello di cariche, di sistema costruttivo e a livello formale per cui si ha scelto l’uso deiprodotti esistenti sul mercato locale.Procedimento • Rimozione del ricoprimento nelle travi e travetti.- Per una corretta valutazione dello stato di conservazione di questi elementi, si procederà a lasciarli scoperti di ogni tipo di ricoprimento e nel caso sia necessario il trattamento con prodotti anti xilofaghi. • Sostituzione delle travi in legno d’eucalipto.- Tutte le travi in legno d’eucalipto saranno sostituite per altre in legno d’algarrobo similari a quelli esistenti. • Riutilizzo delle travi crollate.- Nella porzione del tetto crollato, si riutilizzeranno le travi che esistevano prima e nel caso non siano più utilizzabili, si sostituiranno per altre nuove simili a quelle originali. • Incannucciato.- sopra le travi e travetti in legno, si deve mettere un’incannucciato con canne di 2.5 cm di diametro che saranno previamente seccate al sole e dopo nel processo di collocazione, legate con filo de nylon. In questo processo si deve dare l’altezza necessaria per la finitura e pendenza del tetto. • Posa panelli di etsaliv.- I panelli modulari di etsaliv (1.20x2.40x0.05 m) si collocano nella sua posizione finale d’accordo al progetto e si legano alle travi. • Applicazione di uno strato di sigillante Ipercoat • Posa di un tessuto di polipropileno • Applicazione di uno strato di pittura Ceramicoat.- questo è un ricoprimento impermeabile che ha adesione a diversi strati e riflessa la radiazione solare in un 90%. E’ una membrana flessibile e traspirante, che permette uscire all’umidità dello strato inferiore attraverso il ricoprimento ed è impermeabile alla penetrazione dell’acqua dell’esterno. Lavori sul soffito • Applicazione del ricoprimento di travi e travetti.- Applicazione di uno strato d’intonaco sulle travi e travetti, fabbricato con terra e sabbia. • Applicazione dell’intonaco nel soffitto della Ramada.- si applica direttamente sull’incannucciato del soffitto, di forma manuale l’intonaco di terra, sabbia e paglia, fino ad arrivare a uno spessore di 5 cm. • Imbiancatura.- la finitura finale del soffitto e delle travi e travetti sarà in pittura alla calce di colore bianco. fig. 285. Schema costruttivo del tetto 158
  • 159. 4.3.4.7.2 Sistema di scarico pluvialeI tetti della Ramada di San Pedro dovranno essere costruiti con una pendenza sufficiente perscaricare l’acqua della pioggia nella via San Martín e non sull’atrio della Ramada.Si utilizzeranno canali di scarico pluviale di 20 cm di diametro. fig. 286. Schema di scarico pluviale del tetto4.3.4.8 Restauro dei balaustre in legno e telai delle nicchieProcedimento • Smontaggio delle ante o elementi delle cancellate. • Rimuovere tutta la vernice fino ad arrivare al colore naturale del legno usando mezzi meccanici (carta vetrata) e prodotti chimici (dissolvente). • Sostituzione delle parti danneggiate con pezzi nuovi, cercando di conservare la maggior parte possibile di materiale originale. • Trattamento con prodotti antixilofaghi e preservanti del legno. • Finitura con il colore scelto e istallazione nella sua ubicazione originale.4.3.4.9 Restauro della FacciataIn questo processo si cercherà di ricuperare l’aspetto originale della facciata assicurando la suastabilità strutturale e la sua durata nel tempo.4.3.4.9.1 Intervento sulle fondazioniNel caso le fondazioni avessero bisogno di consolidamento, si utilizzeranno gli stessi principi cheabbiamo gia spiegato nella parte precedente, per il consolidamento di fondazioni.Si le fondazioni sono state fatte in materiale diverso all’adobe, come mattone o pietra, si cercherà dirispettare il materiale originale sostituendo soltanto gli elementi degradati dopo un accurato studio dicompatibilità. 159
  • 160. 4.3.4.9.2 Interventi sui muriL’intervento di restauro sui muri della facciata sarà eseguito come è stato indicato nella parte relativaal restauro dei muri.4.3.4.9.3 Intervento sulla porta e finestreLe porte e finestre di legno dovranno essere restaurate per ricuperare il loro aspetto originale.Procedimento • Smontaggio delle ante. • Rimuovere tutta la vernice fino ad arrivare al colore naturale del legno usando mezzi meccanici (carta vetrata) e prodotti chimici (dissolvente). • Sostituzione delle parti danneggiate con pezzi nuovi, cercando di conservare la maggior parte possibile di materiale originale. • Trattamento con prodotti antixilofaghi e preservanti del legno. • Finitura con il colore scelto e istallazione nella sua ubicazione originale. Le finestre hanno una rete metallica che dovrà essere ritirata e gli elementi metallici in ferro battuto dovranno essere pulite e sottoposte a manutenzione.Procedimento • Rimuovere tutta la vernice fino ad arrivare al metallo usando mezzi meccanici (carta vetrata) e prodotti chimici (dissolvente). • Trattamento antiruggine con una vernice base anticorrosiva. • Finitura con il colore scelto e istallazione nella sua ubicazione originale.4.3.4.9.4 Modanature e decorazioniQuando procederemmo alla rimozione dell’intonaco si terrà molta cura di non distruggere odanneggiare le decorazioni e le modanature, che saranno pulite con acqua e sapone.4.3.4.9.5 AnastilosiSi farà anastilosi degli elementi mancanti sulla parte sinistra del corpo centrale, prendendo comereferenzia la parte destra che è ancora rimasta completa.Si rifarà il pinnacolo mancante sulla parte destra, uguale a quello della parte sinistra. fig. 287. Facciata Restaurata della Ramada de San Pedro 160
  • 161. 4.4 Considerazioni FinaliNumerosi anni di sperimentazione nel campo degli edifici costruiti in terra, hanno dimostrato chel’intervento e consolidamento materiale con prodotti chimici che modificano il gradod’impermeabilizzazione dell’adobe, non hanno ottenuto risultati molto promettenti con il trascorrere deltempo. Se facciamo una critica sincera ed obiettiva, potremmo asserire che il materiale consolidato,sottoposto a trattamenti chimici, perde la sua autenticità e non si può più considerare come latored’informazioni, oppure non si può più considerarlo un “materiale equivalente a documento storico”,avendo esso perso ogni sua caratteristica “originale”, positiva o negativa, utile alla sua conservazione.In Perù, le autorità incaricate della tutela dei monumenti, cominciano ad avere una visione un po’ piùvasta del gran problema che implica la conservazione di un’architettura fatta con materiali cosìfacilmente deperibili, come può esserlo l’adobe; Sino ad alcuni anni fa, il pensiero più diffuso era che il“restauro” di un monumento implicasse il restituirgli la forma originale o conservare la sua “immagine”;il materiale aveva poca importanza oppure non era considerato un parametro definitivo all’interno diun progetto di restauro.Questo lavoro di ricerca rappresenta un tentativo di modificare la prospettiva culturale delle autoritàregionali peruviane e di salvare un monumento storico ricco di utili informazioni per il processod’identificazione collettiva con la storia di un popolo.Allo stesso tempo, il lavoro svolto, vuole essere un primo passo verso una campagna disensibilizzazione e, allo stesso tempo, una ricerca di finanziamenti a livello internazionale per potereseguire le opere di restauro del Complesso Religioso analizzato, poiché il governo peruviano nonpuò farsi carico della conservazione e valorizzazione di questo insieme di resti monumentali, che,senza ricevere l’adeguata considerazione, sarà definitivamente perduto.Nel corso del periodo dedicato a questa ricerca, ho avuto modo di riflettere sull’importanza ed il ruolofondamentale che riveste lo studio preliminare del monumento, poiché attraverso la ricerca storica sipuò giungere a classificare in un modo più preciso se il degrado che subisce il monumento, nelmomento in cui dobbiamo intervenire su di esso o studiarlo, sia dovuto a fenomeni naturali oppureall’incompatibilità con alcuni materiali, usati per interventi di restauro fatti in modo inefficiente o,ancora, per la mancanza di sufficienti informazioni e conoscenze degli stessi.I monumenti costruiti in adobe, che sono l’oggetto dello studio proposto in questa tesi, sono giunti sinoa noi attraverso il tempo, nonostante le continue catastrofi climatiche e geologiche che hanno colpitola regione di Lambayeque e la deperibilità del materiale con il quale furono costruiti. Dovremmo fareuna pausa di riflessione ed analizzare perché il maggiore degrado subito da questi edifici sia avvenutonegli ultimi 100 anni, in altre parole da quando la mano dell’uomo ha cominciato a modificare lecaratteristiche fisiche dell’habitat in cui erano stati edificati.Per tale motivo, dopo un’attenta analisi, questo progetto di restauro, propone la liberazione delmonumento dagli interventi scorretti e la restituzione, nella misura ancora possibile, delle condizionifavorevoli alla conservazione dello stesso.L’uso di materiali nuovi è stato attentamente analizzato affinché il loro comportamento in presenza deimateriali originali, non crei fenomeni di degrado che, col trascorrere del tempo, possano danneggiareil monumento.Le costruzioni di adobe sono sempre state oggetto di manutenzione e riparazione, motivo per il qualenoi, attualmente, non possiamo operare in altro modo. Più approfondiamo la conoscenza sulletecniche costruttive e l’utilizzazione dei materiali degli antichi costruttori, più potremo fare per salvare ilnostro patrimonio culturale.L’adobe degradato non può essere conservato, dev’essere sostituito, per cui la nostra visione a livellodi conservazione suggerisce l’uso degli stessi materiali “riciclati”, utilizzando l’elemento sostituito perfabbricare elementi di uguale dimensione e stessa forma di fabbricazione, differenziandoli daglioriginali con qualche tipo di simbologia.Per quale motivo l’adobe dovrebbe essere sostituito e non consolidato chimicamente?L’adobe è un materiale che non ha assolutamente resistenza in presenza d’acqua e quando presentadei fenomeni di degrado dovuti all’umidità, questi non sono superficiali e danneggiano tutta la suastruttura facendogli perdere le proprietà statiche: il materiale argilloso si decompone, si sgretola epolverizza, facendo cedere la struttura muraria che rischia il crollo. 161
  • 162. Inoltre, ladobe è molto sensibile alle infiltrazioni saline, che alterano le sue proprietà chimiche di base,per cui se lacqua che vi si infiltra contiene una forte concentrazione di sali, leffetto è ancora peggiore,e irrimediabile. Un ulteriore fattore di degrado, in un elemento già in fase di deterioramento, èlescursione termica, che in clima di deserto costiero è abbastanza sensibile. Il caldo sole del giornosecca il mattone crudo, mentre il freddo e lumidità della notte lo sottopongono ad una ulterioremodificazione molecolare; tali scambi termici contribuiscono anchessi a un lento disfacimentodellimpasto. Sommando lazione di tali fattori dannosi, si hanno dei risultati negativi che difficilmentepossono essere rimediati, perché ciò comporterebbe uninutile perdita di tempo, senza peraltro avereun risultato accettabile.L’intervento di restauro nel complesso di San Pedro, è stato suddiviso in due parti. La prima consistein un intervento in aree comuni che prevede la costruzione di un sistema di canalizzazione ependenze che allontanino l’acqua piovana dalle costruzioni, oltre a proporre la rimozione esostituzione di tutti i piani di calpestio di cemento degli atri con altri che siano traspiranti e permettanol’evaporazione dell’acqua che si trova nel sottosuolo. La seconda si riferisce ad interventi specifici inognuno degli edifici che presentino individualmente questi problemi caratteristici, oltre a quelliriscontrati comunemente.I muri degli edifici dovranno essere esplorati prima di essere trattati, in modo che sia possibile inseguito prendere delle decisioni e programmare le opere successive.Le facciate delle Ramadas San Roque e Santa Catalina, saranno liberate da elementi estranei econsolidate staticamente, nel caso fosse necessario, senza l’uso di sostanze chimiche estranee allanatura dei materiali costruttivi.Nell’eventualità di trovarci di fronte ad una situazione di difficile soluzione, come nell’ipotesi dellasostituzione delle fondazioni nella Ramada di San Pedro, si è tenuto conto che, se non si procede inun modo radicale, si rischia la distruzione totale della Ramada. Per evitare ciò, è importante utilizzarela tecnologia e l’esperienza locale allo scopo di trovare una soluzione efficace a questo tipo diproblema, prendendo come esempio altri interventi di restauro che hanno ottenuto risultati positivi neltempo. Questo ci fa riflettere su un fatto che sovente si tralascia: che il progetto di restauro deve poteressere “eseguibile”, vale a dire, utilizzare prodotti che siano reperibili sul mercato locale e che siadattino alle nostre necessità.La porzione di muro di cui si è menzionato il crollo, avvenuto nel 2003, deve essere ricostituitautilizzando adobes nuovi della stessa dimensione e caratteristiche di quelli esistenti in origine nelmuro, fabbricati con il materiale ritirato dalle sue basi.Si è fatta, inoltre, molta attenzione nell’evitare la programmazione di restauro di piani di calpestio o diparti sottostanti alle fondazioni, che abbiano un carattere di irreversibilità, come potrebbero esseredelle piastrelle a base di cemento o dei pali, a causa della probabile presenza di materiali archeologicisotto la Ramada, che potrebbero essere disturbati. Il progetto per i piani di calpestio nella navatasegue lo stesso schema di collocazione, sebbene con finiture differenti e sempre prevedendo, nelcaso fosse necessario ritirarli, una facile rimozione.Il tetto della navata nella Ramada de San Pedro, non essendo quello originale e per di piùcompletamente distrutto, dev’essere sostituito con uno nuovo, costruito nello stesso mododell’originale, usando però in questo caso il materiale originale che ancora esiste, come nel caso deglielementi lignei, travi e travetti. Si dovrà prestare molta attenzione nel riconoscimento e sostituzionedelle travi d’eucalipto che furono utilizzate nella costruzione del nuovo tetto, nel decennio del ’90, conaltre di algarrobo, com’erano le originali. Si è proposto, inoltre uno scarico pluviale con canali ependenze adeguati per il deflusso dell’acqua piovana nella strada contigua alle sagrestie ed alpresbiterio. È necessario sottolineare che questo progetto di ricerca è solo una valutazione preliminare che indicale basi o i percorsi da seguire nel caso di intervento effettivo e che i dati raccolti finora sarannoverificati con quelli del progetto; ogni decisione sarà presa solo dopo una valutazione sistematica,coordinata insieme alle autorità del governo peruviano preposte alla tutela dei monumenti (INC –Instituto Nacional de Cultura). 162
  • 163. 4.5 BibliografiaALARCO, Eugenio. 1971, El hombre peruano en su historia. Editorial Ausonia Talleres Gráficos S.A.ALVA BALDERRAMA, Alejandro. 1983. Simposio internacional y curso taller sobre conservación deladobe. Lima-Perú.ALVA and CHIARI, 1984. Protection and conservation of scaved structures of mudbrick inConservation on Archeological Excavations. Ed. N.P. Stanley price. Rome ICCROM : 109-120ARCHIVO DEL CONSEJO DE INDIAS.ARCHIVO GENERAL DE INDIAS.ARCHIVO REGIONAL DE LAMBAYEQUE.ARRIAGA, Pablo José de. 1621. La extirpación de la idolatría en Perú. Lima-Perú.ARKOS.2003. Dalla reversibilità alla compatibilità. Atti del convegno. Nardini editori. Firenze-Italia.E. BRESCIANI, 1981. Lattività archeologica dellUniversità di Pisa per l’Egitto, EVO 4 (1981) p. 1 sgg;S. el Naggar-E. Bresciani, Prospezione e salvataggio dei monumenti egiziani: Survey nel settore nord-ovest del Fayum, ASAE 69 (1983), p. 153 sgg.;CEBALLOS, Mario. 1990, Restauración de adobe en edificios coloniales de Antigua Guatemala. 6thInternational Conference on the Conservation of earthen architecture. Las Cruces, USA.CHIARI, Giacomo. 1983. Characterization of adobe as building material, preservation techniques.ICCROM. Lima-Perú.CHIRINOS, Rosario. 1978. Análisis de muestras precedentes de Chan Chan –Trujillo. INC-Perú.COLOMBO, Chiara – REALINI, Marco. Il degrado dei laterizi e delle terrecotte ornamentali. RivistaTema 2. Anno 1995.COSMOPOLIS BULLON, Jorge Teodoro. 1998. Proyecto de Restauración del Convento de SantaMaría de Chiclayo. Perú.COSMOPOLIS BULLON, Jorge Teodoro. 2002. Proyecto de Restauración de la Escuela de Músicaen la Ciudad de Piura. Perú.COSMOPOLIS BULLON, Jorge Teodoro. 2003. Proyecto de Restauración de la Casona Montjoy en laciudad de Lambayeque. Perú.CLAUS-TYLERA. 1965. Gomas y Mucílagos. Tesi di grado Universidad Nacional de Trujillo. Perú.DE LA ROSA, Gregorio. 1865. Pianta topografica della Città di Lambayeque. Paz Soldan. Geografiadel Peru. Grabado por Delamare Paris, Calle St. Andre des Arts, 45. Imp. Janson - Paris.ESPINOZA SORIANO, Walter. El valle de Jayanca y los reinos mochicas del siglo XV y XVI. Bulletinde l’Istitut Francais d’Etudes Andines, t.4(3-4): 242-274. Perú.GERNOT MINKE, 2001. Manual de construccion para viviendas antisismicas de tierra.Università diKassel-Germania.GIUSSANI, Fabrizio (1973-). Tesi di Laurea: Il recupero dellarchitettura in terra cruda dellaltocampidano : utilizzo di materiali e tecniche tradizionali in unesperienza sulla "Casa Sotgiu-Onroco" adOristano. Milano : Politecnico, 1999/00 163
  • 164. HOYLE, Ana María – Paredes, 1988. Proyecto Chan Chan: investigación, conservación, restauracióny puesta en valor. INC-LL/FAT-BCR. Perú.ICAM. 2002. Consolidación de la Fachada de la Ramada de San Roque. Lambayeque-Perú.INSTITUTO GEOFISICO PERUANO. 2001. Catálogo sísmico del Perú 1471-1982. Lima-Perú.INSTITUTO NACIONAL DE CULTURA DE LAMBAYEQUE. Proyecto de Restauración de la Iglesia deJayanca. Perú.IZQUIERDO CASTAÑEDA, Jorge. 2000. Recopilación de datos sobre la historia de Lambayeque ysus Ramadas. Lambayeque-Perú.MCHENRY, Paul GRAHAM - MAY, Gerald W. Adobe and rammed earth buildings : design andconstruction / Paul Graham McHenry ; chapter 13, Structural engineering for earth buildings by GeraldW. May. - New YorkMAGUIÑA GOMEZ – COSMOPOLIS BULLON, 2002. Proyecto de Restauración de la CapillaDoctrinal de Mórrope. ICAM. Perú.MARTINEZ DE COMPAÑON, Don Baltasar Jayme. Secolo XVII. Trujillo del Perú. VolumenI. Manuscritos de América en las Colecciones Reales.MATTHIAE, Paolo.1995. Ebla. Un impero ritrovato. Dai primi scavi alle ultime scoperte, Einaudi,Torino 1995MATTONE, R. 2001. La terra cruda tra tradizione e innovazione. Facoltà d’architettura. Politecnico diTorino. Italia.MINISTERIO DE VIVIENDA. 1975. Recomendaciones tecnicas para la reparación de edificaciones enadobe y quincha dañadas por movimientos sísmicos. Lima-Perú.MODESTO DE RUBIÑOS Y ANDRADE, Julio. 1782. Sucesión cronológica o serie historiada de loscuras de Mórrope y Pacora en la Provincia de Lambayeque. L’originale si trova nell’archivio dellaBiblioteca Nazionale del Perú.MORALES, Ricardo. 1983. La conservacion de estructuras y decoraciones de adobe en Chan Chan,El adobe. Simposio Internacional y Curso Taller sobre la Coservación del Adobe. UNESCO. Lima-Cuzco-Perú.N. AGNEW, F. PREUSSER and J.R. DRUZIK, 1987. strategies for adobe preservation. The GhettyConservation Istitute Research Program, 5Th Intern meeting of experts on the conservation of earthenarchitecture. ICROM-CRAterre: 3-11LANGE, Santino - NESTI, Maurizio - CURTI, Alberto. Consolidamento statico delle strutture difondazione del Cenobio Monastico di Moribondo. Rivista Tema 2. Anno 1995.LEBRUN, Henry. 1892. Historia de la Conquista del Perú y Pizarro. Imprenta y librería SoberanaHermanos.ONERN. 1973. Inventario, evaluación y uso racional de los recursos naturales de la costa”, Cuencadel rio Moche. Lima-Perú.RADDATZ, Corinna. 1990. FOTODOKUMENTE AUS NORDPERU von HANS HEINRICH BRÜNING(1848-1928). Hamburgischen Museums für Völkerkunde mit Unterstützung der Kulturabteilung desAuswärtigen Amtes, Bonn.ROMERO TAYLOR, Michael. 1990, An evaluation of the New Mexico state monuments adobe testwalls at Fort Selden. 6th International Conference on the Conservation of earthen architecture. LasCruces, USA. 164
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