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Politecnico di Milano, Restauración del Complejo San Pedro de Lambayeque
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La presentazione powerpoint per la tesi di laurea nel anno 2004 al Politecnico di Milano. Voto 10/10...

La presentazione powerpoint per la tesi di laurea nel anno 2004 al Politecnico di Milano. Voto 10/10

La presentación para optar por el grado de arquitecto en el Politecnico di Milano, año 2004.

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    Politecnico di Milano, Restauración del Complejo San Pedro de Lambayeque Politecnico di Milano, Restauración del Complejo San Pedro de Lambayeque Presentation Transcript

    • RESTAURO DEL COMPLESSO RELIGIOSO DI SAN PEDRO A LAMBAYEQUE (PER Ú) Politecnico di Milano Facoltà di architettura Relatore: Professore Stefano della Torre Studente: Hugo Wilfredo Torres Reyna Matricola 193220
    • UBICAZIONE GEOGRAFICA DI LAMBAYEQUE (PERÚ)
    • Lambayeque – Perú Inquadramento Geografico e caratteristiche climatiche. Lambayeque si trova a 770 km al nord di Lima, nella zona nord-occidentale del Perú. Estensione: 13.736 kmq. Limiti: Nord.- confina con la regione di Piura Sud.- con la regione de la Libertad Est.- con la regione di Cajamarca Ovest.- con l’Oceano Pacifico Abitanti: circa 990.000 Capitale politica: Città di Chiclayo Caratteristiche climatiche Localizzata nella costa nord del Perú, Lambayeque ha un clima caldo e soleggiato quasi tutto l'anno, con temperature che oscillano tra i 17 ed i 25 gradi, tranne durante l'estate, da gennaio ad aprile, periodo durante il quale le temperature possono raggiungere i 34 gradi. Generalmente piove poco e soffia una brezza quasi permanente, che a volte può trasformarsi in vento sostenuto.
    • L’ADOBE COME MATERIALE COSTRUTTIVO NELLA COSTA SETTENTRIONALE E CENTRALE DEL PERÚ
    • Fabbricazione Rimozione dello stampo Essiccazione Fabbricazione delle Gaveras o stampo in legno Procedimento del pigiatura dell' impasto di terra nelle pozze. Precedentemente si lascia riposare per 7 giorni Mescolamento dell' impasto di terra, sabbia e acqua Riempimento dello stampo (gavera)
    • PRE INCAS Mochica: 0-800 dC. Lima: 200-1440 dC. Lambayeque: 800-1100 dC. Chimú: 900-1440 dC. Utilizzo dell’adobe come materiale costruttivo nelle edificazioni storiche
    • INCAS Anno 1200 dC.-1532 dC. http://incas.perucultural.org.pe/map2.htm L’architettura di quest’epoca rispetta quasi integralmente la tradizione costruttiva delle regioni dominate, ma introduce contemporaneamente nuovi concetti urbanistici, d’edilizia e ingegneria, così come elementi tipologici distintivi, tipici dell’architettura della capitale Cusco (finestre, porte e nicchie trapezoidali).
    • EPOCA COLONIALE Anno 1532 dC.-1821 dC. Quando gli Spagnoli conquistarono il territorio indigeno, incorporarono le tecniche costruttive tradizionali del Nuovo Mondo all’architettura tipicamente europea, caratterizzata all’epoca dal Manierismo e dal Barocco. In questo periodo si vede il sorgere di una fusione tra i concetti architettonici europei e l’impiego di materiali e tecniche indigeni. Le case coloniali erano costruite secondo modelli e funzionalità di concezione europea: il nome che si è mantenuto sino ai giorni nostri, è quello di “Casona”. In ugual modo, le chiese, i palazzi e gli edifici pubblici possedevano questa stessa tipologia costruttiva ed architettonica.
    • EPOCA ATTUALE Anno 1821 dC.-2004 dC. Ancora oggi è frequente trovare delle case d’adobe in Perú, però attualmente, con le nuove tecniche e materiali, ne sono derivati un ulteriore arricchimento e miglioramento strutturale. Si usano diffusamente adobes stabilizzati, cemento, pavimenti prefabbricati, ecc. In qualche località della costa nord del Perú, possiamo vedere delle case costruite con le stesse tecniche preinca e preispaniche. Ci sono degli architetti che hanno provato a costruire con l’adobe, ed hanno raggiunto degli eccellenti risultati.
    • IL COMPLESSO RELIGIOSO DI LAMBAYEQUE
    • Il degrado degli edifici che compongono il complesso religioso di San Pedro è dovuto a diverse cause, alcune di tipo naturale ed altre di tipo antropico. Se parliamo di degrado dovuto alla natura, possiamo citare due delle cause responsabili: i movimenti sismici, che danneggiano in forma meccanica le strutture, e l’azione dell’acqua, sia questa d’origine piovana (ciclica, nel caso degli effetti del Fenomeno del Niño) o di acque sotterranee, che per capillarità danneggiano sia le basi dei muri ed i muri stessi, sia il materiale predominante mattone o adobe. Nel caso del degrado antropico, causato quasi sempre per ignoranza del comportamento dei materiali, si possono citare le diverse ristrutturazioni fatte nel tempo, che non sono state in molti modi compatibili con i materiali costruttivi originali ed hanno causato danni nelle strutture e nella morfologia degli elementi preesistenti.
    • CHIESA MAGGIORE DI SAN PEDRO
    •  
      • Alterazioni cromatiche.- Alterazioni che si manifestano attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate.
      • Incrostazione.- Deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale, in questa facciata si trovano nei pilastri del portico d’accesso, nelle cornice ed elementi verticali della torre sinistra.
      • Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi.
      • Disgregazione.- D ecoesione dell'intonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche, in questo caso possiamo vedere il degrado nella parte inferiore delle basi dei pilastri dell’accesso principale.
      • Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dell'intonaco. Presente vicino ai pilastri del portico d’accesso principale.
      • Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa.
      • Fessurazioni dovute alla umidità.- Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nell'intonaco e/o nella pellicola pittorica e che può implicare lo spostamento reciproco delle parti.
      • Mancanza.- Caduta e perdita di parti. Caduta di un pezzo di zoccolo nella parte destra inferiore della facciata e un perdita di un pezzo di pinnacolo nella torre sinistra.
      Facciata Principale
      • Alterazioni cromatiche.- Alterazioni che se manifestano attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate.
      • Incrostazione.- D eposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale. In questo caso si trovano sui pilastri dell’ingresso laterale e sulla parte superiore dei muri maestri.
      • Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi. In questo caso lo troviamo nelle modanature dei pilastri e il revoche dei muri maestri.
      • Disgregazione- Decoesione dell'intonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche.
      • Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dell'intonaco. In questo caso la vediamo nella parte media del portico d’ingresso laterale e sempre alla stessa altezza nel corpo destro e vicino alla porta secondaria.
      • Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa. Sempre le lesioni le troviamo sul portico d’ingresso laterale, nella parte bassa della torre destra e in diversi punti della facciata, come indicato nel disegno.
      • Esfoliazione.- Degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta di uno o più strati superficiali subparalleli fra loro (sfoglie). Può interessare l'intonaco e/o la pellicola pittorica.
      • Fessurazioni dovute all’umidità
      • Lacune.- Caduta e perdita di parti dell'intonaco e/o della pellicola pittorica, con messa in luce degli strati di intonaco più interni o del supporto.
      • Mancanza.- Caduta e perdita di parti, in questo caso dell’intonaco.
      Facciata laterale destra
      • Alterazioni cromatiche.- Alterazione che se manifesta attraverso i parametri che definiscono il colore (tinta, chiarezza e saturazione). Può manifestarsi con morfologie diverse a seconda delle zone dove sono localizzate.
      • Incrostazione.- deposito di terra o polvere solidificata, di spessore variabile, attaccato al materiale originale.
      • Distacco dell’intonaco.- Soluzione di continuità tra strati superficiali del materiale, sia tra loro che rispetto al substrato; prelude in genere alla caduta degli strati stessi.
      • Disgregazione- Decoesione dell'intonaco caratterizzata da distacco di granuli sotto minime sollecitazioni meccaniche.
      • Efflorescenza.- Formazione di sostanze, generalmente di colore biancastro e di aspetto cristallino o filamentoso, sulla superficie dell'intonaco.
      • Erosione.- Asportazione di materiale dalla superficie dovuta a processi di natura diversa.
      • Esfoliazione.- Degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta di uno o più strati superficiali subparalleli fra loro (sfoglie). Può interessare l'intonaco e/o la pellicola pittorica.
      • Fessurazioni dovute all’umidità
      Facciata laterale sinistra
    • RAMADA DE SAN ROQUE
    • Nella facciata della Ramada de San Roque si presentano cause di degrado naturali, quali la presenza d’acqua sotterranea, i movimenti sismici che hanno causato danni nel muro laterale posteriormente crollato e cause di degrado antropico che hanno provocato l’alterazione della struttura originale. Negli anni ‘80 si demolisce la navata della Ramada e dietro si costruisce una scuola di due piani, sulla quale s’appoggia attualmente. Nell’anno 2001, il muro di adobe che serviva come supporto laterale sinistro crolla, causando lo spostamento della massa di mattoni verso il muro crollato e l’apparizione delle fessure nel corpo sinistro della facciata.
    • Distacco dell’intonaco Erosione Incompatibilità dei materiali Fessurazioni
    • RAMADA DE SANTA CATALINA
    • Alterazione Cromatica Lacune Ossidazione Modificazione della struttura originale La Ramada de Santa Catalina o “Santa Catarina” come si legge nei documenti di Martínez di Compañón, è stata demolita nella stessa data di quella di San Roque; attualmente resta in piedi solo la facciata, che si appoggia sulla scuola costruita dietro ad essa. Questa facciata è anche la porta della scuola, per cui ha avuto una manutenzione più accurata e non presenta un degrado pari a quello delle altre.
    • RAMADA DE SAN PEDRO
    • Facciata Incrostazione Distacco dell’intonaco Alterazione cromatica Fessura Lacuna Ossidazione Incompatibilità dei materiali
    • Muri Lacune Fessura Macchia
    • Crollo del muro Perdita dello strato di pittura
    • Pavimenti Ci sono due cause del degrado riscontrato nei pavimenti della Ramada de San Pedro: l’acqua sotterranea che ha formato delle macchie ed ha creato problemi di cedimento differenziale per liquefazione, e quelle dovute alla mano dell’uomo, rappresentate in special modo dalle fosse d’esplorazione praticate nel pavimento. Macchie.- Alterazioni che si manifestano con pigmentazione accidentale e localizzata della superficie; è correlata alla presenza di materiale estraneo al supporto. Mancanza del pavimento.- Questo degrado nei pavimenti è stato provocato appositamente, allo scopo di esplorare gli strati della pavimentazione nella navata e della sagrestia destra. Si tratta in totale di quattro pozzi di un metro quadrato di cui uno, quello effettuato vicino al coro, è anteriore agli altri tre.
    • Pilastri I pilastri della Ramada de San Pedro sono 14 in totale, 6 dei quali hanno subito degrado a causa dell’umidità. Le basi dei pilastri, sono quelle che presentano maggiori problemi. I materiali utilizzati per la loro costruzione sono principalmente mattoni e calce per le malte; in alcuni casi, le basi si sono distrutte completamente e in altri si cominciano a vedere i primi sintomi di degrado. Il legno di huarango o algarrobo , che forma il fusto dei pilastri, non presenta problemi perché si tratta di un materiale con densità molto alta, che non reagisce alla capillarità. Parte del rivestimento dei fusti si è perso in alcuni dei pilastri, anche nella parte superiore del sostegno, che non è propriamente un capitello bensì un elemento strutturale chiamato “horcón” (forcella), dove si appoggia la trave, sempre in legno. Ramada de San Pedro. Fotografie dei pilastri 3 (sinistra) e 4 (destra), dove possiamo vedere l’alterazione cromatica nelle loro basi. Nella fotografia del pilastro 4, osserviamo anche la macchia nel pavimento, dovuta all’umidità per capillarità.
    • Perdita del rivestimento.- Perdita del materiale di rivestimento dei fusti, che lascia talvolta il legno scoperto ed evidenzia il sistema costruttivo con supporto di fibre vegetali o strisce di cuoio sulla base lignea. Questa viene poi stuccata e modellata con calce per conferirle la forma a tortile e, infine, dipinta. Rileviamo tale problema nei pilastri 5, 7, 10 e 12. Pilastro 5 Pilastro 7 Pilastro 10 Pilastro 12 Pilastro 5 Pilastro 7
    • Frattura nelle basi.- I materiali delle basi (mattone e calce) assorbono umidità per capillarità dal pavimento e si gonfiano rompendo tutto e trasmettendo l’umidità al rivestimento del fusto. Possiamo trovare questo problema nei pilastri 5, 7, 10 e 12. Il pilastro 5 è distrutto per il 40%, il pilastro 7 ha perso quasi tutta la base, il pilastro 10 ha perso il 15% della sua base, sempre per lo stesso problema d’umidità, ed il pilastro 12 ha una frattura verticale, che fa intravedere il materiale interno; nel pavimento circostante presenta, inoltre, una macchia d’umidità. Pilastro 5 Pilastro 7 Pilastro 10 Pilastro 12
    • Tetti Con eccezione delle volte, i tetti sovrastanti la navata sono andati quasi completamente distrutti. L’’azione dell’acqua piovana, che si è infiltrata dopo una serie d’interventi inadeguati, ha danneggiato seriamente gli elementi di canniccio; in seguito, il tetto è crollato in una zona della Ramada e i lavori di “salvataggio” hanno finito per non distinguersi dal degrado causato dall’acqua. Incompatibilità dei materiali .- Il degrado nei tetti è stato molto veloce da quando, nel 1990, questi furono completamente smontati e si sostituirono alcune delle travi originali d’ algarrobo con altre d’eucalipto. Il tetto è stato poi rifatto completamente secondo la tecnica originale, forse anche con utilizzo di cemento. Tuttavia, negli anni 1997 e 1998, furono eseguiti altri lavori relazionati alla cupola, a fini preventivi contro gli effetti del Fenomeno del Niño; l’ Instituto Nacional de Cultura , autorizzò l’intervento, che prevedeva una gettata di cemento sul tetto di legno e canniccio, aumentando così il carico di 60 tonnellate. In poco tempo sono apparse le prime fessure, le infiltrazioni d’acqua piovana e, infine, il conseguente crollo di una parte del tetto nella navata principale dovuto al sovraccarico, oltre che allo stato del muro maestro laterale destro della Ramada. Fessure.- Sono apparse sul tetto e hanno permesso le infiltrazioni d’acqua piovana, che ha distrutto la struttura in canniccio ed il rivestimento del soffitto e delle travi, causando in molti casi anche dei problemi nei muri maestri. Crollo.- Nel settembre del 2003, il tetto è crollato nella parte destra vicino all’altare, a causa del sovraccarico di cemento e dei problemi d’umidità nei muri in quella zona; di conseguenza le autorità locali hanno proceduto a rimuovere lo spesso strato di cemento del tetto della Ramada.
    • Perdita del rivestimento nelle travi e nel soffitto.- Possiamo dividere il tetto della navata in tre parti, quella a sinistra, una centrale ed una a destra. Nella parte sinistra i rivestimenti di travi e soffitti sono stati persi per circa il 20%; nella parte centrale della navata si è perso il rivestimento quasi nella sua totalità e nella parte sinistra si è perso un pezzo di tetto dopo il crollo dell’anno 2003; il resto è quasi completo ad eccezione di qualche frammento di trave.
    • 4 ESEMPI DI RESTAURO CONTEMPORANEI IN LAMBAYEQUE
    • L'intervento di restauro della chiesa di Jayanca prevedeva la consolidazione della torre sinistra e la demolizione della torre destra, con autorizzazione dell’I.N.C. ( Instituto Nacional de Cultura del Perú ) per problemi d'instabilità strutturale. I problemi d’incompatibilità dei materiali nel criterio del restauro, esistono a livello concettuale e formale. Nel corso di demolizione ed accurato registro della torre destra della chiesa di Jayanca, si è fatto un rilievo fotografico e, allo stesso tempo, una sequenza di disegni molto precisi ma, sfortunatamente, nel progetto di restauro l’I.N.C. non aveva considerato la ricostruzione della struttura. La torre demolita risaliva all’anno 1933 ed era stata costruita con mattoni e adobes, alloggiava una campana e anche un orologio che oggi custodisce il sacerdote locale. Restauro della Chiesa di Jayanca Chiesa prima del restauro con la torre Chiesa dopo il restauro senza la torre Sostituzione dell’adobe con mattoni Intervento dello “Scuci - cuci” Facciata prima del restauro Facciata dopo il restauro Scarico pluviale
    • Restauro della Casona Montjoy L'intervento di restauro della casona Montjoy, chiamata anche Casa della Loggia, è stato effettuato pochi anni fa, facendo capire che un progetto e il successivo intervento di restauro dovrebbero essere eseguiti sempre da uno specialista. Recentemente è stato realizzato un intervento di restauro che ha aggiunto dei problemi a quelli già esistenti. Il problema principale è dato dall’incompatibilità, formale, spaziale e dei materiali che molte volte, per ignoranza di come reagiscono nel tempo, si utilizzano, danneggiando la struttura. Come già detto, l’intervento di restauro sulla casona Montjoy non è stato effettivo per cui si è dovuto elaborare un altro progetto di restauro che deve liberare la struttura dalle aggiunte fatte arbitrariamente e dai problemi che aveva prima. Nell’ultimo restauro, si è intervenuto nel seguente modo: Eliminazione di tutti gli intonaci originali d’argilla per sostituirli con “diablo fuerte” che è una malta elaborata con gesso e cemento. Questa, però, non era la forma adeguata per eliminare l’umidità di risalita, sui muri esterni per esempio. Stato del muro dopo il restauro Stato del muro prima del restauro
    • Stato di fatto della facciata e zoccolo esterno Sulla facciata, sono stati aggiunti degli elementi estranei, con la funzione di “evacuare l’acqua piovana”, ma con scarsi risultati. Pavimento originale Pavimento nuovo Nell’intervento sono state sostituite le travi in legno per travi in metallo
    • Sostituzione delle travi originali d’algarrobo per altre d’eucalipto
    • Restauro del Convento di Santa Maria Il problema principale di questo monumento era ed è l’umidità. Le basi dei muri d’adobe erano completamente bagnate fino a 1.20m d’altezza e le strutture cominciarono a crollare una dopo l'altra, tanto che in poco tempo sono crollati 4 muri, quindi l’intervento di restauro doveva essere veloce e contundente. L’intervento è stato tanto effettivo quanto radicale: la sostituzione completa delle basi d’adobe, che erano in un cattivo stato, con delle fondazioni fatte in calcestruzzo con pietra ciclopica. I muri crollati sono stati rifatti con la stessa tecnica e, riciclando il materiale originale, si sono fatti degli adobes nuovi. Fotografia dello scavo per le basi del muro ricostruito nel cortile Foto dove possiamo vedere la sostituzione delle basi d’adobe con altre in cls Essiccazione dell’adobe
    • Restauro della cappella dottrinale di Morrope
          • L’intervento di restauro
      • L'intervento di restauro in questa chiesa è stato più che altro quello di "sistemare" gli antichi errori effettuati nel tempo per ristrutturarla.
      Per gli effetti del "Fenomeno del Niño" del 1983, una gran porzione del tetto crollò e fu ricostruita due anni dopo. L’'intervento di quell’epoca prevedeva collocare, sopra la copertura tradizionale chiamata "torta de Barro" (legno, canniccio e terra cruda), delle lastre di gesso che, nell’anno 2001, si presentarono piuttosto rovinate. I muri esterni avevano grandi problemi d’efflorescenza e la testa di uno dei muri maestri laterali era crollata. I muri interni presentavano problemi di mancanza d’intonaco, alterazione cromatica e comparsa di macchie dovute all’umidità. In certi punti l’adobe era stato sostituito con mattoni Il legno che costituiva le porte, le finestre, i pilastri e le travi aveva bisogno di un’accurata revisione, per controllare che il materiale ligneo utilizzato nel primo restauro fosse ancora in buono stato.
    • Esplorazione archeologica nel. pavimento della chiesa. Sono state rinvenute delle tombe coloniali, in totale 24, distribuite nella navata di fronte all'Altare (è stato esplorato solo il 30% della superficie della navata) che sono state rimosse accuratamente. In questo tipo di cappella dottrinale è frequente trovare una simile tipologia di tomba, che rappresenta per noi una fonte incomparabile d'informazione. Nella programmazione delle opere da realizzare, soprattutto nel caso di esplorazioni e sondaggi nei pavimenti è sempre necessario prevedere la presenza di un’équipe di archeologi.
    • PROGETTO DI RESTAURO
    • Macro intervento Uno dei problemi attuali del Complesso, è causato dall’umidità sotterranea che filtra da poca profondità rispetto al pavimento attuale. Le opere di pavimentazione hanno avuto luogo nel decennio del 1930, senza fare alcun tipo di esplorazione o sondaggio nell’atrio delle chiese ma, probabilmente, il pavimento originale era costituito da mattoni direttamente poggiati sopra un letto di sabbia. Oltre all’umidità sotterranea, dobbiamo considerare il fenomeno della pioggia, che s’intensifica quando arriva il fenomeno del Niño (ciclicamente, circa ogni 5 anni). Non essendoci sistemi di scarico pluviale, l’acqua piovana non è gestita appropriatamente e filtra nel terreno, ragione per cui, nel cercare una via d’uscita e disperdersi evaporando, viene ostacolata da questa gran massa di cemento dei pavimenti e comincia a risalire i muri, danneggiando la struttura. L'intervento di restauro contempla la rimozione integrale di tutti i pavimenti di blocchi di cemento che esistono attualmente sull'area calpestabile del Complesso, per sostituirli con un sistema di pavimenti concepito per favorire il drenaggio e permettere l'evaporazione dell'acqua, sia questa di natura piovana, sia d’origine sotterranea.
    • Particolare del pavimento nel macro intervento di restauro nelle Aree comuni Schema di scarico pluviale
    • Interventi specifici
        • Gli interventi che saranno effettuati in ogni singolo edificio, non comporteranno alcun danno estetico o funzionale a carico delle altre strutture adiacenti e si eseguiranno in base al grado d’urgenza stabilito negli studi preliminari.
        • Per gli edifici di adobes, la presenza dell’acqua è il maggior problema, per cui gli interventi devono fare in modo d’eliminare il contatto delle strutture con essa. Ciò significa che i monumenti devono avere un tetto che protegga efficientemente dall’acqua piovana e un dispongano di un buon sistema di drenaggio.
      Chiesa Maggiore di San Pedro
      • Il lavoro di restauro nella Chiesa Maggiore di San Pedro prevede soltanto l’intervento nei muri .
      • Questa chiesa presenta due tipi di materiale sui muri maestri, ossia mattoni e adobe; il suo sistema costruttivo è stato concepito come sistema di archi murati di mattoni, “riempiti” successivamente con adobe per chiuderli ed avere così dei muri alti .
      • Fasi di lavoro
      • Esplorazioni
      • Rimozione dell’intonaco
      • Valutazione dei danni
      • Interventi Specifici. - Si riferiscono alle opere particolari da effettuarsi sui muri, in base allo stato di fatto e alle decisioni prese dopo la valutazione dei danni riscontrati.
      • Quando il materiale degradato è adobe:
        • Nel caso di fratture.- Puntellamento e metodo dello “scuci-cuci”
        • Nel caso di umidità.- Metodo dell’inserzione dei tubi
    • Metodo per asciugare i muri con l’inserzione dei tubi di terracotta
        • Nel caso di sostituzione.- Si faranno degli adobes nuovi con la stessa tecnica e dimensioni di quelli vecchi (differenziandoli con un segno), riciclando lo stesso materiale nel caso sia possibile e poi, quando l’adobe sarà pronto per essere utilizzato, si collocherà nella sede finale con malta fatta nello stesso modo di quella originale.
      • Quando il materiale degradato è mattone:
      • Quando il materiale degradato è mattone, si raccomanda la sua sostituzione con altri di nuova fabbricazione artigianale, dello stesso colore e della stessa dimensione, differenziandoli del materiale originale; la malta da utilizzare sarà a base di calce e argilla.
      • V. Applicazione dell’intonaco .- Dopo l’esecuzione dei lavori di restauro nei diversi casi e nelle diverse zone dei muri delle facciate della Chiesa Maggiore di San Pedro, si procederà ad intonacare dove sia necessario. Per questo processo, dobbiamo utilizzare un intonaco simile all’originale, a base d’argilla, sabbia fina, acqua e fibre vegetali.
    • Ramada de San Roque L’intervento sulla facciata della ramada de San Roque prevede la consolidazione strutturale, la restituzione d’alcuni elementi e la liberazione della struttura dai materiali aggiunti. I. Consolidazione strutturale.- Le fessure sono apparse sulla facciata per il crollo del muro d’adobe che si trovava sul fianco sinistro. Dopo il crollo si è costruito un nuovo muro d’adobe, ma le sue caratteristiche strutturali sono risultate diverse da quello del muro originale. Attualmente lo spostamento della facciata non è diminuito tanto che anche il nuovo muro d’appoggio, si sta distruggendo perché non riesce a resistere al peso della struttura pericolante. Il progetto di restauro prevede la costruzione di un elemento che compia la funzione di contrafforte e stabilizzi il fabbricato per trovare un equilibrio statico.
      • II. Liberazione e rimozione di tutte le parti non originali.- La prima fase sarà la liberazione di tutti gli elementi estranei che sono stati aggiunti nella facciata della Ramada de San Roque.
      • Saranno demoliti:
      • Zoccolo in cemento.- Sarà completamente ritirato manualmente per essere sostituito con uno in elemento di cotto, dopo aver valutato lo stato di fatto sotto lo zoccolo.
      • Muro in mattone con malta di cemento che chiude la porta d’ingresso in disuso e finestra tipo oblò con elementi metallici non originali, saranno demoliti.
      • Elemento in cemento semicircolare nella base del pilastro destro, limitrofo alla facciata della Ramada de Santa Catalina.
      • III. Restituzione e costruzione.-
      • Costruzione di un zoccolo costituito di elementi in mattone.
      • Restituzione dei pezzi in mattone degradati per altri simili di fabbricazione artigianale, differenziandoli di quelli originali con tonalità cromatica.
      • Nella porta d’acceso in disuso, sarà costruito di un muro di mattone delle stesse caratteristiche che il contrafforte per integrare l’immagine della facciata della Ramada de San Roque.
      • Nelle zone dove manca l’intonaco (e che erano intonacate originalmente), si farà la restituzione dell’intonaco come l’originale (calce, sabbia e acqua nelle proporzioni adeguate), differenziandolo cromaticamente per mostrare l’area del intervento.
      • Riempimento delle fessure con calce idratata e pigmenti del colore del mattone originale.
    • Ramada de Santa Catalina Il lavoro di restauro nella Ramada de Santa Catalina prevede l’intervento sulla facciata, la quale presenta due tipi di materiale nella sua fabbricazione, mattoni e adobe. Tutto il corpo centrale che sporge, è stato costruito in mattone e i due corpi laterali sono stati edificati in adobe. Per tale motivo, dobbiamo distinguere l’intervento di restauro sui mattoni da quello sull’adobe. Ci sono lesioni anche nella porta e sulle finestre, che devono essere restaurate e riportate al loro stato originale.
    • Ramada de San Pedro
      • I. OPERE PRELIMINARI
      • Svuotamento e pulizia della Ramada
      • Rimozione dell’intonaco
      • Liberazione delle cariche superflue dei muri
      • ESPLORAZIONE ARCHEOLOGICA
      • Ritiro del primo strato di pavimenti
      • Ritiro del secondo strato di pavimenti
      • Scavi
      • CONSOLIDAMENTO DELLE FONDAZIONI
      • Ipotesi 1: Metodo del Jet-grouting
      b. Ipotesi 2: Sostituzione delle fondazioni
    • IV. INTERVENTO SUL PAVIMENTO V. CONSOLIDAMENTO DEI PILASTRI I pilastri presentano problemi d’umidità nelle basi, che la assorbono per capillarità direttamente dal pavimento. L’’intervento di restauro consiste nella preparazione di una “scatola” in cls dove si compatterà la terra e si fisserà il pilastro della stessa forma che presenta nello stato di fatto attuale. Ciò permetterà che la superficie d’appoggio sia maggiore e che il legno che costituisce la parte strutturale del pilastro non entri in contatto con l’umidità del terreno. Si considererà prioritario non danneggiare il rivestimento del fusto del pilastro, che dovrà essere conservato.
      • Procedimento
      • Puntellamento
      • Smontaggio delle basi
      • Rimozione del pavimento sotto le basi
      • Separazione
      • Scavo
      • Costruzione delle scatole in cls
      • Posa della scatola nel terreno
      • Fissaggio del pilastro
      • Ricostruzione delle basi
      • Restituzione del rivestimento dei pilastri
    • VI. INTERVENTO SUI MURI
      • Dopo il consolidamento delle basi dei muri e della parte inferiore di questi, procediamo a intervenire sulla parte media e superiore d’accordo ai problemi trovati dopo le esplorazioni.
      • a. Nel caso di fratture
      • si comincia a puntellare il muro, poi si ritirano gli adobes fratturati o degradati per essere sostituiti con adobes di nuova fabbricazione, ma con la stessa tecnica e dimensioni di quelli vecchi (differenziandoli con un segno), con il metodo dello “Scuci-Cuci”, che ha avuto degli eccellenti risultati nel tempo, in restauri di questo tipo. Sarà di considerare con lo specialista in strutture si è necessario fare intervento di consolidazione strutturale o inserimento di strutture di rafforzo.
      • b. Nel caso di umidità
      c. Nel caso di sostituzione Si faranno degli adobes nuovi con la stessa tecnica e dimensioni di quelli vecchi (differenziandoli con un segno), riciclando lo stesso materiale nel caso sia possibile, e dopo quando l’adobe è pronto per essere utilizzato, si colloca nel suo posto finale con malta fatta nello stesso modo di quella originale. d. Ricostruzione del muro crollato Nella parte del muro crollato si faranno delle fondazioni in cls con aggregato di grande dimensione come descritto nel consolidamento delle fondazioni e dopo si utilizzerà il materiale procedente delle basi dei muri per fare adobe della stessa dimensione di quelli utilizzati nei muri. Si terrà molta cura nell’incontro del muro ricostruito con il muro della sagrestia, che dovrà essere “legato” a questo con la tessitura dell’adobe.
    • fig. 282. Schema d’inserimento delle travi nella parte superiore dei muri
      • e. Inserimento di travi di legno nella parte superiore dei muri
      • L’intervento di restauro prevede l’inserimento di travi di legno di 4”x4” (10x10 cm) nella parte superiore dei muri per una maggiore stabilità strutturale, collegandoli tra di loro e facendoli funzionare come un solo elemento in caso di moto sismico.
      f. Applicazione dell’Intonaco Dopo d’eseguire i lavori di restauro nei diversi casi e nelle diverse zone dei muri, si procederà a intonacare. Per questo processo, dobbiamo utilizzare un intonaco simile all’originale a base di argilla, sabbia fina, acqua e fibre vegetali.
    • VII. INTERVENTO SUL TETTO
            • a. Costruzione del nuovo tetto
      PROCEDIMENTO Rimozione del ricoprimento nelle travi e travetti Sostituzione delle travi in legno d’eucalipto.- Riutilizzo delle travi crollate Incannucciato Posa panelli di etsaliv Applicazione di uno strato di sigillante Ipercoat Posa di un tessuto di polipropileno Applicazione di uno strato di pittura Ceramicoat
            • b. Costruzione di un sistema di scarico pluviale
    • VIII. RESTAURO DEI BALAUSTRE IN LEGNO E TELAI DELLE NICCHIE
              • Smontaggio delle ante o elementi delle cancellate.
              • Rimuovere tutta la vernice fino ad arrivare al colore naturale del legno usando mezzi meccanici (carta vetrata) e prodotti chimici (dissolvente).
              • Sostituzione delle parti danneggiate con pezzi nuovi, cercando di conservare la maggior parte possibile di materiale originale.
              • Trattamento con prodotti antixilofaghi e preservanti del legno.
              • Finitura con il colore scelto e istallazione nella sua ubicazione originale.
      IX. RESTAURO DELLA FACCIATA
    • CONSIDERAZIONI FINALI
              • Il consolidamento dell’adobe con prodotti chimici non ha raggiunto dei risultati positivi nel tempo.
              • L’adobe è un materiale che non ha assolutamente resistenza in presenza d’acqua e quando presenta dei fenomeni di degrado dovuti all’umidità, questi non sono superficiali e danneggiano tutta la sua struttura facendogli perdere le proprietà statiche per cui quando l’adobe degradato deve essere sostituito.
              • I monumenti costruiti in adobe, che sono l’oggetto dello studio proposto in questa tesi, sono giunti sino a noi attraverso il tempo, nonostante le continue catastrofi climatiche e geologiche che hanno colpito la regione di Lambayeque e la deperibilità del materiale con il quale furono costruiti. Dovremmo fare una pausa di riflessione ed analizzare perché il maggiore degrado subito da questi edifici sia avvenuto negli ultimi 100 anni, in altre parole da quando la mano dell’uomo ha cominciato a modificare le caratteristiche fisiche dell’habitat in cui erano stati edificati.
              • L’uso di materiali nuovi è stato attentamente analizzato affinché il loro comportamento in presenza dei materiali originali, non crei fenomeni di degrado che, col trascorrere del tempo, possano danneggiare il monumento.
              • È importante utilizzare la tecnologia e l’esperienza locale allo scopo di trovare una soluzione efficace a questo tipo di problema, prendendo come esempio altri interventi di restauro che hanno ottenuto risultati positivi nel tempo. Questo ci fa riflettere su un fatto che sovente si tralascia: che il progetto di restauro deve poter essere “eseguibile”, vale a dire, utilizzare prodotti che siano reperibili sul mercato locale e che si adattino alle nostre necessità.
              • Si è fatta, inoltre, molta attenzione nell’evitare la programmazione di restauro di piani di calpestio o di parti sottostanti alle fondazioni, che abbiano un carattere di irreversibilità, come potrebbero essere delle piastrelle a base di cemento o dei pali, a causa della probabile presenza di materiali archeologici sotto la Ramada de San Pedro, che potrebbero essere disturbati. Il progetto per i piani di calpestio nella navata segue lo stesso schema di collocazione, sebbene con finiture differenti e sempre prevedendo, nel caso fosse necessario ritirarli, una facile rimozione.
              • È necessario sottolineare che questo progetto di ricerca è solo una valutazione preliminare che indica le basi o i percorsi da seguire nel caso di intervento effettivo e che i dati raccolti finora saranno verificati con quelli del progetto; ogni decisione sarà presa solo dopo una valutazione sistematica, coordinata insieme alle autorità del governo peruviano preposte alla tutela dei monumenti (INC – Instituto Nacional de Cultura ).