Il Bullismo

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Il Bullismo

  1. 1. Il bullismo <ul><li>VI CONGRESSO NAZIONALE DI PSICHIATRIA FORENSE </li></ul><ul><li>“ Adesione al trattamento farmacoterapico e psicoterapico” </li></ul><ul><li>Alghero Hotel Catalunya (30 maggio – 1 giugno 2003) </li></ul><ul><li>“ Gruppo e banda armata” - </li></ul><ul><li>Sessione del 31/5/2003 ore 21-23 </li></ul><ul><li>Dott.ssa </li></ul><ul><li>Antonella Pezzi </li></ul><ul><li>Sociologo Criminologo </li></ul><ul><li>Psicodiagnosta </li></ul><ul><li>Università della Calabria </li></ul>Prof.ssa Simonetta Costanzo Psicoanalista Criminologo Psicodiagnosta Psicopedagogista Università della Calabria
  2. 2. <ul><li>Con il termine bullo , che deriva dall’alto tedesco medio bule buhle = intimo, amico, drudo, amante, in senso non cattivo, si indica il bellimbusto, la persona vestita in modo vistoso e perciò persino ridicola; </li></ul><ul><li>in senso cattivo, si indica il teppista, il bravaccio, la persona sfrontata e spavalda. </li></ul>Con il termine bullismo, che è la traduzione dalla lingua inglese di bullyng , si indica un insieme di modalità comportamentali ove un individuo non adulto, non adolescente, si impone su un altro con violenza fisica o verbale, al fine di dominarlo o forzarlo a determinarsi ad agire contro la propria volontà.
  3. 3. <ul><li>Il fenomeno del bullismo si esplica in età giovanissima, addirittura nelle scuole elementari (IV e V elementare), decrescendo nelle scuole medie. </li></ul><ul><li>Proprio anche a causa dell’età, il bullo è un soggetto freddo, crudele, sempre intenzionato a danneggiare; la sua vittima alterna comportamenti provocatori a comportamenti passivi. </li></ul>Attorno alla coppia bullo-vittima si muove il gruppo di spettatori : gli amici ed i compagni della scuola che osservano, e che, anche con il semplice non intervenire, aiutano o rinforzano il persecutore, nel non solidarizzare in modo costruttivo o operativo con la vittima : insomma, il gruppo non esercita mai un atteggiamento neutrale, anzi finisce con il portare sia il bullo che la vittima ad assumere ruoli obbligati.
  4. 4. <ul><li>L’aggressività femminile si manifestava sotto forme indirette quali le calunnie, le maldicenze, il pettegolezzo: oggi le femmine passano all’ aggressività diretta . </li></ul>Le femmine, fino a pochi anni fa, erano solo le vittime dei soprusi: molto raramente ne erano le protagoniste. Un elemento inaspettato, emerso recentemente dalle ricerche, è l’aumento delle prepotenze operate dalle bambine, anche di età inferiore ai dieci anni.
  5. 5. Per violenza si intende l’applicazione strumentale di una forza istintiva e soverchiante, usata senza misura in senso distruttivo contro altri esseri viventi, suscettibile di una connotazione accentuatamente aggressiva, in quanto implica il senso di una coercizione operata su altri. <ul><li>aggressività strumentale </li></ul><ul><li>La violenza è una figura dell’ aggressività che, a </li></ul><ul><li>sua volta, si divide in </li></ul>aggressività reattiva aggressività proattiva o ostile questa, a sua volta, si differenzia in che si manifesta come reazione ad una sollecitazione tesa alla mera prevaricazione, di cui un esempio è il bullismo violenza fine a se stessa violenza agita per ottenere un vantaggio, anche economico
  6. 6. Quando si può parlare propriamente di bullismo? <ul><li>Quando vi è un’ asimmetria di potere : il bullismo implica uno squilibrio in termini di forza fisica e psicologica tra le parti in causa. </li></ul>Quando l’ azione del bullo viene commessa in modo intenzionale . Quando le prepotenze sono reiterate nel tempo e la relazione bullo-vittima diventa cronica , creando dei ruoli precisi e definiti.
  7. 7. Il bullo presenta alcune peculiari caratteristiche psicologiche: <ul><li>incapacità di riconoscere le espressioni non verbali manifestate dagli altri; </li></ul><ul><li>tendenza a vivere la vittima, per lui sempre colpevole, come un capro espiatorio; </li></ul>deficit socio-cognitivo; sottovalutazione dei propri comportamenti violenti; incapacità di immedesimarsi nella vittima; vive uno stile educativo familiare di tipo coercitivo, incoerente, anaffettivo, con relazioni intrafamiliari di tipo ambivalente, egoistico, individualista, limitato, troppo permissivo, che di per sè incoraggia la violenza e se ne compiace capacità manipolativa ed abilità nel catturare le simpatie del gruppo; bisogno di dominare gli altri, anche maggiori di età;
  8. 8. Possiamo distinguere due tipologie di vittima <ul><li>una passiva , caratterizzata da sintomi quali ansia, insicurezza accentuata ed incapacità di difendersi anche dovuta a debolezza fisica; </li></ul><ul><li>l’altra, definibile vittima provocatrice, che tende a creare tensione, irritazione, provocando così la scontata reazione del bullo; </li></ul>Olweus (1996), ha delineato la figura della vittima provocatrice come iperattiva, irritabile, di temperamento reattivo, spesso rifiutata dal resto della classe;
  9. 9. <ul><li>le reazioni della vittima consistono in un isolamento dalla classe, e in una chiusura in se stessa e nel proprio ruolo; </li></ul><ul><li>la vittima presenta caratteristiche di ansia, insicurezza, scarsa stima di sé, eccessiva timidezza </li></ul>l’ ambiente familiare della vittima è, al contrario di quello del bullo , iperprotettivo, caloroso ed accogliente, ma anche chiuso in se stesso, totalizzante: rappresenta per il bambino, già ansioso e timido, un approdo sicuro, idealizzato, specie se confrontato con la dura realtà che egli vive al di fuori di esso.
  10. 10. Dai dati in nostro possesso risulta che vi è una caratteristica comune ai soggetti bullo-vittima , consistente in una preoccupante incapacità di “leggere le emozioni” altrui, dovuta ad una carente intelligenza emotiva . <ul><li>La componente interpersonale di questo tipo di intelligenza, è quella che, da numerosi studi, risulta essere inadeguata in entrambi i nostri soggetti: </li></ul>il bullo non prova rimorso per ciò che compie, non ha un rapporto empatico con la vittima , la quale, a sua volta, presenta un deficit, nel riconoscimento della rabbia, che potrebbe impedirle di riconoscere i prepotenti e, conseguentemente, di difendersi.
  11. 11. <ul><li>Il bullo e la vittima, con i loro atteggiamenti stereotipati, assumono ruoli precisi che servono a sorreggere la loro fragile identità, nella quale rischiano di rimanere invischiati. </li></ul>Il gruppo di spettatori riveste una notevole importanza nel creare e fissare i ruoli : l’essere bullo, così come l’essere vittima, corrisponde ad assumere un “ ruolo sociale ”che costituisce “ l’insieme delle norme e delle aspettative che convergono su un individuo che occupa una determinata posizione in una, più o meno strutturata rete di relazioni sociali, ovvero in un sistema sociale. Norme e aspettative provengono dagli individui che occupano le posizioni collegate a quella del soggetto ”.
  12. 12. Conseguenze del fenomeno <ul><li> hanno infatti ampie probabilità di divenire adulti soggetti a depressione ed anche al suicidio . </li></ul><ul><li>questo può avere esiti gravissimi sul futuro del bambino </li></ul>Analogamente, si è osservato che, il degli studenti che in età scolare perpetravano violenze reiterate sui compagni all’età di 24 anni, è stato poi in carcere almeno una volta, e che questi adulti, ex bulli presentavano un grado di propensione alla criminalità molto più elevato dei coetanei. le vittime 60%
  13. 13. Auspichiamo, quindi, un accorto intervento precoce per stroncare gli episodi di bullismo sin dallo stadio iniziale e prevenire e correggere adeguatamente il nefasto fenomeno, anche con il ricorso ad adeguate attività disciplinari e pedagogiche.
  14. 14. Cause del fenomeno <ul><li>a nostro avviso queste cause vanno ricercate principalmente nelle famiglie di entrambi i soggetti coinvolti nel fenomeno </li></ul>Queste famiglie, anche apparentemente regolari, si rivelano inadeguate ad educare. il bullismo è infatti un fenomeno antisociale che ha, alla base, la mancanza di rispetto delle regole .
  15. 15. Stile educativo del bullo <ul><li>è caratterizzato da freddezza, specialmente da parte della madre </li></ul><ul><li>Si è spesso osservato uno stile tollerante, permissivo, senza adeguate regole, alternato a violente punizioni </li></ul>Scarsa attenzione e tenerezza, poca coerenza, povertà culturale caratterizzerebbero la vita familiare del giovane bullo che, crescendo, farebbe propria l’idea che l’aggressività è la regola che muove il mondo I valori erroneamente trasmessi esaltano l’apparenza, portando il bullo a sviluppare ostilità verso l’ambiente Stile educativo della vittima è di tipo immaturo, non formativo, iperprotettivo
  16. 16. Prevenzione del fenomeno <ul><li>intervenire sulle dinamiche di gruppo </li></ul><ul><li>è necessario intervenire sulle famiglie, ascoltandole </li></ul>coinvolgere la scuola nel suo insieme, soprattutto il corpo docente, che deve agire in via pedagogica e disciplinare anche sul gruppo di spettatori A livello di classe , sarebbe importante stabilire delle regole “forti” contro il bullismo , attività comuni e dibattiti scolastici, coinvolgendo anche gli studenti neutrali, il cui aiuto è importante per l’equilibrio dinamico della classe A livello individuale è fondamentale affrontare colloqui in profondità sia con i bulli che con le vittime.
  17. 17. Terapie <ul><li>sono da consigliare interventi di problem solving, per attivare nei ragazzi le capacità di analisi e di risoluzione dei problemi , portandoli ad assumersi le loro responsabilità , interiorizzando </li></ul><ul><li>regole di convivenza civile </li></ul>Sono utili anche interventi di role-playing, per favorire un percorso di consapevolezza e maturazione
  18. 18. Quindi, dato che il trae origine da dinamiche di gruppo, che interferiscono con il corretto sviluppo del soggetto (c’è chi ne rimane schiacciato come chi entra in uno stato euforico di onnipotenza, etc.), è dimostrato essere la terapia più adeguata quella che vuole che i soggetti interessati al fenomeno (famiglie e bambini) vengano sottoposti a psicoterapie appropriate che abituino ed addestrino i ragazzi alla risoluzione consapevole di problemi nuovi, impensati o inaspettati, e che operino attraverso una sorta di rappresentazione scenica nella quale i soggetti interpretano, guidati, i diversi ruoli dei varii personaggi agenti l’evento deviante oggetto della terapia (così, ad es., il perseguitato impersonerà il persecutore, assumendone toni ed atteggiamenti, e viceversa, etc.). il bullismo
  19. 19. Consigli <ul><li>Il fenomeno si radica in una debolezza del bambino strutturatasi sia a causa dell’ambiente familiare che di modelli comportamentali ed educativi, inadeguati ed ambivalenti, vissuti in modo che i bambini compensano il loro disadattamento con comportamenti bulleschi dei varii tipi: è necessario quindi che gli adulti significativi uniformino i loro comportamenti pedagogici alle norme del galateo e del buon vivere civile, e trasmettano ai bambini, attraverso l’esempio e l’insegnamento, dati culturali appropriati quanto ai valori ed al significato della vita </li></ul>
  20. 20. <ul><li>Il medico pediatra ed il medico di famiglia devono essere informati dei dubbi o delle certezze che si nutrono circa un comportamento anomalo del bambino affinché possano proporre i rimedi adeguati e indirizzare allo specialista </li></ul>Consigli bisogna mai cercare di risolvere improvvisando, il problema. da soli non
  21. 21. Consigli Il corpo docente ed i singoli insegnanti, dovranno illustrare in classe il valore della disciplina come mezzo di rispetto dell’altrui persona e del diritto di ciascuno a lavorare, cooperare e studiare serenamente: nonché introdurre pedagogicamente le ragioni che stanno alla base dei valori universali di rispetto dell’altrui personalità o diversità, non dimenticando che nella vittima si finisce per individuare un perseguitato e nel bullo , fondamentalmente, un persecutore .
  22. 22. <ul><li>Nessuno deve poi dimenticare che, dal punto di vista legale, a 14 anni il minore diventa soggetto penalmente imputabile e che fino ai tredici anni, pur non essendolo, purtuttavia lo Stato può intervenire in via correzionale, attraverso i </li></ul>Consigli ed il anche togliendo i bambini alla famiglia e collocandoli negli Istituti o nelle Case Famiglia , secondo le regole dettate dalla legge nell’interesse del minore, affinché a questi sia garantito il miglior sviluppo psichico, fisico e sociale insegnanti e genitori dovranno anche pedagogicamente ammonire, nel loro esclusivo interesse, i più ribelli circa le conseguenze dannose per il loro futuro che potrebbero avere comportamenti violenti, prepotenti, etc Servizi Sociali Tribunale per i Minorenni
  23. 23. <ul><li>Il fenomeno del bullismo in Italia investe il </li></ul>dei ragazzi di scuola media, infatti, in queste fasce va crescendo il numero di coloro che dichiarano di aver subito prepotenze dai loro compagni: ciò fa però ovviamente pensare che, nelle fasce d’età sottostanti, il fenomeno rimanga sommerso o venga confuso dagli adulti con gli atti di esuberanza o indisciplinatezza tipici dell’età dello sviluppo (massima sia l’attenzione a ciò, dunque, delle operatrici degli asili nido, delle scuole materne e delle prime classi delle elementari). dei bambini di scuola elementare (massimamente in IV e V elementare) ed il 40% 25%
  24. 24. Il bullismo <ul><li>VI CONGRESSO NAZIONALE DI PSICHIATRIA FORENSE </li></ul><ul><li>“ Adesione al trattamento farmacoterapico e psicoterapico” </li></ul><ul><li>Alghero Hotel Catalunya (30 maggio – 1 giugno 2003) </li></ul><ul><li>“ Gruppo e banda armata” - </li></ul><ul><li>Sessione del 31/5/2003 ore 21-23 </li></ul><ul><li>Dott.ssa </li></ul><ul><li>Antonella Pezzi </li></ul><ul><li>Sociologo Criminologo </li></ul><ul><li>Psicodiagnosta </li></ul><ul><li>Università della Calabria </li></ul>Prof.ssa Simonetta Costanzo Psicoanalista Criminologo Psicodiagnosta Università della Calabria

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